Sia maledetta la Maremma e chi l’ama, dice una canzone popolare toscana dei primi dell’Ottocento.
Racconta dell’epopea contadina del lavoro stagionale nella grande pianura maremmana nel momento della bonifica delle sue paludi, voluta dal Granduca di Toscana Leopoldo. Una manodopera in bilico tra fortuna e malaria in un territorio allora svantaggiato.
Oggi di quelle paludi rimane poco più di un ricordo, tenuto in vita all’interno di un’area naturale protetta di rara bellezza, dalle peculiarità unica.
Nel 1975 la Regione Toscana decide di dare vita al Parco della Maremma, il secondo parco regionale istituito in Italia. Lungo 25 chilometri di costa e con una superficie vicina ai 9mila ettari di area protetta, l’ente comprende il grande territorio pianeggiante che si estende da Principina a Mare fino a Talamone, due località balneari molto frequentate nella stagione estiva.

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Il territorio del Parco, peraltro recentemente premiato a livello europeo, è diviso sostanzialmente in tre aree. C’è quella più interna, ai piedi dei Monti dell’Uccellina, dove negli ampi prati pascolano le mandrie di bovini. C’è l’affascinante zona selvaggia nella zona meridionale del parco, con i rilievi collinari coperti di boschi di pini, eucalipti e macchia mediterranea, da cui spuntano antiche torri di avvistamento. Infine, nella zona settentrionale, rimangono le ultime tracce di terreno paludosi, presso Bocca d’Ombrone, la foce dell’omonimo fiume.
L’Ombrone è il secondo corso d’acqua più lungo della Toscana. Copre con i suoi 161 chilometri un territorio che va dalle sorgenti poco fuori il borgo medioevale di San Gusmè, non lontano da Siena, fino alla foce nel Mar Tirreno.
Si tratta di un luogo più unico che raro: una zona dove l’azzurro del cielo si fonde con quello delle acque, quelle dolci del fiume che si mischiano con quelle salate del mare; un territorio in perenne contesa tra terra e acqua, che appartiene a entrambi gli elementi e per questa sua condizione di mezzo affascina e attrae. Un luogo selvaggio, pieno di vita, che ospita una grande biodiversità, tra cui colonie di diverse specie di uccelli che non è facile vedere altrove.

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Come arrivare a Bocca d’Ombrone
Bocca d’Ombrone si trova all’interno del Parco della Maremma e si raggiunge attraverso una facile escursione pianeggiante, seguendo uno dei tanti sentieri tracciati all’interno della riserva.
L’accesso al Parco avviene da Alberese, cittadina sede del Centro visite del Parco. Qui potete fare il biglietto per i tanti itinerari compresi nel grande parco naturale, incluso quella per Bocca d’Ombrone, al costo di 5 euro a persona.

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Da Alberese, quindi, ci si sposta (in auto o attraverso il trasporto pubblico locale) a Marina di Alberese, direttamente sul litorale tirrenico, entrando nel territorio del Parco. Già attraversando questi pochi chilometri, la lunga lingua d’asfalto che corre in rettilineo verso l’accesso all’area protetta, si ha un’idea del luogo unico in cui ci si trova, la grande pianura un tempo carica di acquitrini che si estende fino a lasciare spazio ai monti a ridosso della costa, facendo emergere l’atmosfera selvaggia e aspra di questo territorio.
A Marina di Alberese si trova una ampissima spiaggia dorata che si estende lunghissima verso sud. Un luogo difficilmente affollato, specie nel periodo primaverile, del quale godere al termine dell’escursione verso Bocca d’Ombrone.
In direzione opposta rispetto alla spiaggia, infatti, prende le mosse il sentiero A7 che porta alla foce del fiume.

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Il percorso ad anello, tutto pianeggiante e lungo poco più di cinque chilometri in totale, è alla portata di tutti ed è stato realizzato per essere percorso anche da persone con disabilità. La primavera e l’autunno sono i periodi migliori per affrontarlo per due motivi: l’escursione è quasi totalmente esposta al sole, quindi meno adatta ai periodi più caldi dell’anno; le due stagioni intermedie sono quelle dove la zona paludosa alla foce del fiume ospita la maggiore diversità di specie di uccelli.
In autunno ci sono le specie che migrano verso meridione dall’Europa settentrionale, come oche selvatiche e diversi tipi di anatra. In primavera è invece il momento in cui tante specie provenienti dall’Africa nidificano e danno vita ai propri piccoli, e in cui non è difficile incontrare gli uccelli di taglia più grande come aironi, garzette, fenicotteri, cavalieri d’Italia.
Bocca d’Ombrone: l’eterna contesa tra terra e mare
All’avvio il sentiero per Bocca d’Ombrone passa per una prima, breve parte nella grande pineta, prima di tornare allo scoperto percorrendo un lungo camminamento rettilineo a fianco del mare. La salicornia, rossa e verde, cresce selvaggia e incontrastata nella lunga pianura, mentre alle vostre spalle svetta il promontorio dell’Uccellina, un colle alto circa 300 metri, coperto di macchia mediterranea, che domina l’ampio golfo ed è punteggiato da antiche strutture difensive.

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I colori della natura selvaggia intorno all’escursionista sono sorprendenti, intensi, vividi. Non è difficile incrociare lo sguardo con una delle maestose vacche maremmane, con le tipiche lunghe corna.
Al termine del percorso rettilineo si arriva nei pressi della foce del fiume, dove l’azzurro dell’acqua dolce e il blu dell’acqua di mare si fondono in un perenne abbraccio. L’Ombrone porta verso il mare i suoi sedimenti, che poi vengono depositati dalle onde sulle coste. È così che si è formata nel corso dei secoli la pianura che circonda la foce, grazie a un eterno dialogo tra terra e mare che ha visto prevalere a volte l’una e volte l’altro, in un precario equilibrio che si percepisce distintamente attraversando questa terra.
Si incontra quindi ai margini del percorso un Casello idraulico volto a guardia di un canale. Da qui, risalendo lungo il corso dell’Ombrone per un centinaio di metri, si incontra una piccola costruzione in legno dedicata al birdwatching, una delle attività più attraenti dell’escursione.

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L’area salmastra alla foce del fiume crea infatti un ecosistema molto particolare, dove gli uccelli migratori trovano un habitat ideale. Fra le specie che è possibile osservare (è utile un binocolo e una macchina fotografica dotata di un buon obiettivo) ci sono il fratino, il chiurlo, il cavaliere d’Italia, la ghiandaia marina dal bellissimo manto celeste e anche il fenicottero.
Il percorso di ritorno da Bocca d’Ombrone completa l’anello oltrepassando nuovamente il Casello da cui si è arrivati. Si imbocca il comodo sentiero del ritorno che passa accanto all’Idrovora di San Paolo, vecchia testimonianza delle opere di bonifica e si ritorna a Marina di Alberese, dove l’ampia spiaggia e una grande area attrezzata con tavoli da pic-nic attendono il viandante per il meritato riposo.