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La piscina naturale a picco sull’oceano è un sogno a occhi aperti

Esistono luoghi che non si possono descrivere o raccontare, ma solo vivere. Posti che per forme, lineamenti e colori sembrano usciti da una fiaba o comunque da un sogno apparentemente irrealizzabile. E invece sono reali, e per questo ancora più straordinari.

Plasmati da Madre Natura, e trasformati nel palcoscenico dei suoi spettacoli più incredibili, questi luoghi sono un invito a mettersi in viaggio, ad attraversare il globo intero, e a toccare con mano la grande bellezza che appartiene al mondo che abitiamo.

Ed è proprio una destinazione così che oggi vogliamo raggiungere insieme a voi, per mostrarvi uno dei paesaggi più incredibili e straordinari mai visti fino a questo momento. Sì perché qui, nella parte settentrionale di Vágar, esiste una piscina naturale situata a picco sull’oceano e la sua visione è un sogno a occhi aperti.

Il lago a picco sull’oceano

Per scoprire quella che è una delle più incredibili meraviglie naturali del mondo dobbiamo recarci nelle Isole Faroe, in quell’arcipelago straordinario situato tra l’Islanda e la Norvegia e circondato dall’Oceano Atlantico del Nord. Appartenenti al Regno di Danimarca, le 18 isole vulcaniche e rocciose che compongono l’arcipelago, si configurano come un microcosmo delle meraviglie, una destinazione perfetta per tutti gli amanti della natura e delle esperienze selvagge.

Il paesaggio, infatti, regala scorci mozzafiato a ogni passo compiuto: da una parte le montagne che sfiorano il cielo, dall’altra le vallate e le distese sconfinate. Tutto intorno, invece, si snodano ripide scogliere che compongono la costa e che affondano nelle acque blu dell’oceano.

Le cose da fare e da vedere in questo paradiso selvaggio sono tantissime, e tutte sono destinate a lasciare senza fiato. Tuttavia se è una visione da sogno che state cercando, allora il consiglio è quello di raggiungere Vágar, la più occidentale delle grandi isole. Proprio qui, infatti, esiste la piscina più lussuosa del mondo intero. Si tratta di un lago situato su un precipizio che affaccia direttamente sull’Oceano Atlantico e che regala un paesaggio da sogno. Pronti a partire?

La piscina naturale che regala un paesaggio da sogno

Sorvagsvatn e Leitisvatn, sono questi i due nomi utilizzati per descrivere uno dei più grandi paesaggi plasmati da Madre Natura. Si tratta di un lago situato in una posizione privilegiata che garantisce alle persone una delle visioni oniriche più belle di tutto il mondo.

Questo specchio d’acqua dalla forma allungata, infatti, è armoniosamente adagiato su un precipizio che sprofonda tra le acque dell’Oceano Atlantico. Il paesaggio, visto da diverse prospettive, regala una suggestiva illusione ottica che fa sembrare il lago quasi sospeso sulle acque.

Il panorama che si ammira, una volta raggiunta la cima della scogliera, è davvero unico al mondo. Merito anche della natura che si snoda tutto intorno e che incornicia in maniera sublime il paesaggio intero.

La bellezza dello Sorvagsvatn lo ha reso celebre in tutto il mondo. Sono molte le persone che si recano su questo lembo di terra per ammirare e immortalare questa piscina naturale a sfioro sull’oceano. La sua presenza, inoltre, ha dato vita a tutta una serie di credenze popolari e leggende. Le persone del posto, infatti, credono che proprio all’interno dello specchio d’acqua risiedano i nixie, gli spiriti dei laghi e dei fiumi.

Indipendentemente da ciò in cui credete c’è comunque un a certezza: Sorvagsvatn è davvero un sogno a occhi aperti tutto da vivere.

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Tra mare e rocce, un paradiso italiano: la Grotta di Nettuno

È una meraviglia del creato, un paradiso terrestre fiore all’occhiello della città di Alghero e di tutto il Mediterraneo: la Grotta di Nettuno, “ricamata” dalla natura, rifugio da sempre del dio del mare, è un luogo da ammirare con i propri occhi almeno una volta nella vita.

Tra le falesie a strapiombo sul blu del promontorio di Capo Caccia, a 24 chilometri dalla città, la Grotta risale a ben 2 milioni di anni fa e si presenta come una delle cavità marine più grandi d’Italia, disegnata da incredibili formazioni carsiche, una candida spiaggia e un maestoso lago sotterraneo, con uno sviluppo orizzontale di quattro chilometri allo stesso livello del mare.

Scoperta probabilmente da un pescatore algherese alla fine del Settecento, è oggi un gioiello che attrae, ogni anno, più di 150.000 visitatori provenienti da tutto il mondo (e non è difficile immaginare il perché).

Tutto il fascino dello splendido itinerario turistico

L’entusiasmante itinerario turistico al cospetto della magnifica Grotta di Nettuno è di circa un chilometro percorrendo il sentiero appositamente ricavato lungo il costone laterale.

Dall’ingresso, drappeggiato da stalattiti e stalagmiti, la prima tappa mozzafiato è il Lago La Marmora, trasparente lago salato annoverato tra i più grandi d’Europa, con la bellissima spiaggia sabbiosa, un tempo ricoperta da piccoli ciottoli e, per questo, chiamata “Spiaggia dei Ciottolini”.

Al centro, svetta l’Acquasantiera, monumentale stalagmite di due metri nata dallo stillicidio eterno come la Grotta: sulla sua sommità, ecco alcune piccole vaschette dove si raccoglie l’acqua dolce, preziosa fonte per gli uccelli che nidificano nell’area marina protetta di Capo Caccia – Isola Piana nel cuore del Parco di Porto Conte.

Percorrendo una leggera discesa, si raggiunge la “Sala delle Rovine“, ornata da imponenti stalattiti, e subito dopo la “Sala della Reggia” dove è impossibile non rimanere estasiati: uno spettacolo magico, reso ancora più emozionante dalle cristalline acque del lago che fanno da specchio a colossali colonne che si ergono fino al soffitto per nove metri, quasi lo sorreggessero.

Tra intarsi, lavori a traforo, mosaici e un lusso armonico e simmetrico, si erge un’immensa colonna di 18 metri mentre, sul fondo del lago, tra festoni calcitici e grandi colate, spicca la forma stalagmitica “Albero di Natale”.

Proseguendo, si incontra la Sala Smith con la colonna più imponente della Grotta, il Grande Organo, le cui colate assomigliano, appunto, alle canne di un organo, e poi la Cupola, formazione dalle pareti lisce unite al soffitto con una colonna che ricorda la cupola di una Cattedrale.

Dopo averne ammirato la maestosità, è il momento della Sala delle Trine e dei Merletti, adornata da frange, merletti, delicati intarsi e, infine, della Tribuna della Musica, balcone dalla vista panoramica unica dall’alto sulla Grotta di Nettuno.

Come raggiungere la Grotta di Nettuno

Tappa imperdibile durante un soggiorno ad Alghero, la Grotta di Nettuno è raggiungibile con due itinerari, uno via terra e uno via mare.

Via terra, sono circa trenta minuti di auto da Alghero seguendo la SS127bis e poi la Strada Provinciale 55 per arrivare al punto più estremo del promontorio di Capo Caccia dove si trova l’ingresso alla Escala del Cabirol (Scala del Capriolo) con i suoi 654 scalini ricavati nella roccia.

È possibile anche servirsi dei mezzi pubblici con un autobus extraurbano giornaliero che parte dal terminal principale di via Catalogna ad Alghero (durata del viaggio 50 minuti).

Via mare, le imbarcazioni partono ogni giorno dal molo di Cala Dragunara a Porto Conte o dal porto turistico di Alghero con un viaggio di 40 minuti che consente di ammirare la costa, i promontori rocciosi di Punta Giglio e Capo Galera, e la magnifica Riviera del Corallo tra la natura selvaggia e incontaminata.

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Il parco divertimenti più antico d’Europa si trova su questa montagna

Sono grandi o piccoli, sono celebri in tutto il mondo o meno conosciuti, sono delle vere e proprie attrazioni turistiche per persone di ogni età. Stiamo parlando dei parchi divertimenti, mete predilette di chi viaggia in famiglia, paradisi per i bambini e luoghi di spensieratezza per i gli adulti.

Ce ne sono tanti di parchi divertimenti in tutto il mondo. Alcuni sono così iconici da essere diventati una fonte d’ispirazione per i successivi, altri sono più moderni e dedicati a cartoni animati o a saghe televisive. Eppure tutti sono considerati luoghi di gioia e piacere dove vivere e condividere esperienze bellissime.

Ed è proprio di un luogo così che vogliamo parlarvi oggi. Di un parco che non ha nulla a che fare con i Disneyland Park che si snodano in tutto il mondo, ma a che suo modo è altrettanto affascinante e suggestivo. Si tratta del parco divertimenti più antico d’Europa che è situato sulla punta di una montagna. Ed è davvero bellissimo. Curiosi di scoprirlo?

Il parco divertimenti più antico d’Europa

È un viaggio da organizzare almeno una volta nella vita, meglio ancora se in compagnia degli amici di sempre o della famiglia, quello che ci porta a San Sebastián. La località turistica che si snoda sul Golfo di Biscaglia, nella regione spagnola dei Paesi Baschi, è meta prediletta di turisti e vacanzieri che, soprattutto in estate, la raggiungono per trascorrere il tempo tra le spiagge soleggiate circondate da un pittoresco lungomare, ma anche per scoprire il centro storico e acciottolato che ospita ristoranti celebri in tutto il mondo, botteghe artigiane e negozi di lusso.

Insomma, raggiungere questo posto è sempre un’ottima idea per tutti i motivi che abbiamo appena elencato. Eppure, c’è un altro motivo per cui dovreste raggiungere San Sebastián il prima possibile, e questo si trova sulla cima del Monte Igueldo. Proprio qui, nel quartiere situato sull’omonima catena montuosa che domina la baia di La Concha, esiste uno dei parchi divertimenti più antichi d’Europa.

Le sue origini risalgono al secolo scorso e più precisamente al 1912, anno della sua inaugurazione. Da quel momento, fino a oggi, il parco è diventato un vero e proprio punto di riferimento di tutta la regione dei Paesi Baschi. Merito non solo della sua storia secolare, ma anche della vista mozzafiato che si apre sul Golfo di Biscaglia a ogni passo compiuto.

Il parco di Monte Igueldo, con gli anni, ha catturato l’attenzione di tantissime persone. Pensate che proprio qui, tra le giostre più antiche del mondo, il Re Alfonso XIII di Spagna e sua moglie Vittoria Eugenia trascorrevano il loro tempo. Furono tra i primi a salire sulle montagne russe dell’area oggi ancora in funzione.

Monte Igueldo, qui si vive un’esperienza di divertimento con vista mozzafiato

Raggiungere il parco divertimenti situato sulla cima di Monte Igueldo è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita. Il viaggio comincia da Playa de Ondarreta, proprio qui, infatti, è possibile salire a bordo della storica funicolare della città, anche questa in funzione dal 1912.

A bordo di caratteristiche carrozze in legno, potrete attraversare alcuni dei paesaggi più iconici e spettacolari dell’intero territorio prima di raggiungere il parco divertimenti del Monte Igueldo. Una volta arrivati in cima, l’esperienza continua tra le numerose attrazioni dell’area.

Sono tantissime le giostre sulle quali salire, più di 20. Tra le più celebri e imperdibili troviamo la Casa del Terror, il Río Misterioso, e le iconiche montagne russe, le più antiche di tutta Europa. Le attrazioni non sono solo un concentrato di divertimento, ma permettono anche di ammirare scorci mozzafiato che affacciano sul Golfo e sull’intera baia.

Se non siete troppo stanchi dopo una giornata trascorsa nel parco, vi consigliamo di raggiungere El Torreón, il vecchio faro del monte che ospita una mostra permanente che racconta le tradizioni locali e lo stile di vita del territorio, e una terrazza dalla quale ammirare uno dei panorami più suggestivi dell’intero Paese.

 

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Piobbico, gioiello incastonato in una vallata tra i monti delle Marche

Sorge in una vallata, stretta tra i verdeggianti versanti dei monti Nerone e Montiego, l’affascinante borgo di Piobbico, in provincia di Pesaro Urbino. La sua storia è ammaliante quanto il superbo contesto naturalistico in cui è inserito, e trasporta i visitatori in quel lontanissimo passato medievale che lo vide fiorire, ancora impresso nelle sue architetture civili e religiose, su cui domina tronfio il Castello Brancaleoni. C’è anche una curiosità che contraddistingue questo gioiello delle Marche: Piobbico è conosciuto come ‘il paese dei brutti’.

Piobbico: un po’ di storia

Per l’origine del nome ‘Piobbico’ bisogna risalire all’epoca romana. In seguito alla guerra sociale, tutti i territori che non si erano ribellati a Roma avrebbero dovuto ottenere il ‘diritto di cittadinanza’, tuttavia la parte a ridosso del monte Nerone rimase esclusa dalle suddette assegnazioni, rimanendo ager publicus. Negli anni ‘publicus’ evolse in ‘plobicus’, ‘plobici’ fino all’attuale Piobbico.

I fiumi e le cavità naturali che caratterizzano il territorio hanno favorito l’insediamento fin dalla preistoria, per poi proseguire con Etruschi e Romani. La vera storia del paese ha, però, inizio con la famiglia feudataria Brancaleoni, che si stabilì in queste terre prima dell’anno Mille, dominandole per quasi cinque secoli. Sono gli anni in cui sorsero il castello, il borgo, le chiese e le varie ville e villaggi attorno. Piobbico divenne comune autonomo solo nel 21 dicembre 1827, per decreto di Leone XII.

Visita al borgo di Piobbico

Simbolo di Piobbico è il Castello Brancaleoni, eretto nel XIII secolo, probabilmente sui resti di preesistenti costruzioni, e trasformato nel Cinquecento in una splendida dimora rinascimentale, che risentì dell’influenza della vicina Urbino. Si presenta come un complesso di costruzioni aggiuntesi al nucleo primitivo che si allungano sul crinale del roccione dominante il centro del bacino dove poggia il borgo marchigiano. Una delle sale di maggior pregio del Castello è la “sala del Leon d’Oro”, riccamente decorata, alla cui sinistra si trova la cosiddetta “Camera Romana”, per le scene di vita romana in stucco e dipinte nella volta, mentre a destra è la “Camera Greca”, del conte Antonio II, affrescata con episodi tratti dalla mitologia greca. Restaurato di recente, il Castello ospita oggi il Museo Civico Brancaleoni, e i suoi spazi vengono spesso utilizzati per manifestazioni ed eventi culturali, come concerti, convegni e mostre d’ arte.

Il borgo medievale, detto popolarmente il Borghetto, costituisce insieme al Palazzo Brancaleoni la vera anima antica di Piobbico. Si compone di un paio di viuzze e di alcuni vicoli chiusi, attorno ai quali sorgono le piccole case unite tra loro, per scopo difensivo. Punto di incontro di questo tracciato ad anello è la Chiesa di S. Pietro con la piazzetta antistante, collocata a metà della rampa di accesso al Castello, che si presenta con un elegante portale cinquecentesco, unico elemento decorativo della sobria facciata, e al cui interno custodisce una pala d’altare raffigurante il santo attribuita a Giorgio Picchi.

Il più antico edificio di culto del territorio piobbichese è, invece, il santuario di Santa Maria in Val d’Abisso, risalente almeno all’XI secolo, sorto proprio ai piedi del monte Nerone, nel luogo in cui, secondo la tradizione, sarebbe stata rinvenuta l’immagine della Madonna, oggi conservata al suo interno. Altrettanto affascinanti, la Chiesa di Sant’Antonio, nella piazzetta omonima, e la Chiesa di Santo Stefano, in stile barocco, riedificata dai Brancaleoni nel 1784 dopo il terremoto, che custodisce la pala “Riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto” di Federico Barocci.

Passeggiando lungo le stradine ripide e acciottolate del Borghetto, si possono notare i caratteristici edifici costruiti o con la pietra rossa del Montiego, o con corniola bianco-latte, che conservano gli antichi elementi architettonici, come stipiti e architravi, in travertino bianco ricavato dal monte Nerone.

Durante i lavori di restauro di una casa nel centro storico di Piobbico, è venuta alla luce una fornace di età romana che presenta tre camere di cottura distinte e un complesso sistema per il convogliamento dell’aria calda. Si tratta di una vera e propria officina situata sotto il Palazzo Brancaleoni, collegato al nucleo principale del paese medievale, che sta sull’altra sponda del Candigliano, mediante un ponte.

Perché Piobbico è ‘il paese dei brutti’

Oltre che per le sue bellezze paesaggistiche, storiche e architettoniche, Piobbico è noto anche per essere ‘il paese dei brutti’. Ma da dove arriva questo appellativo? Il Club dei brutti (o World Association of the Ugly People) è un’associazione internazionale fondata nel 1879 nel borgo in provincia di Pesaro Urbino, che oggi ha lo scopo di sensibilizzare sul tema dell’apparenza nella società moderna. La sua istituzione è stata motivata dall’esigenza di “maritare le zitelle del paese”, in quanto non sposarsi a causa del proprio aspetto causava problemi anche economici per le famiglie. In pratica, svolse funzioni simili a quelle di un’agenzia matrimoniale.

L’associazione è stata poi rilanciata intorno al 1960 con il nome di “Associazione Nazionale dei Brutti”, che nel 2008 dichiarava come suo scopo la “sensibilizzazione ad una corretta cultura dell’apparenza e la lotta al culto della bellezza della moderna società della comunicazione” e “combattere il culto esagerato della bellezza”. Nello stesso anno ha inaugurato un monumento ai brutti nel paese di Piobbico. Nella prima domenica di settembre, si svolge ogni anno nel borgo il Festival dei Brutti, in concomitanza con la rinomata Sagra della Polenta alla Carbonara.

Il sentiero dei folletti e altre meraviglie nei dintorni

I fiumi, le valli, i monti che circondano Piobbico offrono un’infinità di percorsi, tra cui il fiabesco Sentiero dei Folletti, da dove poter ammirare lo splendore del Monte Nerone e il borgo antico del Castello. Un breve itinerario adatto a tutti, percorribile in circa mezz’ora tra andata e ritorno, che regala un panorama unico del paese marchigiano.

Sulle alture del borgo sono presenti altre rocche e castelli parzialmente ridotti in ruderi, che fungevano da posti di guardia, eremi, o vecchie abitazioni dei Brancaleoni. Tra questi spicca l’eremo di Morimondo, la cui esistenza è già attestata all’inizio del secolo XIII, sede di una comunità ascetica che praticava la regola di san Pier Damiani.

Su un picco appartenente al massiccio del monte Nerone, a strapiombo sul borgo di Piobbico, ci si imbatte nella primitiva dimora dei Brancaleoni, il Castello di Mondellacasa (nome con il quale vennero designati i signori del paese), di cui oggi restano solo pochi ruderi, i Muracci. Nel corso del XIII e XIV secolo, abbandonarono questo antico maniero per trasferirsi più a valle nel castrum di Piobbico.

Domina, invece, il lato sinistro del corso superiore del fiume Candigliano il Castello dei Pecorari, eretto alla fine del XII secolo, che nel 1446 passò dalle mani dei Brancaleoni a quelle dei loro rivali Ubaldini, per volontà di Federico da Montefeltro, signore di Urbino. Del maniero si può ammirare ancora intatta la struttura dell’imponente mastio.

Ogni periodo storico ha lasciato tracce a Piobbico, basti pensare che in una grotta nei dintorni sono state ritrovate ossa di Ursus spelaeus risalenti a migliaia di anni fa, il cui scheletro ricostruito è esposto nel Museo Civico. Insomma, chi viene in visita in questi luoghi torna a casa con un bagaglio di sorprese e di emozioni davvero infinite.

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Puoi attraversare un tunnel di lava ai piedi del Monte Fuji

Svetta verso le nuvole fino a sfiorarle, stagliandosi in maniera imponente sul panorama circostante e definendo in maniera unica tutto il paesaggio. Stiamo parlando del Monte Fuji che, con la sua altezza di quasi 4000 metri, si è guadagnato il primato di montagna più alta del Giappone, nonché una delle più suggestive e celebri dell’intero Paese.

Il Fuji, lo sappiamo, è un monte sacro al punto tale che per gli shintoisti è doveroso raggiungere le sue pendici almeno una volta nella vita. Ed è qualcosa, in realtà, che consigliamo di fare anche noi, non solo perché la montagna è uno dei simboli del Paese, ma anche perché la sua presenza ha creato un paesaggio di immensa bellezza che pullula di meraviglie tutte da scoprire. Non è un caso che, l’Unesco, abbia dichiarato questo luogo Patrimonio Mondiale e Sito Culturale.

Ed è proprio alle pendici del grande vulcano che oggi vogliamo portarvi, perché è qui che è possibile vivere una delle avventure più incredibili di una vita intera. Quella che permette ai viaggiatori di attraversare un tunnel di lava situato ai piedi del Monte Fuji. Pronti a partire?

Il grande tunnel di lava ai piedi del Monte Fuji

È un viaggio da fare almeno una volta nella vita, quello che ci conduce al cospetto del maestoso e imponente Monte Fuji, uno dei luoghi più affascinanti e suggestivi del Giappone e del mondo intero. Situata nella regione dei Cinque Laghi, la montagna sacra, offre dei paesaggi di immensa bellezza che non si possono descrivere, ma solo vivere.

La visione, poi, è resa ancora più strabiliante dallo scenario che si snoda intorno al monte e che lo incornicia. Prati fioriti e colorati, grotte e cascate, altipiani e campi sterminati che si perdono all’orizzonte trasformano questo luogo in una straordinaria cartolina di viaggio da ammirare e da attraversare, nonché in una delle attrazioni più celebri e popolari di tutto il Giappone.

E se è un viaggio qui che avete in mente di organizzare, allora non potete non inserire nel vostro itinerario di viaggio anche una visita alla Grotta del vento Fugaku. Si tratta di un tunnel di lava situato sul versante settentrionale del Monte Fuji creatosi in maniera naturale proprio a seguito di una delle sue eruzioni.

Dentro la Grotta del vento Fugaku

La grotta del vento Fugaku è una delle tappe immancabili per chiunque visiti le pendici del Monte Fuji. Questa caverna, infatti, è la più grande dei tanti tunnel di lava accessibili dalla foresta di Aokigahara, situata nella città di Fujikawaguchiko.

Le sue origini risalgono al IX secolo, a quando una grande eruzione del Monte Fuji provocò importanti colate laviche che si dipanarono in diversi territori della Regione dei Cinque Laghi, raggiungendo anche la foresta di Aokigahara che oggi ospita diverse grotte laviche, dichiarate Monumenti naturali del Giappone.

La Grotta del vento Fugaku, come abbiamo anticipato, è la più grande tra quelle presenti sul territorio. Lunga poco più di 200 metri, la caverna è oggi accessibile al pubblico. Al suo interno è possibile ammirare un arredamento naturale caratterizzato da sculture laviche suggestive e forme evocative.

All’interno del tunnel di lava, inoltre, sono presenti tutto l’anno dei blocchi di ghiaccio, al punto tale che il secolo scorso la grotta veniva utilizzata come un frigorifero naturale per la conservazione di beni alimentari e di uova dei bachi da seta.

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Trekking ai laghi di San Giuliano, un’esperienza indimenticabile

Se amate il trekking e le escursioni al cospetto di una natura spettacolare, dovete assolutamente mettere in lista l’itinerario che conduce ai laghi di San Giuliano, nella favolosa cornice della Val Rendena.

Un angolo di paradiso tra le montagne trentine con vista unica sulle vette della Presanella, a circa 1940 metri di altitudine, raggiungibile salendo da Caderzone Terme.

I magnifici specchi d’acqua, intervallati dal rifugio di San Giuliano, sono due: a 1938 metri ecco il lago di San Giuliano, il più piccolo, e poco lontano il lago di Garzoné a 1942 metri.

Lo splendido itinerario in quota

L’escursione per raggiungere i laghi non è impegnativa, con un primo tratto in leggera salita e un pò’ più di dislivello nella seconda parte.

Il sentiero dona vedute panoramiche davvero uniche, con uno sguardo alla Val di Genova e al gruppo della Presanella su cui si staglia l’imponente Cima Presanella.

Si parte in auto da Caderzone Terme risalendo per circa 7 chilometri il versante della montagna e seguendo le indicazioni per il rifugio San Giuliano/Malga Campo: la strada, seppur asfaltata nella prima parte, non è molto larga per cui occorre prestare attenzione a eventuali auto nel senso opposto.
Con alcuni tornanti, si arriva al bivio per Malga Diana e si prosegue verso sinistra come da indicazioni per il rifugio.

L’ultimo tratto prima del parcheggio Poc dali Fafc a 1680 metri è sterrato per circa un chilometro e mezzo: in caso di auto non adatte, conviene fermarsi al termine della strada asfaltata e proseguire a piedi.

Il punto di partenza per la splendida escursione è il parcheggio: da qui, si cammina lungo la strada sterrata fino a Malga Campo (1780 metri di altezza). Già dopo pochi minuti nel bosco, si apre un panorama mozzafiato sulla Presanella e sui verdi pascoli della malga.

È il momento di imboccare il sentiero segnalato 230 che ritorna nel bosco e prosegue per 2 chilometri in piano, con qualche lieve saliscendi.

Nella seconda parte del percorso per i laghi di San Giuliano, occorre superare un dislivello di circa 250 metri: il sentiero inizia a salire con piccoli tornanti e, in breve, si arriva in quota mentre il bosco lascia spazio ai prati di Malga San Giuliano a 1968 metri.

Siamo al punto più elevato dell’itinerario da cui si raggiunge, in pochi minuti, il lago di San Giuliano con l’omonima chiesetta sulla riva e, poco dopo, il rifugio: uno scenario da cartolina!

Il sentiero diventa 211 e porta a costeggiare anche il lago di Garzoné: tra prati, boschi e rara bellezza, potete concedervi un piacevole picnic oppure un delizioso pranzo in rifugio.

Il giro ad anello sulla via del rientro

Anche se è possibile rientrare seguendo lo stesso percorso dell’andata, chi ha ancora energie da spendere dovrebbe cimentarsi  nel giro ad anello che prosegue lungo il sentiero 211, affianca il lago di Garzoné e comincia a salire per arrivare ai 2184 metri della Bocchetta dell’Acqua Fredda: dal rifugio San Giuliano sono 225 metri in salita per poco meno di 2 chilometri.

Il panorama è difficile da descrivere a parole con la vista sulle Dolomiti del Brenta e sui ghiacciai perenni del Carè Alto.

Seguendo ancora il sentiero 211, la discesa conduce al lago di Vacarsa e poi alla Malga Capostrill: chi ha lasciato l’auto al parcheggio Poc dali Fafc deve imboccare il sentiero 1 sulla sinistra mentre chi avesse parcheggiato alla fine della strada asfaltata deve proseguire in discesa sulla sterrata (sentiero 211), e poi svoltare a sinistra sempre lungo il sentiero che, in discesa, riporta al punto di partenza.

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Nascono le Vie Storiche di Montagna, alla scoperta di panorami unici

Le Vie Storiche di Montagna rappresentano un patrimonio unico al mondo, dal valore inestimabile: sono antichi itinerari percorsi già centinaia di anni fa, e che oggi sono stati rimessi in sesto per regalare ai turisti un’emozione meravigliosa. Camminando tra terra cielo, lungo sentieri d’alta quota, potremo così ammirare panorami bellissimi e immergerci completamente nella natura. Dove si trovano questi splendidi percorsi? Andiamo alla loro scoperta.

Le Vie Storiche di Montagna, un progetto unico

La Regione Piemonte ha deciso di rivalorizzare i suoi incantevoli itinerari d’alta quota, con un vasto intervento di recupero che ha permesso di riportare in vita un’importante eredità storica e paesaggistica. “ È una scelta voluta per conservare un patrimonio unico nel suo genere, ma anche per far diventare le nostre antiche vie attrazioni turistiche che vadano incontro alla richiesta crescente degli escursionisti di vivere a contatto con la natura dietro scenari unici arrivati quasi intatti fino a noi” – ha affermato Vittoria Poggio, assessore piemontese alla Cultura, Turismo e Commercio.

È così che, nei mesi scorsi, sono tornate al loro splendore le 16 Vie Storiche di Montagna, antichi itinerari che seguono le orme di soldati, commercianti e popoli in migrazione del passato. A fare da sfondo a questi cammini, le imponenti cime delle Alpi: tra boschi rigogliosi e ampie vallate che si stendono a perdita d’occhio, il panorama è davvero affascinante. L’iniziativa piemontese, d’altra parte, ricalca altri interessanti progetti similari come il Cammino delle Dolomiti, che offre viste da cartolina, e la Via delle Malghe, nel cuore verde dell’Altopiano di Asiago.

I 16 itinerari d’alta quota, tutti da scoprire

Quali sono le Vie Storiche di Montagna? L’intervento ha permesso di recuperare ben 16 cammini, che hanno in comune un panorama mozzafiato: percorrendo sentieri d’alta quota, ci si tuffa nella natura rigogliosa e in un silenzio rotto solo dal fruscio del vento o dallo scorrere impetuoso di qualche torrente. Due cammini affascinanti sono quelli che attraversano il Distretto dei Laghi, incontrando lungo la via dei paesaggi fatati. La prima strada conduce infatti alla Cascata del Toce, una delle più suggestive d’Italia, mentre la seconda affronta in quattro tappe il Verbano-Cusio-Ossola, con uno sguardo d’eccezione sul lago Maggiore.

Altri due percorsi sono invece tra le province di Biella e Vercelli: il sentiero che porta sino al Colle della Gragliasca e la Via Regia, che segue l’antico percorso della Via d’Aosta, spingendosi presso Gressoney-Saint-Jean. In provincia di Torino, sono tornati alla luce altri 6 cammini favolosi: il sentiero che attraversa la Val di Susa sino al Colle delle Finestre, la strada militare dell’Assietta, la strada militare Fenil-Jafferau (che percorre anche la celebre Galleria dei Saraceni), il percorso che collega Bardonecchia alla Valle di Rochemolles, le strade dei Monti della Luna e il cammino della Val Argentera.

Infine, gli ultimi 6 itinerari si snodano in provincia di Cuneo, dove affrontano paesaggi bellissimi. Uno di essi percorre l’Altopiano della Gardetta, mentre gli altri ricalcano le antiche strade della Ciclovia del Duca, dell’Alta Via del Sale, del Cammino di Sant’Anna, del circuito ad anello Curnis Auta e della Strada dei Cannoni. Ciascuno di questi splendidi percorsi ha una storia alle spalle, ed è proprio come immergersi in un mondo completamente diverso. Per gli amanti del trekking e delle escursioni all’aria aperta, ora ci sono tante nuove possibilità da non lasciarsi proprio sfuggire.

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Puoi adottare gli alberi di questa montagna italiana

Sono il polmone verde del nostro pianeta, ma troppo spesso ci si dimentica di quanto siano importanti: gli alberi non fanno bene soltanto all’uomo, ma anche alla natura. Incendi e deforestazioni mettono a rischio la loro sopravvivenza, quindi non si può fare altro che prendersene cura con grande amore e attenzione. Aiutare a piantare nuovi alberi è un modo per garantire un futuro roseo alla Terra, ma non l’unico. Anche quelli che già popolano i boschi e le foreste hanno bisogno di essere aiutati e protetti. Uno dei gesti più semplici ma significativi è adottare un albero, dando vita a un legame fortissimo come quello che si crea con il progetto “MontepisanoTree” che prende proprio il nome dalle montagne del Subappennino Toscano.

Un progetto che si prende cura dell’ambiente

È qui, tra le province di Pisa e Lucca, che si possono adottare gli alberi del Monte Pisano. “MontepisanoTree” permette a chiunque di diventare una sorta di “custode” di questi alberi. Grazie a un semplice versamento, è possibile garantire le cure necessarie ai vari arbusti. Far parte di questo progetto vuol dire contribuire alla manutenzione e valorizzazione del bosco. Troppo spesso quest’ultimo viene minacciato dagli incendi, come è successo negli scorsi anni in questa parte della Toscana quando sono state bruciate centinaia di ettari di vegetazione.

Montagne e ulivi

Fonte: iStock

Un incantevole paesaggio montano

Se invece ci fosse stata una corretta manutenzione, i danni sarebbero stati molto più contenuti. Avere boschi floridi e ricchi di alberi, inoltre, è fondamentale per contrastare e ridurre gli effetti del cambiamento climatico, un dettaglio che fa la differenza sia per le nostre vite che per quelle degli animali e delle piante. Aderendo al progetto “MontepisanoTree”, si verrà periodicamente aggiornati sulla salute dell’albero che ha ricevuto le cure grazie all’adozione, si avrà una targhetta personalizzata e si permetterà al progetto stesso di andare avanti.

Alla scoperta di Monte Pisano

Ci sono tanti luoghi in Italia in cui la natura trionfa e uno di questi è proprio Monte Pisano, noto anche come Monti Pisani. La vetta principale di questo sistema montuoso è il Monte Serra che sfiora i mille metri, inoltre tutto il territorio circostante è caratterizzato da luoghi suggestivi che meritano di essere visitati almeno una volta nella vita. Piccoli borghi medievali come Calci e tutto quello che è rimasto delle antiche fortificazioni si alternano a santuari e persino acquedotti romani. In passato i Monti Pisani erano il luogo ideale per estrarre la pietra, gran parte della quale è stata utilizzata per costruire uno dei monumenti più belli che sorgono a pochi chilometri da qui, il Duomo di Pisa.

Uno scorcio di Calci

Fonte: iStock

Il borgo di Calci, in provincia di Pisa

C’è tanto verde e non mancano neanche le prelibatezze gastronomiche. L’olio che si produce da queste parti è tra i più apprezzati della Toscana, tanto e vero che lungo i vari percorsi dei Monti Pisani si possono incontrare tantissimi ulivi. Anche le castagne e i funghi sono tipici del posto e fanno apprezzare ancora di più questi boschi. Adottare un albero del Monte Pisano non è soltanto un modo per fare qualcosa di concreto in favore dell’ambiente e della sua tutela, ma anche l’occasione per scoprire e visitare luoghi incantevoli e incontaminati in cui la natura si esprime al meglio.

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Questa montagna nasconde una cascata: è un capolavoro naturale

Il mondo che abitiamo non smette mai di sorprenderci perché sono tantissime le meraviglie che gli appartengono. La maggior parte di queste portano la firma di Madre Natura, proprio lei che come un sapiente artigiano ha plasmato il pianeta fino a creare dei capolavori di immensa bellezza.

Ce ne sono alcuni che sono così celebri da essersi trasformati in vere e proprie attrazioni turistiche che attirano ogni anno migliaia di viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. Ce ne sono altri, però, che invece sono invisibili agli occhi dei meno attenti, e che si svelano solo allo sguardo degli avventurieri che sanno guardare oltre.

Ed è proprio al cospetto di una meraviglia naturale segreta che oggi vogliamo portarvi. Una cascata delle meraviglie che è un capolavoro e che si nasconde all’interno di una maestosa montagna. Preparate i bagagli: si vola in Tennessee.

La cascata magica nascosta in una montagna

Il nostro viaggio di oggi ci porta in Tennessee, nello stato del Sud degli Stati Uniti, dove migliaia di turisti si recano per conoscere la scena musicale country di Nashville e per visitare Graceland, la residenza di Elvis Presley a Memphis.

Il patrimonio storico, culturale e musicale del Paese, poi, incontra anche quello naturale. Proprio qui, infatti, esiste un luogo che è diventato un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli amanti della natura. Si tratta di Lookout Mountain, un massiccio montuoso situato a pochi chilometri da Chattanooga che offre tutta una serie di avventure adrenaliniche e mozzafiato.

Qui, infatti, esiste una delle funicolari più ripide e incredibili del mondo, la Incline Railway, che permette di godere un panorama unico ed esclusivo, ma anche di vivere un’esperienza senza pari. Non mancano, ovviamente, attività di arrampicata ed escursioni panoramiche che offrono visioni straordinarie.

Tuttavia c’è qualcosa di ancora più straordinario che si può fare a Lookout Mountain: visitare le viscere della montagna e ritrovarsi al cospetto della cascata sotterranea più alta e profonda degli Stati Uniti.

Un capolavoro della natura

Per scoprire questo capolavoro della natura, dobbiamo recarci a Chattanooga. Da qui è possibile raggiungere Lookout Mountain e scoprire il suo più incredibile segreto. A bordo di un’ascensore, che percorre 26 piani in discesa, è possibile arrivare nel cuore della montagna. Stalattiti, stalagmiti e altre formazioni secolari creano un paesaggio suggestivo e mozzafiato che incornicia la vera attrazione dell’area: una cascata delle meraviglie dal nome Ruby Falls.

Scoperta negli anni ’20 del secolo scorso dallo speleologo Leo Lambert, la cascata fu soprannominata Ruby in onore di sua moglie. Nel 1929, la grotta che la conserva, fu aperta ai turisti e divenne in poco tempo, così come lo è ancora, una delle più grandiose meraviglie naturali dell’America e del mondo intero.

In un antro buio e suggestivo, illuminato solo da piccole lanterne, il fragore della cascata dà il benvenuto ai viaggiatori che possono esplorare la montagna attraverso le visite guidate quotidiane. Le luci a led colorate, posizionate in maniera strategica per illuminare la grotta, creano un’affascinante gioco di riflessi e colori che rende ancora più straordinaria la vista dell’acqua che cade, da decine di metri, fino a scomparire.

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Viaggio a Cogne, una vera perla tra le Alpi

È un’autentica perla delle Alpi incastonata nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, meta perfetta per una rigenerante vacanza invernale in Valle d’Aosta: ecco Cogne, a 1544 metri di altitudine, affacciata su una delle praterie montane più vaste d’Europa, il prato di Sant’Orso.

Meta turistica molto gettonata ma sempre tranquilla e accogliente, ha sviluppato nel tempo un’offerta turistica ampia e variegata, nel pieno rispetto del suo favoloso patrimonio naturalistico e paesaggistico.

Cogne, la vacanza sulla neve che rende tutti felici

In versione ancora invernale, la porta d’accesso al Parco del Gran Paradiso propone molteplici spunti per vivere momenti preziosi ed esperienze indimenticabili all’aria aperta: punti di interesse da visitare, nuovi piatti da assaggiare, l’artigianato locale da ammirare passeggiando per le vie del centro storico e l’immancabile sci grazie alle svariate decine di chilometri e anelli (a Cogne e nelle frazioni di Valnontey e Lillaz) con differenti livelli di difficoltà apprezzati sia dai principianti che dagli esperti con, in più, la sorprendente opportunità di scorgere gli animali del Parco in libertà, durante la loro discesa a valle in cerca di cibo.

I punti salienti da non perdere

Ma quali sono i punti di maggior interesse da vivere durante una vacanza invernale a Cogne?

Senza dubbio, la Valnontey, tra le zone più apprezzate della Valle, dove respirare appieno l’atmosfera “selvaggia” del Parco: qui radure e boschetti si alternano e consentono di avvistare e fotografare la fauna selvatica, in particolare camosci e volpi nonché uccelli di varie specie.

I più esperti, sempre con gli sci ai piedi, ma dotati di pelli di foca, potranno cimentarsi ad affrontare entusiasmanti escursioni di sci alpinismo seguendo gli itinerari nelle valli e tra i ghiacciai, magari insieme alle guide locali.
Da non perdere, a questo proposito, il ghiacciaio del Grand Sertz a 3552 metri di altezza.

Ancora, un’altra possibilità per scoprire la magnifica Valle di Cogne con le Guide Alpine è fare cramponnage con i ramponi ai piedi e percorrere piccole e suggestive gole incassate tra torrenti, ruscelli ghiacciati e rocce, in completa sicurezza.
La meta top? Le gole di Moline, magnifico spettacolo di colate di ghiaccio.

Chi, invece, desidera camminare e immergersi nel silenzio dei boschi con ramponcini o ciaspole, sono innumerevoli i tracciati ben segnati: davvero imperdibile è il bosco incantato di Sylvenoire, con curve e saliscendi al cospetto di molteplici forme create da piante, cristalli e sassi.

Inoltre, chi preferisce ammirare il paesaggio in tutta comodità, può inoltrarsi a Valnontey nel Parco Nazionale su una suggestiva slitta trainata dai cavalli, lungo un percorso affiancato da alberi o in valle aperta, e che attraversa il torrente su ponticelli di legno, giocando a chi avvista il maggior numero di camosci.

Infine, per i più piccoli, tappa obbligata è lo snow park in centro paese, dotato di tapis-roulant e gommoni colorati e affiancato dalla pista di pattinaggio.

Le attività per vivere Cogne

Non esiste la noia a Cogne grazie all’interessante calendario settimanale di attività outdoor proposte stagionalmente dal Consorzio Operatori Turistici della Valle di Cogne.

Ogni lunedì giornate sugli sci stretti, ogni martedì cramponage e, al venerdì, la possibilità di pedalare sulla neve, per conquistare sentieri innevati in sella a una e-bike, su tracciati semplici, alla portata di tutti.

Non mancano diverse soluzioni per ciaspolate/passeggiate sulla neve e la scoperta del passato minerario di Cogne nel nuovo Museo del Parco Minerario presso il Villaggio Minatori in cui ritrovarsi catapultati nella vita che conducevano i minatori nei vari momenti della loro giornata.

Una vacanza a Cogne è anche una festa per il palato, grazie ai numerosi locali tipici dove assaggiare succulenti piatti tradizionali, come la Seupetta de Cogne a base di pane fritto nel burro, riso cotto nel brodo e fontina, il tutto passato al forno; la Favò, tipica pasta con le fave, o la Crema di Cogne, dessert con cioccolato e panna, in cui intingere le Tegole, deliziosi biscotti fatti a cialde croccanti, sottili e dolci.

Gustoso anche un aperitivo a base di mocetta e formaggi come la Fontina DOP, accompagnati dai migliori vini di produttori locali e cantine vitivinicole della Valle.