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Forte di Fenestrelle: la spettacolare Grande Muraglia d’Italia, tra storia e leggenda

Il Forte di Fenestrelle è la più imponente fortificazione alpina d’Europa, seconda nel mondo solo alla Muraglia Cinese: per questo viene chiamata anche la “Grande Muraglia piemontese” o la “Grande Muraglia Italiana“.

La fortezza si trova vicino a Torino, nella Val Chisone, la valle piemontese che corre tra Sestriere e Pinerolo, terra contesa tra francesi e Savoia nei secoli passati. Ed è proprio per motivi bellici che, lungo il fianco di questa valle angusta, i francesi di Re Sole cominciarono a costruire le prime fortezze che in seguito furono inglobate nell’imponente realizzazione della Grande Muraglia Piemontese.

In realtà, questa fortezza edificata a scopo difensivo non dovette mai sopportare violenti assedi nel corso della sua storia. Piuttosto, fin dalla sua costruzione, svolse un ruolo principalmente detentivo e servì a prigione di stato, prigione comune e prigione militare.

Forte di Fenestrelle: storia e costruzione

La fortezza venne commissionata da Vittorio Amedeo II nel 1727, a scopo essenzialmente difensivo: infatti si sviluppa lungo quello che un tempo era il confine tra Italia e Francia. La costruzione del Forte di Fenestrelle durò 122 anni, dal 1728 al 1850, ma il risultato fu imponente e unico nella storia dell’architettura difensiva.

Per chi si chiede dove si trova esattamente la grande muraglia del Piemonte, la riposta è semplice: la Fortezza è alle porte del paese di Fenestrelle, piccolo comune lungo la strada che da Torino, passando per Pinerolo, conduce a Sestriere. Qui, abbarbicata sulla montagna, si allunga l’antico e straordinario baluardo di difesa che oggi si vanta di essere la più grande struttura fortificata d’Europa. Anche se viene chiamato Forte di Fenestrelle, quello che attende i visitatori è ben di più un maniero. Il complesso fortificato che si sviluppa per oltre 3 chilometri su un dislivello di circa 635 metri andrebbe infatti chiamato Fortezza di Fenestrelle perché è composto da:

  • 3 forti ovvero il Forte San Carlo, il Tre Denti e il Delle Valli;
  • 7 ridotte;
  • Un tunnel dalle mura spesse due metri, dove corre la scala coperta più lunga d’Europa. Con i suoi 4mila gradini, la scala è stata realizzata per permettere di raggiungere tutti i punti della Fortezza delle Finestrelle senza mai bisogno di uscire;
  • Una scalinata di 500 gradini a cielo aperto, la cosiddetta Scala Reale perché era quella usata dal Re quando si recava in visita alla Grande Muraglia Piemontese.

Visite guidate alla Grande Muraglia Piemontese

Da quando venne realizzata fino alla fine del Seconda Guerra Mondiale, la Fortezza di Fenestrelle fu utilizzata come presidio militare con scopo di difesa dei confini, come Prigione di Stato e come Prigione Militare. Poi venne abbandonata a se stessa per i successivi cinquant’anni. Negli anni Novanta, grazie all’iniziativa e all’impegno di numerosi volontari, la Fortezza di Fenestrelle ha visto una seconda nascita. Con il recupero della struttura, oggi è possibile accedere alla fortezza, partecipare alle interessanti visite guidate e ammirare le numerose rappresentazioni teatrali e culturali che avvengono all’interno.

Si può visitare la Fortezza di Fenestrelle tutto l’anno, basta prenotare per assicurarsi il proprio posto durante le visite guidate che accompagnano i turisti alla scoperta di forti e di ridotte, tra passaggi segreti e antiche celle di detenzione, le stanze del Governatore e il palazzo degli Ufficiali.

Gli itinerari che si possono seguire sono tanti, e quindi anche la durata della vista del Forte di Fenestrelle è variabile. Il consiglio è quello di non trascurare niente e di approfittare della visita che dal mattino alla sera: vi permetterà di immergervi nel cuore segreto della Fortezza e di salire fino in cima alla Grande Muraglia Piemontese, a quota 1.800 metri.

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Visitare la Ciudadela de Pamplona, la fortezza costruita da re Filippo II

La Spagna è molto più di una visita toccata e fuga a Barcellona e Madrid. La nazione ha tanto da offrire in località come Pamplona che propongono monumenti storici e culturali di rilievo. Un esempio? La Ciudadela de Pamplona: si tratta della fortezza della città ed è conosciuta per essere un capolavoro di ingegneria militare rinascimentale. Non si tratta semplicemente di una struttura dal passato difensivo, oggi è stato riconvertito per essere uno spazio culturale e ricreativo.

Se hai in programma una visita a Pamplona metti in calendario qualche ora da trascorrere alla Ciudadela de Pamplona esplorando i bastioni, i camminamenti, i giardini e tutto ciò che c’è da scoprire qui.

La storia della Ciudadela de Pamplona

La fortezza è stata costruita a Pamplona nel 1571 per volere del re Filippo II. La famiglia reale voleva rafforzare i confini settentrionali minacciati dalla presenza della Francia. La posizione è infatti strategica: si trova lungo la frontiera ed è stata costruita con il supporto di Giacomo Palearo conosciuto come El Fratìn, architetto italiano che ha applicato i canoni architettonici rinascimentali utilizzati nel settore militare del Belpaese. La struttura vanta una pianta pentagonale con cinque bastioni per offrire una difesa più efficace contro le artiglierie nemiche.

Con il passare del tempo però il mondo militare ha lasciato spazio ad una struttura culturale passando da edificio di difesa dopo l’invasione napoleonica ad una proposta dal valore architettonico a partire dal XX secolo. Oggi è stato avviato un importante processo di recupero e riconversione per poterla trasformare in un polmone verde in città, oltre ad ospitare eventi culturali di rilievo.

Visitare la Ciudadela de Pamplona

Fonte: iStock

Ciudadela de Pamplona, è tra i monumenti da non perdere in città

Visitare la Ciudadela de Pamplona

La Ciudadela rappresenta uno dei migliori esempi di architettura militare a bastioni ancora esistenti in Europa; ogni suo angolo racconta una storia fatta di ingegno, tecnica e attenzione ai dettagli. I bastioni, dotati di gallerie sotterranee e passaggi nascosti, permettevano una difesa articolata e sorprendentemente moderna per l’epoca. Le mura, ancora perfettamente conservate, mostrano tracce dei vari stili e delle modifiche apportate nei secoli successivi, offrendo al visitatore un viaggio visivo attraverso l’evoluzione della tecnica militare.

Oggi il passato bellico è stato lasciato alle spalle. Ecco perché i numerosi turisti ogni anno hanno l’opportunità di passeggiare all’interno mixando la scoperta della struttura e delle mura con un angolo di relax nel verde. In estate il calendario eventi della cittadina si anima: il fossato diventa teatro di rappresentazioni teatrali e concerti mentre gli spazi aperti e i giardini danno la marcia in più offrendo un angolo di ombra e relax.

Dove si trova e come raggiungerla

La Ciudadela de Pamplona si trova nel centro storico di Pamplona e per questo è davvero facile raggiungerla sia a piedi sia con bus e mezzi pubblici. La tappa, imperdibile, mostra la conservazione della costruzione militare del XVI secolo.

Info utili

Una buona notizia per i viaggiatori che programmano una vacanza in Spagna? L’ingresso alla Ciudadela di Pamplona è gratuito. La struttura, aperta tutto l’anno, ha orari che variano a seconda della stagione e consultabili sul sito del turismo locale. Il monumento si raggiunge facilmente, sia a piedi sia con i mezzi pubblici e come consiglio in più è preferibile visitare il portale dedicato con un calendario completo degli eventi organizzati. L’ufficio del turismo offre, periodicamente, visite guidate gratuite per scoprire più curiosità e dettagli sul monumento e il suo passato.

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Il papiro ritrovato, una scoperta straordinaria al Castello del Buonconsiglio di Trento

Un ritrovamento inaspettato al Castello del Buonconsiglio di Trento ha attirato l’attenzione in questi giorni. Durante alcuni lavori di riordino e studio dei materiali egizi conservati nel museo, avviati dall’archeologa Annamaria Azzolini e l’egittologa Barbara Gilli, sono stati identificati quattro frammenti del papiro di Senemnetjer. Una scoperta straordinaria che avrà un forte impatto a livello internazionale poiché questo reperto risale al 1450 a.C. ed è uno dei più antichi papiri provenienti dalla regione di Menfi, riconducibile al regno di Hatshepsut/Thutmosis III.

Fino ad oggi un frammento era custodito nel Museo archeologico di Firenze e un altro era disperso ma noto grazie a una riproduzione dell’egittologo Karl Richard Lepsius. Tuttavia non si era a conoscenza dell’esistenza di altri frammenti esistenti. Questo papiro, realizzato dall’ammiraglio di flotta e capo dei rematori del tempio di Ptah di Menfi, è stato rinvenuto a Saqqara e il testo geroglifico è stato riconosciuto come uno scritto funerario, confermato anche dalla figurazione. Si tratta di uno dei più antichi papiri del “Libro dei morti”.

I papiri del Libro dei Morti

In egiziano “Formule per uscir di giorno”, il “Libro dei Morti” è una raccolta di scritti funerari che dovevano guidare e aiutare i defunti nell’affrontare il percorso nell’aldilà. L’usanza di seppellire con il corpo alcuni rotoli di papiro risale fin dai tempi della XVII dinastia (1539-1292 a.C.) a Tebe dove si colloca anche l’origine del papiro ritrovato che riporta testi a colonne e l’inserzione di vignette. Molti papiri del “Libro dei Morti” datati come questa recente scoperta provengono da Tebe, mentre quelli ascrivibili alla necropoli menfita sono rari.

Esistono altri quattro manoscritti che risalgono all’epoca più recente e sono considerati completi. Un testo della nutrice reale Bakai che ora è custodito al Museo Nazionale di Varsavia, e il papiro di Nebseni che si trova al British Museum di Londra.

La collezione egizia di Tonelli

Il papiro ritrovato al Castello del Buongustaio di Trento sarà esposto al pubblico alla fine del 2025, probabilmente nel periodo delle feste di Natale. La collezione egizia del Castello venne donata da Taddeo de Tonelli nell’800. Quest’ultimo era un ufficiale dell’Impero austro-ungarico, appassionato dell’antico Egitto e fervido collezionista, la cui raccolta fu esposta dal 1921 nelle sale del museo cittadino. Tra il 1821 e il 1827 Tonelli è stato comandante delle truppe austriache nel Granducato di Toscana quando stavano arrivando al porto di Livorno i reperti egizi provenienti da Alessandria.

Nel 1820 ci fu una prima spedizione di manufatti approdati in Italia, destinati alla corte imperiale di Vienna, a cui fece seguito un secondo invio nel 1822, organizzato dal cancelliere consolare d’Austria in Egitto, Giuseppe Nizzoli. Questi reperti vennero acquistati dalle Gallerie Reali di Firenze, grazie all’opera mediatrice portata avanti da Michele Arcangelo Migliarini, già direttore delle raccolte fiorentine e, tra questi materiali, vi è il frammento di papiro di Senemnetjer ritrovato a Trento.

Proprio la presenza dell’Ufficiale in Toscana in anni cruciali per l’arrivo dei reperti dall’Egitto e la vicinanza al direttore delle Gallerie, Migliarini, più volte menzionato nella corrispondenza personale come suo consulente, induce a ipotizzare che Tonelli abbia potuto acquisire parti di questo straordinario papiro attingendo alla seconda spedizione Nizzoli. A riprova di ciò, altri oggetti presenti nella collezione di Trento trovano una loro corrispondenza nella raccolta fiorentina.

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Al via le Giornate dei castelli, palazzi e borghi medievali

L’iniziativa che celebra la storia e l’architettura medievale della media pianura lombarda torna nel 2025 con un’edizione ancora più ricca di eventi e novità. A partire da domenica 2 marzo, si rinnova l’appuntamento con le giornate di apertura congiunta di 25 castelli, borghi e dimore storiche distribuiti tra quattro province della regione Lombardia. Organizzata dall’Associazione Pianura da Scoprire con il supporto di A35 Brebemi, questa manifestazione è ormai diventata un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli appassionati di arte, storia e cultura locale.

Grazie a un calendario articolato su più mesi, i visitatori avranno l’opportunità di immergersi nel passato, scoprendo luoghi che un tempo furono teatro di scontri tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano. Oggi, questi borghi e castelli rappresentano un inestimabile patrimonio architettonico, testimone di secoli di storia.

Ecco il programma degli eventi principali e le date di questa edizione 2025, che porta con sé anche alcune sorprese e novità.

Calendario e novità dell’edizione 2025

Le aperture dei castelli e delle dimore medievali nei più caratteristici borghi lombardi sono previste ogni prima domenica del mese da marzo a giugno e da settembre a novembre, con eventi speciali in giorni festivi, tra cui Pasquetta (21 aprile), 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno e 1° novembre. Tra le date più attese, inoltre, spicca quella super estiva del 5 luglio, quando castelli e borghi saranno visitabili in un’atmosfera suggestiva, illuminati da torce e candele.

Un’importante novità dell’edizione 2025 è anche l’ingresso nella rete del Convento dell’Incoronata a Martinengo (BG), splendido complesso fondato dal celebre condottiero Bartolomeo Colleoni, di cui quest’anno si celebrano i 550 anni dalla scomparsa. Inoltre, grazie alla collaborazione con il circuito Ville Aperte in Brianza, sarà possibile accedere a dimore storiche solitamente chiuse al pubblico in due momenti dell’anno: fine aprile e metà settembre.

La manifestazione continua a evolversi, ampliando quest’anno la sua offerta per attrarre un pubblico sempre più vasto, dagli appassionati di storia ai semplici curiosi in cerca di un’esperienza culturale autentica.

Tra storia, eventi e sapori del territorio

Le giornate di apertura congiunta dei castelli, dei borghi e delle dimore medievali non offriranno solo l’opportunità di esplorare antichi manieri e borghi, ma anche di partecipare a una serie di eventi paralleli che animeranno il territorio lombardo. Il programma prevede rievocazioni storiche, mostre d’arte, mercatini di prodotti tipici, concerti e visite guidate tematiche, per un’esperienza culturale immersiva.

Per facilitare la visita, inoltre, sul sito ufficiale di Pianura da Scoprire saranno disponibili informazioni aggiornate su orari, costi e modalità di prenotazione, oltre a una sezione dedicata ai consigli enogastronomici, con suggerimenti sui migliori ristoranti e trattorie della zona. Infine, sarà anche possibile acquistare il “passaporto dei castelli”, un libretto da collezione con immagini e descrizioni dei luoghi visitabili, in cui apporre un timbro a ogni tappa del proprio itinerario.

L’iniziativa è patrocinata da Regione Lombardia, con il supporto di A35 Brebemi Aleatica come main sponsor e il contributo di S.A.C.B.O. per la promozione dell’evento. Un’occasione unica per riscoprire il fascino senza tempo dei castelli e borghi della Lombardia, attraverso un viaggio che unisce storia, cultura e tradizioni locali.

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Cosa vedere ad Anversa, la città nel cuore delle Fiandre

Dal suo bellissimo castello, alle chiese spettacolari, fino a piazze e palazzi: Anversa è una città operosa, ma anche culla di architettura, cultura e di una storia antica, che si intreccia con le leggende.

Un luogo affascinante, nel cuore delle Fiandre, dove il passato si può apprezzare nei tanti monumenti iconici, che sono tappe imperdibili se si visita la città, ma anche un posto fiorente grazie al suo porto e al commercio di diamanti. E vibrante, perché qui moda e arte sono vivi più che mai.

Passeggiare per le sue strade significa fare un salto indietro nel tempo, mentre non si perde di vista il presente grazie a un’atmosfera che la rende una delle città europee più affascinanti da vedere, dalla sua centralissima piazza del mercato, fino alle opere pittore fiammingo Rubens. La meraviglia è di casa ad Anversa e ci sono tantissime cose da vedere e da fare, per un viaggio speciale e indimenticabile.

Dove si trova

Per raggiungere Anversa si deve arrivare nel Belgio settentrionale, nella regione delle Fiandre: lì sorge questa città che oltre a essere molto popolosa è anche la più importante della zona.

Il suo nome, a quanto pare, è legato a una leggenda del XV secolo che trova le sue radici nel passato più remoto. Si dice, infatti, che un soldato romano abbia ucciso il gigante Druon Antigoon, tagliandogli la mano e buttandola nel fiume Schelda.

Storie a parte, il passato di questa città è davvero interessante e attraversa tante epoche differenti, come testimoniano i tanti monumenti e le numerose bellezze che si possono scoprire girando per le sue strade.

Anversa si sviluppa lungo il fiume Schelda, è dotata di un importantissimo porto ed è lontana circa 90 chilometri dal Mare del Nord. Se questo non bastasse è anche molto vicina a Bruxelles, basti pensare che tra le due città vi sono solamente 42 chilometri, il che significa che la si può raggiungere in treno dalla capitale del Belgio in soli 40 minuti circa, non mancano altri collegamenti come quelli con il pullman. Ma è bene sapere che arrivare nella stazione cittadina è già di per sé una meraviglia, essendo un edificio molto interessante dal punto di vista architettonico.

È anche vicina al confine olandese (da cui dista solamente 20 chilometri), per cui può essere la tappa di un viaggio più grande e che prevede location diverse.

Vale la pena dedicare alla scoperta di Anversa più giorni, ma se il tempo è limitato è bene sapere che ne può bastare anche solo uno per vedere le sue meraviglie più interessanti.

Anversa piazza centrale

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Anversa, uno scorcio sulla piazza centrale

Cosa vedere

Sono davvero tantissime le cose che si possono vedere ad Anversa, perché ogni luogo di questa città regala grandi tesori da scoprire. Come spesso capita per le città dalla storia antica, basta girare per le sue strade per ammirarne le numerose meraviglie: di fatto è come un grande museo a cielo aperto tutto da esplorare.

Passato e moderno si intrecciano in questo luogo delle Fiandre in cui la cultura è viva e vibrante, ma è anche meta per tutti coloro che cercano il divertimento grazie ai tanti locali che rendono la sua vita notturna molto interessante.

Le tappe da segnare per ammirare i suoi tanti tesori sono numerose, a partire dalla stazione centrale che merita una visita anche se non si arriva con il treno: tutte le cose imperdibili da vedere ad Anversa.

Centraal Station: la stazione centrale

Imponente e meravigliosa la stazione centrale cittadina lascia senza fiato per la sua architettura favolosa che mescola materiali differenti. Si trova in Koningin Astridplein ed è stata realizzata sul finire del 1800: la pensilina della piattaforma ha la volta alta 43 metri, lunga 186 e larga 66, mentre l’edificio è stato terminato nel 1905. Il punto più elevato è una cupola a 75 metri.

L’apertura è datata agosto 1905 ed è una delle stazioni più affascinanti di tutto il mondo.

Anversa: la stazione

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Anversa, la spettacolare stazione

Lo zoo di Anversa

Si trova proprio nei pressi della magnifica stazione ed è un luogo davvero affascinante: stiamo parlando dello zoo di Anversa, noto per essere uno dei parchi zoologici più antichi d’Europa. Natura, animali e bellissimi edifici lo rendono una tappa immancabile per chi visita la città delle Fiandre. È aperto tutti i giorni dalle 10 alle 16.

Rubenshuis: alla scoperta di Rubens

Rubens è stato un celebre pittore fiammingo, che si è trasferito ad Anversa a partire dal 1589, ovvero da quando aveva 12 anni. Ed è proprio in questa città che si possono approfondire la sua arte e la sua vita. Al momento Rubenshuis, la sua casa, è chiusa per lavori di ristrutturazione, ma questo non impedisce di scoprire di più su di lui, ad esempio, grazie alla Rubens Experience, il giardino e la biblioteca.

I musei della città

In questa città ci sono tantissimi musei dedicati a forme d’arte ed epoche differenti. Ad esempio, non si può perdere il Museo Mayer van den Bergh che ospita capolavori di tanti artisti differenti grazie a una collezione molto varia a opera di Fritz Mayer van den Bergh: è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 17.

Il Museo Reale di Belle Arti KMSKA è il luogo in cui ammirare l’arte, ma è anche un posto dove vengono portate avanti ricerche e ospita opere che spaziano dai maestri fiamminghi a quelli di fama internazionale come Tiziano, Chagall e Modigliani. È aperto tutti i giorni con orari differenti.

Tra i tanti musei è imperdibile anche il MAS Museum aan de Stroom, realizzato all’interno di uno straordinario edificio, è strutturato su più piani e qui si può approfondire la conoscenza della città e ammirarla dall’alto. Ospita anche mostre temporanee al terzo piano. È aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 17.

Infine, il Plantin Moretus, museo patrimonio mondiale Unesco, antica tipografia e casa della famiglia di editori omonima, dove scoprire e ripercorrere 300 anni di storia della stampa, ma anche conoscere una bella collezione d’arte, i ritratti di Rubens e molto altro. L’apertura va dal martedì alla domenica dalle 10 alle 17.

Cattedrale di Nostra Signora e non solo

Realizzata tra il 1352 e il 1521, la Cattedrale di Nostra Signora è uno dei simboli della città basti pensare che la sua torre alta 123 metri è tra le più elevate d’Europa. In perfetto stile gotico è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità Unesco. Meravigliosa e imponente con le sue sette navate, conserva alcuni capolavori di Rubens.

Tra gli edifici religiosi da non perdere anche la chiesa di San Carlo Borromeo, di tipo barocco e realizzata tra 1615 e il 1621, dove ammirare altre opere di Rubens.

Anversa MAS Museum aan de Stroom

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Anversa, l’edificio che ospita il MAS Museum aan de Stroom

Cosa fare

Le cose che si possono fare ad Anversa (anche da soli) sono tantissime, a partire da una bella passeggiata per la città alla scoperta di alcune tappe immancabili, fino allo shopping e al divertimento. Perché questo luogo è davvero vivace, all’avanguardia, oltre a custodire una cultura interessante e tesori di tante epoche diverse. Basta camminare per le sue strade perché lo sguardo riesca già da solo a cogliere tutte le sue meraviglie, ma ci sono alcune tappe e alcune cose che vale davvero la pena fare.

Passeggiare per la città: le tappe

Ci sono davvero tante tappe da non perdere quando si fa un giro per Anversa. Come la Grote Markt, la sua piazza principale dove si incontrano alcuni degli edifici più noti della città come il municipio, che è la perfetta rappresentazione dell’architettura rinascimentale nelle Fiandre. Sulla piazza si affacciano anche le case delle corporazioni. Uno scenario davvero unico, impreziosito al centro dalla fontana che ritrae Silvio Barbone, il soldato romano che aveva sconfitto il gigante.

Da visitare anche il Diamond Square Mile, cuore pulsante dell’industria cittadina legata a queste pietre preziose. Mentre lungo la strada Meir ci si può dedicare allo shopping e ammirare alcuni splendidi edifici. Tra le altre tappe imperdibili vi è il fashion district, dove si incontrano anche il MoMu, museo dedicato alla moda, e la famosa scuola Antwerp Royal Academy of Fine Arts.

Het Steen, scoprire il castello medievale

Realizzato tra il 1200 e il 1255, il castello medievale di Anversa è diventato ciò che possiamo vedere oggi nel corso del XVI secolo. Qui vi è anche il centro visitatori per questa ragione potrebbe essere l’ideale punto di partenza per chi programma una vacanza ad Anversa.

Si trova lungo la sponda destra del fiume ed è davvero affascinante, inoltre all’esterno dell’edificio si può vedere anche una statua di Lanfe Wapper un gigante che la leggenda narra si aggirasse per le vie della città.

Vita notturna ad Anversa

Quando si è in città non manca il divertimento, perché ci sono tantissimi locali in cui sperimentare anche molti dei piatti e delle bevande locali. A partire dalla birra, immancabile se si programma una vacanza in Belgio, senza dimenticare le cozze, il cioccolato e le patatine fritte. Ci sono pub, ma anche ristoranti e chioschi, tutti da provare per una pausa sfiziosa e per conoscere questo luogo anche dal punto di vista culinario. Accanto al cibo però non mancano serate da dedicare alla musica (per tutti i gusti) in uno dei tanti indirizzi a disposizione.

Tra le cose da fare, quindi, non deve assolutamente mancare il gustare le specialità locali e conoscere anche la parte più divertente della vita cittadina.

Anversa: Het Steen

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Anversa, il castello medievale Het Steen
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Alla scoperta di ville e castelli tra Bologna e Modena, gli appuntamenti da non perdere

Nel 2025 un’iniziativa turistico-culturale offre l’occasione di immergersi nelle bellezze architettoniche e nell’arte delle province di Modena e Bologna. Si tratta della rassegna “Alla scoperta di ville e castelli tra Bologna e Modena“, promossa dal Territorio turistico Bologna-Modena, formato da Provincia di Modena e dalla Città metropolitana di Bologna con il Comune di Bologna, in collaborazione con il Comune di Modena. Per l’occasione saranno aperti al pubblico in esclusiva castelli, ville, palazzi storici, torri e monumenti per circa 60 appuntamenti previsti nel corso dell’anno. A partire dal 1° febbraio, tutte le domeniche e un sabato al mese sarà possibile partecipare e fare un viaggio nel tempo.

Siamo certi che questa formula innovativa sarà accolta con entusiasmo dai visitatori – ha detto Mattia Santori, presidente del Territorio Turistico – Bologna e Modena insieme vantano un patrimonio unico e la rassegna vuole aprire le porte di questo tesoro comune a un pubblico sempre più ampio. È un’iniziativa che coniuga tradizione e innovazione, mettendo a disposizione esperienze autentiche e inedite per promuovere il territorio in modo originale“.

Modena

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Centro di Modena

Weekend a Modena, quali ville e castelli visitare

Questa iniziativa propone ai visitatori un viaggio emozionante attraverso i secoli per vivere in prima persona luoghi affascinanti che custodiscono una storia. Ville, palazzi nobiliari, castelli e ville maestose presenti nei territori tra Modena e Bologna sono ideali per approfondire epoche come il Medioevo e il Rinascimento, apprezzandone l’architettura e gli ambienti, nonché lo stile e leggende tramandate. A Modena gli appuntamenti da non perdere sono i seguenti:

  • 1 febbraio: Palazzo Coccapani d’Aragona a Modena. Sede dell’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti, questo palazzo ha origine nel 600 ed è noto per uno scalone imperiale imponente a tre rampe decorato on affreschi e stucchi preziosi. Ora: 14.30 e 16.00
  • 2 febbraio: Castello di Spezzano – Fiorano Modenese. All’interno lasciano senza parole alcuni affreschi storici che rappresentano i borghi e castelli della zona e si può visitare la mostra sulla produzione di piastrelle nel distretto tra il 1889 e il 1939. Ora: 15.00
  • 8 marzo: Palazzo dei Pio di Carpi – Carpi. Visitare questo palazzo è un’esperienza speciale poichè è considerato uno dei monumenti rinascimentali dell’Emilia Romagna più importanti. Per questa rassegna saranno aperti al pubblico anche aree che di solito non lo sono, come la Salita alla Torre del Passeggino e il Guerriero. Ora: 15.00
  • 9 marzo: Villa San Donnino – Modena. Questa villa liberty è bellissima da ammirare, e gli appassionati di cinema potrebbero riconoscere gli ambienti che sono apparsi nel famoso film di Bertolucci, Novecento. Questa visita prevista per il 2025 include l’acetata di produzione di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Ora: 15.00

Bologna, le visite dei weekend in ville e castelli

Guide turistiche specializzate sono a disposizione dei visitatori per queste aperture eccezionali nei vari weekend di febbraio e marzo 2025. Nel territorio bolognese le date da segnarsi sono queste per intraprendere un viaggio nella storia e scoprire le trasformazioni del territorio e della società, ammirare capolavori artistici e architettonici del nostro paese.

  • 9 febbraio: Torrioni di Castel Guelfo –  Castel Guelfo. Questo sito ha una storia millenaria e presenta torrioni difensivi che testimoniano un passato segnato da numerosi conflitti tra famiglie del territorio. Ora: 10.30
  • 16 febbraio: Rocchetta Mattei – Grizzana Morandi. Immerso tra le colline bolognesi sopra Riola, questo edificio voluto da Cesare Mattei è un castello fiabesco che incanta per la sua architettura moresca, medievale e liberty. Ora: 10.30
  • 23 febbraio: Castello di Galeazza – Crevalcore. Un antico castello intorno a una torre del 300 voluto da Galeanno Pepoli è stato trasformato nel 1870 in una villa neomedievale con un grande giardino dove godersi il contatto con la natura. Ora: 10.30
  • 2 marzo: Chiesa di Riviera – Casalfiumanese. Nella Valle del Santerno, questo santuario è un gioiello architettonico in sasso che custodisce la storia antica di un luogo di culto mariano della zona. Ora: 10.30
  • 16 marzo: Paciu Maison – Ponte Rizzoli. Questa residenza ideata dall’artista Harry Baldissera, presenta all’interno moltissime stanze diverse tra loro, ma connesse attraverso l’arte in qualche modo. Uno spettacolo unico, da vivere. Ora: 10.00
  • 23 marzo: Palazzo Comunale di San Giovanni in Persiceto. Questo gioiello del XV secolo è ricco di affreschi e decorazioni che vanno dal Rinascimento al Novecento, e offre ai visitatori l’opportunità di scoprire la storia e l’arte del borgo di San Giovanni in Persiceto. Ora: 10.30

Info utili

Il prezzo del biglietto intero è di 15 euro, mentre il ridotto per bambini dai 6 ai 12 anni è di 6 euro. I possessori di card cultura e i soci FAI pagano 12 euro, e i bambini fino ai 5 anni entrano gratis. Le visite sono su prenotazione, basta visitare il sito ufficiale visitmodena.it o extrabo.com/it oppure chiedere agli uffici turistici di Modena e Bologna. Si può approfittare di questa iniziativa fino a esaurimento posti e iniziare l’anno con un’esperienza culturale davvero unica. “La forza di questa iniziativa risiede nella collaborazione tra istituzioni e operatori pubblici e privati. Offriamo un calendario strutturato per un intero anno e tour garantiti anche senza numero minimo di adesioni” ha precisato Santori.

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Nuovi misteri al Castello Sforzesco: scoperti dei passaggi segreti

Originariamente fortezza viscontea, il Castello Sforzesco divenne in seguito dimora della potente dinastia Sforza, che governò Milano durante il Rinascimento. Sono numerosi i personaggi illustri passati di qui: da Leonardo Da Vinci, che progettò le difese del castello, a Napoleone che ne prosciugò il fossato e rimosse i ponti levatoi. Non sorprende, quindi, l’alone di fascino che avvolge questo edificio, dalla storia non solo interessante, ma anche ricca di misteri.

Misteri che piano piano vengono svelati grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate e all’avanguardia che ci permettono di fare sempre nuove scoperte. L’ultima riguarda dei passaggi segreti progettati da Leonardo, scoperti da alcuni ricercatori del Politecnico di Milano nell’ambito di una tesi di dottorato.

Scoperti i passaggi segreti del Castello Sforzesco

Quello che per anni è stato al centro di leggende e speculazioni sta per trovare la sua verità grazie a una tesi di dottorato. Durante l’indagine tecnologica portata avanti dal PoliMi in collaborazione con il Castello Sforzesco e con il supporto tecnico di Codevintec, infatti, è stata svelata una scoperta incredibile. I ricercatori hanno evidenziato la presenza di numerosi passaggi sotterranei custoditi sotto il complesso monumentale, in corrispondenza di quella che era la Ghirlanda, ossia la cintura muraria di cui ora rimangono i resti delle due torri angolari.

Alcuni di questi potrebbero essere legati a passaggi segreti di natura militare e non solo, descritti anche dai disegni di Leonardo da Vinci. Sono stati fatti degli scavi? Come sono stati scoperti? Nessuno scavo: i ricercatori hanno impiegato tecnologie all’avanguardia e non invasive, alleate importanti per svelare i segreti nascosti nel sottosuolo del nostro Paese.

Com’è stata fatta la scoperta: le tecnologie usate

Nel corso degli ultimi anni sono state fatte grandi scoperte grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie. Nel caso del Castello Sforzesco, i ricercatori hanno impiegato georadar e laser scanner, attrezzature che hanno dato grandi soddisfazioni individuando le strutture nascoste.

Queste tecnologie hanno permesso di mappare e documentare con precisione il sottosuolo del castello e gli intricati cunicoli sepolti, rivelando cavità e passaggi interrati costruiti a pochi decimetri di profondità. Come ha spiegato una ricercatrice che ha preso parte al progetto: “Il georadar ha arricchito il modello 3D con dati su spazi noti, ma inaccessibili, portando alla luce camminamenti sconosciuti e spunti per ulteriori studi sui passaggi segreti”.

L’obiettivo della ricerca è quello di creare un gemello digitale del Castello Sforzesco che non mostra solo l’aspetto attuale, ma che ci permette di esplorarne il passato recuperando elementi storici che non sono più visibili.

Scoperta Politecnico Castello Sforzesco

Fonte: Politecnico di Milano

Ricercatori utilizzano le tecnologie laser e radar al Castello Sforzesco

Cosa sappiamo dei passaggi segreti del Castello Sforzesco

Cosa sappiamo di questi passaggi segreti? Alcuni potrebbero essere di natura militare, come quelli descritti anche nei disegni di Leonardo da Vinci che, come abbiamo scritto inizialmente, si occupò delle difese del castello. Secondo le fonti storiche, inoltre, Ludovico il Moro, reggente del Ducato di Milano dal 1480, avrebbe fatto costruire un collegamento segreto per poter raggiungere la sua amata moglie Beatrice d’Este, sepolta nella Basilica di Santa Maria delle Grazie.

Di camminamenti segreti ne esistono numerosi e non vediamo l’ora di conoscere le nuove scoperte che verranno fatte nel prossimo periodo.

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Toscana: Radicofani e la Fortezza che domina la Val d’Orcia

Lassù tira sempre un po’ di vento. Entra spirando tra gli alti merli della torre, attorno ai quali si inquadra l’azzurro del cielo.

Avvicinandosi al parapetto di pietra, altri colori si aggiungono: principalmente il verde, nelle sue diverse gradazioni. Il verde intenso, scuro, dei boschi. Quello tenue dei pascoli, quello opaco della rada vegetazione che riveste i fianchi delle colline.

Lo sguardo può spingersi fino a un orizzonte lontanissimo e immenso, che sembra quasi di intuire la rotondità del pianeta sul quale ci troviamo.

È il panorama che si gode dalla vetta della torre della Fortezza di Radicofani, eccezionale punto panoramico posto sulla vetta di un colle al margine meridionale della Val d’Orcia, in Toscana. Poco più sotto c’è il borgo vero e proprio, sviluppatosi attorno alla strada che da secoli lo attraversa: un classico borgo toscano, dalla caratteristiche eminentemente medievali.

Questo era l’antico confine tra lo Stato della Chiesa e il Granducato di Toscana e oggi è uno dei luoghi più belli da visitare in ogni stagione dell’anno nel sud della regione, peraltro insignito della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano e uno dei comuni che fanno parte del sito patrimonio mondiale UNESCO della Val d’Orcia.

La Val d’Orcia è una delle zone più conosciute della Toscana. Un’ampia zona di campagna tra Siena e Grosseto, posta sul versante orientale del Monte Amiata. Qui, nel tempo, si è creato un elegante connubio di arte e paesaggio, capace di abbinare caratteristiche naturali di particolare bellezza a creazioni dell’uomo di grande ispirazione.

Radicofani, uno dei gioielli di questo territorio, si trova all’estremità meridionale della provincia di Siena. Si raggiunge percorrendo l’autostrada A1 fino all’uscita di Chiusi-Chianciano Terme e percorrendo poi la Strada provinciale 478 per circa 30 chilometri. Alternativamente, percorrendo la Strada statale 2 Cassia fino all’uscita Radicofani/Chiusi, seguendo le indicazioni stradali per una decina di chilometri.

Radicofani Val D'Orcia Toscana

Fonte: iStock

Il borgo di Radicofani visto dalla Fortezza

La Fortezza di Radicofani

La si vede da lontano, la Fortezza di Radicofani, fin da quando ci si avvicina al paese. Una rocca che da oltre mille anni domina la valle da una posizione privilegiata, imponente.

Si erge a strapiombo sul borgo, dominando tutto l’ambiente circostante e consentendo di spingere il proprio sguardo su una porzione di territorio davvero ampio. Una caratteristica che oggi conquista occhi e cuori dei visitatori, ma che nasce per una funzione prettamente utilitaristica: quella della difesa militare.

La sua posizione strategica l’ha resa, nel corso dei secoli, un luogo di continua contesa. Le prime testimonianze dell’esistenza di una struttura difensiva sul colle risalgono a prima dell’anno Mille (al 973, per l’esattezza) e da allora è sempre stata contesa dai diversi potentati che hanno interessato il territorio: il Papato, Siena, Orvieto. L’unica eccezione si ebbe alla fine del XIII secolo, quando il brigante Ghino di Tacco, una sorta di Robin Hood della Val d’Orcia, prese possesso della rocca e ne fece il proprio quartier generale. Ancora oggi Ghino è un personaggio rievocato a più riprese, una sorta di eroe locale.

Fortezza Radicofani Val D'Orcia Toscana

Fonte: iStock

L’imponente torre della Fortezza di Radicofani

Alla metà del Cinquecento divenne parte del Granducato di Toscana e venne ammodernata, per poi cadere in disuso nei secoli successivi. La grande torre che svetta possente verso il cielo è stata ristrutturata nel 1929, mentre sono della fine degli Anni Novanta i lavori di restauro che hanno consentito alla Fortezza di aprire al pubblico ogni proprio ambiente.

Oggi la Fortezza di Radicofani è una delle principali attrazioni della Val d’Orcia grazie alla sua straordinaria posizione panoramica sul bellissimo territorio che la circonda, consentendo allo sguardo di spaziare su Monte Cetona, sulla Val d’Orcia e sul Monte Amiata, sulle grigie crete che si aprono sui fianchi delle colline, sulle morbide alture coltivate a uliveta, sui pascoli, sui prati e sui boschi che compongono lo splendido quadro di questa porzione di Toscana.

La rupe sulla quale si trova la Fortezza tocca quota 896 metri, ma in cima alla torre si raggiungono i 1000 metri sul livello del mare. All’interno del castello si trova il Museo del Cassero, dove si possono ammirare reperti archeologici trovati nelle circostanze durante i lavori di restauro. Manufatti e altre testimonianze che vanno dall’epoca etrusca fino al Cinquecento.

Nel Museo si trova ricostruita la lunga storia della Fortezza e si può toccare con mano quella che era la realtà del bastione difensivo, percorrendone i passaggi sotterranei, le postazioni di tiro, i camminamenti sulle mura.

Il borgo di Radicofani

Radicofani Val D'Orcia Toscana

Fonte: iStock

Tra le vie di Radicofani

Strette stradine lastricate, edifici dalle mura in pietra a vista, solenni campanili e un’atmosfera ferma nel tempo: Radicofani.

Un borgo curato, dov’è piacevole passeggiare per i vicoli godendosi semplicemente la pace che infonde la bellezza del luogo, grazie a un bel patrimonio storico, artistico e architettonico.

La Chiesa di San Pietro è uno dei monumenti più rilevanti. L’edificio sacro risale alla metà del Duecento, come denunciano gli stilemi romanici sopravvissuti ai numerosi interventi di restauro e ricostruzione avvenuti nel corso dei secoli.

La bella facciata dal baricentro terreno, elegante e austera, fa da contraltare a un interno caratterizzato da ampi archi gotici e da colorate terrecotte della bottega di Andrea della Robbia.

Radicofani Val D'Orcia Toscana

Fonte: iStock

La Chiesa di San Pietro a Radicofani

Altri esempi di terracotta invetriata di grande livello, stavolta realizzati per mano dello stesso Andrea della Robbia, si trovano nella Chiesa di Sant’Agata, altro edificio religioso del centro storico del borgo. Una piccola chiesetta, stretta tra le abitazioni, con una facciata dimessa e una sola navata. All’altare maggiore si trova l’opera artistica di maggior vanto di Radicofani, la terracotta raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Francesco, Elisabetta d’Ungheria, Cristina di Bolsena e Lorenzo.

Tra gli edifici notevoli di Radicofani spicca anche il bel Palazzo Pretorio, con la sua facciata decorata di stemmi araldici.

Nei dintorni: il borgo di Contignano e Bosco Isabella

A poco più di 10 chilometri di distanza da Radicofani, ancora nel territorio della medesima amministrazione comunale, sorge il borgo di Contignano, un piccolo tesoro che merita di essere scoperto.

Contignano si trova su una collina, non lontano dalle rive del fiume Orcia, che dà il nome all’intera valle. Qui passa un tratto secondario della Via Francigena, che oggi contribuisce a mettere ancora questo luogo, un po’ laterale e dimenticato, sulla cartina geografica.

La sua posizione in disparte è anche il punto di forza di Contignano, che ha mantenuto la sua originalità, la sua atmosfera di rurale genuinità.

Il paese si divide in due: castello e borgo, ovvero il mastio attorno al quale si è sviluppata la vita medievale di Contignano e le sue principali vicende storiche (anche se si ritiene che l’insediamento nasca con una villa romana dei primi secoli dopo la nascita di Cristo) e il resto del paese, leggermente più in basso, poche case sparpagliate in una località che ospita non più di trecento abitanti.

Bella e ricca la Chiesa di Santa Maria Assunta, suggestiva la passeggiata tra i vicoli attorno al castello che sfociano in una caratteristica piazza signorile.

Gli amanti dei giardini non possono perdersi il Bosco Isabella, poco fuori dal centro di Radicofani. Si tratta di un giardino esoterico allestito nella prima parte del Novecento dalla famiglia Luchini. Odoardo Luchini fu garibaldino prima e senatore del Regno d’Italia poi, ma anche un grande appassionato di giardini. Dedico questo spazio alla moglie Isabella e alla figlia Matilde, pittrice affiliata al movimento artistico dei Macchiaioli.

Bosco Isabella è un oasi naturale realizzata da mano umana, un luogo perfetto per una rilassante e rigenerante passeggiata tra alberi poco comuni per il territorio, che al contempo nasconde significati massonici ed esoterici nella distribuzione della vegetazione, delle pietre e delle piccole costruzioni che lo caratterizzano. Dal 1983 il giardino è di proprietà del Comune di Radicofani e l’accesso è libero.

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A Sessa Aurunca, in Campania, è stato inaugurato un nuovo Museo Archeologico Nazionale

Il 18 dicembre 2024 è una data che segna un punto di svolta per la città di Sessa Aurunca e per tutta la regione Campania: è stato infatti inaugurato il Museo Archeologico Nazionale di Sessa Aurunca, un’importante novità che arricchisce il Sistema Museale Nazionale, un progetto che sta rivoluzionando la fruizione e la valorizzazione dei patrimoni culturali italiani.

Il nuovo museo sorge all’interno del Castello Ducale, un’imponente struttura medievale che fino ad oggi ospitava solo una parte limitata dei reperti archeologici della città. Ora, grazie alla realizzazione di un allestimento moderno e altamente innovativo, il Castello diventa un centro di cultura e conoscenza in grado di raccontare la lunga e affascinante storia di Sessa Aurunca, dalle sue origini nel IX-VIII secolo a.C. fino al periodo romano, quando la città si sviluppò come colonia latina.

Un nuovo museo in Campania, ponte tra storia e modernità

L’apertura del Museo Archeologico Nazionale di Sessa Aurunca, in Campania, non solo costituisce un tassello fondamentale nella valorizzazione del patrimonio culturale campano, ma è anche un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni pubbliche e università. La realizzazione del progetto ha visto il coinvolgimento di numerosi enti, tra cui il Comune di Sessa Aurunca, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e le università locali, come l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Questa rete di collaborazione ha consentito di creare un museo che non solo conserva, ma rende anche fruibile il patrimonio per le future generazioni.

Sessa Aurunca, Castello Ducale

Fonte: Ufficio Stampa

Il Castello Ducale di Sessa Aurunca

Il Museo Archeologico Nazionale di Sessa Aurunca rappresenta dunque un modello di accessibilità culturale e di sinergia tra le istituzioni, un passo importante per la valorizzazione di una regione ricca di storia e tradizioni, ma ancora troppo poco conosciuta. La realizzazione del museo è stata resa possibile grazie ai fondi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che ha puntato fortemente sull’accessibilità e sull’inclusività delle strutture culturali.

Il percorso espositivo, viaggio attraverso i secoli 

Il percorso espositivo del Museo Archeologico Nazionale di Sessa Aurunca si sviluppa su più sale, ognuna delle quali racconta una fase distinta della storia del territorio. Le prime tre sale sono dedicate alle origini del territorio e ai suoi abitanti, gli Ausoni-Aurunci, popolazioni che risalgono all’età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.). Queste sale offrono una ricca selezione di reperti che documentano gli insediamenti e i culti religiosi di queste antiche genti, con un focus particolare sui santuari e le aree sacre, come quello dedicato alla dea Marica, situato presso la foce del fiume Garigliano.

Le successive sale sono dedicate all’epoca romana, con un’accurata ricostruzione del territorio e della città di Suessa, colonia latina fondata nel 313 a.C. Questi spazi raccontano la vita quotidiana nel territorio romano, tra ville rustiche, coltivazioni di vino e necropoli. Un’attenzione particolare è riservata al Teatro Romano di Sessa Aurunca, uno degli edifici pubblici più imponenti scoperti finora in Campania, per il quale sono stati ricreati gli spazi con elementi di arredo originali e la celebre statua di Matidia minor, una scultura che fu collocata al centro della scena.

Museo Archeologico Nazionale di Sessa Aurunca

Fonte: Ufficio Stampa

L’interno del Museo Archeologico Nazionale di Sessa Aurunca

Il percorso museale è arricchito da installazioni interattive, postazioni tattili e contenuti multimediali progettati per garantire un’esperienza inclusiva per tutti i visitatori. Grazie alla collaborazione con lo studio di design Dotdotdot, sono state realizzate soluzioni tecnologiche che permettono di esplorare la storia del territorio in modo dinamico. Tra queste, si segnala l’uso di mappe interattive, video in loop e visualizzazioni 3D che restituiscono la spazialità di alcuni reperti archeologici, come il famoso teatro di Sessa e la statua della Kore di Sessa, conservata al British Museum.

In particolare, le installazioni tattili permettono ai visitatori non vedenti di fruire del patrimonio archeologico, grazie alla possibilità di toccare riproduzioni dei reperti e di ascoltare le spiegazioni tramite QR code. Ogni sala è quindi pensata per essere completamente accessibile, sia dal punto di vista sensoriale che cognitivo.

Il museo rappresenta anche un’importante occasione di crescita per la comunità locale. Per la prima volta, infatti, viene esposta nel suo territorio di provenienza una delle opere più iconiche del patrimonio di Sessa Aurunca: la Venere di Sinuessa.

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Qusayr Amra, il castello nel deserto è un gioiello da non perdere

Tra i palazzi costruiti nel deserto della Giordania Orientale, vicino Amman, Qusayr Amra è uno dei più famosi: è un vero e proprio gioiello edificato nell’VIII secolo. Possiamo definirlo un primo esempio di arte e di architettura islamica. Si trova a 80 km da Amman, ed è tra i castelli del deserto tipici del primo periodo islamico: contrariamente ad altri castelli, questo non aveva uno scopo militare, bensì era la residenza privata del Principe Walid. Ve lo raccontiamo.

Qusayr Amra, la storia e lo stile

A una prima occhiata lascia senza fiato, ci porta indietro nel tempo, ci fa correre con l’immaginazione: il paesaggio è pianeggiante e sabbioso, siamo nel deserto, il cielo è terso, di un azzurro intenso. Ed ecco la struttura: l’antico castello di Qusayr Amra si erge di fronte a noi. Questa oasi Reale nel deserto presenta degli affreschi che sono stati molto ben conservati. In arabo, il suo nome si traduce con “piccolo castello”.

A lungo è stata un’oasi di relax e, pur essendo più piccola rispetto ad altre strutture, è enormemente famosa in tutto il mondo, tanto che nel 1985 è stata inserita tra i Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco insieme a Petra. Non è facile descrivere la bellezza di Qusayr Amra: presenta delle piccole cupole e archi tripli, e ovviamente punteggia la via carovaniera da Damasco, ovvero l’antica capitale del califfato omayyade. Non solo: anche la Mecca, la Città Santa dell’Islam. Questo piccolo palazzo è stato commissionato da Walid ibn Yazid prima del regno – piuttosto breve – da califfo.

Qusayr Amra, cosa vedere: gli affreschi

Gli affreschi di Qusayr Amra

Fonte: iStock

Gli affreschi di Qusayr Amra

Qusayr Amra, con la sua storia millenaria, è diventata un simbolo: il Palazzo è sopravvissuto alla dinastia degli Omayyadi, e ci è stato restituito come testimone del tempo che fu. Architettonicamente, rievoca l’edonismo: una sorta di sontuoso hammam, con bagno tradizionale romano (con il tepidarium, il calidarium e il frigidarium, quindi le stanze calde e fredde).

Si può ancora oggi osservare il pozzo, anche se l’attrazione principale sono proprio gli affreschi dai colori vividi che ricoprono le pareti e i soffitti. Cosa rievocano? Una fantasia di musicisti, cacciatori, scene pagane, con influenze tipicamente bizantine. Il monumento, purtroppo, è soggetto all’erosione: siamo in una zona vicinissima all’Iraq in cui tendono a formarsi delle piccole trombe d’aria. Per fortuna, però, gli elementi più significativi, ovvero gli affreschi della zona termale e della sala da ricevimento, sono rimasti intatti e sono giunti sino a noi per raccontare la storia dell’epoca.

Come visitare Qusayr Amra

Il deserto di Giordania ospita castelli e palazzi: è una meta che sa conquistare i cuori dei turisti con la sua storia, con itinerari artistici e culturali. Qusayr Amra è stato ri-scoperto solamente nel 1898 da Alois Musil: da allora è una delle mete più visitate nel Paese. Ti consigliamo di prenotare con uno dei tanti tour che prevedono di andare alla scoperta dei castelli nel deserto: un’escursione di mezza giornata, o comunque di un giorno, sarà più che sufficiente. Il Palazzo è a un’ora di auto a est di Amman, la Capitale della Giordania.