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Un tunnel ferroviario sottomarino potrebbe collegare l’Europa e l’Africa

Non è certo una novità assoluta, ma si tratta ugualmente di un progetto che potrebbe rivoluzionare il mondo dei trasporti tra due grandi continenti, l’Europa e l’Africa: stiamo parlando dell’idea di realizzare un tunnel ferroviario sottomarino nello Stretto di Gibilterra, in modo da unire Spagna e Marocco attraverso una linea ad alta velocità. Mentre riprendono gli studi sulla fattibilità di un collegamento di questo tipo, emergono i primi dettagli sul percorso che presto potremo affrontare.

Il tunnel sottomarino tra Spagna e Marocco

Andiamo con ordine: lo Stretto di Gibilterra è quel breve tratto di mare che mette in comunicazione il mar Mediterraneo con l’oceano Atlantico, separando di pochi km (nel suo punto più stretto) il continente europeo con quello africano. I due Paesi che ospitano i lembi più vicini di entrambi i continenti sono la Spagna e il Marocco, attualmente collegati via traghetto o via aereo. Per chi vuole spostarsi da Madrid a Casablanca, probabilmente le città più importanti dei due Paesi, ci sono poche opzioni: il traghetto richiede circa 12 ore di viaggio, mentre l’aereo è molto più veloce – ma anche meno economico, oltre ad avere lunghi tempi di attesa negli aeroporti.

Torna così in auge il progetto di un collegamento ferroviario attraverso la realizzazione di un tunnel sottomarino, un’idea che era già stata sviluppata nel 1979 e poi abbandonata, probabilmente per via delle scarse opportunità di riuscita dell’epoca. Ora abbiamo i mezzi per poter procedere, ma anche un motivo importante: i Mondiali di Calcio 2030, un’edizione che segna i 100 anni della FIFA World Cup. Si terranno infatti tra Spagna, Portogallo e Marocco, quindi si prevede un altissimo numero di spostamenti tra i tre Paesi.

La Compagnia Nazionale Marocchina per gli Studi sullo Stretto (SNED), in collaborazione con la Società Spagnola per gli Studi sulle Comunicazioni Fisse attraverso lo Stretto di Gibilterra (SECEGSA), ha già avviato gli studi di fattibilità del progetto, chiamato Euro Africa Gibraltar Straight Fixed Link. A rendere ancora più plausibile la realizzazione di questo collegamento è il fatto che il Marocco ha da poco lanciato il suo primo treno ad alta velocità tra Casablanca e Tangeri, mostrandosi pronto per affrontare questa nuova sfida.

I primi dettagli sul tunnel ferroviario

Come sarà il tunnel sottomarino che collegherà la Spagna al Marocco? Nel suo punto di maggior vicinanza, lo Stretto di Gibilterra misura poco meno di 15 km. L’idea è quindi di realizzare un condotto ferroviario lungo circa 27 km (tra Punta Paloma in Spagna e Punta Malabata in Marocco), situato ad una profondità massima di 470 metri e con una pendenza non superiore al 3%. L’intero percorso, naturalmente, sarà ben più lungo: partirà da Madrid per arrivare a Casablanca, affrontando alcune tappe lungo il tragitto – per un totale di circa 5 ore e mezzo di viaggio.

Da Madrid, la prima tappa è prevista presso la città di Algeciras, situata lungo l’estremità meridionale della penisola iberica. Sarà l’ultima “boccata d’aria” per i passeggeri, visto che poi il treno si immergerà nelle profondità marine, all’interno del tunnel. Dall’altra parte, una volta giunti in Marocco, ci si fermerà presso la città di Tangeri. Infine, il treno riprenderà il suo viaggio con destinazione finale Casablanca. Non sappiamo ancora quando potranno iniziare i lavori per la realizzazione del progetto, ma le cifre sono interessanti: si parla di una spesa compresa tra i 7 e gli 8 miliardi di dollari, per un tunnel che dovrebbe spostare fino a 12,8 milioni di passeggeri all’anno tra i due continenti.

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Anche Barcellona si mobilita contro il turismo di massa: cosa succede

Il turismo di massa, pur essendo senza senza ombra di dubbio un’importante fonte di guadagno, crea anche una serie di disagi e problemi che costringono le amministrazioni a intervenire. In Europa (e non solo) sono tante le città e località che hanno messo in atto restrizioni con lo scopo di gestire questo fenomeno e preservare il patrimonio artistico, storico e naturale. L’ultima della lista è Barcellona, straordinaria città della Spagna che ha deciso di mobilitarsi contro l’overtourism.

Barcellona vuole vietare gli affitti brevi

Gli affitti brevi sono sempre più ricercati quando si tratta di fare piccole vacanze nelle mete di tutto il mondo, compresa Barcellona. La vivace città catalana, tuttavia, sembrerebbe vivere una vera e propria crisi abitativa, secondo molti dovuta anche alla cattiva gestione dei flussi turistici.

Per questo motivo, il sindaco Jaume Collboni ha annunciato che nei prossimi anni Barcellona non rinnoverà le licenze degli oltre 10mila appartamenti che attualmente vengono affittati a breve termine ai turisti. L’anno previsto per l’entrata in vigore di questa nuova norma è il 2029, per il semplice motivo che tutte le licenze emesse finora scadranno entro novembre del 2028. Dall’anno seguente, quindi, Barcellona potrebbe privarsi di appartamenti per affitti brevi ai turisti. Ma niente paura, perché in città rimarranno comunque gli hotel e i Bed&breakfast tradizionali.

Ma perché questa nuova misura? Secondo il sindaco, questa mossa è necessaria perché i prezzi proibitivi degli affitti, che negli ultimi dieci anni sono aumentati del 68%, rappresentano uno dei più grandi problemi di Barcellona.

Le critiche a questa nuova misura

Partiamo dal presupposto che questa nuova misura, attualmente, non è ancora legge: per entrare in vigore è necessaria la maggioranza dei voti del consiglio comunale. Senza dimenticare il fatto che coloro che ora sono in possesso delle licenze per gli alloggi turistici e le associazioni di categoria che le rappresentano potrebbero rallentare questo possibile processo facendo causa.

Il Partito Popolare (PP) ha già presentato ricorso alla Corte Costituzionale, per esempio, e contemporaneamente l’associazione dei datori di lavoro Apartur sta valutando la possibilità di ricorrere alla Corte di Giustizia Europea.

Quando da Google maps sparì la linea di un bus del centro di Barcellona

Non è la prima volta che le amministrazioni di Barcellona mettono in atto misure volte a frenare il fenomeno della gentrificazione. Solo pochi mesi fa, infatti, su Google maps sparì una linea di bus che attraversa il centro di Barcellona. Per quale motivo? Più o meno per lo stesso degli affitti brevi: l’obiettivo era far sì che i turisti non la utilizzassero troppo. In questo modo, quindi, i cittadini potevano usufruirne senza troppi problemi.

Allo stesso tempo, tuttavia, il comune di Barcellona ha organizzato un ambizioso progetto per affrontare sia la crisi climatica che i problemi derivanti dal turismo di massa.

Nel prossimo futuro verranno infatti installate tecnologie sostenibili e soluzioni energetiche innovative negli edifici scolastici della città, come pannelli fotovoltaici, sistemi di condizionamento e impianti di riscaldamento a pompa di calore. La scadenza prevista è il 2029.

Ma non è tutto, perché l’energia prodotta in eccesso sarà condivisa con altri edifici pubblici e residenze circostanti, creando una rete energetica integrata e sostenibile. Il costo stimato è di 100 milioni di euro, che il comune di Barcellona ha deciso di prendere (in parte) dai proventi della tassa di soggiorno, quest’anno aumentata a 3,25 euro per pernottamento.

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Ribeira Sacra, regione incontaminata e ricca storia

Nel cuore della Galizia, lontano dalle rotte turistiche più battute, si cela la Ribeira Sacra, una fiabesca regione che incanta grazie alla bellezza naturale, alla storia millenaria e alla preziosa tradizione vinicola. Si tratta davvero di una terra affascinante, che si estende lungo le rive dei fiumi Miño e Sil, e dona a chi la raggiunge un’esperienza unica, al cospetto di canyon spettacolari, antichi monasteri e vigneti terrazzati: insomma, un viaggio dai ricordi indelebili.

Il nome “Ribeira Sacra” significa “riva sacra” e deriva dalla straordinaria presenza di monasteri, costruiti in posizioni spesso inaccessibili e suggestive, luoghi destinati alla contemplazione e alla preghiera che ancora oggi rievocano un’atmosfera intrisa di silenzio e pace. La loro presenza ha, inoltre, lasciato un’impronta profonda nella cultura e nella storia della regione, rendendola meta di pellegrinaggio e riflessione.

Ribeira Sacra, un patrimonio artistico e culturale d’eccellenza

La Ribeira Sacra è una di quelle località per cui dire che “il tempo sembra essersi fermato” non è un’esagerazione. Le sue radici, infatti, affondano nell’epoca romana (come dimostrano le numerose vestigia archeologiche del periodo) ed è durante il Medioevo che assume il suo carattere distintivo, diventando un centro spirituale di primaria importanza.

I monasteri e le chiese romaniche sono vive testimonianze di un passato in cui la vita monastica giocava un ruolo importante e rappresentano il principale esempio di architettura romanica rurale in Europa, un patrimonio culturale e artistico di assoluto valore.

A questo proposito, seguendo il corso del fiume Sil, si possono visitare svariati monasteri benedettini di notevole interesse culturale, come Santo Estevo de Ribas de Sil, edificato tra il XII e il XVIII secolo e oggi trasformato in un lussuoso hotel, di cui sono ancora accessibili i chiostri e la chiesa, Santa Cristina de Ribas de Sil, Santa María de Montederramo e San Pedro de Rocas, un monastero scavato nella roccia che, secondo le iscrizioni rinvenute, ospitò una delle prime comunità monastiche della zona.

Proseguendo il cammino nel territorio vegliato dai pendii affacciati sul Miño, si incontrano altri importanti monasteri come Santo Estevo de Ribas de Miño e San Paio de Diomondi, oltre a chiese di spicco quali San Miguel de Eiré, San Martiño da Cova e San Fiz de Cangas.

Le attrazioni naturalistiche da non perdere

Uno dei tesori naturali più spettacolari della Ribeira Sacra è il Canyon del Sil. Le sue pareti rocciose, che si innalzano in maniera vertiginosa sopra il fiume, creano un panorama di rara bellezza. Non manca l’occasione di esplorare il canyon a bordo di piccole imbarcazioni che solcano le placide acque del fiume e offrono una prospettiva inedita sulle scogliere e sui vigneti terrazzati che si arrampicano lungo i pendii. Per chi invece preferisce “rimanere con i piedi per terra”, i numerosi punti panoramici, come il Mirador de Cabezoás, regalano a loro volta viste che lasciano senza fiato.

Una menzione a parte la merita poi la viticoltura che qui è un’arte antica, risalente ai tempi dei Romani: non a caso, i già citati vigneti terrazzati sono il risultato di secoli di lavoro e dedizione. Oggi, i viticoltori coltivano uve autoctone come il Mencía e il Godello da cui si ottengono vini di grande qualità e carattere, e le cantine locali propongono tour e degustazioni per scoprire i segreti di una tradizione millenaria e assaporare il nettare di Bacco in un contesto senza eguali.

Un paradiso per le escursioni e i tour enogastronomici

Ma non è tutto. La Ribeira Sacra è un autentico paradiso per gli amanti della natura, delle escursioni, del trekking, delle passeggiate a cavallo e della mountain bike.

I percorsi escursionistici, come il Ruta de los Monasterios e il Sendero del Cañón del Río Mao, attraversano paesaggi indimenticabili e permettono di immergersi nella storia e nella natura incontaminata: camminare lungo questi sentieri significa ammirare monasteri nascosti, lussureggianti boschi incantati e vedute panoramiche sui fiumi che scorrono a valle.

Infine, chi desidera unire una vacanza attiva all’aria aperta con le bontà della gastronomia tipica, oltre alle degustazioni dei vini pregiati, deve provare la cucina galiziana che, con i suoi sapori autentici e i piatti della tradizione, è un viaggio nel viaggio. Tra le specialità da assaggiare ci sono il pulpo a la gallega, antipasto servito con paprica e olio d’oliva, e la tarta de Santiago, un dolce a base di mandorle che delizia il palato.

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Tenerife: un giorno a El Teide. La natura maestosa delle Canarie

Quando si parla di Tenerife, nell’immaginario comune ci sono le spiagge, le piscine naturali, un clima mite tutto l’anno, la tranquillità di un’isola relativamente sperduta, all’altezza dell’Africa ma con passaporto europeo. In realtà – e non tutti lo sanno – Tenerife ospita la montagna più alta di tutta la Spagna, El Teide, per cui risulta al decimo posto della classifica delle isole più alte al mondo.

El Teide, riferimento da tutta l’isola

Il monte Teide si trova nel cuore dell’isola di Tenerife, la più grande dell’arcipelago delle Canarie. Chiamato anche il Pico del Teide, questa montagna è molto cara ai residenti ed è maestosa e imponente tanto che la sua cima (di 3.718 metri) è visibile da gran parte dell’isola; come un punto di riferimento e orientamento. Ci si affeziona alla sua vista insomma. Un amore non recente, visto che già anticamente gli abitanti dell’isola consideravano il vulcano un luogo di preghiere e pellegrinaggio. Il vulcano è ancora attivo: l’ultima eruzione risale al 1909 e durò 10 giorni, ma non è possibile prevedere se e quando il Teide tornerà ad eruttare.

Il Parco Nazionale del Teide

Il Parco Nazionale del Teide, nato nel 1954, ha una natura e un microclima a sé, completamente diversi dalla costa. Non è raro, in inverno, stare in spiaggia a prendere il sole con lo sguardo rivolto verso la vetta innevata nel monte. 19mila ettari di parco, circondati dal Parco Naturale della Corona Forestale di oltre 46mila ettari, Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO dal 2007 per la sua natura vulcanica e singolarità biologica. Il Parco Nazionale del Teide ospita anche il Pico Viejo, il secondo vulcano più alto delle Canarie con i suoi 3135 metri di altitudine, ed è uno dei più visitati in Europa.

Visitare il Parco Nazionale del Teide

La visita al Parco Nazionale del Teide è un’esperienza quasi trascendentale, specialmente se si parte dalla costa, perché nel giro di qualche chilometro si passa dalla spiaggia al paesaggio lunare; dal livello del mare ad altitudini montane. Ci sono diversi modi per attraversare il parco e godere dei suoi paesaggi mozzafiato. Per chi dispone di un’automobile, basta seguire le indicazioni, perfettamente segnalate da ogni parte dell’isola, fino alla stazione della funivia, punto di arrivo. Vi consigliamo di attraversare il parco da costa a costa, perché è davvero emozionante. Ci sono anche i mezzi pubblici che partono da Puerto de la Cruz, La Orotava e Playa de Las Americas e raggiungono la stazione della funivia attraversando foreste e vulcani. Raggiungere il parco è parte integrante dell’esperienza.

come raggiungere El Teide

Fonte: 123RF

Le strade nel Parco Nazionale del Teide

Raggiungere la cima del Teide: la funivia

Per chi non si accontenta e vuole raggiungere la cima del Teide, la funivia è l’opzione più comoda. In 8 minuti di viaggio raggiunge i 3550 metri e da qui parte il sentiero Telesforo Bravo, piuttosto impegnativo, per salire a 3718 metri in 40 minuti di cammino. Attenzione però, perché salire in cima non è così scontato: a parte il costo piuttosto alto del biglietto della funivia, è necessario richiedere sul sito del parco un permesso speciale con un paio di mesi di anticipo, perché gli ingressi giornalieri sono limitati.

I sentieri

Camminare per il Parco Nazionale del Teide è imprescindibile. Fermatevi di tanto in tanto, nell’ombra delle fitte foreste o in mezzo alla roccia nera, e oltre a fare le foto provate ad assaporare questa dimensione e stratificazione surreale. Ci sono alcuni sentieri anche per raggiungere la vetta del Teide, esclusivamente per i più allenati. Partono da Montana Blanca e raggiungono la via storica di ascensione al Teide. Possono essere percorsi in autonomia o con guida e in questo caso non è necessario richiedere il permesso per l’accesso. All’interno di tutto il parco però ci sono aree allestite e spiazzi panoramici, da cui partire per fare una passeggiata immersiva.

Il panorama su Tenerife dalla vetta

Raggiunta la vetta, il panorama farà dimenticare ogni sforzo. Sono due i punti panoramici: il Belvedere della Rambleta, da cui si apre una splendida vista di Siete Canadas e sulla Valle de Ucanca; e poi il Belvedere di Pico Viejo, da cui nelle giornate di cielo terso si possono ammirare addirittura le isole vicine di La Gomera, El Hierro e La Palma. E se guardate verso il basso, avrete l’occasione più unica che rara di osservare un cratere di 800 metri di diametro ai vostri piedi!

Centri visitatori e osservatori astronomici

Centro Visitatori Telesforo Bravo

Il Centro Visitatori Telesforo Bravo  si trova nella città di La Orotava, a circa 25 km dal confine di ingresso al Parco Nazionale. Il centro ospita una mostra che racconta la storia dell’isola di Tenerife, con un focus proprio sul Teide e la sua vetta.

Centro Visitatori di El Portillo

Questo centro garantisce una fotografia completa sul parco. Ospita un piccolo museo e il Giardino Botanico che lavora per la tutela e il recupero delle specie vegetali minacciate. Al suo interno, oltre il 75 per cento delle specie del Parco Nazionale; laboratori con camere di germinazione e banca del germoplasma.

Museo Etnografico Juan Évora

La casa  di Juan Évora, ultimo abitante di La Cañadas a conservare lo stile di vita tradizionale, si trova al crocevia di Boca Tauce, all’accesso Sud del Parco. L’abitazione è stata ristrutturata e oggi è un punto informativo e un piccolo museo etnografico che ospita una mostra sull’antico stile di vita dei pastori a Las Cañadas.

L’osservatorio astronomico

L’Osservatorio del Teide ospita telescopi solari e notturni all’avanguardia, di oltre 60 istituzioni di 19 paesi. La particolare condizione climatica del Teide e la totale assenza di inquinamento luminoso, fanno si che Tenerife, insieme al Cile e alle Hawaii, sia uno dei tre posti migliori della Terra per osservare il cielo. L’Osservatorio organizza attività e visite guidate per gruppi e classi.

Info pratiche

Quando andare sul Teide

Tenerife ha un clima mite tutto l’anno, motivo per cui è una meta ideale anche nelle stagioni invernali. Il Teide però è una montagna molto alta e le temperature si abbassano molto rispetto alla costa. Il periodo ideale per raggiungere la vetta è certamente la primavera, specialmente se si ha intenzione di camminare per sentieri.

I tour organizzati

Oltre alla visita in autonomia, ci sono diversi tour organizzati che accompagnano i gruppi a conoscere il parco. Solitamente durano una giornata e partono dai centri più grandi dell’isola. Il consiglio è quello di organizzare la visita con un certo anticipo, specialmente se si ha intenzione di raggiungere la vetta e di prendere la funivia, per cui è necessario richiedere il permesso.

Servizi nel parco

Per la visita al parco prevedete una giornata intera e organizzatevi con acqua e cibo perché ci sono diverse aree attrezzate, ma pochi bar e ristoranti. Nella stazione a valle della funivia, raggiungibile in automobile e bus comodamente,  si trova un’area relax, un bar e un ristorante, oltre all’ufficio informazioni. La stazione di arrivo in cima invece dispone di connessione a internet Wi-Fi, bagni pubblici e distributori di snack e bevande. Una curiosità? Qui in cima si trova anche il telefono pubblico più alto di tutta la Spagna!

 

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Alhambra di Granada, la maestosa cittadella araba in Andalusia

Impossibile parlare di Granada senza citare l’Alhambra, il grandioso complesso monumentale islamico simbolo della città andalusa. Un luogo iconico ricco di storia e tradizioni, tra i monumenti più visitati non solo in Spagna, ma nel mondo intero. Dall’alto del colle della Sabika, con sullo sfondo le vette innevate della Sierra Nevada, osserva silenziosa la città sottostante mostrandosi fiera ai milioni di turisti che arrivano e la ammirano con occhi sognanti.

L’Alhambra, una volta scoperta, è difficile da dimenticare: le sue splendide architetture islamiche affiancano palazzi di stampo rinascimentale, patii, cortili e immensi giardini nei quali è un piacere perdersi per ore. Grazie al suo straordinario valore culturale, la cittadella fortificata è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e in questa piccola guida raccontiamo come scoprirla al meglio, da cosa vedere a quando visitarla.

La storia dell’Alhambra a Granada

Visitare la leggendaria Alhambra significa fare un tuffo nella storia, quando la dinastia nasride arrivò a Granada capitanata dal suo fondatore, Muhammad ibn Nașr. Seppur le sue origini siano poco chiare e avvolte nel mistero, il complesso nella sua forma attuale fu progettato dal sovrano nasride nel 1238. I lavori furono proseguiti successivamente dal figlio Muhammad II, che al primo nucleo dell’edificio aggiunse le fortificazioni, e dagli emiri Yusuf e Mohammed V, i quali ampliarono il progetto con lo splendido Palacio Nazaries.

Chiamata in origine al-qala’ al-hamra, ossia castello rosso, l’Alhambra cadde nelle mani dei cristiani che, a partire dal 1492, la trasformarono nella residenza ufficiale dei re salvandola dalla distruzione che interessò la maggior parte degli edifici di natura islamica. La salvarono apportando anche importanti modifiche che, simbolicamente, andavano a imporre il dominio cristiano su quello islamico: la moschea, per esempio, fu sostituita da una chiesa, mentre l’imperatore asburgico Carlo V fece demolire un’ala dei palazzi per costruire l’edificio rinascimentale che ancora oggi porta il suo nome.

Con una storia così ricca e affascinante, non stupisce che l’Alhambra rappresenti uno dei monumenti spagnoli più visitati!

Cosa vedere dentro l’Alhambra: gli edifici da non perdere

Il complesso dell’Alhambra è molto grande e la sua scoperta richiede dalle 3 alle 4 ore, il tempo necessario per esplorare i suoi palazzi, i giardini e gli edifici islamici considerati tra i più belli d’Europa.

Il Palacio Nazaries dell’Alhambra

Tra gli edifici più belli dell’Alhambra c’è sicuramente il Palacio Nazaries, residenza originaria dei regnanti Nasridi. Le stanze e le strutture esterne sono finemente decorate con gli intagli tipici delle architetture arabe e con le piastrelle tipiche, mentre i giardini sono arricchiti da splendide fontane. Qui ogni dettaglio è curato con attenzione e per un momento non sembra di essere in Spagna, ma tra i profumi e colori del Marocco.

Originariamente, il Palacio Nazaries era diviso in tre sezioni: il Mexuar, dove l’emiro incontrava gli ospiti e si occupava dei doveri amministrativi e pubblici; il Palacio de Comares, l’antica residenza privata; il Palacio de los Leones, sede reale dedicata all’harem.

Palacio Nazaries dentro l'Alhambra

Fonte: iStock

Architetture islamiche del Palacio Nazaries all’Alhambra

Il Palazzo di Carlo V

Raggiungendo il Palazzo di Carlo V si fa un salto temporale nel 1500, quando l’Alhambra venne occupata dai regnanti cristiani. Costruito in stile rinascimentale seguendo il progetto dell’architetto Toledo Pedro Machuca, oggi ospita due musei: il Museo de la Alhambra, ricco di manufatti moreschi, e il Museo de Bellas Artes, con una collezione di opere d’arte dal XV al XX secolo.

L’antica zona militare dell’Alcazaba

La parte più antica dell’Alhambra è l’Alcazaba, ossia l’originale cittadella risalente al XIII secolo e zona militare impiegata come centro di difesa e sorveglianza. Da non perdere è la Torre de la Vela (Torre di avvistamento) perché, salendo sulla scala a chiocciola, è possibile godere di un panorama mozzafiato su Granada e sulla valle circostante.

I giardini Generalife

La tenuta estiva dei sultani è un luogo magico dove passeggiare tra sentieri, piscine, alberi, fontane e, durante i mesi primaverili ed estivi, godere della bellezza dei giardini in fiore. Qui ci sono due cortili: il Patio de la Acequia, con romantici giardini e viste sui Palacios Nazaríes, e il Patio de la Sultana. Giochi d’acqua che zampillano nelle vasche, orti rigogliosi e labirinti di siepi completano questo eden domestico dal quale sarà difficile andare via.

Generalife all'Alhambra di Granada

Fonte: iStock

Le fontane e i giardini del Generalife all’Alhambra

Come visitare l’Alhambra: orari, biglietti e consigli utili

L’Alhambra è una delle attrazioni più famose al mondo e per evitare problemi al suo interno sono state create delle regole che permettono a tutti i turisti di poter godere delle sue bellezze. L’ingresso è limitato a 7 mila persone al giorno, motivo per cui – soprattutto durante la bella stagione – è bene acquistare i biglietti con largo anticipo. Per la visita si hanno a disposizione 4 ore a eccezione del Palacios Nazarìes, per il quale verrà fornito un orario da rispettare, pena l’impossibilità di entrarvi. Questa è una delle parti più belle dell’intero complesso, quindi occhio all’orologio.

Il monumento è aperto dalle 8.30 alle 20.00 dal 1 aprile al 14 ottobre e dalle 8.30 alle 18.00 dal 15 ottobre al 31 di marzo. Per chi è alla ricerca di un’esperienza particolare, l’Alhambra apre le sue porte anche per visite notturne dalle 22.00 alle 23.30 dal 1 aprile al 14 ottobre e dalle 20.00 alle 21.30 dal 15 ottobre al 31 di marzo.

Il giorno della visita è bene non dimenticare la carta d’identità o il passaporto, perché verrà richiesto all’entrata.  Una volta dentro l’Alhambra è necessario tenere con sé il biglietto perché verrà controllato in tutte le aree del complesso. L’estate è il periodo più caldo e affollato e, quando possibile, consigliamo di visitarla durante gli altri mesi dell’anno.

Come arrivare all’Alhambra

Arrivare all’Alhambra è molto semplice. Dal centro di Granada partono frequentemente diversi bus che, in 10 minuti, conducono direttamente al complesso monumentale. Chi preferisce camminare, invece, può arrivare in 30 minuti salendo su una piccola collina. In questo caso, soprattutto durante i mesi estivi, è consigliato portare con sé dell’acqua.

 

 

 

 

 

 

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Barcellona: cosa nascondeva ancora Casa Batlló. La scoperta

Doveva essere una normale operazione di restauro, volta a ripristinare la bellezza originaria di una delle opere più sorprendenti di Antoni Gaudí, ma è diventata fonte di una preziosissima scoperta. Siamo a Barcellona, patria del famoso architetto catalano: qui si trovano alcuni dei suoi più celebri capolavori, molto apprezzati dai turisti. Durante i lavori presso Casa Batlló, i restauratori hanno avuto una splendida sorpresa. Scopriamo che cosa è riemerso.

Le decorazioni nascoste di Casa Batlló

L’edificio che si erge splendidamente al civico 43 del Passeig de Gràcia, una delle più belle vie di Barcellona, sta per rinascere: i lavori di restauro di Casa Batlló, coordinati dall’architetto Xavier Villanueva, riporteranno questo capolavoro al suo antico splendore. E c’è una meravigliosa sorpresa, perché dopo attenti studi è emerso che i colori e le decorazioni originari della facciata posteriore non sono affatto quelli che abbiamo sempre creduto. Così, entro il mese di luglio 2024 questa splendida opera d’architettura ci mostrerà il suo lato inedito, quello che nessuno di noi ha mai avuto occasione di vedere.

Costruita tra il 1904 e il 1906, Casa Batlló è molto diversa da come la conosciamo oggi. I suoi colori originari e le incredibili decorazioni che stanno man mano riemergendo durante le operazioni di restauro sono infatti andati perduti probabilmente attorno agli anni ’20. All’epoca, i tram correvano ancora a cielo aperto lungo le vie di Barcellona, e il combustibile più usato nelle case era il carbone. Il fumo aveva dunque annerito la facciata, che successivamente deve essere stata verniciata più e più volte. Ora, grazie ad un attento lavoro di recupero, Casa Batlló sta tornando alla sua bellezza autentica.

Le analisi chimiche e l’opera dei restauratori hanno permesso di scoprire che il legno dei balconi e delle finestre era verde, e non bianco come finora lo abbiamo visto. Il ferro battuto delle ringhiere, d’altra parte, originariamente era bianco e non certo nero, come è stato dipinto successivamente. Persino la facciata, caratterizzata da un intenso color giallo crema, era invece grigia. Le scelte cromatiche di Antoni Gaudí, per lungo tempo rimaste a noi ignote, finalmente tornano a sorprenderci. Così come la struttura di sostegno originale dei balconi, modulare e priva di saldature, che è stata rinvenuta solo in questa occasione.

Casa Batlló, un gioiello prezioso

“È qualcosa di mai visto prima, Gaudí non smette mai di sorprenderci” – ha affermato Villanueva, l’architetto a capo del progetto di restauro di Casa Batlló. Sono ben cinque le squadre di esperti ed artigiani al lavoro su quest’opera monumentale, che tra pochissimo tempo sarà finalmente pronta a regalarci un nuovo, affascinante viaggio nella creatività e nel genio dell’architetto catalano – il “papà” della famosissima Sagrada Familia, anch’essa in fase di ultimazione. L’edificio è stato restaurato da Gaudí partendo da un antico e modesto palazzo che l’imprenditore Batlló aveva acquistato all’inizio del secolo scorso.

Nonostante fosse una sfida piuttosto ardua, Antoni è riuscito nell’impresa: Casa Batlló è diventata un’opera futuristica e all’avanguardia, considerata una delle creazioni più originali dell’architetto. Nel 2005 è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO, e i recenti lavori di restauro aggiungono un nuovo tassello a questo capolavoro storico. Presto potremo davvero ammirare la sua facciata originale, così come il grande maestro l’aveva pensata.

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Questa piazza molto frequentata dai turisti sarà a pagamento

L’overtourism è un problema reale, con il quale molte grandi città devono lottare quotidianamente: una di queste è Siviglia, la terza meta più visitata della Spagna. A fronte di un numero di turisti in continua crescita, l’amministrazione sembra decisa ad adottare nuovi provvedimenti per rendere la città più vivibile per i suoi abitanti, ma anche per offrire un’esperienza migliore a chi arriva, zaino in spalla, per vedere le sue bellezze. Ecco cosa cambierà nei prossimi mesi.

Siviglia, nuova misura contro l’overtourism

Tra le più belle città della Spagna, con un centro storico ricco di fascino e numerosi monumenti da visitare, Siviglia è una delle mete turistiche più apprezzate di tutto il Paese. In particolare, c’è un luogo che funge da tappa per praticamente tutti i viaggiatori: si tratta di Plaza de España, fulcro della splendida capitale dell’Andalusia. Costruita nei primi due decenni del ‘900, in occasione dell’Esposizione Iberoamericana di Siviglia, venne realizzata dall’architetto Annibale Gonzalez ed è diventata ben presto il simbolo della città.

La piazza, di forma semicircolare e ampia circa 50mila metri quadrati, è attraversata da un canale su cui sorgono quattro ponti, a rappresentare gli altrettanti antichi regni di Spagna. Su di essa si affacciano due imponenti torri, mentre al centro si erge una grande fontana, opera dell’architetto Vincente Traver. Non sorprende che, visto il suo fascino, questo luogo sia stato scelto più volte come set per alcuni famosissimi film, tra cui il kolossal Lawrence d’Arabia e due episodi della saga di Star Wars. Anche per questo motivo, è una delle mete più visitate di Siviglia.

A fronte di circa 700mila abitanti, oggi si contano ben 3 milioni di turisti l’anno: un numero che evidenzia l’esigenza di dare un giro di vite, per cercare di rendere la piazza più vivibile (sia per i cittadini che per gli stessi visitatori). Per questo, il sindaco José Luis Sanz ha annunciato, con un video pubblicato sui social, di voler introdurre un biglietto d’ingresso per affacciarsi in Plaza de España. “Stiamo pensando di chiuderla e di far pagare l’ingresso ai turisti, allo scopo di finanziarne la conservazione e garantire la sicurezza al suo interno” – ha affermato il primo cittadino.

Il problema dell’overtourism

Siviglia, come molte altre destinazioni in tutto il mondo (tra cui la nostra Venezia), è afflitta dal problema dell’overtourism: è difficile trovare il giusto equilibrio tra i benefici che il turismo comporta per l’economia locale e le conseguenze negative dovute all’affollamento e allo sfruttamento eccessivo delle risorse. D’altra parte, la capitale dell’Andalusia è la terza città per numero di arrivi della Spagna, subito dietro a Madrid e a Barcellona. E in tutto il Paese, il turismo rappresenta circa il 13% del prodotto interno lordo.

La città si adegua dunque a quella che è una tendenza sempre più diffusa: l’idea è quella di adottare nuove strategie per ridurre l’afflusso turistico e permettere a queste bellissime mete di “respirare” un po’. Proprio come Venezia, che da quest’anno introdurrà un ticket per i visitatori, anche Plaza de España potrebbe ben presto diventare a numero chiuso. E sarà solo a beneficio di un luogo splendido che merita di essere preservato, cosa che ora purtroppo non sta accadendo – e il video del sindaco lo dimostra bene, facendo notare i danni che i turisti possono causare alla città.

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Perché dovresti visitare El Raval, il quartiere più cool di Barcellona

Vivace, accogliente, all’avanguardia: Barcellona è una città dalle mille facce, in cui le epoche, l’arte e l’architettura si mescolano creando un luogo da sogno. Una metropoli, ma capace di regalare a chi la visita la sensazione di sentirsi a casa. Viva, in cui le strade sono affollate, in cui respirare l’anima della Spagna, ma anche scoprirne la storia.

Camminare per Barcellona è una continua scoperta, un viaggio meraviglioso tra palazzi sensazionali, architetture uniche al mondo e opere d’arte. Vale la pena visitarla più volte, per riuscire a carpine l’anima più vera. Quella che si cela non solo nei luoghi maggiormente noti, ma anche nei quartieri più interessanti. Come El Raval, il più cool di Barcellona, che va inserito nell’elenco delle tappe da non perdere in città e si trova nella zona nota come Ciutat Vella.

El Raval, la storia del quartiere più cool di Barcellona

La storia di El Raval è antica e si deve tornare alla metà del XIV secolo per trovarne l’origine, quando la peste nera decimava gli abitanti della città. Un luogo, che veniva anche chiamato Barrio Chino, che con il tempo è diventato sempre più popoloso e che ha iniziato a ospitare tantissime persone, tra cui immigrati. Un vero e proprio melting pot culturale, che per tanti anni è stato uno dei posti più malfamati di Barcellona.

Un luogo da cui girare alla larga, ma le cose sono cambiate quando ha preso il via la riqualificazione del quartiere, tra la fine del 1900 e i primi anni 2000. A pochi passa dalla Rambla, ora è un luogo vivace in cui si trovano negozi di ogni genere, locali e gallerie d’arte.

E da raggiungere per approfondire l’anima della città, per scoprirne l’essenza fatta di contrasti che a Barcellona convivono alla perfezione, regalando a chi la visita un’esperienza unica.

Il MCBA che si trova nel quartire El Raval a Barcellona

Fonte: iStock Photo – foto di Giuliano Benzin

Il MCBA nel quartire El Raval a Barcellona

Cosa vedere a El Raval

Per visitare il quartiere El Raval bisogna armarsi di scarpe comode e di tanta voglia di scoprire, perché ci sono tantissime cose da vedere in questo luogo. vale la pena “perdersi” lungo le sue strade, affollate di negozi di ogni genere, in cui convivono botteghe di ogni parte del mondo e negozi alla moda, ristoranti e locali.

Tra le tappe imperdibili vi è il Gat del Raval, realizzato da Botero che si incontra nella Rambla del Raval: è un perfetto esempio delle opere di questo celebre artista colombiano.

Vale la pena visitare il Mercat de la Boqueria: di grandi dimensioni, molto famoso, colorato e dove trovare tutto ciò che si desidera. È il posto giusto per una sosta gustosa, o per scoprire prodotti nuovi. Da non perdere anche la Carrer del Carme dove si trova anche la Biblioteca de Catalunya. Tra le tappe imperdibili vi è il Museo de Arte Contemporaneo de Barcellona, noto con la sigla Macba, che ospita opere databili nella seconda metà del XX secolo, l’edificio stesso vale la pena di essere visitato essendo stato realizzato dall’architetto Richard Meier. E poi da vedere vi è il Cccb, ovvero Centre de Cultura Contemporanea de Barcelona, dove vengono organizzate tantissime attività culturali.

Tra le mete più storiche va segnalato l’Hospital de la Santa Creu, riconducibile al XV secolo e bell’esempio di architettura gotica e al cui intero è ospitata, tra le altre cose, la Biblioteca de Catalunya, e la chiesa Sant Pau del Camp. E infine, ma non per importanza, Palau Güell realizzato da Antoni Gaudì.

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La Valle del Silencio, il segreto meglio custodito della Spagna

Ci sono dei posti remoti, totalmente fuori dai radar dei turisti, dai profili fiabeschi e che nascondono segreti naturali e gioielli architettonici davvero unici nel loro genere. No, per trovarli non occorre andare dall’altra parte del mondo, perché sono più vicino di quanto si creda. Uno di questi si trova in Spagna, e prende il nome di Valle del Silencio.

Dove si trova la Valle del Silencio

La straordinaria Valle del Silencio (e tra poco scopriremo che non si chiama così a caso) sorge a Sud della regione spagnola soprannominata El Bierzo, un angolo del Paese dove la natura regna indiscussa e che si trova a ovest della Provincia di León, nella comunità autonoma di Castiglia e León.

Sotto lo sguardo dei Monti Aquilianos, per accedervi occorre attraversare una strada pregna di piccoli paesini da sogno e che in sottofondo regala un costante mormorio di ruscelli e sinuose cascate.

Perché si chiama così

Un nome molto particolare, quello della Valle del Silencio, su cui però non c’è un parare universale: nessuno sa con precisione perché si chiami così. Ciò non toglie che ci siano un paio di storie curiose che provano a raccontarlo.

La prima narra che non si potrebbe chiamare in altro modo, perché quando i viaggiatori attraversano la tortuosa strada che la collega con il resto del mondo rimangono muti. Non è chiaro però se la mancanza di parole derivi dalle tante curve da superare o a causa degli straordinari, e pressoché infiniti, paesaggi che fanno impallidire.

Secondo un’altra storia, invece, questo curioso nome è dovuto alle rigide regole imposte dalle piccole comunità di monaci che vagavano da queste parti, tra l’VIII e il X secolo, e che qui trovarono il luogo che cercavano, nonché grotte dove rifugiarsi incastonate tra montagne che già i Celti consideravano sacre.

Cosa visitare

La prima tappa da fare nelle vicinanze della Valle del Silencio è Ponferrada, capoluogo di El Bierzo e anche una delle soste principali del famosissimo (e bellissimo) Cammino di Santiago. Una località dai profili magici: si sviluppa ai piedi di un imponente castello fondato dai templari.

Chiamato il Castillo del Temple, è stato costruito nell’XI secolo e poi modificato, ampliato, riformato e restaurato. Molto interessante è anche la Torre dell’orologio che un tempo era un’antica porta della città. C’è poi il Real Carcel (Carcere reale), un edificio a due piani che ospita oggi il Museo del Bierzo.

Un’altra attrazione da non perdere è la Basilica della Madonna della Quercia dove è custodita La Morenita, una delle antiche Madonne nere della Spagna.

Da qui inizia il vero e proprio percorso che porta ad immergersi nella Valle del Silencio. Bisogna andare in direzione San Clemente de Valdueza, Montes de Valdueza e Peñalba de Santiago lungo una strada impreziosita da una fitta e fresca foresta che permette di lasciarsi alle spalle la frenesia del mondo: non sorprende, quindi, che fosse meta degli eremiti.

Con una piccola deviazione si raggiunge Montes de Valdueza, un paese dall’atmosfera rustica e autentica che si trova in una posizione particolarmente isolata, al centro dei Monti Aquilianos, tanto che i monaci anacoreti qui costruirono monasteri ed eremi, come il monastero di San Pedro de Montes, attorno al quale nacque l’attuale borgo.

Subito dopo occorre andare in direzione Peñalba de Santiago che colpisce per essere un borgo incontaminato. Da queste parti sorge la Chiesa del X secolo che è stata descritta da Sandoval come “la cosa più curiosa e degna di nota che la Spagna abbia tra le antichità”.

Dai vicoli labirintici, è un posto che è rimasto ancorato nel tempo, come del resto la Valle del Silencio che è uno di quei luoghi meno conosciuti ma più sorprendenti della Spagna.

Infine San Clemente de Valdueza, pieno di edifici dalla tipica architettura berciana. Da qui inizia anche il percorso che porta al belvedere e all’altalena Valdecarrizo dove si può godere di straordinarie viste panoramiche e scattare alcune foto da una delle altalene più suggestive del Bierzo.

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Viaggio a Tarifa: la meta europea dove l’inverno non esiste

Laddove il Mediterraneo si unisce all’Oceano Atlantico, sorge una delle località più affascinanti dell’Andalusia, la “città del vento” a soli 14 chilometri da Tangeri, il “punto più a sud” d’Europa dove l’estate è regina.

Si tratta di Tarifa, l’emozionante città a cavallo tra il continente europeo e quello africano da vedere almeno una volta nella vita. I motivi? 10 chilometri di candide spiagge, le condizioni ottimali per il windsurf e il kitesurf, un ricco centro storico, ottimi tapas bar e ristoranti, moderni mulini a vento e tanto, tanto sole.

Il cuore storico di Tarifa: le tappe da non perdere

Iniziamo il viaggio alla scoperta di Tarifa con una passeggiata nel suo cuore storico, la “città vecchia” cui si accede attraversando Puerta Jerez, l’unica porta superstite in Avenida Andalucia: qui, tra le tipiche case bianche andaluse, i patios fioriti e i balconi in ferro, lo sguardo si posa dapprima sulla Iglesia de San Mateo, piccola chiesa in stile gotico del XV secolo, la tranquilla Plaza de Santa Maria su cui svettano il Palazzo del Comune in stile andaluso, l’omonima chiesa che è la più antica della città e la fontana a forma di stella a otto punte, e poi sull’attrazione principale, il magnifico Castillo de Guzman, voluto nel 960 dal califfo di Cordoba Abd ar-Rahman III.

Visitabile tutti i giorni, dona una vista impagabile sul mare e sulla vicina costa dell’Africa dalla parte superiore delle mura.

Va poi sottolineato che il centro cittadino è unito all’Isla de las Palomas da una passerella che consente di camminare esattamente nel punto di congiunzione tra il Mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico, un’esperienza davvero emozionante: qui due installazioni circolari segnalano la divisione e contribuiscono a rendere il tratto ancora più suggestivo, al pari del Castello di Santa Catalina, edificato nel 1929.

Il fascino dei dintorni

Anche i dintorni di Tarifa non deludono: a otto chilometri, ad esempio, fa bella mostra di sé il Mirador de Estrecho, il miglior punto di osservazione dove, durante le giornate più limpide, sembra quasi di “toccare l’Africa”.

E poi che dire del sito archeologico di Baelo Claudia, a 22 chilometri a nord-ovest, raggiungibile in auto in una ventina di minuti? Vista mare, conserva i resti di un’antica città romana risalente con ogni probabilità al II secolo a.C., dove sono tuttora ben riconoscibili il teatro, il foro, i templi, il mercato e la basilica.
Inoltre, rimane l’edificio dove veniva prodotto il Garum, salsa di pesce impiegata dai Romani per condire le pietanze, ed è presente un museo presso cui ottenere esaustive informazioni sugli scavi.

Le spiagge, paradiso di Tarifa

Un racconto di Tarifa non potrebbe mai essere completo senza soffermarsi sulle bianche spiagge di sabbia finissima, paradiso di vacanze balneari in un’estate che non conosce fine.

Le più frequentate poiché proprio in città sono Playa Chica e Playa de los Lances: la prima è una raccolta spiaggia di 400 metri a due passi da Isla de Palomas, la più attrezzata di tutte, mentre la seconda, raggiungibile a piedi dal centro, è la più grande della zona.

Ma non sono certo le uniche.

Allontanandosi un po’, si apre Playa Rio Jara dove, durante l’alta marea, si crea una pozza d’acqua di 50 centimetri perfetta per i più piccoli, mentre a 5 chilometri ecco Playa dos Mares, dove praticare gli sport acquatici tutto l’anno.

Ancora, a 6 chilometri dona momenti indimenticabili Playa Arte Vida, ideale per il kitesurf, il surf e il windsurf e non da meno è Playa de Valdevaqueros, plasmata da vari chilometri di dune sabbiose.

Infine, la spiaggia più bella dell’Andalusia: è Playa Bolonia, 4 chilometri di spiaggia dorata e incontaminata vegliata dalle rovine romane del sito archeologico di Baelo Claudia, un eden terrestre su cui spicca, a nord, la duna di sabbia più grande d’Europa.