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Marche: la Via delle Cascate Perdute di Sarnano

Come una cittadella di pietra, Sarnano si staglia, arroccata sulla vetta di un colle al centro di una valle popolata da ampi pascoli e campi coltivati e fitti boschi. Sullo sfondo le austere cime dei Monti Sibillini fanno bella mostra di sé.

Un territorio che si risveglia in primavera dal proprio torpore invernale, ripopolandosi di verde man mano che la stagione avanza. La zona meridionale delle Marche, dove si trova Sarnano, è una destinazione ideale per il ritorno del clima più propizio alle attività nella natura: alla visita di un borgo medievale dalla storia affascinante e con un grande patrimonio architettonico e artistico consente infatti di abbinare un percorso di trekking alla scoperta di alcune splendide cascate formate dai torrenti che percorrono la valle.

La chiamano la Via delle Cascate Perdute, un itinerario alla portata di tutti, che si compie agevolmente in mezza giornata e che prende le mosse dal centro storico di Sarnano per inoltrarsi nelle vicinanze e portare alla scoperta dei tesori di acqua dolce nascosti tra pietre, querce e faggi.

Il borgo medievale di Sarnano

Sarnano sorge a ridosso delle vette dei Monti Sibillini, in una sorta di culla tra le colline, con le sue torri medievali che svettano in cima al colle a oltre 500 metri di altitudine dov’è seduta.

Il centro storico della cittadina è tutto edificato in pietra cotta, donando un aspetto peculiare al borgo, con le mura degli edifici nelle tonalità dell’ocra e dell’arancio.

Una volta che si entra nel centro del borgo, la cosa migliore da fare è perdersi fra i labirintici vicoli lastricati che salgono e scendono questo piccolo capolavoro del Medioevo, in un alternarsi di diversi livelli fra piazzette, scorci e scalinate.

La Piazza Alta è il cuore della Sarnano medievale, animata dalle sagome del basso Palazzo dei Priori, la bella torre del Palazzo del Popolo (oggi trasformato in teatro),  il Palazzo del Podestà e la Chiesa di Santa Maria Assunta con i suoi affreschi.

Scorcio del borgo di Sarnano nelle Marche

Fonte: iStock

Piazzette, scale, vicoli: la meraviglia medievale del centro storico di Sarnano

Da qui le vie del borgo scendono come cerchi concentrici fino ad arrivare alla base del colle, dove si è poi sviluppata la Sarnano contemporanea. La perfetta conservazione e la cura con cui viene mantenuto il centro storico permette di entrare appieno nell’atmosfera medievale del luogo: costituitosi come libero comune a metà del Duecento, Sarnano ha conservato la fierezza delle proprie origini e le sfoggia ancora con orgoglio.

Se il borgo è completamente costruito in pietra, i dintorni del paese offrono invece un ritorno alla natura, con una grande quantità di attività outdoor a portata di mano. Percorsi ciclistici, sentieri escursionistici, avventure in parapendio, terme naturali: chi più ne ha, più ne metta.

La Via delle Cascate Perdute

La Via delle Cascate Perdute di Sarnano è un percorso escursionistico di livello molto semplice, lungo circa sei chilometri, che parte dal centro del borgo e conduce per una passeggiata per lo più pianeggiante a tre splendidi, potenti e affascinanti salti che il torrente Tennacola compie nelle vicinanze del paese.

Il tempo di percorrenza dell’intero sentiero, aperto nel 2020, è di poco meno di un paio d’ore, al quale aggiungere il tempo di permanenza presso ciascuna cascata, che offre a suo modo il proprio spettacolo.

Il percorso parte da Piazza Perfetti, ai piedi del centro storico, e unisce tre cascate: la Cascata dell’Antico Mulino, Lu Vagnatò e le Cascatelle di Sarnano. Gli escursionisti più brillanti possono inoltre proseguire per raggiungere due altre cascate, poco più lontane: le Pozze dell’Acquasanta e la Cascata del Pellegrino.

Il bel sentiero, che si snoda tra boschi e campagna, per raggiungere queste due ultime destinazioni richiede ulteriori due ore di cammino, una per l’andata e una per il ritorno.

La Cascata dell’Antico Mulino

La Cascata dell'Antico Mulino a Sarnano

Fonte: Lorenzo Calamai

La Cascata dell’Antico Mulino a Sarnano

La prima cascata che si incontra lungo la Via delle Cascate Perdute è forse anche la più suggestiva. Ci si giunge rapidamente, in appena dieci minuti di camminata, lasciandosi alle spalle il centro storico di Sarnano e dirigendosi verso est.

Nei pressi degli edifici scolastici della cittadina, una lingua d’asfalto scende verso il basso e si inoltra in una rada boscaglia: dopo poche decine di metri, improvvisamente, l’aria si fa umida e il rumore dell’acqua si fa notare. I ruderi di un antico mulino, da cui il nome della cascata, sono avvolti dalla vegetazione a fianco del sentiero.

Quando la traccia piega verso destra, ecco che si apre allo sguardo la possente conca della doppia cascata del torrente Tennacola: una passerella in legno conduce alla spiaggetta di fronte alla polla d’acqua formata dal salto, che si abbatte con tutta la sua potenza dall’alto di una dozzina di metri.

La Cascata Lu Vagnatò

Cascata Lu Vagnatò sulla Via delle Cascate Perdute Sarnano Marche

Fonte: Lorenzo Calamai

Lu Vagnatò

Il sentiero che collega la Cascata dell’Antico Mulino a Lu Vagnatò si percorre in circa mezz’ora.

Dopo aver superato un ponticello e sceso una scalinata in legno che porta sul letto del torrente, si arriva al cospetto di questo bel salto. Luogo di balneazione e refrigerio durante l’estate, in primavera sfoggia tutta la propria potenza.

In passato le lavandaie sarnanesi utilizzavano questo tratto del torrente per lavare i panni, come testimonia l’antica vasca che campeggia in fondo al sentiero.

Le Cascatelle di Sarnano

Cascatelle di Sarnano Via delle Cascate Perdute Marche

Fonte: Lorenzo Calamai

Le Cascatelle di Sarnano

Con un’altra mezz’ora di cammino si arriva fino alle Cascatelle di Sarnano, in località Romani. Si raggiungono seguendo il corso del torrente, con il sentiero che si snoda lungo le anse del Tennacola, prima che imbocchi una strada bianca. Da qui si giunge all’imbocco dell’ultimo tratto di percorso per arrivare al luogo.

Per arrivare alle Cascatelle si deve risalire il corso del torrente proprio sul bordo del suo letto nel tratto finale, inoltrandosi nel bosco. Qui tutto diventa acquatico: il rombo della cascata in sottofondo, l’acqua nebulizzata che rende umida l’aria che si respira, il torrente che corre sulle rocce e le leviga.

È la destinazione più selvaggia delle tre previste dal percorso e l’atmosfera che la cascata regala è davvero profondamente silvana, tra muschi e tronchi contorti.

Le cascate bonus: le Pozze dell’Acquasanta e la Cascata del Pellegrino

Dalle Cascatelle si può tornare al centro di Sarnano in appena una mezz’oretta, accorciando il percorso fatto all’andata. Per chi però non è stanco di esplorare questo splendido contesto naturale all’ombra dei boschi e tra il fluire dell’acqua dolce, c’è la possibilità di allungare l’escursione fino a una ultima destinazione.

Tra sentieri comodi, larghe strade bianche e tracce ben segnalate nel bosco, il percorso prosegue fino alle Pozze dell’Acquasanta. Non si tratta di una vera e propria cascata, ma di una serie di piccoli balzi che il torrente Acquasanta, affluente del Tennacola, compie in una zona dove la sua azione erosiva finisce per creare delle marmitte dei giganti, profonde polle d’acqua.

Panorama monti sibillini Sarnano Marche

Fonte: Lorenzo Calamai

Tornando a Sarnano dalle Pozze dell’Acquasanta il panorama regala scorci splendidi sui Sibillini

La caratteristica saliente delle Pozze dell’Acquasanta è che le acque del torrente provengono dalle vette innevate dei Sibillini, e sono pertanto estremamente pure e cristalline. In estate il corso d’acqua viene presto prosciugato dal caldo, lasciando a testimonianza solo alcune cavità molto profonde riempite di acqua incredibilmente chiara, che lascia intravedere il fondale. In primavera, invece, lo scenario è ancora più bello perché il torrente è vivo, e si formano una serie di rapide e cascatelle tra una marmitta e l’altra.

A cinque minuti dalle Pozze dell’Acquasanta, tramite un breve sentiero, si arriva alla Cascata del Pellegrino, alimentata dall’omonimo fosso. Si tratta di un salto non molto alto ma estremamente suggestivo per come l’acqua ha scavato in maniera particolare le rocce.

Dalle Pozze dell’Acquasanta il ritorno al centro storico di Sarnano comporta circa un’ora e quarantacinque minuti.c

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Alla scoperta di Castelfidardo, la Città della Fisarmonica

Castelfidardo è un affascinante borgo marchigiano della provincia di Ancona, dove storia, musica e artigianato si intrecciano in un racconto di sicuro interesse. Abitato fin dal Paleolitico, come testimoniano i reperti in selce rinvenuti lungo il fiume Musone, ha visto il suo sviluppo moderno tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, quando i primi borghi fuori le mura, come quello del Sole e delle “Casine”, iniziarono a prendere forma.

Oggi Castelfidardo è celebre in tutto il mondo come la “Capitale della Fisarmonica“, un’eccellenza artigianale che ha dato vita a strumenti musicali capaci di narrare storie e culture lontane. Camminando senza fretta lungo le vie si percepisce l’anima vibrante di un paese che ha saputo fondere la sua eredità storica con un’identità attuale e dinamica.

Dove si trova Castelfidardo

Adagiato su un colle ondulato, Castelfidardo sorge tra i fiumi Aspio e Musone, nelle Marche. Il paesaggio che lo abbraccia è un mosaico di verdi prati, campi coltivati e dolci declivi che si aprono verso l’orizzonte. In lontananza, il Monte Conero si staglia come un guardiano silenzioso, che veglia sulla Riviera Adriatica e sulla selva di Castelfidardo.

Una simile posizione privilegiata lo rende non soltanto un luogo di rara bellezza, ma anche un punto strategico per chi desidera conoscere da vicino le meraviglie naturalistiche e culturali delle Marche.

Cosa vedere a Castelfidardo

Il cuore di Castelfidardo si sviluppa sulla sommità di uno sperone roccioso, un centro storico raccolto e suggestivo, in parte ancora protetto dall’antica cinta muraria. Le fortificazioni medievali si intravedono nelle due porte superstiti e in alcuni tratti delle mura, testimoni di un passato ricco di eventi.

Centro storico di Castelfidardo

Fonte: Ph @Stanislava Karagyozova – iStock

Passeggiata nel centro storico di Castelfidardo

Monumento Nazionale delle Marche

Nel Parco delle Rimembranze si erge l’imponente Monumento Nazionale delle Marche che celebra la storica battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860. Fu in tale scontro che l’esercito sabaudo, guidato dal generale Enrico Cialdini, sconfisse le truppe dello Stato Pontificio, aprendo la strada all’annessione delle Marche e dell’Umbria prima al Regno di Sardegna e poi, nel 1861, al neonato Regno d’Italia.

Realizzato nel 1912 dallo scultore veneziano Vito Pardo, è un capolavoro di bronzo e travertino bianco di Ascoli Piceno e raffigura un gruppo di soldati in marcia, carichi di fierezza e determinazione, guidati da un fiero condottiero che incarna lo spirito patriottico dell’epoca. Alle spalle, si cela una piccola cripta in stile assiro, un gioiello nascosto impreziosito dagli straordinari lavori decorativi dei Maestri Giustini e Sollazzini di Firenze.

Porta Vittoria

Il principale accesso al borgo è rappresentato da Porta Vittoria, un tempo chiamata Porta Marina per la posizione rivolta verso il mare.

Costruita nel 1775, la sua architettura è semplice, con un orologio che spicca sulla sommità. Restaurata di recente, è il punto d’ingresso ideale per immergersi nell’atmosfera di Castelfidardo.

Palazzo Tomasini e le grotte ipogee

Appena varcata la porta, ci si imbatte nel settecentesco Palazzo Tomasini, che dal 1850 ospita il Convento di Sant’Anna con piccola cappella annessa. Ma il vero tesoro si trova al di sotto: un affascinante sistema di grotte ipogee scavate nella pietra plio-pleistocenica.

Realizzate tra il Trecento e il Quattrocento, le gallerie sotterranee, a sette metri di profondità, erano utilizzate come cantine, depositi e rifugi. I cunicoli, alti tre metri e larghi uno e mezzo, si sviluppano per oltre cento metri in una struttura rettangolare suddivisa in quattro corridoi decorati con nicchie.

Piazza della Repubblica e gli edifici storici

Piazza della Repubblica a Castelfidardo

Fonte: Ph @clodio – iStock

Scorcio notturno di Piazza della Repubblica a Castelfidardo

Passeggiando tra le vie del centro, si arriva a Piazza della Repubblica, cuore pulsante del paese. Qui si affacciano edifici storici di grande fascino: il Palazzo Priorale Comunale, risalente al XIV secolo, la Torre Civica del Cinquecento e la Collegiata di Santo Stefano Protomartire.

Quest’ultima, nata come pieve nel 1289 e divenuta collegiata nel 1743, si distingue per l’ampia e luminosa navata a croce latina. Al suo interno, opere d’arte di pregio come la statua di San Tommaso (1510), l’”Ultima Cena” di Felice Pellegrini (1594) e un raffinato bassorilievo in ceramica dipinta.

Il Museo del Risorgimento

Come accennato, Castelfidardo è stato teatro della celebre battaglia del 1860 e il Museo del Risorgimento, tra le sale di Palazzo Mordini, ne conserva la memoria.

Qui sono infatti esposti oltre 130 reperti storici, tra armi, medaglie, fotografie e dipinti, oltre alla tromba del XXVI battaglione Bersaglieri Castelfidardo, simbolo di quel tempo. Un percorso immersivo che ripercorre la storia della lotta per l’Unità d’Italia.

La Chiesa di Santa Maria della Misericordia

Chiesa quattrocentesca, cattura lo sguardo con la facciata armoniosa, il portale in pietra d’Istria e il timpano decorato con un bassorilievo della Madonna della Misericordia.

All’interno, oltre a uno splendido presepe artistico permanente, si può ammirare un pavimento in laterizio cinquecentesco con eleganti motivi geometrici.

Il Museo Internazionale della Fisarmonica

Sotto il Palazzo Comunale si trova una delle istituzioni più rappresentative del borgo: il Museo Internazionale della Fisarmonica.

Si tratta di un’esposizione unica nel suo genere che raccoglie circa 350 modelli di fisarmoniche e organetti, suddivisi in sei sale tematiche dedicate ai grandi maestri della costruzione e ai virtuosi dello strumento. Un’area del museo ricrea un antico laboratorio artigianale, così da svelare i segreti di questa arte secolare.

Il Monumento alla Fisarmonica e al Lavoro

Non lontano dal centro storico, lungo via Matteotti, spicca il Monumento alla Fisarmonica e al Lavoro, maestosa scultura in bronzo alta sette metri, opera di Franco Campanari.

La statua raffigura Ermes, mitico inventore della lira, che stringe tra le mani una fisarmonica, mentre alla base sono scolpite scene della lavorazione artigianale e ritratti di celebri musicisti.

Curiosità su Castelfidardo

Via del centro storico di Castelfidardo

Fonte: Ph @Stanislava Karagyozova – iStock

Scorcio del centro storico di Castelfidardo

Passeggiando per Castelfidardo, è impossibile non notare la facciata del Palazzo del Comune, dove sono incise le antiche unità di misura locali, il “braccio” e il “mezzo braccio“. Alzando lo sguardo, si possono ammirare le merlature guelfe, l’orologio in travertino del 1775 e la campana ottocentesca. All’interno, il Salone degli Stemmi e le storiche carceri raccontano secoli di storia grazie ai loro sontuosi soffitti decorati.

Un’altra storia coinvolgente è quella di Paolo Soprani, il contadino che divenne l’artefice della fama di Castelfidardo nel mondo. Tutto ebbe inizio nel 1863, quando un viandante nordico portò con sé un organetto. Ospitato dalla famiglia Soprani, il giovane Paolo, incuriosito dallo strumento, lo smontò per studiarne il funzionamento. Da quel momento iniziò a produrre fisarmoniche, dando vita a un’eccellenza artigianale senza pari.

A conferma del primato del borgo nella costruzione di strumenti musicali, nel 2001 il Maestro artigiano Giancarlo Francenella ha realizzato la fisarmonica più grande del mondo: alta 2,53 metri, larga 1,90 metri e pesante 200 kg. Oggi è esposta nel suo laboratorio in Piazza della Repubblica ed è inserita nel Guinness dei Primati.

Castelfidardo è una meta che incanta, dove ogni angolo risuona di storia e musica e regala ai visitatori un’esperienza indimenticabile.

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Itinerario della Bellezza: un modo unico per scoprire le meraviglie delle Marche

Dimenticate la confusione dei grandi centri urbani, il territorio delle Marche ha molte meraviglie da mostrare ai viaggiatori che vogliono immergersi in atmosfere intrise di cultura, natura e archeologia. A valorizzarle ci pensa Confcommercio Marche Nord/Pesaro e Urbino che, in occasione dell’ultima edizione della BIT, la Borsa Internazionale del Turismo, ha presentato il nuovo Itinerario della Bellezza.

Si tratta di un progetto di promozione e valorizzazione turistica nato nel 2018 dall’organizzazione di 5 Comuni che, al 2025, sono arrivati a essere ben 28. Quest’anno, sono entrati a far parte dell’itinerario i borghi di Corinaldo, Monte Grimano Terme, Monte Cerignone e San Costanzo. Scopriamo insieme le caratteristiche del progetto e quali sono gli itinerari di viaggio che ci aiuteranno a conoscere le Marche in un modo unico e autentico.

Il progetto “Itinerario della Bellezza”

Alla BIT 2025 sono state presentate le ultime novità del progetto “Itinerario della Bellezza” promosso da Confcommercio Marche Nord/Pesaro e Urbino. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di aumentare le presenze
turistiche nel territorio delle Marche in modo sostenibile valorizzando le meraviglie storiche, naturali e archeologiche della zona.

È partendo da questo presupposto che sono stati creati degli itinerari tematici studiati per promuovere la
destinazione e sviluppare un modello economico alternativo a quello tradizionale industriale manifatturiero,  basato sulla valorizzazione della bellezza. Gli itinerari sono pensati per i viaggiatori italiani e stranieri che desiderano avventurarsi in territori puri e incontaminati, tra città d’arte, borghi di grande fascino, teatri storici e chiese.

I percorsi infatti, sviluppati su tutto il territorio marchigiano, uniscono il mare alle montagne, le colline (segno caratterizzante delle Marche) alle città d’arte, fino ai borghi fortificati e alle aree archeologiche.

Gli itinerari tematici

L’Itinerario della Bellezza, nato per promuovere i luoghi che l’uomo ha saputo valorizzare e conservare per essere mete esclusive di una vacanza che rigenera il corpo e lo spirito, coinvolge 28 borghi. Questi sono stati inseriti in percorsi turistici creati per permettere ai visitatori di scoprire il territorio delle Marche attraverso le sue peculiarità storiche, archeologiche ed enogastronomiche. Durante l’edizione del 2024, dall’Itinerario della Bellezza sono nati altri itinerari, ossia: l’Itinerario Archeologico, l’Itinerario Romantico, l’Itinerario delle Rocche di Francesco Di Giorgio Martini, l’Itinerario della corte del Duca Federico e l’Itinerario del Silenzio e della Fede.

Nel prossimo periodo verranno presentati i nuovi itinerari, come quello dedicato al Rinascimento, da Gubbio a Urbino, dove viene approfondita anche la storia dei Montefeltro e delle Rovere, con una visita alle rocche realizzate da Francesco Di Giorgio Martini per difendere il Ducato di Urbino. Martini fu l’architetto senese che Federico da Montefeltro chiamò alla corte di Urbino nel 1477 e che realizzò capolavori assoluti dell’architettura militare e civile del Rinascimento.

Un altro itinerario, invece, è legato all’enogastronomia di qualità dove vengono valorizzati ingredienti importanti per il territorio come il prosciutto di Carpegna, la casciotta di Urbino e il Cartoceto DOP olio d’oliva. Inoltre, ricordiamo che nelle Marche si trova la capitale italiana del farro, San Lorenzo in Campo, e la patria del biologico, Isola del Piano-Urbino.

Infine, l’ultimo itinerario che verrà presentato è dedicato all’archeologia. Le Marche e la provincia di Pesaro e Urbino sono ricchissime dal punto di vista archeologico e conservano rilevanti testimonianze della storia e della cultura materiale dell’uomo dal Paleolitico fino al Rinascimento, passando per l’epoca romana.

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Dove è stata girata la serie dedicata a Leopardi: le location

La miniserie “Leopardi – Il poeta dell’infinito”, diretta da Sergio Rubini, è una delle produzioni televisive più attese dell’inizio del 2025. Con questa visione, il pubblico avrà l’opportunità di immergersi nella vita di Giacomo Leopardi, uno dei più grandi poeti della letteratura italiana, grazie a un racconto che esplora non solo la sua biografia, ma anche il suo spirito ribelle e il suo legame profondo con la natura e le sue radici marchigiane.

La miniserie, che andrà in onda su Rai 1 il 7 e 8 gennaio, ha trovato la sua cornice perfetta nelle location marchigiane, dove la bellezza dei paesaggi storici e naturali ha contribuito a ricreare l’atmosfera dell’Ottocento. Dalle colline di Recanati alle piazze di Macerata, fino ai suggestivi borghi medievali, ogni luogo scelto per le riprese ha un legame profondo con la vita e l’opera di Leopardi. Ecco le principali location che hanno dato vita alla miniserie.

Recanati: la città di Giacomo Leopardi

Recanati, la città natale di Giacomo Leopardi, non poteva che essere il cuore pulsante della miniserie. I vicoli storici, le piazze e le dimore che hanno segnato la giovinezza del poeta sono tornati indietro nel tempo, offrendo uno scenario perfetto per la ricostruzione della sua vita. Le colline recanatesi, che Leopardi amava osservare dalla sua casa, sono spesso visibili nella serie, contribuendo a dare al pubblico la stessa sensazione di isolamento e di contemplazione che il poeta provava nel suo paese natale. Il paesaggio di Recanati, con le sue viste panoramiche sull’appennino marchigiano, è uno degli elementi simbolici della serie, che rende tangibile il contrasto tra il genio di Leopardi e l’ambiente provinciale che lo circondava.

Montecassiano: il fascino del borgo medievale

A pochi chilometri da Recanati si trova Montecassiano, un incantevole borgo medievale che ha fatto da sfondo a diverse scene della miniserie. Con le sue stradine lastricate e i palazzi storici, Montecassiano ha un’atmosfera che ben si sposa con l’epoca leopardiana. La sua posizione, che domina la valle circostante, ha permesso alla produzione di ricreare la solitudine e la maestosità delle terre che Leopardi amava tanto. Il borgo si fa testimone del mondo in cui il poeta è cresciuto, con un’architettura che sembra immutata nel tempo, perfetta per evocare la riflessione introspettiva che contraddistingueva la sua poetica.

Potenza Picena: tra storia e tradizione

Anche Potenza Picena ha trovato spazio nella miniserie, grazie alla sua ricchezza storica e architettonica. Il borgo, con il suo centro medievale e i palazzi signorili, offre un contrasto affascinante con il paesaggio naturale che lo circonda. Le strade acciottolate e le mura antiche di Potenza Picena sono lo sfondo ideale per rappresentare l’intensa vita interiore di Leopardi e la sua lotta contro le convenzioni sociali del suo tempo. La bellezza di questo luogo è stata enfatizzata dalla produzione, che ha sfruttato l’armonia tra natura e architettura per raccontare il tormento e la passione che animavano il poeta.

Potenza Picena

Fonte: iStock

Il paesaggio rurale di Potenza Picena

Treia: un angolo nascosto delle Marche

Treia, con le sue piazze e chiese medievali, è un altro comune che ha ospitato le riprese della miniserie. Questo borgo, meno conosciuto rispetto ad altri della regione, si distingue per la sua architettura ben conservata e per l’atmosfera intima e raccolta che lo caratterizza. Le sue stradine strette e i suoi palazzi storici sono stati utilizzati per ricreare l’Italia dell’Ottocento, offrendo un’ambientazione ideale per raccontare la solitudine e la profondità emotiva di Leopardi. La serie riesce a far emergere il fascino di Treia, che diventa il riflesso di una società in fermento e di un mondo interiore altrettanto complesso.

Treia, Marche

Fonte: iStock

Vista dall’alto del borgo di Treia

Ascoli Piceno: il cuore pulsante delle Marche

Le riprese di Ascoli Piceno hanno portato un tocco di eleganza alla miniserie, grazie alla sua piazza del Popolo, una delle più belle d’Italia, e alla sua architettura medievale che si fonde con il Rinascimento. La città, con i suoi palazzi in travertino e le torri storiche, ha offerto uno scenario ideale per alcune delle scene più drammatiche della serie, in cui la figura di Leopardi emerge come un pensatore solitario, lontano dalle convenzioni sociali. Ascoli Piceno, con il suo fascino senza tempo, rappresenta una parte fondamentale della ricostruzione storica e culturale che la serie vuole trasmettere.

Macerata: la scenografia perfetta per la riflessione filosofica

Anche Macerata, città che ha avuto un ruolo importante nella vita del poeta, è stata scelta per alcune delle riprese più significative. La città marchigiana, con la sua Piazza della Libertà e il famoso Sferisterio, ha dato alla miniserie una dimensione di grandiosità, che ben si sposa con la riflessione filosofica e politica di Leopardi. Macerata, pur essendo una città di dimensioni contenute, è riuscita a rappresentare il mondo in evoluzione in cui il poeta si muoveva, in cui le sue idee e i suoi versi venivano in qualche modo messi alla prova.

Monte Vidon Corrado e l’omaggio a Osvaldo Licini

A completare questo straordinario percorso tra le bellezze delle Marche, a Monte Vidon Corrado si celebra un legame speciale con la figura di Osvaldo Licini, pittore che ha tratto ispirazione proprio dai versi di Leopardi, in particolare dal suo celebre dialogo con la luna. Monte Vidon Corrado, infatti, è il paese natale di Licini e il suo rapporto con Leopardi viene celebrato durante il Leopardi Day del 7 gennaio. La connessione tra i due artisti, che si esprime anche nella pittura e nella poesia, è un omaggio alle radici culturali delle Marche, e aggiunge una dimensione inedita alla miniserie, rendendo omaggio non solo alla figura del poeta, ma anche alla sua eredità artistica.

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Fabriano, la storia del paese della carta

Le Marche sono uno scrigno di eccellenze italiane che troppo spesso sottovalutiamo, ma che creano il tessuto su cui si fonda l’Italia. È il caso di Fabriano, borgo medievale e Città creativa Unesco che merita senza dubbio una visita, per scoprire il Museo della carta e della filigrana – per cui questo abitato di meno di 30mila anime è divenuto famoso nel mondo -, le cui sale illustrano la storia e i passaggi della tipica lavorazione della carta a mano, prodotta a Fabriano sin dalla seconda metà del Duecento.

È stato il centro più importante della produzione di carta nell’Europa nel XIII secolo. Le innovazioni sperimentate in questo piccolo Comune sull’Appennino marchigiano, come la filigrana, hanno permesso la diffusione su grande scala della carta e il Museo della carta ne ricorda l’evoluzione.

Cosa vedere a Fabriano

Nel suo tracciato medievale perfettamente conservato, il centro storico di Fabriano custodisce anche numerose chiese ed edifici antichi tra i quali meritano una tappa il complesso conventuale di San Domenico, sede del Museo della carta, con la meravigliosa sala capitolare dipinta da Antonio da Fabriano nel 1480 circa.

Il Museo della carta

Nel Museo della carta e della filigrana è stata ricostruita fedelmente una cartiera medievale dove mastri cartai illustrano le antiche tecniche di produzione della carta filigranata a mano. All’interno del museo si può partecipare ad attività didattiche, anche residenziali, relative alla lavorazione di carte a mano filigranate. Per i bambini vengono organizzati laboratori didattici “Siamo tutti Mastri Cartai” durante i quali si può realizzare, e portare a casa, il proprio foglio di carta filigranato seguendo l’antica tecnica di produzione tramandata dai Mastri Cartai fabrianesi. Il museo è aperto da martedì a domenica dalle 9:30 alle 13:30 e dalle 15:00 alle 18:00. Aperture straordinarie: 23/12/2024, 30/12/2024, 6 gennaio, Pasqua, lunedì di Pasqua, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre. Chiuso il 1° gennaio e il giorno di Natale.

Fabriano

Fonte: iStock

Il centro storico di Fabriano

Il Palazzo del Podestà

È un po’ il simbolo della cittadina il Palazzo del Podestà (1255), situato nella centrale piazza del Comune, al centro della quale si erge l’imponente fontana Sturinalto, e il suggestivo loggiato di San Francesco e la sua serie di arcate prospettiche che collegano la chiesa di San Francesco al trecentesco palazzo del Comune, ricostruito nel 1690.

Il Palazzo Vescovile

Uno degli edifici storici più significativi della città è il Palazzo Vescovile, che ha una lunga storia legata alle vicende politiche e religiose della città. L’edificio, originariamente sede dei Priori di Fabriano, fu distrutto nel 1542 a causa del crollo della torre civica. La sua ricostruzione avvenne tra il 1546 e il 1549, periodo in cui l’edificio fu interamente rinnovato, assumendo il ruolo di residenza dei Vescovi a partire dal 1729, quando Fabriano fu elevata a sede vescovile. Accanto al palazzo sorge la Torre Civica, un altro simbolo del potere cittadino, che insieme al Palazzo Vescovile, crea una cornice di grande suggestione attorno alla piazza del Comune. Oggi, il palazzo rimane un punto di riferimento per la città, continuando a ospitare eventi culturali e religiosi, nonché le funzioni istituzionali legate alla diocesi di Fabriano.

Città creativa Unesco

Dal 2013, Fabriano è stata inserita nella lista delle Città Creative dell’Unesco, nella categoria “Artigianato, arti e tradizioni popolari”, titolo riconosciuto soprattutto grazie alla produzione della carta fatta a mano. Ma Fabriano, in realtà, è una cittadina che, nel suo piccolo, ha dato vita a tante altre grandi aziende italiane, una fra tutte la Merloni. La rete delle Città creative dell’Unesco è stata creata nel 2004 per promuovere la cooperazione tra le città che hanno identificato la creatività come elemento strategico per lo sviluppo urbano sostenibile. Sono 350 le città, in tutto il mondo, che attualmente fanno parte di questa rete. In Italia ce ne sono 14, tra cui Bolzano, Città creativa della musica.

Specialità gastronomiche di Fabriano

Ma Fabriano non è soltanto la città della carta. Merita un viaggio anche per scoprire la sua eccezionale gastronomia. Assolutamente da assaggiare è il tipico Salame di Fabriano coi lardelli, presidio Slow Food. Come anche il piatto tipico, il Vincisgrassi, un avariante marchigiana della pasta al forno, gli gnocchi di patate con la papera.

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Benessere e relax nei centri termali delle Marche

Dalla bellezza del paesaggio, alla costa che si snoda lungo l’Adriatico regalando scorci indimenticabili, fino a una ricchezza fatta di cultura e storia che si legge nelle tante tappe di un territorio che vale la pena scoprire in tutta la sua interezza. Le Marche sono una terra straordinaria, in cui ogni angolo regala un ricordo da portare con sé, una terra in cui si intrecciano tradizioni, passato e cultura, ma anche un luogo da scegliere quando ci si vuole dedicare momenti preziosi di relax. Perché qui vi sono diverse celebri destinazioni per chi è alla ricerca di terme, di luoghi da sogno in cui rilassare il corpo e la mente, in cui riconnettersi con sé stessi e ritagliarsi uno spazio di benessere.

Una vacanza rigenerante, da fare da soli o in compagnia, magari sommando l’esperienza del benessere con la scoperta di questo territorio così variegato: tutte le terme delle Marche da raggiungere per un’immersone nella salute a tutto tondo.

Terme di Raffaello, la location da raggiungere vicino ad Urbino

Il nostro viaggio alla scoperta delle terme delle Marche, questa regione italiana affacciata sul mar Adriatico, inizia dalle Terme di Raffaello, che si trovano nei pressi di una cittadina fantastica: Urbino. Una perla preziosa, dalla grande valenza storica: basti pensare che il suo centro storico è patrimonio dell’umanità Unesco e al fatto che nel Rinascimento questo luogo è stato di fondamentale importanza.

Dal suo duomo affascinante, all’ex monastero di Santa Chiara, fino agli oratori e ai palazzi, questa città è ricca di tesori da scoprire, del resto ha dato i natali a Raffaello, nato a Urbino nel 1483. Oltre a tutto questo si trova a poca distanza un luogo in cui godere di totale relax e benessere: le acque delle Terme di Raffaello hanno proprietà curative, sono sulfureo-solfato-bicarbonato – alcalino – terrose si legge sul sito ufficiale, inoltre hanno una temperatura di 14 gradi. L’importanza di questo luogo, che appartiene al territorio comunale di Petriano, è stata testimoniata anche nel passato più remoto. All’interno della struttura si possono fare veri e propri percorsi di cura, tanto che sul sito viene specificato che la visita medica per l’ammissione è obbligatoria. Per le aperture e tutte le informazioni è bene contattare direttamente la struttura, che per la stagione 2024 ha chiuso il 23 novembre, ed è importante ricordare che è convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale.

È la meta perfetta per chi cerca un luogo le cui acque regalano tanti vantaggi differenti: dall’azione antinfiammatoria, alle difese immunitarie, senza contare i disturbi che possono essere curati qui.  La distanza che separa Urbino dalla cittadina di Petriano è davvero irrisoria: 14,5 chilometri che si percorrono in meno di 20 minuti.

Terme Santa Lucia di Tolentino, poco distanti da Macerata

Ci spostiamo vicino a Tolentino, nella provincia di Macerata, per scoprire un altro luogo di benessere e relax: sono le terme di Santa Lucia, nate negli anni Trenta sembra non solo un luogo di pregio architettonico in cui il tempo è rimasto cristallizzato alla sua fondazione, ma anche un posto all’avanguardia dove ci si può davvero rigenerare. Ad esempio, nel grande Salone delle Acque, che si trova al primo piano e dove si trovano anche i rubinetti per bere questa acqua preziosa. Le acque termali sono la Salsobromoiodica e la Sulfurea di Rofanello e la Bicarbonato-Calcica della sorgente Santa Lucia, che servono per curare diverse affezioni tanto che la struttura è convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale. Al suo interno ci si può prendere cura di sé, ma anche sottoporre a trattamenti come bagno termale, massaggio estetico termale e fango termale all’interno del centro estetico. I prezzi variano, ad esempio per il bagno il costo ammonta a 12,50 euro per una sola prestazione. Le cure, invece, sono diverse e passano dalla idropinica a quella inalatoria, ma anche balneoterapiche e altro.

Lo stabilimento termale nella stagione 2024 ha chiuso i battenti per lavori a metà novembre, invece che da dicembre ad aprile come di consueto. Restano attivi gli altri servizi, ad esempio il centro estetico è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 20 e il sabato dalle 8,30 alle 16,30. Le Terme Santa Lucia si possono raggiungere in autobus o in automobile, distano circa 30 minuti da Macerata.

Anche il contesto è meraviglioso: sono immerse nel verde, vicino a un bellissimo e antico bosco e a poca distanza da Macerata, dove ammirare numerosi edifici di pregio e storici: il luogo ideale in cui staccare la spina.

Terme di Frasassi, vicino alle omonime grotte

Note fino ai tempi dei romani, le acque sulfuree delle Terme di Frasassi sono un vero e proprio toccasana. Oggi l’offerta è declinata in cure termali, reparto estetico e massoterapico: il posto da raggiungere per fare bene al corpo e alla mente. Le piscine che si trovano all’interno del complesso (che ha anche un hotel) sono un vero e proprio concentrato di relax: l’acqua è sulfurea-sodica e la sua temperatura si attesta intorno ai 24 gradi. Vi è una piscina di grandi dimensioni con cascate per il massaggio cervicale, un percorso Kneipp caldo e freddo, una vasca idromassaggio e una piscina di dimensioni più ridotte. Non manca la possibilità di fare trattamenti estetici, come quelli per la cellulite, per la pelle, massaggi di vario tipo, oppure di sottoporsi a cure per varie patologie, con la possibilità di sfruttare la convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.

La stagione termale chiude verso la fine di novembre, quindi è bene controllare il sito per conoscere le date di apertura. Per quanto riguarda le piscine gli orari risultano essere, in base alle informazioni presenti sul sito, dalle 10 alle 19: dai 16 anni compiuti il costo è di 18 euro, solo il pomeriggio (dalle 14,30 alle 19) 10 euro. Fino ai 3 anni i bambini entrano gratuitamente, poi con tariffa ridotta.

Queste terme si trovano a Genga, piccolo comune della provincia di Ancona (da cui dista circa 45 chilometri), dove sorgono anche le celebri grotte di Frasassi, da vedere, così come vale la pena visitare l’Abbazia di San Vittore alle Chiuse, in stile romanico, il Tempio del Valadier e l’eremo di Santa Maria Infra Saxa.

Terme di Sarnano, ai piedi dei monti Sibillini

C’è la Spa, ma anche il residence, senza dimenticare le cure termali, le consulenze mediche, la fisioterapia e la riabilitazione: sono le Terme di Sarnano in provincia di Macerata, in un piccolo comune ai piedi dei Monti Sibillini.

La pace è garantita, perché qui ci si può rilassare e prendersi cura di sé. Il percorso della Spa prevede la presenza di un bagno turco, in cui le acque termali riscaldate avvolgono gli ospiti, poi una doccia e si passa alla sauna, per non dimenticare l’idromassaggio con acqua termale all’interno di una vasca che può ospitare fino a otto persone. Si conclude il percorso nell’area relax e tisaneria. All’interno della struttura vi è anche, ad esempio, l’Idrolife: si tratta di una piscina termale con acqua bicarbonato-calcica a una temperatura che oscilla tra i 34 e i 36 gradi.

L’ingresso alla Spa standard (per due ore e mezza) ha un costo di 35 euro a persona. Mentre l’apertura della struttura è prevista dal lunedì al venerdì e dalle 15,30 alle 19, il fine settimana e i festivi solo su prenotazione. Vale la pena scoprire i dintorni, infatti il borgo di Sarnano è davvero affascinante complici anche le origini antiche, inoltre, nei pressi si trovano anche i resti dell’Eremo di Soffiano.

All’interno delle terme ci si può sottoporre a cure termali sfruttando le tre acque che sgorgano da sorgenti presenti nel territorio: acqua di San Giacomo, Acqua Tre Santi e Acqua Terro. Si trovano a circa 30 chilometri di distanza da Macerata.

Terme di Acquasanta, nella provincia di Ascoli Piceno

Siamo ad Acquasanta Terme, in provincia di Ascoli Piceno, è qui infatti che sorgono le omonime terme: si tratta di uno stabilimento dove vengono proposte cure termali e massofisioterapiche, convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale che dispone di un hotel, piscina interna con acqua termale, centro benessere ed estetico. Al suo interno vi sono: sauna, bagno turco, docce a getto cromatico, una piccola piscina con idromassaggio, sala relax e tisaneria, solarium e piccola piscina esterna e zona per i trattamenti di bellezza.

L’apertura stagionale della struttura va dal 15 maggio al 12 novembre, secondo quanto riportato sul sito ufficiale, per prezzi e informazioni è necessario contattare la struttura, ma basti sapere che un fine settimana dedicato al benessere termale ha un costo di 226 euro a persona e comprende – tra le altre cose – accesso alla piscina termale, trattamento fango termale e idromassaggio in vasca singola con acqua sulfurea e massaggio. È valido per le notti di venerdì e sabato e nel costo ci sono pranzi, cene e colazioni.

Un luogo da sogno, tra i Monti della Laga e i Sibillini, Acquasanta Terme è un piccolo borgo in cui si possono ammirare preziose testimonianze del passato, basti sapere che sono stati ritrovati resti preistorici, mentre si possono far risalire ai romani le prime notizie sulle terme: dalle chiese alle case alle strutture celebri (come il Ponte d’Arli che pare poter essere datato intorno al Cinquecento), questo è un posto tutto da scoprire.  La distanza con Ascoli Piceno è di soli 21 chilometri circa.

Terme dell’Aspio a Camerano

Siamo nel Parco Regionale del Conero, a Camerano borgo in provincia di Ancona. Qui sorgono le Terme dell’Aspio, le cui acque, a quanto pare, arrivano da quattro fonti diverse: Forte, Nuovo, S. Maria e Regina Coeli. Qui ci si può sottoporre a cure, ma anche a trattamenti di bellezza, la struttura non ha un sito internet ma si trova in via delle Terme a Camerano a poco piiù di 11 chilometri di distanza da Ancona.

Le terme da raggiungere nelle Marche

Fonte: iStock

Le terme da raggiungere nelle Marche: quali scegliere
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Marche, una regione al plurale per la varietà dell’offreta turistica

Le Marche sono l’unica regione al plurale d’Italia, e questo fatto linguistico è motivo di vanto chi ha il compito di promuoverne il territorio così vario e ricco di attrattive. Ne abbiamo parlato con Stefania Bussoletti, direttrice dello sviluppo economico della regione Marche e direttrice facente funzioni dell’Agenzia per il turismo e l’internazionalizzazione delle Marche (Atim) ad interim in occasione del TTG di Rimini.

Marche, non solo mare

“Le marche sono una regione poliedrica, in mezz’ora si va dalla montagna al mare”, ha spiegato Bussoletti. Tanto che proprio alla 61esima edizione di TTG Travel Experience nello stand della regione c’erano ben 60 operatori turistici, specializzati in arte, cultura, natura per incontri b2b e promuovere l’intero territorio che non è soltanto mare e che può essere scopeto in qualunque periodo dell’anno. Se si è incerti se scelgliere mare o montagna, per le Marche la risposta è “mare E montagna”.

“Abbiamo lavorato molto sulla valorizzazione dei borghi storici per ridare vita a questi luoghi meravigliosi che rischiano di essere spopolati”. Da Urbino ad Ascoli Piceno, le Marche, infatti, custodiscono un patrimonio storico, culturale e artistico unico. In questo senso, la regione ha da poco stanziato delle importanti risorse di programmazione comunitaria, al fine di valorizzare e rendere meglio fruibili i borghi storici marchigiani.

Vista dell'interno delle famose grotte di Frasassi nelle Marche, con stalattiti e stalagmiti in primo piano

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Le Grotte di Frasassi, nelle Marche

L’importanza dei turisti stranieri

“Inoltre”, ha proseguito la direttrice “stiamo spingendo molto sull’incoming dei turisti stranieri, in particolare dal Nord Europa come Germania, Svezia e Paesi nordici che è un mercato che ci interessa molto, anche perché abbiamo dei voli che arrivano da questi Paesi che stanno lavorando molto bene. A novembre partirà anche un nuovo volo per Barcellona quindi ci interessa anche il mercato spagnolo”.

La promozione turistica regionale, realizzata tramite l’ATIM, infatti, si rivolge non solo al mercato italiano, ma punta anche ai mercati esteri, con un’attenzione particolare a quelli collegati direttamente con l’Aeroporto delle Marche o attraverso gli hub nazionali ed esteri. È emblematico il recente flusso di circa 4.000 turisti nordamericani che, negli ultimi quattro mesi, hanno scelto le Marche come meta delle vacanze, utilizzando proprio questi collegamenti strategici.

Lame Rosse

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Il paesaggio delle Lame rosse nelle Marche

La regione del buon vivere

Il turismo costituisce una componente fondamentale del tessuto economico regionale, non solo per l’importante afflusso di visitatori, ma anche per il suo impatto trasversale su altri settori economici, generando una sinergia che contribuisce alla crescita di tutta la comunità, scrive la regione in comunicato. Proprio per questo, tra le priorità c’è il potenziamento della promozione turistica regionale, attraverso la valorizzazione delle sue eccellenze territoriali e sull’esperienza del “buon vivere” che caratterizza il territorio.

Questa strategia si articola in più aspetti, dalla celebrazione delle eccellenze enogastronomiche locali, alla qualità dell’accoglienza, fino alla promozione dei paesaggi e dei servizi orientati al benessere della persona. In sintesi, le Marche si propongono come il luogo dove vivere esperienze autentiche e rigeneranti.

Chi viene nelle Marche, inoltre, non può non apprezzare le meraviglie naturali del territorio, tra cui, ad esempio le spettacolari Grotte di Frasassi, le Lame rosse o i paesaggi dei Sibillini. Inoltre, l’offerta verrà arricchita dalla valorizzazione della produzione enogastronomica locale, con particolare attenzione a prodotti di pregio come il tartufo, che rappresenta una vera eccellenza marchigiana e caratterizza le colline della regione da Nord a Sud.

Sarnano

Fonte: iStock | Ph. ValerioMei

Il borgo di Sarnano, ai piedi dei Monti Sibillini
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Tour delle Marche in autunno: cosa vedere?

L’autunno è una delle stagioni migliori e più suggestive per visitare le Marche, la splendida regione del centro Italia, un gioiello probabilmente ancora fuori dalle grandi rotte turistiche, che merita assolutamente di essere esplorato. Cosa ha da offrire questa regione?

Oltre ai borghi storici, fra i più belli d’Italia, sicuramente la gastronomia marchigiana è molto apprezzata a livello nazionale, e non solo, come del resto la sua grande cultura e storia artistica. Inoltre, in autunno percorrere le strade delle Marche permette di scoprirne i suoi fantastici paesaggi: i colori caldi delle colline e la tranquillità dei luoghi meno affollati, insieme alla presenza di un clima piuttosto mite, fanno delle Marche una meta ideale per chi cerca una vacanza rilassante. Ecco, quindi, un itinerario alla scoperta delle Marche in autunno.

1. I borghi medievali e le città d’arte

Uno degli aspetti più affascinanti delle Marche è la grandissima quantità di borghi medievali che si incontrano lungo il cammino, percorrendo le sue strade. Fra tutti si cita sicuramente Urbino, la città natale di Raffaello e patrimonio dell’UNESCO, un gioiello marchigiano che merita assolutamente una visita. Qui è possibile passeggiare fra le sue vie così suggestive e visitare il Palazzo Ducale, una tappa quasi obbligatoria per gli amanti di storia ed arte, durante l’autunno rende tutta l’atmosfera ancora più magica.

Un altro borgo imperdibile è Gradara, piccola cittadina famosa per il suo castello, capace di attirare migliaia di visitatori ogni anno, e che fa da sfondo alla tragica storia d’amore raccontata nella Divina Commedia tra Paolo e Francesca. In questo famoso borgo delle Marche le giornate autunnali sono ideali per visitare le fortificazioni medievali, ma soprattutto passeggiare fra i viali alberati caratterizzati dai colori autunnali e godere del panorama sulla colline circostanti.

Infine, spostandosi verso l’interno, si consiglia anche di scoprire il borgo di Cingoli, in provincia di Macerata e con appena circa diecimila abitanti, e che viene considerato come il “balcone delle Marche”, in grado di regalare una vista spettacolare che si estende fino al mar Adriatico. Qui, i colori autunnali regalano paesaggi unici, che sembrano quasi essere usciti da un dipinto.

2. Il  Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Per gli amanti della natura e delle attività all’aperto, cosa c’è di meglio che esplorare il Parco Nazionale dei Monti Sibillini nel periodo autunnale? Le temperature non eccessivamente fredde rendono le passeggiate in questo meraviglioso parco molto piacevoli, anche per l’atmosfera che si crea grazie ai colori caldi delle foglie, che trasformano i sentieri in un vero e proprio quadro vivente.

Una delle escursioni migliori da fare è quella che conduce al Lago di Pilato, un piccolo lago glaciale che si trova in una conca fra le montagne. Inoltre, il parco è ricco di leggende, come quella più famosa che riguarda la Grotta della Sibilla, che si dice fosse la dimora di una profetessa in grado di predire il futuro. Una visita a questa grotta permette di immergersi nella magia e nel mistero che avvolgono i Monti Sibillini.

Foto del Lago di Pilato, nelle Marche, con cielo sereno e monte sullo sfondo che si riflette sull'acqua

Fonte: iStock

Lago di Pilato e Monte Redentore nelle Marche

3. I sapori tradizionali marchigiani

Un tour delle Marche, soprattutto in autunno, non può certamente dirsi completo senza un assaggio della cucina locale, che sa esprimere il meglio di sé in questa stagione. La regione è molto famosa per la produzione dell’olio e, di conseguenza, per la raccolta delle olive. Proprio le aziende produttrici, durante questo periodo, organizzano visite e degustazioni, permettendo ai turisti di scoprire l’autentico sapore dell’olio extravergine di oliva marchigiano.

Non solo! L’autunno è anche la stagione del tartufo bianco, di cui il bel borgo di Acqualagna ne è la capitale indiscussa. Qui, infatti, si tiene annualmente la Fiera Nazionale del Tartufo, dove i visitatori possono assaporare piatti raffinati a base di tartufo ed acquistare il prodotto dai cercatori locali.

Inoltre, tra ottobre e novembre, i piccoli borghi si animano con eventi dedicati alle castagne e ai funghi, ma anche alla vendemmia e al vino nuovo. Proprio i vini marchigiani vengono riconosciuti tra i migliori vini bianchi d’Italia e le cantine offrono percorsi di degustazione. L’autunno è anche il momento perfetto per esplorare le colline dove vengono coltivati alcuni dei più celebri vitigni della regione, come quella dei Castelli di Jesi, famosa per la produzione del Verdicchio, dove i vigneti che si tingono di giallo e di rosso creano un panorama imperdibile.

5. Le Grotte di Frasassi

Un altro luogo nelle Marche che merita una visita durante un tour autunnale della regione sono le Grotte di Frasassi, considerate fra le grotte più suggestive d’Italia e d’Europa. Le temperature costanti all’interno di queste formazioni, che si aggirano attorno ai 14 gradi, le rendono perfette da visitare in ogni stagione, anche se la minor affluenza di turisti in autunno permette di godere appieno della loro maestosità.

Vista dell'interno delle famose grotte di Frasassi nelle Marche, con stalattiti e stalagmiti in primo piano

Fonte: iStock

Grotte di Frasassi, Marche

6. Recanati e i luoghi leopardiani

Infine, per gli appassionati di letteratura e cultura italiana, non può mancare una visita a Recanati, la città natale del famoso Giacomo Leopardi. Soprattutto in autunno la visita ai luoghi come “il Colle dell’Infinito” diventa ancora più suggestiva, grazie anche alla frequente presenza di una leggera nebbia che avvolge la campagna circostante, oltre che i colori autunnali che creano un’atmosfera quasi malinconica. Insomma, la situazione perfetta per immergersi nelle bellissime poesie del grande poeta italiano.

A Recanati, inoltre, la Casa Leopardi è sempre aperta al pubblico. Visitare questa storica abitazione permette di affrontare un viaggio nel mondo interiore di Leopardi, camminando e scoprendo i suoi manoscritti, i suoi libri ed osservando i diversi oggetti personali. Un’esperienza in grado di lasciare un segno profondo, soprattutto per tutti coloro che amano la letteratura italiana.

L’autunno è probabilmente uno dei momenti migliori per visitare le Marche e godere non solo della bellezza dei suoi paesaggi mozzafiato, dei borghi affascinanti e dei suoi sapori autentici. Durante questa stagione è possibile scoprire anche le tradizioni locali e, in un certo modo, farne parte. L’autunno è il periodo in cui si svolge, ad esempio, la storica sagra della Castagna nel piccolo borgo di Smerillo, oltre al Palio dei Terzieri a Massa Fermana, una rievocazione storica che si svolge a fine settembre, con sfilate in costume, gare e momenti di spettacolo.

Insomma, non resta che preparare le valigie e partire alla scoperta di una delle regioni più belle dell’Italia centrale.

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Marche: le più belle piscine naturali del fiume Bosso

Piccoli canyon, forre, cascate, scivoli calcarei e piscine naturali: il fiume Bosso offre tutta la gamma completa del divertimento per gli amanti dell’acqua dolce. E sono in tanti che in questa parte interna delle Marche, al cospetto dell’Appennino umbro-marchigiano, preferiscono il fiume al mare, un turismo quotidiano e di prossimità rispetto alle gettonate coste adriatiche della regione.

Il Bosso nasce in località Pianello dalla confluenza di tre piccoli corsi d’acqua, i torrenti Certano, Giordano e Fiumicello. Costeggia poi l’abitato di Secchiano e si dirige verso Cagli, la cittadina più importante bagnata dalle sue acque, dove riceve il tributo del fiume Burano per poi gettarsi nel Candigliano e, ulteriormente, nel Metauro.

L’area tra Pianello e Cagli è una zona davvero ricca di spiagge d’acqua dolce e piscine naturali per tutti i gusti. Immersi nella splendida cornice rurale marchigiana, con le vette appenniniche a fare da contorno al paesaggio, è un vero piacere esplorare i tredici chilometri che collegano la frazione al suo capoluogo, percorrendo le sponde del fiume e scoprendone ogni angolo vocato al wild swimming. 

Bosso: le spiagge fluviali di San Nicolò

Fiume Bosso Marche Piscine naturali

Fonte: Lorenzo Calamai

Le belle piscine naturali tra Secchiano e Pianello

All’incirca a metà strada tra Cagli e Pianello, poco più a monte del fiume rispetto al ponte pedonale che rappresenta il punto di partenza del Sentiero delle Ammoniti, il Bosso offre una zona fantastica per una giornata in riva al fiume.

Grandi massi piatti, qualche spiaggia in terra battuta, piscine naturali di diverse profondità e un po’ di bosco ai margini per ripararsi dal sole battente nelle ore più calde: un contesto a dir poco perfetto per una destinazione adatta a tutta la famiglia.

Le acque del Bosso sono splendide: passano dalla trasparenza più totale nei tratti dove c’è poca profondità a delle tonalità intense di blu, quasi elettriche, lasciando però vedere sempre chiaramente il fondale, sintomo della loro purezza.

Fiume Bosso Marche Piscine naturali

Fonte: Lorenzo Calamai

Relax a bordo fiume

Un’indicazione della qualità dell’acqua è la presenza occasionale di qualche granchio di fiume, una creatura rara che abita solamente i corsi più incontaminati.

Bosso: la cascata del mulino di Secchiano

Percorrendo la Strada provinciale 29 che corre lungo il corso del Bosso, in direzione di Cagli, si supera l’abitato di Secchiano e, su una curva verso sinistra, si individuano alcune case, ristrutturate là dove c’era un antico mulino che funzionava grazie all’energia fluviale.

Dietro gli edifici una bella cascata dal fronte ampio mette allegria solo a starci vicino. Ci si può sistemare sia in qualche radura poco a monte, seguendo le tracce che si aprono lungo il sentiero, che nella spiaggetta di sassi a valle, ombreggiata da alcuni alberi.

Fiume Bosso Marche Piscine naturali

Fonte: Lorenzo Calamai

La cascata del mulino di Secchiano

Da sopra la cascata ci si tuffa senza problemi nella polla sottostante, profonda abbastanza da non farsi male. L’acqua fresca è un vero toccasana contro la calura e tanti bambini e bambine del luogo imparano qui a tuffarsi senza paura né pericoli.

Bosso: il canyon di Secchiano

Poco più a valle rispetto alla succitata cascata, il fiume Bosso vede le pareti rocciose attorno al suo letto alzarsi: il suo corso si chiude in un canyon tutto da nuotare e da esplorare.

Alla prima parte del canyon si accede da un sentiero breve ma impervio, è necessario utilizzare la corda legata agli alberi che coprono il sentiero e calarsi con attenzione lungo la traccia battuta per arrivare sulle rocce nel letto del fiume.

Fiume Bosso Marche Piscine naturali

Fonte: Lorenzo Calamai

Esplorare il canyon a nuoto

Qui ci si può sistemare comodamente in una delle tante nicchie sulla riva, tante piccole alcove nella roccia dove sistemarsi. Tutt’intorno piscine naturali di diverse profondità e trampolini di pietra dai quali tuffarsi.

Dopo questa prima ansa in cui il letto del fiume si restringe di molto, il Bosso torna ad aprirsi in un lungo rettilineo e poi a inforrarsi nuovamente in una seconda parte del canyon. A questo tratto si può accedere da un agile sentiero che si trova qualche centinaio di metri più avanti rispetto al precedente accesso, in direzione Cagli.

Sceso in pochi minuti il sentiero che porta al canyon si trovano a monte alcuni laghetti di acqua bassa che vengono utilizzati per far divertire i bambini piccoli. A valle, invece, le pareti rocciose sui lati del corso d’acqua si alzano sempre di più. La gente si sistema su una sponda e sull’altra, beneficiando dell’ombra degli alberi in cima a questa sorta di scogliere in sinistra orografica.

Scendendo sul letto del fiume, si può iniziare a percorrere il canyon. Si attraversa prima un grazioso laghetto di forma perfettamente circolare, poi una piscina naturale piuttosto profonda dove nuotare per qualche metro è tassativo. Esplorare il canyon nuotando nei punti più profondi, camminando in quelli più bassi e uscendo occasionalmente dall’acqua in occasione delle piccole spiaggette che si incontrano è una esperienza da non perdere.

Bosso: l’ansa rocciosa di Cagli

Fiume Bosso Marche Piscine naturali

Fonte: Lorenzo Calamai

L’ansa del Bosso nei pressi di Cagli

Poco distante dall’inizio dell’abitato di Cagli, il fiume Bosso compie un’ansa in corrispondenza di un promontorio roccioso. Da un lato e dall’altro di questo, due ampie spiagge sono molto gettonate dagli abitanti del luogo.

Nel laghetto che si è formato a monte del promontorio sguazzano allegri i più giovani, mentre consessi familiari articolano lunghe conversazioni con l’acqua alla vita, coadiuvando refrigerio e convivialità. Scendendo a valle, oltre l’ansa attorno alla conformazione rocciosa, l’acqua si fa più profonda: una grande piscina di acqua azzurra fa bella mostra di sé.

I due lati del promontorio sono collegati da un tratto molto stretto del fiume, dove l’acqua è profonda: è divertente percorrere l’ansa a nuoto, per andare da una parte all’altra di questo bel luogo.

Bosso: i Tre pozzi di Cagli

Li chiamano i Tre pozzi. Sono una serie molto ravvicinata di piscine naturali alle porte di Cagli, la spiaggia per eccellenza della gioventù cagliese.

Come indica evidentemente il nome, questo tratto del fiume Bosso è caratterizzato dal susseguirsi di tre piscine naturali. Quella più a monte è figlia di una bella e poderosa cascata intorno alla quale è possibile sistemarsi sui massi.

Bosso Tre Pozzi

Fonte: Lorenzo Calamai

Godersi l’estate sulle rive d’acqua dolce del fiume Bosso, nel cuore delle Marche

Dopodiché il fiume si incanala in una breve forra, circondato di pinnacoli rocciosi torniti dallo scorrere millenario delle acque. Qui, con un po’ di prudenza, ci si può produrre in adrenalinici tuffi da discrete altezze.

Infine, dopo un laghetto con l’acqua bassa dove i ragazzi del luogo hanno sistemato un tavolino da picnic per godersi la giornata con i piedi a bagno, l’acqua torna ad essere profonda di nuovo dirigendosi verso Cagli.

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Estate nei Borghi Sibillini delle Marche, tra sagre, escursioni e notti sotto le stelle

Un fitto calendario di oltre 100 eventi, che spaziano tra sagre, concerti, escursioni e notti stellate, accende l’estate negli antichi Borghi Sibillini, situati tra le province di Ascoli Piceno e Fermo. Da Amandola a Montefortino, passando per Force, Montemonaco e Rotella, è un susseguirsi di appuntamenti che animano le antiche piazze e celebrano tradizioni millenarie. Un’occasione imperdibile per scoprire e immergersi nell’anima di un territorio che unisce storia, cultura e natura.

Il progetto “Borghi Sibillini” nasce dall’iniziativa congiunta dei dieci comuni dell’Unione Montana dei Sibillini – Amadola, Force, Montedinove, Montefalcone, Montefortino, Montelparo, Montemonaco, Rotella, Santa Vittoria, Smerillo, – con l’obiettivo di creare una rete territoriale coordinata che metta in risalto la bellezza e l’identità unica di quest’area. Un territorio che si distingue per un paesaggio di grande fascino, caratterizzato da colline verdeggianti che si estendono tra le maestose montagne appenniniche e il Mar Adriatico.

In particolare, la porzione di territorio che comprende i comuni di Amandola, Montefortino e Montemonaco rappresenta il versante nordorientale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ricoperto da magnifiche faggete, dove si possono trovare specie rare come la stella alpina e la genziana, e non è raro avvistare il lupo, l’astore e l’aquila reale

Ci troviamo in quello che è considerato il “versante magico” del parco, ritenuto nel Medioevo come un regno misterioso, popolato da demoni, negromanti e fate. Tra le numerose leggende che avvolgono questa zona, spiccano quelle legate alla Sibilla, la “Illustre profetessa” che si dice vivesse in una grotta sul monte omonimo, e quella di Ponzio Pilato, secondo cui il corpo senza vita del funzionario romano fu trascinato da bufali fino alle acque rosseggianti del Lago di Pilato, situato nella profonda valle che attraversa il massiccio del Monte Vettore.

Estate nei Borghi Sibillini delle Marche

Ultimamente, i Borghi Sibillini delle Marche si stanno impegnando a promuovere le peculiarità di ciascun borgo, valorizzandone al contempo i tratti comuni. L’iniziativa punta a far conoscere i Monti Sibillini attraverso una narrazione che ne evidenzi le caratteristiche uniche, attraendo un pubblico sempre maggiore. L’obiettivo è trasformare quest’area in una meta turistica di primo piano, con un’offerta culturale e sportiva ricca e variegata, preservando al tempo stesso l’autenticità e l’essenza del territorio.

Ecco alcuni degli eventi in programma ad agosto nei Borghi Sibillini:

Rievocazioni storiche ad Amandola

  • 18 e 19 agosto 2024: Festa di San Ruffino – Una storica fiera mercato con stand gastronomici presso l’Abbazia dei Santi Ruffino e Vitale.
  • 20-25 agosto 2024: Festa del Beato Antonio – Il più importante evento estivo di Amandola, con una settimana ricca di concerti e iniziative che attirano ospiti illustri.
  • 25 agosto 2024: Rievocazione Storica “Processione delle Canestrelle” – Un sentito evento che simboleggia i pellegrinaggi dei proprietari terrieri per portare un’offerta al Beato in segno di ringraziamento per il raccolto; a seguire il Concerto di Paolo Belli Big Band in Piazza Risorgimento.

Antichi sapori a Force

  • 16-18 agosto 2024: Antichi Sapori per le Vie del Borgo – Un festival che anima Force con stand gastronomici e artisti di livello internazionale. Inoltre, fino a settembre 2024, si potrà visitare una Mostra Egizia in onore dell’architetto Ernesto Verrucci Bey nel 150° anniversario della nascita, curata dall’egittologo Maurizio Damiano.

La sagra di Montefortino

  • 31 agosto – 1 settembre 2024: 50^ Sagra della Cucciola – La più antica sagra del paese, dove si celebra un piatto tradizionale con una ricetta unica di Montefortino.

Il festival di Montemonaco

  • 25 agosto 2024: Spensieralto – Festival dei Borghi di Montagna.

Feste religiose a Rotella

  • 13-15 agosto 2024: Festa di Montemisio – Un appuntamento religioso presso il Santuario di Montemisio.
  • 17-18 agosto 2024: Beata Assunta Pallotta – Con il tradizionale Miracolo della Fontana che butta Vino a Castel di Croce.
  • 30-31 agosto 2024: Festa di S. Viviana – La festa più importante di Rotella, con la processione delle spoglie di S. Viviana.