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Monte Tre Pizzi, il balcone affacciato sulla Costa dei Gelsomini

Esiste un angolo della Calabria dove la montagna si trasforma in palcoscenico naturale e lo sguardo si perde tra cielo e mare. Si tratta del Monte Tre Pizzi, che svetta maestoso tra i comuni di Antonimina e Ciminà, nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte, e lo fa con una forma inconfondibile: tre vette che si ergono fiere come dita di una mano che indicano l’infinito. E non è soltanto la struttura a renderlo affascinante, ma anche la sua doppia identità.

C’è chi sostiene che la vetta centrale, chiamata Monte di Mezzo, raggiunga i 1.426 metri, mentre altre fonti la collocano più in basso, intorno ai 720 metri. Una cosa, però, è certa: da quassù la vista abbraccia l’intera Riviera dei Gelsomini e arriva fino allo Jonio, con una delle vedute più suggestive dell’intera regione.

Le tre punte che danno il nome al monte (Monte S. Michele, Monte di Mezzo e Monte Catiello) sembrano dialogare tra loro in un eterno equilibrio roccioso. Alcuni dicono che “Tre Pizzi” significhi semplicemente “tre cime”, altri preferiscono credere che derivi da “monte bianco”, un appellativo evocativo come le nuvole che talvolta si adagiano sulle sue sommità. In ogni caso, il Monte Tre Pizzi è una meta perfetta per chi ama camminare, respirare a pieni polmoni e sentirsi parte della natura.

Escursioni al Monte Tre Pizzi

Salire al Monte Tre Pizzi significa ritrovarsi in un “mosaico naturale” che cambia colore e consistenza a ogni passo. I percorsi invitano a lasciarsi sorprendere dalla bellezza autentica dell’Aspromonte per un’esperienza visiva, sensoriale e quasi spirituale.

Dalla vetta, il panorama si apre come una mappa incantata: le pendici ondulate dell’Aspromonte accompagnano lo sguardo verso le fiumare, quelle distese bianche e increspate che solcano la terra come vene d’acqua. Poi, d’improvviso, la vista si spalanca sul mare, sulla Costa dei Gelsomini che brilla sotto il sole. Da qui si distinguono chiaramente Roccella Ionica, il castello che la sovrasta, e le vette più alte che disegnano l’orizzonte calabrese. Uno spettacolo che regala la sensazione di aver raggiunto la cima del mondo.

Escursione da Antonimina (Reggio Calabria)

Partendo da Antonimina si entra subito in un paesaggio rurale che racconta la vita di chi abita questi luoghi. I primi passi si muovono tra campi coltivati a cereali, foraggi per il bestiame e colline addolcite da muretti a secco che sostengono uliveti e appezzamenti ordinati. Salendo, la macchia mediterranea comincia a farsi più fitta e profumata: erica, mirto, ginestra e corbezzoli disegnano un quadro che cambia, fino a lasciare spazio al bosco, fatto di lecci, querce e pini che si alternano in un gioco di ombre e luci.

Quando si raggiunge quota 752 metri, il sentiero diventa più dolce, con qualche saliscendi che anticipa l’arrivo alla cima. E da lassù, dalla cosiddetta “Terrezza”, si apre una visione che lascia senza fiato: Gerace con la sua rocca, Pietra Cappa che emerge come un gigante di pietra, la cima di Montalto e la Limina. È un susseguirsi di vertici, creste e promontori che compongono la vasta sinfonia dell’Aspromonte Ionico.

Nel viaggio di ritorno si cambia versante e si attraversa una zona ancora più selvaggia. La macchia mediterranea torna a farsi protagonista, insieme ad alcuni allevamenti di capre e pecore che pascolano in libertà. Passando per la “Grutta du mutu”, rifugio leggendario di un pastore eremita, il sentiero conduce fino alla località Zefrò, con i suoi campi coltivati a ulivi e cereali. Da lì, un’ultima discesa riporta ad Antonimina, dove si chiude il cerchio di un’escursione lunga circa sei ore, impegnativa ma colma di meraviglia.

Escursione da Ciminà (Reggio Calabria)

Chi preferisce una versione più breve e immediata dell’escursione può scegliere di partire da Ciminà. Si arriva in auto fino alla Strada Provinciale SP36 e, dopo circa dieci minuti, si lascia la macchina in uno spiazzo segnalato.

Poco distante, nei pressi di un’edicola votiva, inizia il sentiero CAI 213, ben indicato dai cartelli. Da qui il cammino richiede poco più di un’ora per l’andata e il ritorno, donando comunque la possibilità di godere di panorami spettacolari e della pace che solo la montagna sa donare.

Escursione da Piano di Moleti

Infine, se desiderate allungare il piacere del cammino, la partenza da Piano di Moleti è la scelta giusta. Il sentiero CAI 213 in questo tratto lambisce le fragorose Cascate Caccamelle, per un tocco di magia alla camminata.

La durata complessiva dell’escursione si aggira intorno alle cinque ore, per un totale di otto chilometri, in un susseguirsi di paesaggi che affascinano passo dopo passo.

I punti di interesse del Monte Tre Pizzi

Il Monte Tre Pizzi non è solo natura: è anche memoria, spiritualità e testimonianze di un tempo che fu. Le tre punte, che si stagliano come sentinelle granitiche, si affacciano su un paesaggio che è insieme ruvido e poetico. Le fiumare di Condoianni, Antonimina e Gerace serpeggiano sotto lo sguardo attento del monte, che le domina con la calma solenne di chi ha visto passare secoli.

Salire alla cima significa conquistare una delle vedute più spettacolari della regione: da Capo Spartivento a Punta Stilo, passando per la Rocca di Gerace, Pietra Castello, Pietra Lunga, fino a Montalto e alla Limina, l’Aspromonte si svela in tutta la sua maestosità. Un panorama a 360 gradi che scalda il cuore.

Ma ai piedi del gigante roccioso si cela anche una storia antica, di preghiera e pellegrinaggi. Alcuni ruderi, ancora visibili, testimoniano la presenza di un convento di frati eremiti, forse risalente al XII secolo. Un tempo, la montagna era meta di devoti provenienti da tutta la Locride che si radunavano qui per l’annuale fiera di bestiame in onore di San Pietro.

Ancora oggi i suoi sentieri raccontano antiche memorie, tra il profumo di lentisco e il fruscio delle foglie di leccio.

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5 ghiacciai da vedere in Italia, uno spettacolo da proteggere tra Alpi e Appennini

Il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua e quest’anno per l’occasione il tema scelto è stato quello della conservazione dei ghiacciai, simbolo della nostra fragilità di fronte ai cambiamenti climatici, un argomento dunque quanto mai attuale.

Non occorre andare in luoghi remoti per trovarli, perché anche l’Italia ha i suoi ghiacciai: questi, che una volta erano una parte stabile del paesaggio montano, oggi stanno subendo un rapido ritiro, sciogliendosi man mano a causa dell’innalzamento progressivo e minaccioso delle temperature.

In Italia, eppure, ci sono ancora alcune lingue di ghiaccio che resistono, a fatica, al riscaldamento globale. I ghiacciai italiani, catalogati nel Catasto dei ghiacciai, sono numerosi e spettacolari e sebbene la loro bellezza sia minacciata,  è possibile ammirare ancora alcuni di questi in tutto il loro splendore.

Ecco 5 ghiacciai italiani che si trovano tra le Alpi e gli Appennini, alcuni dei quali potrebbero essere destinati a scomparire nel prossimo futuro. Pronti per un viaggio glaciale?

Ghiacciaio del Rutor, Valle d’Aosta

Situato nel cuore della Valle d’Aosta, il ghiacciaio del Rutor è uno dei più grandi della regione, nota per le sue montagne. Con i suoi 3.846 metri di altitudine, il ghiacciaio dà vita a numerosi laghi alpini che formano una serie di spettacolari cascate visibili lungo il sentiero che parte dal Rifugio Deffeyes: un posto davvero magico, da vedere almeno una volta nella vita quando ci si reca in gita tra le Alpi italiane.

Ghiacciaio del Rutor, Valle d'Aosta

Fonte: iStock

Il Ghiacciaio del Rutor nel cuore della Valle d’Aosta

A proposito di magia, sapevate che circa il ghiacciaio del Rutor vi è anche una leggenda? Secondo la storia, infatti, un tempo il luogo dove oggi si erge questo ghiacciaio è stato visitato da un ricco pastore che, per non dare un po’ di latte a un mendicante, ha visto il suo pascolo trasformarsi in ghiaccio.

Ghiacciaio del Belvedere, Monte Rosa

Il ghiacciaio del Belvedere si trova ai piedi della parete est del Monte Rosa ed è noto per essere un ghiacciaio “in avanzata”. Cosa significa? Quando si parla di ghiacciai in avanzata ci si riferisce in verità a un fenomeno raro che fa sì che il ghiaccio scivoli verso valle. Le sue nevi perenni, almeno fino ad ora, si trovano tra i 4.400 e i 4.500 metri di altitudine e scendono fino a 1.800 metri. Questo ghiacciaio, visibile da Macugnaga, regala una vista spettacolare sulla parete rocciosa del Monte Rosa ed è raggiungibile con un’escursione – non semplice, però – che porta dritto fino alla lingua di ghiaccio.

Ghiacciaio del Miage, Monte Bianco

Il ghiacciaio del Miage, che scende dal Monte Bianco nella Val Veny, è il più grande ghiacciaio “nero” delle Alpi italiane. Con oltre dieci chilometri di lunghezza, questo ghiacciaio è definito “nero” per i molti detriti e le polveri che lo ricoprono e oggi è un punto di riferimento per gli studiosi del cambiamento climatico.

Ghiacciaio del Miage

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Il Ghiacciaio del Miage in tutto il suo splendore

La sua superficie, ricoperta appunto da detriti e rocce, crea un contrasto incredibile con le nevi circostanti. Il ghiacciaio del Miage è facilmente raggiungibile cimentandosi in un’escursione che passa dal lago Combal e porta alla Cabanne du Combal, da dove si possono osservare – purtroppo – i distacchi di blocchi di ghiaccio.

Ghiacciaio del Fellaria, Lombardia

Situato nella Val Malenco, il ghiacciaio del Fellaria è uno dei più grandi delle Alpi Centrali, con una vista straordinaria sul gruppo del Bernina. A partire da un’altitudine di oltre 3.500 metri, il ghiacciaio si divide in due lingue di ghiaccio e raggiungerlo è possibile esclusivamente tramite sentieri che richiedono una buona preparazione fisica, ma la fatica è in seguito ampiamente ripagata dai panorami mozzafiato. Un consiglio? Godetevi l’ escursione che parte dal Rifugio Zoia.

Ghiacciaio del Calderone, Gran Sasso, Abruzzo

Il ghiacciaio del Calderone, adagiato sul Gran Sasso d’Italia, è l’unico ghiacciaio appenninico sopravvissuto all’ultimo periodo di glaciazione. Nonostante le sue dimensioni ridotte rispetto ai ghiacciai alpini, il Calderone è un simbolo della lotta alla scomparsa dei ghiacciai, per cui più che significativo nella lotta al cambiamento climatico.

Nel corso dei secoli, il ghiacciaio del Calderone ha visto una riduzione drastica del suo volume, ma rimane un sito di grande valore naturalistico e scientifico. Per raggiungerlo, è possibile seguire il sentiero che parte dalla funivia Madonnina, passando per il Rifugio Franchetti.

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Dove andare in montagna in primavera? I luoghi migliori in Italia e in Europa

Nella stagione in cui la natura torna a rivivere e le ultime nevi salutano l’inverno, sulle montagne più suggestive d’Italia e d’Europa prende vita la danza delle fioriture più colorate e profumate, cullate dalla brezza tiepida e dai primi raggi di sole primaverili. Ci si ritrova così immersi in panorami meravigliosi in cui fare piacevoli escursioni e toccare con mano tutta la forza della natura.

Ecco una selezione dei migliori luoghi di montagna da raggiungere in primavera, da soli, in coppia o in famiglia, tra le vette più incantevoli del Bel Paese e di altre destinazioni europee facilmente raggiungibili anche dal confine italiano.

Dove andare in montagna in primavera in Italia

Quanto scoppia la primavera, in Italia, inizia il periodo perfetto per esplorare i sentieri che si snodano tra alpeggi e valli fiorite, dove la natura veste un nuovo abito profumato e l’aria fresca invita a respirare a pieni polmoni. Ecco la nostra selezione di mete montane italiane ideali per escursioni, avventure, relax e momenti unici da condividere con chi amiamo.

San Vito di Cadore (Veneto)

Cercate una meta alternativa (e bellissima) alla celebre Cortina d’Ampezzo? Vi consigliamo San Vito di Cadore, da cui dista solo 10 km: un piccolo comune incastonato in una conca nel cuore delle Dolomiti bellunesi. A sorvegliarlo ci sono le cime delle Marmarole Occidentali, dell’Antelao, del Pelmo e della Croda Marcora. Il paesaggio montano è immerso in boschi di conifere e latifoglie e in primavera sembra uscire direttamente da una favola.

Cosa fare in Cadore in primavera? Innanzitutto, passeggiare immersi nei prati fioriti e i pascoli, ammirando da vicino il risveglio della natura. Raggiungendo il Lago di Mosigo, poi, si possono trascorrere piacevoli momenti in famiglia, con un chiosco e una zona barbecue attrezzata con tavoli per una grigliata in compagnia. Non può mancare la passeggiata attorno al lago, facilmente percorribile anche con passeggini.

A caratterizzare questo luogo è anche la lunga tradizione enogastronomica: non possono mancare momenti conviviali in cui potrete assaggiare, ad esempio, dei vini con le spezie molto particolari, formaggi e gelato. Ebbene sì, proprio a Pieve di Cadore (dove tra l’altro nacque e visse il pittore d’arte rinascimentale Tiziano), sarebbe nato il gelato.

Lago di San Vito di Cadore, Veneto

Fonte: iStock

Lago di San Vito di Cadore in Veneto

Trekking ed escursioni: i percorsi che si snodano sui pendii di San Vito di Cadore sono diversi e adatti a tutti. Tra i migliori sentieri da percorrere in primavera segnaliamo:

  • Sentiero delle Orchidee: in 1 ora e mezza di facile camminata con numerose finestre panoramiche sulle Dolomiti, incontrerete diverse specie di orchidee spontanee più o meno rare;
  • Escursione a Socol: adatta alle famiglie con passeggini, il percorso si snoda tra i boschi di San Vito e di Cortina, sul versante destro del fiume Boite. Si percorre in circa 2 ore e mezza;
  • Escursione a Taulà de la regoietes: sentiero CAI n. 458, sterrato, che si immerge nel bosco e dona scorci meravigliosi sulle Dolomiti per circa 3 km.

Attività per bambini: oltre alle passeggiate facili tra i sentieri alla scoperta di prati fioriti e boschi rigogliosi, i bambini possono divertirsi nel parco giochi del Lago di Mosigo.

Come arrivare: in auto, da Sud si percorre l’A27 fino a Pian di Vedoja (Belluno), si continua sulla SS51 d’Alemagna e si seguono le indicazioni fino a San Vito. Chi viene da Nord deve prendere l’autostrada del Brennero fino a Bressanone, poi la SS49 direzione Dobbiaco. Giunti a Cortina d’Ampezzo si segue la SS51 fino a destinazione.

Bormio (Lombardia)

È uno dei luoghi più affascinanti d’Italia, immerso in un territorio, quello della Valtellina, molto amato anche fuori dai confini italiani: Bormio, in provincia di Sondrio, è un gioiello ricco di attrattiva che in primavera veste il suo abito più colorato.

Dalle lunghe passeggiate ammirando panorami mozzafiato sulle Alpi Retiche ai momenti di relax coccolati dalle calde acque termali, Bormio promette esperienze memorabili per tutti, dagli adulti ai bambini. Non solo. Qui gli amanti degli sport invernali possono continuare a sciare anche a fine aprile nei comprensori posti sulle cime più alte.

Le sue terme sono le più famose d’Italia: da quelle più antiche (i Bagni Vecchi di Bormio) fino ai due centri più recenti (i Bagni Nuovi e Bormio Terme) in cui i bambini possono divertirsi nelle piscine a loro dedicate. Infine, per gli appassionati, è possibile anche visitare la cantina Braulio, che produce uno degli amari più famosi del Bel Paese, durante una camminata tra le viuzze che attraversano il centro storico del Comune.

Trekking ed escursioni: Le cime che abbracciano Bormio sono un vero incanto da esplorare durante la primavera. Tra i percorsi facili, adatti a tutti, vi suggeriamo 3 esperienze da provare:

  • Panoramica sulla Val Viola: seguendo i sentieri n. 148, n. 128 e n. 290, tra boschi e pascoli, si attraversano paesaggi incontaminati che aprono la vista sulla Val Viola e sulle cime circostanti. Percorso adatto anche ai meno esperti;
  • Passeggiata al parco dei Bagni: facile camminata di circa 1 ora che dai Bagni Nuovi di Bormio conduce alla Fonte Pliniana, in cui sgorga acqua termale custodita da una grotta naturale;
  • Tour delle chiese: passeggiata (da fare anche in bici) che unisce la natura della Valfurva alle testimoniante culturali e storiche. Il percorso dura 1 ora e tocca: Chiesa del Santo Crocifisso, Chiesa Beata Vergine del Sassello, Chiesa di S. Rocco, Chiesa della Madonnina della Misericordia e Chiesa parrocchiale di Bormio.

Attività per bambini: dalle camminate facili alle giornate sull’ultima neve della stagione, fino al relax alle Terme. Ma c’è un’attività ancor più curiosa: qui vengono organizzate anche camminate con i tenerissimi Alpaca per tutta la famiglia.

Come arrivare: in auto, da Milano, Lecco o Como, si imbocca la SS38, mentre da Bergamo o Brescia, si passa dal Passo Aprica o dal Passo Gavia. Dal Trentino si arriva dal Passo Stelvio o dal Tunnel Munt La Schera di Livigno. Con i mezzi pubblici, si può prendere il treno Trenord che ferma a Tirano e da lì si prende il bus di linea Perego fino a Bormio.

Parco Naturale Locale del Monte Baldo (Veneto)

Quali migliori mete in primavera se non quelle che permettono di ammirare la rinascita della natura dopo l’inverno e di respirare a pieni polmoni i profumi delle fioriture? Tra i luoghi imperdibili che vi consigliamo c’è anche il Parco Naturale Locale del Monte Baldo, sempre in Veneto, chiamato il “Giardino d’Italia”.

Situato tra la Vallagarina e il Lago di Garda, a poca distanza da Torbole, è un’oasi famosa tra i botanici di tutta Europa grazie alla sua straordinaria biodiversità con numerose specie endemiche. Tra maggio e giugno, qui, è tutto un tripudio di fioriture che creano bellissime distese colorate sui pendii: arnica, gigli, genziane, orchidee, botton d’oro e gerani argentati sono i protagonisti indiscussi. Una destinazione ottima per il turismo lento e sostenibile, e ideale per fare camminate primaverili anche con i bambini, vista la facilità dei percorsi.

Trekking ed escursioni: ecco gli itinerari più belli per scoprire questa perla sul Monte Baldo.

  • Trekking delle malghe e dei fiori del Baldo: composto da 4 percorsi (rosso, verde, giallo, azzurro), che permettono di ammirare distese dorate di botton d’oro, tappeti di bucaneve e tanti altri colorati prati tra i boschi del monte;
  • Trekking Torbole – Altissimo: sentiero (n.601) che in circa 5 ore di camminata da Nago porta a uno dei punti panoramici sul Lago di Garda più incredibili, sul monte più alto del Baldo trentino (2.090 metri). Lungo il percorso si avvistano i resti delle trincee della Prima Guerra Mondiale.

Attività per bambini: oltre ai piacevoli picnic in famiglia da organizzare tra i piati fioriti del Monte Baldo, i più piccoli possono provare bellissime avventure cimentandosi nell’arrampicata assistita e facile ai Massi delle Traole, oppure possono emozionarsi al Busatte Adventure Park, un parco avventura con diversi percorsi a varie altezze con piattaforme, carrucole, corde..pronti a per mettere alla prova abilità e coraggio?

Come arrivare: in auto, da Nord si esce dall’A22 a Rovereto Sud – Lago di Garda Nord e si prosegue fino a Nago-Torbole seguendo le indicazioni; da Sud si esce dall’A4 a Sirmione e si segue la SR 249 che risale lungo il Lago di Garda. A Torbole si seguono le indicazioni per la frazione di Nago-Torbole. Con i mezzi pubblici, si può scendere alla stazione ferroviaria di Rovereto e da lì si prende un autobus di Trentino Trasporti fino a Torbole. Da Sud, si può scendere alle stazioni ferroviarie di Desenzano, Peschiera del Garda o Verona e poi proseguire con l’autobus dell’Azienda Trasporti di Verona.

Parco delle Madonie (Sicilia)

Anche la Sicilia, in Sud Italia, ha luoghi montani splendidi da raggiungere, meno conosciuti, ma che non hanno nulla da invidiare alle più famose catene montuose dello Stivale. Tra questi troviamo il Parco delle Madonie, un’area naturale protetta che comprende quindici comuni della città metropolitana di Palermo e il massiccio montuoso delle Madonie, sulla costa settentrionale siciliana.

In questo contesto naturale, la primavera trasforma le pendici montuose in spettacolari distese di fiori selvatici, che si possono ammirare facendo trekking ed escursioni in mountain bike, oppure da una prospettiva diversa: dalla seduta dell’altalena più alta d’Europa. Dondola tra cielo e terra a 1.050 metri di altitudine e 300 di strapiombo ed è un’attrazione che lascia senza fiato. Da lassù, lo sguardo si apre verso le Madonie a ovest, le Nebrodi a est, mentre a nord il Mar Tirreno si perde all’orizzonte.

Trekking ed escursioni:

  • Sentiero ai ruderi dell’Abbazia di San Giorgio: 1,7 km di sentiero facile che parte da Gratteri, nei pressi dei ruderi del castello, e va verso Sud fino ai resti dell’Abbazia di San Giorgio immersi nella vegetazione;
  • Sentiero Geologico Rocca di Sciara: escursione di 2 km ricca di spunti naturalistici, geologici e storico culturali, come la Rocca di Sciara, un imponente massiccio calcareo che sovrasta l’abitato di Caltavuturo.

Attività per bambini: anche i più piccoli possono vivere l’esperienza dell’altalena più alta d’Europa (a partire dagli 8 anni) e della zip line con viste mozzafiato. In località Petralia Sottana, inoltre, possono divertirsi nel Parco avventura, con percorsi acrobatici, piste per mountain bike, sensazionali percorsi tattili e gare di orientamento.

Come arrivare: in auto, da Palermo si segue l’A19 e da Messina l’A20 e si seguono le indicazioni in base al punto di accesso al grande Parco delle Madonie. In treno si può arrivare comodamente da Palermo, Catania e Messina, scendendo alle stazioni di Cefalù e Castelbuono.

Dove andare in montagna in Primavera in Europa

Anche sulle montagne europee confinanti, o facilmente raggiungibili dall’Italia, la primavera tinge tutto dei colori della meraviglia. Scopri le destinazioni consigliate per una vacanza in montagna in Europa adatta a tutti, dagli sportivi a chi cerca il puro relax, fino ai bambini più avventurieri.

Bohinj (Slovenia)

Tra ripide montagne della Slovenia e le acque color smeraldo, spicca la paradisiaca valle Bohinj, che ospita l’omonimo lago glaciale, il più grande del Paese.

Se d’inverno gli appassionati della neve vi si recano per raggiungere il comprensorio sciistico, durante la primavera il paesaggio si tinge di colori vividi e sono tante le attività che si possono svolgere in questa perla slovena, dal trekking sui pendii alla pesca sulle sponde del lago (qui si trova la rinomata trota di Bohinj), fino agli eventi più imperdibili. Tra questi, l’annuale Festival Internazionale dei Fiori Selvatici, che ogni anno nei mesi di maggio e giugno offre tour botanici, eventi unici ed esperienze culinarie dedicate alla ricchezza floreale di Bohinj.

Bohinj, luogo splendido in primavera in Slovenia

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Bohinj e il suo lago, in Slovenia

Trekking ed escursioni: a Bohinj si possono ammirare panorami sorprendenti durante le escursioni a piedi o in bicicletta. Ecco alcuni dei migliori sentieri.

  • Percorso Savica Waterfall: itinerario ad anello abbastanza facile e lungo poco più di 1 km;
  • Giro del Lago di Bohinj: percorso facile ad anello di circa 12 km;
  • Mostnica Gorge: percorso di circa 12 km con un dislivello di più o meno 300 metri;
  • Trekking al Monte Vogel: a bordo della funivia del Lago di Bohinj, si raggiunge a 1.500 metri di altezza il Vogel Sky Resort, che regala una vista mozzafiato su Bled, Bohinj e tutte le Alpi Giulie. Da qui proseguono diversi sentieri di trekking.

Attività per bambini: per i più piccoli, Bohinj è una sorta di paradiso in terra, soprattutto grazie alla presenza dello splendido lago, che in primavera merita di essere esplorato a bordo di una barca. Un’altra idea è quella di noleggiare delle biciclette per fare il giro del lago (con la possibilità di aggiungere seggiolini per bambini), per godere pienamente nel paesaggio.

Come arrivare: in auto, si percorre la strada 209 fino a Ribčev Laz, villaggio che si trova all’ingresso del Lago di Bohinj, immerso nel Parco nazionale del Triglav.

Hintersee (Germania)

Tra le più pittoresche zone montane delle Alpi bavaresi (e d’Europa), quella del Lago Hintersee, in primavera, è un tripudio di fiori sbocciati, colori vividi e un paesaggio mozzafiato, dove la natura sembra uscire direttamente da un dipinto perfetto.

Situato a Ramsau, in Germania, ai piedi del Reiter-Alm, Hintersee è abbracciato da vette imponenti e promette momenti indimenticabili da vivere in compagnia e in famiglia. Trekking, picnic nella natura, viaggi in funivia e panorami unici: sono tante le esperienze che si possono vivere in questo luogo paradisiaco.

Lago Hintersee, meta montana in primavera in Germania

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Lago Hintersee, in Germania

Trekking ed escursioni: 

  • Escursione nel Bosco di Hintersee: camminata facile adatta a tutti che attraversa la foresta incantata;
  • Percorso facile alla Cascata di Golling: da lì si può raggiungere il Rifugio di Golling;
  • Giro del lago Hintersee: percorso ad anello che parte da Ramsau, immerso nel verde.

Attività per i bambini: oltre alle passeggiate attorno al lago e lungo i pendii circostanti ammirando la flora e la fauna locali, i bambini possono divertirsi con una divertente gita in barca sul lago.

Come arrivare: in auto, arrivando dal Nord Italia, si prende la A4 e poi da Brescia la A22 verso Verona/Bolzano fino all’uscita per Brennero. In Austria, si continua sulla A13 verso Salisburgo e poi si prende la B311 in direzione di Fuschl am See, seguendo infine le indicazioni per Hintersee. In treno, con un Frecciarossa o Eurocity, si scende a Verona o a Bolzano, poi si prende un treno per Innsbruck, dove si cambia con un treno per Salisburgo. Infine, si prenede un autobus o un treno fino a Hallein o Fuschl am See, e un altro autobus fino a Hintersee.

Zermatt (Svizzera)

Famosa perché baciata dal sole per ben 300 giorni all’anno e completamente pedonale (sì, qui non circolano auto e mezzi a motore), Zermatt è la meta da raggiungere in primavera a due passi dall’Italia.

Situata in Svizzera, ai piedi del Monte Cervino (Matterhorn), questa meta green del Canton Vallese offre a chiunque attività, escursioni e avventure unite a paesaggi da cartolina. Da qui partono 400 km di sentieri escursionistici e ci si può rilassare sulle sponde del Lago Schwarzsee (o Lago Nero), da raggiungere con una comoda e suggestiva funivia. Consigliata è anche la visita al Museo del Cervino (Zermatlantis Matterhorn Museum) sulla storia del borgo e del monte che gli conferisce il nome. In primavera, gli amanti dello sport sulla neve possono anche sfruttare le ultime piste imbiancate per sciare.

Trekking e percorsi:

  • Escursione alle Gole del Gorner (Gornergrat): sentiero ad anello di 2,3 km facile, percorribile in circa 40 minuti;
  • Trekking al Matterhorn glacier paradise (3.883 metri): adatto anche a famiglie con bambini. La vetta permette di sciare anche durante la primavera e l’estate nella stazione di montagna più alta d’Europa. Qui in cima si trova la Galleria del Breithorn, dove è situato il Cinema Lounge;

Attività per bambini: i più piccoli avventurieri non si annoiano di certo a Zermatt. Tra le varie attività, possono cimentarsi nell’avvistamento delle marmotte seguendo un percorso adatto alle famiglie, oppure esplorare il tunnel di ghiaccio del Cervino Glacier Paradise, ammirando diverse sculture di ghiaccio.

Come arrivare: essendo pedonale, il Comune di Zermatt è raggiungibile tramite auto fino al vicino borgo di Täsch, mentre gli ultimi 7 km si percorrono in treno o in taxi. Da lì, infatti, parte un treno navetta h24 che impiega 15 minuti. In treno, invece, dall’Italia il collegamento ferroviario più comodo è quello da Milano Centrale: un treno diretto vi porterà a Visp, da cui potrete proseguire verso Zermatt.

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Le 5 montagne sacre da conoscere, le più particolari al mondo intrise di storia e mistero

Dalle Ande all’Himalaya, le montagne hanno lo straordinario potere di evocare un sentimento di sacralità. Solo a guardarle, queste vette maestose suscitano stupore e meraviglia offrendo alle persone l’opportunità di intraprendere un’esperienza profonda, in certi casi dando anche significato alla loro stessa vita.

Nel mondo ne esistono diverse che intrecciano la loro presenza con quella degli abitanti che vivono nei loro paraggi e alle quali vengono attribuiti importanti significati religiosi, culturali e mitologici. Complici gli elementi naturali come fulmini, nuvole e vento, le montagne hanno incarnato per secoli anche potenti forze che si posizionano al di là del nostro controllo, da venerare o temere.

Noi abbiamo deciso di raccontarvi cinque montagne sacre che, con la loro storia e bellezza mistica, rendono il nostro mondo un luogo ancora più bello, ricco di inimmaginabile splendore e mistero.

Monte Sinai, Egitto

Un luogo dal potere sacro, simbolo di realizzazione spirituale e importantissimo dal punto di vista storico, il Monte Sinai è celebre perché, secondo la tradizione biblica, è qui che Mosè ricevette i Dieci Comandamenti. Situato nella penisola omonima in Egitto, il Monte Sinai si erge maestoso a un’altitudine di circa 2.285 metri ed è venerato da diverse religioni, tra cui il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam.

Qui la storia si intreccia con la fede grazie alla presenza del monastero più antico del mondo, Santa Caterina, risalente al VI secolo. Contraddistinto dallo stile tipico dell’architettura bizantina, il monastero è stato riconosciuto Patrimonio UNESCO ed è immerso in un contesto paesaggistico mozzafiato.

Monastero Santa Caterina Monte Sinai

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Il monastero di Santa Caterina

Monte Olimpo, Grecia

La montagna più alta della Grecia non poteva che essere la reggia degli dei. Nell’Odissea, Omero scrisse che “l’Olimpo non fu mai sferzato dai venti o bagnato dalla pioggia, né vi è mai caduta la neve. Tersa vi regna una pace infinita e lo avvolge uno splendente candore.” E in questo luogo qual era, esattamente, il punto in cui si trovava Zeus, re degli dèi olimpi? Secondo la mitologia, il trono si trova in un picco a forma di corona che può essere ammirato durante un trekking.

Fare un’escursione sul Monte Olimpo, infatti, è il modo migliore per percepire l’importanza di questa maestosa montagna e per godervi una giornata a contatto con il suo patrimonio naturale composto da torrenti e crinali, gole e altopiani, profonde grotte e macigni spettacolari.

Monte Kailash, Tibet

In tutto il mondo, le persone hanno guardato le montagne come simboli dei loro più alti obiettivi spirituali. Una in particolare è considerata come la più sacra: stiamo parlando del Monte Kailash, dove ogni anno pellegrini provenienti da tutta l’Asia intraprendono un trekking attraverso lo spettacolare paesaggio d’alta quota del remoto Tibet occidentale per renderle omaggio e camminarle attorno.

Il Monte Kailash (che in tibetano significa “Preziosa Montagna di Neve”) si mostra in tutta la sua maestosità di 6474 metri come una vetta solitaria separata dalla catena principale dell’Himalaya. Per i tibetani, questo è il luogo in cui il mago tantrico Milarepa sconfisse il suo rivale Bön in un’epica battaglia di stregoneria, confermando il dominio del buddismo sulla preesistente religione Bön. Per gli indù, invece, il Kailash è la dimora di Shiva e della sua consorte Parvati. Sia i buddisti che gli indù considerano il Kailash come il mitico Monte Meru, l’asse centrale dell’universo.

Monte Fuji, Giappone

In Giappone, uno dei centri del potere sacro è rappresentato dal Monte Fuji. Alto 3.776 metri, il vulcano è considerato una meta di pellegrinaggio importante tanto che, sui suoi pendii, si trovano diversi santuari e sulla sua cima è presente un torii, il tradizionale portale d’accesso che separa una zona profana da quella sacra. Anche questo luogo è intriso di storie e leggende, come quella che vede i samurai allenarsi ai suoi piedi per incanalarne la forza.

Oppure, un’altra leggenda narra che, all’interno del cratere, viva la dea Shintoista Kono-Hana-Sakuya-Hime o la Principessa in Fiore. Secondo la tradizione, rappresenta la divinità associata al Monte Fuji e ai vulcani in genere.

Ayers Rock, Australia

Il potere di questa montagna sacra è talmente forte da attrarre come un magnete invisibile persone provenienti da tutto il mondo. Ayers Rock, nota anche come Uluru, è dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO e ha raggiunto lo status di meta di pellegrinaggio. Nelle diverse ore del giorno offre tutta una serie di colori che variano dal color ocra/terracotta al blu/viola al tramonto, passando per l’oro e il bronzo e infine rosso fiammante al mattino.

Ayers Rock è come un grande iceberg fatto di roccia arenaria del quale è possibile vedere solo la punta perché la maggior parte della montagna è nascosta sotto la superficie terrestre. Questo è un luogo considerato sacro dagli aborigeni australiani i quali spiegano i fenomeni corrosivi sulla sua superficie con una storia: si narra, infatti, che questi siano dovuti a Tatji, la Lucertola Rossa che, giunta a Uluru, lanciò il suo kali (boomerang) il quale si piantò nella roccia. Scavò la terra per cercarlo, lasciando numerosi buchi rotondi sulla superficie e, non trovandolo, morì in una caverna: i grossi macigni che vi si trovano oggi sono i resti del suo corpo.

Ayers Rock Australia

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Ayers Rock
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La Valle del Gran San Bernardo, scrigno di emozioni alpine

Tra le pieghe delle Alpi, la Valle del Gran San Bernardo si svela come una terra di passaggio e di scoperta, una cerniera tra l’Italia e il resto d’Europa.

Amena vallata valdostana, custodisce da millenni le orme di viandanti, pellegrini e conquistatori, incastonata lungo la storica Via Francigena, dove il cammino diviene un rituale, il passo cadenzato dei pellegrini carichi di zaini si confonde con il respiro delle montagne, mentre la strada sale verso il Colle del Gran San Bernardo, valico che racconta la storia stessa dei popoli.

Non soltanto: si tratta di una via che nei secoli ha rivestito un ruolo fondamentale per commerci, eserciti e civiltà. Già i Romani la utilizzavano per connettere la penisola alle terre transalpine, e ancor prima le antiche popolazioni preistoriche avevano tracciato il loro passaggio tra questi monti.

Ancora, Napoleone Bonaparte scelse proprio il Colle del Gran San Bernardo per condurre il suo esercito di 40.000 uomini in Italia, un episodio che riecheggia ancora oggi nei racconti popolari e nelle celebrazioni locali. L’essenza del passato rivive nei borghi medievali, come Etroubles, e nelle tradizioni che evocano le imprese napoleoniche, come il Carnevale della “Coumba Freida”, quando i costumi delle landzette rievocano le divise dei soldati.

Ma la Valle del Gran San Bernardo non è solo storia. È un paradiso per chi ama la montagna, laddove il trekking consente di lasciarsi sorprendere dalla bellezza dei panorami, e il gusto si fa autentico nei sapori intensi della Fontina DOP e del Jambon de Bosses, prodotti simbolo di una terra da conoscere e amare.

Dove si trova

La Valle del Gran San Bernardo, o Vallée du Grand-Saint-Bernard in francese, si snoda come un nastro montano dalla conca di Aosta fino al Colle omonimo, a 2.475 metri d’altitudine, storico passaggio che collega l’Italia alla Svizzera.

Ad accompagnare il viaggio nella valle è il fiume Artanavaz, che serpeggia tra comuni dal fascino alpino come Gignod, Etroubles, Saint-Oyen e Saint-Rhémy-en-Bosses. Il paesaggio si eleva fino a cime imponenti come il Monte Vélan (3.731 metri) e il Grand Golliat (3.238 metri), sentinelle di pietra che vegliano sulla valle con la loro presenza maestosa.

Cosa vedere nella Valle del Gran San Bernardo

Favoloso borgo di Saint Rhemy en Bosses

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Vista idilliaca del bellissimo villaggio di Saint Rhemy en Bosses

Il Colle del Gran San Bernardo

Punto d’arrivo e di partenza, il Colle del Gran San Bernardo è il cuore pulsante della valle. A 2.475 metri, il simbolico passo alpino è un luogo sospeso tra cielo e terra, un panorama idilliaco in cui il lago dalle limpide acque riflette il profilo delle vette tutt’intorno.

Durante i mesi invernali, il colle si chiude in un abbraccio gelido, con temperature che sfiorano i -40°C e la neve che rende il passaggio inaccessibile. Ma in estate, la strada si riapre e il valico diventa una meta da non perdere.

Da ammirare anche l’antico Ospizio, fondato da San Bernardo nell’XI secolo per accogliere i viandanti e proteggerli dalle insidie della montagna. È proprio tra queste mura che nacque la leggenda dei cani San Bernardo, allevati dai monaci per soccorrere i viaggiatori dispersi tra le nevi.

Oggi il Museo del Cane San Bernardo ne racconta la storia affascinante, e in estate è possibile passeggiare in compagnia di questi giganti dal cuore tenero.

Etroubles

Adagiato tra le montagne, il borgo medievale di Etroubles è un luogo in cui il passato si fonde con l’arte. Con appena 500 abitanti, fa parte dei Borghi più belli d’Italia e ospita il primo museo a cielo aperto della Valle d’Aosta. Le strade acciottolate diventano una galleria d’arte in cui murales e sculture dialogano con l’antica architettura alpina ed evocano le storie di pellegrini e viaggiatori della Via Francigena.

Un viaggio ad Etroubles è anche un viaggio nei sapori di montagna: la latteria turnaria, risalente al 1853, racconta con gli strumenti d’epoca il profondo legame con la lavorazione del latte, da cui nascono prelibatezze come la Fontina e il séras.

Saint-Rhémy-En-Bosses

Ultimo avamposto prima del Colle del Gran San Bernardo, Saint-Rhémy-En-Bosses è un piccolo gioiello tra storia e natura. Nel passato era una mansio romana, un luogo di sosta strategico per i viaggiatori che attraversavano le Alpi. Oggi il borgo conserva il fascino di un tempo, con le case in pietra e il castello di Bosses, costruito nel 1095 e ancora testimone di secoli di vicende.

Ma Saint-Rhémy è anche il regno del gusto: il prosciutto Jambon de Bosses DOP è una delle eccellenze gastronomiche della regione, stagionato a oltre 1.600 metri per un sapore unico e inconfondibile.

Per chi ama camminare, la Fonte di Citrin rappresenta una sosta rigenerante, con le acque ferruginose conosciute fin dall’antichità.

Cosa fare in ogni stagione

Gran San Bernardo in inverno

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Inverno al Gran San Bernardo

Estate tra trekking e alpinismo

L’estate nella Valle del Gran San Bernardo è un inno alla natura. I sentieri si snodano tra boschi e vette, con percorsi per ogni livello di esperienza: dall’Alta Via n.1 ai tour transfrontalieri, fino alle escursioni verso i laghi alpini e i rifugi d’alta quota.

Per gli amanti della roccia, la parete di Ollomont e la sua palestra artificiale sono una miniera di sfide entusiasmanti. Chi cerca il relax può invece optare per il golf a Gignod o per una giornata di pesca nelle trasparenti acque del lago di Place Moulin.

Inverno tra sci e avventura sulla neve

D’inverno la valle si trasforma in un paesaggio da cartolina, con comprensori sciistici come Crévacol e Ollomont, ideali per chi vuole godere delle piste lontano dalle folle.

A Saint-Oyen, il parco giochi sulla neve è perfetto per divertirsi con slitte e gommoni. Ancora, per gli appassionati di fondo, la pista che collega Etroubles a Saint-Rhémy-en-Bosses regala un’esperienza immersa nella natura, mentre gli itinerari per ciaspole e sci alpinismo conducono a vette spettacolari come la Col Serena.

Storia e tradizioni della valle

Il Carnevale della Coumba Freida è una coinvolgente celebrazione che affonda le radici nel passaggio delle truppe napoleoniche del 1800. Le maschere, le landzette, indossano costumi variopinti ispirati alle uniformi dei soldati francesi, arricchiti da dettagli ricamati a mano, campanelli e crini di cavallo. Tali elementi non sono solo decorativi, ma simbolici: servono a scacciare gli spiriti maligni dell’inverno, in una danza che mescola storia e superstizione.

La Désalpe des Barrys segna invece un momento emozionante della vita alpina: il ritorno dei cani San Bernardo dall’alpeggio. Cani splendidi, allevati nell’Ospizio del Colle del Gran San Bernardo, vengono celebrati in una cerimonia che anticipa l’inverno, un tributo alla loro importanza nel soccorso e nell’accompagnamento dei viandanti tra le montagne.

Infine, la Bataille des Reines è una manifestazione che incarna la cultura pastorale della Valle d’Aosta. Le vacche regine, le “reines”, si sfidano in combattimenti rituali, senza violenza, per determinare la gerarchia nel branco. È una tradizione secolare che rende omaggio alla resistenza e alla forza alpina, un momento di aggregazione che richiama spettatori da tutta la regione.

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Viaggio al Gran Paradiso: il regno incantato tra le vette alpine

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso si estende per 70.000 ettari di paesaggi che sembrano appartenere a un libro di fiabe, tra fondovalle e maestose vette, e abbraccia un territorio che va dagli 800 metri d’altitudine fino ai 4.061 metri della grandiosa cima del Gran Paradiso. È un luogo dove la natura regna sovrana, con boschi rigogliosi, vallate scolpite dai ghiacciai e una fauna che rende ogni visita un’esperienza indimenticabile.

La storia del Parco è strettamente legata alla protezione dello stambecco, animale simbolo dell’area. Nel 1856, Vittorio Emanuele II dichiarò le montagne riserva reale di caccia, salvando lo stambecco dall’estinzione e dando vita a un sistema di protezione con guardie specializzate e una rete viaria per la salvaguardia della fauna. Nel 1920, il re Vittorio Emanuele III donò la riserva allo Stato italiano, che due anni dopo la trasformò nel primo parco nazionale del Paese.

Oggi il Parco vanta quattro centri visitatori in Valle d’Aosta: uno a Cogne, due nella Valsavarenche e uno a Rhêmes-Notre-Dame. Qui, durante tutto l’anno, è possibile approfondire i molteplici aspetti naturalistici e scoprire le meraviglie di un ecosistema a dir poco straordinario.

Dove si trova e i comuni del Parco

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso è il primo parco nazionale istituito in Italia e si estende tra la Valle d’Aosta e il Piemonte, in un territorio caratterizzato da spettacolari altitudini.

Comprende tredici comuni: sei in Piemonte (Ceresole Reale, Locana, Noasca, Ribordone, Ronco Canavese, Valprato Soana) e sette in Valle d’Aosta (Aymavilles, Cogne, Introd, Rhêmes-Saint-Georges, Rhêmes-Notre-Dame, Villeneuve, Valsavarenche).

Ognuno dei borghi incastonati tra le cime conserva tradizioni, architettura alpina e un profondo rapporto con la natura incontaminata.

Come arrivare al Parco Nazionale del Gran Paradiso

In auto

Per raggiungere il versante piemontese del Parco, da Torino si percorre la SP 460 della Valle Orco, svoltando a destra a Pont Canavese per la Val Soana oppure proseguendo fino a Ceresole Reale. Da Ivrea, invece, si segue la SP 565 di Castellamonte che si innesta sulla SP 460 a Rivarolo Canavese.

Per il versante valdostano, l’accesso avviene tramite l’autostrada A5 con uscita al casello di Aosta-Ovest, da cui si seguono le indicazioni per le valli di Cogne, Valsavarenche e Rhêmes.

In treno

Il versante piemontese è raggiungibile dalle stazioni di Torino, Ivrea e Pont Canavese, con collegamenti ferroviari metropolitani fino a Rivarolo e Pont, da cui partono autobus diretti alle valli.

Il versante valdostano è accessibile dalla stazione ferroviaria di Aosta, con mezzi pubblici che proseguono verso le valli del Parco.

In autobus

Le valli piemontesi sono servite dalle linee GTT (Gruppo Trasporti Torino), con collegamenti fino a Rivarolo e Pont. Da qui, autobus pubblici conducono nelle due valli principali.

In Valle d’Aosta, le linee Arriva coprono la Valsavarenche e la Valle di Rhêmes, mentre la Valle di Cogne è servita dalle linee Svap. Inoltre, un servizio di autobus collega Torino e Aosta con corse andata e ritorno.

Cosa vedere nel Parco

Stambecco in Valsavarenche

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Stambecco in inverno in Valsavarenche

Le vallate del Parco, modellate dai ghiacciai e solcate dai torrenti, disegnano un mosaico di ecosistemi ineguagliabili.

Nei fondovalle dominano i boschi di larici, abeti rossi e pini cembri, mentre più in alto si aprono vasti pascoli alpini, un tripudio di colori nella tarda primavera.

Lo stambecco, simbolo del Parco, è facilmente avvistabile nei prati d’alta quota, mentre le marmotte, con il loro caratteristico fischio, anticipano ogni incontro. Tra le cime nidifica anche il maestoso rapace delle Alpi: l’aquila reale.

Valsavarenche: il cuore selvaggio del Parco

La Valsavarenche è la più stretta e incontaminata tra le valli valdostane, un paradiso per escursionisti e alpinisti.

Il borgo di Degioz è il punto di partenza ideale per esplorare la valle e fare tappa al centro visitatori dedicato ai predatori alpini.

Tra le mete imperdibili, i rifugi Federico Chabod, Vittorio Emanuele II e Savoia, nonché la storica Casa Reale di Caccia di Orvieille.

Per gli amanti dell’arrampicata, la Falesia Belvedere di Fosse offre spettacolari pareti rocciose.

Il Giardino Botanico Alpino Paradisia

Situato a Valnontey, frazione di Cogne, il Giardino Botanico Alpino Paradisia si estende per 10.000 metri quadri a 1.700 metri d’altitudine.

Si tratta di un vero santuario della biodiversità alpina, con conche naturali che favoriscono la crescita di specie vegetali montane. La visita è consigliata soprattutto da giugno ad agosto, quando il giardino si trasforma in una tavolozza di colori e organizza attività didattiche per grandi e piccoli.

Cogne: un borgo da fiaba

Cogne è un gioiello alpino incorniciato da montagne imponenti, dove l’architettura tradizionale si fonde in armonia con il paesaggio naturale.

Il borgo si affaccia sugli incantevoli prati di Sant’Orso, un’area magica che in estate si copre di fiori e in inverno di neve scintillante. Non è difficile avvistare stambecchi e camosci che si avvicinano al paese in cerca di cibo.

Ceresole Reale e il Lago

Lago di Ceresole Reale

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Splendida veduta del Lago di Ceresole Reale

Immersa nella Valle Orco, Ceresole Reale è una destinazione perfetta in ogni stagione.

D’inverno è la meta d’eccellenza per sciatori e appassionati di ciaspolate, mentre in estate il Lago di Ceresole diventa teatro di trekking e sport acquatici come vela, windsurf e kayak.

Valle Soana: tradizioni e spiritualità

La Valle Soana custodisce un patrimonio culturale senza pari, con borghi dove si parla ancora il patois franco-provenzale e si indossano abiti tradizionali.

Tappa da mettere in lista è l’Ecomuseo del Rame a Castellaro, un viaggio nell’antico mestiere della lavorazione del rame. Da qui, un trekking di due ore conduce al suggestivo Santuario di San Besso, culla di celebrazioni religiose ogni 10 agosto e 1 dicembre.

Valle Orco: natura e panorami unici

Il cuore della Valle Orco è Noasca, dove troviamo il Centro Visitatori del Parco e il Centro Educazione Ambientale. A pochi passi dal borgo si ammira inoltre la spettacolare Cascata di Noasca, mentre poco distante svetta il Santuario Sant’Anna dei Meinardi.

Per gli escursionisti, il Piano del Nicolet vanta laghi alpini e prati abitati da stambecchi e camosci.

Val di Rhêmes: tra natura e avventure

Infine, Rhêmes-Notre-Dame è il borgo più suggestivo della Val di Rhêmes, dove merita una visita il Centro Visitatori dedicato agli uccelli del Parco: il gipeto, maestoso avvoltoio reintrodotto nelle Alpi, è protagonista di un progetto di conservazione.

La valle è altresì l’ideale per trekking estivi e sport invernali, dalle ciaspolate allo sci di fondo.

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In Nuova Zelanda c’è una montagna che ha gli stessi diritti delle persone

Il parlamento della Nuova Zelanda ha approvato una legge che conferisce la personalità giuridica al Monte Taranaki, un vulcano dormiente alto più di 2.500 metri.

Si tratta di una decisione storica che segna un punto di svolta nella tutela dei diritti delle comunità indigene e nell’approccio alla difesa dell’ambiente.

Il Monte Taranaki è, infatti, di grande importanza per la comunità maori, che lo considera un antenato e un simbolo di cultura e tradizione. Inoltre, rappresenta ormai anche una popolare destinazione turistica, apprezzata da escursionisti e alpinisti.

La montagna come soggetto giuridico

Grazie alla nuova legge, il Monte Taranaki viene equiparato a una persona giuridica.

Ciò significa che può possedere beni, essere parte di un contratto, contrarre debiti o persino intentare cause legali contro individui o entità che minacciano la sua integrità.

La misura non ha soltanto implicazioni pratiche, ma anche un forte valore simbolico: offre un riconoscimento alle comunità maori che abitavano la regione prima dell’arrivo dei colonizzatori europei e garantisce una maggiore tutela di un territorio legato a doppio filo alla loro storia e al loro patrimonio culturale.

Riparare le ingiustizie del passato

L’iniziativa si inserisce in un contesto più ampio di riconciliazione tra il governo neozelandese e le popolazioni indigene.

Da anni, la Nuova Zelanda sta lavorando per restituire ai maori il controllo delle terre che furono sottratte con la forza o tramite acquisizioni illecite. Nella regione di Taranaki, nella seconda metà dell’Ottocento, i colonizzatori europei confiscarono quasi 5mila chilometri quadrati di territorio appartenente alle comunità maori. Queste terre furono poi assegnate ai militari che avevano combattuto contro i maori, alimentando un conflitto che ha lasciato ferite ancora aperte.

La legge approvata di recente riconosce ufficialmente che quelle confische violarono il trattato di Waitangi, un accordo firmato nel 1840 tra i capi delle comunità maori e i rappresentanti del Regno Unito. Il trattato stabiliva i rapporti di potere tra la corona britannica e i maori, garantendo a questi ultimi gli stessi diritti dei sudditi britannici.

Tuttavia, a causa di una doppia traduzione del testo e di interpretazioni scorrette, i maori furono spesso privati dei diritti loro riconosciuti.

Oggi, il trattato di Waitangi costituisce la base giuridica su cui le comunità indigene fanno leva per rivendicare autonomia, ricevere compensazioni per le discriminazioni subite e riottenere il possesso delle terre degli antenati.

Un fenomeno globale

Il caso del monte Taranaki non è isolato. In Nuova Zelanda, altri elementi naturali hanno ottenuto la personalità giuridica in passato, tra cui un fiume e un parco naturale. Esperienze simili si sono verificate anche in Bolivia, Messico, Colombia, Australia e Bangladesh, spesso grazie alla pressione esercitata dalle comunità indigene per la salvaguardia dei loro territori e dell’ambiente.

In alcuni casi, il riconoscimento giuridico ha avuto un ruolo chiave: un esempio recente arriva dall’Ecuador, dove nel 2024 un tribunale ha riconosciuto i diritti giuridici del fiume Machángara sulla base della Costituzione ecuadoriana, che garantisce protezione alla “Pacha Mama”, ovvero la “Madre Terra” nella lingua quechua. I giudici hanno utilizzato tale norma in varie sentenze per affrontare questioni ambientali.

Nel luglio dello stesso anno, un tribunale ha stabilito che il comune di Quito aveva violato i diritti del fiume permettendone l’inquinamento e ha ordinato alle autorità locali di intervenire per ripulirlo.

Un modello per il futuro

L’attribuzione della personalità giuridica a elementi naturali rappresenta un nuovo approccio nella cura dell’ambiente e nella protezione dei diritti delle popolazioni indigene, con una visione che riconosce come un’entità con diritti propri, che deve essere difesa dagli abusi umani.

Il caso del monte Taranaki dimostra come la legislazione possa essere impiegata per correggere le ingiustizie del passato e, allo stesso tempo, creare nuovi strumenti per la salvaguardia dell’ambiente.

Se un simile modello si diffonderà in altre parti del mondo, potrebbe segnare un cambiamento significativo nel nostro rapporto con la natura e trasformare il modo in cui le società affrontano i problemi ambientali e i diritti delle popolazioni indigene.

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Alla scoperta di Aosta, il fascino eterno della Roma delle Alpi

Nel cuore della Valle d’Aosta sorge una città che è un vero e proprio scrigno di storia e bellezza: Aosta. Dalle dimensioni contenute ma con un patrimonio artistico e archeologico inestimabile, sorprende chiunque la visiti. Tra le sue strade riecheggiano secoli di storia, dalla dominazione romana alle influenze medievali, mentre tutto intorno si stagliano le maestose cime alpine.

Aosta, un tempo conosciuta come la “Roma delle Alpi”, deve il suo nome e la sua fondazione alla grandezza di Roma. Fu infatti fondata con il nome di Augusta Praetoria dopo la vittoria dei Romani sui Salassi, un fiero popolo locale. La posizione strategica della città serviva a tenere sotto controllo i valichi alpini e a consolidare il dominio romano sulla Pianura Padana e il nord Italia.

Dove si trova e come arrivare

Aosta, capoluogo della regione Valle d’Aosta, tra il Piemonte e la Francia, è facilmente raggiungibile in auto, in treno e anche in autobus.

Per chi viaggia in auto, l’autostrada A5 è la via principale per raggiungere la città. Aosta dista circa 100 chilometri da Torino e poco meno di 200 chilometri da Milano. Dal capoluogo lombardo si percorre l’A4 fino a Santhià, per poi immettersi sulla A5 in direzione Aosta. Chi proviene da Roma o dal sud Italia può percorrere l’A1 fino a Milano, per poi seguire l’A4 e la A5.
L’autostrada offre un collegamento diretto anche con la Francia, grazie al traforo del Monte Bianco, a circa 40 chilometri.

Se preferite viaggiare in treno, Aosta è collegata a Torino e Milano con un servizio ferroviario regionale. I treni partono dalle principali stazioni torinesi, Porta Nuova e Porta Susa, con un tempo di percorrenza di circa 2 ore.

Infine, sono disponibili collegamenti in autobus dalle principali città del nord Italia.

Cosa vedere ad Aosta

Aosta conserva un’eccezionale eredità romana, testimoniata da monumenti che, nonostante il passare dei secoli, continuano a raccontare la grandezza di quell’epoca.

L’Arco di Augusto

Maestoso Arco di Augusto ad Aosta

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Il grandioso Arco di Augusto

Uno dei simboli più riconoscibili della città, l’Arco di Augusto, fu eretto per celebrare la vittoria dei Romani sui Salassi.

La sua struttura massiccia, a volta a botte, ha subito molte trasformazioni nel corso dei secoli: nel XII secolo ospitava addirittura una fortificazione abitata da una nobile famiglia locale.

Tuttavia, le infiltrazioni d’acqua resero necessaria la chiusura della struttura con blocchi di ardesia. L’aspetto attuale dell’arco è frutto di un restauro avvenuto nel 1912, che ha restituito al monumento parte della sua imponenza originaria.

Il Criptoportico forense

Il Criptoportico forense è un’opera architettonica unica nel suo genere, prova dell’importanza politica e religiosa di Aosta in epoca romana.

Si tratta di una galleria sotterranea a forma di U, composta da arcate in pietra che sorreggevano la piazza sovrastante. Il complesso aveva una funzione sia strutturale, per livellare il terreno, sia simbolica, in quanto fungeva da collegamento tra due templi dedicati all’Imperatore Augusto e alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva).

Oggi, entrando nel Criptoportico, si ha la sensazione di tornare indietro nel tempo, passeggiando in un ambiente fresco e suggestivo che conserva tuttora intatte le sue antiche atmosfere.

Porta Praetoria

Uno degli accessi monumentali meglio conservati dell’Impero Romano, la Porta Praetoria rappresentava l’ingresso principale della città.

Costruita con imponenti blocchi di pietra locale, presenta tre archi distinti: uno centrale, più grande, per il passaggio dei carri e due laterali per i pedoni.

Lungo le mura si possono ancora osservare i camminatoi delle sentinelle, mentre ai lati si ergono due torri difensive che conferivano maggiore protezione all’antica Augusta Praetoria.

L’imponente architettura, unita all’eccellente stato di conservazione, la rende uno dei punti di maggiore interesse del capoluogo valdostano.

Piazza Chanoux e l’Hôtel de Ville

Il cuore pulsante di Aosta è senza dubbio Piazza Chanoux, un’elegante area pedonale fiancheggiata da splendidi palazzi e impreziosita dalla presenza del Municipio, noto come Hôtel de Ville, raffinato edificio neoclassico costruito nel 1839 sul sito di un antico convento francescano. All’interno, visitabile negli orari di apertura degli uffici comunali, si possono ammirare lo scalone monumentale e un plastico della Valle d’Aosta.

Dedicata al martire della Resistenza Émile Chanoux, la Piazza è il punto di ritrovo per eccellenza di residenti e turisti, grazie ai caffè storici e alle numerose manifestazioni che vi si svolgono durante l’anno.

Qui spicca anche il monumento all’Alpino, eretto nel 1924 per celebrare i soldati valdostani, e due fontane che simboleggiano i corsi d’acqua della regione, la Dora Baltea e il Buthier.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta

La Cattedrale di Santa Maria Assunta è il principale edificio religioso di Aosta e una delle chiese più affascinanti della regione.

Sorge nell’area che un tempo era il Foro Romano e le sue origini risalgono al IV secolo, ma la struttura attuale è il risultato di secoli di modifiche e restauri. L’interno, a tre navate, custodisce pregevoli affreschi dell’XI secolo, un pavimento musivo con raffigurazioni simboliche dei fiumi Tigri ed Eufrate e un’imponente cripta romanica.

La facciata si distingue per il portico rinascimentale con decorazioni in cotto e affreschi raffiguranti scene della vita di Maria. Sul retro, le due torri campanarie, alte oltre 60 metri, dominano il panorama della città.

Il Teatro Romano

Veduta del Teatro Romano di Aosta

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Scorcio dell’area del Teatro Romano di Aosta

Uno dei siti archeologici più spettacolari di Aosta è il Teatro Romano, che in origine poteva ospitare fino a 4.000 spettatori.

La facciata meridionale, alta circa 22 metri, presenta una serie di archi sovrapposti che incorniciano le aperture originali.

Era lo scenario ideale per spettacoli teatrali e celebrazioni pubbliche, e ancora oggi è possibile osservare i resti della cavea e dell’orchestra. Durante il Medioevo, la struttura venne parzialmente inglobata in costruzioni private, ma gli scavi e i restauri del Novecento hanno permesso di riportare alla luce lo splendore di un tempo.

La Collegiata di Sant’Orso

Nella parte orientale del centro storico, la Collegiata di Sant’Orso è un assoluto gioiello dell’architettura medievale.

Il magnifico complesso comprende la chiesa, il chiostro romanico e il priorato, con decorazioni e sculture di rara bellezza.

Di particolare fascino è il chiostro, le cui colonne sono ornate da capitelli scolpiti con scene bibliche. La chiesa conserva affreschi del periodo romanico e una suggestiva cripta.

All’esterno, si fa notare il famoso tiglio di Sant’Orso, piantato secondo la leggenda dal santo nel 1530, oggi un monumento naturale protetto.

La Chiesa di San Lorenzo

Affacciata sulla piazza della Collegiata di Sant’Orso, anche la Chiesa di San Lorenzo è una delle testimonianze più interessanti della storia religiosa della città valdostana.

Sebbene l’attuale edificio risalga al XVII secolo, le sue fondamenta celano una struttura paleocristiana del V secolo, utilizzata per sepolture fino al XVIII secolo.

Gli scavi hanno portato alla luce le tombe di alcuni dei primi vescovi di Aosta e un prezioso reliquiario. Oggi la chiesa superiore è adibita a spazio espositivo, mentre quella inferiore conserva intatta la sua atmosfera antica.

L’Area Megalitica di Saint Martin de Corléans

Poco fuori dal centro storico da vedere è l’Area Megalitica di Saint Martin de Corléans, area archeologica aperta al pubblico pochi anni fa, un luogo di culto dove, migliaia di anni fa, si svolgevano rituali legati alla fertilità e alla celebrazione della vita e della morte.

Nel Neolitico, il sito era caratterizzato dalla presenza di arature rituali e pali lignei, che vennero sostituiti da imponenti stele antropomorfe in pietra che, con il passare del tempo, andarono a formare una sorta di pantheon a cielo aperto, a sottolineare il profondo legame con il divino. In seguito, divenne una necropoli, con la costruzione di dolmen monumentali destinati ad accogliere le sepolture dei defunti.

Il museo annesso espone una ricca collezione di reperti e ricostruzioni che aiutano a comprendere meglio la straordinaria storia dell’area.

Cosa fare ad Aosta

Aosta regala un’esperienza autentica a chiunque desideri trascorrere una vacanza in perfetto equilibrio tra storia, paesaggi da favola e tradizioni secolari.

Per gli appassionati di sport invernali, il comprensorio sciistico di Pila è una meta imperdibile. Collegato alla città da un impianto di risalita, Pila vanta oltre 70 chilometri di piste perfettamente innevate, adatte sia agli sciatori esperti che ai principianti. Invece, durante l’estate, la località si trasforma in un paradiso per gli amanti del trekking e della mountain bike, con sentieri panoramici che si snodano tra i boschi e le vette alpine.

Se preferite un’attività più avventurosa, il Parco Avventura di Pila propone percorsi tra gli alberi, ponti tibetani e teleferiche e regala così emozioni forti in un contesto naturale sorprendente.

Aosta è anche una città di tradizioni secolari, e uno degli eventi più attesi è la Fiera di Sant’Orso, che si tiene ogni anno il 30 e 31 gennaio. La storica manifestazione, soprannominata “La Millenaria”, è un omaggio all’artigianato valdostano e trasforma il centro storico in un grande mercato dove gli artigiani espongono le loro creazioni in legno, ferro battuto e tessuti tradizionali.

Nel periodo estivo, un evento simile è la Foire d’été, che si svolge nel mese di agosto e permette di scoprire e acquistare i manufatti locali in un’atmosfera più rilassata rispetto alla versione invernale.

Chi visita Aosta non può perdersi un itinerario enogastronomico per assaporare le eccellenze della cucina valdostana. Tra i piatti tipici vanno citati la fonduta, preparata con la rinomata Fontina DOP, e la polenta concia, condita con burro e formaggi locali. Nei molti ristoranti e agriturismi della città è possibile degustare anche salumi tipici come il lardo di Arnad e la mocetta, accompagnati da un bicchiere di vino valdostano, come il celebre Torrette o il Blanc de Morgex.

Infine, per chi ama il relax e il benessere, le Terme di Pré-Saint-Didier, a meno di un’ora di auto, sono la scelta perfetta per una pausa rigenerante tra piscine termali all’aperto con vista sul Monte Bianco e trattamenti esclusivi ispirati alla natura di montagna.

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Le case-torri nelle montagne del Caucaso in Georgia: storia e curiosità

C’è un gioiello nascosto tra le montagne del Caucaso in Georgia. Siamo nello Svaneti (Svanezia), la regione abitata più alta d’Europa, un luogo in cui natura e cultura si fondono armoniosamente e dove si può ammirare uno degli esempi più interessanti di architettura popolare georgiana, che rimanda alla memoria il paesaggio medievale italiano.

Parliamo delle caratteristiche case-torri che impreziosiscono i pendii delle montagne, spiccando tra gole e valli alpine su uno sfondo di montagne innevate. Costruzioni straordinarie, che l’architetto Longinoz Sumbadze definì “monumentali come i templi”. Scopriamo più da vicino la loro storia e qualche curiosità.

La storia delle case-torri

Preservato dal suo lungo isolamento geografico, l’Alto Svaneti è stato inserito dall’UNESCO nel Patrimonio mondiale dell’umanità come esempio eccezionale di paesaggio montano con villaggi e case-torri di tipo medievale. Le loro caratteristiche riflettono l’economia tradizionale del posto e l’organizzazione sociale delle comunità Svan.

Tali costruzioni difensive vengono fatte risalire al Basso Medioevo, nel periodo tra l’XI e il XIII secolo, in una fase storica della Georgia in cui si alternavano invasioni di potenze straniere e periodi di governo stabili. Le condizioni di isolamento della regione esponevano, inoltre, i villaggi delle vallate alle incursioni del brigantaggio proveniente da altri versanti del Caucaso, cui si aggiungevano quelle dei clan rivali della stessa regione. Il fatto che non siano presenti mura di cinta induce a pensare che le torri fossero un sistema difensivo adottato dalle famiglie in lotta all’interno delle loro stesse comunità, motivo per cui, pur essendo distinte dalle abitazioni erano a esse strettamente collegate.

Il villaggio di Chazhashi nella comunità di Ushguli, situato alla confluenza dei fiumi Inguri e Nera e annidato a ridosso del picco più alto della Georgia, ha conservato innumerevoli case-torri medievali – utilizzate sia come abitazioni che come postazioni di difesa – insieme a splendide chiese e castelli da scoprire. L’uso del suolo e la struttura degli insediamenti rivelano la continuità delle tradizioni abitative e costruttive della popolazione locale dello Svaneti, che ha sempre vissuto in armonia con l’ambiente naturale circostante.

Il villaggio di Chazhashi, con le caratteristice case-torri

Fonte: iStock

Il villaggio di Chazhashi, nell’Alto Svaneti, patrimonio dell’umanità

Curiosità sulle case-torri della Georgia

Le case-torri dell’Alto Svaneti erano utilizzate durante il Medioevo sia come abitazioni che come postazioni di difesa contro gli invasori che affliggevano la regione. Le torri hanno solitamente dai 3 ai 5 piani e lo spessore dei muri diminuisce con l’altezza, conferendo a queste strutture un aspetto affusolato. I piani superiori erano utilizzati esclusivamente per la difesa, con parapetti e caditoie.

Le case annesse alle torri hanno solitamente una superficie di 80-130 metri quadrati e si sviluppano su due piani: il piano terra, chiamato machub, e il piano superiore, detti darbazi. Il piano terra è costituito da un’unica sala con un focolare e alloggi per persone e animali, separati da una parete divisoria in legno, spesso riccamente decorata.

Il secondo piano era adibito ad alloggio estivo e magazzino. Da qui si accede alla torre, collegata anche al corridoio che protegge l’ingresso. Oltre alle funzioni sociali, domestiche, economiche e di difesa, i complessi residenziali dello Svaneti rappresentano un prezioso patrimonio cultuale.

Le case-torri, che contribuiscono a rendere le montagne del Caucaso ancora più interessanti, hanno mantenuto l’originale aspetto medievale e la maggior parte di esse ha conservato l’uso e la funzione originari, nonché il rapporto armonico con l’ambiente circostante. Tuttavia, per riuscire a vedere l’interno di una casa-torre bisogna recarsi nel villaggio di Mestia, nel cuore dello Svaneti, presso la Casa-museo Mikheil Khergiani.

Il peculiare villaggio di Mestia nello Svaneti

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Il villaggio di Mestia, nel cuore dello Svaneti, dove si può ammirare dall’interno una casa-torre

Delle centinaia di torri esistenti fino a un secolo fa, sono ancora in piedi poco più di centocinquanta, molte delle quali in pericolo di crollo. L’ICOMOS Georgia ha lavorato attivamente sulle diverse problematiche del patrimonio culturale dell’Alto Svaneti e in particolare sul sito del villaggio di Chazhashi. Nel 2001 è stata condotta una ricerca multidisciplinare per studiare le diverse caratteristiche del sito, comprese le questioni sociali e comunitarie. Sulla base di questa ricerca sono stati preparati il Piano di conservazione e una Strategia di sviluppo del sito, ai quali sono seguiti i progetti di recupero e restauro degli edifici storici del villaggio. La speranza è che queste costruzioni uniche possano essere preservate come testimonianza di un passato che resta scolpito nella pietra.

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Cosa fare a Roccaraso per vivere la montagna in ogni stagione

Il grazioso borgo medievale di Roccaraso è una meta che incanta in ogni periodo dell’anno, grazie alla felice unione di paesaggi naturali, sport all’aria aperta e testimonianze storiche.

Apprezzata per il comprensorio sciistico tra i più importanti dell’Appennino, sa tuttavia offrire molto più di piste innevate e impianti di risalita. Escursioni, avventure in bicicletta, trekking tra i boschi, storia e cultura rendono viva e attrattiva una località abruzzese che non smette mai di sorprendere.

Dove si trova Roccaraso

Nel cuore dell’Appennino abruzzese, Roccaraso sorge a 1.236 metri di altitudine, incastonata tra due aree naturali a dir poco straordinarie: il Parco Nazionale della Maiella e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

A 100 chilometri da L’Aquila, 200 da Roma e 143 da Napoli, la sua posizione la rende facilmente raggiungibile sia dal centro che dal sud Italia, con una viabilità che consente di accedere in tutta comodità a un simile paradiso montano in ogni stagione dell’anno.

Cosa fare a Roccaraso

Roccaraso, uno dei centri dell’Altopiano delle Cinque Miglia, grazie all’invidiabile patrimonio naturalistico e alle moderne infrastrutture, sa venire incontro a ogni esigenza e preferenza.

Se l’inverno è il regno dello sci e degli sport sulla neve, la primavera, l’estate e l’autunno svelano una natura incontaminata, ideale per il trekking, le escursioni in mountain bike e le esperienze all’aria aperta.

Le attività da non perdere in inverno

L'inverno a Roccaraso

Fonte: iStock

Il borgo di Roccaraso in inverno

Quando la neve ricopre le montagne, il borgo abruzzese si trasforma in un vero e proprio paradiso per gli appassionati degli sport invernali. Il comprensorio sciistico dell’Alto Sangro, di cui fa parte, vanta oltre 110 chilometri di piste, con discese adatte a tutti gli sciatori, dai principianti ai più esperti.
In più, gli impianti di risalita collegano Roccaraso a Rivisondoli-Monte Pratello, per una vacanza sulla neve varia e avvincente.

Anche gli snowboarder trovano il loro spazio lungo le piste attrezzate, mentre chi ama le discipline nordiche può cimentarsi negli anelli dedicati allo sci di fondo, percorrendo tragitti immersi in scenari che tolgono il fiato. Le alternative non mancano neanche per chi desidera “qualcosa di diverso”: le emozioni del snowkite sono ricche di adrenalina, mentre lo sci escursionistico permette di esplorare il lato più selvaggio dell’Appennino.

Uno dei luoghi simbolo della stagione invernale è poi l’area di Pizzalto, che si estende dai 1.500 ai 2.195 metri di altezza e ospita il Rifugio Toppe del Tesoro, il più alto del comprensorio. Qui, tra il candore delle vette e il sole che illumina i pendii, si può gustare un pasto all’aria aperta, ammirando un favoloso panorama che si perde all’orizzonte.

Infine, per una giornata da trascorrere lontano dalle piste non manca il Palaghiaccio “Giuseppe Bolino“, una moderna struttura che ospita eventi internazionali di pattinaggio e hockey, ma che è perfetta anche per semplici momenti di svago sui pattini.

Cosa fare in primavera, estate e autunno

Nel momento in cui la neve lascia spazio ai verdi pascoli e ai fitti boschi, Roccaraso cambia volto e rivela il suo lato più avventuroso. Chi desidera cimentarsi in rigeneranti percorsi da trekking troverà ad attenderlo una vasta rete di sentieri che attraversano paesaggi idilliaci, alcuni facili e adatti alle famiglie, altri più impegnativi e riservati agli escursionisti esperti.

Uno degli itinerari più affascinanti è il sentiero n°102, che porta tra le vestigia di postazioni belliche della Seconda Guerra Mondiale, per una prospettiva inedita su storia e natura. Per chi, invece, cerca un’esperienza più rilassante, la seggiovia dell’Ombrellone è attiva anche nei mesi estivi e conduce al Rifugio Belisario, punto di partenza privilegiato per passeggiate panoramiche e tour in mountain bike.

A questo proposito, per i ciclisti Roccaraso è una destinazione da mettere in lista. Non a caso, il Bikepark propone tracciati per freeride e downhill, regalando entusiasmanti discese tra i boschi, mentre la rete sentieristica è ottima per conoscere da vicino la zona con mountain bike ed e-bike. Itinerari come quello ad anello tra Roccaraso e Rivisondoli sono il top per un’escursione su due ruote immersi nella tranquillità della natura.

Per chi viaggia con bambini, il Parco Avventura di Roccaraso è la prima scelta per trascorrere una giornata tra ponti sospesi, percorsi sugli alberi e giochi all’aria aperta: il divertimento si unisce alla scoperta e dona ai più piccoli la gioia di un’avventura che non potranno dimenticare.

Infine, u’esperienza dal forte valore storico e simbolico è la salita al Monte Zurrone, dove si trova il Sacrario ai Caduti Senza Croce, memoriale dedicato a coloro che persero la vita durante il conflitto senza ricevere una degna sepoltura. La vista dalla cima è impareggiabile, un panorama a 360 gradi che abbraccia le vette dell’Appennino e racconta la storia di un territorio segnato dal passato, ma proiettato verso il futuro.

Cosa vedere a Roccaraso

Oltre alla vocazione sportiva e naturalistica, Roccaraso custodisce un patrimonio storico e culturale che merita di essere scoperto.

La Chiesa di San Rocco

Chiesa di San Rocco, Roccaraso

Fonte: Ph @lucamato – iStock

Interno della Chiesa di San Rocco

L’unico edificio storico sopravvissuto ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale è la Chiesa di San Rocco, costruita nel 1656 come ex voto per la fine della peste. La facciata in pietra, sormontata da un timpano spezzato, conserva lo stemma del paese e un’iscrizione del 1743 che testimonia la devozione della comunità.

All’interno, un’abside semicircolare e un coro ligneo fanno da sfondo alla statua di San Rocco, protettore del borgo.

La Chiesa di San Bernardino

Secondo la tradizione, San Bernardino da Siena avrebbe fatto tappa a Roccaraso durante i suoi viaggi apostolici. La chiesa a lui dedicata è un luogo di pace e raccoglimento, dove l’arte sacra e la spiritualità si incontrano in un ambiente semplice ma suggestivo.

La Chiesa di Santa Maria Assunta

Ricostruita negli Anni Cinquanta dopo i danni subiti in guerra, la Chiesa di Santa Maria Assunta conserva ancora oggi il fascino della sua struttura originale del XVI secolo.

I pregevoli affreschi e le decorazioni architettoniche raccontano una storia di fede e rinascita e la rendono una delle soste obbligate per chi visita Roccaraso.

Il Museo del Parco

Per chi vuole scoprire le tradizioni locali, il Museo del Parco è una tappa fondamentale, dove vedere con i propri occhi le antiche arti e mestieri, la vita dei pastori e il legame indissolubile tra l’uomo e queste terre meravigliose.