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Scoperta sensazionale: trovati i resti di un’antica città perduta

Proprio come nei migliori film di avventura, ecco che arriva una notizia a dir poco sensazionale. La fortezza di Rabana-Merquly, risalente a circa 2000 anni fa e situata sui monti Zagros, nell’attuale territorio del Kurdistan iracheno, potrebbe far parte di una città a stampo reale fino ad ora perduta, l’antica Natounia.

Una scoperta nata a seguito di uno studio condotto da un gruppo di archeologici in un arco di tempo compreso tra il 2009 e il 2022. E che, grazie agli scavi compiuti e all’utilizzo delle fotografie scattate dai droni, ha potuto riportare alla luce nuovi reperti e catalogare il sito arrivando a questa eccezionale conclusione.

La città di Natounia infatti, fino ad ora conosciuta solo per il ritrovamento di alcune monete risalenti al I secolo a.C., faceva parte dell’Impero dei Parti. Una vera e propria potenza cultura e politica insediata tra l’Iran e la Mesopotamia e presente in questi luoghi circa 2000 anni fa. Ma di cui, fino a oggi, non si avevano grandi testimonianze e informazioni.

Dai dati raccolti e dagli scavi eseguiti, si è visto come la fortezza di pietra di Rabana-Merquly comprenda anche una serie di fortificazioni lunghe quasi 2,5 miglia (circa 4 chilometri), un complesso religioso, due insediamenti più piccoli e rilievi rupestri scolpiti e ritrovati all’ingresso della zona mappata. Rilievi che, di fatto, hanno aperto le porte a nuove ipotesi e scoperte. Proprio questi, infatti, raffigurano l’immagine di un re, lo stesso rappresentato su una statua trovata in passato ad Hatra, un sito a circa 230 chilometri da quello di Rabana-Merquly.

Secondo i ricercatori questi rilievi sarebbero la raffigurazione del fondatore della dinastia reale di Adiabene. Un regno molto antico della Mesopotamia settentrionale e che a sua volta faceva parte dell’Impero dei Parti. E questo lo si è capito da alcuni particolari delle incisioni, come l’abito indossato dal re o il suo cappello. Ma non solo.
A rafforzare l’idea della reale importanza della fortezza di Rabana-Merquly e dell’aderenza del sito con la città di Natounia, poi, sono state anche le monete già citate. Unica testimonianza in essere di un luogo che sembrava scomparso.
Sempre secondo i ricercatori, infatti, le caratteristiche dell’antica città perduta e tornata alla luce, coincidono con quelle scoperte analizzando le monete già citate, ricche di dettagli utili e la cui provenienza è riconducibile proprio dall’antica Natounia, anche chiamata Natounissarokerta. Termine che sta a indicare appunto una fortezza.

Se questo non bastasse, tra gli altri ritrovamenti a cui hanno preso parte studiosi e archeologi condotti dal ricercatore dell’Università di Heidelberg, il dott. Michael Brown, sono venute alla luce anche alcune caserme militari e templi dedicati con molta probabilità alla dea persiana “Anahita”. Ritrovamenti che vanno a rafforzare ancora di più la fondatezza della scoperta.
E che dimostrano come la citta di Natounia e la sua fortezza, fossero tra i luoghi più importanti dell’Impero, utilizzati con molta probabilità come snodo di commerci e relazioni diplomatiche. E rimarcando, di fatto, la grande importanza avuta in passato da una terra carica di testimonianze storiche, civiltà complesse e fiorenti e che ancora oggi aspetta di essere scoperta. Per riscostruire passo dopo passo la storia dell’umanità tutta

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Esiste una scala che ti porta verso il nulla: è spettacolare

Immaginate di trovarvi in un luogo sospeso tra il cielo e la terra: davanti a voi l’azzurro più vivido che bacia delicatamente montagne ricche di verde, sotto di voi il vuoto che, pur facendo paura è talmente bello da farvi quasi sentire in volo. Ecco, se siete riusciti a immaginare tutto questo avrete un’idea di cosa significa trovarsi sulla scala che porta verso il nulla.

Per chi non lo sapesse si tratta della Stairway to Nothingness, uno dei luoghi turistici che più attrae appassionati di escursioni e, perché no, del brivido: la sensazione di vertigine che si prova percorrendola, infatti, è fortissima anche per coloro che sono abituati alle esperienze più adrenaliniche.

La Stairway to Nothingness: il brivido del vuoto

La Stairway to Nothingness si trova tra i monti Monti del Dachstein, in Austria. Quest’angolo di terra è uno dei più belli tra le Alpi del Salzkammergut e dell’Alta Austria: basti sapere, per intenderci, che il massiccio del Dachstein è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, insieme al comune di Hallstatt e alla regione lacustre del Salzkammergut.

Proprio per dare modo agli appassionati di ammirare uno spaccato inedito di questo luogo così incantevole, è stata realizzata, diversi anni fa, una via ferrata che permette di attraversare diverse parti dei Monti. Tuttavia, ad aumentare l’attrattiva turistica, è stata proprio la Stairway to Nothingness, inaugurata nel 2013.

Stairway to Nothingness, la scalinata sospesa nel vuoto

D’altronde, questa costruzione è stata ideata con uno scopo preciso: far sì che in ogni momento dell’anno, con il sole e con la neve, le persone arrivate tra i monti potessero godere di una vista privilegiata, un tempo riservata solo ai più provetti scalatori.

Una scala verso il vuoto per gli amanti della vertigine

Naturalmente, la Stairway to Nothingness è stata realizzata con grande attenzione e le sue opere di manutenzione sono praticamente costanti. È il prolungamento di un suggestivo Ponte Sospeso e, nel complesso, per costruire sia il ponte che la scala, sono state utilizzate 63 tonnellate di acciaio e cemento.

Sempre d’acciaio sono le funi, spesse 58 millimetri, che fungono da “pavimento” e garantiscono resistenza. In tutto, la Stairway to Nothingness pesa 5 tonnellate, escluse le lastre di vetro temperato e infrangibile che la completano e che permettono ai turisti di appoggiarsi in tutta sicurezza.

La Stairway to Nothingness in Austria

Il ponte sospeso che porta alla Stairway to Nothingness si snoda attorno alla catena montuosa del Dachstein. La scala e il ponte sono tutt’oggi il punto di osservazione più alto in Austria e rappresentano una meta imperdibile per chi vuole vivere un’esperienza davvero mozzafiato.

Restare sospesi tra cielo e terra sulla Stairway to Nothingness

Andando alle descrizioni più “pratiche”, Stairway to Nothingness è formata da una piattaforma ottagonale e da una scalinata composta da 14 gradini. Può ospitare, contemporaneamente, non più di quattro persone ed è sospesa a un’altezza di 400 metri.

Una scalinata verso il nulla: la Stairway to Nothingness in Austria

Non esiste un momento ideale per visitarla, anche se il maggior numero di visite si attesta tra maggio e settembre: da ottobre in poi, infatti, le condizioni meteorologiche potrebbero essere avverse e potrebbe esserci della nebbia che annullerebbe la bellezza del panorama.

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Anche l’Italia ha i suoi Caraibi e si trovano in Trentino

Il nostro Paese non smette mai di stupirci perché è pieno di meraviglie tutte da scoprire. Non è un caso che viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo scelgano proprio l’Italia come luogo in cui trascorrere esperienze indimenticabili.

Ci sono i borghi, a cui spetta il compito di preservare le tradizioni, le montagne che si trasformano in dolci e freschi rifugi e poi il mare che bagna le lingue di sabbia dorate che splendono al sole. Ultimi, ma non meno importanti, sono i laghi italiani, alcuni dei quali sembrano usciti direttamente da un libro di fiabe.

E questo è sicuramente il caso del Lago di Tovel, un gioiello naturale incastonato nella splendida cornice del Parco Naturale Adamello-Brenta e caratterizzato da scenari mozzafiato. Non è un caso che questo luogo sia stato ribattezzato i Caraibi del Trentino.

Il Lago di Tovel

Il Lago di Tovel non ha bisogno di presentazioni perché la sua bellezza precede il suo nome. Già meta prediletta di viaggiatori ed escursionisti, questo gioiello naturale in provincia di Trento non smette mai di stupire.

Situato nell’omonima valle, sul territorio del comune di Ville d’Anaunia, il lago originato dallo scioglimento dei ghiacciai si trova a un’altezza di oltre mille metri dal livello del mare, motivo per il quale con gli anni è diventato un fresco rifugio nel quale perdersi e ritrovarsi durante le calde giornate d’estate.

Questo bacino naturale di acqua dolce, che è anche il più grande lago naturale di tutto il Trentino, è conosciuto anche con il nome di lago degli orsi perché frequenti sono stati gli avvistamenti di questi esemplari nella valle durante gli anni. Ma è conosciuto anche come il lago rosso in riferimento a quel particolare e suggestivo fenomeno che lo riguarda.

Fino agli anni ’60, e più precisamente fino al 1964, le acque di questo bacino periodicamente si coloravano di un rosso acceso e intenso che trasformava l’intera Val di Tovel in uno scenario surreale, quasi fantascientifico. Un fenomeno, questo, spiegato dalla fioritura dell’alga Tovellia sanguinea nel fondale che ha dato adito a tantissime storie popolari e leggende che ancora oggi rendono questo luogo affascinante e suggestivo.

I Caraibi del Trentino

Quello del lago rosso è un passato che non si può dimenticare, ma che ormai appartiene solo ai ricordi di chi ha assistito a questa particolare trasformazione della Val di Tovel. Anche senza misteri, però, questo gioiello naturale incastonato nel Parco Naturale Adamello Brenta è comunque un luogo intriso di suggestione e meraviglia.

Le acque calme e placide, caratterizzate da meravigliose sfumature di blu e di verde più o meno intense, regalano alla vista un paesaggio da fiaba, lo stesso che ricorda paradisi terrestri e lontani. Non è un caso che il Lago di Tovel sia stato ribattezzato i Caraibi del Trentino.

Sono proprio le infinite sfumature dell’acqua nella quale si specchia la natura lussureggiante che domina il territorio circostante, e che bagnano quei lembi di sabbia caratterizzati dal bianco brillante, a rendere l’atmosfera “caraibica” ed estremamente suggestiva.

Il lago, con una superficie di oltre 350.000 metri quadrati e una profondità di 39 metri, è un’oasi di pace e relax dove rigenerare i sensi in ogni periodo dell’anno. Ma è anche il perfetto punto di partenza per andare alla scoperta della meravigliosa natura circostante attraverso percorsi e sentieri che si snodano tutto intorno.

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Nasce il Sentiero del Respiro, l’Italia da vivere

Sta per nascere in Italia un nuovo cammino, che fonderà natura incontaminata, storia e cultura, ma anche tutela dell’ambiente e della salute delle persone, sullo sfondo delle Dolomiti Bellunesi. Si chiama ‘Sentiero del Respiro’ e sarà un percorso naturalistico-educazionale che verrà affiancato da un importante intervento di rimboschimento di 10 mila alberi nell’area che circonda l’iconico Castello di Andraz, nel comune di Livinallongo del Col di Lana, tra Arabba e Cortina.

Ambiente e salute al centro del Sentiero del Respiro

Nato dalla collaborazione tra l’azienda farmaceutica Chiesi Italia e la Regione Veneto, il progetto punta alla valorizzazione turistico-ricettiva e boschiva del territorio, ma anche al ripristino dell’area, tra le più colpite dalla tempesta Vaia che ha distrutto oltre 800 ettari di bosco nel 2018. L’iniziativa intende riportare in vita il bosco abbattuto piantumando migliaia di nuovi alberi, con l’obiettivo, inoltre, di compensare le emissioni, seguendo la filosofia della ‘Carbon Neutrality’.

Il sentiero sarà anche particolarmente inclusivo, con i primi 400 metri pavimentati in legno per le persone ipovedenti e non deambulanti che potranno raggiungere un’area attrezzata dedicata, posizionata a fianco di un ruscello.

Salute, tutela dell’ambiente e della biodiversità saranno i temi cardine del Sentiero del Respiro, che sarà dotato di cartelli informativi pensati per sensibilizzare i visitatori su stili di vita sani e sull’importanza di prendersi cura di sé, riscoprendo i benefici di una passeggiata all’aria aperta e il piacere di rilassarsi nei boschi, immersi nei colori e profumi di uno scenario naturale unico.

Posizionato alle pendici del Col di Lana, il percorso inizierà dentro l’antico torrione medievale del Castello di Andraz, uno dei simboli più affascinanti dell’arco alpino, per poi inerpicarsi per oltre tre chilometri nel bosco antistante, attraversando uno splendido ambiente naturale, circondato da un panorama mozzafiato.

Il Castello di Andraz e la storia di un territorio unico

Il Sentiero del Respiro permetterà di godere di un mix ineguagliabile di natura, biodiversità, storia e cultura in un contesto ambientale, paesaggistico e storico unico al mondo quale è il Castello di Andraz. Sorto su un grande trovante trasportato a valle durante l’ultima glaciazione, in posizione dominante sulla vallata, il fortilizio fu in età medievale un importante baluardo strategico militare.

Oggi, il castello ospita un interessante Museo pensato per promuovere la conoscenza dell’importante monumento e dell’ambito dolomitico circostante, come espressione del locale patrimonio culturale legato all’area ladina dell’Alto Agordino.

In particolare sono illustrate le vicende storiche di Andraz con richiamo alle trasformazioni subite dal fortilizio medievale e dal territorio, determinate dagli interessi vescovili nell’area compresa tra le miniere del Fursil a Colle Santa Lucia in Val Fiorentina, sino a Valparola in Alta Val Badia (meta estiva tra le più amate dai Vip), dove erano ubicati i forni fusori. Il castello è infatti situato nel mezzo di uno straordinario percorso storico, che unisce di fatto le due più importanti realtà culturali presenti nell’area dolomitica costituite dal Museo “Vittorino Cazzetta” (geologico-paleontologico e archeologico) di Selva di Cadore e dal Museo Ladino della Provincia di Bolzano a San Martino in Badia.

Con il progetto del Sentiero del Respiro, le Dolomiti, patrimonio dell’umanità Unesco, confermano la loro rilevanza naturalistica, paesaggistica e storica, nonché la loro eccezionalità come di luogo vocato alla salute delle persone.

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Le montagne del marmo che custodiscono l’oro bianco d’Italia

Esiste un luogo di incredibile bellezza legato indissolubilmente alla nostra terra, alla nostra storia. Un luogo dove il colore bianco, che brilla al sole, è assoluto protagonista di visioni eteree, magiche e quasi surreali.

Si tratta delle Alpi Apuane, dei monti del marmo. Di quei bacini marmiferi che con i secoli sono diventati il tesoro d’Italia, il nostro oro bianco. Tra i più famosi ci sono quelli di Carrara, la città che più di tutti preserva e racconta una storia d’amore secolare ed eterna con il materiale preferito da Michelangelo e Canova.

Le cave si aprono davanti agli occhi dei visitatori come visioni oniriche spianando la strada al percorso che conduce direttamente al ventre della montagna, proprio lì dove nasce il marmo.

Alpi Apuane: le montagne del marmo ieri e oggi

La storia del prezioso oro bianco d’Italia affonda le sue radici in tempi lontanissimi. Già i romani utilizzavano questo materiale per costruire le loro lussuose dimore e le opere pubbliche, prima di loro gli Etruschi.

Nelle epoche successive il marmo è rimasto protagonista della nostra storia. È stato utilizzato da grandi artisti per creare capolavori iconici, sculture religiose e anche opere d’arredamento. E oggi, come ieri, viene impiegato nella costruzione di alcune delle più importanti opere architettoniche e scultoree in tutto il mondo.

Una storia grandiosa e gloriosa, quella dell’oro bianco d’Italia, che ci riporta oggi al cospetto delle Alpi Apuane dalle quali ancora si estrae quello che è il materiale lapideo più celebre del mondo.

Le cave presenti nei bacini marmiferi esercitano oggi grande suggestione, al punto tale che sono numerose le persone che giungono fin qui per rivivere tutta la magia di un passato che non si può dimenticare, e di un presente ancora vivido e straordinario.

Le cave di marmo si trovano a Torano, Fantiscritti e Colonnata. Si possono visitare grazie a tour guidati che percorrono l’ex Ferrovia Marmifera e attraversano suggestivi paesaggi fatti di gallerie scavate nella roccia, ponti e panorami mozzafiato che si susseguono uno dopo l’altro, oppure si possono raggiungere le cave (Cava Museo Fantiscritti, Cava Galleria Ravaccione e Cava 177) on the road, in auto o in moto, percorrendo la strada che da Carrara conduce ai bacini marmiferi.

La storia raccontata nei musei

C’è un altro modo per entrare nell’universo del marmo, per toccare con mano la bellezza che gli appartiene, ed è un itinerario che passa attraverso i musei.

Diverse sono le istituzioni che, attraverso racconti, testimonianze, collezioni e sculture, permettono di conoscere la storia millenaria dell’oro bianco italiano.

Uno dei più celebri è sicuramente la Cava Museo Fantiscritti, situata proprio nel cuore delle cave di Carrara, tra il bianco del marmo. Attraverso a una collezione immensa fatta di sculture, opere a grandezza naturale e reperti è possibile scoprire la storia dell’antico mestiere dei cavatori.

Troviamo poi il Parco della Padula, un grande giardino verdeggiante alle porte di Carrara che ospita un’esposizione permanente delle opere realizzate da diversi artisti durante la Biennale Internazionale di Scultura della Città di Carrara del 2002.

Ultimo, ma non per importanza, è il Museo Civico del Marmo. Tra reperti, sculture, strumenti e documenti, il museo conserva la più completa e affascinante collezione legata al materiale per testimoniare e valorizzare l’importante legame tra la città e questo patrimonio locale e mondiale.

Fantiscritti e la strada dei marmi

Fantiscritti e la strada dei marmi

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Le piscine naturali e segrete incastonate tra le Dolomiti

Esiste un luogo incantato in Italia che sembra uscito da una fiaba. Un posto dove è possibile riscoprire tutta la bellezza della natura incontaminata e selvaggia che qui è assoluta protagonista.

Ci troviamo nel cuore del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e più precisamente nella Valle del Mis. Un gioiello naturale, questo, che si snoda tra diversi sentieri che partono dall’omonimo lago e che attraversano scenari mozzafiato.

Ci sono le cascate maestose e impetuose, ci sono i boschi lussureggianti e le aree verdeggianti. E ci sono i Cadini del Brenton, piscine naturali e segrete dall’acqua color smeraldo nascosti tra la natura selvaggia delle Dolomiti.

I Cadini del Brenton

È un’esperienza unica, quella che si vive una volta entrati nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Un’avventura che ci permette di entrare in contatto con la natura autentica e incontaminata, per rigenerare i sensi e incantare la vista, per vivere esperienze indelebili.

È qui, all’interno del parco, che pozze d’acqua dai colori intensi e brillanti si aprono improvvisamente davanti allo sguardo degli esploratori. Queste piscine segrete, che prendono il nome di Cadini del Brenton, si trovano nel territorio comunale di Sospirolo.

A crearli è stata la natura. I Cadini del Brenton, il cui nome deriva da catini, sono delle cavità naturali scavate dal Torrente Brenton che, con la sua forza erosiva, ha levigato le rocce fino a creare queste piscine disposte tra i ripiani rocciosi.

In tutto si contano più di dieci vasche naturali, anche se non tutte visitabili, che appaiono come pozze ricolme d’acqua dolce e che creano in questa zona del parco uno scenario fiabesco e magico.

Cadini del Brenton

Cadini del Brenton

Come raggiungere le piscine segrete delle Dolomiti

Dal Lago del Mis si snodano diversi sentieri che conducono alla scoperta delle meraviglie circostanti. Da una parte c’è l’itinerario delle cascate, che comprende le cascatelle del torrente del Brenton e la suggestiva Cascata della Soffia. Dall’altra, invece, troviamo i Cadini del Brenton, una delle attrazioni più belle e suggestive dell’intero territorio.

Per raggiungere e visitare le piscine segrete del parco bisogna percorrere un sentiero circolare che parte dal Ponte del Mis e che attraversa un piccolo e fitto bosco. Proprio al termine di questo ci si ritrova davanti alla meraviglia della natura: le vasche naturali si susseguono una dopo l’altra mettendo in mostra giochi di luce e di ombre che incantano lo sguardo.

Sono quindici, in tutto, i catini formati dal torrente Brenton, ma non tutti sono visibitabili. Alcuni, quelli posti più in alto, sono letteralmente circondati e immersi in una natura aspra e impervia. Gli altri dieci, invece, sono attraversabili grazie a  ponti in legno.

Attenzione però perché non è concesso fare il bagno in queste piscine naturali. Anche se davanti a tanta meraviglia il desiderio di tuffarsi può diventare impetuoso, il divieto imposto dall’Ente del Parco è un’azione necessaria per la conservazione dell’area dai rischi dovuti all’impatto umano.

La visita ai Cadini del Brenton è consentita nei mesi che vanno da marzo a novembre e il costo d’ingresso è di due euro a persona.

Cadini del Brenton

Cadini del Brenton

 

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Come in un sogno: le montagne sospese tra cielo e terra

Il mondo che abitiamo non smette mai di sorprenderci, di incantarci, di meravigliarci con la sua bellezza, la stessa che ci spinge a viaggiare in lungo e in largo, che ci invoglia a raggiungere destinazioni a noi lontanissime, ma che ci permettono di osservare da vicino le opere più belle create da Madre Natura.

Luoghi che assomigliano a paradisi terrestri, a sogni onirici e a set cinematografici di pellicole di fantascienza, ma che invece sono reali e spettacolari. E questo è il caso delle montagne fluttuanti in Cina, quelle trapassano la nebbia e svettano verso il cielo. Quelle immense e gigantesche da sembrare quasi divine.

Il loro nome è Tianzi e sono montagne di arenaria altissime e dalle forma appuntita che caratterizzano da milioni di anni il panorama dello Zhangjiajie National Forest Park. E se vi sembra di averle già viste da qualche parte non vi sbagliate, perché queste sono le rocce che hanno ispirato il capolavoro cinematografico di James Cameron: Avatar.

Montagne Tianzi

Montagne Tianzi

Il luogo reale che ha ispirato Pandora

Era il 2009 quando sul grande schermo veniva presentato quello che è stato il film con più incassi nella storia del cinema. Ma non era solo la storia di Avatar ad appassionarci, ma anche le straordinarie ambientazioni di quell’universo immaginario e fantasy che prendeva il nome di Pandora.

Eppure quell’universo fantascientifico si è ispirato a un luogo reale e meraviglioso che appartiene al nostro Pianeta. Si tratta delle Montagne Tianzi, formazioni rocciose altissime che avvolte dalla nebbia restituiscono visioni magiche e incantate: sembrano davvero sospese tra cielo e terra.

Per ammirare questo capolavoro creato da Madre Natura milioni di anni fa, dobbiamo recarci in Cina, nella provincia di Hunan. È qui che esiste lo Zhangjiajie National Forest Park, un luogo onirico e mistico che sembra uscito da un sogno visionario e che attira ogni anno migliaia di viaggiatori provenienti da tutto il mondo.

Già Patrimonio dell’Umanità UNESCO, questo parco ospita delle rocce altissime che sfiorano il cielo, che sembrano quasi attraversarlo. Data la loro forma, stretta e lunga, le Tianzi assomigliano a pilastri, a colonne che sembrano sorreggere il cielo e il paradiso.

Montagne Tianzi

Montagne Tianzi

Le montagne che attraversano il cielo

Il Parco forestale nazionale di Zhangjiajie è un luogo straordinariamente unico, uno dei posti naturali più belli della terra che meritano assolutamente una visita.

Le Montagne Tianzi, che occupano la superficie del parco da più di 300 milioni di anni, sono circondate da una vegetazione lussureggiante e fitta che comprende cascate, ponti e foreste, grotte e formazioni naturali che, tutte insieme, creano uno scenario surreale e incredibile.

La nebbia, che qui è presente oltre 200 giorni all’anno, crea un’atmosfera suggestiva e fiabesca. Quando questa si diffonde all’interno del parco, infatti, le Tianzi sembrano fluttuare tra cielo e terra, esattamente come facevano le montagne di Pandora in Avatar.

E se vi state chiedendo com’è la vista da lassù, non vi resta che scoprirlo. All’interno del parco, infatti, è stato creato uno degli ascensori più alti del mondo. Con i suoi 326 metri, il Bailong conduce i viaggiatori in cima alle montagne permettendogli di godere del panorama più bello, affascinante e suggestivo di questo luogo dell’anima.

Montagne Tianzi

Montagne Tianzi

 

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Ora puoi viaggiare gratis in treno tra le Alpi

La primavera è quel periodo dell’anno in cui, oltre a inebriarci di colori, profumi e sole, iniziamo anche a pensare ai viaggi estivi. E anche quest’anno torna un appuntamento imperdibile e che potrebbe rendere la nostra bella stagione più incantevole che mai: quello con Yoalin (Youth Alpine Interrail),  che permette di viaggiare gratis in treno tra le Alpi.

In costa consiste il programma Yoalin

Il programma Yoalin è stato avviato nel 2018 dalla Consulta dei giovani della Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi CIPRA e CIPRA International e offre ai giovani la possibilità di viaggiare gratuitamente attraverso le meravigliose Alpi.

Un progetto che prevede la selezione di più di 100 ragazzi tra i 18 e i 27 anni cui destinare biglietti ferroviari gratuiti per esplorare la regione alpina in modo sostenibile. I biglietti in palio per la stagione 2022 sono 150, 50 dei quali sponsorizzati dall’Arge Alp (Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine), in occasione del cinquantesimo anniversario della sua fondazione.

L’obiettivo di questo progetto è promuovere una modalità di viaggio, tra alcune delle vette più belle del mondo, economica ed ecocompatibile. Del resto vi abbiamo già raccontato più volte quali sono i vantaggi del viaggiare sui binari.

Come ottenere i biglietti gratis per viaggiare tra le Alpi

Pre poter viaggiare gratuitamente tra la Alpi è necessario compilare il modulo di registrazione (in inglese) sul sito dell’iniziativa. Per farlo c’è tempo fino al 20 maggio 2022 e i fortunati vincitori dell’estrazione avranno di fatto un “Interrail Global Pass” – del quale vi avevamo già parlato -, che consentirà di andare anche al di fuori dei confini italiani durante l’estate 2022.

I requisiti per candidarsi sono:

  • avere un’età compresa tra i 18 e i 27 anni;
  • essere aperti a nuove avventure e scambi internazionali;
  • interessarsi ad argomenti sostenibili;
  • vivere nelle Alpi;
  • be first time-Yoalins: in sostanza chi ha già ricevuto un biglietto Yoalin nelle passate edizioni, non può ripresentare la candidatura.

Le ulteriori agevolazioni per i viaggiatori

Oltre a poter viaggiare gratis tra luoghi dai profili fiabeschi, per i partecipanti sono previste ulteriori agevolazioni. Innanzi tutto, queste persone saranno invitate all’evento di lancio ufficiale che si svolgerà dal 24 al 26 giugno 2022, a Landeck in Tirolo, contemporaneamente al Festival per il 50° anniversario di ARGE ALP, un partner del progetto.

Un’occasione interessante per i giovani che potranno conoscersi e programmare il viaggio insieme, entrando anche a far parte della comunità Yoalin. Basti pensare che alcuni ex partecipanti a questa iniziativa oggi aiutano a organizzare i viaggi, oppure si propongono come guide turistiche o accompagnatori nelle escursioni nella loro regione.

Inoltre, sarà possibile usufruire delle cosiddette “offerte speciali” come l’ingresso scontato ai musei o le offerte gratuite in strutture selezionate. Durante l’estate si svolgeranno altri due eventi che permetteranno di scambiarsi esperienze. Infine, i partecipanti al progetto sono invitati a raccontare le loro avventure sui social media e a presentare le foto e le storie più significative a un concorso, che sarà premiato in occasione dell’evento di chiusura in ottobre in Svizzera.

Non resta che convincere i nostri giovani a partecipare, non solo perché avranno la possibilità di scoprire natura, storia, cultura e tradizioni alpine, ma anche perché dopo due anni di pandemia e di chiusure meritano davvero di fare un viaggio che ricorderanno per il resto della loro vita.

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Il museo diffuso più grande delle Alpi

C’è una zona del nostro Paese che è un pullulare di meraviglie, un susseguirsi di borghi molto interessanti, castelli sontuosi, complessi monumentali importantissimi, musei imperdibili e una natura che toglie il fiato, un patrimonio così vasto e speciale che ha fatto sì che proprio qui prendesse vita il museo diffuso più grande delle Alpi.

Il Museo Diffuso Cuneese

Parliamo della provincia di Cuneo in Piemonte dove è nato, nel 2016, il progetto ‘Museo Diffuso’ da un’idea della Fondazione San Michele di Cuneo e dal Rotary Club di Cuneo, in collaborazione con i Rotary Club di Cuneo Alpi del Mare, Bra, Canale Roero, Mondovì, Barcellonette.

L’obiettivo è chiaramente la promozione turistica di questo particolare territorio, ma mettendo a sistema chiese e monumenti attraverso la realizzazione di un portale web contenente videoguide in tre lingue (italiano, inglese, francese) raggiungibile attraverso l’utilizzo di QR CODE. In poche parole, tramite una semplice applicazione scaricabile gratuitamente su smartphone e tablet è possibile accedere al portale e usufruire della guida in autonomia direttamente in loco.

Un progetto la cui forza principale è essere modulabile e implementabile nel tempo e nello spazio: l’ingresso di nuovi interlocutori può portare a un ampliamento dell’offerta, mantenendo però sempre una linea uniforme e riconoscibile.

Augusta Bagiennorum cuneese

Augusta Bagiennorum, resti del teatro romani

Provincia di Cuneo, cosa vedere assolutamente

Imperdibile, in questa zona, è certamente l’area archeologica di Augusta Bagiennorum in località Roncaglia a Benevagienna. Un’antica città fondata alla fine del I secolo a.C. e riscoperta a fine Ottocento, per opera di Giuseppe Assandria e Giovanni Vacchetta che, affittando i campi dai contadini, condussero diverse campagne di scavo.

La città romana aveva forma di trapezio ed era cinta su tre lati da un fossato e da una palizzata in legno. Oggi, tra le cose più belle da ammirare ci sono un teatro che all’epoca era in grado di contenere circa 3.000 spettatori e il Museo Archeologico allestito negli spazi dell’elegante Palazzo Lucerna di Rorà, nel centro di Benevagienna.

Un’altra tappa imperdibile è Mondovì Breo con la chiesa dei Santi Pietro e Paolo che si affaccia su una delle piazze più caratteristiche del borgo. Sorge a ridosso del colle, in una posizione rialzata rispetto all’abitato, ed è incassata tra le case che le fanno da corona.

Gli interni, invece, presentano una bella decorazione pittorica e pregevoli esempi di scultura. Particolarmente interessanti sono i busti ritratto del parroco don Giovanni Gazzano e del benefattore don Marco Antonio Bruno situati lungo la navata centrale.

Mondovì cuneese

La città di Mondovì

Bellissimo anche il Complesso monumentale di San Francesco a Cuneo, ossia l’edificio medievale più importante della città. Basti pensare che si trova in un quartiere che era uno dei più antichi della città e ospitava una chiesa dedicata al Santo di Assisi già alla fine del Duecento.

A Fossano, invece, già all’inizio del XIV secolo esisteva una Confraternita del Cristo Crocefisso che distribuiva elemosine e accoglieva bisognosi e pellegrini forestieri. Qui, tra il 1730 e il 1739, venne edificata una chiesa con una facciata dalle forme mosse e che, all’interno, presenta decorazioni che furono affidate ai fratelli Pietro Antonio e Giovanni Pietro Pozzo per le finte architetture, Michele Antonio Milocco per gli affreschi, Cipriano Beltramelli e Bernardino Barelli per gli stucchi.

A Montà d’Alba da non perdere è il Santuario dei Piloni che si compone di diversi nuclei appartenenti a epoche differenti. Nonostante uno stato di profondo abbandono che ha caratterizzato tutto il complesso fino agli anni Ottanta, oggi la struttura è stata completamente recuperata e restaurata, a tal punto da diventare uno dei siti più frequentati del Roero.

Tracce di Medioevo a Manta con Santa Maria del Castello, di cui non si conosce la data di edificazione, ma che si ritiene sia stato costruita tra 1416 e 1426. All’epoca la chiesa era ad aula unica, ma nel tempo venne più volte rimaneggiata: la copertura lignea fu sostituita da una volta a botte e furono aperte cappelle laterali, come quella dedicata alla Madonna del Rosario che fu poi demolita nel 1958, ma della quale ancora si vede l’arco di ingresso.

Manta piemoente

Veduta del Castello di Manta

Non possono mancare di certo i paesaggi come quello di Castelmagno dove sorge un santuario che risulta essere frequentato già dal periodo romano. La Valle Grana, infatti, era certamente nota ai Romani come un’importante crocevia grazie alla possibilità di passare alla Valle Stura e alla Valle Maira attraverso il passo di Valcavera e il colle del Mulo.

Infine a Cussanio il Santuario della Madonna della Provvidenza che si raggiunge percorrendo uno scenografico viale a doppia fila di carpini, da cui si gode un’ottima visuale sul complesso.

Tutte le novità di quest’anno

Quest’anno al Museo Diffuso Cuneese si sono aggiunte meraviglie come il Complesso Museale di San Francesco in Cuneo, di cui vi abbiamo parlato sopra;  il Museo Casa Galimberti di Cuneo, che si distingue per essere un luogo unico per leggere la storia non solo della città, ma dell’intera Nazione; Via Roma e Piazza Galimberti sempre in Cuneo città che sono, rispettivamente, il cuore pulsante del capoluogo piemontese e la piazza più amata dai cuneesi;  l’Area Archeologica e il Museo della Necropoli di Valdieri, dove si sviluppano particolari insediamenti di carattere naturalistico, come testimoniano la presenza della Riserva del Ginepro Fenicio e del Sentiero delle Farfalle; l’Area Archeologica e il Museo Archeologico di Bene Vagienna, di cui vi abbiamo parlato sopra, e il Museo degli Usi e della Gente di Montagna di Serra di Pamparato, che sorge all’interno di un palazzo storico risalente al XVIII secolo.

Nel corso della primavera verrà ultimato anche l’ultimo contenuto video dedicato al Forte di Vinadio e alle fortificazioni della Valle Stura. Il sito, quindi, si arricchisce di una nuova sezione dedicata in modo specifico all’archeologia. Ad oggi sono oltre 30 le videoguide realizzate, per un totale di 38 località coinvolte e 513 contributi video dedicati. Infine, per il 2022 il Rotary Club Cuneo si occuperà di coinvolgere nel progetto alcuni siti di Villar San Costanzo quali la Parrocchiale di San Pietro in Vincoli, la Riserva Naturale dei Ciciu e l’Abbazia di San Costanzo al Monte, mentre l’ATL si focalizzerà sulle città di Cuneo, Fossano, Borgo San Dalmazzo e Mondovì.

Un vero e proprio Museo Diffuso da non perdere e che si trova nel cuore delle nostre Alpi.

Castelmagno cuneese

Il santuario di Castelmagno

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In viaggio sulle Dolomiti Paganella con i trattamenti benessere ispirati alla montagna

Un viaggio in montagna all’insegna del relax, per rigenerare corpo e mente. Accade sull’Altopiano della Paganella dove centri benessere come l’AcquaIn Spa & Wellness, ad Andalo, e Dolomia Wellness, sulle rive del Lago di Molveno, regalano momenti unici grazie a pisine, bagni turchi, saune, bio-saune e trattamenti personalizzati.

Per chi sogna di visitare quest’angolo di Trentino e sogna di rigenerarsi, Dolomiti Paganella ha selezionato 5 trattamenti benessere ispirati alla montagna da provare subito!

Sauna alle erbe, profumo di montagna e benessere

Le erbe alpine tipiche del Trentino sono le protagoniste della sauna alle erbe. Un trattameto che regala una intensa sensazione di benessere grazie a calore, vapore e al potere delle erbe alpine. Nella sauna la temperatura arriva a 50°C, mentre l’umidità raggiunge il 40%. Il risultato è un bioclima rilassante, ottimo per stimolare la circolazione e purificare l’organismo.

Climasauna al fieno, relax a 50°C

Nella climasauna umidità e calore sono maggiori, mentre il profumo del fieno essiccato ci trasporta nei prati del Trentino. Il corpo e la mente si rilassano grazie a una temperatura di 50°C e all’umidità dell’ambiente, che arriva al 50%. La permanenza consigliata è di 10/20 minuti.

Benessere dolomiti

Massaggio alpino, armonia alpina per corpo e mente

50 o 75 minuti di puro relax: il massaggio alpino distende tutto il corpo sfruttando i benefici delle erbe alpine racchiuse nelle “Cotton Swabs” e massaggiate insieme agli oli caldi. L’atmosfera diventa così magica, con i profumi del territorio che invadono l’aria in una speciale “armonia alpina”.

Trattamento Detox alla schiena con miele di castagno

Realizzato dagli operatori olistici di Brentanima, il Trattamento Detox Profondo Schiena, aiuta a eliminare le tossine fisiche, emotive e mentali. Si parte con uno scrub preparato con succo di limone, zucchero di canna e miele di castagno. Per passare poi a una spugnatura con decotto alle erbe e al riallineamento della colonna vertebrale con il metodo Breuss. Tutto si conclude con una pioggia profumata e rinfrescante a base di acqua aromatica alla menta.

Massaggio vitale al pino cembro, il potere dell’aromaterapia

Le Alpi e l’aromaterapia si uniscono grazie a un massaggio vitale al pino cembro. Dura 40 minuti e utilizza estratti di pino cembro, rosmarino e arnica montana. Piante benefiche per articolazioni e muscoli. L’esperienza è resa ancora più intensa dai bastoncini di pino cembro riscaldati e passati lungo il corpo con movimenti ritmici. Il modo perfetto per sciogliere le tensioni muscolari.

Contenuto offerto da Dolomiti Paganella.