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I luoghi del film Le Assaggiatrici di Silvio Soldini

Le Assaggiatrici di Silvio Soldini, al cinema dal 27 marzo 2025, è stato sostenuto dal Fondo gestito dalla Film Commission dell’Alto Adige, poichè gran parte delle riprese sono state realizzate in questa regione del Nord Italia valorizzandone il territorio. “Questo film conferma che le produzioni possono trovare in Alto Adige anche degli edifici architettonicamente molto singolari, che possono essere ‘trasformati’ per adattarsi ad ogni esigenza di sceneggiatura” ha detto Birgit Oberkofler, responsabile di IDM Film Commission Südtirol, aggiungendo che “per realizzare Le Assaggiatrici sono state coinvolte molte maestranze e attori del luogo, che conoscono bene la natura del nostro territorio e hanno aiutato a portare lo spettatore in un tempo non così lontano“.

Di cosa parla Le Assaggiatrici

Le Assaggiatrici è ambientato nel 1943, quando Rosa fugge dai bombardamenti di Berlino e si ritrova in un piccolo paese isolato vicino al confine orientale dove il marito le ha suggerito di rifugiarsi. Questo villaggio sembra tranquillo, ma in realtà nasconde un segreto: nella foresta lì vicino c’è il quartier generale di Hitler, detto La Tana del Lupo. In quel periodo il Fuhrer era paranoico e non si fidava di nessuno, viveva con l’incubo di essere avvelenato, così Rosa e altre ragazze vengono costrette a diventare le assaggiatrici. Il loro compito era mangiare i cibi preparati per Hitler prima di lui, così da confermare che fossero buoni e non letali.

Le Assaggiatrici Soldini

Fonte: Ufficio stampa

Le Assaggiatrici di Silvio Soldini

Dove è stato girato

Basis Vinschgau Venosta è la location principale del film e si trova a Silandro, in provincia di Bolzano. Si tratta di un progetto di riutilizzo della caserma Druso di Silandro, definito anche un Social Activation Hub finalizzato allo sviluppo dell’economia, della cultura, dell’istruzione e degli affari sociali. Soldini ha ambientato Le Assaggiatrici in un’ala di questa struttura suggestiva, sfruttando gli interni dove le protagoniste mangiano e condividono le loro vite.

Gli esterni invece sono stati girati nella zona di Silandro, precisamente in queste location. La casa privata di Natalia Thialer in via Dornweg, 23 a Prato allo Stelvio è l’emporio che si vede nel film, poi il lago di Corzes nei pressi di Silandro fa da sfondo ad alcune scene. Il fienile è stato realizzato in via Castello 34 sempre a Silandro, mentre i momenti in strada sono in zona Prato Allo Stelvio. La produzione è durata 30 giorni, dal 17 maggio al 20 giugno 2024.

Silandro

Fonte: iStock

Silandro in provincia di Bolzano

Silandro

Nel cuore dell’Alto Adige, Silandro si trova a ridosso del fiume Adige e i vicini rilievi montuosi offrono opportunità per escursioni, sport all’aperto e altre attività. I visitatori possono approfittare della vicinanza a splendide attrazioni naturali, come il Parco Nazionale dello Stelvio. Le origini storiche di questa città risalgono all’epoca romana, quando l’area era un’importante via di collegamento tra la Val Venosta e il resto della regione. I reperti archeologici, come antiche strutture e strumenti, dimostrano la presenza di insediamenti già nel I secolo d.C. Nel corso dei secoli, Silandro ha visto l’alternarsi di diverse civiltà, ognuna delle quali ha lasciato un’impronta distintiva sulla cultura locale. Un evento significativo nella storia di Silandro fu l’adozione del diritto di città nel XV secolo, che ha incentivato lo sviluppo economico e sociale del luogo.

Questo status ha portato alla costruzione di importanti edifici pubblici, chiese e fortificazioni, molti dei quali sono ancora oggi visibili. La chiesa di San Giovanni, ad esempio, è un esemplare di architettura gotica che riflette le influenze culturali di epoche passate. Tra i monumenti storici più emblematici si trova la Chiesa Parrocchiale di Silandro, un edificio di grande valore architettonico eretto nel XII secolo. Presenta un suggestivo campanile e affreschi risalenti al periodo gotico e gli orari di apertura per i visitatori sono generalmente dalle 10:00 alle 18:00,  con ingresso libero. Non si può ignorare il Museo della Cultura e dei Fiori che racconta la storia e le tradizioni locali attraverso una serie di esposizioni permanenti e temporanee. Se si è appassionati di panorami mozzafiato, infine, il punto panoramico che si trova nei pressi del Castel di Silandro è un must. Da questo luogo, si può godere di una vista spettacolare sulla Valle di Venosta e le Alpi circostanti.

Passo dello Stelvio

Fonte: iStock

Passo dello Stelvio

Prato allo Stelvio

Prato allo Stelvio è un affascinante comune situato nella provincia di Bolzano, nella regione del Trentino-Alto Adige, e rappresenta una destinazione imperdibile per chi desidera esplorare la bellezza naturale delle Alpi. I sentieri per escursioni sono numerosi e variegati, partendo da percorsi adatti ai principianti fino a quelli che sfidano anche gli escursionisti più esperti. Tra i sentieri più popolari vi è il sentiero che conduce al Monte Sole, che offre panorami mozzafiato sulla vallata e l’opportunità di osservare la fauna locale, inclusi stambecchi e numerosi uccelli di montagna. Per raggiungere questo incantevole comune, gli accessi stradali principali sono da Bolzano e Merano, da cui si può prendere la SS38. Tra i punti di interesse da non perdere c’è il Museo della Val Venosta, che racconta la storia e la cultura della regione.

Prato allo Stelvio si considera come la porta del Parco Nazionale dello Stelvio, il punto di partenza per gite in bicicletta, percorsi di trekking e varie esperienza a stretto contatto con la natura. Il paese si estende da Spondigna ai Masi di Montechiaro e le frazioni di Agomes e Montechiaro sono da vedere, arrivando poi alla Malga Montechiaro e alle varie fattorie che sono immerse in un paesaggio caratteristico che sembra la casa di Heidi. Alcuni tesori culturali della zona sono la chiesa romanica di San Giovanni con affreschi medievali, la chiesa gotica di San Giorgio ad Agomes e le rovine del Castel Lichtenberg.

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Toscana: trekking a Capo d’Arno e al Lago degli Idoli

La primavera è una delle stagioni predilette per chi vuole iniziare a riprendere il contatto con la natura al virare verso la bella stagione.

Con la dovuta cura e attenzione per le previsioni meteorologiche, le condizioni dei sentieri e l’equipaggiamento necessario, i mesi di aprile e maggio sono i migliori per frequentare le montagne del Centro Italia e l’Appennino.

I monti appenninici fra Toscana e Emilia-Romagna sono affascinanti e sottovalutati: grandi panorami, boschi secolari, sentieri per ogni gamba, per ogni grado di abilità e livello di allenamento.

In Toscana un’escursione ideale per aprire la stagione è quella che porta alla sorgente del fiume Arno, quello che bagna Firenze e Pisa e che è il più lungo e importante della regione. Capo d’Arno è il nome del luogo dove il corso d’acqua nasce, zampillando tra le rocce al riparo delle fronde di un fitto bosco di faggi sulle pendici del monte Falterona, all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Si tratta di un percorso di trekking breve e alla portata di tutti, lungo poco più di cinque chilometri calcolando sia andata che ritorno per lo stesso tracciato, con una durata complessiva stimabile fra le tre ore e le tre ore e mezzo di cammino. Il dislivello altimetrico, in più, è presente ma non particolarmente significativo, il che la rende un escursione ideale per mettersi alla prova prima di affrontare qualche sentiero un po’ più tosto.

Oltre a scoprire il luogo immerso nella natura dal quale ha origine l’Arno, l’escursione permette di visitare anche un luogo pieno di fascino e storia come il Lago degli Idoli, un ameno stagno nelle cui profondità sono stati fatti eccezionali ritrovamenti.

Da dove parte l’escursione a Capo d’Arno

Escursione a Capo d'Arno e Lago degli Idoli

Fonte: Lorenzo Calamai

L’Arno muove i suoi primi passi dalle pendici del Monte Falterona

Per raggiungere l’avvio del sentiero che porta alla sorgente del fiume Arno, si deve raggiungere il paese di Castagno d’Andrea, amena frazione del comune di San Godenzo (FI), al confine tra Toscana e Romagna.

Composto di circa duecento abitanti, si trova a oltre 700 metri di altitudine in mezzo ai boschi di castagno che popolano i fianchi del monte Falterona. Castagno d’Andrea è una delle porte di accesso al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e vi ha sede il Centro visite.

Le sue grandi marronete, da tempo fonte di sostentamento autunnale e invernale fondamentali per gli abitanti del luogo, hanno determinato il nome del paese, noto come Castagno. Solo nel tempo si è composto l’appellativo di Castagno d’Andrea, ribaltando quello della più nota personalità che ha avuto i natali in questo angolo di Appennino, il pittore cinquecentesco Andrea del Castagno, uno dei protagonisti dell’arte rinascimentale tra Firenze e Venezia.

Castagno d’Andrea si trova a circa sette chilometri da San Godenzo, l’ultimo comune toscano prima del confine regionale, non lontano dal Mugello e dalla Valdisieve. Una volta giunti in auto a Castagno, seguendo una tortuosa strada in salita, si percorrono altri cinque chilometri circa per raggiungere la Fonte del Borbotto, intorno ai 1200 metri di altitudine. Qui, oltre alla salubre sorgente che dà il nome alla località, si trova anche un ampio bivacco, qualche area attrezzata con tavoli da pic-nic e si diramano diversi sentieri.

Quello da percorrere è il sentiero CAI numero 17, ben segnalato dai continui segnavia bianchi e rossi marchiati su alberi e rocce e dalla non rara cartellonistica in legno.

Capo d’Arno

Escursione a Capo d'Arno e Lago degli Idoli

Fonte: Lorenzo Calamai

La faggeta in primavera attorno al sentiero per Capo d’Arno

Il sentiero si snoda in un elegante bosco di faggi, che si ergono altissimi, in competizione per la luce solare. Si dice che da questi boschi sia stato portato a Firenze, tramite zattere lungo il corso dell’Arno, il legname che è servito per costruire la Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

In primavera la faggeta dà il meglio di sé: le foglie morte dell’inverno giacciono a terra in un tappeto bruno, mentre sui rami degli alberi sono comparse le nuove fronde dal colore verde chiaro, brillante. Il silenzio attornia il viandante mentre si sale per poco più di un chilometro, fino a raggiungere il cosiddetto Varco delle Crocicchie, ovvero il crinale tra le vette del monte Acuto e del monte Falterona.

Il percorso scende poi in maniera graduale e leggera fino ad arrivare a Capo d’Arno, la sorgente da cui nasce il fiume più lungo della Toscana. Qui il Club Alpino Italiano ha affisso una lapide su cui sono incisi i versi della Commedia di Dante, che nel Purgatorio scrive: “Per mezza Toscana si spazia/un fiumicel che nasce in Falterona,/e cento miglia di corso nol sazia.”

Capo d'Arno

Fonte: Lorenzo Calamai

L’acqua dell’Arno zampilla tra le rocce sotto il cartello che annuncia il luogo

Il sentiero 17 si arresta qui. Si prosegue ancora per qualche minuto in pianura seguendo i segni del sentiero numero 3, che porta sulla cima del monte Falterona passando per il Lago degli Idoli.

Il Lago degli Idoli

Quando la faggeta si apre in una ampia radura, con un prato verde al cui centro sorge uno stagno rotondo siete arrivati al Lago degli Idoli.

Oltre a essere il luogo ideale per un pic-nic che possa ristorarvi dalla camminata, grazie ai tavolini attrezzati e al bivacco presente, si tratta anche di un posto dalla storia estremamente affascinante.

Fino alla metà dell’Ottocento lo stagno era noto come Lago di Ciliegiata. Questa zona immersa nei boschi era allora ancora terreno di pascolo e allevamento, almeno fino a quando una giovane mandriana non trovò nei pressi del laghetto una antichissima statua votiva in bronzo. Raffigurava Ercole, e fu datata al 450 a.C.

Lago degli Idoli Capo d'Arno

Fonte: Lorenzo Calamai

Il Lago degli Idoli

Fu l’inizio di una scoperta archeologica sensazionale: sul fondo del lago vennero ritrovate migliaia di statuette, centinaia di frammenti di bronzo utilizzati per la preghiera e centinaia di punte di freccia. La stragrande maggioranza dei manufatti era di origine etrusca, popolo noto per la lavorazione dei metalli che aveva dunque, molto probabilmente, eletto a luogo sacro quello che da allora è divenuto noto come Lago degli Idoli.

La maggior parte dei reperti trovati sono oggi conservati al Museo Archeologico del Casentino Piero Albertoni di Bibbiena, di cui costituiscono una delle principali attrazioni.

La storia antichissima del Lago degli Idoli conferisce a questo luogo un’aura di mistero e di fascino, accentuata dal silenzio e dal vento che spira tra le foglie dei faggi.

Il ritorno alla Fonte del Borbotto può avvenire ripercorrendo la strada dell’andata o completando un anello, più lungo e duro, che passa dalla vetta del monte Falterona (1654 metri) e scende attraverso il sentiero numero 16.

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Gstaad in Svizzera, cosa vedere in questa destinazione di lusso

Giusto nel cuore delle Alpi svizzere, Gstaad è una delle destinazioni più esclusive al mondo. Nota per i suoi hotel di lusso, le boutique di alta moda e un’atmosfera sofisticata, la località svizzera è infatti il rifugio invernale prediletto da celebrità e aristocratici contemporanei.

Ma oltre allo sfarzo, questa località offre anche un’architettura tradizionale, paesaggi mozzafiato e un fascino unico che la rendono una meta imperdibile, non solo durante la stagione fredda.

Dove si trova Gstaad

Gstaad si trova nel Canton Berna, in Svizzera, nella regione dell’Oberland Bernese, a un’altitudine di circa 1.050 metri sul livello del mare. Facilmente raggiungibile da Berna, Ginevra e Zurigo, la località è collegata da treni panoramici e strade ben curate, che permettono ai visitatori di godere di un viaggio scenografico attraverso le montagne svizzere. La sua posizione, inoltre, la rende ideale per chi cerca un’oasi di lusso immersa nella natura incontaminata, ma dove annoiarsi è praticamente impossibile.

Cosa vedere a Gstaad

Il centro storico di Gstaad

Il cuore della cittadina svizzera di Gstaad conserva tuttora un’architettura tipica svizzera con chalet in legno, stradine ben curate e un’atmosfera a dir poco pittoresca. Nonostante la sua fama da località glamour, Gstaad ha mantenuto intatto nei secoli il suo fascino tradizionale, presentandosi in un perfetto equilibrio tra lusso e autenticità.

Il Gstaad Palace

Questo famoso hotel, simbolo della località, è una delle strutture più esclusive della Svizzera. Ospita spesso celebrità e offre esperienze di lusso senza pari, dalle spa esclusive ai ristoranti gourmet. Le sue suite del Gstaad Palace, arredate con gusto impeccabile, permettono a chi vi soggiorna di ammirare una vista spettacolare sulle Alpi circostanti.

Gstaad Palace, Svizzera

Fonte: iStock

Il famoso e lussuoso hotel Gstaad Palace

Il Glacier 3000

A pochi chilometri da Gstaad si trova questa incredibile attrazione che permette di vivere l’emozione di camminare su un ponte sospeso tra due cime a oltre 3.000 metri di altezza, con una vista magnifica sulle Alpi. In inverno, il ghiacciaio si trasforma in un paradiso per gli amanti dello sci e degli sport invernali, diventando anche uno spot perfetto per foto indimenticabili.

Le boutique di lusso

Passeggiando lungo la Promenade di Gstaad, si trovano negozi di alta moda come Louis Vuitton, Prada e Cartier. Anche i negozi più “ordinari” vantano un’eleganza che riflette comunque l’esclusività della località. Oltre alla moda, a Gstaad ci sono gioiellerie prestigiose e gallerie d’arte che espongono opere di artisti internazionali.

Cosa fare a Gstaad

Relax nelle spa di lusso

Gli hotel di Gstaad offrono alcune delle migliori spa d’Europa, con trattamenti esclusivi e piscine panoramiche. Tra le più rinomate ci sono quelle del Gstaad Palace e dell’Ermitage Wellness & Spa Hotel. Qui, gli ospiti possono godere di massaggi rilassanti, saune con vista sulle montagne e trattamenti rigeneranti.

Sci e sport invernali

Anche se Gstaad non è nota esclusivamente per lo sci, la località svizzera offre comunque piste ben curate e adatte a tutti i livelli. Il comprensorio sciistico della regione propone oltre 200 km di piste e paesaggi incantevoli. Le attività invernali non si limitano solo allo sci: si possono praticare ciaspolate, slittino e pattinaggio su ghiaccio.

Eventi esclusivi

Gstaad ospita periodicamente numerosi eventi di prestigio, come il “Gstaad Menuhin Festival” dedicato alla musica classica e il “Swatch Beach Volleyball Major Series”, torneo che attira atleti di livello mondiale. Inoltre, a Gstaad vi si tengono non di rado tornei di polo sulla neve e aste di beneficenza con oggetti di lusso.

Escursioni e natura

Per chi desidera godere della bellezza naturale, a Gstaad non mancano i sono sentieri panoramici e le passeggiate tra le Alpi che offrono viste mozzafiato e un’atmosfera rilassante. I percorsi escursionistici della località sono adatti a tutti, dai principianti agli esperti e permettono di scoprire angoli nascosti della regione.

Gstaad, natura

Fonte: iStock

Splendida vista sulla natura a Gstaad

Perché Gstaad è una destinazione di lusso

Gstaad non è una località turistica comune: qui il lusso è ovunque. Dalle camere d’hotel che possono costare fino a 18.000 euro a notte, agli chalet che raggiungono prezzi esorbitanti, questa cittadina è un vero paradiso per l’alta società. Anche nei ristoranti e nelle enoteche si percepisce lo sfarzo, con bottiglie di vino che superano facilmente i 250 euro.

Ciò che rende Gstaad ancora più esclusiva è l’atmosfera discreta e sofisticata: qui i residenti vivono la loro quotidianità senza curarsi troppo dei turisti, mantenendo un’aura di riservatezza che attrae i personaggi famosi di tutto il mondo. Oltre a ciò, la cittadina ospita alcune delle proprietà immobiliari più costose del mondo, con chalet che superano i 45.000 euro al metro quadrato.

Infine, il contrasto tra lusso e tradizione locale è un elemento distintivo: in questo scenario d’élite, le mucche che passeggiano indisturbate per il centro rappresentano un dettaglio che aggiunge fascino a una destinazione già straordinaria. Le fattorie circostanti producono formaggi e latticini di altissima qualità, serviti nei migliori ristoranti della regione.

Dunque, Gstaad è molto più di una semplice meta turistica: è un’esperienza di viaggio dove esclusività, natura e tradizione si incontrano in un mix perfetto. Che si tratti di una fuga romantica, di una vacanza rilassante o di un soggiorno all’insegna dello shopping di lusso, Gstaad vi darà tutto ciò che possiate desiderare, in un ambiente raffinato e senza tempo.

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Monti Tien Shan, viaggio nel regno segreto di ghiaccio, fuoco, leggende

Il silenzio che avvolge la catena dei Tien Shan ha qualcosa di assoluto. Non è soltanto il vento che sibila tra le creste rocciose, né l’aria rarefatta che taglia il respiro. È la consapevolezza di trovarsi in un angolo del mondo dove la distanza dal mare si misura in migliaia di chilometri, dove la presenza umana si dirada fino a scomparire, e dove ogni cima sembra sfiorare il cielo.

I Tien Shan (“Montagne Celesti”, come suggerisce la traduzione dal cinese) disegnano un confine naturale tra l’Asia centrale e la Cina, curvandosi verso sud-ovest e incrociando le titaniche strutture del Pamir e dell’Himalaya.

È proprio tra queste valli del Kirghizistan meridionale, a meno di venti chilometri dalla Cina, che si cela uno dei luoghi più straordinari del pianeta: il polo dell’inaccessibilità continentale. In altre parole, il punto dell’intero continente eurasiatico più distante da qualsiasi mare o oceano.

Intorno, a più di duemila chilometri, solo montagne, steppe e deserto. E nel cuore di tutto questo, le Tien Shan brillano come un miraggio di pietra e ghiaccio, regine incontrastate di un paesaggio che sa di isolamento e potenza primordiale.

Un gigante che attraversa l’Asia

Si estendono per oltre 2.500 chilometri attraverso Cina, Kirghizistan, Kazakistan, Tagikistan e Uzbekistan, e raggiungono in larghezza anche i 500 chilometri: i Tien Shan sono molto più di una catena montuosa. Sono un continente nel continente, un universo di creste, valli e nodi orografici che si irradiano dal centro dell’Asia come “vene su una mappa millenaria”. Dalle pianure del bacino di Junggar a nord alle distese desertiche del bacino di Tarim a sud-est, fino alla valle di Fergana dove le montagne si intrecciano con le catene del Pamir Alay, la colossale struttura si impone con una bellezza feroce e incontaminata.

Nel cuore del complesso montuoso si ergono due giganti. Il Jengish Chokusu, che con i 7.439 metri è la vetta più alta dei Tien Shan, si trova in un’area inospitale al confine tra Cina e Kirghizistan, irraggiungibile per la maggior parte dei viaggiatori.

Più accessibile ma non meno maestoso è il Khan Tengri, un triangolo perfetto di marmo rosato che sfiora i 7.010 metri e attira ogni anno alpinisti da tutto il mondo.

Un clima di contrasti estremi

Esplorare i Tien Shan significa anche confrontarsi con un clima che può cambiare in maniera repentina nel giro di poche ore. Le estati, seppur brevi, possono essere calde, ma non c’è da illudersi: gli inverni arrivano rapidi e violenti, con temperature che scendono ben sotto lo zero. Un clima continentale, scolpito dall’altitudine e dalla lontananza dal mare, che disegna un mosaico di condizioni estreme. Se le colline pedemontane respirano un’aria desertica e asciutta, le vette più alte sono spesso sferzate da venti gelidi e carichi di neve.

A ovest, i venti umidi che arrivano da lontano riescono a portare un po’ più di pioggia e un clima più mite, mentre le regioni orientali restano più secche e aride. Una tale varietà crea una serie di microclimi che si riflettono sul paesaggio e sulla biodiversità della catena montuosa, regalando scenari differenti nel giro di pochi chilometri.

La forza di una biodiversità millenaria

Le vaste aree di foreste di frutta e noci Arslanbob

Fonte: iStock

La grande foresta di noci selvatiche nella regione di Jalal-Abad in Kirghizistan

I Tien Shan non sono solo un monumento geologico: sono anche un santuario naturale. Le loro pendici ospitano una biodiversità straordinaria, frutto di millenni di evoluzione in un ambiente difficile ma protetto. Alla base delle montagne, tra pianure e colline, dominano le piante xerofite, l’assenzio e le specie più resistenti alla siccità. Ma salendo di quota, il paesaggio si trasforma: prima le praterie alpine, poi le foreste di conifere, fino ai limiti estremi della vegetazione.

Uno dei luoghi più emblematici è Arslanbob, nel sud-ovest del Kirghizistan, dove si estende la più grande foresta di noci al mondo nata spontaneamente. Qui crescono pistacchi, noci, ginepri e frutteti selvatici che raccontano di un passato in cui l’uomo viveva in simbiosi con la montagna.

Le foreste di aceri e pioppi, miste ad alberi da frutto come meli e albicocchi, punteggiano le valli, mentre più in alto svettano gli abeti rossi asiatici, custodi silenziosi delle cime innevate.

Un regno per creature selvatiche

In un paesaggio così variegato, anche la fauna ha trovato il modo di prosperare. I deserti pedemontani sono l’habitat di volpi, lupi, donnole, furetti e una miriade di piccoli roditori, ma è salendo verso le altitudini più impervie che si possono incontrare i veri protagonisti di queste montagne: il leopardo delle nevi, silenzioso e inafferrabile, regna sulle cime più alte, mentre argali e pecore selvatiche si muovono agili tra i dirupi.

L’importanza ecologica del Tien Shan ha un riconoscimento internazionale: il settore occidentale della catena è stato inserito tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO proprio per la sua biodiversità straordinaria, in particolare per la presenza di foreste di frutta selvatica tra le più estese e intatte del pianeta, fondamentali per la conservazione genetica delle specie.

Il paradiso degli uccelli e dei suoni della natura

Ma è forse l’avifauna che più sorprende chi si avventura nel cuore dei Tien Shan. Le valli e i versanti montuosi risuonano dei richiami del Cuculo comune, della Cutrettola grigia e dell’Usignolo verdastro, mentre il cielo è spesso attraversato dalla maestosità dell’Aquila reale o dal volo silenzioso del Nibbio bruno. I birdwatcher più esperti inseguono il canto dell’ibisbiglio nei pressi dei laghi d’alta quota, mentre nella foresta di Turanga si aggirano il raro Piccione dagli occhi gialli, il Picchio dalle ali bianche e lo Shikra.

Gli uccelli d’alta montagna, come il Gipeto, il Gracchio alpino e il Picchio muraiolo, sembrano danzare tra le rocce e le nevi eterne. Alcune specie, come il codirosso di Guldenstadt o il fringuello di Brandt, rappresentano autentiche rarità per gli ornitologi. E ancora, il canto acuto dell’Himalayan Rubythroat echeggia tra le gole, mescolandosi ai versi degli avvoltoi delle nevi, custodi antichi di un regno che sfida il tempo.

Dove il cielo incontra la terra

Cacciatore di aquile nel territorio dei Tien Shan in Kirghizistan

Fonte: iStock

Cacciatore di aquile in costume tradizionale

Chiamarle semplicemente montagne sarebbe riduttivo. I Tien Shan sono un confine e un ponte, una barriera naturale e al tempo stesso una via di passaggio antica. Sono il cuore geologico dell’Eurasia, ma anche un simbolo spirituale per le popolazioni che vi abitano. Il loro nome, “Montagne Celesti”, racchiude l’aura mistica che da sempre le avvolge. Un nome che parla di altezza, di reverenza, di legame tra l’uomo e l’universo.

Per chi le osserva da lontano, sono solo cime innevate. Ma per chi ha il privilegio di perdersi tra i loro sentieri, i Tien Shan rivelano la loro anima: quella di un mondo lontano da tutto, dove il tempo si è davvero fermato e la natura regna incontrastata. Un mondo che esiste ancora, in una valle remota del Kirghizistan, dove il cielo si riflette sulle rocce e ogni respiro sa di libertà.

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Terme di Premia, l’oasi di benessere nel cuore delle Alpi piemontesi

Nella cornice naturale dei verdeggianti pendii che conducono in Val Formazza, si trova un luogo di benessere e divertimento per tutta la famiglia che unisce calde acque termali a eccellenti servizi che coccolano ogni visitatore, accompagnati da una magnifica vista sulle Alpi. Si tratta delle Terme di Premia, in Piemonte, adagiate nella Valle Antigorio (Alta Val d’Ossola) in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, nel pittoresco borgo di Cadarese di Premia.

Le 3 piscine termali all’aria aperta e le 5 interne, con idromassaggi e getti cervicali e plantari, raccolgono le acque provenienti dalla sorgente di Premia, che sgorgano ad una temperatura di 44°C per poi assestarsi attorno ai 32°-36°C. Sono classificate ipertermali solfato calciche, con ottime proprietà terapeutiche e idratanti. Qui sorge anche un centro benessere con saune, bagni turchi e un’area massaggi, che offre una ricca varietà di trattamenti riservati a coloro che vogliono rigenerare corpo e mente. Scopri tutto quello che puoi fare alle Terme di Premia, da soli, in coppia o in famiglia con i bambini, anch’essi protagonisti di una giornata all’insegna del relax.

Come arrivare alle terme di Premia

Per raggiungere le Terme di Premia in auto si percorre l’A26 (Genova Voltri / Gravellona Toce) e arrivati a Domodossola si segue la SS33 Gravellona Toce – , uscendo a Baceno-Formazza. Si seguono poi le indicazioni per la frazione Cadarese e Terme di Premia.

In alternativa, puoi raggiungere Premia a bordo di uno degli autobus in partenza da Domodossola (che è raggiungibile in treno con le linee Novara – Domodossola e Milano – Domodossola), verso Cascate del Toce.

Giorni apertura e orari terme di Premia

Le Terme di Premia, tra le migliori da raggiungere in Italia, sono aperte tutti giorni tranne il martedì, che è il giorno di chiusura settimanale della struttura, dalle 10.00 alle 19.00. Per essere sicuri di poter accedere alle terme, nei week end, nei festivi e in alta stagione è sempre consigliata la prenotazione online.

Da segnalare che dal 5 maggio al 10 giugno 2025 sono previsti lavori di manutenzione che la terranno chiusa al pubblico. La riapertura è prevista per l’11 giugno 2025.

Prezzi terme di Premia

Si può accedere alle Terme di Premia scegliendo tra l’ingresso da 1 ora, da 3 ore oppure giornaliero. Inoltre, si può accedere alle sole piscine termali (sia esterne che interne), al solo centro benessere, oppure a tutto il centro termale con l’ingresso “open”.

Nel primo caso, per accedere alle piscine, i prezzi variano dalla bassa all’alta stagione:

  • Ingresso 1 ora: da 8 a 12 euro;
  • Ingresso 3 ore: da 16 a 23 euro;
  • Ingresso giornaliero: da 25 a 35 euro.

Tali prezzi valgono per tutti gli ospiti dai 14 anni. I bambini sotto ai 3 anni entrano gratuitamente, mentre sono previste agevolazioni per bambini dai 3 ai 13 anni. Se 2 adulti entrano con bambini, esistono tariffe apposite per ingressi “family”.

Gli ingressi “open”, invece, permettono di accedere a tutte le piscine e al centro benessere, con 3 tipologie di sauna, 3 di bagno turco e una sala relax con parete di sale. Di seguito i prezzi, dalla basa all’alta stagione:

  • Giornaliero Open: da 40 a 55 euro;
  • 3 ore Open: da 27 a 37 euro.

Non mancano anche offerte e ingressi speciali, come i “Percorsi Special Coppia” per due persone (piscine termali, centro benessere e massaggio di coppia rilassante da 45 minuti), che può rappresentare un ottimo regalo. Per il relax di coppia si va dai 160 euro per 3 ore ai 200 euro per l’ingresso giornaliero.

Un’altra iniziativa incanta gli ospiti grazie alla magia delle luci soffuse e delle stelle che punteggiano il cielo nel buio della sera: la “Serata sotto le stelle”, organizzata ogni mese, che coccola gli ospiti dalle 20:30 alle 24:00. Il prezzo è di 40 euro per gli adulti, 15 euro per bambini dai 3 ai 13 anni. Per conoscere le date, che vengono aggiornate continuamente, vi invitiamo a consultare il sito web ufficiale delle Terme di Premia.

Trattamenti e servizi Terme di Premia

Le acque termali di Premia, dalle importanti proprietà benefiche, sono a disposizione di tutti gli ospiti delle piscine termali e del centro benessere della struttura (al quale possono accedere solo gli adulti dai 14 anni). Nelle piscine interne, in particolare, si può godere di caldi getti idromassaggio e si può fare il percorso vascolare, mentre per i più piccoli c’è una piscina dedicata.

Calore e relax sono i protagonisti anche del centro benessere, con saune, bagni turchi, docce emozionali e vasche di reazione, che formano un percorso utile per rinfrescare e tonificare il corpo. Si parte dall’area secca, con sauna finlandese a 90°C, sauna di fieno a 80°C e biosauna a 70°C, per poi passare all’area umida (90%) con bagno di vapore a 42°C, bagno di vapore con thalasso a 45°C e bagno di vapore alle erbe a 65°C.

Il percorso benessere può essere completato con massaggi o trattamenti estetici di vario genere e personalizzati secondo le proprie esigenze. Vengono utilizzate diverse tecniche per alleviare dolori muscolari o articolari, tonificare i tessuti, e migliorare il benessere fisico e mentale, riducendo stress e affaticamento.

Non mancano i servizi sanitari. Le acque termali di Premia Terme, infatti, sono indicate a livello medico per il trattamento delle affezioni dell’apparato respiratorio attraverso aerosol e inalazioni. Ma non è tutto: la balneoterapia è molto indicata per le affezioni articolari e dermatologiche, mentre le cure flebologiche (con il percorso vascolare) sono indicate per l’insufficienza venosa cronica degli arti inferiori. Tutte queste terapie possono essere effettuate privatamente o in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.

Info utili terme di Premia

Per accedere alle piscine termali delle Terme di Premia è obbligatorio indossare la cuffia e le ciabatte. É possibile acquistarle, insieme ai costumi, nella reception della struttura, dove si può anche prendere a noleggio l’asciugamano (3 euro) e l’accappatoio (6 euro).

Il benessere del corpo passa anche dal cibo: nel centro termale è presente anche un bar tavola fredda dove gustare ricche insalate, piatti dietetici, snack, panini caldi, toast e tanti altri prodotti. Per i bambini, invece, è presente un’area dedicata con giochi e attrazioni, mentre all’esterno è stato allestito un piccolo parco giochi aperto nella stagione estiva.

Coloro che arrivano alle Terme di Premia in auto possono lasciare il mezzo nel grande parcheggio gratuito situato di fronte all’ingresso.

Tutti possono accedere facilmente alla struttura, anche le persone con disabilità, poiché totalmente priva di barriere architettoniche. Ci sono infatti elevatori per l’immersione nelle piscine, mentre a chi possiede certificazioni d’invalidità spetta uno sconto del 50% sull’ingresso alle piscine termali.

Tutte le informazioni aggiornate sulle Terme di Premia sono consultabili sul sito ufficiale della struttura, chiamando al telefono 324617210 oppure inviando una mail a info@premiaterme.com. Pronti a tuffarvi nelle calde acque rilassanti di queste terme piemontesi con vista panoramica sulle splendide Alpi?

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Monte Tre Pizzi, il balcone affacciato sulla Costa dei Gelsomini

Esiste un angolo della Calabria dove la montagna si trasforma in palcoscenico naturale e lo sguardo si perde tra cielo e mare. Si tratta del Monte Tre Pizzi, che svetta maestoso tra i comuni di Antonimina e Ciminà, nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte, e lo fa con una forma inconfondibile: tre vette che si ergono fiere come dita di una mano che indicano l’infinito. E non è soltanto la struttura a renderlo affascinante, ma anche la sua doppia identità.

C’è chi sostiene che la vetta centrale, chiamata Monte di Mezzo, raggiunga i 1.426 metri, mentre altre fonti la collocano più in basso, intorno ai 720 metri. Una cosa, però, è certa: da quassù la vista abbraccia l’intera Riviera dei Gelsomini e arriva fino allo Jonio, con una delle vedute più suggestive dell’intera regione.

Le tre punte che danno il nome al monte (Monte S. Michele, Monte di Mezzo e Monte Catiello) sembrano dialogare tra loro in un eterno equilibrio roccioso. Alcuni dicono che “Tre Pizzi” significhi semplicemente “tre cime”, altri preferiscono credere che derivi da “monte bianco”, un appellativo evocativo come le nuvole che talvolta si adagiano sulle sue sommità. In ogni caso, il Monte Tre Pizzi è una meta perfetta per chi ama camminare, respirare a pieni polmoni e sentirsi parte della natura.

Escursioni al Monte Tre Pizzi

Salire al Monte Tre Pizzi significa ritrovarsi in un “mosaico naturale” che cambia colore e consistenza a ogni passo. I percorsi invitano a lasciarsi sorprendere dalla bellezza autentica dell’Aspromonte per un’esperienza visiva, sensoriale e quasi spirituale.

Dalla vetta, il panorama si apre come una mappa incantata: le pendici ondulate dell’Aspromonte accompagnano lo sguardo verso le fiumare, quelle distese bianche e increspate che solcano la terra come vene d’acqua. Poi, d’improvviso, la vista si spalanca sul mare, sulla Costa dei Gelsomini che brilla sotto il sole. Da qui si distinguono chiaramente Roccella Ionica, il castello che la sovrasta, e le vette più alte che disegnano l’orizzonte calabrese. Uno spettacolo che regala la sensazione di aver raggiunto la cima del mondo.

Escursione da Antonimina (Reggio Calabria)

Partendo da Antonimina si entra subito in un paesaggio rurale che racconta la vita di chi abita questi luoghi. I primi passi si muovono tra campi coltivati a cereali, foraggi per il bestiame e colline addolcite da muretti a secco che sostengono uliveti e appezzamenti ordinati. Salendo, la macchia mediterranea comincia a farsi più fitta e profumata: erica, mirto, ginestra e corbezzoli disegnano un quadro che cambia, fino a lasciare spazio al bosco, fatto di lecci, querce e pini che si alternano in un gioco di ombre e luci.

Quando si raggiunge quota 752 metri, il sentiero diventa più dolce, con qualche saliscendi che anticipa l’arrivo alla cima. E da lassù, dalla cosiddetta “Terrezza”, si apre una visione che lascia senza fiato: Gerace con la sua rocca, Pietra Cappa che emerge come un gigante di pietra, la cima di Montalto e la Limina. È un susseguirsi di vertici, creste e promontori che compongono la vasta sinfonia dell’Aspromonte Ionico.

Nel viaggio di ritorno si cambia versante e si attraversa una zona ancora più selvaggia. La macchia mediterranea torna a farsi protagonista, insieme ad alcuni allevamenti di capre e pecore che pascolano in libertà. Passando per la “Grutta du mutu”, rifugio leggendario di un pastore eremita, il sentiero conduce fino alla località Zefrò, con i suoi campi coltivati a ulivi e cereali. Da lì, un’ultima discesa riporta ad Antonimina, dove si chiude il cerchio di un’escursione lunga circa sei ore, impegnativa ma colma di meraviglia.

Escursione da Ciminà (Reggio Calabria)

Chi preferisce una versione più breve e immediata dell’escursione può scegliere di partire da Ciminà. Si arriva in auto fino alla Strada Provinciale SP36 e, dopo circa dieci minuti, si lascia la macchina in uno spiazzo segnalato.

Poco distante, nei pressi di un’edicola votiva, inizia il sentiero CAI 213, ben indicato dai cartelli. Da qui il cammino richiede poco più di un’ora per l’andata e il ritorno, donando comunque la possibilità di godere di panorami spettacolari e della pace che solo la montagna sa donare.

Escursione da Piano di Moleti

Infine, se desiderate allungare il piacere del cammino, la partenza da Piano di Moleti è la scelta giusta. Il sentiero CAI 213 in questo tratto lambisce le fragorose Cascate Caccamelle, per un tocco di magia alla camminata.

La durata complessiva dell’escursione si aggira intorno alle cinque ore, per un totale di otto chilometri, in un susseguirsi di paesaggi che affascinano passo dopo passo.

I punti di interesse del Monte Tre Pizzi

Il Monte Tre Pizzi non è solo natura: è anche memoria, spiritualità e testimonianze di un tempo che fu. Le tre punte, che si stagliano come sentinelle granitiche, si affacciano su un paesaggio che è insieme ruvido e poetico. Le fiumare di Condoianni, Antonimina e Gerace serpeggiano sotto lo sguardo attento del monte, che le domina con la calma solenne di chi ha visto passare secoli.

Salire alla cima significa conquistare una delle vedute più spettacolari della regione: da Capo Spartivento a Punta Stilo, passando per la Rocca di Gerace, Pietra Castello, Pietra Lunga, fino a Montalto e alla Limina, l’Aspromonte si svela in tutta la sua maestosità. Un panorama a 360 gradi che scalda il cuore.

Ma ai piedi del gigante roccioso si cela anche una storia antica, di preghiera e pellegrinaggi. Alcuni ruderi, ancora visibili, testimoniano la presenza di un convento di frati eremiti, forse risalente al XII secolo. Un tempo, la montagna era meta di devoti provenienti da tutta la Locride che si radunavano qui per l’annuale fiera di bestiame in onore di San Pietro.

Ancora oggi i suoi sentieri raccontano antiche memorie, tra il profumo di lentisco e il fruscio delle foglie di leccio.

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5 ghiacciai da vedere in Italia, uno spettacolo da proteggere tra Alpi e Appennini

Il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua e quest’anno per l’occasione il tema scelto è stato quello della conservazione dei ghiacciai, simbolo della nostra fragilità di fronte ai cambiamenti climatici, un argomento dunque quanto mai attuale.

Non occorre andare in luoghi remoti per trovarli, perché anche l’Italia ha i suoi ghiacciai: questi, che una volta erano una parte stabile del paesaggio montano, oggi stanno subendo un rapido ritiro, sciogliendosi man mano a causa dell’innalzamento progressivo e minaccioso delle temperature.

In Italia, eppure, ci sono ancora alcune lingue di ghiaccio che resistono, a fatica, al riscaldamento globale. I ghiacciai italiani, catalogati nel Catasto dei ghiacciai, sono numerosi e spettacolari e sebbene la loro bellezza sia minacciata,  è possibile ammirare ancora alcuni di questi in tutto il loro splendore.

Ecco 5 ghiacciai italiani che si trovano tra le Alpi e gli Appennini, alcuni dei quali potrebbero essere destinati a scomparire nel prossimo futuro. Pronti per un viaggio glaciale?

Ghiacciaio del Rutor, Valle d’Aosta

Situato nel cuore della Valle d’Aosta, il ghiacciaio del Rutor è uno dei più grandi della regione, nota per le sue montagne. Con i suoi 3.846 metri di altitudine, il ghiacciaio dà vita a numerosi laghi alpini che formano una serie di spettacolari cascate visibili lungo il sentiero che parte dal Rifugio Deffeyes: un posto davvero magico, da vedere almeno una volta nella vita quando ci si reca in gita tra le Alpi italiane.

Ghiacciaio del Rutor, Valle d'Aosta

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Il Ghiacciaio del Rutor nel cuore della Valle d’Aosta

A proposito di magia, sapevate che circa il ghiacciaio del Rutor vi è anche una leggenda? Secondo la storia, infatti, un tempo il luogo dove oggi si erge questo ghiacciaio è stato visitato da un ricco pastore che, per non dare un po’ di latte a un mendicante, ha visto il suo pascolo trasformarsi in ghiaccio.

Ghiacciaio del Belvedere, Monte Rosa

Il ghiacciaio del Belvedere si trova ai piedi della parete est del Monte Rosa ed è noto per essere un ghiacciaio “in avanzata”. Cosa significa? Quando si parla di ghiacciai in avanzata ci si riferisce in verità a un fenomeno raro che fa sì che il ghiaccio scivoli verso valle. Le sue nevi perenni, almeno fino ad ora, si trovano tra i 4.400 e i 4.500 metri di altitudine e scendono fino a 1.800 metri. Questo ghiacciaio, visibile da Macugnaga, regala una vista spettacolare sulla parete rocciosa del Monte Rosa ed è raggiungibile con un’escursione – non semplice, però – che porta dritto fino alla lingua di ghiaccio.

Ghiacciaio del Miage, Monte Bianco

Il ghiacciaio del Miage, che scende dal Monte Bianco nella Val Veny, è il più grande ghiacciaio “nero” delle Alpi italiane. Con oltre dieci chilometri di lunghezza, questo ghiacciaio è definito “nero” per i molti detriti e le polveri che lo ricoprono e oggi è un punto di riferimento per gli studiosi del cambiamento climatico.

Ghiacciaio del Miage

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Il Ghiacciaio del Miage in tutto il suo splendore

La sua superficie, ricoperta appunto da detriti e rocce, crea un contrasto incredibile con le nevi circostanti. Il ghiacciaio del Miage è facilmente raggiungibile cimentandosi in un’escursione che passa dal lago Combal e porta alla Cabanne du Combal, da dove si possono osservare – purtroppo – i distacchi di blocchi di ghiaccio.

Ghiacciaio del Fellaria, Lombardia

Situato nella Val Malenco, il ghiacciaio del Fellaria è uno dei più grandi delle Alpi Centrali, con una vista straordinaria sul gruppo del Bernina. A partire da un’altitudine di oltre 3.500 metri, il ghiacciaio si divide in due lingue di ghiaccio e raggiungerlo è possibile esclusivamente tramite sentieri che richiedono una buona preparazione fisica, ma la fatica è in seguito ampiamente ripagata dai panorami mozzafiato. Un consiglio? Godetevi l’ escursione che parte dal Rifugio Zoia.

Ghiacciaio del Calderone, Gran Sasso, Abruzzo

Il ghiacciaio del Calderone, adagiato sul Gran Sasso d’Italia, è l’unico ghiacciaio appenninico sopravvissuto all’ultimo periodo di glaciazione. Nonostante le sue dimensioni ridotte rispetto ai ghiacciai alpini, il Calderone è un simbolo della lotta alla scomparsa dei ghiacciai, per cui più che significativo nella lotta al cambiamento climatico.

Nel corso dei secoli, il ghiacciaio del Calderone ha visto una riduzione drastica del suo volume, ma rimane un sito di grande valore naturalistico e scientifico. Per raggiungerlo, è possibile seguire il sentiero che parte dalla funivia Madonnina, passando per il Rifugio Franchetti.

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Dove andare in montagna in primavera? I luoghi migliori in Italia e in Europa

Nella stagione in cui la natura torna a rivivere e le ultime nevi salutano l’inverno, sulle montagne più suggestive d’Italia e d’Europa prende vita la danza delle fioriture più colorate e profumate, cullate dalla brezza tiepida e dai primi raggi di sole primaverili. Ci si ritrova così immersi in panorami meravigliosi in cui fare piacevoli escursioni e toccare con mano tutta la forza della natura.

Ecco una selezione dei migliori luoghi di montagna da raggiungere in primavera, da soli, in coppia o in famiglia, tra le vette più incantevoli del Bel Paese e di altre destinazioni europee facilmente raggiungibili anche dal confine italiano.

Dove andare in montagna in primavera in Italia

Quanto scoppia la primavera, in Italia, inizia il periodo perfetto per esplorare i sentieri che si snodano tra alpeggi e valli fiorite, dove la natura veste un nuovo abito profumato e l’aria fresca invita a respirare a pieni polmoni. Ecco la nostra selezione di mete montane italiane ideali per escursioni, avventure, relax e momenti unici da condividere con chi amiamo.

San Vito di Cadore (Veneto)

Cercate una meta alternativa (e bellissima) alla celebre Cortina d’Ampezzo? Vi consigliamo San Vito di Cadore, da cui dista solo 10 km: un piccolo comune incastonato in una conca nel cuore delle Dolomiti bellunesi. A sorvegliarlo ci sono le cime delle Marmarole Occidentali, dell’Antelao, del Pelmo e della Croda Marcora. Il paesaggio montano è immerso in boschi di conifere e latifoglie e in primavera sembra uscire direttamente da una favola.

Cosa fare in Cadore in primavera? Innanzitutto, passeggiare immersi nei prati fioriti e i pascoli, ammirando da vicino il risveglio della natura. Raggiungendo il Lago di Mosigo, poi, si possono trascorrere piacevoli momenti in famiglia, con un chiosco e una zona barbecue attrezzata con tavoli per una grigliata in compagnia. Non può mancare la passeggiata attorno al lago, facilmente percorribile anche con passeggini.

A caratterizzare questo luogo è anche la lunga tradizione enogastronomica: non possono mancare momenti conviviali in cui potrete assaggiare, ad esempio, dei vini con le spezie molto particolari, formaggi e gelato. Ebbene sì, proprio a Pieve di Cadore (dove tra l’altro nacque e visse il pittore d’arte rinascimentale Tiziano), sarebbe nato il gelato.

Lago di San Vito di Cadore, Veneto

Fonte: iStock

Lago di San Vito di Cadore in Veneto

Trekking ed escursioni: i percorsi che si snodano sui pendii di San Vito di Cadore sono diversi e adatti a tutti. Tra i migliori sentieri da percorrere in primavera segnaliamo:

  • Sentiero delle Orchidee: in 1 ora e mezza di facile camminata con numerose finestre panoramiche sulle Dolomiti, incontrerete diverse specie di orchidee spontanee più o meno rare;
  • Escursione a Socol: adatta alle famiglie con passeggini, il percorso si snoda tra i boschi di San Vito e di Cortina, sul versante destro del fiume Boite. Si percorre in circa 2 ore e mezza;
  • Escursione a Taulà de la regoietes: sentiero CAI n. 458, sterrato, che si immerge nel bosco e dona scorci meravigliosi sulle Dolomiti per circa 3 km.

Attività per bambini: oltre alle passeggiate facili tra i sentieri alla scoperta di prati fioriti e boschi rigogliosi, i bambini possono divertirsi nel parco giochi del Lago di Mosigo.

Come arrivare: in auto, da Sud si percorre l’A27 fino a Pian di Vedoja (Belluno), si continua sulla SS51 d’Alemagna e si seguono le indicazioni fino a San Vito. Chi viene da Nord deve prendere l’autostrada del Brennero fino a Bressanone, poi la SS49 direzione Dobbiaco. Giunti a Cortina d’Ampezzo si segue la SS51 fino a destinazione.

Bormio (Lombardia)

È uno dei luoghi più affascinanti d’Italia, immerso in un territorio, quello della Valtellina, molto amato anche fuori dai confini italiani: Bormio, in provincia di Sondrio, è un gioiello ricco di attrattiva che in primavera veste il suo abito più colorato.

Dalle lunghe passeggiate ammirando panorami mozzafiato sulle Alpi Retiche ai momenti di relax coccolati dalle calde acque termali, Bormio promette esperienze memorabili per tutti, dagli adulti ai bambini. Non solo. Qui gli amanti degli sport invernali possono continuare a sciare anche a fine aprile nei comprensori posti sulle cime più alte.

Le sue terme sono le più famose d’Italia: da quelle più antiche (i Bagni Vecchi di Bormio) fino ai due centri più recenti (i Bagni Nuovi e Bormio Terme) in cui i bambini possono divertirsi nelle piscine a loro dedicate. Infine, per gli appassionati, è possibile anche visitare la cantina Braulio, che produce uno degli amari più famosi del Bel Paese, durante una camminata tra le viuzze che attraversano il centro storico del Comune.

Trekking ed escursioni: Le cime che abbracciano Bormio sono un vero incanto da esplorare durante la primavera. Tra i percorsi facili, adatti a tutti, vi suggeriamo 3 esperienze da provare:

  • Panoramica sulla Val Viola: seguendo i sentieri n. 148, n. 128 e n. 290, tra boschi e pascoli, si attraversano paesaggi incontaminati che aprono la vista sulla Val Viola e sulle cime circostanti. Percorso adatto anche ai meno esperti;
  • Passeggiata al parco dei Bagni: facile camminata di circa 1 ora che dai Bagni Nuovi di Bormio conduce alla Fonte Pliniana, in cui sgorga acqua termale custodita da una grotta naturale;
  • Tour delle chiese: passeggiata (da fare anche in bici) che unisce la natura della Valfurva alle testimoniante culturali e storiche. Il percorso dura 1 ora e tocca: Chiesa del Santo Crocifisso, Chiesa Beata Vergine del Sassello, Chiesa di S. Rocco, Chiesa della Madonnina della Misericordia e Chiesa parrocchiale di Bormio.

Attività per bambini: dalle camminate facili alle giornate sull’ultima neve della stagione, fino al relax alle Terme. Ma c’è un’attività ancor più curiosa: qui vengono organizzate anche camminate con i tenerissimi Alpaca per tutta la famiglia.

Come arrivare: in auto, da Milano, Lecco o Como, si imbocca la SS38, mentre da Bergamo o Brescia, si passa dal Passo Aprica o dal Passo Gavia. Dal Trentino si arriva dal Passo Stelvio o dal Tunnel Munt La Schera di Livigno. Con i mezzi pubblici, si può prendere il treno Trenord che ferma a Tirano e da lì si prende il bus di linea Perego fino a Bormio.

Parco Naturale Locale del Monte Baldo (Veneto)

Quali migliori mete in primavera se non quelle che permettono di ammirare la rinascita della natura dopo l’inverno e di respirare a pieni polmoni i profumi delle fioriture? Tra i luoghi imperdibili che vi consigliamo c’è anche il Parco Naturale Locale del Monte Baldo, sempre in Veneto, chiamato il “Giardino d’Italia”.

Situato tra la Vallagarina e il Lago di Garda, a poca distanza da Torbole, è un’oasi famosa tra i botanici di tutta Europa grazie alla sua straordinaria biodiversità con numerose specie endemiche. Tra maggio e giugno, qui, è tutto un tripudio di fioriture che creano bellissime distese colorate sui pendii: arnica, gigli, genziane, orchidee, botton d’oro e gerani argentati sono i protagonisti indiscussi. Una destinazione ottima per il turismo lento e sostenibile, e ideale per fare camminate primaverili anche con i bambini, vista la facilità dei percorsi.

Trekking ed escursioni: ecco gli itinerari più belli per scoprire questa perla sul Monte Baldo.

  • Trekking delle malghe e dei fiori del Baldo: composto da 4 percorsi (rosso, verde, giallo, azzurro), che permettono di ammirare distese dorate di botton d’oro, tappeti di bucaneve e tanti altri colorati prati tra i boschi del monte;
  • Trekking Torbole – Altissimo: sentiero (n.601) che in circa 5 ore di camminata da Nago porta a uno dei punti panoramici sul Lago di Garda più incredibili, sul monte più alto del Baldo trentino (2.090 metri). Lungo il percorso si avvistano i resti delle trincee della Prima Guerra Mondiale.

Attività per bambini: oltre ai piacevoli picnic in famiglia da organizzare tra i piati fioriti del Monte Baldo, i più piccoli possono provare bellissime avventure cimentandosi nell’arrampicata assistita e facile ai Massi delle Traole, oppure possono emozionarsi al Busatte Adventure Park, un parco avventura con diversi percorsi a varie altezze con piattaforme, carrucole, corde..pronti a per mettere alla prova abilità e coraggio?

Come arrivare: in auto, da Nord si esce dall’A22 a Rovereto Sud – Lago di Garda Nord e si prosegue fino a Nago-Torbole seguendo le indicazioni; da Sud si esce dall’A4 a Sirmione e si segue la SR 249 che risale lungo il Lago di Garda. A Torbole si seguono le indicazioni per la frazione di Nago-Torbole. Con i mezzi pubblici, si può scendere alla stazione ferroviaria di Rovereto e da lì si prende un autobus di Trentino Trasporti fino a Torbole. Da Sud, si può scendere alle stazioni ferroviarie di Desenzano, Peschiera del Garda o Verona e poi proseguire con l’autobus dell’Azienda Trasporti di Verona.

Parco delle Madonie (Sicilia)

Anche la Sicilia, in Sud Italia, ha luoghi montani splendidi da raggiungere, meno conosciuti, ma che non hanno nulla da invidiare alle più famose catene montuose dello Stivale. Tra questi troviamo il Parco delle Madonie, un’area naturale protetta che comprende quindici comuni della città metropolitana di Palermo e il massiccio montuoso delle Madonie, sulla costa settentrionale siciliana.

In questo contesto naturale, la primavera trasforma le pendici montuose in spettacolari distese di fiori selvatici, che si possono ammirare facendo trekking ed escursioni in mountain bike, oppure da una prospettiva diversa: dalla seduta dell’altalena più alta d’Europa. Dondola tra cielo e terra a 1.050 metri di altitudine e 300 di strapiombo ed è un’attrazione che lascia senza fiato. Da lassù, lo sguardo si apre verso le Madonie a ovest, le Nebrodi a est, mentre a nord il Mar Tirreno si perde all’orizzonte.

Trekking ed escursioni:

  • Sentiero ai ruderi dell’Abbazia di San Giorgio: 1,7 km di sentiero facile che parte da Gratteri, nei pressi dei ruderi del castello, e va verso Sud fino ai resti dell’Abbazia di San Giorgio immersi nella vegetazione;
  • Sentiero Geologico Rocca di Sciara: escursione di 2 km ricca di spunti naturalistici, geologici e storico culturali, come la Rocca di Sciara, un imponente massiccio calcareo che sovrasta l’abitato di Caltavuturo.

Attività per bambini: anche i più piccoli possono vivere l’esperienza dell’altalena più alta d’Europa (a partire dagli 8 anni) e della zip line con viste mozzafiato. In località Petralia Sottana, inoltre, possono divertirsi nel Parco avventura, con percorsi acrobatici, piste per mountain bike, sensazionali percorsi tattili e gare di orientamento.

Come arrivare: in auto, da Palermo si segue l’A19 e da Messina l’A20 e si seguono le indicazioni in base al punto di accesso al grande Parco delle Madonie. In treno si può arrivare comodamente da Palermo, Catania e Messina, scendendo alle stazioni di Cefalù e Castelbuono.

Dove andare in montagna in Primavera in Europa

Anche sulle montagne europee confinanti, o facilmente raggiungibili dall’Italia, la primavera tinge tutto dei colori della meraviglia. Scopri le destinazioni consigliate per una vacanza in montagna in Europa adatta a tutti, dagli sportivi a chi cerca il puro relax, fino ai bambini più avventurieri.

Bohinj (Slovenia)

Tra ripide montagne della Slovenia e le acque color smeraldo, spicca la paradisiaca valle Bohinj, che ospita l’omonimo lago glaciale, il più grande del Paese.

Se d’inverno gli appassionati della neve vi si recano per raggiungere il comprensorio sciistico, durante la primavera il paesaggio si tinge di colori vividi e sono tante le attività che si possono svolgere in questa perla slovena, dal trekking sui pendii alla pesca sulle sponde del lago (qui si trova la rinomata trota di Bohinj), fino agli eventi più imperdibili. Tra questi, l’annuale Festival Internazionale dei Fiori Selvatici, che ogni anno nei mesi di maggio e giugno offre tour botanici, eventi unici ed esperienze culinarie dedicate alla ricchezza floreale di Bohinj.

Bohinj, luogo splendido in primavera in Slovenia

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Bohinj e il suo lago, in Slovenia

Trekking ed escursioni: a Bohinj si possono ammirare panorami sorprendenti durante le escursioni a piedi o in bicicletta. Ecco alcuni dei migliori sentieri.

  • Percorso Savica Waterfall: itinerario ad anello abbastanza facile e lungo poco più di 1 km;
  • Giro del Lago di Bohinj: percorso facile ad anello di circa 12 km;
  • Mostnica Gorge: percorso di circa 12 km con un dislivello di più o meno 300 metri;
  • Trekking al Monte Vogel: a bordo della funivia del Lago di Bohinj, si raggiunge a 1.500 metri di altezza il Vogel Sky Resort, che regala una vista mozzafiato su Bled, Bohinj e tutte le Alpi Giulie. Da qui proseguono diversi sentieri di trekking.

Attività per bambini: per i più piccoli, Bohinj è una sorta di paradiso in terra, soprattutto grazie alla presenza dello splendido lago, che in primavera merita di essere esplorato a bordo di una barca. Un’altra idea è quella di noleggiare delle biciclette per fare il giro del lago (con la possibilità di aggiungere seggiolini per bambini), per godere pienamente nel paesaggio.

Come arrivare: in auto, si percorre la strada 209 fino a Ribčev Laz, villaggio che si trova all’ingresso del Lago di Bohinj, immerso nel Parco nazionale del Triglav.

Hintersee (Germania)

Tra le più pittoresche zone montane delle Alpi bavaresi (e d’Europa), quella del Lago Hintersee, in primavera, è un tripudio di fiori sbocciati, colori vividi e un paesaggio mozzafiato, dove la natura sembra uscire direttamente da un dipinto perfetto.

Situato a Ramsau, in Germania, ai piedi del Reiter-Alm, Hintersee è abbracciato da vette imponenti e promette momenti indimenticabili da vivere in compagnia e in famiglia. Trekking, picnic nella natura, viaggi in funivia e panorami unici: sono tante le esperienze che si possono vivere in questo luogo paradisiaco.

Lago Hintersee, meta montana in primavera in Germania

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Lago Hintersee, in Germania

Trekking ed escursioni: 

  • Escursione nel Bosco di Hintersee: camminata facile adatta a tutti che attraversa la foresta incantata;
  • Percorso facile alla Cascata di Golling: da lì si può raggiungere il Rifugio di Golling;
  • Giro del lago Hintersee: percorso ad anello che parte da Ramsau, immerso nel verde.

Attività per i bambini: oltre alle passeggiate attorno al lago e lungo i pendii circostanti ammirando la flora e la fauna locali, i bambini possono divertirsi con una divertente gita in barca sul lago.

Come arrivare: in auto, arrivando dal Nord Italia, si prende la A4 e poi da Brescia la A22 verso Verona/Bolzano fino all’uscita per Brennero. In Austria, si continua sulla A13 verso Salisburgo e poi si prende la B311 in direzione di Fuschl am See, seguendo infine le indicazioni per Hintersee. In treno, con un Frecciarossa o Eurocity, si scende a Verona o a Bolzano, poi si prende un treno per Innsbruck, dove si cambia con un treno per Salisburgo. Infine, si prenede un autobus o un treno fino a Hallein o Fuschl am See, e un altro autobus fino a Hintersee.

Zermatt (Svizzera)

Famosa perché baciata dal sole per ben 300 giorni all’anno e completamente pedonale (sì, qui non circolano auto e mezzi a motore), Zermatt è la meta da raggiungere in primavera a due passi dall’Italia.

Situata in Svizzera, ai piedi del Monte Cervino (Matterhorn), questa meta green del Canton Vallese offre a chiunque attività, escursioni e avventure unite a paesaggi da cartolina. Da qui partono 400 km di sentieri escursionistici e ci si può rilassare sulle sponde del Lago Schwarzsee (o Lago Nero), da raggiungere con una comoda e suggestiva funivia. Consigliata è anche la visita al Museo del Cervino (Zermatlantis Matterhorn Museum) sulla storia del borgo e del monte che gli conferisce il nome. In primavera, gli amanti dello sport sulla neve possono anche sfruttare le ultime piste imbiancate per sciare.

Trekking e percorsi:

  • Escursione alle Gole del Gorner (Gornergrat): sentiero ad anello di 2,3 km facile, percorribile in circa 40 minuti;
  • Trekking al Matterhorn glacier paradise (3.883 metri): adatto anche a famiglie con bambini. La vetta permette di sciare anche durante la primavera e l’estate nella stazione di montagna più alta d’Europa. Qui in cima si trova la Galleria del Breithorn, dove è situato il Cinema Lounge;

Attività per bambini: i più piccoli avventurieri non si annoiano di certo a Zermatt. Tra le varie attività, possono cimentarsi nell’avvistamento delle marmotte seguendo un percorso adatto alle famiglie, oppure esplorare il tunnel di ghiaccio del Cervino Glacier Paradise, ammirando diverse sculture di ghiaccio.

Come arrivare: essendo pedonale, il Comune di Zermatt è raggiungibile tramite auto fino al vicino borgo di Täsch, mentre gli ultimi 7 km si percorrono in treno o in taxi. Da lì, infatti, parte un treno navetta h24 che impiega 15 minuti. In treno, invece, dall’Italia il collegamento ferroviario più comodo è quello da Milano Centrale: un treno diretto vi porterà a Visp, da cui potrete proseguire verso Zermatt.

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Le 5 montagne sacre da conoscere, le più particolari al mondo intrise di storia e mistero

Dalle Ande all’Himalaya, le montagne hanno lo straordinario potere di evocare un sentimento di sacralità. Solo a guardarle, queste vette maestose suscitano stupore e meraviglia offrendo alle persone l’opportunità di intraprendere un’esperienza profonda, in certi casi dando anche significato alla loro stessa vita.

Nel mondo ne esistono diverse che intrecciano la loro presenza con quella degli abitanti che vivono nei loro paraggi e alle quali vengono attribuiti importanti significati religiosi, culturali e mitologici. Complici gli elementi naturali come fulmini, nuvole e vento, le montagne hanno incarnato per secoli anche potenti forze che si posizionano al di là del nostro controllo, da venerare o temere.

Noi abbiamo deciso di raccontarvi cinque montagne sacre che, con la loro storia e bellezza mistica, rendono il nostro mondo un luogo ancora più bello, ricco di inimmaginabile splendore e mistero.

Monte Sinai, Egitto

Un luogo dal potere sacro, simbolo di realizzazione spirituale e importantissimo dal punto di vista storico, il Monte Sinai è celebre perché, secondo la tradizione biblica, è qui che Mosè ricevette i Dieci Comandamenti. Situato nella penisola omonima in Egitto, il Monte Sinai si erge maestoso a un’altitudine di circa 2.285 metri ed è venerato da diverse religioni, tra cui il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam.

Qui la storia si intreccia con la fede grazie alla presenza del monastero più antico del mondo, Santa Caterina, risalente al VI secolo. Contraddistinto dallo stile tipico dell’architettura bizantina, il monastero è stato riconosciuto Patrimonio UNESCO ed è immerso in un contesto paesaggistico mozzafiato.

Monastero Santa Caterina Monte Sinai

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Il monastero di Santa Caterina

Monte Olimpo, Grecia

La montagna più alta della Grecia non poteva che essere la reggia degli dei. Nell’Odissea, Omero scrisse che “l’Olimpo non fu mai sferzato dai venti o bagnato dalla pioggia, né vi è mai caduta la neve. Tersa vi regna una pace infinita e lo avvolge uno splendente candore.” E in questo luogo qual era, esattamente, il punto in cui si trovava Zeus, re degli dèi olimpi? Secondo la mitologia, il trono si trova in un picco a forma di corona che può essere ammirato durante un trekking.

Fare un’escursione sul Monte Olimpo, infatti, è il modo migliore per percepire l’importanza di questa maestosa montagna e per godervi una giornata a contatto con il suo patrimonio naturale composto da torrenti e crinali, gole e altopiani, profonde grotte e macigni spettacolari.

Monte Kailash, Tibet

In tutto il mondo, le persone hanno guardato le montagne come simboli dei loro più alti obiettivi spirituali. Una in particolare è considerata come la più sacra: stiamo parlando del Monte Kailash, dove ogni anno pellegrini provenienti da tutta l’Asia intraprendono un trekking attraverso lo spettacolare paesaggio d’alta quota del remoto Tibet occidentale per renderle omaggio e camminarle attorno.

Il Monte Kailash (che in tibetano significa “Preziosa Montagna di Neve”) si mostra in tutta la sua maestosità di 6474 metri come una vetta solitaria separata dalla catena principale dell’Himalaya. Per i tibetani, questo è il luogo in cui il mago tantrico Milarepa sconfisse il suo rivale Bön in un’epica battaglia di stregoneria, confermando il dominio del buddismo sulla preesistente religione Bön. Per gli indù, invece, il Kailash è la dimora di Shiva e della sua consorte Parvati. Sia i buddisti che gli indù considerano il Kailash come il mitico Monte Meru, l’asse centrale dell’universo.

Monte Fuji, Giappone

In Giappone, uno dei centri del potere sacro è rappresentato dal Monte Fuji. Alto 3.776 metri, il vulcano è considerato una meta di pellegrinaggio importante tanto che, sui suoi pendii, si trovano diversi santuari e sulla sua cima è presente un torii, il tradizionale portale d’accesso che separa una zona profana da quella sacra. Anche questo luogo è intriso di storie e leggende, come quella che vede i samurai allenarsi ai suoi piedi per incanalarne la forza.

Oppure, un’altra leggenda narra che, all’interno del cratere, viva la dea Shintoista Kono-Hana-Sakuya-Hime o la Principessa in Fiore. Secondo la tradizione, rappresenta la divinità associata al Monte Fuji e ai vulcani in genere.

Ayers Rock, Australia

Il potere di questa montagna sacra è talmente forte da attrarre come un magnete invisibile persone provenienti da tutto il mondo. Ayers Rock, nota anche come Uluru, è dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO e ha raggiunto lo status di meta di pellegrinaggio. Nelle diverse ore del giorno offre tutta una serie di colori che variano dal color ocra/terracotta al blu/viola al tramonto, passando per l’oro e il bronzo e infine rosso fiammante al mattino.

Ayers Rock è come un grande iceberg fatto di roccia arenaria del quale è possibile vedere solo la punta perché la maggior parte della montagna è nascosta sotto la superficie terrestre. Questo è un luogo considerato sacro dagli aborigeni australiani i quali spiegano i fenomeni corrosivi sulla sua superficie con una storia: si narra, infatti, che questi siano dovuti a Tatji, la Lucertola Rossa che, giunta a Uluru, lanciò il suo kali (boomerang) il quale si piantò nella roccia. Scavò la terra per cercarlo, lasciando numerosi buchi rotondi sulla superficie e, non trovandolo, morì in una caverna: i grossi macigni che vi si trovano oggi sono i resti del suo corpo.

Ayers Rock Australia

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Ayers Rock
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La Valle del Gran San Bernardo, scrigno di emozioni alpine

Tra le pieghe delle Alpi, la Valle del Gran San Bernardo si svela come una terra di passaggio e di scoperta, una cerniera tra l’Italia e il resto d’Europa.

Amena vallata valdostana, custodisce da millenni le orme di viandanti, pellegrini e conquistatori, incastonata lungo la storica Via Francigena, dove il cammino diviene un rituale, il passo cadenzato dei pellegrini carichi di zaini si confonde con il respiro delle montagne, mentre la strada sale verso il Colle del Gran San Bernardo, valico che racconta la storia stessa dei popoli.

Non soltanto: si tratta di una via che nei secoli ha rivestito un ruolo fondamentale per commerci, eserciti e civiltà. Già i Romani la utilizzavano per connettere la penisola alle terre transalpine, e ancor prima le antiche popolazioni preistoriche avevano tracciato il loro passaggio tra questi monti.

Ancora, Napoleone Bonaparte scelse proprio il Colle del Gran San Bernardo per condurre il suo esercito di 40.000 uomini in Italia, un episodio che riecheggia ancora oggi nei racconti popolari e nelle celebrazioni locali. L’essenza del passato rivive nei borghi medievali, come Etroubles, e nelle tradizioni che evocano le imprese napoleoniche, come il Carnevale della “Coumba Freida”, quando i costumi delle landzette rievocano le divise dei soldati.

Ma la Valle del Gran San Bernardo non è solo storia. È un paradiso per chi ama la montagna, laddove il trekking consente di lasciarsi sorprendere dalla bellezza dei panorami, e il gusto si fa autentico nei sapori intensi della Fontina DOP e del Jambon de Bosses, prodotti simbolo di una terra da conoscere e amare.

Dove si trova

La Valle del Gran San Bernardo, o Vallée du Grand-Saint-Bernard in francese, si snoda come un nastro montano dalla conca di Aosta fino al Colle omonimo, a 2.475 metri d’altitudine, storico passaggio che collega l’Italia alla Svizzera.

Ad accompagnare il viaggio nella valle è il fiume Artanavaz, che serpeggia tra comuni dal fascino alpino come Gignod, Etroubles, Saint-Oyen e Saint-Rhémy-en-Bosses. Il paesaggio si eleva fino a cime imponenti come il Monte Vélan (3.731 metri) e il Grand Golliat (3.238 metri), sentinelle di pietra che vegliano sulla valle con la loro presenza maestosa.

Cosa vedere nella Valle del Gran San Bernardo

Favoloso borgo di Saint Rhemy en Bosses

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Vista idilliaca del bellissimo villaggio di Saint Rhemy en Bosses

Il Colle del Gran San Bernardo

Punto d’arrivo e di partenza, il Colle del Gran San Bernardo è il cuore pulsante della valle. A 2.475 metri, il simbolico passo alpino è un luogo sospeso tra cielo e terra, un panorama idilliaco in cui il lago dalle limpide acque riflette il profilo delle vette tutt’intorno.

Durante i mesi invernali, il colle si chiude in un abbraccio gelido, con temperature che sfiorano i -40°C e la neve che rende il passaggio inaccessibile. Ma in estate, la strada si riapre e il valico diventa una meta da non perdere.

Da ammirare anche l’antico Ospizio, fondato da San Bernardo nell’XI secolo per accogliere i viandanti e proteggerli dalle insidie della montagna. È proprio tra queste mura che nacque la leggenda dei cani San Bernardo, allevati dai monaci per soccorrere i viaggiatori dispersi tra le nevi.

Oggi il Museo del Cane San Bernardo ne racconta la storia affascinante, e in estate è possibile passeggiare in compagnia di questi giganti dal cuore tenero.

Etroubles

Adagiato tra le montagne, il borgo medievale di Etroubles è un luogo in cui il passato si fonde con l’arte. Con appena 500 abitanti, fa parte dei Borghi più belli d’Italia e ospita il primo museo a cielo aperto della Valle d’Aosta. Le strade acciottolate diventano una galleria d’arte in cui murales e sculture dialogano con l’antica architettura alpina ed evocano le storie di pellegrini e viaggiatori della Via Francigena.

Un viaggio ad Etroubles è anche un viaggio nei sapori di montagna: la latteria turnaria, risalente al 1853, racconta con gli strumenti d’epoca il profondo legame con la lavorazione del latte, da cui nascono prelibatezze come la Fontina e il séras.

Saint-Rhémy-En-Bosses

Ultimo avamposto prima del Colle del Gran San Bernardo, Saint-Rhémy-En-Bosses è un piccolo gioiello tra storia e natura. Nel passato era una mansio romana, un luogo di sosta strategico per i viaggiatori che attraversavano le Alpi. Oggi il borgo conserva il fascino di un tempo, con le case in pietra e il castello di Bosses, costruito nel 1095 e ancora testimone di secoli di vicende.

Ma Saint-Rhémy è anche il regno del gusto: il prosciutto Jambon de Bosses DOP è una delle eccellenze gastronomiche della regione, stagionato a oltre 1.600 metri per un sapore unico e inconfondibile.

Per chi ama camminare, la Fonte di Citrin rappresenta una sosta rigenerante, con le acque ferruginose conosciute fin dall’antichità.

Cosa fare in ogni stagione

Gran San Bernardo in inverno

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Inverno al Gran San Bernardo

Estate tra trekking e alpinismo

L’estate nella Valle del Gran San Bernardo è un inno alla natura. I sentieri si snodano tra boschi e vette, con percorsi per ogni livello di esperienza: dall’Alta Via n.1 ai tour transfrontalieri, fino alle escursioni verso i laghi alpini e i rifugi d’alta quota.

Per gli amanti della roccia, la parete di Ollomont e la sua palestra artificiale sono una miniera di sfide entusiasmanti. Chi cerca il relax può invece optare per il golf a Gignod o per una giornata di pesca nelle trasparenti acque del lago di Place Moulin.

Inverno tra sci e avventura sulla neve

D’inverno la valle si trasforma in un paesaggio da cartolina, con comprensori sciistici come Crévacol e Ollomont, ideali per chi vuole godere delle piste lontano dalle folle.

A Saint-Oyen, il parco giochi sulla neve è perfetto per divertirsi con slitte e gommoni. Ancora, per gli appassionati di fondo, la pista che collega Etroubles a Saint-Rhémy-en-Bosses regala un’esperienza immersa nella natura, mentre gli itinerari per ciaspole e sci alpinismo conducono a vette spettacolari come la Col Serena.

Storia e tradizioni della valle

Il Carnevale della Coumba Freida è una coinvolgente celebrazione che affonda le radici nel passaggio delle truppe napoleoniche del 1800. Le maschere, le landzette, indossano costumi variopinti ispirati alle uniformi dei soldati francesi, arricchiti da dettagli ricamati a mano, campanelli e crini di cavallo. Tali elementi non sono solo decorativi, ma simbolici: servono a scacciare gli spiriti maligni dell’inverno, in una danza che mescola storia e superstizione.

La Désalpe des Barrys segna invece un momento emozionante della vita alpina: il ritorno dei cani San Bernardo dall’alpeggio. Cani splendidi, allevati nell’Ospizio del Colle del Gran San Bernardo, vengono celebrati in una cerimonia che anticipa l’inverno, un tributo alla loro importanza nel soccorso e nell’accompagnamento dei viandanti tra le montagne.

Infine, la Bataille des Reines è una manifestazione che incarna la cultura pastorale della Valle d’Aosta. Le vacche regine, le “reines”, si sfidano in combattimenti rituali, senza violenza, per determinare la gerarchia nel branco. È una tradizione secolare che rende omaggio alla resistenza e alla forza alpina, un momento di aggregazione che richiama spettatori da tutta la regione.