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Come in una fiaba: la grotta delle meraviglie tra la natura italiana

Il mondo che abitiamo non smette mai di stupirci perché è pieno di meraviglie che incantano e sorprendono. E per scoprire la grande bellezza che ha messo in scena Madre Natura, e che poi è stata preservata e valorizzata dall’uomo, non abbiamo bisogno per forza di recarci dall’altra parte del globo, perché alcune di queste sono legate in maniera indissolubile al nostro territorio. Come le Cascate del Varone e quella grotta delle meraviglie che sembra uscita da un libro di fiabe.

Ci troviamo a Tenno, nei pressi di Riva del Garda. È qui che è conservato alla stregua di un tesoro prezioso uno dei luoghi più straordinari, affascinanti e suggestivi di tutto il Trentino Alto Adige. Non è un caso che proprio qui ogni anno giungono migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo per ammirare e attraversare l’incantevole paesaggio che si apre davanti agli occhi.

Tappa imprescindibile di un viaggio in Trentino, nonché principale attrazioni naturale dell’Alto Garda, le cascate sono inserite all’interno del contesto paesaggistico del Parco Grotta Cascata Varone, un luogo intriso di fascino e magia dove è possibile ammirare tutta la grandiosità della natura. Pronti a partire?

Cascate del Varone

Cascate del Varone

Le Cascate del Varone

Situate a tre chilometri da Riva del Garda, queste cascate sono delle vere e proprie celebrità in tutta la regione da secoli. Già nel 1800, infatti, scrittori, poeti e uomini illustri amavano visitare questo microcosmo romantico e misterioso fatto di antri scuri e vorticosi zampilli d’acqua e giochi di luci e ombre.

Lo scrittore e saggista tedesco Thomas Mann ha descritto la grande bellezza di questo luogo, visitato durante una vacanza sul Lago di Garda, nel suo libro La montagna incantata durante. Una bellezza che ha incantato anche altri come Gabriele D’Annunzio, il principe Umberto II e Franz Kafka. Perché in effetti, guardando la cascate che irrompono in un paesaggio selvaggio e idilliaco, è impossibile non innamorarsi.

Con una maestosa altezza di 100 metri, le cascate sono originate dal torrente Magnone e alimentate dalle perdite sotterranee del lago di Tenno. Per osservare la discesa dell’acqua, in tutta la sua grandiosità, è possibile addentrarsi nella gola attraversando la passerella inaugurata il 20 giugno del 1874 Re di Sassonia, Giovanni, ed il Principe Nicola di Montenegro.

Cascate del Varone

Cascate del Varone

La grotta delle meraviglie

Quello che oggi è l’ingresso del Parco Grotta Cascata Varone è stato progettato dall’architetto Maroni, lo stesso che ha firmato il progetto del Vittoriale, la villa a Gardone di Gabriele D’Annunzio.

Diventata simbolo e orgoglio dei cittadini del territorio, la grotta delle meraviglie si apre agli occhi di chi guarda con un tripudio di elementi naturali e acquatici. Tra piccoli sentieri e ponticelli che attraversano zone di luce e di ombre, si arriva alla Grotta Inferiore dove si ammira l’ultima parte della cascata che conclude la sua grandiosa caduta.

Salendo i 115 scalini che collegano le diverse parti della grotta, è possibile arrivare alla parte superiore dove tutto ha inizio, dove la cascata fa il suo salto. Per arrivare fin lì occorre addentrarsi nelle viscere della montagna attraversando un tunnel lungo 15 metri che conduce nella zona più suggestiva di tutto il parco.

Tra la Grotta Inferiore e quella Superiore, però, un altro paesaggio idilliaco si apre davanti agli occhi dei visitatori, un Parco Botanico dove le piante mediterranee e gli arbusti di alta montagna convivono insieme a palme, jukke, cipressi e oleandri.

Visitare il Parco Grotta Cascata Varone, quindi, è una vera e propria esperienza straordinaria che permette di entrare in contatto con la natura autentica e vivere il perfetto equilibrio tra acqua, natura e architetture naturali.

Cascate del Varone

Cascate del Varone

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Santo Stefano Rotondo, il tempio della perfezione

È nella bellezza delle sue linee rotonde, nella sinuosità dei suoi archi e negli incantevoli affreschi che custodisce al suo interno che si nasconde la vera perfezione della Basilica di Santo Stefano Rotondo, uno dei più antichi tempi cristiani. Nel cuore di Roma sorge questa incredibile chiesa a pianta circolare, che ancora oggi suscita grande meraviglia.

Santo Stefano Rotondo, nel cuore di Roma

Arte, architettura e storia si intrecciano amabilmente, tra le ampie arcate e i portici della Basilica di Santo Stefano Rotondo: è a due passi dal Colosseo, dove le mille bellezze della Città Eterna tornano a rivivere ogni giorno, che possiamo ammirare un vero capolavoro. È, questa, una delle più antiche chiese della cristianità e luogo di grande spiritualità, che ne pervade ogni singolo mattone. Eretta nel V secolo, probabilmente per volere di Papa Leone I, sin dall’inizio è nata come tempio di perfezione. La sua pianta circolare è simbolo di totalità e armonia, richiamo della meraviglia cosmica e dell’ordine della creazione.

Dal punto di vista architettonico, Santo Stefano Rotondo rientra nel periodo di massimo fulgore dello stile paleocristiano romano, che si rifà, proprio nelle linee rotonde, alla splendida Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Il progetto originale era sicuramente molto ambizioso: i tre cerchi concentrici che costituivano la sua pianta erano divisi da imponenti colonne architravate, e al loro interno avevano volte a botte e numerosi spazi riccamente decorati. Lastre di marmo rivestivano pavimenti e, in alcuni casi, persino le pareti, mentre il tetto era sorretto da travi in legno.

Santo Stefano Rotondo

Santo Stefano Rotondo, la pianta circolare

La storia della Basilica di Santo Stefano Rotondo

Nei secoli successivi, la Basilica ha subito numerosi interventi che l’hanno portata al suo splendore attuale. Pregiati mosaici e affreschi stupendi hanno trovato pian piano luogo tra le mura di Santo Stefano Rotondo. E tra i suoi arredi più celebri spicca la “Sedia di Gregorio Magno”, un antico sedile in marmo di epoca romana, che secondo tradizione veniva impiegato dal pontefice per pronunciare le sue omelie. Ma il periodo più buio era dietro l’angolo, e si è manifestato con ripetuti saccheggi che hanno spogliato la chiesa delle sue ricchezze – e della sua bellezza incredibile.

Privata di tutto ciò che aveva più pregio e lasciata nell’incuria più totale, la Basilica ha vissuto un primo ritorno di gloria attorno al 1100, quando Papa Innocenzo II ha ordinato la creazione del suggestivo porticato d’ingresso a cinque arcate che ancora oggi possiamo ammirare prima di entrare nella chiesa. E ancora qualche secolo più avanti ha avuto inizio un’importante opera di restauro affidata alle mani esperte dell’architetto fiorentino Bernardo Rossellino. Negli ultimi decenni, Santo Stefano Rotondo è diventato luogo di importanti scavi archeologici che hanno riportato alla luce splendidi manufatti. E i restauri non hanno ancora avuto fine: riportare la Basilica alla sua antica bellezza è l’obiettivo ultimo, preservandone al contempo la storia.

Santo Stefano Rotondo

Il portico di Santo Stefano Rotondo

Santo Stefano Rotondo, tra simbologia e misteri

Se la forma rotonda di questa splendida chiesa di Roma richiama un’antica simbologia che sembra permeare l’intero edificio, Santo Stefano Rotondo è anche luogo di misteri incredibili. Sulle sue pareti vi sono affreschi che suscitano soggezione e un pizzico di orrore, rappresentando con crudeltà tutti i modi in cui un uomo può essere martirizzato. Si tratta del ciclo del Pomarancio, che include ben 34 scene di martirio con terrificanti punizioni in grado di generare più di un brivido freddo. Lo scopo? Mettere in guardia dai pericoli che si possono incontrare lungo il cammino, un monito a dir poco terrorizzante.

Santo Stefano Rotondo

Santo Stefano Rotondo, gli affreschi

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I giardini dell’Eden esistono e si trovano in Italia

Il mondo che abitiamo non smette mai di stupirci perché è pieno di meraviglie che incantano, stupiscono e inebriano i sensi come il giardino botanico André Heller, paragonabile per bellezza e sontuosità solo a quello dell’Eden.

Ci troviamo a Gardone Riviera, in provincia di Brescia, nella splendida cornice del lago di Garda. È qui che un terreno ospitante specie botaniche provenienti da tutto il mondo si snoda per oltre 10000 metri quadrati. Una collezione ricchissima che trasforma questo giardino in un microcosmo prezioso tutto da scoprire.

Il complesso ecologico che si incastona perfettamente nella natura del territorio e la presenza di una raccolta eccezionale rende questo luogo un unicum in Italia.

Giardino botanico André Heller

Giardino botanico André Heller

Il giardino botanico André Heller

È un giro nel mondo fuori dall’ordinario quello che si può fare all’interno del giardino botanico André Heller attraverso l’osservazione delle specie botaniche presenti, provenienti da ogni parte del globo, dalle Alpi all’Himalaya, dal Mato Grosso alla Nuova Zelanda, passando per il Giappone, l’Australia, il Canada e l’Africa.

A rendere ancora più straordinario questo luogo nella sua totalità è il fatto che ogni specie presente è sapientemente collocata nel suo ambiente naturale. Il risultato è un giardino delle meraviglie che si snoda in diverse sezioni che però risultato continuative e perfettamente comunicanti tra di loro.

È possibile camminare tra ruscelli e cascate, ammirare laghetti e stagni, e poi ancora piccole colline in pietra e muri ricoperti da edere. La natura, che regna incontrastata, fa da cornice alle strutture artificiali create all’interno del giardino: sculture straordinarie e scenografie suggestive ricreano un eden sontuoso che incanta.

Quello di André Heller è un vero e proprio universo a sé che coniuga perfettamente natura e arte, dove convive armoniosamente la presenza dell’uomo e quella di tutte le creature viventi che lo popolano.

Giardino botanico André Heller

Giardino botanico André Heller

C’era una volta un giardino

La nascita di questo piccolo paradiso terrestre, che mette in scena uno spettacolo straordinario, è da attribuirsi ad Arturo Hruska, medico dentista di origine cecoslovacca, nonché naturalista e botanico. Quando dall’Austria l’uomo si trasferì a a Gardone Riviera rimase estasiato dalla bellezza del lago e dallo scenario che si manifestò davanti ai suoi occhi.

Così nel 1901 scelse di acquistare un terreno terrazzato sul versante del Monte Lavinio per creare il suo vigneto. Ma ben presto quella terra si trasformò in un giardino botanico incastonato nella magica cornice del Lago di Garda e della sua vegetazione lussureggiante.

Dal 1989, il giardino botanico di Gardone Riviera è passato nelle mani di del poeta e artista austriaco André Heller che oggi ne è custode. Sotto la sua gestione il terreno si è trasformato in un complesso ecologico e artistico che ospita oltre 3000 piante proveniente da tutto il mondo e moltissime opere d’arte di artisti di fama internazionale.

Il risultato, oggi, è quello di monumento paesaggistico e naturalistico dove l’opera dell’uomo si integra perfettamente con le meraviglie che appartengono alla terra.

Il Giardino botanico André Heller, situato proprio nel cuore di Gardone Riviera, è aperto tutti i giorni da marzo a ottobre, dalle ore 9 alle ore 19.

Giardino botanico André Heller

Giardino botanico André Heller

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La necropoli scavata nella roccia a strapiombo sui canyon

Il nostro Paese non smette mai di stupirci perché è pieno di meraviglie. Alcune di queste portano la firma di Madre Natura, altre sono state costruite dall’uomo nel corso dei secoli e raccontano una storia straordinaria che appartiene alla nostra umanità. E poi ci sono quelle che rappresentano il perfetto equilibrio tra ciò che ha fatto l’uomo e che la natura ha preservato, come Pantalica, la necropoli rupestre costruita sull’altopiano a strapiombo sulla valle dell’Anapo.

Un luogo dall’immensa importanza naturalistica e archeologica che appartiene, orgogliosamente, al nostro BelPaese. La necropoli di Pantalica, infatti, è situata sopra la valle dell’Anapo, a Siracusa.

Non sono solo la storia che conserva e l’alto valore archeologico che possiede che rendono questo sito oggi un vero e proprio gioiello italiano, ma anche il suo contributo paesaggistico che trasforma tutto in un’atmosfera surreale, misteriosa e quasi magica.

Necropoli di Pantalica

Necropoli di Pantalica

C’era una volta una necropoli

Sono in molti a credere che quelle grotte scavate nella roccia, a strapiombo sulla valle dell’Anapo, in tempo costituissero l’antica Hybla, il regno siculo che fiorì tra il XIII e il VIII secolo a.C., quello che è certo è che il paesaggio unico e straordinario che la presenza della necropoli crea, lo rende uno dei più belli e importanti luoghi protostorici siciliani.

La storia, la natura e l’archeologica qui si fondono in una meraviglia visiva che incanta il mondo interno, anche se la località di Pantalica è ancora estranea al turismo di massa. Questo però non l’ha certo fatta passare inosservata, al punto tale che nel 2005 è stata inserita all’interno dell’elenco della lista dei siti del Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Un riconoscimento che non stupisce dato che, trovarsi davanti a questo scenario, può lasciare senza fiato. Scavate nella roccia ci sono tante piccole fessure più o meno profonde: sono le tombe che si snodano per quasi 5 chilometri di perimetro e sono più di 5000.

Questo grande numero di tombe rende la necropoli di Pantalica una delle più grandi di tutta Europa. Le piccole grotte che sembrano essere tanti occhi che si affacciano sulla natura selvaggia e incontaminata Valle dell’Anapo, costituiscono ben 5 necropoli che risalgano al periodo che va dal XIII all’VIII secolo a.C. All’interno di queste sono stati rinvenuti molti oggetti di bronzo ora conservati all’interno del Museo Archeologico Paolo Orsi di Siracusa.

Necropoli di Pantalica

Necropoli di Pantalica

Pantalica: tra archeologia e natura

A rendere ancora più suggestivo il panorama che si presenta davanti agli occhi di chi guarda è la natura lussureggiante nella quale la necropoli è immersa. Le necropoli scavate nella roccia, infatti, si affacciano a strapiombo sui territori di Ferla, Cassaro e Sortino dove scorrono i fiumi Anapo e Calcinara tra i canyon della zona.

Pantalica è una riserva naturale straordinaria caratterizzata da acque limpide che attraversano la natura rigogliosa e lussureggiante che si estende tutto interno. Proprio i corsi d’acqua, col tempo, hanno eroso le rocce calcaree creando i canyon profondi e suggestivi che rendono il paesaggio magico e surreale, straordinariamente unico.

Raggiungere questo luogo permette alle persone di entrare in contatto con un pezzo si storia dell’interna umanità, ma anche di conoscere la Sicilia più autentica e selvaggia lontana dal turismo di massa.

riserva naturale orientata Pantalica, Valle dell'Anapo e Torrente Cava Grande

Riserva naturale orientata Pantalica, Valle dell’Anapo e Torrente Cava Grande

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Lauwersmeer: a caccia di stelle in Olanda

Non c’è niente di più magico di un cielo stellato. Pensare di poter viaggiare seguendo quei puntini luminosi che brillano sopra le nostre teste non è più un desiderio collegato solo ed esclusivamente all’immaginario favolistico o a quello onirico. Ce lo insegnano tutti quei luoghi che promuovono l’assenza dell’inquinamento luminoso e che ci permettono di godere delle visioni più straordinarie di sempre.

Le stesse che hanno incantato pittori, scrittori, poeti e artisti e che ora ci meravigliano, diventando le attrazioni principali dei viaggi che organizziamo durante le nostre stagioni preferite.

È sempre più comune, infatti, il desiderio di mettersi in viaggio alla ricerca dei cieli stellati più belli del mondo, quelli dove le stelle e i pianeti sono i grandi protagonisti, quelli come il Parco Nazionale del Lauwersmeer, il più scuro, magico e affascinante Dark Sky Park in Europa.

Parco Nazionale del Lauwersmeer

Parco Nazionale del Lauwersmeer

Meraviglioso di giorno, magico di notte: Parco Nazionale del Lauwersmeer

Esiste un luogo di incantevole bellezza, vicino al mare di Wadden, dove viaggiatori di tutto il mondo possono ritrovare quel contatto autentico e primordiale con la natura. Stiamo parlando del Parco Nazionale del Lauwersmeer, un gioiello prezioso che si snoda sul confine  tra le province della Frisia e di Groninga.

Sono 6000 gli ettari che contraddistinguono questo eden della natura dove vive un’enorme varietà di uccelli, dove trovano rifugio tantissime specie di flora e fauna, lì tra corsi d’acqua, prati selvatici, distese infinite di orchidee e canne alte e lussureggianti.

E se il parco è una vera e propria meraviglia di giorno, è quando cala la notte che sprigiona tutta la sua magia. Quando il sole saluta gli abitanti del parco, gli animali notturni escono dai loro rifugi e, silenziosamente, passeggiano nel buio. Ma non sono soli: a guidarli ci sono le stelle che brillano e che squarciano l’oscurità.

Parco Nazionale del Lauwersmeer

Parco Nazionale del Lauwersmeer

Il Dark Sky Park in Olanda

I luoghi privi di inquinamento luminoso, in Europa, sono rari e per questo ancora più apprezzati dagli amanti dell’Astroturismo. Stiamo parlando dei Dark Sky Park, parchi e riserve che assicurano che la natura non venga disturbata dalle luci artificiali e venga preservata tutta la sua bellezza.

Il Parco Nazionale del Lauwersmeer, con il suo titolo di Dark Sky Park, rientra tra questi. Una presenza eccezionale e un vanto per l’Olanda, dato che il Paese è tra i primi posti per il più alto livello di inquinamento luminoso al mondo.

E invece Lauwersmeer è un vero tesoro prezioso, perché quando il sole tramonta, succede qualcosa di meraviglioso. La natura sembra sprofondare nell’oscurità più intensa che però non fa paura, perché basta alzare gli occhi al cielo per trovare la bussola, per ritrovare la strada inseguendo le stelle.

Il Dark Sky Park di Lauwersmeer è considerato uno dei luoghi più bui della terra dove poter scoprire e riscoprire la natura nel silenzio e nella tranquillità assoluta, interrotta solo dal risveglio degli animali notturni. La caccia alle stelle ha inizio quando arriva il crepuscolo, ma il firmamento è così fitto e popolato che sarà facile perdere velocemente il conto.

Parco Nazionale del Lauwersmeer

Parco Nazionale del Lauwersmeer

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Come in una fiaba: il sogno d’oriente in Italia

Esiste un luogo di incredibile bellezza nel nostro Paese, così bello da non sembrare neanche vero. Un gioiello che manifesta tutto il splendore negli esterni lussuosi e negli interni che si palesano in un caleidoscopio di colori, un capolavoro architettonico in stile moresco che rappresenta il più bel grande sogno d’Oriente mai realizzato in Italia. Stiamo parlando del Castello di Sammezzano.

Situato nel comune di Reggello, in provincia di Firenze, questo capolavoro di architettura orientalista è uno dei luoghi più affascinanti del nostro Paese. Circondato un suggestivo giardino, nel Valdarno, il castello è stato inserito tra i Luoghi del Cuore Fai.

Un bene prezioso da recuperare e salvaguardare che racconta una storia fatta di sogni grandiosi realizzati proprio nel nostro Paese, un sogno che però oggi sembra sempre meno accessibile da tutti.

Castello di Sammezzano

Castello di Sammezzano

Castello di Sammezzano, una bellezza fragile

Il Castello di Sammezzano è una bellezza fragile, così lo ha definito il Comitato per i duecento anni dalla nascita del Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona. L’edificio, infatti, non è attualmente accessibile e la sua grandiosa maestosità è contemplabile solo dall’esterno o dalle foto oggi diffuse sul web.

Quello di Sammezzano sembra un castello delle fiabe che ricorda la straordinaria Alhambra di Granada perché da quella prende ispirazione. Un sogno realizzato dal marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, su suo progetto e finanziamento.

Edificato tra il 1853 e il 1889, su una preesistente grande fattoria del 1605 , questo gioiello orientale ospita 365 stanze decorate in stile moresco, ognuna delle quali è dedicata a ogni giorno dell’anno. Dopo la morte di Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, che dedicò la sua intera vita a perfezionare l’edificio in cui visse per più di 40 anni, il castello fu lasciato in stato di abbandono.

Dopo essere diventato oggetto di saccheggio durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale è stato trasformato in un hotel di lusso fino agli anni ’90 per poi passare nelle mani di un’azienda inglese. Nuovamente abbandonato, a causa degli alti costi di manutenzione, il Castello di Sammezzano è diventato il simbolo di una fragile e infinita bellezza da preservare.

Castello di Sammezzano

Castello di Sammezzano

Un sogno a occhi aperti: gli interni del Castello di Sammezzano

Le istantanee che immortalano gli interni del castello rappresentano le testimonianze di quel sogno orientale mai dimenticato. Anche l’accesso alla struttura è pressoché impossibile al momento, ma attraverso le fotografie a nostra disposizione possiamo godere dei frammenti di quella grande bellezza. La stessa che contraddistingue in maniera univoca la sala dei Pavoni – Peacock Room -, il grande ambiente nel quale il padrone di casa intratteneva gli ospiti.

Stucchi e maioliche in stile moresco che caratterizzano la regale stanza, non sono altro che il preludio della meraviglia che che si snoda per il resto del castello.

Tutto intorno all’imponente struttura del Regello, c’è un meraviglioso parco lussureggiante nel quale campeggiano maestose sequoia che arrivano a sfiorare i 50 metri d’altezza.

La bellezza straordinaria dell’edificio lo ha trasformato, col tempo, in un sogno quasi proibito, nonché in un luogo di grande ispirazione per i registi cinematografici. Gli esterni, così come gli interni mozzafiato, sono apparsi in diversi i film romantici e sognanti, proprio come l’edificio. Tra i più famosi ricordiamo Finalmente… le mille e una notte di Antonio Margheriti, Il fiore delle mille e una notte di Pier Paolo Pasolini e il più recente Il racconto dei racconti – Tale of Tales.

Castello di Sammezzano

Castello di Sammezzano

 

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Tra romantici canali e casette di legno: la città che sembra una fiaba

Le meraviglie che appartengono al mondo che abitiamo, siano esse create dall’uomo o da Madre Natura, ci spingono a organizzare, stagione dopo stagione, nuove e inedite avventure di viaggio. Le capitali d’Europa rientrano sicuramente tra quelle mete che capeggiano le nostre travel wish list, ma non sono le uniche. Spesso, infatti, sono accompagnate anche da destinazioni meno famose, ma sorprendentemente straordinarie.

E questo è il caso della cittadina di Lübbenau, la stessa che il poeta Theodor Fontane ha definito la capitale segreta della Spreewald. Anche se segreta non lo è più dato che sono molte le persone che si recano in questo posto incantato e ci tornano ogni volta che possono. Perché la sua atmosfera è così magica che si ha come l’impressione di trovarsi all’interno di una fiaba.

Lübbenau, come in una fiaba

Situata nella regione paludosa della Spreewald, nello stato di Brandeburgo, Lübbenau è un sogno a occhi aperti, un angolo di pace e tranquillità, di splendidi scorci e romantiche visioni offerte da una lussureggiante e straordinaria natura che domina tutto intorno.

Spreewald

Spreewald

Situata a circa 80 chilometri da Berlino, e raggiungibile in auto o in treno, la cittadina tedesca è diventata la meta ideale di vacanze e gite fuori porta all’insegna della bellezza. Qui le giornate scorrono lente, mentre il sole splende in alto nel cielo illuminando la fitta e selvaggia foresta che si snoda tra i villaggi del territorio.

Lübbenau è conosciuta anche come la città dei punt, le tipiche imbarcazioni a remi che si trovano sui piccoli corsi d’acqua che si snodano nel cuore della foresta di Spreewald. È proprio a bordo dei punt che è possibile andare alla scoperta della rigogliosa vegetazione che caratterizza tutta l’area boschiva, una biosfera protetta dall’UNESCO che ricorda le ambientazioni delle fiabe dei fratelli Grimm.

Lübbenau: cosa fare e cosa vedere

Lübbenau, la sua natura rigogliosa e i caratteristici edifici che si affacciano sui corsi d’acqua, è il perfetto punto di partenza per scoprire l’intera Spreewald. Diventata biosfera nel 1991, la zona ospita una vegetazione ricca e variegata che comprende quasi 2000 esemplari differenti tra flora e fauna.

Lübbenau

Lübbenau

Le origini di Lübbenau e degli altri villaggi costruiti ai margini della foresta risalgono al basso medioevo, così come la costruzione delle cinta murarie. Le comunità sviluppatesi lungo i corsi d’acqua sopravvivevano soprattutto grazie alle attività di artigianato, e tessitura del lino. Oggi sono poche le realtà ancora che testimoniano il passato di questo territorio, ma mantenere il paesaggio incontaminato e preservare le tradizioni antiche è una priorità di tutti gli abitanti.

Lübbenau oggi è il perfetto punto di partenza per scoprire queste storie, per esplorare la biosfera dell’Unesco e per vivere un’esperienza straordinaria. Un’avventura che passa per romantiche gite sui canali e corsi d’acqua, organizzate dai numerosi traghettatori del luogo, che permettono di raggiungere gli altri villaggi, ma anche per le passeggiate al porto, con le sue tipiche imbarcazioni, e per il suggestivo e delizioso centro storico.

Se siete amanti dei tour su due ruote, allora, potete esplorare i villaggi vicino a Lübbenaua a suon di pedalate immerse nel verde.

Lübbenau

Lübbenau

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Il luogo più romantico del mondo è un tunnel incantato immerso nella natura

Ci sono dei luoghi che sembrano creati appositamente per incantarci, come se fossero delle destinazioni turistiche da raggiungere per celebrare la bellezza, l’amore e il romanticismo. E invece, in molti casi, si tratta di una serie di combinazioni casuali che hanno lasciato sì che la natura regnasse sovrana creando paesaggi di immensa bellezza, come nel caso del Tunnel dell’Amore in Ucraina.

Un luogo che sembra uscito da uno dei film più romantici di sempre o da una fiaba a lieto fine, proprio come quelle che piacciono a noi. Un tunnel, interamente ricoperto da rami, foglie e cespugli che crea un’atmosfera incanta e fiabesca. Un piccolo eden dell’amore che, col tempo, di è trasformata in un luogo dove incontrarsi e scambiarsi promesse di amore eterno.

Ucraina: il Tunnel dell’Amore

Quello che è stato ribattezzato come il Tunnel dell’Amore (Tunel Kokhannya), in realtà, è un vecchio binario dismesso dove un tempo, neanche troppo tempo fa, si muoveva sui binari un treno che trasportava il legno in una fabbrica di Klevan. Con gli anni, la sua funzione originaria, è venuta meno e questo tratto di ferrovia è stato abbandonato.

Lungo circa 5 km, il tunnel oggi è considerato uno dei luoghi più romantici dell’Ucraina e forse del mondo intero. E basta guardare le istantanee immortalate dai fotografi e dai viaggiatori di tutto il mondo per comprendere tutto il fascino che si nasconde dietro a questo luogo suggestivo.

Anche se situato al di fuori dei sentieri turistici più battuti, il Tunnel dell’Amore non smette di essere un richiamo per gli innamorati del mondo. Non solo per la sua bellezza, ma anche per le storie e le leggende romantiche che sono state tramante per anni.

Oggi l’usanza è proprio quella di recarsi qui, insieme alla propria dolce metà, per esprimere un desiderio d’amore che poi si avvererà.

Come in una fiaba: tra storie e leggende

Quello che si palesa davanti agli occhi dei visitatori come un bosco incantato, in realtà è un fenomeno botanico che si può spiegare proprio grazie alle origini di questo tunnel. Il passaggio regolare del treno, per molti anni, in questa fitta boscaglia ha creato un un sentiero a forma di arco immerso nel verde.

Se nel primo tratto del Tunnel dell’Amore, questo paesaggio sembra piuttosto lineare, proseguendo si vede come, invece, la natura abbia preso il sopravvento in maniera selvaggia e bellissima.

La versione più romantica e suggestiva della nascita di questo tunnel è fatta risalire alla storia d’amore di due ragazzi che si è consumata nello scorso secolo. Un ingegnere polacco di Orživ, giunto qui per lavoro, si innamorò perdutamente di una ragazza di Klevan, ma il loro grande amore era ostacolato dai genitori di lei che non approvavano la relazione. Così, approfittando delle sue abili doti, il giovane fece costruire una piccola rete ferroviaria che collegasse Orživ e Klevan. Il Tunnel dell’Amore, appunto, che divenne il loro nascondiglio segreto.

L’altra storia, quella reale e meno romantica, anche se non del tutto accreditata, vuole che la costruzione della galleria immersa nella natura sia stata una scelta strategica per nascondere gli spostamenti tra un villaggio e l’altro agli occhi delle basi militari del territorio circostante.

Indipendentemente dalla versione in cui sceglie di credere, il Tunnel dell’Amore resta uno dei luoghi più affascinanti, romantici e suggestivi del mondo intero.

tunnel dell'amore

Tunnel dell’Amore, Ucraina

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Fioriscono i peschi: la passeggiata nel viale rosa lascia senza fiato

C’è qualcosa di magico ed estremamente suggestivo che sta succedendo proprio adesso, sotto ai nostri occhi, ora che la primavera è arrivata. La stagione più straordinaria dell’anno si prepara al risveglio della natura ci regala atmosfere fiabesche paragonabili solo alle più grandi opere d’arte. I quartieri e i parchi delle città sono sotto l’incantesimo di un’esplosione di nuance brillanti e cangianti che colora tutto intorno mentre nell’aria un’inebriante profumo si diffonde.

È questo il momento per organizzare una fuga primaverile, per raggiungere quei luoghi meravigliosi del mondo che permettono a Madre Natura di mettere in scena i suoi spettacoli più belli. Deserti aridi che miracolosamente fioriscono, sakura che incantano viaggiatori da tutto il mondo e poi ancora distese in fiore che si perdono all’orizzonte.

Ma se è vero che conosciamo bene tutta la suggestione delle fioriture dei tulipani in Olanda, e quella dell’Hanami in Giappone o a Washington, è vero anche che ci sono alcuni spettacoli meno conosciuti, ma altrettanto grandiosi, nascosti alla stregua di un tesoro prezioso come l’incantevole viale di peschi ad Aitona.

La meravigliosa fioritura ad Aitona

La meravigliosa fioritura ad Aitona

In catalogna a passeggiare tra i peschi in fiore

Meno conosciuto delle altre fioriture del mondo, il paesaggio di Aitona appare davanti agli occhi di chi lo guarda come un capolavoro d’arte all’interno del quale perdersi e immergersi. Per vivere questa esperienza, che stordisce e inebria tutti i sensi, dobbiamo recarci in Catalogna in questo comune spagnolo che ospita poco più di duemila abitanti.

È qui che nel mese di marzo la natura splende come non ha fatto mai tingendo le campagne dei colori più belli che gli appartengono. Ad Aitona gli alberi da frutto crescono nei campi delle campagne che ospitano diverse coltivazioni da oltre un secolo.

Negli anni ’20 del 1900, però, al fianco dei tradizionali campi di cereali e dei vigneti, sono iniziate a diffondersi le piantagioni di alberi da frutto che adesso ricoprono più di 800 ettari di terreno. E quando arriva la primavera, e questi fioriscono, lo spettacolo che si crea davanti agli occhi di chi guarda è meraviglioso.

La meravigliosa fioritura ad Aitona

La meravigliosa fioritura ad Aitona

Il viale rosa che incanta il mondo

Sono gli alberi di peschi che, con quelle sfumature che vanno dal rosa intenso al rosso porpora, brillano sotto i raggi del sole. La maggior parte delle coltivazioni riguarda le pesche nettarine, quelle paraguiane e quelle rosse.

La fioritura, in realtà, è breve ma intensa. Gli alberi da frutto esplodono in tutta la loro bellezza a marzo, mantenendo questo spettacolo per circa due settimane. Il periodo migliore per ammirare la fioritura e passeggiare tra i viali rosa è il mese di marzo anche se, in base alle condizioni climatiche, questa potrebbe ritardare di qualche settimana.

Per entrare all’interno di questo quadro che porta la firma di Madre Natura, sono stati messi a disposizione dei viaggiatori due percorsi escursionistici che portano direttamente all’interno dell’idilliaco passaggio. Il primo consente a tutti di attraversare le piantagioni delle campagne nei pressi della città. Il secondo, invece, conduce all’Eremo di San Juan de Carretalá situato su una collina che domina Aitona. Da qui è possibile godere di una vista suggestiva e romantica su tutti i peschi in fiore.

La meravigliosa fioritura ad Aitona

La meravigliosa fioritura ad Aitona

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Cosa si nasconde ancora oggi sotto il Colosseo

Dopo tanti secoli, Roma nasconde ancora molti segreti. Alcuni di essi non sono neppure visibili ai turisti, in quanto si nascondono tuttora nel sottosuolo della Capitale. La storia millenaria, infatti, ha coperto con strati di strade e di edifici molte tracce del nostro passato. Ma c’è un luogo iconico di Roma, il Colosseo, che ancora cela un incredibile segreto.

I laghetti sotto il Colosseo

Proprio sotto l’Anfiteatro Flavio, il più grande anfiteatro romano del mondo, nel pieno centro della città, ancora oggi ci sono dei piccoli laghi. Qui, incredibilmente, l’acqua è limpida e cristallina. E sono una vera meraviglia.

Ci troviamo sotto uno dei Sette colli di Roma, il Celio, sotto le fondamenta del convento dei Padri Passionisti, che comprende anche la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo e dove un tempo, intorno al I secolo d.C., si ergeva un gigantesco santuario dedicato all’Imperatore Claudio, le cui strutture ciclopiche furono inglobate nel convento intorno al 1100. Tanto per capire le dimensioni, il tempio poteva contenere l’intero Colosseo.

Qui, è stato rinvenuto un labirinto fatto di laghetti sotterranei che scorrono per oltre due chilometri. Si tratta di un sistema di cave romane, scavate a partire dal IV secolo a.C., che si sviluppa in una sequenza di sale dove le volte variano tra un’altezza di otto metri fino a passaggi di appena un metro e mezzo.

Una volta entrati, non si sente più nulla della metropoli caotica che vive in superficie e che si muove ininterrottamente dieci metri sopra la testa. L’unico rumore è quello del gocciolio dell’acqua che, da secoli, plasma la roccia e crea bellissime stalattiti, per poi alimentare i laghetti.

L’origine di queste cave è dovuta molto probabilmente a una falda acquifera, alimentata nel corso dei secoli anche dalle infiltrazioni di acqua, purificata dallo strato di tufo, motivo per cui sarebbe così limpida. La temperatura dell’acqua è costante e non supera i 10°C mentre quella dell’ambiente sotterraneo è di circa 12°C. Insomma, ci si potrebbe anche vivere,

Proprio perché alimentati dalle infiltrazioni, il livello dell’acqua dei laghetti varia a seconda delle stagioni e delle piogge. La siccità, infatti, ne ha prosciugati alcuni. La presenza di fili elettrici dimostrerebbe che, forse, furono sfruttate come rifugio antiaereo durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il fiume sotto il Colosseo

Ma i laghetti sotterranei non sono l’unico segreto che si cela sotto l’imponente Colosseo. C’è anche un fiume. Arriva dalla Basilica di San Clemente, dove è ben visibile nei bellissimi sotterranei, e giunge diretto fino all’Anfiteatro. Un tempo sfociava nel Tevere, finché la dinastia dei Tarquini, i re etruschi che regnarono su Roma nel VI secolo a. C., responsabili di numerosi lavori di ingegneria e della prima grande monumentalizzazione della città, non lo incanalarono nella Cloaca Massima, la fogna costruita per bonificare la valle del foro.

Il corso d’acqua, ancora senza nome, non solo si è preservato fino a oggi, ma mantiene ancora lo stesso tracciato, sebbene sia nascosto sotto terra. Sarebbe, questo, dunque, il terzo fiume che attraversa Roma, oltre al Tevere e all’Aniene.