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Il murale di Maradona è una delle attrazioni turistiche più visitate in Italia

Nel dedalo delle strade dei Quartieri Spagnoli, in via Emanuele de Deo, sorge uno dei luoghi più emblematici di Napoli: il murale dedicato a Diego Armando Maradona. Realizzato nel 1990 dall’artista locale Mauro Filardi, l’iconica opera di street art rappresenta un omaggio al campione argentino e un simbolo di appartenenza, vittoria e riscatto per la città. Voluto da un capo ultras per celebrare il secondo scudetto vinto dal Napoli, segna l’inizio di un legame indissolubile tra la squadra e il suo numero 10.

Il boom di visitatori: una piazzetta che diventa un santuario

Dopo la morte di Maradona nel 2020, l’angolo di strada sottostante al murale si è trasformato in un vero e proprio luogo di pellegrinaggio. La piazzetta, ormai un santuario a cielo aperto, è ricoperta di cimeli, sciarpe, lettere e candele lasciate dai tifosi e dai visitatori di tutto il mondo. Secondo le stime delle agenzie di viaggio locali, nel 2023 il murale è stato visitato da sei milioni di persone, un dato impressionante che lo posiziona tra le attrazioni più popolari d’Italia, preceduto solo dal Colosseo e seguito dagli Scavi di Pompei.

Un’affluenza che ha avuto un impatto significativo sull’economia del quartiere. Tra il 2021 e il 2023, le attività commerciali nel raggio di un chilometro quadrato sono cresciute del 6,5%, come riportano i dati di Unioncamere/Infocamere. Botteghe artigiane, bar e negozi dedicati al merchandising di Maradona fioriscono attorno a un simile “magnete culturale”, a testimonianza del potere trasformativo dell’arte e dello sport.

Una storia di restauri e memorie

Il murale originale del 1990 è stato sottoposto a due restauri nel corso degli anni, uno nel 2016 e uno nel 2017. Quest’ultimo intervento ha riportato in vita i colori e i dettagli del volto di Maradona, così che l’opera rimanesse intatta nonostante l’inesorabile scorrere del tempo. Oggi, il murale rappresenta un punto di riferimento non soltanto per i tifosi, ma anche per gli appassionati di street art, che lo vedono come un emblema di dialogo tra cultura popolare e identità urbana.

Maradona e Napoli: un amore eterno

Diego Armando Maradona, oltre a essere un importante calciatore, è stato un mito vivente per la città di Napoli. Arrivato nel 1984, l’argentino portò il Napoli a vincere due scudetti (1987 e 1990), una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e una Coppa UEFA. Ma il suo contributo andava oltre i numeri: incarnava il sogno di rivalsa di una città spesso poco compresa. Per i napoletani, Maradona era un eroe che sfidava il potere, il simbolo di una Napoli che finalmente si prendeva la sua rivincita.

Tra street art e spiritualità

Visitare il murale di Maradona oggi significa immergersi in un’esperienza che unisce il sacro al profano. È un’opera d’arte che si è evoluta in un luogo di culto, capace di attrarre turisti e tifosi a livello internazionale. Più che un semplice tributo a un campione, il murale è una testimonianza tangibile dell’impatto che un uomo può avere su una comunità, tanto da trasformare un quartiere in una meta di pellegrinaggio globale.

Napoli, con il vibrante quartiere e l’amore per Diego, continua a celebrare il suo “D10S” e a mantenere viva la leggenda di Maradona nei vicoli e nei cuori di chiunque si trovi a passare da queste parti.

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Ticket d’ingresso a 5 euro per San Gregorio Armeno: la proposta di Napoli

L’overtourism sta diventando un rischio per molte città italiane, compresa Napoli. Soprattutto in determinati periodi, come l’estate, la città si trasforma in un mare infinito di persone che arrivano con ogni mezzo possibile, dall’aereo al treno, fino alle navi da crociera. Queste, ogni giorno, almeno durante l’alta stagione, portano in città ben 7 milioni di persone. Per avere un’idea della situazione basta camminare tra i vicoli stretti e lastricati del centro storico: essendo non abbastanza larghi per gestire il flusso di pedoni, questi ultimi si vedono costretti a fare slalom nel traffico napoletano che, come ben sappiamo, non è tranquillissimo.

Non stupisce, quindi, che anche Napoli stia iniziando a prendere spunto da altre città, in primis Venezia, per provare a trovare una soluzione che permetta sia di migliorare le condizioni di vita dei residenti, sia la fruibilità delle bellezze della città da parte dei turisti.

Ticket d’ingresso a San Gregorio Armeno: la proposta

Anche Napoli, come Venezia, si vede sempre più costretta a introdurre il ticket d’ingresso per accedere al centro storico, dai Decumani a San Gregorio Armeno, la famosa via dei presepi. Ad avanzare la proposta è stato il consigliere comunale Gennaro Esposito che, non a caso, è anche il presidente del Comitato Vivibilità Cittadina di Napoli. Si tratta di una soluzione che chiunque abbia visitato la città negli ultimi anni poteva immaginare, una proposta che potrebbe ridurre l’overtourism e permettere ai residenti di vivere le loro strade senza dover combattere con la folla.

Nel dettaglio, la proposta è quella di introdurre un ticket di ingresso soprattutto nei periodi in cui è previsto un flusso maggiore di persone, come Natale e il Giubileo 2025, per poi investire i ricavati nel miglioramento dei servizi pubblici, della sicurezza, dell’igiene urbana e del patrimonio artistico e monumentale. Sempre secondo la proposta, il ticket potrebbe essere acquistato tramite un’apposita piattaforma digitale creata per gestire in modo efficace le prenotazioni e i pagamenti e che, allo stesso tempo, permetta di applicare eventuali esclusioni ed esenzioni per residenti, studenti, lavoratori e altre categorie vulnerabili.

I vantaggi per la città e il contrasto all’overtourism

È lo stesso Gennaro Esposito a raccontare che, per attraversare una via del centro storico, ha impiegato 30 minuti in quanto era impossibile muoversi a causa dell’occupazione del suolo pubblico da parte di persone che mangiavano sedute su tavoli improvvisati. Questo è solo un esempio delle diverse situazioni quotidiane che avvengono a Napoli, soprattutto in vie famose come Spaccanapoli e la zona di San Gregorio Armeno. Queste risultano talmente affollate che passeggiare è praticamente impossibile, in particolare per persone con disabilità o in altre situazioni fragili.

L’introduzione del ticket ha, quindi, diversi obiettivi: tra i più importanti citiamo la gestione dei flussi turistici nei periodi di maggiore confluenza, garantire una qualità della vita migliore ai residenti, riducendo lo stress derivante dal sovraffollamento, dall’inquinamento e dall’usura degli spazi pubblici, e incentivare un turismo più sostenibile e responsabile riducendo quello tipico giornaliero e “mordi e fuggi”.

Dell’overtourism, soprattutto quest’estate, ne abbiamo sentito parlare parecchio ed è un tema che probabilmente, noi che amiamo viaggiare, continueremo ad ascoltare per capire come muoverci e visitare i luoghi in modo diverso, per esempio in bassa stagione e attraverso esperienze autentiche a contatto con le realtà locali.

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I presepi più belli del mondo: dove sono e quando vederli

I due simboli del Natale: l’albero e il presepe. Quest’ultimo rappresenta un momento speciale per chi lo realizza, che si tratti di una tradizione condivisa in famiglia o di un presepe professionale che viene studiato con cura per mesi e realizzato artigianalmente in ogni suo dettaglio. In Italia, e non solo, tutti conosciamo i meravigliosi presepi di Napoli, ma questa tradizione è presente anche in altri luoghi del mondo con caratteristiche e specialità proprie.

Ma quali sono i presepi più belli del mondo? Qui vi raccontiamo dove sono, quando vederli e tante altre informazioni utili per ammirare questi capolavori dell’arte sacra e natalizia.

Presepi in Italia

La tradizione del presepe in Italia ha origini antiche: la storia più diffusa è quella che vede San Francesco d’Assisi come precursore del presepe. Fu lui che, dopo aver assistito ad alcune rappresentazioni liturgiche della nascita di Gesù a Betlemme, nel 1223 tornato in Italia, chiese al Papa l’autorizzazione di riprodurle. Oggi questa tradizione continua a esistere e ad affascinare, soprattutto in alcune regioni.

I presepi di Napoli

Quelli di Napoli sono sicuramente tra i presepi più famosi grazie alla loro capacità di unire sacro e profano. Oltre alla rinomata Via San Gregorio Armeno, che dal 22 novembre ospiterà la 153ª edizione della Fiera dei Presepi, impossibile non citare anche il Presepe Favoloso custodito nella Basilica di Santa Maria della Sanità, nel cuore del Rione Sanità. Realizzato dalla bottega La Scarabattola, questa creazione unica rappresenta un’opera monumentale in grado di offrire una visione innovativa e coinvolgente della Natività. Tra gli altri presepi napoletani imperdibili citiamo il Presepe Cuciniello, situato all’interno del Museo di San Martino.

Presepe Napoli

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Via San Gregorio Armeno a Napoli

Il presepe in Piazza San Pietro

Dal 7 dicembre 2024 al 6 gennaio 2025, sarà possibile ammirare il presepe allestito in Piazza San Pietro a Roma. La firma di quest’anno è quella della comunità di Grado che ha ambientato la nascita di Gesù in un “casone” all’interno della laguna. L’ambientazione scelta è quella dei primi anni del secolo scorso quando in laguna abitavano ancora diverse centinaia di gradesi, realizzata con tanti dettagli creati utilizzando anche la vegetazione autoctona e la fauna locale.

Il presepe sull’acqua di Comacchio

Uno dei presepi italiani più suggestivi è quello di Comacchio, in provincia di Ferrara. Dal 7 dicembre 2024 al 6 gennaio 2025 sarà possibile ammirare i presepi allestiti non solo nelle chiese, ma soprattutto sotto le arcate dei ponti e lungo i canali del centro storico della città. Realizzati sopra delle imbarcazioni, offrono uno scenario davvero unico, soprattutto la sera quando illuminati da decorazioni e luminarie.

Presepi in Spagna

La tradizione del presepe in Spagna ha origini italiane perché si diffuse durante la dominazione borbonica di Napoli. Nel corso del tempo, gli artigiani spagnoli hanno adattato questa forma d’arte all’identità culturale del territorio creando anche personaggi bizzarri come il “caganer”, un abitante vestito con abiti tradizionali, accovacciato in una posizione comprensibile dal nome!

Il presepe di sabbia a Gran Canaria

Gran Canaria stupisce ogni anno con un presepe di sabbia realizzato da un gruppo di otto importanti scultori internazionali sulla spiaggia di Las Canteras. Si tratta di un vero e proprio spettacolo a cielo aperto, realizzato con 2000 tonnellate di sabbia che, oltre al carattere artistico e religioso, ha anche uno scopo benefico perché le donazioni ricevute vengono destinate a progetti sociali. Il presepe può essere ammirato dal 28 novembre 2024 al 6 gennaio 2025 ed è facilmente raggiungibile perché la spiaggia in cui viene realizzato è quella urbana della città di Las Palmas.

Presepe sabbia Gran Canaria

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Presepe di sabbia a Gran Canaria

Presepe monumentale di Saragozza

A Saragozza, invece, troverete il presepe più grande di Spagna che, con le sue 56 figure a grandezza naturale, occupa più di 1000 m². Le figure umane sono affiancate dagli immancabili animali come pecore, capre e anatre per ricreare al meglio il momento della Natività. Il presepe viene allestito vicino alla Basilica di Nostra Signora del Pilar e riproduce alcuni degli scenari più importanti della tradizione religiosa come il portale di Betlemme o il palazzo di Erode. Il presepe monumentale può essere visitato dal 2 dicembre 2024 all’8 gennaio 2025, sia in autonomia che accompagnati da una guida. L’entrata è gratuita e si può accedere tutti i giorni dalle 10:00 alle 14:00 e dalle 16:00 alle 21:00.

Presepe di cioccolato a Rute

La città di Rute, in provincia di Cordoba, vanta una lunga tradizione dedicata ai dolci natalizi che, nel tempo, ha ampliato i propri orizzonti andando a creare un presepe realizzato interamente con il cioccolato. Allestito su una superficie di circa 65m², il presepe è composto da 1.600 chili di cioccolato e circa 50 chili di pasta di zucchero ed è considerato il più grande del mondo. Per crearlo sono necessari oltre sei mesi e, tra le figure realizzate, compaiono anche il Papa e i membri della Famiglia Reale spagnola. Il presepe può essere visitato fino al 6 gennaio 2025 e l’entrata costa 1,50€. Se vi trovate a Cordoba, il modo ideale per raggiungere Rute è con il treno della compagnia Renfe.

Il presepe gigante di Alicante

Il presepe di Alicante, invece, ha vinto il record come il più grande del mondo! Gesù, posizionato nella sua mangiatoia, cattura l’attenzione con dimensioni pari a 3,32 metri di altezza, 3,31 metri di larghezza e 4,08 metri di lunghezza, mentre Giuseppe è alto 18 metri e largo 4,70 e Maria ben 10 metri e larga 3,49. Il presepe può essere ammirato nella piazza dell’Ayuntamiento dai primi di dicembre al 6 gennaio 2025.

Presepe gigante Alicante

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Il presepe gigante di Alicante

Presepi in Portogallo

I presepi portoghesi spiccano per la creatività e maestria artigianale con il quale vengono realizzati. Alcuni presentano personaggi di carattere popolare, mentre altri vengono creati in stile barocco, come quelli degli scultori Machado de Castro (di cui si conserva un esemplare nella cattedrale Sé di Lisbona) o António Ferreira (custodito nella Basilica da Estrela). Oltre al motivo principale della Natività e dell’arrivo dei Re Magi a Betlemme, nei presepi realizzati in Portogallo vengono riprodotti ambienti campestri portoghesi e delle classi sociali dell’epoca come clero, nobiltà e popolo.

Il presepe a Lagos

Nel sud del Portogallo, nella città di Lagos, dal 23 novembre 2024 al 10 gennaio 2025 sarà possibile ammirare il presepe artigianale realizzato dall’artista José Henrique Figueiredo Cortes. Esposto nel Centro Cultural de Lagos, il presepe conta 75 personaggi, 368 figure di animali, 38 case, molti edifici e attività, alcune delle quali non esistono più nella realtà. Il tutto è reso ancora più magico dall’aggiunta di meccanismi che danno movimento alle scene rappresentate come luce e corsi d’acqua.

Presepi in Polonia

Anche la Polonia vanta una tradizione secolare legata ai presepi, in particolare nella città di Cracovia. Qui i presepi sono chiamati “szopki” e risalgono al XIX secolo. La loro realizzazione si concentra sulla costruzione di elaborate strutture a torre che raffigurano la Natività di Gesù, spesso sullo sfondo dei famosi monumenti architettonici della città.

Il presepe UNESCO di Cracovia

La tradizione dei presepi a Cracovia nacque per necessità: i lavoratori locali, licenziati durante il periodo invernale, per guadagnare qualcosa costruivano particolari scene legate alla Natività che vendevano porta a porta. Nel corso degli anni, questa pratica si è evoluta trasformandosi in una competizione vera e propria tra artigiani. Le scene sono riccamente ornate con un mix di elementi gotici e barocchi, con colori vivaci e location che rappresentano i luoghi più importanti della città.

Il primo giovedì di dicembre viene organizzato il Concorso di Szopka, o Concorso dei Presepi di Natale, durante il quale gli artigiani provenienti da tutto il Paese portano le loro scene della Natività realizzate a mano per essere esposte e giudicate nella piazza principale Rynek Główny. In riconoscimento del suo significato culturale, la szopka di Cracovia è stata iscritta nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO nel 2018.

Presepe Cracovia

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Un esempio di presepe realizzato a Cracovia

Presepi in Francia

In Francia è la Provenza a mostrare il più alto entusiasmo quando si parla di presepi. Il tradizionale presepe provenzale, oltre ai personaggi classici della Natività, comprende anche i famosi santons, ossia piccoli santi: questi sono piccole figurine di terracotta fatte a mano che rappresentano molti personaggi popolari provenzali e ispirati al folklore locale, alle tradizioni e agli antichi mestieri. Alcuni dei più tipici e famosi sono Roustido, un amichevole borghese con un ombrello rosso, Bartomiou, l’ubriacone con un lungo cappello di cotone, e Pistachié, lo sciocco che guida un asino carico di sacchi di grano.

I presepi di Luceram

Ogni anno, da 26 anni, gli abitanti di Lucéram, un villaggio situato a 664 metri di altitudine, non lontano da Nizza, espongono oltre 450 presepi in tutte le aree del paese. L’evento, chiamato Circuit des Crèches, vi permetterà di scoprire le realizzazioni durante una passeggiata dove le scene sono ricche di personaggi e location particolari, da quelle più tradizionali alle più originali. I presepi possono essere visitati dai primi di dicembre al 6 gennaio 2025.

Presepi in Messico

Chiamato “el Nacimiento”, la Natività messicana fa parte dell’eredità che i colonizzatori lasciarono nel Paese, riadattata nel corso degli anni alla cultura e all’identità delle diverse regioni del Messico. Qui il presepe rappresenta uno dei simboli più importanti e assume un ruolo centrale soprattutto durante la notte di Natale, o Nochebuena: durante la vigilia, le famiglie messicane si riuniscono intorno per mangiare tutti insieme e, prima di mezzanotte, si svolge una piccola cerimonia durante la quale i bambini della famiglia hanno l’onore di collocare la statuina di Gesù nel presepe, dando così il benvenuto al Natale.

Il presepe nella piazza di Oaxaca

Il Natale è una ricorrenza particolarmente sentita in tutto il Messico, tuttavia ci sono città che, più di altre, organizzano festeggiamenti in grande stile come Oaxaca. La strada pedonale che va dalla Chiesa di Santo Domingo allo Zocalo è fiancheggiata da alberi di Natale e colorate piñate, mentre la piazza principale brilla di luci festive e luminose stelle natalizie, oltre che ospitare il grande presepe e l’evento più atteso di dicembre: la Notte del Ravanello. Organizzato il 23 dicembre, l’evento vede protagoniste delle scene realizzate con i ravanelli, compresa la Natività. Un altro bel presepe viene realizzato anche all’interno del Convento y Templo del Carmen Alto, dove ogni anno vengono posizionate figure di medie-dimensioni.

Presepe Oaxaca

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Presepe realizzato nella chiesa di Oaxaca

I presepi in Perù

Anche il Perù festeggia il Natale realizzando presepi nei parchi pubblici e davanti alle chiese. La particolarità dei presepi peruviani, visibili durante tutto il mese di dicembre, risiede in alcuni personaggi tipici del territorio. Insieme a Giuseppe, Maria e Gesù in versione andina, compaiono anche animali locali come i lama e gli alpaca in sostituzione di bue e asino. Chi desidera creare un presepe unico deve dirigersi a Cusco, dov’è possibile acquistare figure realizzate artigianalmente nel mercato storico di Santurantikuy, che significa “Vendita dei Santi” in Quechua. Al mercato sono presenti molti artigiani e venditori provenienti dalle province che arrivano in città per vedere muschio, erbe, figurine dipinte di santi, lama e alpaca.

Il presepe a Cusco

Ogni anno, nella città di Cusco, viene allestito un grande presepe nella Plaza de Armas, la piazza principale da secoli cuore pulsante della vita quotidiana dei suoi abitanti. Nei presepi di Cusco, il paesaggio raffigurato è quello delle Ande peruviane invece della Giudea e, per realizzarlo, viene utilizzata flora nativa della regione come erbe naturali, paglia, “salvajina” (muschio spagnolo), “ichu” (erba cespugliosa), “molles” (peperoni), “champa” (erba con terriccio), fiori e orchidee.

Inoltre, tutti i personaggi rappresentati sono solitamente vestiti con i costumi tradizionali della regione di Cusco: Maria ha le trecce, una manta (in quechua chiamata “liclla”) e una gonna andina. Giuseppe indossa un “chullo” (un tipo di cappello di lana) e Gesù, chiamato “El niño Manuelito”, è vestito con abiti tipici della regione, pieni di colori e paillettes.

Presepe Perù

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Tipico presepe peruviano

I presepi tipici in Africa

Il presepe viene realizzato anche in diverse parti dell’Africa e incorpora figure, scene, piante, animali e oggetti legati alla vita quotidiana tipica del territorio. Al posto del bue e dell’asino è possibile trovare capre o zebù, mentre sullo sfondo compaiono alberi come il baobab. Tra le figure compaiono anche pescatori, cantastorie tradizionali e musicisti che suonano strumenti locali.

Presepe africano

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Un esempio di presepe africano
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Musica, luce e colori, il Capodanno 2025 a Napoli è magia. Gli eventi imperdibili

Chi ben comincia è a metà dell’opera, recita l’antico proverbio di Ippolito Nevio, e a volerlo prendere in parola è chiaro che dobbiamo cominciare proprio da qui: dal Capodanno 2025 e dalla sua organizzazione. Nulla può essere lasciato al caso, non per i viaggiatori che hanno desiderio e curiosità di scoprire e riscoprire il mondo attraverso le sue tradizioni di fine e inizio anno. E se c’è una città che di tradizioni ne ha tante quella è proprio Napoli.

Usanze, folclore e storie si intrecciano tra le vie, i vicoli e i monumenti del capoluogo campano, ma Napoli non è solo tradizione. È bellezza e poesia, è colore e musica, è un tripudio vorticoso di meraviglia che esplode, ancora di più, nei giorni di festa che precedono l’arrivo del nuovo anno.

Se avete quindi scelto di trascorrere il Capodanno 2025 a Napoli dovete prepararvi a vivere una vera e propria esperienza indimenticabile. Tra eventi imperdibili, concerti e festival musicali, discoteche e appuntamenti magici, che si fondono con tradizioni antiche e moderne, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Prendete carta e penna e appuntatevi tutto: la festa ha inizio.

Cosa fare a Capodanno a Napoli, tutti gli eventi

“Vedi Napoli e poi muori”, ha detto Johann Wolfgang von Goethe quando ha visitato la città, rimanendo incantato dalla napoletanità intrisa in ogni dove. La stessa che sa rendere ogni giorno vissuto in città una vera e propria festa da vivere e da condividere.

E se parliamo di feste, questo è chiaro, non possiamo certo tralasciare il Capodanno che, a Napoli, è considerato una cosa seria. Eventi, ospiti d’eccezione e concerti e poi, ancora, discoteche e movida: queste sono solo alcune delle cose da fare per chi ha scelto di trascorrere l’ultimo giorno dell’anno e il primo nel capoluogo campano.

Sì, Napoli è sicuramente tra le mete da raggiungere a Capodanno. Quest’anno, poi, la festa sarà ancora più grandiosa per celebrare i 2500 anni della città. Con l’occasione l’iconica canzone Napule è di Pino Daniele sarà rivisitata e diventerà la sigla ufficiale di ogni momento condiviso.

4 giorni di musica

I preparativi della festa cominciano il 29 dicembre con il primo dei quattro spettacoli musicali previsti in città. In occasione della terza edizione del Concerto di Capodanno, infatti, diverse e suggestive location urbane si trasformeranno nel palcoscenico perfetto di un’esperienza memorabile.

Si inizia al Palavesuvio, l’impianto polisportivo situato nel quartiere di Ponticelli, a est della città. Qui ad animare la serata ci sarà il concerto del gruppo E’ Zezi dedicato alla canzone napoletana in occasione del suo 50°esimo anniversario. Insieme a loro, come ospiti d’eccezione, saliranno sul palco anche Arisa, Roberto Colella e Maldestro.

Il 30 dicembre la festa si sposta in Piazza del Plebiscito, simbolo e icona della città, dove il giorno dopo si terrà anche il concerto di Capodanno, per un contest rap con giudici d’eccezione come Geolier e Luché. Durante la serata saliranno sul palco anche i protagonisti del panorama del settore come Andy Killa, Lele Blade, Ernia e Frezza.

La musica continuerà ad animare le scene partenopee anche il 31 dicembre 2024, con l’iconico concertone in piazza, e il 1° gennaio con una jam session vista mare.

Piazza del plebiscito a Napoli

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Piazza del Plebiscito diventerà la location del concerto di Capodanno a Napoli

Il concerto in Piazza del Plebiscito in onore di Pino Daniele

Il concerto di Piazza del Plebiscito, organizzato in occasione del Capodanno 2025, sarà memorabile. L’evento, dedicato all’indimenticabile Pino Daniele, vedrà esibirsi sul palco artisti dal calibro di James Senese, Loredana Bertè, Raiz e Sal Da Vinci.

L’appuntamento, libero e gratuito, è previsto alle ore 20.40 del 31 dicembre. Ad accompagnare il countdown più atteso dell’anno ci sarà Loredana Bertè, madrina del brindisi di mezzanotte. La festa, poi, proseguirà con Sal Da Vinci.

Il dj set vista mare

Chi vuole iniziare il nuovo anno a suon di passi dance, invece, può spostarsi sul Lungomare di via Partenope. È qui che, dopo la mezzanotte e fino all’alba, prenderà il via una serata danzante condotta da Deborah De Luca e Riva Star.

La jam session del 1 gennaio

E se ancora non dovesse bastarvi la musica ascoltata nei giorni precedenti, ecco un altro appuntamento imperdibile per chi trascorrerà il Capodanno a Napoli. Per concludere la rassegna dei 4 giorni di concerti, infatti, il 1° gennaio verrà organizzata una festa musicale sul Lungomare di Via Caracciolo: una jam session dedicata alla musica chill out. L’appuntamento è previsto dalle ore 16.00.

Duemilaciquencento scintille

Tra gli eventi più attesi di questo Capodanno c’è, ovviamente, lo spettacolo pirotecnico che per omaggiare le celebrazioni in città prenderà il nome di Duemilaciquencento scintille. Lo show di luci e colori comincerà a mezzanotte nel cielo che sovrasta l’iconico Castel dell’Ovo e illuminerà l’intero Golfo di Napoli. Scegliete un posto comodo e alzate la vista verso il cielo per godere dello spettacolo.

Capodanno a Napoli

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Capodanno a Napoli: eventi e cose da fare

Vita notturna e discoteche

Di cose da fare, e tradizioni da vivere la notte di Capodanno, Napoli ne è piena. La vivace città campana, infatti, asseconda esigenze e desideri di tutti, indistintamente dall’età. Chi ha voglia di divertirsi e di proseguire i festeggiamenti fino all’alba, dunque, non ha che l’imbarazzo della scelta grazie alle tante proposte per gli amanti della movida.

Come abbiamo anticipato, infatti, la vita notturna a Capodanno è particolarmente fervente. La festa all’aperto che si tiene dopo la mezzanotte sul Lungomare di Via Partenope è perfetta per chi vuole danzare sullo sfondo dello scenografico Golfo della città.

Chi preferisce, invece, trascorrere la notte al chiuso, può farlo all’interno del Joia club, una delle discoteche più famose in città. Situato a Sant’Antimo, ad appena 14 chilometri dal centro, questo locale assicura musica e divertimento per tutta la notte. Il costo d’ingresso è di 30 euro.

Altro punto di riferimento in città, per chi ama la movida, è l’Accademia Club di Napoli, situata in via Piave, che organizza feste, concerti e dj set davvero indimenticabili. Segnaliamo, inoltre, la discoteca il Fico, situata in Via Torquato Tasso, che grazie alla sua terrazza panoramica offre ai suoi ospiti una vista mozzafiato su tutto il Golfo di Napoli.

Chi vuole restare nel cuore della città, ma non vuole rinunciare al ritmo dance, può recarsi al Porto Palos Disco, un locale storico di Napoli situato al Vomero, in Via Pirro Ligorio, 21.

A poca distanza dalla città, e più precisamente a Pozzuoli, troviamo il Club Type, un’eccellenza del clubbing partenopeo che intratterrà i suoi ospiti, dalla mezzanotte e fino all’alba, con musica house, commerciale, reggaetone & happy. Il costo di ingresso è di 25 euro con drink incluso.

Segnaliamo, inoltre, che il centro storico di Napoli è contraddistinto da una scena notturna molto vivace. La zona dei “baretti”, che si sviluppa tra via Chiaia, via San Pasquale e Vico Belledonne, è ricca di locali notturni frequentati dai local e dai turisti, così come anche Piazza Bellini e Piazza San Domenico Maggiore sono sempre gremite di gente.

centro storico napoli

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Il centro storico di Napoli durante le feste di Natale e Capodanno

Come muoversi in città a Capodanno: info utili e trasporti

Napoli è una città da visitare tutta d’un fiato, e il modo migliore per farlo è a piedi e con i mezzi pubblici, soprattutto per chi soggiorno nel centro storico o nei pressi di questo. Il capoluogo campano mette a disposizione diverse linee che raggiungere i luoghi iconici e anche i dintorni. A disposizione anche le linee della metropolitana, tra queste la Linea 1 chiamata anche Metro dell’Arte, la Circumflegrea e la Cumana, che collegano la città con le zone circostanti, e la funicolare che consente di raggiungere il Vomero e Posillipo.

Durante la notte di Capodanno, gli orari e le corse dei mezzi di trasporto pubblici potranno subire delle variazioni. Il consiglio è quello di visitare il sito web della rete di trasporto ANM per essere costantemente aggiornati. Sono attivi, altresì, il servizio di assistenza telefonica al numero verde 800 639525, e quelli di messaggistica e infomobilità attraverso i profili social di @anmnapoli.

Per chi ha necessità di spostarsi durante la notte di Capodanno, è disponibile anche il servizio di taxi. I numeri utili da contattare sono: Radio Taxi Napoli: +39 081 5564444, Radio Taxi La Partenope: +39 081 0101, Consorzio Taxi Napoli: +39 081 8888.

Il clima di Napoli a Capodanno

Cosa mettere in valigia prima di partire per Napoli? il capoluogo campano è anche conosciuto come la città del sole, una metafora perfetta che ben descrive i paesaggi, il clima e le emozioni che questo territorio sa regalare. Tuttavia non possiamo non tener conto dei cambiamenti meteoreologici che riguardano l’intera penisola.

Secondo le più recenti previsioni meteo, il clima di Napoli a Capodanno dovrebbe essere piuttosto mite con temperature massime che sfiorano i 15 gradi e minime che non scendono sotto lo zero. Consigliamo comunque di verificare le previsioni a ridosso della partenza.

Tradizioni e usanze di Capodanno a Napoli

Se avete scelto di trascorrere il Capodanno a Napoli, allora, non potete assolutamente rinunciare a tutte le tradizioni della città che vengono tramandate da generazione in generazione. Queste, infatti, rappresentano l’anima più autentica del territorio, nonché il modo migliore per immergersi completamente nella napoletanità.

Lingerie rossa e lenticchie da mangiare, rigorosamente dopo mezzanotte, sono due tradizioni che non si possono assolutamente ignorare, non se si vuole cominciare il nuovo anno con i migliori propositi. Ma la “Napule è mille culure” di Pino Daniele non si limita a questo.

Durante la notte di Capodanno, e non solo in realtà, è di buon auspicio intingere un dito nel bicchiere di spumante e passarlo dietro all’orecchio. Un rituale che può essere eseguito anche sulle persone alle quali vogliamo augurare tanta fortuna.

Un’altra tradizione, davvero antichissima, è quella di gettare dalla finestra o dal balcone piatti e cose vecchie. Un gesto liberatorio che scaccia il male e la sfortuna, ma anche tutto ciò che appartiene al passato. Una variante di questa usanza è quella di utilizzare l’acqua al posto dei cocci per lavare via i problemi e accogliere con gioia il nuovo anno.

Più recente, ma già radicata, è invece la tradizione di tuffarsi a mare il 1° giorno dell’anno. L’appuntamento, per i temerari che non hanno paura del freddo, è sulla spiaggia conosciuta come Lido Mappatella nei pressi della Rotonda Diaz.

E se anche voi siete scaramantici, come i napoletani, allora a Capodanno regalatevi e fatevi regalare un sacchetto di sale. Un piccolo talismano capace di allontanare tutte le energie negative.

Napoli, la tradizione del bagno di Capodanno

Fonte: Getty Images

Il tradizionale bagno di Capodanno a Napoli
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L’amica geniale 4, le location della fiction Tv

Cala il sipario su ‘L’amica geniale” con l’arrivo, sulla Rai dall’11 novembre, della quarta stagione che va a sancire l’ultimo capitolo della serie televisiva italo-statunitense creata dal regista Saverio Costanzo e basata sull’omonima serie di romanzi di Elena Ferrante.

Storia della bambina perduta” si apre nella Napoli degli anni ’70 e racconta la vita adulta di Lila (interpretata da Irene Maiorino) ed Elena “Lenù” (Alba Rohrwacher), ormai donne con percorsi di vita divergenti. Dopo anni di distanza e di scelte che le hanno allontanate, le due amiche si ritrovano ancora una volta nel capoluogo partenopeo, sullo sfondo di un periodo storico tumultuoso che culmina nel terremoto del 1980. Entrambe hanno combattuto per emanciparsi dal quartiere di origine, un luogo che rappresenta per loro un vincolo doloroso, fatto di violenza, convenzioni e legami tossici che le imprigionano.

Elena, abbandonata Napoli per seguire una carriera come scrittrice di successo, ha cercato di voltare pagina, costruendo una nuova vita lontano dalla città natale. Sposata e poi separata, madre di due figlie, ritorna però sospinta dal richiamo di un vecchio amore che riemerge dal passato e che getta nuova luce sul suo presente. All’opposto, Lila è rimasta ancorata a Napoli, impegnata in complesse dinamiche familiari e camorristiche, ma anche in una carriera imprenditoriale che la vede affermarsi nel settore informatico. Sempre leader silenziosa ma influente del rione, Lila affronta con costanza sfide che la mettono in conflitto con i potenti fratelli Solara, interpretati da Edoardo Pesce e Lino Musella.

Nonostante i percorsi di vita differenti, il legame tra Lila e Lenù continua a essere un’ancora in un mondo che cambia a grande velocità. La loro amicizia, densa di rivalità e complicità, evolve e si adatta alle nuove sfide personali e sociali. La storia privata delle due protagoniste si intreccia con quella dell’Italia e del mondo, dove gli eventi storici diventano co-protagonisti e influenzano le scelte e le vite dei personaggi.

Inoltre, la quarta stagione porta una novità significativa: Alba Rohrwacher, fino a ora voce narrante della serie, entra direttamente in scena nei panni di Lenù, sostituendo Margherita Mazzucco. Irene Maiorino diventa la nuova Lila, raccogliendo il testimone da Gaia Girace. Fabrizio Gifuni interpreta Nino Sarratore, personaggio che aveva in precedenza il volto del giovane Francesco Serpico.

Dove è stato girato L’Amica Geniale 4

Anche nella quarta stagione de L’Amica Geniale, Napoli mantiene il ruolo di protagonista indiscussa, l’epicentro emotivo e geografico della storia di Lila e Lenù. La serie, ambientata negli anni ’80, trasforma il rione Luzzatti, illuminandolo di nuovi colori vivaci che richiamano il cambiamento e il fervore del periodo e riflettono il passaggio delle ragazze alla maturità e il volto in trasformazione di Napoli stessa.

Le riprese immortalano alcuni degli scorci più iconici della città partenopea, come la panoramica via Petrarca e il lungomare Caracciolo, dove il mare e la luce conferiscono alla narrazione una bellezza sospesa. Ma le telecamere si sono spostate anche in altre regioni italiane, portando nella serie location affascinanti e variegate che offrono uno sguardo su un’Italia mutevole e ricca di storia.

Nel corso della quarta stagione, lo spettatore viene accompagnato in un viaggio tra luoghi storici e nuove ambientazioni, elementi che donano alla trama profondità visiva e culturale ed esaltano il contrasto tra il mondo interiore dei personaggi e il contesto sociale in cui si muovono.

Piazza del Plebiscito

Piazza del Plebiscito

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La splendida Piazza del Plebiscito

La quarta stagione de L’Amica Geniale riporta in scena una delle location più simboliche della serie: Piazza del Plebiscito, luogo iconico della Napoli storica che aveva già incantato gli spettatori nella prima stagione, quando Lila e Lenù, ancora adolescenti, scoprono per la prima volta il cuore elegante della città. In una suggestiva scena notturna, le due amiche, insieme a Rino e Pasquale, arrivano dalla periferia popolare del rione Luzzatti di Poggioreale per esplorare il “salotto buono” di Napoli.

La piazza, dal fascino intramontabile, diventa lo sfondo di un confronto tra mondi distanti. Provenienti da un contesto modesto, Lila e Lenù si immergono nell’atmosfera chic e raffinata del centro, osservando con stupore e ammirazione ciò che appare irraggiungibile, una finestra su una Napoli sconosciuta, che affascina e intimorisce, e che segna un momento di scoperta e di crescita che resterà indelebile nelle loro vite.

La via di Posillipo

Posillipo, Napoli

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Spettacolare veduta del Golfo di Napoli da Posillipo

Lenù, ormai affermata scrittrice, va ad abitare in un elegante appartamento con Nino Sarratore. Nella serie, la nuova residenza si trova in via Petrarca, a Posillipo, mentre nei romanzi la dimora è situata in via Tasso, una strada panoramica che collega il Vomero a Corso Vittorio Emanuele, storicamente considerata uno dei “salotti buoni” di Napoli.

La decisione di ambientare le riprese in via Petrarca è legata a esigenze pratiche e scenografiche. Via Tasso, con la sua conformazione stretta e il traffico intenso, avrebbe complicato le riprese, mentre via Petrarca non solo ha offerto spazi più ampi per la troupe, ma regala anche una vista spettacolare sul Golfo di Napoli. Si è trattato di una scelta che arricchisce l’ambientazione, sottolineando la nuova dimensione di prestigio e bellezza che caratterizza la vita di Lenù, ormai immersa in uno scenario che rispecchia il suo successo e le sue aspirazioni.

Il ritorno di Firenze

Piazza Santa Croce

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Splendida veduta di Piazza Santa Croce

Firenze gioca un ruolo fondamentale nella serie L’Amica Geniale, segnando una fase decisiva nella vita di Lenù. Nella terza stagione, Elena vi si trasferisce per completare gli studi universitari e avviare la sua carriera di scrittrice, allontanandosi definitivamente dal rione napoletano in cui è cresciuta. Le riprese in luoghi simbolo come Piazza della Signoria e Piazza Santa Croce catturano l’atmosfera vibrante degli anni ’70, immergendo lo spettatore in un contesto culturale che riflette il cambiamento e l’evoluzione della protagonista.

Anche nella quarta stagione, Firenze continua a rappresentare un punto di riferimento per Lenù. Ormai consolidata nel suo percorso professionale, vive ancora nel capoluogo fiorentino prima di decidere di tornare a Napoli. La produzione ha scelto di mantenere la coerenza visiva e narrativa, riportando sullo schermo quei luoghi che hanno accompagnato la sua trasformazione.

Tappa anche a Torino

Po a Torino

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Spettacolare veduta area del Po a Torino

Nella quarta stagione de L’Amica Geniale, Torino è essenziale per raccontare la vita adulta di Elena Greco, ora interpretata da Alba Rohrwacher: con i suoi eleganti quartieri borghesi, rappresenta il contesto in cui la protagonista entra a far parte del mondo colto e raffinato dell’Italia anni ’80. Le riprese hanno animato luoghi chiave come un palazzo in Corso Vittorio Emanuele II al civico 78, dove la produzione ha curato ogni dettaglio per ricreare l’atmosfera dell’epoca: costumi vintage, auto d’epoca parcheggiate nel cortile e arredamenti ricercati restituiscono la storicità e il fascino di una Torino d’altri tempi.

Oltre all’appartamento in corso Vittorio Emanuele II, altri angoli sono stati protagonisti, come Via Po, Via Sabaudia e la zona di Santa Rita, ambienti che riflettono l’inserimento di Elena in una realtà colta e sofisticata, dove la sua crescita personale e professionale continua a evolversi.

Le location delle prime stagioni de L’Amica Geniale

Fin dalla prima stagione, L’Amica Geniale ha fatto delle ambientazioni un elemento chiave per trasportare gli spettatori nella realtà delle sue protagoniste. A Caserta è stato fedelmente ricostruito il rione Luzzatti, luogo di nascita di Lila e Lenù, che con le sue strade e palazzi popolari riporta lo spettatore alla Napoli degli anni ’50. Nella seconda stagione, le riprese si spostano sull’isola di Ischia, e in particolare a Forio, dove le ragazze trascorrono un’estate che segna in profondità le loro vite.

La terza stagione amplia ulteriormente il ventaglio di location. Oltre a Napoli e Caserta, si aggiungono Firenze, dove sono state girate scene suggestive in Piazza della Signoria e Piazza Santa Croce, e Torino, che rappresenta il nuovo ambiente universitario di Elena, simbolo della sua emancipazione culturale e sociale. Una tale varietà di luoghi dona alla serie un’ampia ricchezza visiva e mantiene la fedeltà ai romanzi.

Ischia, in particolare, viene rappresentata in tutta la sua autentica bellezza. Ischia Ponte, con le viuzze storiche e il maestoso Castello Aragonese, offre uno sfondo perfetto per l’arrivo di Elena e dà vita a un impatto visivo che cattura con immediatezza l’essenza dell’isola. La spiaggia dei Maronti, dall’ampia distesa sabbiosa e lambita dal mare cristallino, diventa la cornice delle giornate spensierate di Elena e Lila ed evoca una sensazione di libertà e giovinezza.

A Forio, Villa Leone si trasforma nella casa delle vacanze, donando una vista mozzafiato sul borgo di Sant’Angelo, mentre il mercato del pesce di Ischia Ponte mostra la quotidianità isolana, tra i colori e i profumi che raccontano la vita dei pescatori e degli abitanti.

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Napoli, Pompei, Procida e Paestum raccontate dal Guardian

Di recente, un giornalista del Guardian ha intrapreso un viaggio attraverso alcune delle mete più iconiche del Sud Italia, raccontando il suo itinerario in un articolo ricco di osservazioni e dettagli. Quando si sente parlare bene del proprio Paese e del suo patrimonio artistico e culturale, nonché dei suoi paesaggi, non può che fare piacere ed è per questo che oggi vi mostriamo come sono questi iconici luoghi visti dagli occhi di un forestiero.

Il suo racconto inizia con l’arrivo in Mediterraneo, tra pioggia e cieli grigi, durante un viaggio in treno da Parigi. Nonostante il clima iniziale, proseguendo verso sud, il giornalista scorge finalmente la tanto agognata luce del sole, insieme alla vivacità e al calore di luoghi come Napoli, Pompei, Procida e Paestum.

Viaggiare in treno, lo slow tourism come ritorno alle origini

Durante il tragitto, il giornalista nota la differenza tra un viaggio in treno e il frettoloso ritmo del trasporto aereo. Attraversando città come La Spezia e Pisa, afferma che il viaggio in treno incarna la “joy of missing out” (la gioia di lasciarsi andare), perfetta per un turismo lento e contemplativo.

In questo percorso, simile a quello compiuto dal poeta inglese John Keats nel 1820, il viaggiatore trova un’attenzione alla scoperta, senza la frenesia moderna. Dopo aver attraversato il Nord Italia, in particolare la Liguria, la destinazione è il Sud, a partire dalla Campania.

Napoli, più autentica di così non si può

Il giornalista descrive Napoli come un luogo autentico, dove il fervore della vita cittadina si manifesta nelle strade affollate e nei ristoranti all’aperto. La città, racconta, si anima ulteriormente quando il Napoli gioca contro la Juventus e i tifosi seguono con entusiasmo la partita mentre gustano una pizza in un caffè di strada.

Napoli è anche il punto di partenza per visitare le vicine isole, tra cui Procida, che, secondo il giornalista, ha conservato il proprio carattere genuino e non è stata trasformata in un’isola esclusivamente turistica.

Napoli

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Sguardo su Napoli vista di sera

Procida, profumo di agrumi e senso di familiarità

Procida, scrive il giornalista, è ben diversa da altre destinazioni insulari, poiché ha mantenuto la sua autenticità e non è diventata un “esperimento di gentrificazione”.

Una delle attività migliori che si può fare soggiornando sull’isola, tra un tuffo e l’altro, dopo un po’ di tintarella, è sicuramente mangiare e lasciarsi coccolare il palato dalla deliziosa cucina locale. Tra i piatti consigliati ci sono gli spaghetti al pesto di limone, tipici del luogo grazie ai celebri limoni dolci dell’isola.

Le case colorate di Marina di Corricella e l’atmosfera di un’isola ancora legata alla sua tradizione marinara colpiscono particolarmente l’autore dell’articolo del Guardian, che ne evidenzia il fascino genuino raccontando il legame di Procida con la storia locale, ancora oggi.

Pompei, città eterna in continua scoperta

La visita a Pompei è uno dei momenti più suggestivi del viaggio. Il giornalista osserva come il sito archeologico, sotto la direzione del tedesco Gabriel Zuchtriegel, stia vivendo una nuova fase di scoperta e reinterpretazione.

Vesuvio, Pompei

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Pompei e il Vesuvio sullo sfondo

Accompagnato dall’archeologo Alessandro Russo, il giornalista entra nella Regio IX, una zona in cui si stanno scoprendo affreschi intatti e dettagli inediti della vita quotidiana degli antichi abitanti di Pompei. Racconta di un ritratto di una bambina con uva e melograni, sopravvissuto incredibilmente intatto e visibile oggi grazie alle nuove tecniche di scavo.

Paestum, viaggio nell’antica Grecia

Proseguendo il suo viaggio verso sud, il giornalista del Guardian racconta l’esperienza di Paestum, una città fondata dai Greci e famosa per i suoi imponenti templi e per il museo archeologico.

Qui, il protagonista dell’articolo si sofferma sulla Tomba del Tuffatore, un capolavoro ritrovato nel 1968 che raffigura un giovane che si tuffa da una grande altezza, in quella che potrebbe rappresentare una scena allegorica della morte o della vita.

Tempio Era, Paestum

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Il Tempio di Era nel sito archeologico di Paestum

Il giornalista è affascinato da come Paestum mantenga un’atmosfera antica e intatta, lasciandolo profondamente colpito dall’energia e dal mistero di questi luoghi.

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La scultura di Pulcinella a Napoli, quando l’arte contemporanea fa riscaldare l’Italia

Sta suscitando non poche reazioni, soprattutto sul web, l’installazione temporanea che, fino al 19 dicembre, sarà esposta in piazza Municipio a Napoli.

Questo pezzo di arte contemporanea intitolato “Tu si ‘na cosa grande”, è un omaggio dato alla città e alla sua tradizione (vedasi, appunto, il Pulcinella), da parte dello scultore e designer Gaetano Pesce, scomparso ormai sei mesi fa a New York. L’installazione alta 12 metri, non passa certo inosservata nella piazza, ma ciò che maggiormente ha catturato l’attenzione e generato commenti, anche ironici, è la forma fallica della struttura.

Cos’è la scultura dedicata a Pulcinella di Gaetano Pesce

Per capire cosa significa la scultura “Tu si ‘na cosa grande” e andare oltre al suo aspetto, occorre analizzarne l’essenza. Curata da Silvana Annichiarico, l’opera dell’artista Pesce consiste in due elementi interconnessi: una rivisitazione dell’abito di Pulcinella e due cuori rossi trafitti da una freccia. L’opera esposta nella grande piazza di Napoli è parte del programma artistico “Napoli Contemporanea”, ad oggi coordinato da Vincenzo Trione.

Molti turisti che si fermano in piazza Municipio in questi giorni osservano l’opera con curiosità, scattando foto e condividendo impressioni divertite. Sul web, ovviamente, non sono mancate battute e allusioni, incluso un commento dell’ex sindaco di Napoli, Luigi de Magistris che ha detto: “Napoli cresce: da Pistoletto a Pesce”.

All’inaugurazione dell’installazione temporanea hanno partecipato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Il Pulcinella di Pesce sembra dunque essere oggi il degno successore della controversa “Venere degli stracci” di Michelangelo Pistoletto, un’opera che aveva anch’essa creato polemiche e che, tristemente, fu poi data al fuoco da un senzatetto.

Scultura, Tu si' na cosa grande, Gaetano Pesce

Fonte: Ansa

La scultura di Gaetano Pesce illuminata e vista di sera

Il Pulcinella di Pesce oltre lo scandalo

Il sindaco di Napoli non ha evitato il dibattito suscitato dall’opera di Pesce, dichiarando: “All’inizio, come molti, ho avuto una prima impressione simile a quella degli altri. È un pensiero che chiunque potrebbe avere, ed è molto napoletano. Tuttavia, va interpretato anche come un segno di buon augurio.

Alla base dell’opera, infatti, vi è la rappresentazione – per quanto stilizzata a libera sensibilità dell’artista – di ciò che unisce Pulcinella e il cuore stesso di Napoli e dei suoi cittadini. Come anche espresso dallo stesso Manfredi, l’arte – soprattutto quella contemporanea – ha il compito di suscitare e animare il dibattito, per continuare a far sì che le nostre città siano realmente “vive”.

L’installazione è composta strutturalmente da due sculture: un abito di Pulcinella, montato su una struttura metallica, stabilizzata grazie a cavi decorati decorati con diversi fiori sintetici, capace di illuminarsi dall’interno alla sera, mentre di fronte a questo pezzo vi è un cuore rosso di 5 metri, anch’esso illuminato e trafitto da una freccia metallica piantata su una base triangolare di legno.

Il costo totale, inclusi montaggio e sicurezza, è di circa 180mila euro, di cui 160mila coperti dalla Regione Campania attraverso i fondi Poc, destinati alla promozione culturale nei Comuni. L’artista ha inoltre voluto che l’opera rimanesse a Napoli, con i cuori che diventano proprietà permanente del Comune. Nel frattempo, però, si sta valutando anche la collocazione definitiva del Pulcinella.

Le opere italiane che hanno suscitato più clamore

Negli ultimi anni, sono state diverse le opere italiane che hanno suscitato accesi dibattiti e discussioni sul web, alimentando opinioni contrastanti tra sostenitori dell’arte contemporanea e critici. D’altronde, l’arte contemporanea è paradossalmente quella meno fruibile dal cittadino medio, quella spesso meno immediata e comprensibile, perché non fa della forma il veicolo principale con cui comunicare il messaggio.

Ecco le opere di arte contemporanea che più negli ultimi anni hanno creato un dibattito acceso:

La “Venere degli Stracci” di Michelangelo Pistoletto 

Installata dapprima a piazza Municipio, nel cuore di Napoli, la Venere degli Stracci del grande artista Pistoletto è stata al centro di polemiche per la sua rappresentazione, che unisce la bellezza classica della Venere con dei cumuli di vestiti abbandonati e lerci. L’opera vuole riflettere sulla società dei consumi e sul degrado della sostanza, ma ha invece ricevuto critiche per il suo impatto visivo e, successivamente, è stata bruciata da un senzatetto, sollevando un ulteriore dibattito sulla sicurezza e la protezione delle opere pubbliche esposte nelle piazze italiane.

“Big Clay” di Urs Fischer a Firenze

Imponente su Piazza della Signoria, a Firenze, Big Clay è una scultura alta 12 metri che rappresenta una massa informe d’argilla modellata a mano. L’opera ha provocato fin da subito reazioni contrastanti, anche per via della sua mole che non passa inosservata: molti fiorentini l’hanno trovata estranea al contesto storico della piazza, mentre altri l’hanno vista come una provocazione interessante e stimolante che dialoga con il passato e il presente della città.

“LOVE” di Maurizio Cattelan a Milano

La celebre scultura, spesso anche chiamata “il dito”, è un’enorme mano di marmo che mostra il dito medio rivolto verso il palazzo della Borsa di Milano in Piazza Affari. L’opera, oggi ormai icona della città meneghina, il cui titolo ufficiale è LOVE (acronimo di “Libertà, Odio, Vendetta, Eternità”), è stata accolta con grande scalpore per il suo messaggio provocatorio contro il mondo della finanza.

“La Montagna di Sale” di Mimmo Paladino a Napoli

Installata in piazza del Plebiscito, a Napoli, quest’opera d’arte contemporanea (ma di epoca passata) è formata da una grande montagna di sale sulla quale sono posizionate sculture di cavalli. La reinstallazione dell’opera (originariamente presentata nel 1995) ha suscitato numerose polemiche, soprattutto per il suo impatto visivo, ma anche per il deterioramento che ha subito a causa delle intemperie e dei piccioni, spingendo molti a criticare la scelta di materiali così deperibili per un’opera che dovrebbe rendere un luogo d’uso pubblico ancora più stimolante.

The Floating Piers, Christo, Lago Iseo

Fonte: Ansa

The Floating Piers di Christo sul Lago d’Iseo

“The Floating Piers” di Christo sul Lago d’Iseo

Correva l’anno 2016 quando l’opera di land art dell’artista bulgaro Christo ha attratto milioni di visitatori sul Lago d’Iseo, permettendo loro di camminare su un ponte galleggiante lungo 3 chilometri. Nonostante l’enorme successo, ci sono state non poche critiche riguardo alla gestione dell’afflusso di persone, all’impatto ambientale e alla difficoltà di accesso per i residenti. L’opera, sebbene temporanea, ha innescato un acceso dibattito sull’arte contemporanea come fenomeno di massa.

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A Napoli è stata scoperta una chiesa medievale

L’Italia, terra dalla storia millenaria e custode di inestimabili ricchezze archeologiche, continua a stupire con scoperte che svelano segreti antichi. Nonostante l’immenso patrimonio già conosciuto, ogni regione riserva ancora sorprese inaspettate. L’ultima, a Napoli, ha portato alla luce i resti di una chiesa medievale, nascosta per secoli sotto il suolo cittadino.

Si tratta di uno straordinario ritrovamento che non soltanto getta luce sul passato del capoluogo partenopeo, ma dimostra ancora una volta come la storia del nostro Paese sia in continua evoluzione, con nuove pagine che si aggiungono a un libro infinito.

Il sottosuolo di Napoli restituisce una chiesa del XI secolo

Nelle vicinanze di Piazza Bovio, nel centro storico di Napoli, si celava da oltre mille anni una chiesa medievale del XI secolo, a otto metri di profondità rispetto al manto stradale.

Un imprenditore locale l’aveva scoperta e, in segretezza, aveva intrapreso una serie di scavi archeologici abusivi, sfruttando la presenza del sito al di sotto di una sua proprietà: un’indagine da parte dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, disposta e coordinata dalla Procura della Repubblica, ha posto fine all’attività illegale che, oltretutto, rischiava di danneggiare una rara testimonianza dall’indiscusso valore storico.

Gli esperti dell’Arma, sotto la guida del pool “Beni Culturali” della Procura di Napoli, hanno sequestrato circa 10.000 frammenti ceramici di natura archeologica risalenti all’epoca romana e medievale, probabilmente provenienti dall’area suburbana dell’antica Neapolis, e legati anche a zone non ancora esplorate nel corso delle indagini. Oltre ai frammenti, sono stati confiscati 453 reperti archeologici integri di epoca romana, tra cui preziosi crateri a figure rosse, anfore, lucerne, pipe in terracotta e monete antiche.

Gli inquirenti, ora, mirano a capire se l’uomo abbia trafugato gli oggetti di valore trovati una volta entrato in chiesa: le indagini condotte dal nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) hanno beneficiato del supporto tecnico e operativo della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli. Nell’ambito delle operazioni, sono stati ispezionati diversi locali di sua proprietà e sono stati sequestrati ulteriori cunicoli sotterranei, frutto di scavi clandestini, che si estendevano sotto le fondamenta di un palazzo settecentesco, dichiarato bene culturale di particolare interesse storico-artistico.

Un raro esempio di arte medievale

Il sito, ora messo in sicurezza per dare modo di effettuare ulteriori approfondimenti volti a tutelarlo e valorizzarlo, restituisce alla città di Napoli e all’Italia intera “un raro esempio di arte medievale del XI secolo“, le cui decorazioni riportano una similitudine con il vicino Sacello di Sant’Aspreno. Ma non solo: la chiesetta va ad aggiungersi alle pochissime testimonianze di pittura dell’epoca medievale sul territorio italiano.

Anche se l’attività clandestina ha arrecato ingenti danni alla struttura (e, di riflesso, al patrimonio storico e culturale napoletano e italiano), tra i resti della chiesa spicca un’abside semicircolare affrescata, in condizioni relativamente buone, sulla quale è ancora parzialmente visibile la figura del Cristo in trono (tipica dell’arte sacra medievale), accompagnata da decorazioni a velarium.

È stata rinvenuta anche un’iscrizione dedicatoria, in parte già decifrata, che aggiunge valore storico al sito. Inoltre, è emersa parte della pavimentazione originale, realizzata con lastre di marmo bianco di spoglio, a testimonianza dell’antica magnificenza del luogo di culto.

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“L’amica geniale”: i luoghi di Napoli tra romanzo e fiction

L’amica geniale è una saga letteraria che ha ottenuto tantissimo successo in tutto il mondo, addirittura il primo volume della tetralogia di Elena Ferrante è stato celebrato come libro del secolo dal New York Times.

E, come spesso accade, con i romanzi che toccano le corde più profonde del cuore e suscitano emozioni, ogni libro ha dato il via a viaggi alla scoperta dei luoghi che hanno fatto da scenografia alla storia. E così leggere L’amica geniale, ma anche gli altri volumi della serie, o guardare la serie tv ci porta a Napoli, cuore pulsante anche se non unica location, ma posto da cui si dipana la storia e si intreccia, rimanendo comunque fedelmente legata ad alcune atmosfere iconiche della città Partenopea.

Non che avessimo bisogno di un libro, e poi di una serie tv di successo, per amare Napoli, ma senza dubbio la misteriosa scrittrice Elena Ferrante ci aiuta a scoprire posti nuovi, a seguire le orme delle due protagoniste lungo il viaggio della vita e in alcuni degli scenari più belli o insoliti di Napoli.

Sulle tracce di L’amica geniale: il Rione Luzzati

Quattro libri, tanti luoghi, ma Napoli resta cuore pulsante della storia di Lila e Lenù, le due protagoniste della saga L’amica geniale di Elena Ferrante. La serie tv ci ha fatto vedere con gli occhi alcune delle location che sono state tra le protagoniste della crescita di queste due bambine a donne.
Tra i posti principali c’è il Rione Luzzatti, nella periferia est di Napoli. Si tratta di un quartiere popolare in cui passeggiando si possono riconoscere la chiesa, la scuola e la piazzetta con i giardinetti.

Rione Luzzatti, set di L'amica Geniale

Fonte: IPA

Rione Luzzatti cuore di L’amica Geniale

Per girare le scene – però – alcuni luoghi, come il Rione, sono stati ricostruiti su un set cinematografico: nello specifico Luzzatti è stato fatto vivere nuovamente fuori da Caserta, a Marcianise, all’interno della ex fabbrica della Saint-Gobain.

Le altre zone di Napoli da vedere

Napoli è il cuore pulsante della storia anche se le due amiche nell’arco degli anni e delle varie stagioni si spostano, modificano la propria vita, vanno altrove. Punto fermo, però, è la città partenopea di cui ammiriamo tantissime zone.

Ad esempio, corso Umberto I – lunga strada nota anche come Rettifilo – dove Lila compra l’abito da sposa, oppure Port’Alba da piazza Garibaldi, dove è possibile acquistare libri tra le tante bancarelle e luogo amato da Lenù.

Napoli L'amica geniale Port'Alba e piazza Garibaldi

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Napoli, nei luoghi di L’amica geniale: Port’Alba e piazza Garibaldi

Poi, ancora, Galleria Umberto I con tutto il suo suggestivo fascino liberty e la sua bellissima cupola. E piazza del Plebiscito tra le più iconiche della città campana.

Non si può non citare Piazza dei Martiri che, come altri luoghi, per poterci riportare a quei tempi nella serie è stata leggermente cambiata in modo da riflettere l’epoca. Se la si visita, naturalmente, la si può ammirare in chiave moderna, ma non per questo perde la magia del raccontare pagine di questa storia. Lungo la strada che parte da qui Lila è occupata in un negozio di scarpe: il fittizio calzaturificio Solara

E poi il lungomare, via Caracciolo, tra i luoghi più belli immortalati dalla serie, e Posillipo che fa sfondo anche alla storia più recente della due amiche.

Non solo Napoli, però, perché la storia poi si sposta e raggiunge anche altre città come Firenze, Milano, Pisa e Torino. Ma, oltre a queste, non mancano i luoghi vicini: come Ischia, bellissima isola del Golfo di Napoli dove si possono ammirare alcuni punti iconici dell’isola come il castello aragonese e Barano d’Ischia.

Piazza del Plebiscito a Napoli: set di L'amica geniale

Fonte: IPA

Napoli, piazza del Plebiscito set di L’amica geniale
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Una nave di libri: il viaggio letterario di Grimaldi Lines

Grimaldi Lines Tour Operator continua a sorprendere con i suoi eventi speciali, e dal 13 al 17 novembre 2024 propone un’edizione esclusiva di “Una nave di libri“, organizzata in collaborazione con Agra Editrice e la testata Leggere. Si tratta di un affascinante viaggio culturale che si svolgerà a bordo della Cruise Ausonia, lungo la tratta Napoli-Palermo, con una sosta nella splendida città siciliana.

Un fitto calendario di eventi

Durante la navigazione, gli ospiti avranno l’opportunità di partecipare a una serie di incontri letterari, spettacoli musicali e momenti di animazione.

Tra i protagonisti vi sarà lo scrittore siciliano Roberto Disma, che presenterà il suo ultimo romanzo Venus Malus, accompagnato dalle note della chitarra, riproponendo così l’atmosfera dei cantastorie di un tempo. Sarà presente anche Lorenzo Marone, noto autore napoletano, con la sua più recente opera.

Emilia Costantini, critica teatrale e giornalista, introdurrà il suo libro Tu dentro di me, mentre la cantautrice Patrizia Cirulli proporrà un repertorio di canzoni ispirate alle poesie di Eduardo De Filippo e altri poeti dialettali.

Ma l’evento non si limita alla letteratura: in programma anche un focus sull’enogastronomia, con Dario Stefano, promotore della rinascita del vino pugliese e autore del libro Enoturismo 4.0, che condurrà una degustazione del vino rosato Tacco Rosa, prodotto da uve negroamaro. Una combinazione perfetta di cultura, musica e sapori per un viaggio unico nel suo genere.

Una sosta culturale ed enogastronomica a Palermo

Palermo, Sicilia

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Veduta panoramica di Palermo

Durante la tappa a Palermo, gli ospiti potranno esplorare la città grazie a tour guidati che includono visite a luoghi di grande interesse storico e culturale, come la splendida Cappella Palatina, il maestoso Duomo di Monreale, e le eleganti ville aristocratiche settecentesche di Bagheria.

Anche in questa fase del viaggio, non mancherà l’elemento enogastronomico. Mario Liberto, presidente dell’Accademia Enogastronomica Epulae, guiderà una speciale degustazione curata dallo chef stellato Nino Ferreri. I partecipanti avranno anche l’occasione di visitare l’azienda vinicola Duca di Salaparuta, che celebra i suoi 200 anni di attività, e scoprire l’eccellenza della pasticceria siciliana tramite le creazioni dei maestri pasticceri Salvatore Cappello e Salvatore Garofalo.

Il tour guidato di Napoli

Il viaggio si conclude con un emozionante tour guidato di Napoli per scoprire le meraviglie di una delle città storiche d’Europa. Il tour includerà una visita al Museo di Capodimonte, rinomato per la sua straordinaria collezione d’arte e per la vista mozzafiato sullo skyline. Un momento conclusivo che rappresenta una preziosa chance per approfondire la storia e la cultura partenopea, coronando così un viaggio ricco di esperienze indimenticabili.

Informazioni pratiche

Il pacchetto di viaggio parte da 463 euro a persona e comprende:

  • viaggio a bordo della nave Cruise Ausonia da Napoli a Palermo e ritorno;
  • sistemazione in cabina tripla interna sulla nave;
  • pernottamento in camera tripla in un hotel a 4 stelle a Palermo;
  • due colazioni e due cene presso il self-service di bordo;
  • colazioni e cene presso l’hotel a Palermo;
  • trasferimento in bus privato dal porto all’hotel;
  • escursioni con pullman e guida privata secondo il programma dettagliato disponibile su grimaldi-touroperator.com;
  • diritti fissi e costi Eu Ets;
  • assicurazione per assistenza medica.