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Un giorno al Ricetto di Candelo, autentico borgo medievale

A poco più di 5 chilometri da Biella sorge uno degli esempi meglio conservati di struttura medievale esistenti in Europa: si tratta del Ricetto di Candelo. Scopriremo i segreti di questo luogo suggestivo attraverso le sue vie e la sua architettura che hanno contribuito a inserirlo nel club dei Borghi più belli d’Italia.

Alla scoperta di Candelo

Candelo è un comune piemontese di circa 8.000 abitanti conosciuto soprattutto per il suo ricetto. La parola ricetto deriva dal latino receptum che significa rifugio. Il Ricetto di Candelo, risalente secondo la sua prima citazione all’anno 988 in un documento di Ottone III, occupa una superficie di 13.000 metri quadri, una larghezza di 110 m e una lunghezza di 120 m. Le forti mura ne segnano quasi completamente tutto il perimetro, tranne per il lato sud dove viene eretto nel 1819 il Palazzo Comunale.

Il Ricetto di Candelo rappresenta un tesoro di conservazione di epoca medievale capace di far assaporare ai visitatori usi e costumi di un tempo. Era considerato una sorta di “magazzino” dove si raccoglievano foraggi, vini e provviste di ogni tipo in modo tale che il borgo non rimanesse mai sfornito; nel caso fossero giunti attacchi nemici poteva essere usato come rifugio. Grazie alla sua posizione panoramica, da questo sito potrete godere dello scenario delle montagne del biellese e della bellezza del territorio boschivo circostante, in particolare degli ambienti della Riserva naturale delle Baragge.

Cosa vedere al Ricetto di Candelo

Iniziate la visita del Ricetto di Candelo varcando la porta di ingresso del borgo composta da una torre a forma di parallelepipedo (pseudo-pentagono per alcuni). Da qui si accede ad una piazzetta con due ingressi, uno pedonale e uno per il transito dei carri che un tempo erano chiusi da ponti levatoi; in questa piazzetta ammirate il Palazzo del Principe costruito per volere di Sebastiano Ferrero nel 1496 quando divenne il signore locale o, meglio definito, feudatario. È la costruzione più alta di tutto il ricetto.

Volgete ora gli occhi al suolo: sguardo basso per apprezzare la pavimentazione della piazza e delle le vie del borgo, dette rue, che è composta da ciottoli raccolti nel torrente vicino. Vennero disposti diagonalmente in modo da permettere il defluire dell’acqua verso l’esterno sul lato nord del borgo.

Proseguite la passeggiata intorno alle ben 200 costruzioni, dette cellule, presenti all’interno del Ricetto di Candelo, che oggi sono di proprietà privata. La fusione tra passato e presente, privato e pubblico, soprattutto per quanto concerne l’utilizzo di questo prezioso borgo, ha fatto sì che esso continuasse a rimanere in vita; infatti fino a poco tempo fa qui si produceva ancora il vino.

Candelo, Piemonte

Fonte: iStock

Tra le vie del borgo

I piani terreni delle costruzioni avevano un ambiente che fungeva da cantina, denominata caneva; al suo interno si procedeva all’intera lavorazione dei grappoli d’uva e si governava il vino prodotto. Sempre per la conservazione di prodotti agricoli come grano e frumento era stato adibito un altro vano che era raggiungibile attraverso la lobbia ovvero una balconata in legno.

È possibile visitare le tre cellule che il comune ha destinato a Ecomuseo della vitivinicoltura, che conserva gli strumenti utili all’attività contadina, tra i quali è possibile apprezzare un enorme torchio. Questo torchio un tempo era destinato all’utilizzo da parte di tutta la comunità per consentire un buon approvvigionamento delle cantine in caso di necessità e per tempi molto lunghi. Il museo consente ai visitatori di conoscere le attività del ricetto in materia di vinificazione, e di confrontare le varie tecniche impiegate tra passato e presente.

Eventi e appuntamenti da non perdere

Se l’atmosfera del Ricetto di Candelo vi fa immedesimare in cavalieri e donzelle, significa che siete pronti per affrontare le sfilate in costumi storici organizzate spesso durante le fiere e gli appuntamenti folcloristici animati da un’associazione locale. Da non perdere assolutamente, “Vinincontro”, il festival vitivinicolo di settembre, e “Candelo in fiore”, evento in programma tra fine maggio e inizio giugno, volto anche alla scoperta di luoghi legati alla spiritualità, santuari e chiese presenti nella zona, in un itinerario tra fiori e colori.

A dicembre, poi, il Ricetto di Candelo diventa il Borgo di Babbo Natale: con il suo mercatino è un richiamo per adulti e bambini, che potranno divertirsi partecipando ai diversi laboratori didattici e consegnare le proprie letterine a Babbo Natale nel suo esclusivo ufficio postale allestito per accoglierli.

Il Ricetto di Candelo spesso è stato location di film e serie televisive. Fra quelle più note l’esilarante parodia dei Promessi Sposi interpretata dal trio Lopez, Solenghi e Marchesini, che ha ambientato la maggior parte delle scene proprie fra le rue del borgo.

Se ti è piaciuto il nostro racconto ascolta il podcast: Virgilio e Italia ti guideranno alla scoperta di questo borgo e degli altri 100 borghi del cuore scelti da SiViaggia.

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La scoperta archeologica delle mura riscrive la mappa dell’antica Selinunte

Immaginare la struttura dell’antica Selinunte è oggi possibile: le continue ricerche archeologiche, gli scavi e gli studi hanno portato a ridisegnare la mappa della polis greca affacciata sulla costa sud-occidentale della Sicilia. Le ultime novità del parco archeologico di Selinunte riguardano la scoperta di un tratto della cinta muraria settentrionale della città arcaica, insieme alla monumentale Porta Nord. Il ritrovamento si è rivelato davvero prezioso, tanto da poter riscrivere la “mappa” della città ridefinendo i confini storici che fino ad oggi conoscevamo.

La scoperta archeologica delle mura di Selinunte

Le mura emerse sono la testimonianza dell’estensione originale della polis prima che i Cartaginesi provvedessero alla sua distruzione nel 409 a.C., durante l’evento storico raccontato da Diodoro Siculo in cui viene illustrato l’assedio comprensivo di strage di 16.000 vittime. La Porta Nord è uno dei ritrovamenti più preziosi: è tornata alla luce dopo secoli e segnava l’ingresso meno protetto, rappresentando il collegamento diretto con la necropoli esterna.

La scoperta è anche la conferma delle ricerche dell’archeologo tedesco Dieter Mertens che, trent’anni fa, ebbe l’intuizione di questa possibile struttura. Negli anni ’90 lo studioso scavò due porte nella zona orientale sospettando l’esistenza di una vera e propria cinta muraria. Ma la scoperta ha persino superato le intuizioni: le mura sono decisamente più ampie di quanto ci si aspettasse.

Le ricerche si fermarono in Sicilia, ma l’idea rimase viva. Oggi, grazie a tecniche moderne come la tomografia geoelettrica tridimensionale, quelle ipotesi si sono trasformate in realtà. La posizione strategica del sito, l’architettura della porta e la qualità dei blocchi ritrovati restituiscono un’immagine chiara e affascinante della Selinunte arcaica, una città viva, complessa, urbanisticamente avanzata.

Com'era la struttura dell’antica Selinunte

Fonte: Ufficio Stampa

Gli scavi archeologici svelano la struttura dell’antica Selinunte

L’annuncio della scoperta

La scoperta è stata annunciata ufficialmente al Baglio Florio, sede del Parco archeologico, dove è stata anche presentata la nuova immagine visiva del sito. Il logo e l’identità grafica si ispirano alla foglia di selinon, simbolo della città antica presente sulle antiche monete didracme del VI secolo a.C.

Il direttore del Parco, Felice Crescente, in una nota ufficiale ha sottolineato come l’intervento sia stato possibile grazie a fondi propri e a una sinergia con giovani archeologi italiani, guidati dal professor Carlo Zoppi. Il lavoro sul campo ha coinvolto anche l’associazione Archeofficina, che ha contribuito a riportare alla luce porzioni delle mura, torri di guardia e tracce di botteghe artigiane.

Visitare il parco di Selinunte: informazioni utili

Per i viaggiatori e gli appassionati di archeologia, Selinunte è oggi più che mai una tappa imperdibile. Il Parco ha avviato un piano di valorizzazione che include percorsi guidati, segnaletica intelligente e nuove visite tematiche, come quella alle Mura dell’Acropoli, lanciate con successo in anteprima a febbraio. Dal 6 aprile, queste visite entreranno nel programma stabile delle attività.

L’offerta del Parco si arricchisce anche grazie a CoopCulture, che ha studiato un sistema di orientamento adatto a un’area vastissima, segnalando i punti di maggiore interesse e i tempi di percorrenza, ideali per chi vuole visitare il sito in autonomia o con navette elettriche e bici.

Si può accedere al parco dalle 9 alle 19 fino al 30 aprile, con ultimo ingresso alle ore 18. L’orario si estende fino alle 20 nel periodo dal 1 maggio al 15 settembre. In estate sono in più previste paerture serali con una cornice suggestiva.

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Cosa vedere a Seborga, il principato nell’entroterra ligure

C’è un luogo in Liguria che è davvero particolare e unico nel suo genere, per arrivarci si deve raggiungere l’area più occidentale della regione, a ponente, nel territorio della provincia di Imperia. Lì, nel mezzo della natura, si incontra Seborga. A guardarlo potrebbe sembrare il tipico borgo dell’entroterra ligure, ma in realtà rappresenta qualcosa di straordinario.

Perché non è solo un paese, ma è un Principato con la sua Principessa, le sue leggi e anche la sua moneta. Ovviamente questo luogo fa parte dell’Italia, ma rivendica una sua indipendenza: basta fare un giro sul sito ufficiale per leggere nero su bianco le motivazioni che vengono portate come dimostrazione del fatto che è un luogo a sé. Decisamente un posto affascinante e in cui il passato si intreccia e intiga i suoi visitatori.

Oltre a questa sua peculiarità è anche un luogo dove la storia antica riecheggia nelle tante testimonianze che si possono incontrare per strada, un borgo ricco di bellezze da scoprire: tutto quello che devi vedere a Seborga.

Seborga, il principato ligure: la storia della sua indipendenza

La storia di Seborga è molto antica e pare possa essere fatta risalire al V secolo a. C. quando sembra che le incursioni dei pirati fecero trasferire gli abitanti dalla costa verso l’interno. Le vicende legate a questo territorio si legano alle conquiste che hanno caratterizzato ogni epoca. Dai Romani, agli Ostrogoti, fino ai Bizantini e all’impero Carolingio con Carlo Magno.

Tra i documenti storici ve n’è uno particolarmente importante datato 954, poiché ne attesta il passaggio in dono ai monaci benedettini dell’Abbazia di Sant’Onorato di Lerino. Una data fondamentale perché è quella che viene considerata cruciale per la sua indipendenza. Successivamente, nel 1079, divenne Principato. È nel 1729 che sarebbe stata venduta dai monaci a Vittorio Amedeo II di Savoia, ma vengono segnalati alcuni punti che – secondo il sito ufficiale del Principato – renderebbero l’annessione al Regno d’Italia prima e alla Repubblica poi, unilaterali e illegittime.

Facciamo un salto in avanti a tempi recenti quando, il 14 maggio 1963, la cittadinanza elegge principe Giorgio Carbone. Vengono così riportati in auge la bandiera, il motto, lo stemma sovrano. Vengono, successivamente, eletti un governo costituente, il Consiglio della Corona e vengono approvati gli Statuti generali e il Regolamento. Hanno poi ricoperto il medesimo ruolo dal 2010 Marcello Menegatto e, dal 2019, Nina Menegatto che è l’attuale principessa di Seborga.

Cosa vedere a Seborga

Seborga è un borgo di grande bellezza che vale la pena raggiungere perché incastonato come un gioiello prezioso in un territorio bellissimo, ma anche perché custodisce alcune meraviglie che vale la pena vedere.

Una passeggiata qui permette di farsi un’idea di come sia strutturata questa piccola cittadina in provincia di Imperia. E qualche luogo migliore dal quale partire se non il belvedere in piazza Martiri Patrioti? Un posto che si incontra prima dell’arrivo al centro storico. Da qui si gode di una vista strepitosa che spazia sul territorio: dalle vallate alla Costa Azzurra, Principato di Monaco compreso.

Si possono ammirare nel medesimo luogo due garitte, ovvero due costruzioni adibite a riparo per le sentinelle, e un cannone. Il sito ufficiale riporta che ogni prima domenica del mese si esegue una piccola cerimonia con lo sparo di benvenuto a cui prendono parte alcuni Consiglieri della Corona e, se possibile, la Principessa.

In piazza San Martino, invece, si incontra il Palazzo dei Monaci con i suoi archi e il suo fascino che rimanda al passato. Oggi è una dimora privata, ma è stato utilizzato per diversi scopi, compreso quello di sede del Municipio e delle scuole fino alle elementari.

La storia del Principato di Seborga

Fonte: iStock

La storia del Principato di Seborga: cosa vedere

Tra gli edifici di tipo religioso, poi, è imperdibile la chiesa di San Bernardo che è stata realizzata nel XIV secolo e la chiesa parrocchiale di San Martino, databile 1615 e a opera dell’architetto genovese Arturo Fieschi.

E poi si deve passare anche da piazza della Libertà, un’altra zona pittoresca del borgo, così come quella dove sorgono quelle che un tempo venivano utilizzate come prigioni: oggi non sono visitabili al loro interno ma si possono ammirare da fuori. Da non perdere anche le antiche porte che conducevano all’interno della cittadina.

Infine, va menzionata un’altra delle tante particolarità di questo luogo, ovvero il fatto che ha una propria moneta: si tratta del Luigino e non è riconosciuta in maniera ufficiale.

Poi, come spesso accade in questi piccoli paesini, vale la pena girare e lasciarsi stupire dai tanti scorci tipici che rendono la visita davvero unica: Seborga è una meta perfetta per una gita di una giornata per chi vuole fare una vacanza nella Liguria di Ponente, lì vicino a dove l’Italia confina con la Francia.

Le informazioni utili per visitare Seborga

Incastonato nell’entroterra ligure di Ponente, alle spalle di cittadine ben note come Sanremo, Ospedaletti e Bordighera, Seborga è una piccola perla tutta da scoprire. La prima cosa da sapere è che si trova a un’altitudine di 500 metri rispetto al livello del mare e che è incastonata in un paesaggio da sogno composto da giardini, terrazzamenti, ginestre e ulivi.

Se alle spalle ha le Alpi Marittime, la sua altitudine permette di renderlo come una meravigliosa terrazza che permette di estendere lo sguardo fino alla Costa Azzurra, in Francia.

Vicino, poi, vi sono bellissimi boschi di pini: quelli del Monte Nero e del Monte Caggio. Insomma, un luogo davvero magico e facilissimo da raggiungere, basta infatti uscire dalla autostrada A 10 a Bordighera e poi percorrere la provinciale per circa sette chilometri.

Un posto da conoscere e da scoprire, perché Seborga regala tantissime cose da vedere.

La vista da Seborga

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La meravigliosa vista da Seborga
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Tra fede, boschi e arpe: l’anima segreta di Viggiano

Nascosto tra i rilievi lucani, adagiato su uno sperone che guarda dall’alto la rigogliosa Valle dell’Agri, Viggiano è un piccolo scrigno di storia, arte e devozione. Siamo in provincia di Potenza, nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese: qui il tempo sembra rallentare per lasciar spazio al respiro della natura e alla voce antica delle tradizioni.

Abitato un tempo dai monaci basiliani, Viggiano porta con sé tracce di epoche lontane. Fu fortificato durante il dominio longobardo e, nei secoli successivi, si trasformò in un centro culturale ed economico grazie alla sapiente lavorazione del legno. Arpe e zampogne nascevano dalle mani esperte degli artigiani viggianesi e varcavano i confini regionali per diffondere note lucane in tutta Europa. Una storia, questa, che ancora oggi vibra tra i vicoli e le botteghe di un borgo sorprendente.

Cosa vedere a Viggiano

Viggiano è un paese da vivere con lentezza, passo dopo passo, perdendosi tra le viuzze del centro storico dove ogni scorcio racconta una storia. Le facciate in pietra, i portali decorati con bassorilievi raffiguranti arpe e violini sussurrano ancora oggi il glorioso passato musicale del borgo.

Sulle alture che abbracciano il paese si staglia il Santuario della Madonna Nera di Viggiano, simbolo spirituale non solo per la comunità locale, ma per l’intera Basilicata. Ogni anno migliaia di pellegrini affrontano la salita verso il Sacro Monte per rendere omaggio alla loro Regina. E proprio da questo legame profondo tra fede e terra nasce l’anima autentica di Viggiano, un luogo dove il sacro incontra l’arte e la memoria si fa viva.

Passeggiando tra le botteghe e i vicoli si scopre come la tradizione artigianale, eredità del XVII e XVIII secolo, sia tuttora viva: gli artigiani portano avanti la costruzione di strumenti musicali, mentre la Scuola di Arpa Viggianese raccoglie e rilancia questa passione per le nuove generazioni.

Sulla cima più alta, tra i silenzi rotti solo dal vento, si scorgono i resti del castello feudale. Costruito prima del 1239 e modificato in epoca angioina, oggi ne sopravvivono alcuni tratti delle mura e delle torri angolari.

Stradina del centro storico di Viggiano

Fonte: iStock

Particolare del centro storico di Viggiano

La Chiesa madre di Santa Maria alle Mura

Salendo la doppia rampa che conduce alla Chiesa Madre di Santa Maria alle Mura, si ha la sensazione di compiere un pellegrinaggio interiore, un cammino di silenzio e raccoglimento. Da qui, ogni anno a maggio, parte il corteo religioso verso il santuario sul Sacro Monte, un momento di intensa spiritualità che riunisce l’intera comunità lucana attorno alla venerata Madonna Nera.

La chiesa, ricostruita in stile tardo barocco dopo il terremoto del 1673, custodisce veri tesori. All’interno, lo sguardo è subito rapito dal trono ligneo in oro zecchino dove troneggia la statua duecentesca della Madonna. Il soffitto a cassettoni, intarsiato di stucchi dorati, e i bassorilievi cinquecenteschi attribuiti a Iacopo della Pila, danno al luogo un’aura di sacralità e arte che lascia senza fiato.

Emoziona anche il portone bronzeo e dorato, recente opera dello scultore lucano Mario Santoro, che racconta la storia della chiesa e culmina con l’incoronazione della Madonna ad opera di Giovanni Paolo II.

Il Santuario del Sacro Monte di Viggiano

C’è un momento dell’anno in cui la devozione diventa cammino, e le strade di Viggiano si riempiono di canti e preghiere: è il pellegrinaggio al Santuario del Sacro Monte. Dodici chilometri separano il paese dalla vetta, due dei quali si percorrono solo a piedi, come a sottolineare che la fede richiede tempo, fatica e silenzio.

La Madonna Nera, Regina della Basilicata, vi giunge in processione la prima domenica di maggio e vi rimane fino a settembre, quando viene riportata in paese. Secondo la leggenda, fu proprio su questo monte che, nel XIV secolo, venne rinvenuta la statua della Vergine, nascosta per sfuggire alla furia dei Saraceni.

Il Museo delle Tradizioni Locali

Nel cuore del borgo, al piano terra dell’antico convento di Santa Maria del Gesù, il MuVIG – Museo delle Tradizioni Locali regala un viaggio nel passato con strumenti moderni. Un museo immersivo, dove la realtà aumentata dà voce agli oggetti: inquadrando un segnale grafico con smartphone o tablet, antiche botteghe e ambienti domestici prendono vita.

Sette le sale tematiche, tra falegnameria, calzoleria, cucina, camera da letto e caseificio. Oltre trecento oggetti raccontano la vita quotidiana di un tempo e trasmettono ai visitatori, grandi e piccoli, il valore della memoria.

Il Museo del Lupo

Immerso in una faggeta che d’inverno si veste di neve e magia, il Museo del Lupo è una perla rara dedicata a uno degli animali simbolo dell’Appennino. Primo nel suo genere in Basilicata, oltre a un percorso espositivo è anche un’esperienza formativa pensata soprattutto per i bambini.

Accanto agli esemplari imbalsamati del lupo e di altre specie, come l’aquila reale e il tasso, il museo offre la possibilità di partecipare a escursioni guidate nel bosco. Una lezione di biodiversità nel cuore della natura lucana.

Altri punti di interesse

Appena fuori dal centro, il Convento Francescano del XV secolo accoglie un Museo delle Tradizioni Popolari e custodisce, nella sua chiesa, un coro ligneo settecentesco di rara bellezza.

Più in basso, lungo la strada che porta al castello, la Chiesa di San Benedetto, con la sua semplicità rinascimentale, rappresenta l’ultimo tassello di un itinerario spirituale che punteggia tutto il borgo.

Cosa fare a Viggiano e dintorni

Panorama di Viggiano

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Veduta panoramica di Viggiano

Raggiungere Viggiano è già di per sé un viaggio nell’incanto. Le strade si snodano tra radure, colline e boschi, mentre il panorama si apre su orizzonti che cambiano colore a seconda delle stagioni. Come accennato, siamo nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese, un paradiso di biodiversità, dove la natura abbraccia la spiritualità e la cultura.

Il territorio che abbraccia Viggiano è un mosaico di paesaggi: dalle vette montuose si scende verso colline morbide, pianure coltivate, corsi d’acqua e boschi fitti. Qui sorgono sorgenti cristalline e riserve naturali come quella dell’Abetina di Laurenzana, con splendidi esemplari di abete bianco e una fauna ricchissima.

A pochi chilometri dal paese, l’area archeologica di Grumentum riporta alla luce la grandezza della civiltà romana, mentre il Museo della Val d’Agri ne racconta la storia. Non lontano, il Lago del Pertusillo si presenta come una tela viva dipinta di blu e verde, rifugio per gli amanti del birdwatching e della pesca.

E poi c’è l’inverno, con la promessa di neve e divertimento. A Viggiano la stagione bianca si vive tra sci, ciaspolate ed escursioni. La Montagna Grande accoglie impianti sciistici moderni immersi in faggete illuminate che permettono di sciare anche di sera, in un’atmosfera intima e suggestiva. Le piste si adattano a ogni livello di esperienza, tra campi scuola e percorsi di fondo ideali anche per il nordic walking.

Chi cerca nuove sfide può raggiungere il Monte Volturino, che con i suoi 1865 metri ospita tre piste (rossa, blu e nera) oltre a un anello per lo sci di fondo. Tra boschi silenziosi e neve scintillante, lo sport diventa un modo per entrare in contatto diretto con la natura selvaggia e affascinante della Lucania.

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Borghi Penne Pescara Viaggi

Penne, uno dei borghi più belli d’Italia, sta vendendo di nuovo case a 1 euro

Il borgo italiano di Penne sta nuovamente vendendo case a un prezzo più basso di un espresso. Situato in provincia di Pescara, il paese di origine medievale e dai paesaggi circostanti mozzafiato rientra dal 2012 nella lista dei borghi più belli d’Italia ed è noto anche come la “città del mattone” per i suoi edifici costruiti utilizzando i mattoni rossi.

È una vita tranquilla quella che si respira tra le sue strade, ma non per questo priva di fascino. Chi ricerca questa quiete può approfittare del ritorno dell’iniziativa che permette di acquistare uno dei suoi edifici fatiscenti al costo di 1 euro e con un’offerta abbastanza vantaggiosa. Non è richiesta, infatti, alcuna garanzia di deposito come acconto per assicurarsi un’abitazione, basta solo dare l’impegno nel ristrutturarla.

Perché acquistare case a 1 euro a Penne

Far rivivere i borghi non è impossibile, soprattutto quando sono così belli e ricchi di potenziale storico come Penne. L’architettura del centro è una miscela di stili medievale, gotico e rinascimentale e lo stesso paese ha origini antichissime: le prime tracce di insediamenti preistorici risalgono agli Oschi, una popolazione italica che viveva sugli altipiani per difendersi dai propri nemici. Durante l’occupazione romana, invece, Penne era chiamata Pinna e rappresentava un punto vitale nelle reti di comunicazione e di scambio di merci dell’epoca, come dimostrano sculture romane, gioielli e sedie ancora in mostra nel museo locale.

Ristrutturare una casa in questo piccolo borgo dell’Abruzzo significa contribuire alla sua valorizzazione storica, ma anche culturale e gastronomica. Qui viene organizzato un palio simile a quello di Siena e nella campagna circostante si coltivano vari tipi di cereali, dal farro al mais, fino all’orzo e al rinomato grano duro per la produzione della pasta. Gli amanti del cibo apprezzano l’olio extra vergine di oliva locale e vini come il cerasuolo rosato e il trebbiano d’Abruzzo bianco. In più, il borgo non è troppo lontano dal mare e da alcune località sciistiche.

Insomma, considerando questa panoramica non è così male vivere a Penne, ma come funziona l’iniziativa che ti permette di acquistare una casa a 1 euro?

Come acquistare una casa a 1 euro nel borgo di Penne

A Penne ci sono potenzialmente oltre 40 edifici vuoti in cerca di nuovi proprietari, tutti situati nel centro storico. Come ha raccontato il sindaco, “sebbene la nostra popolazione totale sia di circa 1.200 abitanti, solo 1.000 persone vivono ancora nel nostro splendido quartiere storico, che rischia di diventare una città fantasma“.

Non è la prima volta che Penne partecipa a questa iniziativa che ha coinvolto anche altre zone d’Italia, come la Sardegna e la Sicilia. Le prime tre case a 1 euro sono state vendute nel 2022, mentre il secondo gruppo di tre è stato venduto alla fine dell’anno scorso.

L’ultima tranche è composta dallo stesso tipo di case di quelle vendute in precedenza: per lo più vecchie, alcune risalenti al Medioevo con ulteriori miglioramenti apportati durante il Rinascimento, sebbene due esempi recenti venduti fossero entrambi costruiti all’inizio del 1900. Sono disposte su un massimo di tre piani e variano da circa 70 a 120 metri quadrati.

Per acquistarle, l’unico requisito richiesto è che gli acquirenti si impegnino a ristrutturare queste case entro tre anni, senza alcuna garanzia di acconto per iniziare i lavori. Inoltre, il borgo mette anche a disposizione un’agenzia che aiuta gli acquirenti durante tutta la ristrutturazione.

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L’altra Montecatini: in Val di Cecina tra miniere, torri e verdi colline

Quando si parla di Montecatini tutti pensano alla nota cittadina termale nei pressi di Pistoia, ma in pochi sanno che in Toscana se ne trova un’altra.

È Montecatini Val di Cecina, un piccolo borgo della provincia di Pisa che svetta sulla cima di una collina a 400 metri sul livello del mare.

Un tempo territorio noto per le sue preziose miniere di rame, Montecatini e le sue numerose frazioni sono oggi piccoli gioielli di architettura medioevale, immersi in un territorio verde, rurale e boscoso come quello dell’Alta Val di Cecina, la parte collinare del territorio attraversato dall’omonimo fiume, non lontano da Volterra.

Montecatini Val di Cecina

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Le volte a crociera dei portici nel centro storico di Montecatini Val di Cecina

Cosa vedere a Montecatini Val di Cecina

Morbide colline, ampi pascoli e grandi campi coltivati, il verde scuro dei fitti boschi. In mezzo, seduto sulla cime di un colle, appare il borgo di Montecatini Val di Cecina, che si annuncia allo sguardo con la sagoma di un possente torrione quadrangolare che emerge fra i tetti rossi del paese.

Montecatini Val di Cecina

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Il campanile della Chiesa di San Biagio, nel centro di Montecatini Val di Cecina

Sulla cima di questa morbida collina albergava attorno all’anno Mille una piccola pieve, dipendente dal Vescovo di Volterra, i cui documenti rappresentano la prima testimonianza di esistenza del paese. Le cose si fanno serie quando i Belforti, una famiglia nobile di Volterra, costruirono nel XIV secolo un castello, che nei documenti dell’epoca viene riconosciuto dall’appellativo Castrum Montis Leonis, Castello di Monteleone. Nasce così, come roccaforte difensiva, la storia che porta Montecatini ad avere l’aspetto che ha oggi, ancora immersa nell’atmosfera medievale fatta di mura, torri e merli.

Il paese è attraversato dalla strada provinciale che la collega alle più grosse arterie di viabilità locale, con la bella Piazza della Repubblica e la sua fontana a fare da salotto contemporaneo. Attorno si dipana la parte moderna dell’abitato, mentre il centro storico medioevale rimane un po’ in disparte, come una sorta di cittadella.

Il simbolo del borgo è ancora oggi la Torre Belforti, che si erge in tutta la sua imponenza a dominare il territorio circostante. La torre era l’elemento più rilevante della cinta muraria della cittadina, di cui rimangono ancora alcune testimonianze in alcune torrette minori inglobate nell’abitato contemporaneo.

La Torre Belforti è alta trenta metri ed ha mura di eccezionale spessore, cosa che la rese un utile rifugio antiaereo per la popolazione durante la Seconda Guerra Mondiale. Restaurata negli anni Sessanta, oggi è una struttura ricettiva privata che consente di vivere l’esperienza di risiedere in una struttura unica. Nei pressi della Torre, però, rimane aperto a tutti uno splendido punto panoramico, situato al margine meridionale del borgo: è il vecchio camposanto, il cimitero non più utilizzato dalla fine dell’Ottocento, con una gran vista sulle colline della Val di Cecina in direzione di Saline di Volterra che mozza il fiato, peraltro in un contesto davvero particolare.

camposanto Montecatini Val di Cecina

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Il vecchio cimitero di Montecatini Val di Cecina offre una vista panoramica senza eguali

Il centro storico medievale di Montecatini, che si snoda attorno a quella che oggi è Piazza Garibaldi, è impreziosito dal Palazzo Pretorio, edificio trecentesco con un bel portico dalle volte a crociera.

Sulla piazza si affaccia anche la Chiesa di San Biagio, la più rilevante, il cui campanile si alza immediatamente a fianco al Palazzo Pretorio. La particolarità dell’edificio religioso è che non ha una vera e propria facciata ed ha una pianta a tre navate asimmetriche.

Tutt’attorno si dipanano vicoli e stradelle, mentre la pietra la fa da padrona, a contraltare della grande ricchezza di verde del territorio circostante il borgo. È un’atmosfera senza tempo quella che cattura il visitatore, che può dedicarsi a una passeggiata a ritmo lento tra i saliscendi del centro storico, abbracciando la bellezza che gli viene offerta.

Poco fuori dal paese si trova uno dei luoghi più interessanti di Montecatini: la Miniera di Camporciano. Ai piedi della collina dove sorgeva l’antico castello, infatti, fin dai tempi degli Etruschi veniva estratto il rame. Una attività che non cessò mai con il passare dei secoli. Anzi, divenne sempre più sfruttata: nella seconda metà dell’Ottocento questa divenne la più grande miniera di rame in Europa.

Oggi se ne mantiene il ricordo attraverso il Museo delle Miniere, situato nel luogo dei vecchi scavi, circa un chilometro e mezzo fuori dal paese. Qui, dove si trova tra l’altro l’Oratorio di Santa Barbara, protettrice dei minatori, si possono visitare i cunicoli e le gallerie scavate per favorire l’attività estrattiva. Il Museo infatti è costituito da una piccola parte in superficie, ovvero dai resti delle costruzioni erette attorno alla miniera, ma soprattutto da una porzione del reticolato di gallerie sotterranee. Centro dell’attività era il Pozzo Alfredo, un tunnel che scende oltre i 300 metri nel sottosuolo e di cui oggi è ancora in funzione il montacarichi.

Il Museo è aperto da giovedì a domenica con visite guidate a questo splendido sito di archeologia industriale che rimane una vera, rara testimonianza di un mondo che non è così remoto nel tempo (la miniera è stata chiusa nel 1907), ma che è ormai quasi completamente cancellato dalle nostre vite.

Nei dintorni: Querceto, la Sassa, Miemo

Il comune di Montecatini ha una discreta estensione. I suoi circa 1600 abitanti non risiedono tutti nel centro amministrativo, ma popolano le tante frazioni che punteggiano la campagna della Val di Cecina.

Alcuni di questi sono peraltro luoghi assolutamente meritevoli di una visita per l’atmosfera che vi si respira, la bellezza dei paesaggi naturali e l’ottima conservazione delle loro vestigia del passato. Non è un caso che questi territori siano stati scelti per il loro valore simbolico da registi italiani del calibro di Ermanno Olmi e Paolo Virzì per rimanere impressi nelle loro pellicole.

Si prendano ad esempio Querceto e il suo castello: un piccolo borgo di 170 abitanti su uno sperone collinare a sud di Montecatini, oltre il corso del Cecina, circondato di splendidi boschi. Le poche vie del paese si snodano attorno all’elegante mastio della famiglia Ginori-Lisci. Sul lato settentrionale dell’abitato si apre un bel panorama sulla valle in direzione del capoluogo comunale.

Querceto Montecatini Val di Cecina

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Panorama della campagna di Querceto, frazione di Montecatini Val di Cecina

Simili sono anche Casaglia e Miemo: entrambe le frazioni sono caratterizzate da un ampio castello, con poche case sparse nelle vicinanze e una posizione privilegiata da un punto di vista paesaggistico. Casaglia siede in cima a un morbido colle, circondato di cipressi. Miemo è invece incastonato ai piedi di tre colline boscose, con grandi pascoli verdi tutt’attorno.

La più suggestiva delle frazioni di Montecatini però è senza dubbio Sassa, un borgo medievale che domina la valle dello Sterza, affluente del Cecina, nei pressi della Riserva Naturale di Caselli. In maniera simile a Montecatini, anche Sassa è dominato da un torrione quadrangolare, testimonianza del suo passato di avamposto militare.

Tra vicoli angusti ma ben curati si aprono scorci sulla splendida campagna circostante, mentre lo sguardo si posa sulle facciate in pietra degli edifici. Assolutamente meritevole l’escursione al vicino Poggio al Pruno, che da una altitudine di oltre 600 metri consente, nelle giornate soleggiate e terse, di godersi uno spettacolare panorama che si spinge fino al mare della Costa degli Etruschi.

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Lago di Garda segreto: borghi e paesaggi lontani dalla folla

Acque scintillanti, pittoreschi borghi affacciati sulle rive, l’abbraccio delle vette: il Lago di Garda sa incantare chiunque lo visiti, in una magica atmosfera tra sogno e realtà.

Eppure, il suo fascino non si esaurisce con le mete più conosciute, perché esistono angoli segreti, borghi silenziosi e luoghi immersi nella natura che aspettano soltanto di essere scoperti.

Se desiderate vivere il maggiore lago italiano lontano dalla folla, ecco allora una selezione di suggestivi posti da visitare.

Brenzone sul Garda: un mosaico di borghi sospesi tra lago e montagna

Iniziamo il viaggio con Brenzone sul Garda, incantevole intreccio di sedici piccoli borghi e frazioni che si adagiano ai piedi del Monte Baldo.

Alcuni si affacciano sulle acque del lago, altri si nascondono tra le montagne, ma tutti vantano panorami da sogno e una dimensione autentica e a misura d’uomo.

Non a caso, il tempo sembra scorrere a un ritmo differente: tra vicoli stretti e ripidi, antiche dimore, uliveti secolari e giardini di limoni, ogni scorcio racconta una storia di bellezza e tradizione.

Il consiglio è di iniziare l’esplorazione dalle frazioni in altura, per godere di una vista spettacolare, e poi scendere verso il lago, lasciandosi sedurre dal profumo del pesce grigliato nei ristoranti sul lungolago.

Il Ponte Tibetano di Torri del Benaco: sospesi tra cielo e lago

A pochi chilometri dalla romantica Punta San Vigilio, tra le località di Crero e Pai di Sotto, si cela il ponte tibetano di Torri del Benaco, che sembra uscito da una fiaba.

Costruito nel 2019, si estende per 34 metri su un profondo vallone, e raggiunge un’altezza massima di 45 metri. Attraversarlo è un’esperienza emozionante, con il lago che brilla sotto i piedi e il vento che accarezza il volto. Ideale per chi cerca un pizzico di avventura senza allontanarsi troppo dalla tranquillità della natura.

Isola dei Conigli a Manerba del Garda: un paradiso tra acqua e natura

Immaginate un’isola lussureggiante, avvolta da acque cristalline e abitata da coniglietti che saltellano liberi tra gli alberi. Un simile luogo esiste davvero ed è l’Isola di San Biagio, conosciuta come Isola dei Conigli.

Di fronte a Manerba del Garda, può essere raggiunta a piedi nei periodi in cui il livello dell’acqua si abbassa, immergendosi fino alle ginocchia in un percorso che appare sospeso tra cielo e lago.

Oppure, è a disposizione un servizio di taxi-boat che porta sull’isola, dove la frenesia della vita di tutti i giorni si ferma tra il silenzio della natura e il dolce suono delle onde.

Cassone di Malcesine: il borgo con il fiume più corto del mondo

Porticciolo di Cassone di Malcesine

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Vista idilliaca a Cassone di Malcesine

A pochi passi da Malcesine, Cassone è un piccolo gioiello da scoprire con calma.

Il raccolto porticciolo, le case che si specchiano in acqua e la passeggiata lungo il lago regalano scorci da cartolina. Ma il suo segreto più affascinante è il fiume Aril, che con i 175 metri di lunghezza detiene il primato di fiume più corto del mondo: ammirarne il breve percorso, tra ponticelli e acque trasparenti, aggiunge un tocco di magia a una località che ricorda un dipinto.

La Spiaggia delle Lucertole a Torbole: natura selvaggia e silenzio assoluto

Per chi cerca un ambiente incontaminato, lontano dalle spiagge affollate, la Spiaggia delle Lucertole a Torbole è la destinazione perfetta.

Qui, infatti, è la natura a essere protagonista: scogli affacciati su limpide acque, strapiombi rocciosi e un’atmosfera quasi primordiale. La scelta per chi ama arrampicarsi o per chi desidera rilassarsi con il suono delle onde come unica compagnia.

Tremosine sul Garda: tra panorami da sogno e antiche strade

Tremosine sul Garda è un incanto di diciotto frazioni tra il cielo e l’acqua.

Tutte le tappe donano scorci incredibili sul lago, dalle terrazze panoramiche di Pieve alle adrenaliniche curve della Strada della Forra, un percorso scavato nella roccia definito da Churchill come “l’ottava meraviglia del mondo“.

E poi, la tradizione incontra la natura: tra degustazioni di Formagella di Tremosine e passeggiate sui monti, ogni momento diventa un caro ricordo da custodire.

Canale di Tenno: un borgo medievale fuori dal tempo

Il borgo medievale di Canale di Tenno

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Veduta panoramica di Canale di Tenno

A pochi chilometri dal Lago di Garda, non si può non citare Canale di Tenno, nel circuito dei Borghi Più Belli d’Italia.

Passeggiare tra i vicoli acciottolati, ombreggiati dalle case in pietra, è come compiere un salto nel Medioevo, tra botteghe artigianali e antiche locande.

A pochi passi meritano una sosta le Cascate del Varone, laddove l’acqua si tuffa con fragore in un bellissimo canyon.

Monte Baldo: il tetto panoramico del Garda

Se amate la montagna, il Monte Baldo è la località che fa per voi.

Raggiungibile con la funivia da Malcesine, è custode di sentieri panoramici con emozionanti vedute sul lago. I prati fioriti in estate e ammantati di neve candida in inverno, sono perfetti per escursioni e passeggiate all’insegna della meraviglia.

Castellaro Lagusello: un borgo a forma di cuore

Infine, nel cuore della campagna mantovana, Castellaro Lagusello assomiglia a un piccolo gioiello incastonato tra le colline.

Il suo lago a forma di cuore, le mura medievali e la storia che riecheggia tra le pietre millenarie lo rendono imperdibile. Camminare senza fretta tra le stradine lastricate, tra balconi fioriti e gatti liberi, significa immergersi in una dimensione di vera quiete.

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Esplorando la Pianura Padana, alla scoperta di borghi, abbazie e natura

La Pianura Padana non è solo, come si studia a scuola, il cuore economico e agricolo d’Italia, nebbia in inverno e afa in estate; ma anche una terra ricca di storia, cultura e bellezze naturalistiche. Borghi medievali e capolavori artistici, luoghi di ritiro spirituale e acque per il benessere: ecco una selezione di luoghi imperdibili per scoprire il volto più autentico di quest’area.

Sabbioneta, la città ideale del Rinascimento

Nel cuore della Pianura Padana, Sabbioneta rappresenta uno dei massimi esempi di città ideale rinascimentale. Fondata dal duca Vespasiano Gonzaga nel XVI secolo, questa piccola perla della provincia di Mantova vanta un centro storico dichiarato Patrimonio UNESCO. Da non perdere il Palazzo Ducale, il Teatro all’Antica e la Galleria degli Antichi, perfettamente conservati. Una visita guidata è l’opzione migliore per riuscire a comprendere la struttura della città e spesso, durante l’anno, sono organizzate visite teatralizzate, curiose anche per le famiglie con bambini.

Il Delta del Po, un paradiso naturale

Uno dei paesaggi più suggestivi della Pianura Padana è senza dubbio il Delta del Po, un labirinto di canali, lagune e boschi che ospitano una biodiversità straordinaria. Perfetto per escursioni in barca o in bicicletta, il Parco del Delta del Po è da visitare almeno una volta nella vita. Da vedere: le saline di Comacchio, un tempo fulcro dell’economia locale, oggi sono una riserva naturale dove si possono ammirare fenicotteri rosa e molte altre specie di uccelli. I casoni da pesca, antiche abitazioni dei pescatori, raccontano invece la storia di una vita dura ma profondamente legata all’ambiente lagunare. Alcuni di essi sono stati restaurati e aperti ai visitatori, e permettono di comprendere meglio il legame tra l’uomo e il fiume.

Il periodo migliore per esplorarlo è la primavera, quando la natura si risveglia o l’autunno, al passaggio degli uccelli migratori; e la bici è senz’altro il mezzo più appropriato grazie alla rete capillare e sicura di ciclabili.

Parco Delta Po

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Parco Delta del Po

Castell’Arquato, borgo medievale d’atmosfera

In provincia di Piacenza, Castell’Arquato è uno dei borghi medievali meglio conservati d’Italia. Il centro storico è un dedalo di stradine acciottolate che conducono alla Rocca Viscontea, da cui si gode di una vista panoramica sulla Val d’Arda. Perfetto per un’escursione giornaliera, la visita soddisfa la mente ma anche il corpo: da non perdere i piatti e vini tipici della cucina emiliana e di una tradizione enogastronomica eccellente.

Il Labirinto della Masone, un’esperienza unica

Nei pressi di Parma, a meno di 10 minuti  d’auto da Fidenza, il Labirinto della Masone è un’attrazione sorprendente: il più grande labirinto di bambù al mondo, ideato dall’editore Franco Maria Ricci. Oltre all’intricato percorso verde di circa 3  km, la struttura ospita una collezione d’arte e una biblioteca di pregio. Un luogo inaspettato e originale: la visita dura 45 minuti circa e il biglietto costa 20 euro circa, con riduzioni e convenzioni per bambini, studenti e famiglie.

Labirinto della Masone

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Labirinto della Masone

L’Abbazia di Chiaravalle, spiritualità e architettura

Poco fuori Milano, l’Abbazia di Chiaravalle è un’oasi di pace. Fondata nel XII secolo dai monaci cistercensi, conserva affreschi trecenteschi e una torre nolare nota come “Ciribiciaccola”. La visita è un’occasione per scoprire l’arte gotica lombarda e assaporare i prodotti tipici del monastero, come il famoso formaggio Grana Padano. Il complesso monastico, immerso nella campagna lombarda, comprende anche un antico mulino ad acqua ancora funzionante, testimone dell’ingegnosità dei monaci nel gestire le risorse naturali. Ancora oggi, il monastero è un luogo di raccoglimento, dove è possibile assistere ai canti gregoriani che risuonano tra le navate durante le funzioni liturgiche.

San Benedetto Po, il gioiello monastico mantovano

Meno noto ma di grande fascino, il complesso monastico di San Benedetto Po è un capolavoro architettonico legato alla figura di Matilde di Canossa. L’Abbazia di Polirone, fondata nell’XI secolo, conserva affreschi straordinari e un’atmosfera di profonda spiritualità. Il borgo, immerso nel paesaggio del Po, è una meta perfetta per un itinerario tra arte e natura. Oltre al chiostro e alla basilica, il monastero ospita un museo che racconta la storia dell’ordine benedettino e il ruolo centrale di questo luogo nei secoli. Il fascino del borgo è valorizzato dalle frequenti iniziative culturali e le rievocazioni storiche che permettono di rivivere la vita monastica del passato.

San Benedetto Po

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L’abbazia di San Benedetto Po

Il Sacro Monte di Varese, un percorso di fede e bellezza

Pur trovandosi ai margini della Pianura Padana, il Sacro Monte di Varese merita una menzione. Questo luogo di pellegrinaggio, patrimonio UNESCO, è caratterizzato da una via sacra con quattordici cappelle affrescate, che conducono fino al santuario. Ogni cappella rappresenta una scena della vita di Cristo. Oltre al valore religioso, il percorso offre scorci panoramici spettacolari sulla pianura, che si estende fino al Lago di Varese e alle Alpi.

Aquileia, un tesoro archeologico

Aquileia è una delle aree archeologiche più importanti d’Italia. Infatti, dal 1998 la città è inserita nelle liste del Patrimonio UNESCO. Fondata dai Romani nel 181 a.C., Aquileia divenne un punto strategico per il commercio e la difesa, grazie alla sua posizione vicino al fiume Natissa. Oggi, conserva un sito archeologico straordinario che comprende resti ben conservati di strade, mosaici, il foro e il porto fluviale, che testimoniano il suo ruolo di città fiorente nell’antichità. La Basilica di Santa Maria Assunta, con il suo maestoso mosaico pavimentale, custodisce uno dei più grandi e antichi mosaici del mondo cristiano, datato tra il IV e il V secolo d.C. Questo capolavoro raffigura scene bibliche e allegoriche, e rappresenta un’importante testimonianza della transizione dal mondo romano a quello cristiano. Oltre alla basilica, il museo archeologico di Aquileia propone un’esperienza immersiva nella storia, con reperti dall’epoca romana fino al medioevo.

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Aquileia, patrimonio Unesco

Salsomaggiore Terme, il benessere tra storia e natura

Famosa per le sue acque termali dalle proprietà curative, Salsomaggiore Terme è una delle località termali più rinomate d’Italia. Il cuore della città è il maestoso Palazzo delle Terme Berzieri, un autentico gioiello architettonico in stile liberty, progettato dall’architetto Giuseppe Mazzocchi, con i suoi eleganti dettagli decorativi e l’imponente facciata. Il Palazzo ospita al suo interno gli storici stabilimenti termali, che da secoli attraggono chi cerca relax e salute. I trattamenti benessere offerti spaziano dai classici bagni termali a percorsi rigeneranti, ideali per recuperare energia e vitalità. Salsomaggiore non è però solo una meta per il benessere: circondata da dolci colline, è perfetta per escursioni e passeggiate immersi nella natura.

Salsomaggiore Terme

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Salsomaggiore Terme luogo di reax e benessere

Castellaro Lagusello e Monzambano, borghi da cartolina

Situato nel cuore della Pianura Padana, in provncia di Mantova, Castellaro Lagusello è un pittoresco borgo che si specchia nelle acque di un laghetto a forma di cuore, un paesaggio che sembra uscito da una cartolina. Centro fortificato dimenticato dal tempo, Castellaro Lagusello è una frazione del comune di Monzambano, dagli scenari fiabeschi, con i suoi vicoli lastricati e case in pietra. Tra le attrazioni principali: Villa Arrighi è una residenza storica circondata da un ampio parco; la Torre dell’Orologio domina il borgo; le chiese di San Giuseppe e San Nicola con i loro affreschi e dettagli architettonici. Poco lontano, Monzambano è famosa per il suo castello medievale, che sorge su una collina lungo il fiume Mincio e offre una vista panoramica sul paesaggio circostante.

Crespi d’Adda, un villaggio industriale patrimonio dell’umanità

Appena fuori dalla Pianura, Crespi d’Adda è un villaggio operaio fondato nel 1878 da Cristoforo Benigno Crespi, intorno al Cotonificio Benigno Crespi, e completato dal figlio Silvio alla fine degli anni Trenta. Situato al confine tra le province di Milano e Bergamo, nel Comune di Capriate San Gervasio, il villaggio è un esempio eccezionale di città industriale, ancora abitato e perfettamente conservato, e il secondo sito industriale più visitato in Italia. Nel 1995 è stato inserito nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Il villaggio è organizzato in modo regolare e ordinato: sono cinquantacinque le casette, le case operaie, dalle medesime caratteristiche, a pianta quadrata, due piani fuori terra, collocate equidistanti tra loro, con orti e staccionate tutte uguali collocate in una planimetria ordinata e regolare. Sono suddivise in tre parti, separate da due strade che seguono la direttrice che da nord conduce a sud. Più a ovest sorgono i palazzotti, le prime residenze plurifamiliari di quattro piani, ben presto abbandonate in favore delle più ospitali e salubri casette operaie. Da non perdere, Villa Crespi, edificata in stile neogotico in una posizione soprastante il grande Cotonificio è un vero e proprio castello con torrette, merlature e cuspidi, un ampio giardino, quarantaquattro stanze e tre balconate affacciate sull’atrio centrale quadrato. Il Cotonificio Crespi, cuore dell’attività industriale, è stato chiuso nel 2003 e, dopo un periodo di abbandono, è stato acquistato nel 2013 con l’intento di trasformarlo in un centro per l’innovazione e l’arte. Il centro di interpretazione del sito è l’UNESCO Visitor Centre, dove si trovano un museo, un archivio storico e laboratori didattici.

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Il villaggio operaio di Crespi d’Adda
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Piemonte, terra di bellezza: viaggio tra i luoghi più suggestivi

Se Torino è una città ricca di bellezze, dove storia e cultura si intrecciano in un luogo dalle mille meraviglie, tutto il Piemonte è uno scrigno di piccole perle altrettanto affascinanti e suggestive. Panorami incantevoli, come quelli delle Langhe o del lago Maggiore, racchiudono borghi deliziosi dove il tempo sembra davvero essersi fermato. E tra le montagne, con una splendida vista sulle Alpi, ecco stagliarsi fortificazioni dall’aspetto misterioso.

Quali sono i posti imperdibili del Piemonte? Partiamo insieme alla scoperta di indiscusse meraviglie.

Il Ricetto di Candelo, gioiello medievale

Nel comune di Candelo, in provincia di Biella, sorge il grazioso Ricetto di Candelo, una delle testimonianze storiche più affascinanti della regione. Il borgo, con le mura in ciottoli disposte a lisca di pesce, promette infatti un’emozionante viaggio nel passato.

Nato tra il XIII e il XIV secolo per volere della popolazione locale, il Ricetto di Candelo aveva in origine la funzione di deposito per i prodotti agricoli. Tuttavia, nei momenti di pericolo e durante i conflitti, diveniva un rifugio sicuro per gli abitanti, protetto dalle robuste mura fortificate. Oggi, riconosciuto tra i Borghi Più Belli d’Italia e noto come la “Pompei medievale del biellese”, continua a raccontare la sua storia tra le stradine lastricate e all’ombra delle antiche costruzioni.

Oltrepassata la porta torrione, sovrastata da un grande arco, ci si ritrova nella piazzetta del ricetto, laddove si erge il Palazzo del Principe, realizzato da Sebastiano Ferrero nel 1496, che rappresenta l’evoluzione di un insieme di cantine preesistenti trasformate in una sorta di torre. Le strade del borgo, chiamate con il francesismo “rue”, si distinguono per la particolare pavimentazione in ciottoli inclinati, studiata per favorire il deflusso delle acque.

Ogni edificio del Ricetto sa sorprendere: al piano terra, un tempo adibito a stalla o cantina, si accede direttamente dalla strada, mentre il piano superiore, il solarium, era destinato all’essiccazione delle granaglie e si raggiungeva tramite una balconata in legno. Passeggiando tra queste antiche strutture, si può visitare anche l’Ecomuseo della Vitivinicoltura, per conoscere da vicino la tradizione contadina e la cultura enologica del territorio.

Poco distante, merita una sosta la Chiesa di Santa Maria, dalla facciata romanica, che custodisce al suo interno affreschi di grande valore artistico e pregiati capitelli, testimoni della maestria artigianale dell’epoca.

La Morra, belvedere delle Langhe

Nel cuore delle Langhe, a pochi chilometri da Alba, vale la pena visitare l’incantevole borgo de La Morra, fiore all’occhiello della zona di produzione del celebre Barolo, che si distingue per la posizione privilegiata sulla sommità di una collina, da cui si gode di un panorama senza eguali sulle vigne a perdita d’occhio.

Il centro storico si sviluppa attorno alla piazza principale, su cui si affacciano edifici di grande interesse architettonico. La Chiesa barocca di San Martino e la Confraternita di San Rocco raccontano la storia di un paese profondamente legato alla sua identità culturale. Poco distante, un piccolo giardino triangolare cresce sull’antico cimitero, mentre il Municipio e l’ex casa del corpo di guardia completano il quadro a dir poco idilliaco.

Una delle tappe imperdibili è poi la Cantina Comunale, dove è possibile degustare e acquistare i vini della zona. Salendo verso Piazza Castello, lo sguardo viene rapito da uno dei belvedere più spettacolari delle Langhe, tra colline ricoperte di vigneti e scorci da cartolina.

Infine, nella frazione dell’Annunziata, si trova l’ex abbazia benedettina di San Martino di Mercenasco, attuale sede del Museo Ratti dei Vini. Da qui partono i celebri sentieri del vino e la “Mangialonga”, un evento enogastronomico che consente di gustare i sapori del territorio con uno splendido percorso tra le vigne.

La Sacra di San Michele, panorama incredibile

Sacra di San Michele, Torino

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Vista panoramica della Sacra di San Michele

Maestosa, imponente, avvolta da un’aura mistica: la Sacra di San Michele domina la Val di Susa dall’alto del Monte Pirchiriano, a 962 metri di altitudine. L’antico complesso monastico, simbolo del Piemonte, ha ispirato Umberto Eco nella stesura del noto romanzo “Il nome della rosa”.

Costruita tra il 983 e il 987, l’abbazia si erge in una posizione strategica che regala una vista difficile da descrivere a parole sulla valle e su Torino. La meravigliosa architettura, con elementi romanici e gotici, è testimone di secoli di storia e spiritualità. Oltre alla chiesa principale, risalente al XII secolo, la Sacra ospita le tombe di alcuni membri della famiglia reale di Casa Savoia.

Dedicata all’Arcangelo Michele, difensore del popolo cristiano, la Sacra rappresenta una delle tappe principali di un lungo percorso di pellegrinaggio che collega Mont-Saint-Michel, in Francia, a Monte Sant’Angelo, in Puglia. La sua sagoma svettante, incorniciata dai boschi della Val di Susa, è un baluardo che attira ogni anno migliaia di visitatori.

Il fascino della Sacra di San Michele si percepisce fin dal primo sguardo, ma è avvicinandosi che la sua energia diventa tangibile. I sentieri che si snodano tra i boschi, calpestati dai pellegrini per secoli, conducono a un luogo di rara bellezza, dove arte, storia e fede si fondono in un’esperienza che non si può dimenticare.

Gli Orridi di Uriezzo, al cospetto del canyon

La Valle Antigorio, in provincia di Verbano-Cusio-Ossola, cela uno spettacolo naturale di straordinaria bellezza: sono gli Orridi di Uriezzo, un canyon modellato nei millenni dalla forza dell’acqua. Gole spettacolari, scavate dallo scioglimento dell’antico Ghiacciaio del Toce, regalano ai visitatori un viaggio tra rocce levigate e giochi di luce che lasciano senza fiato.

Al termine dell’ultima glaciazione, circa dodicimila anni fa, il ghiacciaio iniziò a ritirarsi, dando origine a torrenti impetuosi che scavarono profondi cunicoli e meravigliose cavità. Oggi, gli Orridi di Uriezzo si suddividono in diverse zone, ognuna con caratteristiche uniche. L’Orrido Sud, noto come Tomba d’Uriezzo, è il più impressionante, con una lunghezza di circa 200 metri e pareti che si innalzano fino a 30 metri. L’Orrido Nord-Est, più piccolo ma altrettanto suggestivo, si estende per 100 metri, mentre l’Orrido Ovest si sviluppa in due tratti distinti. Infine, l’Orrido Vallaccia, sotto la Chiesa di Baceno, risulta di difficile accesso ma conserva un’impronta selvaggia e incontaminata.

Esplorare gli Orridi di Uriezzo significa ritrovarsi in un paesaggio primordiale, dove la natura ha scolpito forme incredibili e ogni angolo mostra la potenza degli elementi.

Il Parco Naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero, il paradiso tra le vette

Perla della Val d’Ossola, il Parco Naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero incanta chiunque vi arrivi grazie allo straordinario paesaggio alpino. Istituito nel 1995, il parco abbraccia due magnifiche conche alpine e si estende sui comuni di Baceno, Crodo, Trasquera e Varzo, in provincia di Verbano-Cusio-Ossola.

L’Alpe Veglia, raggiungibile da Varzo attraverso la Val Cairasca, è una meta ideale per gli amanti del trekking. Qui, le ampie distese di pascoli si fondono con boschi di larici e laghi cristallini come il Lago d’Avino, il Lago del Bianco e l’ammaliante Lago delle Streghe, che danno vita a un ambiente fiabesco perfetto per escursioni a pieno contatto con la natura.

L’Alpe Devero, accessibile da Baceno attraverso la Valle di Devero, è invece il regno degli sport invernali. Con i suoi impianti sciistici, offre piste battute e percorsi fuoripista per sciatori e snowboarder in cerca di avventura. Per gli escursionisti esperti, il percorso che conduce fino a Binn, in Svizzera, passando dal Bivacco Combi Lanza a oltre 2000 metri di altitudine, rappresenta una sfida tutta da vivere.

La Palazzina di Caccia di Stupinigi, il fascino regale del Barocco

Splendida Palazzina di Caccia di Stupinigi, Torino

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Splendida Palazzina di Caccia di Stupinigi

A pochi chilometri da Torino, nel comune di Nichelino, da segnare in lista è la sontuosa Palazzina di Caccia di Stupinigi, una delle più coinvolgenti espressioni dell’architettura barocca in Europa. Commissionata da Vittorio Amedeo II e progettata dal celebre architetto Filippo Juvarra, la storica residenza rappresenta un vero e proprio viaggio nella magnificenza della dinastia sabauda.

Con i sontuosi saloni affrescati, i giardini eleganti e l’inconfondibile statua del cervo che sovrasta la sommità della cupola, la Palazzina è una tappa imprescindibile per chi desidera immergersi nell’atmosfera fastosa della corte reale piemontese.

Ceresole Reale, oasi del Parco del Gran Paradiso

Parte del Parco Nazionale del Gran Paradiso, Ceresole Reale è un autentico gioiello montano, incastonato tra le cime alpine della provincia di Torino. Borgo pittoresco, deve il nome al re Vittorio Emanuele II che frequentava la zona per le battute di caccia, e si presenta come un’esperienza unica tra natura, sport e storia.

Il Lago di Ceresole, dalle acque turchesi, è il luogo ideale per rilassarsi con passeggiate rigeneranti o gite in bicicletta. Durante l’inverno, invece, il paesaggio si trasforma in una scenografica pista che fa la gioia degli appassionati di sci di fondo.

Ma non è ancora tutto. I dintorni, a loro volta, disegnano panorami che scaldano il cuore, come il Lago di Serrù, un gioiello alpino abbracciato dalle vette, e il Colle del Nivolet, a oltre 2.600 metri di altitudine, da cui si aprono magici scenari plasmati da praterie d’alta quota, laghi glaciali e dalla presenza della fauna selvatica, tra cui stambecchi e aquile reali.

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Marche: la Via delle Cascate Perdute di Sarnano

Come una cittadella di pietra, Sarnano si staglia, arroccata sulla vetta di un colle al centro di una valle popolata da ampi pascoli e campi coltivati e fitti boschi. Sullo sfondo le austere cime dei Monti Sibillini fanno bella mostra di sé.

Un territorio che si risveglia in primavera dal proprio torpore invernale, ripopolandosi di verde man mano che la stagione avanza. La zona meridionale delle Marche, dove si trova Sarnano, è una destinazione ideale per il ritorno del clima più propizio alle attività nella natura: alla visita di un borgo medievale dalla storia affascinante e con un grande patrimonio architettonico e artistico consente infatti di abbinare un percorso di trekking alla scoperta di alcune splendide cascate formate dai torrenti che percorrono la valle.

La chiamano la Via delle Cascate Perdute, un itinerario alla portata di tutti, che si compie agevolmente in mezza giornata e che prende le mosse dal centro storico di Sarnano per inoltrarsi nelle vicinanze e portare alla scoperta dei tesori di acqua dolce nascosti tra pietre, querce e faggi.

Il borgo medievale di Sarnano

Sarnano sorge a ridosso delle vette dei Monti Sibillini, in una sorta di culla tra le colline, con le sue torri medievali che svettano in cima al colle a oltre 500 metri di altitudine dov’è seduta.

Il centro storico della cittadina è tutto edificato in pietra cotta, donando un aspetto peculiare al borgo, con le mura degli edifici nelle tonalità dell’ocra e dell’arancio.

Una volta che si entra nel centro del borgo, la cosa migliore da fare è perdersi fra i labirintici vicoli lastricati che salgono e scendono questo piccolo capolavoro del Medioevo, in un alternarsi di diversi livelli fra piazzette, scorci e scalinate.

La Piazza Alta è il cuore della Sarnano medievale, animata dalle sagome del basso Palazzo dei Priori, la bella torre del Palazzo del Popolo (oggi trasformato in teatro),  il Palazzo del Podestà e la Chiesa di Santa Maria Assunta con i suoi affreschi.

Scorcio del borgo di Sarnano nelle Marche

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Piazzette, scale, vicoli: la meraviglia medievale del centro storico di Sarnano

Da qui le vie del borgo scendono come cerchi concentrici fino ad arrivare alla base del colle, dove si è poi sviluppata la Sarnano contemporanea. La perfetta conservazione e la cura con cui viene mantenuto il centro storico permette di entrare appieno nell’atmosfera medievale del luogo: costituitosi come libero comune a metà del Duecento, Sarnano ha conservato la fierezza delle proprie origini e le sfoggia ancora con orgoglio.

Se il borgo è completamente costruito in pietra, i dintorni del paese offrono invece un ritorno alla natura, con una grande quantità di attività outdoor a portata di mano. Percorsi ciclistici, sentieri escursionistici, avventure in parapendio, terme naturali: chi più ne ha, più ne metta.

La Via delle Cascate Perdute

La Via delle Cascate Perdute di Sarnano è un percorso escursionistico di livello molto semplice, lungo circa sei chilometri, che parte dal centro del borgo e conduce per una passeggiata per lo più pianeggiante a tre splendidi, potenti e affascinanti salti che il torrente Tennacola compie nelle vicinanze del paese.

Il tempo di percorrenza dell’intero sentiero, aperto nel 2020, è di poco meno di un paio d’ore, al quale aggiungere il tempo di permanenza presso ciascuna cascata, che offre a suo modo il proprio spettacolo.

Il percorso parte da Piazza Perfetti, ai piedi del centro storico, e unisce tre cascate: la Cascata dell’Antico Mulino, Lu Vagnatò e le Cascatelle di Sarnano. Gli escursionisti più brillanti possono inoltre proseguire per raggiungere due altre cascate, poco più lontane: le Pozze dell’Acquasanta e la Cascata del Pellegrino.

Il bel sentiero, che si snoda tra boschi e campagna, per raggiungere queste due ultime destinazioni richiede ulteriori due ore di cammino, una per l’andata e una per il ritorno.

La Cascata dell’Antico Mulino

La Cascata dell'Antico Mulino a Sarnano

Fonte: Lorenzo Calamai

La Cascata dell’Antico Mulino a Sarnano

La prima cascata che si incontra lungo la Via delle Cascate Perdute è forse anche la più suggestiva. Ci si giunge rapidamente, in appena dieci minuti di camminata, lasciandosi alle spalle il centro storico di Sarnano e dirigendosi verso est.

Nei pressi degli edifici scolastici della cittadina, una lingua d’asfalto scende verso il basso e si inoltra in una rada boscaglia: dopo poche decine di metri, improvvisamente, l’aria si fa umida e il rumore dell’acqua si fa notare. I ruderi di un antico mulino, da cui il nome della cascata, sono avvolti dalla vegetazione a fianco del sentiero.

Quando la traccia piega verso destra, ecco che si apre allo sguardo la possente conca della doppia cascata del torrente Tennacola: una passerella in legno conduce alla spiaggetta di fronte alla polla d’acqua formata dal salto, che si abbatte con tutta la sua potenza dall’alto di una dozzina di metri.

La Cascata Lu Vagnatò

Cascata Lu Vagnatò sulla Via delle Cascate Perdute Sarnano Marche

Fonte: Lorenzo Calamai

Lu Vagnatò

Il sentiero che collega la Cascata dell’Antico Mulino a Lu Vagnatò si percorre in circa mezz’ora.

Dopo aver superato un ponticello e sceso una scalinata in legno che porta sul letto del torrente, si arriva al cospetto di questo bel salto. Luogo di balneazione e refrigerio durante l’estate, in primavera sfoggia tutta la propria potenza.

In passato le lavandaie sarnanesi utilizzavano questo tratto del torrente per lavare i panni, come testimonia l’antica vasca che campeggia in fondo al sentiero.

Le Cascatelle di Sarnano

Cascatelle di Sarnano Via delle Cascate Perdute Marche

Fonte: Lorenzo Calamai

Le Cascatelle di Sarnano

Con un’altra mezz’ora di cammino si arriva fino alle Cascatelle di Sarnano, in località Romani. Si raggiungono seguendo il corso del torrente, con il sentiero che si snoda lungo le anse del Tennacola, prima che imbocchi una strada bianca. Da qui si giunge all’imbocco dell’ultimo tratto di percorso per arrivare al luogo.

Per arrivare alle Cascatelle si deve risalire il corso del torrente proprio sul bordo del suo letto nel tratto finale, inoltrandosi nel bosco. Qui tutto diventa acquatico: il rombo della cascata in sottofondo, l’acqua nebulizzata che rende umida l’aria che si respira, il torrente che corre sulle rocce e le leviga.

È la destinazione più selvaggia delle tre previste dal percorso e l’atmosfera che la cascata regala è davvero profondamente silvana, tra muschi e tronchi contorti.

Le cascate bonus: le Pozze dell’Acquasanta e la Cascata del Pellegrino

Dalle Cascatelle si può tornare al centro di Sarnano in appena una mezz’oretta, accorciando il percorso fatto all’andata. Per chi però non è stanco di esplorare questo splendido contesto naturale all’ombra dei boschi e tra il fluire dell’acqua dolce, c’è la possibilità di allungare l’escursione fino a una ultima destinazione.

Tra sentieri comodi, larghe strade bianche e tracce ben segnalate nel bosco, il percorso prosegue fino alle Pozze dell’Acquasanta. Non si tratta di una vera e propria cascata, ma di una serie di piccoli balzi che il torrente Acquasanta, affluente del Tennacola, compie in una zona dove la sua azione erosiva finisce per creare delle marmitte dei giganti, profonde polle d’acqua.

Panorama monti sibillini Sarnano Marche

Fonte: Lorenzo Calamai

Tornando a Sarnano dalle Pozze dell’Acquasanta il panorama regala scorci splendidi sui Sibillini

La caratteristica saliente delle Pozze dell’Acquasanta è che le acque del torrente provengono dalle vette innevate dei Sibillini, e sono pertanto estremamente pure e cristalline. In estate il corso d’acqua viene presto prosciugato dal caldo, lasciando a testimonianza solo alcune cavità molto profonde riempite di acqua incredibilmente chiara, che lascia intravedere il fondale. In primavera, invece, lo scenario è ancora più bello perché il torrente è vivo, e si formano una serie di rapide e cascatelle tra una marmitta e l’altra.

A cinque minuti dalle Pozze dell’Acquasanta, tramite un breve sentiero, si arriva alla Cascata del Pellegrino, alimentata dall’omonimo fosso. Si tratta di un salto non molto alto ma estremamente suggestivo per come l’acqua ha scavato in maniera particolare le rocce.

Dalle Pozze dell’Acquasanta il ritorno al centro storico di Sarnano comporta circa un’ora e quarantacinque minuti.c