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Valle dell’Orfento, nel cuore selvaggio della Majella

In Abruzzo c’è un luogo davvero unico per chi desidera fare escursioni nella natura, tra boschi e canyon, eremi e corsi d’acqua. È la splendida Valle dell’Orfento, situata sul versante nord-occidentale della Majella, e la si raggiunge dai numerosi sentieri che partono da Caramanico Terme, in provincia di Pescara. Lo scenario ideale dove trascorrere tranquille giornate immersi nel verde e ammirare paesaggi incantevoli.

Nella natura della Valle dell’Orfento

Agli inizi degli anni ’70, la Valle dell’Orfento è diventata Riserva Naturale dello Stato e attualmente ricopre una superficie complessiva di 2606 ettari. Qui troverete l’unico canyon della Majella, cuore verde d’Abruzzo, ad avere un corso d’acqua perenne, che dà vita a uno dei più affascinanti habitat di questo massiccio.

Lo scenario che si svela allo sguardo cambia a ogni passo. A bassa quota ci si imbatte in querce e faggi, mentre oltre i 1800-1900 metri di altezza c’è un’eccezionale presenza di pino mugo. Ad altitudini maggiori, le avversità climatiche diventano estreme e la copertura vegetale rada e sparsa. Il paesaggio qui assume un aspetto lunare, le specie vegetali che sono riuscite ad insediarsi sono tra le più rare, come la Stella alpina appenninica o la Soldanella minima sannitica che fioriscono tra le rocce. Tra le specie animali, nella Riserva è possibile incontrare cinghiali, tassi, volpi, faine, caprioli, cervi, l’aquila reale e il camoscio appenninico.

Le testimonianze storiche, tra eremi e capanne in pietra

Nel corso di centinaia di migliaia di anni, i fenomeni erosivi generati dalle acque del fiume sulle pareti calcaree hanno prodotto una serie di sgrottamenti e ripari sotto roccia che fin dalla preistoria hanno fatto da rifugio per le popolazioni. Ma le testimonianze più importanti, ancora evidenti, sono quelle risalenti al periodo medievale, quando eremiti in cerca di solitudine e silenzio raggiunsero la valle, edificando proprio nelle sue grotte eremi e piccoli romitori.

Se ne conoscono nove nella sola Valle dell’Orfento: alcuni non più accessibili e di cui non rimangono evidenze, altri particolarmente importanti e significativo. Attraversando i pascoli delle zone più basse, si incontrano le capanne in pietra a secco dalla caratteristica forma a “trullo” (tholos), punti di sosta e di stazzo dei pastori che hanno lasciato testimonianze peculiari del paesaggio agro-pastorale della Majella.

I percorsi più belli della Valle dell’Orfento

La Valle dell’Orfento è ricca di percorsi di diversa lunghezza e difficoltà che permettono di fare trekking ed escursioni nella splendida natura della Riserva. Le visite possono essere fatte in autonomia, seguendo la segnaletica presente, o con l’accompagnamento di guide locali.

Tra gli itinerari più suggestivi, c’è Il Sentiero delle Scalelle, una passeggiata piacevole ed emozionante che parte dalla frazione di Santa Croce e conduce fino al Ponte di Caramanico, seguendo il corso del fiume Orfento poco prima che questi si getti nell’Orta. Si cammina quasi sempre immersi in mezzo alla foresta e spesso circondati anche da felci.

Dalla frazione di Santa Croce di Caramanico Terme s’imbocca anche un suggestivo percorso ad anello che attraversa diversi campi coltivati, immettendosi poi dentro un fitto bosco di conifere. La parte terminale della passeggiata è sicuramente la più suggestiva, poiché permette di raggiungere una spettacolare gola scavata dal fiume. Un altro percorso ad anello conduce, invece, all’Eremo di Sant’Onofrio all’Orfento, di cui oggi resta solo parte del portale affrescato, la cornice del tetto ancora incastonata nella roccia e tracce di un piccolo campanile a vela.

Partendo, invece, dalla caratteristica frazione di Decontra, si raggiunge l’Eremo di San Giovanni, considerato uno dei più suggestivi d’Abruzzo dato che è stato completamente ricavato dalla roccia. È famoso anche per essere stato frequentato dall’eremita Pietro da Morrone, divenuto poi famoso come Papa Celestino V.  Un lavoro meticoloso ha fatto affiorare dalla pietra vani, altare e scale, ma anche un ingegnoso sistema di canali e vasche per la raccolta dell’acqua piovana. Questa escursione presenta circa 700 metri di dislivello e si presenta più impegnativa rispetto alle precedenti, per questo è raccomandata agli escursionisti più allenati. Fatica e vertigini valgono però la pena, perché questo splendido itinerario regala un’esperienza davvero unica e imperdibile, e panorami di paesaggi straordinari. Ma sono davvero tante e tutte imperdibili le meraviglie da scoprire qui, nella incontaminata Valle dell’Orfento.

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Partono treni speciali per chi va in crociera

Non solo una crociera, ma anche escursioni a bordo di treni speciali una volta scesi a terra.

È l’iniziativa promossa da Costa Crociere e da Trenitalia che a breve consentirà ai passeggeri delle navi di visitare non soltanto le località dei porti toccati dagli itinerari, ma di spingersi ben oltre alla scoperta del nostro territorio.

Treni che potrebbero essere anche storici, che porteranno i crocieristi a fare escursioni meravigliose, ricche di storia e di folklore tutti italiani.

La grande novità

“Il nostro impegno per raggiungere l’ambizioso progetto di navi a zero emissioni nette entro il 2050 si estende anche allo sviluppo di operazioni a terra più sostenibili, che prediligano forme di trasporto alternative e green, quali il trasporto ferroviario”, ha spiegato Giuseppe Carino, Vice President Guest Experience & Onboard Revenues di Costa Crociere.

“Con Trenitalia lavoreremo non solo per offrire soluzioni di trasporto sempre più confortevoli e sostenibili per i nostri ospiti, ma anche per creare valore nelle destinazioni in cui operiamo, promuovendo le eccellenze turistiche locali e sviluppando reti di mobilità sostenibile con un sistema “dual use”, che integri le esigenze di trasporto dei residenti locali con quelle dei passeggeri delle navi”.

L’idea è anche quella di invogliare i crocieristi a servirsi dei treni per raggiungere i porti d’imbarco delle navi.

“La valorizzazione del turismo sostenibile”, ha dichiarato Alessandro Zoratti, Direttore Strategie di Trenitalia “è uno dei nostri principali obiettivi, soprattutto in questa fase di forte ripresa di spostamenti dopo due anni difficili. Sempre di più il treno si deve porre come alternativa valida ad altri mezzi di trasporto più inquinanti e l’accordo con Costa Crociere vuole invogliare i crocieristi a scegliere i nostri mezzi per raggiungere i porti di partenza o per tornare a casa dopo la vacanza in nave. Questa è anche la mission del Polo Passeggeri del Gruppo FS Italiane, focalizzato sulla mobilità delle persone e di cui Trenitalia è capofila”.

I treni storici per i crocieristi

Non è ancora stato annunciato nessun treno storico in particolare, ma alcuni potrebbero essere già pronti a partire. Come, per esempio, il celebre Archeotreno, che parte da Napoli, una delle tappe classiche di molte navi da crociera. Questo meraviglioso treno che arriva ad Ascea, Comune della provincia di Salerno, fa tappa nella città dei templi di Paestum, agli scavi di Pompei e a Velia.

Ma da Napoli Centrale parte anche il Reggia Express che porta i visitatori alla Reggia di Caserta, la Versailles italiana, la residenza reale più grande al mondo, voluta dal Re di Napoli Carlo di Borbone. Il treno speciale viaggia con una locomotiva elettrica E626 e storiche carrozze Corbellini e Centoporte. Un’esperienza unica per visitare in modo originale uno dei siti Patrimonio dell’Unesco più belli d’Italia.

Da Trieste, altra città da cui salpano le navi, parte un altro bellissimo treno storico, il Rapido Arlecchino. Il nome di questo treno ha una storia: le pareti ricoperte di vinilpelle, i pannelli e i tappeti erano – e sono ancora oggi – caratterizzati da una vasta gamma di tinte pastello (da qui il nome “Arlecchino”), scelte accuratamente da FS e commissionate alla Breda di Sesto San Giovanni (MI). L’Arlecchino parte da Trieste Centrale e tocca Monfalcone, Gorizia e Gemona del Friuli.

E ancora, da Ancona parte la Ferrovia Subappennina Italica diretta a Fabriano, la città della carta, e a Pergola, uno dei Borghi più belli d’Italia, noto soprattutto per il Museo dei Bronzi Dorati, l‘unico gruppo di bronzo dorato esistente al mondo giunto dall’età romana ai nostri giorni. Ma Pergola è anche sinonimo di enogastronomia. Qui il tartufo si produce tutto l’anno, il bianco come il nero. Solo per questo vale il viaggio.

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Trekking a San Leo, nell’incantevole Valmarecchia

In Italia esiste una valle incantata, disegnata da panorami incredibili e antichi borghi dove il tempo sembra non scorrere mai: è la Valmarecchia, nell’entroterra di Rimini, lungo il corso dell’omonimo fiume al confine con Marche e Toscana, un territorio di verdeggianti colline e luoghi d’interesse archeologico e storico da scoprire con un turismo lento e splendidi itinerari per trekking.

San Leo, incredibile capitale d’arte

san leo

Fonte: iStock

Veduta di San Leo con la Fortezza

Fulcro della valle è l’antichissimo villaggio di San Leo, capitale d’arte e cuore della regione storica del Montefeltro, definito da Umberto Eco come la “città più bella d’Italia” e citato da Dante nel Purgatorio della Divina Commedia.

Nel circuito dei Borghi Più Belli d’Italia e Bandiera Arancione del Touring Club, è il punto di partenza ideale per percorsi a piedi e a cavallo immersi in un territorio che non si dimentica facilmente: già la scenografica posizione arroccata su uno sperone di roccia, in equilibrio tra natura e storia, lo rende davvero suggestivo.

Per raggiungerlo, un’unica strada scavata nella roccia, un po’ impervia ma ne vale la pena: nel momento in cui si varca la porta d’ingresso, ci si ritrova immersi in una tranquilla atmosfera d’altri tempi, tra panorami di boschi e pinnacoli rocciosi, vicoletti lastricati, eleganti palazzi rinascimentali, chiese e superbi edifici romanici.

Su tutto spicca la Fortezza, nel punto più alto a 639 metri, che oggi ospita il Museo in cui conoscere la storia del borgo e dei suoi protagonisti e visitare le celle dei detenuti (tra cui quella dell’alchimista Cagliostro) e una mostra dedicata alle armature e armi del XIV e XIX secolo.

Di sicuro interesse anche la Pieve, di epoca carolingia rimodernata in età romanica, la Cattedrale a strapiombo sulla rupe con imponente torre campanaria da cui si gode di una vista incomparabile sul borgo e la sua valle, il Palazzo Mediceo, sede della Pinacoteca e del Museo d’Arte sacra, e il Palazzo della Rovere, oggi Municipio, che ospitò San Francesco nel 1213.

Borgo fuori dal tempo, è anche l’ideale punto di partenza per una gita fuori porta in un angolo di Romagna che non ha eguali.

Trekking da San Leo alla scoperta di un territorio di vera bellezza

Dopo aver speso del tempo ad ammirare l’antichissimo borgo dall’aspetto tuttora invalicabile, lasciandosi alle spalle le mura medievali è il momento di raggiungere il Convento Francescano di Sant’Igne, immerso nel verde e nel silenzio, dove si narra che il Santo trovò riparo una notte e conforto grazie al fuoco acceso dai pastori, da qui il nome Sant’Igne, fuoco sacro.

L’escursione in un paesaggio incantato, plasmato da possenti scogli rocciosi, prosegue sul crinale che da Monte Gregorio porta al raccolto borgo di Tausano, dove affascinano le “piccole Dolomiti” della Romagna, inconfondibili e aspri speroni di roccia noti come “Creste dei Tausani”: un panorama difficile da descrivere a parole.

Ma non finisce qui. Tra rupi calcaree e picchi di roccia, l’itinerario continua fino ad arrivare ai meravigliosi Balconi di Piero della Francesca, il Maestro itinerante, che trovò in questo territorio unico la fonte di ispirazione per i suoi capolavori: perdetevi a osservare i punti panoramici che gli diedero lo spunto per lo sfondo delle opere “San Gerolamo e un devoto” e “Ritratto di Battista Sforza“.

Infine, con una mezz’ora di cammino da San Leo, si raggiunge la vetta del Monte Severino con vista a 360 gradi sul borgo e la Valmarecchia: essere qui al tramonto è un’esperienza di gioia e benessere che non capita spesso!

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Roadsurfer: la soluzione perfetta per viaggi in camper e campeggi

Roadsurfer, il partner per i viaggi outdoor

Roadsurfer conta una flotta di ben 5 mila camper attrezzati per offrire il meglio e andare incontro ai gusti di tutti. Cerchi un mezzo maneggevole? Prova i van camperizzati, piccoli e pratici. Cerchi un modello iconico? Prova quelli trendy di VW come la Surfer Suite ed il Beach Hostel. Siete in tanti? Opta per un camper grande e spazioso, come per esempio la Road House! I mezzi a disposizione sono così tanti che avrai l’imbarazzo della scelta!

I vantaggi offerti dalla piattaforma roadsurfer sono davvero tanti. Prima di tutto un servizio attivo 24 ore 24 con pacchetti campeggio pronti all’uso. In più la piattaforma offre modifiche e cancellazioni gratuite sulle prenotazioni sino a 48 ore prima della partenza, oltre al chilometraggio illimitato.

In Italia roadsurfer ha iniziato la sua avventura aprendo una filiale a Roma e una a Milano, mentre di recente la rete è stata ampliata con un nuovo spot a Torino. Presente in oltre 12 paesi d’Europa, roadsurfer ha inaugurato una sede anche negli Stati Uniti, a Los Angeles.

Una vacanza da sogno fra campeggi e camper

Lanciata nel 2021, la piattaforma roadsurfer spots offre la possibilità di vivere un soggiorno unico mettendoti in contatto con host privati in Italia ed Europa. I proprietari degli spots offrono a camperisti e amanti del campeggio la possibilità di dormire in un bosco, in uno splendido vigneto o in una caratteristica fattoria, tutto a prezzi contenuti.

Non solo: gli host hanno la possibilità di offrire dei servizi aggiuntivi con esperienze che vanno dalla colazione con prodotti tipici sino alle degustazioni. Un’occasione per chi abita in un posto speciale e vorrebbe offrire ospitalità a viaggiatori provenienti da tutto il mondo. Da un piccolo giardino a un angolo caratteristico di città: tutte le location sono benvenute sulla piattaforma!

Prenota in un click con l’app

L’app di roadsurfer spots consente di prenotare il proprio viaggio on the road in modo semplicissimo, sicuro e veloce. Offre infatti una panoramica completa degli spots, consente di filtrare per destinazione, per tipologia di veicolo, ma anche per attività praticabili nelle vicinanze ed equipaggiamento presente in loco. In questo modo potrai trovare subito il luogo perfetto per iniziare la tua vacanza e prenotarlo direttamente dalla nostra app senza bisogno di effettuare prima una richiesta di disponibilità!

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Il nuovo studio che dimostra perché fa bene viaggiare

La pandemia ci ha costretti in casa per lungo tempo, e mai come quest’estate abbiamo voglia di tornare ad esplorare il mondo. Viaggiare è un piacere e una grande emozione, equamente divisa tra chi ama andare all’avventura e non riesce a stare mai fermo e chi invece preferisce approfittarne per concedersi un po’ di relax. In ogni caso, ora abbiamo un motivo in più per partire: un nuovo studio rivela infatti tutti i benefici per la salute che possiamo trarne.

Viaggiare fa bene: il nuovo studio

In questa estate di caos, segnata da grandi difficoltà per chi vuole mettersi in viaggio in aereo o in auto (leggasi alle voci: aeroporti in crisi e caro gasolio), gli italiani hanno voglia di godersi una meritata vacanza. Sono più di due anni che, tra lockdown e restrizioni, concedersi più di un fine settimana – e pure senza allontanarsi troppo da casa – è quasi un’impresa impossibile. Ma ora i Paesi riaprono le frontiere e il turismo torna a sbocciare, pur con tutti i problemi del caso.

Le statistiche lo rivelano: secondo diverse indagini, quest’anno gli italiani sono propensi a non badare a spese per le loro vacanze, arrivando persino a prenotare più partenze nel giro di pochi mesi, quasi a volersi rifare del tempo perduto. E ora un nuovo studio ci offre un altro motivo per preparare subito le valigie. Secondo quanto scoperto da alcuni ricercatori austriaci, che hanno preso a campione un gruppo di manager, un weekend lungo quattro giorni è sufficiente per ridurre lo stress. Un beneficio che, stando alle evidenze, si prolunga addirittura per cinque settimane dal rientro a casa.

Insomma, concedersi una pausa dagli impegni quotidiani è non solo divertente e rilassante, ma anche un vero e proprio toccasana. Tuttavia, dire addio allo stress non è l’unico vantaggio che possiamo ottenere viaggiando: diversi altri studi hanno portato a galla numerosi benefici per la salute mentale e fisica. Tutto porta dunque ad un’unica conclusione. Ovvero, zaino in spalla: è tempo di partire.

I benefici per chi viaggia

Non riesce difficile immaginare che viaggiare possa avere indubbi benefici psicologici: a parlarne è Adam Galinsky, psicologo sociale della Columbia University di New York, che spiega come vivere esperienze al di fuori di quelle quotidiane aumenti la flessibilità cognitiva e stimoli la creatività. Importante, in questo caso, è uscire dalla nostra zona di confort e tuffarci in avventure diverse che ci portino ad ampliare i nostri orizzonti – oltre a permetterci di conoscere qualcosa in più sulla cultura e le tradizioni del luogo che visitiamo.

Ma c’è di più: alcune ricerche hanno evidenziato che viaggiare fa bene anche per il cuore. Secondo diversi studi, un paio di viaggi l’anno riducono il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari addirittura fino al 20-30%. Quali sono le esperienze da cui possiamo trarre maggiori benefici? In realtà, non c’è una risposta univoca: alcuni si sentono più a proprio agio nell’organizzare le proprie vacanze in maniera precisa e puntuale, senza lasciare nulla all’immaginazione. Altri invece preferiscono andare all’avventura, prendendosi anche il rischio di qualche spiacevole inconveniente. L’importante è lasciarsi lo stress alle spalle, vivere il momento e catturare ogni occasione possibile per stimolare la propria fantasia.

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Bella e possibile: viaggio sull’isola più remota del mondo

Chiudete gli occhi e immaginate di imbarcarvi e di veleggiare verso un’avventura ai confini del mondo. No, non è la trama di un nuovo e avvincentissimo libro, ma ciò che potrebbe accadere qualora partecipaste a una spedizione per scoprire l’Isola Bouvet, meglio nota come l’isola più remota al mondo.

La storia dell’Isola Bouvet

Questa isola così particolare e speciale è stata scoperta in tempi (relativamente) recenti: ad avvistarla per la prima volta, il 1 gennaio 1739, fu il comandante Jean-Baptiste Charles Bouvet de Lozie, da cui l’atollo prende il nome. Bouvet era alla ricerca di un presunto grande continente meridionale e nella ricerca si imbatte proprio nell’isola, che però, per una serie di manovre errate di navigazione, non riuscì a esplorare.

Bouvet stava navigando nel sud dell’Oceano Atlantico e pur non riuscendo a ritrovare l’Isola, la segnalò. Ci volle però quasi un secolo prima che il comandante George Norris riuscisse effettivamente a sbarcarvi. All’inizio, l’Isola Bouvet venne rivendicata dal Regno Unito. Nel corso del 1900, però, dopo una serie di spedizioni accurate, venne annessa alla Norvegia, che ancora oggi organizza viaggi e regate per raggiungerla.

Cos’è davvero l’Isola Bouvet?

L’Isola Bouvet è davvero uno dei posti più suggestivi sulla terra. Le spedizioni norvegesi hanno attestato che si tratta di un’isola vulcanica, ricoperta per il 93% di ghiacci. Il restante 7% è invece roccioso, con scorci mozzafiato che richiamano i panorami panorami islandesi con terra scura e sabbie rocciose, dal colore e dall’aspetto quasi muschioso, che scende verso il mare e si lascia infrangere dalle onde.

La temperatura dell’Isola Bouvet è rigida per quasi tutto l’anno, con piccole eccezioni tra marzo e aprile: proprio questo lasso di tempo è il migliore per le spedizioni, che sono per lo più mirate a scoprirne le meraviglie antartiche. Chiaramente non tutti possono partecipare: ci vogliono spirito d’avventura, resistenza e la giusta attrezzatura. Tuttavia, raggiungerla non è impossibile: basta tenersi informati sul sito ufficiale della riserva naturale per scoprire quando sono previste le partenze.

Cosa si trova sull’Isola Bouvet?

Una cosa essenziale da sapere è che l’Isola Bouvet è ribattezzata anche “Isola Fantasma”, perché è totalmente disabitata. È caratterizzata da moltissima vita non animale: sulla sua superficie si possono trovare particolarissimi funghi, muschi, alghe della neve, piccole aree con una flora spigolosa e irta. In alcune aree prive di neve (come l’altopiano sommitale, le scogliere, le spiagge e i promontori) si possono trovare delle aree verdi, per altro davvero incantevoli.

Riguardo agli animali, invece, l’Isola Bouvet è stata insignita del titolo di Important Bird Area dall’associazione BirdLife International: qui, infatti, proliferano uccelli marini come i pinguini maccheroni, i pinguini sottogola e i pinguini adelia. Si possono inoltre osservare diversi tipi di procellaria e albatros. Oltre agli uccelli, è possibile osservare elefanti marini e foche. Ma non solo: nelle acque intorno all’isola si possono osservare balene, megattere, orche e delfini.

Se siete amanti dell’avventura, il consiglio è quello di non perdervi questo angolo di mondo: l’esperienza è davvero totalizzante, con un senso di immersione nella natura e di pace con il globo che difficilmente si trova in qualsiasi altra area della Terra.

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Vacanze in Grecia, il divertimento è per tutta la famiglia

Gli ingredienti di un’indimenticabile vacanza in famiglia? Una bella spiaggia per giocare con le onde e con la sabbia, un luogo sconosciuto da scoprire insieme e tante piccole avventure da trasformare in nuovi, dolcissimi ricordi. Un viaggio in Grecia offre tutto questo e molto altro ancora.

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, la penisola ellenica non è una meta ideale solo per chi cerca relax, tradizione enogastronomica e vita notturna. Le idee suggerite dall’Ente Nazionale Ellenico per il Turismo sono capaci di entusiasmare sia gli adulti sia i bambini. Interessano anche le piccole isole che sembrano uscite da una cartolina. Si va dalle attività all’aria aperta fino a villaggi medievali e meraviglie naturali da esplorare, senza dimenticare ovviamente gli immancabili bagni nel mare cristallino. Il risultato è assicurato: un’esperienza divertente e rigenerante per grandi e piccoli.

All’avventura tra le dune di sabbia e i laghi salati di Lemnos

Non c’è vacanza al mare che si rispetti senza i giochi tra i castelli di sabbia. I migliori si fanno sicuramente a Lemnos. L’isola nell’Egeo settentrionale, fuori dalle rotte più turistiche, oltre a un antico castello popolato da cervi e ai tipici villaggi tradizionali ospita un’impressionante distesa di dune di sabbia dorata che si estende per ben 70mila metri quadri. Difficile trovare qualcosa di simile in tutto il resto della Grecia! Un’altra rarità dell’isola sono i laghi salati Alyki, Hortarolimni e Asprolimni, il luogo ideale per una passeggiata nella natura e per osservare gli uccelli migratori.

A Rodi c’è il tour in kayak lungo la via dei pirati

A Rodi l’avventura è dietro l’angolo. La città vecchia sembra uscita da un romanzo con dame e cavalieri e ci si potrebbe quasi aspettare che dal mare spunti da un momento all’altro un galeone con l’inconfondibile bandiera nera. In effetti, una delle esperienze che si possono fare sull’isola è un tour in kayak sulla via dei pirati. Oltre a scoprire da un punto di vista insolito alcune delle spiagge più belle di Rodi, durante la gita si nuota, si fa snorkeling e si imparano tutti i segreti sulla storia e la fauna di questa terra.

Piccoli e grandi esploratori nella foresta pietrificata di Lesbo

A Lesbo, per la gioia di grandi e piccoli, è d’obbligo svestire momentaneamente i panni del turista e indossare quelli dell’esploratore. La destinazione? La straordinaria foresta pietrificata. Si tratta di una delle gemme nascoste dell’isola nell’Egeo nord-orientale, che pure ospita spiagge magnifiche, terme e antiche cittadine. Soprannominata “la Pompei del mondo vegetale”, la foresta è rimasta cristallizzata dopo una pioggia di cenere vulcanica caduta 20 milioni di anni fa. Sul posto ci sono diversi sentieri escursionistici e anche il Museo di storia naturale, da visitare con la guida esperta di uno dei geologi del posto.

A Chios si visitano castelli e villaggi medievali 

La deliziosa e accogliente isola di Chios è famosa soprattutto per la mastiha (o mastice), la resina estratta dal lentisco che si usa per aromatizzare dolci e alcolici. Questo ingrediente storicamente è stato centrale per la società e l’economia di molti villaggi medievali che oggi sono patrimonio Unesco: visitarli è come fare un indimenticabile tuffo nel passato tra castelli bizantini, torri fortificate e vicoli acciottolati. Il villaggio di Olymbi, inoltre, sorge vicino a una grotta con impressionanti stalagmiti e stalattiti.

Le gioiose sagre di paese e le terme di Ikaria

Ikaria, nell’Egeo del nord, conquista i grandi con lo stile di vita lento e i piccoli con le spiagge perfette per tuffi e giochi. Tutti, però, saranno conquistanti dalla musica, dai balli e dalle golosità delle sagre locali: ogni villaggio ne ha una e ad agosto gli appuntamenti sono il 6 a Raches, il 15 a Langadàs, Monokambi e Akamatra, il 17 a Karavostamo e il 27 a Maratho. E se dopo tante avventure si sente il bisogno di po’ di riposo, bisogna sapere che Ikaria è benedetta dalla presenza di otto sorgenti termali e vari centri benessere.

In collaborazione con Ente Nazionale Ellenico per il Turismo

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La valle dei sentieri e delle malghe, la più pittoresca delle Alpi

Se alcune valli altoatesine sono prese d’assalto dai turisti – alcune d’inverno per le splendide piste da sci, come la Val Gardena, per esempio, altre d’estate per le bellezze naturalistiche, come la Val Pusteria, con le sue Tre Cime e il famoso Lago di Braies – ce ne sono altre ancora poco conosciute, che sono dei piccoli paradisi.

Noi ne abbiamo scoperta una, piccola, ma deliziosa, attraversata da tantissimi sentieri, puntellata di malghe e masi, con fitti boschi e viste panoramiche eccezionali sora i duemila metri. In nessun’altra zona dell’Alto Adige si contano così tante di malghe di montagna. Ve la vogliamo raccontare.

La Val Casies in Alto Adige

Tra i tanti luoghi paradisiaci dell’Alto Adige, c’è una valle laterale alla Val Pusteria davvero adorabile, nota per essere la valle dei sentieri e delle malghe. È la Val Casies, un’ampia vallata di prati verdi – che d’inverno diventano piste da fondo – costeggiata da montagne che arrivano fino ai 3mila metri. La valle è lunga solamente una ventina di chilometri puntellata da qualche paese (il più famoso è Monguelfo-Tesido), ma si sviluppa una vasta rete di sentieri, tematici e adatti a tutti, che vi sorprenderanno.

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Sul sentiero delle malghe nella Val Casies ©TV Gsieser Tal Kamilla Photography

D’estate è una valle molto soleggiata ed è bello andare alla scoperta dei tanti sentieri escursionistici e dei meravigliosi panorami naturali che si possono ammirare. Le vedute più spettacolari si possono ammirare sopra i duemila metri, dove finiscono le fitte pinete e lo sguardo può spaziare liberamente a 360 gradi sulle Dolomiti.

Di malga in malga

La Val Casies è ricca di malghe, alcune delle quali offrono anche la possibilità di ristoro, e di masi. Queste deliziose casette di legno, spesso isolate, sono circondate da prati e sorgono, il più delle volte, nei pressi di un ruscello o di uno specchio d’acqua. L’immagine che si ha è quella di una cartolina.

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Fonte: SiViaggia – Ilaria Santi

Il sentiero che porta alla malga Uwald a 2.042 metri

Ogni anno, a fine estate, alcune di queste malghe vengono aperte in occasione della Festa delle malghe della Val Casies (quest’anno si svolge il 18 settembre) e i turisti possono provare le specialità della valle o fare acquisti di prodotti gastronomici e di artigianato locale. Una bellissima festa contadina come quelle di una volta.

Tra queste malghe passano diversi sentieri tematici (il più famoso è Almweg 2000), che a loro volta s’incrociano cambiando non soltanto direzione ma anche nome. Ecco perché la Val Casies è famosa tra gli escursionisti che ogni volta possono percorrere un diverso sentiero.

Il sentiero dei masi

Se si percorre l’itinerario ad anello che parte da Colle e che fa il giro dei masi, si attraversano prati, boschi e pendii e si raggiungono alcuni deliziosi masi, come il Sinner e il Durnwald, dove si può anche sostare per uno spuntino. Il dislivello di questo sentiero è minimo, meno di 150 metri, ma il percorso è lungo quasi 10 chilometri. In ogni caso, non spaventatevi, è adatto a tutti.

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Fonte: SiViaggia – Ilaria Santi

Lungo il sentiero delle malghe nella Val Casies

La Via Dolomiten Panoramaweg

La Via Dolomiten Panoramaweg è, invece, un itinerario che, come dice il nome, regala un panorama eccezionale sulle Dolomiti Patrimonio Unesco. Anche questo è un percorso ad anello e parte da Monguelfo per salire fino al bosco Samwalad passando da malghe e masi.

Il sentiero delle usanze e delle tradizioni

Il sentiero delle usanze e delle tradizioni è sicuramente quello più turistico-culturale. Questo percorso è quello che racconta i mestieri dei contadini di queste montagne, della lavorazione del burro e del formaggio e delle sagre. Il sentiero parte da San Martino attraverso una strada forestale piuttosto ripida e passa per alcune malghe (Randlhütte-Hinterschuher Alm a 1.862 metri, Tolder Hütte a 1.942 metri, Ruschler Alm e Alfenalm).

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Fonte: SiViaggia – Ilaria Santi

Escursionisti sui sentieri della Val Casies

Il sentiero dei contrabbandieri

Lungo i sentieri, di tanto in tanto si incrocia il bivio per il sentiero dei contrabbandieri (che, come ci ha spiegato la guida alpina Andreas Reier, in realtà sono tre perché i veri contrabbandieri non dovevano farsi trovare). Questo itinerario, proprio per lo scopo per cui è stato tracciato, non è dei più semplici. Serviva a collegare la Val Casies con l’Austria, al di là dei monti Villgraten, prima semplicemente per il commercio di merci, poi, durante le guerre, per contrabbandare beni.

Chi volesse percorrerlo, può partire da Santa Maddalena, uno dei tre Comuni della valle, seguendo il sentiero numero 48 fino alla malga Tscharniet Alm a quasi duemila metri e poi proseguire fino alla Forcella di Ciarnil per immettersi sul sentiero dei contrabbandieri verso la valle Rosstal. C’è chi lo percorre in giornata, partendo la mattina presto e impiegando 4 o 5 ore (sola andata), ma chi vuole può decidere di pernottare oltreconfine e di tornare il giorno dopo.

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Fonte: SiViaggia – Ilaria Santi

Vista sulle Dolomiti dai sentieri di montagna della Val Casies
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Volare sulle ali di un aereo: chi ha il coraggio di farlo?

C’è chi attende i weekend lunghi, i ponti e le amate ferie per ritagliarsi degli spazi all’insegna del riposo e del relax assoluto, meglio ancora se tra la tranquillità della natura e le bellezze paesaggistiche del mondo, e chi invece ha come unico obiettivo quello di trasformare i momenti liberi in avventure fatte di adrenalina e brividi.

Se fate parte di questa categoria, allora, siete nell’articolo giusto. Per tutti gli altri, invece, consigliamo di rifugiarsi in una di queste splendide isole del Mediterraneo per vivere esperienze rilassanti a ritmo slow.

Adrenalina, dicevamo. È di questa sensazione che si nutrono tutte quelle persone che sono alla costante ricerca di avventure da brivido, quelle sanno spaventare anche solo al primo sguardo. Ne sono un esempio il volo dell’angelo, il bungee jumping e tutte le attività estreme destinate solo a chi ha cuore e fegato d’acciaio. E se questo vi sembra già tanto, aspettate di provare il Wing walking.

Wing walking: l’esperienza più andrenalinica di sempre

Se il solo fatto di stare seduti a bordo di un’aereo vi causa nausea e nervosismo, allora dobbiamo dirvelo: il Wing walking non fa per voi.

Il nome di questa attività, forse la più folle e spericolata tra quelle già menzionate, non lascia spazio all’immaginazione. Il Wing walking consiste nel camminare sulle ali di un aereo. E badate bene perché il velivolo non è saldamente fermo a terra, ma si trova in movimento, ad alta quota.

Questo sport estremo e acrobatico regala le ali agli esseri umani. Chi decide di praticare il Wing walking viene legato sulla sommità di un biplano prima di spiccare il volo. Dopo di che si ritroverà ad alta quota ad affrontare sbalzi di pressione, venti e perturbazioni.

Se salire sull’ottovolante del Luna Park è per voi già un atto di coraggio, è chiaro che questo sport non fa per voi perché è destinato solo a chi non ha paura di niente. E se per qualche incomprensibile caso, questo ancora non vi sembrasse abbastanza, sappiate che c’è anche chi non si limita a stare fermo su quelle ali dell’aereo e, anzi, si muove, fa acrobazie e si sposta persino da un aereo all’altro, in volo ovviamente.

Il Wing walking, infatti, nacque proprio come uno spettacolo acrobatico nel Regno Unito nei primi anni del ‘900. A partire dagli anni ’20, la pratica, si diffuse anche in America conquistando Hollywood. Da quel momento c’è stato un grande sviluppo di questa attività, ma a causa di diversi incidenti vennero applicate delle restrizioni per gli acrobati e gli stuntman. Negli Stati Uniti, infatti, si proibì di camminare sulle ali a un’altezza superiore ai 460 metri.

La pratica moderna

Oggi Il Wing walking continua a essere praticato. A differenza però di sport estremi come il bungee jumping o il volo dell’angelo, questa non è un’attività che può essere eseguita senza pratica e formazione. Esistono, infatti, diverse scuole e accademie che introducono alla pratica, e queste sono diffuse soprattutto nel Regno Unito. A Somerset, per esempio o nel Gloucestershire, potete trovare alcune delle scuole certificate più celebri del Paese e del mondo intero.

Certo è che un’esperienza del genere appare davvero come una delle più grandi avventure della vita. Ma se ci vuole coraggio ad arrampicarsi sulle ali di un aereo, ci vorrà un fegato d’acciaio per restare aggrappate a esse quando il velivolo spiccherà il volo.

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Tra sacro, profano e natura: il trekking delle meraviglie

Il mondo che abitiamo non smette mai di stupirci perché è pieno di meraviglie che incantano. Ma c’è un luogo che, più di altri, non smette mai di stupirci per il suo straordinario patrimonio naturale, artistico e culturale. Quel posto si chiama Italia.

Il nostro Paese, infatti, ha tutto ciò di cui ha bisogno un viaggiatore per vivere esperienze uniche ed entusiasmanti, per costruire ricordi di viaggio indelebili. E se è un’avventura all’insegna della natura che volete vivere e conservare nel cuore e nell’anima, c’è un solo luogo in cui dovete recarvi, e preparatevi perché vi sorprenderà.

Ci troviamo nella straordinaria provincia di Trento, a pochi chilometri da Rovereto, l’Atene del Trentino. È qui che esiste un percorso unico che si snoda tra meraviglie sacre e profane mentre tutto intorno, la natura rigogliosa, fa da cornice straordinaria un trekking unico che porta alla scoperta di fortezze, chiese ed eremi scavati nella roccia. Sono i Tesori di Trambileno e sono bellissimi.

Benvenuti a Trambileno

Non è un caso che il Trentino sia scelto da migliaia di viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo e desiderosi di recuperare quel contatto con la natura più autentica e selvaggia. E quello che offre il territorio è proprio questo: avventure all’aria aperta che conducono alla scoperta di un ricco patrimonio culturale e naturale.

Ed è proprio vicino al Castello di Rovereto, uno dei più importanti esempi di fortificazione alpina del tardo medioevo, che parte un percorso unico, un trekking delle meraviglie denominato I Tesori di Trambileno.

Eremo di San Colombano

Fonte: iStock

Eremo di San Colombano

Alla scoperta dei Tesori di Trambileno

Natura, storia, sacro e profano qui si intrecciano e diventano una cosa sola portando gli esploratori a percorrere le vie degli antichi pellegrini. Il punto di partenza di questa escursione è l’Eremo di San Colombano che, siamo certi, non ha bisogno di presentazioni.

Si tratta di un edificio abbarbicato sulla roccia che sfida la forza di gravità. L’eremo di San Colombano, dedicato al Santo incanta per la sua posizione sospesa tra cielo e terra. L’edificio è il punto di partenza di escursioni e itinerari volti alla scoperta dell’intero territorio.

Per raggiungere l’eremo è necessario percorrere 102 scalini a strapiombo sul fiume Leno. La visita all’interno è totalmente gratuita e vi permetterà di scoprire tutta la spiritualità di un luogo incredibile.

Da qui, poi, potete attraversare un ponte che vi porta direttamente alla frazione Ca’ Bianca. Un rigoglioso bosco si aprirà davanti ai vostri occhi, dopo averlo percorso vi ritroverete nella frazione di Moscheri dove è possibile ammirare il Santuario de La Salette. Costruito nel 1856, e consacrato alla Vergine, l’edificio domina dall’alto la valle definendo il paesaggio urbano. Una silenziosa e suggestiva pineta, che si snoda tutto intorno, è il luogo ideale per rigenerare i sensi e ricaricare le energie.

Se volete andare alla scoperta delle altre meraviglie del territorio, allora, potete proseguire verso le montagne della Prima Guerra Mondiale e salire sulle cime suggestive e panoramiche del Col Santo, Monte Testo e il Palon, la zona sacra del Monte Pasubio

Da inserire dell’itinerario è anche il Forte Pozzacchio, Werk Valmorbia, l’ultima fortezza austroungarica scavata nella roccia e da poca restaurata. Situato alle pendici del Monte Pasubio, nel comune di Trambileno, in questo luogo della memoria vengono organizzati eventi per commemorare i caduti della Grande Guerra.

Forte Pozzacchio

Fonte: Wikimedia/Robertk9410

Forte Pozzacchio