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Cosa vedere in Algarve, il paradiso per gli amanti del surf e della natura

Quella dell’Algarve è la costa portoghese baciata dal sole anche durante l’inverno, meta prediletta per i surfisti e per tutti coloro che ricercano un’atmosfera unica in un mix di natura, deliziosi villaggi di pescatori e ritmi più lenti per godersi ogni singolo momento. Insomma, l’Algarve è uno di quei luoghi che quando lo visiti ti entra dentro e non va più via: devi per forza tornare, ancora e ancora.

Le cose da vedere e da fare sono diverse e queste sono quelle che vi consigliamo di inserire nel vostro itinerario.

Dove si trova e come arrivare in Algarve

L’Algarve è la regione più meridionale del Portogallo. Si estende lungo la costa meridionale del Paese, affacciandosi sull’Oceano Atlantico. Confina a nord con la regione portoghese dell’Alentejo e a est con l’Andalusia, in Spagna.

Per raggiungere l’Algarve dall’Italia il mezzo migliore è sicuramente l’aereo. Ci sono molte compagnie che collegano l’Italia a questa zona del Portogallo, alcuni anche low cost, tenendo in considerazione che l’unico aeroporto è quello della città di Faro.

Altre città vicine sono Lisbona e Siviglia. La capitale portoghese dista dall’Algarve circa tre ore in auto e poco meno di quattro ore in treno. Se scegliete di volare sulla città andalusa, dovrete poi noleggiare un’auto e percorrere l’autostrada A49 prima e la A22, l’unica che attraversa l’Algarve. Da qui la distanza da coprire è di un paio d’ore.

Cosa vedere in Algarve

La regione dell’Algarve è un vero e proprio gioiello del Portogallo perché vanta una costa mozzafiato, grotte e archi epici, un clima fantastico tutto l’anno e onde che la rendono un paradiso per i surfisti. Questi i nostri consigli su cosa vedere durante il vostro viaggio.

Grotta di Benagil

Situata tra le città di Portimão e Albufeira, Benagil è considerata da molti una delle grotte più belle del mondo, formatasi dall’erosione nel corso di 20 milioni di anni. È una meta molto popolare soprattutto per un suo dettaglio: la sua sommità, perforata dalla pioggia, lascia entrare dall’alto la luce naturale creando un’atmosfera particolarmente suggestiva.

Questa grotta marina, dalle dimensioni impressionanti e con l’interno a forma di cupola, ha due ingressi formati dal costante infrangersi delle onde contro le scogliere calcaree. Se desiderate ammirare questa meraviglia naturale, l’unico modo per farlo è raggiungerla in barca, kayak o SUP.

Grotta Benagil

Fonte: iStock

La grotta di Benagil

La città di Faro

Tra le città più intriganti dell’Algarve c’è Faro, con il suo centro storico acciottolato dove poter ammirare anche diversi edifici realizzati in stile Art Déco. Attraversate l’Arco da Vila neoclassico per entrare nel quartiere medievale fortificato e visitate (la cattedrale), che domina la città dal XIII secolo, costruita sopra un tempio romano e ristrutturata dopo il terremoto del 1755.

In pochi passi potete raggiungere anche la zona marina della città, da dove partono quotidianamente i tour diretti al Parco Naturale di Ria Formosa. Qui resterete meravigliati dalla sua natura selvaggia e incontaminata composta da paludi e una ricca fauna locale.

Sagres, il villaggio all’estremo sud

Nel punto più a sud dell’Algarve sorge Sagres, piccolo villaggio noto per essere il paradiso dei surfisti, grazie alla costante presenza di venti. In questo sito si praticano un po’ tutti gli sport acquatici, soprattutto sulla spiaggia di Martinhal. Ma ci sono anche molte spiagge più piccole, con rocce o con sabbia, come Praia do Castelejo, oppure Ingrina, Zavial o ancora Salema e Bordeira: tutte location adatte a chi è in cerca di relax.

Tavira, la città moresca

Una tappa particolare da inserire nel vostro itinerario è Tavira, la cittadina moresca affacciata sul fiume Gilao. Dalle origini antiche, ha mantenuto intatto il suo patrimonio storico e culturale: un mix di architettura portoghese tradizionale con influenze moresche. Ammirate gli edifici storici, le chiese coloratissime e le piazze, approfittandone per fermarvi in un ristorante dove provare alcune delle migliori specialità della regione.

Cosa fare in Algarve

Rilassarsi sulle sue spiagge non è l’unica cosa da fare in Algarve. Dalle camminate panoramiche alle attività sportive, queste sono le migliori attività da regalarsi per completare al meglio la vostra esperienza in questa zona del Portogallo.

Passeggiata sulle scogliere di Praia da Marinha

Tra le spiagge più pittoresche dell’Algarve, Praia da Marinha vanta un paesaggio unico composto dalle scogliere tipiche della regione, da una distesa di sabbia soffice e da acque turchesi. Il modo migliore per goderselo è indossare scarpe comode, un cappellino, riporre una borraccia d’acqua nello zaino e seguire il sentiero panoramico lungo le scogliere.

Si tratta di una passeggiata molto semplice lunga 1,5 chilometri dove non arriverete solo in luoghi famosi, come la Grotta di Benagil, ma avrete anche l’opportunità di trovare in autonomia punti nascosti e i migliori scorci panoramici.

Praia da Marinha

Fonte: iStock

La spiaggia di Praia da Marinha

Trascorrere una giornata sulle spiagge più belle dell’Algarve

Nonostante la temperatura dell’acqua non sia spesso gradevole, nuotare e rilassarsi sulle più belle spiagge dell’Algarve è un must. Se cercate una tranquilla giornata di relax, dirigetevi verso la zona di Lagos dove troverete Praia di Dona Ana, una spiaggia di medie dimensioni con acque turchesi bellissime, i cui colori contrastano con quelli delle caratteristiche scogliere.

Un po’ più a nord rispetto a Dona Ana troverete Praia do Camilo, dalle acque color smeraldo e turchese e con incredibili formazioni rocciose che circondano la spiaggia. Qui, oltre a rilassarvi, potrete fare una passeggiata esplorativa e attraversare i diversi tunnel naturali che portano ad altre spiagge!

Tra le più belle spiagge dell’Algarve non potevamo citare Praia da Falésia, un tratto di spiaggia di quasi cinque chilometri che vanta un paesaggio scenografico perché situata a ridosso delle scogliere. Situata tra le città di Albufeira e Vilamoura, è facilmente raggiungibile in auto o con i mezzi pubblici.

Se invece cercate una situazione più mondana, potreste valutare la spiaggia di Albufeira, tenendo in considerazione che d’estate potrebbe risultare particolarmente affollata.

Scoprire la cultura del surf

Grazie ai venti forti e alle onde, le spiagge dell’Algarve sono diventate un punto di riferimento sia per chi pratica surf che kitesurf. Se volete imparare, in molte cittadine sulla costa sono presenti diverse scuole tra le quali scegliere, oppure potreste semplicemente sedervi e ammirare i surfisti che qui sono pazzeschi nel cavalcare le onde!

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Cieza, lo spettacolo della fioritura che dipinge un arcobaleno di colori

Quando la primavera arriva, la bella stagione porta con sé un incanto che si ripete ogni anno, dipingendo i paesaggi di tutto il mondo con i suoi colori straordinari. Se cercate un luogo dove la natura regala uno spettacolo da sogno, Cieza, una piccola cittadina nella regione di Murcia, è il posto che fa per voi.

Qui, la stagione della fioritura non è solo un evento, bensì una vera e propria festa dei sensi, che trasforma la valle in un mare di colori e profumi intensi. Dalle distese di pesche, mandorle, albicocche e prugne, Cieza si trasforma in un “arcobaleno della terra” che conquista chiunque decida di immergersi in questo angolo di paradiso naturale.

La magia della fioritura a Cieza

Immaginate di trovarvi in una valle circondata da montagne, dove, ogni primavera, la terra si risveglia e le piante fioriscono in un tripudio di colori vivaci. Questo è Cieza, il cuore pulsante della fioritura in Spagna, e un luogo che ogni anno attira migliaia di visitatori da tutta Europa. Il fenomeno della Floración de Cieza è così spettacolare da guadagnarsi il soprannome di “arcobaleno della terra”: un dipinto naturale che si estende per chilometri, dove il bianco delle prugne, il rosa dei peschi e il viola delle albicocche si mescolano armoniosamente dipingendo un quadro mozzafiato.

Cieza non è solo famosa per la bellezza dei suoi frutteti in fiore, ma anche per essere la prima produttrice di pesche in Europa, con ben 330.000 tonnellate di frutti che ogni anno conquistano il mercato internazionale. E se i colori sono stupefacenti, il profumo che avvolge tutta la zona è qualcosa che non dimenticherete facilmente. Durante questo periodo, il dolce profumo dei fiori inonda l’aria in Murcia, creando un’atmosfera fiabesca che trasporta chiunque in un sogno ad occhi aperti.

Cieza, frutteti

Fonte: iStock

I frutteti profumati di Cieza

Fioritura e festa: un evento per tutti i gusti

La Floración de Cieza non è solo un evento “naturale”, ma una vera e propria celebrazione della vita e della cultura locale. Ogni anno, durante il mese di marzo, la cittadina spagnola organizza una serie di attività che vanno ben oltre la semplice visita ai frutteti. Dalle escursioni guidate lungo il fiume Segura, dove si può ammirare la bellezza incontaminata del paesaggio, a mostre d’arte, concerti, mercatini artigianali e percorsi enogastronomici, c’è davvero qualcosa per tutti.

Cieza, castello

Fonte: iStock

Il castello medievale di Cieza

Se siete amanti della natura, non perdetevi un’escursione fino al Canyon di Almadenes, dove potrete scoprire grotte misteriose, voragini mozzafiato e fresche sorgenti d’acqua, tra cui la suggestiva fontana del Gorgotón. Per gli appassionati di fotografia, invece, non mancano i workshop organizzati durante la fioritura che permettono di catturare ogni angolo di questo incantevole paesaggio, mentre per chi ama lo shopping, i mercatini artigianali offrono una varietà di prodotti tipici e souvenir unici. La festa della fioritura è davvero un’esperienza completa, che unisce natura, cultura e divertimento in un mix perfetto per grandi e piccini.

Se ancora non avete deciso dove trascorrere la vostra prossima primavera, Cieza vi aspetta a braccia aperte, pronta a regalarvi un’esperienza indimenticabile. Non dimenticate di portare con voi la macchina fotografica, perché ogni angolo di questo spettacolo naturale merita di essere immortalato.

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Sta per partire il treno che attraversa i mandorli in fiore. L’esperienza mozzafiato

La natura mette in scena spettacoli mozzafiato e ci invita a partire, a fare le valigie per compiere lunghe tratte oppure anche per spostarsi di poco, inseguendo quella bellezza maestosa che solo lei è in grado di donarci.

Accade in Sicilia, ad esempio, dove un treno che attraversa i mandorli in fiore porta alla scoperta di una fioritura e di una zona che lascia senza fiato e che resterà per sempre tra i ricordi di viaggio più belli.

Tutto quello che devi sapere sul Mandorlo in fiore Express, l’esperienza indimenticabile da vivere sabato 15 e domenica 16 marzo 2025.

Mandorlo in fiore Express, l’esperienza indimenticabile sta per iniziare

Ci sono esperienze che vale la pena fare almeno una volta nella vita: assistere all’esplosione della natura è una di quelle e si può vivere con la fioritura che incanta in diverse parti dell’Italia e del mondo. Ed è proprio nel nostro Paese che si può ammirare qualcosa di davvero speciale e farlo a bordo di un treno, si tratta del Mandorlo in fiore Express, un convoglio turistico storico che parte da Agrigento Centrale e arriva a Porto Empedocle Succursale attraversando un’area ricca di tesori e bellezze, in un periodo dell’anno davvero speciale.

Le date da segnare in agenda sono quelle di sabato 15 e domenica 16 marzo 2025  quando questi treni turistici della Fondazione Fs, transiteranno sulla ferrovia dei Templi tra Agrigento, il Parco Archeologico e Porto Empedocle. L’occasione speciale è la Festa del Mandorlo in Fiore, evento molto ricco in programma nei giorni che vanno dall’8 al 16 marzo 2025 che celebra la fioritura e questo frutto. Manifestazione che è ancora più intrigante grazie al fatto che quest’anno Agrigento è stata eletta Capitale Italiana della Cultura 2025.

Grazie a questi treni speciali si potrà arrivare direttamente agli spettacoli e alla Valle dei Templi, le guide turistiche, poi, porteranno le persone alla scoperta della zona. L’accesso alla Valle dei Templi, necessita un biglietto a parte per sabato 15 mentre domenica 16 è riservato a coloro che hanno il ticket per lo show conclusivo del festival del Mandorlo in Fiore.

Se questo non bastasse, si può decidere di comprare un biglietto combinato Valle dei Templi e Giardino della Kolymbethra, con i suoi meravigliosi agrumeti e l’antico sistema di irrigazione, ma solo per il 15 marzo, oppure con accesso solo a quest’ultimo.

Tutte le info utili per il Mandorlo in fiore Express

I treni del Mandorlo in fiore Express partiranno più volte nel corso delle giornate di sabato e domenica e il costo del biglietto è di 4 euro per gli adulti e due per i ragazzi dai 4 ai 12 anni non compiuti, sotto i 4 anni il ticket di viaggio è gratuito. Si tratta di cifre che si riferiscono solo a una tratta, quindi o andata o ritorno.

Inoltre, chi possiede il biglietto del treno può accedere a una proiezione immersiva realizzata nel Magazzino Merci della stazione di Porto Empedocle Centrale: la durata è di cinque minuti.

Le carrozze d’epoca sono pronte a ospitare tutti coloro che vogliono visitare questa zona meravigliosa della Sicilia e a portarli direttamente alla Valle dei Tempi, al centro storico di Agrigento e a Porto Empedocle, ma non solo: perché anche il viaggio in questo caso ha il suo fascino e quindi occhi puntati verso i paesaggi incredibili della regione, che si risvegliano per la primavera.

Mandorlo in fiore Express in Sicilia

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Mandorlo in fiore Express: il treno più bello in Sicilia, le date
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Giornate FAI di primavera 2025, i luoghi inediti da visitare in Italia il 22 e 23 marzo

Sabato 22 e domenica 23 marzo tornano le Giornate FAI di primavera 2025. Saranno 750 i luoghi aperti che si potranno visitare in 400 città d’Italia. Si tratta del più importante evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico italiano, giunto quest’anno alla sua 33ª edizione. Una grande festa all’insegna dell’arte, della cultura e della natura, che quest’anno coincide con il 50° anniversario della nascita del FAI avvenuta nel 1975.

Giornate FAI di primavera: cosa vedere

Durante i due giorni di evento si può accedere a luoghi speciali, da Nord a Sud della Penisola, molti dei quali insoliti e solitamente inaccessibili o comunque poco conosciuti e valorizzati. Antichi palazzi, ville, castelli, teatri, chiese e collezioni d’arte, esempi di archeologia industriale e siti produttivi, ma anche laboratori artigiani, fari, cantieri navali e persino un piccolo aeroporto civile, a cui si aggiungono itinerari in borghi storici, percorsi in aree naturalistiche, orti botanici, parchi urbani e speciali visite sul tema della sostenibilità. Vengono riaperti anche alcuni luoghi particolarmente apprezzati e visitati nelle scorse edizioni.

Tra le aperture speciali dell’edizione 2025, per la prima volta apre al pubblico il Collegio Romano, collegio dei Gesuiti tra il 1584 e il 1870 e che oggi ospita il ministero della Cultura, dove i visitatori potranno ammirare tutti gli ambienti come la Sala Spadolini, che era l’ex refettorio, la Biblioteca della Crociera, la Sala Meteorologia, la Sala Secchi e la Chiesa di Sant’Ignazio accessibile tramite una porta rimasta chiusa per anni, che fa parte dell’edificio. Apertura speciale anche per Villa Rosebery a Napoli, costruita come residenza reale, una delle tre residenze ufficiali del Presidente della Repubblica Italiana, insieme al Quirinale e alla tenuta di Castelporziano. È un complesso monumentale, uno dei principali punti di riferimento del neoclassicismo a Napoli.

Sarà aperta in via del tutto eccezionale anche la Biblioteca lucchesiana Agrigento – proprio nell’anno in cui la città è Capitale italiana della cultura – un edificio del ‘700 che ospita più di 60.000 volumi, manoscritti, codici miniati. Eccezionale anche l’apertura dell’Asilo Sant’Elia Como, un edificio in stile razionalista progettato nel 1935 e realizzato nel 1937 da Giuseppe Terragni chiuso da anni dove ogni dettaglio è puro design.

In occasione delle Giornate FAI si possono visitare altri luoghi eccezionali del nostro paese, come l’Accademia di Belle Arti di Venezia, fondata da Giovanni Battista Tiepolo; la Scuola Mosaicisti a Spilimbergo, in Friuli-Venezia Giulia, fondata nel primo dopoguerra per offrire opportunità di studio e di lavoro ai giovani; il nuovo Museo Internazionale del Tappeto Antico (MITA) aperto da poco a Brescia e nato dalla riqualificazione di un’ex fonderia; la Corderia borbonica a Castellamare di Stabia, la più antica d’Italia, uno stabilimento militare voluto dal re di Napoli Ferdinando IV per avere un’officina specializzata nella produzione delle corde, essenziali per il sistema di navigazione a vela, usati ancora oggi per l’Amerigo Vespucci.

Ci sono anche degli interi borghi, come Aielli, in provincia dell’Aquila, che ha ritrovato un certo popolamento anche grazie a degli affreschi che dal 2017 ruota intorno a  un festival molto frequentato; Loreto Aprutino in provincia di Pescara, con il cosiddetto “ponte del Capello”, raffigurante al di sopra di un fiume di pece un ponte che si restringe fino a diventare della consistenza di un capello sottil; Nocera Terinese in provincia di Catanzaro, che ha recuperato la sua notorietà grazie a un conservatorio in quanto 900 su 4000 abitanti sono gli studenti del conservatorio del borgo. Il contributo per visitare i luoghi del FAI è libero.

Cosa sono le Giornate FAI di primavera

Le Giornate FAI di primavera sono un appuntamento entrato ormai nelle agende e nei cuori degli italiani, caratterizzato da una straordinaria partecipazione popolare. Sono stati oltre 13 milioni i visitatori delle 32 edizioni precedenti, segno di quanto sia riconosciuta la missione educativa del FAI che, dal 1975, si impegna a raccontare e a valorizzare le meraviglie e i tesori nascosti che ci circondano, promuovendone la conoscenza, la cura e la tutela da parte di tutti.

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Le case-torri nelle montagne del Caucaso in Georgia: storia e curiosità

C’è un gioiello nascosto tra le montagne del Caucaso in Georgia. Siamo nello Svaneti (Svanezia), la regione abitata più alta d’Europa, un luogo in cui natura e cultura si fondono armoniosamente e dove si può ammirare uno degli esempi più interessanti di architettura popolare georgiana, che rimanda alla memoria il paesaggio medievale italiano.

Parliamo delle caratteristiche case-torri che impreziosiscono i pendii delle montagne, spiccando tra gole e valli alpine su uno sfondo di montagne innevate. Costruzioni straordinarie, che l’architetto Longinoz Sumbadze definì “monumentali come i templi”. Scopriamo più da vicino la loro storia e qualche curiosità.

La storia delle case-torri

Preservato dal suo lungo isolamento geografico, l’Alto Svaneti è stato inserito dall’UNESCO nel Patrimonio mondiale dell’umanità come esempio eccezionale di paesaggio montano con villaggi e case-torri di tipo medievale. Le loro caratteristiche riflettono l’economia tradizionale del posto e l’organizzazione sociale delle comunità Svan.

Tali costruzioni difensive vengono fatte risalire al Basso Medioevo, nel periodo tra l’XI e il XIII secolo, in una fase storica della Georgia in cui si alternavano invasioni di potenze straniere e periodi di governo stabili. Le condizioni di isolamento della regione esponevano, inoltre, i villaggi delle vallate alle incursioni del brigantaggio proveniente da altri versanti del Caucaso, cui si aggiungevano quelle dei clan rivali della stessa regione. Il fatto che non siano presenti mura di cinta induce a pensare che le torri fossero un sistema difensivo adottato dalle famiglie in lotta all’interno delle loro stesse comunità, motivo per cui, pur essendo distinte dalle abitazioni erano a esse strettamente collegate.

Il villaggio di Chazhashi nella comunità di Ushguli, situato alla confluenza dei fiumi Inguri e Nera e annidato a ridosso del picco più alto della Georgia, ha conservato innumerevoli case-torri medievali – utilizzate sia come abitazioni che come postazioni di difesa – insieme a splendide chiese e castelli da scoprire. L’uso del suolo e la struttura degli insediamenti rivelano la continuità delle tradizioni abitative e costruttive della popolazione locale dello Svaneti, che ha sempre vissuto in armonia con l’ambiente naturale circostante.

Il villaggio di Chazhashi, con le caratteristice case-torri

Fonte: iStock

Il villaggio di Chazhashi, nell’Alto Svaneti, patrimonio dell’umanità

Curiosità sulle case-torri della Georgia

Le case-torri dell’Alto Svaneti erano utilizzate durante il Medioevo sia come abitazioni che come postazioni di difesa contro gli invasori che affliggevano la regione. Le torri hanno solitamente dai 3 ai 5 piani e lo spessore dei muri diminuisce con l’altezza, conferendo a queste strutture un aspetto affusolato. I piani superiori erano utilizzati esclusivamente per la difesa, con parapetti e caditoie.

Le case annesse alle torri hanno solitamente una superficie di 80-130 metri quadrati e si sviluppano su due piani: il piano terra, chiamato machub, e il piano superiore, detti darbazi. Il piano terra è costituito da un’unica sala con un focolare e alloggi per persone e animali, separati da una parete divisoria in legno, spesso riccamente decorata.

Il secondo piano era adibito ad alloggio estivo e magazzino. Da qui si accede alla torre, collegata anche al corridoio che protegge l’ingresso. Oltre alle funzioni sociali, domestiche, economiche e di difesa, i complessi residenziali dello Svaneti rappresentano un prezioso patrimonio cultuale.

Le case-torri, che contribuiscono a rendere le montagne del Caucaso ancora più interessanti, hanno mantenuto l’originale aspetto medievale e la maggior parte di esse ha conservato l’uso e la funzione originari, nonché il rapporto armonico con l’ambiente circostante. Tuttavia, per riuscire a vedere l’interno di una casa-torre bisogna recarsi nel villaggio di Mestia, nel cuore dello Svaneti, presso la Casa-museo Mikheil Khergiani.

Il peculiare villaggio di Mestia nello Svaneti

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Il villaggio di Mestia, nel cuore dello Svaneti, dove si può ammirare dall’interno una casa-torre

Delle centinaia di torri esistenti fino a un secolo fa, sono ancora in piedi poco più di centocinquanta, molte delle quali in pericolo di crollo. L’ICOMOS Georgia ha lavorato attivamente sulle diverse problematiche del patrimonio culturale dell’Alto Svaneti e in particolare sul sito del villaggio di Chazhashi. Nel 2001 è stata condotta una ricerca multidisciplinare per studiare le diverse caratteristiche del sito, comprese le questioni sociali e comunitarie. Sulla base di questa ricerca sono stati preparati il Piano di conservazione e una Strategia di sviluppo del sito, ai quali sono seguiti i progetti di recupero e restauro degli edifici storici del villaggio. La speranza è che queste costruzioni uniche possano essere preservate come testimonianza di un passato che resta scolpito nella pietra.

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Riapre uno dei giardini più belli che esista in Italia

Rose, tulipani, fiori di loto e ninfee, boschi di alberi antichissimi, come la Grande Quercia con oltre quattro secoli d’età, e giurassici risalenti all’era dei dinosauri, come il ginkgo biloba e la metasequoia, prati e giardini, come il Giardino delle piante officinali ma anche un labirinto in cui perdersi, un tempio, un castelletto, una grotta, un eremo, viali fioriti come il Viale delle rose e il Viale dei tronchi smeraldo e tanti scorci romantici tra giardini acquatici e laghetti fioriti e passeggiate panoramiche: è questo uno degli angoli verdi tra i più affascinanti d’Europa.

Ci troviamo nel Giardino di Sigurtà, un’oasi di 600.000 metri quadrati alle porte di Verona in uno dei borghi più belli d’Italia: Valeggio sul Mincio. Un parco storico da visitare nel modo che più aggrada: a piedi, in bicicletta, a bordo di un golf-cart con audio-guida GPS, di uno shuttle o di un trenino panoramico.

Aperto al pubblico da più di 40 anni, riapre i cancelli sabato 8 marzo 2025 per una nuova stagione che si prospetta più bella che mai. Il Parco Sigurtà ha una doppia anima: una progettazione all’italiana caratterizzata da disegni geometrici che circoscrivono lo spazio e una all’inglese, che si basa sull’accostamento di elementi naturali e artificiali come grotte, alberi secolari, tempietti dove, chi passeggia, percepisce una natura ordinata anche quando assume un carattere più spontaneo.

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Fonte: @Parco giardino Sigurtà

Il Viale delle rose a Sigurtà

Tulipani a Sigurtà

Nel 2024, il parco è stato premiato per l’innovazione della fioritura dei tulipani con il World Tulip Innovation Award. La fioritura stagionale dei tulipani del parco è la più importante del Sud Europa. Ogni primavera fioriscono oltre un milione di tulipani che, con muscari, giacinti e narcisi, colorano nei mesi di marzo e aprile i manti erbosi e i boschi del parco con spettacoli floreali sempre nuovi. L’evento si chiama Festival Tulipanomania 2025 ed è il fiore all’occhiello della primavera del Parco Giardino Sigurtà. Inizia fin dall’8 marzo (primo giorno di apertura della stagione 2025) fino indicativamente al 30 aprile, quando i 600.000 metri quadrati di uno dei parchi più ammirati al mondo fanno da sfondo a oltre un milione di tulipani con profumati giacinti e narcisi. Tra le tante le iniziative e i progetti collaterali di questa straordinaria fioritura ci sono la decorazione con aiuole firmate Sigurtà in alcuni Comuni del Lago di Garda e due appuntamenti con il Sabato d’Artista, il 29 marzo e il 12 aprile, che coinvolge gli appassionati di disegno e pittura che potranno immortalare questa favolosa fioritura. Ma la grande novità dell’edizione 2025 è uno show garden ovvero un’esposizione di circa 2000 metri quadrati a pochi passi dall’entrata di oltre cento varietà di tulipani accompagnati da etichette descrittive.

Fonte: Ufficio Stampa

Tulipanomania a Sigurtà

Non solo piante e fiori

Passeggiando tra i viali e percorrendo i boschi del Parco giardino Sigurtà, ci si può imbattere in diverse specie animali, dagli aironi cenerini che hanno un’apertura alare di quasi 2 metri agli scoiattoli, dalle tartarughe alle carpe koi giapponesi. E, nella fattoria, ci sono gli animali da cortile come le galline, le anatre, i tacchini, le pecore della Lessinia e gli asini, ma anche le caprette tibetane e i daini.

All’interno del parco, nascosti tra la fitta vegetazione, ci sono anche dei deliziosi edifici. Uno di questi è il Castelletto, uno dei luoghi storici più importanti. Originariamente chiamato Castelletto di Nina, è stato realizzato alla fine del 1700 e utilizzato in passato come Sala d’Armi. Oggi vi sono custodite le memorie letterarie, come la raccolta della rivista “Lo Smeraldo” per cui ha collaborato anche Eugenio Montale, e scientifiche. Un altro edificio è l’Eremo, in passato chiamato Eremo di Laura. Nascosto in un angolo di pace, questo edificio fu realizzato nel 1792. Ha una facciata ornata da una bifora e all’interno ospita una statua della Madonna. da qui si gode di una meravigliosa vista sul Grande Tappeto Erboso.

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Fonte: @Parco giardino Sigurtà

I daini del Parco giardino di Sigurtà

Nascosta agli occhi del visitatore è la Grotta di Gianna, circondata da querce e fitti boschi, è stata realizata con pietre e fossili incastonati. Dal 1942 è chiamata Grotta Votiva e Giuseppe Carlo Sigurtà, findatore del parco, dedicò questo angolo di pace alla Madonna di Lourdes.

Infine, nel bel mezzo del Grande Tappeto Erboso si erge il monumento di bronzo dedicato a Sigurtà, alto quasi 4 metri e visibile da differenti punti del parco.

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Fonte: 123RF

Il Parco giardino Sigurtà a Valeggio sul Mincio

Pasqua a Sigurtà

Per sabato 19 aprile è in programma la Caccia alle Uova Pasqua, un evento imperdibile per tutta la famiglia, tra favolose fioriture di tulipani, narcisi, giacinti e allium. L’appuntamento èalla Fattoria interna al parco, raggiungibile a piedi dopo una piacevole passeggiata di circa 20 minuti tra le verdeggianti colline. Questo spazio ludico e didattico che accoglie animali da cortile sorge nell’area agricola del parco-giardino ed è dedicato ai bambini di età indicativa compresa fra i 3 e i 10 anni. Una volta giunti in Fattoria, i bambini sono accolti in gruppi da 15. Prima di iniziare l’avventura della ricerca, i bimbi possono realizzare un cestino porta-uova, aiutati dalle animatrici, che servirà per la raccolta delle uova durante la caccia. L’evento è gratuito, previo pagamento del biglietto di ingresso.

La storia del parco

La storia del Parco risale al 1407, quando era un brolo cinto de mura ovvero terre coltivate con foraggi racchiuse all’interno di una muraglia. Nel corso dei secoli ha avuto diverse evoluzioni, come l’ampliamento della superficie e la possibilità di attingere l’acqua dal Mincio, per arrivare al 19 marzo 1978, quando Giuseppe Carlo Sigurtà aprì il Giardino al pubblico. Oggi, gli eredi continuano con dedizione a preservare e a far conoscere questo parco naturalistico, proseguendo il lavoro svolto dai loro antenati. Dal 2007 è entrato a far parte dei Grandi Giardini Italiani, una rete che racchiude i più bei giardini visitabili d’Italia, mentre dal 2020 è stato inserito nel progetto della Garden Route Italia, volto a valorizzare i giardini italiani, promosso da APGI – Associazione Parchi e Giardini d’Italia.

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Fonte: @Parco giardino Sigurtà

Il labirinto del Parco giardino di Sigurtà

Info utili per visitare il parco

A partire dall’8 marzo e fino al 1 9 novembre 2025 il Parco giardino Sigurtà è aperto tutti i giorni (festivi inclusi) dalle 9 alle 19 (ultimo ingresso alle 18). Nei mesi di marzo, ottobre e novembre l’ultimo ingresso è alle 17 con chiusura alle 18. Entrata contingentata e biglietto di ingresso acquistabile solo online per le seguenti festività: 21 aprile (lunedì di Pasquetta), 25 aprile, 1° maggio 2025.

Il biglietto d’ingresso per gli adulti costa 18 euro, per i ragazzi tra i 5 e i 14 anni costa 10 euro, per gli over 65 costa 14 euro, mentre è gratuito fino ai 4 anni di età e per i disabili con certificazione Legge 104/1992 (art. 3, comma 3) o Disability Card (l’accompagnatore della persona disabile paga 14 euro).

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Il monumento di bronzo dedicato a Giuseppe Carlo Sigurtà

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Esplorando la Pianura Padana, alla scoperta di borghi, abbazie e natura

La Pianura Padana non è solo, come si studia a scuola, il cuore economico e agricolo d’Italia, nebbia in inverno e afa in estate; ma anche una terra ricca di storia, cultura e bellezze naturalistiche. Borghi medievali e capolavori artistici, luoghi di ritiro spirituale e acque per il benessere: ecco una selezione di luoghi imperdibili per scoprire il volto più autentico di quest’area.

Sabbioneta, la città ideale del Rinascimento

Nel cuore della Pianura Padana, Sabbioneta rappresenta uno dei massimi esempi di città ideale rinascimentale. Fondata dal duca Vespasiano Gonzaga nel XVI secolo, questa piccola perla della provincia di Mantova vanta un centro storico dichiarato Patrimonio UNESCO. Da non perdere il Palazzo Ducale, il Teatro all’Antica e la Galleria degli Antichi, perfettamente conservati. Una visita guidata è l’opzione migliore per riuscire a comprendere la struttura della città e spesso, durante l’anno, sono organizzate visite teatralizzate, curiose anche per le famiglie con bambini.

Il Delta del Po, un paradiso naturale

Uno dei paesaggi più suggestivi della Pianura Padana è senza dubbio il Delta del Po, un labirinto di canali, lagune e boschi che ospitano una biodiversità straordinaria. Perfetto per escursioni in barca o in bicicletta, il Parco del Delta del Po è da visitare almeno una volta nella vita. Da vedere: le saline di Comacchio, un tempo fulcro dell’economia locale, oggi sono una riserva naturale dove si possono ammirare fenicotteri rosa e molte altre specie di uccelli. I casoni da pesca, antiche abitazioni dei pescatori, raccontano invece la storia di una vita dura ma profondamente legata all’ambiente lagunare. Alcuni di essi sono stati restaurati e aperti ai visitatori, e permettono di comprendere meglio il legame tra l’uomo e il fiume.

Il periodo migliore per esplorarlo è la primavera, quando la natura si risveglia o l’autunno, al passaggio degli uccelli migratori; e la bici è senz’altro il mezzo più appropriato grazie alla rete capillare e sicura di ciclabili.

Parco Delta Po

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Parco Delta del Po

Castell’Arquato, borgo medievale d’atmosfera

In provincia di Piacenza, Castell’Arquato è uno dei borghi medievali meglio conservati d’Italia. Il centro storico è un dedalo di stradine acciottolate che conducono alla Rocca Viscontea, da cui si gode di una vista panoramica sulla Val d’Arda. Perfetto per un’escursione giornaliera, la visita soddisfa la mente ma anche il corpo: da non perdere i piatti e vini tipici della cucina emiliana e di una tradizione enogastronomica eccellente.

Il Labirinto della Masone, un’esperienza unica

Nei pressi di Parma, a meno di 10 minuti  d’auto da Fidenza, il Labirinto della Masone è un’attrazione sorprendente: il più grande labirinto di bambù al mondo, ideato dall’editore Franco Maria Ricci. Oltre all’intricato percorso verde di circa 3  km, la struttura ospita una collezione d’arte e una biblioteca di pregio. Un luogo inaspettato e originale: la visita dura 45 minuti circa e il biglietto costa 20 euro circa, con riduzioni e convenzioni per bambini, studenti e famiglie.

Labirinto della Masone

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Labirinto della Masone

L’Abbazia di Chiaravalle, spiritualità e architettura

Poco fuori Milano, l’Abbazia di Chiaravalle è un’oasi di pace. Fondata nel XII secolo dai monaci cistercensi, conserva affreschi trecenteschi e una torre nolare nota come “Ciribiciaccola”. La visita è un’occasione per scoprire l’arte gotica lombarda e assaporare i prodotti tipici del monastero, come il famoso formaggio Grana Padano. Il complesso monastico, immerso nella campagna lombarda, comprende anche un antico mulino ad acqua ancora funzionante, testimone dell’ingegnosità dei monaci nel gestire le risorse naturali. Ancora oggi, il monastero è un luogo di raccoglimento, dove è possibile assistere ai canti gregoriani che risuonano tra le navate durante le funzioni liturgiche.

San Benedetto Po, il gioiello monastico mantovano

Meno noto ma di grande fascino, il complesso monastico di San Benedetto Po è un capolavoro architettonico legato alla figura di Matilde di Canossa. L’Abbazia di Polirone, fondata nell’XI secolo, conserva affreschi straordinari e un’atmosfera di profonda spiritualità. Il borgo, immerso nel paesaggio del Po, è una meta perfetta per un itinerario tra arte e natura. Oltre al chiostro e alla basilica, il monastero ospita un museo che racconta la storia dell’ordine benedettino e il ruolo centrale di questo luogo nei secoli. Il fascino del borgo è valorizzato dalle frequenti iniziative culturali e le rievocazioni storiche che permettono di rivivere la vita monastica del passato.

San Benedetto Po

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L’abbazia di San Benedetto Po

Il Sacro Monte di Varese, un percorso di fede e bellezza

Pur trovandosi ai margini della Pianura Padana, il Sacro Monte di Varese merita una menzione. Questo luogo di pellegrinaggio, patrimonio UNESCO, è caratterizzato da una via sacra con quattordici cappelle affrescate, che conducono fino al santuario. Ogni cappella rappresenta una scena della vita di Cristo. Oltre al valore religioso, il percorso offre scorci panoramici spettacolari sulla pianura, che si estende fino al Lago di Varese e alle Alpi.

Aquileia, un tesoro archeologico

Aquileia è una delle aree archeologiche più importanti d’Italia. Infatti, dal 1998 la città è inserita nelle liste del Patrimonio UNESCO. Fondata dai Romani nel 181 a.C., Aquileia divenne un punto strategico per il commercio e la difesa, grazie alla sua posizione vicino al fiume Natissa. Oggi, conserva un sito archeologico straordinario che comprende resti ben conservati di strade, mosaici, il foro e il porto fluviale, che testimoniano il suo ruolo di città fiorente nell’antichità. La Basilica di Santa Maria Assunta, con il suo maestoso mosaico pavimentale, custodisce uno dei più grandi e antichi mosaici del mondo cristiano, datato tra il IV e il V secolo d.C. Questo capolavoro raffigura scene bibliche e allegoriche, e rappresenta un’importante testimonianza della transizione dal mondo romano a quello cristiano. Oltre alla basilica, il museo archeologico di Aquileia propone un’esperienza immersiva nella storia, con reperti dall’epoca romana fino al medioevo.

zona archeologia aquileia

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Aquileia, patrimonio Unesco

Salsomaggiore Terme, il benessere tra storia e natura

Famosa per le sue acque termali dalle proprietà curative, Salsomaggiore Terme è una delle località termali più rinomate d’Italia. Il cuore della città è il maestoso Palazzo delle Terme Berzieri, un autentico gioiello architettonico in stile liberty, progettato dall’architetto Giuseppe Mazzocchi, con i suoi eleganti dettagli decorativi e l’imponente facciata. Il Palazzo ospita al suo interno gli storici stabilimenti termali, che da secoli attraggono chi cerca relax e salute. I trattamenti benessere offerti spaziano dai classici bagni termali a percorsi rigeneranti, ideali per recuperare energia e vitalità. Salsomaggiore non è però solo una meta per il benessere: circondata da dolci colline, è perfetta per escursioni e passeggiate immersi nella natura.

Salsomaggiore Terme

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Salsomaggiore Terme luogo di reax e benessere

Castellaro Lagusello e Monzambano, borghi da cartolina

Situato nel cuore della Pianura Padana, in provncia di Mantova, Castellaro Lagusello è un pittoresco borgo che si specchia nelle acque di un laghetto a forma di cuore, un paesaggio che sembra uscito da una cartolina. Centro fortificato dimenticato dal tempo, Castellaro Lagusello è una frazione del comune di Monzambano, dagli scenari fiabeschi, con i suoi vicoli lastricati e case in pietra. Tra le attrazioni principali: Villa Arrighi è una residenza storica circondata da un ampio parco; la Torre dell’Orologio domina il borgo; le chiese di San Giuseppe e San Nicola con i loro affreschi e dettagli architettonici. Poco lontano, Monzambano è famosa per il suo castello medievale, che sorge su una collina lungo il fiume Mincio e offre una vista panoramica sul paesaggio circostante.

Crespi d’Adda, un villaggio industriale patrimonio dell’umanità

Appena fuori dalla Pianura, Crespi d’Adda è un villaggio operaio fondato nel 1878 da Cristoforo Benigno Crespi, intorno al Cotonificio Benigno Crespi, e completato dal figlio Silvio alla fine degli anni Trenta. Situato al confine tra le province di Milano e Bergamo, nel Comune di Capriate San Gervasio, il villaggio è un esempio eccezionale di città industriale, ancora abitato e perfettamente conservato, e il secondo sito industriale più visitato in Italia. Nel 1995 è stato inserito nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Il villaggio è organizzato in modo regolare e ordinato: sono cinquantacinque le casette, le case operaie, dalle medesime caratteristiche, a pianta quadrata, due piani fuori terra, collocate equidistanti tra loro, con orti e staccionate tutte uguali collocate in una planimetria ordinata e regolare. Sono suddivise in tre parti, separate da due strade che seguono la direttrice che da nord conduce a sud. Più a ovest sorgono i palazzotti, le prime residenze plurifamiliari di quattro piani, ben presto abbandonate in favore delle più ospitali e salubri casette operaie. Da non perdere, Villa Crespi, edificata in stile neogotico in una posizione soprastante il grande Cotonificio è un vero e proprio castello con torrette, merlature e cuspidi, un ampio giardino, quarantaquattro stanze e tre balconate affacciate sull’atrio centrale quadrato. Il Cotonificio Crespi, cuore dell’attività industriale, è stato chiuso nel 2003 e, dopo un periodo di abbandono, è stato acquistato nel 2013 con l’intento di trasformarlo in un centro per l’innovazione e l’arte. Il centro di interpretazione del sito è l’UNESCO Visitor Centre, dove si trovano un museo, un archivio storico e laboratori didattici.

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Il villaggio operaio di Crespi d’Adda
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Esplodono i cili in fiore, i giardini Sakura in Giappone sono un omaggio alla bellezza

La primavera porta con sé una gran voglia di vivere gli spazi aperti, non solo per socializzare e viaggiare sotto il sole, ma anche per ammirare i capolavori di Madre Natura che vanno in scena con il suo risveglio. Stiamo parlando delle fioriture che esplodono in tutta la loro magnificenza nei parchi, nei giardini e in città, tra viali alberati e spazi urbani. Tra le più belle e imperdibili ci sono quelle dei ciliegi che si sono trasformate in una vera e propria attrazione turistica in tutto il Giappone.

Proprio qui, nel Paese del Sol Levante, la fioritura dei ciliegi, nota come Sakura, è considerata un vero e proprio patrimonio naturale e nazionale. Milioni di cittadini, infatti, durante la primavera si dedicano alla tradizione dell’Hanami che, tradotto letteralmente, vuol dire osservazione degli alberi in fiore.

Un’attività, questa, tanto cara ai giapponesi quanto ai viaggiatori di tutto il mondo che si recano ogni anno in Giappone, in primavera, per passeggiare tra i giardini Sakura. Ma quali sono i più belli e dove si trovano? Ne abbiamo selezionati alcuni assolutamente imperdibili.

Yoshino, la fioritura ad alta quota che fa sognare

I ciliegi fioriscono in tutto il Giappone omaggiando la straordinaria bellezza della natura in ogni dove. Ma se c’è un posto che, più di altri, è capace di raccontare la magia che avviene nel Paese durante la stagione, questo è il monte Yoshino.

Ci troviamo nell’omonimo distretto della prefettura di Nara, al cospetto di una montagna mozzafiato che ospita circa 30.000 alberi di ciliegio che si snodano tra templi e santuari. Questo è il luogo perfetto per praticare l’Hanami e per entrare a contatto con la natura più autentica.

La passeggiata tra i ciliegi si snoda in quattro aree che si differenziano per altitudine e per la varietà di arbusti e fiori. Passeggiando, e scalando a piedi il monte partendo da shimo (area inferiore) o da naka (area centrale) i ciliegi in fiore appariranno davanti alla vista di chi osserva come un miracolo di Madre Natura.

Ciliegi in fiore, monte Yoshino

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Gli alberi di ciliegio in fiore sul monte Yoshino, Giappone

Kyoto, tre luoghi da raggiungere in primavera per praticare l’Hanami

Una tappa imperdibile, per chi vuole ammirare la bellezza dei ciliegi in fiore, è sicuramente Kyoto, una delle città più affascinanti del Giappone. Le cose da fare e da vedere sono tantissime, ma una visita ai viali fioriti è imperdibile per chi giunge qui in primavera.

L’esperienza dell’Hanami comincia in città, passeggiando tra le strade e i viali alberati. I ciliegi in fiore sono ogni dove a Kyoto, vi basterà aguzzare la vista e godervi una passeggiata mozzafiato. Se invece avete più tempo a disposizione per visitare anche i suoi dintorni, vi consigliamo tre indirizzi imperdibili per ammirare i Sakura.

Il primo è il Tetsugaku-no-Michi, il Sentiero del Filosofo che si snoda tra i templi Ginkaku-Ji e Nanzenji. Qui troverete centinaia di ciliegi in fiore già a partire da aprile che garantiscono un’osservazione straordinaria sia di giorno che di notte grazie a suggestive installazioni luminose.

Il secondo luogo da non perdere è il parco Maruyama-Koen, uno dei luoghi più iconici e frequentati dai cittadini per praticare l’Hanami. In questo polmone urbano e verdeggiante, infatti, da inizio aprile fioriscono centinaia di ciliegi in fiore che garantiscono un’esperienza sensoriale e bellissima. La vista, poi, è sublime.

Altra tappa imperdibile, e super instagrammabile, a Kyoto è il tempio Toji. Intorno alla pagoda a cinque piani, che si staglia sul panorama urbano, si estendono meravigliosi giardini che ospitano numerosi arbusti in fiore. Tra questi anche il shidare-zakura, un ciliegio piangente secolare che è la vera guest star del posto.

I ciliegi in fiore a Kyoto

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I ciliegi in fiore in tutta Kyoto

La fioritura dei ciliegi a Tokyo

Anche la capitale del Giappone regala visioni mozzafiato. Tra grattacieli futuristici e costruzioni ultramoderne è possibile perdersi e immergersi nella grande bellezza della natura che trasforma spazi verdi e giardini. Esempi imperdibili sono il parco Ueno, situato in centro città, e il giardino di Shinjuku Gyoen.

Se volete, invece, fare una passeggiata romantica e suggestiva circondati dai ciliegi in fiore, vi consigliamo di raggiungere il canale di Chidorigafuchi di Tokyo. Da qui è possibile imboccare un sentiero delle meraviglie che si snoda intorno al fossato, e passeggiare sotto un tunnel di ciliegi lungo 700 metri.

I ciliegi in fiore intorno al lago Kawaguchiko ai piedi del Monte Fuji

Altro luogo imperdibile, per ammirare la bellezza dei Sakura, è il Monte Fuji e i suoi dintorni. Qui la fioritura comincia a metà aprile, qualche settimana dopo quella di Kyoto e Tokyo, eppure lo spettacolo è sbalorditivo.

Il luogo giusto da raggiungere, con una vista privilegiata sul Monte Fuji, è il lago Kawaguchiko. Qui, infatti, si snodano centinaia di ciliegi in fiore che si specchiano sull’acqua. Imperdibile è anche il Festival della fioritura dei ciliegi di Fuji-Kawaguchiko che si tiene a metà aprile e che consente di praticare l’Hanami anche di notte grazie a suggestive installazioni che vengono posizionate sulla riva settentrionale del bacino d’acqua.

Himeji, il giardino Sakura intorno al castello

Ci spostiamo ora a Himeji, nella prefettura di Hyōgo, per ammirare un giardino Sakura di immenso splendore che si snoda proprio intorno all’omonimo castello. Qui, in un grande e suggestivo parco, vivono e prosperano circa 1.000 alberi di ciliegio che tra fine marzo e aprile esplodono in tutta la loro meraviglia.

Primavera al castello Himeji, Giappone

Fonte: Stock

I giardini del Castello Himeji sono tra i luoghi più belli per ammirare la fioritura di ciliegi in Giappone

Miyajima, l’isola delle meraviglie dove esplodono i Sakura

L’ultima tappa del nostro viaggio ci conduce al cospetto di una destinazione unica e affascinante. Ci troviamo a Miyajima, una piccola isola che sorge nel Mare interno di Seto, non lontano dalla Baia di Hiroshima, conosciuta per il grande torii rosso che galleggia sul mare, che segnala la presenza del tempio Itsukushima, e che con gli anni si è trasformato nell’immagine simbolo di tutto il Giappone.

Un questo luogo di pace e bellezza, che merita una visita in ogni periodo dell’anno, i ciliegi in fiore fanno il resto creando un’atmosfera da sogno tutta da vivere e da condividere. Tappa imperdibile è, ovviamente, il santuario dal quale è possibile imboccare numerosi sentieri naturali puntellati da migliaia di ciliegi in fiore.

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Marche: la Via delle Cascate Perdute di Sarnano

Come una cittadella di pietra, Sarnano si staglia, arroccata sulla vetta di un colle al centro di una valle popolata da ampi pascoli e campi coltivati e fitti boschi. Sullo sfondo le austere cime dei Monti Sibillini fanno bella mostra di sé.

Un territorio che si risveglia in primavera dal proprio torpore invernale, ripopolandosi di verde man mano che la stagione avanza. La zona meridionale delle Marche, dove si trova Sarnano, è una destinazione ideale per il ritorno del clima più propizio alle attività nella natura: alla visita di un borgo medievale dalla storia affascinante e con un grande patrimonio architettonico e artistico consente infatti di abbinare un percorso di trekking alla scoperta di alcune splendide cascate formate dai torrenti che percorrono la valle.

La chiamano la Via delle Cascate Perdute, un itinerario alla portata di tutti, che si compie agevolmente in mezza giornata e che prende le mosse dal centro storico di Sarnano per inoltrarsi nelle vicinanze e portare alla scoperta dei tesori di acqua dolce nascosti tra pietre, querce e faggi.

Il borgo medievale di Sarnano

Sarnano sorge a ridosso delle vette dei Monti Sibillini, in una sorta di culla tra le colline, con le sue torri medievali che svettano in cima al colle a oltre 500 metri di altitudine dov’è seduta.

Il centro storico della cittadina è tutto edificato in pietra cotta, donando un aspetto peculiare al borgo, con le mura degli edifici nelle tonalità dell’ocra e dell’arancio.

Una volta che si entra nel centro del borgo, la cosa migliore da fare è perdersi fra i labirintici vicoli lastricati che salgono e scendono questo piccolo capolavoro del Medioevo, in un alternarsi di diversi livelli fra piazzette, scorci e scalinate.

La Piazza Alta è il cuore della Sarnano medievale, animata dalle sagome del basso Palazzo dei Priori, la bella torre del Palazzo del Popolo (oggi trasformato in teatro),  il Palazzo del Podestà e la Chiesa di Santa Maria Assunta con i suoi affreschi.

Scorcio del borgo di Sarnano nelle Marche

Fonte: iStock

Piazzette, scale, vicoli: la meraviglia medievale del centro storico di Sarnano

Da qui le vie del borgo scendono come cerchi concentrici fino ad arrivare alla base del colle, dove si è poi sviluppata la Sarnano contemporanea. La perfetta conservazione e la cura con cui viene mantenuto il centro storico permette di entrare appieno nell’atmosfera medievale del luogo: costituitosi come libero comune a metà del Duecento, Sarnano ha conservato la fierezza delle proprie origini e le sfoggia ancora con orgoglio.

Se il borgo è completamente costruito in pietra, i dintorni del paese offrono invece un ritorno alla natura, con una grande quantità di attività outdoor a portata di mano. Percorsi ciclistici, sentieri escursionistici, avventure in parapendio, terme naturali: chi più ne ha, più ne metta.

La Via delle Cascate Perdute

La Via delle Cascate Perdute di Sarnano è un percorso escursionistico di livello molto semplice, lungo circa sei chilometri, che parte dal centro del borgo e conduce per una passeggiata per lo più pianeggiante a tre splendidi, potenti e affascinanti salti che il torrente Tennacola compie nelle vicinanze del paese.

Il tempo di percorrenza dell’intero sentiero, aperto nel 2020, è di poco meno di un paio d’ore, al quale aggiungere il tempo di permanenza presso ciascuna cascata, che offre a suo modo il proprio spettacolo.

Il percorso parte da Piazza Perfetti, ai piedi del centro storico, e unisce tre cascate: la Cascata dell’Antico Mulino, Lu Vagnatò e le Cascatelle di Sarnano. Gli escursionisti più brillanti possono inoltre proseguire per raggiungere due altre cascate, poco più lontane: le Pozze dell’Acquasanta e la Cascata del Pellegrino.

Il bel sentiero, che si snoda tra boschi e campagna, per raggiungere queste due ultime destinazioni richiede ulteriori due ore di cammino, una per l’andata e una per il ritorno.

La Cascata dell’Antico Mulino

La Cascata dell'Antico Mulino a Sarnano

Fonte: Lorenzo Calamai

La Cascata dell’Antico Mulino a Sarnano

La prima cascata che si incontra lungo la Via delle Cascate Perdute è forse anche la più suggestiva. Ci si giunge rapidamente, in appena dieci minuti di camminata, lasciandosi alle spalle il centro storico di Sarnano e dirigendosi verso est.

Nei pressi degli edifici scolastici della cittadina, una lingua d’asfalto scende verso il basso e si inoltra in una rada boscaglia: dopo poche decine di metri, improvvisamente, l’aria si fa umida e il rumore dell’acqua si fa notare. I ruderi di un antico mulino, da cui il nome della cascata, sono avvolti dalla vegetazione a fianco del sentiero.

Quando la traccia piega verso destra, ecco che si apre allo sguardo la possente conca della doppia cascata del torrente Tennacola: una passerella in legno conduce alla spiaggetta di fronte alla polla d’acqua formata dal salto, che si abbatte con tutta la sua potenza dall’alto di una dozzina di metri.

La Cascata Lu Vagnatò

Cascata Lu Vagnatò sulla Via delle Cascate Perdute Sarnano Marche

Fonte: Lorenzo Calamai

Lu Vagnatò

Il sentiero che collega la Cascata dell’Antico Mulino a Lu Vagnatò si percorre in circa mezz’ora.

Dopo aver superato un ponticello e sceso una scalinata in legno che porta sul letto del torrente, si arriva al cospetto di questo bel salto. Luogo di balneazione e refrigerio durante l’estate, in primavera sfoggia tutta la propria potenza.

In passato le lavandaie sarnanesi utilizzavano questo tratto del torrente per lavare i panni, come testimonia l’antica vasca che campeggia in fondo al sentiero.

Le Cascatelle di Sarnano

Cascatelle di Sarnano Via delle Cascate Perdute Marche

Fonte: Lorenzo Calamai

Le Cascatelle di Sarnano

Con un’altra mezz’ora di cammino si arriva fino alle Cascatelle di Sarnano, in località Romani. Si raggiungono seguendo il corso del torrente, con il sentiero che si snoda lungo le anse del Tennacola, prima che imbocchi una strada bianca. Da qui si giunge all’imbocco dell’ultimo tratto di percorso per arrivare al luogo.

Per arrivare alle Cascatelle si deve risalire il corso del torrente proprio sul bordo del suo letto nel tratto finale, inoltrandosi nel bosco. Qui tutto diventa acquatico: il rombo della cascata in sottofondo, l’acqua nebulizzata che rende umida l’aria che si respira, il torrente che corre sulle rocce e le leviga.

È la destinazione più selvaggia delle tre previste dal percorso e l’atmosfera che la cascata regala è davvero profondamente silvana, tra muschi e tronchi contorti.

Le cascate bonus: le Pozze dell’Acquasanta e la Cascata del Pellegrino

Dalle Cascatelle si può tornare al centro di Sarnano in appena una mezz’oretta, accorciando il percorso fatto all’andata. Per chi però non è stanco di esplorare questo splendido contesto naturale all’ombra dei boschi e tra il fluire dell’acqua dolce, c’è la possibilità di allungare l’escursione fino a una ultima destinazione.

Tra sentieri comodi, larghe strade bianche e tracce ben segnalate nel bosco, il percorso prosegue fino alle Pozze dell’Acquasanta. Non si tratta di una vera e propria cascata, ma di una serie di piccoli balzi che il torrente Acquasanta, affluente del Tennacola, compie in una zona dove la sua azione erosiva finisce per creare delle marmitte dei giganti, profonde polle d’acqua.

Panorama monti sibillini Sarnano Marche

Fonte: Lorenzo Calamai

Tornando a Sarnano dalle Pozze dell’Acquasanta il panorama regala scorci splendidi sui Sibillini

La caratteristica saliente delle Pozze dell’Acquasanta è che le acque del torrente provengono dalle vette innevate dei Sibillini, e sono pertanto estremamente pure e cristalline. In estate il corso d’acqua viene presto prosciugato dal caldo, lasciando a testimonianza solo alcune cavità molto profonde riempite di acqua incredibilmente chiara, che lascia intravedere il fondale. In primavera, invece, lo scenario è ancora più bello perché il torrente è vivo, e si formano una serie di rapide e cascatelle tra una marmitta e l’altra.

A cinque minuti dalle Pozze dell’Acquasanta, tramite un breve sentiero, si arriva alla Cascata del Pellegrino, alimentata dall’omonimo fosso. Si tratta di un salto non molto alto ma estremamente suggestivo per come l’acqua ha scavato in maniera particolare le rocce.

Dalle Pozze dell’Acquasanta il ritorno al centro storico di Sarnano comporta circa un’ora e quarantacinque minuti.c

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Chiuso Es Vedrà, lo spot del tramonto più famoso di Ibiza: perché

Ibiza è sempre stata un’isola dai mille volti: è il paradiso dei clubber, con discoteche leggendarie e feste indimenticabili; meta ideale per le famiglie, che possono godere di spiagge tranquille e attività per tutti; un rifugio per chi cerca relax e spiritualità, con i suoi mercatini hippy e i ritiri yoga; oltre che un luogo ricco di scenari naturali. Ibiza è anche un’altra di quelle destinazioni che non sono riuscite a gestire l’aumento del flusso turistico e oggi si ritrovano a dover prendere decisioni anche drastiche, come la chiusura di un belvedere famoso come spot dove guardare il tramonto.

L’ultima notizia a tema overtourism proveniente dall’isola riguarda, infatti, Es Vedrà, la location resa celebre dai video virali sui social e dalla presenza di personaggi famosi. Si tratta di uno dei punti più selvaggi dell’isola, situato nella zona di Cala d’Hort, nella costa ovest. Presa d’assalto giornalmente dai turisti, l’area ha assunto sempre più le sembianze di un club a cielo aperto, una situazione che ai locals non piace e che vogliono cambiare.

Perché è stato chiuso Es Vedrà a Ibiza

Anche Ibiza comincia a prendere delle decisioni per affrontare il tema overtourism, soprattutto nei suoi luoghi più belli come il mirador Es Vedrà. Area naturale protetta, nel corso degli anni è passata dall’essere uno splendido belvedere dove guardare il tramonto a location per feste non autorizzate. Questo ha creato problemi non solo all’ambiente circostante, ma anche ai residenti della zona che si sono ritrovati a fronteggiare diverse problematiche.

Una delle più discusse è l’afflusso di centinaia di auto, quod, pullman, moto e fuoristrada in una strada dove a malapena entrano una ventina di veicoli e dove non ci sono parcheggi. Questi venivano creati in autonomia dai turisti, che parcheggiavano l’auto dovunque ci fosse spazio. Dopo aver richiesto, senza successo, l’intervento delle forze dell’ordine per gestire la situazione, i residenti della zona si sono visti costretti ad agire.

A febbraio 2025, quindi, sono comparsi dei grandi sassi posizionati al mirador per sbarrare l’accesso al piccolo parcheggio sterrato. In questo momento ci sono delle trattative in corso con il comune di Sant Josep per capire se è possibile riaprire il mirador regolamentando gli accessi e controllando l’area. Tra le ipotesi c’è quella di organizzare bus turistici gestiti dal comune, incaricati di trasportare le persone in sicurezza da parcheggi individuati ad hoc.

Il problema dell’overtourism a Ibiza

Ibiza, la seconda destinazione più popolare in Spagna dopo le Isole Canarie, sta avendo anche altri problemi legati all’overtourism, uno su tutti l’aumento dei costi della vita. Molti residenti non possono permettersi una casa e sono costretti a vivere o dentro dei caravan o al di fuori dell’isola: ci sono figure professionali, come medici e insegnanti, che volano ogni giorno per raggiungere i propri luoghi di lavoro.

I residenti hanno più volte dichiarato di non essere contro il turismo o i turisti, ma contro la sua gestione sbagliata e gli effetti collaterali che ne conseguono, tra questi i prezzi delle case in costante aumento.

Un altro problema, diffuso in tante altre città europee, riguarda gli affitti turistici illegali. Recentemente, il Consiglio dell’isola di Ibiza ha confermato la firma di un accordo con Airbnb e altri gruppi turistici locali nel tentativo di regolamentare gli affitti a breve termine.