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Le città italiane dove i turisti spendono di più, anche quelle che non ti aspetti

L’estate 2024 ha visto un interessante cambio di scena nel panorama turistico italiano, con alcune province meno note che invece si sono fatte notare per l’alto volume di spesa da parte dei turisti stranieri. Accanto alle grandi città come Roma, Venezia, Napoli, Milano, Firenze e Verona, che dominano storicamente le classifiche turistiche, c’è un sorprendente elenco di destinazioni che hanno attirato l’attenzione dei viaggiatori internazionali.

Tra queste figurano Bolzano, Sassari, Salerno e Brescia, provincie che, nel periodo estivo, hanno contribuito con il 13% alla spesa complessiva in Italia tramite Pos fisici. Vediamo le ragioni dietro questi dati sorprendenti quanto soddisfacenti.

Le province che sorprendono

Questo dato emerso durante il Forum Internazionale del Turismo, organizzato alla Fortezza da Basso di Firenze, testimonia come il turismo stia evolvendo e come anche le destinazioni meno convenzionali stiano guadagnando terreno. L’analisi dei consumi, presentata dal direttore scientifico dell’Osservatorio Nazionale del Turismo (ONT), Carlo Brugnoli, ha svelato un trend in crescita, con un incremento significativo della spesa da parte dei turisti internazionali in tutte le aree del Paese.

Ad agosto 2024, la spesa dei viaggiatori stranieri è aumentata rispetto all’anno precedente, con i dati che indicano un +6,1% rispetto al 2019 e un +4,5% nei primi otto mesi del 2024. Questo è un segnale positivo per l’economia turistica, con prospettive di crescita che si preannunciano anche per la fine dell’anno.

La Toscana fuori da Firenze: una destinazione apprezzata

Un’altra conferma arriva dalla Toscana, che continua ad essere una delle regioni più amate dai turisti, non solo grazie al capoluogo Firenze, ma anche grazie alle sue splendide colline e alla costa. La regione ha rappresentato il 5% del totale della spesa turistica in Italia durante l’estate del 2024.

Questo dimostra che la valorizzazione del territorio e la scoperta di aree meno conosciute stanno diventando una tendenza sempre più rilevante per i turisti, desiderosi di scoprire il lato autentico e meno affollato delle destinazioni turistiche italiane. Ad esempio, gli antichi borghi e la zona collinare, come quella di San Gimignano, è una delle mete più amate a livello internazionale.

Il turismo nelle “mete secondarie”

Un fenomeno che sta prendendo piede è quello delle cosiddette “mete secondarie”, località meno conosciute ma di grande valore storico, culturale e paesaggistico, come i borghi e i piccoli comuni. Questi luoghi stanno vedendo un aumento del flusso turistico, contribuendo significativamente all’economia locale.

Si stima che il turismo in queste zone generi ogni anno oltre 5 miliardi di euro del PIL italiano, con un impatto anche a livello fiscale, con oltre 2,3 miliardi di euro di entrate per lo Stato. A livello occupazionale, l’indotto del turismo nei borghi coinvolge circa 90.000 persone.

La spesa dei turisti stranieri: tendenze e comportamenti

I dati presentati hanno anche messo in luce i cambiamenti nei comportamenti di consumo dei turisti, a seconda della loro provenienza. I turisti europei, ad esempio, tendono a spendere principalmente in ristorazione, grande distribuzione organizzata e nei costi di trasporto, mentre quelli provenienti dal Nord America si concentrano maggiormente sulle spese alimentari.

I visitatori del Sud-Est Asiatico e del Medio Oriente, invece, sono particolarmente attenti agli acquisti nel settore del lusso. Questi trend offrono spunti utili per gli operatori turistici che desiderano orientare le proprie offerte in base alle specifiche esigenze dei diversi gruppi di turisti.

Turista asiatica, Italia

Fonte: iStock

Una turista asiatica in vacanza in Italia

Turismo d’affari: un settore in crescita

Non solo il turismo di piacere, ma anche il turismo d’affari sta registrando numeri importanti. Nel 2023, la spesa legata ai viaggi d’affari ha superato i 30 miliardi di euro, con un incremento del 43% rispetto all’anno precedente. Le fiere, che contribuiscono al 4% della spesa turistica nazionale, sono particolarmente significative, attirando ogni anno circa 20 milioni di visitatori, di cui 1,5 milioni provenienti dall’estero.

Ogni euro speso dai partecipanti a eventi fieristici genera, infatti, un effetto moltiplicatore sull’economia locale: ogni euro produce più di 2 euro in ritorni per il territorio.

Un futuro luminoso per il turismo in Italia

Con una crescita della spesa e delle presenze turistiche, l’Italia continua a rafforzarsi come una delle destinazioni preferite dai viaggiatori internazionali. Ma oltre ai grandi centri urbani, c’è una crescente attenzione per le destinazioni meno conosciute, che offrono esperienze autentiche e uniche.

La valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, la diversificazione dell’offerta turistica e l’adattamento alle nuove tendenze di consumo sono le chiavi per il futuro del settore, che si preannuncia sempre più dinamico e in espansione.

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itinerari culturali mete storiche Napoli Notizie Pompei Salerno Viaggi viaggiare

Napoli, Pompei, Procida e Paestum raccontate dal Guardian

Di recente, un giornalista del Guardian ha intrapreso un viaggio attraverso alcune delle mete più iconiche del Sud Italia, raccontando il suo itinerario in un articolo ricco di osservazioni e dettagli. Quando si sente parlare bene del proprio Paese e del suo patrimonio artistico e culturale, nonché dei suoi paesaggi, non può che fare piacere ed è per questo che oggi vi mostriamo come sono questi iconici luoghi visti dagli occhi di un forestiero.

Il suo racconto inizia con l’arrivo in Mediterraneo, tra pioggia e cieli grigi, durante un viaggio in treno da Parigi. Nonostante il clima iniziale, proseguendo verso sud, il giornalista scorge finalmente la tanto agognata luce del sole, insieme alla vivacità e al calore di luoghi come Napoli, Pompei, Procida e Paestum.

Viaggiare in treno, lo slow tourism come ritorno alle origini

Durante il tragitto, il giornalista nota la differenza tra un viaggio in treno e il frettoloso ritmo del trasporto aereo. Attraversando città come La Spezia e Pisa, afferma che il viaggio in treno incarna la “joy of missing out” (la gioia di lasciarsi andare), perfetta per un turismo lento e contemplativo.

In questo percorso, simile a quello compiuto dal poeta inglese John Keats nel 1820, il viaggiatore trova un’attenzione alla scoperta, senza la frenesia moderna. Dopo aver attraversato il Nord Italia, in particolare la Liguria, la destinazione è il Sud, a partire dalla Campania.

Napoli, più autentica di così non si può

Il giornalista descrive Napoli come un luogo autentico, dove il fervore della vita cittadina si manifesta nelle strade affollate e nei ristoranti all’aperto. La città, racconta, si anima ulteriormente quando il Napoli gioca contro la Juventus e i tifosi seguono con entusiasmo la partita mentre gustano una pizza in un caffè di strada.

Napoli è anche il punto di partenza per visitare le vicine isole, tra cui Procida, che, secondo il giornalista, ha conservato il proprio carattere genuino e non è stata trasformata in un’isola esclusivamente turistica.

Napoli

Fonte: iStock

Sguardo su Napoli vista di sera

Procida, profumo di agrumi e senso di familiarità

Procida, scrive il giornalista, è ben diversa da altre destinazioni insulari, poiché ha mantenuto la sua autenticità e non è diventata un “esperimento di gentrificazione”.

Una delle attività migliori che si può fare soggiornando sull’isola, tra un tuffo e l’altro, dopo un po’ di tintarella, è sicuramente mangiare e lasciarsi coccolare il palato dalla deliziosa cucina locale. Tra i piatti consigliati ci sono gli spaghetti al pesto di limone, tipici del luogo grazie ai celebri limoni dolci dell’isola.

Le case colorate di Marina di Corricella e l’atmosfera di un’isola ancora legata alla sua tradizione marinara colpiscono particolarmente l’autore dell’articolo del Guardian, che ne evidenzia il fascino genuino raccontando il legame di Procida con la storia locale, ancora oggi.

Pompei, città eterna in continua scoperta

La visita a Pompei è uno dei momenti più suggestivi del viaggio. Il giornalista osserva come il sito archeologico, sotto la direzione del tedesco Gabriel Zuchtriegel, stia vivendo una nuova fase di scoperta e reinterpretazione.

Vesuvio, Pompei

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Pompei e il Vesuvio sullo sfondo

Accompagnato dall’archeologo Alessandro Russo, il giornalista entra nella Regio IX, una zona in cui si stanno scoprendo affreschi intatti e dettagli inediti della vita quotidiana degli antichi abitanti di Pompei. Racconta di un ritratto di una bambina con uva e melograni, sopravvissuto incredibilmente intatto e visibile oggi grazie alle nuove tecniche di scavo.

Paestum, viaggio nell’antica Grecia

Proseguendo il suo viaggio verso sud, il giornalista del Guardian racconta l’esperienza di Paestum, una città fondata dai Greci e famosa per i suoi imponenti templi e per il museo archeologico.

Qui, il protagonista dell’articolo si sofferma sulla Tomba del Tuffatore, un capolavoro ritrovato nel 1968 che raffigura un giovane che si tuffa da una grande altezza, in quella che potrebbe rappresentare una scena allegorica della morte o della vita.

Tempio Era, Paestum

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Il Tempio di Era nel sito archeologico di Paestum

Il giornalista è affascinato da come Paestum mantenga un’atmosfera antica e intatta, lasciandolo profondamente colpito dall’energia e dal mistero di questi luoghi.

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grotte Notizie Salerno Viaggi viaggiare

È boom di Cavecation, il nuovo trend turistico in Italia

In risposta al caldo torrido e all’estate sempre più rovente, in Italia sta nascendo un nuovo trend turistico: si tratta del Cavecation (da “cave”, grotta, e “vacation”, vacanze), ovvero la tendenza a ricercare l’agognato refrigerio nel cuore della Terra, scendendo nel sottosuolo ed esplorando le grotte dove le temperature si aggirano attorno ai 15 gradi e l’umidità è elevata.

Chi non parte per i Paesi del Nord, infatti, ha ora l’occasione di concedersi una tregua dall’afa estiva presso le Grotte di Pertosa-Auletta, nel Parco nazionale del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni, Patrimonio naturale dell’UNESCO in provincia di Salerno.

Picchi di richieste nelle giornate e nelle ore più calde

Maria Rosaria Carfagna, presidente della Fondazione Mida che gestisce le Grotte di Pertosa-Auletta, ha spiegato che “è un fenomeno che stiamo registrando nell’ultimo mese, con picchi di richieste nelle giornate e nelle ore più calde. Si tratta di un ottimo segnale per il territorio perché conferma la varietà e complementarità della nostra offerta turistica. Infatti, i turisti che affollano in questi mesi la costa cilentana possono prendersi una pausa dal caldo alternativa e scoprire bellezze naturali uniche”.

Le peculiarità delle due Grotte del Cilento

Ovviamente, andare alla scoperta delle Grotte di Pertosa-Auletta, Patrimonio UNESCO, non appaga soltanto il desiderio di fuggire dalla calura incessante ma dona anche un’esperienza incredibile per chi ama la natura e la cultura.

Infatti, vantano ben due particolarità. La prima è la presenza di un fiume sotterraneo perenne, il Negro, unico navigabile in Italia, nel ramo più a sud delle grotte (chiamato Ramo della Sorgente) che torna in superficie all’ingresso. Il nome deriva da “niger”, ovvero buio, scuro, a sottolineare la sua origine nel sottosuolo da un piccolo sifone “a polla”, poiché le acque fuoriescono a pressione dando l’impressione che ribollano.
A  seconda delle stagioni, la porta idrica si aggira tra i 350 e i 600 litri al secondo. Inoltre, recenti ricerche, hanno messo in luce come il torrente (almeno in parte) derivi da una superficiale “perdita” del fiume Tanagro.

Ancora, uniche in Europa, le Grotte di Pertosa-Auletta custodiscono i resti di un villaggio palafitticolo risalente al II millennio a.C. e rappresentano, così, un’inesauribile “miniera” di informazioni sul più antico insediamento della Valle del Tanagro, giunto fino a noi in via eccezionale grazie alle caratteristiche dell’ambiente carsico.

Da segnalare anche il Museo del Suolo (il solo in Italia), inaugurato il 22 aprile 2016, che propone un itinerario dedicato alla conoscenza della terra unico nel suo genere con visite guidate e prenotazione necessaria.
Lungo i 1500 metri quadri di esposizione, i visitatori potranno vivere una straordinaria avventura con i cinque sensi attraverso i vari strati della terra, imparando i processi di formazione dei suoli, i loro rapporti con gli ecosistemi, i paesaggi e le comunità viventi nonché l’interazione con le società umane.

L’offerta del “Chill Ticket”

Alla luce di questa nuova tendenza e per darle maggiore slancio, nella settimana che va dall’11 al 18 agosto 2024 (annunciata dagli esperti come la più calda di tutto l’anno), la fondazione Mida ha previsto l’iniziativa “Chill-ticket” (biglietto rinfrescante): uno sconto speciale per gli ingressi di coppia alle grotte nei giorni in cui le temperature supereranno i 35 gradi.

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Agropoli: viaggio alla scoperta della perla del Cilento

Il solo nome, in qualche modo, evoca bellezza: Agropoli deriva dal greco e significa “città alta”, e non a caso è proprio così che si mostra questo affascinante borgo del Cilento, con il suo centro antico posto su una zona montuosa, che a sua volta sembra tuffarsi nel limpido mare. Sì, Agropoli è una meta molto amata per il turismo balneare, ma in realtà è così bella e ricca di storia che vale la pena visitarla durante tutto l’anno. Anzi, forse in bassa stagione è ancora meglio, perché è più facile comprendere la sua anima colorata e capirne l’autenticità.

Cosa aspettarsi

A prima vista Agropoli pare quasi finta: c’è il verde scintillante del monte su cui sorge il suo centro storico, il blu del mare che incanta all’instante e i colori pastello delle casette antiche che dominano il Golfo di Salerno. La classica immagine da cartolina che in molti potrebbero pensare che sia il frutto di tanti filtri, e invece no, Agropoli è proprio suggestiva di natura.

E poi c’è la storia, tantissima, al punto che passeggiando tra le sue viette si possono scorgere i segni delle varie dominazioni che si sono susseguite, dall’epoca greco-romana, passando per i bizantini, i saraceni fino al potere vescovile. Chiunque sia passato di qua ha avvertito la stessa necessità: Agropoli doveva essere protetta dagli attacchi dei nemici, e per questo vi fu prima costruita una roccaforte, mentre in seguito divenne una cittadella fortificata.

Ma la sua storia non è di certo finita qui, perché dall’Ottocento in poi cominciò ad espandersi al di là del perimetro delle mura medievali. Nonostante questo, però, il suo centro antico è rimasto tale e quale a come era un tempo, e anche una buona parte della cinta muraria.

Situata nel cuore del magnifico Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, offre un mare cristallino in cui sventola fiera la Bandiera Blu, ma anche una gustosissima tradizione enogastronomica.

Cosa vedere

Il viaggio ad Agropoli non può che cominciare dal suo pittoresco centro antico dove si viene subito accolti da una vera peculiarità: occorre percorrere la Salita degli Scaloni, uno dei pochi esempi di salita a gradoni perfettamente conservati, che conduce ad attraversare un maestoso portone seicentesco.

Ci si ritrova poi nel bel mezzo del piccolo borgo che è pregno di vicoli fioriti, scalinate e scorci che, nelle giornate serene, permettono di ammirare persino Capri e Punta della Campanella. Impossibile non notare anche il grazioso porto turistico, specialmente in estate, perché diventa la dimora di tantissime imbarcazioni.

Agropoli, Cilento

Fonte: iStock

Veduta di Agropoli

Tra le attrazioni da non perdere c’è senza ombra di dubbio il Castello di Agropoli che svetta nei cieli dal punto più alto della città. Dalla pianta triangolare e con tre torri circolari, tra le sue mura protegge diversi edifici e una piazza che oggi si trasforma nella sede di interessanti esibizioni teatrali.

Nel corso dei secoli vi passarono personaggi di un certo calibro, come Giuseppe Ungaretti, per esempio, che parlò del borgo di Agropoli nel volume “Mezzogiorno”.

Molto interessante è anche il Palazzo Civico delle Arti, noto anche come Palazzo Cirota. Fu inizialmente costruito e utilizzato come residenza estiva, per poi diventare la sede del museo archeologico cittadino. Oggi, quindi, è il posto ideale per conoscere la ricca storia di Agropoli.

Passeggiando lungo la sinuosa costa di Agropoli, è possibile notare anche alcune torri di avvistamento. Un tempo il loro scopo era quello di difendere il territorio da eventuali attacchi dei nemici, mentre oggi colpiscono per la loro posizione e possente struttura: la Torre di San Marco è di forma circolare e sorge tra il Castello e la torre di Paestum; La Torre di San Francesco è invece quadrangolare e si fa spazio su un promontorio a picco sul mare.

Ci sono poi gli edifici religiosi, come la Chiesa della Madonna di Costantinopoli che sorge su un’altura che si affaccia sul colorato porto turistico. Decisamente interessante è anche la visita al suo interno che porta al cospetto di un bellissimo organo, il pulpito, l’altare, il presbiterio in marmo e una statua della Madonna.

Poi ancora la Chiesa dei S.S. Pietro e Paolo che negli anni è stata sottoposta a numerosi lavori di restauro, che hanno riportato alla luce colonne e reperti d’epoca greco-romana e di età medievale che si possono ammirare anche oggi.

Infine, vale la pena concludere la visita di Agropoli concedendosi una bella passeggiata sul suo prezioso lungomare dedicato a San Marco: è la zona più vivace di tutta la città.

Le spiagge di Agropoli

Se il tempo lo permette, vale assolutamente la pena scoprire anche le spiagge di Agropoli. La prima che vi consigliamo è proprio Spiaggia San Marco, la più grande di tutta la città. Il posto ideale per chi alla bellezza del mare cilentano vuole unire anche un po’ di meritato relax: è una spiaggia morbida perché composta di sabbia, ed anche un lido con diversi stabilimenti balneari e strutture ricreative per bambini. Non mancano hotel, bar, e ristoranti, così come una serie di locali per il divertimento.

Voliamo ora presso la Spiaggia di San Francesco Agropoli, che è collocata subito dopo il bellissimo porto turistico. Le sue caratteristiche sono davvero interessanti: è rocciosa, piccola e uno spot ideale per dimenticarsi del caos cittadino; la si raggiunge solcando un piccolo sentiero che parte dalla Chiesa di San Francesco; vi sorge un peculiare scoglio, dedicato anch’esso a San Francesco, in cui secondo la leggenda un devoto dedicò al frate di Assisi una croce nel bel mezzo del mare, che ancora oggi è proprio lì, mai sovrastata dal mare anche quando ci sono forti mareggiate.

Senza ombra di dubbio, davvero straordinaria è la Baia di Trentova, una piccola isoletta connessa alla costa tramite uno stretto lembo di terra, accarezzata da acque limpide e con fondali bassi e sabbiosi. Isolata dalla città, è un oasi di relax immersa nella natura.

Per ultimo, ma non per bellezza e importanza, la Grotta dell’Elefante, un vero e proprio miracolo della natura che sorge all’estremità della città e raggiungibile solo via mare.

Agropoli, la perla del Cilento

Fonte: Getty Images – Ph: Frank Bienewald

Tutta la bellezza della città di Agropoli
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Campania come la Cappadocia: il festival delle mongolfiere Paestum

Ci sono esperienze da sogno, che restano impresse nel cuore e nella mente per tutta la vita: fare un giro in mongolfiera è una di quelle. La sensazione di volare, di libertà, di poter raggiungere il cielo e quasi di sfiorarlo con un dito, è unica.

Ma non serve partire per la Cappadocia, quell’area interna della Turchia nota per lo spettacolo delle mongolfiere che si liberano nel cielo, per vivere momenti incancellabili infatti basta andare in Campania e, più precisamente, a Paestum dove per nove giorni si tiene il festival delle mongolfiere.

Si tratta della 13esima edizione del Raduno internazionale delle Mongolfiere, che propone un programma ricco e articolato per coinvolgere grandi e piccini. E per regalare momenti indimenticabili.

Il Raduno internazionale delle Mongolfiere in una location da sogno

Paestum è un luogo da sogno, in cui il passato è ancora tangibile in tutta la sua bellezza. Qui si terrà il Raduno internazionale delle Mongolfiere, un festival giunto alla sua 13esima edizione che permetterà a grandi e piccini di vivere l’ebrezza del volo. Le mongolfiere sono mezzi affascinanti, avventurosi e che sembrano permetterci di poter vivere la sensazione di volare da soli e liberi nel cielo. Il mondo diventa quasi a portata di mano, mentre ci si immerge nell’aria.

Sensazioni che si possono provare dal 30 settembre all’8 ottobre proprio nella città campana, dove andrà in scena il festival organizzato dall’associazione Vivere Paestum. Il programma è fitto e prevede la possibilità di partecipare al volo libero o a quello vincolato.

Qual è la differenza tra i due? Il volo libero prevede che le mongolfiere partano dall’area archeologica di Paestum per librarsi nel cielo (secondo quanto spiegato sul sito internet ufficiale dell’evento può variare dai 40 minuti all’ora) e atterrare in un’altra zona. Il volo vincolato, invece, prevede che i partecipanti salgano su mongolfiere ancorate al terreno che si alzano fino a 20 – 25 metri da terra.

Due esperienze diverse, ma comunque emozionanti e che restituiscono la sensazione di poter conquistare il cielo.

Il biglietto d’ingresso per entrare nell’area Villaggio ammonta a 5 euro a partire dai 12 anni, il costo dei voli è spiegato sul sito della manifestazione. Oltre alla possibilità di salire sulle mongolfiere, vi sono in programma anche altre attività come la presenza di artisti di strada, un parco giochi, l’esposizione di prodotti locali e laboratori didattici.

Paestum, cosa vedere nella frazione campana

Paestum è un luogo dal fascino secolare, un posto in cui ammirare il passato in tutta la sua straordinaria bellezza. Frazione del comune Capaccio Paestum, si trova a 30 chilometri a sud di Salerno. Nel passato era una città della Magna Grecia e oggi è un luogo molto amato, che si trova in una delle zone più belle d’Italia.

Tra le cose da visitare c’è senza dubbio il parco archeologico, con i suoi templi, l’anfiteatro e il foro e la possibilità di vedere con i propri occhi il passato e colmarli di meraviglia.

Da non dimenticare le spiagge, ampi lembi di sabbia che si incontrano con il mare e le sue tante sfumature di blu e la torre saracena che si trova in località Torre Licinella.

E poi assaggiare le tante eccellenze enogastronomiche che regala la tradizione culinaria di questi luoghi, per fare un pieno di bontà oltre che di bellezza.

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San Severino di Centola, il suggestivo borgo medievale abbandonato

Nel cuore del Cilento, in provincia di Salerno, resiste ancora, protetto dall’edera e dai ricordi, un piccolo “paese fantasma”, borgo medievale arroccato in posizione strategica, tra due speroni di roccia al di sopra della “Gola del diavolo” scavata dal fiume Mingardo nell’affascinante vallata verde e silenziosa.

Si tratta di San Severino di Centola, dove non è un cliché affermare che il “tempo si è fermato”, cristallizzato in attimi di inizi Novecento, un luogo incantato e insolito da visitare per un’esperienza unica.

La storia del borgo medievale oggi abbandonato

San Severino venne fondato tra il X e l’XI secolo, legato indissolubilmente alla famiglia Sanseverino, la più ricca e potente del Principato di Salerno che lo detenne fino al XV secolo, anche se non è chiaro se il nome derivi dall’illustre casata storica italiana oppure da alcune reliquie del santo qui portate.

Il primo edificio a vedere la luce fu il Castello con la torre longobarda, fortificazione del XI secolo attribuita al cavaliere normanno Turgisto, capostipite della nobile famiglia, e nel corso del tempo, attorno a esso sorsero le case in pietra, la chiesa e due cappelle.

L’abitato, che apparteneva a Camerota e nel 1861 passò a Centola, porta ancora impresse le tracce delle epoche che si susseguirono, quella longobarda, normanna, sveva, angioina e aragonese, fino alla decadenza con l’esilio dei Sanseverino e l’acquisto come feudo da parte di svariate famiglie dal XVII secolo.

Nel 1624, un’epidemia di peste ne decimò la popolazione, visse poi un periodo di splendore nell’Ottocento con crescita demografica e produttiva ma poi venne progressivamente abbondato sul finire del XIX secolo, quando ebbe inizio la costruzione della ferrovia tirrenica e della stazione di Centola-Palinuro-Marina di Camerota alle pendici del piccolo paese: gli abitanti si trasferirono a valle, lasciando le case arroccate di difficile accesso e dando vita all’attuale borgo nuovo di San Severino.

Tuttavia, fino al 1977 alcune famiglie rimasero nell’antico nucleo e la chiesa continuò a essere il punto di riferimento per la comunità.

Una passeggiata al cospetto del passato

Oggi, l’antico borgo si può raggiungere dal lato sud-ovest seguendo una stretta stradina tortuosa e, per lo più, in salita.

Ma ne vale la pena. È un vero tuffo nel passato, una suggestiva passeggiata tra gli edifici che ancora resistono, muta testimonianza della vita che videro scorrere, primo tra tutti il già citato Castello del XI secolo, rimaneggiato nel corso dei secoli e oggetto di restauro nel 2020: oggi sono ben visibili parti dell’abside, della cappella palatina e della navata.

Altrettanto interessante è la Torre longobarda a pianta quadrata, edificata per il controllo dell’unico valico di accesso alla Gola del diavolo e alla Baia della Molpa, tra Palinuro e Marina di Camerota: si possono scorgere i ruderi tra cui una piccola volta a botte.

L’edifico più ampio di San Severino, che con la sua mole si snoda attraverso l’intero borgo, è il Palazzo baronale, risalente al Quattrocento, con tre piani non comunicanti cui l’accesso è possibile soltanto dal livello della via principale.

Ma non è tutto.

Uno sguardo anche alla Chiesa di San Nicola, a unica navata con abside semicircolare, recentemente restaurata e utilizzata per particolari funzioni religiose, e alla Chiesa di Santa Maria degli Angeli, a navata unica con abside pentagonale, il cui campanile a pianta quadrata si presente pressoché intatto.

Infine, un’abitazione ospita il Museo Casa dell’Emigrante Cilentano, tributo a tutti i cilentani che nel Novecento partirono e trovarono lavoro nelle miniere di carbone della Pennsylvania, nonché concreta testimonianza dell’identità e della memoria del territorio grazie a oggetti che ripropongono in maniera fedele la casa del contadino-emigrante.

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Ascea Marina, per un’estate italiana indimenticabile

Il Cilento è un meraviglioso territorio del nostro Paese che occupa l’altrettanto affascinante provincia di Salerno. Una zona di cui è praticamente impossibile non innamorarsi, complici certamente il Parco Nazionale, tutelato dall’Unesco, e l’incanto delle acque azzurre e trasparenti del mar Tirreno che lambiscono località da sogno. Come nel caso di Ascea Marina, uno dei posti più indicati d’Italia per trascorrere un’estate indimenticabile.

Ascea, informazioni utili

Ascea è un grazioso comune della Campania che sorge su una collina a ridosso della propria “Marina”, a circa 235 metri sul livello del mare. Il paese è diviso dal comune di Pisciotta, tramite un fiordo percorso dalla SS 447.

Composta di diverse frazioni e alcune località, è una delle mete cilentane più importanti per il turismo estivo: ha la fortuna di trovarsi al centro della meravigliosa costa del Cilento. Oltre al mare e alla natura incontaminata, ad Ascea si fanno spazio vari siti davvero imperdibili.

Com’è il mare ad Ascea Marina

Quella che attraversa Ascea Marina, ma in realtà Ascea nella sua interezza, è una lunghissima spiaggia sabbiosa: inizia dalla scogliera di Punta del Telegrafo per arrivare fino al Porto di Casal Velino Marina, passando per il preziosissimo territorio di Velia.

Spiaggia di Ascea e mare

Fonte: iStock

Veduta della Spiaggia di Ascea Marina

Sabbia fine e colore dorato, fanno da cornice a un mare pulito e scintillante che a sua volta è incorniciato da macchia mediterranea e da affascinanti ulivi. Uno dei punti più pittoreschi è senza ombra di dubbio Punta del Telegrafo, dove si fanno spazio suggestive calette e insenature nascoste.

Alle spalle ci sono invece Baia d’Argento e Baia della Rondinella, due angoli del Cilento meravigliosi ma raggiungibili esclusivamente via mare. A nord a svettare sono incantevoli dune che da luglio a settembre indossano il loro vestito più bello: fiorisce il giglio di mare, tutelato persino dal divieto di raccolta.

I fondali del mare sono sabbiosi e digradanti, tanto da invitare tutti i villeggianti a nuotare e fare il bagno. La Spiaggia di Ascea Marina in estate è una delle più affollate del Cilento, e anche uno dei luoghi migliori in cui osservare il tramonto, grazie alle mille sfumature calde e all’atmosfera che esorta al relax.

Cosa fare ad Ascea Marina

Tra Ascea ed Ascea Marina le cose da fare sono davvero tantissime. Oltre a un mare meraviglioso, da queste parti prendono vita anche numerosi sentieri che attraversano una natura splendida.

Grazie anche alle frazioni interne di Catona, Terradura e Mandia, si possono intraprendere diversi trekking con difficoltà bassa e più alta.

Il primo che vi consigliamo è il Sentiero degli Innamorati, uno dei più amati del Cilento. Composto quasi esclusivamente di gradoni, è un susseguirsi di viste che tolgono il fiato sul Golfo di Velia e Punta del Telegrafo, fino ad avvistare anche Capo Palinuro.

Lungo circa 2 chilometri, passo dopo passo permette di immergersi nella macchia mediterranea che caratterizza la zona e di cui si può godere grazie alla presenza di 12 passerelle e 8 piattaforme in legno.

Molto bello è anche il Sentiero Aurella, chiamato pure Sentiero dell’Aurella, che connette Ascea Marina con il paese di Ascea. Anche in questo caso c’è una vista emozionante sul Golfo di Velia. Lungo solo 1 chilometro e poco più, ha una pendenza media che supera l’11%.

Golfo di Velia, Ascea Marina

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Il Golfo di Velia al tramonto

Tra i più incredibili tragitti da percorre in zona c’è anche quello che va da Ascea a Catona. Chiamato Sentiero 824, attraversa il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni passando per il suggestivo Monte del Carmelo. Una cima in cui a colpire il visitatore è la presenza di uno dei sette santuari mariani del Cilento, quello dedicato alla Madonna Beata Vergine Maria del Carmelo. Lungo approssimativamente 5 chilometri, mette di fronte a un dislivello totale è di circa 500 metri.

Cosa vedere in zona

Mare da sogno e sentieri in mezzo alla natura non sono le uniche cose da fare nella zona di Ascea Marina. Da non perdere, per esempio, è il Parco Archeologico di Elea – Velia che è localizzato in contrada Piana di Velia. Velia era il nome della città per i romani, mentre Elea lo era per i greci e, senza ombra di dubbio, è uno dei gioielli del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano.

Da queste parti è ancora possibile osservare quel che rimane di mura del IV sec. a.C., un Criptoportico di età augustea (inizio I sec. d.C.) e le Terme Adrianee (II sec. d.C.). Sono poi presenti due chiesette sull’acropoli, la Cappella Palatina e la Chiesa di Santa Maria, in cui sono esposti diversi  reperti come epigrafi, sculture, oggetti fittili e metallici.

Bellissima è anche la Torre di Velia, un complesso turistico che regala un panorama che si specchia direttamente sul mare. Risale al 500 a.C. e possiede uno stile informale, rivolto alla salvaguardia dell’ambiente e della natura circostante.

Poi ancora il Museo del Paradosso che è situato a circa due chilometri dall’area archeologica di Elea-Velia ed ospitato all’interno del Palazzo Alario. Contiene opere di artisti minorenni ispirate al tema del paradosso e della paradossalità in generale.

Poi ancora le piccole frazioni come Cantona che si trova immersa tra ulivi secolari e castagneti. Il panorama ammirabile da qui è stupendo e spazia su tutta la Piana e del Golfo di Velia. Molto interessanti sono anche il Santuario della Madonna del Carmine, la cui prima notizia risale al 1735, la Chiesa di San Nicola e i vicoli del centro che conservano intatta la struttura urbanistica medievale.

Vale la pena fare un salto anche a Mandia che sorge su una collina che si innalza fino a 510 metri sul livello del mare. Circondata dal verde della macchia mediterranea e degli olivi secolari di alto fusto, è puntellata anche di diverse sorgenti, a monte e a valle, dalle acque da sempre potabili.

Infine Terradura, un borgo grazioso, piccolo e antico che è nato intorno alla chiesetta parrocchiale di San Michele arcangelo. Tra vicoli, scorci e stradine, meritano una visita anche la Chiesa di Santa Sofia, il settecentesco Palazzo Falcone e le antiche cantine.

Ascea Marina è un mix di mare da sogno, natura che invita al relax e siti storici ancora autentici: una meta perfetta per l’estate (e non solo).

Sito archeologico Elia-Velia

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In una città italiana è avvenuta una scoperta che “cambierà la storia”

Nel 2019, lungo le mura di una meravigliosa e antica città italiana, è stato scoperto un sontuoso e prezioso santuario. Nel corso degli anni i lavori di ricerca sono continuati, e in questi gironi hanno riportato alla luce tesori di vero pregio.

Nuove scoperte nel tempietto di Paestum

Ci troviamo a Paestum, un’antica città della Magna Grecia in provincia di Salerno dove, grazie ai lavori messi in atto per riportare alle luce un santuario scoperto nel 2019, stanno emergendo incredibili sorprese.

In questi giorni, grazie al al lavoro di una squadra di archeologi coordinata da Francesco Mele, sono stati fatti molti ritrovamenti preziosi come un basamento in pietra con tanto di gradini d’accesso e la delimitazione della cella che ospitava la divinità. Poi ancora le decorazioni in terracotta colorata del tetto che presentano persino dei gocciolatoi a forma di leone.

Tantissimi sono anche gli ex voto che sono ritornati in superficie, ma a colpire più di altri è stato senza dubbio un eros a cavallo di un delfino, un’immagine che potrebbe rimandare al mitico Poseidone, il dio del mare che ha dato il nome a questa antica e magnifica città.

Ma non è finita qui, perché gli scavi hanno reso possibile il ritrovamento anche di una gorgone, di un’Afrodite e ben sette teste di toro. Se vi state chiedendo perché dal 2019 tutti questi tesori sono emersi solo oggi la risposta è molto semplice: questi lavori furono in realtà avvitati nel 2020, per poi essere bloccati dalla pandemia e quindi ripresi solo da qualche mese.

Le dichiarazioni degli addetti ai lavori

Tiziana D’Angelo, direttrice del Parco Archeologico di Paestum e Velia, ha dichiarato all’ANSA che questo è uno scavo che promette di “cambiare la storia conosciuta dell’antica Poseidonia”.

Una scoperta davvero unica e che “accende una luce molto interessante sulla vita religiosa antica”, come ha dichiaro dg musei Massimo Osanna ricordando che le ricerche archeologiche fatte a Paestum negli anni ’50 intorno ai templi maggiori non furono scientificamente documentate.

Mentre D’Angelo, sempre all’agenzia ANSA, ha sottolineato che: “Quello che oggi ci troviamo davanti è il momento in cui il santuario, per motivi ancora tutti da chiarire, viene abbandonato, tra la fine del II e l’inizio del I sec. a C”.

Cosa dimostrano le analisi

Le analisi condotte fino a questo momento hanno dimostrato che le decorazioni risalgono al primo quarto del V secolo a C., quando nella colonia greca erano già stati costruiti alcuni dei più importanti edifici come il tempio di Hera e quello di Atena.

In riferimento al tempietto, Gabriel Zuchtriegel, ex direttore di Paestum e oggi alla guida di Pompei, ha invece fatto sapere che: “È il più piccolo tempio periptero dorico che conosciamo prima dell’età ellenistica, il primo edificio che a Paestum esprime pienamente il canone dorico. Quasi un modello in piccolo del grande tempio di Nettuno“.

Assolutamente eccezionale però è anche la distesa di oggetti da poco rinvenuta: sono dei piccoli ma preziosi capolavori di artigianato. Insomma, come ha dichiarato la direttrice del parco sempre all’ANSA, Paestum è :”Ogni giorno una sorpresa”.