“Sostenibilità” è una parola che va usata con cautela, soprattutto quando parliamo di destinazioni turistiche. Molto spesso è meglio evitare diciture come “meta sostenibile” e optare per raccontare un impegno alla sostenibilità, una causa che negli ultimi decenni è stata abbracciata da numerose isole nel mondo che, come si sente in molte dichiarazioni, non vogliono diventare come le Hawaii. Ma in che senso?
Le Hawaii rappresentano l’esempio perfetto di un luogo che è passato dall’essere non affollato, rilassato e piacevolmente autentico a una meta che, venduta come destinazione sostenibile, in realtà è tutt’altro. I problemi sono diversi, dall’espansione incontrollata dei mega resort alla gestione della spazzatura.
Osservando lo sviluppo turistico delle Hawaii, molte isole hanno voluto rimboccarsi le maniche e provare un percorso differente. Chi sono e cosa stanno facendo per diventare una possibile meta sostenibile? Ve le raccontiamo qui.
Isole Cook, Sud Pacifico
Le Isole Cook, un arcipelago di 15 isole situato tra la Nuova Zelanda e le Hawaii, vogliono dimostrare che il turismo sostenibile non è solo possibile, ma essenziale. Da molti vengono descritte come un paradiso della sostenibilità, dove gli abitanti hanno trovato il modo di convivere con la natura rispettandola e prendendosene cura. In effetti, arrivando sull’isola di Rarotonga, la più grande delle Isole Cook, l’impressione è proprio quella: non ci sono grandi resort che oscurano la vista, catene di fast food o negozi di souvenir allineati uno di fianco all’altro.
Qui nessun edificio può essere più alto di un albero di cocco grazie a una legge stabilita nel 1965 per prevenire un’eccessiva urbanizzazione. Inoltre, solo gli abitanti delle Isole Cook possono possedere la terra, garantendo che le grandi aziende non dominino il paesaggio. Seppur il turismo sia un’industria importante, gli abitanti dell’isola si impegnano affinché la sostenibilità rimanga al centro dell’interesse nazionale. Come?
Tra i comportamenti che rendono le Isole Cook un possibile paradiso sostenibile c’è la stagionalità nell’uso delle risorse (l’accesso a determinate aree, come anche la raccolta di cibo, è permesso solo in determinati periodi), l’uso degli ingredienti locali nei ristoranti e quello minimo della plastica e la creazione di aree marine protette.
Isole Eolie, Sicilia
Anche in Italia abbiamo un esempio di isole che, da qualche anno, si sta impegnando per intraprendere un percorso di sostenibilità orientato sia all’ambiente e ai suoi abitanti che al visitatore. Le Isole Eolie, infatti, hanno deciso di investire in un modello turistico che punta all’esperienza: tra i nuovi progetti c’è quello di proporre ai turisti un’offerta slow sia nelle aree costiere che nell’entroterra, così da evitare anche il sovraffollamento delle zone balneari durante l’alta stagione.
Oltre ai piani turistici, gli investimenti delle Isole Eolie sono orientati anche agli interventi di efficienza energetica. In questo caso, l’obiettivo è diventare delle isole smart che sfruttano l’energia elettrica per il funzionamento dei servizi, soprattutto sulle Isole Lipari. Tra questi citiamo l’installazione di diverse colonnine per i pulmini elettrici impiegati per trasportare residenti e turisti tra le stradine, l’utilizzo di pannelli solari, l’eliminazione della plastica usa e getta e il montaggio di centraline per ricaricare le biciclette elettriche.

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Palau, Micronesia
Particolare è l’iniziativa adottata qualche anno fa (esattamente nel 2022) dalla Repubblica di Palau, in Micronesia. Unendo tecnologia e sostenibilità, è stata creata un’app per invitare i turisti ad accedere alle sue meraviglie naturali e culturali più preziose non in base a quanto spendono, ma in base a quanto “gentilmente e rispettosamente trattano la bellissima, ma fragile isola, che chiamano casa”.
Come funziona l’app? Dopo esservi registrati, potete ottenere dei punti ogni volta che fate una scelta sostenibile e responsabile nei confronti del territorio: dall’uso di creme solari che non danneggiano l’ambiente e le barriere coralline al mangiare prodotti coltivati o pescati localmente. Per ottenere i punti, dovrete semplicemente inquadrare il simbolo dell’app che si può trovare nei negozi e nei musei che aderiscono all’iniziativa. I premi che potete vincere sono esperienze come escursioni o attività a contatto con la comunità locale.
Isola di Socotra, Yemen
L’isola di Socotra, la più grande della penisola arabica, simboleggia il patrimonio naturale della regione. Protetto dalla legge yemenita attraverso il Piano di Zonizzazione della Conservazione di Socotra, l’arcipelago ha ottenuto un riconoscimento internazionale per il suo eccezionale valore naturale. Tuttavia, si ritrova oggi a dover affrontare sfide significative, come il degrado ambientale, l’instabilità socio-politica e gli impatti del cambiamento climatico.
In questo contesto, le organizzazioni della società civile locali svolgono un ruolo cruciale negli sforzi di conservazione, nonostante le risorse e le capacità limitate. Da una decina d’anni, infatti, Socotra è considerata un esempio di meta che ha abbracciato l’eco-turismo: non sono presenti grandi hotel, ma sistemazioni che variano da piccoli hotel a campeggi sulla spiaggia e vengono promosse iniziative per pulire il territorio dalla plastica. Arrivare sull’isola non è semplice e, chi vuole visitarla, deve affidarsi a tour operator esperti.

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Isola Alfonso, Seychelles
L’Isola Alfonso vuole essere la meta ideale per un viaggiatore eco-consapevole. L’isola, tra le più remote delle Seychelles, cura ogni aspetto dell’offerta turistica impegnandosi su diversi fronti.
Come prima cosa, è alimentata quasi interamente da energia solare in quanto ospita il più grande parco solare delle Seychelles, composto da oltre 2.000 pannelli, e vanta un clima soleggiato che consente di risparmiare centinaia di tonnellate di emissioni all’anno. Il secondo aspetto riguarda l’uso della plastica: si consiglia ai visitatori di non portare con sé articoli di plastica monouso durante i loro viaggi, poiché l’isola offre molte alternative utili come le stazioni di rifornimento d’acqua.
Nel caso in cui sia necessaria la pellicola per gli alimenti, le attività commerciali dell’isola utilizzano materiali biodegradabili che si decompongono nell’arco di 12 mesi. I resort, inoltre, scelgono di offrire agli ospiti articoli da toeletta e prodotti di bellezza biologici e fatti a mano da un marchio delle Seychelles.
Infine, l’Isola di Alfonso dipende da un orto che produce 2,5 tonnellate di prodotti freschi ogni mese. Un modo pratico e gustoso per combattere la guerra contro lo spreco alimentare. Il successo dell’orto si traduce anche nel minor rilascio di CO2 nell’atmosfera perché si evitano le miglia aeree di importazione.