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L’Isola di Santa Maria, in Sicilia, è di nuovo in vendita

Immersa nel fascino della Laguna dello Stagnone, nel territorio di Marsala in provincia di Trapani, sorge un’isola, chiamata Santa Maria, che è in vendita e per la seconda volta. Un posto magico di circa 11 ettari, distante soltanto 500 metri dalla terraferma, ma che a quanto pare nessuno vuole. Il motivo? Molto probabilmente il prezzo, che è davvero piuttosto alto.

L’annuncio dell’Isola di Santa Maria in vendita

Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato di fare una vacanza su un’isola deserta e immersa in un mare cristallino. Un desiderio che potrebbe diventare realtà e senza andare troppo lontano da casa propria, ma che ne fatti è impossibile per la maggior parte della popolazione: l’Isola di Santa Maria, in Sicilia, è in vendita, ma per un prezzo di ben 12 milioni di euro.

Ma non è la prima volta che questo magnifico lembo di terra siciliano viene messo sul mercato. Era già successo 5 anni fa e ad un costo persino superiore: ben 17 milioni di euro. Come è possibile immaginare, tuttavia, la compravendita non è mai andata a buon fine. Una decisione, quella di vendere l’isola, che già nel 2019 aveva provocato diverse reazioni da parte delle associazioni ambientaliste e dei Verdi, che temevano la costruzione di resort o altre strutture che avrebbero potuto danneggiarne il paesaggio e il prezioso territorio.

Tutta la bellezza dell’Isola di Santa Maria

Come si può leggere sull’annuncio che è apparso sul portale dell’agenzia immobiliare legata all’imprenditore kazako Azarovs, Santa Maria si estende su 11 ettari e dista dalla terraferma solo 500 metri, il che vuol dire che si può raggiungere con un tragitto in barca di circa 5 minuti.

Circondata da un fresco uliveto, accoglie il futuro proprietario con una villa di 350 mq (con 8 camere e 4 bagni), una casa per ospiti (o personale) di 120 mq, un garage per barche, e altri locali di servizio.

Parte del miniarcipelago dello Stagnone, ha la curiosa forma di un laccio e oltre che da svettanti ulivi è impreziosita da palme, pini marittimi e varie piante e fiori (ma anche dolcissimi asinelli).

Ma non è tutto, perché l’isola di Santa Maria è anche una zona d’interesse archeologico ed è abbracciata da straordinarie spiagge balneabili.

Nelle vicinanze, oltre alla Sicilia, ci sono le altre bellissime isole dello Stagnone di Marsala, ovvero l’Isola Grande o Isola Lunga, la più grande dello Stagnone; La Scuola o Isola Schola, la più piccola delle isole dello Stagnone; Isola di San Pantaleo (l’antica Mozia) è la più importante delle isole dello Stagnone dal punto di vista paesaggistico e archeologico.

Dei luoghi veramente magici, con colori speciali e di rara bellezza, tanto da regalare magnifici tramonti sullo sfondo di mulini a vento senza tempo. L’arcipelago rappresenta anche la Riserva Naturale dello Stagnone, che si estende dal litorale a nord di Marsala fino a quello di Trapani.

Insomma, se qualche fortunato avrà l’opportunità di poter acquistare l’Isola di Santa Maria potrà davvero trascorrere momenti da sogno in un luogo più unico che raro. La speranza, ovviamente, è che non venga deturpata considerando che quest’isola rappresenta un territorio magnifico, ma anche fragile e importantissimo.

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Caltagirone: 4 cose da vedere nel borgo catanese

Caltagirone è una città così bella e ricca di fascino che è praticamente impossibile non innamorarsene. Situata nella Sicilia sudorientale, in provincia di Catania, Caltagirone conquista con i colori accesi e le fantasie delle rinomate ceramiche, presenti in ogni angolo delle sue strade, ma anche con i suoi quartieri storici e con l’ospitalità dei suoi abitanti. La sua storia, come quella di altre città siciliane, si intreccia con altri popoli, in primis gli arabi. Il nome stesso della città deriverebbe dall’espressione araba “Qal’at al-Ghirān”, che significa “castello delle grotte”, con riferimento alle numerose cavità naturali presenti nel territorio circostante.

Nel corso del tempo, il nome è stato limato e cambiato dalle popolazioni successive, passando per il latino “Calathagirone” e il normanno “Calatagirone”, per poi assumere la forma definitiva italiana in “Caltagirone”. Cosa fare in questa meta imperdibile della Sicilia? Ecco le 4 cose da vedere per trascorrere una giornata all’insegna della scoperta e della bellezza.

4 cose imperdibili da vedere a Caltagirone

In questo articolo scopriremo 4 siti di interesse di Caltagirone, la città siciliana riconosciuta patrimonio UNESCO nel 2002 per l’importanza dei suoi edifici barocchi insieme ad altre mete quali Noto, Modica o Scicli.

La cattedrale di San Giuliano

Gioiello dell’architettura siciliana, la chiesa di San Giuliano divenne cattedrale di Caltagirone nel 1816 e ha una storia lunghissima. A causa di terremoti e interventi di ristrutturazione, infatti, venne ricostruita più volte, assumendo l’aspetto attuale con gli ultimi lavori risalenti al 1693. In stile barocco, l’edificio si mostra in tutta la sua imponenza attraverso una facciata con tre porte e un alto campanile sul lato destro. La parte più bella e caratteristica dell’esterno è sicuramente la cupola, rivestita di maioliche policrome, con strisce dorate e verticali, visibile da molti punti di Caltagirone.

All’interno potete notare gli interessanti affreschi della volta, le cui raffigurazioni riportano scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. Per quanto riguarda la religiosità popolare di Caltagirone, gli abitanti sono molto affezionati alle statue del Cristo morto e a quella dell’Addolorata, entrambe presenti nella cattedrale, importanti a tal punto da essere trasportate in giro per la città il giorno del Venerdì Santo.

Museo Regionale della Ceramica

Impossibile visitare Caltagirone e non immergersi nella storia e nell’arte delle ceramiche siciliane. Tra i musei più interessanti presenti in città spicca il Museo Regionale della Ceramica, il quale ospita una ricca collezione di oltre 2.500 reperti, provenienti da diverse epoche e da tutta l’isola. Il percorso espositivo accompagna i visitatori alla scoperta delle diverse tecniche di lavorazione e degli stili decorativi, dove un posto d’eccezione è ricoperto dalle bellissime Teste di Moro, note anche come graste. Queste opere incredibili arricchiscono le balconate degli edifici e dei palazzi siciliani da secoli e sono figlie di una tradizione millenaria che ha origine da una leggenda: la struggente storia d’amore tra un giovane Moro e una bellissima ragazza siciliana.

Il percorso offerto dal museo ha soprattutto un taglio storico: si inizia dalle testimonianze del V secolo a.C., illustrate nella sezione didattica del museo, per poi passare a quella dedicata alla ceramica antica, dove si possono ammirare pezzi appartenuti ai Greci e ai Romani, percorrendo a ritroso il tempo fino al VI secolo a.C. All’interno del museo potrete ammirare anche pezzi risalenti all’epoca rinascimentale e barocca. Per scoprire le ceramiche contemporanee bisognerà arrivare alla grande sala del museo, dove vi sono pezzi del 1800. Situato all’interno del Giardino Pubblico della città, il museo è aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:30.

La Scalinata di Santa Maria del Monte

Simbolo di Caltagirone, la Scalinata di Santa Maria del Monte fu costruita nel 1606 per collegare la zona più alta e nuova della città con quella più antica. Con i suoi 142 scalini realizzati in pietra calcarea, rappresenta una delle attrazioni più visitate e fotografate perché decorata interamente di ceramiche. Fu un frate del 1700, Benedetto Papale, a renderla un gioiello della città pensando di posizionare sui gradini anche una serie di lumini in modo da formare un disegno complesso.

Questa tradizione esiste ancora oggi: il 24 e il 25 luglio di ogni anno, la scalinata di Caltagirone viene illuminata da ragazzi e adulti, che con le luci danno forma a un disegno sempre diverso. In quella sera si spengono le luci della città e lo spettacolo della scala illuminata ha inizio. Ogni gradino è un’opera d’arte perché realizzato con cura da ceramisti locali e impreziosito da motivi floreali, geometrici e figurativi. Inoltre, salire la Scalinata di Santa Maria del Monte è un’esperienza indimenticabile anche perché permette di godere di una vista mozzafiato sulla città.

Scalinata Caltagirone

Fonte: iStock

La famosa scalinata di Santa Maria del Monte a Caltagirone

Il Museo dei presepi

Le antiche tradizioni popolari di Caltagirone e non solo vengono raccontate con cura all’interno del Museo dei Presepi, fondato nel 1970 e custode di una preziosa collezione composta da presepi provenienti da tutto il mondo. Gestito dall’Associazione Amici del Favo e dal presidente Michele Perniciaro, appassionato di presepi fin dalla giovane età, il museo espone 3000 esemplari realizzati in materiali e dimensioni differenti. Ogni opera rappresenta un mondo a sé, con ambientazioni, personaggi e costumi che rispecchiano le diverse culture e tradizioni.

Come arrivare a Caltagirone

Chi viaggia in auto può raggiungere facilmente la città di Caltagirone da altre località siciliane come Catania, distante 70 chilometri, Siracusa 114 chilometri, Ragusa 60 chilometri e dalla barocca Noto, distante 90 chilometri. Se preferite spostarvi con i mezzi pubblici, potete salire su un treno da Catania e fare cambio a Grammichele, dove prenderete una coincidenza salendo su un bus.

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In Sicilia tra natura e archeologia: il fascino unico di Pantalica

La Sicilia è un’isola fatta di luoghi unici, capaci di unire eccezionalità naturali al lascito storico delle civiltà che hanno preceduto quella contemporanea.

Difficile trovare un esempio più alto di questo genere di luoghi rispetto a Pantalica, luogo di unione di archeologia e natura come pochi altri al mondo, a circa 25 chilometri nell’entroterra rispetto a Siracusa.

Qui il fiume Anapo e il torrente Calcinara hanno scavato profonde gole, che circondano un altipiano roccioso coperto da una vegetazione parziale. Un territorio aspro e affascinante, dalla conformazione particolare, che assume un fascino ulteriore perché sede di una delle più ampie necropoli protostoriche siciliane.

Quella che è oggi la necropoli rupestre di Pantalica, nome probabilmente di origine bizantina, si pensa infatti fosse l’antica città di Hybla, un’importante città-stato risalente a prima dell’ottavo secolo avanti Cristo, data di riferimento della conquista greca della Sicilia. Dell’abitato siculo non è rimasto niente, solamente le tombe scavate nella roccia o poste in grotte già preesistenti in questo groviglio di canyon e speroni montani, a cui si accostano anche abitazioni e luoghi di culto di età medievale, quando le popolazioni bizantine si ritirarono dalle coste prese di mira dalle incursioni navali di pirati e altri popoli.

Necropoli di Pantalica, Sicilia

Fonte: Lorenzo Calamai

Veduta della necropoli nord-ovest di Pantalica

Dal 2005 la necropoli di Pantalica fa parte del Patrimonio dell’umanità UNESCO. Oggi visitare questo immenso tesoro che unisce archeologia e natura è un’esperienza imperdibile, capace di fondere l’interesse per una storia che incombe in ogni momento sul proprio passaggio alla elettrizzante freschezza di un bagno nelle acque cristalline dell’Anapo o un tuffo nel blu del seducente Calcinara.

Pantalica: come arrivare e quali sentieri percorrere

Il sito di Pantalica si trova tra Sortino e Ferla, due belle cittadine di retaggio barocco del siracusano. Nelle vicinanze di ciascuna delle due si trova un ingresso all’area della necropoli rupestre di Pantalica, che a sua volta si trova all’interno della Riserva naturale orientata di Pantalica, Valle dell’Anapo e torrente Cava Grande.

Dal lato di Ferla, si esce dal paese seguendo le indicazioni presenti e in poco meno di 10 chilometri, percorrendo la Strada regionale 11, al parcheggio della cosiddetta Sella di Filiporto. Da qui un sentiero scende e incontra subito la chiesetta di San Micidario, una delle testimonianze bizantine del luogo. Proseguendo, si trovano più avanti la Grotta del Drago, gigantesca cavità naturale che si apre sopra alcune tombe, e si può raggiungere l’acropoli dell’antica città sicula e visitare i resti dell’Anaktoron, ovvero il palazzo del principe, l’unico edificio in pietra costruito ex novo dell’intero sito.

Pantalica

Fonte: Lorenzo Calamai

Indicazioni sul sentiero di Pantalica

Infine, si può scendere all’altezza del fiume Anapo, che scorre diverse decine di metri più in basso, e percorrere il tracciato dell’antica ferrovia Siracusa-Vizzini. Non ci sono più i binari su questo tracciato dismesso negli anni Cinquanta, rimane solo un ampio sentiero corredato di aree attrezzate, molto piacevole da percorrere a piedi.

Dal lato di Sortino, invece, si segue la panoramica via Pantalica fino a raggiungere il cancello che chiude la strada e segnala l’ingresso nella Riserva naturale orientata. Da questa parte la discesa verso il letto del torrente Calcinara è più impervia e ripida, con un tratto tutto in gradini in pietra, ma anche paesaggisticamente più affascinante. Al cospetto di innumerevoli aperture nella roccia, corrispondenti ad antichissime tombe, si scende verso le cristalline e fredde acque del torrente. Una volta giunti a valle, si trovano alcune radure con piccole piscine naturali dove potersi rinfrescare e dove la famiglie, in estate, si sistemano per una giornata rinfrescante, vista l’ombra, l’acqua bassa e la poca corrente del corso.

Qui si presenta una scelta: se si è debitamente attrezzati con zaino impermeabile e scarpette da fiume, si può scendere il corso del Calcinara passando via acqua fino a trovare una zona di propria preferenza dove accomodarsi. Il torrente si collega poi al fiume Anapo in corrispondenza della galleria della succitata vecchia ferrovia e poco dopo si trova il sentiero che risale al punto di partenza, una scarpinata in salita abbastanza impegnativa.

Fonte: Lorenzo Calamai

La necropoli rupestre di Pantalica si trova lungo il corso del fiume Anapo

Il sentiero, invece, prosegue attraversando il Calcinara e risalendo sulla sponda opposta, fino a portare all’affascinante esplorazione di una serie di cavità artificiali di epoca bizantina, antiche abitazioni nella parte più alta dell’altopiano. Da qui si può raggiungere la Strada regionale 11 e ricollegarsi al sentiero che parte dall’ingresso di Ferla, esplorare le attrazione di quel versante, e infine tornare al punto di partenza dopo la galleria che si incontra sul percorso della ferrovia.

Le necropoli di Pantalica e il palazzo del principe

A Pantalica si trovano circa 5mila tombe di epoca diversa. La maggior parte risalgono all’età protostorica della Sicilia, tra il XIII e l’VIII secolo a.C.

Per ragioni storiche non ancora del tutto definite, circa 1300 anni prima della nascita di Cristo le popolazioni sicule che abitavano principalmente le zone costiere dell’isola abbandonarono i loro insediamenti per ritrarsi nell’entroterra, in zone naturali impervie e con una posizione dominante sul circondario dal punto di vista dell’altitudine.

Fu così che iniziò la storia di Pantalica, dove comunque permangono tracce di insediamenti precedenti, già dell’età del bronzo. La civiltà di Pantalica aveva l’abitudine di seppellire i propri morti non lontano dagli agglomerati urbani, in grotte scavate nella roccia: queste sono rimaste, mentre le case in legno, canne e paglia delle popolazioni locali non hanno, ovviamente, lasciato traccia di loro.

Fonte: Lorenzo Calamai

Una cascata sul torrente Calcinara nella Riserva naturale orientata di Pantalica

La città, tra alti e bassi, sarebbe rimasta florida fino al settimo secolo avanti Cristo, quando la fondazione di Akrai, l’odierna Palazzolo Acreide, per mano dei Greci di Siracusa comportò la probabile distruzione di Hybla. L’unica costruzione testimone della storia della città, al di fuori delle tombe, è il palazzo del principe, l’Anaktoron.

Sulla sommità più alta dello sperone roccioso che campeggia al centro delle due gole del fiume Anapo e del torrente Calcinara rimangono le fondamenta di un antichissimo edificio in pietra, molto probabilmente di proprietà del regnante dell’insediamento. Il particolare fascino e il mistero che ispira questa costruzione deriva dal fatto che, secondo gli archeologi, sarebbe stato costruito da maestranze provenienti da altri luoghi del Mediterraneo, forse Micene, dato che le popolazioni sicule non avevano dimestichezza nell’edificare costruzioni in pietra.

Pantalica fu abitata anche in epoca medioevale. Chiese e abitazioni rupestri di epoca bizantina testimoniano il ritorno ad un insediamento abitato nei secoli precedenti il Mille, probabilmente per sfuggire alle incursioni arabe e dei pirati sulle coste siciliane. Attorno al passaggio del millennio, furono popolazioni arabe ad insediarsi a Pantalica, come ricordato da fonti storiche.

Fonte: Lorenzo Calamai

Pantalica: una tomba nel letto del torrente Calcinara

Un tuffo a Pantalica

Un’aura di mistero ancestrale circonda Pantalica.

Scendendo verso i corsi d’acqua che ne caratterizzano la geografia, è inevitabile trovarsi ad osservare le decine di cavità che in ogni momento sono visibili in diverse aree delle conformazioni rocciose tutto intorno. Sono testimonianze del passato, luoghi arcani di sepoltura cerimoniale che ci ricordano in ogni momento che il nostro passo in un luogo che sembra sperduto, dominato dalla natura, è in realtà probabilmente lo stesso passo compiuto da tante altre persone molto simili nel corso degli ultimi 4mila anni.

Pensieri pronti a essere cullati dal dolce suono del fiume che scorre. Sia l’Anapo che il Calcinara sono corsi d’acqua incontaminati, dalle acque pure e cristalline, che si offrono al visitatore per un tuffo rigenerante e un momento di contatto con la natura selvaggia.

Fonte: Lorenzo Calamai

Un tuffo nelle acque dell’Anapo

Sono tante le piscine naturali e le spiagge d’acqua dolce che è possibile sfruttare tra i sentieri di Pantalica. Lungo il letto dell’Anapo le zone migliori sono probabilmente quelle immediatamente precedenti e immediatamente successive alla galleria sul tracciato dell’antica ferrovia.

Fonte: Lorenzo Calamai

Le piscine naturali del torrente Calcinara

Il torrente Calcinara, però, è forse quello che offre gli angoli di acqua dolce più belli e suggestivi. Oltre alle già citate piccole polle nella prima parte del percorso che scende sa Sortino, si consiglia di risalire brevemente la parte del corso d’acqua prima della confluenza con l’Anapo: si potrà raggiungere un tratto davvero splendido, con un paio di ampie piscine naturali ombreggiate dove l’acqua assume tonalità del blu elettrico e alcuni massi offrono l’opportunità di tuffarsi dalla cima di una cascatella, mentre la parete rocciosa sovrastante si apre in alcune cavità artificiali tipiche della necropoli.

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Levanzo, perla nascosta della Sicilia

Nell’incantevole arcipelago delle Egadi, al largo della costa occidentale della Sicilia, si trova Levanzo, che rappresenta una gemma nascosta del Mar Mediterraneo. Quest’isola ha una superficie di circa sei chilometri quadrati, e ciò la rende l’isola più piccola dell’arcipelago delle Egadi, ma ciò che le manca in dimensioni, lo compensa con un fascino naturale ed incontaminato ed una tranquillità rara.

Come arrivare a Levanzo, nell’arcipelago delle Egadi

Il punto di partenza più comune per raggiungere l’isola di Levanzo è Trapani, bellissima città situata sulla costa occidentale dell’isola della Sicilia. Una volta arrivati a Trapani, il porto della città è facilmente raggiungibile e rappresenta il punto d’accesso principale per l’arcipelago delle Egadi e le sue meravigliose isole.

Da Trapani, sono disponibili diversi collegamenti marittimi giornalieri per l’isola di Levanzo, gestiti principalmente dalle compagnie Siremar o Liberty Lines. I traghetti dal porto di Trapani impiegano circa 50 minuti per coprire la distanza tra la città e Levanzo, mentre gli aliscafi, più veloci dei normali traghetti, impiegano circa 25 minuti. Per raggiungere l’isola di Levanzo è consigliabile prenotare i biglietti in anticipo, soprattutto nei mesi estivi, per evitare lunghe attese.

Vista dal mare del villaggio di Levanzo

Fonte: iStock

Vista del villaggio di Levanzo, isole Egadi

Cosa fare sull’isola di Levanzo?

Esplorare le spiagge incontaminate

Levanzo, in Sicilia, è un’isola rinomata per le sue acque cristalline e le spiagge incontaminate, che fungono da rifugio perfetto per chi è alla ricerca continua di relax e bellezze naturali. Tra le spiagge più affascinanti, è possibile ammirare:

  • Cala Dogana: la spiaggia di ciottoli situata vicino al porto, perfetta per un tuffo rapido appena arrivati sull’isola. Le sue acque turchesi e la vista unica sul villaggio di Levanzo, rendono Cala Dogana una delle prime tappe obbligatorie a Levanzo;
  • Cala Minnola: a breve distanza dal centro abitato, questa spiaggia è famosa per i suoi ricchi fondali marini, ideali per lo snorkeling, unici ed indimenticabili. Il mare qui è particolarmente limpido ed offre una visibilità straordinaria;
  • Cala Tramontana: situata nella parte settentrionale dell’isola di Levanzo, Cala Tramontana è una baia tranquilla e appartata, perfetta per chi cerca pace e tranquillità, lontano dalla presenza di altri turisti. Le sue scogliere e grotte marine offrono un ambiente suggestivo per nuotate e  fare immersioni durante la visita dell’isola.

Sentieri e trekking per scoprire il cuore di Levanzo

Per gli amanti della natura e del trekking, Levanzo è in grado di offrire numerosi sentieri panoramici, che permettono di esplorare l’isola a piedi. Uno dei percorsi più popolari è quello che conduce alla Grotta del Genovese, un sito archeologico di grande rilevanza storica, scoperto nel 1949 e con graffiti risalenti all’era del paleolitico superiore. Ci sono due sentieri principali, consigliati per la scoperta di Levanzo e delle sue meraviglie naturali:

  • Sentiero della Grotta del Genovese: questo percorso, che parte dal villaggio di Levanzo, si snoda attraverso la macchia mediterranea dell’isola fino a raggiungere la famosa Grotta del Genovese. Le visite guidate offrono un approfondimento sulla storia antica dell’isola, rendendo la visita ancora più affascinante.
  • Sentiero di Capo Grosso: questo itinerario conduce al punto più alto dell’isola di Levanzo, Capo Grosso, dove si trova il faro. Il panorama che si può ammirare da qui è davvero indimenticabile, con la possibilità di osservare l’isola principale della regione Sicilia e alle altre isole Egadi. Il sentiero è relativamente facile, ma offre un’immersione totale nella bellezza selvaggia di Levanzo.

Le acque cristalline dell’arcipelago delle Egadi

Le isole Egadi rappresentano, con le sue principali isole di Favignana, Marettimo e Levanzo, la destinazione ideale per chi è alla ricerca  di un mare cristallino. Ecco perché le acque che circondano Levanzo sono perfette per molte attività acquatiche, dal nuoto allo snorkeling, fino alle immersioni subacquee. I fondali marini dell’isola di Levanzo sono ricchi di biodiversità e offrono opportunità fondamentali per lo snorkeling e le immersioni. Cala Minnola, in particolare, è famosa per il suo sito archeologico subacqueo, dove si possono vedere i resti di un antico relitto romano.

È anche possibile esplorare la costa di Levanzo in kayak o in canoa per un’esperienza indimenticabile. È possibile noleggiare l’attrezzatura direttamente sull’isola e avventurarsi alla scoperta di baie nascoste e grotte marine.

Cultura e tradizioni siciliane

Levanzo, nonostante le sue piccole dimensioni, vanta una ricca eredità culturale e storica. Il villaggio principale, Levanzo, con le sue case bianche e le sue stradine strette, è in grado di catapultare i visitatori nella vita quotidiana dell’isola. Partecipare alle festività locali, ad esempio, è un ottimo modo per immergersi nella cultura della piccola isola come quella dedicata al patrono San Giuseppe, il 19 marzo, che si celebra con processioni, fuochi d’artificio e cene a base di pesce fresco appena pescato dagli abitanti dell’isola.

Per immergersi a pieno nella cultura siciliana di Levanzo, una buona occasione è quella di provare i piatti a base di pesce tipici della regione, come il cous cous di pesce e la pasta con i ricci di mare.

Le stagioni migliori per visitare l’isola di Levanzo sono sicuramente la primavera e l’autunno, grazie alla presenza di un clima mite che caratterizza questo piccolo angolo tra le isole Egadi, dove tutto è ancora intatto. Inoltre, per visitare l’isola è consigliato un abbigliamento estivo e soprattutto comodo, per poter scoprire l’isola comodamente, attraverso i suoi sentieri e le sue piccole strade.

Borgo delle Isole Egadi

Fonte: iStock

Vista di un borgo tipico delle isole Egadi

Dove alloggiare sull’isola di Levanzo

Nonostante la sua piccola dimensione, Levanzo offre diverse opzioni di alloggio, adatte tutte le tasche. È possibile scegliere tra hotel, bed and breakfast e appartamenti in affitto.

Gli hotel sull’isola di Levanzo sono di piccole dimensioni ed offrono un servizio personalizzato con un’atmosfera familiare. Ci sono numerosi Bed & Breakfast, che rappresentano un’ottima scelta per chi decide di alloggiare in un luogo accogliente ed informale. Oltre a questi, affittare un appartamento può essere la soluzione ideale per famiglie o gruppi di amici che desiderano avere maggiore autonomia, con diverse opzioni disponibili con una vista spettacolare sul mare.

Levanzo è un’isola letteralmente incantata, per la sua bellezza naturale, la tranquillità e la ricca storia che la caratterizza. È la soluzione perfetta per una fuga dal caos quotidiano, per vivere un’esperienza autentica e rigenerante, adatta per gli appassionati di mare, storia e per chi è in cerca di relax.

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In Sicilia non c’è solo il mare: un tuffo a Cavagrande del Cassibile

Viaggiare è un richiamo. Una vocazione quasi primordiale, se si pensa che ha coinvolto uomini e donne di tutti i tempi e di tutti gli spazi. Nel 1776 Jean-Pierre Houel, pittore e artista francese, inizia un viaggio attraverso la Sicilia che durerà tre anni, girando in lungo e in largo l’isola. Darà alle stampe quattro volumi, intitolati Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malta et de Lipari, corredati da un ampio numero di tavole, ma molto del suo lavoro pittorico finirà in Russia, venduto alla corte degli zar per riuscire a ripagare le spese del suo infinito percorso di scoperta della Trinacria.

“La Sicilia – scrive Houel – che gli antichi poeti hanno cantato come terra del mito perché offriva accanto ai grandi fenomeni naturali le prime testimonianze delle arti, è uno dei paesi d’Europa più interessanti, più degni di essere descritti nei particolari.”

Li descrisse talmente nei particolari, il pittore, che in uno dei suoi volumi si trovò a scrivere anche della Cavagrande del Cassibile, la parte più larga del lungo canyon che questo fiume ha scavato nella roccia dei monti Iblei, dando vita a quella che oggi è una delle più suggestive, affascinanti e meravigliose alternative ad una giornata al mare in Sicilia.

Cavagrande del Cassibile (9)

Fonte: Lorenzo Calamai

Cavagrande del Cassibile, una delle piscine naturali

Il Cassibile, corso d’acqua delle Sicilia sudorientale, non lontano da Avola, ha generato infatti con il passare dei secoli una serie di laghetti e piscine naturali d’acqua dolce una più bella dell’altra, corredate da una vegetazione fatta di oleandri dai fiori rosa e da una fresco bosco che ne riveste le rive, mentre intorno incombono i profili aspri degli Iblei.

Un vero e proprio paradiso per il wild swimmingper gli amanti dell’acqua dolce e per chi, semplicemente, vuole prendersi una pausa dalla sabbia e dagli scogli per trovare refrigerio tra le imponenti pareti della gola dove scorre il fiume Cassibile. Un luogo naturale e favoloso, tutto da esplorare.

Come raggiungere i laghetti di Cavagrande del Cassibile

Cavagrande del Cassibile si trova tra Avola e Palazzolo Acreide, in una zona rurale e impervia. Le piscine naturali si trovano infatti a circa 500 metri di altitudine più in basso rispetto al livello dei paesi più vicini, sul fondo di una gola scavata dall’attività erosiva del fiume.

Cavagrande del Cassibile (3)

Fonte: Lorenzo Calamai

Una delle piscine naturali di Cavagrande del Cassibile

Raggiungerle significa pertanto affrontare un’escursione breve, ma con notevoli pendenze, da tenere a mente soprattutto per la risalita. Ovviamente, ci si trova in un’area più unica che rara a livello naturalistico e pertanto è necessario portare con sé tutto il necessario (cibo, acqua, protezione solare) e riportare indietro i propri rifiuti.

Esistono numerosi sentieri che portano a diverse zone del torrente e a diverse piscine naturali. Alcuni sono stati chiusi, altri sono attualmente in manutenzione da parte dell’ente che gestisce la Riserva naturale orientata Cavagrande del Cassibile, come la Scala Cruci, uno degli accessi più frequentati.

Percorrendo la Strada provinciale 4 da Avola fino alla frazione Montagna, si incroceranno per prime le indicazioni per questo accesso, ma poco più avanti, sulla destra, una strada sterrata porta all’accesso al sentiero Carrubella. Questo itinerario consente di scendere in qualche decina di minuti ad una bella piscina naturale, il cosiddetto laghetto di Carrubella, attraversando una zona molto scenografica. Questo tratto del fiume Cassibile si trova un po’ più a monte rispetto ai principali laghetti e ha il pregio di essere meno frequentata, anche se ovviamente ha meno spazio a disposizione.

Fonte: Lorenzo Calamai

Il laghetto Carrubella visto dal sentiero

Per scendere alle principali piscine, si consiglia invece di proseguire in auto oltre la frazione Montagna, attraversare il corso del Cassibile e raggiungere Canicattini Bagni. Da qui imboccare la Strada provinciale 73 e dirigersi poi, percorrendo una strada sterrata ma agibile ad ogni mezzo, verso il parcheggio gratuito del sentiero Scala Mastra Ronna, che prende le mosse nelle vicinanze di un casotto gestito dall’azienda regionale del Demanio.

Da qui il sentiero, ben tenuto, in circa 45 minuti consente di scendere alle principali piscine naturali di Cavagrande del Cassibile, con uno spettacolare panorama sulla gola, potendo scorgere anche qualcuna delle numerose grotte che gli eventi atmosferici e l’uomo hanno scavato nella roccia nel corso dei millenni.

Fonte: Lorenzo Calamai

Lo splendido panorama sulle aspre vette, scendendo il sentiero verso i laghetti

Un tuffo a Cavagrande del Cassibile

“Non appena arrivato mi recai alla Cava Grande: una delle meraviglie della Sicilia – scriveva nel 1777 Jean-Pierre Houel – La parte più alta la sua ampiezza è pari alla sua profondità. In fondo scorre il fiume Cassibile che la scavata la percorre per tutta la lunghezza.”

“È uno spettacolo maestoso imponente, sia che dalla riva del fiume si contempli l’altezza delle rocce, sia che dalla loro sommità si ammira vastità e la profondità della cava. Essa è piena di abitazioni antiche scavate nella roccia e di grotte sepolcrali che risalgono a più di 2500 anni fa.”

Fonte: Lorenzo Calamai

La piscina più grande tra quelle della Cavagrande

Una descrizione sintetica e perfetta di tutto ciò che si può trovare scendendo sul letto del fiume Cassibile. Il panorama durante il sentiero consente di spaziare sulla roccia dei rilievi montuosi che circondano la cava, dove antiche grotte sono parte delle necropoli e degli ipogei paleocristiani che le popolazioni locali avevano stabilito nello scenario unico e imponente della Cavagrande.

Qui dove il letto del fiume può allargarsi fino alla massima ampiezza raggiunta dalla gola, ampie piscine naturali offrono ai visitatori di oggi costante refrigerio, grazie a una portata d’acqua imponente. Anche se il luogo è molto gettonato durante l’estate, gli ampi spazi consentono di disperdersi senza rischiare l’affollamento.

Tuffo a Cavagrande del Cassibile

Fonte: Lorenzo Calamai

Tuffo a Cavagrande del Cassibile

L’acqua verde, fresca e trasparente invita a tuffarsi dalle rocce nelle profondità dei laghetti, che si susseguono uno dopo l’altro con diverse altezze, dando dunque possibilità di trovare la piscina naturale più adatta ad ogni evenienza: dalla polla dove chiunque può toccare il fondale alla maestosa vasca finale dove tuffarsi senza ritegno.

Il consiglio è quello di esplorare in lungo e in largo tutte le zone di questo tratto del fiume, trovare il vostro luogo per sistemarvi e godervi una giornata rinfrescante ed energizzante a contatto con una natura impressionante, capace di costruire un luogo unico e maestoso. Prendetevela comoda: la risalita è dura, ed è bene non affrontarla sotto il sole.

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Le Gurne dell’Alcantara, dove nuotare nel fiume più bello di Sicilia

Lo hanno ritratto al cinema, lo hanno usato come palcoscenico per il teatro. Lo esplorano ogni estate centinaia di persone, eppure nessuno lo conosce davvero nei suoi angoli più belli e nascosti. I greci lo chiamavano Akesinés, per i romani era l’Assinus, ma furono gli arabi a dargli il nome che porta ancora oggi: al-Qantarah, il ponte.

È il fiume Alcantara, nel cuore della Sicilia orientale. Uno dei corsi d’acqua con maggiore portata dell’isola, con più di 50 chilometri di corso dalla sorgente a Floresta, sui Nebrodi, fino alla foce nel Mar Ionio.

È celebre per le sue splendide Gole, una forra di basalto scavata dalle impetuose acque del fiume nel corso dei millenni: pareti alte fino a 25 metri, modellate in forme geometriche sorprendenti, all’interno delle quali scorrono acque roboanti, azzurre e celesti, pure e cristalline. Freddissime, per di più. Si tratta di una delle mete più gettonate dell’estate siciliana, un’alternativa all’altrettanto splendido mare della costa catanese.

Fonte: Lorenzo Calamai

Le gole dell’Alcantara: alte pareti di basalto al cui interno scorre impetuoso un fiume dalle acque freddissime

Poco più a monte, però, nei dintorni di Francavilla di Sicilia, un sentiero consente di visitare un altro tratto dal fiume dal grande fascino: sono le Gurne dell’Alcantara, una serie di piscine naturali che rappresentano un vero e proprio paradiso per gli appassionati dell’acqua dolce.

Immerse in un contesto naturale verdissimo e panoramico, contornate da svariate testimonianze del passato, le Gurne sono un vero e proprio gioiello per chi desidera un’alternativa meno frequentata e meno nota alle Gole dell’Alcantara.

Le Gurne dell’Alcantara, come arrivare

L’impetuoso corso del fiume Alcantara scende dalle pendici dei Nebrodi e, circa a metà della propria discesa verso la costa orientale dell’isola siciliana, scorre in un tratto caratterizzato dalla presenza di roccia lavica retaggio di eruzioni vulcaniche vecchie di migliaia di anni.

Fonte: Lorenzo Calamai

Il fiume Alcantara disegna una splendida valle scorrendo sui resti di una colata lavica vecchia di svariate migliaia di anni

A partire dalla misteriosa Cuba di Santa Domenica, una chiesetta del decimo secolo sperduta nella campagna caratterizzata da echi normanni e arabi nella sua architettura peculiare, l’Alcantara assume caratteristiche peculiari. L’affascinante profilo di Castiglione di Sicilia, incluso nel circuito de I Borghi più belli d’Italia, domina il territorio, seduto sulla prospiciente collina che domina la valle disegnata dal corso d’acqua.

Poco più a valle, presso il paese di Francavilla di Sicilia, l’Alcantara si snoda nelle sue gurne (dal greco antico γούρνα, vasca, nei dialetti meridionali divenuto poi sinonimo di piscina naturale o gorgo di un fiume). Le Gole dell’Alcantara si trovano ancora più a valle, in località Motta Camastra, dopo che il fiume ha ricevuto il tributo del torrente Zavianni. Per raggiungere le Gurne dell’Alcantara si devono seguire le indicazioni che da Francavilla portano verso Castiglione. All’estremità sudoccidentale della cittadina, lungo la Strada provinciale 7i, si svolta a sinistra in via Orsino Orsini. Sul muro piccole indicazioni aiutano a trovare la via, al termine della quale è presente uno spiazzo dove poter parcheggiare e accedere al sentiero delle Gurne, contraddistinto da un pannello informativo realizzato dal Parco fluviale dell’Alcantara, ente controllato dalla Regione Sicilia che si occupa della salvaguardia del territorio attraversato dal fiume.

Le Gurne dell’Alcantara, il sentiero e le piscine

Il tratto di fiume che ospita le Gurne dell’Alcantara è costeggiato da un ampio sentiero che permette di ammirare le parti più affascinanti di questa attrazione naturale e di accedere a una delle piscine naturali dove potersi rinfrescare facendo il bagno nelle invitanti acque del corso d’acqua.

Dopo qualche minuto di cammino dopo aver lasciato l’auto nel parcheggio di via Orsini, infatti, si apre un bivio: proseguendo mantenendo la sinistra si raggiunge il sentiero lungofiume che prosegue portando il visitatore alla scoperta di ruderi di archeologia industriale, dei resti di un antico ponte sul fiume e di un’area picnic con vista su una gigantesca polla alimentata da una cascata; tenendo la destra, invece, si raggiunge con qualche altro minuto di cammino la piscina naturale simbolo delle Gurne.

Gurne dell'Alcantara Sicilia

Fonte: Lorenzo Calamai

La doppia cascatella presso la passarella crea un’ampia piscina detta Gurna della Passarella

Questo tratto del sentiero porta infatti a una passerella pedonale che conduce ad alcuni edifici utilizzati per sfruttare l’energia idroelettrica del fiume. Senza attraversare la passerella, però, si può accedere a destra a una spettacolare doppia cascatella che forma un’ampia polla ai suoi piedi. La portata ingente dell’Alcantara consente alla piscina naturale di abbondare d’acqua in ogni stagione dell’anno. Qui, inoltre, la temperatura del fiume, sempre esposto al sole, è ben più temperata rispetto alle Gole, dove a causa dell’imponenza della forra che lo contiene si trovano acque freddissime. Una spiaggetta di sassi bianchi, popolata di oleandri, correda lo scenario.

A valle rispetto a questa prima spiaggetta si apre un’ampia polla con una discreta profondità, circondata da rocce. Sul lato destro rispetto allo scorrere del fiume, una banchina di cemento consente di sistemare un asciugamano al sole prima di tuffarsi nelle fresche e dolci acque dell’Alcantara.

Gurne dell'Alcantara Sicilia Francavilla

Fonte: Lorenzo Calamai

La grande piscina a valle della passerella è quella che richiama il maggior numero di bagnanti

Una volta goduto di questo primo assaggio delle Gurne, si può scegliere di risalire il sentiero e di proseguire verso valle seguendo la traccia principale. Da questa si noteranno, peraltro, numerose deviazioni verso il letto del fiume: si tratta di discese a tratti impervie, che portano però ad altre piscine naturali, magari più appartate rispetto a quelle sopra descritte. L’alternativa, se opportunamente attrezzati (zaino impermeabile e scarpette da scoglio, o scarpe adatte a essere immerse nel fiume), è scendere il fiume seguendone il corso: una sorte di canyoning leggero, senza passaggi troppo difficili, ma che comunque richiede un minimo di atletismo.

Questa seconda opzione consente di raggiungere una serie di cascatelle che si susseguono, creando piccole piscine naturali tra rocce arrotondate dallo scorrere dell’acqua, con una splendida visuale sui ruderi di Castello Ruffo, forte difensivo di memoria normanna, che campeggia sulla sommità di un colle brullo collocato tra Francavilla e il fiume. Si tratta forse del tratto più bello e spettacolare delle Gurne dell’Alcantara, che ripaga dell’avventurosa discesa acquatica affrontata.

Gurne dell'Alcantara

Fonte: Lorenzo Calamai

La Gurna più spettacolare, quella che consente di affacciarsi sui ruderi del castello normanno

Poco più a valle di questa piscina si può riscontrare una traccia nella boscaglia sulla sinistra idrografica che ricollega con il sentiero principale, visto che proseguendo più a valle si incontrano meno zone balneabili e qualche costruzione umana in più.

Lungo questo tratto dell’Alcantara si trova infatti un antico mulino che nel 1896 venne trasformato in una delle prime centrali idroelettriche d’Italia, rifornendo sia Castiglione che Francavilla, ma anche i resti di un maestoso ponte la cui costruzione, si dice, potrebbe risalire addirittura alla dominazione araba della Sicilia (come detto, il nome del fiume deriva dalla parola araba per ponte). Sicuramente di origine araba sono le saje, piccole condotte atte a deviare le acque del fiume per formare un sistema di irrigazione, di cui ancora rimangono tracce. Una diffusa cartellonistica aiuta i visitatori a rintracciare i luoghi più significativi del percorso, fino a raggiungere, a circa un chilometro dalla partenza, un’ampia area attrezzata con tavoli e panche da picnic.

Il sentiero delle Gurne non è perfettamente manutenuto, ma rappresenta una vera e propria perla nella Valle dell’Alcantara. Ogni estate le spettacolari e magnifiche Gole vengono visitate da migliaia di turisti, siciliani e non, mentre le splendide piscine naturali solo pochi chilometri a monte sono rimaste pressoché incognite, frequentate principalmente da locali. Un angolo di natura da non perdere, soprattutto per gli appassionati d’acqua dolce.

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Dove è stata girata “L’arte della gioia” di Valeria Golino

Dopo il debutto in anteprima mondiale alla 77ª edizione del Festival di Cannes, è sbarcato al cinema “L’arte della gioia”, la serie tv tratta dall’omonimo romanzo di Goliarda Sapienza, diretta da Valeria Golino. Prenderà vita quindi sul grande e piccolo schermo la storia drammatica e avventurosa di una giovane donna, vitale e ‘scomoda’, nata in una casa povera della Sicilia del 1900. Ed è proprio questa regione con le sue città e luoghi simbolo a fare da sfondo alle vicende della protagonista, tenendola per mano nella sua ricerca della felicità. Scopriamo tutte le location.

“L’arte della gioia”, la serie tv di Valeria Golino

La trama ruota attorno alla vita di Modesta, nata in una casa povera, la quale è fin da giovanissima consapevole di essere destinata a una vita che va oltre i confini del suo villaggio. Ancora ragazzina viene mandata in un convento e successivamente in una casa di nobili dove, grazie al suo talento e alla sua intelligenza, seducendo uomini e donne, riesce a diventare un’aristocratica. Animata da un insaziabile desiderio di conoscenza, di amore e libertà, Modesta è una donna in grado di scombinare ogni regola del gioco pur di conquistare il suo diritto al piacere e alla gioia, sfidando la cultura patriarcale e oppressiva in cui vive.

Come il romanzo, la serie esplora la crescita e l’evoluzione della protagonista, dall’infanzia all’età matura, attraversando fondamentali anni di storia della Sicilia dell’inizio del Novecento. In attesa di poterla vedere sul piccolo schermo, la serie tv sarà al cinema in due parti (la prima nelle sale dal 30 maggio, la seconda dal 13 giugno).

Il progetto, tratto e adattato dallo scandaloso romanzo postumo di Goliarda Sapienza, è prodotto da Sky Studios e da Viola Prestieri per HT Film. Nel cast de “L’arte della gioia”, Tecla Insolia nei panni della giovanissima Modesta, Jasmine Trinca nel ruolo della madre superiora del convento, Alma Noce in quello di Beatrice, la più giovane della famiglia Brandiforti, guidata dalla principessa Gaia, interpretata da Valeria Bruni Tedeschi, Guido Caprino è Carmine, l’uomo che gestisce le terre della villa, Giovanni Bagnasco  interpreta Ippolito, figlio di Gaia e unico vero erede della dinasti Brandiforti, mentre Giuseppe Spata è l’autista Rocco.

Le location de “L’arte della gioia”

Le riprese della serie tv “L’arte della gioia” hanno toccato alcuni luoghi simbolo di Catania. Tra questi, piazza Duomo, su cui convergono via Etnea, via Vittorio Emanuele e via Garibaldi, i tre assi viari del centro storico. Qui si affacciano alcuni dei monumenti più importanti della città, come il Palazzo degli Elefanti, in cui ha sede il Municipio, la fontana dell’Amenano, Palazzo dei Chierici, collegato al Duomo da un passaggio che corre sulla Porta Uzeda, la splendida Cattedrale di Sant’Agata. Al centro svetta la celebre fontana dell’Elefante, costruita dall’architetto Gian Battista Vaccarini nel Settecento.

Altri siti di grande impatto evocativo dove sono state ambientate le scene catanesi, sono piazza Asmundo, via San Benedetto, via dei Crociferi e la vicina via Alessi, con la sua iconica scalinata, queste ultime due trasformate in un grande mercato all’aperto. Il basolato nero della via delle chiese barocche è stato reso ancor più nero dalla terra lavica sparsa sul selciato dagli addetti alla produzione. Protagoniste delle riprese a Catania anche piazza Dante e il cortile del Palazzo Sangiuliano, situato di fronte al Palazzo Centrale dell’Università.

Catania non è stata l’unica città siciliana a fare da sfondo alle scene de “L’arte della gioia”. Il set si è spostato infatti anche a Cefalù, in via Vittorio Emanuele, nei pressi del Lavatoio Medievale; a Bagheria, presso Villa Valguarnera, Villa Trabia, Villa Spedalotto e Villa Palagonia; a Corleone, in un ex convento. Alcune scene sono state inoltre girate vicino a Roma: a Villa Parisi a Frascati e al Castello Orsini-Odescalchi, noto anche come Castello di Bracciano, dove è stato ricreato l’interno del convento.

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Naro, la località siciliana conosciuta come la “Fulgentissima”

Una perla medievale e barocca della Sicilia, ai più ancora sconosciuta. Naro è uno scrigno inesauribile di tesori artistici e storici, custode di un passato denso di avvenimenti che l’ha resa unica nel tempo. Ancora oggi, il passo rallenta per il desiderio di ammirare ogni preziosa testimonianza lasciata da chi ha fatto di questo borgo un luogo di una bellezza abbagliante, da meritarsi l’appellativo di “Fulgentissima”.

Naro, quando la storia si sposa con la leggenda

Siamo a circa 35 km da Agrigento, dove Naro se ne sta scenograficamente appollaiata sul pendio di un colle, a 593 metri sul livello del mare. Uno dei più bei belvederi della Sicilia, la cui veduta si estende fino all’Etna, alle Madonie, al mare di Licata e Sciacca. La sua posizione elevata e naturalmente protetta l’ha reso un luogo particolarmente ambito in tutte le ere. Testimonianze archeologiche attestano l’esistenza di insediamenti umani già in epoca preistorica.

Le sue origini millenarie hanno dato vita, nel corso dei secoli, alla leggenda e al mito. Esistono, infatti, diverse ipotesi sui primi abitanti della città, prima fra tutte quella che la vorrebbe fondata dai Giganti, avvalorata, tra gli altri, da Paolo Castelli (Storia di Naro) e Fra Salvatore Cappuccino (La Fenice). Quest’ultimo, rifacendosi all’archivio del Regio Ufficio Giuratorio, Foglio 1, riporta la notizia che “nel XV secolo, quando si doveva costruire il cappellone della chiesa madre, si rinvenne nelle fondamenta abbondanza di crani, cannelle, denti ed altre ossa gigantesche“.

Alcuni studiosi la identificano, invece, con l’antica Camico, città costruita da Dedalo per Cocalo, re dei Sicani, oppure sempre fondata dai Sicani con il nome di Indàra o Inico. Altri ancora la identificano con Akràgas Ionicum, colonia dell’antica Gela fondata nel 680 a.C., otto anni dopo la stessa Gela e cento anni prima di Akragas Doricum (l’attuale Agrigento).

L’opinione più diffusa è, però, quella che pone l’origine di Naro e del suo nome Nar (fuoco) – e non da Nahr (fiume) – all’epoca saracena. Ciò che si sa con certezza, è che Naro e il suo territorio, profondamente inserito nella storia della Sicilia, è stata crocevia di popoli e di civiltà, la cui origine si perde nella notte dei tempi. Durante il periodo romano la città, che probabilmente portava il nome di Carconiana, acquisisce una vocazione agricola che ne caratterizzerà la storia dei secoli successivi. Nel suo territorio sono emersi resti di insediamenti paleocristiani, in particolare catacombe, e di ville romane.

Il fascino medievale di Naro, la “Fulgentissima”

Durante il periodo arabo, Naro venne ampliata e fortificata, riuscendo a resistere alla conquista normanna fino al 1086, quando, dopo quattro mesi di assedio, cadde ad opera del Conte Ruggero. Nel 1223 venne nominata città parlamentare e chiamata “Fulgentissima” da Federico II di Svevia, che le diede tale titolo nel parlamento di Messina, annoverandola fra le 23 Regie o Parlamentarie del Regno di Sicilia. Con quell’appellativo viene tutt’oggi identificata e ricordata.

Nel Medioevo, Naro si presenta piccola e chiusa da una cinta di imponenti mura merlate, costruita nel XIII secolo. Il monumento medievale di maggiore rilievo è il Castello dei Chiaramonte, dal nome dell’illustre famiglia che dominò Naro per più di un secolo, uno dei più importanti e meglio conservati in Sicilia. Un altro capolavoro d’arte, andato nel tempo in rovina, è il Duomo Normanno, di cui rimangono solo i muri perimetrali, ma ciò non ha scalfito il suo fascino antico.

A Matteo Chiaramonte si deve anche la costruzione della Chiesa di Santa Caterina, più volte restaurata, uno dei monumenti più rappresentativi dello stile gotico-normanno, e tra i più prestigiosi dell’isola. La città ha altre importanti testimonianze medievali da ammirare, tra cui l’Oratorio di Santa Barbara e la Chiesa del Santissimo Salvatore.

Il Castello dei Chiaramonte a Naro

Fonte: iStock

Il Castello dei Chiaramonte, dal fascino medievale

Le attrazioni barocche di Naro

Altrettanto affascinante il percorso barocco, che porta alla scoperta di numerose chiese. A partire dalla Chiesa di San Calogero, il Santo Patrono di Naro, edificata nel 1599. Caratteristica la facciata barocca e l’interno a una navata in stile rinascimentale, impreziosito da dipinti di artisti contemporanei. Dal santuario, scendendo delle scale, è possibile accedere alla cappella sotterranea, al cui interno si trova la grotta dove il santo viveva da eremita, all’interno della quale è conservata, sopra l’altare principale, la statua a lui dedicata. La Chiesa è meta di molti fedeli che vengono a ringraziare San Calogero per le grazie ricevute, spesso portando al Santuario delle forme di pane modellate come le parti del corpo guarite per intercessione del patrono di Naro, venerato come santo taumaturgo.

Da visitare anche la Chiesa del Santissimo Salvatore, costruita nel 1398, conosciuta anche come “‘A Batìa“, dalla originale facciata, arricchita di elaborati intagli di tufo. Più avanti si trova la Chiesa di San Nicolò di Bari, edificata con l’annesso convento nel 1618, forse sui resti dell’antica pieve di San Nicolò di Bari, Vescovo di Mira. Ebbe inizialmente il nome di San Giuseppe, mentre il convento fu chiamato “Collegio degli orfani”. Nei pressi ci si imbatte anche nella Chiesa Madre, risalente al 1619, destinataria del prezioso patrimonio artistico appartenuto al Duomo. Accanto, emerge il Collegio dei Gesuiti, con il suo bellissimo il portale d’ingresso in stile barocco.

In piazza Padre Favara spicca, invece, la Chiesa di Sant’Agostino, la cui costruzione, iniziata nel 1707, seguì quella dell’annesso convento del XIII secolo. Al suo interno sono custodite preziose opere d’arte in legno. Da non perdere, infine, la Chiesa e l’ex Convento di san Francesco, quest’ultimo oggi sede del Palazzo di Città, cui si accede dal chiostro settecentesco. Fondati nel XIII secolo, sono stati rimaneggiati e ampliati, fino a raggiungere la fisionomia attuale nel XVII secolo. La facciata della chiesa rappresenta la manifestazione più alta dello stile barocco siciliano.

L’area archeologica nei pressi di Naro

Una volta a Naro, non perdetevi una visita alla vasta necropoli paleocristiana, in contrada Canale, nei pressi del borgo, risalente al V-V secolo d.C, oggi inserita in un bellissimo giardino di agrumi. È formata da quattro ipogei, tutti organizzati intorno a un lungo corridoio centrale, il più vasto dei quali è l’ipogeo A, noto con il nome di Grotta delle Meraviglie. Dall’ipogeo B provengono, invece, lucerne africane, decorate sul disco con simboli propri del culto cristiano: l’agnello, l’albero della vita, il pesce guizzante. Grazie ai reperti ceramici rivenuti negli ipogei, si è potuta determinare la datazione della necropoli, che testimonia l’importanza del territorio di Naro già in epoca tardoantica.

Panorama di Naro al tramonto

Fonte: iStock

Un bellissimo panorama di Naro, perla della Sicilia
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Tutte le meraviglie del Parco Archeologico Neapolis di Siracusa

Uno dei siti senza dubbio più sorprendenti della Sicilia è il Parco Archeologico Neapolis di Siracusa, che si sviluppa sul colle Temenite e che custodisce le testimonianze più significative della Siracusa greca e romana.

Simbolo dell’espansione della città all’epoca del tiranno Gelone, oggi Neapolis, oasi protetta, dona l’emozione di passeggiare in un contesto naturale straordinario, proprio laddove Eschilo, 2500 anni fa, portava in scena le sue opere immortali.

Cosa vedere al Parco Archeologico Neapolis di Siracusa

Il Parco Archeologico Neapolis consente di conoscere da vicino la storia millenaria di Siracusa e, autentico museo a cielo aperto, di ammirare tesori unici al mondo.

Scopriamo allora nel dettaglio le sue meraviglie.

L’Anfiteatro Romano

Il primo monumento che si incontra all’ingresso del Parco è l’Anfiteatro Romano, di probabile età augustea, il più grande dell’isola.

Tipicamente romano in una realtà d’impronta greca, presenta ben conservata la parte dell’arena dove si svolgevano le lotte dei gladiatori e una cavea ellittica su tre livelli con portico sovrastante. Al di sotto di essa, è ancora visibile il tunnel di servizio per gli accessi.

Al centro dell’arena, ecco una “misteriosa” vasca quadrangolare che, forse, serviva da supporto agli spettacoli.

L’Ara di Ierone II

Si tratta del più maestoso altare del mondo greco, realizzato dall’ultimo dei tiranni di Siracusa, Ierone II, e dedicato a Zeus Eleutherios, “liberatore”.

Vantava una lunghezza di quasi 200 metri e una larghezza di oltre 20: oggi, rimane la parte scavata nella roccia.

Sulla base della tradizione, le feste celebrative per ricordare la messa in fuga del tiranno Trasibulo esigevano il sacrificio di ben 450 animali.

I sacrifici avvenivano sul piano della mensa, cui si giungeva attraversando due rampe colorate.

Il Teatro Greco e un paesaggio che lascia senza fiato

Costruito su volere di Gelone dall’architetto Damokopos, chiamato Myrilla, è uno dei monumenti più famosi del Parco di Neapolis nonché uno dei teatri più ampi e importanti del Mondo Antico per cui Eschilo scrisse e mise in scena nel 476 a.C. l’opera “Le Etnee”.

Ricavato nella roccia del Temenite, il Teatro Greco (che poteva ospitare circa 12.000-14.000 spettatori) presenta una grande cavea con 67 ordini di gradini e lungo il corridoio conserva iscrizioni in greco che riportano il nome di Zeus Olimpio.

Sedersi sui gradini in pietra è pura emozione e riporta con la mente a quando Siracusa era centro della cultura teatrale, dalle commedie doriche al mimo.

Risalendo la collina, è poi il panorama a diventare protagonista e a incantare donando la vista, in un colpo solo, di tutta la baia di Siracusa. Alle spalle, invece, ecco il ninfeo, e svariate nicchie e grotte scavate nella roccia, utilizzate in epoca cristiana come tombe.

E, tra le antichità, si ha anche l’occasione di vedere un “moderno” mulino settecentesco.

La Latomìa del Paradiso e le sue bellezze

Dopo aver sceso una scalinata, ci si ritrova nella Latomìa del Paradiso, un favoloso “giardino lussureggiante” plasmato da cipressi, pini, ulivi, ficus, agrumi, palme da dattero e melograni, una dimensione idilliaca dove la natura incontra i resti archeologici in perfetta armonia.

I fianchi della vallata presentano grotte artificiali tra cui spicca la Grotta dei Cordari, dove venivano realizzate in maniera artigianale corde di ogni tipologia, e, soprattutto, l’Orecchio di Dioniso, grotta artificiale alta 23 metri dalla caratteristica forma “a esse”. L’eco al suo interno è a dir poco eccezionale tant’è che il tiranno Dioniso poteva così ascoltare dall’esterno le parole dei prigionieri lì detenuti.

Parco di Neapolis, informazioni pratiche

Il Parco di Neapolis è aperto tutti i giorni, dalle 8:30 alle 15:30, con orari che si prolungano fino alle 16.45 durante i giorni festivi. Per ogni eventuale modifica/variazione, è consigliabile consultare la sezione avvisi del sito.

Il biglietto d’ingresso ha un costo di 16,50 per gli adulti, 9,75 per i ragazzi dai 18 ai 25 anni mentre è gratuito per i minorenni.

Il Parco, in Via Paradiso 14 a Siracusa, mette a disposizione una vasta gamma di servizi tra cui:

  • audioguide;
  • visite guidate della durata di due ore circa da prenotare in anticipo;
  • bookshop;
  • ristoranti e caffetterie;
  • punto informazioni.
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In Italia sta per (ri)nascere una magnifica ferrovia

È lunga solo una manciata di km, ma attraversa un paesaggio da sogno e, per questo motivo, ben si presta a diventare una linea ferroviaria turistica: si tratta dell’itinerario ferrato Alcantara-Randazzo, che collega il piccolo borgo dell’entroterra catanese con il comune di Giardini-Naxos, dove si trova la stazione di Alcantara. Questo splendido angolo di Sicilia tornerà presto a rivivere, grazie ad un progetto turistico molto interessante. Scopriamo a che punto sono i lavori per la “nuova” ferrovia.

La ferrovia Alcantara-Randazzo

Partiamo da qualche cenno storico: la ferrovia Alcantara-Randazzo nasce dall’esigenza di collegare l’entroterra della Sicilia orientale alle grandi città lungo la costa, come Messina e Catania. Il primo progetto risale nientemeno che alla seconda metà dell’800, ma vogliono molti anni prima che inizino i lavori. La sua realizzazione ha luogo dunque tra il 1928 e il 1959, quando finalmente la linea ferroviaria viene inaugurata. Tuttavia, nel 1981 una violenta eruzione dell’Etna dà vita ad una colata lavica che interrompe il percorso ferrato – così come la vicina ferrovia Circumetnea.

I lavori di recupero durano un paio d’anni, e nel 1983 finalmente la circolazione viene ripristinata. Ma le disavventure non finiscono qui: nel 1994 la linea viene nuovamente interrotta, stavolta per lavori di ammodernamento – che effettivamente hanno luogo, come ad esempio l’automatizzazione dei passaggi a livello e la creazione di una nuova fermata, quella di Gole Alcantara. Ma la ferrovia non viene mai più riaperta, ad eccezione di qualche viaggio turistico in treno d’epoca negli anni subito successivi alla chiusura. Nel 2002 ne viene annunciata la dismissione, portata a compimento nel 2011. Eppure, c’è un nuovo destino per l’Alcantara-Randazzo.

Il progetto e lo stato dei lavori

Sebbene la ferrovia non sia mai stata sfruttata adeguatamente, ha un indubbio valore turistico: il tragitto passa infatti accanto alle celebri gole dell’Alcantara, uno dei paesaggi naturali più suggestivi della Sicilia. Perché dunque non valorizzare questa linea ferroviaria? Negli anni scorsi è stato approvato un nuovo progetto per la rimessa in sesto della ferrovia, grazie ai fondi stanziati dal Ministero della Cultura nell’ambito degli interventi previsti dal PNRR. La prima fase riguarda il recupero del tratto tra le stazioni di Alcantara e Motta Camastra, un percorso di 13 km.

I lavori sono iniziati: i primi 3 km sono già percorribili con mezzi ferroviari, mentre i successivi sono in fase di bonifica. C’è ancora molto da fare, e l’inaugurazione di questo primo tratto è prevista solo per il 2026. In seguito, si procederà con il restante percorso (per un totale di circa 37 km) sino alla stazione di Randazzo, che è ormai da tempo in disuso. L’itinerario è particolarmente suggestivo: si parte dalla stazione di Alcantara, che è ancora oggi uno scambio lungo la ferrovia ionica Messina-Catania. Il tracciato si dirige verso l’entroterra, seguendo la valle del fiume Alcantara, lungo il versante settentrionale dell’Etna.

La ferrovia è piuttosto tortuosa e quasi interamente in salita, lungo la quale si incontrano 13 viadotti e 8 gallerie. Una delle tappe è la stazione di Motta Camastra, da cui è facilissimo raggiungere il vicino centro abitato. Il percorso attraversa poi per ben tre volte il fiume San Paolo, affluente dell’Alcantara, per arrivare alla stazione di Francavilla di Sicilia e, subito dopo, a quella di Castiglione di Sicilia. L’itinerario termina a Randazzo, dove in passato venne realizzata una stazione già pronta a trasformarsi in passante, con l’idea di realizzare un prolungamento della ferrovia verso l’alta valle del Simeto, ovviamente mai andata in porto.