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La location siciliana meno nota del “Commissario Montalbano”

I luoghi dove sono stati girati tutti gli episodi della celeberrima serie Tv “Il Commissario Montalbano” sono ormai mete di turismo quasi di massa. Esiste tutta un’organizzazione fatta di guide turistiche, aperture speciali, bed and breakfast che lavorano solo per questi tour sui luoghi di Montalbano.

Le location già note

Chi non ha sentito parlare di Vigàta, di Montelusa (dove si trova il commissariato), di Marinella che nella realtà sono Scicli, Porto Empedocle, Ibla e Punta Secca, una frazione del Comune di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa – dove si trova la casa di Salvo, che è un b&b, e la trattoria sul mare dove ama pranzare in silenzio – e non conosce anche l’entroterra ragusano, dove si trova per esempio il Castello di Donnafugata, che nella fiction è la casa del boss mafioso Don Balduccio Sinagra (qui tutte le location più famose).

Comiso, set di Montalbano

Ma ce n’è una che è altrettanto protagonista della serie di cui non si parla mai, che non è passata inosservata ai conoscitori di questi luoghi e neanche a noi. Si tratta di Comiso, che appare nell’ottavo episodio di “Il Commissario Montalbano” intitolato “Gli arancini di Montalbano”, tratto dall’omonimo racconto di Andrea Camilleri. Qui, Salvo indaga sul presunto incidente stradale di una coppia finita con l’auto in un burrone, che si rivelerà, come al solito, invece, un omicidio.

Quando deve raccogliere informazioni sul presunto colpevole, va a trovare le responsabili dell’istituto Sacro Cuore di Maria che è stato ambientato nell‘ex Mercato ittico di Comiso.

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Fonte: 123rf

L’ex Mercato ittico di Comiso

Qui, un gruppo di bambini gioca a calcio sotto i portici del mercato, mentre Montalbano raccoglie le prove necessarie a risolvere il caso. Il colonnato dell’ex mercato del pesce è molto famoso. Il mercato vecchio fu costruito a metà dell’800 e, fino alla metà del ‘900, si vendevano sia il pesce sia la carne. L’edificio ha dei bellissimi loggiati esterni e interni, e, all’interno, è abbellito da una fontana. Oggi non è più un mercato, ma ospita il Museo civico di storia naturale e la sede della Fondazione “Gesualdo Bufalino”, lo scrittore e poeta contemporaneo siciliano nato proprio a Comiso.

La chiesa che si vede nelle immagini televisive è quella di Santa Maria delle Stelle con la sua splendida cupola neogotica. Questa chiesa, originaria del XII secolo, fu quasi del tutto distrutta dal terribile terremoto che colpì la Sicilia nel 1693. Dell’edificio originale restano i pilastri e il sesto acuto della navata centrale. La cupola, in stile neogotico, fu ultimata solo due secoli dopo, mentre il campanile è molto più recente e fu completato solo nel 1936.

Cosa vedere a Comiso

Di Comiso la maggior parte degli italiani conosce solo l’aeroporto, dove atterrano le compagnie low cost e da dove poi ci si muove per visitare quella parte di Sicilia. Invece, è una bellissima destinazione che merita lei stessa un viaggio.

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Fonte: 123rf

Veduta di Comiso in Sicilia

Basti pensare che la città ha origine romane, ma poi è stata dominata dagli arabi, dai normanni e dagli aragonesi. Ognuno di loro ha lasciato tracce in città. Molte sono state distrutte da quel famoso terremoto, ma qualcosa è rimasto. E soprattutto è stata ricostruita nel famoso stile Barocco siciliano.

Sotto la centralissima piazza fonte Diana sono state rinvenute delle fonti termali già note ai romani. Intorno alla piazza s’affacciano alcuni dei palazzi più belli di Comiso, come il palazzo comunale, al cui interno c’è uno splendido scalone, e il Palazzo Iacono-Ciarcià, costruito prima del terremoto e in seguito abbellito ulteriormente.

Poco distante si trova ancora il Castello dei Naselli d’Aragona del ‘400. in stile rinascimentale, sorse su un edificio di epoca classica. Lo testimoniano alcuni busti e iscrizioni di epoca romana, che furono inglobati nel nuovo edificio. La parte più antica del castello è il Battistero dedicato a San Gregorio Magno, con resti di affreschi di epoca bizantina e risalente intorno all’anno Mille. Il torrione rotondo ancora in piedi in origine era una cuba araba.

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Fonte: 123rf

La chiesa di Santa Maria delle Stelle a Comiso
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Le meraviglie della Sicilia fuori rotta

C’è una zona della Sicilia lontana dalla costa, dalle città più turistiche e dagli itinerari più battuti, che merita di essere scoperta. Una zona fatta di dolci colline, di strade che serpeggiano inerpicandosi tra vigneti e uliveti – con tenute che meritano una tappa – , di cittadine ricche di storia e di siti archeologici inaspettati.

Stiamo parlando dell’entroterra della Sicilia centrale, quella dei Monti Erei e della provincia di Enna e Caltanissetta, una zona poco abitata e, per questo, dal paesaggio incredibilmente deserto, sconfinato ma bellissimo.

Proprio su un colle a poco meno di 700 metri sorge una delle cittadine più belle e – forse – meno visitate della regione: Piazza Armerina, una delle più belle scoperte che si possano fare in Sicilia.

Piazza Armerina, la città del Barocco siciliano

Raccontano le guide esperte della zona che, al contrario delle altre famose zone del Barocco siciliano, colpite dal devastante terremoto del 1693, che rase al suolo molte città (come Ragusa, per esempio) a Piazza Armerina non accadde nulla, pertanto è questo il vero luogo della Sicilia dove si possono ancora oggi ammirare edifici nello stile del Barocco siciliano originale.

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Fonte: 123rf

Piazza Armerina e la cupola più grande della Sicilia

Il suo centro storico, dall’impianto medievale e con palazzi Barocchi, appunto, e Normanni, è bellissimo. Domina su tutto la gigantesca cupola della Cattedrale, la più grande della Sicilia.

Piazza Armerina è anche chiamata “Città del Palio dei Normanni“, per via della famosa festa che si tiene ogni anno a metà agosto e che rappresenta una rievocazione storica di mille anni fa e le cui origini affondano nel XVII secolo. È la più importante ricostruzione di storia medievale del Sud Italia, con oltre 600 figuranti. L’evento trae ispirazione dalla guerra di conquista della Sicilia musulmana da parte dei Normanni guidati da Ruggero I di Sicilia. In testa al corteo cavalca il Conte Ruggero la cui vesti quest’anno saranno indossate niente meno che dall’attore americano Ronn Moss, il Ridge di “Beautiful”.

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Fonte: 123rf

Il centro storico di Piazza Armerina

Un altro soprannome di Piazza Armerina è “Città dei mosaici”, per via dei preziosi pavimenti di una villa romana alle porte della città.

Villa del casale

Si tratta della Villa del casale, un vero gioiello di arte e architettura che non ha nulla da invidiare ai siti più celebri della Sicilia. Basti dire che è stata inserita nella lista dei Patrimoni mondiali dall’Unesco nel 1997. La sua particolarità sono i mosaici. Questo sito – dove di tanto in tanto proseguono ancora gli scavi – è stato scoperto solo di recente. Gli abitanti della zona già nel 1800 avevano rinvenuto oggetti e scoperto che, tra le colline, si nascondeva qualcosa. Tuttavia, fu solo negli Anni ’50 che presero il via i veri scavi.

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Fonte: 123rf

I mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina

Tutta la villa romana, che risale al III secolo d.C. e il cui proprietario non è ancora stato del tutto identificato, era piena di mosaici, e molti si sono conservati praticamente intatti fino ai giorni nostri. Si calcola siano state impiegate 130 milioni di tessere di vari tipi di marmo colorato proveniente da tutto l’Impero. Rappresentano i miti greci, ma anche scene di caccia, d’amore – anche un po’ “hot” per i tempi – e storie di vita vissuta. Nella cosiddetta Sala di Arione si può ammirare il mosaico più pregiato fatto di migliaia di piccolissime tessere, mentre un corridoio ospita la sequenza più lunga mai portata alla luce che misura 200 piedi romani, all’incirca 66 metri.

La stessa villa è ancora in buono stato: le pareti – dove si intravede ancora qualche decorazione – suddividono i vari ambienti, si possono ammirare intatte le colonne con i loro capitelli tutt’intorno al peristilio (il cortile interno), le terme con il calidarium tepidarium e frigidarium.

Dobbiamo immaginarcela sontuosa (misurava 4mila metri quadrati, 3mila dei quali con mosaici, e si sviluppava su tanti terrazzamenti), con pareti decorate, trompe l’oeil, fontane e circondata da una ricca vegetazione. Doveva essere spettacolare, visto che oggi è ancora molto imponente.

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Fonte: 123rf

La Villa del casale, una splendida scoperta siciliana

Ma cosa ci faceva un edificio così imponente in mezzo al nulla? Ebbene, in realtà da qui un tempo passava un’importante strada romana ed era quindi di grande passaggio, ma non solo. Tutt’intorno c’erano boschi e tanta selvaggina tanto da essere portata persino a Roma dove finiva sui banchetti degli Imperatori. Quando alla sua costruzione, qui un tempo c’era un grande fiume navigabile grazie al quale sono riusciti a trasportare tutto il materiale necessario. La Villa del casale è una delle più belle scoperte archeologiche che si possano fare in Sicilia.

Feudo Principi di Butera

Tra le sconfinate colline di questa zona della Sicilia si nasconde un altro gioiello che merita di essere visto. Dopo aver visitato città Barocche e siti archeologici non può mancare l’aspetto enogastronomico per cui la Regione è famosa in tutto il mondo.

In un antico baglio feudale, appartenuto ai Principi di Butera, oggi completamente restaurato nel pieno rispetto della struttura originale, è sorta la tenuta vitivinicola Principi di Butera, circondata da 5 km di vigneti per la produzione del Nero d’Avola, il più famoso vino della Sicilia. Qui si trova il primo esempio di vinificazione in bianco di questo vino autoctono (le bollicine del Neroluce sono il top) e, a breve, anche un’inedita produzione che non possiamo ancora svelare. Ma si produce anche un ottimo olio dai 25 ettari di oliveti che circondano la tenuta.

Questo luogo è intriso di storia. Il feudo è dedicato al Principe di Butera, Ambrogio Branciforte, il cui titolo gli fu dato dal Re di Spagna Filippo II in persona e la dinastia dei Branciforte è considerata tra le più importanti della storia siciliana.

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Fonte: @Principi di Butera

L’immensa tenuta di Principi di Butera in Sicilia

A una decina di chilometri dalle coste del Mediterraneo, qui a un’altitudine tra i 320 e 350 metri sul livello del mare, si gode di una combinazione unica di clima caldo e di brezze in arrivo dal mare e dalle colline, con escursioni termiche molto potenti tra il giorno e la notte.

La tenuta è aperta al pubblico, si organizzano visite ai vigneti, degustazioni accompagnate da abbinamenti con salumi e formaggi siciliani o piatti della tradizione isolana, cooking class e pranzi (su prenotazione). Le sere d’estate organizzano aperitivi al tramonto con musica dal vivo. Si può anche soggiornare all’interno della tenuta, dove sono o stati creati suite e appartamenti per godere appieno del relax che questo luogo unico regala. Nelle giornate più calde, non manca un tuffo in piscina con vista sull’infinta distesa di ulivi e vigne.

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Fonte: SiViaggia

L’antico baglio di Principi di Butera
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Il palazzo vista mare che racconta il sogno siciliano

Se c’è un luogo che lascia a bocca aperta visitatori e passanti, sovrastando il mare con imponenza e maestosità, quello è Villa Igiea. Uno storico hotel di lusso Art Nouveau che si affaccia sulla costa, presso il porto dell’Acquasanta. Simbolo della grande bellezza di Palermo, il palazzo ha riaperto le porte la scorsa estate dopo il lungo restyling curato dal gruppo della famiglia Forte, guidato da Sir Rocco Forte e sua sorella Olga Polizzi.

Lo splendore di Villa Igiea

Immersa nel verde, Villa Igiea è un luogo iconico della Sicilia, raffinato, ricco di storia, arte e cultura. È stata costruita nel 1900, negli anni d’oro della Belle Époque, in un periodo di prosperità economica e il suo aspetto rispecchia a pieno quegli anni di benessere e agio.

Inizialmente doveva essere un sanatorio di lusso, grazie al clima benefico che deriva dal mare e all’eccezionale vista sul golfo di Palermo e sulla Conca d’Oro. La Villa infatti, prese il nome di Igiea, in onore della Dea greca della salute. Già in origine però non fu concepito come un ospedale, ma come un grande albergo. I riferimenti architettonici che ispirarono lo stile e la direzione dei lavori erano, niente meno che, il Grand Hotel de Romee  l’Excelsior del Lido di Venezia. Insomma, la Villa è nata per essere bella, sfarzosa, imponente e sofisticata.

Villa Igiea Palermo Sicilia

Fonte: Getty Images

Villa Igiea al tramonto

La storia della Villa

Il progetto inziale comunque non venne rispettato. Infatti, Villa Igiea divenne subito un vero hotel grazie all’importante famiglia Florio, che operò un restyling con l’aiuto dell’architetto Ernesto Basile, noto esponente dell’Art Nouveau. Nelle intenzioni del Basile, la facciata dell’edificio doveva essere ammirata dal mare, così progettò il giardino popolandolo con cento palme a basso fusto, così da non coprire la bellezza dell’hotel vista da lontano.

Gli ospiti dell’hotel

I famosi, e recenti, romanzi de La saga dei Florio danno solo un’idea del desiderio di dominio e grandezza che questa famiglia coltivava. Il sogno dei Florio non fu deluso però. L’hotel divenne il simbolo della ricchezza e dalla vita agiata palermitana, acquistando uno status importante tra nobili e intellettuali. L’hotel ospitò il Kaiser Guglielmo II, lo zar Nicola II, il re d’Inghilterra Giorgio V, e poi Costantino di Grecia, il re del Siam Paramandra Maha Chulalongkam, la regina di Romania.

Anche dopo la caduta dei Florio, Villa Igiea rimase un punto di riferimento, accogliendo i divi del cinema e del del jet set internazionale, nel dopoguerra. Qui passarono celebrità e nomi simboli del lusso: Onassis, e poi Grace Kelly e Ranieri di Monaco, Maria Callas.

Il ritorno del fasto della Villa Igiea

La villa però negli anni ha cambiato molti proprietari finendo per perdere piano piano un po’ del suo fascino dorato. Così negli scorsi anni si è deciso di ridare lustro al lussuoso palazzo, cercando di rilanciare l’hotel. La scorsa estate la Villa Igiea ha riaperto i battenti, superando le aspettative del pubblico. Tra un ristorante pregiato, una vista mozzafiato e camere raffinate, la Villa è tornata ad essere il simbolo dell’agio siciliano.

Se siete di passaggio a Palermo, non potete perdervi la Villa Igiea.

 

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Il labirinto leggendario che puoi percorrere in Sicilia

La Sicilia è una delle mete preferite dagli italiani per le vacanze estive. Come dare torto a chi sceglie acque cristalline, spiagge incantevoli e cibo delizioso. Ma l’isola non offre solo mare e relax, ma anche tanta storia e arte. In provincia di Messina c’è un luogo da visitare assolutamente. Stiamo parlando del Labirinto di Arianna, un’opera d’arte contemporanea che fa parte della Fiumara d’Arte.

Il Labirinto di Arianna

Il Labirinto di Arianna, è un’opera d’arte da vivere ed esplorare. Una attrazione poca nota ma che vale la pena di scoprire. La costruzione è una delle opere di Land Art del museo a cielo aperto Fiumara d’Arte. L’opera, realizzata dall’artista Italo Lanfredini nel 1990 si trova a Castel di Lucio, in provincia di Messina. Sospesa su una collina, nel parco del Nebrodi, l’opera deve la sua origine al mito di Teseo ed Arianna. Non si tratta solo di un è un percorso fisico, attraversarlo significa anche fare un cammino interiore.

Il Labirinto di Arianna in Sicilia

Fonte: Getty Images

Il Labirinto di Arianna è un percorso a cielo aperto

Un’opera d’arte da vivere

L’opera, immersa nella natura, è un invito a ricongiungersi con sé stessi, porsi domande, entrare e uscire in connessione con la natura, seguire un cammino che ha inizio e fine. Una metafora delle vita, presa in prestito dal passato. Il Labirinto di Arianna è un percorso a spirale a cui si accede da un imponente ingresso che ha la forma di un’ogiva.

Il sentiero è unico, basterà seguire la via a forma di serpentone, non ci sono strade da prendere, vicoli ciechi o scelte da fare. Non è possibile perdersi. Al centro del labirinto è custodito un ulivo, simbolo greco di saggezza e conoscenza, è proprio il messaggio che veicola il percorso. Un viaggio interiore, un percorso di riflessione e crescita.

La fiumara d’arte

La Fiumara d’Arte non è un sito molto conosciuto, ma si tratta di uno tra i più grandi parchi artistici d’Europa, situato nel comune di Tusa, subito dopo Cefalù. Un museo a cielo aperto che raccoglie opere e sculture di grandi dimensioni.

La prima opera, che ha dato il via allo sviluppo del parco, risale al 1986. Fu commissionata da Antonio Presti, fondatore della Fiumara d’Arte, allo scultore Pietro Consagra, in onore del padre defunto. Negli anni successivi venne fondato l’Atelier sul Mare, un hotel attiguo alla Fiumara d’Arte che si pone come obiettivo quello di far vivere l’esperienza della Fiumara entrando in contatto quotidiano con le opere.

La Fiumara d'arte in Sicilia

Fonte: Getty Images

La Fiumara d’arte in Sicilia è uno dei parchi artistici più grandi d’Europa

L’Atelier sul Mare nel tempo è diventato il luogo in cui gli artisti alloggiano durante la realizzazione delle proprie sculture all’interno della Fiumara, che presto è diventata un’autorità in campo artistico. Infatti, l’area ospita installazioni artistiche temporanee, mostre d’arte ed eventi di poesia e di fotografia, anche connotati da un intento sociale, oltre che culturale.

Un luogo davvero unico, ricco di opere d’arte che vanno vissute, provate, amate, non solo ammirate. Un parco, un museo sotto le stelle, dove organizzare passeggiate inusuali, ricche di scoperte e bellezza. Non servono prenotazioni, l’ingresso è sempre libero e gratuito. Non ci sono scuse, il Labirinto di Arianna è tappa obbligatoria per le gite in Sicilia.

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Sicilia, l’incredibile scoperta archeologica di rilevanza nazionale

La Sicilia ha un incredibile patrimonio archeologico, molto apprezzato dai numerosissimi turisti che ogni anno giungono sull’isola per ammirare le bellezze di un mondo che non c’è più. Ed è proprio qui, a due passi da un piccolo borgo dell’entroterra, che si è verificata una scoperta eccezionale (nonché del tutto inaspettata).

Scoperto in Sicilia un insediamento preistorico

L’importante ritrovamento è avvenuto nei giorni scorsi presso Carcaci, piccola frazione del comune di Centuripe. Qui, il sindaco Salvatore La Spina aveva avviato una serie di sopralluoghi assieme ad alcuni volontari del suo paese, con l’intenzione di perlustrare l’area collinare di proprietà privata presso cui dovrebbe venir realizzata una discarica pubblica di alto valore ecologico, un progetto di grande interesse. Durante i primi scavi, è emerso un insediamento preistorico considerato di rilevanza archeologica nazionale.

Al momento, gli archeologi hanno portato alla luce solamente un complesso cimiteriale formato da un sistema di nove tombe a camera, tutte scavate nella roccia. Diverse sono le loro origini: alcune sono di forma rettangolare e, presumibilmente, risalgono all’età del ferro, mentre altre sono di forma circolare e sono databili come provenienti dall’età del bronzo. Già ad un primo sopralluogo se ne sono però avvistate altre ancora, probabilmente persino più antiche. Ma non solo: secondo gli esperti, il sito potrebbe riservare ancora molte sorprese.

Il futuro del nuovo sito archeologico

Attorno al complesso cimiteriale prenderanno il via gli scavi che potrebbero portare alla scoperta di altre antiche testimonianze di questo sensazionale insediamento preistorico. L’area si trova, come già detto, in una proprietà privata adiacente al comune di Randazzo, priva di particolari vincoli e attraversata da un’ampia infrastruttura idrica. Attualmente i lavori sono fermi, e il sindaco ha già dichiarato di voler fare il possibile affinché il sito archeologico venga preservato contro l’eventuale sfruttamento per la creazione di una discarica.

“L’eccezionale scoperta aggiunge valore al ricco patrimonio archeologico già presente nel nostro territorio. Trovo assurdo che si possa concepire e pianificare una struttura del genere, senza aver prima controllato il territorio, già importante, non solo dal punto di vista ecologico ma soprattutto agricolo e zootecnico” – ha spiegato Salvatore La Spina – “Oltre 500 persone vivono intorno all’area designata per la realizzazione della discarica e migliaia di capi, tra ovini e bovini, pascolano su quei terreni. Un danno incalcolabile per l’economia e per l’agricoltura del territorio. Che ancora nel 2022 si pensi delle discariche in luoghi densamente agricoli, non ha alcun senso. Pronti, quindi, insieme ai comuni limitrofi, agli allevatori ed agli agricoltori della zona, a lottare contro questo sfregio all’ambiente“.

Sicilia, le incredibili bellezze archeologiche

Quella di Centuripe è solo l’ultima delle scoperte che hanno portato alla luce le tante bellezze archeologiche della Sicilia. Nella regione si concentrano alcuni dei siti più affascinanti d’Italia – e del mondo intero. Dall’incredibile (e famosissima) Valle dei Templi di Agrigento, patrimonio UNESCO riconosciuto a livello internazionale per il suo fascino unico, all’antica città greca di Selinunte, che rappresenta il più grande sito archeologico d’Europa, sino ad arrivare al meno noto (ma altrettanto bello) parco di Segesta, che vanta un suggestivo teatro ancora oggi utilizzato in estate per spettacoli all’aperto. Insomma, il territorio siciliano è ricco in ogni suo angolo di testimonianze preziosissime, alle quali oggi si aggiunge un piccolo – ma importantissimo – insediamento preistorico.

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Il Liberty palermitano entra in un circuito europeo

Le prestigiose testimonianze dell’Art Noveau che impreziosiscono la città di Palermo e che si sono salvate dal “Sacco di Palermo” durante gli anni Cinquanta e Sessanta, fanno ora parte dell’itinerario culturale riconosciuto dal Consiglio d’Europa, circuito che mette in relazione le realtà più belle del Modernismo europeo, da Vienna a Bruxelles, da Barcellona a Riga, Nancy e Budapest.

Per l’occasione, durante la “Giornata europea dell’Art Noveau” venerdì 10 giugno, allo Stand Florio in Via Messina Marine sarà grande festa per celebrare l’ambito riconoscimento.

Il Liberty di Palermo riconosciuto dal Reseau Art Noveau Network

La Città metropolitana di Palermo, dopo la proposta di Legambiente Sicilia illustrata dal presidente Gianfranco Zanna, aveva formalizzato la candidatura a ottobre 2021 e adesso, durante l’Assemblea annuale del Reseau Art Noveau Network, è stata accolta con voto unanime e favorevole: i tesori architettonici di Palermo sono autentici tesori da scoprire e ammirare.

Il presidente di Legambiente Sicilia, Zanna, ha dichiarato come questo sia “un risultato eccezionale per la città e noi siamo particolarmente orgogliosi di aver contribuito al suo raggiungimento.
È così riconosciuta come grande valore culturale e sociale la stagione più interessante, ricca e prosperosa della città e che ha, inoltre, sicuramente dato vita alla più qualificante immagine identitaria della Palermo dell’epoca contemporanea”.

Entusiasmo e orgoglio anche nelle parole del sindaco Leoluca Orlando: “Si tratta di un prestigioso riconoscimento che attribuisce a Palermo e al suo Liberty una posizione di eccellenza internazionale, ulteriore ragione di attrattività per l’intera area metropolitana. È la conferma delle straordinarie bellezze della città che si sono salvate dall’orribile ‘Sacco di Palermo’.
Un risultato che è il frutto anche del prezioso lavoro di Legambiente che si è impegnata per riqualificare le bellezze del Liberty palermitano. Adesso è fondamentale costruire percorsi destinati alla fruizione e dunque alla valorizzazione di un itinerario culturale che è patrimonio di tutti“.

Tutta la meraviglia di uno stile inconfondibile

Il Liberty, o Art Noveau, arriva nel capoluogo siciliano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento quando ville, palazzi borghesi e teatri vengono edificati grazie a questa innovativa espressione artistica ispirata alle numerose sfumature della Natura: le facciate ondulate presentano motivi che assomigliano a rampicanti e le vetrate catturano la luce.

Tra i molteplici esempi del Liberty a Palermo spicca Villa Igiea, costruita nel 1800 in stile neogotico e poi rimaneggiata con l’elegante e raffinato stile liberty dal grande architetto Ernesto Basile su commissione del nuovo proprietario Ignazio Florio: degno di nota il magnifico salone con affreschi di fanciulle tra papaveri, iris e melograni.

Altri deliziosi esempi del Liberty palermitano sono il Villino Favaloro, in Piazza Virgilio, anch’esso progettato e realizzato da Basile, con l’inconfondibile torretta ottagonale, il Chiosco Ribaudo di Piazza Politeama del 1916, e i due chioschi Liberty che fungono da cornice per il monumentale Teatro “Massimo” Vittorio Emanuele.

Ma non è tutto: cuore della Palermo Liberty, l’Hotel delle Palme cattura lo sguardo con la sua atmosfera d’altri tempi e il lusso discreto, e non da meno è il Villino Ida, realizzato da Basile per la sua famiglia.

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Chiara Ferragni in vacanza sui luoghi dei Florio

Il recente soggiorno di Chiara Ferragni in Sicilia ha fatto il giro del mondo. La nota influencer da 27milioni di follower (appena raggiunti) ha deciso di festeggiare il suo 35° compleanno in uno dei luoghi più famosi di Palermo: Villa Igiea.

Forse anche la più grande imprenditrice digitale del mondo è una fan sfegatata dei Florio, la cui epopea è stata raccontata da Stefania Auci (qui la nostra intervista) nei suoi due best seller “I leoni di Sicilia” e “L’inverno dei Leoni”?

La storia di Villa Igiea

L’edificio, in stile neogotico, appartenuto all’ammiraglio inglese Sir Cecil Domville, fu acquistato da Ignazio Florio, discendente della famosa famiglia di imprenditori che hanno fatto la storia della Sicilia e dell’Italia, per farne un sanatorio di lusso per malati di tubercolosi. Gli venne dato il nome di Igiea, dalla ninfa greca Hygìeia, dea dell’igiene e protettrice della salute. Il sanatorio, però, non vide mai la luce e divenne fin da subito un hotel di lusso.

Venne inaugurato nel 1900. Sin dall’inizio fu un luogo molto amato sia dai proprietari Ignazio e Franca Florio sia dal bel mondo che lo frequentava assiduamente. I Florio aleggiavano con la loro costante presenza fra i corridoi e le stanze dell’hotel, tant’è che è difficile separare Villa Igiea come albergo, come luogo pubblico, da Villa Igiea dimora privata, la “reggia borghese” di quella che fu come una famiglia reale per la Sicilia degli ultimi bagliori della Belle Époque. A Villa Igiea pubblico e privato si mescolavano e convissero fino alla scomparsa dei Florio a causa della perdita della proprietà della villa.

La Grande Guerra segnò il declino della società palermitana di quell’epoca e le grandi famiglie che la decretarono, tra cui i Florio, uscirono lentamente, ma inesorabilmente di scena.

Ville Igiea oggi

Villa Igiea oggi è uno degli alberghi più lussuosi della Sicilia e appartiene al gruppo Rocco Forte Hotels che comprende 14 alberghi e resort di lusso. Ha riaperto per la stagione turistica lo scorso 17 marzo, dopo alcuni lavori di abbellimento – visto che era già uno dei più begli hotel di Palermo – nella Palazzina Donna Franca, un edificio adiacente al corpo principale della villa che un tempo ospitava il celebre Cercle des Etrangers della famiglia Florio.

Il restauro ha riportato allo splendore originale il Salone Belmonte al piano terra con le sue ampie vetrate affacciate sul Golfo di Palermo, mentre 12 nuove camere e suite hanno sostituito gli uffici precedenti.

La punta di diamante, però, è la Forte Suite intitolata a Donna Franca, 144 metri quadrati che comprendono un salottino e una camera da letto matrimoniale Super King arredati con mobili d’epoca e pezzi d’arte, un grande bagno di marmo e una terrazza privata arredata di 90 metri quadrati.

Un’influencer tira l’altra

Dopo il soggiorno dei Ferragnez – in vacanza insieme a Chiara c’era anche il marito Fedez e i due figli, Leone e Vittoria – e di tutta la banda al seguito, a Palermo si riverserà una truppa di influencer provenienti da tutto il mondo per far conoscere questo aspetto della Sicilia ai quattro angoli della Terra.

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Villa Igiea a Palermo @Wikimedia Commons – Wolfgang Moroder

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In Sicilia lungo la Strada degli Scrittori

In Sicilia, tra le rinomate bellezze naturalistiche e storiche, è possibile anche percorrere un itinerario che coniuga sentieri e cultura: la Strada degli Scrittori. Parliamo della Strada Statale 640, precedentemente chiamata “di Porto Empedocle”, che è stata ribattezzata in questa maniera in onore dell’itinerario che ripercorre i luoghi vissuti e amati dagli autori siciliani e quelli descritti nei loro romanzi.

La Strada degli Scrittori, il progetto

Un progetto interessantissimo che è nato da un’idea del giornalista Felice Cavallaro e che conserva la memoria di grandi autori come Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Antonio Russello, Pier Maria Rosso di San Secondo e molti altri.

A marzo del 2017 è stato presentato il programma di valorizzazione e sono stati predisposti gli appositi cartelloni turistici. Il primo è stato posizionato nei pressi della località San Pietro, facente parte del comune di Agrigento. Tutti gli svincoli interessati sono stati in seguito dotati di segnali stradali turistici per individuare le tappe fondamentali del percorso.

La Strada degli scrittori, le tappe più importanti

Come detto in precedenza, la Strada degli Scrittori corrispondente alla SS 640. Un itinerario che unisce cultura e turismo nei luoghi siciliani che hanno visto nascere e produrre scrittori di prima grandezza. Da Racalmuto a Porto Empedocle, passando per Favara e Agrigento fino a Caltanissetta: attraverso la Valle dei Templi, unisce i luoghi che sono stati la linfa vitale di questi grandi autori, in un circuito turistico-culturale che conduce il visitatore non solo a scoprire, ma anche a intrattenersi per godere delle ricchezze artistiche, monumentali, archeologiche e naturalistiche, apprezzando contemporaneamente la tradizione enogastronomica.

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Un angolo della Valle dei Templi

Pochi chilometri che sono in grado di regalare l’emozione di scoprire le zone vissute dagli scrittori o descritte nelle loro opere. Allo stesso tempo, però, si possono anche esplorare autentici tesori. Un percorso unico fatto di teatri, castelli, palazzi, musei, paesaggi mozzafiato: dal Caos, casa natale di Pirandello, fino alla sua Girgenti, i cui personaggi hanno ispirato i romanzi e le novelle, o su alla Cattedrale, dov’è conservata la lettera del diavolo, manoscritto di Suor Maria Crocifissa, la Beata Corbera citata da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel “Gattopardo”.

Ma non è finita qui. Grazie a questo itinerario potrete tuffarvi nei segreti della Scala dei Turchi e dalla miniera di sale di Realmonte, fino alla marina di Vigata descritta da Andrea Camilleri, l’attuale Porto Empedocle, dal porto con la maestosa Torre Carlo V, fino ai templi dell’area archeologica di Agrigento con l’incredibile Giardino della Kolymbetra, immerso nell’antica Akragas, come riferisce Pirandello ne “I vecchi e i giovani”; dalle miniere di Racalmuto, fino al Castello Chiaramontano e al teatro Regina Margherita, dove rivivere le pagine di “Morte dell’Inquisitore”, o ancora alla Noce, oasi che Sciascia considerò sempre il luogo ideale in cui ritirarsi a scrivere.

Scala dei Turchi sicilia

La maestosità della Scala dei Turchi

Lo svincolo di Racalmuto della nuova statale 640, a 600 metri da contrada Noce, rappresenta il primo accesso dei visitatori al percorso dedicato agli scrittori agrigentini. L’area include anche altre opportunità di scoperta, come Favara, borgo dello scrittore Antonio Russello, dove è attivo grazie alla grande intuizione del notaio Andrea Bartoli e della moglie Florinda, il sito di arte contemporanea Farm Cultural Park.

Poi ci si può spingere fino a Mosè, dallo svincolo della Mosella, lasciandosi alle spalle Agrigento per trovarsi al cospetto della Rupe Atenea, percorrere il sentiero che porta alla residenza di campagna del Barone Agnello, tra granai, uliveti e campi di maggese, e ritrovare le memorie che hanno ispirato “Un filo d’olio” di Simonetta Agnello Hornby; oppure tornare sulla statale e ripercorrerla tutta fino a Caltanissetta, che Sciascia definì come la “piccola Atene”, vero e proprio cenacolo culturale, che ebbe come protagonisti gli intellettuali del tempo, come Vitaliano Brancati, Stefano Vilardo, Massimiliano ed Emanuele Macaluso e molti altri.

Insomma, grazie alla Strada degli Scrittori è possibile scoprire una Sicilia ancora più bella e, da alcuni punti di vista, anche più autentica.

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Sui luoghi dei Florio, intervista all’autrice Stefania Auci

Raccontano l’epopea di una famiglia, quella dei Florio, che ha fatto la storia della Sicilia e anche dell’Italia i due romanzi di grande successo “I leoni di Sicilia” e “L’inverno dei Leoni” dell’autrice Stefania Auci.

Ma raccontano anche di una Sicilia bella e opulenta, ricca e orgogliosa, una Sicilia che ha affascinato milioni di lettori dei romanzi della Auci e che desiderano andare alla scoperta di quei luoghi narrati tra le pagine dei libri. L’Olivuzza, Favignana, Marsala, Villa Igiea e tante altre tappe che hanno dato vita a un vero e proprio itinerario, nato dalla penna della Auci e che, a breve, diventerà anche uno dei più amati della Regione perché, dopo i romanzi, arriverà anche una fiction televisiva che attirerà ancor più visitatori.

Abbiamo incontrato Stefania Auci durante la BIT, la fiera milanese del turismo, allo stand della regione Sicilia, che sta promuovendo nuovi itinerari alla scoperta della West of Sicily, la Sicilia occidentale, quella zona del trapanese – città d’origine della Auci – quella delle tonnare e delle saline, che vanno a braccetto, del marsala e della splendida isola di Favignana, raccontata nei due romanzi e ancora poco nota al turismo.

I suoi romanzi hanno una grande valenza turistica e invogliano i lettori a visitare i luoghi che racconta, ne è consapevole?

“Me ne sono resa conto poco dopo l’uscita del primo volume quando mi sono recata ad accompagnare dei giornalisti in alcuni luoghi che erano raccontati nei romanzi e la gente diceva ‘Sì, ma qui noi ci siamo stati!’. E la cosa che mi fa molto piacere è che nella Sicilia occidentale adesso esistono anche dei tour in barca che si occupano delle Egadi, della provincia di Trapani, di Marsala che mettono in luce sia la bellezza del territorio sia la storia che è legata a questo territorio, che non è legata unicamente ai Florio, ma c’è anche la trazione latina, la tradizione greca e ancora quella arabo-normanna. In generale, la Sicilia occidentale presenta più di altre parti questa grandissima stratificazione che fa sì che la sensibilità di chi vive in questi territori sia estremamente plastica, varia e capace di comprendere in più modalità quanto la storia abbia inciso sul nostro territorio. Adesso è il momento che iniziamo a prenderne atto e che cominciamo anche a essere orgogliosi di questo”.

Quelli citati nei romanzi sono luoghi che lei conosce molto bene.

“Favignana mi ha segnata e mi ha insegnato la passione per il mare. Questo territorio fa parte del mio DNA, tutta questa parte di Sicilia è impregnato di cultura, che ha segnato anche i Florio. Loro erano connessi al territorio del trapanese, che ha visto ospiti anche reali. Raccontare il territorio ha condizionato l’evoluzione di questa famiglia. Non sarebbero stati i Florio se non fossero stati un questa parte di Sicilia. Quando i Florio diventano ricchi lo fanno nella Sicilia occidentale e quindi Marsala, Trapani, Favignana”.

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Favignana e la tonnara dei Florio

Sono nati già dei tour sui luoghi dei Florio, vero?

Ci sono e sono parecchi e sono anche molto orgogliosa perché significa che, anche se in maniera indiretta, ho dato fisicamente una mano alla mia terra. Trapani ha un centro storico che è un gioiello, grazie anche a imprenditori come i Florio, che potevano chiamare i grandi artisti fiamminghi e i migliori artigiani. Favignana è il paese della ‘Bella addormentata’, tutti gli abitanti se ne erano andati via. Oggi, la tonnara dei Florio che è stata restaurata ha tegole di vetro colorato, stucchi, nursery e spogliatoi che mostrano l’intervento di grandi architetti”.

Pensa di aver raccontato anche ai non siciliani una storia che è anche un po’ quella dell’Italia?

“Ci sono moltissime microstorie di famiglie in tutta Italia per cui si può parlare della storia attraverso quella dei singoli. In Sicilia questo diventa particolarmente forte perché, più che in altre Regioni, la storia d’Italia è passata attraverso il nostro territorio. Ricordiamo che l’unità d’Italia è iniziata a Marsala. La Battaglia di Calatafimi è la battaglia fondamentale attraverso la quale la Sicilia, di fatto, la Sicilia passa nelle mani di Garibaldi. Dobbiamo renderci conto che ci sono dei territori che hanno una forza e un orgoglio che difficilmente è sovrapponibile ad altri”.

Ci sarà anche un seguito della saga dei Florio?

“Sono morti tutti, quindi non è il caso di andare oltre”.

Il tour dei Florio nella Sicilia occidentale

Benché buona parte delle vicende narrate nei romanzi “I leoni di Sicilia” e “L’inverno dei Leoni” sia ambientata a Palermo, la Sicilia occidentale gioca un ruolo chiave nell’evoluzione della storia. A partire dalla tonnara di Favignana, alle Egadi, dove è nato il tonno Florio, in uno degli stabilimenti più all’avanguardia dell’epoca che oggi è un museo e si può visitare.

Così come lo stabilimento di Marsala, a una trentina di chilometri da Trapani, dove ancora oggi si produce uno dei migliori vini liquorosi del mondo, nato per fare concorrenza al portoghese vino Madeira, molto amato dagli inglesi. I nuovi proprietari vi hanno ricavato una splendida sala degustazione e un’enoteca, tappezzata con le locandine pubblicitarie della famosa Targa Florio, la più antica corsa automobilistica al mondo e tra le più note in Italia. È rimasta tale e quale, invece, l’antica bottaia, con le botti in rovere di Slavonia. È direttamente da qui che partivano le navi della Navigazione Generale Italiana di proprietà dei Florio che portavano il loro Marsala in tutto il mondo.

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Le saline di Marsala

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Il museo a cielo aperto che splende sotto il cielo della Sicilia

C’era una volta, tanto tempo fa, un fiume che scorreva lento e poi veloce sulla costa settentrionale sicula. Erano ventuno i chilometri percorsi per raggiungere l’antica Halaesa che si snodavano tra la vegetazione lussureggiante e tratti di terreno arido e desolato, tra le montagne silenziose e maestose e il mare che faceva da sfondo a questo viaggio. C’è ora, in quello stesso luogo, un museo a cielo aperto che splende sotto il sole della Sicilia, ed è meraviglioso.

Non ci sono molti modi per descrivere Fiumara d’arte perché la sua esagerata bellezza, che si riflette negli occhi di chi guarda, incanta e stupisce fino a stordire. Una galleria d’arte en plen air che si snoda che scolpisce il territorio seguendo le antiche orme del vecchio fume, un unicum in tutto il territorio italiano.

Il parco di sculture, che ha preso forma nel 1982, oggi si caratterizza come uno degli agglomerati di land art più straordinari del nostro Paese capace di coniugare il linguaggio dell’arte contemporanea con il suggestivo paesaggio della fiumara.

38º parallelo - Piramide

38º parallelo – Piramide, Fiumara d’arte

Fiumara d’arte: così è nato il progetto

Correva l’anno 1982 quando, il collezionista d’arte Antonio Presti, ebbe l’idea di commissionare un monumento per onorare la memoria del padre recentemente scomparso. Per farlo si rivolse allo scultore Pietro Consagra. Ma la sua idea non era quella di creare un’opera contemplativa e personale da mettere in casa o in giardino, quanto più di far realizzare qualcosa che fosse accessibile a tutti, alla comunità. Così scelse di farla realizzare lì, sulla foce della fiumara.

L’opera dedicata al padre, però, era solo un pezzo di un puzzle più grande che Antonio Presti aveva nella sua mente. Voleva creare un parco di sculture sul letto del fiume per valorizzare il territorio, per far dialogare l’arte e la natura.

In occasione dell’inaugurazione della scultura di Consagra, che avvenne il 12 ottobre del 1986, l’imprenditore e collezionista italiano annunciò l’idea di trasformare la fiumara in un grandioso progetto di land art in Sicilia.

Labirinto di Arianna

Labirinto di Arianna, Fiumara d’arte

Una galleria a cielo aperto da scoprire

Quel giorno, di tanti anni fa, il territorio della fiumara è stato plasmato per sempre. Nonostante i diversi problemi a livello giuridico e amministrativo che hanno tenuto in sospeso il progetto, oggi la Fiumara d’Arte è uno dei parchi scultura più straordinari del nostro Paese, nonché uno dei più grandi d’Europa.

La prima opera a essere realizzata sul terreno è stata proprio quella di Pietro Consagra, la scultura La materia poteva non esserci realizzata nel 1986 in cemento armato e alta diciotto metri. Dopo di questa è seguita Una curva gettata alle spalle del tempo, di Paolo Schiavocampo, situata nei pressi di Castel di Lucio.

Altre opere sono state aggiunte negli anni, come il Monumento per un poeta morto di Tano Festa, ribattezzata dai siciliani come Finestra sul Mare, e Stanza di barca d’oro dell’artista giapponese Hidetoshi Nagasawa.

Il risultato finale è un parco delle meraviglie che si snoda per chilometri, che omaggia tutto il territorio attraverso la presenza di sculture che incorniciano il mare, che danno movimento ai prati, che riflettono i colori del cielo. Un itinerario delle meraviglie che attraversa la città di Messina nei comuni di Castel di Lucio, Mistretta, Motta d’Affermo, Pettineo, Reitano e Tusa.

Finestra sul Mare

Finestra sul Mare, Fiumara d’arte