Categorie
Asia Idee di Viaggio Thailandia vacanze Viaggi viaggiare

I 20 motivi per cui devi fare assolutamente un viaggio in Thailandia

Viene soprannominata “la terra del sorriso” ma sono davvero numerosi i motivi che spingono i turisti a prenotare una vacanza qui. Riconosciuta da Travel+Leisure come la destinazione dell’anno e inserita nella lista dei Best in Travel 2025 da Lonely Planet sarà in cima alla wishlist di tantissimi viaggiatori. Come svela Mario Degli Innocenti, Ente del Turismo Thailandese in Italia sono almeno 20 i motivi per prenotare un viaggio in Thailandia, scopriamoli insieme.

È perfetta tutto l’anno

Il primo motivo? Non c’è un vero e proprio motivo migliore per visitarla, il meteo dà modo di scoprirla in ogni stagione dell’anno ma bisogna avere coscienza di com’è il clima thailandese. Si tratta di un Paese tropicale e monsonico, dunque sono due le stagioni principali: quella umida delle piogge, con una finestra da maggio a ottobre inoltrato e una secca da novembre a maggio. A seconda del mese di partenza si può direzionare il proprio interesse verso determinate località: nei mesi estivi si potrebbe puntare a Koh Samui e Koh Phangan mentre durante l’inverno sono più adatte Phuket e Krabi.

L’ospitalità

Tra le caratteristiche del popolo thailandeese c’è l’ospitalità calorosa, non per nulla la destinazione viene soprannominata “la terra del sorriso”. L’umanità e la disponibilità dei suoi abitanti sono ammirevoli e profondamente radicate nel loro modo di vivere che si basa su rispetto reciproco e gentilezza, interagendo quotidianamente con i turisti. Dal personale degli hotel ai venditori ambulanti al mercato, l’attenzione al consumatore è al primo posto: conoscono bene quanto sia importante l’accoglienza soprattutto sostenendo il concetto di “sabai sabai” cioè un modo di vivere rilassato e senza stress o come direbbero le nuove generazioni “nel chill”.

Si rivela tra le mete più sicure

Terzo motivo che dà la spinta alla prenotazione? È un luogo sicuro. La Thailandia è riconosciuta universamente come una destinazione tra le più sicure al mondo e persino Bangkok con il suo ritmo metropolitano vibrante e oltre 13milioni di abitanti garantisce standard elevati. Tra i motivi? Sicuramente l’istituzione della Polizia Turistica, un reparto specializzato nel garantire la sicurezza dei visitatori stranieri con assistenza immediata. Oltre a ciò, però, è proprio evidente un tasso di criminalità molto basso, soprattutto se confrontato con altre destinazioni turistiche. Persino chi viaggia in solitaria e donne sanno di poter vivere situazioni tranquille con una bassa percentuali di rischio.

Comfort luxury

Non possiamo negare che il comfort sia uno dei motivi che spingono i consumatori a prenotare una struttura. In Thailandia si sono fatte le cose in grande: hotel e resort raggiungono uno standard luxury garantendo piscine private, riserbo, spa, angoli wellness e molto altro. La vera forza però è nel prezzo competitivo: in altre destinazioni al mondo un tale trattamento avrebbe costi decisamente più alti, qui l’offerta è competitiva.

Le spiagge più esclusive della Thailandia

Le spiagge più belle della Thailandia sono tante e tutte da scoprire. Partiamo con Railay Beach a Krabi raggiungibile esclusivamente in barca: proprio questa caratteristica la rende particolarmente esclusiva. Tra le più autentiche? La Freedom Beach a Phuket che, come dice il nome stesso, è un autentico paradiso sinonimo di libertà. Da non perdere poi Koh Lipe soprannominata come “le Maldive della Thailandia” o Bamboo Island, nelle Phi Phi Islands.

Spiaggia sull'isola Phuket in Thailandia

Fonte: iStock

Isola di Phuket, tra le spiagge più belle della Thailandia

È una meta top per le immersioni

Viene considerata da molti un paradiso per le immersioni: acque cristalline, biodiversità, barriere coralline, pesci tropicali e tanto altro danno modo di scoprire i fondali in sicurezza e rispettando gli animali. La Thailandia tiene molto all’eticità delle attività che offre e tutela l’ambiente che è uno dei loro punti di forza. Tra le location più apprezzate ci sono i siti alle isole Similan e Koh Tao: in entrambi i casi si trovano proposte sia per principianti che per esperti.

Fare shopping di artigianato

Chi cerca un souvenir speciale da portare a casa può contare sull’artigianato locale: oggetti in seta, ceramiche dipinte a mano, gioielli e sculture in legno sono solo alcune delle opportunità. Dalle location più esclusive a Chiang Mai dove i mercati artigianali non mancano a Bangkok tra bancarelle e negozi di design è impossibile resistere.

Turismo wellness per farsi coccolare

Chi vuole staccare la spina, ricaricarsi sa di poter prendere in considerazione la Thailandia come meta per una vacanza wellness: i centri benessere e le spa non mancano così come non sono meno rilevanti le sedute di massaggi tradizionali e terapie olistiche eseguite da personale esperto e altamente specializzato. Detox, yoga e meditazione si uniscono al lusso in hotel e resort per chi vuole rilassarsi e rigenerarsi senza rinunciare al comfort.

Street food e non solo: stuzzicare le papille gustative con la cucina Thai

Nelle grandi città italiane sono molti i ristoranti di cucina thai che hanno avvicinato gli appassionati di turismo enogastronomico ai sapori local ma assaggiarli sul posto è tutta un’altra cosa. Dallo street food dei mercati di Bangkok o Chiang Mai ci si accorge che l’iconico pad thai appena saltato in padella è davvero irresistibile. Allo stesso modo non sono da perdere i satay speziati alla griglia e le zuppe aromatiche come il tom yum. Non solo street food e take away però, chi cerca comfort ed esclusività può assaggiare specialità quali il curry verde, l’insalata di papaya che i local chiamano som tam o l’amatissimo mango sticky rice. Un viaggio tra i piatti tipici della Thailandia conquista persino i palati più esigenti.

Cosa mangiare in Thailandia

Fonte: iStock

Mango sticky rice, uno dei piatti tipici Thai

Patrimoni Unesco: tanto da scoprire

Diversi i tesori Unesco dichiarati Patrimoni dell’Umanità per la Thailandia. Uno dei più amati è il Parco Storico di Ayutthaya, con le sue antiche rovine che raccontano la gloria di un regno millenario. Altrettanto imperdibile il Parco Storico di Sukhothai, culla dell’arte e della cultura thailandese e ovviamente il Santuario della Fauna di Thungyai-Huai Kha Khaeng.

La bellezza imbattibile di Bangkok

Chi visita la Thailandia per la prima volta parte sempre da qui e ne resta estasiato: tra le cose da fare a Bangkok c’è quella di scoprire la sua anima più autentica in cui contrastano la modernità più contemporanea e la tradizione letteraria. Da una parte dello skyline grattacieli futuristici, dall’altra templi e mercati galleggianti.

Cosa fare a Bangkok

Fonte: iStock

Cosa vedere a Bangkok durante un viaggio in Thailandia

Il turismo sostenibile

Il turismo sostenibile è un trend e la Thailandia ha scelto di abbracciarlo per rispettare la propria terra senza rinunciare ai viaggiatori. Da progetti di conservazione degli elevanti a comunità locali che promuovono experience ecologiche fino al soggiorno presso eco-resort. Che dire poi delle opportunità outdoor di esplorazione di parchi, escursioni e attività in kayak per scoprire la parte più autentica della nazione?

I mercati locali

Non si resiste al richiamo di un giro all’interno dei mercati thailandesi: colori, sapori e profumi convincono ogni tipologia di turista. Tra i più famosi ci sono Damnoen Saduak, il mercato galleggiante frequentato dai local e il Maeklong Railway Market incredibilmente fotografato e condiviso sui social poiché posizionato proprio lungo i binari ferroviari. Altro must da non perdere? Il Sunday Walking Street a Chiang Mai dove si acquistano pasti veloci da consumare take away.

Le isole più belle da esplorare

Molti visitano questa destinazione proprio per le isole thailandesi. Le più apprezzate dai viaggiatori? Koh Samui con le sue spiagge bianchissime e atmosfere luxury, Koh Tao, paradiso degli snorkeler e Koh Phangan, famosa per i suoi Full Moon Party. Koh Phi Phi, altrettanto battuta deve il suo successo al film The Beach.

Costi competitivi

A rendere così amata la Thailandia c’è l’aspetto legato ai costi: il rapporto qualità prezzo è incredibile e dalle strutture alberghiere di lusso alle cene gourmet fino a musei ed esperienze ci si trova a godersi una vacanza a 5 stelle senza spendere una follia. L’unica spesa più importante da sostenere è il volo ma con un po’ di anticipo e pianificazione si riesce a risparmiare.

Divertimento e vita notturna

Bangkok, Pattaya, Phuket… ognuna regala una nightlife senza paragoni. Dai rooftop bar con vista wow sugli skyline alle feste sulla spiaggia con musica fino ai famosi moon party: c’è l’imbarazzo della scelta per i più giovani che non vogliono trascorrere una vacanza di sola cultura e spiaggia.

Alla scoperta degli elefanti in modo etico

L’elefante è uno degli animali più preziosi appartenenti alla fauna locale ed è anche considerato un simbolo di saggezza, forza e spiritualità. La Thailandia ci tiene che questi animali vengano protetti e garantisce il contatto con l’uomo rispettando gli animali attraverso alcuni santuari come l’Elephant Nature Park vicino a Chiang Mai. Si possono nutrire, osservare e avvicinarsi ma mantenendo sempre un comportamento rispettoso.

Elephant Nature Park vicino a Chiang Mai

Fonte: iStock

Elephant Nature Park da visitare a Chiang Mai

Tanti templi da non perdere

Si contano oltre 40.000 templi in tutta la Thailandia e sono un simbolo della loro fede così come della cultura locale. Tra i più belli? Il Wat Arun, o Tempio dell’Alba a Bangkok, il Wat Phra Kaew che ospita il sacro Buddha di smeraldo, il Wat Phra That Doi Suthep a Chiang Mai e il Wat Rong Khun, conosciuto come il Tempio Bianco.

Durante alcune festività è ancora più suggestiva

Ci sono alcuni momenti in cui la Thailandia diventa ancora più magica ed è in concomitanza delle celebrazioni. Tra le date più importanti c’è quella legata a Loy Krathong, la festa delle luci, quando migliaia di lanterne fluttuano nei cieli e candele galleggiano nei fiumi. Altrettanto suggestiva Songkran, il Capodanno thailandese, dove le strade si trasformano in gigantesche feste d’acqua.

Chi ama il golf non può perdersela

Quando si pensa agli sport da praticare in Thailandia non si pensa come prima cosa al golf; eppure, il numero di campi qui è altissimo: immersi in scenari mozzafiato e con un costo competitivo rendono una delle attività sportive più luxury ed esclusive accessibili.

Categorie
Asia attrazioni turistiche italiane e internazionali Corea Del Sud musica Notizie turismo enogastronomico Viaggi viaggiare

Corea del Sud, la destinazione emergente del 2025

La Corea del Sud sta rapidamente emergendo come una delle destinazioni turistiche più promettenti del futuro, grazie a una combinazione unica di innovazione culturale, tradizione e modernità. Con l’espansione del fenomeno della K-culture, che include musica, cinema, moda e gastronomia, il Paese sta attraendo un numero sempre maggiore di visitatori internazionali.

Nel 2025, la Corea del Sud è destinata a diventare una delle mete più in voga al mondo, con l’obiettivo di raggiungere i 30 milioni di turisti entro il 2027. Ma cosa rende la Corea del Sud una meta tanto speciale? Dalla popolarità delle serie TV coreane e della musica K-pop ai luoghi storici e alle esperienze uniche che il paese ha da offrire, scopriamo perché la Corea del Sud è la destinazione emergente del 2025.

Perché la Corea del Sud è la meta emergente del 2025: i dati

La Corea del Sud sta rapidamente emergendo come una delle destinazioni turistiche più popolari al mondo, grazie a una strategia di marketing mirata che punta a rendere il paese una meta imperdibile entro il 2025. Il piano prevede di attrarre 30 milioni di turisti stranieri entro il 2027, con un obiettivo intermedio di 20 milioni di turisti entro il 2024. Il successo di questa iniziativa si fonda su un approccio che integra cultura, innovazione e tecnologia. La K-culture, ossia la cultura coreana, gioca un ruolo centrale in questa crescita, alimentata dal successo globale della musica K-pop, delle serie TV coreane e della gastronomia tipica.

Per promuovere la Corea del Sud come destinazione turistica, sono previsti eventi e roadshow in tutto il mondo, con il coinvolgimento di attori strategici come l’industria degli e-sport e il settore del benessere. Inoltre, sono stati creati hub di marketing globali per raggiungere nuovi mercati e ampliare la rete turistica del paese, creando un ecosistema sostenibile che possa attrarre visitatori da ogni parte del mondo.

Palazzo Gyeongbokgung, Seul

Fonte: iStock

L’imponente Palazzo Gyeongbokgung a Seul

Dalla musica alle serie TV coreane, i luoghi della Corea in trend

Il successo internazionale delle serie TV coreane e della musica K-pop ha portato una nuova ondata di visitatori in Corea del Sud, che cercano di vivere l’esperienza delle loro star preferite. Luoghi iconici legati a queste tendenze culturali sono diventati attrazioni turistiche di prima scelta. Tra i principali luoghi in trend, possiamo citare:

  • Gangnam, il quartiere residenziale e commerciale di Seul, reso famoso dalla canzone “Gangnam Style” di PSY, è diventato un simbolo della cultura popolare coreana e un luogo imperdibile per i turisti.
  • Seoul’s K-pop district, che comprende luoghi come l’SMTOWN Coex Artium e il Big Hit Entertainment, dove i fan possono scoprire la storia dei loro gruppi musicali preferiti e partecipare a eventi esclusivi.
  • Set di serie TV e film come i famosi set di “Crash Landing on You” e “Itaewon Class”, che hanno trasformato alcune località in vere e proprie destinazioni turistiche, dove i visitatori possono rivivere le scene dei loro drammi preferiti.

Inoltre, il settore cinematografico coreano, che sta vivendo un periodo di grande esplosione, contribuisce notevolmente ad aumentare l’attrattività della Corea come destinazione turistica, grazie anche alla crescente popolarità del Cinema Coreano internazionale.

Attrazioni (o attività) curiose e originali della Corea del Sud

La Corea del Sud offre anche esperienze turistiche curiose e originali che vanno oltre la cultura pop. Qui alcune delle attività più uniche che stanno attirando i visitatori:

  • Esperienze di Hanbok: indossare il tradizionale abito coreano, il hanbok e passeggiare nei palazzi storici di Seul, come il Palazzo Gyeongbokgung, è un’attività molto popolare tra i turisti che vogliono immergersi nella cultura coreana.
  • Visite ai templi buddisti: molti turisti scelgono di partecipare a ritiri spirituali nei templi buddisti coreani. Queste esperienze offrono ai visitatori l’opportunità di vivere un’esperienza di meditazione profonda e di conoscere meglio le tradizioni spirituali del Paese.
  • Parchi tematici K-pop: luoghi come il Lotte World e Everland non sono solo parchi di divertimento, ma offrono anche eventi speciali e spettacoli legati ai gruppi musicali coreani. Alcuni parchi offrono anche percorsi tematici basati su film e serie TV, creando un’esperienza unica per i fan.
  • Cucina coreana: la Corea del Sud è famosa per la sua gastronomia unica, che sta guadagnando sempre più popolarità a livello internazionale. Oltre ai piatti tradizionali come il bibimbap e il kimchi, i turisti possono partecipare a corsi di cucina per imparare a preparare i piatti tipici della tradizione coreana.
  • E-sports e gaming: con il rapido sviluppo dell’industria degli e-sports, la Corea del Sud è diventata la mecca del gaming. I turisti appassionati di videogiochi possono visitare i centri di e-sports, assistere a tornei e partecipare a eventi esclusivi.
  • Escursioni naturali: la Corea del Sud non è solo una metropoli vibrante, ma offre anche un’abbondanza di bellezze naturali, dai monti Seoraksan e Bukhansan per gli amanti dell’escursionismo, fino alle isole di Jeju, un paradiso naturale protetto dall’Unesco, che è molto popolare tra i turisti in cerca di tranquillità e paesaggi mozzafiato.

Grazie a questa combinazione di cultura pop, esperienze tradizionali e attività uniche, la Corea del Sud si sta dunque rapidamente imponendo come una delle destinazioni turistiche più promettenti del 2025. Con l’espansione del suo ecosistema turistico e il rafforzamento della sua identità attraverso la K-culture, la Corea del Sud è destinata a diventare un punto di riferimento globale per i viaggiatori di tutto il mondo.

Categorie
Asia castelli Giordania Idee di Viaggio itinerari culturali Viaggi

Qusayr Amra, il castello nel deserto è un gioiello da non perdere

Tra i palazzi costruiti nel deserto della Giordania Orientale, vicino Amman, Qusayr Amra è uno dei più famosi: è un vero e proprio gioiello edificato nell’VIII secolo. Possiamo definirlo un primo esempio di arte e di architettura islamica. Si trova a 80 km da Amman, ed è tra i castelli del deserto tipici del primo periodo islamico: contrariamente ad altri castelli, questo non aveva uno scopo militare, bensì era la residenza privata del Principe Walid. Ve lo raccontiamo.

Qusayr Amra, la storia e lo stile

A una prima occhiata lascia senza fiato, ci porta indietro nel tempo, ci fa correre con l’immaginazione: il paesaggio è pianeggiante e sabbioso, siamo nel deserto, il cielo è terso, di un azzurro intenso. Ed ecco la struttura: l’antico castello di Qusayr Amra si erge di fronte a noi. Questa oasi Reale nel deserto presenta degli affreschi che sono stati molto ben conservati. In arabo, il suo nome si traduce con “piccolo castello”.

A lungo è stata un’oasi di relax e, pur essendo più piccola rispetto ad altre strutture, è enormemente famosa in tutto il mondo, tanto che nel 1985 è stata inserita tra i Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco insieme a Petra. Non è facile descrivere la bellezza di Qusayr Amra: presenta delle piccole cupole e archi tripli, e ovviamente punteggia la via carovaniera da Damasco, ovvero l’antica capitale del califfato omayyade. Non solo: anche la Mecca, la Città Santa dell’Islam. Questo piccolo palazzo è stato commissionato da Walid ibn Yazid prima del regno – piuttosto breve – da califfo.

Qusayr Amra, cosa vedere: gli affreschi

Gli affreschi di Qusayr Amra

Fonte: iStock

Gli affreschi di Qusayr Amra

Qusayr Amra, con la sua storia millenaria, è diventata un simbolo: il Palazzo è sopravvissuto alla dinastia degli Omayyadi, e ci è stato restituito come testimone del tempo che fu. Architettonicamente, rievoca l’edonismo: una sorta di sontuoso hammam, con bagno tradizionale romano (con il tepidarium, il calidarium e il frigidarium, quindi le stanze calde e fredde).

Si può ancora oggi osservare il pozzo, anche se l’attrazione principale sono proprio gli affreschi dai colori vividi che ricoprono le pareti e i soffitti. Cosa rievocano? Una fantasia di musicisti, cacciatori, scene pagane, con influenze tipicamente bizantine. Il monumento, purtroppo, è soggetto all’erosione: siamo in una zona vicinissima all’Iraq in cui tendono a formarsi delle piccole trombe d’aria. Per fortuna, però, gli elementi più significativi, ovvero gli affreschi della zona termale e della sala da ricevimento, sono rimasti intatti e sono giunti sino a noi per raccontare la storia dell’epoca.

Come visitare Qusayr Amra

Il deserto di Giordania ospita castelli e palazzi: è una meta che sa conquistare i cuori dei turisti con la sua storia, con itinerari artistici e culturali. Qusayr Amra è stato ri-scoperto solamente nel 1898 da Alois Musil: da allora è una delle mete più visitate nel Paese. Ti consigliamo di prenotare con uno dei tanti tour che prevedono di andare alla scoperta dei castelli nel deserto: un’escursione di mezza giornata, o comunque di un giorno, sarà più che sufficiente. Il Palazzo è a un’ora di auto a est di Amman, la Capitale della Giordania.

Categorie
Asia Idee di Viaggio Kuala Lumpur Malesia pellegrinaggi turismo religioso vacanza natura Viaggi viaggiare

Batu Caves, uno spettacolo della natura: cosa vedere e info utili

Sono tanti i motivi per visitare la Malesia, meta esotica tanto cara ai turisti di tutto il mondo, come la possibilità di rimanere incantati di fronte alle foreste rigogliose o ancora dall’architettura e dallo stile delle città, talvolta stravaganti. Ma la verità è che proprio qui si trova uno spettacolo della natura: le Batu Caves, precisamente ci troviamo vicino a Kuala Lumpur, Capitale della Malesia. Le Grotte di Batu sono una meta di pellegrinaggio, una cavità carsica un tempo usata come rifugio dal popolo indigeno. Oggi, questo complesso chiama a sé migliaia di turisti da tutto il mondo. Te lo raccontiamo.

Cosa sono le Batu Caves

Batu Caves: cosa vedere

Fonte: iStock

L’interno della grotta: le Batu Caves sono uno spettacolo naturale

Le Batu Caves, o Grotte di Batu, si trovano vicino Kuala Lumpur in Malesia: prendono il nome dal fiume Sungai Batu, che scorre proprio oltre la collina calcarea. Tra i santuari indù nel mondo, questo è probabilmente uno dei più importanti e popolari, e infatti all’ingresso è impossibile non rimanere impressionati dalla statua, alta 42,7 metri, del Dio Indù della Guerra, ovvero Lord Murugan. Sono stati alcuni coloni cinesi a “scoprire” la grotta (il cui calcare potrebbe avere 400 milioni di anni). Dal 1878 ad oggi, le Batu Caves sono diventate sempre più famose, fino a diventare luogo di culto dal 1890.

Quanti scalini hanno le Batu Caves

Bisogna essere un po’ allenati per visitare le Grotte di Batu: avvertiamo i curiosi viaggiatori che li attendono ben 272 gradini di cemento prima di arrivare in cima, quindi per raggiungere la grotta. Una scalinata “arcobaleno”: ogni gradino è stato dipinto con tonalità sgargianti. Un risultato di certo suggestivo: la scalinata è stata costruita in legno nel 1920, e poi è stata sostituita dai gradini in cemento che sono stati successivamente colorati. Non ci sono ascensori per salire in alto.

Come arrivare alle Batu Caves: consigli per visitarle

Batu Caves, la Statua del Dio della Guerra

Fonte: iStock

La Statua del Dio della Guerra, alta quasi 43 metri

In lontananza, riconosceremo subito le Batu Caves, per i caratteristici scalini colorati e – ovviamente – per l’imponente statua del Dio della Guerra. Ma come si arriva al complesso? Il nostro consiglio è di raggiungerle presto, al mattino, perché rientra tra le attrazioni più popolari al mondo, quindi l’affluenza non è poca. I templi sono anche luogo di pellegrinaggio.

Come vestirsi per visitare le Batu Caves? Bisogna rispettare un codice di abbigliamento, quindi suggeriamo di indossare le scarpe da ginnastica, t-shirt a maniche lunghe e jeans. Nel tempio si entra rigorosamente senza scarpe. Arrivare sul posto non è difficile, dal momento in cui ci troviamo a 15 km dalla Capitale: è possibile prendere un taxi, i cui costi non sono esosi, oppure propendere per i mezzi pubblici, come la linea di bus che si ferma accanto alle grotte (Batu Caves KTM Komuter Station). Le grotte sono aperte tutti i giorni, dalle ore 7 alle 21: gli orari possono essere soggetti a variazioni.

Cosa vedere alle Batu Caves

Un luogo certamente suggestivo, dove c’è molto da vedere. Sono tre le grotte principali del complesso (insieme ad altre tre, ma più piccole): la maggiore è la Cathedral Cave o Temple Cave, ovvero Grotta del Tempio, e sono presenti dei santuari ornati indù. Il soffitto è altissimo e la sensazione è di trovarsi in un posto sacro, disconnesso dal mondo, in cui apprezzare la bellezza, la natura e la spiritualità.

Sul sito, poi, si può scoprire la fauna del luogo: ragni, pipistrelli, persino macachi, che sono molto diffusi. Lungo il percorso ci si può fermare lungo le altre grotte, come la Art Gallery Cave, in cui sono presenti delle pitture e sculture induiste. O ancora la Dark Cave, che supera i 2 km di lunghezza (è previsto un biglietto di ingresso). Imperdibile la terrazza vicina alla Dark Cave: lo skyline di Kuala Lumpur è affascinante.

Categorie
Asia Emirati Arabi mete storiche Notizie siti archeologici Viaggi

Scoperta una strana testa di argilla (e non solo) di 7500 anni fa

Bahra 1 è un sito archeologico che si sviluppa nella regione di Subiya (Kuwait) associato alla cultura Ubaid, che rappresenta un passaggio fondamentale verso le cosiddette “grandi organizzazioni” che egemonizzarono la Bassa Mesopotamia. Si tratta di uno dei primi insediamenti di questa cultura nella regione del Golfo Persico, dove nel corso degli anni sono state fatte importantissime scoperte archeologiche. Recentemente, infatti, è tornata alla luce una strana testa di argilla, insieme ad altri artefatti particolarmente interessanti.

Le nuove scoperte a Bahra 1

Dal 2009, una missione archeologica kuwaitiana-polacca nata dalla collaborazione tra il Consiglio nazionale della cultura, delle arti e delle lettere del Kuwait (NCCAL) e il centro polacco di archeologia mediterranea, Università di Varsavia (PCMA UW), conduce scavi archeologici presso il sito di Bahra 1.

Gli scavi effettuati nel corso degli anni hanno confermato che questo angolo del Kuwait può rivelare moltissime informazioni sugli scambi culturali tra le società neolitiche arabe e la cultura Ubaid.

In particolare, recenti ricerche hanno contribuito a fornire ulteriori informazioni grazie a una serie di scoperte davvero eccezionali: dal terreno è emersa una curiosa e bizzarra testa di argilla finemente lavorata, la prima del suo genere nella regione del Golfo, insieme a particolari ceramiche e un vaso di argilla non cotta, resti che hanno rivelato dati sorprendenti.

L’importanza (e i misteri) di questa scoperta

La particolarissima testa di argilla rivenuta in Kuwait si presenta con un cranio allungato, occhi obliqui e un naso piatto, caratteristiche piuttosto simili a quelle riscontrabili negli artefatti prodotti delle popolazioni della cultura Ubaid. Non a caso, opere di questo tipo sono state trovate sia in contesti funerari che domestici in Mesopotamia, ma per la prima volta anche presso il sito archeologico di Bahra 1.

A tal proposito il Professor Piotr Bieliński, responsabile per la Polonia della spedizione, ha dichiarato: “La sua presenza solleva domande intriganti sul suo scopo e sul valore simbolico, o forse rituale, che aveva per le persone di questa antica comunità”.

Non è di certo meno rilevante la scoperta delle ceramiche. Fin dall’inizio, infatti, gli scavi nel sito hanno portato alla luce due tipologie e lavorazioni di questo materiale: Ubaid, notoriamente importate dalla Mesopotamia, e Coarse Red Ware (CRW), riconducibili ai siti della penisola arabica.

Ceramiche Coarse Red Ware

Fonte: @Adam Oleksiak/ PCMA UW

Le meravigliose ceramiche Coarse Red Ware

Quest’ultimo tipo di ceramiche è stato a lungo descritto come prodotto localmente, nella regione del Golfo, ma i luoghi effettivi della sua produzione sono rimasti finora sconosciuti. Prove conclusive sono infine arrivate dal vaso di argilla non cotta che, dopo essere stato sottoposto ad analisi condotte sotto la direzione della Professoressa Anna Smogorzewska, ha confermato Bahra 1 come il più antico sito di produzione di ceramica conosciuto nel Golfo.

Ma non è tutto, perché la produzione locale di ceramiche ha anche aperto una finestra sulla storia ambientale della regione che può essere indagata attraverso analisi archeobotaniche, poiché i resti degli artefatti presentavano dei piccoli frammenti di piante che venivano spesso aggiunti all’argilla durante il processo di fabbricazione dei vasi: secondo il Dottor Roman Hovsepyan e la Professoressa Aldona Mueller-Bieniek, specialisti in archeobotanica, queste tracce potrebbero aiutare a identificare la flora locale della metà del VI millennio a.C.

I due team di ricerca impegnati a Bahra 1 si rimetteranno presto al lavoro per produrre ulteriori scoperte e approfondimenti sull’intersezione delle culture neolitiche arabe e mesopotamiche Ubaid.

Categorie
Asia Corea Del Sud Idee di Viaggio itinerari patrimonio dell'umanità Seul Viaggi

Changdeokgung Palace, la storia del magnifico complesso: come visitarlo

A Seul, in Corea del Sud, Changdeokgung Palace – il “Palazzo della Prospera Virtù” è uno dei più imponenti e famosi. Fa parte dei Cinque Grandi Palazzi che sono stati costruiti durante la dinastia Joseon: la sua storia è leggendaria, e il complesso ospita moltissime cose da vedere. Dalla storia alla struttura, ti portiamo alla scoperta di una pagina importante della Corea: oggi, è Patrimonio dell’Umanità e non è difficile comprendere il motivo.

Changdeokgung Palace, la storia

Changdeokgung Palace

Fonte: iStock

Changdeokgung Palace, la vista di notte sulla città

La costruzione di Changdeokgung Palace è iniziata nel 1405: è stato costruito come una sorta di “palazzo secondario” rispetto al Palazzo Gyeongbokgung, nel quinto anno del Re Taejong. Nel 1406 è stato realizzato il Giardino Segreto e nel 1463, durante il nono anno del regno di Re Sejo, Changdeokgung Palace è stato ampliato. La sua storia non è stata sempre idilliaca: nel 1592, a seguito dell’invasione giapponese, è stato distrutto, per poi essere ricostruito nel 1610, prima di qualsiasi altro Palazzo.

Fino alla ricostruzione di Palazzo Gyeongbokgung (avvenuta nel 1867), Changdeokgung Palace è stato, per ben 270 anni, la residenza principale del Re. Nel corso dei secoli è stato ampliato con la biblioteca, il padiglione, lo stagno, il complesso Yeongyeongdang, fino a diventare una struttura mastodontica e di grande effetto. La sua caratteristica principale? Risulta in armonia con l’ambiente circostante ed è un magnifico esempio dello stile coreano. Changdeokgung Palace è il luogo dove hanno vissuto gli ultimi discendenti della Famiglia Reale, ovvero l’imperatrice Sunjeong, la seconda Regina dell’Imperatore Sunjong, la Principessa ereditaria Yi Bangja e la Principessa Deokhye.

Changdeokgung Palace, la struttura

Avere la possibilità di visitare Changdeokgung Palace è un’opportunità: oggi, il complesso ospita 13 edifici, oltre a 28 padiglioni che si trovano nel suo giardino. Una delle zone da vedere assolutamente è il Biwon, ovvero il Giardino Segreto, che era stato costruito per la Famiglia Reale e per le donne di Palazzo. Nel 1997, è stato inserito nei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco.

Donhwamun Gate

Iniziamo dal Donhwamun Gate: è l’ingresso principale, una struttura tipica, in stile coreano, la cui sottostruttura è purtroppo scomparsa nel corso del tempo. Elegante e semplice al contempo, è stato incendiato dai giapponesi, ma è stato ricostruito fedelmente nel 1607.

Geumcheongyo Bridge

Geumcheongyo Bridge è considerato uno dei siti più propizi del Palazzo. Poterlo ammirare dal vivo è come fare un tuffo indietro nel tempo, anche perché è uno dei ponti in pietra più antichi rimasti a Seul. Presenta due archi, e puoi vedere la statua della tartaruga “Hyeonmu”.

Injeongmun Gate

Costruito nel 1418, è stato distrutto e in seguito ricostruito: è molto diverso dagli altri ingressi poiché è stato modificato sia nella struttura quanto nelle decorazioni.

Injeongjeon Hall

Injeongjeon Hall è la sala principale: non a caso, è posizionata al centro degli edifici del Palazzo. Nel 1912, sono state ricostruite alcune parti da destinare alla sala espositiva. Tutto è stato riorganizzato nell’ultimo secolo, anche l’ingresso stesso. Lo stile è quello tardo della dinastia Joseon.

Seonjeongjeon Hall

La Sala Seonjeongjeon è indubbiamente una delle parti più suggestive da visitare nel Palazzo: le tegole sono smaltate in blu, le porte a quattro ante, il soffitto decorativo. Ogni dettaglio descrive alla perfezione l’artigianato dell’epoca.

Huijeongdang Hall

Qui, un tempo, lavorava il Re. La stanza si trova al centro dell’edificio, al suo interno ospita il Paesaggio del padiglione Chongseokjeong e Diecimila picchi del monte Geumgangsan alle pareti. L’edificio è stato ricostruito: lo stile, più che coreano, rievoca quello occidentale.

Daejojeon Hall

La residenza della Regina, che si caratterizza per la mancanza della cresta sul tetto. Sicuramente suggestivo: gli utensili in bronzo installati ai bordi della base hanno lo scopo di allontanare il fuoco.

Seongjeonggak Hall

Il luogo dove un tempo i dottori di corte si prendevano cura della Famiglia Reale. Alcune tavole presentano la scritta “fare del proprio meglio per prendersi cura del Re e della sua famiglia”.

Nakseonjae Hall

Costruita dal Re Heonjong, è una sala piuttosto spoglia e ben poco decorata rispetto alle altre: mostra decisamente la personalità parsimoniosa del Re. Un tempo era l’alloggio e l’ufficio del Re.

Yeonghwadang Pavilion

Estremamente suggestivo: in origine, proprio qui, il Re e i suoi sudditi venivano ad ammirare il paesaggio, i colori selvaggi della natura. Un Padiglione maestoso ma piccolo, piuttosto raccolto, inteso come luogo di riflessione e poesia.

Buyongjeong Pavilion

Un edificio piccolo, ma non facciamoci trarre in inganno: in realtà, la sua è una struttura molto complessa. Due delle gambe del Padiglione sono nello stagno: qui si festeggiava la fine degli esami.

Buyongji Pond

Ancora un luogo di immensa bellezza: il Buyongji è uno stagno rettangolare, costruito nel 1707. Accanto al Padiglione, troviamo una pietra simbolo di un eremita taoista.

Juhamnu Pavilion

Questo Padiglione ospita una biblioteca a due piani: al primo piano vengono conservati migliaia di libri. Del resto, Juhamnu significa “Padiglione dove si riunisce ogni genere di principio dell’Universo”.

Aeryeonji Pond

Veniamo allo stagno quadrato, che si trova proprio sul retro del Padiglione Juhamnu: l’atmosfera è molto suggestiva, soprattutto in autunno. Sembra quasi un quadro.

Yeongyeongdang Hall

Un complesso unico in Corea, che non è presente in nessun altro Palazzo: è stato realizzato seguendo il modello delle case della nobiltà coreana nel 28esimo anno del regno di Re Sunjo.

Seonhyangjae Hall

Un tempo, questa sala è stata la biblioteca, ma anche la scuola della Famiglia Reale. Tra gli edifici più lussuosi di Changdeokgung Palace.

Gwallamjeong Pavilion

Questo Padiglione è avvolto nel mistero, perché nessuno sa quando è stato costruito con precisione: si presume tra la fine della dinastia Joseon e gli inizi del periodo coloniale. Molto caratteristico.

Ongnyucheon Stream

Il giardino è stato costruito nel 1636, e si trova esattamente nella parte più interna del Palazzo. Nel 1690 è stata incisa una poesia su una roccia: “Il ruscello scorre via oltre la misurazione e la cascata precipita giù dal cielo. Mi ricordano l’arcobaleno bianco, il tuono e la luce in tutta la valle”.

New Seonwonjeon Shrine

Il nuovo Santuario Seonwonjeon è l’ultimo esistente della dinastia Joseon: nelle nicchie venivano custoditi i ritratti dei Re, che purtroppo sono stati bruciati durante la guerra in Corea.

Come visitare Changdeokgung Palace: informazioni e orari

Il giardino del Palazzo Changdeokgung in fioritura

Fonte: iStock

Il giardino del Palazzo Changdeokgung in fioritura

Visitare Changdeokgung Palace è un’occasione per scoprire la storia coreana: vengono organizzati dei tour, anche di notte: è tra le tappe del “Seul Night Tour”. Il Palazzo può essere raggiunto mediante Anguk Station (6 minuti a piedi) o Jongno 3-ga Station (10 minuti a piedi). Chiuso il lunedì, è possibile visitarlo dalle 9/10 alle 18 circa (l’ultimo ingresso è un’ora prima rispetto alla chiusura): l’orario di chiusura varia in base ai mesi. Per esempio, a dicembre è aperto dalle 10 alle 16.30. Nel Secret Garden si può entrare unicamente con le visite guidate.

Categorie
Amman Asia Cittadella Giordania Idee di Viaggio itinerari culturali mete storiche siti archeologici Viaggi

La Cittadella di Amman: dove l’archeologia della Giordania diventa magia

Un luogo capace di essere una vera e propria sorpresa da visitare in inverno è la Giordania. Amman, la sua capitale, si rivela di sovente una città attiva e moderna, capace però di ricordare la propria storia e mostrarla come si fa con la migliore delle foto che si tiene in casa. Una  perla da scoprire ad Amman è la Cittadella: uno dei luoghi storici più importanti e significativi della Giordania.

Situata su una delle sette colline originarie di Amman, è conosciuta localmente come Jabal al-Qala’a. Quello che si può ammirare visitandola è un insieme affascinante di storia, archeologia e cultura testimoni di millenni di civiltà giordana. Oltre al suo essere preziosa, la Cittadella di Amman è anche un luogo chiave per ammirare dall’alto la stessa capitale e scattare foto incredibili.

La Storia della Cittadella

La Cittadella di Amman è abitata fin dal periodo neolitico. Questo dato storico la rende uno dei siti continuamente occupati più antichi del mondo. I principali resti visibili oggi risalgono alle epoche romana, bizantina e al periodo definito Omayyade, momento storico che va dal VII al VIII Secolo d.C. Oltre al fatto di trovare dei resti storici di alcuni momenti preponderanti, questo luogo potrebbe da solo raccontare tutta la storia passata della Giordania, grazie anche all’occupazione dell’area da parte di molte altre civiltà, tra cui ammoniti, assiri, babilonesi e persiani.

Durante il dominio romano, Amman (allora conosciuta come Filadelfia) era parte della Decapoli, un gruppo di dieci città-stato che prosperarono in Epoca Imperiale. La Cittadella era un simbolo di vita attiva e di luogo di incontro di genti e culture. Più tardi, sotto il dominio islamico omayyade, la Cittadella assunse anche un importante significato religioso.

La mano di Ercole nella Cittadella di Amman

Fonte: iStock

La celebre Mano di Ercole

Cosa vedere nella parte antica della Cittadella

Visitare la Cittadella durante un viaggio ad Amman è un’attività particolarmente apprezzata da parte di tutti quei viaggiatori che amano l’archeologia. Sono molte le cose sulle quali concentrarsi durante una giornata in quell’area. Se viaggi in inverno, ti sarà molto più facile goderti la vista ai resti storici della Cittadella: in questo momento dell’anno, il clima e la temperatura di Amman renderanno più affrontabile la tua visita, benché il freddo possa non mancare mai. In estate, infatti, risulta molto più difficile date le alte temperature. Su cosa concentrarsi?

  • Tempio di Ercole
    Questo imponente tempio risale al II secolo d.C. e, come è facile comprendere dal nome, è dedicato a Ercole. Di particolare interesse sono le enormi colonne corinzie ancora in piedi e i resti di una mano che, un tempo, apparteneva a una statua colossale di Ercole stesso. Data la misura di quella mano, quello che si pensa è che statua misurasse più di 12 metri d’altezza. Questo monumento è una delle testimonianze più significative del periodo romano della Giordania.
  • Palazzo Omayyade
    Risalente all’VIII secolo, questo palazzo è un esempio della raffinata architettura islamica. Il complesso comprende una sala di ricevimento, residenze e un’imponente cupola ricostruita. Gli archi e i dettagli decorativi mostrano l’influenza delle tradizioni artistiche persiane e bizantine integrate nella cultura islamica.
  • Chiesa Bizantina
    Situata accanto al Tempio di Ercole, questo antico luogo di culto risale al VI o VII secolo. Anche se oggi rimangono solo alcune colonne e basi in marmo, il sito è un esempio dell’importanza del cristianesimo in Giordania durante il periodo bizantino.
  • Museo Archeologico della Giordania
    All’interno della Cittadella, è presente un museo che raccoglie e custodisce molti dei tesori archeologici ritrovati nell’area della Cittadella stessa. Questo museo, infatti, ospita una collezione di reperti che vanno dal neolitico fino all’inizio dell’epoca islamica. Tra i tesori più celebri ci sono le famose statue di Ain Ghazal, risalenti a oltre 9.000 anni fa, che rappresentano alcune delle sculture antropomorfe più antiche del mondo.
  • Mura Fortificate
    Come ogni cittadella che si rispetti, anche quella di Amman è chiamata così perché presenta, ancora al giorno d’oggi, alcuni elementi di difesa militare come, per esempio, delle grandi mura. Esse racchiudono l’intero complesso archeologico e risalgono a diversi periodi storici, mostrando le stratificazioni culturali del sito.
  • Un panorama indimenticabile
    Oltre ai monumenti, la Cittadella è uno dei luoghi che offre la migliore vista su Amman. La città si mostra, guardandola da là, con le sue caratteristiche case bianche che si susseguono fino a occupare le colline circostanti. Questo luogo è particolarmente suggestivo al tramonto, quando la città entra in quella che potremmo definire la Golden Hour e tutto sembra dipinto d’oro.

Come raggiungere la Cittadella di Amman

La Cittadella è facilmente raggiungibile dal centro di Amman, con mezzi di trasporto differenti, a seconda di come preferisci spostarti.

Amman è una città in cui i taxi non mancano e i prezzi vanno concordati col guidatore, a seconda della destinazione. Solitamente il viaggio dura circa un quarto d’ora e si possono usare anche i taxi prenotabili tramite le più diffuse app che coprono questo servizio. Ti potrebbero essere molto utile durante la tua vacanza in Giordania, perché semplificano le comunicazioni con gli autisti.

Non c’è una linea di autobus diretta verso la Cittadella di Amman ma, in città, sono disponibili dei minibus il cui itinerario va sempre concordato. Il viaggio può durare di più di quello di un taxi e potrebbe risultare più scomodo per la presenza di altri viaggiatori e la necessità di altre fermate.

Se ami camminare, sappi che è possibile seguire un itinerario da fare a piedi che, dal Teatro Romano di Amman, porta dritto alla Cittadella. Il percorso si copre in circa una mezz’ora, a seconda del tuo allenamento. Tieni conto che gran parte della strada sarà in salita: indossa scarpe e abbigliamento adeguati.

Organizzare la visita alla Cittadella di Amman

Fonte: iStock

Le rovine della Cittadella

Orari e costi per visitare la Cittadella di Amman

Questo sito archeologico giordano è aperto tutti i giorni e può essere visitato con orari leggermente diversi tra estate e inverno:

  • Inverno (ottobre-marzo): dalle 8 alle 17
  • Estate (aprile-settembre): dalle 8 alle 19

L’ora del tramonto è sempre molto gettonata ma anche il mattino presto ha il suo perché. Informati bene su eventuali chiusure anticipate, nel caso la tua visita si svolgesse di venerdì, ovvero nel giorno preposto per la preghiera dei musulmani. Lo stesso vale per le festività islamiche: controlla bene il calendario.

Per quanto riguarda i costi, infine, l’ingresso alla Cittadella di Amman costa circa 4€ per i viaggiatori che non risiedono in Giordania. Questa attrazione culturale è inclusa nel Jordan Pass, una tessera turistica che include le più importanti attrazioni di tutta la Giordania come, per esempio, il Wadi Rhum.

Categorie
Asia Cina Notizie Viaggi viaggiare

Sogni un viaggi in Cina? Per un anno non hai bisogno del visto di ingresso

A partire dal 30 novembre 2024, i cittadini di 38 paesi, tra cui l’Italia, avranno la possibilità di visitare la Cina senza la necessità di richiedere un visto d’ingresso, una misura che apre nuove opportunità di viaggio e affari. La notizia, che arriva direttamente dall’Ufficio Nazionale del Turismo Cinese, è stata confermata dal portavoce del Ministero degli Esteri Cinese, Lin Jian, durante una conferenza stampa tenutasi il 22 novembre 2024.

Questa nuova politica si applicherà a chiunque possieda un passaporto ordinario e desideri visitare la Cina per motivi di turismo, affari, o per visite a parenti e amici. L’unica condizione è che il soggiorno non superi i 30 giorni. Questa misura rappresenta un passo significativo verso una maggiore apertura della Cina nei confronti dei visitatori internazionali, offrendo così nuove opportunità per esplorare uno dei Paesi più affascinanti e dinamici del mondo.

Vediamo più nel dettaglio quali sono i Paesi inclusi nella misura dal Governo della Cina e quali le regole per l’ingresso nel Paese per i cittadini italiani.

I Paesi esentati dal visto per entrare in Cina

Già a partire dallo scorso 1° dicembre 2023, la Cina ha avviato una politica di ingresso senza visto per i cittadini di 38 Paesi, al fine di stimolare i flussi turistici e commerciali dopo la riapertura delle sue frontiere. La misura consente ai visitatori di soggiornare in Cina per un massimo di 15 giorni senza la necessità di richiedere un visto, e si applica a diversi paesi suddivisi in gruppi. Tra i paesi iniziali, rientrano Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, e Malesia. Successivamente, la Cina ha esteso questa esenzione a Svizzera, Irlanda, Ungheria, Austria, Belgio e Lussemburgo (dal 14 marzo 2024), e ha ulteriormente ampliato la lista includendo paesi come Nuova Zelanda, Australia e Polonia (dal 31 luglio 2024).

Con una successiva revisione, invece, il 1° novembre 2024, sono stati aggiunti anche paesi come Slovacchia, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Islanda, Andorra, Monaco, Liechtenstein e Corea del Sud. L’ultima espansione, entrata in vigore dal 30 novembre 2024, ha incluso Bulgaria, Romania, Croazia, Montenegro, Macedonia del Nord, Malta, Estonia, Lettonia e anche il Giappone.

In particolare, l’apertura dell’ingresso senza visto per i cittadini giapponesi in Cina rappresenta un passo significativo verso il rafforzamento dei legami tra i due Paesi, dopo anni di tensioni storiche e politiche. Negli ultimi decenni, le relazioni tra Giappone e Cina sono state segnate da divergenze su temi delicati, come le questioni legate alla Seconda Guerra Mondiale, le dispute territoriali nel Mar Cinese Orientale e il trattamento delle minoranze etniche. Tuttavia, questa nuova politica di liberalizzazione dei visti riflette un rinnovato impegno per la cooperazione e l’interscambio culturale e commerciale. In un contesto ormai post-pandemico, questa iniziativa potrebbe contribuire significativamente a superare le vecchie fratture, promuovendo una diplomazia più aperta e reciproca.

Inoltre, a partire da questa data, la durata del soggiorno senza visto è stata estesa a 30 giorni e le motivazioni ammesse per l’ingresso sono state ampliate, includendo affari, turismo, visite a familiari e amici, scambi culturali e transito. Con queste nuove modifiche, la Cina si propone di favorire un maggiore scambio internazionale e di consolidare i legami con paesi strategici a livello mondiale.

Cina, Nanchino

Fonte: iStock

Una delle strade dello shopping di Nanchino in Cina

Un’opportunità per il turismo e il business

La decisione di semplificare le procedure di ingresso per i turisti e i viaggiatori d’affari arriva in un momento cruciale, con la Cina che sta cercando di rilanciare il proprio settore turistico e attrarre più visitatori internazionali. Grazie a questa iniziativa, i cittadini italiani e degli altri paesi coinvolti potranno visitare la Cina per affari o per piacere senza le tradizionali complicazioni burocratiche legate al visto, rendendo il viaggio più facile e conveniente.

Gli italiani, che da sempre sono attratti dalla cultura millenaria cinese e dalle moderne città come Pechino, Shanghai e Hong Kong, ora potranno approfittare di questa opportunità senza il peso della burocrazia, riducendo notevolmente i tempi di attesa per l’emissione del visto. Inoltre, il turismo d’affari, che rappresenta una parte significativa dei viaggi internazionali, avrà un ulteriore impulso, con professionisti e imprenditori che potranno esplorare nuove opportunità commerciali in Cina con maggiore facilità.

La Cina è uno dei mercati più dinamici al mondo, e per molti imprenditori, visitare il paese è fondamentale per stabilire collaborazioni internazionali, sviluppare reti di business o espandere le proprie attività. Con l’eliminazione del visto per soggiorni brevi, questo processo sarà decisamente più semplice, contribuendo al rafforzamento delle relazioni economiche e commerciali tra la Cina e gli altri paesi.

Anche se la misura è temporanea, estendendosi dal 30 novembre 2024 al 31 dicembre 2025, potrebbe avere ripercussioni durature nel lungo periodo. La facilitazione dell’accesso potrebbe incentivare ulteriori modifiche alle politiche di visto per il futuro, portando a una maggior apertura della Cina a livello globale. Questo potrebbe, ad esempio, tradursi in un incremento delle opportunità di scambio culturale, nell’accelerazione di relazioni commerciali e nel rafforzamento della cooperazione internazionale.

Le regole di ingresso per entrare in Cina

A partire dal 30 novembre 2024 e fino al 31 dicembre 2025, i cittadini italiani in possesso di passaporto ordinario potranno viaggiare in Cina per motivi di affari, turismo, visite a familiari e amici o transito, senza la necessità di richiedere un visto di ingresso, per soggiorni che non superino i 30 giorni. È importante ricordare che, se ospitati presso abitazioni private (e non in strutture alberghiere), i visitatori dovranno registrarsi presso i commissariati di polizia locali entro 24 ore dall’arrivo, fornendo la documentazione richiesta.

Inoltre, i viaggiatori dovranno disporre di un passaporto con almeno 6 mesi di validità residua. Per aggiornamenti sulle normative e le regole di ingresso, si consiglia di consultare le Rappresentanze cinesi in Italia. La vaccinazione contro la febbre gialla è obbligatoria per i viaggiatori provenienti da paesi a rischio, come Kenya ed Etiopia, anche in caso di transito. Per ulteriori dettagli su vaccinazioni e salute, è consigliabile consultare il sito del CDC e il proprio medico.

Categorie
Asia mete storiche Notizie Siria siti archeologici Viaggi

È stata scoperta la più antica forma di alfabeto che si conosca

La storia della scrittura potrebbe essere destinata a cambiare radicalmente grazie a una scoperta archeologica avvenuta recentemente in Siria. Durante uno scavo nell’antica città di Umm El-Marra, un team di ricercatori della Johns Hopkins University, guidato dal professor Glenn Schwartz, ha rinvenuto dei frammenti di cilindri contenenti segni che sembrano essere i più antichi esempi conosciuti di scrittura alfabetica, risalenti addirittura al 2400 a.C.

Questo ritrovamento sposta la datazione delle prime testimonianze di scrittura alfabetica di ben 500 anni indietro rispetto alle attuali evidenze, che indicano come i primi esempi di scrittura alfabetica siano risalenti al 1800 a.C. in Egitto. Vediamo nel dettaglio come è avvenuta la scoperta e quali novità porta con sé.

La scoperta nella tomba di Umm El-Marra

L’importanza di questa scoperta è tanto più significativa considerando che il sito di Umm El-Marra, situato nel nord-ovest della Siria, è noto per aver ospitato una delle civiltà più antiche della regione, risalente alla prima età del bronzo.

Durante gli scavi, i ricercatori hanno portato alla luce una tomba straordinariamente ben conservata contenente sei scheletri, oltre a gioielli in oro e argento, vasi in ceramica, e una punta di diamante, tutti databili al 2400 a.C. Ma la vera sorpresa sono stati quattro cilindri di dimensioni ridotte, simili a un dito, su cui erano incisi dei segni misteriosi che potrebbero rappresentare i primi esempi di scrittura alfabetica.

Questa scoperta invita a riconsiderare l’origine della scrittura alfabetica e il contesto in cui è nata. Se questi segni risalgono veramente al 2400 a.C., allora è possibile che l’alfabeto non sia stato un’invenzione esclusiva delle civiltà dell’Egitto o della Mesopotamia, ma che fosse già in uso in altre regioni del Medio Oriente. L’introduzione dell’alfabeto ha avuto un impatto enorme sulla cultura e società umana, cambiando il modo in cui le persone comunicavano e pensavano. Il fatto che questo sistema possa essere più antico di quanto creduto finora potrebbe rivelare nuovi dettagli sulla storia delle prime civiltà del Vicino Oriente.

Se i segni ritrovati a Umm El-Marra dovessero davvero essere confermati come scrittura alfabetica, i libri di storia dovranno essere aggiornati, e il concetto di “scrittura” dovrà essere riconsiderato alla luce di nuovi ritrovamenti. La scoperta non solo sfida le conoscenze precedenti, ma offre anche un affascinante spunto di riflessione sulle prime forme di comunicazione umana e sul loro impatto sullo sviluppo delle società antiche. L’invenzione della scrittura alfabetica, infatti, ha segnato una rivoluzione culturale che ha cambiato per sempre il corso della storia.

L’alfabeto: una rivoluzione culturale

L’alfabeto è una delle invenzioni più significative della storia umana, poiché ha permesso di comunicare in modo più semplice e veloce rispetto ad altri sistemi complessi di scrittura, come i geroglifici o i cuneiformi. Le prime forme conosciute di scrittura alfabetica risalivano fino a oggi all’Egitto centrale, intorno al 1800 a.C., e si trattava di alcuni graffiti incisi su pietra. Ma la scoperta in Siria potrebbe riscrivere questa cronologia.

I cilindri trovati a Umm El-Marra potrebbero, infatti, appartenere a una scrittura alfabetica primitiva, un sistema di simboli che potrebbe essere stato utilizzato per etichettare contenitori e vasi, come suggerisce lo stesso Schwartz. Gli archeologi ipotizzano che i fori visibili sui cilindri potrebbero essere stati usati per legarli o appenderli ai contenitori, come etichette per identificarne il contenuto.

La difficoltà principale per gli archeologi è la decifrazione dei segni trovati. Al momento, infatti, non ci sono abbastanza strumenti o dati per tradurre con certezza i testi incisi sui cilindri. Nonostante ciò, l’importanza di questi ritrovamenti non può essere sottovalutata. Se davvero questi segni sono alfabetici, la scoperta rappresenterebbe una testimonianza di una tradizione scrittoria completamente diversa da quelle finora conosciute e aprirebbe dunque scenari nuovi sulla nascita della scrittura e sulle popolazioni che la utilizzavano.

Categorie
Asia Corea Del Sud Idee di Viaggio itinerari culturali Seul Viaggi

Jongmyo Shrine a Seul: l’incontro tra storia e spiritualità

La Corea del Sud è una terra dalla storia antichissima, con un passato costellato dal passaggio di diverse dinastie, regni, eventi storici e influenze culturali che ne hanno plasmato la fisionomia e il carattere fino a farle prendere i connotati per i quali la conosciamo oggi. La celebrazione di questo passato millenario prende vita nei numerosi palazzi e siti che, come libri di storia, raccontano le vicende di epoche lontane. A Seul, capitale della Corea del Sud, si concentrano tanti di questi edifici ma ce n’è uno in particolare che oggi vi vogliamo raccontare: il Jongmyo Shrine, un sito che conserva tra le sue mura l’essenza della storia e della cultura sudcoreana. In questa guida abbiamo raccolto tutto quello che devi sapere per organizzare al meglio la tua visita in questo splendido palazzo.

Storia e significato del Jongmyo Shrine

Costruito nel 1394 per volontà del re Taejo, primo della dinastia Joseon, rappresenta un luogo sacro di estrema importanza per la cultura confuciana. Infatti, questo santuario è il più antico tra quelli dedicati ai sovrani e ancora in perfetto stato di conservazione; tanto che, ancora oggi, si svolgono qui le stesse cerimonie tradizionali iniziate nel XIV secolo. Dalla sua edificazione, l’edificio venne ampliato in modo costante nel tempo, fino al 1592 – anno in cui venne bruciato dalle forze armate giapponesi. Nel 1601 il complesso venne ricostruito e mantenuto nella sua totale originalità fino ai giorni nostri. Come ti raccontavamo all’inizio di questa guida, il Jongmyo Shrine è un luogo di profonda connessione spirituale per il popolo sudcoreano e venne costruito per essere dedicato al culto degli antenati reali, una pratica essenziale nella filosofia confuciana che simboleggia e celebra l’armonia tra passato e presente. Anche il modo in cui venne costruito non è casuale: la sua semplicità architettonica, infatti, riflette il valore della dignità e la disposizione dei suoi spazi è pensata per trasmettere rispetto e sacralità. Nel 1995, il Jongmyo Shrine è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. 

Cosa vedere al Jongmyo Shrine di Seul

Dettaglio dello Jongmyo Shrine a Seul

Fonte: iStock

Un porticato del Santuario Jongmyo Shrine a Seul

La visita al Jongmyo Shrine è davvero emozionante: l’edificio e i suoi terreni si estendono per circa 19,4 ettari, gli edifici sono situati in vallate e circondati da colline, con modifiche artificiali progettate per rafforzare l’equilibrio degli elementi naturali, in linea con i principi tradizionali del pungsu, ovvero la geomanzia coreana. Ma cosa puoi vedere durante la tua visita in questo sito storico? Ecco un elenco delle parti più interessanti dell’edificio:

  • Jeongjeon: è la sala principale del santuario, cuore pulsante dell’intera struttura ed è un edificio in legno (tra i più antichi e lunghi di tutta la Corea). All’interno di questa stanza sono custodite le tavolette ancestrali dei reali della dinastia Joseon. Queste tavolette sono quelle originarie, salvate dalla distruzione nipponica poiché nascoste a casa di un cittadino.
  • Yeongnyeongjeon: conosciuta anche come “sala della pace eterna”, questa sala fa parte del progetto di ampliamento del palazzo, è più piccola rispetto al Jeongjeon e ospita le tavolette ancestrali dei reali meno significativi della dinastia Joseon.
  • Percorso cerimoniale: a dividere il cortile principale in tre parti c’è un sentiero in pietra. L’area centrale del sentiero è riservata agli spiriti dei re e delle regine della dinastia e, per rispettare la tradizione e la cultura di questo luogo, quest’area non va assolutamente calpestata.
  • Cerimonia rituale del Jongmyo Jerye:
se vuoi immergerti nella tradizione spirituale di questo luogo allora ti consigliamo di visitarlo la prima domenica di maggio, giorno in cui si tiene il Jongmyo Jerye, una cerimonia rituale di circa 6 ore che include musica, danze e canti tradizionali. Un’occasione davvero unica!

Visitare il Santuario di Jongmyo Shrine: le info utili

Prima di visitare il santuario è utile avere sotto mano una serie di informazioni pratiche volte a permetterti di vivere l’esperienza al meglio. Dalla durata della visita a come raggiungere il palazzo, ecco uno schema riassuntivo di tutte quelle nozioni fondamentali per la tua organizzazione:

  • Durata della visita: ovviamente tutto dipende dai tempi di ogni persona ma, in linea di massima, per visitare e godere appieno delle bellezze del santuario Jongmyo Shrine, ci vuole circa un’ora/un’ora e mezza.
  • Quando visitarlo: il santuario è soggetto a variazioni di orario in base alla stagione; è aperto tutto l’anno dal mercoledì al lunedì dalle 9:00 alle 18:00 con orari prolungati durante la stagione estiva. Un consiglio: se volete godervi lo spettacolo della cerimonia del Jongmyo Jerye, una delle più antiche al mondo, allora ti consigliamo di organizzare il tuo viaggio in modo da essere nel sito la prima domenica di maggio.
  • Costo dei biglietti: per accedere al Santuario di Jongmyo, dovrai comprare un biglietto dal costo di 1.000 WON (circa 70 centesimi). Se hai intenzione di visitare più attrazioni nella splendida Seul, ti consigliamo di informarti sulla possibilità di acquistare un pass combinato per visitare anche altri siti storici. Un’ottima strategia per risparmiare!
  • Visite guidate: prenotando un tour con molto anticipo – c’è un limite di accessi giornaliero alla struttura – potrai prendere parte a una visita guidata e farti accompagnare in un viaggio nella storia e nella cultura di questo posto da una guida locale esperta. I tour sono disponibili in inglese, coreano, giapponese e cinese.

Come arrivare al Santuario di Jongmyo Shrine

Il Jongmyo Shrine si trova nel cuore della capitale della Corea del Sud, Seul. Pertanto è facilmente raggiungibile grazie all’efficiente sistema di trasporti della città. Ci sono diversi modi per raggiungerlo: puoi optare per la metropolitana prendendo le linee 1,3 e 5 e scendendo alla stazione Jongno 3-ga. Se arrivi dalla linea 1 prendi l’uscita 11, altrimenti l’uscita 8; dopodiché avrai circa 10 minuti di camminata per raggiungere il Santuario. In alternativa puoi prendere un autobus (le linee 101, 102, 151, 162, 172, 201, 202, 501, 701 portano alle fermate Jongmyo Shrine o Jongno 3-ga e da lì potrai seguire le indicazioni). Un’ultima opzione per raggiungere il santuario è prendere il taxi, per il quale ti basterà fornire all’autista l’indicazione della tua meta.

Non una semplice attrazione da visitare, il Jongmyo Shrine è un viaggio nella macchina del tempo della storia della Corea. Un luogo che tiene in vita la memoria dei re e regine Joseon e che non lascia cadere nell’oblio le tradizioni ancestrali che hanno definito il carattere della filosofia confuciana. Un luogo dove passato e presente convivono e raccontano una storia di devozione, rispetto e armonia.