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Esplorando la Pianura Padana, alla scoperta di borghi, abbazie e natura

La Pianura Padana non è solo, come si studia a scuola, il cuore economico e agricolo d’Italia, nebbia in inverno e afa in estate; ma anche una terra ricca di storia, cultura e bellezze naturalistiche. Borghi medievali e capolavori artistici, luoghi di ritiro spirituale e acque per il benessere: ecco una selezione di luoghi imperdibili per scoprire il volto più autentico di quest’area.

Sabbioneta, la città ideale del Rinascimento

Nel cuore della Pianura Padana, Sabbioneta rappresenta uno dei massimi esempi di città ideale rinascimentale. Fondata dal duca Vespasiano Gonzaga nel XVI secolo, questa piccola perla della provincia di Mantova vanta un centro storico dichiarato Patrimonio UNESCO. Da non perdere il Palazzo Ducale, il Teatro all’Antica e la Galleria degli Antichi, perfettamente conservati. Una visita guidata è l’opzione migliore per riuscire a comprendere la struttura della città e spesso, durante l’anno, sono organizzate visite teatralizzate, curiose anche per le famiglie con bambini.

Il Delta del Po, un paradiso naturale

Uno dei paesaggi più suggestivi della Pianura Padana è senza dubbio il Delta del Po, un labirinto di canali, lagune e boschi che ospitano una biodiversità straordinaria. Perfetto per escursioni in barca o in bicicletta, il Parco del Delta del Po è da visitare almeno una volta nella vita. Da vedere: le saline di Comacchio, un tempo fulcro dell’economia locale, oggi sono una riserva naturale dove si possono ammirare fenicotteri rosa e molte altre specie di uccelli. I casoni da pesca, antiche abitazioni dei pescatori, raccontano invece la storia di una vita dura ma profondamente legata all’ambiente lagunare. Alcuni di essi sono stati restaurati e aperti ai visitatori, e permettono di comprendere meglio il legame tra l’uomo e il fiume.

Il periodo migliore per esplorarlo è la primavera, quando la natura si risveglia o l’autunno, al passaggio degli uccelli migratori; e la bici è senz’altro il mezzo più appropriato grazie alla rete capillare e sicura di ciclabili.

Parco Delta Po

Fonte: iStock – Ph: ermess

Parco Delta del Po

Castell’Arquato, borgo medievale d’atmosfera

In provincia di Piacenza, Castell’Arquato è uno dei borghi medievali meglio conservati d’Italia. Il centro storico è un dedalo di stradine acciottolate che conducono alla Rocca Viscontea, da cui si gode di una vista panoramica sulla Val d’Arda. Perfetto per un’escursione giornaliera, la visita soddisfa la mente ma anche il corpo: da non perdere i piatti e vini tipici della cucina emiliana e di una tradizione enogastronomica eccellente.

Il Labirinto della Masone, un’esperienza unica

Nei pressi di Parma, a meno di 10 minuti  d’auto da Fidenza, il Labirinto della Masone è un’attrazione sorprendente: il più grande labirinto di bambù al mondo, ideato dall’editore Franco Maria Ricci. Oltre all’intricato percorso verde di circa 3  km, la struttura ospita una collezione d’arte e una biblioteca di pregio. Un luogo inaspettato e originale: la visita dura 45 minuti circa e il biglietto costa 20 euro circa, con riduzioni e convenzioni per bambini, studenti e famiglie.

Labirinto della Masone

Fonte: Getty Images

Labirinto della Masone

L’Abbazia di Chiaravalle, spiritualità e architettura

Poco fuori Milano, l’Abbazia di Chiaravalle è un’oasi di pace. Fondata nel XII secolo dai monaci cistercensi, conserva affreschi trecenteschi e una torre nolare nota come “Ciribiciaccola”. La visita è un’occasione per scoprire l’arte gotica lombarda e assaporare i prodotti tipici del monastero, come il famoso formaggio Grana Padano. Il complesso monastico, immerso nella campagna lombarda, comprende anche un antico mulino ad acqua ancora funzionante, testimone dell’ingegnosità dei monaci nel gestire le risorse naturali. Ancora oggi, il monastero è un luogo di raccoglimento, dove è possibile assistere ai canti gregoriani che risuonano tra le navate durante le funzioni liturgiche.

San Benedetto Po, il gioiello monastico mantovano

Meno noto ma di grande fascino, il complesso monastico di San Benedetto Po è un capolavoro architettonico legato alla figura di Matilde di Canossa. L’Abbazia di Polirone, fondata nell’XI secolo, conserva affreschi straordinari e un’atmosfera di profonda spiritualità. Il borgo, immerso nel paesaggio del Po, è una meta perfetta per un itinerario tra arte e natura. Oltre al chiostro e alla basilica, il monastero ospita un museo che racconta la storia dell’ordine benedettino e il ruolo centrale di questo luogo nei secoli. Il fascino del borgo è valorizzato dalle frequenti iniziative culturali e le rievocazioni storiche che permettono di rivivere la vita monastica del passato.

San Benedetto Po

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L’abbazia di San Benedetto Po

Il Sacro Monte di Varese, un percorso di fede e bellezza

Pur trovandosi ai margini della Pianura Padana, il Sacro Monte di Varese merita una menzione. Questo luogo di pellegrinaggio, patrimonio UNESCO, è caratterizzato da una via sacra con quattordici cappelle affrescate, che conducono fino al santuario. Ogni cappella rappresenta una scena della vita di Cristo. Oltre al valore religioso, il percorso offre scorci panoramici spettacolari sulla pianura, che si estende fino al Lago di Varese e alle Alpi.

Aquileia, un tesoro archeologico

Aquileia è una delle aree archeologiche più importanti d’Italia. Infatti, dal 1998 la città è inserita nelle liste del Patrimonio UNESCO. Fondata dai Romani nel 181 a.C., Aquileia divenne un punto strategico per il commercio e la difesa, grazie alla sua posizione vicino al fiume Natissa. Oggi, conserva un sito archeologico straordinario che comprende resti ben conservati di strade, mosaici, il foro e il porto fluviale, che testimoniano il suo ruolo di città fiorente nell’antichità. La Basilica di Santa Maria Assunta, con il suo maestoso mosaico pavimentale, custodisce uno dei più grandi e antichi mosaici del mondo cristiano, datato tra il IV e il V secolo d.C. Questo capolavoro raffigura scene bibliche e allegoriche, e rappresenta un’importante testimonianza della transizione dal mondo romano a quello cristiano. Oltre alla basilica, il museo archeologico di Aquileia propone un’esperienza immersiva nella storia, con reperti dall’epoca romana fino al medioevo.

zona archeologia aquileia

Fonte: iStock

Aquileia, patrimonio Unesco

Salsomaggiore Terme, il benessere tra storia e natura

Famosa per le sue acque termali dalle proprietà curative, Salsomaggiore Terme è una delle località termali più rinomate d’Italia. Il cuore della città è il maestoso Palazzo delle Terme Berzieri, un autentico gioiello architettonico in stile liberty, progettato dall’architetto Giuseppe Mazzocchi, con i suoi eleganti dettagli decorativi e l’imponente facciata. Il Palazzo ospita al suo interno gli storici stabilimenti termali, che da secoli attraggono chi cerca relax e salute. I trattamenti benessere offerti spaziano dai classici bagni termali a percorsi rigeneranti, ideali per recuperare energia e vitalità. Salsomaggiore non è però solo una meta per il benessere: circondata da dolci colline, è perfetta per escursioni e passeggiate immersi nella natura.

Salsomaggiore Terme

Fonte: iStock

Salsomaggiore Terme luogo di reax e benessere

Castellaro Lagusello e Monzambano, borghi da cartolina

Situato nel cuore della Pianura Padana, in provncia di Mantova, Castellaro Lagusello è un pittoresco borgo che si specchia nelle acque di un laghetto a forma di cuore, un paesaggio che sembra uscito da una cartolina. Centro fortificato dimenticato dal tempo, Castellaro Lagusello è una frazione del comune di Monzambano, dagli scenari fiabeschi, con i suoi vicoli lastricati e case in pietra. Tra le attrazioni principali: Villa Arrighi è una residenza storica circondata da un ampio parco; la Torre dell’Orologio domina il borgo; le chiese di San Giuseppe e San Nicola con i loro affreschi e dettagli architettonici. Poco lontano, Monzambano è famosa per il suo castello medievale, che sorge su una collina lungo il fiume Mincio e offre una vista panoramica sul paesaggio circostante.

Crespi d’Adda, un villaggio industriale patrimonio dell’umanità

Appena fuori dalla Pianura, Crespi d’Adda è un villaggio operaio fondato nel 1878 da Cristoforo Benigno Crespi, intorno al Cotonificio Benigno Crespi, e completato dal figlio Silvio alla fine degli anni Trenta. Situato al confine tra le province di Milano e Bergamo, nel Comune di Capriate San Gervasio, il villaggio è un esempio eccezionale di città industriale, ancora abitato e perfettamente conservato, e il secondo sito industriale più visitato in Italia. Nel 1995 è stato inserito nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Il villaggio è organizzato in modo regolare e ordinato: sono cinquantacinque le casette, le case operaie, dalle medesime caratteristiche, a pianta quadrata, due piani fuori terra, collocate equidistanti tra loro, con orti e staccionate tutte uguali collocate in una planimetria ordinata e regolare. Sono suddivise in tre parti, separate da due strade che seguono la direttrice che da nord conduce a sud. Più a ovest sorgono i palazzotti, le prime residenze plurifamiliari di quattro piani, ben presto abbandonate in favore delle più ospitali e salubri casette operaie. Da non perdere, Villa Crespi, edificata in stile neogotico in una posizione soprastante il grande Cotonificio è un vero e proprio castello con torrette, merlature e cuspidi, un ampio giardino, quarantaquattro stanze e tre balconate affacciate sull’atrio centrale quadrato. Il Cotonificio Crespi, cuore dell’attività industriale, è stato chiuso nel 2003 e, dopo un periodo di abbandono, è stato acquistato nel 2013 con l’intento di trasformarlo in un centro per l’innovazione e l’arte. Il centro di interpretazione del sito è l’UNESCO Visitor Centre, dove si trovano un museo, un archivio storico e laboratori didattici.

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Fonte: 123rf

Il villaggio operaio di Crespi d’Adda
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Piemonte, terra di bellezza: viaggio tra i luoghi più suggestivi

Se Torino è una città ricca di bellezze, dove storia e cultura si intrecciano in un luogo dalle mille meraviglie, tutto il Piemonte è uno scrigno di piccole perle altrettanto affascinanti e suggestive. Panorami incantevoli, come quelli delle Langhe o del lago Maggiore, racchiudono borghi deliziosi dove il tempo sembra davvero essersi fermato. E tra le montagne, con una splendida vista sulle Alpi, ecco stagliarsi fortificazioni dall’aspetto misterioso.

Quali sono i posti imperdibili del Piemonte? Partiamo insieme alla scoperta di indiscusse meraviglie.

Il Ricetto di Candelo, gioiello medievale

Nel comune di Candelo, in provincia di Biella, sorge il grazioso Ricetto di Candelo, una delle testimonianze storiche più affascinanti della regione. Il borgo, con le mura in ciottoli disposte a lisca di pesce, promette infatti un’emozionante viaggio nel passato.

Nato tra il XIII e il XIV secolo per volere della popolazione locale, il Ricetto di Candelo aveva in origine la funzione di deposito per i prodotti agricoli. Tuttavia, nei momenti di pericolo e durante i conflitti, diveniva un rifugio sicuro per gli abitanti, protetto dalle robuste mura fortificate. Oggi, riconosciuto tra i Borghi Più Belli d’Italia e noto come la “Pompei medievale del biellese”, continua a raccontare la sua storia tra le stradine lastricate e all’ombra delle antiche costruzioni.

Oltrepassata la porta torrione, sovrastata da un grande arco, ci si ritrova nella piazzetta del ricetto, laddove si erge il Palazzo del Principe, realizzato da Sebastiano Ferrero nel 1496, che rappresenta l’evoluzione di un insieme di cantine preesistenti trasformate in una sorta di torre. Le strade del borgo, chiamate con il francesismo “rue”, si distinguono per la particolare pavimentazione in ciottoli inclinati, studiata per favorire il deflusso delle acque.

Ogni edificio del Ricetto sa sorprendere: al piano terra, un tempo adibito a stalla o cantina, si accede direttamente dalla strada, mentre il piano superiore, il solarium, era destinato all’essiccazione delle granaglie e si raggiungeva tramite una balconata in legno. Passeggiando tra queste antiche strutture, si può visitare anche l’Ecomuseo della Vitivinicoltura, per conoscere da vicino la tradizione contadina e la cultura enologica del territorio.

Poco distante, merita una sosta la Chiesa di Santa Maria, dalla facciata romanica, che custodisce al suo interno affreschi di grande valore artistico e pregiati capitelli, testimoni della maestria artigianale dell’epoca.

La Morra, belvedere delle Langhe

Nel cuore delle Langhe, a pochi chilometri da Alba, vale la pena visitare l’incantevole borgo de La Morra, fiore all’occhiello della zona di produzione del celebre Barolo, che si distingue per la posizione privilegiata sulla sommità di una collina, da cui si gode di un panorama senza eguali sulle vigne a perdita d’occhio.

Il centro storico si sviluppa attorno alla piazza principale, su cui si affacciano edifici di grande interesse architettonico. La Chiesa barocca di San Martino e la Confraternita di San Rocco raccontano la storia di un paese profondamente legato alla sua identità culturale. Poco distante, un piccolo giardino triangolare cresce sull’antico cimitero, mentre il Municipio e l’ex casa del corpo di guardia completano il quadro a dir poco idilliaco.

Una delle tappe imperdibili è poi la Cantina Comunale, dove è possibile degustare e acquistare i vini della zona. Salendo verso Piazza Castello, lo sguardo viene rapito da uno dei belvedere più spettacolari delle Langhe, tra colline ricoperte di vigneti e scorci da cartolina.

Infine, nella frazione dell’Annunziata, si trova l’ex abbazia benedettina di San Martino di Mercenasco, attuale sede del Museo Ratti dei Vini. Da qui partono i celebri sentieri del vino e la “Mangialonga”, un evento enogastronomico che consente di gustare i sapori del territorio con uno splendido percorso tra le vigne.

La Sacra di San Michele, panorama incredibile

Sacra di San Michele, Torino

Fonte: iStock

Vista panoramica della Sacra di San Michele

Maestosa, imponente, avvolta da un’aura mistica: la Sacra di San Michele domina la Val di Susa dall’alto del Monte Pirchiriano, a 962 metri di altitudine. L’antico complesso monastico, simbolo del Piemonte, ha ispirato Umberto Eco nella stesura del noto romanzo “Il nome della rosa”.

Costruita tra il 983 e il 987, l’abbazia si erge in una posizione strategica che regala una vista difficile da descrivere a parole sulla valle e su Torino. La meravigliosa architettura, con elementi romanici e gotici, è testimone di secoli di storia e spiritualità. Oltre alla chiesa principale, risalente al XII secolo, la Sacra ospita le tombe di alcuni membri della famiglia reale di Casa Savoia.

Dedicata all’Arcangelo Michele, difensore del popolo cristiano, la Sacra rappresenta una delle tappe principali di un lungo percorso di pellegrinaggio che collega Mont-Saint-Michel, in Francia, a Monte Sant’Angelo, in Puglia. La sua sagoma svettante, incorniciata dai boschi della Val di Susa, è un baluardo che attira ogni anno migliaia di visitatori.

Il fascino della Sacra di San Michele si percepisce fin dal primo sguardo, ma è avvicinandosi che la sua energia diventa tangibile. I sentieri che si snodano tra i boschi, calpestati dai pellegrini per secoli, conducono a un luogo di rara bellezza, dove arte, storia e fede si fondono in un’esperienza che non si può dimenticare.

Gli Orridi di Uriezzo, al cospetto del canyon

La Valle Antigorio, in provincia di Verbano-Cusio-Ossola, cela uno spettacolo naturale di straordinaria bellezza: sono gli Orridi di Uriezzo, un canyon modellato nei millenni dalla forza dell’acqua. Gole spettacolari, scavate dallo scioglimento dell’antico Ghiacciaio del Toce, regalano ai visitatori un viaggio tra rocce levigate e giochi di luce che lasciano senza fiato.

Al termine dell’ultima glaciazione, circa dodicimila anni fa, il ghiacciaio iniziò a ritirarsi, dando origine a torrenti impetuosi che scavarono profondi cunicoli e meravigliose cavità. Oggi, gli Orridi di Uriezzo si suddividono in diverse zone, ognuna con caratteristiche uniche. L’Orrido Sud, noto come Tomba d’Uriezzo, è il più impressionante, con una lunghezza di circa 200 metri e pareti che si innalzano fino a 30 metri. L’Orrido Nord-Est, più piccolo ma altrettanto suggestivo, si estende per 100 metri, mentre l’Orrido Ovest si sviluppa in due tratti distinti. Infine, l’Orrido Vallaccia, sotto la Chiesa di Baceno, risulta di difficile accesso ma conserva un’impronta selvaggia e incontaminata.

Esplorare gli Orridi di Uriezzo significa ritrovarsi in un paesaggio primordiale, dove la natura ha scolpito forme incredibili e ogni angolo mostra la potenza degli elementi.

Il Parco Naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero, il paradiso tra le vette

Perla della Val d’Ossola, il Parco Naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero incanta chiunque vi arrivi grazie allo straordinario paesaggio alpino. Istituito nel 1995, il parco abbraccia due magnifiche conche alpine e si estende sui comuni di Baceno, Crodo, Trasquera e Varzo, in provincia di Verbano-Cusio-Ossola.

L’Alpe Veglia, raggiungibile da Varzo attraverso la Val Cairasca, è una meta ideale per gli amanti del trekking. Qui, le ampie distese di pascoli si fondono con boschi di larici e laghi cristallini come il Lago d’Avino, il Lago del Bianco e l’ammaliante Lago delle Streghe, che danno vita a un ambiente fiabesco perfetto per escursioni a pieno contatto con la natura.

L’Alpe Devero, accessibile da Baceno attraverso la Valle di Devero, è invece il regno degli sport invernali. Con i suoi impianti sciistici, offre piste battute e percorsi fuoripista per sciatori e snowboarder in cerca di avventura. Per gli escursionisti esperti, il percorso che conduce fino a Binn, in Svizzera, passando dal Bivacco Combi Lanza a oltre 2000 metri di altitudine, rappresenta una sfida tutta da vivere.

La Palazzina di Caccia di Stupinigi, il fascino regale del Barocco

Splendida Palazzina di Caccia di Stupinigi, Torino

Fonte: Ph @ELENAPHOTOS – iStock

Splendida Palazzina di Caccia di Stupinigi

A pochi chilometri da Torino, nel comune di Nichelino, da segnare in lista è la sontuosa Palazzina di Caccia di Stupinigi, una delle più coinvolgenti espressioni dell’architettura barocca in Europa. Commissionata da Vittorio Amedeo II e progettata dal celebre architetto Filippo Juvarra, la storica residenza rappresenta un vero e proprio viaggio nella magnificenza della dinastia sabauda.

Con i sontuosi saloni affrescati, i giardini eleganti e l’inconfondibile statua del cervo che sovrasta la sommità della cupola, la Palazzina è una tappa imprescindibile per chi desidera immergersi nell’atmosfera fastosa della corte reale piemontese.

Ceresole Reale, oasi del Parco del Gran Paradiso

Parte del Parco Nazionale del Gran Paradiso, Ceresole Reale è un autentico gioiello montano, incastonato tra le cime alpine della provincia di Torino. Borgo pittoresco, deve il nome al re Vittorio Emanuele II che frequentava la zona per le battute di caccia, e si presenta come un’esperienza unica tra natura, sport e storia.

Il Lago di Ceresole, dalle acque turchesi, è il luogo ideale per rilassarsi con passeggiate rigeneranti o gite in bicicletta. Durante l’inverno, invece, il paesaggio si trasforma in una scenografica pista che fa la gioia degli appassionati di sci di fondo.

Ma non è ancora tutto. I dintorni, a loro volta, disegnano panorami che scaldano il cuore, come il Lago di Serrù, un gioiello alpino abbracciato dalle vette, e il Colle del Nivolet, a oltre 2.600 metri di altitudine, da cui si aprono magici scenari plasmati da praterie d’alta quota, laghi glaciali e dalla presenza della fauna selvatica, tra cui stambecchi e aquile reali.

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Marche: la Via delle Cascate Perdute di Sarnano

Come una cittadella di pietra, Sarnano si staglia, arroccata sulla vetta di un colle al centro di una valle popolata da ampi pascoli e campi coltivati e fitti boschi. Sullo sfondo le austere cime dei Monti Sibillini fanno bella mostra di sé.

Un territorio che si risveglia in primavera dal proprio torpore invernale, ripopolandosi di verde man mano che la stagione avanza. La zona meridionale delle Marche, dove si trova Sarnano, è una destinazione ideale per il ritorno del clima più propizio alle attività nella natura: alla visita di un borgo medievale dalla storia affascinante e con un grande patrimonio architettonico e artistico consente infatti di abbinare un percorso di trekking alla scoperta di alcune splendide cascate formate dai torrenti che percorrono la valle.

La chiamano la Via delle Cascate Perdute, un itinerario alla portata di tutti, che si compie agevolmente in mezza giornata e che prende le mosse dal centro storico di Sarnano per inoltrarsi nelle vicinanze e portare alla scoperta dei tesori di acqua dolce nascosti tra pietre, querce e faggi.

Il borgo medievale di Sarnano

Sarnano sorge a ridosso delle vette dei Monti Sibillini, in una sorta di culla tra le colline, con le sue torri medievali che svettano in cima al colle a oltre 500 metri di altitudine dov’è seduta.

Il centro storico della cittadina è tutto edificato in pietra cotta, donando un aspetto peculiare al borgo, con le mura degli edifici nelle tonalità dell’ocra e dell’arancio.

Una volta che si entra nel centro del borgo, la cosa migliore da fare è perdersi fra i labirintici vicoli lastricati che salgono e scendono questo piccolo capolavoro del Medioevo, in un alternarsi di diversi livelli fra piazzette, scorci e scalinate.

La Piazza Alta è il cuore della Sarnano medievale, animata dalle sagome del basso Palazzo dei Priori, la bella torre del Palazzo del Popolo (oggi trasformato in teatro),  il Palazzo del Podestà e la Chiesa di Santa Maria Assunta con i suoi affreschi.

Scorcio del borgo di Sarnano nelle Marche

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Piazzette, scale, vicoli: la meraviglia medievale del centro storico di Sarnano

Da qui le vie del borgo scendono come cerchi concentrici fino ad arrivare alla base del colle, dove si è poi sviluppata la Sarnano contemporanea. La perfetta conservazione e la cura con cui viene mantenuto il centro storico permette di entrare appieno nell’atmosfera medievale del luogo: costituitosi come libero comune a metà del Duecento, Sarnano ha conservato la fierezza delle proprie origini e le sfoggia ancora con orgoglio.

Se il borgo è completamente costruito in pietra, i dintorni del paese offrono invece un ritorno alla natura, con una grande quantità di attività outdoor a portata di mano. Percorsi ciclistici, sentieri escursionistici, avventure in parapendio, terme naturali: chi più ne ha, più ne metta.

La Via delle Cascate Perdute

La Via delle Cascate Perdute di Sarnano è un percorso escursionistico di livello molto semplice, lungo circa sei chilometri, che parte dal centro del borgo e conduce per una passeggiata per lo più pianeggiante a tre splendidi, potenti e affascinanti salti che il torrente Tennacola compie nelle vicinanze del paese.

Il tempo di percorrenza dell’intero sentiero, aperto nel 2020, è di poco meno di un paio d’ore, al quale aggiungere il tempo di permanenza presso ciascuna cascata, che offre a suo modo il proprio spettacolo.

Il percorso parte da Piazza Perfetti, ai piedi del centro storico, e unisce tre cascate: la Cascata dell’Antico Mulino, Lu Vagnatò e le Cascatelle di Sarnano. Gli escursionisti più brillanti possono inoltre proseguire per raggiungere due altre cascate, poco più lontane: le Pozze dell’Acquasanta e la Cascata del Pellegrino.

Il bel sentiero, che si snoda tra boschi e campagna, per raggiungere queste due ultime destinazioni richiede ulteriori due ore di cammino, una per l’andata e una per il ritorno.

La Cascata dell’Antico Mulino

La Cascata dell'Antico Mulino a Sarnano

Fonte: Lorenzo Calamai

La Cascata dell’Antico Mulino a Sarnano

La prima cascata che si incontra lungo la Via delle Cascate Perdute è forse anche la più suggestiva. Ci si giunge rapidamente, in appena dieci minuti di camminata, lasciandosi alle spalle il centro storico di Sarnano e dirigendosi verso est.

Nei pressi degli edifici scolastici della cittadina, una lingua d’asfalto scende verso il basso e si inoltra in una rada boscaglia: dopo poche decine di metri, improvvisamente, l’aria si fa umida e il rumore dell’acqua si fa notare. I ruderi di un antico mulino, da cui il nome della cascata, sono avvolti dalla vegetazione a fianco del sentiero.

Quando la traccia piega verso destra, ecco che si apre allo sguardo la possente conca della doppia cascata del torrente Tennacola: una passerella in legno conduce alla spiaggetta di fronte alla polla d’acqua formata dal salto, che si abbatte con tutta la sua potenza dall’alto di una dozzina di metri.

La Cascata Lu Vagnatò

Cascata Lu Vagnatò sulla Via delle Cascate Perdute Sarnano Marche

Fonte: Lorenzo Calamai

Lu Vagnatò

Il sentiero che collega la Cascata dell’Antico Mulino a Lu Vagnatò si percorre in circa mezz’ora.

Dopo aver superato un ponticello e sceso una scalinata in legno che porta sul letto del torrente, si arriva al cospetto di questo bel salto. Luogo di balneazione e refrigerio durante l’estate, in primavera sfoggia tutta la propria potenza.

In passato le lavandaie sarnanesi utilizzavano questo tratto del torrente per lavare i panni, come testimonia l’antica vasca che campeggia in fondo al sentiero.

Le Cascatelle di Sarnano

Cascatelle di Sarnano Via delle Cascate Perdute Marche

Fonte: Lorenzo Calamai

Le Cascatelle di Sarnano

Con un’altra mezz’ora di cammino si arriva fino alle Cascatelle di Sarnano, in località Romani. Si raggiungono seguendo il corso del torrente, con il sentiero che si snoda lungo le anse del Tennacola, prima che imbocchi una strada bianca. Da qui si giunge all’imbocco dell’ultimo tratto di percorso per arrivare al luogo.

Per arrivare alle Cascatelle si deve risalire il corso del torrente proprio sul bordo del suo letto nel tratto finale, inoltrandosi nel bosco. Qui tutto diventa acquatico: il rombo della cascata in sottofondo, l’acqua nebulizzata che rende umida l’aria che si respira, il torrente che corre sulle rocce e le leviga.

È la destinazione più selvaggia delle tre previste dal percorso e l’atmosfera che la cascata regala è davvero profondamente silvana, tra muschi e tronchi contorti.

Le cascate bonus: le Pozze dell’Acquasanta e la Cascata del Pellegrino

Dalle Cascatelle si può tornare al centro di Sarnano in appena una mezz’oretta, accorciando il percorso fatto all’andata. Per chi però non è stanco di esplorare questo splendido contesto naturale all’ombra dei boschi e tra il fluire dell’acqua dolce, c’è la possibilità di allungare l’escursione fino a una ultima destinazione.

Tra sentieri comodi, larghe strade bianche e tracce ben segnalate nel bosco, il percorso prosegue fino alle Pozze dell’Acquasanta. Non si tratta di una vera e propria cascata, ma di una serie di piccoli balzi che il torrente Acquasanta, affluente del Tennacola, compie in una zona dove la sua azione erosiva finisce per creare delle marmitte dei giganti, profonde polle d’acqua.

Panorama monti sibillini Sarnano Marche

Fonte: Lorenzo Calamai

Tornando a Sarnano dalle Pozze dell’Acquasanta il panorama regala scorci splendidi sui Sibillini

La caratteristica saliente delle Pozze dell’Acquasanta è che le acque del torrente provengono dalle vette innevate dei Sibillini, e sono pertanto estremamente pure e cristalline. In estate il corso d’acqua viene presto prosciugato dal caldo, lasciando a testimonianza solo alcune cavità molto profonde riempite di acqua incredibilmente chiara, che lascia intravedere il fondale. In primavera, invece, lo scenario è ancora più bello perché il torrente è vivo, e si formano una serie di rapide e cascatelle tra una marmitta e l’altra.

A cinque minuti dalle Pozze dell’Acquasanta, tramite un breve sentiero, si arriva alla Cascata del Pellegrino, alimentata dall’omonimo fosso. Si tratta di un salto non molto alto ma estremamente suggestivo per come l’acqua ha scavato in maniera particolare le rocce.

Dalle Pozze dell’Acquasanta il ritorno al centro storico di Sarnano comporta circa un’ora e quarantacinque minuti.c

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Cosa vedere lungo il Canal du Midi, il patrimonio Unesco a due passi da Tolosa

A pochi passi da Tolosa, il Canal du Midi scorre placido tra paesaggi mozzafiato, borghi incantevoli e vigneti rigogliosi. Questo straordinario canale, patrimonio UNESCO, non è solo una meraviglia ingegneristica del XVII secolo, ma un’autentica esperienza da vivere a piedi, in bicicletta o navigando sulle sue acque calme. Chi visita Tolosa conosciuta anche come ‘’la città rosa’’non può perdere l’opportunità di esplorare i dintorni, dove la storia si mescola alla natura e alla tradizione enogastronomica del sud della Francia.

Dove si trova il Canal du Midi e la sua storia

Immagina un canale d’acqua placido, incorniciato da filari di platani secolari, che serpeggia tra borghi medievali e paesaggi mozzafiato. Il Canal du Midi, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è molto più di un’opera ingegneristica: è un viaggio nel cuore della Francia più autentica. Partendo da Tolosa, il percorso regala scorci indimenticabili e un’esperienza immersiva tra storia, natura e gastronomia.

Camminare lungo le sue rive all’alba, quando la nebbia si dissolve tra i rami degli alberi, oppure navigare lentamente su una barca a noleggio, ascoltando solo il fruscio dell’acqua e il canto degli uccelli, significa vivere la Francia più poetica e senza tempo. Realizzato nel XVII secolo per collegare l’Atlantico al Mediterraneo, il Canal du Midi è un capolavoro di ingegneria idraulica progettato da Pierre-Paul Riquet. Con oltre 240 km di lunghezza, attraversa campagne, vigneti e città storiche tra Tolosa e Sète. Le sue chiuse perfettamente conservate, come quella di Fonseranes, sono ancora oggi un’attrazione imperdibile.

Cosa vedere lungo il Canal du Midi

Prima di imbarcarti lungo il canale, dedica del tempo alla scoperta di Tolosa. La città, capoluogo dell’Occitania è un mix perfetto tra storia e modernità. Il suo cuore pulsante è Place du Capitole, con l’imponente facciata e i caffè storici che invitano a una pausa rilassante. Passeggiando tra le stradine del centro, lasciati incantare dalla Basilica di Saint-Sernin, un capolavoro romanico, e dal suggestivo convento dei Giacobini. Per un’esperienza culturale, il Musée des Augustins offre una collezione straordinaria di arte medievale e rinascimentale. Tolosa è una città che si vive all’aria aperta, infatti il lungofiume della Ma Tolosa è anche una città che si vive all’aria aperta. Il lungofiume della Garonna regala scorci incantevoli, perfetti per una passeggiata al tramonto o un picnic improvvisato con prodotti tipici comprati nei mercati locali.

Canal du Midi a Tolosa

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Esplorare il Canal du Midi, il patrimonio UNESCO da visitare partendo da Tolosa

Navigare il Canal du Midi

Il modo migliore per esplorarlo? è solcare le sue acque. Diverse compagnie offrono crociere fluviali con pranzo a bordo e degustazioni di prodotti locali. Se preferisci un’esperienza più indipendente, puoi noleggiare una barca senza bisogno di patente e diventare capitano per un giorno. Chi ama le attività all’aria aperta può optare per il kayak o il paddle, ideali per scoprire angoli nascosti del canale.

In bicicletta lungo il canale

Il Canal du Midi è costeggiato da una magnifica pista ciclabile, perfetta per esplorare i suoi dintorni in tutta tranquillità. Da Tolosa, puoi pedalare fino a Castelnaudary, famosa per il suo cassoulet, oppure spingerti fino a Carcassonne, la città fortificata da fiaba. Lungo il tragitto, troverai antichi mulini, chiuse storiche e aree attrezzate per una sosta panoramica. Un itinerario consigliato è il tratto che collega Tolosa a Port-Lauragais, tra paesaggi bucolici e piccoli villaggi con bistrot accoglienti dove assaporare un bicchiere di vino locale.

I borghi più belli lungo il Canal du Midi

Viaggiando lungo il canale, incontrerai alcuni dei borghi più affascinanti del sud della Francia. Castelnaudary è una tappa obbligata per i buongustai, mentre Bram incanta con il suo centro medievale circolare. Carcassonne, con le sue imponenti mura, sembra uscita da un libro di racconti. Più avanti, Béziers sorprende con i suoi ponti spettacolari e le vestigia romane. Se ami i luoghi fuori dai percorsi più battuti, fai una sosta a Le Somail, un minuscolo villaggio di chiatte e librerie d’altri tempi, dove il ritmo di vita è ancora scandito dal passaggio lento delle imbarcazioni.

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Borghi castelli itinerari culturali Lombardia Notizie Viaggi

Al via le Giornate dei castelli, palazzi e borghi medievali

L’iniziativa che celebra la storia e l’architettura medievale della media pianura lombarda torna nel 2025 con un’edizione ancora più ricca di eventi e novità. A partire da domenica 2 marzo, si rinnova l’appuntamento con le giornate di apertura congiunta di 25 castelli, borghi e dimore storiche distribuiti tra quattro province della regione Lombardia. Organizzata dall’Associazione Pianura da Scoprire con il supporto di A35 Brebemi, questa manifestazione è ormai diventata un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli appassionati di arte, storia e cultura locale.

Grazie a un calendario articolato su più mesi, i visitatori avranno l’opportunità di immergersi nel passato, scoprendo luoghi che un tempo furono teatro di scontri tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano. Oggi, questi borghi e castelli rappresentano un inestimabile patrimonio architettonico, testimone di secoli di storia.

Ecco il programma degli eventi principali e le date di questa edizione 2025, che porta con sé anche alcune sorprese e novità.

Calendario e novità dell’edizione 2025

Le aperture dei castelli e delle dimore medievali nei più caratteristici borghi lombardi sono previste ogni prima domenica del mese da marzo a giugno e da settembre a novembre, con eventi speciali in giorni festivi, tra cui Pasquetta (21 aprile), 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno e 1° novembre. Tra le date più attese, inoltre, spicca quella super estiva del 5 luglio, quando castelli e borghi saranno visitabili in un’atmosfera suggestiva, illuminati da torce e candele.

Un’importante novità dell’edizione 2025 è anche l’ingresso nella rete del Convento dell’Incoronata a Martinengo (BG), splendido complesso fondato dal celebre condottiero Bartolomeo Colleoni, di cui quest’anno si celebrano i 550 anni dalla scomparsa. Inoltre, grazie alla collaborazione con il circuito Ville Aperte in Brianza, sarà possibile accedere a dimore storiche solitamente chiuse al pubblico in due momenti dell’anno: fine aprile e metà settembre.

La manifestazione continua a evolversi, ampliando quest’anno la sua offerta per attrarre un pubblico sempre più vasto, dagli appassionati di storia ai semplici curiosi in cerca di un’esperienza culturale autentica.

Tra storia, eventi e sapori del territorio

Le giornate di apertura congiunta dei castelli, dei borghi e delle dimore medievali non offriranno solo l’opportunità di esplorare antichi manieri e borghi, ma anche di partecipare a una serie di eventi paralleli che animeranno il territorio lombardo. Il programma prevede rievocazioni storiche, mostre d’arte, mercatini di prodotti tipici, concerti e visite guidate tematiche, per un’esperienza culturale immersiva.

Per facilitare la visita, inoltre, sul sito ufficiale di Pianura da Scoprire saranno disponibili informazioni aggiornate su orari, costi e modalità di prenotazione, oltre a una sezione dedicata ai consigli enogastronomici, con suggerimenti sui migliori ristoranti e trattorie della zona. Infine, sarà anche possibile acquistare il “passaporto dei castelli”, un libretto da collezione con immagini e descrizioni dei luoghi visitabili, in cui apporre un timbro a ogni tappa del proprio itinerario.

L’iniziativa è patrocinata da Regione Lombardia, con il supporto di A35 Brebemi Aleatica come main sponsor e il contributo di S.A.C.B.O. per la promozione dell’evento. Un’occasione unica per riscoprire il fascino senza tempo dei castelli e borghi della Lombardia, attraverso un viaggio che unisce storia, cultura e tradizioni locali.

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Borghi Toscana Viaggi

Toscana: primavera ad Asciano, il borgo delle Crete Senesi

Pensare che quella che oggi è considerata una delle più grandi ricchezze della Toscana veniva chiamata in passato deserto.

Non che nelle Crete Senesi, poco a sud-est di Siena, ci fosse un vero e proprio deserto, ma la particolare conformazione geologica e il massiccio utilizzo dei terreni per il pascolo aveva portato a una decisa erosione del terreno, con l’estensione delle aree compromesse per l’utilizzo agricolo da biancane e calanchi. Un’area non coltivabile e pertanto assimilata a un deserto.

Con il tempo il paesaggio di morbide colline antropizzate, diviso in appezzamenti geometrici scombinati solo dalle terre erose, è diventato la caratteristica distintiva di questo pezzo di Toscana. In primavera le morbide colline si coprono del verde brillante dell’erba appena nata, i cipressi sorvegliano il placido trascorrere del tempo, sinuose strade bianche si snodano lungo la campagna.

In mezzo a questo paesaggio paradisiaco sorge come una specie di oasi un borgo medievale di pietra e argilla: Asciano, il cuore delle Crete Senesi. Un paese dalle radici antichissime, che riesce a coniugare perfettamente la propria natura artistica con i panorami naturali circostanti, in un connubio esaltante.

Panorama delle Crete Senesi nei pressi di Asciano

Fonte: iStock

Panorama delle Crete Senesi

Cosa sono e dove si trovano le Crete Senesi

Per Crete Senesi si intende quella parte di territorio che sorge a sud est rispetto a Siena. Asciano, Buonconvento, Montalcino, Rapolano Terme sono i paesi a cui si fa solitamente riferimento con questo toponimo, che deriva dalla peculiare conformazione del paesaggio: qui tre milioni di anni fa, nel Pliocene, la terra era sommersa dalle acque di un gigantesco mare. Nel 2008, a pochi chilometri da Asciano, sono stati addirittura riportati alla luce i resti di una specie di delfino pliocenico.

Alla ritirata del mare, si è sedimentata sul terreno l’argilla che compone le dolci e ondulate colline e che emerge dal terreno in formazioni dovute all’erosione: biancane, bassi rilievi a forma di cupola dal caratteristiche colore bianco sporco, dovuto alla presenza di sali nell’argilla; calanchi, solchi a lama di coltello disposti parallelamente, dovuti al ruscellamento dell’acqua piovana sui fianchi delle colline.

Il paesaggio delle Crete Senesi è uno dei più belli della Toscana ed è spesso sinonimo delle attrazioni della regione al di fuori delle città d’arte. Colline brulle con alti alberi solitari a decorarli, ampi pascoli coperti solo di erba verde, casali contadini che punteggiano le alture, qualche tratto di bosco che popola gli avvallamenti tra i colli.

Crete Senesi in Toscana, vicino ad Asciano

Fonte: iStock

Quando torna la primavera le Crete Senesi tornano ad essere un trionfo di colori vivi

Si tratta di un territorio il cui aspetto varia di molto a seconda della stagione dell’anno in cui lo si visita: in estate l’ocra è il colore che domina, con le grandi balle di fieno che popolano i campi, il grano che assume la stessa colorazione delle crete; in autunno le foglie delle querce ingialliscono, mentre i cipressi rimangono nel loro verde perenne; in inverno la bruma copre gli avvallamenti tra le colline, mentre le vette spuntano come isole nel mare; in primavera tutto torna ad essere rigoglioso e verde, con gli appezzamenti agricoli che si ricoprono di vegetazione e i campi tornano ad essere coltivati.

Asciano, arte e cultura

In mezzo a questo splendido panorama sorge Asciano, un borgo medievale dall’anima artistica, fieramente ancorato alle proprie tradizioni.

L’origine del borgo è etrusca, come testimoniano gli scavi archeologici che hanno portato alla luce due grandi necropoli. Il periodo d’oro di Asciano, però, arriva nel Medioevo. Lo dimostra l’impianto del paese, con i vicoli curvi che compongono il centro storico, tra frammenti delle antiche mura, scorci, piazze e piazzette, palazzi storici.

Il luogo simbolo del borgo è la Basilica di Sant’Agata, una scenografica chiesa dalla facciata spoglia tipicamente gotica, affiancata da una maestosa torre campanaria sormontata da merli. L’interno, come la facciata, ha un aspetto austero, impreziosito da una bella collezione di opere d’arte del Cinquecento e del Seicento.

Asciano, la torre campanaria della Basilica di Sant'Agata

Fonte: iStock

La Basilica di Sant’Agata è il simbolo del borgo di Asciano

Passeggiando tra le viuzze del centro storico si giunge in Piazza del Grano, il centro della vita medievale del borgo. Il territorio di Asciano, con i suoi appezzamenti agricoli, era infatti in epoca medievale una sorta di granaio per Siena e le cittadine circostanti e quella che oggi è un piazza rettangolare decorata da una bella fontana fungeva allora da mercato cittadino. Ad un angolo della piazza sorge il Palazzo del Podestà, antica sede del governo di Asciano, decorato di stemmi araldici.

Da non perdere una visita a Palazzo Corboli, sede del Museo civico archeologico e d’arte sacra. Oltre ai reperti di epoca etrusca e romana, il museo è ospitato in una sede con splendide sale affrescate, già di per sé opere di pregio. Sfoggia inoltre una notevole collezione di opere pittoriche del Trecento e Quattrocento.

Gli amanti dell’arte non possono perdersi una visita alla Pieve di Sant’Ippolito, un edificio religioso sconsacrato un po’ in disparte rispetto al centro storico del borgo. Antichissima chiesa costruita già tre secoli prima dell’Anno Mille, la Pieve è decorata da uno splendido affresco che rappresenta una Madonna col Bambino in trono e i santi Ippolito e Cassiano. 

Dagli Anni Ottanta si suppone che l’opera sia stata realizzata dalla bottega del Pinturicchio nel momento in cui l’artista perugino era impiegato a Siena. Non solo: la figura di San Cassiano, l’unico rappresentato a guardare verso chi osserva l’affresco, sembra essere un autoritratto di Raffaello Sanzio, cresciuto proprio come apprendista di Pinturicchio. Il santo, infatti, corrisponde per raffigurazione e posa agli altri autoritratti compiuti da Raffaello in altre opere.

Nei dintorni di Asciano

Sarebbe però un errore limitarsi a visitare solo il centro storico e le adiacenze dello stesso nel momento in cui si visita Asciano.

Il borgo delle Crete Senesi sorge infatti in un territorio ricchissimo di splendidi panorami, testimonianze storiche, opere d’arte, attrazioni di ogni tipo.

Nella campagna tra Asciano e la frazione di Arbia, ad esempio, dal 1993 sorge un’opera di land art del francese Jean-Paul Philippe, il Site transitoireSi tratta di una sorta di portale in pietra che sorge nel bel mezzo di una strada bianca, sulla cima di una collina circondata da grandi campi coltivati. È una finestra: da una parte lo sguardo inquadra la frazione di Mucigliani, dall’altra si vede sullo sfondo Siena, tutt’intorno lo splendore del paesaggio.

Il giorno del solstizio d’estate il sole tramonta esattamente all’interno della cornice di pietra, dando vita a uno spettacolo ulteriore.

Le campagne circostanti sono lo scenario di una delle corse di ciclismo più suggestive della stagione professionistica, la Strade bianche, che si corre all’inizio di marzo. I corridori attraversano il territorio delle Crete Senesi per un totale di circa 200 chilometri prima di arrivare in Piazza del Campo a Siena, ma il clou della gara sta proprio nell’affrontare i tratti di percorso dove la strada è bianca, cioè sterrata, in mezzo a uno degli scenari più scenografici della Toscana.

La crescita di popolarità della Strade bianche ha incentivato il cicloturismo nella zona di Asciano e delle Crete senesi, che offrono tantissimi percorsi alla portata di tutti per vivere l’esplorazione del territorio in maniera lenta, ecologica, autentica.

Abbazia Monte Oliveto Maggiore

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Veduta aerea dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

Tra i luoghi da visitare nei dintorni di Asciano è imperdibile l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, monastero benedettino seduto sulla vetta di una collina dalla quale si domina l’area delle Crete Senesi. Fu fondata all’inizio del trecento da Bernardo Tolomei, rampollo di nobile famiglia senese disposto ad abbandonare una vita di lussi per dedicarsi a una di povertà ed eremitaggio. In realtà l’abbazia da lui fondata sarebbe diventato un rilevante centro religioso, culturale ed economico tra Quattrocento e Cinquecento, e oggi è una costruzione imponente che racchiude un gran numero di opere d’arte e sfoggia una architettura monumentale e ambiziosa.

Il Chiostro grande è forse il pezzo forte della visita all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, completamente affrescato da Luca Signorelli e Antonio Bazzi, detto il Sodoma, autore anche di gran parte delle altre opere che decorano il resto del complesso.

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Borghi Montescudaio Toscana Viaggi

Toscana: Montescudaio, borgo delle colline con vista mare

Tra le cime del Poggio di Montieri e delle Cornate di Gerfalco nasce il fiume Cecina. Il suo corso si snoda per poco più di 70 chilometri prima di chiudersi dolcemente con l’ingresso nel Mar Tirreno a Marina di Cecina, località balneare sulla costa della Toscana.

Le sue acque scorrono attraverso una splendida valle, omonima, circondata da verdi colline. I morbidi rilievi della Val di Cecina sono punteggiati di piccoli borghi, nati nel cuore del Medioevo con la funzione di insediamenti militari a protezione dell’entroterra dalle minacce che potevano abbattersi sul litorale, ma che con il tempo si sono trasformati in splendidi e privilegiati belvedere su uno dei tratti più belli della costa occidentale italiana.

Ne è un esempio supremo il borgo di Montescudaio, paese di circa duemila abitanti adagiato sul cucuzzolo di una morbida collina, con l’anima ancora saldamente legata all’entroterra ma uno slancio deciso verso il mare.

Conferisce un senso di interezza, questo connubio fra la natura collinare del luogo, che ha alle spalle rilievi più alti e di fronte l’Arcipelago toscano, che appare all’orizzonte nelle giornate più terse. Un luogo speciale da visitare alla fine dell’inverno o all’inizio della primavera, quando il primo sole, rinvigorito dal volgere della bella stagione, scalda le pietre degli antichi edifici, ma al tempo stesso regala limpide giornate dove lo sguardo può perdersi in tutto lo spettacolo circostante.

Toscana: il borgo di Montescudaio in Val di Cecina con la sua Torre civica

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La Torre civica di Montescudaio e i tetti del borgo

Montescudaio: cenni storici

Sebbene la zona di Montescudaio fosse abitata fin da tempi preistorici, l’origine della cittadina si fa risalire alle prime testimonianze scritte risalenti al IX secolo. L’antica famiglia toscana dei Della Gherardesca, di origine longobarda, costruì infatti un castello attorno al quale si formò il primo agglomerato del borgo odierno. Nelle vicinanze, inoltre, era stato fondato nello stesso periodo una abbazia di suore benedettine.

Nel Quattrocento Montescudaio si costituì in Comune, sottraendosi al dominio nobiliare. Questa forma di governo proto-democratica sarebbe rimasta in vigore per due secoli, prima che Montescudaio fosse ceduta come feudo ai marchesi Ridolfi nel 1648. Entrata a far parte del Granducato di Toscana nel 1737, la cittadina fu gravemente danneggiata da un terremoto nel 1846. La parte più antica del castello riportò numerosi crolli, e l’antica abbazia di Santa Maria finì distrutta.

Ci volle circa un decennio per ricostruire Montescudaio, riportandola alla bellezza piccola, rurale e panoramica che ancora oggi accoglie il visitatore. Un fascino che è quello, comunque, del periodo medievale, anche se oggi la natura difensiva e militare con la quale il paese è nato rimane un passo indietro rispetto alla potenza estetica del connubio tra l’architettura e la posizione panoramica del luogo.

Montescudaio: cosa vedere

La terrazza panoramica del borgo di Montescudaio in Toscana

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Montescudaio: vista dalla terrazza panoramica

Ancora oggi Montescudaio è un borgo aggrappato attorno alla sua acropoli, costituita dalle imponenti mura medievali.

Via del Borgo e via del Castello passano attorno alla fortificazione, dove le mura di cinta raggiungono addirittura i 15 metri di altezza. Al castello medievale si accede in corrispondenza della Torre civica, risalente al XII secolo, che con il suo orologio domina la parte centrale di Montescudaio ed è un po’ il simbolo del centro storico.

Da questa parte sopraelevate del paese si gode per prima cosa di una piacevole vista sui tetti delle case che compongono il borgo, con il rosso intenso dei coppi di terracotta che fa bella mostra di sé. Percorrendo il largo camminamento delle mura si giunge al luogo chiave della visita a Montescudaio: la grande terrazza panoramica sul lato occidentale offre una vista splendida che dalle colline circostanti si lancia verso il blu intenso del Mar Tirreno.

Qui nelle giornate terse e luminose le sagome della piccola isola della Gorgona, a destra di chi guarda, e dell’isola di Capraia, più a sinistra, appaiono chiare e ben distinte al largo. Oltre l’Arcipelago Toscano, se si è fortunati, nella giornata giusta si può addirittura individuare la punta settentrionale della Corsica (Capo Corso) dietro Capraia.

Il momento più suggestivo per trovarsi nell’ampio piazzale pavimentato è quello del tramonto. Il sole infatti cala all’orizzonte, incendiando il mare e il cielo in una miriade di colori diversi (rosa, arancio, rosso, blu, viola, indaco) e accentuando il contrasto delle isole dell’Arcipelago toscano rispetto alla tavola marina sulla quale giacciono.

L'isola di Capraia vista dal borgo di Montescudaio

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L’isola di Capraia vista dal borgo di Montescudaio qualche minuto dopo il tramonto

Alle spalle della terrazza panoramica principale, ombreggiata da una fila di alberi, si trova la Chiesa di Santa Maria Assunta. Si tratta dell’edificio religioso ristrutturato a metà dell’Ottocento, dopo il terremoto. Tuttavia la chiesa ha preso tale denominazione che in precedenza apparteneva alla già citata abbazia benedettina fondata prima dell’Anno Mille e i cui resti sono oggetto di recenti scavi archeologici nella campagna attorno a Montescudaio.

Una passeggiata per i vicoli e le viuzze nei dintorni porta alla scoperta di un borgo medievale dall’atmosfera semplice, genuina e silenziosa. Un contesto fuori dal tempo dal quale assorbire l’incanto della vita lenta, di una parziale disconnessione dal caos della quotidianità. Non mancano, sul versante settentrionale del borgo, altre piccole terrazze e panorami che si offrono da piccoli belvedere che, invece di essere rivolti verso il mare, consentono di apprezzare la bella campagna circostante, tra boschi, vigne, ulivi e casali.

Val di Cecina: i tesori della tavola

Proprio la campagna circostante il borgo è uno dei tesori di Montescudaio. Numerosi sentieri la attraversano partendo dalle porte del paese e andando a esplorare le colline circostanti: sono percorsi ideali per le giornate primaverili, quando la natura esplode in tutto il suo splendore e il contrasto visivo tra il verde e l’ocra della natura e il blu del mare in lontananza regala il meglio.

Nei boschi intorno al paese si trovano altre testimonianze del passato: la Badia, ovvero le già citate tracce dell’abbazia benedettina, ma anche tracce di antichi acquedotti, tabernacoli e piccole cappelle sono disseminate lungo i percorsi che è possibile affrontare.

Vigne nei dintorni di Montescudaio

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Vigne nei dintorni di Montescudaio

I dintorni di Montescudaio e, più in generale, l’intera Val di Cecina, regalano inoltre alcuni eccellenti prodotti enogastronomici.

L’amministrazione comunale è infatti tra i fondatori dell’associazione Città del Vino e fa parte delle organizzazioni Città dell’Olio e Città del Pane. Montescudaio ha inoltre una propria denominazione d’origine controllata per quanto riguarda il vino.

Ne danno bella mostra di sé le vigne e gli uliveti che si incontrano esplorando i dintorni del borgo e degli altri paesi vicini. Una visita a una delle tante aziende vitivinicole del territorio è un modo ideale per completare un itinerario di visita a Montescudaio.

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Borghi Monasteri turismo religioso Viaggi

Camaldoli, il borgo più spirituale d’Italia dove rallentare e ritrovare il piacere del tempo

L’ospitalità vera ha origini antiche ed è una qualità che va coltivata attraverso il tempo. Visitando il borgo di Camaldoli e incontrando i monaci che l’abitano, l’ospitalità si respira nell’aria, insieme a un senso di pace e spiritualità.

È nell’anno Mille, infatti, che il monaco benedettino San Romualdo, originario di Ravenna, fondò il primo nucleo dell’Eremo di Camaldoli, cinque celle e un piccolo oratorio dedicato a San Salvatore Trasfigurato. Sempre in quel periodo vennero gettate le fondamenta dell’attuale Monastero e di un ospizio nato per accogliere i pellegrini e viandanti.

Oggi, questa piccola oasi di pace e silenzio circondata da una foresta, è ancora abitata da un gruppo di monaci che si dedica alla preghiera, al lavoro, ma anche all’accoglienza. Negli spazi del Monastero e in quelli della Foresteria, infatti, è possibile soggiornare in autonomia, per ritrovare il tempo da dedicare a se stessi, o condividendo la vita monastica partecipando alle iniziative organizzate dai monaci.

Dove si trova il borgo di Camaldoli

Il borgo di Camaldoli, immerso nello splendido contesto naturale offerto dalle foreste casentinesi, fa parte del comune di Poppi, in provincia di Arezzo. Essendo in una posizione isolata, per raggiungerlo dovete possedere un’auto e guidare per un’ora se partite dal capoluogo, Arezzo, un’ora e mezzo da Firenze e oltre due ore da Pisa e Livorno.

Cosa vedere nel borgo di Camaldoli

Camaldoli è sicuramente uno dei borghi da vedere nel casentino toscano. Seppur di piccole dimensioni, le cose da visitare sono molto interessanti e si sposano alla perfezione con questo luogo, intriso di spiritualità.

Eremo di Camaldoli

Il Sacro Eremo di Camaldoli è sicuramente il luogo più suggestivo da scoprire durante la vostra visita. La scelta di chiamarlo ‘Eremo’ non è casuale: in greco significa deserto e rimanda alla spiritualità dei padri del deserto, monaci che si ritirarono fin dai primi secoli del cristianesimo nei deserti della Siria, della Palestina e dell’Egitto per vivere una quotidianità intessuta di preghiera, silenzio, solitudine e lavoro.

Situato a oltre mille metri di altezza, è abitato dai monaci ed è costituito da una serie di edifici che si affacciano su un cortile interno. Qui si trova la piccola chiesa dedicata a San Salvatore Trasfigurato e la cella di San Romualdo, dove il santo trascorreva le sue giornate, l’unica visitabile perché le altre sono adibite ad abitazioni private dei monaci.

Monastero Camaldoli

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Il cortile interno nel Monastero di Camaldoli

Il Monastero

A circa tre chilometri dall’Eremo si trova il Monastero di origine medievale, ingrandito e ristrutturato nel corso dei secoli. Il Monastero, chiamato anche Cenobio, è il luogo dove i monaci, pur vivendo anche la solitudine, fanno esperienza di vita fraterna e di comunione. L’accoglienza, qui, si respira negli spazi del Monastero e in quelli della Foresteria, dove possono soggiornare i pellegrini.

Il monastero si sviluppa attorno al chiostro centrale, decorato con archi e colonne. Qui si trova un refettorio con soffitto a cassettoni arredato con stalli in noce e, su una parete, è possibile ammirare una tela del Pomarancio, rappresentante Cristo servito dagli angeli.

L’Antica Farmacia

Un altro luogo particolarmente affascinante è l’Antica Farmacia o Spezieria di Camaldoli. Risalente al 1046, rappresenta il laboratorio galenico dove i monaci lavoravano le erbe per preparare i medicinali. Qui ci sono ancora i mobili del ‘600, sovrastati da un soffitto in legno a cassettoni, dove potrete ammirare numerosi libri e ricettari originali risalenti al XV secolo e molti strumenti antichi come alambicchi, mortai, distillatori di rame, torchi in legno, orci oleari e una macina a caldo.

L’ingresso all’Antica Farmacia di Camaldoli è gratuito ed è presente un negozio dove acquistare i prodotti farmaceutici naturali realizzati dai monaci.

La Foresteria

Infine c’è la Foresteria, il luogo dedicato all’ospitalità che, nella seconda metà del Quattrocento, accolse anche Lorenzo il Magnifico con la sua corte di uomini di cultura, come Marsilio Ficino e Leon Battista Alberti. Qui, nel rispetto dei monaci e della loro vita quotidiana, possono dormire fino a 150 persone. Al suo interno dispone anche di spazi per incontri, sale per conferenze e luoghi per il silenzio e la preghiera.

Celle monaci Camaldoli

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Le celle dei monaci a Camaldoli

Cosa fare a Camaldoli

Dopo aver visitato gli ambienti dei monaci e se avete a disposizione scarpe comode, consigliamo di fare qualche trekking nei dintorni. Inoltre, potete arrivare all’Eremo e al Monastero direttamente a piedi perché Camaldoli si trova proprio sulla via di diversi cammini spirituali, uno su tutti il Cammino di San Romualdo. Il percorso, conosciuto anche come ‘Viae Sancti Romualdi’ comincia da Ravenna, dove il Santo nacque e fu ordinato abate, e in 30 tappe giunge a Fabriano, luogo che conserva le sue spoglie, attraversando Romagna, Toscana, Umbria e Marche.

Essendo un cammino particolarmente lungo e suddiviso in più tappe, potreste decidere di farne solo una parte nei dintorni di Camaldoli per completare quest’esperienza di viaggio in armonia con lo stile di vita di chi ha gettato le basi di questo borgo unico.

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Borghi Idee di Viaggio Viaggi Viterbo

Il Palazzo dei Papi a Viterbo: storia, meraviglie e come visitarlo

Il Palazzo dei Papi di Viterbo non è soltanto un monumento di straordinaria bellezza architettonica, ma un vero e proprio simbolo della storia pontificia e della città stessa.

Edificato nel XIII secolo per volontà di Papa Alessandro IV, rappresenta il fulcro di un periodo in cui Viterbo divenne la sede della curia pontificia: il trasferimento da Roma avvenne in un’epoca segnata dalle tensioni tra il papato e le potenti famiglie nobiliari romane, che stavano cercando di sottrarre autorità alla Chiesa. Così, Viterbo fu il rifugio dei papi e accolse per anni la corte pontificia ospitando alcuni degli eventi più significativi della storia ecclesiastica medievale.

Ancora oggi, il Palazzo incanta con la sua austerità medievale e la ricchezza dei suoi spazi, e racconta secoli di vicende storiche tra le sale monumentali.

La Storia del Palazzo dei Papi

La costruzione del Palazzo dei Papi si svolse tra il 1255 e il 1266, e trasformò la città di Viterbo in un’importante sede del potere ecclesiastico. Uno degli elementi architettonici di spicco del complesso è la Loggia delle Benedizioni, completata nel 1267, che divenne il luogo da cui il pontefice si affacciava per rivolgersi ai fedeli, proprio come avviene oggi dalla Basilica di San Pietro a Roma.

Ma il Palazzo è noto anche per aver ospitato il conclave più lungo della storia, durato ben 1006 giorni tra il 1268 e il 1271. Proprio all’interno della Sala del Conclave si discusse per quasi tre anni la nomina di un nuovo pontefice, finché la cittadinanza, esasperata dall’attesa, non decise di rinchiudere i cardinali e persino di scoperchiare il tetto per accelerare la loro decisione. Tale evento segnò la nascita ufficiale del termine “conclave” per indicare le riunioni a porte chiuse per l’elezione del papa.

Nel corso dei secoli, il Palazzo ha subito modifiche e restauri, perdendo parte del suo aspetto originario. Tuttavia, nei primi anni del XX secolo, sono stati avviati importanti lavori di recupero che hanno restituito alla struttura l’austera imponenza medievale con cui era stata concepita.

Cosa vedere

Scorcio del Palazzo dei Papi a Viterbo

Fonte: Ph @Photo Beto – iStock

La porta principale e la Loggia del Palazzo dei Papi nel centro di Viterbo

La visita al Palazzo dei Papi inizia dalla spettacolare facciata che guarda su Piazza San Lorenzo, caratterizzata da una merlatura guelfa e da eleganti finestre monofore e bifore. Ma, come accennato, è la Loggia delle Benedizioni a catturare lo sguardo con i suoi archi gotici che si stagliano contro il cielo. Qui spiccano anche un antico pozzo e una fontana risalente al XV secolo, elementi che conferiscono ulteriore fascino.

Varcata la soglia, la già citata Sala del Conclave si impone come uno degli ambienti più suggestivi, grazie all’ampiezza e alle dodici bifore che la pervadono di luce naturale.

Un altro ambiente imperdibile è la Sala Gualtiero, interamente affrescata e oggi custode di un documento eccezionale: la pergamena originale del primo conclave, preziosa testimonianza che conserva tuttora i sigilli in ceralacca dei cardinali elettori e narra così il dramma vissuto durante quei lunghi anni di discussioni e clausura forzata.

Salendo nella parte superiore, si accede alla torre, dove sono custoditi numerosi documenti storici. Si tratta di uno spazio che delinea un autentico tuffo nel passato, con testimonianze scritte che raccontano l’importanza politica e religiosa del Palazzo nel corso dei secoli.

Il Polo Monumentale Colle del Duomo

Il Palazzo dei Papi fa parte del Polo Monumentale Colle del Duomo, un complesso che comprende anche la Cattedrale di San Lorenzo e il Museo del Colle del Duomo. La cattedrale, realizzata nel XII secolo in stile romanico, è stata oggetto di modifiche che, nel tempo, le hanno conferito un’impronta rinascimentale. Al suo interno si sviluppano tre navate e la vicinanza con il Palazzo Papale ne accresce il valore storico, poiché rappresentava il cuore della vita religiosa della città nel periodo in cui Viterbo ospitava la corte pontificia.

Il Museo del Colle del Duomo, fondato in occasione del Giubileo del 2000, espone reperti archeologici, opere d’arte sacra e manufatti liturgici. Tra i pezzi più preziosi figurano calici, reliquiari e paramenti sacri risalenti al XV secolo, uno spaccato unico sulla vita ecclesiastica medievale e rinascimentale.

Come arrivare a Viterbo e info per la visita

Viterbo è facilmente raggiungibile da Roma, e il Palazzo dei Papi è una meta perfetta per una gita di un giorno. Se viaggiate in auto, potete scegliere tra l’autostrada A1 o la strada provinciale SP1, con un tragitto di circa un’ora e mezza. Per chi preferisce il treno, la linea regionale Roma-Civitacastellana-Viterbo offre un collegamento diretto, con un tempo di percorrenza simile.

Una volta giunti a Viterbo, il Palazzo dei Papi si trova nel cuore del centro storico, in Piazza San Lorenzo. Il biglietto d’ingresso consente di visitare, in un’ora, l’intero Polo Monumentale Colle del Duomo, un’esperienza completa per chi desidera immergersi nella storia e nell’arte della splendida città medievale.

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Borghi carnevale eventi Notizie tradizioni Viaggi

Carnevale nei borghi: le tradizioni più coinvolgenti d’Italia

Quando il Carnevale arriva nei borghi, l’atmosfera si trasforma in un’esplosione di colori, musiche e tradizioni che affondano le radici nei secoli.

Lontano dai fasti delle grandi città, qui la festa assume un carattere intimo e autentico, in cui ogni maschera racconta una storia e ogni rito ha un significato profondo: ogni borgo, infatti, celebra il Carnevale con il proprio stile unico, tra sfilate allegoriche, rievocazioni satiriche e antichi roghi propiziatori.

Scopriamo alcune delle manifestazioni più affascinanti nelle quali il Carnevale diventa un vero e proprio viaggio nella cultura popolare.

Il Carnevale Sangavinese

Da giovedì 27 febbraio a martedì 4 marzo la cittadina di San Gavino Monreale si prepara ad ospitare la tanto attesa edizione 2025 del Carnevale Sangavinese.

Il Carnevale Storico Sangavinese 2025 è un evento promosso dal Comune di San Gavino Monreale, organizzato dalla società Atlas Srl in collaborazione con le associazioni locali e i gruppi carnevaleschi, una grande manifestazione popolare che porterà nel cuore del paese tre giornate ricche di eventi, che culmineranno nella Grande Sfilata di domenica 2 marzo quando le strade del paese si trasformeranno in un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto, dove l’arte della cartapesta, la creatività e il talento dei carristi prenderanno vita in un’esplosione di colori e musica. Il percorso della sfilata, completamente rinnovato per offrire al pubblico un’esperienza ancora più coinvolgente, vedrà il corteo percorrere la centralissima via Roma, per poi concludersi con un Grande Finale con festa della birra, punti ristoro, DJ Set e premiazioni.

Il Carnevale a San Gavino Monreale è una tradizione che affonda la sue radici negli Anni Ottanta, quando i primi gruppi carnevaleschi cominciarono a cimentarsi con la cartapesta. Oggi San Gavino può vantare ben 5 gruppi carnevaleschi che con dedizione e passione, trasformano materiali semplici come carta e colla in spettacolari carri allegorici che non solo testimoniano l’abilità tecnica degli artigiani locali, ma riflettono anche l’identità culturale e lo spirito più vero del paese, rendendo il Carnevale un evento particolarmente sentito in tutto il territorio.

L’Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di San Gavino Monreale, Riccardo Pinna, sottolinea con orgoglio l’importanza di questa manifestazione per la comunità: “Il Carnevale Sangavinese non è solo una festa, ma una straordinaria espressione artistica e culturale che affonda le sue radici nella tradizione del nostro Paese. I carristi e gli artisti locali, con passione, talento e dedizione, lavorano per mesi per dare vita a delle vere e proprie opere d’arte in cartapesta, capolavori che sono il frutto di una maestria che rende il nostro Carnevale uno dei più spettacolari della Sardegna. Il loro impegno è il cuore pulsante della manifestazione, un patrimonio di creatività che merita il massimo riconoscimento e sostegno.
Per questo motivo, l’amministrazione comunale ha scelto di investire risorse significative, con un contributo di 30.000 euro destinato alla manifestazione e la partecipazione al bando regionale sui grandi eventi, con l’obiettivo di ottenere ulteriori fondi per valorizzare ancora di più il lavoro di questi straordinari artisti e rendere questa edizione del Carnevale un evento memorabile
.”

Giovedì 27 febbraio il Carnevale 2025 prenderà il via con la tradizionale sfilata dei Bambini, un evento organizzato grazie al supporto delle scuole, della Pro Loco e delle Associazioni di San Gavino Monreale che trasformerà via Roma in un grande spazio di festa dedicato ai più piccoli, con animazioni, giochi e intrattenimenti pensati appositamente per le famiglie.
La manifestazione raggiungerà il suo apice domenica 2 marzo, quando la mattina, in via Dante, i carri allegorici si raduneranno dalle ore 11:00 per offrire al pubblico un’anteprima delle loro straordinarie creazioni.

I visitatori potranno immergersi fin dalle prime ore del giorno nella magia del Carnevale, passeggiando tra le vie del paese per ammirare i numerosi murales che raccontano l’anima artistica di San Gavino Monreale e scoprire l’offerta gastronomica locale. I punti ristoro, allestiti nel cuore del centro abitato, offriranno sapori tipici e specialità carnevalesche, mentre i ristoratori sangavinesi proporranno menù dedicati all’evento, arricchendo l’esperienza con piatti tradizionali.

Nel pomeriggio, prenderà il via la Grande Sfilata, in uno spettacolo di luci, suoni e colori. Un lungo serpentone colorato percorrerà il centro del paese, in testa il simbolo del carnevale Su Baballotti, a seguire le maschere singole, i gruppi a piedi, i carri di seconda categoria e per finire i grandi carri di prima categoria.

Il nuovo percorso garantirà ancora più spazio per le esibizioni e le coreografie, con un tratto di via Roma interamente transennato per offrire al pubblico un’esperienza visiva ottimale e assicurare la massima sicurezza ai partecipanti. Sicurezza che sarà garantita anche dalla presenza di un gruppo di vigilantes privati che assisteranno i partecipanti assicurando un corretto svolgimento della manifestazione.

Il Grande Finale di questa edizione sarà una vera e propria festa popolare gratuita aperta a tutti. Il tradizionale rogo di Su Baballotti illuminerà la notte, rinnovando un rito che da sempre accompagna la chiusura del Carnevale Sangavinese. Poi si svolgeranno le premiazioni per il miglior carro, la miglior maschera singola e il miglior gruppo a piedi.
La serata proseguirà con un travolgente DJ set che farà ballare il pubblico presente fino a tarda notte. Uno spettacolare gioco di luci e un maxi schermo dove saranno proiettate le immagini della sfilata renderanno l’atmosfera ancora più suggestiva.

I festeggiamenti del Carnevale 2025 si concluderanno martedì 4 marzo con la tradizionale pentolaccia conclusiva gestita dalla Pro Loco e dalle Associazioni di San Gavino Monreale in Piazza Resistenza.

Il Carnevale de Li Paniccià

Il Carnevale di Amandola, in provincia di Fermo, è un evento di grande importanza che coinvolge bambini, famiglie e le contrade del paese e trasforma la comunità in un luogo di festa e spensieratezza per circa una settimana.

L’atmosfera è caratterizzata dall’allegria e da un’irriverente vena satirica che attira numerosi visitatori. Grazie all’impegno dell’amministrazione comunale, delle associazioni locali come la Pro Loco, il gruppo folkloristico “La Cucuma” e il gruppo Alpini, dal 22 febbraio all’8 marzo si terrà la 40ª edizione del “Carnevale de li Paniccià”. L’evento prevede sfilate di carri allegorici, gruppi in maschera e il tradizionale rogo di Re Carnevale, e si conferma come una delle celebrazioni carnevalesche più antiche delle Marche.

Il programma avrà inizio sabato 22 febbraio alle ore 21 presso il Dancing Le Stelle con il “Veglione delle Penne Nere”. Domenica 23 febbraio si svolgerà uno degli appuntamenti più attesi: la sfilata dei carri allegorici e dei gruppi mascherati, realizzati con passione dai volontari e dagli studenti delle scuole. Il corteo partirà nel pomeriggio dalla periferia, percorrendo via Cesare Battisti fino a raggiungere piazza Risorgimento, dove ad attendere il pubblico ci saranno musica, intrattenimento e specialità gastronomiche locali. I ristoranti proporranno piatti tipici, inclusi quelli a base di tartufo, mentre bar e pasticcerie delizieranno i presenti con dolci tradizionali del Carnevale. In caso di maltempo, la sfilata sarà posticipata al 2 marzo.

Il 27 febbraio, sempre al Dancing Le Stelle, sarà dedicato ai più piccoli con il Carnevale dei Bambini. Sabato 1° marzo, alle 21:30, serata danzante con “Fabrizio e Raffaella”, mentre lunedì 3 marzo, alla stessa ora, si ballerà con “Roberto Carpineti”.

Martedì 4 marzo, dalle 16 in piazza Risorgimento, spazio alla musica, ai balli e all’estrazione della lotteria, culminando con la tradizionale cerimonia del rogo del pupazzo di Re Carnevale. L’evento si concluderà sabato 8 marzo alle 21:30 al Dancing Le Stelle con una serata danzante animata da “Cristina e Stefano”.

Il Carnevale di Schignano

Sfilata al Carnevale di Schignano

Fonte: Ph @Andrea Priori

Sfilata al Carnevale di Schignano

Nel pittoresco scenario della Valle Intelvi, a pochi passi dal Lago di Como, il Carnevale di Schignano si prepara a rivivere una delle tradizioni più radicate e suggestive d’Italia. Con le sue maschere scolpite a mano, il folklore che affonda le radici nei secoli e un’atmosfera unica che coinvolge residenti e visitatori, rappresenta una vera e propria fusione di storia, satira e cultura popolare, e offre uno spaccato autentico di una comunità che ancora oggi mantiene vive le proprie tradizioni.

Qui il Carnevale non è una semplice sfilata: è una sfida tra opposti, una messa in scena senza copione dove le maschere, scolpite a mano dagli artigiani locali, raccontano storie di emigrazione, contrasti sociali e ironia popolare. Protagonisti assoluti sono i Bej e i Brut. I primi, ricchi e vanitosi, sfilano con abiti eleganti, cappelli decorati e campane di bronzo dal suono armonioso. I Brut, al contrario, vestiti di stracci e coperti di fuliggine, portano campane stonate e si muovono in modo goffo e frenetico, tra corse, soste sfinite e scherzi irriverenti che coinvolgono il pubblico.

Accanto a loro compaiono altre figure emblematiche: i Sapeur, guardiani silenziosi avvolti in pelli di pecora con il volto annerito, e la Ciocia, l’unico personaggio parlante, che con ironia denuncia le ingiustizie sociali in dialetto locale.

Ma il vero simbolo della festa è il Carlisep, il fantoccio che impersona il Carnevale stesso. Dopo giorni trascorsi appeso in piazza, il Martedì Grasso viene portato in processione tra inseguimenti e fughe simboliche, fino al rogo finale che segna la fine della festa e l’inizio della Quaresima. Un ultimo atto teatrale in cui i Bej piangono per la fine del Carnevale e i Brut esultano, celebrando il capovolgimento dell’ordine sociale.

Il Carnevale di Schignano è un rito antico, un teatro spontaneo dove l’anima del paese prende vita attraverso le sue maschere uniche” commenta Ferruccio Rigola, Sindaco di Schignano “È il trionfo del contrasto: eleganza e sfarzo si scontrano con povertà e irriverenza in un gioco senza regole. I protagonisti, i Bej e i Brut, incarnano due mondi opposti: i primi avanzano con grazia, ricoperti di ornamenti, mentre i secondi, selvaggi e imprevedibili, rompono ogni equilibrio con movimenti frenetici e gesti provocatori. Una tradizione che non è solo festa, ma memoria collettiva e identità“.

Ecco il programma:

Domenica 23 febbraio: Carnevale dei bambini;
• Laboratori, giochi tradizionali e sfilata in maschera per avvicinare i più piccoli alla magia del Carnevale;
Sabato 1° marzo: Grande Sfilata delle Maschere Tradizionali;
• Le vie del borgo si animano con i Bei e i Brut, tra musica, danze, rappresentazioni improvvisate e stand gastronomici;
Martedì 4 marzo: Gran Finale e Rogo del Carlisep;
• L’evento più atteso: il Carlisep, simbolo del Carnevale, viene portato in processione tra fughe, inseguimenti e colpi di scena, fino al suggestivo rogo in Piazza San Giovanni.

Il Carnevale di Tarquinia

Ci saranno il gruppo con le maschere della serie cult sudcoreana Squid Game, quello dedicato all’intramontabile mondo di Super Mario, un altro che si richiamerà al fantasmagorico universo dei manga giapponesi e infine il gruppo con i personaggi del film di animazione Inside Out.

Coriandoli e stelle filanti alla mano, a Tarquinia fervono i preparativi per i cortei mascherati che coloreranno la città etrusca il 23 febbraio, il 2 e 4 marzo, dalle 14,30.

Definiti anche i percorsi delle sfilate: il 23 febbraio si partirà dall’Alberata Dante Alighieri, per proseguire in piazza Giacomo Matteotti, corso Vittorio Emanuele e la circonvallazione Vincenzo Cardarelli e concludere a piazzale Europa.

Il 2 e 4 marzo si ritorna al tradizionale percorso che parte da viale Bruschi Falgari, per continuare su via IV Novembre, circonvallazione Vincenzo Cardarelli, corso Vittorio Emanuele e finire a piazza Giacomo Matteotti. Il 27 febbraio, giovedì grasso, grande festa al centro commerciale Top 16, dal pomeriggio fino a tarda sera, con “Veglionissimo 2025” e tanta discomusic.

Se a Carnevale ogni scherzo vale, l’Amministrazione comunale e i volontari hanno preso sul serio la festa più divertente dell’anno per ridare vita a una tradizione, che era andata persa negli ultimi anni.

Il Carnevale del Castlein

Castelnovo di Sotto, città del Carnevale dal XIX secolo, torna a ospitare il Carnevale più antico e tradizionale della provincia di Reggio Emilia, le cui origini risalgono al 1562 (16-23 febbraio e 2-9 marzo).

Negli Anni Novanta, per recuperare e valorizzare le tradizioni locali, è stata introdotta una maschera, il “Castlein“, come simbolo del Carnevale. Si tratta dell’abitante delle case del borgo all’interno delle mura del paese, che si presenta vestito da contadino e con parlata dialettale e rappresenta tutta la cultura accumulata da secoli di lavoro nei campi e nelle botteghe artigiane.

Il programma prevede sfilate di carri giganti e di gruppi mascherati, gruppi folkloristici, bande con majorettes, concorso di mascherine e intrattenimento per tutte le età, con clowns, giocolieri, scultori di palloncini, truccabimbi, gruppi di ballo e artisti di strada. Non mancano appuntamenti enogastronomici a base di prodotti tipici.

L’antico Carnevale della Romagna

Da 139 anni l’antico “Carnevale della Romagna” a Gambettola (FC) anima nel periodo di Pasqua la cittadina romagnola con sfilate dei grandi carri artistici allegorici, i giganti di cartapesta realizzati alla Bottega del Carnevale.

Anche quest’anno l’evento, che si terrà il giorno della Pasquetta, 21 aprile (e sabato 26), sarà dedicato all’inclusione, con un carro realizzato grazie al contributo di un gruppo di ragazzi disabili. Inoltre sarà un’edizione ancora più ricca, con la presenza di 5 carri, uno in più rispetto al 2024.

Come di consueto, saranno due le grandi sfilate, una diurna (il 21) e una notturna (il 26), accompagnate da una settimana di eventi al Villaggio del Carnevale.

Quella del Carnevale di Gambettola è una tradizione che dal lontano 1886 veste a festa le strade della cittadina romagnola. Considerato il Carnevale più dolce d’Italia, vede il lancio, dai carri, di oltre 100 quintali tra caramelle, uova di Pasqua e cioccolato, palloni e coriandoli biodegradabili.