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Sant’Agata 2025, a Catania per una delle feste patronali più sentite d’Italia

Tra le feste patronali più sentite e amate d’Italia c’è Sant’Agata, una celebrazione popolare siciliana che coinvolge la città di Catania in 3 giorni di attività con un programma fittissimo. Scopriamo insieme tutto ciò che c’è da sapere sulla celebrazione di Sant’Agata 2025 a Catania: ti sveliamo il programma completo e tutte le info utili da conoscere.

Perché si festeggia Sant’Agata e quanto dura la festa

Dal 3 al 5 febbraio si festeggia Sant’Agata 2025, la festa patronale che celebra la santa patrona di Catania. La celebrazione è l’occasione per trasformare la città siciliana in un palcoscenico fondendo folklore, tradizione e fede in tantissime celebrazioni. L’evento è così sentito da attirare ogni anno tantissimi visitatori che sanno di potersi immergere in diverse giornate di festa, ciascuno con un programma preciso che scopriremo poco alla volta. Tra gli appuntamenti più attesi l’offerta della cera, la processione con il busto della santa e il trasporto con un itinerario suggestivo nell’ultimo giorno. Non solo un evento religioso quanto più un simbolo della città siciliana che mixa fede, cultura e spettacolo unendo varie generazioni.

Il programma del 2025

Come spiegato anticipatamente, il programma di Sant’Agata 2025 a Catania coinvolge 3 giorni di calendario ricchi d’eventi partendo il 3 e culminando nel 5 febbraio.

  • Il programma del 3 febbraio: la festa patronale parte ufficialmente il 3 febbraio con un appuntamento ricco legato alla devozione. Si parte la mattina con delle Sante Messe nella Cappella di Sant’Agata e a mezzogiorno ha invece luogo la processione dell’offerta della cera, uno degli appuntamenti più attesi. A partecipare sono autorità civili, militari e religiose che sfilano accompagnate dai cittadini in un corteo solenne portando ceri votivi alla santa. Il rito simboleggia devozione e sacrificio portato avanti in modo unito da tutta la comunità cittadina nei confronti della patrona. In serata il cielo di piazza Duomo si illumina con uno spettacolo pirotecnico conosciuto con il nome di “Sira o Trì”;
  • Il programma del 4 febbraio: martedì le celebrazioni entrano nel vivo con le porte della cattedrale che si aprono già all’alba per la messa dell’aurora e proprio in quel momento il busto reliquiario di sant’Agata esce dalla cattedrale tra applausi e commozione dei fedeli. La processione attraversa quindi la città lungo un percorso che tocca alcuni luoghi significativi della vita della santa. Durante il tragitto, autorità religiose e civili, ordini cavallereschi e devoti rendono omaggio alla Santa con preghiere e riflessioni. La giornata è caratterizzata da diversi momenti di raccoglimento e celebrazioni eucaristiche, con il culmine nel tradizionale messaggio alla città pronunciato dall’Arcivescovo in Piazza Stesicoro. Il corteo prosegue poi fino a tarda notte, con i fedeli che accompagnano il fercolo della Santa lungo le strade della città, rinnovando la loro fede con canti e preghiere.
  • Il programma del 5 febbraio: mercoledì è l’ultimo giorno della festa di Sant’Agata e per il 2025, oltre alla solenne messa pontificale nella cattedrale, si procede nel pomeriggio con una nuova processione del fercolo con il busto di sant’Agata che farà il giro dell’intera città passando per i luoghi simbolo della devozione ma non solo. Il momento più toccante? Quello del rientro in cattedrale quando la celebrazione si chiude ufficialmente con ringraziamento e benedizione.
l’offerta della cera

Fonte: iStock

L’offerta della cera a Catania

Info utili

Tra gli appuntamenti più importante c’è sicuramente la processione di Sant’Agata che ha un percorso preciso che tocca alcuni luoghi strettamente legati alla santa. Si parte da piazza duomo, poi si procede lungo ia Etnea, l’arteria principale del centro storico, passando davanti alla Chiesa della Badia di Sant’Agata e alla Chiesa della Collegiata. Si passa quindi ad esplorare le vie centrali con edifici barocchi rendendo omaggio alla santa raggiungendo poi piazza Stesicoro e il giardino Bellini.

Il tragitto continua lungo via Caronda, dove i devoti portano i grandi ceri votivi a mano o a spalla, come segno di gratitudine per una grazia ricevuta o di richiesta di intercessione. Il corteo giunge quindi in Piazza Cavour, nota come “u Burgu” nel dialetto locale, un punto nevralgico della festa.

Dopo questa sosta significativa, il fercolo riprende il suo cammino tornando su via Etnea, affrontando una delle tappe più iconiche della processione: la salita di via di San Giuliano. Un tempo affrontata di corsa, oggi il percorso viene compiuto con passo lento, ma conserva comunque tutta la sua solennità. L’itinerario prosegue poi lungo via Crociferi, tra le chiese barocche patrimonio dell’UNESCO. Qui avviene un altro dei momenti più toccanti: il canto delle monache benedettine di clausura del Monastero di San Benedetto, che intonano un inno in onore della Santa, in un silenzio carico di sacralità.

Cattedrale di sant'agata a Catania

Fonte: iStock

sant’Agata a Catania la cattedrale

La processione si avvicina quindi al suo epilogo, con il rientro in piazza duomo. Il momento del saluto finale è uno dei più commoventi: i devoti alzano i guanti bianchi in segno di omaggio, mentre il fercolo si gira simbolicamente per un ultimo sguardo alla folla, prima di rientrare in cattedrale. Così si chiude un altro anno di festa, lasciando i fedeli in attesa del prossimo incontro con la loro amata patrona.

Per l’occasione è stato creato il Agata Ticket Più, una formula convenzionata di biglietto con all’interno 20 corse della metropolitana da utilizzare in modo condiviso tra più persone ad un prezzo agevolato di 5 euro e valido dal 1 al 6 febbraio. Catania è ben collegata ma la cosa migliore per assistere alle celebrazioni di Sant’Agata è soggiornare nei pressi della cattedrale in uno degli hotel, bed and breakfast o strutture ricettive della zona. La metropolitana avrà orari agevolati, coprendo spostamenti dalle 6:40 alle 2 del mattino riducendo l’orario dalle 6:40 alle 22:30 nel giorno di giovedì 6 febbraio.

Il culto di sant’Agata a Catania è fortissimo: la festa popolare ricalca la vita della giovane appartenente ad una famiglia cristiana del luogo che nonostante la giovane età a soli 15 anni aveva scelto di consacrarsi a Dio. In quel periodo la città era sotto la dominazione di Quinziano che se ne era invaghito e desiderava sposarla. Al rifiuto ha reagito prima strappandogli i seni che però sono ricresciuti alla ragazza dopo una visione. A quel punto Quinziano decide di metterla al rogo ma un terremoto ha colpito violentemente la città e non fu giustiziata ma rinchiusa in carcere dove è morta nel 251 ottenendo il titolo di protettrice di Catania.

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Carnevale di Acireale, il più bello e tra i più antichi della Sicilia

Acireale è una graziosa cittadina della provincia di Catania con un prezioso centro storico barocco che, ogni anno, attira migliaia di visitatori. Tuttavia, Acireale è molto famosa soprattutto perché qui si tiene un Carnevale incredibile, da molti ritenuto il più bello della Sicilia e uno dei migliori di tutta Italia. Scopriamo insieme la sua storia e tutto ciò che occorre sapere sull’edizione 2025 di questo evento straordinario.

Storia del Carnevale di Acireale

Il Carnevale ad Acireale è una sorta di istituzione: è uno dei più antichi di tutta la Sicilia, ma anche una delle manifestazioni più autentiche e coinvolgenti dell’isola. Le sue origini risalgono al 1594 e all’epoca, come in gran parte anche oggi, rappresentava un momento dell’anno in cui ai cittadini era permesso scherzare sui potenti del tempo. È proprio partendo da questo presupposto che nel corso dei secoli sono nate alcune delle maschere più note di questo Carnevale, come“l’Abbatazzu” (chiamato anche Pueta Minutizzu), che ironizzava sulla classe clericale del tempo.

Dopo un periodo di stop, in quanto vietato e a causa di un terremoto che colpì la Sicilia Orientale, il Carnevale di Acireale ritornò a rallegrare il popolo nel XVIII secolo e persino con nuove maschere, come i Baruni, che volevano prendere in giro l’aristocrazia, e i Manti, costumi nati con l’unico scopo di far mantenere l’anonimato a chi l’indossava.

Il XXI secolo segna una sorta di svolta per il Carnevale di Acireale, perché alle maschere si aggiunse la sfilata delle carrozze dei nobili, la cassariata, da cui venivano lanciati confetti di diversi colori. Successivamente (nel 1800) arrivarono i carri in caratapesta, che ancora oggi sfilano tra le strade cittadine grazie al lavoro di volenterosi artigiani che ogni anno creano delle vere e proprie opere d’arte.

Nel febbraio del 1948 si aggiunse al programma anche un “Palio” con asini, la sfilata di un carro con tre macchine infiorate e l’immancabile ballo al Municipio. Il dopoguerra fu invece il periodo della creazione del “soggetto” infiorato posto sulle autovetture del tempo, mentre nel corso degli anni successivi (e quindi anche oggi) i carri allegorici si sono fatti sempre più sofisticati, colorati, infiorati e, soprattutto, giganteschi.

Date del Carnevale di Acireale 2025

In questo 2025 l’attesissimo Carnevale ad Acireale inizierà il 15 febbraio e durerà fino al 4 marzo (con una pausa dal 24 al 26 febbraio). Undici giorni di puro divertimento ed ognuno ricco di appuntamenti coloratissimi ed interessanti, in grado di ammaliare sia grandi che piccini. Per gli orari precisi si consiglia di controllare il programma nel sito ufficiale, perché tutte le giornate iniziano e terminano in momenti differenti.

Carnevale di Acireale, Sicilia

Fonte: iStock@massimo brucci

I carri del colorato Carnevale di Acireale

Eventi 2025 del Carnevale di Acireale

Come accennato in precedenza, oramai il Carnevale di Acireale è ricco di eventi imperdibili in ogni giornata di manifestazione. Raccontarvi tutti gli appuntamenti che ci sono in programma è quasi impossibile poiché davvero sono tantissimi, ma senza ombra di dubbio ce ne sono alcuni a cui occorre assolutamente partecipare almeno una volta nella vita.

Esposizione delle maschere isolate

Il 15, 16, 22, 23 e 27 febbraio e poi ancora l’1, 2 e 4 marzo si ha l’opportunità di ammirare l‘esposizione delle maschere isolate, opere più piccole e meno complesse dei carri allegorici ma che comunque trattano satira d’attualità, fatti di cronaca e persino personaggi mitici e politici. In genere sono realizzate dai giovani locali che portano avanti nel tempo le tradizioni della festa e, contemporaneamente, ne creano il futuro. Oltre ad essere esposte, le maschere isolate partecipano anche alle sfilate dei carri allegorici.

Sfilata dei carri allegorico-grotteschi

Le sfilate dei carri allegorico-grotteschi avvengono sia in notturna (15 e 22 febbraio) che in diurna (16 e 23 febbraio e 1, 2 e 4 marzo). Sono delle opere gigantesche costruite in cartapesta da esperti artigiani che sfilano per le vie del centro storico. Lo spettacolo a cui si trova ad assistere il visitatore è straordinario e ricco di colori, forme e creatività.

Il loro obiettivo è raccontare storie di satira e leggerezza, ma anche mostrare la maestria artigianale di chi gli ha dato vita. Insieme a loro, come accennato in precedenza, ci sono anche le maschere isolate e bande musicali che rendono il passaggio ancor più divertente e festoso.

Trofeo Carnevale di Acireale e 30° Grand Prix Sicilia corsa su strada

Il 16 febbraio sarà possibile partecipare al Trofeo Carnevale di Acireale che quest’anno tocca le dieci edizioni dalla sua nascita. Si tratta di una vera e propria corsa su strada poiché il suo obiettivo è aprire il 30° Grand Prix Sicilia. Il programma di quest’anno prevede 14 prove, due classifiche (una grande novità) e tutte le nove province siciliane coinvolte.

È bene sapere, tuttavia, che il 16 febbraio segna solo l’inizio di questo evento, poiché il Grand Prix di Sicilia terminerà il 23 novembre a Siracusa.

Mostra dei carri in miniatura

La mostra dei carri in miniatura va in scena ogni anno ed è allestita dalla Fondazione del Carnevale di Acireale. Si tratta di un concorso che si pone l’obiettivo di promuovere lo sviluppo dei nuovi talenti nella lavorazione della cartapesta. In sostanza sono opere realizzate dai più giovani attraverso la modellatura dell’argilla, lo stampo di gesso, la modellatura con la carta e molto altro ancora, fino ad installare all’interno dei motorini. In questo 2025 la mostra sarà a disposizione per i visitatori a partire dal 15 febbraio e fino alla fine dell’evento.

Altri appuntamenti da non perdere

Durante gli undici giorni di manifestazione, Acireale metterà in scena tantissimi altri appuntamenti da non perdere. Tra i migliori e i più divertenti segnaliamo:

  • Cerimonia di Apertura de “Il Più bel Carnevale di Sicilia” con Gruppo in Maschera e Carro d’Apertura: il 15 febbraio a partire dalle ore 17:30;
  • Smoking Blu Reggae Live: il 22 febbraio a partire dalle ore 15:00 in Piazza Duomo;
  • Giochi popolari: il 27 febbraio, sempre in Piazza Duomo, dalle ore 15:30;
  • Concorso Bambini in maschera: presso il Teatro Turi Ferro dalle ore 16:00 del 28 febbraio;
  • Papaveri e Papere Live: a Piazza Duomo l’1 marzo dalle 15:00;
  • Dj Set con Carnival Beat Festival: sempre in Piazza Duomo ma il 2 marzo a partire dalle ore 21:30;
  • Concorso e Premiazione CarnevAnimale: ancora Piazza Duomo, ma questa volta il 3 marzo allo ore 17:00;
  • Rogo di Re Burlone e Arrivederci alla Festa dei Fiori: evento che celebra la chiusura del Carnevale di Acireale 2025 il 4 marzo alle ore 24:00.
Sfilata notturna Acireale

Fonte: IPA

La sfilata notturna di Acireale

Biglietti del Carnevale di Acireale

Il Carnevale di Acireale prevede giornate ad ingresso libero (21, 27 e 28 febbraio e poi il 3 marzo) e giorni a pagamento (ovvero i restanti). I biglietti sono già acquistabili su Liveticket (in alcuni casi anche in sede o al botteghino) e prevedono diverse possibilità:

  • Biglietto Giornaliero: 8 euro;
  • Sconto Gruppo: 180 euro (25 ingressi con data);
  • Abbonamento 6 ingressi: data libera, nominativo ed è disponibile solo online o in Sede della Fondazione del Carnevale per un costo di 35 euro;
  • Abbonamento 4 ingressi: data libera, nominativo ed è disponibile sia online che in Sede della Fondazione del Carnevale al prezzo di 24 euro;
  • Abbonamento 2 ingressi: data libera e nominativo. Disponibile solo online o in Sede della Fondazione del Carnevale a 14 euro;
  • Giovani: nominativo, per fascia d’età 12-18 anni al costo di 6 euro;
  • Bambini: nominativo e destinato a chi è più alto di 120 cm e fino a 12 anni. Il costo è di 3 euro;
  • Biglietto Giornaliero: ma acquistato il giorno stesso dell’evento, sia online che al botteghino, al costo di 10 euro.

Come raggiungere il Carnevale di Acireale

È possibile partecipare, e quindi raggiungere, il Carnevale di Acireale in auto, in treno oppure in aereo. Chi preferisce utilizzare la propria automobile deve prendere l’autostrada A18 Catania-Messina e poi lo svincolo per Acireale. Oppure può utilizzate la Strada Statale 114 Orientale Sicula e infine seguire le indicazioni verso il centro città. A disposizione ci sono diversi parcheggi per moto, automobili, camper e bus che vanno da un minimo di 3,50 euro ad un massimo di 50 euro per l’intera giornata.

Chi preferisce il treno può scendere alla stazione di Acireale e da qui può prendere un taxi o un autobus per raggiungere il prezioso centro della città. Infine l’aereo: in questo caso l’aeroporto più vicino è quello di Catania Fontanarossa “Vincenzo Bellini”. Una volta atterrati occorre utilizzare un autobus diretto alla Stazione Centrale di Catania, dove poi è possibile salire a bordo di un autobus AST o su di uno dei treni diretti ad Acireale.

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Le destinazioni 2025 secondo il New York Times, 3 sono italiane

Ogni anno il New York Times propone ai suoi lettori alcune mete ideali per un turismo alternativo e tra le 52 in lista quest’anno c’è anche l’Italia. Sono tre le destinazioni che hanno colpito la rivista oltreoceano: il famoso Cammino Retico sulle Dolomiti, un itinerario in bici da Trapani a Catania, in Sicilia, e la Milano ‘ristrutturata’ per le Olimpiadi invernali previste nel 2026. Queste mete italiane promuovono un turismo lento e sostenibile che in varie parti del mondo si sta diffondendo sempre di più.

Il rispetto per l’ambiente, la paura di conseguenze gravi come il cambiamento climatico, l’inquinamento e altre minacce per l’essere umano e le specie animali che popolano la terra, concorrono a spingere una maggiore consapevolezza. L’uomo deve assumersi le responsabilità e provare ad avere un futuro migliore, promuovendo la sostenibilità in vari settori. Il turismo incide molto su questo problema dello sfruttamento delle risorse, l’inquinamento atmosferico e sonoro, il consumismo e la salvaguardia della natura e dei patrimoni culturali e storici. Pertanto visitare un posto a piedi o in bicicletta è una formula di viaggio che può fare la differenza.

Milano come non l’avete mai vista

La città della moda ha sistemato alcuni edifici storici come Palazzo Citterio, ha organizzato nuove mostre ed esperienze culinarie, e in aprile è in programma la Settimana del Design 2025 aperta anche al pubblico. In occasione delle Olimpiadi invernali previste nel 2026 Milano si è ‘rivitalizzata’ per prepararsi ad accogliere i visitatori italiani e stranieri nel corso dell’anno.

Sempre molto dinamica e affollata, la capitale del Nord Italia è stata sempre trafficata e ricca di turisti che passeggiano per negozi, frequentano i locali e i ristoranti, e partecipano ai vari eventi culturali e di intrattenimento muovendosi anche in auto. Tra il 2022 e 2023 Milano ha migliorato la sua posizione risultando ai primi posti in termini di incremento delle performance di sostenibilità promosse da una DMO in Europa occidentale. I trasporti pubblici come i tradizionali tram funzionano e con la linea della metro offrono di spostarsi senza usare la propria auto o altri mezzi privati.

Milano

Fonte: 123RF

Piazza del Duomo a Milano

La Sicilia in bici

In bici anche il ‘Sicily Divide‘ che prevede 7 itinerari per 460 chilometri di strade secondarie, sterrate e sentieri per esplorare l’entroterra siciliano tra paesaggi collinari, borghi storici, siti archeologici, una ricca esperienza enogastronomica, ma non solo. “L’itinerario passa attraverso siti incredibili e vigneti, ma soprattutto dimostra che la vera attrazione della Sicilia sono i suoi abitanti” ha spiegato al Times Giovanni Guarnieri che ha organizzato il percorso.

Da Trapani a Catania puoi viaggiare in Mountain bike, Gravel o bici da corsa con il Divider’s Pass con il quale puoi raccogliere timbri lungo il percorso alle varie tappe, fino a un attestato di percorrenza all’arrivo. Da solo o in gruppo si può decidere se e quando sostare in un bike hotel e si può affrontare il percorso con il proprio mezzo o con una bici a noleggio.

Il Cammino Retico

In partenza da Aune in provincia di Belluno c’è il Cammino Retico lungo 170 chilometri che si percorre a piedi in sette giorni (da quest’anno anche in mountain bike o con la bici elettrica). I pellegrini e turisti appassionati di trekking possono avventurarsi lungo sentieri e strade di montagna che esplorano alcune aree remote del Trentino-Alto Adige e del Veneto. Durante le varie tappe i partecipanti ricevono timbri su un ‘passaporto’ che in futuro darà l’opportunità di utilizzare sconti ed essere informati su nuove iniziative.

Feltre

Fonte: iStock

Feltre per il Cammino Retico

Anniversari 2025: le mete nel resto del mondo da non perdere

Alcune destinazioni della Top 52 sono state scelte dal New York Times a causa di anniversari, come l’Inghilterra per i 250 anni di Jane Austen, autrice di Orgoglio e Pregiudizio, o Amsterdam che nel 2025 compie 750 anni. Grazie alla serie tv White Lotus sulla mappa è apparsa anche l’isola di Koh Samui in Thailandia, dove sono state girate molte scene della terza stagione della premiata serie tv. Alcune mete sono diventate accessibili solo da poco, come la Valle Nangma del Pakistan o la Groenlandia, grazie al nuovo aeroporto internazionale di Nuuk.

New York celebra 400 anni, ma è stata inclusa anche per il ritorno del pubblico alla Frick Collection in aprile, le riapertura dell’ala Michael Rockefeller del Met con le collezioni di arte oceanica e africana e dello Studio Museum ad Harlem oltre all’ampiamento del New Museum. C’è anche Londra, o meglio East London, teatro delle Olimpiadi 2012 dove a febbraio è prevista l’apertura di un nuovo teatro per la danza contemporanea e a maggio debutterà il V&A East Storehouse con un nuovo David Bowie Centre.

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Come arrivare all’aeroporto di Catania da Messina

State scoprendo la Sicilia e, da Messina, dovete raggiungere l’aeroporto di Catania per tornare a casa o spostarvi verso altre mete sull’isola: come arrivarci in modo semplice, comodo e veloce? Sono diverse le soluzioni che vi permetteranno di arrivare all’aeroporto della città di Sant’Agata, dall’auto agli autobus, fino al treno e ai taxi. In questo articolo le approfondiremo e vi consiglieremo quelle più adatte in base alle vostre esigenze di viaggio e al tempo che avete a disposizione.

Come raggiungere l’aeroporto di Catania da Messina

L’aeroporto Fontanarossa-Vincenzo Bellini di Catania dista all’incirca 110 chilometri da Messina e può essere raggiunto in un’ora e mezza in base al traffico o in base a quale mezzo sceglierete per arrivarci. Le opzioni a vostra disposizione sono l’autobus, il treno, l’auto o il taxi.

Con l’autobus

Se volete raggiungere l’aeroporto con l’autobus, dalla città di Messina partono i mezzi di SAIS Autolinee. I bus partono con frequenza regolare da fermate diverse: Piazza della Repubblica, Viale Boccetta, Tremestieri, Via La Farina e Viale Gazzi. La prima corsa è alle 4:15 del mattino da Piazza della Repubblica, mentre l’ultima alle 20:30. Il prezzo del biglietto è di 8,40 euro e può essere acquistato comodamente online dal sito ufficiale, dove vi consigliamo di controllare in anticipo gli orari per eventuali cambiamenti. La durata totale del viaggio è di 1 ora e 35 minuti e vi lascerà direttamente all’aeroporto.

Con il taxi

Preferite la comodità di un taxi che, dal posto in cui vi trovate a Messina, vi porterà all’aeroporto di Catania negli orari da voi desiderati? Come in ogni grande città d’Italia, anche qui troverete diverse compagnie che offrono tariffe fisse. Generalmente, la tratta da Messina all’aeroporto costa intorno ai 150 euro. Si tratta di una soluzione poco economica rispetto ai mezzi pubblici, ma che garantisce maggiore flessibilità e autonomia.

Con il treno

Per uno spostamento più ecologico ed economico rispetto al taxi, potete optare per il treno. Trenitalia copre la tratta dalla stazione centrale di Messina all’aeroporto di Catania: i treni partono all’incirca ogni ora e la durata è di 1 ora e 30 minuti. Il biglietto, acquistabile online o alle apposite macchinette situate all’interno della stazione di Messina, costa 9,70 euro. La fermata ferroviaria Fontanarossa è collegata con l’aeroporto tramite navetta dell’AMTS e il costo del biglietto è di 1 euro.

Se invece arrivate prima alla stazione centrale di Catania, da qui potete prendere il bus AMTS “Alibus”, con partenze ogni 25 minuti; il costo del biglietto è di 4,00 euro. Potete acquistare il biglietto sul bus o presso i rivenditori dei biglietti AMTS.

Con l’auto

Infine, se avete un’auto a noleggio o la vostra vettura, raggiungere l’aeroporto di Catania da Messina sarà facilissimo. Vi basterà prendere l’A20/E90 da Viale Boccetta per poi proseguire verso l’A18 in direzione di SP701 a Catania. Prendete l’uscita Asse dei Servizi da E45 e infine continuate su SP701, guidando in direzione Via Fontanarossa a Catania. Il viaggio durerà all’incirca 1 ora e 20 minuti in base al traffico. Tra le diverse opzioni a vostra disposizione, l’auto è sicuramente quella più comoda e veloce.

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Etna, tutte le leggende sul vulcano siciliano

L’Etna è un famoso complesso vulcanico siciliano ancora attivo, noto anche come Mongibello. Questo vulcano si trova sulla costa orientale dell’isola della Sicilia ed è uno dei vulcani più attivi del mondo, con un’altezza che supera addirittura i 3300 metri, che lo rende anche il più alto di tutto il continente europeo.

L’Etna, infatti, domina sulla vallata e sul golfo di Catania ed è visibile anche dalla città di Reggio Calabria e dai monti delle Madonie, che si trovano nella parte settentrionale della Sicilia. Il vulcano ha caratterizzato molto il paesaggio circostante, a causa del suo fuoco e della sua lava che hanno modificato continuamente il paesaggio, anche negli ultimi anni, creando non poche preoccupazioni nella popolazione vicina.

Le sue eruzioni, spesso spettacolari, hanno catturato l’immaginazione di molte persone, sin dai tempi antichi, e ciò ha portato alla nascita di numerose leggende legate alla sua grandezza ed alla sua enorme potenza. Tutto ciò ha reso l’Etna un simbolo culturale e mitologico conosciuto in tutto il mondo.

Ma quali sono le leggende legate al vulcano siciliano? Ce ne sono diverse: di epoca greca e romana, ma anche legate alla religione cristiana e alle tradizioni popolari siciliane.

La mitologia greca e l’Etna

Il dio del fuoco Efesto e la sua fucina

Una delle leggende più antiche legate all’Etna deriva dalla mitologia greca e riguarda storie legate al dio del fuoco e della metallurgia Efesto. Secondo questa leggenda, Efesto era noto per la sua abilità nel creare armi ed armature per gli dei dell’Olimpo e, secondo i greci, si diceva che la lava ed il fuoco che scaturivano, appunto, dall’Etna fossero una conseguenza dell’incessante lavoro di questo deo dell’Olimpo antico e della sua fucina sotterranea.

Tifone, il gigante ribelle a cento teste

Sempre nell’antica Grecia, si racconta di questo mostruoso gigante, dotato di cento teste di drago, chiamato Tifone. Questo essere, secondo questa leggende, venne sconfitto da Zeus ed imprigionato sotto il vulcano Etna. Proprio per questo, a causa di continui tentativi di liberarsi dalla prigione sotterranea, Tifone causò continui terremoti ed eruzioni vulcaniche.

Vista dalla città di Taormina dell'Etna innevato, con in primo piano le antiche rovine risalenti all'epoca degli Antichi Greci

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Vista dell’Etna dalle rovine greche della città di Taormina

Le leggende degli antichi romani

Anche in epoca romana nacquero delle leggende sul vulcano siciliano Etna, storie che non si discostano molto dalle loro versioni greche.

Encelado, uno dei titani ribelli sepolto sotto l’Etna

Una di queste leggende dell’epoca romana riguarda Encelado, ovvero uno dei titani che si ribellò contro gli dei dell’Olimpo. Un essere spaventoso, che possedeva mani enormi, una barba folta ed incolta, come pure le sopracciglia, e che al posto delle gambe aveva due squamose code di serpente. Questo spaventoso essere, dopo aver subito una sconfitta da Zeus, venne sepolto sotto l’Etna. I Romani credevano che i movimenti e le eruzioni del vulcano fossero causati dai tentativi di Encelado di liberarsi, come i greci pensavano che Tifone fosse la causa degli stessi avvenimenti.

La fucina di Vulcano e dei suoi ciclopi

Per il popolo romano, il vulcano siciliano era anche considerato come la fucina di Vulcano, considerato, come Efesto, il dio del fuoco. Come per i greci, anche in questo caso le eruzioni vulcaniche erano viste come il fumo e le scintille provenienti dalla fucina divina, dove Vulcano ed i ciclopi, ovvero i suoi aiutanti, forgiavano le armi sacre per gli dei.

Le leggende cristiane del Mongibello

Sono altre e diverse le leggende, invece, che provengono dal mondo cristiano. Infatti, con l’avvento del Cristianesimo, le leggende sul vulcano siciliano si trasformarono ed alle stesse vennero aggiunti elementi riconducenti alla religione.

La patrona della città di Catania: Sant’Agata

Una delle leggende più conosciute sarebbe quella legata a Sant’Agata, che è la patrona della città di Catania, che sorge proprio alle pendici dell’Etna. Si racconta che in passato ci fu un’eruzione molto violenta, che portò i cittadini catanesi a muoversi in massa verso il vulcano portando in processione il sacro velo di Sant’Agata, per chiedere ed implorando un suo intervento per fermare l’imminente catastrofe. Dopo questo gesto, l’eruzione si fermò, salvando così la vita alla popolazione siciliana e alla città di Catania. Da allora, la patrona Sant’Agata viene venerata come protettrice contro le eruzioni vulcaniche dell’Etna.

San Giorgio contro il drago Tifone

Quest’altra leggenda, invece, riporta all’antica Grecia. Si tratta nuovamente di Tifone, il dio ribelle che si mostrò ostile al volere degli dei grechi. Infatti, secondo il racconto di quest’epoca, San Giorgio avrebbe sconfitto un drago, spesso identificato con il nome di Tifone, che tentò di scappare alla prigionia sotto l’Etna, scatenando le eruzioni del vulcano e mettendo in pericolo la popolazione circostante.

Eruzione vulcanica dell'Etna, durante la quale è visibile anche la lava che fuoriesce dal cratere

Fonte: iStock

Eruzione dell’Etna, Sicilia

Le leggende popolari siciliane e dei popoli del nord

Nel corso dei secoli, storie e leggende relative a questo vulcano siciliano, hanno subito delle modifiche, con interferenze religiose e culturali. Sono nate sia leggende del popolo siciliano, ma anche da popolazioni del nord Europa.

La montagna e la luna e la sposa dell’Etna

La prima leggenda di stampo popolare siciliana, se così si può definire, è una delle più affascinanti. In questa leggenda si racconta come l’Etna fosse innamorato della luna e che ogni notte cercasse di raggiungerla, sfruttando il suo fuoco e le sue fiamme. Allora, la luna, commossa dall’amore della montagna, ovvero l’Etna, brillava sempre più luminosa, creando così uno spettacolo unico.

Questa leggenda riflette il fascino romantico che l’Etna riesce ad esercitare sugli abitanti della regione. Proprio da qui nasce un’altra leggenda popolare, ovvero la storia di una giovane donna, promessa sposa di un uomo considerato malvagio, la quale preferì gettarsi nell’Etna piuttosto che sposarlo. Da quel giorno, ogni volta che il vulcano siciliano erutta, si dice che ad uscire dal cratere siano le lacrime di questa sposa infelice.

Il mondo dei morti e la Regina Elisabetta I

Infine, una leggenda proveniente dai territori del Nord Europa e che riguarda un personaggio molto famoso della storia inglese: la Regina Elisabetta I. Questa leggenda, infatti, racconta che l’anima errante della Regina riposi nell’Etna, che era riconosciuto anche come il mondo dei morti, a causa di un patto che essa fece con il diavolo, in cambio del trono d’Inghilterra.

Come si è visto, l’Etna è ed è stato fonte inesauribile di leggende popolari e che hanno accompagnato le diverse popolazioni che hanno abitato la Sicilia. Queste leggende arricchiscono la cultura e la storia della Sicilia, ed aprono una finestra sul come gli esseri umani cerchino di comprendere, in qualsiasi modo, la forza di questo vulcano siciliano, il più attivo del pianeta terra.

Allo stesso tempo, queste leggende ne arricchiscono anche il fascino. Per chi visita l’Etna, il fatto di conoscere queste leggende, renderà l’esperienza ancora più profonda e significativa, ammirando probabilmente con occhi diversi una delle più belle meraviglie naturali della regione Sicilia e di tutto il territorio italiano.

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Eruzione dell’Etna, disagi all’aeroporto di Catania e info utili per i viaggiatori

L’intensa attività vulcanica delle ultime settimane, che ha destato preoccupazione per la situazione dell’Etna, ha provocato ieri l’eruzione di una nube di cenere alta più di 4 km, che si è levata dal cratere Voragine, e con essa un pennacchio lavico sul versante sud-est del vulcano. La cenere ha rapidamente offuscato il cielo sopra la città di Catania, mandando in tilt le operazioni aeroportuali presso il vicino scalo di Fontanarossa. Ecco le ultime novità per i passeggeri.

Disagi all’aeroporto di Catania-Fontanarossa

Proprio nel giorno in cui ha preso il via lo sciopero aereo che coinvolge alcuni dei principali scali europei, l’aeroporto di Catania-Fontanarossa si trova a dover fare i conti con i numerosi disagi provocati dall’eruzione dell’Etna. Già nella giornata di ieri, poco dopo la formazione dell’imponente nube di cenere che è fuoriuscita dal cratere, hanno avuto inizio i primi disservizi. Molte compagnie aeree hanno cancellato in anticipo i propri voli, fin quando l’aeroporto stesso non ha dichiarato l’inagibilità di alcuni degli spazi aeroportuali.

“A causa dell’attività eruttiva dell’Etna e della contestuale emissione di cenere vulcanica in atmosfera, l’Unità di crisi ha disposto la chiusura dei settori di spazio aereo B2 e B3. La pista è inagibile a causa di una copiosa ricaduta di cenere vulcanica sul campo e pertanto sono sospesi sia gli arrivi che le partenze. Le operazioni di volo riprenderanno ad avvenuta rimozione della cenere vulcanica dalle pavimentazioni interessate dalla movimentazione degli aeromobili. Al momento si stima che le attività di volo potranno riprendere alle ore 15:00” – si legge in un comunicato dell’aeroporto di Catania.

Cosa possono fare i passeggeri che erano in partenza o in arrivo a Fontanarossa? Nella nota, si consiglia di non recarsi in aeroporto prima di aver verificato che le operazioni siano riprese e che il proprio volo sia stato confermato. I viaggiatori che hanno visto il proprio aereo cancellato possono essere riprotetti su un nuovo volo. In alternativa, possono autonomamente acquistare un biglietto aereo (anche con un’altra compagnia) per raggiungere la propria meta, chiedendo poi il rimborso al vettore per mancata riprotezione. Non è invece prevista alcuna compensazione pecuniaria per i disservizi subiti.

Cosa sapere per chi viaggia a Catania

La situazione a Catania, per il momento, sembra essersi stabilizzata: l’INGV ha abbassato il livello di allerta per il volo da rosso ad arancione, mentre quello per il tremore vulcanico è sceso da rosso a giallo nel corso della notte. Questo non significa che l’eruzione sia terminata, quindi è importante continuare a prestare la massima attenzione – così come sta accadendo sull’arcipelago delle isole Eolie, a causa della concomitante attività vulcanica dello Stromboli. Ci sono dunque alcune precauzioni da adottare se ci si trova a Catania.

Al momento, la criticità più grande riguarda l’emissione di ceneri vulcaniche: sebbene non siano risultate pericolose per la salute, l’esposizione prolungata potrebbe provocare “moderati disturbi dell’apparato respiratorio”, così come “congiuntiviti e abrasioni corneali” – si legge sul sito della Protezione Civile. Uno dei pericoli maggiori, inoltre, riguarda la deposizione della cenere al suolo, su cui bisogna fare molta attenzione negli spostamenti. Per questo, il sindaco Enrico Trantino ha emanato un’ordinanza in cui vieta per 48 ore la circolazione di mezzi a due ruote e limita la percorrenza degli automezzi alla velocità massima di 30 km/h.

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Luoghi da visitare in Sicilia partendo dall’aeroporto di Catania

La Sicilia è tutta da amare. Visitarla in una sola volta è impossibile, perché merita di essere esplorata a passo lento, assaporandone ogni sfumatura culturale, architettonica e paesaggistica. Se il prossimo viaggio nella Perla del Mediterraneo prevede di atterrare all’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania-Fontanarossa, potete scegliere di rimanere nella splendida città ai piedi dell’Etna godendo del suo centro storico barocco dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, oppure potete decidere di spostarvi in una delle splendide località turistiche della Sicilia orientale che sorgono nei suoi dintorni.

Ecco alcuni consigli per visitare borghi storici, litorali incontaminati e paesaggi meravigliosi a pochi chilometri e facilmente raggiungibili da Catania.

Tappe da visitare a nord di Catania

Partendo dall’aeroporto di Catania, sono diverse le perle siciliane da visitare a poca distanza. Viaggiando verso nord, esploriamo alcune tappe alla scoperta della splendida costa che giunge fino a Taormina: Aci Castello, Aci Trezza, Acireale e Zafferana Etnea.

Taormina e le Gole dell’Alcantara

Taormina dista poco più di 60 chilometri da Catania ed è una delle città più amate dai turisti di tutto il mondo. La sua posizione, a circa 250 metri a strapiombo sul mare, la rende ancora più ricca di fascino e attrattiva. I bellissimi giardini pubblici della villa comunale sono il polmone verde della città ma anche un luogo dove ristorarsi lasciandosi inebriare dal profumo dolce di magnolie e bouganville.

Il Duomo, risalente al XIII secolo, è imponente e maestoso e contiene opere di grande valore artistico che vanno dal periodo bizantino a quello rinascimentale. È il Teatro Greco il monumento più rappresentativo di Taormina: chiamato anche Teatro Antico, venne costruito dai greci intorno al III secolo a.C., dopo la realizzazione del teatro di Siracusa, ed è la seconda struttura teatrale più grande della Sicilia.

Taormina vista dal Teatro Greco antico, in Sicilia

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Taormina vista dal Teatro Greco

Dopo una visita al centro storico di Taormina, gli amanti della natura non possono lasciarsi scappare le Gole dell’Alcantara, a poco più di 20 chilometri verso l’entroterra. Un luogo incredibile e meraviglioso, caratterizzato da gole naturali di basalto scavate dallo scorrere incessante delle acque pure e cristalline del fiume Alcantara. Le pareti raggiungono un’altezza di 25 metri e la loro particolarità è la forma bizzarra che hanno assunto nel corso dei millenni, grazie alla lava incandescente che, a contatto con l’acqua, ha dato vita a pareti dalle geometrie spettacolari.

Le Gole di Alcantara, da visitare nei dintorni di Taormina

Fonte: iStock

Gole di Alcantara

Aci Castello e Aci Trezza

Prima di raggiungere Taormina, meritano sicuramente una visita le cittadine marinare di Aci Castello e di Aci Trezza, rispettivamente a 18 km e a 20 km dall’aeroporto di Catania. Affacciate sulla splendida costa assolata bagnata dal mar Ionio, le due località sono affascinanti tesori ricchi di storia e bellezze naturali e architettoniche. Ad accomunarle è lo spettacolo delle Isole Ciclopi, luogo che ha fatto da sfondo al capolavoro intramontabile “I Malavoglia” di Giovanni Verga: grandi strutture geologiche caratterizzate da migliaia di pilastri naturali di lava solidificata che emergono dalle acque del mare, formatesi più di un milione e mezzo di anni fa. Oggi quest’area è protetta all’interno della Riserva integrale Isola di Lachea e Faraglioni dei Ciclopi.

Alba sulle Isole dei ciclopi, di fronte ad Aci Trezza, in Sicilia

Fonte: iStock

Alba sulle Isole dei ciclopi, Aci Trezza

Dopo una passeggiata sul lungomare, sul quale si affacciano le antiche casette dei pescatori, ci si addentra nel cuore pulsante dei borghi. Da visitare è il Castello Normanno di Aci Castello, oggi sede del museo civico della città, e dal quale prende il nome. Dal castello, il panorama che si stende davanti alla vista è qualcosa di unico e meraviglioso. Ad Aci Trezza è il Museo Casa del Nespolo di Aci Trezza a raccontare la storia della cittadina, fatta di tradizioni tramandate nei secoli. Non può mancare anche una degustazione della gastronomia locale, che unisce gli ingredienti del mare a quelli della cucina siciliana, in un esplosione di sapori indimenticabile.

Acireale

Seguendo la costa verso nord, la prossima tappa è Acireale, a soli 6 km di distanza da Aci Trezza. Un tesoro barocco che unisce lo splendore del mare, con la Riserva Naturale de La Timpa che offre un mare limpido e spiagge rocciose in cui poter fare il bagno, e il fascino della cultura del luogo tramite le architetture che ne testimoniano la storia millenaria.

Sulle sue strade sono molteplici i palazzi nobiliari e le chiese antiche che vi si affacciano, regalando scorci di rara bellezza. Da visitare sono la Cattedrale di Maria Santissima Annunziata, risalente al XVI secolo, e le antiche terme romane. Acireale è celebre anche per il suo Carnevale, tra i più suggestivi d’Italia.

Zafferana Etnea

A 600 metri sul livello del mare, sorge Zafferana Etnea: posizionato ai piedi delle pendici orientali dell’Etna e a 15 km da Acireale, questo splendido borgo ha un patrimonio culturale, storico e paesaggistico che richiama numerosi turisti durante tutto l’anno. Qui si possono percorrere i diversi sentieri escursionistici che risalgono i pendii, oppure ammirare antiche chiese e palazzi storici, i sorvegliati speciali del vulcano attivo più alto d’Europa. Da non perdere sono i giardini con la fontana e la chiesa di Santa Maria della Provvidenza, proprio nel centro storico nel quale si svolge uno degli eventi più importanti della zona: l’Ottobrata, una festa che celebra i prodotti tipici locali, tra i quali il miele.

Vista da Zafferana Etnea, in Sicilia

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Vista sull’Etna da Zafferana Etnea

Tappe da visitare a sud di Catania

Partendo sempre dall’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania-Fontanarossa, ci spostiamo in direzione sud, verso stupendi borghi affacciati a un mare limpido e cristallino in cui tuffarsi. Ecco alcuni suggerimenti per visitare Augusta, Siracusa, Vizzini e Caltagirone.

Augusta

A poco più di 40 chilometri a sud dell’aeroporto di Catania sorge Augusta, un gioiello nascosto affacciato sullo Ionio con una storia millenaria da raccontare. Famosa per il suo porto, tra i più importanti della zona, è dominata dal Castello Svevo, una fortezza medievale, e custodisce la Chiesa Madre, importante testimonianza dell’architettura barocca siciliana. Dopo una visita al centro storico, non può mancare una pausa al mare sulle sue spiagge rocciose, come lo Sbarcatore dei Turchi, alternate a suggestive grotte scavate dall’acqua.

Siracusa

Siracusa è un’altra delle splendide località della costa orientale della Sicilia. Situata poco più a sud rispetto ad Augusta, la città è conosciuta per gli edifici barocchi del centro e per Ortigia, la parte della città costruita su un isolotto collegato con la terraferma. Anche qui è facile perdersi nel labirinto di viuzze, tra palazzi nobiliari e monumenti storici. 

Da appuntare per una visita il Parco Archeologico Neapolis: 240.000 mq di area che custodisce testimonianze antichissime, risalenti all’età protostorica, tardoantica e bizantina. Da non perdere anche il teatro greco e il curioso Orecchio di Dionisio, una grotta di origine calcarea che assume la forma di orecchio: in questo antro naturale il gioco dell’eco è impressionante, arrivando ad amplificare i suoni fino a 16 volte.

Un altro consiglio è quello di passeggiare lungo le viuzze che si snodano lungo la Giudecca, il quartiere ebraico della città. Da non perdere anche il castello Eurialo e la speciale fonte di Aretusa (sull’isola di Ortigia): questo è l’unico luogo in Europa in cui crescono ancora spontaneamente i papiri.

Siracusa e la sua isola di Ortigia, con il centro storico e il mare turchese

Fonte: iStock

Siracusa e l’isola di Ortigia

Vizzini e Caltagirone

Spostandoci verso l’entroterra si raggiungono Vizzini e Caltagirone. A circa 50 km a sud rispetto all’aeroporto di Catania sorge il borgo di Vizzini, raggiungibile in auto in circa 30 minuti. Strette viuzze si snodano tra antiche case in pietra e storiche testimonianze di un passato culturale e artistico di estrema importanza. Meritano una visita la Chiesa di San Giovanni Battista, esempio dell’architettura barocca siciliana, e la Chiesa Madre, che custodisce alcune opere d’arte di grande valore. Per un tuffo nella vita del celebre scrittore siciliano Giovanni Verga, si può visitare il Museo dell’Immaginario Verghiano.

E poi c’è Caltagirone, con le sue botteghe artigiane di maestri ceramisti, di cui sono piene le viuzze del centro, abbellite dalle colorate piastrelle di produzione locale. Famosa la scalinata di Santa Maria del Monte, con i suoi 142 gradini colorati, tra le più spettacolari del mondo.

Ma Caltagirone non è solo la patria della ceramica. I suoi monumenti e le chiese sono testimonianza di diverse epoche storiche che ne hanno modificato le architetture. Da visitare la Chiesa di San Francesco d’Assisi, con il suo meraviglioso chiostro.

Caltagirone e la celebre scalinata con le ceramiche, in Sicilia

Fonte: iStock

Scalinata di Santa Maria del Monte, Caltagirone

Tappe da visitare nell’entroterra di Catania, tra la città e l’Etna

Visitare la Sicilia dell’entroterra è un viaggio meraviglioso alla scoperta di tradizioni, storie antiche e paesaggi naturali incontaminati. Dall’aeroporto di Catania ci allontaniamo allora dal mare verso l’interno, immergendoci nella campagna punteggiata da splendidi borghi e cittadine custodi di un patrimonio di immenso valore. Ecco allora alcuni suggerimenti per fare tappa a Motta Sant’Anastasia, Belpasso, Sperlinga e Bronte.

Motta Sant’Anastasia

Un gioiello nascosto tutto da esplorare è Motta Sant’Anastasia. Sono solo 16 i chilometri che la dividono dal terminal aeroportuale di Catania e una tappa qui vale assolutamente il viaggio. Immerso nella natura, questo borgo racconta la storia di un passato culturale e artistico importante grazie al suo Castello Normanno, antica fortezza che domina l’area e dalla quale si gode di un panorama incantevole sui dintorni caratterizzati dal caratteristico basalto nero.

L’essenza di Motta Sant’Anastasia si esprime anche nelle tradizioni e nelle feste popolari che tutt’oggi animano la popolazione. La più celebre è la Festa di Sant’Anastasia, un evento colorato e vivace che riunisce tutta la comunità che abita queste terre.

Belpasso

Il viaggio prosegue con una tappa a Belpasso, una località che brilla di luce propria alle pendici dell’Etna, ricostruita dai suoi abitanti e risorta dalle proprie ceneri più volte a seguito di alcune devastazioni causate dal vulcano e dai terremoti, avvenute nel corso dei secoli.

Abbarbicata sulle pendici del vulcano, la cittadina viene comunemente chiamata anche la “Scacchiera dell’Etna” per via del suo schema urbanistico con strade e incroci che, dall’alto, s’intersecano ricordando proprio una scacchiera. Tra le vie del centro storico, meritano una visita la Chiesa Madre, il convento e la Chiesa di Sant’Antonio da Padova, esempi di barocco siciliano, e Palazzo Scrofani, caratterizzato da elementi barocchi alternati alla pietra lavica.

Sperlinga

Proseguendo il viaggio verso l’entroterra siciliano, dopo circa 90 km di viaggio si raggiunge Sperlinga, una cittadina incastonata nel paesaggio delle Madonie, in provincia di Enna. La visita a questa località merita sicuramente in viaggio da Catania per via del suo splendido castello, dalla struttura particolare: è scavato nella roccia e composto da un labirinto di grotte e tunnel che si snodano per diversi chilometri. Raggiungendo la fortezza tramite i vicoli che attraversano il caratteristico centro storico, si apre un panorama che toglie il fiato sulle colline ricoperte da distese di vigneti e ulivi.

Sperlinga e il suo castello costruito nella roccia, in Sicilia

Fonte: iStock

Sperlinga e il suo castello

Bronte

Il viaggio nell’entroterra siciliano nei dintorni di Catania non può non contemplare anche una tappa a Bronte, la patria del pistacchio conosciuta in tutto il mondo. Sorge alle pendici dell’Etna su dolci colline che vedono la produzione del cosiddetto “oro verde”, tra i pistacchi più buoni del mondo. Ma Bronte non riserva ai propri visitatori soltanto la storia e la cultura culinaria legata ai pistacchi. Il patrimonio culturale custodito in questo borgo comprende anche il Castello di Nelson, struttura del XIV secolo che oggi ospita un museo, e la Chiesa di Santa Maria.

 

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Riapre uno dei palazzi più belli (e meno noti) d’Italia

Riapre dopo un intervento di restauro uno dei palazzi più belli di Catania. Palazzo Biscari o Palazzo Bìscari alla Marina, per la città siciliana rappresenta un affascinante capitolo della sua storia architettonica e culturale.

Questo magnifico edificio che si trova in pieno centro storico, forse il più sontuoso di Catania, rappresenta una testimonianza tangibile della ricchezza e della raffinatezza che caratterizzavano la Sicilia del XVII e XVIII secolo. Ed è grazie all’impegno di risorse private che il palazzo è stato recentemente restaurato, dando vita a un vero processo di rinascita che ha l’obiettivo di preservare e valorizzare il patrimonio storico-culturale della città.

Gli sforzi congiunti di imprese territoriali, istituzioni locali, enti culturali e appassionati di storia hanno portato a un attento lavoro di restauro che ha coinvolto esperti del settore, architetti e restauratori.

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Fonte: 123rf

La scalinata esterna di Palazzo Biscari a Catania, set del videoclip dei Coldplay

Palazzo Biscari, gioiello del barocco siciliano

Palazzo Biscari è il più importante edificio privato di Catania, di proprietà della famiglia Moncada Paternò Castello di Valdisavoia Principi di Biscari, e rappresenta preziosa testimonianza del barocco siciliano. I saloni affrescati sono ricchi di fascino e di eleganza.

Sorge su un tratto delle mura cinquecentesche della città, sulle quali, subito dopo il terremoto del 1693, Ignazio Paternò Castello III Principe di Biscari ottenne, alla fine del Seicento, il permesso di elevare il palazzo dal luogotenente generale Giuseppe Lanza duca di Camastra, artefice della ricostruzione di Catania, inviato del Re di Spagna Carlo II d’Asburgo.

Il palazzo è ancora oggi in parte abitato dai discendenti della famiglia e i saloni principali sono spesso usati per ospitare manifestazioni. Lo visitò anche la Regina Madre di Inghilterra, Alexandre Dumas e persino Johann Wolfgang von Goethe che, nel corso del suo viaggio in Italia nel 1787, venne ricevuto dal principe di Bìscari.

Palazzo Biscari vanta un’antica tradizione legata all’arte e alle mostre. A partire dal XVIII secolo, ha ospitato il museo di reperti archeologici. Di recente si è aperto anche a mostre di artisti internazionali.

Tra le sue splendide sale affrescate, tra cui il Salone delle feste, in stile rococò, con le volte riccamente affrescate e un cupolino terrazzato sulla volta dove si sistemavano i musicisti a suonare, si tengono ancora oggi concerti di musica barocca. E poi, angeli e putti ovunque, dipinti alle pareti, in rilievo su stucchi e camini, e una scala che sembra avvolta in una nuvola e che è tutta da vedere.

All’interno si contano ben 600 stanze, alcune nemmeno mai esplorate, talvolta collegate tra loro da botole nascoste nel pavimento, come quella tra la stanza del principe e quella della principessa, una camera magnifica con boiserie di legni intarsiati e pavimenti di marmo di epoca romana.

Come in un film

I saloni vengono affittati anche per eventi privati e matrimoni. Sono state usate come set di diverse produzioni cinematografiche, tra cui “I Viceré” di Roberto Faenza, tratto dall’omonimo romanzo di Federico De Roberto, con Alessandro Preziosi e Cristiana Capotondi, la serie Tv “Squadra antimafia” con Marco Bocci e Simona Cavallari e, recente, il film “Cyrano” del regista Joe Wright con Peter Dinklage ed Haley Bennett.

Più recente l’esterno del palazzo è servito come location per il videoclip dei Coldplay “Violet Hill”, mentre Carmenl Consoli ha preferito aggirarsi tra le sale interne per la clip del brano “Non molto lontano da qui”.

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La Fontana dell’elefante: perché il simbolo di Catania

La prima tappa di qualsiasi tour di Catania che si rispetti è senza dubbio piazza Duomo, al cui centro si erge l’inconfondibile Fontana dell’elefante, considerata uno dei simboli della città.

Costruita in un paio d’anni tra il 1735 e il 1737 dall’architetto Giovanni Battista Vaccarini, la statua dell’elefante che si erge sulla fontana è fatta di basalto nero (“u Liotru”, in dialetto catanese) protagonista del monumento. A questa simbolica fontana è legata una leggenda secondo la quale proteggerebbe Catania dalle eruzioni dell’Etna.

Fu costruita in seguito al terribile terremoto che colpì il Val di Noto nel 1693. Sembra una fontana piuttosto semplice, invece è ricca di elementi e soprattutto simbolici.

La leggenda

Il termine catanese “U Liotru” che viene usato per indicare la fontana sarebbe in realtà nato dalla storpiatura del nome Eliodoro, un giovane catanese che, secondo una leggenda, avrebbe tentato – senza successo – di diventare Vescovo di Catania. Quando si mise contro il Vescovo Leone II, questo lo condannò a essere bruciato vivo nel Forum Achelles.

Questo fantomatico personaggio sarebbe legato all’elefante perché una leggenda narrava che fu lui il suo scultore e che addirittura fosse solito cavalcarlo per spostarsi da Catania a Costantinopoli. Sempre secondo la leggenda, il vescovo Leone avrebbe fatto portare la statua fuori dalle mura affinché fosse dimenticata, ma il popolo le avrebbe ugualmente tributato degli onori divini.

Simbologie della Fontana dell’elefante

La base è un piedistallo di marmo bianco al centro di una vasca sempre di marmo nella quale cadono i getti d’acqua della fontana che escono dal basamento, sul quale si trovano due sculture che riproducono i due fiumi di Catania, il Simeto e l’Amenano.

Sopra la base marmorea è stato posizionato l’elefante nero con le zanne bianche fatte di pietra calcarea. L’elefante è rivolto con la proboscide verso la Cattedrale di Sant’Agata. L’elefante indossa una gualdrappa di marmo decorata con gli stemmi di Sant’Agata, patrona di Catania.

Ma perché proprio un elefante a Catania? Le ipotesi che sono state fatte sono diverse. Secondo alcuni studiosi si riferirebbe alla vittoria dei catanesi sui libici. Secondo altri, l’elefante sarebbe quello proveniente da un circo, mentre altri ancora sostengono che sia il ricordo di una religione di cui oggi si sono perse completamente le tracce.

La più accreditata, però, è l’ipotesi fatta dal geografo arabo Idrisi che face un viaggio in Sicilia nel XII secolo. Egli disse che i catanesi consideravano l’elefante una statua magica, in grado di proteggere il centro abitato dalle eruzioni dell’Etna e, sempre secondo lui, la statua sarebbe stata costruita durante la dominazione cartaginese o bizantina.

Ma le simbologie non sono finite: dal dorso dell’elefante si erge una colonna alta 3,66 metri di granito, decorata da figure di stile egizio. Sarebbe stata usata come meridiana per indicare l’ora esatta a tutti i cittadini di Catania.

In cima all’obelisco sono stati montati un globo, circondato da una corona con una foglia di palma (che rappresenta il martirio e un ramo di giglio che invece simboleggia la purezza. Sopra il globo è stata posta una tavoletta di metallo su cui è stata incisa una scritta dedicata a Sant’Agata con l’acronimo “MSSHDEPL” (“Mente sana e sincera, per l’onore di Dio e per la liberazione della sua patria»”, e sopra ancora una croce.

Solo nel XIX secolo venne protetta da un cancello di ferro con un piccolo giardino interno che oggi sono spariti. Quando decisero di spostare la fontana dalla piazza del Duomo a piazza Palestro – a circa un chilometro e mezzo di distanza – ci fu addirittura una sommossa popolare. E la fontata rimase lì dov’era.

Catania, la città dell’elefante

L’elefante è il simbolo di Catania per diversi motivi. Un’antica leggenda narra di un elefante che avrebbe cacciato degli animali feroci durante la fondazione della città. Già sotto la dominazione musulmana (avvenuta nell’827 e che durò fino al 1061 con la conquista dei Normanni), infatti, Catania era conosciuta con il nome di “Balad-el-fil” o “Medinat-el-fil” ovvero “città dell’elefante”.

Divenne il vero simbolo di Catania nel 1239. Prima di allora l’emblema cittadino era l’effigie di San Giorgio, ma i catanesi decisero di cambiarlo in seguito a una serie di rivolte per poter passare da semplice dominio di un Vescovo-conte a città demaniale. Oggi l’elefante è raffigurato nello stemma comunale, in quello dell’università e di tutte gli uffici istituzionali oltre a essere la mascotte di diverse squadre sportive.

La prossima volta che andate a Catania non mancate di fare una visita alla Fontana dell’elefante e di scoprirne tutti suoi incredibili segreti. Stanno realizzando un Lego per poterla costruire a casa. Andrà sicuramente a ruba.