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Copenaghen si accende d’incanto: il festival delle luci è magia

È tempo di immergersi in un viaggio straordinario, di lasciarsi avvolgere dall’incanto di esperienze uniche che trasformano le destinazioni in autentiche fiabe viventi. Tra le Capitali europee, c’è una città che in questi giorni brilla con una luce speciale, pronta a vestirsi di eleganza e poesia e a tramutare le sue strade in scenari da sogno.

Questo luogo è Copenaghen che, dal 2 al 25 febbraio, scioglierà l’abbraccio freddo dell’inverno per dare spazio a una celebrazione unica: il Copenhagen Light Festival. In questo periodo, le strade sono un vero e proprio palcoscenico luminoso, dove ogni passo è un viaggio tra emozioni e meraviglie. Qui, la luce è la protagonista indiscussa, dipingendo la città con pennellate di colori vibranti e creando atmosfere che rapiscono il cuore di chiunque si avventuri nelle sue strade illuminate.

Il Copenhagen Light Festival illumina il cuore della città

Light Festival

Fonte: Daniel Rasmussen – Copenhagen Media Center

Copenhagen Light Festival

Venerdì 2 febbraio, Copenaghen si prepara a trasformarsi in un vero incanto, illuminando il crepuscolo con 50 opere artistiche straordinarie. Una sinfonia di colori prenderà vita, danzando tra quartieri suggestivi, piazze pittoresche, strade che si snodano tra antichi vicoli e lungo il magico waterfront, abbracciando i parchi verdi della città.

Nelle prossime tre settimane, il festival svelerà un universo di opere luminose, veri capolavori che vanno dalle sculture alle installazioni, dalle proiezioni agli eventi, ciascuna concepita con maestria da artisti di fama internazionale, talenti emergenti e creativi visionari. I lighting designers e le organizzazioni d’arte si uniranno in un inno alla creatività, regalando alla città un’atmosfera unica, in cui ogni luce racconta una storia e ogni riflesso cattura un’emozione.

Le installazioni sono collocate lungo un percorso che abbraccia il cuore del centro storico e le rive del porto. Ma un tocco di magia si diffonderà anche in aree al di fuori del nucleo urbano, dove una selezione di opere artistiche regalerà un’esperienza luminosa inaspettata anche negli angoli meno esplorati della città.

La magia continua: ecco gli altri eventi da non perdere a Copenaghen

Nel periodo del Copenhagen Light Festival, la città si anima non solo di luci, ma anche di eventi emozionanti che amplificano quest’atmosfera incantata. Tra le numerose esperienze offerte, spiccano momenti musicali indimenticabili e attività coinvolgenti che trasformano questa festa delle luci in un viaggio multisensoriale.

Una delle perle del programma è la serie di concerti che prenderanno vita tra le maestose mura della Marmorkirken. Il DR Vocal Ensemble, infatti, regalerà melodie avvolgenti, creando un’armonia perfetta tra la musica e le luminarie che abbracciano la chiesa. Da non perdere anche il concerto di apertura presso la chiesa di Holmens, con il Mogens Dahl Chamber Choir.

Per coloro che, invece, cercano emozioni in luoghi insoliti, ogni sera il Cimitero di Vestre si trasforma in uno scenario misterioso e suggestivo, permettendo di ammirare quattro opere di luce straordinarie. Un luogo dove il sacro e il profano si fondono in un’armonia unica, rendendo questa inconsueta combinazione un appuntamento imperdibile per coloro che cercano un’avventura più unica che rara.

Il suggerimento è quello di consultare il sito ufficiale del festival, dove il programma viene regolarmente aggiornato con tutte le informazioni necessarie. Inoltre, se vuoi esplorare appieno tutte le sfaccettature di questa celebrazione, tieni d’occhio la mappa ufficiale, una guida dettagliata per orientarsi tra le diverse installazioni e abbracciare ogni angolo illuminato di questa splendida città.

Light Festival

Fonte: Marc Skafte-Vaabengaard – Copenhagen Media Center

Copenhagen Light Festival
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Il treno Roma-Cortina viaggerà anche in estate

I viaggi notturni sono il futuro del turismo su binari: l’esperimento, ad onor del vero iniziato da poco, del treno Espresso Cadore che collega Roma e Cortina d’Ampezzo si è rivelato un vero successo e proseguirà anche nei prossimi mesi, per consolidare quello che è un nuovo segmento del settore ferroviario. Anzi, l’obiettivo è quello di espandere ulteriormente la rete, raggiungendo nuove località in Italia. Scopriamo qualcosa in più.

Il treno notturno Roma-Cortina

Verso la fine del 2023, l’Espresso Cadore ha debuttato sulla rotta Roma-Cortina: si tratta di uno dei primissimi esperimenti rientranti nel progetto FS Treni Turistici Italiani, che mira ad incentivare il viaggio su rotaia nel nostro Paese. È infatti ormai chiaro che sempre più persone scelgono il treno come mezzo di trasporto per le loro vacanze, per i più svariati motivi: è più sostenibile dell’auto (per le brevi percorrenze) e dell’aereo (per le medie percorrenze), rientra appieno nell’idea di turismo slow che è uno dei nuovi trend di viaggio ed è esso stesso parte dell’esperienza – basti pensare alla bellezza dei panorami da ammirare dal finestrino.

Ma torniamo dunque all’Espresso Cadore: il treno notturno collega la capitale alla perla delle Dolomiti, la città di Cortina d’Ampezzo. Il viaggio inizia presso la stazione di Roma Termini e ha come tappe Orte, Orvieto, Treviso, Ponte nelle Alpi e Longarone-Zoldo. L’ultima fermata è a Calalzo (Belluno), da cui è previsto un servizio di autobus per raggiungere il centro di Cortina in appena 50 minuti. Si tratta di un itinerario lanciato da poco, ma già di grande successo: permette infatti di essere sulle Dolomiti in poche ore, l’ideale per chi ama la settimana bianca. Inoltre, viaggiando in notturna non si perde neanche un minuto di divertimento.

Attualmente, l’Espresso Cadore viaggia il venerdì/sabato notte da Roma a Cortina, mentre il rientro è previsto nella notte tra domenica e lunedì. La bella novità è che l’esperimento invernale, avendo riscosso il favore dei passeggeri, si protrarrà anche in estate. Dunque sarà possibile partire dalla capitale la sera ed essere, la mattina dopo (ben riposati grazie alle cuccette disponibili a bordo), immersi nel paesaggio incantevole delle Dolomiti, per fare un po’ di trekking o semplicemente per fuggire alla calura estiva della città. I dettagli non sono stati ancora resi noti, quindi dovremo attendere un po’ per scoprire quando il treno viaggerà nel periodo caldo.

I treni notturni per la Sicilia

Ma il prolungamento del servizio dell’Espresso Cadore è solo una delle novità di questo 2024. I treni notturni si stanno infatti rivelando una strategia vincente, tanto da aver registrato un aumento del 25% in termini di passeggeri. L’obiettivo è quindi puntare ancora su questo tipo di viaggi, per andare incontro alle esigenze dei turisti che non vogliono perdere tempo prezioso delle loro vacanze. L’intenzione primaria è, ovviamente, quella di mantenere la tratta Roma-Cortina il più a lungo possibile, nel caso in cui dovesse funzionare anche in estate.

E poi si parla già di introdurre nuove rotte, da operare sempre a bordo di treni notturni. In particolare, secondo quanto affermato da Luigi Corradi, amministratore delegato di Trenitalia, l’azienda starebbe rinnovando 70 carrozze notte (grazie ai fondi del Pnrr) con l’obiettivo di aprire itinerari che conducano in Sicilia. L’isola, una delle mete turistiche estive più apprezzate tra gli italiani – e non solo – ha bisogno di nuovi collegamenti e questa potrebbe essere l’opportunità tanto attesa.

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Scorci, colori ed emozioni: l’antico borgo di Fara in Sabina

A 40 minuti da Roma, si apre la suggestione del borgo medievale di Fara in Sabina, arroccato su Colle Buzio tra i Monti Sabini e la Valle del Tevere, in provincia di Rieti: siamo di fronte a uno scrigno di bellezze naturalistiche e culturali, di bucolici panorami e di natura selvaggia.

Una meta “tra passato e presente”, che vanta un centro storico gioiello e il fascino di un dolce paesaggio collinare, punteggiato da verdeggianti colline, uliveti secolari, torri, rocche e abbazie, ideale per gli amanti delle escursioni a piedi e in mountain bike.

Fara in Sabina, natura e tradizioni alle porte della Capitale

Una passeggiata tra le stradine e i vicoli del cuore medievale di Fara in Sabina regala l’emozione di un “viaggio indietro nel tempo”, in un territorio già abitato in epoca preistorica, come testimoniano alcuni reperti archeologici ritrovati in zona: le sale del quattrocentesco Palazzo Brancaleoni, che si staglia in Piazza del Duomo ed è l’attuale sede del Museo Civico Archeologico, sono custodi di reperti degli insediamenti sabini dalla Preistoria al periodo romano.

Passo dopo passo, lo sguardo si posa meravigliato su scorci e angoli caratteristici fino a incontrare tesori architettonici quali i sontuosi palazzi nobiliari (Palazzo Orsini e Palazzo Manfredi del XV secolo, e Palazzo Martini), il Duomo o Collegiata di Sant’Antonio, risalente al XVI secolo, con la particolarità della chiesa sotterranea e pregevoli opere da ammirare, affiancato dalla Torre Campanaria a pianta quadrata, la cisterna a edicola voluta dai Farnese nel 1588 e la seicentesca Chiesa di San Giacomo, edificata in stile barocco.

Ma non è certo tutto.

Infatti, fiore all’occhiello di Fara è anche il Monastero delle Clarisse Eremite, tuttora monastero di clausura, edificato nel XVII sulle rovine dell’antico castello: visitabile con una guida, consente di immergersi in un’atmosfera affascinante e scoprire il coro seicentesco, la cucina del Quattrocento, il refettorio, e la stanza in cui riposano le salme di 17 monache.
Di notevole interesse è il Museo del Silenzio, inaugurato nel 2004, che invita a riflettere sulla tematica del silenzio e la vita delle suore di clausura del Seicento.

Tutto il fascino dell’Abbazia di Farfa

abbazia

Fonte: Ufficio Stampa

Abbazia di Farfa, Rieti – Ufficio Stampa

A pochi chilometri dal centro, inoltre, emoziona l’Abbazia Benedettina di Santa Maria di Farfa, monumento nazionale dal 1928, uno dei luoghi centrali per la storia del monachesimo in Italia e in Europa.

Si tratta di uno splendido complesso medievale che pullula di storia e spiritualità, immerso nelle colline della Sabina, nel raccolto borgo di Farfa, e conserva pregevoli opere d’arte nonché una delle biblioteche più rinomate d’Italia con una vasta collezione di libri e antichi manoscritti.

Interamente restaurata, oggi l’Abbazia si pone come una delle destinazioni di spicco della Sabina e dona il meglio di sé nella magnifica Chiesa di Santa Maria, contraddistinta dalla facciata in stile romanico e dall’austero campanile, e da un interno a tre navate suddiviso da colonne romane di ordine ionico e adornato da capolavori quali gli affreschi di Orazio Gentileschi, il raffinato coro ligneo del Seicento, la duecentesca icona “miracolosa” della Madonna di Farfa e il “Giudizio Finale” di scuola fiamminga del Cinquecento.

Da non perdere poi i due chiostri, il “Chiostro Grande” di epoca rinascimentale e il “Chiostro Longobardo” in stile romanico.

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Apre al pubblico l’altra Versailles, una dimora ricca di storia

Alle porte di Parigi c’è un altro castello oltre alla famosa Reggia di Versailles che merita di essere scoperto. Un luogo storico e meraviglioso che ha una ricca storia da raccontare.

È l’ultimo nato dei Monumenti nazionali di Francia e ora è aperto al pubblico. Si tratta del luogo che per decenni ha celato segreti di Stato, che ha ospitato re, regine, imperatori, presidenti e primi ministri in visita nel Paese.

Un luogo che, proprio per mantenere la privacy dei suoi ospiti, è stato scelto perché immerso in un bosco, forse il più bello di Francia, un tempo luogo di caccia, e completamente isolato dal resto del mondo, pur essendo a solo un’ora da Parigi.

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Fonte: ©Benjamin Gavaudo – Centre des monuments nationaux

L’appartamento di Napoleone nel Castello di Rambouillet

Château de Rambouillet, alle porte di Parigi

Stiamo parlando dello Château de Rambouillet, un bellissimo castello del Trecento con tanto di torri ai quattro lati. Sembra uscito da un libro di fiabe. Talmente bello che già Carlo V, re di Francia, lo volle per sé. Poi passò a Luigi XVI e poi a Napoleone Bonaparte, che lo fece restaurare dopo i disastri della Rivoluzione francese. Da allora, è rimasto nelle mani dello Stato francese fino al 2018, divenendo sede di rappresentanza del Presidente della Repubblica francese, ma anche luogo di villeggiatura della più alta carica politica di Francia.

Fu proprio nel castello di Rambouillet che, nel 1975, l’allora presidente francese Valéry Giscard d’Estaing riunì i Capi di governo dei sei Paesi più industrializzati al mondo, tra cui il presidente degli Stati Uniti Gerald Ford, il primo Ministro inglese Harold Wilson, l’ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt e il nostro ex presidente del Consiglio Aldo Moro dando vita a quello che sarebbe diventato il G8.

Da allora sono state ospiti nel castello tantissime personalità più in vista, dalla regina Elisabetta II a Nelson Mandela, tanto da essere soprannominato “l’altra Versailles“.

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Fonte: ©Benjamin Gavaudo – Centre des monuments nationaux

Il bellissimo Salon Médicis nel Castello di Rambouillet

Oggi si possono visitare quelle stanze che hanno ospitato re, imperatori e presidenti, una vetrina del savoir-faire francese in materia di arti decorative, il cui arredamento era stato commissionato ai più importanti arredatori d’interni del Paese e concepito come fosse un transatlantico di lusso.

Appena restaurato e aperto da poco alle visite, l’appartamento dell’imperatore, situato al primo piano del maniero con affaccio sulla corte d’onore, che comprende tre stanze, tra cui la splendida sala da bagno con gli arredi ottocenteschi e gli affreschi alle pareti e che fu prima del conte di Tolosa e poi della regina Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI.

Ma tra gli splendidi ambienti che si possono visitare c’è la sala dei marmi, anche detta Salon Médicis, luogo d’incontri e della mondanità che frequentava il castello.

Il parco del Castello di Rambouillet

Il castello è immerso in un immenso parco di 150 ettari, con giardino alla francese e un fiume che scorre in mezzo, dove si può passeggiare, ma anche girare in bicicletta, in barca o con le vetture elettriche. Nel parco, all’interno del giardino all’inglese, ci sono due piccoli edifici che meritano una visita: la Laiterie de la Reine e la Chaumière aux coquillages, due piccoli tesori architettonici risalenti al XVIII secolo. La “latteria” fu costruita per la regina Maria Antonietta ed è un tempio del neoclassicismo e incarna la raffinatezza dell’età dei Lumi. Il cottage delle conchiglie, invece, è uno dei luoghi più finemente arredati che esistano in Europa.

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Come visitare Château de Rambouillet

Il castello è aperto tutti i giorni tranne il martedì. Dal 1° ottobre al 31 marzo dalle 10 alle 12 e dalle 13.30 alle 17. dal 1° aprile al 30 settembre dalle 10 alle 12 e dalle 13.30 alle 18. Il parco è gratuito, mentre per visitare il catello, la latteria e il cottage il biglietto costa 11 euro. Gratis per i ragazzi di età inferiore ai 18 anni e la prima domenica dei mesi di gennaio, febbraio, marzo, novembre e dicembre.

Nella visita è compresa la mostra “Rambouillet 1950, dans l’intimité du Président” che si tiene fino al 21 aprile 2024, un’immersione nella più gloriosa epoca presidenziale che il castello abbia conosciuto, quella del dopo guerra. Concepita con nuovi arredi – che saranno completati negli anni a venire -, l’esposizione vuole mostrare il ritorno dei mobili creati espressamente per il Castello di Rambouillet sotto il mandato di Vincent Auriol (1947-1954) dai più grandi decoratori dell’epoca, emergenti o già affermati.

Il castello è raggiungibile in 35 minuti di treno da Parigi partendo dalla Gare de Montparnasse con fermata Rambouillet.

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Fonte: 123rf

Il parco del Castello di Rambouillet
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Ecco perché dovresti tornare a Parigi adesso

Parigi è una di quelle città che andrebbero visitate più di una volta nel corso della vita. Le ragioni sono tante, ma non quante le tantissime meraviglie che regala questo luogo. Le sue anime, la sua atmosfera caratteristica, il fascino di alcune mete imperdibili e quello di nuove location, Parigi è tutto questo ma anche molto di più.

È una metropoli in continuo mutamento, vivace e viva, che sotto il profilo culturale e artistico offre tantissimi posti da inserire nelle varie tappe se si programma un viaggio in città.

Vale sempre la pena visitare Parigi, ma ancora di più adesso, quando ci sono tante novità nell’aria. Che sia la prima volta o la decima non importa: ecco perché dovresti tornare a Parigi proprio ora.

Tutte le nuove attrazioni da visitare a Parigi

Lo sappiamo bene Parigi è una città magica, non solo per quell’atmosfera e per quell’eleganza che si respira a ogni passo, ma anche perché è una città viva, ricca di scenari da sogno e di luoghi che meritano di essere visitati.

Ci sono i grandi e intramontabili classici, che non stancano mai, ma ci sono anche tantissime novità culturali che si possono inserire nelle proprie tappe di un viaggio alla scoperta di Parigi e della sua anima più vera.

Per chi ama la musica, ad esempio, è possibile visitare Maison Gainsbourg: si tratta della casa di Serge Gainsbourg, cantautore amatissimo, morto nel 1991. Si trova in rue de Verneuil e visitarla permette di scoprire di più su di lui e la sua vita. Se si attraversa la strada vi è anche un museo che permette di immergersi nella sua opera, i biglietti si trovano online. Al momento il sito ufficiale informa che il tour casa e museo è terminato, ma tornerà in vendita nel 2024.

Aperto in inverno dal mercoledì alla domenica dalle 12, invece, è il Quai de la Photo, un luogo che è dedicato alla fotografia contemporanea: si trova all’indirizzo 9 port de la Gare, lungo la Senna. Oltre a immergersi nella fotografia, le mostre sono ad accesso libero e gratuito, si può bere un drink, mangiare oppure partecipare a giri in barca.

Tra le tappe da non perdere quando si visita Parigi vi sono il Pantheon e i Giardini del Lussemburgo e quindi perché non visitare il Maison Poincaré? Si tratta di uno spazio di recente inaugurazione, che si trova proprio nei pressi di queste attrazioni cittadine, è dedicato alla matematica ma non solo, perché vengono esplorate anche le sue interazioni con altre discipline come la fisica, la biologia e la sociologia, solo per citarne qualcuna. I biglietti si acquistano online.

Fuori Parigi, una tappa imperdibile alle porte della città

Se Parigi è una città tutta da scoprire, anche le sue aree limitrofe sono ricche di gioielli. Basti pensare alla Reggia di Versailles, che si trova a circa 17 chilometri dal centro città e si può raggiungere con diversi mezzi.

Un’altra location particolarmente suggestiva è la Cité Internationale de la Langue Française che si trova all’interno del castello Villers-Cotterêts,. Si trova a circa un’ottantina di chilometri da Parigi. Qui si può approfondire la conoscenza della lingua francese grazie a uno spazio multidisciplinare. Chiusa il lunedì, si può visitare dalle 10 alle 18,30. Da Parigi si arriva qui in circa 45 minuti, partendo da Gare du Nord.

Parigi 2024, l’estate delle Olimpiadi

Se si ama lo sport, poi, non si può non visitare Parigi nell’estate 2024 quando andranno in scena i Giochi Olimpici. Le manifestazioni sportive si terranno del 26 luglio all’11 agosto, si tratta dei XXXIII Giochi Olimpici Estivi. La città sarà ricca di eventi per l’occasione, ma attenzione ai prezzi che – secondo un articolo pubblicato su La Stampa – sono aumentati un po’ ovunque: sia per i trasporti, sia negli hotel. Nella capitale francese sarebbero attesi oltre 10 milioni di visitatori.

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Le location del film “Il Gladiatore 2”, il sequel (senza Russell Crowe)

Non è più Roma al centro del sequel del film “Il Gladiatore 2”, diretto da Ridley Scott che esce nelle sale a fine 2024. E non c’è più Russell Crowe nei panni di Massimo Decimo Meridio, generale dell’esercito romano divenuto schiavo e quindi gladiatore.

Nel cast troveremo, invece, Paul Mescal, nel ruolo di Lucius, figlio di Lucilla, l’attrice Connie Nielsen, e nipote dell’Imperatore Commodo, ruolo interpretato da Joaquin Phoenix nel primo capitolo del kolossal. E poi, il grande Denzel Washington, che vestirà i panni di un ex gladiatore ancora scosso dal proprio passato.

Dove è ambientato “Il Gladiatore 2”

Non c’è più la Roma di Massimo Decimo Meridio nel secondo capitolo del film di Ridley Scott. Le riprese si sono spostate in un’altra area del Mediterraneo: l’isola di Malta.

Benché non sia celebre per le testimonianze di epoca romana (del periodo dell’Impero sull’isola non resta che una Domus aristocratica in rovina situata tra Mdina e Rabat), Malta fu comunque un importante avamposto dopo la conquista dei romani che avvenne nel 218 a.C. da parte delle forze guidate dal console Tiberio Sempronio Longo.

Allora era Melita (l’odierna Mdina) la città più importane e non La Valletta e il suo splendore durò fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, anno che gli storici hanno individuato come il 476 d.C..

Eppure, Malta è sembrata la location perfetta dove girare il nuovo film ambientato trent’anni dopo la morte di Massimo nel Colosseo. Vede come protagonista Lucius, salvato proprio da Massimo Decimo Meridio alla fine del primo film.

In rete sono circolate diverse immagini che mostrano alcune location che vedremo sul grande schermo.

Molte scene mostrano il famoso Forte Ricasoli alla Valletta, un luogo che Scott conosce molto bene per averlo già usato come sfondo nel primo film “Il Gladiatore” del 2000 e nel più recente “Napoleon“, interpretato da Joaquin Phoenix. Ma i cinefili se ne ricorderanno per averlo visto in un altro kolossal, “Troy”, con Brad Pitt nel ruolo di Achille, usato per la città di Troia, mentre i più giovani lo identificano soprattutto con Approdo del Re nella serie “Il Trono di Spade”.

Altra location è il Bastione di San Michele, sempre alla Valletta, uno dei luoghi più panoramici della città con vista sul Grand Harbour. Gli imponenti bastioni che cingono la Capitale colpiscono fin da subito quando si visita La Valletta.

Ed è qui che sono state ricreate alcune scenografie che hanno lo scopo di riportare in vita l’antica Roma. Tra queste, anche un (mezzo) anfiteatro, con tanto di gradoni per gli spettatori e statue marmoree e alcuni edifici di epoca romana, domus, templi, archi, con colonne e capitelli e tutto ciò che “fa Roma”.

Prima di Malta le scene sono state girate in Marocco e nel deserto del Sahara.

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Fonte: 123rf

Il Bastione di San Michele a La Valletta, Malta
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L’arte di Dalì illumina la natura: a Parigi è magia

Immaginate di trovarvi nella meravigliosa Parigi, con l’aria frizzantina della notte intenta ad accarezzare la vostra pelle. È già un’immagine incantevole, non trovate? Bene, però si può sempre fare di meglio, come per esempio sognare di fare una passeggiata luminosa tra le opere di Dalì. Un’associazione troppo fantasiosa? Niente affatto, perché è proprio quello che potreste vivere (davvero!) al Parc de la Villette, uno dei più grandi parchi della capitale francese.

La passeggiata luminosa L’Art dans la Nature

Ma di cosa stiamo parlando nello specifico? Di L’Art dans la Nature,  non una “semplice” mostra ma un vero e proprio percorso luminoso, un cammino di luci e suggestioni pensato dall’associazione culturale e d’intrattenimento LETSGO per omaggiare Salvador Dalì, esaltare la bellezza di Parc de la Villette e risvegliare e stuzzicare i senti dei visitatori, portandoli a riflettere su ciò che apparentemente sembra illogico e strano e a tenere in alta considerazione il valore della vita, della natura e di ogni momento.

Art Dans Nature, mostra luminosa di Dalì a Parigi

Il cammino è ricchissimo: l’intero parco è stato diviso in 21 aree che si distinguono per un’opera principale ma che sono anche arricchite di piccole chicche e animazioni luminose. In tutto, ci sono più di 3.000 fra fontane illuminate, sculture iconiche, installazioni interattive e creazioni plastiche, che insieme formano il primo labirinto di luce mondiale in assoluto a dare spazio alle opere di Dalì, permettendo anche di guardarle da una diversa prospettiva.

Salvador Dalì, le danze incantate e la natura

Quasi tutte le luci di L’Art dans la Nature si muovono, si incontrano, volteggiano. E non è un caso, né si tratta “solo” di un escamotage scenografico. Anche i movimenti delle luci, a volte lenti e a volte veloci, a volte frenetici e a volte rallentati e morbidi, richiamano un punto cardine dell’arte di Dalì: la danza del tempo. Dalì era infatti ossessionato dal concetto di tempo e per mezzo delle sue opere (tra cui l’iconica La persistenza della memoria) ne sottolineava fugacità e importanza.

Parigi, mostra Arte nella natura

Allo stesso modo, Dalì era affascinato dalla natura: aveva con essa un legame profondo, molto più di quanto si possa pensare quando si immagina l’artista, così innovativo e “metropolitano”. Il legame traspare dalla presenza frequente, nelle sue opere, di elementi come uova, insetti, animali più o meno distorti.

Immagini oniriche e surrealismo

Alcuni di questi animali compaiono all’interno di L’Art dans la Nature: troviamo le formiche, che sembrano essere “fuggite” da alcuni capolavori, ma anche l’unicorno, gli elefanti e le lumache, tutti posizionati in scorci del parco che contribuiscono, durante la notte, a dare loro un aspetto ancora più magico, ancora più onirico.

Art Dans Nature, mostra luminosa di Dalì a Parigi

Tutto il percorso è stato studiato per restituire il desiderio di Dalì di sconvolgere le convenzioni ed esplorare gli angoli più nascosti della mente umana, quelli più creativi, quelli popolati da esseri e creature che non corrispondono al reale. Visitare L’Art dans la Nature è, dunque, un regalo da fare a noi stessi per sorprenderci a sognare l’insolito (o addirittura l’inammissibile). La passeggiata resterà aperta fino al 21 gennaio, ed è visitabile dal lunedì al sabato dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00.

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Riparte il treno che collega Milano e Parigi

Dopo essere stato interrotto a causa di una frana, finalmente è ripartito il treno veloce che collega Milano a Parigi (e viceversa). È stato necessario attendere circa 4 mesi, ma ora sarà di nuovo possibile tornare a circolare su questa interessante rotta che dalla Capitale italiana della moda conduce, a tutta velocità, alla volta di quella che è ritenuta una delle delle Capitali più romantiche del mondo.

Il TGV INOUI tra l’Italia e la Francia

Era il pomeriggio del 27 agosto 2023, e più o meno 700 metri cubi di roccia sono franati a Saint-Andrè en Savoi, appena al di là del confine con l’Italia e del tunnel del Frejusm, nella valle della Maurienne.

Per fortuna nessuna persona è rimasta ferita nemmeno durante i due crolli successivi, che hanno portato al distaccarsi di due rocce da un costone della montagna, facendo rotolare massi, terra e altri detriti a valle.

La buona notizia è che dopo quattro mesi da questo evento, SNCF Voyageurs ha riaperto il collegamento ferroviario di TGV INOUI tra lItalia e la Francia.

Il servizio TGV INOUI tra Milano e Parigi è ripreso il 10 gennaio e, anche nei prossimi giorni, sarà effettuato in treno e in bus nella parte ancora interrotta alla circolazione ferroviaria, tra Oulx e Saint-Jean de Maurienne.

Orari e info utili

Tutto sta per tornare alla quasi completa normalità, e per questo il primo treno da Milano a Parigi è partito (e partirà nei prossimi giorni) dalla stazione di Milano Porta Garibaldi alle ore 14:10. I passeggeri diretti in Francia viaggeranno in TGV INOUI da Milano e da Torino a Oulx, poi in bus da Oulx a Saint-Jean de Maurienne, dove un TGV INOUI li attenderà per completare il viaggio da Saint-Jean de Maurienne verso Chambéry e Parigi.

SNCF Voyageurs ha già messo in vendita i biglietti dal 10 gennaio al 24 marzo. L’azienda ha però deciso di prorogare la disponibilità dei biglietti, ciò vuol dire che prossimamente saranno presto resi disponibili per l’acquisto anche quelli per le date successive al 24 marzo.

Il prezzo del biglietto per il TGV INOUI parte da 39 euro e può essere acquistato sui canali di vendita abituali, sul sito e applicazione SNCF CONNECT e presso le agenzie di viaggio autorizzate. Ma non è finita qui, perché i clienti in possesso della Carta Avantage possono continuare ad utilizzarla usufruendo degli stessi vantaggi su tutto il tragitto, in particolare la riduzione del prezzo dei biglietti.

A bordo dei treni sarà come fare il viaggio dei sogni grazie al personale di bordo franco-italiano che assicurerà a tutti i passeggeri il massimo del comfort. Sarà disponibile per tutti il Wi-Fi, in più su una parte del percorso sarà addirittura possibile usufruire di un’offerta di ristorazione.

La riapertura del collegamento tra i due Paesi è stata accolta con entusiasmo sui social, soprattutto da coloro che privilegiano una tipologia di viaggio che sia economica e sostenibile.

A tal proposito il Dott. Ancora, Amministratore Delegato di Sncf Voyages Italia, ha dichiarato: “Oggi è un giorno di estrema importanza. Dopo 4 mesi di stop, TGV INOUI è lieta di annunciare il lancio del primo servizio sostitutivo di collegamento tra Italia e Francia. Si tratta di un’alternativa pratica e sostenibile al trasporto aereo, per la ripresa dei collegamenti tra due nazioni che sono sempre state interconnesse e il cui collegamento è per noi di fondamentale importanza. L’impegno verso i nostri clienti è il volano di ogni nostra azione e strategia, e la riapertura ne rappresenta una chiara dimostrazione”.

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Dove è stata ambientata la fiction Tv “La Storia”

Tratta dal romanzo di Elsa Morante, la fiction Tv RAI “La Storia” è ambientata durante la Seconda guerra mondiale, in una Roma molto provata dal conflitto e dalla situazione economica disastrosa.

Qui, il rapporto tra ebrei e tedeschi – ma non solo – sconvolge le vite di tutti i protagonisti, da Ida (interpretata dall’attrice Jasmine Trinca) al figlio Nino (il giovane Francesco Zenga), dal proprietario dell’osteria Remo (Valerio Mastandrea), una sorta di “capo di quartiere”, alla prostituta (Asia Argento).

La guerra, prima, e il dopoguerra, poi, segneranno a fondo la vita di Ida e dei suoi figli.

Il quartiere di Roma, set di “La Storia”

La fiction è ambientata nell’ex quartiere popolare di San Lorenzo, che prende il nome dalla Basilica di San Lorenzo fuori le mura. Questa zona si trova, infatti, al di fuori delle Mura aureliane ed è nata verso la fine del 1800 quando la Capitale iniziò svilupparsi talmente da far sorgere nuovi quartieri periferici al posto dei campi coltivati. Un tempo, qui, a parte la basilica, c’era solo il cimitero del Verano.

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Fonte: @Iacovelli – Zayed

Una scena della fiction Tv RAI “La Storia” con Jasmine Trinca

Le prime abitazioni furono realizzate per ospitare i ferrovieri dello scalo merci, operai e artigiani che arrivavano a Roma dai paesi e dalle regioni limitrofe. Erano case di ringhiera, sorte lungo viali e piazze disegnate a tavolino proprio per via dello sviluppo repentino del quartiere.

Ed è qui che vive Ida Ramundo, una maestra elementare rimasta vedova, con un figlio adolescente, Nino, e uno illegittimo, Useppe, nato dalla violenza subita da un soldato tedesco (ormai l’Italia è in guerra a fianco della Germania), che decide di tenere nascoste le proprie origini ebraiche per paura della deportazione (o anche peggio).

Già nel ’22, San Lorenzo era stato l’unico quartiere in cui si era tentato di fermare la marcia su Roma con furiosi combattimenti tanto che da lì nacque la fama di “quartiere rosso”.

Quando, nel bombardamento di San Lorenzo del luglio 1943, la casa di Ida viene distrutta, la donna è  costretta a sfollare in un altro quartiere di Roma. Alle ore 11.03 di quel giorno, infatti, 662 bombardieri statunitensi rilasciarono 4.000 bombe sul quartiere, provocando circa 3.000 morti e 11.000 feriti. Dopo sei giorni ci fu la caduta del fascismo e l’arresto di Benito Mussolini, ma nel frattempo molti abitanti dovettero trovare rifugio altrove.

A partire dagli Anni ’80, il quartiere di San Lorenzo ha perso via via la fisionomia popolare con l’arrivo dei primi studenti della vicina Università La Sapienza e in seguito di artisti, artigiani, scrittori, attori, registi e intellettuali. Oggi è di fatto considerato il principale quartiere universitario di Roma, frequentato dai giovani di tutta la città e animato da numerosi locali, ristoranti, birrerie, club e associazioni culturali.

La borgata dove si rifugia Ida

A causa del bombardamento, Ida è costretta a cambiare quartiere e va a vivere, insieme al marmista di zona Giuseppe Cucchiarelli detto Eppetondo o “Giuseppe Secondo” (interpretato da Elio Germano) a Pietralata, a Nord-Est della Capitale, una delle 12 “borgate ufficiali” realizzate dal Comune di Roma per trasferirvi gli sfrattati degli “sventramenti edili” della guerra. La borgata prende il nome dal Forte Pietralata, uno dei 15 forti di Roma edificati alla fine dell’800. Oltre a loro qui si sono rifugiati anche “I Mille”, una famiglia così numerosa in cui tutti sono imparentati tra loro

Anche questa era una zona periferica romana, tra la via Tiburtina e la Nomentana, e in quegli anni furono costruite le famose casette da “sette lire”, prive di bagno, cucina e persino di acqua corrente, così chiamate per via del loro costo. Gli unici luoghi di aggregazione erano la parrocchia, il mercato nella piazza e un cinema. La situazione di disagio della borgata viene descritta molto bene nel romanzo di Elsa Morante così come nella fiction. Negli Anni ’50, le casette vennero soppiantate da palazzi più moderni e oggi Pietralata è un quartiere residenziale di tutto rispetto.

Testaccio e il centro storico

Una volta abbandonata Pietralata, Ida e il figlio Useppe affittano una stanza nella casa della famiglia Marrocco a Testaccio, nel centro storico di Roma, casa frequentata anche dalla prostituta Santina, che va a leggere i tarocchi, di cui è grande esperta.

Subito dopo la Seconda guerra mondiale, il quartiere, benché all’interno delle Mura di Roma, era comunque popolare e abitato da contadini e da pastori. Non era un posto molto raccomandabile: il vicino porto sul Tevere era causa di traffici anche illeciti.

Proprio perché si trova sulla riva sinistra del fiume, allora era soggetto alle alluvioni ed era infestato dalla malaria. C’erano ancora molti prati ed era la zona dove i romani dell’epoca venivano a fare la classica gita di Pasquetta o quando c’erano delle belle giornate.

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Una scena di “La Storia” con Jasmine Trinca

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Sta per partire un treno che farà felici tantissimi ragazzi

Quando si tratta di partire per le vacanze, vorremmo azzerare il tempo necessario per il viaggio così da poterci godere ogni singolo minuto di divertimento. Un’ottima idea consiste nel muoversi di notte, sfruttando così le ore per riposarci e arrivare a destinazione pronti per mille avventure. Con NightJet, tutto ciò è realtà: alle linee ferroviarie già attive, presto se ne aggiungerà una che ci permetterà di viaggiare da Roma a Barcellona proprio nottetempo. Scopriamo tutte le novità.

Il treno notturno da Roma a Barcellona

È la grande novità dell’anno, un nuovo collegamento che sicuramente farà felici i più giovani: presto sarà possibile raggiungere Barcellona, una delle più belle città d’Europa (e con una movida sfrenata!), viaggiando di notte in treno. La compagnia ferroviaria NightJet, già operante anche nel nostro Paese, si prepara infatti a lanciare la linea Roma-Barcellona e ampliare così il suo mercato. Si tratta di una grande opportunità per tutti coloro che amano la Spagna e le sue incantevoli città d’arte, ma anche per chi non ha ancora avuto modo di visitare le sue bellezze.

Che cosa sappiamo sul nuovo treno di NightJet? Innanzitutto, la data prevista per la partenza: si parla di dicembre 2024, quindi dovremmo avere ancora un po’ di pazienza. Anche l’itinerario sembra essere piuttosto complesso, dal momento che Barcellona sarà solo l’ultima tappa, raggiungibile da altre 13 città europee. La prima fase ha avuto inizio nel 2021, con il lancio di due linee che collegano Vienna e Monaco da una parte e Zurigo, Colonia e Amsterdam dall’altra. Nel 2022 è stato il turno di Zurigo e Roma, finalmente collegate – con fermata intermedia a Milano, mentre nel 2023 hanno preso il via le linee di Vienna e Berlino con Bruxelles e Parigi.

Ora non manca che Barcellona, per poter andare alla scoperta della perla spagnola viaggiando in tutta comodità. I treni NightJet potranno ospitare fino a 254 viaggiatori, con i loro vagoni suddivisi in cabine singole, camere per famiglie e letti a castello, oltre a quelli con posti a sedere convenzionali. Insomma, si potrà viaggiare in tutta comodità e nel massimo della privacy: il bello è proprio poter riposare in corsa, così da arrivare a destinazione dopo una bella notte di sonno, pronti per iniziare subito con il divertimento.

Perché viaggiare con NightJet

I treni notturni di NightJet sono già un grandissimo successo: operano in Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia e Svizzera (oltre ovviamente alla futura novità, la Spagna). Si viaggia sino a più di 200 km/h, una velocità di crociera di tutto rispetto che permette di giungere alla propria meta in pochissimo tempo. E, come abbiamo già detto, l’idea di sfruttare le ore notturne per viaggiare, così da poter dormire e non perdere neanche un istante di vacanza, è sicuramente molto allettante – nonché davvero comodissimo.

Un ultimo appunto: viaggiare in treno sta tornando di gran moda, e non solo perché permette di vivere già una bellissima esperienza, ancor prima di essere arrivati a destinazione. Si tratta infatti di un modo più ecologico per spostarsi su brevi e medie percorrenze, decisamente molto più sostenibile rispetto all’aereo. E con un pizzico di fortuna non è difficile risparmiare sul biglietto, considerando tra l’altro che non ci sono obblighi di dimensioni del bagaglio da rispettare in maniera piuttosto stringente.