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Un rifugio da sogno sul lago: benessere esclusivo al Falkensteiner Schlosshotel Velden

C’è un luogo, in Austria, dove il lusso incontra il relax, dove la natura si fonde con l’eleganza e dove ogni momento è un invito al benessere. Il Falkensteiner Schlosshotel Velden, affacciato sulle acque scintillanti del Lago Wörthersee, è molto più di un hotel: è un’esperienza. Un castello fiabesco che fa parte The Leading Hotels of the World e che oggi accoglie viaggiatori in cerca di pace, comfort e raffinatezza, immersi in un’atmosfera da sogno.

Immagina di svegliarti in una suite affacciata sul lago, lasciando che la luce del mattino filtri attraverso le ampie finestre. Ti aspetta una colazione gourmet, mentre lo sguardo si perde tra le acque calme del Wörthersee e i dolci pendii della Carinzia. E poi, una giornata dedicata al puro relax, tra bagni rigeneranti, saune esclusive e trattamenti pensati per coccolarti in ogni momento.

Acquapura Lake SPA, l’oasi del benessere

La Acquapura Lake SPA è il cuore pulsante del Falkensteiner Schlosshotel Velden, un tempio del relax che si estende su 3.600 metri quadrati dove il tempo sembra rallentare. Qui puoi immergerti nelle tre piscine, sia interne che esterne, per goderti un bagno rigenerante in qualsiasi stagione, magari circondato dalla tranquillità del giardino panoramico. Se ami il calore delle saune, troverai spazi dedicati a ogni esigenza: dalla sauna bio alle erbe alla sauna finlandese, fino al bagno turco con cristalli.

Benessere in piscina al Falkensteiner Schlosshotel Velden

Fonte: Falkensteiner Schlosshotel Velden

Benessere in piscina al Falkensteiner Schlosshotel Velden

Per un momento di totale relax, puoi provare la sauna nel giardino del castello, un ambiente esclusivo con una finestra panoramica che si apre su una vista spettacolare sul lago. Il percorso benessere continua con una cabina a infrarossi e un’area idromassaggio, perfette per sciogliere ogni tensione. Se invece desideri mantenerti in forma, la sala cardio e fitness con vista sul lago offre attrezzature moderne e uno scenario che rende piacevole ogni allenamento.

E poi c’è il Beach Club, un angolo di paradiso sulle rive del Wörthersee, dove puoi rilassarti a bordo della piscina esterna riscaldata con acqua di mare o scendere direttamente al lago per un tuffo rinfrescante. Un’esperienza di puro benessere, immersa in una cornice da sogno.

Relax in riva al lago al Massaggi al Falkensteiner Schlosshotel Velden

Fonte: Falkensteiner Schlosshotel Velden

Relax in riva al lago al Massaggi al Falkensteiner Schlosshotel Velden

Se invece vuoi concederti una pausa di puro relax, il pacchetto Acquapura SPA Escape è quello che fa per te. Immagina di iniziare il tuo soggiorno con 60 minuti di trattamento rigenerante, già inclusi nel pacchetto, per sciogliere ogni tensione (a eccezione di manicure e pedicure). E se prenoti i tuoi trattamenti prima dell’arrivo, hai anche un 20% di sconto extra, così puoi personalizzare la tua esperienza di benessere in tutta tranquillità.

Un altro vantaggio? Puoi accedere alla SPA già dalle 11:00 il giorno del check-in, senza dover aspettare il pomeriggio. Il pacchetto è disponibile per soggiorni di almeno tre notti e include anche un regalo esclusivo a tema SPA, un piccolo dettaglio pensato per prolungare il relax anche dopo la partenza. E per i membri del Blue Spirit Club, c’è un 5% di sconto aggiuntivo.

Massaggi al Falkensteiner Schlosshotel Velden

Fonte: Falkensteiner Schlosshotel Velden

Massaggi al Falkensteiner Schlosshotel Velden

Camere e suite, un lusso che sa di casa

Hai mai sognato di dormire in un vero castello affacciato su un lago da cartolina? Al Falkensteiner Schlosshotel Velden, questo sogno diventa realtà. Le 105 camere e suite sono un perfetto equilibrio tra fascino storico e comfort moderno, con arredi eleganti e una vista spettacolare sul giardino del castello o sulle acque cristalline del Lago Wörthersee.

Qui ogni dettaglio è pensato per il tuo benessere: dal pannello touchscreen per controllare la stanza con un tocco, alla TV integrata nel letto, fino alla doccia a pioggia e ai raffinati bagni in marmo. Ogni spazio è un connubio perfetto tra l’atmosfera fiabesca del passato e le tecnologie più innovative, per un soggiorno che ti farà sentire davvero speciale.

Benessere al Falkensteiner Schlosshotel Velden

Fonte: Falkensteiner Schlosshotel Velden

Piscina riscaldata al Falkensteiner Schlosshotel Velden

Un viaggio nei sapori, la cucina gourmet dell’hotel

La gastronomia è un altro dei punti di forza dello Schlosshotel Velden. I ristoranti presenti all’interno della struttura propongono una cucina raffinata che celebra i sapori della Carinzia e della regione Alpe-Adria, con un tocco di creatività giapponese.

Puoi iniziare la giornata con una ricca colazione con vista sul lago, per poi concederti un pranzo o una cena indimenticabile al Seespitz Restaurant & Living, direttamente sulla terrazza sul lago. Oppure, puoi optare per i piatti gourmet del Salons Restaurant & Atelier, dove il concetto di slow food viene reinterpretato in chiave artistica. Per un’esperienza più informale, il Beach Club & Spa Bistro, in collaborazione con Mochi Vienna, propone piatti leggeri e saporiti, perfetti per un pranzo rilassato dopo una giornata di benessere.

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Le Isole Brioni: un vero paradiso terrestre in Istria

Stai valutando l’Istria come meta per un long-weekend o come tappa di un on the road per le tue vacanze? Se stai cercando un’esperienza fuori dal comune, le Isole Brioni possono essere proprio quella sorpresa che non ti aspetti. Un angolo di natura selvaggia, un paradiso terrestre che si affaccia sul mare Adriatico capace di portare quiete e relax anche nelle anime più stressate. Qui il tempo rallenta e tutto diventa un invito a godersi un momento per sé, in compagnia delle onde del mare e dei profumi della macchia mediterranea. Ma cosa c’è da vedere in questo posto così magico? Ecco una guida completa sui luoghi da non perdere in questa perla della Croazia.

Prima di tutto cosa sono le Isole Brioni?

Le Isole Brioni sono un’arcipelago composto da 14 isole sparse in un raggio di pochissimi chilometri a nord-ovest da Pola, in Croazia. Le isole furono abitate sin dai tempi antichi ma iniziarono a ottenere interesse e riconoscimento a partire dal 1893, anno in cui vennero acquistate da un benestante industriale austriaco che le volle trasformare in una zona lussuosa di villeggiatura e metterle a disposizione delle figure più illustri dell’epoca. Dopo una serie di passaggi di proprietà che videro coinvolte prima l’Italia e poi la Jugoslavia, nel 1945 divennero la dimora estiva di Tito diventando il palcoscenico di grandi eventi e cerimonie per attori e figure di spicco della società come ospiti del presidente Jugoslavo. A partire dal 1983, le isole vennero insignite del titolo di Parco Nazionale e aperte a tutto il pubblico e non solo alle élite. Tuttavia, l’impronta esclusiva e lussuosa che ne ha plasmato l’identità non è andata perduta, pertanto i costi degli alloggi qui sono abbastanza elevati. Se la tua idea di viaggio si sposa maggiormente con la filosofia del low-cost nessun problema, puoi goderti la magia delle Isole Brioni con una gita di un giorno partendo da Fazana, un piccolo villaggio di pescatori dal quale partono le escursioni per l’arcipelago. Le isole sono quattordici ma solo una è aperta ai visitatori: l’Isola Maggiore.

Tutte le meraviglie da vedere alle Isole Brioni

Se è vero che si può visitare un’isola soltanto, è anche vero che questa è così ricca di cose da vedere e di esperienze da provare che saprà riempire la tua giornata di incredibili scoperte. L’arcipelago, infatti, non solo è uno spettacolare rifugio naturale, ma è anche un vero e proprio scrigno di tesori da esplorare; dai paesaggi incontaminati alle testimonianze del passato, qui ce n’è davvero per tutti i gusti. Di seguito trovi alcune delle cose da non perdere assolutamente.

Il Parco Safari delle Isole Brioni in Istria

L’attrazione più inaspettata e stravagante dell’intero arcipelago: il Safari Park. Un parco naturale che si estende per un’area recintata di nove ettari dove specie autoctone delle Brioni convivono con esemplari provenienti dal Sudamerica, Africa e Asia. In passato questa zona veniva utilizzata da Tito come riserva di caccia privata e molti degli animali esotici del parco non sono altro che regali fatti al presidente e introdotti da lui stesso nell’habitat. Il Safari si può fare solo a bordo di un trenino dal quale potrai ammirare struzzi, pavoni, zebre, zebù e molti altri animali. Ma la vera celebrità del parco è Lanka: un’elefantessa indiana donata a Tito nel 1972 dalla prima ministra indiana Indira Gandhi. Se vuoi visitare il parco, il costo del biglietto è di 35 euro per gli adulti e 15 per i bambini sopra i 7 anni. I minori di 7 anni non pagano l’ingresso.

L’Ulivo più antico del mediterraneo

Un vero e proprio monumento naturale. Uno studio condotto negli anni ’60 sulla sua corteccia ha dimostrato come quest’albero abbia un’età stimata di più di 1600 anni e, per tale motivo, è considerato uno degli ulivi più antichi di tutto il mediterraneo. La sua veneranda età non gli impedisce di produrre ancora i suoi frutti tanto che, ogni anno, vengono raccolti e ne viene prodotto un olio molto pregiato. L’ulivo si trova immerso in un paesaggio incontaminato, placido e tranquillo che ne esalta la sua maestosità e che sottolinea il suo carattere forte e resiliente. Molto più di un simbolo di longevità, questo ulivo custodisce il legame millenario tra gli abitanti di questa regione e la natura.

Il sentiero dei dinosauri

Impronte di dinosauro alle Isole Brioni in Istria

Fonte: iStock

Una delle 200 impronte di dinosauro rinvenute alle Isole Brioni

Ogni volta che senti la colonna sonora di Jurassic Park ti viene un nodo nostalgico allo stomaco e torni immediatamente bambino? Allora non puoi perderti il sentiero dei dinosauri! In questa zona sono state rinvenute più di 200 impronte fossili di dinosauri risalenti a circa 130 milioni di anni fa. Le impronte si sono conservate perfettamente nella roccia calcarea e sono riconducibili a diverse specie di dinosauri tra cui:

  • Teropodi: esemplari carnivori bipedi simili al T-Rex.
  • Sauropodi: grandissimi erbivori dal collo lungo come, ad esempio, il Brachiosauro.
  • Ornitopodi: esemplari erbivori di dimensioni più ridotte come l’Iguanodonte.

Il pappagallo Koki

Il pappagallo Koki è un’altra delle tante attrazioni che attirano l’interesse dei visitatori: un esemplare di cacatoa bianco con la cresta gialla, donato come regalo di compleanno da parte di Tito alla nipote. Koki è un abilissimo imitatore, capace di riprodurre suoni e parole e, con i suoi 50 anni di vita, è uno degli animali più longevi delle Isole Brioni. Questo simpatico animaletto è così amato che è presente in moltissime foto con celebrità del mondo dello spettacolo e con figure politiche.

Il giardino mediterraneo

Il giardino mediterraneo venne costruito nel 2007 nell’area di un ex-vivaio che si estende per 17.000 metri quadri. Un angolo di pace e biodiversità che ospita più di 170 specie vegetali e che nasce con un duplice intento:

  • Preservare e valorizzare la flora mediterranea, concentrandosi principalmente sulla conservazione delle specie autoctone.
  • Educare i visitatori sulla ricchezza del patrimonio botanico dell’area delle Isole Brioni.

Alberi secolari, piante spontanee, autoctone o esotiche, qui si trovano moltissime specie anche utilizzate da secoli nella cultura e nella cucina tradizionale locale.

La casa delle barche

Dopo aver esplorato i luoghi d’interesse di stampo naturalistico, è arrivato il momento di spostarci verso le attrazioni di carattere storico e culturale. Tra queste c’è sicuramente la Casa delle Barche, un piccolo gioiellino storico che parla del legame degli abitanti delle Isole Brioni con il mare e la navigazione. L’edificio, in stile secessionista austro-ungarico, fu costruito nel 1902 come protezione delle barche.  Questa casa veniva chiamata anche “Casa del Dottore” poiché al piano superiore c’era una farmacia, l’ambulatorio di un medico e l’appartamento dove viveva con la sua famiglia. Oggi la casa ospita una mostra permanente sull’Isola.

Il museo di Tito

Per entrare nel vivo della storia di questo straordinario arcipelago, ti consigliamo di visitare il museo di Tito che racconta l’epoca d’oro delle Isole Brioni e che si concentra sull’ex-leader della Jugoslavia Josip Broz Tito. Questo spazio, situato all’interno del Centro Culturale di Brioni, raccoglie testimonianze fotografiche, oggetti e documenti legati a questa importante figura politica. Tra le cose che puoi ammirare in questo museo trovi:

  • Oggetti personali e regali ricevuti da figure di spicco e celebrità.
  • I modelli delle sue barche e vari manufatti che testimoniano il suo amore per il mare.
  • Animali imbalsamati regalati al leader e che, dopo essere morti per cause naturali, vennero imbalsamati come tributo al Parco Safari.

Questo tuffo tra le sale del museo ti darà la possibilità di scoprire il ruolo di queste isole nel loro periodo di massimo splendore e l’importanza che hanno avuto nella storia del ‘900 e, soprattutto, nella storia della Jugoslavia.

La Cadillac di Tito

Nessuno visita le Brioni senza vedere anche solo velocemente la Cadillac Eldorado Cabriolet verde scuro che venne donata a Tito nel 1953. La Cadillac, della lunghezza di 5,6 metri e con un motore V8 da 210 cavalli, è un vero simbolo di lusso e prestigio e venne utilizzata dal presidente in persona per muoversi nell’isola e accompagnare capi di stato, star del cinema e leader politici internazionali. Un fatto interessante di questa attrazione è che la vettura è ancora perfettamente funzionante e viene utilizzata in occasioni speciali. Per vederla ti basterà raggiungere il museo di Tito e goderti un capolavoro dell’ingegneria americana perfettamente conservato e che offre una fotografia precisa di un’epoca passata.

I reperti archeologici

Vista aerea del Castrum Romano alle Isole Brioni

Fonte: iStock

I resti del Castrum romano alle Isole Brioni, in Istria

Le Isole Brioni sono disseminate da reperti archeologici. Un primo assaggio lo abbiamo avuto con il sentiero dei dinosauri sul quale possiamo ritrovate oltre 200 impronte di questi antenati così affascinanti ma, in realtà, ci sono anche altri siti archeologici di grande interesse storico e che meritano assolutamente una visita.

  • Il castrum romano: una delle meraviglie dell’isola principale dell’arcipelago delle Brioni. Situato sulla costa occidentale, si tratta di un insediamento fortificato di epoca romana capace di raccontare una storia unica che inizia nell’antichità e si protrae fino al Medioevo, l’insediamento infatti venne abitato per oltre 1000 anni. Il Castrum sorse in una posizione strategica, vicino al mare, ed era costituito da ville patrizie, botteghe e impianti termali definendo le Isole Brioni un luogo di lusso sin dai tempi dell’Impero Romano. Nel Medioevo, l’area venne utilizzata per scopi abitativi per poi essere abbandonata forse per motivi di salute. L’abbandono dell’area ne ha permesso l’ottima conservazione dei resti, cosa che difficilmente accade per gli insediamenti che hanno visto una continuità abitativa nel tempo. Consigliamo una visita al castrum per immergerti completamente nella storia dell’Isola e immaginare come vivevano mercanti, nobili e artigiani dell’epoca. Se sei un amante dell’archeologia e della storia antica questa è decisamente una tappa da non perdere.
  • La Baia di Verige: un’altra delle gemme di questo meraviglioso arcipelago. Una baia di enorme bellezza dove il blu del mare si fonde con i fasti dell’antica Roma restituendo un sito d’interesse storico e paesaggistico da togliere il fiato. La baia si trova sulla costa ovest dell’Isola Maggiore e ospita i resti di una lussuosissima villa romana la cui costruzione ebbe inizio nel 1° secoldo a.C. e che raggiunse il suo massimo splendore nel 1° secolo d.C. Appartenuta con grande probabilità a una ricca famiglia patrizia, si estende per oltre un chilometro ed era impreziosita da terrazze panoramiche, templi dedicati alle divinità, aree termali e un porticciolo privato. Oggi puoi vedere i resti della villa, le colonne, alcuni pezzi di mosaico che decoravano gli edifici, le terme e un paesaggio mozzafiato immerso nella natura incontaminata.
  • La Chiesa di Santa Maria: la chiesa, realizzata per gli abitanti del castrum romano adiacente, era composta da tre navate a pianta rettangolare. La sua peculiarità risiede nella forma del santuario con abside rettangolare e, ancora oggi, si possono vedere la base dell’altare e un piccolo lapidario con numerosi reperti. Vicino alla basilica sorgeva anche un cimitero paleocristiano e un convento benedettino.

Le spiagge

Infine, per concludere al meglio il nostro viaggio alle Isole Brioni, ti portiamo sulle meravigliose spiagge di questo arcipelago. Un angolo di paradiso incredibile per chiunque ami il mare e per tutti quelli che prediligono le mete meno inflazionate. Spiagge sabbiose si alternano a insenature rocciose o scogliere capaci di regale scenari mozzafiato e con un acqua così turchese da invogliare chiunque a fare un tuffo. Tra le spiagge più famose citiamo Verige, tranquilla e ricca di vita marina da scoprire con maschera e boccaglio; Brioni, lontana dalla folla per una giornata all’insegna del relax più totale. Se invece cercate la solitudine per avere un contatto incontaminato con la natura circostante, allora ti consigliamo di fermarti nella baie più nascoste e meno frequentate. In generale, tutte le spiagge sono incastonate in una vegetazione lussureggiante che le rende un ottimo punto di partenza, o di arrivo, per escursioni e passeggiate nella natura.

Con questa guida ti abbiamo raccontato tutte le cose da vedere alle Isole Brioni, in Istria. Un angolo di mondo dove storia e natura s’intrecciano in un abbraccio indissolubile tessendo una trama di storie antiche e moderne che ti riempirà il cuore. Dai reperti archeologici romani, alle impronte dei dinosauri; dal Safari Park al museo di Tito, le Isole Brioni sono la meta perfetta per chi è alla ricerca di un luogo dove appagare la propria sete di scoperta e la voglia di rilassarsi in mezzo alla natura più autentica.

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Toscana: trekking a Capo d’Arno e al Lago degli Idoli

La primavera è una delle stagioni predilette per chi vuole iniziare a riprendere il contatto con la natura al virare verso la bella stagione.

Con la dovuta cura e attenzione per le previsioni meteorologiche, le condizioni dei sentieri e l’equipaggiamento necessario, i mesi di aprile e maggio sono i migliori per frequentare le montagne del Centro Italia e l’Appennino.

I monti appenninici fra Toscana e Emilia-Romagna sono affascinanti e sottovalutati: grandi panorami, boschi secolari, sentieri per ogni gamba, per ogni grado di abilità e livello di allenamento.

In Toscana un’escursione ideale per aprire la stagione è quella che porta alla sorgente del fiume Arno, quello che bagna Firenze e Pisa e che è il più lungo e importante della regione. Capo d’Arno è il nome del luogo dove il corso d’acqua nasce, zampillando tra le rocce al riparo delle fronde di un fitto bosco di faggi sulle pendici del monte Falterona, all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Si tratta di un percorso di trekking breve e alla portata di tutti, lungo poco più di cinque chilometri calcolando sia andata che ritorno per lo stesso tracciato, con una durata complessiva stimabile fra le tre ore e le tre ore e mezzo di cammino. Il dislivello altimetrico, in più, è presente ma non particolarmente significativo, il che la rende un escursione ideale per mettersi alla prova prima di affrontare qualche sentiero un po’ più tosto.

Oltre a scoprire il luogo immerso nella natura dal quale ha origine l’Arno, l’escursione permette di visitare anche un luogo pieno di fascino e storia come il Lago degli Idoli, un ameno stagno nelle cui profondità sono stati fatti eccezionali ritrovamenti.

Da dove parte l’escursione a Capo d’Arno

Escursione a Capo d'Arno e Lago degli Idoli

Fonte: Lorenzo Calamai

L’Arno muove i suoi primi passi dalle pendici del Monte Falterona

Per raggiungere l’avvio del sentiero che porta alla sorgente del fiume Arno, si deve raggiungere il paese di Castagno d’Andrea, amena frazione del comune di San Godenzo (FI), al confine tra Toscana e Romagna.

Composto di circa duecento abitanti, si trova a oltre 700 metri di altitudine in mezzo ai boschi di castagno che popolano i fianchi del monte Falterona. Castagno d’Andrea è una delle porte di accesso al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e vi ha sede il Centro visite.

Le sue grandi marronete, da tempo fonte di sostentamento autunnale e invernale fondamentali per gli abitanti del luogo, hanno determinato il nome del paese, noto come Castagno. Solo nel tempo si è composto l’appellativo di Castagno d’Andrea, ribaltando quello della più nota personalità che ha avuto i natali in questo angolo di Appennino, il pittore cinquecentesco Andrea del Castagno, uno dei protagonisti dell’arte rinascimentale tra Firenze e Venezia.

Castagno d’Andrea si trova a circa sette chilometri da San Godenzo, l’ultimo comune toscano prima del confine regionale, non lontano dal Mugello e dalla Valdisieve. Una volta giunti in auto a Castagno, seguendo una tortuosa strada in salita, si percorrono altri cinque chilometri circa per raggiungere la Fonte del Borbotto, intorno ai 1200 metri di altitudine. Qui, oltre alla salubre sorgente che dà il nome alla località, si trova anche un ampio bivacco, qualche area attrezzata con tavoli da pic-nic e si diramano diversi sentieri.

Quello da percorrere è il sentiero CAI numero 17, ben segnalato dai continui segnavia bianchi e rossi marchiati su alberi e rocce e dalla non rara cartellonistica in legno.

Capo d’Arno

Escursione a Capo d'Arno e Lago degli Idoli

Fonte: Lorenzo Calamai

La faggeta in primavera attorno al sentiero per Capo d’Arno

Il sentiero si snoda in un elegante bosco di faggi, che si ergono altissimi, in competizione per la luce solare. Si dice che da questi boschi sia stato portato a Firenze, tramite zattere lungo il corso dell’Arno, il legname che è servito per costruire la Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

In primavera la faggeta dà il meglio di sé: le foglie morte dell’inverno giacciono a terra in un tappeto bruno, mentre sui rami degli alberi sono comparse le nuove fronde dal colore verde chiaro, brillante. Il silenzio attornia il viandante mentre si sale per poco più di un chilometro, fino a raggiungere il cosiddetto Varco delle Crocicchie, ovvero il crinale tra le vette del monte Acuto e del monte Falterona.

Il percorso scende poi in maniera graduale e leggera fino ad arrivare a Capo d’Arno, la sorgente da cui nasce il fiume più lungo della Toscana. Qui il Club Alpino Italiano ha affisso una lapide su cui sono incisi i versi della Commedia di Dante, che nel Purgatorio scrive: “Per mezza Toscana si spazia/un fiumicel che nasce in Falterona,/e cento miglia di corso nol sazia.”

Capo d'Arno

Fonte: Lorenzo Calamai

L’acqua dell’Arno zampilla tra le rocce sotto il cartello che annuncia il luogo

Il sentiero 17 si arresta qui. Si prosegue ancora per qualche minuto in pianura seguendo i segni del sentiero numero 3, che porta sulla cima del monte Falterona passando per il Lago degli Idoli.

Il Lago degli Idoli

Quando la faggeta si apre in una ampia radura, con un prato verde al cui centro sorge uno stagno rotondo siete arrivati al Lago degli Idoli.

Oltre a essere il luogo ideale per un pic-nic che possa ristorarvi dalla camminata, grazie ai tavolini attrezzati e al bivacco presente, si tratta anche di un posto dalla storia estremamente affascinante.

Fino alla metà dell’Ottocento lo stagno era noto come Lago di Ciliegiata. Questa zona immersa nei boschi era allora ancora terreno di pascolo e allevamento, almeno fino a quando una giovane mandriana non trovò nei pressi del laghetto una antichissima statua votiva in bronzo. Raffigurava Ercole, e fu datata al 450 a.C.

Lago degli Idoli Capo d'Arno

Fonte: Lorenzo Calamai

Il Lago degli Idoli

Fu l’inizio di una scoperta archeologica sensazionale: sul fondo del lago vennero ritrovate migliaia di statuette, centinaia di frammenti di bronzo utilizzati per la preghiera e centinaia di punte di freccia. La stragrande maggioranza dei manufatti era di origine etrusca, popolo noto per la lavorazione dei metalli che aveva dunque, molto probabilmente, eletto a luogo sacro quello che da allora è divenuto noto come Lago degli Idoli.

La maggior parte dei reperti trovati sono oggi conservati al Museo Archeologico del Casentino Piero Albertoni di Bibbiena, di cui costituiscono una delle principali attrazioni.

La storia antichissima del Lago degli Idoli conferisce a questo luogo un’aura di mistero e di fascino, accentuata dal silenzio e dal vento che spira tra le foglie dei faggi.

Il ritorno alla Fonte del Borbotto può avvenire ripercorrendo la strada dell’andata o completando un anello, più lungo e duro, che passa dalla vetta del monte Falterona (1654 metri) e scende attraverso il sentiero numero 16.

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Una crociera letteraria sta per partire: è la vacanza da sogno per gli amanti dei libri

Ci sono scuole superiori che l’hanno scelta come gita scolastica, amanti dei libri che non vedono l’ora di partire e appassionati di cultura che non si possono far scappare l’occasione: riparte “Una Nave di Libri per Barcellona”, la crociera letteraria che dal 5 al 10 aprile collegherà Civitavecchia a Barcellona con una settimana all’insegna del relax, turismo e ovviamente lettura. Il progetto, promosso dal mensile Leggere:tutti in collaborazione con Grimaldi Lines, coinvolgerà lettori e scrittori in un itinerario unico nel suo genere. Non si tratta di una vera e propria novità: l’iniziativa giunge nel 2025 alla tredicesima edizione di successi.

Una Nave di Libri: la crociera con tema poesia e natura

Il filo conduttore della crociera Una Nave di Libri, con partenza da Civitavecchia e tappa a Barcellona, è il rapporto profondo tra poesia e natura, un mix antico che risale a Lucrezio con il De Rerum Natura e giunge fino al Cantico delle creaturedi San Francesco, di cui nel 2025 ricorrono gli 800 anni. Un anniversario importante che verrà celebrato con letture, incontri e spettacoli. A bordo si parlerà di ambiente e poesia in tutte le sue declinazioni artistiche: dai versi declamati agli spettacoli teatrali, dalle canzoni d’autore (che spesso sono poesie in musica) ai film che sanno raccontare la natura con tocco lirico. E ancora la pittura, il cinema, la fotografia. Ogni arte avrà il suo spazio per raccontare la bellezza e la fragilità del nostro pianeta.

Il programma della crociera letteraria

Il programma prevede ospiti d’eccezione; saranno a bordo grandi nomi della poesia italiana come Claudio Damiani, con il suo nuovo libro Rinascita, e Stefano Dal Bianco, vincitore del Premio Strega Poesia 2024 con Paradiso. Maria Letizia Putti parlerà della poesia nell’arte attraverso il suo lavoro su Canova, mentre Marina Benedetto porterà in scena una performance tra musica e poesia dedicata a Pascoli.

E poi ancora: Antonella Lattanzi, Eraldo Affinati, Valeria Montebello, Roberto Emanuelli, Mario Liberto, Bruno Gambacorta, tutti pronti a dialogare con i lettori in un clima intimo e appassionato. Per gli amanti della musica d’autore, ci saranno Mimmo Locasciulli, vincitore del Premio Tenco 2024, ed Erica Mou, con la sua voce e il suo romanzo Una cosa per la quale mi odierai. Non mancheranno momenti di partecipazione attiva, grazie alla coinvolgente energia di Valentina De Rosa. Tra le attività più attese c’è il Poetry Slam a tema natura, una vera sfida “all’ultima rima” aperta a tutti, con una sezione speciale dedicata agli studenti. Un’occasione per mettere in versi le proprie emozioni e riflettere insieme sulla salvaguardia dell’ambiente.

Ma la poesia si intreccia anche alla scienza: a bordo saranno presenti i ricercatori del progetto Life Conceptu Maris di ISPRA, che racconteranno il delicato ecosistema del nostro mare e accompagneranno i viaggiatori in sessioni di avvistamento di cetacei e tartarughe dal ponte della nave.

Durante la traversata sarà allestita una grande libreria a cura del Culture Club Cafè di Mola di Bari, con una selezione speciale di volumi dedicati alla natura e alla sostenibilità, oltre ai libri degli autori presenti sulla nave. Arrivati a Barcellona, l’esperienza continua: ci sarà una visita guidata al Giardino Botanico della città e al Monastero di Montserrat, un luogo mistico che custodisce la biblioteca più antica d’Europa e ospita il celebre coro delle voci bianche.

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I 7 parchi più belli di Roma da visitare in primavera

La primavera è arrivata, con l’equinozio che ha ufficialmente dato il via alla nuova stagione lo scorso giovedì 20 marzo, dopo una splendida Luna rossa solo qualche giorno prima. Così, le temperature si fanno via via più miti – al netto, ovviamente, delle bizze metereologiche tra piogge e risvegli in cui il freddo è ancora pungente –, perfette per vivere al meglio gli spazi aperti. Anche la città, infatti, ha cominciato a fiorire e Roma è pronta a regalare i suoi scorci più belli. Non a caso, la Città Eterna è tra le capitali più verdi d’Europa e, non appena il clima lo consente, la natura si risveglia trasformando i parchi della città in una meta imperdibile per chi cerca bellezza, relax e un contatto più autentico con il verde.

Se, infatti, tra le prime immagini che vengono in mente pensando alla primavera di Roma ci sono i sampietrini lucidi sotto il sole o i Fori Imperiali che si stagliano contro il cielo nitido, c’è un altro volto della città che sa conquistare. Perché i parchi sono oasi in cui la natura sembra prendersi la sua rivincita sul caos urbano. È, il caso, dunque, di lasciare per qualche ora i vicoli affollati e infilarsi in un angolo di pace animati dalla curiosità di scoprire rifugi nel verde che sono anche testimonianza di una storia che ci parla oggi come ieri.

Camminare tra gli alberi che si risvegliano, con i fiori che spuntano qua e là e la magnificenza artistica dell’antica Roma a punteggiare il paesaggio è un’esperienza dai tratti poetici da non perdere. Ma quali sono i parchi più belli che la capitale custodisce? Ne abbiamo scelti sette, proprio come i suoi colli, nei quali scoprire come la storia si mescola alla natura per poter quasi ascoltare il respiro della città sotto i piedi.

Il Giardino degli Aranci, un balcone fiorito sull’Aventino

Il nostro itinerario parte dal colle Aventino dove, per 8mila metri quadrati, si estende il Giardino degli Aranci, il cui nome ufficiale è Parco Savello. Quest’area verde accoglie i visitatori con la sua quiete quasi sospesa sopra la città di cui si gode una splendida vista che spazia dall’Altare della Patria al Gianicolo, con l’Isola Tiberina e San Pietro a fare da cornice. La storia moderna del parco ha inizio nel 1932, quando Raffaele De Vico trasforma un terreno dimenticato in un parco pubblico. Prima, vi sorgeva una fortezza dei Savelli, costruita tra il 1285 e il 1287 vicino a Santa Sabina, di cui restano solo pochi resti sotterranei dopo la demolizione del 1613.

I frati dominicani lo usavano come orto, ma De Vico immagina un giardino simmetrico, con un viale centrale – oggi dedicato a Nino Manfredi – che conduce a un belvedere mozzafiato. La leggenda aggiunge fascino a questa oasi cittadina: si racconta, infatti, che San Domenico abbia piantato qui il primo arancio nel 1220, visibile ancora oggi nel chiostro di Santa Sabina. In primavera, i fiori degli aranci amari profumano l’aria, evocando proprio quel passato lontano.

Il Giardino degli Aranci a Roma

Fonte: 123RF

Parco Savello a Roma noto anche come Giardino degli Aranci

Il parco è aperto ogni giorno gratuitamente (l’orario di chiusura in inverno è alle 18, in primavera alle 20 e durante l’estate alle 21). L’ingresso in piazza San Pietro d’Illiria è impreziosito da un portale del 1937 e da una fontana con un mascherone di Oceano. A due passi, il celebre “buco della serratura” del Priorato dei Cavalieri di Malta regala San Pietro al tramonto, un’immagine che incanta.

Nel Parco degli Acquedotti per un viaggio tra storia e natura

La seconda tappa si trova nel cuore del quartiere Appio Claudio, nella zona sud di Roma, dove ci si può immergere nel Parco degli Acquedotti, un’immensa distesa verde di 2,5 milioni di metri quadrati. Parte del Parco Regionale dell’Appia Antica, questo luogo regala a chi lo visita scorci della campagna romana che sembrano dipinti su tela, grazie alle rovine che hanno ispirato artisti e poeti romantici tra Settecento e Ottocento.

A contraddistinguere il parco sono i suoi sette acquedotti – dall’antico Anio Vetus, oggi sottoterra, all’imponente Aqua Claudia fino all’Acqua Felice di epoca papalina – disegnano il paesaggio, intrecciandosi tra arcate e condotte. Camminando in questi prati, il passato emerge prepotente tra la “tomba dei cento scalini” che nasconde misteri sotterranei e la villa delle Vignacce che svela resti di terme e cisterne. È visibile anche il Casale di Roma Vecchia, torre medievale che un tempo si pensava appartenesse a un’altra città perduta.

Aperto giorno e notte senza biglietto, il parco è un rifugio di pace e biodiversità. Tra i suoi prati e boschetti di lecci e sughere spuntano oltre 500 specie di piante, come orchidee e lentischi si fanno spazio nella storia. Facilmente raggiungibile con la metro A (stazioni Giulio Agricola o Subaugusta), è una tappa imperdibile per chi vuole scoprire un volto meno turistico della città.

La Valle della Caffarella, polmone verde di Roma

Nascosta nel quartiere Appio Latino, a sud di Roma, la Valle della Caffarella si apre come un respiro di natura e memoria. Con i suoi 1,9 milioni di metri quadrati, è il cuore verde del Parco dell’Appia Antica, un accesso privilegiato a un mondo antico. Il nome richiama la tenuta dei Caffarelli, ma la storia affonda radici più lontane, nel Triopio di Erode Attico, un vasto fondo agricolo del II secolo, dono della moglie romana Annia Regilla.

Qui, tra il fiume Almone – sacro ai Romani – e la via Appia, il passato si intreccia con prati e rovine, in un silenzio che racconta. La valle è un mosaico vivo: boschi di lecci e roverelle si alternano a pascoli e campi, dipingendo il paesaggio della campagna romana. In primavera, l’area di San Urbano si accende di trifogli bianchi, ginestre e fiori selvatici, un contrasto vibrante con i resti archeologici. La macchia mediterranea – lentischi, mirti, aceri – ha riconquistato spazi un tempo degradati, mentre l’Almone scorre tra sorgenti e memorie.

Parco verde della Via Appia Antica a Roma

Fonte: 123RF

Una parte dell’area verde del Parco dell’Appia Antica a Roma

Aperta dalle 8 alle 21 senza biglietto, offre sentieri, aree gioco, noleggio bici e visite guidate. È un rifugio dove la natura abbraccia la storia, a due passi dalla metro Colli Albani, perfetto per chi cerca pace e bellezza senza tempo.

Il parco di Tor Fiscale e l’acquedotto nascosto

Meno conosciuto ma altrettanto affascinante, nel quartiere Appio-Tuscolano si apre il Parco di Tor Fiscale, 11 ettari di verde che custodiscono un pezzo di Medioevo e di Roma antica. Al centro svetta la torre del Fiscale, un gigante di quasi 30 metri eretto fra il XII e il XIII secolo, lungo il percorso degli acquedotti Claudio e Felice. Un tempo si pensava fosse una sentinella per la città, ma oggi si sa che proteggeva le terre dei nobili romani.

Attorno, il parco abbraccia resti di acquedotti, la via Latina con le sue tombe e frammenti di ville imperiali. Qui, il Casale Museo svela sale romane sotterranee con mostre, mentre il Punto Ristoro offre sapori locali e il Punto Informativo guida tra escursioni, bici e storie.

L’affaccio sulla città dal Parco di Monte Mario

Sulle alture di Roma, il Parco di Monte Mario si erge come un guardiano silenzioso. Con i suoi 139 metri, è il rilievo più alto dei Monti della Farnesina e regala una vista che abbraccia la città intera. La riserva naturale che lo avvolge è un’oasi di biodiversità che in primavera regala un’esplosione di vita grazie a querce, lecci e pini. Dalla terrazza dello Zodiaco, San Pietro e il Gianicolo sembrano a portata di mano, mentre ville storiche come Villa Madama e Villa Mellini – quest’ultima casa dell’Osservatorio Astronomico – punteggiano il paesaggio. Perfetto per chi ama passeggiare o fare fotografie, il parco offre sentieri immersi nel verde e un’atmosfera di quiete, ideale per una fuga dal ritmo urbano.

Parco di Centocelle: l’oasi archeologica di Roma Est

Situato nel quartiere omonimo, il Parco di Centocelle è una sorpresa nella periferia orientale di Roma. Con i suoi 120 ettari, è un mix di natura, storia e modernità. In primavera, i vasti prati si animano di famiglie e sportivi per qualche ora all’ombra degli immensi pini marittimi. Il parco custodisce tesori preziosi come i resti della Villa della Piscina, antica residenza romana, e i tunnel sotterranei usati durante la Seconda Guerra Mondiale.

Raggiungibile con la metro C (stazione Centocelle), l’area verde è un esempio di come Roma sappia integrare il suo passato con spazi verdi rigenerati. In marzo e aprile, la luce primaverile rende le passeggiate ancora più piacevoli, tra profumi di erba fresca e scorci inattesi.

Parco degli Acquedotti a Roma

Fonte: 123RF

Arco di roccia che si affaccia sulle rovine del Parco degli Acquedotti, Roma, Italia

Parco delle Valli: la riserva segreta del Nomentano

Nel quartiere Conca d’Oro, il Parco delle Valli è un segreto ben custodito. Lungo il fiume Aniene, questa riserva di RomaNatura si accende in primavera con fiori e zone umide che ospitano aironi e anatre. I sentieri sterrati chiamano famiglie e corridori, mentre un capanno offre uno scorcio sul mondo degli uccelli. Raggiungibile con la metro B1, si anima grazie agli “Amici di Conca d’Oro” con eventi per i più piccoli. È un rifugio di pace, lontano dalle rotte più battute.

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Monti Tien Shan, viaggio nel regno segreto di ghiaccio, fuoco, leggende

Il silenzio che avvolge la catena dei Tien Shan ha qualcosa di assoluto. Non è soltanto il vento che sibila tra le creste rocciose, né l’aria rarefatta che taglia il respiro. È la consapevolezza di trovarsi in un angolo del mondo dove la distanza dal mare si misura in migliaia di chilometri, dove la presenza umana si dirada fino a scomparire, e dove ogni cima sembra sfiorare il cielo.

I Tien Shan (“Montagne Celesti”, come suggerisce la traduzione dal cinese) disegnano un confine naturale tra l’Asia centrale e la Cina, curvandosi verso sud-ovest e incrociando le titaniche strutture del Pamir e dell’Himalaya.

È proprio tra queste valli del Kirghizistan meridionale, a meno di venti chilometri dalla Cina, che si cela uno dei luoghi più straordinari del pianeta: il polo dell’inaccessibilità continentale. In altre parole, il punto dell’intero continente eurasiatico più distante da qualsiasi mare o oceano.

Intorno, a più di duemila chilometri, solo montagne, steppe e deserto. E nel cuore di tutto questo, le Tien Shan brillano come un miraggio di pietra e ghiaccio, regine incontrastate di un paesaggio che sa di isolamento e potenza primordiale.

Un gigante che attraversa l’Asia

Si estendono per oltre 2.500 chilometri attraverso Cina, Kirghizistan, Kazakistan, Tagikistan e Uzbekistan, e raggiungono in larghezza anche i 500 chilometri: i Tien Shan sono molto più di una catena montuosa. Sono un continente nel continente, un universo di creste, valli e nodi orografici che si irradiano dal centro dell’Asia come “vene su una mappa millenaria”. Dalle pianure del bacino di Junggar a nord alle distese desertiche del bacino di Tarim a sud-est, fino alla valle di Fergana dove le montagne si intrecciano con le catene del Pamir Alay, la colossale struttura si impone con una bellezza feroce e incontaminata.

Nel cuore del complesso montuoso si ergono due giganti. Il Jengish Chokusu, che con i 7.439 metri è la vetta più alta dei Tien Shan, si trova in un’area inospitale al confine tra Cina e Kirghizistan, irraggiungibile per la maggior parte dei viaggiatori.

Più accessibile ma non meno maestoso è il Khan Tengri, un triangolo perfetto di marmo rosato che sfiora i 7.010 metri e attira ogni anno alpinisti da tutto il mondo.

Un clima di contrasti estremi

Esplorare i Tien Shan significa anche confrontarsi con un clima che può cambiare in maniera repentina nel giro di poche ore. Le estati, seppur brevi, possono essere calde, ma non c’è da illudersi: gli inverni arrivano rapidi e violenti, con temperature che scendono ben sotto lo zero. Un clima continentale, scolpito dall’altitudine e dalla lontananza dal mare, che disegna un mosaico di condizioni estreme. Se le colline pedemontane respirano un’aria desertica e asciutta, le vette più alte sono spesso sferzate da venti gelidi e carichi di neve.

A ovest, i venti umidi che arrivano da lontano riescono a portare un po’ più di pioggia e un clima più mite, mentre le regioni orientali restano più secche e aride. Una tale varietà crea una serie di microclimi che si riflettono sul paesaggio e sulla biodiversità della catena montuosa, regalando scenari differenti nel giro di pochi chilometri.

La forza di una biodiversità millenaria

Le vaste aree di foreste di frutta e noci Arslanbob

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La grande foresta di noci selvatiche nella regione di Jalal-Abad in Kirghizistan

I Tien Shan non sono solo un monumento geologico: sono anche un santuario naturale. Le loro pendici ospitano una biodiversità straordinaria, frutto di millenni di evoluzione in un ambiente difficile ma protetto. Alla base delle montagne, tra pianure e colline, dominano le piante xerofite, l’assenzio e le specie più resistenti alla siccità. Ma salendo di quota, il paesaggio si trasforma: prima le praterie alpine, poi le foreste di conifere, fino ai limiti estremi della vegetazione.

Uno dei luoghi più emblematici è Arslanbob, nel sud-ovest del Kirghizistan, dove si estende la più grande foresta di noci al mondo nata spontaneamente. Qui crescono pistacchi, noci, ginepri e frutteti selvatici che raccontano di un passato in cui l’uomo viveva in simbiosi con la montagna.

Le foreste di aceri e pioppi, miste ad alberi da frutto come meli e albicocchi, punteggiano le valli, mentre più in alto svettano gli abeti rossi asiatici, custodi silenziosi delle cime innevate.

Un regno per creature selvatiche

In un paesaggio così variegato, anche la fauna ha trovato il modo di prosperare. I deserti pedemontani sono l’habitat di volpi, lupi, donnole, furetti e una miriade di piccoli roditori, ma è salendo verso le altitudini più impervie che si possono incontrare i veri protagonisti di queste montagne: il leopardo delle nevi, silenzioso e inafferrabile, regna sulle cime più alte, mentre argali e pecore selvatiche si muovono agili tra i dirupi.

L’importanza ecologica del Tien Shan ha un riconoscimento internazionale: il settore occidentale della catena è stato inserito tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO proprio per la sua biodiversità straordinaria, in particolare per la presenza di foreste di frutta selvatica tra le più estese e intatte del pianeta, fondamentali per la conservazione genetica delle specie.

Il paradiso degli uccelli e dei suoni della natura

Ma è forse l’avifauna che più sorprende chi si avventura nel cuore dei Tien Shan. Le valli e i versanti montuosi risuonano dei richiami del Cuculo comune, della Cutrettola grigia e dell’Usignolo verdastro, mentre il cielo è spesso attraversato dalla maestosità dell’Aquila reale o dal volo silenzioso del Nibbio bruno. I birdwatcher più esperti inseguono il canto dell’ibisbiglio nei pressi dei laghi d’alta quota, mentre nella foresta di Turanga si aggirano il raro Piccione dagli occhi gialli, il Picchio dalle ali bianche e lo Shikra.

Gli uccelli d’alta montagna, come il Gipeto, il Gracchio alpino e il Picchio muraiolo, sembrano danzare tra le rocce e le nevi eterne. Alcune specie, come il codirosso di Guldenstadt o il fringuello di Brandt, rappresentano autentiche rarità per gli ornitologi. E ancora, il canto acuto dell’Himalayan Rubythroat echeggia tra le gole, mescolandosi ai versi degli avvoltoi delle nevi, custodi antichi di un regno che sfida il tempo.

Dove il cielo incontra la terra

Cacciatore di aquile nel territorio dei Tien Shan in Kirghizistan

Fonte: iStock

Cacciatore di aquile in costume tradizionale

Chiamarle semplicemente montagne sarebbe riduttivo. I Tien Shan sono un confine e un ponte, una barriera naturale e al tempo stesso una via di passaggio antica. Sono il cuore geologico dell’Eurasia, ma anche un simbolo spirituale per le popolazioni che vi abitano. Il loro nome, “Montagne Celesti”, racchiude l’aura mistica che da sempre le avvolge. Un nome che parla di altezza, di reverenza, di legame tra l’uomo e l’universo.

Per chi le osserva da lontano, sono solo cime innevate. Ma per chi ha il privilegio di perdersi tra i loro sentieri, i Tien Shan rivelano la loro anima: quella di un mondo lontano da tutto, dove il tempo si è davvero fermato e la natura regna incontrastata. Un mondo che esiste ancora, in una valle remota del Kirghizistan, dove il cielo si riflette sulle rocce e ogni respiro sa di libertà.

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Chiang Dao, viaggio tra la natura e il misticismo di una Thailandia poco nota

La Thailandia è una destinazione molto nota, una terra amata a tutte le età e che ogni anno attira milioni di visitatori che desiderano scoprire quante più meraviglie possibili. Il Paese del sorriso, tuttavia, per fortuna conserva ancora dei luoghi che possiamo definire segreti, lontani dai circuiti di massa e per questo particolarmente misteriosi e autentici. Uno dei posti in questione si chiama Chiang Dao, e coloro che decidono di raggiungerlo hanno l’opportunità di fare un viaggio in una natura rigogliosa e ricca di misticismo, ma anche di tuffarsi in numerose (e interessanti) tradizioni antiche.

Dove si trova e come arrivare a Chiang Dao

Chiang Dao si trova nel Nord della Thailandia e, più precisamente, nella Provincia di Chiang Mai. Si tratta di una zona eccezionale, piena di montagne foreste, grotte, cascate e villaggi tribali. Qui, tra le altre cose, si produce un ottimo vino che, con i suoi poetici paesaggi, crea un connubio che le vale il soprannome di “Piccola Toscana della Thailandia”.

Pur essendo una zona del Paese non ancora invasa dai turisti, arrivarci è piuttosto semplice. I viaggiatori, infatti, hanno a disposizione diverse opzioni:

  • Auto o moto: la strada principale è la Highway 107 (Chiang Mai – Fang);
  • Autobus o minivan: partono dalla Chang Phuak Bus Station di Chiang Mai;
  • Taxi: prenotabili tramite applicazioni.

L’aeroporto più vicino è il Chiang Mai International Airport, ma a disposizione ci sono anche autobus notturni e treni in partenza da Bangkok.

Cosa fare a Chiang Dao

Chiang Dao in sé non è niente di sorprendente: se si cercano templi stravaganti o architetture pazzesche non è qui che si deve venire. Si raggiunge questa zona della Thailandia per avere un contatto intimo e profondo con la natura, per salire sui fianchi di montagne impervie e per avere a che fare in maniera ancora più profonda con lo spirito accogliente e gentile dei thailandesi. Aria fresca, pulita, e il silenzio sono gli ingredienti fondamentali di una sosta da queste parti, ma anche cieli stellati e privi di inquinamento luminoso.

Birdwatching (e non solo) al Doi Luang Chiang Dao

La bellissima località di Chiang Dao non sarà la più incredibile in fatto di strutture uniche nel loro genere, ma senza ombra di dubbio incanta per la sua imponente natura: è proprio qui che sorge la terza montagna più alta del Paese (circa 2270 metri), il Doi Luang Chiang Dao. Parte del Chiang Dao Wildlife Sanctuary, è l’ideale per gli amati del birdwatching, tanto che è uno degli spot più visitati della Thailandia grazie alla presenza di oltre 300 specie di uccelli, tra cui alcune piuttosto rare.

Doi Luang Chiang Dao, Thailandia

Fonte: iStock

Tipico panorama di Chiang Dao

È bene sapere, tuttavia, che l’accesso a questo gigante della natura  è consentito solo nella stagione secca, e non tutti gli anni. Per questo motivo, è importante informarsi sui siti ufficiali di riferimento e/o direttamente in loco. A disposizione ci sono anche diverse escursioni, tra cui:

  • Percorso Den Yah Chad-Ang Saloong: lungo circa 8,5 chilometri (e con un punto di sosta per la notte);
  • Percorso Pang Wua-Ang Saloong: con quasi le stesse identiche caratteristiche dell’altro sentiero ma con una lunghezza di 6,5 chilometri.

Trekking nel Parco Nazionale Sri Lanna

Il meraviglioso Parco Nazionale Sri Lanna è l’ottavo, in termini di grandezza, della Thailandia. Ospita animali selvatici, foreste lussureggianti e sorgenti d’acqua che ipnotizzano con il loro fruscio. Dedicandosi al trekking è possibile ammirare diverse meraviglie della natura, da scoprire con tutta la calma che si desidera perché al suo interno vi sono anche possibilità di campeggio.

Famoso per le sue foreste sempreverdi, i sentieri panoramici e la possibilità di esplorare la cultura delle tribù locali, richiede un paio di giorni minimo per essere visitato al meglio.

Scoprire i villaggi tribali

Nella zona di Chiang Dao si trovano alcuni villaggi tribali, in cinque dei quali dimorano sette delle principali minoranze etniche del Nord del Paese. Per la precisione sono Akha, Lisu, Lahu, Karen e Palong (Dara-Ang) e raggiungendoli si ha l’occasione di conoscere la loro antichissima (e particolare) cultura, i tessuti tradizionali, abiti tipici e persino partecipare a tour fotografici specializzati.

Andare in kayak sul Lago Mae Ngat

Il Lago Mae Ngat sorge all’interno del sopracitato Parco Nazionale Sri Lanna e si tratta di un bacino artificiale creato dalla costruzione della diga Mae Ngat Somboon Chon, nell’ormai lontano 1986. Attualmente è una vera e propria area ricreativa, dove si può andare in kayak, nuotare e anche soggiornare in curiose case galleggianti, simili a quelle che si trovano nell’altrettanto affascinante Parco nazionale di Khao Sok.

Lago Mae Ngat, Chiang Dao

Fonte: iStock

Casa galleggiante del Lago Mae Ngat

Fare un bagno nella piscina della Sticky Waterfall

Il nome, Sticky Waterfall, dice già tutto: la cascata scorre su una superficie di rocce calcaree che non è scivolosa, e che quindi consente alle persone di arrampicarsi senza rischiare di scivolare. Il suo nome può essere infatti tradotto come “Cascata Appiccicosa”, grazie alla composizione delle rocce abbastanza ruvide.

Qui è possibile fare anche un bagno, poiché l’acqua è piuttosto pulita. In più, durante la stagione secca non ci sono forti correnti. È sempre importante tenere a mente, però, che occorre fare molta attenzione alle condizioni meteorologiche a quelle del terreno.

Rilassarsi alle “terme” di Chiang Dao

Chiang Dao offre anche la possibilità di rilassarsi nelle sue sorgenti termali, con acque ricche di minerali, che si dice abbiano effetti benefici per la pelle e per la salute generale. Anche qui serve molta prudenza, perché in alcune zone la temperatura dell’acqua può raggiungere persino gli 80°C . Dotate di strutture turistiche, è presente anche un’area per il picnic e sono anche il punto di partenza ideale per fare escursioni o trekking nelle vicinanze, godendo di una vista sontuosa sulle montagne.

Cosa vedere a Chiang Dao

Come accennato in precedenza, Chiang Dao è la meta ottimale per chi desidera fare esperienze a contatto con la natura, ma non mancano di certo alcuni punti di interesse che vale la pena conoscere.

Wat Tham Chiang Dao

Se cercate fascino e spiritualità non dovete assolutamente perdervi il Wat Tham Chiang Dao. Si trova ai piedi del Doi Luang Chiang Dao, e colpisce per la sua posizione spettacolare e per l’atmosfera mistica che lo circonda.

Sorge infatti all’interno di un complesso di grotte naturali che si estendono lungo la montagna, utilizzate dai monaci per la meditazione e per pratiche spirituali. La cavità principale è la culla di una grande statua del Buddha, ma anche di stalattiti e stalagmiti che creano un’atmosfera davvero sorprendente.

Wat Tham Chiang Dao, Thailandia

Fonte: iStock

Il bellissimo Wat Tham Chiang Dao

Wat Tham Pha Plong

Non lontano dal tempio precedente sorge il Wat Tham Pha Plong. Si trova in cima a una collina dalla quale si gode di una vista affascinante, e per arrivarci è necessario salire una lunga scalinata (impreziosita da statue di draghi e altre decorazioni religiose) attraverso una fitta vegetazione di foresta tropicale.

Costruito in uno stile tradizionale, con statue di Buddha e ornamenti che riflettono la spiritualità della scuola Theravada, è anch’esso noto per essere un centro di meditazione, tanto da rappresentare uno dei luoghi migliori per trovare tranquillità e pace interiore.

Wat Phra That Doi Mon Ching

C’è poi il Wat Phra That Doi Mon Ching, un altro tempio interessante (non molto facile da raggiungere) che incanta per la presenza di una “roccia d’oro”: è simile alla celebre Golden Rock della Pagoda Kyaiktiyo in Myanmar.

Wat Mae Eed

Poi ancora il Wat Mae Eed, con una splendida vista sulla montagna e sulla città, dove prende vita il particolarissimo Giardino del Purgatorio che raffigura il destino di coloro che non seguono le cinque principali regole del Buddismo. Parliamo perciò di un’area riflessiva e simbolica, il cui scopo è quello di invitare i visitatori a riflettere sul loro comportamento e sulle conseguenze karmiche delle loro azioni.

Mercato del martedì mattina

Se vi trovate a Chiang Dao il martedì mattina non saltate una visita al suo mercato settimanale: è frequentato da persone di diversi gruppi etnici, ed è quindi l’occasione ideale per conoscere (e magari acquistare) i loro prodotti tipici e osservare i loro coloratissimi abiti tradizionali.

Tribù Chiag Dao

Fonte: Getty Images

Alcuni abiti tradizionali

Phra That Doi Chiang Dao

Infine il Phra That Doi Chiang Dao, un tempio molto venerato dalla popolazione locale. Per raggiungerlo è necessario percorrere una strada stretta e ripida (sì, serve un po’ di impegno, ma i panorami fanno passare in secondo piano la fatica).

Dalle origini molto antiche, sfoggia un chedi dorato che ospita una reliquia sacra e una statua enorme che raffigura il Phra Narasabho Mahathera, un monaco che ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione del Buddismo.

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Monte Tre Pizzi, il balcone affacciato sulla Costa dei Gelsomini

Esiste un angolo della Calabria dove la montagna si trasforma in palcoscenico naturale e lo sguardo si perde tra cielo e mare. Si tratta del Monte Tre Pizzi, che svetta maestoso tra i comuni di Antonimina e Ciminà, nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte, e lo fa con una forma inconfondibile: tre vette che si ergono fiere come dita di una mano che indicano l’infinito. E non è soltanto la struttura a renderlo affascinante, ma anche la sua doppia identità.

C’è chi sostiene che la vetta centrale, chiamata Monte di Mezzo, raggiunga i 1.426 metri, mentre altre fonti la collocano più in basso, intorno ai 720 metri. Una cosa, però, è certa: da quassù la vista abbraccia l’intera Riviera dei Gelsomini e arriva fino allo Jonio, con una delle vedute più suggestive dell’intera regione.

Le tre punte che danno il nome al monte (Monte S. Michele, Monte di Mezzo e Monte Catiello) sembrano dialogare tra loro in un eterno equilibrio roccioso. Alcuni dicono che “Tre Pizzi” significhi semplicemente “tre cime”, altri preferiscono credere che derivi da “monte bianco”, un appellativo evocativo come le nuvole che talvolta si adagiano sulle sue sommità. In ogni caso, il Monte Tre Pizzi è una meta perfetta per chi ama camminare, respirare a pieni polmoni e sentirsi parte della natura.

Escursioni al Monte Tre Pizzi

Salire al Monte Tre Pizzi significa ritrovarsi in un “mosaico naturale” che cambia colore e consistenza a ogni passo. I percorsi invitano a lasciarsi sorprendere dalla bellezza autentica dell’Aspromonte per un’esperienza visiva, sensoriale e quasi spirituale.

Dalla vetta, il panorama si apre come una mappa incantata: le pendici ondulate dell’Aspromonte accompagnano lo sguardo verso le fiumare, quelle distese bianche e increspate che solcano la terra come vene d’acqua. Poi, d’improvviso, la vista si spalanca sul mare, sulla Costa dei Gelsomini che brilla sotto il sole. Da qui si distinguono chiaramente Roccella Ionica, il castello che la sovrasta, e le vette più alte che disegnano l’orizzonte calabrese. Uno spettacolo che regala la sensazione di aver raggiunto la cima del mondo.

Escursione da Antonimina (Reggio Calabria)

Partendo da Antonimina si entra subito in un paesaggio rurale che racconta la vita di chi abita questi luoghi. I primi passi si muovono tra campi coltivati a cereali, foraggi per il bestiame e colline addolcite da muretti a secco che sostengono uliveti e appezzamenti ordinati. Salendo, la macchia mediterranea comincia a farsi più fitta e profumata: erica, mirto, ginestra e corbezzoli disegnano un quadro che cambia, fino a lasciare spazio al bosco, fatto di lecci, querce e pini che si alternano in un gioco di ombre e luci.

Quando si raggiunge quota 752 metri, il sentiero diventa più dolce, con qualche saliscendi che anticipa l’arrivo alla cima. E da lassù, dalla cosiddetta “Terrezza”, si apre una visione che lascia senza fiato: Gerace con la sua rocca, Pietra Cappa che emerge come un gigante di pietra, la cima di Montalto e la Limina. È un susseguirsi di vertici, creste e promontori che compongono la vasta sinfonia dell’Aspromonte Ionico.

Nel viaggio di ritorno si cambia versante e si attraversa una zona ancora più selvaggia. La macchia mediterranea torna a farsi protagonista, insieme ad alcuni allevamenti di capre e pecore che pascolano in libertà. Passando per la “Grutta du mutu”, rifugio leggendario di un pastore eremita, il sentiero conduce fino alla località Zefrò, con i suoi campi coltivati a ulivi e cereali. Da lì, un’ultima discesa riporta ad Antonimina, dove si chiude il cerchio di un’escursione lunga circa sei ore, impegnativa ma colma di meraviglia.

Escursione da Ciminà (Reggio Calabria)

Chi preferisce una versione più breve e immediata dell’escursione può scegliere di partire da Ciminà. Si arriva in auto fino alla Strada Provinciale SP36 e, dopo circa dieci minuti, si lascia la macchina in uno spiazzo segnalato.

Poco distante, nei pressi di un’edicola votiva, inizia il sentiero CAI 213, ben indicato dai cartelli. Da qui il cammino richiede poco più di un’ora per l’andata e il ritorno, donando comunque la possibilità di godere di panorami spettacolari e della pace che solo la montagna sa donare.

Escursione da Piano di Moleti

Infine, se desiderate allungare il piacere del cammino, la partenza da Piano di Moleti è la scelta giusta. Il sentiero CAI 213 in questo tratto lambisce le fragorose Cascate Caccamelle, per un tocco di magia alla camminata.

La durata complessiva dell’escursione si aggira intorno alle cinque ore, per un totale di otto chilometri, in un susseguirsi di paesaggi che affascinano passo dopo passo.

I punti di interesse del Monte Tre Pizzi

Il Monte Tre Pizzi non è solo natura: è anche memoria, spiritualità e testimonianze di un tempo che fu. Le tre punte, che si stagliano come sentinelle granitiche, si affacciano su un paesaggio che è insieme ruvido e poetico. Le fiumare di Condoianni, Antonimina e Gerace serpeggiano sotto lo sguardo attento del monte, che le domina con la calma solenne di chi ha visto passare secoli.

Salire alla cima significa conquistare una delle vedute più spettacolari della regione: da Capo Spartivento a Punta Stilo, passando per la Rocca di Gerace, Pietra Castello, Pietra Lunga, fino a Montalto e alla Limina, l’Aspromonte si svela in tutta la sua maestosità. Un panorama a 360 gradi che scalda il cuore.

Ma ai piedi del gigante roccioso si cela anche una storia antica, di preghiera e pellegrinaggi. Alcuni ruderi, ancora visibili, testimoniano la presenza di un convento di frati eremiti, forse risalente al XII secolo. Un tempo, la montagna era meta di devoti provenienti da tutta la Locride che si radunavano qui per l’annuale fiera di bestiame in onore di San Pietro.

Ancora oggi i suoi sentieri raccontano antiche memorie, tra il profumo di lentisco e il fruscio delle foglie di leccio.

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Charco de los Clicos è un lago tutto verde, un qualcosa di surreale

Se città come Barcellona e Madrid sono mete predilette degli appassionati d’arte e Ibiza è l’isola del divertimento e delle good vibes estive, Lanzarote è invece la destinazione che preferiscono i viaggiatori più avventurosi.

Parliamo infatti di un’isola selvaggia, dalle mille sfaccettature, dove la natura scolpisce scenari quasi irreali e ricchi di luoghi incredibili. Tra le meraviglie più sorprendenti di Lanzarote c’è senza ombra di dubbio il Charco de los Clicos, un piccolo lago verde smeraldo incastonato nel cratere di un antico vulcano, a pochi passi dall’oceano. Scopriamo insieme alcune curiosità su questo peculiare e affascinante luogo di Lanzarote.

Dove si trova e perché è verde

Il Charco de los Clicos è ciò che resta di un antico cratere vulcanico parzialmente eroso dall’oceano. Le sue acque, di un verde intenso e brillante, devono il loro colore alla presenza di un’alga microscopica che prospera in condizioni di elevata salinità. Questo fenomeno, che si unisce poi anche alla profondità del lago stesso e alla luce che si riflette sulla superficie, crea un effetto ottico straordinario, rendendo per l’appunto le acque verdissime.

Tale meraviglia si trova sulla costa occidentale dell’isola, vicino al villaggio di El Golfo, un sito che è stato dichiarato Riserva Naturale per la sua unicità e il valore ecologico, diventando una delle attrazioni più spettacolari dell’isola.

Il contrasto tra il nero della sabbia vulcanica, il blu profondo del mare e il verde brillante delle acque del Charco de Los Clicos mettono in mostra uno scenario da sogno, quasi alieno, che attira visitatori da tutto il mondo.

Charco de los Clicos, Lanzarote

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Il lago verde e il contrasto con la spiaggia di lava nera

Come vedere il lago verde di Lanzarote?

Per godersi al massimo questa meraviglia naturale di Lanzarote, il punto di partenza ideale è il belvedere di El Golfo, un posto perfetto per ammirare il panorama e scattare foto incredibili. Da qui si ha una vista spettacolare sul lago verde, sulla spiaggia di sabbia nera e sull’oceano che si estende all’orizzonte. Il momento migliore per andarci? Al tramonto, senza dubbio, quando il cielo si infiamma di rosso e arancione. Il paesaggio, infatti, diventa magico e la luce crea riflessi incredibili sull’acqua del lago e sulle rocce vulcaniche circostanti.

Se si ha voglia di esplorare da vicino questo scenario incredibile della Spagna, invece, dal belvedere si può imboccare il sentiero panoramico che scende fino alla spiaggia. Qui si può camminare sulla sabbia vulcanica, osservare le particolari formazioni rocciose modellate dal vento e dal mare e sentire l’energia primordiale di questo posto unico.

A soli 100 metri dal lago, inoltre, ci si può godere i raggi del sole e prendere un po’ di tintarella lungo il tratto di spiaggia che si chiama Playa de El Golfo, un pezzo di litorale di sabbia nera formata da frammenti di lava solidificata. Qui il paesaggio sembra realmente essere uscito da un’altra dimensione: la scogliera rossa e nera che circonda il lago racconta milioni di anni di storia geologica, testimoniando la potenza delle eruzioni che hanno plasmato questa splendida isola delle Canarie.

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Le Terme di Colà sono un’oasi di pace a due passi dal Lago di Garda

Immerso tra le dolci colline moreniche ricoperte da vigneti e uliveti, a due passi dalle sponde veronesi del Lago di Garda, sorge un luogo in cui l’acqua termale si unisce a un paesaggio incantevole e a servizi di alta qualità: le Terme di Colà, ovvero il Parco Termale del Garda Villa dei Cedri. Una SPA naturale formata da un ampio parco da 13 ettari con piante secolari, laghi d’acqua calda che raggiungono i 39°C, idromassaggi, fontane, cascate e molto altro. Un ambiente che sembra fatato, in cui rilassare corpo e mente, coccolati dai servizi di benessere offerti.

L’acqua termale di Colà (frazione del grazioso Comune di Lazise) è caratterizzata da bicarbonato, calcio e magnesio, oltre che da una significativa presenza di silicio e di altri minerali. Caratteristiche che la rendono ricca di proprietà terapeutiche riconosciute anche dal ministero della Sanità: l’acqua minerale naturale delle Terme di Colà, infatti, è ottima per la “balneoterapia e per l’utilizzo nella cura delle malattie artro-reumatiche, nella riabilitazione motoria, nei postumi di flebopatie e nelle malattie cutanee”. Non solo, questo parco è una meta ideale anche per tutti coloro che cercano semplicemente un’oasi di pace immersa nella natura e a due passi dal Lago di Garda, dove trascorrere alcune ore in totale relax cullati dalle calde acque termali.

Come arrivare alle Terme di Colà

Il Parco Termale del Garda di Villa dei Cedri, si trova a Colà, frazione di Lazise a circa 25 km da Verona e a soli 11 km da Peschiera del Garda. In particolare, l’ingresso al Parco Termale di Colà e alla reception si trova in via Madonna n.23.

Per raggiungere le Terme di Colà in auto, con provenienza da Nord, si prende l’A22 e si esce ad Affi, direzione Lago di Garda Sud. Arrivando da Verona o da Milano, si percorre l’A4 con uscita Peschiera del Garda.

In alternativa, si possono raggiungere anche con i mezzi pubblici: in treno, da Nord si prende la linea Brennero fino a Rovereto e da lì si prosegue in pullman per circa 40 km, mentre se si arriva da Sud si può optare per la stazione di Peschiera o di Desenzano, proseguendo anche in tal caso in bus o in taxi.

In autobus, dalla stazione di Verona Porta Nuova parte la linea 163, mentre da Lazise la linea 164. Per consultare tutte le corse disponibili, consigliamo di controllare il sito del gestore Atv Verona.

Giorni apertura e orari Terme di Colà

Le Terme di Colà sono aperte al pubblico tutto l’anno, con orari diversi in base alla zona della struttura e ai giorni:

  • Parco Termale: 9:30 – 23:00 dal lunedì al venerdì e la domenica, 9:30-01:00 il sabato;
  • Centro benessere: 9:30 – 13:30 / 14:00 – 18:00 dal lunedì al venerdì e la domenica, 9:30 – 13:30 / 14:00 – 18:00 / 18:30 – 22:30 il sabato;
  • Piscina Termale semi-coperta: 9:30 – 22:00 tutti i giorni.

Prezzi Terme di Colà

L’ingresso giornaliero al Parco Termale delle Terme di Colà ha un costo di 40 euro per adulti, che scendono a 33 euro in caso di ingresso pomeridiano, dopo le 17:00. Per ragazzi da cm 120 cm a 150 cm di altezza è prevista una tariffa ridotta di 25 euro (sia giornaliero che pomeridiano). I bambini sotto ai 120 cm di altezza, invece, non pagano l’ingresso.

L’ingresso al Centro Benessere del Parco Villa dei Cedri, che include anche il noleggio di accappatoio e telo e che è riservato solo ai maggiori di 18 anni, prevede invece il pagamento di un biglietto di 40 euro, scontato a 38 se si acquista online.

È possibile scegliere anche il biglietto combinato Parco + Centro Benessere a un costo di 70 euro a persona. La tariffa è ridotta per bambini tra i 120 e i 150 cm di altezza, e gratuita per quelli inferiori a 120 cm.

Se si vuole accedere alla sola Piscina Termale semi-coperta, infine, il biglietto di ingresso costa 25 se giornaliero, 20 euro se pomeridiano (dalle 16:00).

I biglietti d’ingresso possono essere acquistati nella biglietteria in loco oppure online. Se si desidera accedere al Centro Benessere, è necessaria la prenotazione anticipata (chiamando il numero 045 64 900 24).

Trattamenti e servizi Terme di Colà

L’acqua di Villa dei Cedri, nelle Terme di Colà, sgorga da due falde situate ad una profondità di 160 e 200 metri. Fuoriesce rispettivamente a 37° e 42° gradi, e una volta raggiunte le piscine termali si assesta a una temperatura di circa 33° C tutto l’anno. Nel Lago Termale Grande, inoltre, si trovano immerse 3 vasche all’interno delle quali le temperature sono superiori e raggiungono i 37°-39°C. Nel Lago Piccolo del Parco Termale, invece, la temperatura dell’acqua è attorno ai 29°-30°C.

Se siete curiosi di scoprire tutti i servizi e le opportunità offerti dalle Terme di Colà di Lazise, tra le terme più belle d’Italia, ecco tutto quello che non dovete perdervi:

  • Parco Termale: composto da un Lago Termale Grande con vasche a temperatura differenziata, cascate cervicali, geyers e idromassaggi, collegato al Pantheon Termale con accesso dalla Grotta Antica (una suggestiva conca naturale e intima, illuminata da luci soffuse durante la sera e in cui rilassarsi con i getti degli idromassaggi). Completano il Parco le ampie zone relax immerse nel verde, il Lago Termale Piccolo (con vasca a temperatura differenziata e idromassaggi – accessibile solo in estate) e la suggestiva serra del Giardino d’Inverno (ampia area relax totalmente in vetro e ferro, come una vera serra d’altri tempi, che offre lettini al coperto, spogliatoi e servizi);
  • Centro Benessere: composto dal percorso saune (2 saune finlandesi, bio-sauna, grande bagno turco con cromo e aromaterapia, stanza del sale e grande bio-sauna esterna), Piscina Termale, Centro Estetico per trattamenti e massaggi, e servizi (accappatoio, armadietti, spogliatoi);
  • Piscina Termale semi-coperta: comprende la balneazione nella piscina coperta/scoperta alimentata con acqua termale, dotata di idromassaggi, vasca a temperatura differenziata e cascate cervicali, oltre a spogliatoi e servizi.

Info utili Terme di Colà

Tutti coloro che arrivano alle Terme di Colà in auto possono lasciare il mezzo in uno dei due grandi parcheggi a pagamento (5 euro per i clienti) a due passi dall’entrata (si trova in via dei Miniscalchi n. 6).

Il Parco Termale Villa dei Cedri è accessibile anche per le persone con disabilità (che possono usufruire anche di un prezzo agevolato mostrando alle casse della biglietteria la documentazione adeguata). È possibile anche richiedere il trasporto dalla biglietteria alla Serra – Giardino d’Inverno con una golf car, se si hanno difficoltà deambulatorie. Nel lago principale, inoltre, è presente il sollevatore che permette l’accesso all’acqua.

Nella Serra – Giardino d’Inverno, situata di fronte al lago principale esterno delle terme, si trovano tutti i servizi utili: dagli spogliatoi al noleggio armadietti (3 euro al giorno), zona relax riscaldata con lettini, e infine l’area ristorazione. Quest’ultima è composta da una tavola calda self-service e da un bar.

Nel Parco Termale di Villa dei Cedri e nel Centro Benessere, infine, non è obbligatorio indossare la cuffia (lo è invece per l’accesso alla Piscina Termale Semi-coperta). Tutte le informazioni aggiornate sono consultabili sul sito ufficiale della struttura, oppure chiamando al numero 045 7590988 o inviando una mail a villadeicedri@villadeicedri.com.