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Tempio di Kailasa, un’opera monumentale scolpita nel cuore della roccia

È tra i più grandi edifici scavati nella roccia, ma non è questo l’unico motivo che rende il Tempio di di Kailasa uno dei luoghi più incredibili da visitare in Asia. Molti lo conoscono con il nome di Kailasanatha e attira ogni anno tantissimi visitatori per il suo interesse religioso e artistico. L’opera, tra le più straordinarie del mondo antico, si trova all’interno del complesso delle grotte di Ellora nella zona occidentale dell’India. La sua particolarità? È scavato in un unico blocco di roccia basaltica e rappresenta il sacro monte Kailash, dimora del dio Shiva secondo la tradizione induista.

Storia e struttura del Tempio di Kailasa

Durante il regno del sovrano Rashtrakuta Krishna I, il tempio Kailasa ha iniziato a prendere forma. Siamo nel VIII secolo e rappresenta una delle più complesse strutture monolitiche mai create.

Si trova presso la grotta numero 16 del vasto complesso delle grotte di Ellora, sito riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità in India. Il luogo sacro, inserito tra i must to see durante un viaggio in India, ha un’estensione senza paragoni: oltre 2 chilometri e comprende al suo interno 34 strutture rupestri di cui 17 induiste, 12 buddhiste e 5 giainiste. Ciascuna è in grado di testimoniare l’abilità artistica e la tolleranza religiosa che caratterizzano l’India fin dall’antichità. Il complesso è scavato interamente nel fianco di una collina, ma è importante sottolineare che tra le grotte di Ellora il tempio di Kailasa emerge tanto per la dimensione quanto per la perfezione nella realizzazione.

Cosa rende la costruzione così straordinaria? Sicuramente la tecnica costruttiva. Se negli edifici tradizionali si lavora a blocchi o mattoni, qui la struttura viene scolpita nella roccia. Gli artigiani hanno scavato dalla cima proseguendo poi verso il basso con la tecnica dello scavo verticale dando vita ad una struttura interamente monolitica con dettagli incredibilmente raffinati e una precisione geometrica sbalorditiva. Le stime parlano di circa 400.000 tonnellate di roccia rimosse nell’arco di meno di vent’anni, un’impresa che sfida ogni logica per l’epoca.

Tempio di Kailasa cosa vedere

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Visitare lo splendido Tempio di Kailasa, una struttura monolitica scavata nella roccia

La struttura del tempio dedicato a Shiva

Il Tempio di Kailasa fu concepito come un omaggio al dio Shiva, una delle divinità principali del pantheon induista. L’intera struttura simboleggia il Monte Kailash, considerato la dimora degli asceti e la sede spirituale di Shiva.

Il cortile del tempio, a forma di U, è circondato da un porticato a colonne disposto su tre livelli mentre al centro si trovano due elementi principali: il Mandapa (la sala esterna pilastrata) e il santuario centrale con il Linga, il simbolo fallico associato a Shiva. Di fronte al santuario è posizionata la statua di Nandi, il sacro toro cavalcato dalla divinità.

L’opera è gigantesca: si estende per circa 50 metri di lunghezza, 33 di larghezza e 30 di altezza. Alla base sono scolpiti elefanti in pietra che sembrano sorreggere la struttura regalandole un aspetto ancora più maestoso. Possiamo notare come l’architettura dravidica, tipica dell’India meridionale sia testimoniata dall’uso di torri a piramide, portoni decorati e bassorilievi complessi.

Dove si trova e come arrivare al tempio di Kalisasa

Il tempio di Kalisasa è situato all’interno del sito archeologico di Ellora e più precisamente presso la grotta numero 16. È una delle attrazioni più importanti del luogo ed è posto a circa 35 km da Aurangabad e 345 km da Mumbai. Dall’aeroporto di Aurangabad è possibile raggiungere il parco archeologico con un taxi privato, un autobus locale oppure aggregarsi ad un’escursione di gruppo con trasporto incluso.

Il tempio, considerato uno dei più alti del sud dell’India, è davvero suggestivo e non è difficile comprenderne il motivo guardando le foto. Visto dal vivo l’effetto wow è assicurato.

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La statua più alta del mondo è in India

La Statua dell’Unità (“Statue of Unity”) è la statua più alta del mondo, un capolavoro d’ingegneria e un simbolo di unità nazionale per l’India. Situata nello stato del Gujarat, questa imponente struttura dedicata a Sardar Vallabhbhai Patel, uno dei leader più importanti nella storia dell’India indipendente, attira milioni di visitatori ogni anno. Con i suoi 182 metri di altezza, supera di gran lunga monumenti iconici come la Statua della Libertà e il Cristo Redentore.

Inaugurata il 31 ottobre 2018, in occasione del 143° anniversario della nascita di Patel, la statua è stata fortemente voluta dal primo ministro indiano Narendra Modi, allora capo del governo del Gujarat, come tributo al leader chiave nel processo di unificazione dell’India dopo l’indipendenza nel 1947. Ma cosa rende questa statua così straordinaria? Scopriamolo insieme.

La Storia dietro la Statua dell’Unità

Patel, noto come il “Bismarck dell’India“, fu determinante nell’unire oltre 560 stati principeschi, gettando le basi per l’attuale nazione. L’idea di costruire un monumento in suo onore è stata annunciata nel 2010, con la posa della prima pietra avvenuta nel 2013. Il progetto è stato completato in soli cinque anni, grazie all’impegno di oltre tremila lavoratori e 250 ingegneri. Da allora, la statua è diventata una delle principali attrazioni turistiche dell’India, anche se fuori dagli itinerari turistici più tradizionali.

Qualche dettaglio tecnico

Con un’altezza complessiva di 182 metri, che arriva a 240 considerando il basamento, la Statua dell’Unità domina il paesaggio circostante. Realizzata in bronzo, acciaio e cemento armato, pesa oltre 67.000 tonnellate. L’opera è stata progettata dall’architetto e scultore indiano Ram V. Sutar, con un costo complessivo di circa 420 milioni di dollari. La statua è orientata simbolicamente verso la diga di Sardar Sarovar, una delle più grandi dell’India, per sottolineare il progresso e lo sviluppo del Paese. L’espressione determinata del volto di Patel, unita alla posizione delle braccia lungo i fianchi, riflette la fermezza con cui guidò l’unificazione dell’India.

La Statua dell'Unità in India

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La passeggiata per avvicinarsi alla statua

Cosa rende la Statua dell’Unità unica

Oltre a essere la statua più alta del mondo, questa meraviglia ingegneristica offre un’esperienza straordinaria ai visitatori. Al suo interno si trova un ascensore che conduce fino a 153 metri di altezza: qui una piattaforma panoramica regala una vista mozzafiato sulla valle del fiume Narmada. Alla base della statua, un museo interattivo racconta la vita e le imprese di Sardar Patel, arricchito da esposizioni multimediali e una galleria fotografica.

Tutta l’area circostante è stata trasformata in un moderno complesso turistico, con un centro di accoglienza, giardini curati, un parco per bambini e una zona dedicata a spettacoli di luci e suoni notturni.

Una curiosità dal punto di vista ingegneristico? La struttura è stata progettata per resistere a venti di oltre 180 km/h e a terremoti di magnitudo 6.5.

Come arrivare alla Statua dell’Unità

La Statua dell’Unità si trova nei pressi della città di Kevadia, nello stato del Gujarat, ed è facilmente raggiungibile dai principali centri urbani dell’India. L’aeroporto più vicino è quello di Vadodara, situato a circa 90 chilometri di distanza, da cui è possibile proseguire con taxi o autobus. Anche la stazione ferroviaria di Kevadia, inaugurata nel 2021, facilita gli spostamenti verso questa destinazione. Per chi viaggia in auto, la statua dista circa 200 chilometri da Ahmedabad e 150 da Surat, attraversando un suggestivo percorso panoramico tra colline e la diga di Sardar Sarovar.

Informazioni utili per la visita

La Statua dell’Unità è aperta tutti i giorni dalle 8 alle 18. Il costo del biglietto varia in base alle aree visitabili: il ticket base parte da 150 rupie (circa due euro), mentre per accedere alla piattaforma panoramica è necessario acquistare un biglietto da 380 rupie (circa quattro euro e mezzo). È bene verificare le informazioni di prezzi e aperture prima del viaggio. Il periodo migliore per visitarla va da ottobre a marzo; mentre da evitare se possibile la stagione monsonica, quando le abbondanti piogge e gli allagamenti rendono difficili gli spostamenti e le visite in tutto il Paese.

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India con i bambini, consigli utili per un viaggio senza stress

Un viaggio in India con i bambini spaventa moltissime famiglie, anche tra i viaggiatori più accaniti. Si ha paura dell’igiene; di una cultura così tanto diversa dalla nostra che senza problemi si relaziona con morte, spiritualità e povertà; del cibo sempre speziato a cui i bambini non sempre sono abituati. Eppure, un viaggio in India coi bambini si può fare! Ecco alcuni accorgimenti che possono essere decisivi sulla riuscita della vacanza.

Cosa vedere in India con i bambini e come scegliere la zona giusta

La prima cosa a cui pensare è la zona dell’India da visitare in versione family. L’India è un paese immenso e molto diverso tra Nord e Sud. Il Nord è infinitamente più caotico del Sud, con una quantità di gente che a tratti pare di stare in un videogioco (forse troppo se si viaggia con bambini). Il Sud, invece, volendo generalizzare un po’, è molto più arioso, di spiagge ampie e vegetazioni lussureggianti; sicuramente meno stressante.

Triangolo d’Oro: Delhi, Agra e Jaipur

Il Triangolo d’Oro include Delhi, Agra e Jaipur, ed è senza dubbio uno dei principali itinerari per chi viaggia in India. In realtà non è una zona particolarmente baby friendly perché iper caotica H24, con difficili spazi di tregua e silenzio. Per chi non ci vuole rinunciare, Delhi è una città dalle mille anime, dove induisti e musulmani convivono. Un ottimo punto di partenza per visitare Delhi è Chandni Chowk, uno dei mercati più antichi e affollati, vicino alla moschea Jama Masjid e al Red Fort, ex residenza imperiale moghul. Spostandosi in tuk tuk, si possono visitare il Raj Ghat, memoriale di Gandhi, e il Gurudwara Bangla Sahib, tempio sikh con una grande piscina sacra. L’India Gate è simbolo moderno della capitale, e la Tomba di Humayun un mausoleo moghul Patrimonio UNESCO. Fuori dal centro, meritano una visita il Tempio del Loto e il Qutb Minar. Per lo shopping e il pernottamento, il quartiere di Paharganj offre hotel economici, negozi di artigianato e ristoranti frequentati dai viaggiatori.

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Delhi, il Gurudwara Bangla Sahib, tempio sikh con una grande piscina sacra

Agra è sinonimo di Taj Mahal, un luogo iconico che colpisce anche i più piccoli con la sua storia d’amore (assolutamente da raccontare loro!). Nei dintorni, il Forte di Agra e Fatehpur Sikri sono un viaggio nel viaggio, tra cortili, mura e torri affascinanti.

Jaipur, capitale del Rajasthan, è nota come la “città rosa” per il colore dell’arenaria usata nelle costruzioni del centro storico. Tra i luoghi simbolo spicca l’Hawa Mahal, il Palazzo dei Venti, con la sua facciata a nido d’ape e le 953 finestre che permettevano alle donne di corte di osservare la città senza essere viste. Il City Palace, cuore storico e politico, ospita cortili, padiglioni e musei; mentre fuori città si trova l’Amber Fort, l’antica residenza dei maharaja, circondato da mura imponenti e patrimonio UNESCO. Un altro punto iconico è il Jal Mahal, il Palazzo dell’Acqua, che sembra galleggiare sul lago Man Sagar. Tra i templi più significativi, il Birla Mandir, in marmo bianco, e il Moti Dungri, dedicato a Ganesha. A mezz’ora da Jaipur, il Monkey Temple è immerso nella natura e abitato da numerose scimmie. Le sue vasche sacre, alimentate da una sorgente, vengono utilizzate per rituali di purificazione, regalando un’esperienza unica.

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Il forte di Jaipur

India Spirituale: il fascino di Varanasi, Allahabad e Vrindavan

Per un’esperienza nella spiritualità indiana, ci sono tre luoghi da cui non si può prescindere, ma assolutamente da evitare con bambini durante feste e pellegrinaggi, perché così tanto intasate da risultare quasi pericolose. Varanasi non ha bisogno di presentazioni, tra le città più affascinanti e essenziali dell’India. Da non perdere, il giro in barca sul Gange all’alba e le spettacolari cerimonie del Ganga Aarti sui ghat al tramonto. Ma Varanasi è da vivere perdendosi tra i vicoli, passeggiando lungo i ghat più remoti, per provare a vivere momenti ordinari, senza essere troppo invasivi. Le cremazioni sono esplicite, non ci sono dubbi, e nulla è lasciato all’immaginazione; ma gli indiani vivono il momento della morte e del saluto in modo così tanto naturale che anche i bambini possono assistere. Certamente, nel caso si decidesse di portarli, vanno accompagnati nella comprensione del rito, con la stessa serenità con cui la vivono loro. I bambini hanno molte meno infrastrutture mentali di noi adulti e riescono a vedere oltre, senza giudizio e traumi.

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Bagni nel Gange a Varanasi

Ad Allahabad (Prayagraj), il Triveni Sangam è uno dei punti più sacri del paese, simbolico e potente, dove si incontrano Gange, Yamuna e Saraswati. È da evitare durante le feste e i pellegrinaggi perché viene letteralmente preso d’assalto.

Vrindavan, nello stato di Uttar Pradesh lungo le rive del fiume Yamuna, è una delle città più antiche e sacre dell’India, meta di pellegrinaggio per migliaia di fedeli, poiché qui Lord Krishna visse la sua infanzia. Oggi, l’antico villaggio è diventato una città grande e caotica, che ospita circa seimila templi e numerosi ashram per i pellegrini. Il lungo fiume è un luogo dalle sfumature incredibili, specialmente al tramonto durante la cerimonia dell’Aarti. Per chi desidera una pausa dal trambusto cittadino, è possibile prendere un tuk-tuk e attraversare il fiume per raggiungere i tranquilli villaggi di Belvan e Bhandirvan, con casette basse, templi silenziosi e tanti bambini che giocano per le strade sterrate.

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Tempio induista a Vrindavan

India Centrale: natura, templi e tigri

Gwalior, Orchha e Khajuraho sono tre tappe nel Madhya Pradesh per un’esperienza di viaggio più tranquilla ma altrettanto autentica.

Gwalior è una città ricca di storia, famosa per il suo imponente forte, uno dei più grandi dell’India. Situato su una collina, il forte offre una vista spettacolare sulla città e ospita il Palazzo Man Singh, decorato con piastrelle smaltate blu e gialle. Ogni sera, lo spettacolo di luci e suoni racconta la storia di Gwalior. Scendendo dal forte, si incontrano le giganti statue monolitiche dei santi Jainisti nella Valle di Urwahi. Queste imponenti sculture, scolpite nella roccia, sono di una bellezza straordinaria, a testimonianza dell’importanza della religione jainista nella zona.

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Le giganti statue monolitiche dei santi Jainisti a Gwailor

Orchha, una città fondata nel XVI secolo, è famosa per la sua architettura medievale ben conservata. Il complesso fortificato comprende il Jahangir Mahal, un palazzo magnifico che simboleggia l’architettura islamica dell’epoca, e il Raja Mahal, con torri e dipinti murali. Tra i templi meritano una visita il Ram Raja Temple che un tempo era un palazzo; e il Chaturbhuj Temple, con una vista panoramica dalla sua cima. Lungo il fiume Betwa, si trovano i chhatris, cenotafi dei maharaja, che al tramonto si riflettono sull’acqua, creando un’atmosfera magica. Coi bambini c’è una tappa che vale più di altre: Orchha ospita uno dei tre baobab dell’India, un albero sacro dove i locali pregano. A qualunque ora del giorno c’è qualcuno che vende il filo rosso di cotone (Mouli o Kalawa) da legare intorno a tronco, in offerta per la divinità secondo l’usanza induista.

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Il baobab di Orchha

Infine, Khajuraho è un piccolo villaggio famoso per i suoi templi UNESCO, conosciuti anche come templi del Kamasutra, per le sculture erotiche che li decorano. Costruiti tra il X e l’XI secolo, i templi sono suddivisi in diversi gruppi (il più importante è il gruppo occidentale) e all’interno de parchi c’è molto spazio per passeggiare e correre. Oltre alla visita dei templi, vale la pena esplorare le cascate di Raneh.

Per chi cerca avventura e natura, i Parchi Nazionali di Kanha e Bandhavgarh sono tra i migliori luoghi per avvistare tigri e altri animali selvatici. I safari in jeep sono emozionanti e sicuri anche per le famiglie.

Sud dell’India: spiagge, templi e natura tropicale

Il Sud dell’India è una delle regioni più rilassanti e adatte a un viaggio con bambini. Il Kerala è in assoluto una meta ideale per le famiglie: le backwaters di Alleppey, una rete di canali, laghi e fiumi circondati da una lussureggiante vegetazione tropicale, sono esplorabili a bordo di una houseboat, le tradizionali imbarcazioni. Il Parco Nazionale di Periyar, nella zona montuosa del Kerala, è perfetto per avvistare elefanti, scimmie e una varietà di fauna selvatica; mentre le spiagge di Varkala e Kovalam sono ampie distese di sabbia dorata dove giocare.

A Nord del Kerala, il Karnataka ospita due destinazioni da vedere. Hampi, patrimonio dell’umanità UNESCO, è famosa per le sue rovine antiche, come il Tempio di Virupaksha e il Vittala Temple, che includono templi e palazzi immersi in un paesaggio roccioso surreale. Gokarna è una cittadina costiera meno affollata rispetto a Goa, con spiagge grandi e selvagge come Om Beach e Kudle Beach. La città è anche famosa per il tempio di Mahabaleshwar, uno dei luoghi sacri più importanti per gli induisti.

Goa, purtroppo ormai troppo turistica, continua a essere una meta amata dalle famiglie. Le spiagge di Palolem e Agonda, più tranquille rispetto ad altre, sono piacevoli per i bambini. Oltre a locali e scuole di yoga, ci sono molti mercati, negozi e le storiche chiese coloniali.

Infine, le isole Laccadive e Andamane si trovano rispettivamente al largo della costa del Kerala e del Bengala, e sono veri e propri paradisi tropicali. Le acque cristalline, i fondali ricchi di pesci colorati e le spiagge incontaminate rendono queste isole l’ideale per una fuga rilassante alla fine di un viaggio intenso, lontano dal caos delle città. Prima di prenotare è bene verificare le condizioni di accesso all’isola.

Tra le montagne dell’Himalaya Indiano

Chi cerca un’India più verde può dirigersi verso le montagne dell’Himalaya. Manali, una delle destinazioni più popolari, è la base perfetta per esplorare la regione. Immersa in un paesaggio montano mozzafiato, la cittadina è circondata da fiumi impetuosi e fitte foreste di conifere, ideali per passeggiate e piccole escursioni, per rafting, trekking e ciclismo, da adattare all’età. A Dharamshala, immerso in paesaggi montani spettacolari, si trova il monastero del Dalai Lama, un luogo sacro che offre l’opportunità di esplorare la spiritualità tibetana e la vita dei monaci

Più a est, sulla riva del fiume Gange, Rishikesh è famosa per il suo ambiente mistico e spirituale, con i ponti sospesi che attraversano il Gange, centri di yoga e meditazione per tutte le età. Infine, Nainital è una deliziosa cittadina collinare e il suo lago è navigabile con pedalò o barche a remi e circondato da panorami sbalorditivi.

Il periodo migliore per andare in India

Il periodo migliore per visitare l’India dipende molto dalla regione che si desidera esplorare. In generale, il clima del paese è caratterizzato da tre stagioni principali: l’estate, la stagione dei monsoni e la stagione invernale.

L’inverno (novembre – febbraio) è senza dubbio il momento ideale per viaggiare in gran parte dell’India. Le temperature sono più miti e piacevoli, soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali. Anche il Rajasthan, Delhi, Agra, e le città lungo il Gange sono più godibili durante questo periodo, che però è di alta stagione turistica, quindi è consigliato prenotare con anticipo.

L’estate (marzo – giugno) è la stagione più calda in India, con temperature che possono superare i 40°C in molte zone, come nel Rajasthan, Gujarat e nelle pianure del nord. Questo è un buon momento per visitare le regioni montane come l’Himalaya e le spiagge del sud, dove la temperatura è più sopportabile e le acque sono tranquille.

Il periodo di monsoni (giugno – settembre) porta piogge abbondanti in gran parte del paese. Sebbene il paesaggio diventi lussureggiante e verde, i forti temporali possono portare ad importanti allagamenti e rendere difficili le escursioni e le visite ai siti turistici. Durante il periodo dei monsoni il livello del Gange si alza molto, fino a coprire la maggior parte dei ghat di Varanasi, impedendone la navigazione. Anche i trasporti sono più complicati durante questa stagione, proprio a causa degli allagamenti.

Coinvolgere i più piccoli

Il viaggio in India può essere più complicato di altre mete, ma il segreto è quello di coinvolgere i bambini e renderli esploratori attivi e protagonisti, senza timore. Questo significa che prima di partire si possono leggere libri illustrati sulla religione induista e sulle divinità, o guardare documentari adatti sulla vita in India. Durante le visite ai templi, i bambini possono copiare gli adulti nei loro riti, dalla posizione delle mani alle offerte, provando a partecipare in modo immersivo. Ai bambini va spiegato che si tolgono le scarpe prima di entrare nei templi, ma anche nei negozi e nelle case, per non portare dentro lo sporco e le impurità di fuori. Vedere mucche ovunque, persino davanti casa o in autostrada, può essere divertente; ma capire il motivo di tanto rispetto è importante.

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Il segreto per un viaggio in India con i bambini è coinvolgerli

Se le catene di hotel internazionali sono una garanzia rispetto a igiene e cibo, l’esperienza del dormire in una casa non ha valore: qui ci saranno quasi sicuramente altri bambini pronti a giocare e condividere. A Orchha, il progetto Homes of India ha aiutato alcune famiglie a sistemare una stanza della casa per metterla a disposizione dei turisti. Magari alternare le notti in casa e in hotel può essere una buona soluzione. Altro suggerimento è quello di cercare progetti sociali e di cooperazione per visitare realtà meno turistiche. A Vrindavan l’associazione Food For Life mette a disposizione alcune camere vicino alle due scuole finanziate dal progetto che ospitano oltre 1400 bambine e ragazze felici di presentarsi a chi arriva.

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La scuola del progetto Food for life a Vrindavan

Consigli utili per un viaggio in India con i bambini

Nell’organizzazione del viaggio in India con bambini ci sono alcune cose da tenere in considerazione per facilitare la vacanza.

Concedersi un driver

A volte i viaggiatori rifiutano a priori l’idea del driver privato per girare, ma in India questo può svoltare l’itinerario, specialmente con i più piccoli e soprattutto in estate, quando bus e treni possono subire ritardi o cancellazioni a causa degli allagamenti. Avere un’auto con driver a disposizione consente di personalizzare l’itinerario o fare modifiche e tappe a seconda delle esigenze. Vuol dire togliersi dal caos delle stazioni e degli autobus, e godersi momenti di silenzio. Una sola raccomandazione: definire l’itinerario, contrattare il prezzo prima, e chiarire da subito di evitare negozi e ristoranti di amici e conoscenti.

Gli spostamenti interni

Un viaggio in treno in India è da fare! Meglio evitare le tratte brevi su treni regionali, che possono subire ritardi e de quali con difficoltà si riesce a capire la reale durata del viaggio. Per i tragitti lunghi, i treni notturni sono una valida alternativa. È consigliabile scegliere almeno la seconda classe con aria condizionata (2AC o 3AC), che garantisce posti letto con lenzuola pulite fornite alla partenza, maggiore sicurezza e un viaggio più tranquillo rispetto alle classi inferiori.

Un’opzione più comoda per coprire lunghe distanze è con voli interni: numerose compagnie low cost collegano le principali città indiane e prenotando in anticipo si possono trovare tariffe vantaggiose, spesso competitive rispetto ai treni.

Per muoversi tra le città e nei dintorni, ci sono anche gli autobus, sia quelli governativi più spartani che quelli privati con sedili reclinabili e aria condizionata. All’interno delle città, assolutamente i tuk-tuk (rickshaw a tre ruote) sono il mezzo più pratico e diffuso. È fondamentale contrattare il prezzo prima di salire. Nelle grandi città come Delhi e Mumbai (qui i rickshaw sono principalmente elettrici) lo spostamento in tuk-tuk tra mucche, biciclette e pedoni può sembrare adrenalinico come un videogioco!

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Spostamento in tuk-tuk

Prevedere qualche pausa

Viaggiare in India con i bambini significa adattare il ritmo alle loro esigenze. Meglio rinunciare a qualche tappa e prendersi il tempo per godersi ogni esperienza con calma, evitando stress e stanchezza. Le grandi città, in particolare, possono essere caotiche e affollate, quindi è utile pianificare pause regolari per riposarsi. Rientrare in hotel nel primo pomeriggio per una pausa, magari in una struttura con piscina, può essere un ottimo modo per ricaricarsi. Anche fermarsi in un ristorante tranquillo permette di spezzare la giornata senza sovraccaricare i più piccoli. In visita alle città più grandi può essere necessaria una pausa nei parchi pubblici o giardini; anche nei templi e nei palazzi, spesso ci sono cortili ombreggiati dove fermarsi un momento prima di riprendere la visita.

Cosa mangiare in India con i bambini

Il cibo indiano è ricco di spezie e sapori piuttosto intensi. Nel Nord prevalgono piatti a base di pane e curry più densi, mentre a Sud si trovano preparazioni a base di riso, come il dosa (una sorta di crêpe croccante) con verdure o il riso con latte di cocco. Il thali è il pasto più tipico: un vassoio con porzioni di riso, verdure, lenticchie e pane locale, come chapati o naan. Per i bambini può essere una buona soluzione, scegliendo le versioni meno speziate. È sempre utile specificare “no spicy, no pepper” quando si ordina, anche se un po’ di piccante sarà inevitabile. Nelle città sacre la cucina è prevalentemente vegetariana, mentre a Delhi e nelle aree musulmane si trovano piatti di carne. In ogni caso, è consigliabile fare scorta di pane locale (chapati), che è neutro e piace ai bambini. La frutta fresca e secca sono ottime per le merende. Per una pausa dalle spezie, i ristoranti di hotel internazionali propongono opzioni più semplici come pasta, uova o omelette.

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Dormire in famiglia è un modo per conoscere altri bambini

Medicine, assicurazione e documenti

Non ci sono vaccinazioni obbligatorie per viaggiare in India, ma alcune sono raccomandate, specialmente per le aree rurali. Secondo le indicazioni di Viaggiare Sicuri, è consigliabile essere in regola con le vaccinazioni di routine (tetano, epatite A e B, febbre tifoide) e valutare la profilassi antimalarica per alcune zone. È sempre opportuno consultare un medico prima della partenza. Un’assicurazione sanitaria è altamente consigliata, poiché le strutture mediche pubbliche possono essere inadeguate e quelle private, di buon livello nelle grandi città, hanno costi elevati. In generale, conviene portare qualcosa per la diarrea, fermenti lattici e medicinali per il primo soccorso, oltre a detergenti per le mani (visto che non si usano posate). Per la frutta, scegliere solo quella con la buccia, come banane e mango, per evitare problemi intestinali. È fondamentale bere solo acqua in bottiglia e evitare ghiaccio e verdure crude. Occhio alle scimmie, perché sono davvero agguerrite e farebbero qualsiasi cosa per rubare del cibo.

Per entrare in India è necessario un visto turistico, che va richiesto online. L’e-Visa può essere richiesto non prima di 20 giorni dalla partenza: si riceve l’ETA (Electronic Travel Authorization), che permette, entro 30 giorni, di attivare il visto all’arrivo in aeroporto.

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Auroville, la città sperimentale dell’India nata negli anni ’60

Nata come esperimento universale di unità, trasformazione della coscienza e sostenibilità nel sud dell’India, a pochi chilometri da Pondicherry, la città di Auroville è un progetto unico al mondo. Immaginata fin dagli anni ’30 del secolo scorso dalla “Madre” Mirra Alfassa, discepola di Sri Aurobindo, è stata fondata ufficialmente il 28 febbraio 1968 come un’iniziativa per promuovere la pace e l’armonia oltre confini, culture e religioni.

Circa 5.000 persone, rappresentanti 124 nazioni, hanno partecipato alla cerimonia di inaugurazione presso il grande albero di banyan al centro di quella che sarebbe divenuta Auroville. In quell’occasione, la Madre ha presentato la Carta di Auroville, che stabilisce i principi guida della città, che prevedono tra l’altro l’assenza di proprietà privata e la dedizione al miglioramento personale e collettivo. Anche l’Unesco ha riconosciuto l’importanza del progetto per il futuro dell’umanità, approvandolo come un esperimento che potrebbe rappresentare un modello per nuove comunità globali basate sull’unità e la sostenibilità.

Il Matrimandir, cuore spirituale di Auroville

Il Matrimandir, o “Tempio della Madre”, è il cuore spirituale e geografico di Auroville. Questa struttura sferica, dorata all’esterno e austera all’interno, ospita una grande sala meditativa di marmo bianco con un cristallo al centro, dove i visitatori sono invitati a trovare la propria coscienza. Costruito per essere un luogo di introspezione e di calma, il Matrimandir è alimentato da energia solare, simbolo dell’impegno di Auroville verso la sostenibilità. Le visite sono consentite solo con un permesso speciale e spesso richiedono alcuni giorni di attesa.

L’organizzazione della comunità

Auroville è divisa in quattro “zone” principali che si irradiano dal Matrimandir: la Zona Residenziale, dove risiedono gli abitanti; la Zona Industriale, dedicata a progetti sostenibili e piccole industrie; la Zona Culturale, dove si svolgono attività educative e artistiche; e la Zona Internazionale, che ospita progetti dedicati alla diversità culturale e al dialogo globale. L’area urbana è circondata da una “Cintura Verde”, una zona di ricerca ambientale e di risorse che comprende foreste, giardini botanici, fattorie biologiche, e raccolte di piante medicinali.

Auroville promuove anche attività agricole ed ecologiche, con oltre 14 fattorie biologiche che producono prodotti locali. Molte di queste fattorie accolgono volontari che possono sperimentare la vita della comunità, lavorando nei campi o prendendo parte a progetti di rigenerazione ambientale. Un esempio è la Kottakarai Organic Food Processing Unit, che produce biscotti e pasta da ingredienti locali e biologici, mentre Ganesh Bakery rappresenta un popolare punto di ritrovo per visitatori e residenti.

Oggi Auroville ospita circa 2.500 residenti da oltre 49 nazioni, con una popolazione in costante crescita, sebbene sia ancora ben lontano l’obiettivo di 50mila abitanti che si erano posti i fondatori. Circa un terzo dei residenti è indiano, mentre il resto proviene principalmente da Francia, Germania e Italia, appartenenti a ogni fascia d’età e background.

Ma sono migliaia i visitatori che ogni anno giungono ad Auroville, molti dei quali rimangono coinvolti nelle attività della comunità. Durante la stagione turistica, da dicembre a marzo, il calendario delle attività è particolarmente ricco, con corsi di yoga, tai-chi, guarigione alternativa e altre discipline olistiche. Auroville è diventata anche un polo per progetti sociali, economici, ambientali e culturali, spesso aperti alla partecipazione dei visitatori.

Un modello per il futuro

Oltre all’obiettivo della trasformazione interiore, Auroville ha abbracciato una missione di sostenibilità ambientale e autosufficienza. Ogni progetto è pensato per ridurre l’impatto ambientale e promuovere uno stile di vita equilibrato, sia attraverso l’agricoltura biologica che mediante l’uso di energia rinnovabile. Il modello di Auroville, in cui uomini e donne di tutto il mondo vivono in armonia, può ispirare altre comunità a ripensare il proprio approccio alla vita collettiva e alla protezione dell’ambiente.

Per chi desidera saperne di più su Auroville, è disponibile una guida ufficiale, l’Auroville Handbook, che contiene informazioni dettagliate sui principali luoghi di interesse, come il Centro Tibetano, la Sala del Municipio, la spiaggia privata di Auroville.

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Cosa vedere a Pondicherry, città dell’India particolarmente piacevole

Puducherry o Pondicherry, definizione: nuovo villaggio o nuovo insediamento. All’interno del nome è racchiusa la sua storia più recente segnata dal dominio francese che, arrivato qui per le spezie e i tessuti, la occupò dal XVII secolo al 1954. Parliamo di storia recente perché l’anima della città, seppur contraddistinta dalle classiche architetture color pastello eredità del periodo coloniale, ha origini molto più antiche. La zona in cui si trova, infatti, quella del Tamil Nadu, a Sud dell‘India, è la culla di una delle più grandi civiltà indiane che vanta oltre 2000 anni.

Affacciata sul Golfo del Bengala, ha molto da offrire ai viaggiatori che decidono di inserirla all’interno del loro itinerario indiano, creando così il mix perfetto di cultura, storia e spiritualità con un tocco di benessere europeo. Templi, chiese e centri spirituali, insieme al mare e alle spiagge che stanno contribuendo a riscriverne l’identità turistica agli occhi del mondo, le hanno valso anche un posto nel Best in Travel 2025 stilato da Lonely Planet.

Dopo aver consumato la vostra colazione con una tazza di caffè fumante e un croissant, andate alla scoperta di Pondicherry esplorando le diverse cose da vedere: qui di seguito trovate i nostri consigli.

Passeggiata nella storica White Town

La maggior parte dei visitatori parte dalla White Town, ossia il quartiere francese situato a pochi passi dal lungomare. Potete partire anche voi da qui, soprattutto se avete ancora bisogno di entrare in confidenza con l’India: passeggiando tra queste strade il vostro approccio sarà familiare e delicato. Questo è garantito dall’atmosfera in cui è immerso il quartiere, tra antichi cortili residenziali, caffè, ristoranti con cucina francese, indiana e altre regioni dell’Asia meridionale e le architetture dai colori pastello.

L’eredità lasciata dai francesi è presente anche nelle diverse chiese, come Notre Dame des Anges o la Basilica del Sacro Cuore, esempio di architettura gotica riconosciuta come uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti per gli indiani cristiani. La loro presenza si può vedere anche nelle statue di Dupleix e Giovanna d’Arco o nelle insegne stradali di ceramica blu che portano nomi come Dumas e Romain Rolland. Se volete scoprire il quartiere francese in modo particolare, potete optare anche per un tuk tuk!

Cattedrale Pondicherry

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La Basilica di Pondicherry in stile gotico

Il museo di Pondicherry

Il museo offre la possibilità di immergersi nel passato della città attraverso i periodi geologici, archeologici e storici. Si tratta di una tappa imperdibile da inserire nel vostro itinerario perché mette in evidenza i diversi aspetti del patrimonio artistico e culturale di Pondicherry mediante un percorso che accompagna i visitatori in diverse sale. C’è la sala dedicata al periodo del colonialismo francese, la sezione archeologica con reperti risalenti al Neolitico, quella dedicata ai veicoli e alle sculture induiste. Il museo è aperto dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 17:00.

Viaggio ad Auroville

Negli anni ’60, Pondicherry era conosciuta come una città dove i viaggiatori solitari interessati alla spiritualità potevano trascorrere il loro tempo in modo pacifico dedicandosi semplicemente alla loro crescita interiore e alla lettura di libri filosofici. Qui hanno vissuto personaggi importanti per il movimento spirituale europeo del periodo, come Sri Aurobindo, filosofo indipendentista e guru indiano, e Mirra Alfassa, conosciuta anche come “la Madre”, devota collaboratrice spirituale di Aurobindo.

Fu proprio lei a fondare una città sperimentale chiamata Auroville, progettata dall’architetto Roger Anger in un modello a spirale galattica e per la quale è stata scritta una carta che dichiarava che il luogo non sarebbe appartenuto a nessuno in particolare, ma all’Umanità intera. Qui, dopo esservi rivolti al Centro Visitatori presente in loco, potete visitare la città e ammirare, per esempio, il Matrimandir, un tempio dorato non religioso dove i residenti vi si recano per meditare e per concentrarsi.

Tempio d'oro Auroville

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Il tempio d’oro ad Auroville

Il tempio Sri Manakula Vinayagar

Non solo chiese, a Pondicherry ci sono anche templi induisti, tra cui il più bello è sicuramente il tempio Sri Manakula Vinayagar. Dedicato a Ganesha, si ritiene che sia stato fondato cinque secoli fa. Il tempio attira un gran numero di devoti ogni giorno, specialmente il 18° giorno del festival di Brahmotsavam: si tratta di un evento annuale molto importante per gli abitanti di Pondicherry e non solo, dedicato a Varadaraja Perumal, un’incarnazione di Vishnu. La celebrazione ha un grande significato religioso poiché rappresenta il viaggio celeste della divinità per benedire e proteggere i suoi devoti. Solitamente viene organizzato ogni anno nel mese di agosto.

Spiagge e sport acquatici

Pondicherry attira sempre più l’attenzione dei viaggiatori anche per la sua atmosfera rilassata e per la possibilità di pianificare una vacanza che unisce cultura e relax. Qui, infatti, sono presenti diverse spiagge, tra cui le più famose sono Paradise Beach, Serenity Beach e Auro Beach. Se alla tintarella volete aggiungere un po’ di movimento, potete dedicarvi ad alcuni sport acquatici, in particolare le immersioni subacquee. La vita marina in questa zona dell’India è davvero unica e vanta pesci quali il pesce pappagallo, il pesce angelo, la manta, il kingfish e molte altre specie. Inoltre, se siete abbastanza fortunati, potreste persino avvistare squali balena, delfini e tartarughe.

Mamallapuram, Patrimonio UNESCO

A pochi chilometri da Pondicherry troverete la bellissima città di Mahabalipuram. L’incrocio tra passato e presente è visibile nella pittoresca cittadina conosciuta anche come Mamallapuram, famosa per i suoi monumenti storici, protetti dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Qui troverete templi ed edifici Pallava particolarmente scolpiti, la maggior parte dei quali risalenti al VII secolo.

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Visto turistico per l’India, cosa sapere e qual è la durata

Se c’è una terra di straordinaria bellezza, dove immergersi in una cultura diversa ma arricchente dalla nostra, quella è l’India, dove i paesaggi che si susseguono ci lasciano senza parole. Una meta che non si può non visitare almeno una volta nella vita, per assaggiare lo street food nelle sue vie, per entrare a contatto con gli usi e i costumi del Paese, per scoprire monumenti sacri, o magari perdendosi per le strade delle sue metropoli caotiche, ma uniche. La domanda, però, è: come entrare in India? Quali sono le regole del visto turistico per l’India? Costi, durata, informazioni: ti diciamo tutto quello che c’è da sapere per preparare il bagaglio per il tuo prossimo viaggio!

Visto in India, i documenti per entrare nel Paese

Prima di scegliere i look e imparare le parole utili per il viaggio in India, è indispensabile essere in regola per entrare nel Paese. Sono due i documenti fondamentali da avere con sé, ovvero il passaporto e il visto per l’India. Naturalmente, parliamo pur sempre di un territorio vasto: se abbiamo organizzato la vacanza da soli e non con un’agenzia specializzata, è bene informarci prima di partire. La prima cosa da sapere è che ottenere il visto turistico per l’India non è complicato, ma naturalmente c’è un iter da rispettare. Soprattutto, lo diciamo per i tempi: la logica ci impone il buonsenso di non arrivare all’ultimo, perché c’è il rischio concreto di perderci il viaggio.

Visto turistico India 30 giorni

Per quanto riguarda il soggiorno, l’India consente ai cittadini italiani la possibilità di richiedere il visto in formato elettronico: quello che dura 30 giorni dal momento dell’ingresso nel Paese, oppure con due ingressi in India che però devono avvenire sempre nell’arco temporale di 30 giorni. Ed è possibile avviare la procedura online. Con questo visto, puoi viaggiare in India con un tour operator, oppure in modo del tutto indipendente, magari per visitare un amico o un parente. Non solo turismo, infatti: è persino possibile seguire un corso di yoga, molto in voga in India. O fare una crociera per le coste dell’India, ma devono essere previsti fino a un massimo di due scali.

L’avventura inizia: lasciati conquistare da palazzi dei Maharaja, ma ricorda di effettuare la domanda per il visto per l’India online, mediante il sito ufficiale del Governo Indiano (puoi raggiungerlo attraverso il sito dell’ambasciata indiana in Italia) oppure l’alternativa è richiederlo presso un’agenzia specializzata in visti. Naturalmente, hai bisogno di alcuni documenti e dati personali per compilare il modulo eVisa per l’India.

Quali sono i documenti per ottenere il visto turistico per l’India?

Come accade sempre, prima di ottenere il visto d’ingresso per l’India, devi presentare il modulo riempiendolo con tutti i dati necessari. E non solo.

  • Passaporto: deve essere valido per almeno 6 mesi dalla data di arrivo in India. Deve avere almeno due pagine bianche disponibili per i timbri di ingresso e uscita;
  • Fototessera: una fotografia recente (formato fototessera) a colori, su sfondo bianco, che rispetti i requisiti indicati. Per l’eVisa, potrebbe essere richiesto l’upload della foto in formato digitale;
  • Copia della prenotazione del biglietto aereo;
  • Copia della prenotazione alberghiera. In alternativa, se alloggiamo da un parente o amico, serve una lettera di invito o documento di identità dell’ospitante;
  • Modulo India eVisa compilato in ogni campo;
  • Se richiesta, una lettera d’incarico firmata.

Quando richiedere il visto per l’India da 30 giorni?

Il tempo è sovrano, lo diciamo sempre: mai arrivare all’ultimo minuto, soprattutto quando la partenza si sta per avvicinare. Anche perché potremmo ritrovarci nella pessima situazione di dover spostare il viaggio (o di doverlo addirittura cancellare). Di norma, il visto turistico da 30 giorni per l’india può essere richiesto da 30 giorni prima dell’ingresso fino a 5, ma consigliamo di farlo subito, appena possibile.

Certo, non mesi prima (anche perché non è fattibile), ma comunque a partire dal primo giorno in cui è consentito presentare la domanda. Facendo un esempio semplice: se dobbiamo partire il 30 ottobre, iniziamo a informarci il 2. Per l’eVisa, di solito, in ogni caso, i tempi di elaborazione sono di 72 ore. Assicurati di non attendere troppo, dunque, in modo tale da garantire che la domanda venga gestita nei tempi.

Quanto costa il visto turistico per l’India?

Naturalmente, la vacanza in India richiede un budget importante: devi organizzare l’aereo, l’alloggio, cosa mangiare, cosa acquistare, tra souvenir e ricordi di viaggio, oltre alle visite ai monumenti e agli spostamenti. Ma ricorda che il visto turistico ha comunque un prezzo, sebbene abbastanza contenuto, che varia in base alla stagione: il costo standard è di 15 euro, ma da luglio a marzo può costare fino a 30 euro, ovvero durante l’alta stagione. Consigliamo di affidarsi a un’agenzia per fare una stima precisa e trasparente dei costi.

Le principali tipologie di visto per l’India

Oltre al visto turistico, abbiamo visto che è importante avere con sé il passaporto con validità di 6 mesi residua per poter accedere in India, e dal 2017 è possibile ottenere il visto online. Sono due le tipologie principali: il visto turistico standard, oppure l’eVisa. Nel primo caso parliamo di un adesivo che viene apposto sul passaporto: sono previsti, per il turista, dei vantaggi aggiuntivi, come la possibilità di ingressi multipli, liberi da porti e aeroporti. Inoltre, permette di poter prendere parte alle crociere in India, di accedere alle aree ristrette e molto altro.

L’autorizzazione elettronica online, invece, come abbiamo visto, è richiesta principalmente per finalità turistiche, ma prevede, oltre a questo, ulteriori categorie, tra cui visto business, visto studenti, visto di lavoro, visto conferenza o visto medico.

Per quanto tempo è valido il visto turistico per l’India?

La durata del tipo di visto è strettamente legata alle nostre esigenze: esiste il visto turistico 30 giorni per l’India, così come per 60 giorni, 90 giorni o fino a 6 mesi dalla data di emissione (che consente, quindi, due ingressi). Sono, in ogni caso, disponibili dei visti turistici con validità da un anno fino a cinque anni, ma parliamo di visti più rari e che vengono richiesti in modo separato dalla vacanza classica. Tutto dipende da te: per quanto tempo hai bisogno di rimanere in questo magnifico Paese? L’India ti aspetta: scoprirai la bellezza delle Isole Laccadive o ti lascerai conquistare dal cuore spirituale di Mumbai?

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Passeggiando per Colaba: il quartiere vivace di Mumbai

A sud di Mumbai, in India, si trova un affascinante quartiere antico dove il tempo sembra essersi fermato. Edifici dallo stile coloniale, strade affollate, caffè che pullulano di vita e mercati con un grande viavai di persone; Colaba è l’esatta fotografia della vivacità e del brio che, da sempre, caratterizzano l’India e, in particolare, la sua capitale. Se hai letto Shantaram e ti ha tenuto incollato alle sue pagine, allora questo quartiere saprà conquistare il tuo cuore. In questa guida abbiamo raccolto tutte le informazioni che ti servono per conoscere meglio questa gemma di Mumbai e appuntarti nel tuo itinerario di viaggio cosa fare e cosa vedere a Colaba per vivere un’esperienza indimenticabile.

Colaba: un po’ di storia

Per scoprire l’essenza di questo splendido quartiere di Mumbai, è fondamentale fare un tuffo tra le pagine della sua storia. Nonostante le sue origini risalgano a epoche ben precedenti all’era coloniale britannica, le informazioni antecedenti al 1600 sono piuttosto vaghe e frammentarie. Grazie a qualche testimonianza scritta, sappiamo che l’intera regione era popolata da una comunità di pescatori – i Koli – che diedero il nome al quartiere. Colaba, infatti, deriva dal termine Kolabhat, il cui significato è proprio “terre dei Koli”. Le testimonianze più dettagliate sul vibrante quartiere della capitale dell’India provengono dall’epoca coloniale britannica, a partire dal XVII secolo. Durante questo periodo storico l’isola passò sotto il dominio degli inglesi che ne plasmarono l’identità trasformandola in un centro nevralgico della città, non solo per la sua importanza strategica e commerciale, ma anche per il suo sviluppo come zona residenziale di lusso. I coloni inglesi impreziosirono il quartiere costruendo splendidi edifici in stile coloniale, molti dei quali sono ancora visibili, e l’area divenne sede di importanti centri amministrativi e politici. Dall’800 il quartiere subì un veloce e importante sviluppo urbano che ne portò all’espansione. A testimoniare il florido periodo per il quartiere c’è il Gateway of India, edificato nel 1924 per celebrare la visita di Re Giorgio V e della Regina Maria. Oggi Colaba è una delle zone più belle di Mumbai e, ogni anno, attira milioni di visitatori che vogliono immergersi nella storia e nella cultura della città.

Cosa vedere e cosa fare a Colaba

Colaba è un quartiere che va visitato a piedi e con il naso all’insù. Perditi tra le sue stradine e scopri gli affascinanti contrasti che lo rendono un luogo così unico nel suo genere. Osserva come l’imponente architettura coloniale britannica – che puoi ritrovare nei suoi palazzi – viene addolcita dalla vivacità e dal brio dei suoi mercati. Mentre cammini per le sue strade, attiva tutti i sensi e lasciati trasportare in una passeggiata che difficilmente potrai scordare. In questa guida abbiamo raccolto una lista di cose che che devi assolutamente vedere in questa perla nascosta della meravigliosa Mumbai

Colaba Causeway

Il Colaba Causeway è una via commerciale famosa per essere uno dei mercati più vivaci e frequentati della capitale indiana. Un luogo ricco di vita, con un’atmosfera che difficilmente si può trovare altrove e che restituisce una fotografia ben precisa dell’anima caotica di Colaba. Punto d’incontro per i locali e meta imperdibile per i visitatori, qui puoi lasciarti incantare dalla quantità spropositata di oggetti, gioielli, abiti e tessuti che ogni piccola bottega ha da offrire. Non perdere l’occasione di osservare la pratica della contrattazione e, perché no, di metterti alla prova in questa vera e propria arte commerciale.

Gateway of India

Questo monumento è una delle attrazioni più iconiche di tutta Mumbai. Come hai letto prima, è stato costruito nel 1924 per commemorare la visita di Re Giorgio V e della sua consorte, la Regina Maria. Alto circa 26 metri, l’arco è stato un testimone silenzioso di grandi eventi storici; il più importante fra tutti? La partenza delle ultime truppe inglesi nel 1948 che sancì la fine del dominio britannico in India. Situato sul porto di Mumbai, da qui partono molte piccole escursioni in barca che ti porteranno a scoprire la zona portuale. Oggi questo luogo attira locali e visitatori offrendo delle splendide viste sul Mar Arabico.

Colaba Observatory

Fondato nel 1826, è uno dei primissimi osservatori meteorologici dell’India. Il Colaba Observatory veniva utilizzato per compiere studi climatici e geofisici. L’edificio non è aperto al pubblico, ma un passaggio di fronte a questo luogo di interesse è d’obbligo per tutti gli appassionati di scienza e storia.

Cowasji Jehangir Hall

Dopo una perla per chi ama la scienza, ecco una chicca per tutti gli appassionati d’arte: la Cowasji Jehangir Public Hall. Un edificio di grande bellezza e importanza storica costruito nel 1911 e utilizzato fino agli anni ‘50 come auditorium. Nel 1996 divenne sede della National Gallery of Modern Art di Mumbai e, oggi, ospita moltissime opere d’arte moderna indiana e internazionale. Se stai visitando Mumbai e vuoi fare due passi per Colaba, controlla il sito della galleria e scopri il suo fitto calendario di mostre ed eventi culturali.

Cattedrale del Santo Nome

Proseguendo la tua passeggiata per Colaba, nel cuore di Mumbai, fermati presso La Cattedrale del Santo Nome. Una chiesa cattolica risalente al 1905 e costruita in stile neogotico, una delle estetiche preferite dai coloni britannici. Le vetrate colorate, i grandi affreschi e le decorazioni che impreziosiscono la cattedrale ti toglieranno il fiato. Una tappa imperdibile se desideri scoprire il patrimonio religioso e culturale di Mumbai.

Prong’s Lighthouse

Situato sulla punta di Colaba, c’è questo magnifico faro inaugurato nel 1875. Il Prong’s Lighthouse gode del primato di uno dei fari più antichi dell’intera regione e, ancora oggi, svolge la sua funzione di punto di riferimento per le navi che entrano nel porto di Mumbai. Il faro non è aperto ai visitatori ma offre comunque un punto d’arrivo durante la tua passeggiata per Colaba, nonché un ottimo punto fotografico per immortalare la bellezza del porto della capitale dell’India.

I Sassoon Docks

Costruiti nel 1875 dalla famiglia Sassoon, i Sassoon docks sono una delle poche aree portuali di Mumbai aperte al pubblico. Qui potrai fare una passeggiata e scoprire la vita del porto, con le barche di pescatori che vanno e vengono e che mettono in atto le proprie attività commerciali, soprattutto ittiche. Fermati a osservare il viavai dei pescatori e lasciati incantare da queste pratiche che avvengono sullo splendido sfondo del porto di Mumbai.

David Sassoon Library

Sempre restando nel patrimonio culturale lasciato dalla famiglia Sassoon, a Colaba si trova anche la David Sassoon Library, una delle biblioteche più antiche di Mumbai, edificata nel 1870. Al suo interno ospita un’ampia collezione di manoscritti storici che, ogni anno, attirano appassionati e studiosi. Anche l’edificio merita una menzione, grazie alla sua meravigliosa architettura neogotica. La biblioteca è aperta al pubblico e i visitatori possono accedervi tutti i giorni dalle 8.00 alle 21.00.

Leopold Café

Un’ultima perla, prima di passare alle informazioni più tecniche per organizzare al meglio la tua visita è il Leopold Café. Situato nel cuore di Colaba è un locale iconico, fondato nel 1871. Crocevia di persone, è stato – ed è tuttora – un punto d’incontro per viandanti, expat e locals. Il caffè è diventato celebre grazie al romanzo di Gregory David Roberts, Shantaram, che lo ha utilizzato come una delle location centrali attorno alla quale si susseguono le vicende dei protagonisti del romanzo. Fortemente danneggiato durante gli attentati del 2008, è stato riportato al suo splendore originario e, oggi, resta un importante simbolo di forza e resilienza. Non perderti l’occasione di vivere una magica esperienza sedendoti in uno dei suoi tavolini e provando qualche pietanza della cucina tradizionale indiana.

Visitare Colaba: cosa sapere prima di partire

Palazzo storico a Colaba

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La facciata decorata di un palazzo a Colaba, nel cuore di Mumbai

Prima di organizzare la tua visita a Colaba, è importante tenere a mente alcune informazioni. Da come raggiungerla a cosa portare con te, ecco tutte le nozioni di cui hai bisogno per organizzare al meglio la tua visita e non farti cogliere impreparato.

  • Quando visitare Colaba: Colaba è attiva tutto l’anno, ma i periodi migliori per visitarla sono da gennaio ad aprile. Da aprile a giugno, nella stagione calda, può essere sconveniente visitare le attrazioni all’aperto, così come durante la stagione dei monsoni a luglio e agosto.
  • Cosa portare con te: camminerai tanto quindi ricordati di portare con te crema solare, occhiali da sole e tanta, tanta acqua. Anche un paio di scarpe comode non è assolutamente da sottovalutare.
  • Come raggiungerla: Colaba si trova nella zona meridionale di Mumbai, puoi raggiungerla a piedi dal centro della capitale o utilizzando i mezzi pubblici. Qualora fosse il tuo punto di arrivo direttamente dall’aeroporto per raggiungerla ci vorrà un’ora di auto.

Per concludere, Colaba è un quartiere che conquista. Con la sua anima vivace e la sua miscela di storia, cultura e modernità è il quartiere perfetto per una passeggiata dalle molteplici sorprese. Passando dal Leopold Café al Gateway of India e soffermandosi nei suoi splendidi mercati e affascinanti gallerie d’arte, Colaba ha tanto da offrire a chiunque voglia immergersi nelle sue strade e, di fatto, nella sua anima.

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Isole Laccadive: la spiaggia perfetta

Il Kerala è uno stato della costa sud-occidentale dell’India, noto agli appassionati di viaggi soprattutto per la sua bellezza naturale, i paesaggi lussureggianti, le spiagge incontaminate, i caratteristici corsi d’acqua chiamati backwater, le piantagioni di tè e spezie e la sua ricca cultura e tradizioni.

Ma forse non tutti sanno che questo angolo di Eden in terra, conosciuto anche come “La Terra degli Dèi” per l’incredibile numero di templi, chiese e moschee che rispecchiano l’armoniosa convivenza di diverse comunità religiose, è anche circondato da diverse altre isole. Se amate il turismo eco-friendly e sostenibile, non dovreste perdere per nulla al mondo l’opportunità di scoprire la spiaggia perfetta, quella dei sogni: si trova alle Isole Laccadive.

Le Isole Laccadive, oasi di Madre Natura

Le isole Laccadive, si trovano nell’Oceano Indiano, al largo delle coste del Kerala: si tratta di un gioiello nascosto, un tripudio di bellezza che incanta i viaggiatori con la loro natura incontaminata e la tranquillità che pervade l’atmosfera circostante. Composte da circa una dozzina di atolli corallini, queste isole offrono paesaggi mozzafiato con spiagge di sabbia bianca, a dir poco “perfette”, acque cristalline e una ricca vita marina che attira gli amanti dello snorkeling e del diving da tutto il mondo.

L’arcipelago delle Laccadive è indubbiamente un vero e proprio paradiso per chi cerca pace e relax lontano dal caos della vita quotidiana. Le piccole comunità locali, la cucina deliziosa a base di pesce fresco e cocco, e le tradizioni culturali uniche delle isole contribuiscono a creare un’esperienza autentica e indimenticabile per i viaggiatori che scelgono di prendere un aereo alla ricerca della spiaggia perfetta.

Oltre alle attività acquatiche come lo snorkeling, il diving e il nuoto, le isole Laccadive offrono anche la possibilità di esplorare la ricca flora e fauna terrestre, fare escursioni tra le palme da cocco e le piantagioni di banane, o semplicemente rilassarsi al sole su spiagge deserte.

Con la loro atmosfera rilassata e la bellezza naturale mozzafiato, le isole Laccadive sono un tesoro da scoprire per chi cerca una fuga tropicale autentica e indimenticabile.

La città principale delle isole Laccadive è Kavaratti. Kavaratti è la capitale dell’Unione dei Territori delle Laccadive, Minicoy e Amindivi, che costituiscono l’arcipelago delle isole Laccadive. È un importante centro amministrativo e culturale delle isole, nonché uno dei principali punti di accesso per i visitatori che desiderano esplorare questa splendida regione dell’Oceano Indiano. Con le sue pittoresche spiagge, le acque cristalline e la ricca vita marina, Kavaratti è una destinazione ambita sia dai turisti che dagli amanti del mare e delle attività acquatiche. La città offre anche una serie di attrazioni culturali, tra cui moschee, mercati locali e luoghi storici che riflettono la ricca storia e la tradizione delle isole Laccadive.

Le Isole Laccadive (nel dialetto locale Lakshadweep, che significa ‘centomila isole’) sono conosciute per essere il luogo più esotico e incontaminato del mondo.

Sono talmente sperdute e poco conosciute che quasi si fatica a individuarle sulla mappa. Scoperte da Vasco da Gama, da qui passò anche Marco Polo.

Sono 36 tra isole (12) e isolette coralline al largo del Mare Arabico, a circa 400 km dallo Stato indiano del Kerala, immerse in un mare verde smeraldo. Chi ha avuto la fortuna di andarci le descrive come ‘le Maldive di cent’anni fa’. Con tutti i pro e i contro.

Sono dieci le isole abitate e soltanto cinque aperte al turismo, ma due sole ai non indiani: Bangaram e Agatti.

A Bangaram esiste un unico resort, che può alloggiare 60 persone. Per il resto, l’isola è disabitata ed è il luogo ideale per chi vuole sentirsi fuori dal mondo civile. Chi desidera dimenticare la civiltà troverà qui il luogo dei propri sogni. Un’agenzia che organizza viaggi alle Laccadive avverte: ‘A Bangaram non ci sono televisione, radio, giornali e intrattenimenti serali. L’uso del telefono è previsto solo in caso di emergenza’. Basta saperlo.

Agatti, dove si trova l’aeroporto su cui atterrano i voli provenienti da Cochin, ha un unico resort, ancor più spartano di quello di Bangaram.

Le acque delle Laccadive sono un paradiso per i diver e per chi pratica snorkeling. La vita sotto il mare pullula di pesci e coralli coloratissimi. Le spiagge, ricche di conchiglie e costeggiate da palme, garantiscono frescura anche nei mesi più caldi, così da poter essere raggiungibili in qualunque periodo dell’anno.

Le isole sono un ecosistema molto fragile che deve essere conservato tale e quale. Ecco perché è vietato raccogliere conchiglie, coralli e noci di cocco. I turisti necessitano di un permesso per visitare le isole.

Le piantagioni di tè e spezie del Kerala sono celebri in tutto il mondo per la loro qualità e varietà. Inoltre, il Kerala è noto per le sue pratiche di medicina tradizionale ayurvedica, che attraggono turisti da tutto il mondo in cerca di cure naturali e benessere.

Complessivamente, il Kerala è un luogo unico che offre un’esperienza turistica completa, con una combinazione di bellezze naturali, cultura vibrante e tradizioni millenarie.

Quando andare alle isole Laccadive

Il periodo migliore per visitare le isole Laccadive è durante la stagione secca, che va da novembre a marzo. Durante questi mesi, le condizioni meteorologiche sono generalmente più stabili, con giornate soleggiate e piogge meno frequenti, il che rende l’esperienza complessiva più piacevole per chi desidera godersi le spiagge e le attività acquatiche.

Evitare il periodo tra giugno e settembre, che è la stagione delle piogge monsoniche, quando le isole possono essere soggette a forti piogge e temporali che potrebbero influenzare negativamente il vostro viaggio.

Tuttavia, è sempre consigliabile controllare le previsioni meteorologiche prima di pianificare il viaggio per assicurarsi di scegliere il momento migliore in base alle vostre preferenze e attività previste.

Come arrivare alle isole Laccadive

Per raggiungere le isole Laccadive, è possibile prendere un volo per l’aeroporto più vicino, che solitamente è l’Aeroporto Internazionale di Kochi (Cochin) nel Kerala, in India. Da Kochi, si può prendere un volo nazionale per l’aeroporto di Agatti, l’isola principale delle Laccadive, che è servita da voli regolari operati dalla compagnia aerea nazionale indiana.

Una volta atterrati a Agatti, è possibile spostarsi tra le altre isole dell’arcipelago utilizzando i servizi di traghetti o di piccoli aeroplani che collegano le diverse isole dell’arcipelago.

Si consiglia di verificare la disponibilità dei voli e dei trasporti tra le isole in anticipo, in quanto i servizi potrebbero essere limitati e soggetti a variazioni a seconda delle condizioni meteorologiche e della stagione.

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Kerala: le più belle spiagge dell’India e le suggestive lagune salmastre

L’India può sopraffare con il caos di città quali New Delhi, il caldo talvolta opprimente e la quantità impressionante di persone per le strade. Viaggiare in India può essere difficile, ma allo stesso tempo gratificante e ricco di emozioni, soprattutto per chi va alla scoperta di zone bellissime e imperdibili come quella del Kerala. Situato nel punto sud occidentale dell’India, questo stato si affaccia nella porzione di Oceano Indiano chiamato Mar Arabico: seicento chilometri di litorale caratterizzati da immense spiagge sabbiosepromontori rocciosi e distese di palme da cocco.

Qui, la natura rigogliosa, il profumo delle spezie proveniente dai campi circostanti e le scintillanti backwaters, composte da laghi, canali e lagune, vi faranno dimenticare la frenesia delle altre regioni indiane, trasportandovi dentro atmosfere rilassate e paesaggi di una bellezza unica. Ma com’è il mare a Kerala e quali sono le spiagge migliori? Ve le raccontiamo nel dettaglio in questo articolo.

Kovalam

Quando pensate a Kovalam dovete immaginare spiagge lambite da palme e circondate da colline. È considerata la località balneare più famosa di tutto il Kerala grazie alla sua atmosfera di relax e alla bellezza del paesaggio. Se negli anni ’70 rappresentava il paradiso degli hippy grazie alla sua tranquillità tropicale, oggi il turismo ha modificato lo scenario, caratterizzato da un numero elevato di hotel e ristoranti. Le spiagge più importanti sono Lighthouse Beach, Hawah Beach e Samudra Beach che, insieme, vanno a formare la famosa mezzaluna della spiaggia di Kovalam. Oltre che per le sue spiagge, questa zona del Kerala è famosa anche per essere la patria dell’ayurveda, la medicina tradizionale indiana della quale potete fare esperienza presso hotel e centri benessere.

Varkala

Meta prediletta per chi viaggia zaino in spalla, Varkala vanta una posizione spettacolare al di sopra di una scogliera ricca di vegetazione rigogliosa, mentre ai suoi piedi si estende una striscia di sabbia dove non mancano bancarelle e venditori di abbigliamento e gioielli. La spiaggia più visitata è soprattutto Papanasam Beach, vicina al Tempio Janardhana Swamy, antico di oltre 2000 anni: questo, infatti, è considerato un luogo sacro dagli hindu i quali vengono qui a fare le proprie offerte ai defunti. Da non perdere in questa spiaggia? Il tramonto, ammirato ogni giorno da tantissimi turisti e abitanti del luogo.

Spiaggia Varkala a Kerala

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La spiaggia di Varkala a Kerala

Kannur

Chi è alla ricerca di un tratto di costa meno conosciuto deve dirigersi verso la zona settentrionale, quella che un tempo venne definita da Marco Polo come “il grande emporio delle spezie”. Qui non si trova un’unica spiaggia, bensì 5 piccole spiagge: Payyambalam Beach, Meenkunnu Beach, Adikadalayi Beach, Baby Beach e Thayyil Beach. Se visitate quest’area dell’India tra dicembre e febbraio non perdetevi le danze rituali theyyam. I danzatori incarnano divinità, eroi e spiriti ancestrali indossando costumi elaborati, maschere spettacolari e trucchi ipnotici. Un’esperienza unica che non potete assolutamente mancare.

Bekal

Gli amanti del lusso, del comfort e del relax devono segnare sulla mappa la spiaggia di Bekal, diventata famosa grazie alla presenza del Forte Bekal, la più grande fortezza del Kerala, risalente al XVII secolo, la quale domina il panorama con la sua imponenza. Le spiagge sono pulite, incontaminate e selvagge e sono circondate da resort lussuosi, ideali per chi è alla ricerca di un’esperienza esclusiva e per famiglie con bambini.

Backwaters

Per un’esperienza avventurosa, non rinunciate alla navigazione tra le lagune. Nel Kerala, infatti, avete l’opportunità di navigare lungo 900 km di canali che costeggiano il litorale e penetrano nell’entroterra. In passato, queste vie d’acqua erano le ‘strade’ del Kerala e, ancora oggi, sono numerosi gli abitanti dei villaggi che le percorrono sopra le loro canoe. L’escursione tra le backwaters vi trasporterà in un mondo dove il tempo sembra essersi fermato. Attraversando laghi orlati di palme e stretti canali, incontrerete anche villaggi isolati dove la quotidianità dei contadini non è cambiata da un secolo a questa parte.

Per vivere al meglio questa esperienza, consigliamo di noleggiare le tipiche houseboat, costruite in fibra di cocco, in passato usate per il trasporto del riso, ora vere e proprie case galleggianti. Potete noleggiare l’houseboat che preferite in base alle vostre esigenze: sono disponibili sia imbarcazioni per sole coppie che per gruppi numerosi, mentre il cibo è quasi sempre compreso nel prezzo del noleggio ed è preparato da un cuoco presente a bordo, come anche il conducente/capitano.

Houseboat Kerala

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La tipica houseboat per navigare tra le backwaters

Quando andare nel Kerala

Scegliere il periodo giusto per visitare il Kerala è fondamentale per assicurarvi un viaggio piacevole e senza preoccupazioni legate al tempo. I mesi perfetti sono quelli compresi tra dicembre e marzo, quando la stagione secca regala giornate calde e luminose, ideali per esplorare le backwaters, i campi di tè e le spiagge dorate. Dicembre, in particolare, vanta temperature piacevoli e un’atmosfera frizzante grazie alle tante feste organizzate.

Se invece siete appassionati di cultura e tradizioni, non perdetevi i festival che animano il Kerala durante tutto l’anno: in agosto o settembre si celebra a Onam il ritorno del re Mahabali con danze, giochi e banchetti a base di Sadhya, un ricco thali vegetariano. A Thrissur Pooram, ad aprile o maggio, potrete assistere alla processione degli elefanti riccamente addobbati, circondati dai suoni dei tamburi e immersi nell’atmosfera vivace offerta dai tanti fuochi d’artificio.

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Ateshgah, il Tempio del Fuoco di Baku

Il tempio del fuoco più noto dell’Azerbaigian è l’ateshgah di Surakhani, una popolare destinazione turistica a 21 km ad Est di Baku, alimentato – in origine – dal gas naturale permanente che scorreva fino alla superficie da sotto il terreno. La struttura, i cui quattro archi si aprono su un altare sormontato da una cupola, risale al XVII secolo, quando i commercianti del subcontinente indiano raggiunsero l’Azerbaigian attraverso la Via della Seta e si fermarono qui durante il loro viaggio. L’Ateshgah (letteralmente: “casa del fuoco” in farsi) di Baku assomiglia a una piccola fortezza. Ci sono celle all’interno del cortile recintato di pietre, mentre il lustro si trova al centro. Gli zoroastriani conducevano qui uno stile di vita del tutto ascetico. Non aspettandosi nulla dal mondo materiale, questi credenti si confinavano nelle celle.

Oggi, non è un caso che la maggior parte dei suoi visitatori arrivi dall’India. Con la diffusione dell’Islam nel VII secolo, gli zoroastriani in Iran e Azerbaigian furono sempre più emarginati, costringendo molti a fuggire dalla loro patria e a stabilirsi in comunità dell’Asia centrale e meridionale. Mumbai e il vicino stato indiano del Gujarat ospitarono una vasta popolazione zoroastriana. Oggi, questi discendenti indiani fuggiti dall’Impero persiano dopo aver rifiutato di convertirsi all’Islam si identificano come Parsi e formano il più grande gruppo di zoroastriani al mondo, con una stima di 60.000 aderenti – quasi la metà della comunità zoroastriana globale.

Il Tempio del Fuoco di Baku ha sempre attirato viaggiatori e scrittori. Il resoconto più dettagliato è quello contenuto nel libro di Alexander Duma “Viaggio nel Caucaso”, scritto nel 1858. Duma scrisse che “tutto il mondo conosce l’Atashgah di Baku. I miei compatrioti che vogliono vedere gli adoratori del fuoco [un termine dispregiativo tra gli zoroastriani] devono fare in fretta, perché sono già rimasti in pochi nel tempio, solo un vecchio e due giovani di circa 30-35 anni”.

Tempio del Fuoco Baku

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Vista del cortile dell’antico Tempio del Fuoco di Baku

Tempio del Fuoco a Baku, tutte le informazioni

L’Ateshgah di Baku è composto da un tempio, da celle monastiche indiane e da aree per i visitatori. Il muro bianco esterno che abbraccia tutte le celle e le case del tempio gli conferisce un aspetto da antico caravanserraglio persiano. Surakhani sembra essere stato costruito da maestri locali su progetto degli indiani che ne hanno finanziato la realizzazione.

Il camino è situato al centro con una ventilazione a gas naturale, che dava vita a un fuoco massiccio al centro e quattro fuochi più piccoli agli angoli del tetto del padiglione. Una serie di piccole celle che circondavano il Tempio del Fuoco contenevano fedeli asceti e pellegrini.

Gli elementi architettonici zoroastriani qui si fondono con incisioni sanscrite dedicate a Shiva e Ganesha. Ci si chiede quindi se il tempio debba essere considerato zoroastriano, induista o il risultato dell’intreccio storico di diversi credi al crocevia tra Asia ed Europa, perché la struttura combina caratteristiche architettoniche di entrambe le religioni, senza che nessuna delle due vi aderisca completamente. L’ipotesi più diffusa porta il tempio ad essere in stile zoroastriano, ma che nel tempo si sia trasformato in un edificio religioso prevalentemente indù.

Il fuoco all’interno dell’ateshgah di Surakhani ha smesso di bruciare alla fine degli anni ’60, poiché la sua fonte di vita – il metano – è stata indirizzata altrove. Nel 1975, il sito è stato riaperto come museo e le sue fiamme si sono riaccese ancora una volta, grazie al gas convogliato da Baku. Da quando l’Azerbaigian ha ottenuto l’indipendenza nel 1991, dopo la caduta dell’URSS, il Paese ha cercato di recuperare la propria identità e di riconoscere le sue complesse radici zoroastriane.  Il 30 settembre 1998, il tempio del fuoco di Ateshgah è stato inserito nell’elenco ufficiale dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO da salvaguardare urgentemente. Nel 2007 infine, con atto del Presidente dell’Azerbaigian, il tempio è stato proclamato riserva storico-architettonica statale.

Oggi, nessun turista lascia la capitale dell’Azerbaigian senza aver visitato questo luogo.

Tempio del Fuoco di Baku

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Vista dell’interno del Tempio del Fuoco di Baku

Il culto del fuoco in Azerbaigian

Per capire l’Azerbaigian, bisogna comprendere il rapporto sacro della nazione con il fuoco che deriva dalle sue antiche radici zoroastriane. L’Azerbaigian è conosciuto come “la terra del fuoco”, grazie alle sue vaste riserve di petrolio e gas naturale. Ne parlò anche Marco Polo, quando visitò il Caucaso orientale nel XIII secolo, nelle sue memorie. Le abbondanti riserve di gas naturale hanno svolto un ruolo cruciale nello sviluppo economico della nazione negli ultimi 150 anni. Tuttavia, il fuoco è profondamente radicato nella cultura e nella mitologia azera da quando lo zoroastrismo, una delle religioni monoteiste più antiche del mondo, ha messo radici nella zona più di 3.000 anni fa.

Il fuoco è un elemento centrale dello zoroastrismo e rappresenta la luce, la saggezza e la verità dell’unico Dio che ha creato il mondo:
Ahura Mazda (Signore Saggio). Per gli zoroastriani, il fuoco è un ponte tra lo spirituale e il fisico: un canale sacro attraverso il quale i credenti mortali possono connettersi a Dio e ottenere protezione contro le forze demoniache che vivono nell’oscurità. Nessun rituale si svolge senza la presenza del fuoco e i templi come Ateshgah sono costruiti per mantenere queste fiamme sacre accese per le comunità fedeli. In effetti, alcuni studiosi ritengono che il nome dell’Azerbaigian possa essere una combinazione delle parole azar (“fuoco”, in farsi) e baygan (“protettore”) – o, piuttosto:”colui che custodisce il fuoco”.

Secondo lo storico e studioso di religioni azero Kazim Azimov, ci sono diverse ragioni per cui lo zoroastrismo si è radicato qui. La posizione strategica dell’Azerbaigian lungo la Via della Seta ha facilitato il contatto tra i commercianti zoroastriani e la popolazione locale. Inoltre, come l’Iran, dove lo zoroastrismo ha avuto origine, l’Azerbaigian è dotato di abbondanti riserve di gas naturale, il che rende facile mantenere vive le fiamme sacre della religione. Anche dopo l’arrivo dell’Islam in Azerbaigian, la maggior parte della popolazione del Caucaso rimase legata al culto del fuoco.

Secondo Azimov, gli indigeni Talysh che vivono nel sud dell’Azerbaigian, lungo il confine con l’Iran, hanno oggi i legami più stretti con lo zoroastrismo. “Il fuoco è particolarmente importante come simbolo sacro nel sud dell’Azerbaigian, dove i Talysh di lingua iraniana costituiscono la maggioranza della popolazione. In questa regione, gli elementi della natura (fuoco, acqua, riso, piante) sono venerati più che altrove. In epoca sovietica, tutte le religioni erano proibite, [quindi] dovremmo rendere omaggio al popolo talysh che, nonostante il divieto di religione, ha continuato a celebrare la festività sacra di Nowruz in clandestinità, mantenendo vivi i canti e le canzoni zoroastriane”.

Come raggiungere il Tempio del Fuoco di Baku

È possibile raggiungere l’Ateshgah con i minibus in partenza da varie zone di Baku o con una corsa in taxi. Il costo del taxi dal centro città è di circa 10-15 AZN. Se si preferisce andare in autobus, si può prendere:

  • Autobus n. 191, 113, 213 dalla stazione della metropolitana di Gara Garayev;
  • Autobus n. 184 dalla stazione della metropolitana di Koroglu;
  • Autobus n. 104 dalla stazione della metropolitana Hazi Aslanov;

Biglietti d’ingresso: 4 AZN per adulti, gratuito per bambini fino ai 7 anni.
Orari di apertura: Tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00