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Farnese, l’altro borgo di Pinocchio

Nel nel 1972 è stato mandato in onda “Le avventure di Pinocchio”, un film indimenticabile in cinque puntate diretto da Luigi Comencini. Racconta del burattino più famoso del mondo, una storia tratta dall’omonimo romanzo di Carlo Lorenzini, meglio conosciuto con il cognome di Collodi. Il grazioso borgo della provincia di Pistoia, infatti, è colui che ha dato lo pseudonimo all’autore di questa storia indimenticabile, un paese strettamente legato alla figura di Pinocchio tanto che vi è addirittura un Parco monumentale a lui dedicato.

Ma la verità è che non è l’unico borgo italiano particolarmente connesso al protagonista di uno dei capolavori della letteratura per l’infanzia. Seppur ambientato in Toscana, infatti, il film in più puntate è stato girato in una perla della Tuscia, un borgo in cui è ancora possibile camminare nei luoghi che sono poi stati portati sul piccolo schermo da Nino Manfredi, Gina Lollobrigida, Vittorio de Sica e Franco e Ciccio.

Farnese: l’itinerario di Pinocchio

Il borgo in questione si chiama Farnese e si distingue per essere un paesino arroccato su uno sperone tufaceo della provincia di Viterbo. Di origine medievale, sorge nel cuore della Selva del Lamone, un’area protetta formatasi su una colata lavica, e ospita diversi siti naturalistici e archeologici.

Numerose sono le attrazioni da visitare, ma gli appassionati di cinema non possono di certo perdersi l‘itinerario che ripercorre le orme di Pinocchio: cinque tappe che attraversano tutto il borgo.

Ogni tappa è arricchita da un piccolo cartello che descrive la scena del film che è stata girata in quel posto specifico, comprensivo di immagini del lungometraggio stesso.

farnese pinocchio

Fonte: iStock – Ph: e55evu

Veduta di Farnese

Set numero uno

Il set numero uno è situato in Via Circonvallazione 21. Decorato con opere di Street Art che spesso raffigurano lo stesso Luigi Comencini, è il punto in cui prende vita la prima scena del film: quella in cui Mangiafuoco arriva in paese per promuovere il suo spettacolo e Mastro Ciliegia cede a Geppetto il pezzo di legno che nel breve tempo sarebbe diventato lo stesso Pinocchio.

Set numero due e tre

I set numero due e tre, invece, si trovano entrambi in Corso Vittorio Emanuele 10. Nello specifico sono un lavatoio, attualmente chiuso e diverso rispetto a come appare nel film, e di un vecchio palazzo.

Nel lavatoio Pinocchio viene arrestato dai carabinieri per aver rubato un pesce, mentre nell’edificio accanto va a chiedere qualcosa da mangiare, ma in cambio riceve solo una secchiata d’acqua sporca.

Set numero quattro

Il set numero 4 è situato in Colle San Martino 10 e nel film rappresenta la scuola di Pinocchio. Nei fatti è il bellissimo Palazzo Ceccarini-Chigi, costruito intorno al 1700 e oggi sede del Comune di Farnese. Scuola che, tra le altre cose, il burattino decide di marinare.

Set numero 5

Poi l’ultimo set: il numero 5. Si trova in Via Principe Amedeo e nel lungometraggio rappresenta la caserma dei Carabinieri. In realtà non è altro che la Rocca Farnese, un tempo residenza dell’omonima famiglia.

Cosa vedere a Farnese

Farnese non è di certo solo il borgo de “Le avventure di Pinocchio”, anzi, regala un centro storico ricco di siti di interesse e una natura che sa emozionare.

L’antico abitato si caratterizza per essere percorso da una strada principale che gira tutta intorno al borgo. Per accedervi basta entrare dalla “Porta Nuova”, realizzata nel 1613, dove si snoda un viadotto che collegava la Rocca alla Selva.

Poco dopo si apre una piazzetta sulla quale si affaccia l’ingresso principale della Rocca con il portale del Vignola, mentre dal lato opposto svetta la chiesa parrocchiale dedicata al Santissimo Salvatore. Da qui si diramano una moltitudine di vicoli laterali o stretti vicoli cechi, arcate in blocchi di tufo, piccole scalinate, angoli suggestivi e scorci fotografici impreziositi da piante e fiori.

La Rocca è senza ombra di dubbio l’elemento di spicco del borgo e il suo interno è un susseguirsi di rampe, corridoi, scale e cortili. Vi è custodita anche una cappella con una cupola visibile dalla coorte. La Chiesa del Santissimo Salvatore, invece, è il principale luogo di culto del paese e, al contempo, un vero scrigno d’arte.

Proseguendo la passeggiata tra le antiche case e atmosfere medievali, si incontra la Chiesa di Santa Maria della Neve risalente al X secolo. Poi ancora il monastero delle Clarisse, la vicina Chiesa Santa Maria delle Grazie (1560) e la Chiesa di Sant’Anna, realizzata verso la fine del XVI secolo.

centro storico farnese

Fonte: iStock – Ph: e55evu

Tra i vicoli di Farnese

Di particolare interesse a Farnese sono i caratteristici “pozzi a Butto” che in passato venivano utilizzati per la raccolta di grano o di acqua piovana.

Dalla Chiesa del Santissimo Salvatore si giunge al Giardino di “Sottocolonne”, per poi attraversare il viadotto e arrivare al Palazzo Chigi risalente al XVIII secolo. A completare questo viaggio che sembra portare indietro nel tempo sono edifici storici di un certo rilievo, come il Palazzo Platonio con il suo maestoso portale, ex residenza degli amministratori dei Farnese.

L’atmosfera che si respira in questi vicoli è quasi magica, ad ogni angolo appaiono piccoli e graziosi cortili, stretti vicoli cechi, scale esterne per acceder ai piani superiori delle case. Il tutto con una grande abbondanza di piante verdi e/o con fiori, ambienti che ormai sono difficili da trovare altrove.

La Riserva Naturale Selva del Lamone

Farnese è anche uno scrigno di natura: il borgo sorge tra le meraviglie della Riserva Naturale Regionale Selva del Lamone che ha l’onore di tutelare uno dei boschi più integri e selvaggi di tutto il Lazio. Cresciuta su un’antica colata lavica formatasi tra 150.000 e 50.000 anni fa, vanta la presenza di numerose specie arboree e faunistiche.

Non meno importanti sono le testimonianze storiche e archeologiche che custodisce. Tra queste annovera ponti, villaggi fortificati, strade romane, luoghi di culto, necropoli e molto altro ancora.

Tra le maggiori attrazioni della Selva del Lamone è impossibile non citare le sue due spettacolari cascate: Pelicotonno, e la più celebre Cascata del Salabrone.

Per visitare tutte queste meraviglie è necessario seguire scrupolosamente i sentieri segnati, magari accompagnati da una guida esperta in grado di descrivere anche le bellezze naturalistiche e storiche della Riserva.

Insomma, questo borgo del Lazio è un incredibile set cinematografico, ma anche un luogo dove storia e natura si fondono in maniera egregia.

Cascata del Salabrone farnese

Fonte: iStock

La bellissima Cascata del Salabrone
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I papaveri fioriscono: la California si tinge di oro

Le persone che hanno fatto del viaggio una vera e propria missione di vita, sanno bene che ogni occasione è quella giusta per organizzare una partenza e per andare alla scoperta delle meraviglie che appartengono al mondo che abitiamo.

L’alternarsi delle stagioni, per esempio, è un vero e proprio invito all’esplorazione del globo che cambia e si trasforma, mese dopo mese. Tutto merito di Madre Natura che, come un sapiente artigiano, plasma i paesaggi che conosciamo già, regalandoci ogni volta visioni inedite e straordinarie che lasciano senza fiato.

E quale occasione migliore, se non l’arrivo della primavera, per organizzare un altro viaggio? La destinazione di oggi ci conduce al cospetto di un territorio sterminato e bellissimo, quello della California che, grazie alla fioritura dei papaveri, si è colorato di oro.

Primavera in California: la magia delle fioriture

C’è qualcosa di magico che accade in primavera quando la natura lentamente programma il suo risveglio trasformando il mondo nel palcoscenico del suo spettacolo più bello. Le prime fioriture, in netto anticipo sul calendario, stanno già esplodendo, colorando i paesaggi di immensa meraviglia.

Lo abbiamo visto con i crochi che, inaspettatamente hanno tinto di viola la scena urbana di Dresda anticipando l’arrivo della stagione. E poi con i ciliegi che, con i loro fiori, hanno trasformato la città di Longyan, in Cina, in un dipinto dalle mille sfumature di rosa.

Adesso, invece, è il turno della California che ha visto negli scorsi giorni il fiorire di centinaia di papaveri autoctoni che hanno tinto di oro gli sterminati territori che si snodano intorno alla montagna di Steele Peak.

Protagonisti assoluti di questa visione mozzafiato sono i papaveri della California, fiore ufficiale del Paese dal 1903, anche conosciuti come “Luce solare” o “Coppa d’oro”. Il motivo è facilmente intuibile: le loro tonalità brillanti e la loro forma vistosa trasformano la terra dalla quale fioriscono in una distesa dorata d’immensa bellezza.

Il fiore ufficiale della California fiorisce nei pressi della città di Perris

Fonte: Getty Images

Il fiore ufficiale della California fiorisce nei pressi della città di Perris

La fioritura dei papaveri ha dipinto d’oro Steele Peak

Organizzare un viaggio in California è sempre un’ottima idea. Le cose da fare e da vedere nel Paese che si estende lungo la costa del Pacifico sono tantissime, e tutte sono destinate a incantare. Del resto stiamo parlando di un territorio incredibile e variegato, fatto di spiagge e scogliere mozzafiato, di foreste di sequoie, di montante e deserti, ma anche di città strepitose che sono diventate simbolo e icone del Paese intero. Ed è proprio partendo da una di queste che possiamo raggiungere la prima “superfioritura” dell’anno.

A circa un’ora di auto da Los Angeles, e a soli 20 minuti da Riverside, troviamo la città di Perris, proprio quella che ci conduce al cospetto della montagna di Steele Peak. È qui che in questi giorni un miracolo di primavera ha incantato i cittadini e i viaggiatori, portando in scena la prima fioritura della stagione.

A seguito di abbondanti piogge che si sono susseguite nel mese di gennaio, negli scorsi giorni è esploso quello che sembra in tutto e per tutto un “superbloom”, un termine che indica la fioritura massiccia di fiori selvatici in territori desertici o semidesertici della California. La visione del territorio, ricoperto totalmente dall’oro dei tulipani gialli, lascia senza fiato. E a guardare le foto non possiamo che confermare che lo Stato del Sole è oggi più luminoso che mai.

La prima fioritura primaverile è una distesa di papaveri dorati in California

Fonte: Getty Images

La prima fioritura primaverile è una distesa di papaveri dorati in California
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Puoi pranzare in un’opera d’arte tra angeli e sibille: succede nella Capitale

Organizzare un viaggio a Roma, per scoprire e riscoprire le meraviglie della città eterna, è sempre un’ottima idea, in ogni periodo dell’anno e in tutte le stagioni. La Capitale d’Italia, infatti, conserva e preserva da secoli un patrimonio storico, artistico e architettonico che ha influenzato il mondo intero, e che ancora oggi vive e sopravvive attraverso le numerose testimonianze che si trovano tra le strade e i quartieri della città.

Sono diversi gli itinerari che permettono di scoprire il glorioso passato della Capitale e che si intrecciano con le novità che ogni giorno la città di Roma propone. Insomma, le cose da fare e da vedere qui sono tantissime, e tutte sono destinate a sorprendere.

E se volete fare qualcosa di davvero sorprendente, durante un viaggio nella città eterna, allora non potete perdervi questo posto. Si tratta di un luogo inedito e straordinario che permette di pranzare dentro un’opera d’arte tra angeli e sibille. L’esperienza è unica.

Un’esperienza unica in uno spazio culturale

Sono tantissimi i luoghi nella Capitale che celebrano l’arte e la cultura, quella del presente, del passato e del futuro. Il Colosseo, la Basilica di San Pietro e i Musei Vaticani che ospitano la grandiosa Cappella Sistina, e poi i Fori imperiali, le piazze, le fontane e le sculture. Al fianco dei monumenti più iconici della città, gli stessi che ogni giorno sono raggiunti da migliaia di viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo, ci sono anche i musei e gli spazi culturali dedicati proprio a chi vuole scoprire la storia dell’arte di Roma e del mondo intero.

Ed è proprio in uno di questi luoghi che vogliamo portarvi oggi, uno spazio culturale che ospita esibizioni e installazioni itineranti e periodiche situato all’interno di un edificio tanto bello quanto affascinante. Ci troviamo dentro il Chiostro del Bramante, una costruzione elegante e rinascimentale ispirata al disegno classico, e realizzata da Donato Bramante su commissione del cardinale Oliviero Carafa nel 1500.

Proprio qui, al di là delle sale espositive che ospitano periodicamente mostre itineranti, esposizioni e installazioni site-specific, esiste un bistrot che permette a cittadini e viaggiatori di pranzare, fare colazione o prendere un caffè all’interno di un’opera d’arte straordinaria. Ma non è tutto perché proprio da qui, è possibile ammirare da un accesso privilegiato un altro incredibile grande capolavoro che porta la firma del grande Raffaello.

La Sala delle Sibille nel Chiostro del Bramante

Fonte: Getty Images

La Sala delle Sibille nel Chiostro del Bramante

La Sala delle Sibille: pranzare in un’opera d’arte a Roma

Situato in Via della Pace, ad appena un chilometro di distanza da Piazza Navona, il Chiostro del Bramante ospita quella che è una delle esperienze più incredibile da vivere e da condividere nella capitale.

All’interno dello spazio culturale, infatti, esiste uno spazio adibito per colazioni, brunch e pranzi. Un bistrot che prende il nome di Sala delle Sibille e che proprio all’omonima opera di Raffaello, custodita della Chiesa di Santa Maria della Pace, è ispirato.

La sala in questione ospita l’opera site-specific di Fallen Fruit “Trappola d’Amore a Pleasure Palace”, realizzata nel 2021 in occasione della mostra Crazy e diventata adesso parte integrante dell’esperienza sensoriale. Questo capolavoro, infatti, riveste completamente le pareti e gli arredi della sala, consentendo agli ospiti del bistro di vivere una pausa golosa all’insegna della grande bellezza.

Ma non è tutto perché c’è un’altra sorpresa per chi sceglie di fermarsi all’interno della Sala delle Sibille. Da qui, infatti, è possibile ammirare da una finestra l’affresco “Le Sibille” di Raffaello conservato nella Chiesa di Santa Maria della Pace adiacente al Chiostro del Bramante.

La finestra che affaccia sul capolavoro di Raffaello, Chiostro del Bramante

Fonte: Getty Images

La finestra che affaccia sul capolavoro di Raffaello, Chiostro del Bramante
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Ifrane, il Marocco che non ti aspetti: qui puoi sciare

Il Nordafrica vanta paesaggi davvero affascinanti e ricchi di sorprese: uno dei Paesi più visitati è sicuramente il Marocco, lambito dalle acque dell’oceano Atlantico e del mar Mediterraneo. Ma le spiagge da sogno e le città pittoresche non sono certo le sue uniche attrattive. Nell’entroterra c’è una cittadina davvero deliziosa, incastonata tra le montagne. È la meta ideale per chi ama sciare, e qui le temperature sono decisamente molto più basse di quanto non si possa pensare. Andiamo alla scoperta di Ifrane, un luogo magico.

Ifrane, la città marocchina dove si scia

Il Marocco non è solo il luogo dove concedersi una vacanza relax al mare o a frugare tra i tanti suq ricchi di artigianato e stoffe dai mille colori. Quella che vogliano scoprire oggi è una piccola città dal fascino unico al mondo, con una storia davvero particolare. Ifrane, situata a ben 1700 metri di altitudine tra i Monti del Medio Atlante, venne fondata in tempi piuttosto recenti: nacque sul finire degli anni Venti del ‘900, quando il Paese era ancora un protettorato francese. Essendo il clima marocchino decisamente troppo caldo per le famiglie europee che vi abitavano, si decise di costruire un villaggio di montagna per poter godere di estati più fresche ed inverni caratterizzati da abbondanti nevicate.

L’influenza francese si può notare ancora oggi: Ifrane è un borgo graziosissimo, che richiama in qualche modo lo stile dei classici paesi alpini. Tanto che in passato è stato soprannominato la “piccola Svizzera”, un angolo di paradiso molto lontano dall’idea del deserto e delle temperature roventi che nell’immaginario comune ricorda il Marocco. Pian piano, la cittadina si sviluppò sempre più e divenne una rinomata meta turistica interna, sia durante la stagione estiva (per chi vuole cercare un po’ di refrigerio) che durante quella invernale. Negli ultimi anni, sono nate diverse piste da sci che hanno subito attratto gli amanti dello sport sulla neve. E se pensate che in Marocco non possa poi fare così tanto freddo, sappiate che è proprio Ifrane a detenere il record: nel 1935, qui la colonnina di mercurio raggiunse i -23,9°C, la temperatura più bassa mai segnata in Africa.

Ifrane

Fonte: iStock

Ifrane

Cosa fare a Ifrane e dintorni

Il centro di Ifrane, che dista poche decine di km da Fès, è una meraviglia: tra chiese e moschee, ci sono molte architetture che vale la pena vedere. Ma il posto più bello è il Parc La Prairie, ampia zona verde nel cuore della città. Tra giardini rigogliosi e laghetti dall’aria decisamente romantica, spunta all’improvviso il profilo maestoso del Palazzo Reale. Costruito nel ‘900 per il sultano Muhammad ibn Yûsuf, è ancora oggi la residenza estiva del Re e della sua famiglia. Uno dei simboli di Ifrane è poi il Leone: si tratta di una grande scultura realizzata negli anni Trenta da un soldato tedesco, nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Pare che sia un omaggio all’ultimo leone del Medio Atlante, ucciso poco prima che la statua venne progettata.

Nei dintorni della città, a dominare è la natura selvaggia: le montagne offrono infinite possibilità per chi vuole concedersi un po’ di trekking, e le piste da sci sono una vera calamita per i turisti. Assolutamente da visitare è il Parco Nazionale di Ifrane, che ospita una ricca fauna selvatica. Qui è possibile ammirare alcuni esemplari di macaco barbaresco, un animale in via di estinzione, ma anche tante altre creature dei boschi e moltissimi volatili. Tra i suoi paesaggi più belli ci sono quelli d’acqua, con i ruscelli che sgorgano impetuosi e piccole cascate spumeggianti da visitare.

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“Lolita Lobosco”: boom di turisti sui luoghi della fiction Tv

Quanto può contribuire allo sviluppo turistico di un luogo il fatto di essere mostrato al cinema o in Tv raggiungendo così un ampio pubblico lo dimostra il fatto che, secondo gli ultimi dati comunicati in occasione dell’ultima Borsa italiana del turismo che si è svolta a Milano, il 60% degli italiani sceglie la meta della propria vacanza dopo averla vista in un film, una fiction o una serie televisiva.

E il fatto che la città di Bari, location dove sono state girate le due stagioni della fiction con Luisa Ranieri “Le indagini di Lolita Lobosco” (la seconda si è appena conclusa su RAI1) sia stata presa d’assalto dai turisti desiderosi di prendere parte ai tour organizzati sui luoghi del celebre vicequestore ne è un’ulteriore conferma.

I nuovi tour guidati

Il tour guidato dura mezza giornata e porta i visitatori tra i vicoli di Bari Vecchia, sul lungomare e a scoprire di persona tutti i set resi celebri dalla fiction Tv, dalla casa dove vive Lolita o quella dove abita la madre alla Questura dove lavora fino alle scene dei crimini che deve risolvere.

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Fonte: ANSA

La casa della madre di Lolita Lobosco a Bari Vecchia

La Federazione Guide e Accompagnatori Turistici di Confcommercio Bari-Bat da deciso di organizzare tour guidati che partono da piazza del Ferrarese dove si trova l’Infopoint turistico portando i cineturisti alla scoperta dei luoghi più affascinanti dove è stata Lolita Lobosco.

Un ottimo modo per far visitare Bari anche in bassa stagione e attirare turisti, per il momento più che altro nazionali, ma un domani anche da ogni parte del mondo. Un po’ come è già accaduto in Sicilia dove, da anni ormai, si organizzano tour tutto l’anno sui luoghi del famoso Commissario Montalbano.

Le location della fiction

Con una guida, il tour delle location di Lolita Lobosco è sicuramente spiegato meglio, ma chi desidera visitare i luoghi visti in Tv può farlo anche in autonomia. Ecco quali sono le principali location.

Fuga freddo luoghi più soleggiati Italia inverno

Fonte: iStock – Ph: e55evu

Il lungomare di Bari

Centralissima è l’abitazione di Lolita, all’ultimo piano di una bella palazzina in piazza dell’Odegitria, nella Bari Vecchia, dove sorge la Cattedrale romanica, proprio di fronte allo storico negozio di dolciumi di “Marnarid”, a due passi dal castello normanno-svevo. La vista dal suo terrazzino è mozzafiato.

Se l’edificio usato per la Questura di trova in realtà a Monopoli e non a Bari, per gli interni come set è stato scelto il Palazzo della Città metropolitana di Bari, sul lungomare Nazario Sauro, edificato in stile eclettico negli Anni ’30. Nel palazzo è ospitata la Pinacoteca.

Ed è proprio sul lungomare che Lolita ama fare jogging. Una passeggiata non deve quindi mancare, da qui si può ammirare la città in tutta la sua luce e la sua bellezza. Lolita lo percorre costeggiando alcuni luoghi simbolo della città, sia correndo sia a bordo della sua Bianchina rossa o di un’Ape Car, guidata da un vecchio amico di suo padre che fa il fruttivendolo.

Si scorgono così l’Albergo delle Nazioni, il Palazzo della Città metropolitana, quello della Terza Regione Aera, la Caserma Bergia dei Carabinieri, il Fortino e il Molo Sant’Antonio, il Barion, il Teatro Margherita, la Muraglia, la Fiera del Levante, Il Ponte Adriatico e la spiaggia detta “Pane e pomodoro“, dove di tanto in tanto Lolita si ferma a pensare ai casi da risolvere.

Le location fuori Bari

Ma ci sono luoghi usati come set per “Le indagini di Lolita Lobosco” che sono anche fuori città. Come la Questura, appunto. Gli esterni e il cortile interno sono quelli di Palazzo Palmieri, nel centro storico di Monopoli, un bellissimo esempio di Barocco di fine ‘700, che fa da cornice all’omonima piazza. L’ultimo esponente della famiglia Palmieri, il marchese Francesco Saverio, scomparso nel 1921, nominò erede universale la Congregazione di Carità e dispose che nel suo palazzo fossero ospitati un asilo e una scuola d’arti e mestieri. Oggi è chiuso al pubblico e viene utilizzato solo in rare occasioni per eventi e manifestazioni culturali.

Chi volesse può visitare l’Abbazia di San Vito Martire alle porte di Polignano a Mare, visto nel terzo episodio della prima stagione intitolato “Spaghetti all’assassina”, un edificio dall’architettura incredibilmente affascinante che ha sicuramente colpito lo sguardo del telespettatore.

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Fonte: Wikimedia Commons – Facquis

L’Abbazia di San Vito Martire a Polignano Mare
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La Sicilia inedita nel film con Colapesce e Dimartino

Da poco insigniti del Premio della Critica Mia Martini al 73° Festival Saremo con il brano “Splash”, Colapesce e Dimartino tornano a far palare di loro, ma questo volta in veste di attori: sono i protagonisti del film “La primavera della mia vita” di Zavvo Nicolosi, sui grandi schermi del nostro Paese il 20-21 e 22 febbraio di quest’anno.

Un lungometraggio che non ha niente a che vedere con le autocelebrazioni di cantanti che arrivano al cinema, anzi, è un road movie surreale in una Sicilia inedita. Scopriamo insieme le incredibili location in cui è stato girato.

Le location di “La primavera della mia vita”

Colapesce e Dimartino di questo nuovo film che vanta anche una loro personale colonna sonora, sono sono autori del soggetto, della sceneggiatura e i protagonisti. Si tratta della storia di due amici che condividono un certo passato musicale e che decidono di intraprendere un viaggio fuori del comune proprio in Sicilia.

Tra le location scelte per girare il film c’è sua Maestà l’Etna, simbolo della Sicilia nel mondo, il più grande vulcano attivo in Europa, ma anche uno dei più alti di tutto il nostro pianete.

Altre scene sono state girate a Catania, una città con un mare meraviglioso e un patrimonio artistico impareggiabile. Un capoluogo che si distingue per la sua energia magnetica, la sua vitalità e la sua arte, architettura ed enogastronomia.

Poi ancora la costa di Acireale, il fiore all’occhiello della regione, che è un territorio tutto da scoprire e in cui la tradizione sacra è fortemente radicata.

Non mancano spezzoni realizzati ad Aci Trezza, un borgo dalle piccole dimensioni che si affaccia sul mare e che regala un panorama dominato dai faraglioni dei Ciclopi, degli scogli basaltici, e dalla vicina isola di Lachea, e Aci Sant’Antonio, un paesino che sorge in una zona collinare e dove spiccano per bellezza il Duomo, ricostruito dopo il 1693, con una facciata di stile barocco e la Chiesa di S. Michele in cui si conservano diverse tele opere del Vasta (1697-1760).

Un ‘altra location è Santa Maria La Scala che sorge ai piedi della Timpa, una gigantesca falesia riccamente stratificata. Infine Palermo, una città piena di contraddizioni ma affascinante. Da queste parti, infatti, strade moderne ed eleganti si alternano a quartieri degradati ma al contempo altamente suggestivi.

La Sicilia, una costante per Colapesce e Dimartino

Complice il fatto che Colapesce è originario di Solarino in provincia di Siracusa, una vasta area naturalistica archeologica che dal 2005 è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, e Dimartino di Palermo che, come abbiamo visto, è una città di grandi emozioni, la Sicliia è una sorta di costante nelle opere dei due artisti.

Ne sono una testimonianza le loro canzoni, basti pensare ad Agrigento di cui ricordano l’Istituto Majorana nell’omonima canzone o ad Ortigia in “Luna Araba”, pezzo cantano con Carmen Consoli, anche lei siciliana doc.

C’è anche la Scala dei Turchi nei loro testi, così come le meno conosciute e frequentate isole eoliane Filicudi e Alicudi, “dove fare il bagno nudi”, come cantano in “Toy Boy” con una leggenda della musica italiana: Ornella Vanoni.

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In questa città è nato il Carnevale americano. È tutto pronto per la festa

Il mese di febbraio coincide da sempre con uno degli eventi più attesi di sempre da grandi e bambini. Un periodo fatto di festeggiamenti folli, travestimenti irriverenti e celebrazioni ironiche e grottesche. Stiamo parlando del Carnevale, quel momento dell’anno dove tutto, o quasi, è concesso.

Una festa, questa, antichissima e secolare, che affonda le sue origini in tempi lontani e che racconta tradizioni e usanze che si diversificano nel mondo e che anno dopo anno diventano sempre più grandiose.

Ed è proprio un viaggio verso una di queste tradizioni che vogliamo fare oggi con voi, portandovi a toccare con mano la straordinaria atmosfera di festa che si respira nella città dove è nato il Carnevale americano. Preparate le valigie, si vola in Alabama.

1703: nasce il Carnevale negli Stati Uniti

A differenza di quanto in molti pensano, il Carnevale americano non è a nato a New Orleans, anche se le grandiose celebrazioni in questa città ci hanno fatto sempre credere il contrario. Per scoprire le sue origini dobbiamo volare in Alabama e più precisamente a Mobile.

Situata negli Stati Uniti d’America, Mobile è il capoluogo dell’omonima contea nonché una delle principali città di tutta l’area urbana e metropolitana. È in questa città, che un tempo era capitale della Louisiana francese, che le celebrazioni di Carnevale furono importate dagli esploratori francesi.

La storia vuole che nel 1703 fu creata e trasportata per le vie cittadine una grande testa di toro fatta di cartapesta che rappresentava la mucca grassa. Quel giorno, forse senza volerlo, prendeva vita la prima sfilata di Carnevale negli Stati Uniti d’America.

Nel XIX secolo, invece, si diffuse l’usanza di sfilare per la città, durante la notte di Capodanno, indossando maschere e costumi folcloristici. Una tradizione, questa, che influirà successivamente sui festeggiamenti del Carnevale.

Un’altra evoluzione ci fu dopo la guerra civile americana, quando Joen Cain, cittadino di Mobile, si vestì da capo Chickasaw Slackabamarinico e guidò una parata per la città. Nacque così il Joe Cain Day che si celebra la domenica antecedente al Mercoledì delle Ceneri, una festa che viene perpetuata ancora oggi e che dà vita al Carnevale odierno.

Come si celebra il Carnevale a Mobile

Oggi il Carnevale di Mobile è un vero e proprio appuntamento imperdibile che coinvolge i cittadini e i viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. In questa città portuale, infatti, si susseguono in due settimane e mezzo oltre 40 sfilate.

Carri allegorici, irriverenti e ironici attraversano le strade della città, mentre chi è a bordo lancia dolci, orpelli, perline e dobloni come regalo ai cittadini. Immancabili, in questo periodo, sono i Moon Pies, i dolcetti fatti di marshmallow e graham cracker ricoperti di cioccolato che sono diventati il simbolo del Carnevale di Mobile e di quello americano.

Se siete affascinati da questa celebrazione, allora, dovete inserire nel vostro itinerario di viaggio anche una visita al Museo di Carnevale situato in città. All’interno di un palazzo storico si snodano ben 14 gallerie all’interno delle quali è possibile fare un viaggio nel tempo e scoprire le tradizioni, le usanze e la storia della nascita del Carnevale americano.

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I crochi stanno fiorendo, così la primavera annuncia il suo arrivo

C’è qualcosa di magico che sta succedendo intorno a noi in questo momento, proprio ora che la natura sta pianificando il suo meraviglioso risveglio. L’appuntamento è previsto per il 20 marzo, quest’anno, ma non mancano inedite e sorprendenti anticipazioni come abbiamo visto con la magica fioritura dei ciliegi in Cina.

E mentre il pianeta che abitiamo si prepara a trasformarsi nel palcoscenico dello spettacolo più inebriante dell’anno, le prime fioriture fanno capolino timidamente in alcune parti del mondo. Ad annunciare l’arrivo imminente della primavera ci pensano i crochi che stanno fiorendo proprio in questo momento non molto lontano da noi. Mettetevi comodi: lo show sta per cominciare!

Fioriscono i crochi a Dresda

Le persone che hanno fatto del viaggio una missione di vita sanno bene che organizzare una partenza verso l’Europa, in ogni stagione dell’anno, può semptr trasformarsi in una meravigliosa e inedita esperienza. E quale occasione migliore, se non quella dell’arrivo della primavera, per andare alla scoperta di una città come Dresda?

La capitale dello stato tedesco della Sassonia, infatti, è un concentrato di bellezze storico-artistiche tutte da scoprire. I musei d’arte e l’architettura classica del centro storico, ricostruito dopo la seconda guerra mondiale, rappresentano una parte fondamentale del patrimonio culturale della città.

Tra chiese barocche, edifici eleganti, grandi cupole e palazzi opulenti, un viaggio a Dresda si trasforma in un’esperienza all’insegna della grande bellezza. Certo è che nessuno si aspetterebbe di trovare proprio in questa città la prima fioritura dell’anno, quella che annuncia l’arrivo della primavera.

E invece sta succedendo proprio adesso. I crochi stanno fiorendo nell’Altstadt, nel cuore della città, incorniciando di meraviglia la cattedrale della Santissima Trinità e la torre dell’Hausmannsturm. La visione è straordinaria.

La fioritura che annuncia l’arrivo della primavera

Si chiamano crochi, dal greco Kròkos, e sono piante erbacee perenni dal fiore che assume tinte che virano verso il viola e il malva. Dallo stigma di alcuni esemplari floristici, e più nello specifico dai crocus sativus, si ricava il celebre zafferano, una delle spezie più utilizzate in cucina.

La particolarità di queste piante sta proprio nel fatto che la loro fioritura anticipa tutte le altre, anche se le temperature sono ancora lontane da quelle della bella stagione. Se notate la loro presenza state pur certi che, attraverso questa, la primavera sta annunciando il suo arrivo. Non è un caso che questi esemplari siano stati ribattezzati proprio come “I fiori che anticipano la primavera”.

Se avete in programma di organizzare un viaggio nelle prossime settimane verso una città d’arte, e non siete immuni dal fascino emanato dalle fioriture, allora Dresda è inaspettatamente il posto giusto da raggiungere. Durante una passeggiata nel centro storico, infatti, potrete ammirare una sorprendente fioritura.

Spostatevi verso l’Altstad, proprio di fronte alla Cattedrale della Santissima Trinità, progettata dall’architetto italiano Gaetano Chiaveri, per ammirare i crochi in fiore. Proprio nel parco antistante l’edificio, dal quale si ammira anche l”Hausmannsturm, la torre nella città vecchia di Dresda, questa fioritura ha colorato tutto di viola, incorniciando di meraviglia il paesaggio urbano della capitale della Sassonia.

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Roma come i Caraibi: il nuovo parco acquatico

I Caraibi stanno per arrivare a Roma, o almeno questo è l’obiettivo di MagicSplash, il nuovo parco acquatico che fa capo a MagicLand, il parco divertimenti di Valmontone inaugurati nel 2011, che sta per aprire nella nostra Capitale.

MagicSplash, il nuovo parco acquatico

È già stato avviato il cantiere per il nuovissimo parco acquatico di Roma che accoglierà i visitatori in una vera e propria isola tropicale di oltre 40.000 metri quadrati.

E sì, sembrerà di stare davvero ai tropici: vegetazione rigogliosa – sono previste oltre 16.000 piante tropicali e palme – 10.000 metri quadrati di spiaggia con 5.000 tonnellate di sabbia bianchissima e attentamente selezionata per le sue speciali caratteristiche che la rendono refrattaria all’assorbimento di calore; 1.700 lettini e ombrelloni in paglia naturale in buona parte a disposizione gratuitamente.

Queste sono solo alcune delle cose di cui sarà possibile godere a MagicSplash perché in cantiere c’è anche l’Onda del Caribe, una piscina ad onde di 2.000 metri quadrati, e il dolce corrente di Rio Cauto, un fiume lento di quasi 400 metri lineari (il più lungo di tutto il Centro Sud Italia) avvolto da una fitta vegetazione tropicale.

Un parco estivo che è stato pensato anche per i bambini che qui troveranno El Castillo, un playground acquatico di oltre 12 metri di altezza e posizionato in una piscina di 1000 metri quadrati; la Laguna Tiburon, uno spray park per i più piccini; Cala Tortuga con 4 scivoli acquatici tra cui un Mini Cone e un Mini Boomerang che saranno perfetti per far divertire anche gli adluti.

Non mancherà di certo la sicurezza grazie a impianti che assolvono alle più recenti ed esigenti prescrizioni sul tema, al fine di garantire la migliore filtrazione e igienizzazione delle acque. Saranno poi presenti 35 bagnini ed assistenti bagnanti, centinaia di giubbotti salvagente e un punto di primo soccorso, costantemente presidiato da personale sanitario.

A completare l’offerta ci saranno quattro punti ristoro all’interno di strutture in legno di eucalipto e paglia naturale: una hamburgheria, una pizzeria, una panineria ed un chiringuito per dissetarsi con una fresca bibita, succhi di frutta naturale, macedonie, granite, smoothies, gelati e cocktail. Poi menù vegetariani e vegani e il Bazar Del Mar, un negozio di articoli da spiaggia fornito di ogni necessità. Poi ancora aree attrezzate con spogliatoi, docce con acqua calda e armadietti di sicurezza per depositare le proprie borse.

Ma non solo. MagicSplash ha pensato anche a coloro che preferisco godere di maggiore privacy: sarà disponibile Playa Paraiso in cui prenotare una delle 6 Cabanas in paglia con una capienza fino a 6 persone ognuna, tutte dotate di spiaggia privata e dei migliori comfort come vasca idromassaggio, frigorifero con bibite a disposizione, divanetti, lettini e teli mare.

Quando aprirà è quanto costerà MagicSplash

MagicSplash avrà a sua disposizione un nuovo ingresso dedicato, dotato di un nuovo ed ampio parcheggio di circa 500 posti auto, oppure attraverso MagicLand, dopo aver acquistato una estensione del biglietto.

Attualmente non c’è una data precisa sull’apertura del nuovo parco acquatico romano, ma è attualmente prevista per l’estate del 2023 con probabili tariffe a partire da 14,90 € per l’intera giornata, ma anche biglietti pomeridiani per chi vi accederà dalle 2 del pomeriggio in su.

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Cammini mare Sardegna Viaggi

Questo cammino nel Sud della Sardegna è paradisiaco

C’è un modo insolito di scoprire la Sardegna più autentica, che non è soltanto fatto di mare e di spiagge. Un modo slow, sostenibile – come piace fare oggigiorno – e, perché no, economico. È il turismo dei cammini e, come accade in tutte le altre Regioni d’Italia, può essere praticato anche qui.

Tra i numerosi cammini che si possono percorrere in Sardegna ce n’è uno praticabile da chiunque e in qualsiasi stagione dell’anno. Un itinerario che attraversa paesaggi meravigliosi, che costeggia splendidi lidi e che tocca anche siti archeologici di grandissima importanza storica.

L’itinerario

Stiamo parlando del Cammino di Sant’Efisio, che da Cagliari giunge all’antica città di Nora dopo aver percorso a piedi 65 chilometri. Chi desidera percorrerlo per intero può farlo in due giorni di marcia.

Cagliari

La prima tappa per i fedeli che percorrono il Cammino di Sant’Efisio è alle porte di Cagliari, a Giorgino, uno dei rioni marittimi, dove si trova la chiesa che ospita la statua di Sant’Efisio. Una volta lasciata Cagliari, si cammina fino ad arrivare a La Maddalena Spiaggia di Capoterra, un ampio lido affacciato su acque limpide il cui colore varia tra il verde e l’azzurro.

Su Loi e Sarroch

Da qui, si procede verso la località di Su Loi, dominata da una torre cinquecentesca chiamata Torre degli Ulivi per poi proseguire verso Villa d’Orri dei marchesi Manca di Villa Hermosa, a Sarroch, sulla riva di ponente del Golfo degli Angeli. Si tratta dell’unica villa reale che esista in Sardegna. Risale alla fine del 1700 ed è rimasta intatta nel tempo. Ubicata in un’amena posizione tra i colli e il mare, è circondata da un grande parco. Famosa per aver ospitato illustri personaggi storici, tra i quali Carlo Felice di Savoia con la consorte Maria Cristina di Borbone, custodisce preziose memorie, anche documentali ed insigni tesori storici e artistici relativi al periodo dell’esilio sabaudo nell’isola e mantiene ancor oggi gran parte dei suoi originari arredi.

Villa San Pietro

Chi ne avesse voglia può anche dormire in uno dei tanti hotel, alcuni molto belli, che si incontrano lungo la strada, per riprendere, il giorno dopo, alla volta di Villa San Pietro (in sardo, Santu Perdu), una tappa che è stata introdotta solo nel 1943. Questo luogo è molto antico ed è abitato sin dall’epoca prenuragica e nuragica. Lo testimonia la presenza di domus de janas, di tombe dei giganti (se ne contano tre: “Su Cuccumeu”, “Perda e accuzzai” e “Su Lilloni”) e di un nuraghe, ancora in buona parte sotterrato.

L’antica Nora

Da qui manca solo di arrivare a Pula e, infine, alla splendida Nora, l’antica città fenicia e romana, un vero gioiello archeologico. Nora sorge all’estremità del capo di Pula ed è considerata uno degli insediamenti più antichi della Sardegna. Dominata dalla splendida Torre di Coltellazzo e caratterizzata da un importante porto, la città fenicia è ricca di fascino e di bellezza. Venne fondata intorno al VIII secolo a.C. da Norace, eroe iberico, mentre il suo sviluppo iniziò a partire dal IV secolo a.C., quando divenne un grande centro amministrativo, commerciale e religioso. Nel 238 a.C., Nora venne conquistata dai romani e in seguito arrivò ad ospitare 8mila abitanti, divenendo “caput vie” della Sardegna.

Il suo declino iniziò intorno al V secolo d.C. a causa dei saccheggi a opera degli arabi e dei vandali. Le continue scorribande costrinsero la popolazione a rifugiarsi verso le montagne, dove nacque la città di Pula.

Oggi, gran parte degli edifici di Nora è arrivato sino a noi ed è visitabile. Gli scavi nella zona iniziarono nel 1889, quando, nella spiaggia accanto alla Chiesa di Sant’Efisio – tappa ultima del nostro cammino – venne portato alla luce un “tophet”, l’antichissimo cimitero fenicio per bambini. Da allora, le ricerche non si sono più fermate e, a decenni di distanza dalle prime scoperte, sembra che Nora abbia ancora molto da raccontare agli archeologi.

Il pellegrino che percorre il Cammino di Sant’Efisio solitamente poi fa anche ritorno a Cagliari, sempre a piedi ed è per questo che viene anche chiamato “Grande” Cammino di Sant’Efisio.

Quando andare

Il momento migliore per intraprendere questo percorso è senza dubbio il 1° maggio, quando Cagliari celebra la Festa di Sant’Efisio, uno dei principali eventi annuali della città. Dal 1657, si svolge ininterrottamente ed è diventata la più lunga processione religiosa d’Italia.

Nato come pellegrinaggio, oggi è un itinerario che può fare tranquillamente chiunque sia appassionato di trekking e voglia scoprire il lato più selvaggio e tranquillo di questa parte della Sardegna del Sud, attraverso scenari mozzafiato, in bilico tra mare e terraferma.