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Prato, meta d’eccellenza per il turismo industriale in Italia

Da qualche anno a questa parte, il turismo è nettamente cambiato: non si parte più solamente per visitare città d’arte o rilassarsi tra bei paesaggi, ma anche per scoprire tradizioni, culture e sapori diversi dai nostri. E in Italia si sta diffondendo sempre più il turismo industriale, dedicato alla storia del lavoro e alle sue preziosissime arti, tramandate nel tempo. Prato è la città perfetta per iniziare, con il suo distretto tessile che è uno dei più rinomati al mondo. Scopriamola insieme.

Prato, la città della manifattura tessile

La Toscana è una regione dalle mille sfumature: conosciuta soprattutto per le sue splendide città d’arte come Firenze e Siena, ma anche per i piccoli borghi immersi tra le colline, dove degustare vini d’eccellenza, oggi si afferma anche come patria del turismo industriale. Ed è tutto merito di Prato, una splendida cittadina dell’entroterra toscano, adagiata ai piedi del Monte della Retaia e attraversata dal fiume Bisanzio. Proprio per la sua posizione favorevole e per la presenza di un importante corso d’acqua, nel corso dei secoli è diventata sede di uno dei più rinomati distretti tessili d’Italia (e del mondo intero).

La produzione tessile ha sempre rappresentato uno dei cardini dell’economia pratese, sviluppandosi già in epoca medievale. E oggi, con l’avanzare delle tecnologie, è un settore all’avanguardia che si è abilmente riconvertito al riciclo e alla riduzione dei rifiuti industriali, diventando una vera e propria eccellenza. Non è dunque un caso che Prato sia una delle mete principali per quanto riguarda il turismo industriale. Un viaggio alla scoperta delle sue aziende è una vera e propria avventura che percorre secoli di storia, un’immersione tra tecniche tradizionali e modernità.

L’intera città di Prato è costellata di luoghi che raccontano la storia della sua industria tessile, dalle vecchie fabbriche dismesse da tempo (che forniscono un esempio importante di quella che viene chiamata archeologia industriale) alle più moderne aziende che producono tessuti per brand di lusso, le quali fanno uso di tecnologie all’avanguardia e si prodigano nel diventare sempre più green. E naturalmente non possono mancare luoghi iconici come il Museo del Tessuto, che offre uno sguardo inedito sulla storia e lo sviluppo della manifattura tessile dall’antichità ai giorni nostri.

Il progetto TIPO, per scoprire Prato

È proprio per scoprire i luoghi più suggestivi della Prato industriale che, nel 2021, è stato fondato il progetto TIPO (Turismo Industriale Prato), grazie alla collaborazione del comune con alcune delle più importanti realtà del territorio. Sebbene sia in azione da pochi anni, l’iniziativa ha già coinvolto numerose aziende e attirato tantissimi visitatori, interessati alla scoperta del distretto tessile della città toscana come di una delle avanguardie più importanti del nostro intero Paese. E ci sono davvero moltissime sorprese per i turisti.

Nel corso dell’anno, un lungo calendario di eventi permette ai visitatori di conoscere la storia e l’attualità della manifattura pratese, con tour guidati alle aziende che regalano uno sguardo inedito ai processi di lavorazione, al modello di economia circolare e alla filosofia green sempre più in voga tra le aziende. Ma è stata anche sviluppata l’app TIPO, che consente ai turisti di muoversi in autonomia per scoprire la città e il suo distretto tessile senza alcun vincolo. E, annualmente, si può partecipare al festival che promuove il settore – e che attira sempre tantissimi curiosi.

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Napoli Notizie tradizioni Viaggi

È Napoli la città in cui si mangia meglio al mondo secondo gli stranieri

Per conoscere a fondo il luogo in cui si sta viaggiando è più che essenziale comprendere, e se possibile sperimentare, le sue tradizioni. I piatti della cucina locale, pietanze che sono in grado di sprigionare odori e sapori del posto che si sta visitando, possono raccontarci la storia, la cultura, e l’identità di quella particolare località. Partendo da questo presupposto Time Out, azienda britannica leader del settore travel, ha stilato la classifica delle città al mondo in cui si mangia meglio e al primo posto c’è un’italianissima: la nostra splendida Napoli.

Come è stato condotto lo studio di Time Out

La classifica delle città in cui si mangia meglio al mondo è stata condotta prendendo in considerazione le preferenze di migliaia di abitanti di tutto il globo, ai quali è stato richiesto di valutare gli alimenti locali per qualità e convenienza, ma anche i ristoranti migliori, i piatti imperdibili e gli spuntini da provare assolutamente.

La lista finale è stata poi creata escludendo le città con punteggi complessivi più bassi e includendo quelle con il punteggio più alto per ciascun Paese. Il prodotto emerso è una classifica che si pone l’obiettivo di essere una celebrazione della cultura culinaria in tutto il mondo, sia in fatto di cucina raffinata che di uno street food dai prezzi accessibili.

Napoli e la pizza, regine del mondo

Come accennato, è la nostra magica Napoli ad essere la città in cui si mangia meglio al mondo. Secondo Time Out, il piatto assolutamente imperdibile è la pizza, e in particolare in una delle sue versioni più semplici: ovvero un’ottima Margherita.

Si tratta di un pasto veloce ed economico che a Napoli può essere gustato spendendo solo 1-2 euro al pezzo. Non a caso, la pizza è anche il piatto con il miglior rapporto qualità-prezzo della città.

Nell’articolo viene data la giusta rilevanza anche alle meraviglie cittadine e in particolare alla rivalutazione dei Quartieri Spagnoli, posto ideale per mangiare e allo stesso tempo conoscere il lato più verace e originale del bellissimo capoluogo campano.

Il resto della classifica

Napoli è sicuramente la città del mondo in cui si mangia meglio, ma non sono di certo da meno altre località sparse per il globo: la città partenopea è l’unica realtà del nostro Paese a comparire in classifica.

Il secondo gradino del podio è di Johannesburg, in Sud Africa, famosa per il suo amatissimo street food, seguita da Lima, in Perù, località in cui i piatti da provare sono il ceviche e l’arroz (riso) con pollo.

Subito fuori dal podio troviamo Ho Chi Minh City, in Vietnam, poi Pechino, Bangkok, Kuala Lumpur, Mumbai, Dubai e Portland. Altre città europee che si sono guadagnate un posto in Top 20 sono Liverpool, Siviglia, Porto, Lione e Copenhagen.

Per completezza, ecco la classifica completa:

  1. Napoli, Italia;
  2.  Johannesburg, Sud Africa;
  3. Lima, Perù;
  4. Ho Chi Minh City, Vietnam;
  5. Pechino, Cina;
  6. Bangkok, Tailandia;
  7. Kuala Lumpur, Malesia;
  8. Mumbai, India;
  9. Dubai, Emirati Arabi Uniti;
  10. Portland, Stati Uniti;
  11. Liverpool, Regno Unito;
  12. Medellín, Colombia;
  13. Siviglia, Spagna;
  14. Porto, Portogallo;
  15. Marrakech, Marocco;
  16. Lione, Francia;
  17. Sydney, Australia;
  18. Montreal, Canada;
  19. Osaka, Giappone;
  20. Copenaghen, Danimarca.
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Centorizzonti 2024, il viaggio artistico culturale da fare tra giugno e settembre

L’estate di quest’anno si preannuncia ricca di eventi in tutto il nostro Paese, appuntamenti da non perdere e che mirano a farci scoprire luoghi, tradizioni, storia e natura davvero irresistibili. Uno di questi prende il nome di “Centorizzonti 2024“, e si caratterizza per essere un vero e proprio viaggio artistico culturale in angoli del nostro Paese che tolgono il fiato.

Centorizzonti 2024, edizione “fantasmagorica”

“Fantasmagorica” è l’aggettivo che viene utilizzato per descrivere l’edizione di quest’anno di Centorizzonti: attraverserà e coinvolgerà 10 comuni e 10 paesaggi ai piedi del Monte Grappa, maestoso massiccio localizzato nelle prealpi Venete, favorendo l’interazione tra luoghi, opera e pubblico. Ma non è tutto, perché Centorizzonti 2024 prevede anche 18 straordinari appuntamenti in totale, tra cui 9 spettacoli – dei quali 2 prime nazionali – di teatro, danza, canto e musica, oltre a film, visite guidate, laboratori ed esperienze di gusto.

Il tutto inizierà il giorno 23 giugno a San Zenone degli Ezzelini, in provincia di Treviso, e proseguirà fino al 7 settembre sotto l’organizzazione di Echidna, con la direzione artistica di Cristina Palumbo, il sostegno della Regione Veneto, il patrocinio della Provincia di Treviso, dell’IPA Terre di Asolo e Monte Grappa e della Riserva della Biosfera MAB UNESCO Monte Grappa, la collaborazione di Banca Terre Venete, dell’Archivio Maffioli e della Fondazione Zago.

Il programma è nato dalla coprogettazione di 10 Comuni tra quelli che costituiscono la rete culturale Centorizzonti con capofila il Comune di Asolo, affiancato dai Comuni di Altivole, Borso del Grappa, Caerano San Marco, Castelfranco Veneto, Fonte, Loria, Possagno, Riese Pio X e San Zenone degli Ezzelini.

L’obiettivo di questo interessante progetto, attivo dal 2011, è quello di promuovere le arti dal vivo tra i residenti e i visitatori, coinvolgendo artisti professionisti del territorio Triveneto, di rilevanza nazionale ed emergenti, con predilezione per gli autori interpreti.

Gli appuntamenti da non perdere

Tra gli appuntamenti in calendario due prime assolute di Luca Scarlini, create appositamente per Centorizzonti 2024. Tra gli artisti coinvolti, il giornalista narratore Domenico Iannacone che porterà in scena il suo spettacolo “Che ci faccio qui, in scena?”, trasformando il palcoscenico in uno spazio di riflessione e denuncia, e Giuseppina Casarin, direttrice del Coro “Voci dal mondo” di Fonte, di recente insignita Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana dal Presidente Mattarella, che condurrà un laboratorio di canto gratuito per avvicinare i cittadini al canto. Sempre con l’obiettivo di coinvolgere attivamente i cittadini rendendoli “attori”, anche Lorenzo Marangoni, attore e autore, campione mondiale di Poetry Slam, prima della sua performance condurrà un workshop per iniziare i partecipanti alla sua arte.

A completare il ricco programma, passeggiate teatrali in luoghi inediti con Dedalofurioso, laboratori di percussioni africane con Moustapha Fall, la battaglia di cuscini in piazza con la Compagnia Il Melarancio, workshop performativi con Monica Francia e Laura Boato Indaco, il Cantagiro con Cikale Comic Vocal Trio, lo spettacolo ai tempi di Instagram con Valentina Brusaferro e Martina Pittarello, cori multietnici de La Carovana della Musica, la danza del Collettivo Os, il viaggio teatrale sulla Duse di Kaos Teatro.

Centorizzonti comprende spettacoli dal vivo in diretto rapporto “drammaturgico” con il territorio. Le varie esperienze proposte, infatti, prevedono la mobilità di spettatori e visitatori, con l’importante obiettivo di far conoscere le terre e i luoghi, noti e meno noti, di Asolo e Castelfranco Veneto, attraverso l’azione degli artisti e la partecipazione dei cittadini.

L’edizione 2024 favorirà l’esperienza pluridisciplinare dei linguaggi artistici in contesti e luoghi non convenzionali e inediti, sfruttando preferibilmente la luce naturale, con basso impatto tecnico e basso consumo di energia, facendo particolare attenzione alle caratteristiche di siti, edifici e ambiti paesaggistici.

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Bologna Notizie tradizioni Viaggi

A Bologna si può fare il Grand Tour dell’Italia

Bologna si prepara a offrire un nuovo viaggio nella biodiversità delle regioni italiane attraverso il cibo, l’arte, le tradizioni e l’intrattenimento. Il 5 settembre aprirà definitivamente al pubblico Grand Tour Italia, un ambizioso progetto che vuole celebrare l’eccezionale diversità culturale e culinaria del nostro Paese. Ecco cosa offrirà il nuovo parco gastronomico del capoluogo emiliano.

Grand Tour Italia: cosa offre il nuovo parco gastronomico a Bologna

Nel nuovo parco gastronomico Grand Tour Italia ognuna delle 20 regioni avrà un suo spazio dedicato che comprenderà un’area paesaggisticae di promozione turistica, un’osteria tipica con gestione e menù che variano periodicamente (circa ogni due mesi), un mercato con prodotti tipici regionali e un’area didattica. Per quest’ultima, ne hanno curato la narrazione la Scuola Holden di Torino sulla storia e cultura, Coldiretti sull’agricoltura e Slow Food sulla biodiversità enogastronomica.

All’interno dell’area si avrà la possibilità di frequentare corsi di cultura enogastronomica, lezioni di cucina ed educazione agroalimentare, nonché di partecipare a un ricco programma di eventi culturali, enogastronomici e folkloristici. Le osterie, i prodotti e i piatti presentati rappresenteranno autentiche espressioni delle singole regioni, garantendo un’esperienza genuina e dando priorità alla sostenibilità ambientale, con prodotti principalmente provenienti da fonti biologiche o sostenibili.

Attraverso una serie di eventi e manifestazioni folkloristiche, Grand Tour Italia trasferirà, inoltre, l’energia e l’entusiasmo delle tradizioni regionali direttamente nel cuore del Parco, rendendo l’esperienza dei visitatori ancora più coinvolgente. “Grand Tour Italia è molto più di una semplice destinazione turistica – afferma il fondatore, Oscar Farinetti – È un omaggio alla straordinaria diversità e ricchezza culturale del nostro Paese, un invito a esplorare, gustare e vivere l’Italia in tutto il suo splendore. Un percorso di 50.000 metri quadrati che offre ai visitatori l’opportunità di gustare l’Italia come mai prima d’ora”.

Le attrazioni ed esperienze a Grand Tour Italia

Con l’apertura imminente prevista per settembre 2024, Grand Tour Italia ambisce a rivoluzionare il concetto di turismo esperienziale e a diventare una tappa imprescindibile per i viaggiatori da tutta Italia e non solo. Diverse le attrazioni e le esperienze che saranno proposte all’interno dell’area di Grand Tour Italia, versione rivista del parco agroalimentare Fico Eataly World di Bologna, chiuso dallo scorso febbraio. Tra questi, spicca il tour guidato tra le regioni con quattro tappe nelle aree didattiche multimediali e degustazioni.

Ci sarà poi una vasta scelta di corsi di cucina e di specializzazione regionale, spettacoli, promozione turistica, convegni divulgativi e tanto altro. L’aera ospiterà, inoltre, uno spazio espositivo di EARTH Foundation, con le mostre dedicate alla fotografia contemporanea, pensate per instaurare un dialogo con il contesto e celebrare la cultura del cibo, oltre ad allestimenti speciali pensati ad hoc per raccontare il connubio tra arti visive ed enogastronomia.

In perfetta sintonia con lo spirito della Motor Valley, all’interno di Grand Tour Italia si inserirà anche Grand Tour Karting, una struttura esclusiva che coniugherà intrattenimento e sostenibilità. Utilizzando kart elettrici Parolin di ultima generazione a zero emissioni, i visitatori potranno godere di un coinvolgente circuito indoor lungo oltre 500 metri.

Grand Tour Italia si prepara anche a essere un luogo di svago per grandi e piccini, con un parco divertimenti interamente dedicato a bambini e famiglie. La fattoria del contadino Gianni si estende su 6500 metri quadri e ospiterà giostre, videogiochi e aree per feste private. Infine, ci sarà spazio anche per un centro congressi, che potrà ospitare qualsiasi tipo di evento sia pubblico che privato e team building.

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Asia Cina Consigli tradizioni Viaggi viaggiare

Come viaggiare in Cina senza visto

Un vasto territorio che racconta una storia lunghissima, immersa in meraviglie naturali e strutture risalenti all’antico impero alternate alle grandi città contemporanee: viaggiare in Cina è un’esperienza sorprendente tra modernità, tradizioni millenarie e filosofie antiche.

Con il passare del tempo il colosso asiatico ha puntato sempre più sul turismo, aprendo le proprie frontiere ai viaggiatori provenienti da moltissimi Paesi nel mondo. Nonostante ciò, esistono alcune restrizioni e regole da seguire per poter viaggiare nella terra delle antiche dinastie: una di queste permette di raggiungerla senza visto. Vediamo come viaggiare in Cina senza preoccuparsi di richiedere questo documento d’ingresso nel Paese.

Viaggiare in Cina senza visto: regole ed esenzioni

Le pratiche burocratiche lente e macchinose per ottenere un visto sono quel fattore che spesso fa desistere i viaggiatori dallo scegliere una determinata meta turistica. La procedura, inoltre, comporta costi aggiuntivi sul budget della vacanza, che solitamente vanno dai 130 euro circa ai quasi 200 euro.

Per incentivare il turismo e rendere più agevole l’ingresso dei viaggiatori, la Cina ha allargato le già presenti politiche “visa-free” che in precedenza permettevano di transitare per 24, 72 o 144 ore in determinate città e zone del territorio cinese senza visto: dal 1 dicembre 2023 e fino al 31 dicembre 2025, i cittadini italiani in possesso di passaporto ordinario possono viaggiare in Cina per motivi di affari, turismo, visite a familiari e amici o per transito. Sono 15 i giorni di soggiorno concessi per la permanenza in questo Paese senza dover richiedere il visto d’ingresso.

Tale misura “visa-free” non riguarda soltanto l’Italia. Anche i cittadini provenienti da Francia, Germania, Paesi Bassi, Spagna e Malesia possono soggiornare in Cina per un massimo di 15 giorni senza visto. L’unico requisito richiesto per poter superare la frontiera cinese, sia per l’Italia che per gli altri Paesi rientranti nell’estensione, è il possesso del passaporto, che deve avere almeno 6 mesi di validità residua.

In ogni caso, prima di organizzare un viaggio in terra cinese, il consiglio è quello di consultare il sito Viaggiare Sicuri del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che aggiorna costantemente i cittadini in merito a requisiti di viaggio e sicurezza in tutti i luoghi del mondo.

Quando va richiesto il visto per entrare in Cina

Come anticipato, grazie alla convenzione con l’Italia, il soggiorno in Cina è possibile per motivi di affari, turismo, visite a familiari e amici o per transito. In tutti gli altri casi, invece, è obbligatorio presentarlo alla frontiera. Quando va richiesto, quindi, il visto d’ingresso? Ecco tutti i casi in cui non vale l’esenzione dal visto:

  • Per ottenere un permesso di lavoro (visto di tipo Z)
  • Per studio (visto di tipo X)
  • Per i membri di equipaggio (visto di tipo C)
  • Per scambi culturali (visto di tipo F)
  • Nel caso in cui serva un visto multiplo valido per entrare e uscire dal Paese più volte fino a esaurimento dei giorni di permanenza concessi
  • Per soggiorni superiori ai 15 giorni

In tutti questi casi sarà quindi necessario procedere con la richiesta di emissione del visto per l’ingresso in Cina.

Come richiedere il visto turistico per la Cina

Se il vostro viaggio alla scoperta del territorio cinese prevede una permanenza maggiore ai 15 giorni (o rientrate in uno degli altri casi in cui non vale l’esenzione) allora dovrete richiedere il visto turistico d’ingresso. Per farlo è necessario rivolgersi al Consolato Cinese di Firenze (per Toscana, Umbria, Marche e Liguria) o al Chinese VISA Application Service Center di Milano per le regioni del Nord e di Roma per quelle del Sud. Sono necessari i documenti di riconoscimento, il passaporto, il modulo di richiesta e le fototessere.

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Bari Chiese Idee di Viaggio itinerari culturali tradizioni turismo religioso Viaggi

Cosa vedere a Bari vecchia: ecco le cinque chiese più belle

Una città ricca di storia e di bellezza, che si incontrano a ogni passo regalando a chi la visita la sensazione di riscoprire le epoche del passato. Stiamo parlando di Bari, un luogo le cui radici affondano nel passato più antico, fatto di tradizioni, cultura e bellezza.

Capoluogo pugliese è un luogo molto vivo, da visitare per tantissime ragioni comprese le sue architetture religiose. Le chiese di Bari sono davvero molte, ma noi ve ne raccontiamo cinque che vale la pena inserire in un itinerario di viaggio se si visita la città.

Le chiese più belle e suggestive da visitare a Bari, per una vacanza alla scoperta della storia di questo luogo.

Basilica di San Nicola

Non si può visitare Bari senza vedere la Basilica di San Nicola. Innanzitutto, si tratta di un esempio interessante di romanico pugliese, corrente artistica che ha preso vita in questa regione tra nel periodo che va tra il XI e il XIII secolo. Qui vi sono le reliquie di San Nicola e oggi viene visitata anche per ragioni spirituali.

La sua edificazione è datata intorno ai primi anni Mille ed è stata realizzata su una precedente costruzione per ospitare le reliquie giunte nella città il nove maggio del 1087. Si trova a pochi minuti dal porto e presenta opere che lasciano senza fiato. Da ammirare, ad esempio, è il ciborio datato XII secolo, oppure il monumento funebre di Bona Sforza, regina di Polonia e duchessa di Bari e, ancora, la cattedra dell’abate Elia.

Cattedrale di San Sabino

Un’altra chiesa da visitare in occasione di una vacanza a Bari a la cattedrale di San Sabino, la cui datazione può essere fatta risalire alla prima metà del XI secolo. Anch’essa è un prefetto esempio di romanico pugliese e il suo interno è caratterizzato da tre navate separate, suddivise da due file di colonne.

Conserva un pulpito e un ciborio che sono stati ricomposti utilizzando frammenti originari del XI e XII secolo. Al suo interno vi è un sarcofago in cui è conservato il corpo di santa Colomba di Sens e poi tante opere come la tavola della Vergine Odegitria che si trova nella cripta.

Chiesa San Marco dei Veneziani

Leggenda narra che sia stata eretta come ringraziamento per i veneziani che avevano liberato Bari dai Saraceni nel 1002, stiamo parlando della chiesa di San Marco dei Veneziani che viene citata la prima volta nel 1187.

Si tratta di un esempio di romanico, con un bel rosone a raggiera, a ghirlande e colonnette che si può ammirare sulla facciata esterna. Il suo interno non è più quello originale e vi sono conservate opere molto interessanti e preziose, come un altare databile nel Settecento con tabernacolo.

Chiesa di Santa Teresa dei Maschi

La chiesa di Santa Teresa dei Maschi è stata realizzata nel 1690, mentre il convento nel 1671. Oggi l’interno di questo edificio è divenuto sede della Bibart Biennale Internazionale d’arte contemporanea e museo dei pigmenti naturali colorati, vi si possono ammirare moltissime mostre che si sposano alla perfezione con le opere originali e più antiche qui conservate.

Chiesa di Sant’Anna

La struttura della chiesa di Sant’Anna a Bari è databile intorno all’XI secolo. Lo stile è tipicamente rinascimentale e barocco. Qui si riuniscono tutte le confraternite senza sede e, inoltre, è il luogo in cui avviene la benedizione dei neonati. Un grazioso gioiello da scorpire.

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Borghi itinerari culturali tradizioni Viaggi

Roseto Valfortore: tesoro d’Italia tra storia, sapori e tradizioni

Nel cuore della suggestiva Puglia sorge un gioiello prezioso e intatto nel tempo, uno dei borghi tra i più belli d’Italia: il Comune di Roseto Valfortore. Con le sue radici che affondano nelle antiche tradizioni e la sua aura intrisa di storia, questo borgo incanta i visitatori con la sua bellezza mozzafiato e la sua ricchezza culturale senza pari.

Un viaggio alle origini

Roseto Valfortore è un pittoresco paese situato nella provincia di Foggia, a un’altitudine di 650 metri, nel suggestivo scenario collinare del Preappennino Dauno, dove le acque del fiume Fortore scorrono placide nella vallata. Le origini di Roseto Valfortore risalgono a tempi lontani, quando le antiche civiltà popolavano queste terre, lasciando dietro di sé tracce tangibili della loro presenza, soprattutto di epoca romana. Ne è un esempio la fiorente attività artigianale degli scalpellini, sviluppatasi per diversi secoli, grazie alla cava da cui veniva estratta e lavorata la pietra locale.

Un angolo del centro storico di Comune Roseto Valfortore

Fonte: Comune Roseto Valfortore

Il centro storico di Comune Roseto Valfortore

Arte e Cultura: il fascino del passato

Il borgo, immerso in un paesaggio incantato tra montagne e valli, ha mantenuto intatta la sua autenticità nel corso dei secoli. Camminare per le stradine di Roseto Valfortore è come fare un tuffo nel passato. Le sue piazze accoglienti e le sue chiese secolari narrano storie di fede e devozione, mentre i suoi palazzi storici raccontano di epoche passate di splendore e nobiltà. Ogni angolo è un’opera d’arte da scoprire, un frammento di storia da ammirare. Tra i suoi monumenti più significativi, spicca la Chiesa Madre, nota anche come Santa Maria dell’Assunta, simbolo di devozione e storia locale. L’Arco della Terra, un tempo portale d’ingresso principale al borgo, conserva ancora il suo fascino antico. Da non perdere una visita all’Anfiteatro che ha anche arricchito l’offerta culturale del paese, ospitando concerti, spettacoli teatrali e manifestazioni durante le calde serate estive.

Una veduta dell'Arco della Terra di Comune Roseto Valfortore

Fonte: Comune Roseto Valfortore

L’Arco della Terra di Comune Roseto Valfortore

Sapori autentici e tradizioni vive

Roseto Valfortore non è solo storia e arte, è anche una terra di sapori autentici e tradizioni vive. Il suo Tartufo è un elemento della cucina davvero irrinunciabile. Le sagre e gli eventi che animano il calendario annuale del borgo offrono l’opportunità unica di immergersi nella cultura locale, assaporando i piatti tipici della tradizione culinaria pugliese. Dai formaggi prelibati ai salumi genuini, dalle ricette tramandate di generazione in generazione ai dolci che conquistano il palato, ogni boccone è un viaggio nel gusto e nella tradizione. Da assaggiare la tradizionale ricetta dei cavatelli di grano duro, conosciuta in dialetto come “cecatédde ch’i tanne checuzze“, prevede l’uso di pomodoro fresco, zucchine e una spolverata di polvere di peperoncino.

Oggi il Comune di Roseto Valfortore è annoverato della Bandiera Arancione, il riconoscimento di qualità turistico-ambientale conferito dal Touring Club Italiano ai piccoli comuni dell’entroterra italiano che si distinguono per un’offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità.

Veduta esterna della Chiesa Madre di Comune Roseto Valfortore

Fonte: Comune Roseto Valfortore

Chiesa Madre del Comune Roseto Valfortore
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Consigli tradizioni Trieste Viaggi

Cosa sono le osmize e perché andarci è un’esperienza unica

Sono luoghi in cui si respira la tradizione enogastronomica ma anche una tipologia di accoglienza che affonda le radici nel passato. Stiamo parlando delle osmize, luoghi di ristoro dell’altopiano carsico nella zona di Trieste, che conservano questa tradizione centenaria e in cui gustare vere e proprie prelibatezze del luogo.

Per sapere quali sono le osmize aperte nella zona di Trieste bisogna verificare sul sito dedicato in cui vengono elencate quelle disponibili quotidianamente. Cosa sono, la loro storia e cosa si può mangiare in questi luoghi della tradizione.

Osmize, cosa sono e come sapere quali sono aperte

Per capire cosa sono le osmize bisogna fare un deciso salto indietro nel tempo e più precisamente al 1784. È in quell’anno, infatti, che l’imperatore Giuseppe II d’Asburgo – tramite un editto – dava l’opportunità ai contadini di commercializzare i loro prodotti; per farlo bastava segnalare la possibilità esponendo una frasca, ovvero un ramo con foglie. Anche adesso le osmize sono riconoscibili proprio per quello, mentre una differenza con il passato sta nei giorni di apertura. In precedenza, infatti dovevano limitarsi a otto giorni (osem significa 8) o ai loro multipli. Oggi le regole sono leggermente diverse e dipendono dai regolamenti dei comuni che si trovano nella zona dell’altopiano carsico.

Ma, a quanto pare, l’origine di questa tradizione va ricercata nella storia ancora più antica, che indicherebbe la genesi delle osmize all’epoca di Carlo Magno, quando il re – e poi imperatore – diede il permesso ai viticoltori di vendere il prodotto in maniera diretta, segnalando il commercio esponendo una frasca d’edera. Tradizione che, pare, sia stata mantenuta anche nel periodo medievale, per essere poi riportata in auge da Giuseppe II d’Asburgo. Secondo la sua ordinanza vi doveva essere una frasca appesa in maniera visibile per indicare l’attività, vi era il limite dei giorni di apertura e si poteva scegliere quanto far pagare.

È possibile conoscere quali sono le osmize aperte in uno specifico giorno grazie all’apposito portale osmize.com che segnala quotidianamente i locali accessibili della provincia di Trieste. Si tratta, in genere, di case o cantine che vengono aperte appositamente.

Come scovare le osmize aperte nei dintorni di Trieste

Fonte: Osmize.com

I contadini aprono le proprie case: le osmize sono luoghi di tradizione nella zona di Trieste

Cosa si mangia nelle osmize

Luoghi di tradizione, in cui sperimentare la cultura enogastronomica dell’altopiano carsico: le osmize sono posti davvero speciali così come quello che si può assaggiare.

La cosa importante da sapere è che qui si possono mangiare solamente prodotti già pronti, che non necessitano di una cucina. Quindi spazio a salumi, come prosciutti, pancetta e salame, uova sode, formaggio, diverse tipologie di alimenti sottaceto, pane e vino. Possono essere proposti anche liquori e qualche dolce come lo strudel.

Una cosa è certa: quelle che vengono portate in tavola sono specialità di questa terra, si tratta infatti di prodotti tipici del territorio che regalano agli avventori la possibilità di arricchire il proprio viaggio attingendo a gusti, sapori e tradizioni del passato che sono giunti sino a noi.

Vale la pena provare le osmize perché regalano a chi le visita l’anima più vera di questi luoghi e quando si viaggia, in fondo, si cerca proprio quello: un’esperienza autentica che rimane tra i ricordi più belli.

Se si sta programmando un viaggio in Friuli Venezia-Giulia, prima di tutto bisogna verificare quali sono le osmize aperte in provincia di Trieste, per selezionare quale raggiungere. E poi vivere pienamente l’esperienza, immergendosi in questa tradizione del passato in cui sperimentare i gusti tipici del territorio.

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Relax al mare nelle spiagge di San Foca, in provincia di Lecce

Un mare indimenticabile, paesaggi da cartolina e quell’accoglienza che ti fa sentire proprio come a casa. La Puglia è una regione viva e vibrante, ricca di luoghi da conoscere, di storia e di tradizioni.

Se si sceglie il Salento vale la pena inserire tra le proprie tappe di viaggio San Foca. Si tratta di una frazione del comune di Melendugno dotata di spiagge bellissime in cui trascorrere momenti che resteranno per sempre da conservare tra i ricordi più belli. Nel passato era un borgo di pescatori e ora si è trasformato in una delle località più apprezzate della costa, con le sue insenature, un mare che sembra uscito da una fotografia e un passato tutto da scoprire.

San Foca, le spiagge più belle

Difficile scegliere le spiagge più belle quando tutto il litorale è da cartolina. Succede a San Foca, frazione del comune di Melendugno in provincia di Lecce, un borgo che si trova tra Torre Specchia Ruggeri e Roca Vecchia nel Salento. Qui tra i tratti di costa da visitare c’è la spiaggia della Fontanella: sabbiosa e molto ampia, è la meta prediletta per chi ama armarsi di maschera per scoprire le meraviglie che si possono trovare sotto la superficie dell’acqua. Infatti, vi sono numerosi scogli, tra i quali è bello muoversi per ammirare i fondali. La sabbia è soffice e fine e l’arenile è abbastanza ampio.

Per chi è alla ricerca di tantissimi servizi un’altra meta da raggiungere è la spiaggia di San Basilio:con lettini e ombrelloni, perfetta per giornate da trascorrere in relax immersi in uno scenario che sembra dipinto. Ma anche per chi ama la vita all’aria aperta e desidera cimentarsi con attività sportive.

Bellissima anche spiaggia delle Isole Asce: non solo per il fascino ammaliante del luogo ma anche per il fatto che ci sono dei piccoli isolotti che si possono esplorare durante una breve nuotata. Anche qui le immersioni sono bellissime e molto apprezzate.

Spiaggia Torre Specchia Ruggeri, poi, è la location ideale per chi desidera godersi il mare in luoghi poco affollati e anche qui si trovano stabilimenti balneari per coloro che desiderano la totale comodità.

Tra gli altri arenili da raggiungere si possono ricordare la spiaggia dei Brigantini: da visitare anche con i bambini per mostrare loro le rocce dai nomi e dalle forme particolari che si trovano in acqua. Ad esempio, si trova uno scoglio a forma di otto.

Le grotte di San Foca, da visitare

Non solo spiagge, ma anche due bellissime grotte caratterizzano questa frazione marina che si trova in Puglia, nel Salento. Partendo dal porticciolo di San Foca, si può raggiungere la Grotta della Poesia. La leggenda narra che questa grotta marina venisse usata da una principessa bellissima per fare il bagno, per questa ragione il luogo divenne meta di cantori e poeti che lo raggiunsero lasciandosi ispirare per i loro componimenti.

La Grotta degli amanti, invece, cela la leggenda di una storia tragica. Si dice che due innamorati si dessero appuntamento lì, per non farsi scoprire dalle rispettive famiglie contrarie alla loro unione. Un giorno, però, sono stati colti dalla tramontana e dalla marea rimanendo intrappolati all’interno.

Il porto e la torre di guardia

Molto importante è il porto turistico di San Foca, mentre davvero suggestiva è la Torre di guardia. Ve ne sono molte lungo la costa del Salento e sono comunicanti tra loro.

Quella di San Foca è stata realizzata nel 1568 e aveva lo scopo di difesa: era stata eretta e veniva utilizzata per avvistare in tempo le invasioni turche; oggi – a quanto pare – ospita gli uffici della capitaneria di porto. Da qui lo sguardo spazia, regalando agli occhi un panorama indimenticabile. Intrigante anche il falconetto di tre libbre, un cannone di piccole dimensioni che era stato donato dal sindaco di Lecce nel 1576.

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“Borghi della Salute e del Benessere”, il nuovo progetto della Campania

La Campania è una rinomata meta turistica per le sue spiagge da sogno e per le città d’arte come Napoli e Caserta, ricche dal punto di vista artistico e architettonico. Ma il suo entroterra vanta tantissimi borghi splendidi, dei piccoli paesini spesso dimenticati che custodiscono però antiche tradizioni, buon cibo e bellezze di ogni tipo. È per questo che nasce il progetto “Borghi della Salute e del Benessere”, per valorizzare questo incredibile patrimonio culturale e paesaggistico. Scopriamo qualcosa in più.

Le bellezze della Campania meno conosciuta

Oltre al lato più popolare della Campania, fatto di luoghi da sogno come la Costiera Amalfitana e la città di Napoli, c’è un ricco patrimonio di piccoli borghi spesso quasi sconosciuti, che tuttavia hanno molto da offrire ai turisti. Quasi sempre situati nell’entroterra e soggetti a quel fenomeno conosciuto come spopolamento, per cui sempre meno giovani decidono di abitare in luoghi così remoti, questi paesini vantano ancora architetture meravigliose, una prelibata enogastronomia e paesaggi che nulla hanno da invidiare a quelli più rinomati.

L’idea, dunque, è quella di promuovere un’iniziativa che valorizzi tutta questa ricchezza, in ottica di un turismo lento e sostenibile. Ecco allora che si punta soprattutto alla scoperta delle cucine locali, della natura e degli spazi aperti, delle culture tradizionali, del benessere e dei paesaggi da sogno, attraverso esperienze di “vita lenta” e di mobilità alternativa. I borghi locali torneranno così ad essere di nuovo ripopolati, permettendo di salvaguardare le loro bellezze quasi dimenticate che, invece, meritano assolutamente di essere riscoperte.

Il progetto “Borghi della Salute e del Benessere”

Sono questi gli obiettivi del progetto “Borghi della Salute e del Benessere”, la nuova iniziativa promossa dalla Regione Campania. Verrà presentato dal 12 al 14 giugno 2024 nell’ambito degli Stati Generali sull’Ambiente, nella storica cornice della Mostra d’Oltremare di Napoli. Tante sono le novità “green” che verranno proposte in quest’occasione, per rendere la Campania e il suo territorio sempre più sostenibili anche a livello turistico. Il programma volto a valorizzare i borghi dell’entroterra campano vuole costituire reti territoriali comprendenti oltre 300 comuni.

Al progetto hanno già presentato la candidatura ben 48 reti di borghi, alle quali è stato richiesto di sviluppare iniziative che tengano in considerazione la rilevanza storica, paesaggistica e culturale dei paesi coinvolti. Sarà incentivata la formazione di associazioni locali per la gestione della rete, della sua offerta e del suo sviluppo sostenibile. Insomma, l’obiettivo è quello di coinvolgere non solamente le autorità locali e le associazioni culturali, ma anche i residenti, gli imprenditori e gli artisti, nonché le agenzie di turismo e le aziende private.

Per promuovere il progetto “Borghi della Salute e del Benessere”, verrà lanciato un portale web dedicato al marchio attraverso il quale i turisti potranno trovare tutte le informazione necessarie. Una vera e propria vetrina in quattro lingue (almeno per iniziare), con tutte le attività e le attrazioni, i ristoranti, gli hotel e le bellezze da scoprire in loco. Sarà un modo diverso per scoprire la Campania e il suo entroterra, tornando ad ammirare paesaggi magnifici e quasi sempre rimasti intatti nel tempo, ignorati finora dal turismo.