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La Valle del Gran San Bernardo, scrigno di emozioni alpine

Tra le pieghe delle Alpi, la Valle del Gran San Bernardo si svela come una terra di passaggio e di scoperta, una cerniera tra l’Italia e il resto d’Europa.

Amena vallata valdostana, custodisce da millenni le orme di viandanti, pellegrini e conquistatori, incastonata lungo la storica Via Francigena, dove il cammino diviene un rituale, il passo cadenzato dei pellegrini carichi di zaini si confonde con il respiro delle montagne, mentre la strada sale verso il Colle del Gran San Bernardo, valico che racconta la storia stessa dei popoli.

Non soltanto: si tratta di una via che nei secoli ha rivestito un ruolo fondamentale per commerci, eserciti e civiltà. Già i Romani la utilizzavano per connettere la penisola alle terre transalpine, e ancor prima le antiche popolazioni preistoriche avevano tracciato il loro passaggio tra questi monti.

Ancora, Napoleone Bonaparte scelse proprio il Colle del Gran San Bernardo per condurre il suo esercito di 40.000 uomini in Italia, un episodio che riecheggia ancora oggi nei racconti popolari e nelle celebrazioni locali. L’essenza del passato rivive nei borghi medievali, come Etroubles, e nelle tradizioni che evocano le imprese napoleoniche, come il Carnevale della “Coumba Freida”, quando i costumi delle landzette rievocano le divise dei soldati.

Ma la Valle del Gran San Bernardo non è solo storia. È un paradiso per chi ama la montagna, laddove il trekking consente di lasciarsi sorprendere dalla bellezza dei panorami, e il gusto si fa autentico nei sapori intensi della Fontina DOP e del Jambon de Bosses, prodotti simbolo di una terra da conoscere e amare.

Dove si trova

La Valle del Gran San Bernardo, o Vallée du Grand-Saint-Bernard in francese, si snoda come un nastro montano dalla conca di Aosta fino al Colle omonimo, a 2.475 metri d’altitudine, storico passaggio che collega l’Italia alla Svizzera.

Ad accompagnare il viaggio nella valle è il fiume Artanavaz, che serpeggia tra comuni dal fascino alpino come Gignod, Etroubles, Saint-Oyen e Saint-Rhémy-en-Bosses. Il paesaggio si eleva fino a cime imponenti come il Monte Vélan (3.731 metri) e il Grand Golliat (3.238 metri), sentinelle di pietra che vegliano sulla valle con la loro presenza maestosa.

Cosa vedere nella Valle del Gran San Bernardo

Favoloso borgo di Saint Rhemy en Bosses

Fonte: iStock

Vista idilliaca del bellissimo villaggio di Saint Rhemy en Bosses

Il Colle del Gran San Bernardo

Punto d’arrivo e di partenza, il Colle del Gran San Bernardo è il cuore pulsante della valle. A 2.475 metri, il simbolico passo alpino è un luogo sospeso tra cielo e terra, un panorama idilliaco in cui il lago dalle limpide acque riflette il profilo delle vette tutt’intorno.

Durante i mesi invernali, il colle si chiude in un abbraccio gelido, con temperature che sfiorano i -40°C e la neve che rende il passaggio inaccessibile. Ma in estate, la strada si riapre e il valico diventa una meta da non perdere.

Da ammirare anche l’antico Ospizio, fondato da San Bernardo nell’XI secolo per accogliere i viandanti e proteggerli dalle insidie della montagna. È proprio tra queste mura che nacque la leggenda dei cani San Bernardo, allevati dai monaci per soccorrere i viaggiatori dispersi tra le nevi.

Oggi il Museo del Cane San Bernardo ne racconta la storia affascinante, e in estate è possibile passeggiare in compagnia di questi giganti dal cuore tenero.

Etroubles

Adagiato tra le montagne, il borgo medievale di Etroubles è un luogo in cui il passato si fonde con l’arte. Con appena 500 abitanti, fa parte dei Borghi più belli d’Italia e ospita il primo museo a cielo aperto della Valle d’Aosta. Le strade acciottolate diventano una galleria d’arte in cui murales e sculture dialogano con l’antica architettura alpina ed evocano le storie di pellegrini e viaggiatori della Via Francigena.

Un viaggio ad Etroubles è anche un viaggio nei sapori di montagna: la latteria turnaria, risalente al 1853, racconta con gli strumenti d’epoca il profondo legame con la lavorazione del latte, da cui nascono prelibatezze come la Fontina e il séras.

Saint-Rhémy-En-Bosses

Ultimo avamposto prima del Colle del Gran San Bernardo, Saint-Rhémy-En-Bosses è un piccolo gioiello tra storia e natura. Nel passato era una mansio romana, un luogo di sosta strategico per i viaggiatori che attraversavano le Alpi. Oggi il borgo conserva il fascino di un tempo, con le case in pietra e il castello di Bosses, costruito nel 1095 e ancora testimone di secoli di vicende.

Ma Saint-Rhémy è anche il regno del gusto: il prosciutto Jambon de Bosses DOP è una delle eccellenze gastronomiche della regione, stagionato a oltre 1.600 metri per un sapore unico e inconfondibile.

Per chi ama camminare, la Fonte di Citrin rappresenta una sosta rigenerante, con le acque ferruginose conosciute fin dall’antichità.

Cosa fare in ogni stagione

Gran San Bernardo in inverno

Fonte: iStock

Inverno al Gran San Bernardo

Estate tra trekking e alpinismo

L’estate nella Valle del Gran San Bernardo è un inno alla natura. I sentieri si snodano tra boschi e vette, con percorsi per ogni livello di esperienza: dall’Alta Via n.1 ai tour transfrontalieri, fino alle escursioni verso i laghi alpini e i rifugi d’alta quota.

Per gli amanti della roccia, la parete di Ollomont e la sua palestra artificiale sono una miniera di sfide entusiasmanti. Chi cerca il relax può invece optare per il golf a Gignod o per una giornata di pesca nelle trasparenti acque del lago di Place Moulin.

Inverno tra sci e avventura sulla neve

D’inverno la valle si trasforma in un paesaggio da cartolina, con comprensori sciistici come Crévacol e Ollomont, ideali per chi vuole godere delle piste lontano dalle folle.

A Saint-Oyen, il parco giochi sulla neve è perfetto per divertirsi con slitte e gommoni. Ancora, per gli appassionati di fondo, la pista che collega Etroubles a Saint-Rhémy-en-Bosses regala un’esperienza immersa nella natura, mentre gli itinerari per ciaspole e sci alpinismo conducono a vette spettacolari come la Col Serena.

Storia e tradizioni della valle

Il Carnevale della Coumba Freida è una coinvolgente celebrazione che affonda le radici nel passaggio delle truppe napoleoniche del 1800. Le maschere, le landzette, indossano costumi variopinti ispirati alle uniformi dei soldati francesi, arricchiti da dettagli ricamati a mano, campanelli e crini di cavallo. Tali elementi non sono solo decorativi, ma simbolici: servono a scacciare gli spiriti maligni dell’inverno, in una danza che mescola storia e superstizione.

La Désalpe des Barrys segna invece un momento emozionante della vita alpina: il ritorno dei cani San Bernardo dall’alpeggio. Cani splendidi, allevati nell’Ospizio del Colle del Gran San Bernardo, vengono celebrati in una cerimonia che anticipa l’inverno, un tributo alla loro importanza nel soccorso e nell’accompagnamento dei viandanti tra le montagne.

Infine, la Bataille des Reines è una manifestazione che incarna la cultura pastorale della Valle d’Aosta. Le vacche regine, le “reines”, si sfidano in combattimenti rituali, senza violenza, per determinare la gerarchia nel branco. È una tradizione secolare che rende omaggio alla resistenza e alla forza alpina, un momento di aggregazione che richiama spettatori da tutta la regione.

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Alla scoperta della via Francigena Toscana: l’itinerario più bello

Un cammino magico ed emozionante che da oltre mille anni collega città, persone, luoghi, mettendo in contatto culture diverse e portando i pellegrini alla scoperta di paesaggi unici. Stiamo parlando della via Francigena, protagonista di un viaggio in grado di creare una connessione fra epoche e culture diverse, regalando un’esperienza dal valore inestimabile.

Ma cos’è la via Francigena? Si tratta di un’antichissima via di comunicazione che collegava la Francia a Roma nell’Alto Medioevo. Il suo nome – non a caso – significa “strada originata dalla Francia”.

Nel corso del tempo quest’unica via si è sviluppata in vari itinerari provenienti da regioni e città differenti. Così tanto che oggi parlando della via Francigena facciamo riferimento ad un insieme di percorsi più che ad un unico itinerario.

Fra gli itinerari il più celebre è senza dubbio quello descritto nel 990 dall’arcivescovo Sigerico che percorse la strada da Canterbury, in Inghilterra, sino a Roma, annotando in un diario tutte le tappe del viaggio. Da allora molti pellegrini e curiosi, spinti dall’esempio dell’arcivescovo hanno percorso questa via, attraversando prima la Francia, poi l’Italia in un susseguirsi di esperienze e paesaggi.

Oggi, a distanza di secoli dal viaggio di Sigerico, la via Francigena, con i suoi numerosi itinerari, è diventata un esempio straordinario di turismo sostenibile e slow. L’ideale per chi desidera vivere un’esperienza unica, scoprendo terre meravigliose, fra borghi pittoreschi, monasteri, siti archeologici e cattedrali.

La magia della via Francigena Toscana

La zona più emozionante della via Francigena è senza dubbio quella Toscana. Il percorso infatti porta i viaggiatori alla scoperta della bellezza di questo territorio e delle sue numerose sfumature, dalle pievi ai castelli, passando per i borghi, i boschi e le torri. Toccando luoghi di inestimabile valore storico e culturale come Lucca, Siena, San Minato, San Gimignano e la Val D’Orcia.

Indicazioni via Francigena Toscana

Come organizzare un viaggio nella via Francigena Toscana

Un viaggio nella via Francigena Toscana rappresenta un’esperienza unica e indimenticabile da affrontare con il giusto spirito e con la consapevolezza che si vivranno emozioni straordinarie. Partire preparati dunque è importantissimo, conoscendo sia il percorso che le tappe, ma anche organizzando l’attrezzatura e i tempi per non farsi trovare impreparati.

Il consiglio è quello di rivolgersi ad esperti del settore come SloWays, tour operator italiano specializzato in viaggi a piedi lungo i grandi cammini sia d’Italia che d’Europa che offre un cammino facile via Francigena. In questo caso le diverse tappe del viaggio sono pensate per offrire strutture utili per pernottare e sistemazioni che consentano di vivere il percorso in completa serenità, anche accorciando gli spostamenti tramite mezzi pubblici o trasferimenti. L’ideale per godersi davvero un’esperienza che resterà impressa per sempre nella mente.

Le tappe della via Francigena in Toscana

Le tappe della via Francigena in Toscana sono in tutto 15 con diversi livelli di difficoltà. Il percorso più amato è senza dubbio quello che collega la città di Lucca a Siena, l’ideale per scoprire questa regione e le sue innumerevoli bellezze, dal cibo alla cultura sino all’arte.

Il viaggio inizia dalle torri di Lucca e dalla sua Piazza Anfiteatro, proseguendo poi in direzione della città medievale di San Minato. Immaginate poi di camminare lungo le strade circondate dai cipressi, godendovi la vita dei vigneti e delle morbide colline. Le altre tappe del percorso prevedono soste a San Gimignano e Monteriggioni, fra sentieri e paesaggi da cartolina. Sino ad arrivare a Siena, nell’iconica Piazza del Campo dove si svolge il Palio.

via francigena toscana

Fonte: iStock Photos

via francigena toscana

L’itinerario da Lucca a Siena proposto da SloWays, è facile e perfetto per chiunque, anche per chi non ha mai vissuto questa esperienza. Per affrontarlo non serve un allenamento specifico e consente di prepararsi ad affrontare itinerari più difficili.

Inoltre è possibile affrontare il cammino in qualsiasi stagione dell’anno, anche in primavera e autunno quando la temperatura è più mite. Sloways inoltre offre una grande sicurezza, in quanto è partner tecnico ufficiale dell’Associazione Europea delle Vie Francigene. L’app messa a disposizione per chi sceglie l’itinerario della via Francigena Toscana è semplice da usare e utilissima in viaggio. Si può scaricare gratuitamente e usare anche offline.

Immagina di brindare all’inizio dell’avventura nella piazza dell’Anfiteatro di Lucca, di ammirare San Gimignano lungo la strada per Colle Val d’Elsa e di lasciarti rapire dalla bellezza della Pieve di Chianni. Sino ad arrivare alle mura fortificate di Monteriggioni, dove gustare i tipici pici cacio e pepe. E poi ancora via, sino a Siena, con le sue botteghe, i palazzi e lo splendido Duomo.

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Notre-Dame fa la storia, e tu puoi averne un pezzo: come fare

Se avete mai desiderato possedere un pezzo della Cattedrale di Notre-Dame…questa è la vostra occasione. Dopo l’incendio devastante che la colpì nel 2019, molte pietre della chiesa sono risultate troppo danneggiate per essere riutilizzate. Cosa farne, quindi? Stiamo parlando della Cattedrale di Notre-Dame, non si possono certo buttare nella raccolta indifferenziata e dimenticarsene una volta per tutte. No, l’idea è quella di metterne all’asta 50 per sostenere il restauro dei siti religiosi storici francesi in grave pericolo tramite la Fondation du Patrimoine (Fondazione del Patrimonio).

Per vincerle è stato creato un gioco-concorso dove 50 fortunati partecipanti, ai quali viene richiesta una donazione minima di 40 euro da effettuare sul sito della fondazione, potranno aggiudicarsi altrettanti pezzi, intagliati a cubetti tra quelli recuperati, e impossibili da riutilizzare, ritrovati tra le macerie dell’incendio.

Il gioco-concorso per vincere un pezzo di Notre-Dame

Notre-Dame è stata minacciata da un incendio, restaurata e finalmente riaperta, ma non è l’unica ad aver bisogno di un intervento di recupero. Secondo i dati raccolti dalla fondazione Observatoire du Patrimoine Religieux, in tutta la Francia sono a rischio tra i 3 mila e i 5 mila edifici religiosi cattolici, soprattutto nelle zone rurali e nei piccoli Comuni. Si tratta di una problematica difficile da risolvere, soprattutto perché i bilanci delle amministrazioni locali sono sempre più ridotti e il finanziamento per la manutenzione delle chiese rappresenta una sfida economica non indifferente.

Per fortuna, come un personaggio famoso che può sfruttare la propria notorietà per una buona causa, entra in gioco la Cattedrale di Notre-Dame. Dopo l’incendio del 2019, infatti, sono rimaste delle pietre troppo danneggiate per essere riutilizzate e che, secondo un’idea di Fondation du Patrimoine, possono essere impiegate per raccogliere i fondi necessari a salvare le tante altre chiese francesi in pericolo.

Le pietre, che pesano circa 800 grammi ciascuna, sono state incise con la silhouette della facciata principale della struttura, per attestarne l’autenticità, e con il messaggio Rebâtir Notre-Dame (Ricostruire Notre-Dame). Il presidente dell’organizzazione Rebâtir Notre-Dame, Philippe Jost, ha dichiarato: “Sono lieto che, attraverso la donazione di queste pietre, Notre-Dame stia contribuendo al restauro del patrimonio religioso dei nostri villaggi”.

Come partecipare all’iniziativa

La campagna di raccolta fondi della Fondation du Patrimoine per il patrimonio religioso è stata creata dal presidente Macron nel 2023 con l’obiettivo di sostenere 1.000 edifici in quattro anni. Questa iniziativa è nata dopo che il Ministero della Cultura ha dichiarato che in tutto il Paese, 5.000 edifici religiosi si trovano in uno stato di tale degrado da richiedere interventi urgenti. Solo nel primo anno, la fondazione ha ricevuto 16 milioni di euro in donazioni che saranno utilizzati per restaurare i primi 100 edifici selezionati.

Ed è proprio la Fondation du Patrimoine che ha avuto l’idea di creare un gioco-concorso grazie al quale è possibile vincere un pezzo di Notre-Dame facendo una donazione che servirà proprio a restaurare altri edifici. Tutti possono partecipare all’iniziativa, basterà avere più di 18 anni e aver effettuato una donazione di almeno 40 euro alla campagna nazionale di raccolta fondi per il patrimonio religioso, oltre ad aver compilato un modulo di iscrizione disponibile sul sito ufficiale di Fondation du Patrimoine.

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Viaggio ad Armagh, nella terra di San Patrizio

Armagh è indissolubilmente legata a San Patrizio, patrono d’Irlanda. Qui, l’eredità del Santo si respira in ogni angolo. Mentre gli irlandesi organizzano, sull’isola e all’estero, festeggiamenti colossali per il Saint Patrick’s Day, il luogo prescelto da San Patrizio stesso fu la storica cittadina di Armagh, nell’Irlanda del Nord. Fu qui, infatti, attuale capitale ecclesiastica d’Irlanda, che diede vita alla sua missione cristiana, fondando la sua prima chiesa.

Con ben due cattedrali a portare il suo nome, non esiste luogo migliore per approfondire la storia e l’eredità lasciata dal Santo più famoso del mondo, godendo, al contempo, delle gioiose celebrazioni annuali della Festa di San Patrizio.

Armagh e San Patrizio

Si dice che nel 445 d.C., Patrizio fece costruire una chiesa di pietra su una “dolce collina”, la Great Church. Ed è in quel punto esatto che oggi sorge la Cattedrale di San Patrizio, Chiesa d’Irlanda, meta di pellegrinaggio per gli irlandesi, ma anche uno dei siti turistici più visitati dell’isola verde. Della Cattedrale si può visitare anche la cripta di origine medievale per scoprire alcuni tesori come le incisioni su pietra che rappresentano persone e animali. Dalla parte opposta, sulla cima di una collina si erge la seconda chiesa, la Cattedrale cattolica romana, riconoscibile per le due guglie gemelle, anch’essa dedicata al Santo patrono d’Irlanda. Si dice che San Patrizio vi portò un cerbiatto, salvato da una battuta di caccia.

Saint-Patricks-Cathedral-armagh

Fonte: @Turismo irlandese

La Cattedrale cattolica romana di San Patrizio ad Armagh

Ad Amagh fu scritto il Libro di Armagh, il secondo più importante del Paese dopo il Libro di Kells. Si tratta di un libro miniato scritto principalmente in latino nel monastero di Armagh. Comprende testi del Nuovo Testamento ma anche numerosi scritti sulla vita di San Patrizio. Entrambi i libri sono conservati nella Library del Trinity College a Dublino.

Armagh e il Festival di San Patrizio

Armagh è anche la città più importante di tutta l’Irlanda per il Festival di San Patrizio che viene celebrato tutti gli anni per un’intera settimana che culmina il 17 marzo, giorno di San Patrizio. In occasione del festival, c’è un calendario fitto di eventi che partono fin dall’alba con i Dawn Light presso il Navan Centre and Fort fino al St Patrick’s Shindig, un concerto all’aperto che si svolge nel cuore della città. La musica riecheggia anche nella Cattedrale di San Patrizio e nella Cattedrale cattolica romana. Durante il festival vengono anche organizzate visite guidate per esplorare la città a piedi, scoprire la tradizione delle vetrate colorate di Armagh e partecipare a una masterclass di whiskey irlandese.

Per tutta la durata del festival, i pub e i ristoranti di Armagh ospitano gruppi musicali che suonano musica dal vivo. Il sabato, tutti i musicisti partecipano all’Annual Busking Competition, un concorso annuale di musica di strada. Il programma prevede una visita al vicino Navan Fort, l’antica Capitale nonché sede dei Re dell’Ulster, nel cui centro visitatori una rappresentazione racconta come e perché San Patrizio scelse proprio Armagh per erigere la sua prima chiesa in pietra.

Cosa vedere ad Armagh

La città di Armagh offre tante attrazioni come, per esempio, l’unico planetario d’Irlanda, le splendide proprietà del National Trust, gli edifici di architettura georgiana, ma ci sono anche tante possibilità di fare shopping oltre all’ottima selezione di ristoranti. Da non perdere è sicuramente l’Armagh County Museum che organizza mostre e ospita reperti archeologici di epoca paleocristiana, a testimonianza del fatto che queste terre erano abitate fin dall’antichità. Particolare – e da visitare con i bambini – è l’edificio che si trova al civico 5 di Vicar’s Hill dove si può ammirare una maquette della città di Armagh e si apprende a scrivere nell’antica lingua d’Irlanda, l’Ogham, si possono creare medaglie e oggetti di bronzo e stampare manuali come fossero antichi.

Nei dintorni di Armagh

Chiunque nutra un interesse particolare per le cattedrali, per la musica e per le origini della chiesa irlandese, dovrebbe raggiungere la vicina Downpatrick, luogo di sepoltura di San Patrizio. Il Saint Patrick Centre racconta l’arrivo del cristianesimo in Irlanda e narra la vita di San Patrizio attraverso la sua prigionia, la sua schiavitù e il suo cammino verso la santità. Sia Armagh sia Downpatrick sono tappe importanti dell’itinerario nell’Irlanda del Nord lungo 132 chilometri noto come Saint Patrick’s Way, una sorta di Cammino di Santiago de Compostela, attraverso il quale, sulle orme del Santo patrono, si possono visitare numerosi siti legati alla vita di San Patrizio, con tanto di passaporto. Questo trail collega le due città in un pellegrinaggio tra cittadine storiche e paesaggi meravigliosi dell’Irlanda del Nord.

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Esplorando la Pianura Padana, alla scoperta di borghi, abbazie e natura

La Pianura Padana non è solo, come si studia a scuola, il cuore economico e agricolo d’Italia, nebbia in inverno e afa in estate; ma anche una terra ricca di storia, cultura e bellezze naturalistiche. Borghi medievali e capolavori artistici, luoghi di ritiro spirituale e acque per il benessere: ecco una selezione di luoghi imperdibili per scoprire il volto più autentico di quest’area.

Sabbioneta, la città ideale del Rinascimento

Nel cuore della Pianura Padana, Sabbioneta rappresenta uno dei massimi esempi di città ideale rinascimentale. Fondata dal duca Vespasiano Gonzaga nel XVI secolo, questa piccola perla della provincia di Mantova vanta un centro storico dichiarato Patrimonio UNESCO. Da non perdere il Palazzo Ducale, il Teatro all’Antica e la Galleria degli Antichi, perfettamente conservati. Una visita guidata è l’opzione migliore per riuscire a comprendere la struttura della città e spesso, durante l’anno, sono organizzate visite teatralizzate, curiose anche per le famiglie con bambini.

Il Delta del Po, un paradiso naturale

Uno dei paesaggi più suggestivi della Pianura Padana è senza dubbio il Delta del Po, un labirinto di canali, lagune e boschi che ospitano una biodiversità straordinaria. Perfetto per escursioni in barca o in bicicletta, il Parco del Delta del Po è da visitare almeno una volta nella vita. Da vedere: le saline di Comacchio, un tempo fulcro dell’economia locale, oggi sono una riserva naturale dove si possono ammirare fenicotteri rosa e molte altre specie di uccelli. I casoni da pesca, antiche abitazioni dei pescatori, raccontano invece la storia di una vita dura ma profondamente legata all’ambiente lagunare. Alcuni di essi sono stati restaurati e aperti ai visitatori, e permettono di comprendere meglio il legame tra l’uomo e il fiume.

Il periodo migliore per esplorarlo è la primavera, quando la natura si risveglia o l’autunno, al passaggio degli uccelli migratori; e la bici è senz’altro il mezzo più appropriato grazie alla rete capillare e sicura di ciclabili.

Parco Delta Po

Fonte: iStock – Ph: ermess

Parco Delta del Po

Castell’Arquato, borgo medievale d’atmosfera

In provincia di Piacenza, Castell’Arquato è uno dei borghi medievali meglio conservati d’Italia. Il centro storico è un dedalo di stradine acciottolate che conducono alla Rocca Viscontea, da cui si gode di una vista panoramica sulla Val d’Arda. Perfetto per un’escursione giornaliera, la visita soddisfa la mente ma anche il corpo: da non perdere i piatti e vini tipici della cucina emiliana e di una tradizione enogastronomica eccellente.

Il Labirinto della Masone, un’esperienza unica

Nei pressi di Parma, a meno di 10 minuti  d’auto da Fidenza, il Labirinto della Masone è un’attrazione sorprendente: il più grande labirinto di bambù al mondo, ideato dall’editore Franco Maria Ricci. Oltre all’intricato percorso verde di circa 3  km, la struttura ospita una collezione d’arte e una biblioteca di pregio. Un luogo inaspettato e originale: la visita dura 45 minuti circa e il biglietto costa 20 euro circa, con riduzioni e convenzioni per bambini, studenti e famiglie.

Labirinto della Masone

Fonte: Getty Images

Labirinto della Masone

L’Abbazia di Chiaravalle, spiritualità e architettura

Poco fuori Milano, l’Abbazia di Chiaravalle è un’oasi di pace. Fondata nel XII secolo dai monaci cistercensi, conserva affreschi trecenteschi e una torre nolare nota come “Ciribiciaccola”. La visita è un’occasione per scoprire l’arte gotica lombarda e assaporare i prodotti tipici del monastero, come il famoso formaggio Grana Padano. Il complesso monastico, immerso nella campagna lombarda, comprende anche un antico mulino ad acqua ancora funzionante, testimone dell’ingegnosità dei monaci nel gestire le risorse naturali. Ancora oggi, il monastero è un luogo di raccoglimento, dove è possibile assistere ai canti gregoriani che risuonano tra le navate durante le funzioni liturgiche.

San Benedetto Po, il gioiello monastico mantovano

Meno noto ma di grande fascino, il complesso monastico di San Benedetto Po è un capolavoro architettonico legato alla figura di Matilde di Canossa. L’Abbazia di Polirone, fondata nell’XI secolo, conserva affreschi straordinari e un’atmosfera di profonda spiritualità. Il borgo, immerso nel paesaggio del Po, è una meta perfetta per un itinerario tra arte e natura. Oltre al chiostro e alla basilica, il monastero ospita un museo che racconta la storia dell’ordine benedettino e il ruolo centrale di questo luogo nei secoli. Il fascino del borgo è valorizzato dalle frequenti iniziative culturali e le rievocazioni storiche che permettono di rivivere la vita monastica del passato.

San Benedetto Po

Fonte: iStock

L’abbazia di San Benedetto Po

Il Sacro Monte di Varese, un percorso di fede e bellezza

Pur trovandosi ai margini della Pianura Padana, il Sacro Monte di Varese merita una menzione. Questo luogo di pellegrinaggio, patrimonio UNESCO, è caratterizzato da una via sacra con quattordici cappelle affrescate, che conducono fino al santuario. Ogni cappella rappresenta una scena della vita di Cristo. Oltre al valore religioso, il percorso offre scorci panoramici spettacolari sulla pianura, che si estende fino al Lago di Varese e alle Alpi.

Aquileia, un tesoro archeologico

Aquileia è una delle aree archeologiche più importanti d’Italia. Infatti, dal 1998 la città è inserita nelle liste del Patrimonio UNESCO. Fondata dai Romani nel 181 a.C., Aquileia divenne un punto strategico per il commercio e la difesa, grazie alla sua posizione vicino al fiume Natissa. Oggi, conserva un sito archeologico straordinario che comprende resti ben conservati di strade, mosaici, il foro e il porto fluviale, che testimoniano il suo ruolo di città fiorente nell’antichità. La Basilica di Santa Maria Assunta, con il suo maestoso mosaico pavimentale, custodisce uno dei più grandi e antichi mosaici del mondo cristiano, datato tra il IV e il V secolo d.C. Questo capolavoro raffigura scene bibliche e allegoriche, e rappresenta un’importante testimonianza della transizione dal mondo romano a quello cristiano. Oltre alla basilica, il museo archeologico di Aquileia propone un’esperienza immersiva nella storia, con reperti dall’epoca romana fino al medioevo.

zona archeologia aquileia

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Aquileia, patrimonio Unesco

Salsomaggiore Terme, il benessere tra storia e natura

Famosa per le sue acque termali dalle proprietà curative, Salsomaggiore Terme è una delle località termali più rinomate d’Italia. Il cuore della città è il maestoso Palazzo delle Terme Berzieri, un autentico gioiello architettonico in stile liberty, progettato dall’architetto Giuseppe Mazzocchi, con i suoi eleganti dettagli decorativi e l’imponente facciata. Il Palazzo ospita al suo interno gli storici stabilimenti termali, che da secoli attraggono chi cerca relax e salute. I trattamenti benessere offerti spaziano dai classici bagni termali a percorsi rigeneranti, ideali per recuperare energia e vitalità. Salsomaggiore non è però solo una meta per il benessere: circondata da dolci colline, è perfetta per escursioni e passeggiate immersi nella natura.

Salsomaggiore Terme

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Salsomaggiore Terme luogo di reax e benessere

Castellaro Lagusello e Monzambano, borghi da cartolina

Situato nel cuore della Pianura Padana, in provncia di Mantova, Castellaro Lagusello è un pittoresco borgo che si specchia nelle acque di un laghetto a forma di cuore, un paesaggio che sembra uscito da una cartolina. Centro fortificato dimenticato dal tempo, Castellaro Lagusello è una frazione del comune di Monzambano, dagli scenari fiabeschi, con i suoi vicoli lastricati e case in pietra. Tra le attrazioni principali: Villa Arrighi è una residenza storica circondata da un ampio parco; la Torre dell’Orologio domina il borgo; le chiese di San Giuseppe e San Nicola con i loro affreschi e dettagli architettonici. Poco lontano, Monzambano è famosa per il suo castello medievale, che sorge su una collina lungo il fiume Mincio e offre una vista panoramica sul paesaggio circostante.

Crespi d’Adda, un villaggio industriale patrimonio dell’umanità

Appena fuori dalla Pianura, Crespi d’Adda è un villaggio operaio fondato nel 1878 da Cristoforo Benigno Crespi, intorno al Cotonificio Benigno Crespi, e completato dal figlio Silvio alla fine degli anni Trenta. Situato al confine tra le province di Milano e Bergamo, nel Comune di Capriate San Gervasio, il villaggio è un esempio eccezionale di città industriale, ancora abitato e perfettamente conservato, e il secondo sito industriale più visitato in Italia. Nel 1995 è stato inserito nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Il villaggio è organizzato in modo regolare e ordinato: sono cinquantacinque le casette, le case operaie, dalle medesime caratteristiche, a pianta quadrata, due piani fuori terra, collocate equidistanti tra loro, con orti e staccionate tutte uguali collocate in una planimetria ordinata e regolare. Sono suddivise in tre parti, separate da due strade che seguono la direttrice che da nord conduce a sud. Più a ovest sorgono i palazzotti, le prime residenze plurifamiliari di quattro piani, ben presto abbandonate in favore delle più ospitali e salubri casette operaie. Da non perdere, Villa Crespi, edificata in stile neogotico in una posizione soprastante il grande Cotonificio è un vero e proprio castello con torrette, merlature e cuspidi, un ampio giardino, quarantaquattro stanze e tre balconate affacciate sull’atrio centrale quadrato. Il Cotonificio Crespi, cuore dell’attività industriale, è stato chiuso nel 2003 e, dopo un periodo di abbandono, è stato acquistato nel 2013 con l’intento di trasformarlo in un centro per l’innovazione e l’arte. Il centro di interpretazione del sito è l’UNESCO Visitor Centre, dove si trovano un museo, un archivio storico e laboratori didattici.

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Fonte: 123rf

Il villaggio operaio di Crespi d’Adda
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Camaldoli, il borgo più spirituale d’Italia dove rallentare e ritrovare il piacere del tempo

L’ospitalità vera ha origini antiche ed è una qualità che va coltivata attraverso il tempo. Visitando il borgo di Camaldoli e incontrando i monaci che l’abitano, l’ospitalità si respira nell’aria, insieme a un senso di pace e spiritualità.

È nell’anno Mille, infatti, che il monaco benedettino San Romualdo, originario di Ravenna, fondò il primo nucleo dell’Eremo di Camaldoli, cinque celle e un piccolo oratorio dedicato a San Salvatore Trasfigurato. Sempre in quel periodo vennero gettate le fondamenta dell’attuale Monastero e di un ospizio nato per accogliere i pellegrini e viandanti.

Oggi, questa piccola oasi di pace e silenzio circondata da una foresta, è ancora abitata da un gruppo di monaci che si dedica alla preghiera, al lavoro, ma anche all’accoglienza. Negli spazi del Monastero e in quelli della Foresteria, infatti, è possibile soggiornare in autonomia, per ritrovare il tempo da dedicare a se stessi, o condividendo la vita monastica partecipando alle iniziative organizzate dai monaci.

Dove si trova il borgo di Camaldoli

Il borgo di Camaldoli, immerso nello splendido contesto naturale offerto dalle foreste casentinesi, fa parte del comune di Poppi, in provincia di Arezzo. Essendo in una posizione isolata, per raggiungerlo dovete possedere un’auto e guidare per un’ora se partite dal capoluogo, Arezzo, un’ora e mezzo da Firenze e oltre due ore da Pisa e Livorno.

Cosa vedere nel borgo di Camaldoli

Camaldoli è sicuramente uno dei borghi da vedere nel casentino toscano. Seppur di piccole dimensioni, le cose da visitare sono molto interessanti e si sposano alla perfezione con questo luogo, intriso di spiritualità.

Eremo di Camaldoli

Il Sacro Eremo di Camaldoli è sicuramente il luogo più suggestivo da scoprire durante la vostra visita. La scelta di chiamarlo ‘Eremo’ non è casuale: in greco significa deserto e rimanda alla spiritualità dei padri del deserto, monaci che si ritirarono fin dai primi secoli del cristianesimo nei deserti della Siria, della Palestina e dell’Egitto per vivere una quotidianità intessuta di preghiera, silenzio, solitudine e lavoro.

Situato a oltre mille metri di altezza, è abitato dai monaci ed è costituito da una serie di edifici che si affacciano su un cortile interno. Qui si trova la piccola chiesa dedicata a San Salvatore Trasfigurato e la cella di San Romualdo, dove il santo trascorreva le sue giornate, l’unica visitabile perché le altre sono adibite ad abitazioni private dei monaci.

Monastero Camaldoli

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Il cortile interno nel Monastero di Camaldoli

Il Monastero

A circa tre chilometri dall’Eremo si trova il Monastero di origine medievale, ingrandito e ristrutturato nel corso dei secoli. Il Monastero, chiamato anche Cenobio, è il luogo dove i monaci, pur vivendo anche la solitudine, fanno esperienza di vita fraterna e di comunione. L’accoglienza, qui, si respira negli spazi del Monastero e in quelli della Foresteria, dove possono soggiornare i pellegrini.

Il monastero si sviluppa attorno al chiostro centrale, decorato con archi e colonne. Qui si trova un refettorio con soffitto a cassettoni arredato con stalli in noce e, su una parete, è possibile ammirare una tela del Pomarancio, rappresentante Cristo servito dagli angeli.

L’Antica Farmacia

Un altro luogo particolarmente affascinante è l’Antica Farmacia o Spezieria di Camaldoli. Risalente al 1046, rappresenta il laboratorio galenico dove i monaci lavoravano le erbe per preparare i medicinali. Qui ci sono ancora i mobili del ‘600, sovrastati da un soffitto in legno a cassettoni, dove potrete ammirare numerosi libri e ricettari originali risalenti al XV secolo e molti strumenti antichi come alambicchi, mortai, distillatori di rame, torchi in legno, orci oleari e una macina a caldo.

L’ingresso all’Antica Farmacia di Camaldoli è gratuito ed è presente un negozio dove acquistare i prodotti farmaceutici naturali realizzati dai monaci.

La Foresteria

Infine c’è la Foresteria, il luogo dedicato all’ospitalità che, nella seconda metà del Quattrocento, accolse anche Lorenzo il Magnifico con la sua corte di uomini di cultura, come Marsilio Ficino e Leon Battista Alberti. Qui, nel rispetto dei monaci e della loro vita quotidiana, possono dormire fino a 150 persone. Al suo interno dispone anche di spazi per incontri, sale per conferenze e luoghi per il silenzio e la preghiera.

Celle monaci Camaldoli

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Le celle dei monaci a Camaldoli

Cosa fare a Camaldoli

Dopo aver visitato gli ambienti dei monaci e se avete a disposizione scarpe comode, consigliamo di fare qualche trekking nei dintorni. Inoltre, potete arrivare all’Eremo e al Monastero direttamente a piedi perché Camaldoli si trova proprio sulla via di diversi cammini spirituali, uno su tutti il Cammino di San Romualdo. Il percorso, conosciuto anche come ‘Viae Sancti Romualdi’ comincia da Ravenna, dove il Santo nacque e fu ordinato abate, e in 30 tappe giunge a Fabriano, luogo che conserva le sue spoglie, attraversando Romagna, Toscana, Umbria e Marche.

Essendo un cammino particolarmente lungo e suddiviso in più tappe, potreste decidere di farne solo una parte nei dintorni di Camaldoli per completare quest’esperienza di viaggio in armonia con lo stile di vita di chi ha gettato le basi di questo borgo unico.

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Cosa vedere ad Anversa, la città nel cuore delle Fiandre

Dal suo bellissimo castello, alle chiese spettacolari, fino a piazze e palazzi: Anversa è una città operosa, ma anche culla di architettura, cultura e di una storia antica, che si intreccia con le leggende.

Un luogo affascinante, nel cuore delle Fiandre, dove il passato si può apprezzare nei tanti monumenti iconici, che sono tappe imperdibili se si visita la città, ma anche un posto fiorente grazie al suo porto e al commercio di diamanti. E vibrante, perché qui moda e arte sono vivi più che mai.

Passeggiare per le sue strade significa fare un salto indietro nel tempo, mentre non si perde di vista il presente grazie a un’atmosfera che la rende una delle città europee più affascinanti da vedere, dalla sua centralissima piazza del mercato, fino alle opere pittore fiammingo Rubens. La meraviglia è di casa ad Anversa e ci sono tantissime cose da vedere e da fare, per un viaggio speciale e indimenticabile.

Dove si trova

Per raggiungere Anversa si deve arrivare nel Belgio settentrionale, nella regione delle Fiandre: lì sorge questa città che oltre a essere molto popolosa è anche la più importante della zona.

Il suo nome, a quanto pare, è legato a una leggenda del XV secolo che trova le sue radici nel passato più remoto. Si dice, infatti, che un soldato romano abbia ucciso il gigante Druon Antigoon, tagliandogli la mano e buttandola nel fiume Schelda.

Storie a parte, il passato di questa città è davvero interessante e attraversa tante epoche differenti, come testimoniano i tanti monumenti e le numerose bellezze che si possono scoprire girando per le sue strade.

Anversa si sviluppa lungo il fiume Schelda, è dotata di un importantissimo porto ed è lontana circa 90 chilometri dal Mare del Nord. Se questo non bastasse è anche molto vicina a Bruxelles, basti pensare che tra le due città vi sono solamente 42 chilometri, il che significa che la si può raggiungere in treno dalla capitale del Belgio in soli 40 minuti circa, non mancano altri collegamenti come quelli con il pullman. Ma è bene sapere che arrivare nella stazione cittadina è già di per sé una meraviglia, essendo un edificio molto interessante dal punto di vista architettonico.

È anche vicina al confine olandese (da cui dista solamente 20 chilometri), per cui può essere la tappa di un viaggio più grande e che prevede location diverse.

Vale la pena dedicare alla scoperta di Anversa più giorni, ma se il tempo è limitato è bene sapere che ne può bastare anche solo uno per vedere le sue meraviglie più interessanti.

Anversa piazza centrale

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Anversa, uno scorcio sulla piazza centrale

Cosa vedere

Sono davvero tantissime le cose che si possono vedere ad Anversa, perché ogni luogo di questa città regala grandi tesori da scoprire. Come spesso capita per le città dalla storia antica, basta girare per le sue strade per ammirarne le numerose meraviglie: di fatto è come un grande museo a cielo aperto tutto da esplorare.

Passato e moderno si intrecciano in questo luogo delle Fiandre in cui la cultura è viva e vibrante, ma è anche meta per tutti coloro che cercano il divertimento grazie ai tanti locali che rendono la sua vita notturna molto interessante.

Le tappe da segnare per ammirare i suoi tanti tesori sono numerose, a partire dalla stazione centrale che merita una visita anche se non si arriva con il treno: tutte le cose imperdibili da vedere ad Anversa.

Centraal Station: la stazione centrale

Imponente e meravigliosa la stazione centrale cittadina lascia senza fiato per la sua architettura favolosa che mescola materiali differenti. Si trova in Koningin Astridplein ed è stata realizzata sul finire del 1800: la pensilina della piattaforma ha la volta alta 43 metri, lunga 186 e larga 66, mentre l’edificio è stato terminato nel 1905. Il punto più elevato è una cupola a 75 metri.

L’apertura è datata agosto 1905 ed è una delle stazioni più affascinanti di tutto il mondo.

Anversa: la stazione

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Anversa, la spettacolare stazione

Lo zoo di Anversa

Si trova proprio nei pressi della magnifica stazione ed è un luogo davvero affascinante: stiamo parlando dello zoo di Anversa, noto per essere uno dei parchi zoologici più antichi d’Europa. Natura, animali e bellissimi edifici lo rendono una tappa immancabile per chi visita la città delle Fiandre. È aperto tutti i giorni dalle 10 alle 16.

Rubenshuis: alla scoperta di Rubens

Rubens è stato un celebre pittore fiammingo, che si è trasferito ad Anversa a partire dal 1589, ovvero da quando aveva 12 anni. Ed è proprio in questa città che si possono approfondire la sua arte e la sua vita. Al momento Rubenshuis, la sua casa, è chiusa per lavori di ristrutturazione, ma questo non impedisce di scoprire di più su di lui, ad esempio, grazie alla Rubens Experience, il giardino e la biblioteca.

I musei della città

In questa città ci sono tantissimi musei dedicati a forme d’arte ed epoche differenti. Ad esempio, non si può perdere il Museo Mayer van den Bergh che ospita capolavori di tanti artisti differenti grazie a una collezione molto varia a opera di Fritz Mayer van den Bergh: è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 17.

Il Museo Reale di Belle Arti KMSKA è il luogo in cui ammirare l’arte, ma è anche un posto dove vengono portate avanti ricerche e ospita opere che spaziano dai maestri fiamminghi a quelli di fama internazionale come Tiziano, Chagall e Modigliani. È aperto tutti i giorni con orari differenti.

Tra i tanti musei è imperdibile anche il MAS Museum aan de Stroom, realizzato all’interno di uno straordinario edificio, è strutturato su più piani e qui si può approfondire la conoscenza della città e ammirarla dall’alto. Ospita anche mostre temporanee al terzo piano. È aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 17.

Infine, il Plantin Moretus, museo patrimonio mondiale Unesco, antica tipografia e casa della famiglia di editori omonima, dove scoprire e ripercorrere 300 anni di storia della stampa, ma anche conoscere una bella collezione d’arte, i ritratti di Rubens e molto altro. L’apertura va dal martedì alla domenica dalle 10 alle 17.

Cattedrale di Nostra Signora e non solo

Realizzata tra il 1352 e il 1521, la Cattedrale di Nostra Signora è uno dei simboli della città basti pensare che la sua torre alta 123 metri è tra le più elevate d’Europa. In perfetto stile gotico è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità Unesco. Meravigliosa e imponente con le sue sette navate, conserva alcuni capolavori di Rubens.

Tra gli edifici religiosi da non perdere anche la chiesa di San Carlo Borromeo, di tipo barocco e realizzata tra 1615 e il 1621, dove ammirare altre opere di Rubens.

Anversa MAS Museum aan de Stroom

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Anversa, l’edificio che ospita il MAS Museum aan de Stroom

Cosa fare

Le cose che si possono fare ad Anversa (anche da soli) sono tantissime, a partire da una bella passeggiata per la città alla scoperta di alcune tappe immancabili, fino allo shopping e al divertimento. Perché questo luogo è davvero vivace, all’avanguardia, oltre a custodire una cultura interessante e tesori di tante epoche diverse. Basta camminare per le sue strade perché lo sguardo riesca già da solo a cogliere tutte le sue meraviglie, ma ci sono alcune tappe e alcune cose che vale davvero la pena fare.

Passeggiare per la città: le tappe

Ci sono davvero tante tappe da non perdere quando si fa un giro per Anversa. Come la Grote Markt, la sua piazza principale dove si incontrano alcuni degli edifici più noti della città come il municipio, che è la perfetta rappresentazione dell’architettura rinascimentale nelle Fiandre. Sulla piazza si affacciano anche le case delle corporazioni. Uno scenario davvero unico, impreziosito al centro dalla fontana che ritrae Silvio Barbone, il soldato romano che aveva sconfitto il gigante.

Da visitare anche il Diamond Square Mile, cuore pulsante dell’industria cittadina legata a queste pietre preziose. Mentre lungo la strada Meir ci si può dedicare allo shopping e ammirare alcuni splendidi edifici. Tra le altre tappe imperdibili vi è il fashion district, dove si incontrano anche il MoMu, museo dedicato alla moda, e la famosa scuola Antwerp Royal Academy of Fine Arts.

Het Steen, scoprire il castello medievale

Realizzato tra il 1200 e il 1255, il castello medievale di Anversa è diventato ciò che possiamo vedere oggi nel corso del XVI secolo. Qui vi è anche il centro visitatori per questa ragione potrebbe essere l’ideale punto di partenza per chi programma una vacanza ad Anversa.

Si trova lungo la sponda destra del fiume ed è davvero affascinante, inoltre all’esterno dell’edificio si può vedere anche una statua di Lanfe Wapper un gigante che la leggenda narra si aggirasse per le vie della città.

Vita notturna ad Anversa

Quando si è in città non manca il divertimento, perché ci sono tantissimi locali in cui sperimentare anche molti dei piatti e delle bevande locali. A partire dalla birra, immancabile se si programma una vacanza in Belgio, senza dimenticare le cozze, il cioccolato e le patatine fritte. Ci sono pub, ma anche ristoranti e chioschi, tutti da provare per una pausa sfiziosa e per conoscere questo luogo anche dal punto di vista culinario. Accanto al cibo però non mancano serate da dedicare alla musica (per tutti i gusti) in uno dei tanti indirizzi a disposizione.

Tra le cose da fare, quindi, non deve assolutamente mancare il gustare le specialità locali e conoscere anche la parte più divertente della vita cittadina.

Anversa: Het Steen

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Anversa, il castello medievale Het Steen
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Roma 2025: decalogo essenziale per pellegrini e turisti

Visitare Roma è sempre un’esperienza meravigliosa ma, ammettiamolo, può essere anche stancante: la città è molto grande ( pensate che per estensione Roma è 12 volte Parigi, 13 Barcellona, 7 volte Milano) e che le sue periferie possono distare dal centro anche 20 km. Questo per sottolineare come le distanze da un punto all’altro della città siano impegnative da coprire e come sia necessaria un’attenta pianificazione per esplorare al meglio la Capitale, senza eccessivo stress e senza perdersi nulla.

Il 2025, anno Giubilare, è un anno particolare: è come se fossero 12 mesi di alta stagione, sia per affluenza che per tutto il resto. Visitare Roma durante il Giubileo però non ha paragoni con nessun’altra esperienza: significa vivere nella Capitale della cristianità l’evento più importante del cristianesimo, respirando l’atmosfera sacrale di un rito che si ripete da secoli.

Zaino in spalla dunque, è tempo di mettersi in marcia con una serie di utili consigli sia per il pellegrino del 2025 che in generale per i turisti che si avventurano per la prima volta nella Capitale.

Decalogo per i pellegrini: zero improvvisazione, occhio all’outfit e ai borseggiatori

E’ vero che il bello del viaggio, a volte, è anche vivere alla giornata prendendo quel che viene: è però più saggio fare un’attenta pianificazione degli itinerari, studiando mezzi pubblici e soste, preparandosi comunque ad una certa dose di elasticità.

A Roma si cammina molto quindi anche l’outfit va scelto con cura: scarpe comode, abbigliamento a strati (altrimenti detto “a cipolla”), perchè spesso le temperature sono miti anche in inverno, uno zaino leggero con molte tasche che contenga una borraccia a prova di perdite e un marsupio dove riporre soldi e documenti. E’ sempre consigliabile infatti avere sotto gli occhi, nella parte anteriore del corpo, gli oggetti più importanti e preziosi. A Roma come in molte altre grandi città il problema dei borseggiatori è molto presente (e anche i turisti vengono avvertiti ripetutamente di fare attenzione). Nelle situazioni di calca quindi occhio al marsupio e in metropolitana un piccolo consiglio aggiuntivo: scegliere le carrozze finali, camminando sulla banchina ed evitando quindi quelle centrali, molto più affollate e frequentate dai “pickpocket”

Se sceglierete di visitare Roma in estate, non dimenticate un cappellino e la crema solare: le temperature si alzano molto e si rischia il colpo di calore. Per trovare una fontanella pubblica dove rifrescarsi e riempire la borraccia, si può consultare il sito di Acea, dove ci sono utilissime mappe che segnalano il nasone (la mitica fontanella romana in ghisa) più vicino.

Sempre restando in tema di abbigliamento, ricordiamo che molte chiese non permettono l’ingresso ai turisti con ginocchia o spalle scoperte: se si ha in mente di visitare luoghi sacri no a calzoncini e pinocchietti e si a sciarpe o stole in cotone da mettere sulle spalle per le donne.

Trappole per turisti: a cosa fare attenzione

I tour turistici vanno programmati in anticipo: ce ne sono diversi molto validi, come quelli sul bus scoperto, che permettono di vedere tutte le bellezze cittadine comodamente e con guida multilingue. Non è il caso però di farsi consigliare dalle persone che, in strada, cercano di convincere i turisti a partecipare a visite guidate organizzate: probabilmente costano molto di più rispetto al tour operator di riferimento.

Attenzione a dove fermarsi a mangiare o a fare colazione: consultate sempre il menù esposto con i prezzi, che tutti gli esercenti sono obbligati ad avere, dove deve essere riportata anche la maggiorazione del prezzo per il servizio al tavolo. In alcuni luoghi centrali infatti anche un semplice caffè, preso al tavolo, può avere un costo inaspettato.

Lo street food è uno degli aspetti più interessanti della cultura gastronomica locale, ma va tenuto presente che, a differenza infatti di molti luoghi nel mondo dove il cibo di strada viene venduto a basso costo, a Roma – soprattutto nelle zone centrali e più turistiche – è in realtà piuttosto costoso.

Ad esempio la pizza a taglio, tipica di Roma e dintorni, è buonissima e sfiziosa, ma ha un costo al kg molto diverso dalla pizza al piatto e può lasciare di stucco chi non se lo aspetta. Un consiglio: scegliete il tipico supplì, nella sua versione classica sugo e mozzarella, generalmente molto più economico.

I luoghi più turistici, come bar e ristoranti, non sono però sempre da evitare: spesso offrono menù veloci e gustosi ad un prezzo onesto. In questi frangenti vengono in aiuto i classici siti di recensioni, che è sempre meglio consultare per avere un’idea di massima di dove si sta andando.

Un’altra cosa a cui fare attenzione possono essere i trasferimenti in taxi da e per l’aeroporto: alcune compagnie propongono una tariffa fissa, ma c’è sempre la possibilità di incappare in servizi abusivi che possono sfuggire ad un occhio meno attento e presentare un’amara sorpresa a fine corsa. Un’alternativa ottima e sicura è il Leonardo Express, il treno che parte da dentro l’aeroporto di Fiumicino e collega direttamente con la stazione Termini al costo di 14 euro. Anche dalla stazione partono continuamente bus shuttle verso l’aeroporto, a un costo inferiore ai 10 euro.

Dove alloggiare, come spostarsi

Il pellegrino a Roma ha diverse possibilità per alloggiare fuori dai circuiti classici degli hotel, ma la stessa possibilità è aperta anche a turisti “ordinari”: case religiose, foresterie, case parrocchiali, istituti religiosi a Roma offrono la possibilità di pernottare a prezzi decisamente calmierati rispetto ad una struttura turistica vera e propria. L’esperienza sarà diversa ma sicuramente molto autentica.

A Roma c’è ovviamente una ricca offerta di ostelli, oggi molto più accessoriati e tecnologici rispetto ad un tempo: opzioni per risparmiare non mancano, basta essere disposti a viaggiare per raggiungere i luoghi d’interesse. A proposito di questo, sono consigliate per i turisti tessere come Omnia Pass o Roma Card, che contengono sia credito per viaggiare sui mezzi che ingressi gratuiti per una serie di attrazioni, fungendo in alcuni casi anche da utilissimo salta-coda.

Una cosa da tenere a mente per chi ama visitare i musei: i musei comunali e i siti archeologici statali a Roma sono gratuiti la prima domenica del mese. Fra questi rientrano anche luoghi particolari e meno conosciuti come la Centrale Montemartini, gli scavi di Ostia Antica, i mercati di Traiano e molti altri.

Il nostro decalogo

  • Pianifica con anticipo
    Prenota alloggio e trasporti in largo anticipo: Roma sarà affollatissima. Controlla anche gli eventi principali per evitare sorprese.
  • Viaggia leggero
    Porta solo l’essenziale: zaino comodo, bottiglia d’acqua riutilizzabile, power bank e documenti. Evita borse ingombranti, specialmente nei luoghi di culto.
  • Scarpe comode
    Camminerai tanto! Opta per scarpe resistenti e testate per lunghe distanze.
  • Idratati e proteggiti dal sole
    Porta sempre acqua e indossa cappello e crema solare, soprattutto in estate.
  • Usa i mezzi pubblici (con pazienza!)
    La metro e gli autobus saranno affollati. Acquista i biglietti in anticipo e preparati a qualche attesa in più.
  • Occhio ai borseggiatori
    Luoghi turistici = rischio borseggi. Tieni zaini chiusi e oggetti di valore al sicuro.
  • Rispetta i luoghi sacri
    Abbigliamento adeguato: spalle e ginocchia coperte per entrare nelle chiese. Evita schiamazzi e selfie fuori luogo.
  • Sii flessibile
    Gli orari possono cambiare, gli eventi possono subire ritardi. Meglio affrontare tutto con spirito di adattamento.
  • Scarica app utili
    Google Maps per la navigazione, app ATAC per i trasporti, e il sito ufficiale del Giubileo per aggiornamenti sugli eventi.
  • Goditi l’esperienza!
    Il Giubileo è un evento unico: vivi il momento, fai nuove amicizie e porta con te il suo significato spirituale.
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L’Europa a Roma: un Cammino tra le Chiese d’Europa

Tra i Cammini giubilari proposti in occasione del Giubileo 2025, uno dei più interessanti da percorrere all’interno di Roma è quello chiamato L’Europa a Roma. È il cammino delle chiese dell’Unione Europea e prevede tappe in 28 chiese e basiliche. È un percorso nuovo che prende il nome dal latino Iter Europaeum (Cammino Europeo, appunto) e tocca chiese legate storicamente a Paesi europei per motivi di carattere culturale, artistico o per una tradizione di accoglienza dei pellegrini provenienti da un particolare Stato della comunità europea.

Un percorso che non solo attesta la bellezza e anche la ricchezza della nostra Capitale, ma che dimostra anche come Roma e il cattolicesimo si leghino strenuamente alla storia dei Paesi europei, per motivi di carattere culturale, artistico o per una tradizione di accoglienza dei pellegrini provenienti da un particolare Stato dell’Unione Europea. Vediamole nel dettaglio.

Unione Europea – Basilica di Santa Maria in Ara Coeli

Il percorso inizia da qui, da questa Basilica facilmente raggiungibile a piedi dalla fermata metro Colosseo. Siamo sul colle Campidoglio dove sorge la Basilica di Santa Maria in Ara Coeli, eretta nel XII secolo. È stata scelta a rappresentanza dell’Unione Europea in quanto – lì vicino – nella Sala degli Orazi e Curiazi del Campidoglio, il 25 marzo 1957 furono firmati i Trattati di Roma (l’atto di nascita dell’Europa unita).

Basilica di Santa Maria in Ara Coeli

Fonte: 123RF

Basilica di Santa Maria in Ara Coeli

Austria – Chiesa del Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano

Con una passeggiata di poco più di 5 minuti, spostatevi verso la Colonna Traiana. La chiesa del Santissimo Nome di Maria fu consacrata nel 1741. È legata alle vicende del popolo austriaco perché celebra la battaglia di Vienna nel 1683. O meglio, è un atto di ringraziamento alla Vergine per la vittoria dei cristiani contro l’impero ottomano.

Belgio – Chiesa di San Giuliano dei Fiamminghi

Un’altra breve passeggiata (poco più di 10 minuti) vi condurrà alla terza tappa. Il nome parla da sé, e infatti la Chiesa di San Giuliano è la chiesa nazionale dei belgi. Fu edificata nell’XI secolo dalla comunità fiamminga di stanza a Roma per accogliere i pellegrini connazionali. Oggi la Chiesa è amministrata dalla Stichting Sint-Juliaan, una fondazione laica belga che discende dall’antica confraternita.

Lituania – Chiesa del Gesù

Altri 4 minuti a piedi e vi trovate a Piazza del Gesù, dove sorge la Chiesa del Gesù. Si tratta di una Chiesa gesuita, voluta nel 1551 da Ignazio di Loyola. Al suo interno, si trova la tomba di Jerzy Radziwiłł (1556–1600), primo cardinale della Lituania. Da qui il suo legame al paese europeo.

Chiesa del Gesù

Fonte: chiesadelgesu

Chiesa del Gesù

Polonia – Chiesa di San Stanislao

Tre minuti a piedi e siete già nella Chiesa designata alla Polonia. La Chiesa di San Stanislao risale al 1578: fu il generale polacco Stanislao Osio a volerla edificare. Una dedica al proprio paese: il patrono dei polacchi è infatti San Stanislao Szczepanowski. La struttura fu dotata anche di un ospizio e di un ospedale per i connazionali in pellegrinaggio a Roma e, tuttora, è la chiesa nazionale della comunità polacca nella Capitale.

Finlandia – Basilica di Santa Maria Sopra Minerva

Altra brevissima passeggiata (circa 7 minuti) fino alla Basilica di Santa Maria Sopra Minerva. La storia di questa Basilica è centenaria, ma a noi – in questo contesto – interessa sapere che – dalla Seconda Guerra Mondiale – fu un riferimento per la comunità finlandese a Roma. Non a caso ogni 19 gennaio, giorno della festa di sant’Enrico di Uppsala (vescovo e patrono della Finlandia), viene tenuta nella Basilica una Messa in suo onore. Nella Cappella Capranica si erge anche una statua in legno raffigurante Sant’Enrico.

Francia – Chiesa di San Luigi dei Francesi

Cinque minuti a piedi e siete di fronte alla Chiesa francese per eccellenza: la Chiesa di San Luigi dei Francesi. Del resto, fu fondata nel XVI secolo proprio dalla comunità francese a Roma, con il sostegno di Enrico II, Enrico III e Caterina de’ Medici. Al suo interno ci sono ben tre dipinti di Caravaggio che illustrano la vita di San Matteo (in onore del committente, il cardinale Matteo Contarelli).

Romania – Chiesa di San Salvatore alle Coppelle

Vi basta svoltare l’angolo e siete già a Via delle Coppelle. La Chiesa di San Salvatore alle Coppelle fu costruita nell’XI secolo su una chiesa preesistente e deve il suo nome a Celestino III (1196). Dal 1914 è chiesa nazionale romena e al suo interno la Messa viene ancora oggi officiata in rito orientale bizantino-romeno.

Bulgaria – Chiesa di San Paolo alla Regola

Le passeggiate si allungano un po’, ma vi bastano 15 minuti per raggiungere la Chiesa di San Paolo alla Regola. Il suo legame con la Bulgaria è relativamente recente: solo nel 2014, infatti, il Vicariato di Roma – tramite una concessione – ha permesso alla comunità ortodossa bulgara di celebrare la liturgia domenicale proprio all’interno di questa Chiesa.

Svezia – Chiesa di Santa Brigida

Ora percorrete Vicolo dei Venti (5 minuti) ed entrate nella Chiesa di Santa Brigida. Stiamo ovviamente parlando di Santa Brigida di Svezia che qui visse dal 1350 con la figlia Santa Caterina. Quando Santa Brigida morì (nel 1373), l’edificio fu affidato al monastero svedese di Vadstena. La sua storia vide poi la struttura passare di mano in mano, crollare e ricostruirsi ma – ancora oggi – è la chiesa nazionale degli svedesi.

Chiesa di Santa Brigida

Fonte: 123RF

Chiesa di Santa Brigida

Portogallo – Chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi

Proseguite a piedi per un quarto d’ora fino alla Chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi, in via dei Portoghesi. Forse non occorre dire altro, ma si sa che la storia di Roma non è mai banale. Sant’Antonio dei Portoghesi nacque a Lisbona e morì a Padova nel 1231 e questa Chiesa è a lui dedicata: fu fondata nel 1445 dal cardinale Antonio Martínez de Chaves sul luogo di un ospizio istituito da Guiomar di Lisbona. È la Chiesa nazionale dei portoghesi a Roma.

Germania – Chiesa di S. Maria dell’Anima

Spostatevi verso Piazza Navona e in sei minuti siete davanti alla Chiesa di Santa Maria dell’Anima. Fu fondata nel 1350 grazie a Johannes e Katharina Peters di Dordrecht, che acquistarono tre case e le adibirono a ospizio privato per accogliere i pellegrini. È sempre stata, per questo motivo, un punto di riferimento per i pellegrini tedeschi in arrivo a Roma.

Croazia – Chiesa di San Girolamo dei Croati

Nella zona del Museo dell’Ara Pacis (circa 10 minuti a piedi) vi imbatterete nella Chiesa di San Girolamo dei Croati. Anche qui il nome parla da sé, ma è bene sapere che la Chiesa è ovviamente collegata a Papa Sisto V, originario della Croazia. Fu lui a chiedere un luogo di culto dedicato al Santo (sempre croato) San Girolamo.

Cipro – Basilica di Santa Maria del Popolo

Altri 10 minuti a piedi fino a Piazza del Popolo, dove è facile scorgere Santa Maria del Popolo. È molto frequentata per l’arte che conserva, da Bernini a Raffaello, ma qui ci interessa sottolineare come la storia rinascimentale di Cipro si leghi alla Basilica. In questo luogo si trova infatti la tomba a muro del Cardinale cipriota Ludovico Podocataro (Nicosia 1429 – Roma 1504), segretario e medico di Papa Alessandro VI.

Basilica di Santa Maria del Popolo
Basilica di Santa Maria del Popolo conserva due capolavori di Caravaggio

Irlanda – Chiesa di Sant’Isidoro a Capo le Case

Iniziamo ad allontanarci, anche se non di molto. Ora la passeggiata diventa lunga circa 20 minuti, ma vale la pena se poi si arriva al Collegio di Sant’Isidoro, l’istituto irlandese più antico di Roma, fondato da Luke Wadding nel 1625. Wadding rilevò un piccolo convento spagnolo abbandonato e lo trasformò in un collegio per la formazione dei giovani francescani irlandesi. Fino ad oggi rimane un luogo di riferimento indispensabile per gli studiosi della storia francescana primitiva.

Paesi Bassi – Chiesa dei Santi Michele e Magno

Stavolta la passeggiata che vi proponiamo è di circa 39 minuti, ma passerete davanti a Castel Sant’Angelo e potrete seguire il Tevere. Del resto, la Chiesa dei Santi Michele e Magno è arroccata sul Gianicolo, ma risale addirittura al IX secolo: una visita imprescindibile. Fu costruita dai Frisoni, convertitisi al cristianesimo e desiderosi di una schola a Roma. Nel 1989, Giovanni Paolo II consacrò un altare pagano con le reliquie dei primi missionari provenienti dai Paesi Bassi, Santi Servatius e Wilibrord.

Danimarca – Chiesa di Santa Maria in Traspontina

Ora vi bastano appena 5 minuti per arrivare a piedi alla Chiesa di Santa Maria in Traspontina. Già nel 1600, un convertito danese di nome Christian Payngk convinse papa Urbano VIII a realizzare una cappella dedicata al santo nazionale danese, Knut, re di Danimarca nell’XI secolo. Dopo essere stata abbandonata, nel 1900 lo Stato danese ha preso in carico i lavori di restauro della Chiesa. Ancora oggi i cattolici danesi possono celebrarvi i funerali.

Spagna – Chiesa di San Pietro in Montorio

Circa 30 minuti a piedi, di nuovo seguendo il Tevere, fino alla Chiesa di San Pietro in Montorio. Nel 1400 i frati francescani vollero rinnovare la Chiesa (sorge nel luogo dove, secondo la tradizione, Pietro fu crocifisso) e a finanziare l’operazione ci pensarono i reali di Spagna Ferdinando V e Isabella di Castiglia. Il tempietto alla destra della chiesa è un’opera del Bramante.

Estonia – Basilica di S. Sabina all’Aventino

La nostra passeggiata si fa sempre più lunga: fino alla Basilica di Santa Sabina all’Aventino sono infatti altri 30 minuti di cammino (in alternativa potete prendere il bus 44). La Chiesa risale al 422: fu Pietro d’Illiria, un sacerdote della Dalmazia, a scegliere questo luogo. Nel 1219, la Chiesa fu poi concessa a San Domenico di Guzman: da allora è il quartier generale della comunità estone, data la storica presenza della famiglia domenicana presso Tallin, capitale dell’Estonia.

Grecia – Chiesa di San Teodoro al Palatino

Altri 12 minuti a piedi (attraversando il roseto comunale) vi condurranno presso la Chiesa di San Teodoro al Palatino. Anche la storia di questo luogo è lunghissima e ricca di suggestioni: il suo legame con la Grecia inizia tuttavia solo nel 2004, quando Papa Giovanni Paolo II concesse l’uso della chiesa al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli e alla comunità greco-ortodossa romana.

Repubblica Ceca – Basilica di San Clemente

Ora vi aspettano 30 minuti a piedi (costeggiando il Circo Massimo) o 20 minuti in bus (le linee 51, 118, 87, 81 e 85 coprono tutte questo tratto). La Basilica di San Clemente conserva i resti di San Clemente Papa, Sant’ Ignazio di Antiochia e di San Cirillo. San Cirillo e suo fratello San Metodio nell’863 evangelizzarono la Moravia e per questo sono molti cari alla comunità della Repubblica Ceca.

Basilica di San Clemente

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Basilica di San Clemente

Slovacchia – Basilica di Santa Prassede

Stavolta sono (solo) 15 minuti: la Basilica di Santa Prassede è relativamente vicina. Anche questo luogo è curiosamente legato ai santi Cirillo e Metodio (patroni di tutti gli slavi). Vissero qui, proprio in questa Basilica.

Slovenia – Basilica Papale di Santa Maria Maggiore

Girate l’angolo e già siete davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore, un luogo che non ha di certo bisogno di presentazioni. Ma cosa ha a che fare questa Basilica papale con la Slovenia? Ebbene, anche questo luogo – ormai simbolo della comunità slovena a Roma – ha a che vedere con i fratelli Cirillo e Metodio: nel Natale dell’867 furono accolti da papa Adriano II proprio in questa Chiesa.

Basilica Santa Maria Maggiore

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Basilica di Santa Maria Maggiore

Italia – Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri

Ci siamo: dieci minuti a piedi – lungo via Torino – e ci troviamo di fronte alla Basilica legata alla nostra storia. Vi chiederete come mai proprio questa Basilica, più di altre. La Basilica è ufficialmente un luogo dedicato alle celebrazioni della Repubblica Italiana e, più nello specifico, è considerata anche fautrice dell’unità spirituale d’Italia.

Lussemburgo – Basilica del Sacro Cuore di Gesù

Fino a via Marsala sono meno di 15 minuti di cammino. La Basilica del Sacro Cuore di Gesù, nel 1863, fu dedicata da papa Pio IX al Sacro Cuore di Gesù, un movimento forte soprattutto in Francia, Lussemburgo e Italia. Questo luogo ospita la Congregazione Salesiana e la Cancelleria dell’Ambasciata del Lussemburgo presso la Santa Sede.

Lettonia – Basilica dei Santi Quattro Coronati

Altra lunga passeggiata: fino alla Basilica dei Santi Quattro Coronati sono 30 minuti a piedi (o 20, con la metro B da Termini a Colosseo). La Basilica dei Santi Quattro Coronati ha vissuto momenti di abbandono e persino un incendio la distrusse nel 1084. Ha dunque più di una vita: a trasformarla (nel 1564) in un un orfanotrofio femminile per le monache di clausura agostiniane che vi abitano ancora oggi fu Pio IV.

Ungheria – Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio

Dieci minuti e siete di fronte alla Basilica che, in questo cammino, rappresenta l’Ungheria. Fu Papa Nicola V ad affidare la chiesa, ormai in rovina, all’ordine paolino ungherese. L’altare maggiore, anche per questo, è dedicato ai santi ungheresi della famiglia reale degli Árpád. Qui fu anche fondato il Collegium Hungaricum.

Malta – Chiesa di San Paolo alle Tre Fontane

L’ultima Chiesa si trova all’EUR e vi consigliamo di raggiungerla con i mezzi pubblici. Potete prendere l’autobus 671 o il 714. La Chiesa di San Paolo alle Tre Fontane sorge nel luogo del martirio di San Paolo. La tradizione vuole che San Paolo naufragò a Malta durante il suo viaggio verso Roma e fu accolto più che bene dai suoi abitanti: il Santo, non a caso, è il patrono dell’isola.

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Perché Termoli è il borgo dell’amore

Il borgo antico di Termoli, nel Molise, è circondato da mura e si staglia su un piccolo promontorio da cui si scorge il Mare Adriatico. A vederlo, ci si innamora subito. Una vera perla della costa molisana, che ha saputo mantenere due anime distinte ma unite, il Borgo Vecchio e la Città Nuova. Il borgo è il fulcro della storia di Termoli, con le sue strette vie lastricate, il Castello Svevo, la Cattedrale, la Passeggiata dei Trabucchi.

San Valentino a Termoli

Chi visita questo borgo nella settimana di San Valentino, lo vedrà avvolto in una luce rossa come il fuoco: proviene dal castello che, in occasione della festa degli innamorati, viene illuminato. Il “Borgo degli innamorati” è un evento che viene  organizzato ogni anno dall’Associazione Turismo in collaborazione con l’Amministrazione municipale per il 14 febbraio, giorno di San Valentino. Sono tante le coppie che partecipano al tour dedicato all’amore, un percorso caratterizzato da racconti teatrali come Romeo e Giulietta, di leggende, mostre, foto in scorci particolari del centro storico, visite del sito archeologico della Termoli sotterranea, oltre alla riscoperta di alcune antiche botteghe del borgo e di angoli incantevoli da scoprire e dove poter farsi immortalare e lasciare il proprio lucchetto d’amore per sempre in piazza Bisceglie.

Ma non è solo per questo motivo che Termoli è famoso per essere il borgo dell’amore. Sono tanti, infatti, gli scorci romantici che questo luogo magico regala. Si può seguire un vero e proprio itinerario dell’amore tra i luoghi più belli delle vecchie mura, dove una segnaletica invita a fare una sosta, a guardare il panorama e a scambiarsi un gesto d’amore.

Gli altri luoghi romantici di Termoli

Il Castello Svevo

Le caratteristiche architettoniche lasciano supporre che il Castello Svevo sia stato costruito in epoca normanna. Tuttavia, la definizione “svevo” pare sia stata attribuita in seguito alla ristrutturazione e fortificazione voluta da Federico II di Svevia nel 1240. Molto probabilmente il Castello di Termoli faceva parte di un più ampio sistema di difesa, costituito da mura che cingevano l’intero perimetro della città e da diverse torrette merlate, di cui una si è conservata intatta ed è situata all’ingresso del Borgo antico. Il castello è formato da due strutture: un corpo centrale con quattro torrette, la cui forma circolare conserva un notevole fascino, e la torre superiore, isolata dal resto della costruzione, sulla cui sommità ospita la stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare. Il Castello di Termoli oggi ospita mostre ed eventi culturali ed è una location particolarmente richiesta per la celebrazione dei matrimoni civili.

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Fonte: Getty Images

Il Castello Svevo di Termoli

Montecastello

Montecastello è la via panoramica del Borgo Vecchio di Termoli. La si raggiunge dall’entrata del borgo in prossimità del castello o inoltrandosi tra i vicoli. Montecastello è la parte più alta del Borgo Vecchio e affacciandosi all’antica mura di cinta si gode di una vista panoramica da un lato verso il lungomare di Sant’Antonio e il golfo di Vasto, dall’altro sul centro della città e, spostandosi di pochi passi, la vista spazia sul porto, il litorale di Rio Vivo e le Isole Tremiti.

La Città Nuova

La Città Nuova, invece, è il centro della vita sociale, con i celebri mercati termolesi ricchi di bancarelle che impreziosiscono le ariose piazze. Da non perdere è anche la Rejecelle, il vicolo più stretto d’Italia, largo solamente 41 cm – primato rivendicato altresì da un Comune marchigiano, Ripatransone, nella provincia di Ascoli Piceno – il porto e la zona balneare di Marina di San Pietro, il più bel litorale di Termoli, dove d’estate ci sono spiagge attrezzate, servizi e divertimenti di ogni tipo. La città, che dal 2003 ottiene il riconoscimento della Bandiera Blu, è un’importante meta turistica, apprezzata in particolare per la qualità dell’acqua del mare e la sicurezza delle spiagge.

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Panorama di Termoli

I trabucchi

Sul lungomare di Termoli si possono ammirare quelle antiche e affascinanti macchine da pesca che sono i trabucchi. Anticamente permettevano ai pescatori e alle loro famiglie di pescare anche quando il mare in burrasca impediva alle barche di uscire in mare. Il primo trabucco di Termoli venne costruito intorno al 1850 da Felice Marinucci che aveva visto questo tipo di costruzione in Abruzzo, dove spesso si recava per motivi di lavoro. Oggi, i trabucchi sono fra i simboli che caratterizzano la città di Termoli. Per osservarli in tutta la loro bellezza si può percorrere la “Passeggiata dei trabucchi” che, dai piedi del Castello Svevo, si snoda lungo tutta la cinta muraria del Borgo Antico fino ad arrivare al porto.

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Uno dei trabucchi di Termoli