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Il Cammino delle Dolomiti, l’itinerario più panoramico d’Italia

La bella stagione è sempre più vicina e, in un modo o nell’altro, si rivela il momento dell’anno ideale per fare trekking. Di sentieri in Italia ce ne sono davvero tantissimi, ma oggi vogliamo portarvi a scoprire il più panoramico del nostro Paese: il Cammino delle Dolomiti.

Cosa c’è da sapere sul Cammino delle Dolomiti

Le Dolomiti, da molti considerate le montagne più belle della Terra, sono in grado di regalarci scorci che il resto del mondo ci invidia. Ammirarle a passo lento e udendo al contempo i suoni della natura, non può che essere un’esperienza a dir poco appagante.

E il Cammino delle Dolomiti ci permette di farlo al massimo possibile: è un percorso ad anello che si dirama in 30 tappe che abbracciano l’intera provincia di Belluno. In poche parole questa straordinario tragitto porta a conoscere le terra di Tiziano, Dino Buzzati, Papa Luciani. Delle Dolomiti Patrimonio Unesco, del Parco Nazionale, del Piave. Di Marmolada, Civetta, Pelmo, Tofane, Tre Cime. Di Belluno, Feltre, Cortina d’Ampezzo, del Vajont.

Una tappa al giorno, per un mese intero, attraverso cinquecento affascinanti chilometri. Ovviamente ognuno può strutturarlo come preferisce, magari due tappe a scelta, per un fine settimana lento, intenso e profondo. In sostanza, lo si può modulare come riteniamo più opportuno.

Questo sentiero che porta nel cuore delle Dolomiti è stato pensato per andare a piedi, ma ai più avventurosi farà piacere sapere che per molti tratti è percorribile anche in bicicletta.

Dolomiti Bellunesi cammino

Fonte: iStock

Alla scoperta delle Dolomiti Bellunesi

Per chi è indicato

Il Cammino delle Dolomiti non è solo un semplice trekking: risponde al bisogno di ritrovare se stessi, nella fatica e nello stress quotidiano, nel silenzio, nel ritmo dei propri passi, nella condivisione e nel confronto con la gente, nel vivere la storia, la spiritualità e la cultura dei luoghi.

Pe compierlo è necessario l’impegno, la dedizione, l’amore per la terra che si attraversa e per la gente che vi si può incontrare. 30 tappe che sono impegnative per lunghezza, ma che allo stesso tempo presentano un tracciato agevole e non pericoloso, pensato per i gruppi e le famiglie desiderose di un contatto emozionante con la natura di queste montagne.

Ma non solo: le soste si possono fare in località dove sono presenti strutture ricettive adatte a chi cammina, spartane ma dignitose e di prezzo contenuto. Parliamo di agriturismi, bed &breakfast, campeggi, ostelli, case per ferie, rifugi. Luoghi in cui ci sono a disposizione anche i timbri per riempire le trenta caselle e completare la tessera del viandante. La difficoltà è E o EE, in funzione della tappa scelta.

Le 30 tappe del Cammino delle Dolomiti

Come vi accennavamo in precedenza, le tappe del Cammino delle Dolomiti sono ben 30 e conducono direttamente a contatto con la dimensione più autentica di queste straordinarie montagne, seguendo le orme lasciate dall’uomo nei secoli.

Ciò vuol dire che il percorso mette in relazione i luoghi della più antica presenza umana e delle più rilevanti testimonianze storiche e artistiche nella provincia di Belluno, perle incastonate in una natura preziosa. Si seguono le antiche muratiere e i sentieri che l’uomo ha tracciato in quota, prima che fossero create le attuali strade di fondovalle.

Nel dettaglio le tappe si suddividono in:

  • tappa n. 1 San Vittore – Facen;
  • tappa n° 2 – Facen, Cima Loreto;
  • tappa n° 3 – Cima Loreto, Croce d’Aune;
  • tappa n° 4 – Croce d’Aune, Arson;
  • tappa n° 5 – Arson, Col Cumano;
  • tappa n° 6 – Col Cumano, Sospirolo;
  • tappa n° 7 – Sospirolo, Val Imperina;
  • tappa n° 8 – Valle Imperina, Col di Prà;
  • tappa n° 25 – Perarolo di Cadore, Longarone;
  • tappa n° 26 – Longarone, Farra d’Alpago;
  • tappa n° 27 – Farra d’Alpago, Nevegal;
  • tappa n° 28 – Nevegal, Belluno;
  • tappa n° 29 – Belluno, Trichiana;
  • tappa n° 30 – Trichiana, San Vittore.

Lungo tutti questi chilometri le meraviglie da non perdere sono davvero tantissime.

trekking delle dolomiti belluno

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Panorami lungo il Cammino delle Dolomiti

Cosa vedere assolutamente

Difficile fare una selezione delle meraviglie da ammirare durante il Cammino delle Dolomiti, ma secondo il nostro punto di vista non dovete assolutamente perdervi ciò che vi stiamo per elencare.

Per prima cosa il punto di partenza: il Santuario dei Santi Vittore e Corona alle porte di Feltre. Si tratta di un’antica basilica che si rivela una gemma della fede arroccata sul Monte Miesna da cui si scende percorrendo il Sentiero dei Capitelli fino all’abitato di Anzù.

Molto interessante è anche la quarta tappa che parte dalla piazza di Croce d’Aune, nel comune di Pedavena, ossia dal territorio del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Da qui si imbocca il sentiero “Chiesette pedemontane” che porta al borgo di Arson.

Particolarmente panoramica è la tredicesima tappa che da Passo Falzarego segue diversi sentieri che conducono in angoli del nostro Paese che tolgono davvero il fiato.

Altrettanto eclatante è la tappa numero 17 che ha inizio dalla chiesa parrocchiale di S. Giustina, collocata nella piazza principale di Villagrande e prosegue per via Tarin in direzione Larietto, da dove si può intravedere la via Crucis che porta al Colle del Calvario, un antico sito religioso di epoca preromana.

L’itinerario si sviluppa poi in costa fino ad incontrare la strada forestale. Durante questo tratto avrete l’opportunità di intraprendere il percorso “troi di mistieri” che si snoda prima in discesa fino a Mulino Berto e poi in salita verso Dosoledo. Una volta attraversato questo caratteristico paesino di montagna, si giunge a borgata Sacco dove si incontra un altro interessante itinerario tematico “al troi dli tradizion” che collega Dosoledo a Candide e che presenta numerose sculture rappresentanti la storia e le tradizioni del luogo.

Dosoledo belluno

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Il paesino di montagna Dosoledo

La tappa 24, invece, inizia dalla Piazza di Pieve di Cadore, nei pressi della chiesa di S. Maria Nascente, e prosegue fino al santuario del Cristo Crocifisso dove alcune scalette e un sentiero conducono alla pista ciclabile da seguire verso Tai.
Percorrendo la pista ciclabile, una volta superata la vecchia stazione ferroviaria e il campo di pattinaggio, è necessario attraversare la strada asfaltata che porta a Cortina d’Ampezzo. Da lì si prosegue fino ad attraversare un ponte che conduce alla alla meta finale della tappa: Perarolo di Cadore, dove è possibile visitare il Museo del Cidolo e del Legname, la chiesa parrocchiale di S. Nicolò, nonché la “villa reale” Palazzo lazzaris-Costantini.

Infine, molto interessante (anche se in realtà sono una più bella dell’altra) è la tappa numero 29 che parte da Piazza Duomo a Belluno e sale verso il quartiere di Mussoi. Da qui si attraversa poi il Bosco delle Castagne per raggiungere il paese di Tisoi caratterizzato dalla presenza di numerose case tradizionali che conservano ancora il cosiddetto “piol”, la terrazza esterna in legno.

L’itinerario scende verso Bribano e la chiesetta di San Nicolò a Bribanet per poi giungere a Longano e quindi in località San Felice dove si attraversa l’omonimo ponte sul fiume Piave arrivando a Trichiana.

Insomma, passo dopo passo il Cammino delle Dolomiti regala meraviglie davvero uniche nel loro genere.

Belluno dolomiti

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Veduta di Belluno
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Queste sono le coordinate per raggiungere un lago segreto a forma di cuore

È all’ombra dei sentieri più battuti dal turismo di massa che si nascondo le meraviglie più straordinarie che appartengono al mondo che abitiamo. Capolavori naturali o artificiali apparentemente invisibili che si svelano davanti agli sguardi attoniti degli avventurieri che osano spingersi ai confini di ciò che non conoscono.

Ed è proprio uno di questi luoghi che vogliamo raggiungere insieme a voi oggi. Una piccola oasi naturale sconosciuta ai più, dove la natura lussureggiante e più rigogliosa che mai è diventata la cornice di uno dei paesaggi più suggestivi che abbiamo mai visto.

Ci troviamo nel cuore rurale della Polonia occidentale, e più precisamente tra i comuni di Miedzyrzecz e di Trzciel. È qui che è stato scoperto uno specchio d’acqua dalla bellezza mozzafiato che però rivela il suo lato più romantico solo dall’alto. E noi abbiamo trovato le coordinate per raggiungere il lago segreto a forma di cuore. Curiosi di scoprirle?

Il lago a forma di cuore in Polonia

Sono immagini, quelle del lago Czarne, che hanno fatto il giro del web. Del resto quando la natura ci restituisce istantanee così è impossibile restare immuni da tanta bellezza. Le fotografie che raffigurano questo specchio d’acqua a forma di cuore, sono state scattate da un drone che stava sorvolando proprio i territorio della Polonia occidentale. Al confine tra Miedzyrzecz e Trzciel il piccolo aeromobile ha svelato l’immagine più romantica di sempre.

Non sappiamo le origini di questo lago immerso nella natura, né la sua età anagrafica. Sicuramente si tratta di un luogo segreto che è stato custodito dagli abitanti dei villaggi limitrofi per molto tempo, almeno fino a quando un uomo ha diffuso le prime immagini scattate proprio con un drone inviandole ad alcuni media locali.

Grazie alla veduta a volo d’uccello, è stato possibile ammirare questo bacino d’acqua da una prospettiva del tutto nuova. Si tratta di un cuore azzurro nascosto nel verde lussureggiante delle foreste circostanti. Ora tutti parlano di lui. Cittadini e viaggiatori hanno iniziato la ricerca di questo lago segreto per toccare con mano tutta la magia che gli appartiene.

Le coordinate del lago segreto

Per raggiungere questa piccola oasi romantica, occorre raggiungere la Polonia rurale occidentale. È in questo lato del Paese, e più precisamente nei pressi dei comuni Miedzyrzecz e di Trzciel, che inizia la nostra avventura. Una volta lasciata l’automobile nei pressi del parcheggio forestale situato proprio ai confini delle due cittadine, è possibile proseguire a piedi prendendo il sentiero che conduce direttamente al lago.

In circa 30 minuti di cammino si arriva al cuore del lago segreto, un luogo completamente immerso nella natura lussureggiante che è diventato l’habitat di numerosi esemplari di flora e di fauna.

Una volta diffuse le fotografie in rete, il lago Czarne si è trasformato in una vera e propria attrazione turistica, una meta imprescindibile per tutti gli amanti del silenzio e della natura. Del resto, a guardare le immagini, il desiderio di raggiungere questo luogo e trascorrere qui momenti all’insegna della grande bellezza, ha riguardato tutti.

Volete raggiungerlo anche voi? Queste sono le coordinate del lago segreto a forma di cuore: 52.430137947369104, 15.704703118384254. Vi basterà inserirle su Google Maps e iniziare la navigazione.

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Alla scoperta della Foresta Nera sulle orme delle sue particolari leggende

Con questo nome un po’ misterioso ed evocativo, la curiosità è davvero tanta: che cos’è la Foresta Nera, e quali sono le sue infinite bellezze assolutamente da scoprire? Quest’ampia regione montuosa della Germania, che si dipana al confine con la Francia e la Svizzera, è senza dubbio uno dei luoghi più affascinanti che possano esistere al mondo. Paesaggi naturali così tanto diversi tra loro si affastellano in un territorio che da secoli è popolato di leggende da brividi, che rendono tutto ancora più emozionante.

La Foresta Nera, un posto incantato

Dalle colline erbose alle imponenti montagne dal profilo inquietante, dai rigogliosi boschi di abeti neri scuri ai piccoli laghi di acque turchesi: la Foresta Nera è una regione ricca di sorprese, dove immergersi in una natura incontaminata come difficilmente si può trovare altrove. Questa ampia zona montuosa si trova lungo il confine occidentale della Germania ed è costellata di luoghi meravigliosi, di piccoli borghi fatati e di tradizioni antichissime. I turisti ne rimangono incantati, portando via con loro un ricordo memorabile di paesaggi bellissimi e di piatti tipici prelibati che hanno fatto breccia nel cuore (e nello stomaco).

Quali sono le tappe più suggestive di un viaggio alla scoperta della Foresta Nera? Sicuramente c’è Friburgo, pittoresca cittadina di confine che offre un panorama spettacolare: nel centro storico spicca il campanile della Cattedrale di Nostra Signora, capolavoro gotico di rara bellezza. A non molta distanza si può visitare il villaggio museo di Gutach, che si estende per ben 50mila metri quadri accogliendo moltissime strutture tipiche della regione. Passeggiare all’aria aperta ammirando gli edifici è come fare un tuffo indietro nel tempo, ed è un modo davvero curioso di fare la conoscenza di culture così lontane dalla nostra.

Chi ama i paesaggi naturali, non può che sorprendersi davanti allo spettacolo delle Cascate di Triberg, le più alte di tutta la Germania. Con un totale di oltre 160 metri di salto, le loro acque spumeggianti si tuffano tra le rocce ricoperte di muschio, formando una piccola piscina cristallina. Per arrivarci, si possono percorrere diversi sentieri panoramici: è l’ideale per chi vuole fare un’escursione, con la promessa di giungere in un luogo magico dove potersi concedere un po’ di relax, con il fragore dell’acqua a fare compagnia. A poca distanza, si può poi visitare un curioso museo che raccoglie centinaia di orologi a cucù.

Le misteriose leggende della Foresta Nera

Miti e leggende si rincorrono per tutta la Foresta Nera, regalando suggestioni ai turisti che le ascoltano dagli abitanti del luogo. Una delle storie più affascinanti è quella che riguarda il monastero di St. Blasien, un complesso architettonico meraviglioso: si narra che due monaci, tanti e tanti secoli fa, fossero particolarmente malvagi con i poveri paesani del villaggio di St. Blasien, e dopo la loro morte continuassero ad infestare i dintorni sotto forma di spettri. Un giovane monaco cappuccino avrebbe quindi compiuto un vero e proprio miracolo, riuscendo a catturarli e a rinchiuderli in due sacchi, per poi gettarli dalla vetta del monte Feldberg e lasciarli affondare tra le acque del lago Feldsee.

Un’altra leggenda inquietante ha invece come protagonista una giovane ragazza sottomessa alle angherie di suo fratello, soprannominato il “servo nero”. Quest’ultimo la costrinse a sposare un uomo di cui non era innamorata, e dal quale veniva trattata malissimo. In preda alla disperazione, la donna riuscì a fuggire e, perdutasi nel bosco, venne soccorsa da alcuni nani che le indicarono una grotta segreta, quella che oggi conosciamo con il nome di Grotta di Hasel (un gioiello ricco di stalattiti). Il fratello e il marito, inseguendola, rimasero vittime di alcuni massi caduti dalla cima della montagna, e la giovane fu finalmente libera.

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Carnevale: le manifestazioni imperdibili nei borghi d’Italia

Il Carnevale è una delle feste più colorate, divertenti e attese da grandi e piccini e sono tantissime le manifestazioni storiche in tutta Italia. Oltre a quelle più antiche e famose anche all’estero, ci sono anche moltissimi appuntamenti, alcuni dei quali ancora poco conosciuti, cui vale assolutamente la pena partecipare. Ecco quelli da non perdere.

Gli appuntamenti con il Carnevale in Trentino-Alto Adige

El Carneval de Valfloriana in Val di Flemme

Sabato 18 febbraio nel borgo di Valfloriana, in Val di Flemme, si terrà un lungo corteo di personaggi con maschere lignee e costumi sgargianti che parte da frazione Sicina fino alla frazione Villaggio. Si tratta di uno dei Carnevali più antichi del Trentino Alto Adige. L’evento è noto per i famosi ‘Matoci’, maschere di legno lavorate a mano che rendono questo appuntamento davvero imperdibile.

Carnevale e Sciata asburgica a Madonna di Campiglio

Dal 19 al 24 febbraio Madonna di Campiglio, amata per le sue piste, rivive l’atmosfera dei fasti della corte asburgica con la Principessa Sissi e l’Imperatore Francesco Giuseppe. Accanto alle numerose iniziative da osservare come spettatori, ci saranno altrettante occasioni da vivere come protagonisti di una fiaba. Tra queste la “Sciata asburgica” (su prenotazione) in programma giovedì 23 febbraio. Gli ospiti potranno noleggiare il costume d’epoca, da scegliere in una collezione di numerosi modelli, e poi avventurarsi sulle piste della Skiarea Campiglio Dolomiti di Brenta a fianco della coppia imperiale, culminando l’esperienza con un gustoso aperitivo in rifugio alpino.

Il Carnevale ladino in Val di Fassa

Sono numerose le manifestazioni organizzate per Carnevale nelle diverse piazze dei paesi della Val di Fassa, mondo fatato in Trentino, ma l’appuntamento più atteso è senza dubbio quello di Campitello. Come ogni anno, la domenica che precede Martedì Grasso, in Piaz de Ciampedel, sfilano moltissime maschere che indossano le tipiche “facères da bel e da burt” (maschere, “belle” o “brutte”, finemente intagliate nel legno da artisti locali) e si esibiscono in sketch spiritosi e scherzi, coinvolgendo gli spettatori. Come da tradizione, la parata è aperta dal “Grop de la Mescrès de Cianacei e Gries” (Gruppo delle maschere di Canazei e Gries) che si esibirà con Lachè, Bufon e Marascons, le maschere “guida” uniche in tutto l’arco alpino, nei loro costumi riccamente decorati.

Carnevale sulle Fontane a Vigo di Fassa

Il Carnevale Fassano è il periodo più allegro, spensierato e chiassoso di tutto l’anno. Fino al 21 febbraio, a Vigo, in provincia di Trento, si può seguire un’originale percorso a tappe che accompagna i visitatori alla scoperta delle tradizioni ladine. L’itinerario conduce negli angoli caratteristici del paese, uno dei Borghi più belli d’Italia, dove ci si imbatte in 11 casette sulle fontane, realizzate artigianalmente da privati, scolaresche ed associazioni di volontariato, ognuna delle quali racconta un aspetto diverso del Carnevale, dalle maschere tipiche, le cosidette “faceres”, ai variopinti costumi, dalle leggende agli antichi riti propiziatori. Il 21 febbraio si terrà anche la grande parata di carnevale con tante maschere lungo Strada Rezia e, a seguire, festa con musica, ballo e delizie gastronomiche tipiche.

Gli appuntamenti con il Carnevale in Friuli-Venezia Giulia

Una delle tradizioni più caratteristiche di Sappada/Plodn, isola linguistica di matrice tedesca, è il Carnevale (Vosenòcht), momento fondamentale in cui si intrecciano ritualità e folclore. Protagoniste assolute sono le maschere in legno intagliate da artigiani locali e tramandate di generazione in generazione. I festeggiamenti si svolgono come un tempo nelle tre domeniche che precedono la Quaresima, dedicate ai tre diversi ceti della società: la “Domenica dei poveri” (pèttlar sunntach), in cui si usa vestire abiti dimessi e svolgere i lavori più umili per guadagnarsi da vivere; la “Domenica dei contadini” (paurn sunntach) che rievoca gli antichi lavori agricoli e la “Domenica dei signori” (hearn Sunntach), espressione della classe benestante e occasione di sfoggio dei costumi più raffinati. Durante questo periodo si possono gustare specialità come i mogn kropfen e le orecchiette di coniglio. La manifestazione dura fino al 21 febbraio.

L’antichissimo Carnevale di Muggia

Nel bellissimo borgo di Muggia scopriamo le origini antichissime di un Carnevale imperdibile, citato ufficialmente per la prima volta negli statuti comunali del 1420. El Carneval de Muja era caratterizzato da alcune usanze, tra cui la caccia al toro, d’origine veneta, e il ballo della verdura, che si svolgeva il martedì grasso in quella che oggi è Piazza Marconi. Le donne e gli uomini danzano con il capo ornato da verdi ghirlande, reggendo in mano un arco d’oro di fronde e di arance. La sfilata avrà luogo il 19 febbraio. Tra i dolci troviamo le frittole triestine, “polpettine ” con uvetta e pinoli, fritte e in alcuni casi farcite con crema o cioccolato.

Carnevale di Resia, tra dolci e monumenti

Un fitto calendario di eventi, escursioni naturalistiche e stage di danza è in programma dal 17 al 22 febbraio a Resia, in occasione del Carnevale (Püst), oltre alla possibilità di gustare le pietanze tipiche nei ristoranti del borgo e di visitare il Museo dell’Arrotino e il Museo della Gente della Val Resia. Protagonisti della manifestazione diventano due dolci molto particolari: la sope e il bujarnik, quest’ultimo annoverato tra i prodotti agroalimentari tipici del Friuli Venezia Giulia.

Carnevale di Sauris con la “Notte delle Lanterne”

Sauris/Zahre, borgo incastonato nelle Alpi Carniche, ha una tradizione legata al Carnevale tra le più radicate dell’arco alpino: protagonisti della festa sono il Rölar, figura magica e demoniaca con il volto ricoperto dalla fuliggine, e il Kheirar, il re delle maschere. La tradizione prevede la preparazione dei vledlan (frittelle con le erbe), che nella frazione di Lateis assume la forma tronca di ‘vlé’ (nella lingua germanica locale significa anche pulce), a base di farina, zucchero, uova e arricchiti da grappa ed erbe aromatiche, come la menta selvatica e la salvia. Il sabato prima del mercoledì delle Ceneri, il 18 febbraio, avrà luogo la tradizionale “Notte delle Lanterne”, suggestiva passeggiata al chiaro di luna.

Le altre manifestazioni imperdibili

Ritorna la Zinghenesta nella Valle del Biois

Domenica 19 febbraio, la Zinghenesta, tradizionale festa in maschera di Canale d’Agordo, in provincia di Belluno, celebra la decima edizione dopo due anni di stop. L’iniziativa coinvolgerà tutta la Valle del Biois, per l’intera giornata: la sfilata partirà alle 8 della mattina da Falcade in direzione Caviola e intorno a mezzogiorno giungerà a Canale d’Agordo, nella piazzetta di Tancon, davanti alla Casa delle Regole. Qui ci sarà uno dei momenti più importanti della giornata: la rivelazione della Zinghenesta, cioè della ragazza più bella del paese, cui seguirà la sfilata della protagonista della festa e del suo seguito, fino all’evento clou del pomeriggio: il processo al Carnevale, preceduto dal concorso della maschera più bella.

Carnevale dei Bambini ad Acquasparta

Il 19 febbraio sarà l’ultimo giorno dedicato al Carnevale dei Bambini di Acquasparta, perla umbra in provincia di Terni, inserita nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia. In programma l’esibizione delle Majorettes Pomezia Diamond e del gruppo bandistico Città di Acquasparta. In occasione della manifestazione sarà attiva la taverna, dove poter degustare menù a base di piatti tipici locali.

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La sorprendente Capitale Europea della Cultura 2024

Nel 2024, l’affascinante Bodø, in Norvegia, sarà Capitale Europea della Cultura, la prima città a nord del Circolo Polare Artico a detenere il prestigioso titolo. Un’occasione imperdibile per scoprire questa sorprendente località, che ha annunciato un programma ricco di eventi – circa 600 – in tutta la contea del Nordland. Ecco quelli di spicco.

Gli eventi a Bodø, Capitale Europea della Cultura 2024

Sarà il 3 febbraio 2024 la data ufficiale di inaugurazione di Bodø Capitale Europea della Cultura, con una grande produzione che si svolgerà nel porto interno della città che, secondo quanto auspicano gli organizzatori, potrebbe vedere la partecipazione di oltre 20.000 spettatori. Si punta ad attirare per il prossimo anno oltre 500.000 visitatori a Bodø e nel Nordland. La festa è già stata annunciata come la più lunga del mondo, sia in termini di tempo che di area coperta, considerando che la contea norvegese si estende per oltre 800 km da nord a sud.

Tra i numerosi eventi e attrazioni da non perdere il prossimo anno a Bodø, spiccano:

  • il primo festival al mondo 100% sostenibile
  • l’unica biennale europea di land art
  • un falò di mezza estate
  • un festival della libertà
  • un viaggio storico lungo la Nordland Railway
  • un concerto in una grotta sommersa
  • una scultura alta 10 metri in mare
  • una mostra che esplora il lato oscuro del premio Nobel Knut Hamsun
  • un’opera lirica sullo stoccafisso
  • un museo pop-up Sámi
  • roadshow e festival del cibo artico
  • il primo festival della luce del Nordland

A un anno dall’inizio, il programma è ancora in fase di sviluppo e sono assicurate molte altre sorprese.

Alla scoperta di Bodø, mini metropoli della Norvegia settentrionale

Prima di Bodø, solo altre due città norvegesi si sono guadagnate il titolo di Capitale Europea della Cultura: Bergen, città dei sette fiordi e sette colli, nel 2000 e Stavanger nel 2008. Questa mini metropoli della Norvegia settentrionale costituisce sia il centro urbano di Salten che il naturale punto di partenza per esplorare il resto della regione, come le mozzafiato isole Lofoten, e si raggiunge facilmente da Oslo con un volo di 90 minuti. A renderla irresistibile è l’incredibile mix di natura, cultura e ospitalità.

Tra le attrazioni di Bodø, che meritano una visita c’è Il Kulturkvartalet Stormen, affascinante polo culturale con la biblioteca definita da “Wired Magazine” nel 2016 una delle 10 più belle al mondo e l’auditorium che attrae star di fama internazionale. Tanti gli eventi e le manifestazioni che hanno trasformato questa città, cresciuta grazie alla pesca delle aringhe, in un vivace e moderno centro culturale. Una volta qui è però d’obbligo anche una escursione a piedi nell’area a nord est chiamata Bodømarka o sulle montagne nei pressi della cittadina. Tra le gite fuori porta preferite dalla gente del posto c’è quella sull’altopiano Keiservarden, adatta quasi a tutti, da cui si può perfino assistere al festival musicale “Nordland Musikkfestuke”, che si tiene ad agosto.

Appena fuori Bodø si può, inoltre, ammirare il gorgo marino più potente al mondo. Quattro volte al giorno un enorme volume di acqua si getta violentemente nello stretto di Saltstraumen, in alcuni punti largo appena 150 metri, creando enormi vortici tra i fiordi. I viaggiatori arrivano fin qui da ogni parte del mondo per osservare questo spettacolare fenomeno naturale famoso in tutto il pianeta. Il momento ideale per ammirarlo è con la luna nuova o la luna piena, e fino a tre giorni dopo, quando la differenza tra l’alta e la bassa marea può arrivare fino a tre metri.

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Londra: la casa delle bambole infestata è l’inizio di un’esperienza da brividi

Organizzare un viaggio a Londra, in ogni periodo dell’anno e in tutte le stagioni, è sempre un’ottima idea. La capitale dell’Inghilterra e del Regno Unito, infatti, è una città che non smette mai di sorprendere. Lo fa con la sua storia antichissima e con i suoi monumenti imponenti e maestosi che arricchiscono la scena urbana.

Lo fa con il Palazzo del Parlamento, l’iconica torre dell’orologio e l’abbazia di Westminster. Con la straordinaria ruota panoramica London Eye e con tutti i quartieri caratteristici che si snodano sulle rive del Tamigi e che pullulano di arte, cultura e vita.

All’ombra dei monumenti più iconici della città, però, c’è adesso una nuova attrazione, inedita e inaspettata che solo a guardarla fa accapponare la pelle. Si tratta di una grande e inquietante casa delle bambole infestata, dove solo i più coraggiosi oseranno entrare. Ma non basterà stargli lontano, perché questa dimora non è altro che l’inizio di un’esperienza da brividi.

Perché c’è una casa infestata a Londra?

All’inizio del 2023 è stata diffusa una notizia che ha fatto esultare gli appassionati del terrore e del paranormale: l’inaugurazione di una nuova attrazione da brivido. Molto più di un parco a tema, quella del The Curse at Alton Manor è una vera e propria avventura del terrore destinata solo ai cuori più impavidi.

Questa nuova e incredibile attrazione è situata ad Alton, un villaggio nello Staffordshire costruito intorno al sito di Alton Mansion, un’antica dimora un tempo appartenuta ai Conti di Shrewsbury, la cui famiglia è ricordata attraverso antiche storie e misteriose leggende.

È proprio per dare un piccolo anticipo a tutto quello che accadrà in questo parco a tema, a partire dal 18 marzo, che l’Alton Towers Resort ha pensato bene di far apparire nella città di Londra una casa delle bambole infestata.

La dimora fatiscente e inquietante è stata installata sull’Isle of Dogs, la penisola situata nell’East End di Londra e circondata su tre lati dal Tamigi. Proprio qui, cittadini e viaggiatori che si trovavano in città, si sono risvegliati negli scorsi giorni davanti a una casa spaventosa ricca di elementi inquietanti e di indizi soprannaturali che anticipano in qualche modo l’esperienza oscura e terrificante che si potrà vivere all’interno del parco a tema.

Ad accogliere i visitatori nella casa è stata la sua proprietaria, Emily Anton, le cui avventure demoniache hanno ispirato il viaggio spaventoso. Una serie di messaggi sinistri e un grande orsacchiotto consumato dal tempo, e forse dalla paura, hanno dato inizio all’avventura.

La casa infestata a est di Londra

Fonte: PA Wire/PA Images / IPA

La casa infestata a est di Londra

Il parco del terrore: l’appuntamento da brividi ad Alton

Come abbiamo anticipato, questa casa infestata delle bambole altro non è che un’assaggio di quello che i più coraggiosi troveranno all’interno del The Curse at Alton Manor. L‘inaugurazione del parco è prevista il 18 marzo del 2023, e possiamo anticiparvi già che quella offerta sarà un’esperienza unica nel suo genere. Grazie alla tecnologia del videomapping, e a tutta una serie di installazioni e scenografie da brivido, i confini tra la realtà e il mondo demoniaco di Emily saranno completamente annullati.

Chi si è lasciato spaventare dalla casa delle bambole apparsa a Londra, deve sapere che in realtà ciò che l’aspetta al The Curse at Alton Manor, questa primavera, sarà molto più inquietante.

L’appuntamento è previsto a marzo, ad Alton, nei pressi della dimora dei Conti di Shrewsbury. È possibile raggiungere il villaggio partendo dalla capitale, dalla quale dista circa 3 ore in auto. Chi ha il coraggio di andare?

Una casa delle bambole "stregata" è apparsa a Londra

Fonte: PA Wire/PA Images / IPA

Una casa delle bambole “stregata” è apparsa a Londra
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I primi 50 anni del viaggio in treno più suggestivo di sempre

Quest’anno la Ferrovia Retica celebra i 50 anni del Bernina Express, il famoso Trenino Rosso, a bordo del quale si può vivere la più spettacolare traversata alpina. Dai ghiacciai scintillanti al paradiso delle palme italiano, collega da mezzo secolo la Svizzera all’Italia, portando alla scoperta di luoghi ricchi di storia, tradizioni e bellezza, da ammirare comodamente seduti nelle sue splendide carrozze panoramiche.

Bernina Express, il Trenino Rosso compie 50 anni

Il Bernina Express, treno più panoramico d’Europa, è stato inaugurato il 3 giugno 1973 sulla centenaria linea delle Ferrovia Retica, con l’obiettivo di un collegamento diretto da Coira a Tirano (in provincia di Sondrio), senza la necessità di un cambio a St. Moritz. A partire dal 2000 sono state introdotte le spettacolari carrozze panoramiche, fiore all’occhiello dello storico convoglio che percorre la tratta ferroviaria alpina più alta.

In cinquant’anni, il Trenino Rosso ha attratto ben 10 milioni di viaggiatori, dei quali più di un milione è italiano. Iscritta nella lista dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità dall’UNESCO, la scenografica tratta ferroviaria si inserisce armoniosamente nella cornice montana dell’Albula e del Bernina, viaggiando attraverso il Cantone dei Grigioni. Si passa per Coira, l’Engadina, si affianca il corso del fiume Albula, si valica il passo del Bernina e si percorre la Valposchiavo e la Val di Pila fino a Brusio e Tirano, capolinea italiano della pittoresca linea ferroviaria. Tra le stazioni di Tirano e St. Moritz ne sono presenti altre 20 in cui i passeggeri possono scendere per visitare località ricche di fascino

Il percorso è di particolare interesse anche dal punto di vista ingegneristico e architettonico, considerando che comprende 55 tunnel e gallerie coperte, 196 viadotti e ponti, e tratti a pendenza elevata che coprono ampi dislivelli. In uno dei viaggi più romantici in treno, i passeggeri possono ammirare da vicino attrazioni straordinarie come la curva di Montebello con vista sul massiccio del Bernina, il ghiacciaio del Morteratsch, i tre laghi Lej Pitschen, Lej Nair e Lago Bianco, l’Alp Grüm e il viadotto elicoidale di Brusio. Oltre a offrire paesaggi di una bellezza incredibile, il Bernina Express attraversa territori alpini ricchi di richiami culturali.

Bernina Express: le fermate più suggestive

La fermata di Miralago o quella successiva di Le Prese permettono di godersi una bella passeggiata attorno al lago di Poschiavo, a 962 metri sul livello del mare. Dopo pochi chilometri si può visitare Poschiavo con i suoi interessanti musei. Da qui inizia il tratto più spettacolare del percorso, con il cosiddetto “andamento a chiocciola” del Bernina Express che compie più volte un giro di 180 gradi per superare le pendenze della montagna.

Successivamente, si incontrano il laghetto Palù e in lontananza la cime del Piz Palù, arrivando quindi alla stazione di Alp Grüm, tappa ideale per gli amanti della fotografia e dell’escursionismo. Dall’Ospizio Bernina, il punto più alto di tutto l’itinerario in treno, si scende verso St Moritz, toccando le stazioni di Lagalb e Diavolezza, imperdibili per gli amanti dello sci, e Pontresina, località di villeggiatura engadinese per eccellenza.

L’affascinante viaggio sulla linea dell’Albula

In seguito alla pandemia è sorto un problema di overbooking, con lunghe liste d’attesa che saranno esaurite tra quest’anno e il 2024. Per questo motivo, la Ferrovia Retica sta puntando sulla linea dell’Albula, che collega St Moritz con Coira capitale del Grigioni e città più antica delle Svizzera. Qui il Trenino Rosso affronta un dislivello di oltre mille metri grazie ai viadotti di Solis e Landwasser e alle spettacolari gallerie elicoidali tra Bergün e Preda. Da non perdere, il Museo ferroviario dell’Albula di Bergün e il sentiero avventura della ferrovia Albula, realizzato nella tratta compresa tra la galleria dell’Albula e il viadotto di Landwasser.

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C’era una volta una stazione fantasma, è stata trasformata in un hotel

I viaggi che conduciamo intorno al mondo ci permettono di scoprire e riscoprire meraviglie inesplorate, capolavori firmati da Madre Natura e monumenti artistici e architettonici creati dall’uomo. Ma ci consentono anche di toccare con mano tradizioni e usanze di popoli e culture lontani da noi e di conoscere le storie e le leggende di luoghi abbandonati ma mai dimenticati.

E questo è il caso della storica stazione ferroviaria di Canfranc, un luogo surreale e bellissimo che è rimasto sospeso per anni tra il passato e il futuro ancora da scrivere. Un edificio monumentale che ricorda per forme e lineamenti i prestigiosi palazzi parigini e che si è trasformato contro il suo volere nel custode di storie, incontri e scontri che si sono susseguiti negli anni.

Il destino di questo edificio, però, è stato riscritto. E quella che era ormai una stazione fantasma è stata trasformata in un hotel di lusso.

Una nuova esperienza in Spagna

Ci troviamo in Spagna, lontano dai sentieri più battuti dal turismo di massa, dalla capitale e dalle attrazioni che ogni giorno sono raggiunte da migliaia di viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. Il nostro viaggio, infatti, ci conduce a Huesca, un comune spagnolo situato nella comunità autonoma dell’Aragona, conosciuto soprattutto per la sede vescovile e per la presenza dell’Universidad de Zaragoza.

È qui che esiste un’antica e storia stazione ferroviaria. Un edificio monumentale e affascinante che è stato crocevia di incontri e di scontri che si sono susseguiti negli anni. Inaugurata nel 1928, e dichiarata Bene di Interesse Culturale nel 2002, la Stazione Internazionale di Canfranc vanta un passato glorioso essendo stata uno dei complessi ferroviari più importanti in Europa nel XX secolo.

Nel 1970, però, l’esercizio ferroviario venne chiuso a causa di un incidente che danneggiò un viadotto. Fu allora che quel glorioso edificio si trasformò in un luogo fantasma, un posto dove i corridoi e i piazzali silenziosi non facevano altro che ricordare con nostalgia la vita pulsante degli anni precedenti. Che ne sarebbe stato, da quel momento in poi, di Canfranc?

Il futuro della stazione fantasma, dopo anni di attese e aspettative, è stato riscritto dal Barceló Hotel Group che dopo una lunga ristrutturazione ha creato il Canfranc Estación, un Royal Hideaway Hotel già premiato come uno dei migliori progetti di sostenibilità alberghiera.

Gli interni dell'hotel ricavato dalla stazione di Canfranc

Fonte: Barceló Hotels & Resorts

Gli interni dell’hotel ricavato dalla stazione di Canfranc

La storica stazione di Canfranc è ora un hotel di lusso

Dopo cinquant’anni dalla sua chiusura, a causa di un deragliamento, la storica stazione di Canfranc sta per rinascere, e sarà ancora più bella. Soprannominata il “Titanic delle montagne”, per lo stato d’abbandono in cui era stata lasciata, adesso la stazione è diventata un hotel di lusso a 5 stelle, mantenendo però lo stesso fascino e la suggestione del passato.

L’obiettivo di questa grandiosa struttura ricettiva è proprio quello di preservare e valorizzare un pezzo del patrimonio culturale del Paese, ma anche di attirare il turismo nell’intera regione.

Con 104 camere, e un design che si ispira agli anni 20′, il Canfranc Estación si prepara a diventare uno degli alloggi più straordinari di sempre. Gli interni, dicevamo, sono stati pensanti con l’obiettivo di rievocare l’eleganza estetica delle vecchie stazioni e dei lussuosi treni del secolo scorso, attraverso colori, elementi tessili e complementi d’arredo.

All’interno dell’hotel di lusso, inoltre, sono presenti due carrozze del secolo scorso, completamente ristrutturate, che oggi ospitano i due ristoranti della struttura. Completano l’offerta anche una Spa e una biblioteca. La storica hall della stazione, invece, è stata trasformata nella reception dell’hotel.

Stazione di Canfranc

Fonte: Barceló Hotels & Resorts

Stazione di Canfranc

 

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È stata fatta un’enorme scoperta risalente a 5000 anni fa

Studiare le antiche civiltà e scoprire quali fossero le loro abitudini quotidiane è qualcosa di sorprendente: è come fare un tuffo nel passato, alla ricerca delle nostre radici. E ogni tanto capita che gli archeologi facciano ritrovamenti in grado di regalarci una nuova visione di ciò che accadeva millenni fa. Proprio come è successo in queste settimane, grazie all’incredibile scoperta avvenuta in Iraq.

Iraq, il ritrovamento a Lagash

L’Iraq è stata la culla di alcune delle più antiche civiltà mai esistite, ed è qui che negli anni sono emerse splendide testimonianze archeologiche (come la recente scoperta del muro di Hammurabi avvenuta per opera di un team italiano). Gli scavi proseguono senza sosta, alla ricerca di ciò che la terra può ancora nascondere ai nostri occhi. Ed è proprio così che, nelle scorse settimane, si è verificato un ritrovamento a dir poco eccezionale, che ci offre uno scorcio di vita quotidiana risalente a ben 5000 anni fa.

La scoperta è avvenuta tra le rovine dell’antica città di Lagash, a non molta distanza da Nassirya: si tratta di un importante sito archeologico, dove un tempo sorgeva quello che gli esperti considerano uno dei primi centri urbani mai edificati dai sumeri. Trovandosi vicino alla confluenza dei fiumi Tigri ed Eufrate, l’area era molto fertile (a dispetto del suo attuale aspetto desertico) e aveva permesso lo sviluppo di una solida civiltà: “Lagash era una delle città più importanti dell’Iraq meridionale. I suoi abitanti dipendevano dall’agricoltura, dal bestiame, dalla pesca e anche dallo scambio di merci” – ha spiegato l’archeologo iracheno Baker Azab Wali.

Nonostante le numerose testimonianze riemerse in questo territorio, non sappiamo ancora molto sulla civiltà sumera, soprattutto in considerazione di quella che doveva essere la vita quotidiana degli abitanti della città di Lagash. Mentre gli studi si concentrano principalmente su re e sacerdoti, i cittadini comuni rimangono spesso all’ombra. Ma la nuova scoperta fa luce su alcune delle abitudini di questa antica popolazione. Un team italo-statunitense ha infatti trovato i resti di una taverna: tutto ciò ci rivela che anche in passato si andava a mangiare e bere fuori, condividendo momenti preziosi in compagnia.

Scoperta una taverna di 5000 anni fa

I resti della taverna sono databili a quasi 5000 anni fa: “Questa scoperta dimostra che a quel tempo esisteva una sorta di uguaglianza tra le classi sociali, in termini di luoghi di intrattenimento e tenore di vita medio” – ha dichiarato Bakar Azab Wali. I reperti individuati sono poi un’istantanea di quelle che dovevano essere le abitudini dei cittadini di Lagash. Il team di ricercatori dell’Università della Pennsylvania e dell’Università di Pisa, guidato da Holly Pittman, ha infatti trovato ciò che rimane di un primitivo sistema di refrigerazione, oltre ad un grande forno.

Sono poi emersi numerosi banchi utilizzati dai commensali e circa 150 ciotole in ceramica, alcune delle quali ancora contenenti ossa di pesci e di altri animali. Infine, hanno scoperto la prova dell’abbondante consumo di birra tra i sumeri, una bevanda che veniva servita in tavola anche più spesso di quanto non lo fosse l’acqua. In uno dei templi vicini alla taverna, in effetti, i ricercatori hanno rinvenuto una tavoletta con incisa sopra, in caratteri cuneiformi, la ricetta di questo nettare degli dei.

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I luoghi del film (e della fiction Tv) “Il Gattopardo”

Considerato uno tra i più grandi romanzi della letteratura mondiale, “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa fu un grande successo anche quando divenne, nel 1963, un film Tv.

Il racconto di un importante momento storico per il nostro Paese – quello del passaggio dal Regno dei Borboni alla nascita del Regno d’Italia – ambientato in una delle Regioni più suggestive, la Sicilia, ne decretarono il trionfo.

Ora che si celebra il 60° anniversario dall’uscita del film, “Il Gattopardo” diventa anche una fiction televisiva prodotta da Netflix – la data di uscita non è ancora stata annunciata, ma la stanno girando adesso – che farà innamorare chiunque, non soltanto del periodo risorgimentale narrato, ma soprattutto dei luoghi dove il racconto è stato ambientato e che sarà ripercorso dalla macchina da presa.

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Fonte: @IPA

Una delle scene più celebri del film “Il Gattopardo”

I luoghi di “Il Gattopardo”

Il film diretto da Luchino Visconti, che vede protagonisti Claudia Cardinale, Burt Lancaster e Alain Delon e che vinse la Palma d’Oro a Cannes, narra le vicende del principe di Salina, Fabrizio Corbera (Burt Lancaster), e della sua famiglia che decide di rifugiarsi nel Castello di Donnafugata, in Sicilia, prima dello sbarco dei Mille, da dove assisterà al triste e inesorabile declino dell’aristocrazia siciliana.

La residenza di Donnafugata

Donnafugata non esiste nella realtà. Le scene sono state girate nel borgo siciliano di Ciminna, in provincia di Palermo. La Chiesa Madre, con i suoi splendidi pavimenti di maioliche, e alcuni luoghi del paese, sia per gli esterni sia per gli interni, sono serviti da location per il film, come il ringraziamento in chiesa dopo l’arrivo a Donnafugata, le scene di caccia e la partenza del principe Chevalley.

In piazza Matrice, fu addirittura eretta quella che doveva servire come facciata del palazzo dei Salina, mentre le case tutt’attorno sono reali tanto che furono ingaggiati diversi cittadini come comparse.

Fonte: @Rino Porrovecchio – Flickr

Il paese di Ciminna, in Sicilia, la Donnafugata di “Il Gattopardo”

L’entroterra siciliano

Anche l’entroterra della Sicilia ha fatto da sfondo ad alcune scene del film. Il meraviglioso territorio in cui è stata ambientata una delle scene clou, quella in cui l’esercito di Garibaldi tenta di sbarrare la strada alla famiglia dei Salina, è nella Piana degli Albanesi, nel palermitano, che ai tempi era chiamata Piana dei Greci per via del rito greco-bizantino professato dai suoi abitanti. Un bellissimo altopiano con montagne, laghi, siti naturalistici e riserve naturali.

Le location a Palermo

Tantissime sono le location palermitane che sono state usate come set per “Il Gattopardo”.

Strade e piazze

Strade, piazze e palazzi sono ben riconoscibili nelle scene, come piazza San Giovanni Decollato con la sua chiesa, la grande piazza Sant’Euno, la verdeggiante piazza della Vittoria allo Spasimo – che prende il nome proprio dalla vittoriosa rivolta dei palermitani del 1820 contro i Borboni -, con la celebre chiesa incompiuta, piazza della Marina e il rione Kalsa, l’antico quartiere arabo di Palermo.

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Fonte: 123rf

La chiesa incompiuta nel rione Kalsa a Palermo

I palazzi

Iconici sono anche gli antichi palazzi dove è stato ambientato il kolossal. Come Villa Boscogrande, usata per le scene nella residenza Salina. Si trova sulla Piana dei Colli di Palermo insieme ad altre splendide ville settecentesche, circondate da ampi e rigogliosi giardini.

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Fonte: @Wikimedia Commons – Stendhal55

Villa Boscogrande, uno dei set palermitani del film “Il Gattopardo”

La sala da ballo

Ma la scena più memorabile del film “Il Gattopardo”, quella del ballo tra Angelica (la Cardinale) e il principe di Salina (Burt Lancaster), per intenderci, è stata girata all’interno di Palazzo Gangi Valguarnera, uno dei migliori esempi di stile Rococò siciliano e uno dei gioielli del centro storico di Palermo. Il palazzo, di proprietà privata, è visitabile su prenotazione.

All’interno si scoprono le sue sontuose sale, tra cui la Galleria degli specchi, per cui il palazzo è spesso paragonato alla Reggia di Versailles, con le sue boiserie, il soffitto con 15 cupole e i tre grandi lampadari di vetro di Murano, uno dei quali, con i suoi 102 bracci, è terzo al mondo per grandezza.

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Fonte: @IPA

La famosa sala da ballo di Palazzo Gangi a Palermo