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Uno dei foliage più belli d’Italia lo puoi vedere nel Veneto

Quando le giornate si accorciano e le temperature scendono inesorabilmente, l’autunno offre il meglio di sé: è nella natura, nei suoi profumi inebrianti e soprattutto nei suoi colori incredibili che si può vivere una vera e propria magia. Stiamo parlando, ovviamente, dello spettacolo del foliage. E uno dei luoghi migliori dove ammirarlo è il Veneto, grazie ad una serie di appuntamenti assolutamente imperdibili.

Veneto, la magia del foliage

L’autunno è arrivato, e ha portato con sé non soltanto un po’ di malinconia per la fine delle giornate trascorse al mare, ma anche uno spettacolo in grado di conquistare i nostri cuori: il foliage. Cosa c’è di meglio che godersi un fine settimana nella natura, alla scoperta dei colori meravigliosi che gli alberi indossano per celebrare questo momento dell’anno? Le opportunità sono infinite, da nord a sud, ma c’è un luogo che sembra incarnare davvero la magia di questo momento. Nel Veneto ha infatti inizio “Il mese del foliage, magiche atmosfere d’autunno”, un appuntamento ricco di sorprese.

L’iniziativa, varata dal gruppo Dimore Amiche del Veneto (che raccoglie alcune delle residenze storiche più belle della regione), si tinge di giallo, arancione e rosso per mostrare a tutti la bellezza incredibile del foliage, in una cornice d’eccezione. Dal 9 ottobre al 6 novembre 2022, sono ben sei le dimore storiche pronte ad aprire i battenti per accogliere i visitatori e vivere con loro l’emozionante cambiamento che la natura si sta prodigando a regalarci, giorno dopo giorno. Scopriamo quali sono gli eventi da segnare in calendario.

Gli eventi più belli per vivere il foliage

Si parte dal Villa Sagramoso Sacchetti, splendida dimora veronese che domenica 9 ottobre propone una passeggiata didattica tra i suoi meravigliosi giardini. Questa è l’occasione giusta per ammirare non solo il paesaggio incantevole che circonda la villa, ma anche le sue lussuose sale interne, che eccezionalmente aprono al pubblico. Venerdì 14 ottobre l’appuntamento è a Borgo Feriani, villa seicentesca che ospita un famoso agriturismo: qui si può partecipare ad un evento culinario dedicato ai colori e ai sapori dell’autunno, per degustare un menù d’eccellenza.

Il Castello di Thiene, una delle più belle ville venete della regione, mette a disposizione il suo splendido parco per una passeggiata botanica con guida esperta paesaggista, domenica 16 ottobre. Chi vuole, può anche approfittare dell’occasione per visitare le scuderie e gli affascinanti saloni della dimora. Domenica 23 ottobre è il turno di Villa Angarano, a Bassano del Grappa, dove arte e natura si fondono per un’esperienza unica. Si può passeggiare nel parco della villa, ma anche andare alla scoperta delle magnifiche opere custodite nella Cappella di Santa Maria Maddalena.

Domenica 30 ottobre, Villa Valmarana ai Nani apre le porte delle sue incantevoli sale, preziosamente affrescate dal pittore Giambattista Tiepolo e dai suoi figli, per poi offrire una passeggiata nel bosco storico, al termine del quale si può godere di un calice di prosecco ammirando una splendida Pagoda ottocentesca. L’ultimo appuntamento, a concludere un mese di meraviglie e foliage, è per domenica 6 novembre: per l’occasione, si può visitare il giardino seicentesco di Villa da Schio, tra colori mozzafiato e deliziose statue.

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In Egitto è avvenuta un’altra incredibile scoperta

L’Egitto sorprende ancora e lo fa di nuovo con Saqqara, una vasta necropoli a 30 km a sud della città moderna del Cairo. Grazie alla missione archeologica condotta da una squadra di studiosi della facoltà di Archeologia dell’Università del Cairo, è avvenuto un ritrovamento atteso da moltissimo tempo.

Scoperto il sarcofago del tesoriere di Ramesse II

Il team di ricercatori guidato da Ola El Aguizy, professoressa emerita di lingua egizia presso il Dipartimento di archeologia dell’Università del Cairo, ha riportato alla luce il sarcofago di Ptah-em-wia, il tesoriere reale di Ramses II, sovrano del XIII secolo a.C. definito “il più potente faraone d’Egitto”.

La scoperta è avvenuta in un’area che si trova a circa 20 miglia a nord di Saqqara. Gli scavi archeologici da queste parti erano già iniziati nel 2005 e tutti i ritrovamenti fatti fino a ora sono stati incredibilmente straordinari. Compreso quello di questi ultimi giorni che è stato possibile grazie all’avvistamento dell’apertura di un pozzo verticale nel sito: un indizio inequivocabile di una camera funeraria sottostante.

Ci è voluta una settimana intera per scavare il pozzo dove poi sono scesi fino al fondo della voragine. Proprio qui è stato trovato un sarcofago per lo più intatto. Come dichiarato da El Aguizy ad Artnet News: “Il coperchio era stato rotto e la mummia mancava, ma il pezzo rotto è stato ritrovato. Tutte queste tombe sono state saccheggiate: ecco perché molti frammenti delle pareti di queste tombe si trovano nei musei di tutto il mondo“.

Perché questa scoperta era molto attesa

Come detto in precedenza, questa scoperta era molto attesa. Infatti, la sepoltura del funzionario era stata già individuata nella seconda metà del XIX secolo dall’egittologo francese – nonché fondatore del Museo Egizio del CairoAuguste Mariette, che tra il 1858 e il 1859 annunciò un ritrovamento che è poi stato destinato a restare nell’oblio per altri 150 anni.

Questo perché nel corso del tempo gli studiosi non sono stati più in grado di rintracciare l’ubicazione della tomba. Una svolta è arrivata solo nel 2021, grazie alla missione archeologica, sempre diretta dall’egittologa Ola El Aguizy, che insieme al suo staff ha indagato l’area a sud della rampa processionale della piramide di Unis individuando la tomba dell’alto.

A quasi un anno di distanza, il Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità ha ora reso noto che nel frattempo i ricercatori sono riusciti per la prima volta a farsi strada nei 7 metri di profondità del pozzo, fino a giungere alla camera sepolcrale di Ptah-em-wia.

Le dichiarazioni degli addetti ai lavori

Come dichiarato da El Aguizy al Guardian, il sarcofago apparteneva al proprietario della tomba, cosa che non sempre accade: “A volte il sarcofago è di una persona diversa quando la tomba è stata utilizzata in periodi successivi“.

La buona notizia, inoltre, è che l’assenza della mummia non è un problema in quanto gli studiosi non hanno bisogno di un corpo per ottenere informazioni sulla storia egizia. In questo caso specifico, infatti, le iscrizioni del sito sono più interessanti: la tomba di Ptah-em-wia era scolpita con emblemi della dea del cielo Nut e descrive la vicinanza di Ptah-em-wia al re Ramses II.

Ptah-em-wia gestiva il tesoro reale dell’Egitto, insieme al bestiame e alle offerte a tutte le divinità egiziane, ha dichiarato El Aguizy ad Artnet. “Concentro le mie energie su queste scoperte perché sono molto importanti, gli archeologi di tutto il mondo sono interessati a vedere i risultati di questi scavi“.

Per questo motivo l’équipe di El Aguizy continuerà a studiare le iscrizioni di questa tomba che, come ha sottolineato l’archeologia, ha uno stile differente rispetto alle altre della zona.

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Il giardino di zucche più grande d’Europa

Siamo nel pieno dell’autunno e della stagione delle zucche, quella che va da settembre a novembre e che vede spuntare nei campi quelle grosse palle arancioni che fanno tanta allegria.

Ed è in un luogo inaspettato che si staglia davanti agli occhi del visitatore il campo di zucche più grande d’Europa e che si trova proprio in Italia.

Il Giardino delle zucche

Alle porte di Caserta, a Pignataro Maggiore, c’è il Pumpkin Patch, il giardino delle zucche. Chiunque può andarci, scegliere la zucca preferita, raccoglierla e portarsela a casa. Sul modello dei campi di tulipani “you pick” che a primavera spopolano ormai anche in Italia, il campo di zucche è la versione autunnale, un po’ più impegnativa perché la zucca, a differenza del tulipano, ha un certo ‘peso’, ma che dà esattamente la stessa sensazione.

Il Pumpkin Patch non consente solamente di raccogliere le zucche, ma è un vero e proprio parco a tema per tutta la famiglia. Si organizzano lezioni per imparare a intagliare la zucca – che, in vista di Halloween, è un’attività molto utile -, o a dipingerla.

Non solo zucche

All’interno del giardino non ci sono solo zucche. C’è anche un fantastico labirinto di mais di 7.000 metri quadrati nel quale perdersi. C’è anche la Family ’s farm, una fattoria didattica dove far conoscere ai bimbi gli animali.

Non mancano un Pumpkin Cafè, dove provare piatti e dolci a base di zucca, dal pumpkin bread ai pumpkin donuts, e le bibite americane come il Pumpkin Spice Latte, e poi c’è il Pumpkin Shop, dove acquistare gli ingredienti per cucinare queste specialità anche a casa propria e gadget vari a tema zucca.

Dagli USA all’Italia

L’idea di aprire il grande campo di zucche è venuta cinque anni fa a un’italoamericana, Emily, che, visto il crescente successo della festa di Halloween anche nel nostro Paese e l’altrettanta passione per le zucche intagliate, ha deciso di importare la tradizione statunitense anche da noi. Il successo è stato immediato.

Innanzitutto, il Pumpkin Patch, vicino ma non troppo alla città, è uno spazio dove stare a contatto con la natura e dove rilassarsi. Inoltre, offre un’occasione di svago per tutta la famiglia e terrà impegnati i bambini per diverse ore.

Ma è un luogo perfetto anche per gruppi di amici e le coppie. Alcuni scorci, curatissimi e molto fotogenici, come i gazebi pieni di zucche o la piramide di zucche o la vera stalla degli animali di legno rosso in stile country, sono perfetti per gli influencer, sempre alla ricerca dello scatto più suggestivo da postare.

Info utili

Il Giardino delle zucche è aperto dal 24 settembre all’1 novembre. Il costo della zucca è di 18,99 euro e comprende l’accesso al giardino, alla Family’s farm, al labirinto di mais, a un laboratorio creativo con tanto di kit (da prenotare al momento dell’acquisto) e al parcheggio. I bambini al di sotto di un metro di altezza non pagano.

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220 km tra due regioni italiane: il nuovo imperdibile sentiero

In Italia nasce un nuovo affascinante “sentiero” da scoprire. Un’occasione unica e assolutamente imperdibile per osservare il territorio in tutta la sua bellezza e per conoscere una storia lunga centinaia di anni, e che continua ancora oggi. Un percorso che misura circa 220 chilometri, e che attraverso dieci tappe non consecutive, sì svincola nel bel mezzo di due regioni diverse (Piemonte e Valle d’Aosta) e di quattro valli una più bella dell’altra (Ossola, Valsesia, Valle di Gressoney e Valle d’Ayas).

Si tratta del nuovo sentiero dei Walser, una popolazione di origine germanica proveniente dall’odierno Canton Vallese e che, durante il Medioevo, si stanziò nei territori alpini lungo le regioni sopra citate e in cui, ancora oggi, si mantengono conservati alcuni degli antichi villaggi.

Il progetto

Un progetto presentato a Ornavasso (Verbano-Cusio-Ossola), proprio in occasione del 21esimo incontro internazionale dei Walser, che sfrutta una rete di sentieri già esistenti e che è stato interamente dedicato a questa popolazione e alla sua lunga cultura.

Un’idea nata su ispirazione dell’omonimo percorso che già dal 2010 passa attraverso i Cantoni svizzeri Ticino e Grigioni, concludendosi in Austria, e il cui scopo è quello di favorire e promuovere lo sviluppo sostenibile dei territori Walser.

Alla base del progetto, infatti, c’è la voglia di incentivare nuove forme di turismo consapevole, più lento e che si fondi su esperienze che permettano, a che le segue, di conoscere in modo più approfondito le culture locali. Il tutto agendo nel pieno rispetto dell’ambiente, degli abitanti che ci vivono e favorendone la crescita a livello economico e culturale.

Walserweg Italia, questo il nome del progetto, ha la finalità primaria di valorizzare e promuovere il patrimonio culturale e turistico dei Walser, mappando i punti di maggior interesse lungo il percorso e dando vita a un vero e proprio archivio storico e culturale della popolazione. Un lavoro di grande valore che è stato portato avanti dalle dodici comunità Walser presenti in Italia, con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, e che punta a raccontare e a mettere in luce le diverse identità culturali presenti nei territori interessati e attraversati lungo il tragitto: Piemonte e Valle d’Aosta.

Una cultura da scoprire

Un’occasione unica per rivivere e scoprire la cultura di questa popolazione che, ormai tantissimo tempo fa, arrivò in Italia, lasciando un’impronta che ancora oggi vive nel nostro territorio. Una testimonianza presente di un’epoca passata e di una popolazione la cui cultura si fonda su grandi valori e su una fortissima identità.

Dalle tipiche abitazioni di pietra e legno, realizzate con una specifica tecnica a incastro (Blockbau), che ancora oggi è possibile visitare accedendo ai villaggi originari dei Walser abilmente restaurati e pronti ad accogliere i visitatori, al dialetto utilizzato per comunicare. In un percorso dedicato alla riscoperta di una storia che continua a vivere e a tramandarsi nel tempo e che grazie alla nascita di questo lungo sentiero dedicato e realizzato ad hoc, verrà resa ancora più accessibile a chiunque deciderà di conoscerla, godendosi un viaggio nella natura e nella bellezza di un’epoca passata che non si è mai conclusa.

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Giornata delle famiglie al museo: quale vedere con i bambini

Domenica 9 ottobre torna la Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo (F@Mu), il grande evento culturale dedicato a bambine e bambini che promuove e facilita l’incontro tra le famiglie e gli innumerevoli luoghi espositivi che arricchiscono il nostro Paese. “Diversi ma uguali” è il tema scelto per quest’anno, che parte dal presupposto che la valorizzazione della diversità – culturale, fisica, cognitiva – sia uno strumento indispensabile di inclusione sociale.

Testimonial d’eccezione per l’edizione 2022 sarà Geronimo Stilton, il topo-giornalista più famoso del mondo creato da Elisabetta Dami, che accompagnerà i più piccoli nel loro percorso esplorativo attraverso un divertente mix di giochi e attività. Tantissimi i musei e luoghi di cultura, pubblici e privati, che parteciperanno all’iniziativa. Ecco quali non perdere.

Le iniziative da non perdere al Nord

Vicenza aderisce alla Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo proponendo una caccia al tesoro alla scoperta dei tesori culturali della città con due diversi itinerari, l’8 e il 9 ottobre (per partecipare bisogna contattare il Museo Diocesano entro venerdì 7 ottobre). Sabato, si svolgerà tra il Santuario di Monte Berico e il Museo del Risorgimento e della Resistenza, mentre domenica si terrà nel centro storico, con partenza dalle 10 fino alle 15.30. L’arrivo è previsto a Palazzo Thiene (entro le 17) con la consegna di un premio finale a sorpresa.

In Liguria, il MuSel – Museo archeologico e della Città di Sestri Levante (dove c’è la villa che ha ispirato “La Sirenetta”) proporrà “Scriba per un giorno”, un’attività ludico-didattica dedicata ai bambini di età compresa tra i 5 e i 12 anni, che potranno trasformarsi in “piccoli egittologi” per un pomeriggio e scopriranno come si traduce e si scrive in geroglifico.

A Milano, al Leonardo3 Museum in Piazza della Scala, i piccoli visitatori proveranno a scoprire come le emozioni cambiano l’espressione dei nostri volti. “Costruiremo una faccia che possa comunicare gioia, serenità, rabbia, paura e, come faceva Leonardo, impareremo a osservare gli altri per rendere al meglio gli stati d’animo che ci caratterizzano”, si legge nel programma del 9 ottobre.

Spostandoci in Piemonte, in occasione del F@Mu, la Fondazione Paideia e il Museo Nazionale del Cinema di Torino presenteranno un workshop gratuito sul cinema di animazione. Un laboratorio dal titolo “Moving Puppets”, rivolto ai bambini a partire dagli 8 anni, che vedrà i partecipanti sperimentare la magia dell’animazione in stop-motion creando una storia collettiva. L’attività si svolgerà nell’Aula Paideia, all’interno della Mole Antonelliana, simbolo della città.

Gli appuntamenti più belli nell’Italia centrale

Numerose le iniziative a Roma, in musei civici e monumenti del territorio. Un’occasione per ritrovarsi insieme in famiglia e condividere un patrimonio culturale che è di tutti. Da non perdere una visita ai Musei Capitolini, dove si terrà un laboratorio rivolto ai più piccoli dedicato al lavoro dell’archeologo, mentre all’Ara Pacis si potrà partecipare a una visita dedicata a grandi e piccini, con un particolare accento sulle analogie e le differenze tra la vita dei bambini in epoca romana e i piccoli di oggi.

A Firenze, anche quest’anno i Musei Civici Fiorentini e MUS.E aderiscono alla Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo. Tra gli appuntamenti da non perdere c’è l’iniziativa “Il palazzo a occhi chiusi” a Palazzo Vecchio, tra i monumenti imperdibili della città, per famiglie con bambini a partire dagli 8 anni, ideata per dimostrare che la vista non è l’unico senso messo in gioco durante una visita in un museo. Visitatori vedenti e non vedenti si affiancheranno per un’esperienza fondata sul tatto, sull’udito e sull’olfatto.

A Montefalco (uno dei 100 borghi del  cuore scelti da SiViaggia), in provincia di Perugia, domenica 9 ottobre farà tappa “UAU – L’arte di essere bambini”, ideato da Archi’s Comunicazione e co-finanziato dalla Regione Umbria, per avvicinare le famiglie, in particolare i più piccoli, al mondo dell’arte. Grandi e piccini saranno coinvolti in divertenti laboratori educativi, trekking urbano e visite guidate che trasformeranno in gioco l’esperienza al museo.

Se, invece, volete esplorare il borgo di Fossombrone, in provincia di Pesaro e Urbino, potrete farlo con una camminata alla scoperta del centro storico e di alcuni dei suoi bellissimi musei, con ingresso alla chiesa di San Filippo, Pinacoteca e Museo Archeologico a un prezzo ridotto di 3 euro per adulti, e visite gratuite per ragazzi fino ai 18 anni.

I musei dove andare in famiglia al Sud

Anche al Sud non mancano gli appuntamenti dedicati ai più piccoli, in occasione della Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo. A Napoli, i Servizi educativi del Museo e Real Bosco di Capodimonte proporranno ai più piccoli e alle loro famiglie percorsi appositamente studiati, capaci di avvicinare con un linguaggio ad hoc ai capolavori della collezione permanente. Tutti i bambini avranno una mappa tematica, di linguaggio immediato. Gli esperti guideranno i piccoli visitatori, di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, alla scoperta delle splendide opere d’arte custodite nell’iconica Reggia.

Se siete in Puglia, non perdetevi il ricco programma del Museo di Storia Naturale di Foggia, dove dalle ore 10.30 alle ore 11.30 ci sarà un’attività di approfondimento scientifico, organizzata in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi. I curatori risponderanno alle curiosità dei partecipanti su flora, fauna ed ecosistemi naturali del territorio, rappresentativi di una ricca biodiversità. Sarà presente anche un interprete L.I.S, per i visitatori non udenti. Dalle ore 17.30 alle ore 19.30, si terrà, invece, il laboratorio “Diversi ma uguali nel regno animale”, anche questo aperto all’intera famiglia.

In occasione del F@Mu, la Pinacoteca civica di Reggio Calabria si trasformerà in spazi colmi di colori, risa, voci, movimenti, domande, musiche. L’ iniziativa prevede una visita guidata, durante la quale alcune opere custodite all’interno del museo saranno analizzate per capirne le diversità e le somiglianze. Sotto la guida del personale museale, i piccoli visitatori assisteranno alla proiezione di un filmato e realizzeranno alcune attività laboratoriali per raccontare la bellezza e la ricchezza nelle differenze culturali.

Troverete, infine, splendide iniziative anche a Palermo, dove ci sarà un’avvincente visita didattica all’Orto Botanico dedicata alle famiglie che vogliono ritrovarsi insieme, per conoscere e scoprire la storia e bellezza di questo incantevole luogo. Al Castello della Zisa, invece, si svolgerà una divertente e dinamica visita gioco, durante la quale bambini e adulti, a suon di rime e indovinelli, ricostruiranno la storia di questo antico edificio patrimonio UNESCO.

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Questo paradiso della Danimarca è a rischio

Suggestivo paradiso immerso nelle acque del Mar Baltico, l’isola di Bornholm è un luogo che sembra uscito da un libro di fiabe. Tutto, qui, ricorda il passato, che potrebbe essere messo a rischio.

Ammirando i suoi panorami mozzafiato e passeggiando lungo le strette stradine dei villaggi, pare di compiere un viaggio indietro nel tempo, in un’epoca lontanissima dalla nostra.

L’isola di Bornholm, in Danimarca

L’isola fa parte dell’arcipelago di Ertholmene e appartiene amministrativamente alla Danimarca, benché si trovi a pochissimi chilometri dalle coste svedesi. Ed è la meta perfetta per chi ama la natura, dal momento che qui regna ancora sovrana.

La natura incontaminata di Bornholm è diversa rispetto a quella che si trova nel resto della Danimarca. Le vaste pianure danesi sono sostituite, qui da, colline e da una costa rocciosa, caratterizzata a Nord da alte scogliere e, a Sud, da spiagge e dune.

Come la spiaggia di Dueodde, 30 km di arena bianca così fine che un tempo veniva usata nelle clessidre, il regno della tranquillità. Del resto, sull’isola vive solo qualche migliaio di abitanti, sparsi tra i pochi villaggi: Rønne, il più grande, Nexø, e poi i villaggi di pescatori di Hasle e di Gudhjem, e infine Aakirkeby, che si trova, invece, nell’entroterra.

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Fonte: 123rf

L’ex villaggio di pescatori di Gudhjem di Bornholm

Cosa vedere sull’isola

Per andare alla scoperta dell’isola di Bornholm il consiglio è di partire proprio da Rønne. La città fu gravemente danneggiata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e la Svezia decise di contribuire alla ricostruzione donandole 175 case di legno rosso, fra le quali si può passeggiare ancora oggi. Sono comunque rimasti in piedi anche molti degli edifici antichi, che hanno permesso a Rønne di conservare il proprio fascino.

Gudhjem è una delle mete estive più amate. Questo pittoresco borgo, perfetto per le vacanze, ha un delizioso centro le cui viuzze portano fino al vivace porto cittadino.

L’isola di Bornholm è anche un piccolo paradiso climatico, tanto da essere chiamata “l’isola del sole“. Basti pensare che vi crescono persino delle essenze mediterranee come il fico, il gelso e la vite, insieme alla tipica flora nordica che si può scoprire nell’entroterra.

Ad Aakirkeby si trova l’unico vigneto dell’isola, dove si possono assaggiare i vini del posto. Inoltre, si possono ancora ammirare le rovine dell’antico millenario castello di Hammershus, le più grandi dell’Europa settentrionale, da dove si può ammirare lo splendido panorama dell’intera isola di Bornholm e del Mar Baltico.

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Fonte: 123rf

Il castello di Hammershus a Bornholm

Una storia travagliata

Bornholm è sempre stata molto contesa, per via della posizione strategica all’imbocco del Mar Baltico. Svezia e Danimarca la fecero loro per molti secoli, un po’ di qua e un po’ di là, ma l’isola subì anche l’occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale. Con il trattato di Roskilde del 1658, venne ceduta alla Svezia, ma si ribellò e tornò sotto il dominio danese col trattato di Copenhagen del 1660.

Durante l’occupazione tedesca, i russi cercarono di liberare l’isola attraverso attacchi aerei che danneggiarono gravemente le principali città, in particolare Rønne e Nexø.

Ancora oggi, questa piccola e apparentemente insignificante isola è balzata alle cronache per la questione della guerra del gas e del conflitto tra Russia e Ucraina. Sotto il mare, proprio a pochi metri dall’isola, infatti, corre il gasdotto Nord Stream 2 che ha subìto dei danni – forse per un attacco – rilasciando nell’acqua gas metano.

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La straordinaria scoperta avvenuta nella nostra Capitale

Che la nostra Capitale sia una delle città più belle del mondo è certamente risaputo, così come che al di sotto delle sue strade si nascondano tantissimi tesori ancora inesplorati. Ma ciò che sorprende particolarmente è che ogni volta che viene fatta una scoperta questa ha dell’incredibile, come nel caso del ritrovamento avvenuto pochi giorni fa.

Ritrovato il manto originale di 2300 anni fa dell’antica via Latina di Roma

In via di Campo Barbarico, presso l’area di Tor Fiscale a Roma sud, in una zona della città che fa parte dello straordinario Parco archeologico dell’Appia Antica, nelle ultime 3 settimane sono tornati alla luce tesori di inestimabile valore: oltre cinque metri lineari di antica via Latina risalenti a 2300 anni fa.

Una scoperta che ha dell’eccezionale perché, come dichiarato dall’archeologo Stefano Roascio e riportato dal Messaggero, l’antica via Latina è riaffiorata in un punto in cui nessuno se lo poteva aspettare. Fino a questo momento, infatti, si pensava che questa strada fosse coperta da via di Campo Barbarico, mentre in realtà grazie ai vari scavi si è compreso che è molto più spostata verso l’asse degli Acquedotti.

Ma non solo. I segni dei carri fanno ben comprendere che si tratta di un pezzo di strada originale, che però non è stata più solcata nei millenni successivi. Molto interessante è che si è potuto osservare anche una sorta di rattoppo, probabilmente tardo antico, utilizzato per colmare una buca lungo la strada.

Sul lato destro della via, inoltre, sono riemersi due metri di un antico marciapiede acciottolato che dimostrerebbero che un tempo questo era un sistema di viabilità significativo di via consolare.

Del resto, la via Latina è una delle strade più antiche. Fino ad ora si conoscevano i tratti certi delle tombe Latine e del parco degli Acquedotti, ma grazie a questi ultimi interventi diretti dal Parco archeologico dell’Appia Antica si sono aggiunti un tratto in prossimità della villa dei Sette Bassi e quest’ultimo del Campo Barbarico.

Le dichiarazioni degli addetti ai lavori

Aver riportato alla luce questo tratto di Via Latina consentirà agli studiosi di capire meglio il monumento del Mausoleo di Campo Barbarico e di connetterlo con il sistema antico della viabilità. Gli scavi diretti dal funzionario architetto Michele Reginaldi, eseguiti con la ditta Kleos di Davide Mancini, hanno fatto luce anche sull’identità del Mausoleo.

Le indagini all’interno di questo edificio hanno permesso di datare ad epoca Adrianea l’impianto, e di precisarne la pianta. Infatti, come spiegato da Roascio, questa è una struttura sepolcrale a rito misto con arcosoli per i loculi sul registro inferiore e nicchie su quello superiore per le urne cinerarie.

Il direttore del Parco archeologico dell’Appia Antica, Simone Quilici, ha invece fatto sapere al Messaggero che il dato più interessante è il perfetto stato di conservazione e anche la posizione a ridosso del Mausoleo. Una locazione che si rivelerà anche una grande occasione di riqualificazione basata sui valori archeologici di un ambito urbano caratterizzato da abusivismo storico. La settimana prossima è infatti previsto un incontro con il presidente del VII Municipio, Francesco Laddaga, per studiare insieme e dare il via al progetto di sistemazione dell’area.

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La straordinaria scoperta avvenuta in un Paese incredibile

Resti di templi perduti e strutture buddiste, iscrizioni e grotte inesplorate. Un vero tesoro archeologico se n’è stato sepolto per millenni tra antiche foreste, in un’area naturale protetta di una terra ricca di fascino e mistero, dimora di svariate specie selvatiche e ambita meta di jeep safari. Una scoperta straordinaria, che aggiunge un nuovo capitolo nella storia di un Paese che non smette mai di stupire.

La sensazionale scoperta nella Riserva della Tigre

Un team dell’Archaeological Survey of India (ASI) ha fatto una incredibile scoperta nell’area del Bandhavgarh National Park, situato nel distretto di Umaria nel Madhya Pradesh, nell’India centrale, e riconosciuto come Riserva della Tigre nel 1993. Stando a quanto dichiarato dall’ASI, l’esplorazione di circa 170 chilometri nell’aera centrale della riserva “è stata intrapresa per la prima volta dal 1938”.

Sono così venute alla luce 26 grotte antichissime, risalenti al II-V secolo d.C, coeve a quelle di Ajanta ad Aurangabad, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, e collegate alla setta buddista Mahayana. Oltre alle grotte, il team ha scoperto anche i resti di 26 templi, due monasteri (matha), due stupa (monumenti destinati a conservare sacre reliquie o a ricordare eventi memorabili della vita terrena del Buddha), 46 idoli e sculture, 26 frammenti e 19 corpi idrici.

I templi sono di epoca più recente, datati nel periodo Kalachuri (IX-XI secolo), mentre i corpi idrici risalgono al II-XV secolo d.C. Tra i reperti sono menzionati anche un frammento di pilastro buddista contenente un’incisione di uno stupa in miniatura, risalente al II-III secolo d.C., e 24 iscrizioni Brahmi del II-V secolo d.C. Su alcune di queste sono stati decifrati i nomi di luoghi come Kaushambi, Mathura, Pavata, Vejabharada e Sapatanaairikaa, mentre altre riportano i nomi di importanti sovrani come Maharaja Shri Bhimsena, Maharaja Pothasiri e Maharaja Bhattadeva.

Ciò che ha sorpreso di più gli archeologi, sono stati i nomi di antiche città situate nell’Uttar Pradesh (tra le tappe del Golden Triangle) , lontane da Bandhavgarh. Ciò potrebbe dimostrare l’esistenza di legami commerciali fra le diverse aree. Tra i ritrovamenti, ci sono anche monete appartenenti all’epoca Mughal e alla dinastia Sharqi del sultanato di Jaunpur, resti di porte, celle contenenti letti di pietra e giochi da tavolo.

Le polemiche intorno alla scoperta

Il ritrovamento avvenuto nell’area del Bandhavgarh National Park è stata oggetto di controversie. Un gruppo di ricercatori della Ashoka Univeristy avrebbe, infatti, condotto un’esplorazione archeologica nello stesso sito in quattro fasi, iniziando nel marzo 2021 e terminando nel giugno 2022, con un report pubblicato sulla rivista Current Science il 25 settembre, pochi giorni prima dell’annuncio dell’ASI.

I risultati, però, divergono da quelli dell’Archaeological Survey of India, soprattutto per quanto riguarda la datazione dei resti e la loro connotazione religiosa. Intanto, Shivakant Bajpai, soprintendente archeologo del circolo ASI di Jabalpur, ha dichiarato che dovrebbero esserci più di 100 grotte nell’area, che verranno alla luce durante le prossime fasi dell’esplorazione.

Bandhavgarh, tra reperti e tigri

Oltre a regalare scoperte uniche, il Bandhavgarh National Park offre una vera immersione nel verde lussureggiante delle regioni boschive, dimora naturale di diverse specie selvatiche. Il più famoso dei parchi nazionali indiani, si estende su una superficie di 105 chilometri quadrati e prende il nome dalla collina più importante della zona di Umaria.

Quest’area è ricca di una grande biodiversità e il luogo è famoso anche per la più alta densità di popolazione di tigri in India, oltre che per la presenza di altre specie che raramente si possono ammirare altrove, come i leopardi e l’orso bradipo. Un safari qui è un viaggio nella natura più selvaggia e nella storia più antica.

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La città d’oro perduta premiata come scoperta dell’anno

Va alla scoperta della “città d’oro fondata da Amenhotep III, riaffiorata dal deserto in Egitto” l’ottava edizione dell’International Archaeological Discovery Award, il Premio intitolato a Khaled al-Asaad. Si tratta dell’unico riconoscimento a livello internazionale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti al servizio del territorio.

Rimasta sotto la sabbia per migliaia di anni, “la più grande città mai trovata in Egitto” in buono stato di conservazione e con mura quasi complete, è stata riportata alla luce dal team di Zahi Hawass, alla ricerca in verità del tempio funerario di Tutankhamon.

La ‘città d’oro perduta’ è stata la scoperta più straordinaria del 2021

La ‘città d’oro perduta’, di cui vi abbiamo parlato qui, si trovava vicino al palazzo di Amenhotep III, dall’altra parte del Nilo rispetto a Tebe, oggi Luxor, dove è stato inaugurato anche il Viale delle Sfingi. Le iscrizioni geroglifiche indicano che la città era chiamata Tjehen-Aten, o Aton “abbagliante” e che fu fondata dal nonno di Tutankhamon, Amenhotep III.

In realtà non è una città esattamente ‘perduta’, visto che alcuni muri erano già stati scoperti negli anni ’30 dai francesi Robichon e Varille a 100 metri di distanza. Inoltre, finora non ha prodotto alcun reperto d’oro. Ma allora perché la chiamano così? La risposta ci arriva da Hawass. “La chiamo così perché fondata durante l’età d’oro d’Egitto”, ha spiegato l’archeologo ed egittologo egiziano, già Ministro delle Antichità e direttore della missione archeologica.

Gli ambienti conservano oggetti legati alla vita quotidiana: preziosi anelli, scarabei, vasi di ceramica colorata, mattoni di fango con i sigilli a cartiglio di Amenhotep III, oltre a iscrizioni geroglifiche su tappi di argilla dei vasi di vino, hanno contribuito a datare l’insediamento. È stata individuata anche una panetteria, una zona per cucinare e preparare il cibo, con forni e stoviglie di stoccaggio.

La seconda zona, ancora in gran parte sepolta, coincide con il quartiere amministrativo e residenziale, circoscritta da un muro a zig-zag. La terza area era, invece, predisposta per i laboratori: lungo un lato è la zona di produzione dei mattoni di fango usati per costruire templi e annessi, nell’altro un gran numero di stampi da fonderia per l’elaborazione di amuleti e delicati elementi decorativi. Due sepolture insolite di una mucca o di un toro sono state trovate all’interno di una delle stanze, cui si aggiunge la sepoltura di una persona con le braccia distese lungo i fianchi e i resti di una corda avvolta intorno alle ginocchia. A nord dell’insediamento è stato scoperto, infine, un grande cimitero con un gruppo di tombe scavate nella roccia di diverse dimensioni.

Le altre scoperte finaliste del 2022

L’Archaeological Discovery Award sarà consegnato a Zahi Hawass venerdì 28 ottobre, durante l’edizione 2022 della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si svolgerà a Paestum dal 27 al 30 ottobre. Quest’anno, lo “Special Award” per il maggior consenso sulla pagina Facebook della BMTA, è risultata la scoperta di “un santuario rupestre di oltre 11mila anni fa, il sito di Karahantepe in Turchia”. L’Università di Istanbul, con l’équipe guidata dal professore Necmi Karul, ha scoperto un ambiente sotterraneo di 23 metri di diametro e profondo 5.50, con ben conservata la scultura di una imponente testa dai tratti umani, affiorante dalla parete rocciosa che pare “guardare come da una finestra” una serie di undici alti pilastri scolpiti a forma di fallo. Un tempio sacro che affonda le radici nella preistoria, con numerosi artefatti in pietra lavorata e almeno 250 monoliti.

Tra le scoperte finaliste c’erano, inoltre, la stanza degli schiavi ritrovata nella villa di Civita Giuliana a Pompei, il più antico tempio buddista urbano della valle dello Swat, emerso a Barikot, e il mosaico con le scene dell’Iliade ritrovato in Inghilterra nella contea di Rutland.

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Rinascimento italiano: l’itinerario da non perdere

C’è una meravigliosa città, nel nostro Paese, che è prevalentemente nota da tutto il mondo per lo splendore medievale ancora oggi visibile nei caratteri del tessuto urbano storico. Ma la verità è che questo magico capoluogo ha conosciuto momenti di gloria anche durante la magnifica stagione del Rinascimento.

Bologna e il suo Rinascimento

La città in questione è la bellissima Bologna, dove una nuova opportunità di riappropriazione e valorizzazione di questo patrimonio artistico di straordinario valore viene offerta dall’esposizione, presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna, di un ospite d’eccezione come il Ritratto di Papa Giulio II di Raffaello, proveniente dalla National Gallery di Londra. Una nuova stagione del Rinascimento a Bologna che viene presentata dall’8 ottobre 2022 al 5 febbraio 2023.

Per celebrare il leggendario arrivo di questo capolavoro del Rinascimento, realizzato da a Raffaello a Roma intorno al 1511-1512, tre delle principali istituzioni museali della città – Musei Civici d’Arte Antica | Settore Musei Civici Bologna, Genus Bononiae. Musei nella Città e SMA – Sistema Museale di Ateneo | Università di Bologna – promuovono una speciale iniziativa congiunta, coordinata dal Comune di Bologna, che consente una più ampia e approfondita immersione nel contesto della scena artistica dall’epoca bentivolesca fino all’incoronazione di Carlo V, e del ruolo cruciale avuto da Giulio II nelle vicende cittadine.

In sostanza, è la costruzione di una grande alleanza basata sull’integrazione di risorse e competenze tra enti pubblici e privati, a sostegno di un unico progetto culturale di grande rilevanza per la città.

Ma del resto, il Rinascimento a Bologna costituisce una delle vicende di primo piano della storia artistica italiana. Infatti, a partire dalla seconda metà del Quattrocento la città partecipa alle novità umanistiche in un vivace clima di rinnovamento che favorisce uno straordinario impulso alla trasformazione della sua configurazione architettonica e infrastrutturale, e allo sviluppo di una multiforme cultura artistica capace di dialogare, oltre che con l’antico, con altri centri quali Firenze, Milano e Roma.

ritratto papa giulio raffaello a Bologna

Fonte: National Gallery, Londra


Il Ritratto di Papa Giulio II di Raffaello

E per un un’idea di esposizione diffusa, oltre a scoprire la mostra allestita nell’ala Rinascimento della Pinacoteca Nazionale di Bologna, i visitatori potranno percorrere un itinerario a tappe attraverso 9 luoghi emblematici in cui sono visibili opere fondamentali dei principali artisti che resero grandiosa la civiltà figurativa felsinea tra XV e XVI secolo: Niccolò dell’Arca (Bari, 1435 circa – Bologna, 1494), Francesco Raibolini detto il Francia (Bologna, 1460 circa – ivi 1517), Amico Aspertini (Bologna 1474 o 1475 – ivi 1552), oltre alla compagine dei ferraresi Francesco Del Cossa (Ferrara, 1436 – Bologna, 1478), Ercole de’ Roberti (Ferrara, 1451-1456 – Ferrara, 1496) e Lorenzo Costa (Ferrara, 1460 – Mantova, 5 marzo 1535).

I luoghi di Bologna da visitare assolutamente grazie a questo itinerario

Il punto di partenza è naturalmente la mostra Giulio II e Raffaello presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna. Curata da Maria Luisa Pacelli, Daniele Benati ed Elena Rossoni, l’esposizione ripercorre lo sviluppo del Rinascimento bolognese dal 1475 al 1530 e inizia con i pittori di corte dei Bentivoglio, documenta il mutamento impresso alla scena artistica cittadina dall’arrivo di Michelangelo e Bramante al seguito di Papa Giulio II e, in un secondo tempo, delle opere di Raffaello e termina con i capolavori dipinti a Bologna da Parmigianino dopo il 1527.

Da non perdere sono anche le Collezioni Comunali d’Arte pressoo il Palazzo d’Accursio nell’affascinante Piazza Maggiore. Una parte delle strutture rinascimentali dell’edificio, come la grande Corte d’Onore, lo Scalone o la Torre dell’Orologio, sono ancora oggi ammirate dal pubblico. Nelle collezioni si conservano opere di grande importanza come la Crocifissione con i santi Giovanni e Girolamo di Francesco Francia o la Vergine allattante di Amico Aspertini.

Poi il Museo Civico Medievale che si trova all’interno del Palazzo Ghisilardi, uno degli edifici rinascimentali di Bologna meglio conservati. Un luogo che possiede una collezione unica nel suo genere.: l’epoca dei Bentivoglio è rappresentata da rari manufatti come lo Stocco, una spada donata da Papa Niccolò V a Ludovico Bentivoglio, o il Targone, scudo da parata dipinto con San Giorgio e il Drago, o la tomba di Domenico Garganelli, opera polimaterica tra i capolavori di Francesco del Cossa.

Museo Civico Medievale bologna cosa vedere

Fonte: Settore Musei Civici Bologna
 – Ph: Roberto Serra

Bologna, Museo Civico Medievale

L’itinerario continua con il Palazzo Pepoli Vecchio, dimora di una delle più potenti famiglie della Bologna di epoca medievale, che oggi è un museo che racconta la storia di questa città. Nell’excursus di secoli che viene dispiegato nelle sale del Palazzo, un ampio spazio è dedicato alla Bologna del Rinascimento. In questa fase così complessa, emerge la famiglia dei Bentivoglio il cui periodo di splendore è ritratto da alcuni dei maggiori artisti del periodo come Lorenzo Costa. Il Museo della Storia è tappa imprescindibile per ricostruire il contesto storico dell’epopea rinascimentale nella città felsinea.

Il tragitto prosegue con il Museo Davia Bargellini che è allestito nell’omonimo e affascinante palazzo. Esso custodisce la memoria della potente famiglia alleata dei Bentivoglio, in particolare Gaspare e Virgilio che furono co-protagonisti dell’epopea bolognese. Tra le numerose opere rinascimentali da non perdere sono: il busto di Virgilio di Onofri, il suo presunto ritratto attribuito ad Aspertini, i dipinti di maniera raffaellesca con San Lorenzo e San Petronio di Innocenzo da Imola, già in Santa Maria dei Servi.

Non può di certo mancare una tappa presso la Chiesa di San Giacomo Maggiore che ospita la cappella della famiglia Bentivoglio, autentico capolavoro del Rinascimento bolognese. Questo spettacolo fu decorato dai due principali artisti attivi a Bologna alla fine del XV secolo: Lorenzo Costa e Francesco Francia che, insieme ad Amico Aspertini, sono autori anche della decorazione, avviata nel 1506, per uno dei più importanti cicli pittorici del Rinascimento bolognese conservato all’Oratorio di Santa Cecilia.

Dal Rinascimento delle corti e dei grandi artisti all’”altro Rinascimento”, quello dei primi scienziati, collezionisti e osservatori della natura. Nelle sale di Palazzo Poggi, decorate dagli affreschi della stagione manierista, l’Università di Bologna conserva un tesoro estremamente importante: quello di Ulisse Aldrovandi (1522-1605), professore e inventore del museo scientifico moderno.

L’urlo di pietra – con queste parole D’Annunzio definisce il complesso scultoreo del Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca, risalente al 1463 circa. L’opera è inserita all’interno della Chiesa di Santa Maria della Vita che risale al 1200, anno in cui venne fondata l’omonima compagnia che si occupa della cura degli infermi, dei carcerati e dei condannati a morte. All’interno, nella cappella di destra rispetto all’altare maggiore, potete ammirare uno dei capolavori scultorei che dopo seicento anni suscita ancora emozioni e ammirazione.

Di nuovo in Piazza Maggiore, ma questa volta per scoprire la Basilica di San Petronio, simbolo della devozione dei bolognesi. Essa nel Rinascimento fu al centro di importanti campagne artistiche. Numerose, infatti, sono le testimonianze da scoprire, come la decorazione dei finestroni laterali, dove operarono anche Niccolò dell’Arca e Francesco di Simone Ferrucci, o l’assetto attuale della facciata. L’interno custodisce capolavori di tutti i protagonisti della stagione: dal Costa attivo nella Cappella De’ Rossi, a Onofri nel Compianto, fino ai diversi dipinti di Aspertini.

Insomma, ora è possibile scoprire Bologna da un altro interessante e spettacolare punto di vista.

Basilica di San Petronio bologna

Fonte: iStock

L’interno della Basilica di San Petronio