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Viaggio in Patagonia: i mesi migliori per partire

La Patagonia, una delle regioni più spettacolari del Sud America, si estende per un’area vastissima, che copre circa 1.000.000 km², ed è suddivisa tra la Patagonia argentina a est e la Patagonia cilena a ovest. La regione è delimitata a nord dal fiume Colorado in Argentina e dal fiume Bío Bío in Cile, mentre a sud termina nella Terra del Fuoco, oltre lo Stretto di Magellano.

Dal punto di vista geografico, la Patagonia è caratterizzata da due principali ecosistemi:

  • La Patagonia andina, dominata dalla catena montuosa delle Ande, con foreste, laghi e ghiacciai spettacolari.
  • La Patagonia steppica, caratterizzata da paesaggi aridi e ventosi, con vasti altipiani e deserti freddi.

Se stai pianificando un viaggio in questa terra selvaggia e remota tra Argentina e Cile, con paesaggi mozzafiato che spaziano da ghiacciai imponenti a sterminate steppe ventose, è fondamentale conoscere il clima per scegliere il periodo migliore per visitarla.

Fitz Roy Patagonia

Fonte: iStock

La Patagonia è la regione ideale per fare trekking

Le stagioni in Patagonia: cosa puoi aspettarti

La Patagonia si trova nell’emisfero australe, quindi le stagioni sono invertite rispetto a quelle dell’Europa. Questo significa che l’estate va da dicembre a febbraio, l’autunno da marzo a maggio, l’inverno da giugno ad agosto e la primavera da settembre a novembre.

Ricorda però che  il clima della regione –  subpolare oceanico – è noto per la sua imprevedibilità: il vento può essere forte in qualsiasi momento dell’anno e le temperature possono variare anche nel corso della stessa giornata. In questa terra, estrema e selvaggia, vale più che mai il motto che non esiste buono o cattivo tempo, ma solo un cattivo equipaggiamento.

puma patagonia

Fonte: iStock

La natura selvaggia della Patagonia saprà sorprenderti

Estate (dicembre – febbraio): il periodo migliore

L’estate è senza dubbio la stagione più popolare per visitare la Patagonia, soprattutto per se vuoi esplorare il Parco Nazionale Torres del Paine in Cile o il Parco Nazionale Los Glaciares in Argentina. Le temperature oscillano tra i 10°C e i 20°C nelle zone più basse, mentre nelle aree montuose possono essere inferiori. Il vantaggio principale di questa stagione è la maggiore quantità di ore di luce, con giornate che possono durare fino a 16 ore, permettendo di sfruttare al massimo il tempo a propria disposizione per fare trekking, lunghe escursioni e ogni genere di attività all’aperto. Tuttavia, il vento patagonico può essere particolarmente intenso anche in questo periodo, con raffiche che superano facilmente i 100 km/h.

Cosa vedere:

  • Torres del Paine: trekking verso le celebri torri di granito, il Lago Nordenskjöld e il Grey Glacier.
  • Perito Moreno: probabilmente il ghiacciaio più famoso al mondo, con spettacolari e improvvisi crolli e la possibilità di escursioni sul ghiaccio.
  • Ushuaia e Terra del Fuoco: escursioni tra boschi, laghi e canali australi, con la possibilità di avvistare pinguini e foche

Come vestirsi:

  • Abbigliamento a strati: t-shirt traspirante, pile e giacca impermeabile.
  • Pantaloni da trekking resistenti al vento.
  • Occhiali da sole e cappello per proteggersi dai raggi UV e dal vento.
perito moreno

Fonte: iStock

Il Perito Moreno è il ghiacciaio più famoso del mondo

Autunno (marzo – maggio): il momento ideale se ami la fotografia

L’autunno regala panorami spettacolari grazie ai colori caldi delle foreste che contrastano con i ghiacciai e i laghi cristallini. Le temperature iniziano a scendere (5°C – 15°C), ma il vento si attenua rispetto all’estate. Inoltre, in questo periodo c’è meno afflusso turistico, il che rende l’esperienza più tranquilla e autentica. Tra l’atmosfera particolarmente suggestiva e un’esperienza più intima, l’autunno è senz’altro la stagione ideale se ami scattare fotografie davvero uniche.

Cosa vedere:

  • El Chaltén: perfetto per ammirare il Fitz Roy con colori autunnali e percorrere i sentieri più iconici come Laguna de los Tres.
  • Lago del Desierto: un paradiso riflesso nelle tonalità del rosso e oro, perfetto per kayak e escursioni.
  • Carretera Austral: una delle strade più scenografiche del mondo, con paesaggi mozzafiato.

Come vestirsi:

  • Giacca termica leggera ma calda.
  • Guanti e cappello per le mattinate fredde.
  • Scarponi impermeabili per i sentieri umidi.
autunno patagonia

Fonte: iStock

In autunnno la Patagonia è particolarmente suggestiva

Inverno (giugno – agosto): avventura per pochi

L’inverno in Patagonia è freddo e rigido, con temperature che scendono sotto lo zero, specialmente nelle zone montuose. Le giornate sono più corte e alcune aree diventano difficili da raggiungere. Tuttavia, è il periodo perfetto per chi ama gli sport invernali o vuole vedere i ghiacciai in tutta la loro maestosità e naturalmente, senza la folla. In questa stagione inoltre è più facile avvistare la fauna selvatica, come puma e guanachi, a caccia di cibo.

Cosa vedere:

  • Cerro Castor (Ushuaia): la stazione sciistica più australe del mondo, con piste perfettamente innevate.
  • Laguna Esmeralda: trekking sulla neve con paesaggi magici, ideali per fotografia e wildlife watching.
  • Glaciar Martial: perfetto per escursioni con le ciaspole e per ammirare Ushuaia dall’alto.

Come vestirsi:

  • Giacca invernale impermeabile e antivento.
  • Strati termici (intimo tecnico, pile e softshell).
  • Scarponi invernali con suola antiscivolo.
Los Glaciares

Fonte: iStock

L’inverno è la stagione ideale per chi ama le avventure estreme

Primavera (settembre – novembre): la rinascita della natura

Con il ritorno delle temperature più miti (da minime sugli 8°C a massime sui 18°C), la primavera è un ottimo periodo per visitare la Patagonia. I paesaggi si riempiono di fiori selvatici e tutte le specie selvatiche tornano attive, offrendo fantastiche opportunità, in particolare, per il birdwatching. Anche il vento, pur presente, è meno aggressivo rispetto all’estate.

Cosa vedere:

  • Península Valdés: avvistamento di balene, leoni marini e pinguini di Magellano.
  • Torres del Paine: trekking con meno folla rispetto all’estate, perfetto per chi cerca avventure più intime.
  • Parco Nazionale Nahuel Huapi: fioriture spettacolari e laghi incantevoli, ideali per escursioni in barca e trekking leggeri.

Come vestirsi:

  • Giacca softshell antivento.
  • Strati intermedi caldi ma leggeri.
  • Cappello e guanti per le prime ore del mattino.
Torres del Paine

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Osserva la natura nel periodo del suo massimo risveglio in Patagonia

Quando vedere le balene

Questa incredibile regione è anche uno delle migliori aree al mondo per  il whale watching. Durante la stagione riproduttiva, le balene franche australi si avvicinano alla costa, dove sono più protette e trovano maggior nutrimento. Questo regala a chiunque abbia la fortuna di osservarle, uno spettacolo semplicemente indimenticabile.

Ogni anno, tra i mesi di giugno e dicembre, questi meravigliosi giganti dell’oceano migrano verso le acque più calde e accoglienti della Penisola Valdés per accoppiarsi, partorire e accudire i propri cuccioli. Il maggio numero di avvistamenti avviene solitamente tra i mesi di settembre e novembre.

Balena patagonia

Fonte: iStock

In Patagonia puoi osservare le balene davvero da vicino

La stagione giusta per il tuo viaggio in Patagonia

Qual è  dunque il momento giusto per il tuo viaggio? La scelta del periodo migliore dipende dalle tue preferenze. Se ami fare lunghi trekking ed escursioni a piedi, scegli di visitare questa regione in estate, da metà dicembre in poi e non oltre la metà di marzo, quando sono possibili forti nevicate che porterebbero alla chiusura dei percorsi.

Per evitare la folla, vivere un’esperienza più intima e suggestiva, cogli l’occasione di un bel viaggio autunnale o in primavera, soprattutto se vuoi avvistare le balene. Se invece ami gli sport invernali e l’avventura più estrema, la stagione che dovresti preferire è l’inverno, consapevole però che alcune località potrebbero non essere facilmente, o del tutto, raggiungibili.

Qualunque sia la tua scelta, la Patagonia saprà offrirti un’esperienza indimenticabile. Preparati a vivere un viaggio tra natura incontaminata e panorami da cartolina!

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Canyon del Colca, il gigante delle Ande dove la Terra sussurra leggende

Se state organizzando un viaggio in Perù e volete inserire nel vostro itinerario qualche tappa meno conosciuta, vi consigliamo di scegliere il Canyon del Colca. Questo è uno dei canyon più profondi del mondo, in alcune zone persino più profondo del Grand Canyon, dove avrete l’opportunità di ammirare paesaggi spettacolari durante trekking che sono considerati a tutti gli effetti una delle esperienze incredibili da fare almeno una volta nella vita. Anche perché qui, oltre alle viste mozzafiato, è possibile avvistare il maestoso condor andino, uno degli uccelli più grandi al mondo.

Oltre a offrire esperienze naturali, il Canyon del Colca rappresenta anche un’opportunità per i viaggiatori che vogliono immergersi nella cultura del posto grazie alla presenza di villaggi tradizionali che ospitano diverse comunità indigene. Storia, natura, cultura, resti archeologici e tradizioni: ecco cosa vi aspetta se pianificherete un viaggio in questo gigante delle Ande.

Dove si trova il Canyon del Colca

Il Canyon del Colca si trova in Perù, a 160 chilometri dalla città di Arequipa, raggiungibile con un autobus in circa 3 ore e 45 minuti. Seppur possa essere visitato in ogni periodo dell’anno, il periodo migliore per organizzare il vostro viaggio va da maggio a ottobre/novembre. Con i suoi 3270 metri è considerato il secondo canyon più profondo al mondo ed è abitato da oltre 2000 anni dai discendenti degli Aymara, oggi conosciuti come Collaguas.

A questo luogo è legata anche una leggenda: gli Inca credevano che il fiume Majes potesse fluire nella Via Lattea. A causa di questa credenza locale, gli Inca ponevano doni e sacrifici per gli dei nel fiume e li lasciavano scorrere a valle.

Canyon del Colca: altitudine

Visitare il Canyon del Colca significa vivere un’esperienza unica nel suo genere, ma bisogna fare attenzione a una cosa: gli effetti dell’altitudine. Chivay, per esempio, si trova a 3632 metri e il mal di montagna rappresenta un rischio non poco comune tra i viaggiatori. I sintomi lievi che potreste avere includono stanchezza e affanno, mentre quelli più gravi sono mal di testa, vertigini, difficoltà a dormire, problemi respiratori, perdita di appetito, nausea e vomito.

Per questo motivo, consigliamo di prendervi il tempo necessario per organizzare il vostro viaggio attraverso un periodo di acclimamento: per dare al vostro corpo il tempo di abituarsi, soggiornate un paio di notti ad Arequipa, situata a un’altitudine di 2325 metri, prima di cominciare la vostra avventura al Canyon del Colca. Ricordatevi che, se non vi sentite bene, il miglior rimedio è tornare in un punto dove l’altitudine è minore.

Villaggio Canyon del Colca

Fonte: iStock

Il villaggio peruviano di Yanque

Cosa vedere e cosa fare nel Canyon del Colca

Dai villaggi dove l’atmosfera è ancora autentica agli avvistamenti dei condor, fino ai trekking dentro ai meandri più profondi del canyon. Solo leggendo cosa fare e cosa vedere nel Canyon del Colca vi renderete conto del perché è considerato uno dei luoghi più incredibili del mondo.

I villaggi tradizionali

Tra le colline terrazzate e i paesaggi agricoli vi imbatterete nei villaggi tipici, alcuni un po’ più turistici perché facilmente accessibili, e altri più autentici. Uno di questi è Chivay, punto di appoggio strategico per scoprire gli altri paesini della valle. Lasciatevi avvolgere dalle sue atmosfere: sedetevi in un punto e guardatevi attorno, davanti a voi troverete la vivacità del mercato e della piazza principale unita alle donne con indosso i vestiti tradizionali.

Partendo da Chivay potrete raggiungere il villaggio di Yanque dove, ogni mattina alle 7, un gruppo di danzatrici intrattiene i turisti interpretando una danza tradizionale. Qui, da vedere, c’è la Iglesia de la Inmaculada Concepción e un piccolo museo archeologico. Se invece cercate un’esperienza autentica, spingetevi oltre verso il villaggio di Cabanaconde, dove il Canyon del Colca comincia a essere molto più profondo.

Il punto panoramico dove avvistare i condor

C’è chi organizza un viaggio al Canyon del Colca solo per un motivo: avvistare il maestoso condor. Si tratta di un’esperienza emozionante perché qui, essendo presente una famiglia di condor andini che nidifica sull’affioramento roccioso, i visitatori, se sono fortunati, potranno vederli volteggiare a poca distanza dalle loro teste! Il tutto in uno scenario mozzafiato, con il belvedere che si affaccia su un precipizio alto 1200 metri e con vista sul Nevado Mismi che si erge sul lato opposto.

Il momento ideale per avvistarli è la mattina, tra le 8 e le 9, oltre che durante la stagione secca, in quanto i condor non volano con la pioggia.

Condor canyon colca Perù

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Il belvedere dove avvistare i condor

Trekking circondati da paesaggi pazzeschi

Al Canyon del Colca è possibile fare diversi trekking, alcuni facili e altri molto più difficili che richiedono una preparazione adeguata. Molti di questi, inoltre, vengono suddivisi in più giorni, come ‘El Clásico’, un percorso ad anello che richiede da due a tre giorni e comprende i tratti più belli della metà inferiore del canyon del Colca, tra Cruz del Cóndor e Cabanaconde.

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Il deserto di Atacama è il regno del silenzio estremo e del cielo infinito

Visitare il deserto di Atacama è come mettere piede su un altro pianeta e, in un certo senso, lo è per davvero perché è considerato il luogo con il suolo più simile a quello di Marte. In lontananza si intravedono le vette delle Ande e, tutt’intorno a voi, avete a vostra disposizione una distesa vasta e arida che si estende fino all’orizzonte, ma tutt’altro che inospitale, dove vivere un viaggio unico nel suo genere tra paesaggi mozzafiato e cieli notturni infiniti che esplodono di stelle.

Dove si trova il deserto di Atacama

Il deserto di Atacama si trova in Sud America e si estende per circa 1.600 chilometri, tra il Perù meridionale e il Cile settentrionale. Dall’Italia, il modo ideale per raggiungerlo è volare prima verso Santiago del Cile e poi verso El Loa di Calama. Da qui vi basterà salire su un bus con destinazione San Pedro de Atacama, solitamente gestito dagli hotel.

Perché il deserto di Atacama è uno dei luoghi più incredibili del mondo

Il deserto di Atacama possiede alcune aree dove, si dice, non piove da cent’anni, ed è una delle zone del Cile più significative per diverse ragioni. Non solo è vecchia di milioni di anni, conservando rovine risalenti a circa 10.000 anni fa ma, grazie all’assenza di inquinamento luminoso, è considerato uno dei migliori luoghi al mondo dove andare a caccia di stelle e osservare il cielo notturno. Non a caso, qui si trova il telescopio più potente della Terra, il Giant Magellan Telescope.

Inoltre, seppur si tratti del deserto non polare più arido del mondo, è costellato di oasi dove esplode la vita, sia nelle fertili valli fluviali che a migliaia di metri di altitudine. Se a questo aggiungete i vulcani, i geyser e la cultura locale…avete ottenuto il mix perfetto per un’avventura indimenticabile.

Cielo stellato deserto Atacama

Fonte: iStock

Il cielo stellato nel deserto di Atacama

Cosa vedere e cosa fare nel deserto di Atacama

Con i suoi paesaggi indicibilmente selvaggi, il deserto di Atacama in Cile ha tutto ciò che serve per garantirvi un viaggio unico che sarà veramente difficile da dimenticare. Dai vulcani ai paesaggi lunari, dall’osservazione delle stelle alla mummia più antica del mondo: qui i nostri consigli su cosa fare e cosa vedere.

Valle della Luna

Potete facilmente immaginare perché venga chiamata Valle della Luna, un luogo dove l’energia che si percepisce è indescrivibile. Per viverla potete percorrere diversi trekking: Duna Mayor Viewpoint, Amphitheater, Victoria Mine, Tres Marías e Ckari Viewpoint.

Dopo una giornata di camminate, regalatevi un tramonto: dalla cima di una gigantesca duna di sabbia potrete godervi i paesaggi mentre il sole scivola sotto l’orizzonte e la lontana catena di vulcani, le Cordillera de la Sal e la valle vengono improvvisamente inondati di nuovi colori che cambiano dal viola, al rosa e oro.

Valle della luna deserto Atacama

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Formazioni rocciose nella Valle della Luna

Tour astronomici

Le escursioni astronomiche sono una delle attività più popolari da fare nel deserto di Atacama. Sebbene si possa semplicemente alzare lo sguardo e vedere il cielo in qualsiasi momento, è meglio partecipare a un tour con un astronomo esperto per godersi al meglio questa esperienza.

Laguna Chaxa

Una delle incredibili peculiarità del deserto di Atacama è che, seppur sia vero che non piove granché e i suoi paesaggi appaiono rocciosi e duri, ci sono anche oasi di vita dove poter ammirare alcune specie di animali immerse in panorami estremamente suggestivi. Una di queste è la Laguna Chaxa, situata a circa 25 chilometri a sud-ovest di Toconao e 65 chilometri da San Pedro. In questo lago salato potrete ammirare tre delle cinque specie conosciute di fenicotteri (James, Cileno e Andino), oltre che altri uccelli.

I petroglifi di Yerbas Buenas

Le valli che circondano San Pedro de Atacama sono decorate da petroglifi, ossia incisioni su roccia lasciate 2.500 anni fa dai pastori-esploratori che che conducevano le proprie carovane dalle Ande fino alle coste del Pacifico. Se osservati con cura, sulle grezze linee incise sulla roccia si possono riconoscere diverse figure umane e animalesche, lasciate qui come segno di protezione.

La Mano del Desierto

Non una bellezza naturale, ma un’opera che si sposa perfettamente con gli scenari circostanti. Stiamo parlando della Mano del Desierto, una scultura realizzata dall’artista cileno Mario Irarrázabal situata a 1100 metri sopra il livello del mare. L’opera è stata inaugurata nel 1992 per ricordare alcuni eventi tragici della storia che hanno visto protagonista il deserto di Atacama e il regime di Pinochet. Tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, infatti, il dittatore cileno trasformò le vecchie miniere di salnitro abbandonate in campi di concentramento dove rinchiudeva i suoi connazionali contrari al regime.

Per fortuna, al giorno d’oggi, l’unica cosa che regna sovrana nel deserto di Atacama è un silenzio estremo che ci permette di diventare tutt’uno con il paesaggio, magico e surreale.

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Perito Moreno, il gigante di ghiaccio in movimento dell’Argentina

Nel cuore della Patagonia argentina, incastonato tra le montagne e i laghi del Parco Nazionale Los Glaciares, spicca uno dei fenomeni naturali più affascinanti al mondo: il ghiacciaio Perito Moreno.

A circa 80 chilometri dalla cittadina di El Calafate, l’immensa distesa di ghiaccio affiora di fronte alla penisola di Magallanes, nella parte meridionale del parco. Il suo nome è noto a livello internazionale non solo per l’imponenza che lo contraddistingue, ma anche per la singolarità del suo comportamento dinamico, che lo rende uno dei pochi ghiacciai ancora “vivi” del pianeta.

Dal 1981 è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, un titolo che ne sottolinea il valore ambientale, glaciologico e faunistico. Tra i suoi tratti più scenografici vi è il continuo distacco di blocchi di ghiaccio che si schiantano nel Lago Argentino e creano fragorose esplosioni e onde che testimoniano il battito vitale di questa gigantesca creatura di ghiaccio.

Dalle Ande al lago: la nascita millenaria del Perito Moreno

La nascita del Perito Moreno affonda le radici nel gigantesco Campo de Hielo Patagónico Sur, una delle più grandi riserve glaciali del mondo nell’area andina condivisa da Argentina e Cile.

Da qui, nel corso dei millenni, il ghiaccio ha modellato lentamente il territorio, scivolando attraverso una valle fino a raggiungere il braccio meridionale del Lago Argentino. Nonostante la sua imponenza, il ghiacciaio rimase sconosciuto all’uomo fino al 1879, quando il capitano cileno Juan Tomas Rogers ne segnalò la presenza durante una missione esplorativa. Solo vent’anni dopo, nel 1899, gli venne attribuito il nome attuale in onore dell’esploratore e scienziato Francisco Pascasio Moreno, soprannominato l’“experto” per le sue ricerche sulla regione patagonica e per il ruolo chiave che svolse nelle controversie sui confini tra Argentina e Cile.

Oltre al fascino visivo, il Perito Moreno è diventato un’icona nazionale anche per la sua accessibilità: è infatti l’unico tra i grandi ghiacciai della Patagonia che si può osservare comodamente dalla terraferma, senza la necessità di lunghi trekking o spostamenti in barca, il che lo rende una meta privilegiata per migliaia di visitatori ogni anno, attratti dall’idea di trovarsi faccia a faccia con una delle ultime meraviglie glaciali del pianeta.

Un colosso di ghiaccio che respira, scricchiola e avanza

Il gigante Perito Moreno

Fonte: iStock

Le luci del mattino sul Perito Moreno

Esteso su una superficie di circa 250 chilometri quadrati e lungo ben 30 chilometri, il Perito Moreno rappresenta una delle formazioni glaciali più imponenti del Sud America. Alimentato dal Campo de Hielo Sur, di cui costituisce una delle 48 lingue glaciali principali, è anche la terza riserva mondiale di acqua dolce. Il suo fronte si innalza per oltre 60 metri sopra il livello del Lago Argentino, stagliandosi con un’impressionante lingua di ghiaccio che si estende per circa 5 chilometri.

La sua particolarità risiede nel movimento costante. A differenza della maggior parte dei ghiacciai, che sono in costante ritirata, il Perito Moreno mantiene una stabilità: ogni giorno il ghiaccio avanza di circa due metri, grazie a un cuscinetto d’acqua che scorre alla base e lo mantiene distaccato dalla roccia sottostante. L’avanzamento continuo, però, viene compensato da una perdita di massa altrettanto costante, che fa sì che la posizione del fronte sia rimasta pressoché invariata negli ultimi novant’anni.

Quando il ghiacciaio raggiunge la penisola di Magallanes, crea una diga naturale che divide in due il Lago Argentino e separa la sezione chiamata Brazo Rico dal resto del bacino. L’acqua, intrappolata nella parte occidentale del lago, comincia allora a salire e raggiunge un livello anche superiore ai 30 metri rispetto alla media. La pressione esercitata dall’enorme massa d’acqua erode man mano il fronte del ghiacciaio e dà origine a un fenomeno tanto raro quanto spettacolare: la rottura del ponte di ghiaccio.

Il “ponte” si forma quando l’acqua del lago scava un passaggio attraverso la parete ghiacciata e crea un arco naturale che collega il ghiacciaio alla sponda. La tensione interna e l’erosione provocata dall’acqua portano infine al crollo dell’arco in un boato fragoroso. Il grandioso evento, pur non avendo una cadenza regolare, si verifica di solito ogni due o quattro anni ed è talmente scenografico da attirare turisti e fotografi da ogni dove.

Tuttavia, anche il Perito Moreno non è immune ai cambiamenti climatici. Secondo i rilevamenti effettuati nel 2007 dal geologo Jorge Rabasa, negli ultimi due anni precedenti il ghiacciaio aveva perso ben 14 metri di spessore lungo i bordi, segno che l’equilibrio tanto ammirato potrebbe essere in realtà più fragile di quanto si creda.

Escursioni per scoprire il Gigante della Patagonia

Chi decide di visitare il Perito Moreno si ritrova al cospetto di un ambiente di rara bellezza, dove la possibilità di vivere il ghiacciaio da vicino è resa concreta dalle numerose attività organizzate. Il Parco Nazionale Los Glaciares è attrezzato per accogliere i visitatori in ogni periodo dell’anno, con esperienze adatte sia agli amanti dell’avventura sia a chi preferisce un approccio più contemplativo.

Durante i mesi estivi, è possibile cimentarsi in attività all’aria aperta come il rafting lungo i fiumi glaciali, le escursioni tra boschi e laghi oppure le gite in bicicletta tra i sentieri della steppa patagonica. Nei mesi invernali, il paesaggio si trasforma in un regno silenzioso dove si possono praticare lo sci, escursioni con le ciaspole o gite in motoslitta.

Una delle modalità più suggestive per osservare il ghiacciaio è percorrere le passerelle panoramiche posizionate di fronte: articolate su cinque percorsi diversi, permettono di ammirare il ghiacciaio da più angolazioni e altezze, per uno spettacolo sempre mutevole fatto di crolli, rumori e luci che si rifrangono sul ghiaccio. Il colpo d’occhio è impressionante: pareti di ghiaccio scolpite dal tempo che si innalzano come cattedrali e, subito dopo, si sgretolano.

Un’esperienza altrettanto affascinante è la navigazione lungo il Lago Argentino, a bordo di imbarcazioni che permettono di avvicinarsi in sicurezza alle pareti del ghiacciaio. Alcuni tour offrono sia la visita via terra sia un’escursione in catamarano lungo il braccio meridionale del lago, regalando prospettive inedite e memorabili.

La cittadina di El Calafate, principale base turistica della zona, rappresenta il punto di partenza per tutte le escursioni organizzate. Da qui partono autobus giornalieri e tour guidati che accompagnano i visitatori in un favoloso viaggio nel cuore del ghiaccio.

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Le 5 montagne sacre da conoscere, le più particolari al mondo intrise di storia e mistero

Dalle Ande all’Himalaya, le montagne hanno lo straordinario potere di evocare un sentimento di sacralità. Solo a guardarle, queste vette maestose suscitano stupore e meraviglia offrendo alle persone l’opportunità di intraprendere un’esperienza profonda, in certi casi dando anche significato alla loro stessa vita.

Nel mondo ne esistono diverse che intrecciano la loro presenza con quella degli abitanti che vivono nei loro paraggi e alle quali vengono attribuiti importanti significati religiosi, culturali e mitologici. Complici gli elementi naturali come fulmini, nuvole e vento, le montagne hanno incarnato per secoli anche potenti forze che si posizionano al di là del nostro controllo, da venerare o temere.

Noi abbiamo deciso di raccontarvi cinque montagne sacre che, con la loro storia e bellezza mistica, rendono il nostro mondo un luogo ancora più bello, ricco di inimmaginabile splendore e mistero.

Monte Sinai, Egitto

Un luogo dal potere sacro, simbolo di realizzazione spirituale e importantissimo dal punto di vista storico, il Monte Sinai è celebre perché, secondo la tradizione biblica, è qui che Mosè ricevette i Dieci Comandamenti. Situato nella penisola omonima in Egitto, il Monte Sinai si erge maestoso a un’altitudine di circa 2.285 metri ed è venerato da diverse religioni, tra cui il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam.

Qui la storia si intreccia con la fede grazie alla presenza del monastero più antico del mondo, Santa Caterina, risalente al VI secolo. Contraddistinto dallo stile tipico dell’architettura bizantina, il monastero è stato riconosciuto Patrimonio UNESCO ed è immerso in un contesto paesaggistico mozzafiato.

Monastero Santa Caterina Monte Sinai

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Il monastero di Santa Caterina

Monte Olimpo, Grecia

La montagna più alta della Grecia non poteva che essere la reggia degli dei. Nell’Odissea, Omero scrisse che “l’Olimpo non fu mai sferzato dai venti o bagnato dalla pioggia, né vi è mai caduta la neve. Tersa vi regna una pace infinita e lo avvolge uno splendente candore.” E in questo luogo qual era, esattamente, il punto in cui si trovava Zeus, re degli dèi olimpi? Secondo la mitologia, il trono si trova in un picco a forma di corona che può essere ammirato durante un trekking.

Fare un’escursione sul Monte Olimpo, infatti, è il modo migliore per percepire l’importanza di questa maestosa montagna e per godervi una giornata a contatto con il suo patrimonio naturale composto da torrenti e crinali, gole e altopiani, profonde grotte e macigni spettacolari.

Monte Kailash, Tibet

In tutto il mondo, le persone hanno guardato le montagne come simboli dei loro più alti obiettivi spirituali. Una in particolare è considerata come la più sacra: stiamo parlando del Monte Kailash, dove ogni anno pellegrini provenienti da tutta l’Asia intraprendono un trekking attraverso lo spettacolare paesaggio d’alta quota del remoto Tibet occidentale per renderle omaggio e camminarle attorno.

Il Monte Kailash (che in tibetano significa “Preziosa Montagna di Neve”) si mostra in tutta la sua maestosità di 6474 metri come una vetta solitaria separata dalla catena principale dell’Himalaya. Per i tibetani, questo è il luogo in cui il mago tantrico Milarepa sconfisse il suo rivale Bön in un’epica battaglia di stregoneria, confermando il dominio del buddismo sulla preesistente religione Bön. Per gli indù, invece, il Kailash è la dimora di Shiva e della sua consorte Parvati. Sia i buddisti che gli indù considerano il Kailash come il mitico Monte Meru, l’asse centrale dell’universo.

Monte Fuji, Giappone

In Giappone, uno dei centri del potere sacro è rappresentato dal Monte Fuji. Alto 3.776 metri, il vulcano è considerato una meta di pellegrinaggio importante tanto che, sui suoi pendii, si trovano diversi santuari e sulla sua cima è presente un torii, il tradizionale portale d’accesso che separa una zona profana da quella sacra. Anche questo luogo è intriso di storie e leggende, come quella che vede i samurai allenarsi ai suoi piedi per incanalarne la forza.

Oppure, un’altra leggenda narra che, all’interno del cratere, viva la dea Shintoista Kono-Hana-Sakuya-Hime o la Principessa in Fiore. Secondo la tradizione, rappresenta la divinità associata al Monte Fuji e ai vulcani in genere.

Ayers Rock, Australia

Il potere di questa montagna sacra è talmente forte da attrarre come un magnete invisibile persone provenienti da tutto il mondo. Ayers Rock, nota anche come Uluru, è dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO e ha raggiunto lo status di meta di pellegrinaggio. Nelle diverse ore del giorno offre tutta una serie di colori che variano dal color ocra/terracotta al blu/viola al tramonto, passando per l’oro e il bronzo e infine rosso fiammante al mattino.

Ayers Rock è come un grande iceberg fatto di roccia arenaria del quale è possibile vedere solo la punta perché la maggior parte della montagna è nascosta sotto la superficie terrestre. Questo è un luogo considerato sacro dagli aborigeni australiani i quali spiegano i fenomeni corrosivi sulla sua superficie con una storia: si narra, infatti, che questi siano dovuti a Tatji, la Lucertola Rossa che, giunta a Uluru, lanciò il suo kali (boomerang) il quale si piantò nella roccia. Scavò la terra per cercarlo, lasciando numerosi buchi rotondi sulla superficie e, non trovandolo, morì in una caverna: i grossi macigni che vi si trovano oggi sono i resti del suo corpo.

Ayers Rock Australia

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Ayers Rock
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Lo spirito argentino di Cordoba e i magici scenari delle Sierras

Cordoba è una graziosa e vivace città dell’Argentina in America Latina.
Seconda per importanza all’interno del Paese. Città a misura d’uomo e sede della più antica Università.

Fondata nel 1573 da Jerónimo Luis de Cabrera, Cordoba divenne un prestigioso centro religioso e educativo grazie all’arrivo dei gesuiti nel XVII secolo.

Se stai per partire per l’Argentina devi assolutamente inserire Cordoba nel tuo itinerario. Ti basteranno un paio di giorni per scoprirla. Qui, a differenza della grande e caotica metropoli di Buenos Aires, respirerai un’aria più rilassata e godrai di un clima mite e piacevole.

Dove si trova Cordoba

Situata nell’Argentina Centrale, Cordoba si trova ai piedi della catena montuosa Sierras Chicas sulle rive del fiume Primero.

La città, capitale dell’omonima provincia argentina, è ben collegata sia con l’estero che con il resto dell’Argentina grazie all’Aeropuerto Internacional Ingeniero Ambrosio Taravella, che si trova a 11 km dal centro.

Ogni settimana tanti sono i voli diretti da Buenos Aires, Salta, Mendoza e anche svariati collegamenti internazionali con altri paesi come il Cile, la Bolivia e il Brasile.

In alternativa, se ti trovi già all’interno del Paese e preferisci non prendere voli interni, potrai anche viaggiare via terra utilizzando i bus che collegano Cordoba con le altre città dell’Argentina.

Buenos Aires, ad esempio, si trova a circa 9 ore di bus. Potrebbe essere un’alternativa perfetta per scoprire chilometro dopo chilometro le meraviglie naturali che compongono questo Paese.

Vista la sua geolocalizzazione, il periodo migliore per visitare Cordoba è durante la Primavera (settembre-novembre) o l’Autunno (marzo-maggio). Il clima piacevole e mite ti farà innamorare di questa frizzante città.

Se viaggi in Argentina in estate, viste le temperature più elevate, ti consigliamo di esplorare anche le montagne e optare per attimi indimenticabili a contatto con la natura sui laghi. L’inverno, ovviamente più freddo, resta il periodo però più adatto per godere di Cordoba e dei suoi dintorni senza confusione e troppa gente.

Cordoba: cose da vedere in città

Città ricca di cultura e di fascino, Cordoba saprà farti respirare il vero spirito argentino. Se hai poco tempo a disposizione, ti farà piacere sapere che per visitarla ti basteranno un paio di giorni!

Qui il vecchio si mescola con il nuovo, le rovine gesuite del 1600 si alternano con le gallerie d’arte moderna, gli studenti universitari rendono la città vivace e sempre al passo con i tempi.

Cultura, storia, vita notturna ma anche meravigliosi paesaggi naturali tutt’intorno che offrono tante attività all’aria aperta da fare a Cordoba e regalano adrenalina pura.

Scopriamo insieme cosa vedere nella città di Cordoba!

Cabildo e la Cattedrale di Cordova di notte in Plaza De San Martin

Fonte: iStock

Iniziando la visita dal centro storico in Plaza De San Martin si trovano la Cattedrale e il Cabildo.

Plaza De San Martin

Partiamo dal centro storico, cuore pulsante della città e incontriamo
Plaza De San Martin, piazza dedicata a José de San Martin, generale argentino che portò il Paese, e non solo, all’indipendenza. A lui è dedicata una statua nel mezzo della piazza.

Qui potrai rilassarti concedendoti una pausa in uno dei bar e ammirare lo scorrere tranquillo della vita quotidiana.

In Plaza De San Martin si trovano la Cattedrale e il Cabildo, ex sede del governo coloniale oggi diventato museo che custodisce reperti storici e documenti che raccontano la storia di Cordoba e dell’Argentina. Questo ospita anche mostre temporanee.

Cattedrale di Nostra Signora Assunta

L’imponente Cattedrale di Cordoba si trova in Plaza De San Martin. Edificio di architettura sincretica costruito nel XVII secolo che, per via di modifiche e ristrutturazioni successive, presenta un mix di stili: barocco, neoclassico e rinascimentale con interni decorati e soffitti affrescati.

Sede dell’arcidiocesi cattolica romana della provincia, la Cattedrale è anche la chiesa più antica dell’Argentina ancora attiva.

Passando dalla piazza durante il cambio dell’ora potrai assistere a uno spettacolo musicale: le torri della cattedrale sono infatti dotate di carillon.

Se vuoi approfondire la conoscenza della storia religiosa della regione ti consigliamo una visita guidata a pagamento al suo interno.

Orario di visita della Cattedrale: 10|18.

Ingresso gratuito.

Cordoba cose da vedere: Manzana Jesuítica

Questo quartiere di Cordoba è Patrimonio Mondiale UNESCO ed è un complesso architettonico in stile spagnolo che comprende:

  • la Chiesa della Compañía de Jesús,
  • l’Università Nazionale di Córdoba dove ha sede anche il Museo Storico dell’Università di Cordoba,
  • il Colegio Nacional de Monserrat,
  • edifici residenziali costruiti dai gesuiti nel 1600 con scopi religiosi e educativi.

La Manzana Jesuítica è un esempio di complesso costruito durante il periodo gesuita e ne simboleggia anche la sua influenza religiosa e educativa.

Università Nazionale di Cordoba

Riconoscibile per la sua magnifica architettura coloniale, l’Università Nazionale di Cordoba, fondata nel 1613 ad opera dei gesuiti, è la più antica dell’Argentina.

Diventata laica nel 1918, questa università è la seconda più importante del Paese dopo quella di Buenos Aires. Sicuramente tra le cose da vedere a Cordoba.

Qui vengono anche tanti studenti stranieri in Erasmus.

Parque Sarmiento

La vena verde di Cordoba progettata dall’architetto paesaggista Carlos Thays ha un design che ricorda la belle époque viste le origini francesi del suo ideatore.

Concediti una passeggiata tra roseti e specchi d’acqua, ammira un anfiteatro greco e rilassati alla vista del laghetto scattando una foto ricordo dal ponticello bianco.

Questo parco ospita vari musei e anche lo zoo della città.

Cordoba cose da vedere: Chiesa del Sacro Cuore di Gesù

Nel quartiere di Nueva Cordoba si può ammirare la Iglesia del Sagrado Corazón, un esempio di architettura neogotica europea progettata dall’architetto italiano Augusto Ferrara per i frati cappuccini.

Questa chiesa ha due torri asimmetriche all’ingresso che simboleggiano due cose distinte:

  • l’ascesa dell’anima verso il cielo, la più alta
  • l’imperfezione della vita materiale, la più bassa.

All’interno della chiesa è presente l’iconografia del culto di San Francesco d’Assisi, sono custoditi tesori di gran valore e, se alzerai gli occhi verso il soffitto, potrai ammirare un dipinto di un cielo stellato.

Orario e giorni di visita della Chiesa: dal martedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19:30; il sabato solo di mattina.

Ingresso gratuito.

Cosa fare a Cordoba

Questa città dell’Argentina, detta anche la “docta” per via dell’università, è culla di cultura e storia. Visitandola ti sembrerà di tornare indietro nel tempo e conoscere più da vicino questo magnifico popolo.

Tante sono le cose da fare a Cordoba e dintorni: visitare musei, partecipare a visite guidate, perderti tra i paesaggi mozzafiato delle Sierra de Cordoba.

Visitare il Museo de la Memoria

Tra le cose da fare a Cordova c’è sicuramente la visita al Museo de la Memoria. Questo è dedicato al periodo della dittatura che ha sconvolto l’Argentina negli anni ’70. L’edificio fu usato in passato come luogo segreto di tortura e prigionia.

Un tuffo nel passato grazie alle famiglie di coloro che ai tempi della “guerra sporca” sparirono, i desaparecidos. Queste hanno donato al museo le foto e fornito informazioni e testimonianze su quell’epoca di terrore.

Il museo è gratuito e si trova a circa 2,5 km a nord dall’Università.

Orari e giorni di visita del Museo: dal martedì al venerdì dalle 10 alle 16.

Ingresso gratuito.

Cosa fare a Cordoba: il Museo Superior de Bellas Artes Evita Peron

Se ti piace dedicare tempo ai musei mentre visiti una città, ti consigliamo di non perderti il Museo di Belle Arti Evita Peron inaugurato nel 2007. Situato nel Palazzo Ferreyra, antica residenza privata di Martin Ferreyra, nel Parque Sarmiento, questo museo con oltre 500 opere di artisti argentini e spagnoli famosi come Picasso e Goya, è diviso in 12 sale espositive, una biblioteca e un auditorium.

Anche qui, come nel Museo de la Memoria, potrai conoscere un pezzo di storia dell’Argentina. Nella collezione permanente viene, infatti, messa anche in mostra la violenza che veniva esercitata sulle donne durante la dittatura.

Oltre a visitare il museo e ad ammirare la lussuosa residenza storica, potrai fare un giro nel giardino di sculture e bere un caffè in terrazza.

Orari e giorni di visita del Museo: dal martedì alla domenica dalle 11 alle 19.

Ingresso €10

Un giro al Paseo de las artes

Situato nel quartiere bohémien Guemes, un barrio molto grande a circa dieci isolati dal centro storico, il Paseo de Las Artes è il luogo perfetto per fare una passeggiata, dedicarsi allo shopping, assistere a esibizioni musicali di artisti di strada e mangiare street food argentino.

Se sei appassionato di oggetti d’artigianato, accessori e abiti vintage e souvenir particolari, questo è il luogo che fa per te.

Mercatino dell'artigiano e vintage nel distretto di Guemes a Cordova

Fonte: iStock

Il quartiere bohémien Guemes è il posto ideale per gli appassionati di oggetti d’artigianato, accessori e abiti vintage

Tra le cose da fare a Cordoba c’è sicuramente una visita a questo quartiere durante la sera o nei weekend quando le strade diventano pedonali e potrai respirare un’atmosfera di festa.

Ritrovarsi al Paseo del Buen Pastor

Per gli amanti dello cultura consigliamo un giro al complesso culturale e commerciale situato nella zona di Nueva Cordoba: il Paseo del Buen Pastor.

Costruito nel 1901, fungeva da cappella, monastero e sede di un carcere femminile. Questo complesso è stato poi riportato in vita nei primi anni 2000 ed è oggi un centro culturale e spazio espositivo che propone mostre e concerti.

Inoltre è anche luogo di ritrovo e condivisione grazie a numerosi bar all’aperto situati nel patio centrale attorno a cui si sviluppa il complesso.

Orari e giorni di visita: tutti i giorni dalle 9 alle 20.

Cosa fare a Cordoba: partecipare a eventi e festival

L’offerta culturale di Cordoba è vastissima. La città vibra anche al ritmo di musica, letteratura, arte e tanti sono gli eventi in calendario!

Uno di questi è il Festival Internacional de Jazz de Cordoba che si tiene solitamente a Novembre. Artisti del calibro nazionale e internazionale raggiungono Cordoba che per una settimana diventa il punto di riferimento per gli amanti del Jazz. Gli spettacoli si tengono in varie parti della città: teatri, piazze e locali.

L’evento unisce la tradizione dei concerti classici alla sperimentazione di esibizioni di altri generi musicali come il funk e la world music.

Un altro evento di grande rilievo è la Feria del Libro de Cordoba dedicato alla lettura e alla valorizzazione della letteratura mondiale.

In calendario tra settembre e ottobre per due settimane in diverse location, come il Cabildo e altre zone del centro.

Oltre a questi due eventi, Cordoba ospita anche eventi minori dedicati al teatro e ad altre arti.

Riserva Naturale Urbana San Martin

Per una giornata a contatto con la natura argentina ti consigliamo di andare alla Riserva Naturale Urbana San Martin. Situata a nord-ovest della città di Cordoba a circa 15 km, è l’unica area protetta della città.

Qui potrai ammirare una vasta diversità di specie animali e vegetali.

Raggiungibile in auto o con bus locali.

Avventura e meraviglie naturali nelle Sierras

I dintorni della città sono patria di una bellezza incontaminata: le Sierras de Cordoba.

Lungo la strada. Vista sulle Sierras Chicas di Cordova

Fonte: iStock

Paesaggio naturale che circonda Cordova. Un percorso tra le Sierras argentine.

Queste montagne offrono tante attività all’aria aperta assolutamente da inserire tra cosa fare a Cordoba.

  • Escursioni,
  • sport acquatici nei laghi alpini nella Valle de Calamuchita,
  • campeggio in mezzo alla natura,
  • borghi da visitare come Villa General Belgrano, famoso per l’Oktoberfest

Visitare la Cumbrecita: borgo da cartolina

Hai affittato una macchina e vuoi scoprire i dintorni di Cordoba?

Allora ti consigliamo questo borgo a circa 2 ore di auto dalla città. La Cumbrecita è un villaggio abbracciato dalle Sierras Grandes. Completamente pedonale e caratterizzato da un’architettura alpina essendo stato fondato da coloni tedeschi.

Qui potrai respirare una tranquillità unica e dedicarti al trekking, visti i numerosi sentieri che passano tra i boschi, e alla fotografia naturalistica collezionando scatti di fiumi e cascate, come la Cascata Grande.

Parco Nazionale Quebrada del Condorito

A 80 km da Cordoba si trova una riserva naturale: il Parco Nazionale Quebrada del Condorito. Se ami la natura e vuoi immergerti in una meravigliosa area naturale inserisci questa tappa nel tuo percorso.

Questa riserva è famosa per la Quebrada del Condorito, una gola dove potrai ammirare i condor andini in volo.

Parco Nazionale "Quebrada del Condorito" vicino a Cordova

Fonte: iStock

In questo parco, presso la Quebrada del Condorito, potrai ammirare i condor andini in volo.

Anche qui potrai dedicarti a passeggiate e trekking godendo di paesaggi mozzafiato.

Non ti resta che preparare lo zaino e stampare il tuo itinerario Cordoba cosa vedere e fare durante un viaggio in Argentina!

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Caraibi Colombia isole Posti incredibili Sud America Viaggi

Nel Mar dei Caraibi c’è l’isola più popolata al mondo

Di piccole dimensioni ma con tantissimi abitanti, per andare alla scoperta di quella che viene considerata l’isola più popolata al mondo bisogna dirigersi nel mar dei Caraibi, al largo della Colombia.

Lì esiste l’arcipelago di San Bernardo con l’isola di Santa Cruz del Islote, un luogo dove vivono 816 persone in uno spazio di un centesimo di chilometro quadrato: tantissimi individui se si tiene conto delle sue dimensioni davvero ridotte. Infatti, basti sapere che è poco più grande di un campo da calcio, il che significa che non è il posto adatto a tutti coloro che amano la solitudine: qui è pressoché impossibile riuscire a stare da soli.

A guardarla dall’alto restituisce davvero un’immagine impressionate, fatta di case le une attaccate alle altre: infatti gli spazi mancano e per ovviare a questo problema le case eventualmente vengono stratificate verso il cielo con l’aggiunta di ulteriori piani.

Tutto quello che c’è da sapere su Santa Cruz del Islote.

Santa Cruz del Islote, l’isola più densamente popolata al mondo

L’isola di Santa Cruz del Islote fa parte dello stato della Colombia nel dipartimento di Bolìvar, a quanto pare le famiglie che vi abitano sono circa 220 (per 816 persone) e si trovano all’interno di case che non sono state realizzate in seguito a un permesso poiché nessuno è proprietario terriero in maniera ufficiale.

Tra le altre peculiarità dell’isola vi è il fatto che per attraversare tutto il territorio ci vogliono solo poco meno di due minuti. Vi sono circa 140 abitazioni, 4 negozi, una chiesa, uno spazio medico di base e una scuola. Non vi è un cimitero, infatti le persone vengono seppellite sulla terraferma.

A quanto pare, la gente è felice di vivere lì, a dirlo sono stati dei sondaggi, da cui emerge che nessuno si trasferirebbe da un’altra parte. Inoltre, non c’è criminalità e non esiste la polizia.

Ma non è tutto rosa e fiori e non mancano i problemi in questo luogo dall’aspetto così peculiare. E sono soprattutto legati all’autonomia: infatti chi vive qui non è autosufficiente, mancano benzina e acqua potabile, l’energia elettrica viene prodotta grazie a pannelli solari che però la garantiscono solo per qualche ora al dì. L’acqua piovana viene raccolta dentro delle cisterne.

Senza dubbio gli abitanti dell’isola vivono di turismo e sono in tanti i viaggiatori a visitare questo luogo così pittoresco, che si sviluppa lungo 4 strade, prive di macchine e moto.

La storia di Santa Cruz del Islote e come visitarla

La storia di Santa Cruz del Islote è piuttosto recente. A quanto pare, questa isola che fa parte del territorio acqueo dell’America del Sud ed è rimasta disabitata fino al 1860, quando alcuni pescatori vi si stabilirono scegliendola per rifugiarsi dalle tempeste e perché qui, a differenza di altre isole vicine, non vi erano zanzare. Furono i primi abitanti a raccogliere materiali di costruzione dal mare per iniziare ad abitarla. Il resto è storia e oggi questo piccolo spazio di terra è diventato meta di viaggio di molti turisti.

Santa Cruz del Islote: alcuni edifici

Fonte: iStock

Santa Cruz del Islote, alcuni edifici di questo luogo pittoresco

Raggiungerla è piuttosto semplice: ci si può arrivare in barca, partndo da Tolù ci vuole solo un’ora mentre da Cartagena due e può essere la tappa di un viaggio che porta alla scoperta delle isole che si trovano all’interno dell’arcipelago di San Bernardo. La visita ha un piccolo costo: l’ingresso si paga circa 2 dollari e mezzo.

Uno dei problemi maggiori per chi vive qui è la spazzatura, oltre al fatto di non avere una propria autonomia. Resta il fatto che visitare Santa Cruz del Islote è un’esperienza che vale la pena fare per conoscere un modo diverso di vivere.

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Brasile Notizie Sud America Viaggi

In Brasile c’è una città che rischia di scomparire: cosa sta succedendo

Nel nord-est del Brasile, nello stato di Maranhão, la città di Buriticupu sta vivendo una crisi ambientale senza precedenti.

Da oltre trent’anni, il suolo della città si sta sgretolando sotto i piedi dei suoi abitanti, dando vita a gigantesche voragini note come “voçorocas”, un termine locale che significa “terra strappata”.

Gli enormi crateri hanno ormai raggiunto una profondità di 80 metri, mettendo a rischio interi quartieri e costringendo centinaia di famiglie all’evacuazione forzata. Con le recenti piogge torrenziali che hanno colpito la regione, il fenomeno ha subito una drammatica accelerazione, portando le autorità locali a dichiarare lo stato di emergenza.

Le cause del fenomeno: tra natura e azione umana

Le voragini di Buriticupu non sono il frutto di un unico evento catastrofico, ma il risultato di un processo di erosione accelerata da diversi fattori, sia naturali che antropici.

Il terreno su cui sorge la città è in prevalenza sabbioso, quindi altamente vulnerabile all’azione dell’acqua. In condizioni normali, la vegetazione della foresta amazzonica contribuirebbe a stabilizzare il suolo, trattenendo l’acqua piovana e rallentando il processo di dilavamento. Tuttavia, la deforestazione massiccia che ha interessato l’area ha privato il terreno di questa protezione naturale e ne ha aumentato la fragilità.

A peggiorare ancora di più la situazione sono stati i cambiamenti climatici, che hanno causato un aumento delle precipitazioni estreme nella regione. Le piogge torrenziali hanno accelerato i processi erosivi, scavando profondi solchi nel terreno e favorendo il crollo progressivo del suolo.

Oltre ai fattori ambientali, un ruolo non da poco lo ha avuto la pianificazione urbanistica senza controllo. La città si è espansa senza tenere conto delle caratteristiche geologiche del territorio, con costruzioni realizzate su aree instabili e una rete fognaria insufficiente per drenare ina maniera corretta l’acqua piovana.

La mancanza di interventi strutturali ha aggravato il fenomeno, e ha reso Buriticupu una città sempre più fragile e insicura per i suoi abitanti.

La crisi umanitaria: sfollamenti e rischio collasso

Le conseguenze di una tale crisi sono drammatiche per la popolazione locale. Solo negli ultimi giorni, circa 1.200 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, ormai inghiottite dalle voragini o troppo vicine ai dirupi formatisi a seguito delle frane. Le autorità municipali hanno predisposto piani di evacuazione per mettere in salvo i residenti, ma la situazione rimane critica e imprevedibile.

Molti sfollati si trovano ora senza una dimora stabile e necessitano di aiuti immediati. Le famiglie colpite stanno ricevendo assistenza da parte delle autorità locali e delle organizzazioni umanitarie, ma il futuro rimane incerto. Il segretario dei lavori pubblici di Buriticupu, Lucas Conceicao, ha ammesso che la municipalità non ha ancora un piano concreto per fermare il fenomeno e che la città potrebbe letteralmente scomparire sotto il peso del suo stesso cedimento.

Lo stato di emergenza e le risposte istituzionali

Di fronte alla crescente gravità della situazione, il Ministero dell’Integrazione e dello Sviluppo Regionale (MIDR) ha ufficialmente dichiarato lo stato di emergenza a Buriticupu così da consentire di mobilitare risorse straordinarie per affrontare la crisi, ma la sfida è enorme.

Le autorità brasiliane stanno cercando di coordinare interventi per contenere i danni, ma la soluzione a lungo termine appare complessa. La messa in sicurezza delle zone colpite richiede ingenti investimenti in ingegneria geotecnica, riforestazione e infrastrutture urbane resilienti, tutte misure che fino ad ora sono state trascurate.

Al contempo, il governo sta valutando strategie per il trasferimento delle famiglie più esposte a nuove aree, cercando di evitare ulteriori perdite umane e materiali. Tuttavia, senza un piano di azione chiaro e immediato, Buriticupu rischia di diventare l’ennesimo simbolo delle conseguenze devastanti della scorretta gestione ambientale e urbanistica.

Un futuro incerto

Il destino di Buriticupu resta appeso a un filo. Senza interventi strutturali e una pianificazione sostenibile, la città potrebbe continuare a sgretolarsi e costringere un numero sempre maggiore di abitanti a lasciare le proprie case. La comunità locale spera in un intervento tempestivo da parte delle autorità, ma la mancanza di soluzioni concrete lascia spazio a preoccupazioni sempre più gravi.

Il caso di Buriticupu rappresenta un monito per molte altre aree del Brasile e del mondo dove l’urbanizzazione selvaggia e la scarsa attenzione all’ambiente stanno mettendo a rischio la sicurezza delle persone. Solo un cambio di rotta deciso, che unisca la protezione ambientale con politiche urbanistiche responsabili, potrà evitare che tragedie come questa si ripetano negli anni a venire.

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Piatti tipici argentini da non perdere in vacanza: quali provare per un sapore unico

Un viaggio in Argentina? Per chi mangia carne, è probabilmente tra i paesi migliori al mondo dove provare la grigliata, che qui si chiama asado, un particolare tipo di carne alla griglia che viene servito in modo conviviale e invitando a divertirsi in famiglia o con gli amici. Se dovessimo usare un termine per descrivere la cucina Argentina, del resto useremmo proprio questo: convivialità. Qui il cibo viene condiviso, con grandi tavolate con piatti di empanadas, grigliate di carne e salse. Scopriamo tutto sui piatti tipici argentini ma soprattutto approfondiamo una cultura gastronomica che non è affatto così distante dalla nostra ma di cui, anzi, ne ha tratto varie influenze insieme a quella spagnola.

Cucina argentina: caratteristiche e influenze

Prima di parlare dei piatti tipici argentini, vogliamo dare una piccola panoramica della cultura gastronomica del paese: tra gli ingredienti maggiormente usati troviamo il grano, il mais, il latte, la soia, gli immancabili fagioli e soprattutto la carne, con una predilezione verso quella bovina e ovina. La cucina argentina è intensa, e vengono usate molte spezie come il coriandolo, la noce moscata, il pepe e la cannella. Proprio come in Italia, anche per gli argentini il pranzo della domenica è praticamente sacro e viene chiamato con il termine di “pranzo della famiglia unita”.

Come anticipato, la cucina Argentina attinge da due influenze importanti ovvero quella della cucina italiana e della cucina spagnola. A colazione, conosciuta come desayuno fino agli anni ’80, si mangia principalmente dolce, come il cosiddetto dulce de leche, ma anche i dolci fritti, le paste, le tostadas oppure in alternativa le medialunas, simili ai croissant francesi. Un’altra cosa da sapere è che la cucina Argentina cambia in base alle regioni come accade in Italia: nel Nord-Ovest le influenze sono principalmente andine e precolombiane, nel Nord-Est la cultura di riferimento è quella guaranì, mentre nella regione centrale vincono le influenze italiane e spagnole. E nel Sud dell’Argentina? La Patagonia è uno dei paesi più famosi in cui mangiare pesce e frutti di mare, tra cui principalmente crostacei.

Asado

Cos'è l'asado

Fonte: iStock

Asado: la grigliata in Argentina è un must

L’asado è tra i piatti che non possiamo farci sfuggire quando siamo in vacanza in Argentina: fa parte della tradizione del territorio, perché è il simbolo dello stile di vita nomade del passato, tra pascoli e pampas, quando poi ci si riuniva intorno al fuoco per tagliare e cuocere la carne lentamente, una tecnica di cottura che la rende morbidissima e da accompagnare insieme a varie salse. Del resto il termine asado vuol dire cotto alla brace, e sono diversi i tagli da mangiare, come le costine di manzo (un grande classico). In ogni caso, anche i metodi di cottura sono molteplici (A la Cruz, Al palo o A la parrilla sono i più famosi). E il chorizo? Immancabile nell’asado!

Choripan

Probabilmente non è la prima volta che sentirete parlare del choripan, tra i piatti tipici argentini più famosi al mondo: questo panino viene condito con chorizo e salsa chimichurri, la salsa verde che in Argentina è un vero e proprio must. Il choripan è lo street food perfetto per chi desidera visitare i luoghi e mangiare giusto un panino al volo (che assicura un bel carico di energia, però). E che panino: può essere comunque condito a nostro piacimento e possiamo anche arricchirlo con pomodorini freschi o in alternativa scegliere la salsiccia piccante o normale. Il suo corrispettivo nel mondo? Un po’ come l’hot dog a New York: non possiamo non provarlo.

Bife de lomo

Nella lista dei piatti argentini da provare non può mancare di certo il bife de lomo, ovvero un taglio particolarmente pregiato, tra le migliori razze nel mondo da provare. Del resto, stiamo parlando della parte più tenera della carne ed è inoltre un taglio magro che viene servito con salse e condimenti. Questi, tuttavia, non vanno a coprire il sapore della carne, ma servono per valorizzarlo. Da mangiare rigorosamente a cottura media, magari insieme alla salsa chimichurri.

Churrasco

Sempre per chi è un fan delle grigliate, non possiamo di certo non menzionare in questa lista il churrasco, che è una grigliata mista composta da diversi tipi di carne di pollo, di manzo, di pecora e di maiale. La carne viene servita in un tagliere a pezzettoni, che vengono prima marinati e successivamente cotti alla griglia. Dal punto di vista della preparazione, così come per i tagli di carne serviti, è molto simile alla grigliata italiana.

Chorizo

Questo tipo di salsiccia spagnola è diffusissimo in Argentina e più in generale nel Sud America e rientra nella preparazione dell’asado, ovvero del barbecue: viene preparato con carne di maiale e spezie, e naturalmente non mancano delle varianti con vino bianco o aceto per insaporire.

Empanadas

Piatti tipici in Argentina

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Empanadas, fagottini di carne

Questi fagottini di carne ripieni, noti con il nome di empanadas, sono originari della Spagna ma sono tra i piatti tipici argentini da mangiare come spuntino o in compagnia durante una cena. In ogni regione dell’Argentina possiamo provarne di vari tipi come con il pollo, con la carne, con le verdure o magari con il formaggio. Non mancano dunque proposte vegetariane, anche se la cultura gastronomica argentina è composta prevalentemente dalla carne.

Fugazzeta

Come abbiamo anticipato la cucina argentina attinge anche dalla cucina italiana da cui ha preso leggere ma importanti influenze: uno dei piatti tipici da mangiare in Argentina, e in particolare a Buenos Aires, è la fugazzeta, che è una sorta di omaggio alla cucina ligure e napoletana, quindi un incontro, se così possiamo dire, tra la pizza e la focaccia genovese, e viene condita con cipolla affettata e tantissimo formaggio.

La milanesa a la napolitana

Qui troviamo un piatto che si mangia perlopiù a Buenos Aires e le cui influenze sono ancora una volta italiane come lascia presagire il nome. Un piatto di carne a base di fesa di manzo o vitello che prende ispirazione dalla cotoletta alla milanese ma con una differenza sostanziale. Dopo la frittura, la milanese a la napolitana viene condita con pomodoro, prosciutto cotto e mozzarella. Sembra quindi una rivisitazione della cotoletta alla bolognese.

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In Argentina il mare e le spiagge sono diventate rosse: cosa succede

Una marea rossa ha investito l’Argentina: il mare e le spiagge si sono tinti di un rosso intenso. La proliferazione di alghe ha sicuramente influito sul fenomeno che ha investito il mar del Plata fino a Necochea. Ma perché è successo? Scopriamolo insieme.

Marea rossa in Argentina: cosa succede

Sono diverse spiagge dell’Atlantico in Argentina ad essere coinvolte dal fenomeno misterioso che si è abbattuto sulla zona balneare a circa 400 chilometri a sud di Buenos Aires. A sorpresa il mare in Argentina ha cambiato colore: da mar del Plata a Necochea una marea rossa ha investito le acque e le spiagge per un fenomeno noto come arribazón. Il mutamento cromatico è causato da un mix tra potenti correnti sottomarine e mareggiate che hanno sollevato una quantità molto grande di alghe conducendole a riva.

Nelle ultime settimane la frequenza è stata più alta del previsto tanto da impattare sul turismo; ad essere state colpite sono maggiormente alcune zone quali playa Varese a mar del Plata dove un vero e proprio tappeto di alghe alimentato dalle onde ha reso impossibile il bagno. Non meno impattate le località vicine come playa Popular.

Perché il mare e le spiagge sono diventate rosse in Argentina

Le alghe hanno invaso le spiagge dell’Argentina a causa del fenomeno arribazón che ha unito correnti e maree portando un tappeto di alghe rosse fino a riva. Secondo gli esperti dell’Istituto Nazionale di Ricerca e Sviluppo Peschereccio, il motivo è da ricercare nelle alghe appartenenti ai gruppi Anotrichium furcellatum e Callithamnion sp. e all’alga verde Bryopsis plumosa. In grande quantità si sono spostate distaccandosi dal fondale per raggiungere la riva.

Nonostante l’estetica mutata del luogo le voci degli esperti sono rassicuranti; le alghe non sono pericolose per la salute umana e nemmeno impattano sull’ambiente. Insomma, non si tratta di nessun tipo di rischio sanitario o tossico. A svelarlo è l’esperto Ricardo Silva che comunque sottolinea come l’impatto sulle spiagge non mancherà: decomponendosi a causa del caldo, infatti, emettono un odore davvero sgradevole. Ecco quindi che le località balneari si sono già attivate per poter rimuovere la maggior parte dei depositi attraverso operazioni di pulizia, smaltendo il tutto tramite impianti di rifiuti organici.

Mare rosso in Argentina motivo

Fonte: Getty Images

Una marea rossa ha investito l’Argentina

Le alghe, solitamente attaccate ai materiali rocciosi immersi, sono state staccate dal forte moto ondoso giungendo a riva. Le voci più autorevoli spiegano che non si può dire con certezza se ci possa essere o meno un’influenza diretta del cambio climatico. Probabilmente l’aumento dei venti atipici provenienti da nord-est potrebbe essere collegato ma serviranno altri studi per dirlo con maggiore sicurezza.

Non è la prima volta che i fondali dell’Argentina cambiano colore: solo pochi giorni prima un lago nel nord-est è diventato verde e i roditori Cabiaï che abitano la zona ne sono stati ricoperti. Non sono solo le spiagge a tingersi di rosso, anche il corso d’acqua Sarandi ha avuto la stessa sorte ma in questo caso la tintura è dovuta ad un problema di inquinamento causato dall’utilizzo del pigmento rosso da parte dei settori industriali.