Categorie
Borghi itinerari culturali Notizie Siena Viaggi

The Guardian omaggia Siena, un vero e proprio capolavoro artistico

Siena, con il suo fascino medievale intatto e la sua straordinaria eredità artistica, continua a incantare visitatori da tutto il mondo. Il quotidiano britannico The Guardian ha infatti recentemente dedicato un approfondimento alla città toscana, elogiandone il patrimonio artistico e consigliandola come meta ideale per gli amanti dell’arte.

L’articolo del quotidiano britannico, infatti, si focalizza sulla Storia dell’Arte nella città toscana e sottolinea come l’esperienza di Siena vada ben oltre la semplice visita ai musei: la città stessa è un “museo a cielo aperto”, dove ogni vicolo e piazza raccontano secoli di storia e bellezza, anche solo passeggiando nel suo centro storico, per l’appunto. Inoltre, l’articolo ha anche reso omaggio alla città evidenziando come, rispetto a Firenze, Siena offra un contesto più intimo e autentico, lontano dal turismo di massa che affolla il capoluogo toscano.

L’importanza di Siena nella storia dell’arte

Se Firenze è universalmente riconosciuta come la culla del Rinascimento, Siena ha svolto un ruolo cruciale nella formazione del linguaggio artistico europeo tra il XIII e il XIV secolo. La cosiddetta Scuola Senese ha infatti indubbiamente influenzato profondamente lo sviluppo della pittura, con artisti come Duccio di Buoninsegna, Simone Martini e i fratelli Lorenzetti, che hanno introdotto elementi di narrazione, espressività e uso del colore innovativi per l’epoca e ormai intramontabili.

Un esempio emblematico di questa grande tradizione è la Maestà di Duccio, conservata nel Museo dell’Opera Metropolitana, un capolavoro che rappresenta il passaggio dalla rigida iconografia bizantina a una pittura più dinamica ed emozionale. Anche il Duomo di Siena testimonia la grandezza artistica della città, con la sua facciata gotica ricca di dettagli e il magnifico pavimento a mosaico, definito da Giorgio Vasari “il più bello mai realizzato”.

Duomo di Siena

Fonte: iStock

Il magnifico Duomo di Siena

Sebbene la storia abbia visto il predominio di Firenze nel periodo rinascimentale, Siena ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama artistico e tutta l’Italia dovrebbe andarne fiera. La sua influenza si estende ben oltre i confini italiani, come dimostra la mostra Siena: The Rise of Painting, 1300-1350 alla National Gallery di Londra, che oggi celebra il ruolo della città come catalizzatore del cambiamento artistico in Europa.

L’arte senese, pur mantenendo legami con il passato gotico e bizantino, ha saputo sviluppare un linguaggio espressivo unico, capace di ispirare generazioni di artisti. Passeggiare per le strade di Siena significa immergersi in un’epoca in cui la bellezza e la spiritualità erano parte integrante della vita quotidiana, un’eredità che ancora oggi rende questa città un gioiello senza tempo.

Siena, museo a cielo aperto

Oltre ai capolavori custoditi nei musei, Siena è un’esperienza artistica a 360° ed è proprio questa sua caratteristica e capacità di far sentire il visitatore avvolto nell’abbraccio dell’arte che il quotidiano britannico ha voluto enfatizzare. Le sue strade strette e tortuose, circondate da mura medievali perfettamente conservate, offrono scorci mozzafiato e dettagli architettonici che raccontano la sua lunga storia. La Piazza del Campo, con la sua forma unica a conchiglia, non è solo il cuore pulsante della città, ma anche un capolavoro urbanistico dove ogni edificio contribuisce a creare un’armonia visiva perfetta.

Un altro aspetto distintivo di Siena è la sua divisione in Contrade, i quartieri storici che ancora oggi animano la città con le loro tradizioni secolari. Ogni Contrada possiede un proprio museo, dove si possono ammirare trofei, dipinti e cimeli legati al celebre Palio di Siena, una competizione equestre che risale al Medioevo e che rappresenta uno degli eventi più iconici della cultura senese.

Categorie
itinerari culturali Notizie san casciano dei bagni Siena Viaggi

San Casciano dei Bagni sorprende ancora: le nuove incredibili scoperte

Una nuova scoperta archeologica è sempre un’emozione, per chi è protagonista in prima persona e per chi è appassionato di storia. In Italia abbiamo un patrimonio culturale infinito e gli scavi in corso portano sempre alla luce qualcosa di interessante e prezioso nel corso del tempo. A San Casciano dei Bagni un team determinato ed esperto è stato protagonista di un evento straordinario: nel sito del comune toscano in provincia di Siena è stato rinvenuto un tesoro incredibile davanti al quale anche Indiana Jones resterebbe a bocca aperta. Un giorno da ricordare per gli studiosi e i professionisti del settore, ma anche per i locali e per gli appassionati del mondo antico.

I protagonisti della scoperta: statue, oro e serpenti

Nel fondo della vasca del Bagno Grande, una struttura termale molto antica che era usata prima dagli Etruschi e poi dai Romani, sono stati ritrovati gioielli preziosi, casse di monete, corone scintillanti e altri oggetti di valore legati a un passato molto lontano. Gli archeologi guidati dal professor Jacopo Tabolli, docente all’Università per Stranieri di Siena, si sono trovati davanti ad alcuni serpenti in bronzo dopo che tempo prima erano state trovate alcune statue in bronzo nella stessa area. Nel bottino rientrano anche alcune creazioni in metallo pregiato tra cui strumenti di rito come una lucerna decorata, un toro piccolo in bronzo, quattro statue con braccia e teste votive e oltre 10.000 monete di epoca romana, oltre a gemme, ambra e altri gioielli.

Panoramica scavi

Fonte: Ansa

Vista dall’alto degli scavi di San Casciano dei Bagni

Una statua maschile recisa ha attirato l’attenzione degli archeologi che pensano possa essere un’offerta da parte di Gaio Roscio alla Fonte Calda per testimoniare una guarigione. E la figura di un piccolo sacerdote con un’iscrizione in etrusco sulla gamba che rimanda a pratiche rituali. Insieme a Tabolli, Emanuele Mariotti, direttore dello scavo e Ada Salvi, responsabile per la soprintendenza, sono impegnati dal 2019 in una ricerca accurata sul posto che ha portato alla scoperta di reperti imprevisti e di grande valore. “Una sorpresa infinita” l’ha definita Tabolli, mentre il ministro Alessandro Giuli ha sottolineato che “San Casciano dei Bagni è l’esempio della forza della cultura“.

Il progetto di restauro e valorizzazione del Comune di San Casciano dei Bagni

Il sito archeologico di San Casciano dei Bagni è supervisionato dal Comune e alcuni enti locali come la Direzione Generale Archeologia e la Soprintendenza per le province di Siena, Grosseto e Arezzo. La campagna di scavo ha coinvolto 80 studenti universitari provenienti da tutto il mondo creando un team di ricerca interdisciplinare qualificato, e il Museo Archeologico Nazionale e un Parco Archeologico Termale completano il progetto per valorizzare l’area e richiamare i turisti. L’eredità archeologica dell’Italia ha un valore di grande rilievo e i lavori sono destinati a continuare per scoprire ancora altri segreti custoditi gelosamente dalla terra del Bagno Grande.

Le altre scoperte di San Casciano dei Bagni

Questa nuova scoperta ha confermato ancora una volta la ricchezza storica di San Casciano dei Bagni che in passato è già stata teatro di emozionanti ritrovamenti. Le statue di bronzo, gli oggetti preziosi e le iscrizioni testimoniano l’importanza della zona come centro di culto e scambio tra antiche civiltà. Nel corso degli anni gli scavi di questa area della Toscana hanno riportato alla luce un santuario termale, una necropoli di epoca etrusco-romana, circa 24 statue in bronzo. E alcuni di questi sono conservati nelle Stanze Cassianesi, un museo all’interno del palazzo comunale del paese. Fin dal 1585 ci sono testimonianze storiche a San Casciano dei Bagni con affreschi, resti di strutture architettoniche, tombe, e tanto altro.

 

Categorie
Borghi Firenze Siena Viaggi

Autunno tra Firenze e Siena: alla scoperta di Colle Val d’Elsa

A metà strada tra Firenze e Siena, Colle Val d’Elsa è un centro sottovalutato. In un territorio così ricco di bellezze paesaggistiche che riempiono gli occhi in tutte le stagioni e pieno di borghi senza tempo, alcune piccole perle finiscono per venire quasi ignorate.

Una di queste è proprio Colle, il più importante centro italiano di produzione del cristallo e città natale di quel genio di Arnolfo di Cambio, il più grande architetto del Duecento.

Centro attivo e vitale seduto tra morbide colline, porta con sé le vestigia del suo passato medievale grazie al suo centro storico fatto di viuzze intricate e edifici protesi verso il cielo. Una cittadina che offre belle viste sia quando si arriva, con la parte alta che si distingue chiaramente dal resto dell’abitato e offre il proprio affascinante profilo a chi si avvicina lungo la strada, sia quando ci si trova a girare per le sue strade, ora con una bella terrazza sui colli circostanti, ora con una panoramica sul suo Duomo, ora con uno scorcio sui campi arati, i cipressi sempreverdi, gli altri alberi che intorno s’imbruniscono col volgere della stagione invernale.

Colle Alta: il centro storico di Colle Val d’Elsa

Colle Val d'Elsa

Fonte: Lorenzo Calamai

Il campanile del Duomo di Colle Val d’Elsa svetta tra le chiome variopinte in una assolata giornata d’autunno

Colle Val d’Elsa è oggi un centro di poco più di ventimila abitanti, divisa tra una parte più moderna e contemporanea che sorge nella pianura e la cosiddetta Colle Alta, il centro storico del paese arroccato sulla vetta di un rilievo collinare.

Colle Alta ha ereditato l’impianto medievale dell’antica cittadina, ancora visibile nelle sue case-torri, nei vicoli e nei palazzi nobiliari.

Al centro storico si accede da uno dei simboli della città, la Porta Nova, un possente bastione difensivo costituito da due poderosi torrioni cilindrici. Venne costruita alla fine del Quattrocento per sostituire una precedente porta andata distrutta durante l’assedio del 1479, episodio chiave del conflitto fra Firenze, sostenuta dalla corona di Francia, e la lega anti-fiorentina costituita dallo Stato della Chiesa, la Repubblica di Siena e il Regno di Napoli.

Il suo progetto è attribuito a Giuliano da Sangallo, esponente della mirabile famiglia di artigiani, architetti e ingegneri militari che ha segnato il territorio della Toscana e non solo.

Dalla Porta Nova si imbocca prima via Francesco Campana e poi via del Castello, strade curve con le facciate dei palazzi e delle abitazioni che incombono sulla via, come nel più classico schema urbanistico medioevale. Via Dietro le Mura, nei pressi, offre scorci suggestivi in direzione della torre campanaria del Duomo, che svetta tra le chiome degli alberi, le facciate rosse degli altri edifici, con morbide colline come sfondo.

Porta Nova Colle val d'Elsa

Fonte: iStock

La Porta Nova di Colle

La bella passeggiata in questa atmosfera ferma nel tempo raggiunge il proprio culmine raggiungendo la Piazza del Duomo: qui la commistione fra potere temporale e religioso è evidente nella separazione minima fra la Concattedrale e il Palazzo Pretorio, antica sede del potere in epoca cinquecentesca.

La continuità dei due edifici è spezzata dalla verticalità della torre campanaria del Duomo, per la verità mai del tutto completata. All’interno dell’affascinante edificio religioso, che ospita opere d’arte di artisti minori del Seicento, è conservato il Sacro Chiodo, reliquia che la leggenda vuole provenire direttamente dalla croce di Gesù.

Il Palazzo Pretorio, invece, oggi ospita all’interno dei propri ambienti il Museo Archeologico.

Percorrendo fino in fondo via del Castello si incontra la casa-torre di Arnolfo, una delle poche rimaste delle tante che punteggiavano Colle Alta e luogo natale dell’architetto del Palazzo della Signoria di Firenze. La strada si chiude al Baluardo, un grande bastione difensivo e panoramico sulle colline della val d’Elsa e del Chianti senese. Da qui una ripida discesa pedonale porta fino a Piazza Arnolfo di Cambio, nella parte bassa di Colle Val d’Elsa.

Piazza Arnolfo e Colle Bassa

Malgrado la città offra il meglio di sé a Colle Alta, anche la parte bassa (il Piano) ha i suoi angoli di fascino.

Piazza Arnolfo di Cambio è uno di questi. Cuore pulsante della Colle contemporanea, accoglie ogni mese il Mercatale, un mercato di prodotti tipici del territorio, e il mercato settimanale. Realizzata alla fine dell’Ottocento proprio con l’idea di essere luogo per mercati e fiere, è stata recentemente ristrutturata e riqualificata, dandole un’atmosfera moderna e dinamica che le ha restituito la vitalità che vi si percepisce.

Altro punto focale della parte bassa di Colle è Piazza Sant’Agostino, che ospita l’omonima chiesa. L’edificio religioso risale al Cinquecento e fu realizzata con il contributo di Antonio da Sangallo il Vecchio, fratello del già citato Giuliano.

Colle Val d'Elsa

Fonte: Lorenzo Calamai

Diversi palazzi gentilizi decorano Colle Val d’Elsa

La facciata non è mai stata completata e mantiene un fascino grezzo, mentre all’interno si trovano alcune notevoli opere come la Deposizione dei Santi di Ridolfo del Ghirlandaio, figlio del più noto pittore, e un’edicola in marmo realizzata da Baccio da Montelupo.

Dal 2001 Colle Val d’Elsa è arricchita anche dal suggestivo Museo del Cristallo, che mette in mostra la grande tradizione artigiana del luogo. Allestito all’interno di una antica vetreria, il percorso museale parte dalle più antiche testimonianze dell’arte del vetro a Colle, risalenti al Trecento, per arrivare fino al momento in cui diventa la principale attività produttiva della cittadina tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento.

Le ricchezze acquatiche di Colle Val d’Elsa

Attraversata, come racconta il toponimo, dal fiume Elsa, Colle è una città che oltre alle ricchezze architettoniche e artigianali è baciata anche da un vero e proprio tesoro naturale e acquatico.

Lo testimonia il SentierElsa, un percorso di circa 4 chilometri lungo le sponde del fiume, che nei pressi della cittadina riceve le acque di alcune sorgenti termali e assume un caratteristico colore turchese. Le sue acque temperate e la presenza della maestosa Cascata del Diborrato a pochi metri dal centro abitato hanno fatto sì che il percorso attrezzato diventasse una delle principali attrattive estive del territorio: nella calda stagione da Firenze, Siena e dintorni si riversano decine e decine di persone sulle sponde dell’Elsa per godere di un bagno ristoratore nelle tante piscine naturali presenti.

vicolo Colle val d'Elsa (1)

Fonte: Lorenzo Calamai

Uno scorcio di Colle Val d’Elsa

Tuttavia le ricchezze acquatiche di Colle Val d’Elsa non si limitano alla bella stagione.

Nella frazione di Gracciano, infatti, si trovano le cosiddette Caldane, antichi bagni termali con acqua limpida, ricca di sali minerali e con proprietà terapeutiche. Già in epoca etrusca e poi romana questa zona veniva sfruttata in tutte le quattro stagioni per salubri bagni nelle grandi piscine di acqua tiepida.

Ancora oggi i colligiani sfruttano le vasche delle Caldane in tutte le stagioni, specie in quella autunnale. Le acque sono infatti non particolarmente bollenti: la loro temperatura oscilla intorno ai 20°C. L’ideale per una assolata giornata novembrina, al riparo delle fronde degli alberi che punteggiano il luogo, per un momento di ristoro prima, durante o dopo le visite agli altri tesori di Colle Val d’Elsa.

Categorie
itinerari culturali Notizie Siena trekking vacanze avventura Viaggi

Giornata nazionale del trekking urbano 2024: gli itinerari per scoprire l’Italia a piedi

Il 31 ottobre non è solo Halloween, ma un giorno importante per promuovere il turismo sostenibile: la 21° Giornata Nazionale del Trekking urbano. Organizzata dal Comune di Siena in collaborazione con l’Associazione Nazionale Guide Turistiche, coinvolge tantissimi comuni italiani da Nord a Sud per invitare le persone a vivere ed esplorare le città a piedi, senza fretta.

In una società che va sempre più veloce ed è vittima di un ritmo di vita frenetico, questo appuntamento celebra il piacere della lentezza, riconoscendo il valore del patrimonio naturale, artistico e culturale del nostro paese.

XXI Giornata Nazionale del Trekking Urbano 2024, info utili e novità

Natura ad arte: memoria, artificio, paesaggio è il sottotitolo della manifestazione di quest’anno, che vuole esplorare il legame tra il paesaggio urbano, la memoria storica e l’ingegno umano. Un turismo lento e sostenibile può incoraggiare un futuro migliore per l’ambiente e gli esseri umani. Prendersi il giusto tempo per apprezzare le bellezze della natura e percorrere km tra ricchezze architettoniche, siti storici e paesaggi affascinanti, fa bene alla salute mentale e fisica.

Il trekking urbano permette di sentirsi immersi in un’atmosfera autentica e apprezzare i monumenti, i segreti e gli angoli meno noti di un posto. Ideata dal Comune di Siena nel 2001, la Giornata Nazionale del Trekking Urbano prevede percorsi di trekking in 91 comuni italiani tra cui Padova, Bologna, Tempio Pausania, Poggibonsi, Comacchio, San Giovanni in Fiore, Tarquinia e tanti altri. Passeggiate lungo i fiumi si alterneranno a sentieri verdi, attraversando parchi, vie d’acqua, giardini, vicoli storici e architetture medievali. Chiese, palazzi antichi, monumenti si troveranno sul cammino per arricchire l’esperienza. Ogni percorso, inoltre, prevede dei momenti di riflessione sulla sostenibilità e il legame tra uomo e natura.

Tarquinia

Fonte: Ufficio stampa

Trekking a Tarquinia

Tra le novità dell’edizione 2024 c’è l’Urban Trek Summit in programma il 30 Ottobre a Siena, un convegno sui temi del turismo green che mira a diventare un appuntamento fisso fino per stilare la Carta dei Valori del Trekking Urbano 2025. Nella settimana prima del 31 ottobre ci sono in programma varie iniziative come la Camminata tra gli Olivi il 27 ottobre e la passeggiata patrimoniale il 28 ottobre.

Gli itinerari più suggestivi di Trekking Urbano 2024

Sono oltre sessanta gli itinerari possibili per praticare trekking urbano in occasione di questo evento speciale. Ancona, con i segreti del Parco del Cardeto, Castellina in Chianti, Mantova, Biella, Tarquinia, Narni, Pavia, Trento, Lucca, Aosta, per citarne alcuni. In ogni regione tante idee per godersi la natura e le bellezze dei luoghi tra storia e arte. Per scoprire tutti gli altri itinerari si può andare sul sito di trekking urbano.

Trekking urbano a Ercolano

Ercolano, in Campania, è un luogo molto amato da turisti italiani e stranieri. Il percorso di trekking proposto parte dal cuore del Mercato degli stracci di Resina, presso il Palazzo Capracotta, e la passeggiata poi continua da via Pugliano per Corso Resina e Via Mare, fino alla Piazza Carlo di Borbone dove si possono ammirare i resti della città antica distrutta nel 79 d.C. dopo l’eruzione del Vesuvio. Proseguendo per Corso Resina fino alle ville del Miglio d’Oro ci si può fermare in Piazza Colonna per ammirare Le Danzatrici del I secolo a.C. per poi passare tra le Ville Vesuviane fino a Villa Campolieto e il terrazzo panoramico che lascia senza parole. Questo itinerario dura circa due ore e mezza per 2,2 km, con partenza da via Pugliano alle 11 di mattina.

Trekking urbano a Lucca

Le Mura di Lucca hanno un fascino incredibile tutto l’anno. Passeggiare sopra e sotto di esse, fino a raggiungere l’Orto Botanico, porta ad esplorare luoghi preziosi. Il viale alberato delle Mura rinascimentali gira intorno alla città e regala scorci suggestivi, ma anche chiese, palazzi storici, monumenti da ammirare. E in autunno i colori e i profumi dei dintorni donano un tocco in più. Per chi vuole avventurarsi nei sotterranei dei baluardi tra galleria e passaggi segreti, il tragitto si fa ancora più interessante. Per circa due ore si possono percorrere 4 km partendo dall’infopoint Mura di Lucca, al Castello di Porta San Donato Nuova, alle ore 11 o alle 15.00. Per informazioni potete visitare il sito Turismo.lucca.it

Trekking urbano a Volterra

Mura e porte etrusche, necropoli, teatro e terme romane, sono alcune delle meraviglie che troverete lungo il percorso di trekking urbano a Volterra. Le Balze di Volterra sono da vedere, come la Badia Camaldolese con un affaccio sull’Alta Val d’Era e la Val di Cecina che offre panorami unici tra mare e montagna. Con due ore e mezza di cammino lungo 6,5 km con difficoltà media, questo itinerario parte dalle Fonti di Docciola, alle 10 o alle 14, con visita guidata per vivere un racconto della città e del territorio tra storia e natura.

Trekking urbano a Monselice

A Monselice puoi provare un percorso suggestivo che si sviluppa tra piazza Mazzini, il castello Cini, il Santuario giubilare delle Sette Chiese fino al punto più alto a Villa Duodo. Il parco Buzzaccarini offre un’ampia varietà di fauna e flora e gli amanti della bicicletta possono avventurarsi sulla pista E2 passando per villa Pisani, raggiungendo il nuovo pontile accanto al Campo della Fiera. Questo itinerario dura circa due ore per 5 km, con 50 metri di dislivello e partenza da Palazzo della Loggetta.

Trekking urbano a Cecina

In circa tre ore si può percorrere un itinerario di trekking urbano a Cecina che parte da Vallescaia e prosegue per via Sanzio e Via Da Boninsegna, attraversando il sottopassaggio sulla ferrovia. Dopo un ponticello sul fosso ci si può dirigere verso la Fattoria Paduletto, poi nei pressi di una casa cantoniera. Da qui, un sentiero porta diretti al mare o verso una casa abbandonata per chi ama il mistero. Camminando si finisce all’interno della Pineta dei Tomboli fino alle Tamerici.

Cos’è il trekking urbano e chi può praticarlo

Nato come movimento e associazione a Siena nel 2003, oggi il trekking urbano è un’attività fisica per tutti che coniuga sport e salute con la cultura personale. Una forma di turismo lento che prevede percorsi a piedi tra arte, paesaggi, botteghe artigiane, mercatini, ristoranti tipici e altro. Non occorre un allenamento specifico per affrontare un percorso, ma ognuno può regolarsi in base al proprio stato di salute, l’età e le condizioni fisiche per pianificare l’itinerario ideale. Basta indossare scarpe comode e lasciarsi andare esplorando i vari lati di una città, prendendosi il proprio tempo e tornando a casa con un bagaglio emotivo e intellettivo importante. Una passeggiata tra le vie e le piazze di centri storici e aree periferiche si può fare in ogni momento e l’Italia ha molti posti bellissimi per farlo.

Categorie
Notizie Siena Viaggi viaggiare

Radicondoli, il borgo che punta su un turismo dedicato alla geotermia

A una quarantina di chilometri da Siena, svetta il delizioso borgo medievale di Radicondoli che, da 50 anni, è il secondo Comune produttore di energia rinnovabile da geotermia (dietro a Pomarance, in provincia di Pisa) grazie alle centrali gestite dall’Enel.

In felice posizione da cui domina le colline metallifere della campagna senese, continua ad attrarre i turisti in maniera costante e ha ormai superato la flessione dovuta alla pandemia con gli arrivi che, rispetto al 2019, sono cresciuti del 42% e le presenze del 32%. E la geotermia non rappresenta un ostacolo, anzi, un’ulteriore opportunità di sviluppo.

Radicondoli e la geotermia: un connubio vincente

La storia di Radicondoli con la geotermia inizia nel 1972 grazie al ritrovamento del “Soffionissimo“, ovvero il Traviale 22, il soffione più potente del mondo che l’allora sindaco Ivo Radi definì “il soffione della speranza” e che la stessa Enel ebbe difficoltà a imbrigliare.

Da allora, il borgo è diventato il secondo produttore di energia geotermoelettrica in Toscana (dopo Pomarance dove tecnologie geotermiche vennero impiegate oltre due secoli fa per la prima volta al mondo) e la comunità crede fortemente a tale risorsa, educando alla sostenibilità le nuove generazioni e vedendola come un’occasione per promuovere un “turismo ambientale” con percorsi della geotermia, sentieri, itinerari storici e naturalistici, e con la riqualificazione dei due centri storici grazie al teleriscaldamento e a una particolare attenzione all’arte nei vicoli, nelle strade e presso il giardino del monastero, dove musica, natura e, appunto, arte daranno vita a un’esperienza unica per il turista.

Il teleriscaldamento cambierà, inoltre, in meglio la vita dei cittadini dimezzando il costo della bolletta e contribuirà a salvaguardare l’ambiente grazie all’azzeramento delle emissioni inquinanti e climalteranti legate all’utilizzo dei combustibili fossili per riscaldare gli edifici.

E la geotermia abbraccia non soltanto Radicondoli ma anche la Toscana, arrivando a soddisfare il 33% del fabbisogno elettrico regionale e a rappresentarne oltre il 70% della produzione da fonte rinnovabile: infatti, oggi la risorsa geotermica produce calore utile per riscaldare 26 ettari di serre e aziende agricole e artigianali nonché all’incirca 13mila utenti, e si pone come base per incrementare la filiera del turismo sostenibile con 60mila visite all’anno agli impianti, ai poli museali e ai percorsi da trekking alla scoperta dei territori interessati.

I turisti attratti dal borgo della geotermia: da dove arrivano

Secondo l’indagine svolta per il 2023 da Terre di Siena Lab, Radicondoli ha accolto 1632 turisti e oltre 8mila presenze in più rispetto al 2019.

Ma da dove provengono i visitatori? Per quanto riguarda l’Italia, il primato è rimasto alla Lombardia, seguita da Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Campania.

Guardando, invece, agli arrivi dall’estero, la principale nazione è stata, ancora una volta, la Germania (con un +12%) e, subito dopo, gli Stati Uniti, la Francia, il Regno Unito e la Polonia. In diminuzione del -30%, invece, la presenza dei turisti britannici.

Ancora sulla base dei dati elaborati per l’anno scorso, si nota che i turisti italiani, pur prediligendo le stagioni calde, hanno optato anche per il primo e, soprattutto, l’ultimo trimestre, mentre gli stranieri hanno visitato il borgo della geotermia quasi soltanto nel secondo e terzo trimestre.

Categorie
Borghi Idee di Viaggio Siena Toscana Viaggi

Sotto questa città puoi attraversare le antiche vie dell’acqua

Ogni angolo della nostra Italia, ogni strada, ogni piazza racconta una storia, un pezzo del nostro ricco patrimonio culturale e storico. Dalle maestose montagne ai litorali turchesi dei nostri mari, dai pittoreschi villaggi medievali ai capolavori architettonici, il nostro Paese non smette mai di sorprendere e affascinare i turisti di tutto il mondo.

Ma la vera magia risiede nei tesori nascosti che si trovano dietro gli angoli più inaspettati. Ed è in uno di questi luoghi che inizia il nostro viaggio, in quella che è senza dubbio una delle regioni più affascinanti e romantiche italiane: la Toscana, più precisamente a Siena. Famosa per il suo Palio e per la sua straordinaria Piazza del Campo, Siena è un incanto per gli occhi e per l’anima. Ma c’è un aspetto meno noto, ma altrettanto suggestivo, di questa città.

Stiamo parlando delle fonti medievali, 25 chilometri di gallerie sotterranee, vere e proprie opere d’arte architettonica rimaste incredibilmente intatte fino a oggi. Seguiremo il corso dell’acqua, il flusso della vita che ha alimentato Siena per secoli, in un viaggio attraverso il tempo e la storia.

Alla scoperta delle vie dell’acqua sotterranea a Siena

Fontebranda

Fonte: iStock

Fontebranda, Siena, Toscana

Le fonti medievali di Siena, veri e propri gioielli architettonici, sono un emblema tangibile della ricca storia della città. Queste opere maestose, risalenti al periodo medievale, hanno resistito alla prova del tempo, mantenendo intatta la loro bellezza originaria. Una passeggiata nel centro storico o nelle aree verdi adiacenti l’ultima cerchia muraria rivela queste straordinarie testimonianze del passato. Le fonti, incastonate nel tessuto urbano o celate tra il verde, non sono solo strutture funzionali, ma monumenti alla ingegnosità e all’estetica dell’epoca da cui provengono.

Sono alimentate da un sistema altamente efficiente, un vero e proprio capolavoro dell’ingegneria idraulica medievale. Questa rete si estende per 25 chilometri, e si snoda attraverso numerose gallerie scavate nel terreno circostante, raccogliendo le infiltrazioni d’acqua che convogliano, così, fino alla città. Nonostante l’assenza di un fiume, nel tempo questo sistema ha garantito a Siena una fornitura costante e abbondante di acqua, un fattore chiave che ha permesso alla città di prosperare e diventare una delle più ricche e importanti dell’epoca. Ancora oggi, la rete continua a funzionare, testimoniando la lungimiranza dei suoi antichi costruttori.

Tra le fonti presenti, la Fonte Gaia e la Fonte d’Ovile si distinguono in modo particolare. Ognuna di esse racconta una storia unica, riflesso dei cambiamenti sociali, economici e tecnologici che hanno plasmato la città nel corso dei secoli. Questi non erano solo punti di approvvigionamento di acqua, ma anche centri vitali per la socializzazione e lo scambio.

Ma la più antica, famosa e imponente, che occupa un posto significativo nel patrimonio culturale della città, è senza dubbio Fontebranda. Costruita nel 1193, mantiene ancora oggi l’essenza della sua architettura originale, nonostante le modifiche e le aggiunte effettuate nel corso del tempo.

Oltre ad avere anche un legame letterario e religioso significativo per essere menzionata nel XXX canto dell’Inferno di Dante Alighieri, è strettamente associata a Santa Caterina da Siena, la venerata santa che qui è nata e cresciuta, motivo per cui viene spesso chiamata la “Santa di Fontebranda“.

Oggi, è la cornice di importanti manifestazioni culturali e festività locali, tra cui le celebrazioni della Contrada dell’Oca, sottolineando il ruolo centrale che ha ancora oggi nella vita sociale e culturale di Siena.

I segreti degli antichi Bottini: il labirinto sotterraneo dell’acquedotto di Siena

Sotto i ciottoli delle strade e l’effervescenza delle piazze di Siena, si cela un patrimonio storico di grande rilevanza: i Bottini, strutture sotterranee che, ancora oggi, alimentano le fontane della città.

Al fine di proteggere e promuovere la consapevolezza di questa straordinaria rete di acquedotti, sono state organizzate visite guidate per permettere ai visitatori di immergersi nella storia, esplorando i temi legati all’uso delle risorse idriche, all’ingegneria e alla sopravvivenza, scoprendo così un aspetto di Siena spesso sconosciuto, ma di fondamentale importanza.

Due sono i rami principali di questo impressionante sistema. Il primo è il Bottino Maestro di Fontebranda, il più antico e profondo, che parte da Fontebecci e termina alla Fonte di Fontebranda. Poi c’è il Bottino Maestro di Fonte Gaia, un capolavoro di ingegneria idraulica realizzato intorno al 1300. Questo ramo alimenta la celebre Fonte Gaia in Piazza del Campo, simbolo di bellezza e abbondanza. Ma non solo. Con un ingegnoso sistema di trabocchi, l’acqua si riversa anche in altre fonti minori, diffondendo l’oro blu in tutta la città.

Fontebranda

Fonte: iStock

Fontebranda, Siena, Toscana
Categorie
itinerari culturali Notizie Siena Toscana Viaggi

L’unica città d’arte sostenibile si trova in Italia

Famosa in tutto il mondo per la sua bellezza, la sua storia e il suo Palio tradizionale, Siena è diventata la prima città d’arte al mondiale a essere certificata come destinazione sostenibile.

Questo riconoscimento le è stato conferito dal Global Sustainable Tourism Council (GSTC), l’organizzazione internazionale che definisce, attraverso specifici indicatori e criteri, gli standard di sostenibilità per il turismo a partire dai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (UNSDGs).

Una città green e sostenibile

Da sempre molto attenta al benessere dei propri cittadini, oggi a distinguere Siena dalle altre località è l’impegno della collettività per un turismo a basso impatto ambientale e ad elevata inclusione sociale.

siena-piazza-campo

Fonte: 123rf

Piazza del Campo a Siena, sede dal Palio

Il GSTC ha certificato Siena come destinazione sostenibile in quanto la città è già certificata ISO 14064-1 per le emissioni dei gas serra. Inoltre, dal 2011, la città è carbon neutral e promotrice di una mobilità a basso impatto. Queste misure permettono di incrementare la qualità dell’aria e la salute delle persone che ci vivono e di coloro che la visitano per turismo.

Il centro storico di Siena è Patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1995 e, ogni anno, diventa un palcoscenico per eventi che tramandano tradizioni e saperi locali, come il celebre Palio. Nell’ambito delle iniziative di sostenibilità attuate nell’ultimo anno eccelle la piattaforma e app Siena Accessibile avente lo scopo di informare e semplificare la mobilità alle persone con disabilità motorie.

Cosa vedere a Siena

Siena è una delle più belle città della Toscana e la si può visitare tranquillamente a piedi.  Il tour urbano tra i luoghi simbolo della Siena Rinascimentale comincia da uno dei suoi monumenti più noti, il Palazzo Pubblico in piazza del Campo, al cui interno la fastosa Sala del Concistoro fu decorata da Domenico Beccafumi con Episodi delle Virtù civiche (1529-1535). Il Palazzo Pubblico venne costruito alla fine del Duecento per ospitare i nove signori che governavano la Repubblica di Siena.

Ci troviamo nel cuore della città. Piazza del Campo ha la forma di una grande conchiglia di mattoni rossi divisa in nove spicchi. Si chiama “Il Campo”, appunto, perché tanto tempo fa era un grande prato che ospitava mercati, fiere, assemblee e feste. È qui che si svolge il celebre Palio di Siena.

siena-Palazzo Pubblico

Fonte: 123rf

Il Palazzo Pubblico di Siena

Non si può andare a Siena senza aver visitato il Duomo. Tutta ricoperta di marmo e decorata con statue di re, profeti, sibille e qualche mostro, la Cattedrale è stata costruita a partire dal XII secolo. Al suo interno persino il pavimento è un capolavoro: sembra un grande puzzle di marmi colorati. Qui gli artisti più innovativi del Quattrocento concepirono i loro principali cicli pittorici e scultorei: Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, fu chiamato ad affrescare la Libreria Piccolomini, all’interno della stessa Cattedrale, creata per conservare la biblioteca di Papa Pio II.

Da non perdere una visita sul tetto del Duomo, una delle ultime esperienze che si possono fare. Con la salita fino al Facciatone si possono ammirare torri, palazzi, campanili che si delineano all’interno della cinta muraria ancora ben conservata che delimita il paesaggio circondato dalle dolci colline senesi fino alle asperità dell’Amiata.

Duomo di Siena

Fonte: iStock

Il Duomo di Siena

Davanti alla Cattedrale c’è l’Ospedale di Santa Maria della Scala, un tempo potentissima istituzione economica, che oggi è stato trasformato in un grande museo che ospita sempre bellissime mostre.

Usciti da qui, ci si può incamminare verso la vicina Pinacoteca Nazionale, sostando nei caffè o nei forni che s’incontrano e chiedendo di assaggiare i famosi Ricciarelli, i biscotti così chiamati in onore del loro “padre putativo”, Ricciardetto della Gherardesca, reduce dalle Crociate in Terra Santa e chiaramente ispirato ai sapori mediorientali. Una delizia tutta senese. Come del resto il più noto dolce di Siena, il Panforte fatto con frutta candita, miele, spezie, frutta secca e zucchero. Meglio assaporarlo sorseggiando assieme anche un bicchiere di Vin Santo, il tipico vino dell’ospitalità toscana.

Categorie
Destinazioni Siena Toscana Viaggi

Le 10 cose da vedere in visita a Siena

Tra le morbide verdi pieghe del paesaggio della Toscana centrale, proprio in quella valle tra le famose colline del Chianti e le Crete Senesi, sorge Siena. Città universalmente nota per il suo palio, che si può scoprire con una visita guidata, dall’assetto urbano medievale, ogni anno attira milioni di turisti da ogni parte del globo: scopriamo insieme cosa la rende unica attraverso 10 cose da vedere a Siena.

Cosa vedere a Siena: la Piazza del Campo

Il meraviglioso borgo medievale di Siena, perfettamente conservato all’interno della rossa cinta muraria, è stato dichiarato patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1995: quasi 30 anni fa si era, quindi, già compreso l’inestimabile valore in termini di conservazione di questo imperdibile capoluogo Toscano. Si può visitare Siena anche con un gioco a tema medievale, per scoprire tutte le sue storie e segreti in modo divertente.

Quel che colpisce di Siena è quanto, pur essendosi trasformata a tutti gli effetti in una città, abbia mantenuto integra la sua originalità; a Siena, infatti, non c’è stato uno sviluppo industriale tale da intaccare l’aspetto della cittadina che, vista dall’alto, sembra una cartolina di un’altra epoca: con i suoi edifici di mattoncini rossi su cui si posano le tegole dei tetti ordinati, come copricapi colorati.

Tra le cose da fare a Siena, la prima è ammirare il suo cuore: la piazza del Campo. Con la sua forma a conchiglia ripartita in nove spicchi, ogni anno dal 1200 circa, è il teatro dove si corre il celeberrimo Palio di Siena, durante il quale i fantini a rappresentazione delle varie contrade si sfidano in una competizione a cavallo.

La leggera inclinazione di cui gode la piazza, poi, la rende particolarmente comoda: non è strano incontrare turisti seduti a rifocillarsi osservando l’armonia dello spazio che li circonda..anzi è quasi una sosta obbligatoria in un giorno a Siena!

Il Palazzo Pubblico di Siena

Facendo un piccolo salto indietro nella storia di Siena, la cittadina visse il suo periodo di maggiore splendore sotto il cosiddetto Governo dei Nove: si tratta di una delle principali magistrature della Repubblica di Siena, al potere tra il 1287 e il 1355, anche nota come Buon Governo proprio a sottolineare la magnificenza del suo operato. Fu, infatti, durante questa epoca storia, sotto il Governo dei Nove, che vennero progettati e completati numerosi importanti edifici, tra cui anche il maestoso Palazzo Pubblico.

Tra le cose da vedere a Siena in un giorno, dunque, una visita nello storico palazzo, posto proprio sulla piazza del Campo, non può assolutamente mancare. All’esterno vi colpiranno: le finestre trifore, caratterizzate da tre archetti gotici appoggiati su colonnine, le carditoie – feritoie da cui venivano lanciati sassi durante le battaglie – e i caratteristici muri merlati ricamati come pizzo.

Anche l’interno, poi, non è da meno ospitando oltre al famosissimo “Allegoria ed effetti del buono e del cattivo governo” di Ambrogio Lorenzetti, moltissime opere di artisti del calibro di Simone Martini, Duccio di Buoninsegna, Sodoma e Beccafumi.

La Torre del Mangia

Proprio accanto al palazzo e a completarne l’armonia, un elemento architettonico non di poco rilievo: l’alta e snella Torre del Mangia è un must durante una visita di Siena in un giorno.

Sì ma, chi era il Mangia? Niente di meno che uno dei Nove, avvezzo alla buona cucina e per questo apostrofato con il nomignolo di Mangiaguadagni, accorciato in Mangia!

Con i suoi 88 metri, è la quattordicesima torre italiana per altezza.
La rossa torre civica merlata accoglie, inoltre, un orologio e una grande campana: può essere considerata un naturale parafulmine, per il quantitativo di ferro che contiene nei sostegni di essa!

Il Duomo di Siena

Cosa vedere a Siena? Beh, dopo questo colpo d’occhio sulla Piazza del Campo con annesso Palazzo Pubblico e Torre – elementi simbolo dell’architettura civile- è il caso di esplorare anche l’edificio religioso per eccellenza della città: il Duomo di Siena.

L’imponente Chiesa dedicata a Maria Assunta lascia a bocca aperta già di fronte alla sua maestosa facciata: in stile romanico-gotico italiano, con le tipiche decorazioni Toscane in marmo bianco, rosso di Siena e serpentino di Prato. È curioso osservare, poi, come sulla facciata sia possibile osservate una suddivisione temporale e artistica: la parte inferiore, risalente alla fine del 1200, è opera di Giovanni Pisano; la parte superiore – invece- è stata completata da un’altra mano e in un’altra epoca: Caimano di Crescentino nella prima metà del 1300.

All’interno impossibile non citare la splendida libreria Piccolomini affrescata dal Pinturicchio, da visitare in abbinamento al Duomo con biglietto prioritario, e la vicina cappella Piccolomini che, tra il 1501 e il 1504 vide all’opera tra i maestri che ne completarono la realizzazione, Michelangelo.

Il pavimento del Duomo di Siena

Se l’esterno è già di per sé una meraviglia, sarà però proprio l’interno del Duomo a lasciarvi senza parole. Parliamo, infatti, del pavimento unico nel suo genere, realizzato in graffito. Portato avanti per secoli  tra il 1300 e il 1800 da numerosi artisti senesi, è reso eccezionale dalla tecnica del commesso marmoreo che prevede che il pavimento sia ricoperto di, cosiddette, tarsie rappresentanti le più svariate figure.

Dalle Sibille, alla Lupa che allatta i gemelli, passando per l’Ermete Trismegisto: queste sono solo alcune delle figure intagliate nel pavimento del Duomo di Siena, che però non è sempre fruibile. A causa della sua estrema delicatezza è,  infatti, quasi integralmente protetto con una copertura, ma viene scoperto del tutto da Giugno ad Agosto e per qualche giorno durante il mese di Ottobre. È davvero una cosa da vedere Siena che vale la pena assicurarsi acquistando in anticipo il biglietto!

La porta del cielo

Il nome la dice lunga: a Siena in un giorno è tra le cose che non potete mancare. Si tratta di un percorso di visita sulla sommità della fabbrica del Duomo, che si snoda tra una serie di locali precedentemente inaccessibili, percorsi nei secoli solo dai Grandi Maestri che hanno contribuito alla realizzazione del Duomo. Letteralmente, una passeggiata al di sopra delle volte stellate della chiesa, dentro e fuori dal tempio sacro ammirando panorami suggestivi, scorci incredibili e viste mozzafiato

Il Facciatone del Duomo

Forse non tutti sanno che, intorno all’anno 1339, il Duomo di Siena si accingeva ad andare incontro a un progetto di ampliazione e, quella che oggi è l’attuale Cattedrale, sarebbe stata solo il transetto del Duomo Nuovo. I lavori iniziarono in pompa magna, ma purtroppo in sordina si interruppero a causa di un’epidemia di peste, prima, e per una forte instabilità politica ed economica, poi.

Dell’imponente disegno di ingrandimento, quel che resta quel che resta ad oggi sono solo la nuova navata destra – che attualmente ospita il Museo dell’Opera – e la parete che sarebbe dovuto diventare la nuova facciata del Duomo, il cosiddetto Facciatone.

Colossale, imponente, incompleto ma bellissimo: dall’altro lato del Facciatone – a cui si giunge salendo davvero molti e molti gradini – si gode di una vista mozzafiato su Siena e sulle campagne circostanti. Probabilmente uno dei luoghi privilegiati per guardare il tramonto tingere di rosso il panorama, il Facciatone rientra a pieno titolo tra i posti da visitare a Siena ancora poco conosciuti dalla massa.

Museo dell’Opera del Duomo di Siena

Proprio accanto all’imponente Chiesa, in quella che avrebbe potuto essere la nuova navata destra nel piano di ampliamento, si nasconde il Museo dell’Opera di Siena.

Al suo interno riposano protette dallo scorrere del tempo numerose opere provenienti dal Duomo e dalla Diocesi, frutto dell’ingegno, della passione e della mano di artisti come Jacopo della Rovere, Duccio di Buoninsegna, Giovanni Pisano e Pietro Lorenzetti: per gli appassionati di arte si tratta di una delle cose più importanti da vedere a Siena.

La Basilica Cateriniana di San Domenico

Poco fuori le mura del centro storico, ma comunque raggiungibile a piedi, si erge la grande Basilica Cateriniana di San Domenico.

Sebbene sia legata al culto di San Domenico, al suo interno ospita una cappella in nome di Santa Caterina che custodisce una delle sue reliquie più sacre: la testa della santa donna. Proprio tra le mura di questo luogo, infatti, si sono svolti i maggiori avvenimenti mistici della vita della Santa.

Non si tratta assolutamente di una chiesa sfarzosa e probabilmente l’esterno colpisce più che l’interno, spoglio, molto alto e con un’unica grande navata. Il punto di forza del luogo è la vista privilegiata che offre sull’intero borgo di Siena e i giochi dei riflessi della luce naturale del sole, che rendono il colore dei suoi mattoncini diverso col trascorrere delle ore.

Cose da fare a Siena: assaggiare i Ricciarelli

Ebbene: dopo tanto camminare, salire gradini, ammirare opere, ripercorrere la storia di una delle cittadine più interessanti d’Italia, anche la gola vuole la sua parte e perché non prendersi del tempo per prenotare un tour gastronomico? Visitando Siena in un giorno sarebbe un peccato capitale ripartire senza aver assaggiato almeno un ricciarello, ovvero un piccolo dolce tipico fatto di marzapane e farina di mandorle. Sebbene siano delle preparazioni che vengono tipicamente sfornate durante le feste natalizie, ormai si possono trovare nei negozi di Siena tutto l’anno.

Ma lo sapevate che i Ricciarelli di Siena, nell’ormai lontano 2010, sono stati il primo prodotto dolciario ad ottenere dall’Unione Europea il marchio IGP?