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Alderney, una perla tra le isole del Canale della Manica

Perla tra le Isole del Canale (Channel Islands), situata a nord dell’arcipelago, Alderney è uno di quei paradisi ancora non intaccato dal turismo di massa. Una meta per vacanze all’insegna del vero relax. La si raggiunge con un volo di 15 minuti da Guernsey, oppure via mare con il traghetto, che si può prendere anche da Port Diélette, in Francia. Che vogliate passeggiare per le strade acciottolate della città di St Anne, noleggiare una bicicletta o esplorare l’isola in barca, c’è molto da scoprire, tra numerosi siti storici, la ricca fauna selvatica, piccoli villaggi e, naturalmente, incantevoli spiagge lambite da acqua cristallina.

Alderney, tra storia e natura incontaminata

Le Isole del Canale, note anche come Isole Normanne, sono politicamente divise tra i baliati di Guernsey e di Jersey, entrambe dipendenze della Corona britannica, pur non essendo parte del Regno Unito. Quelle abitate sono Jersey, tra le più belle d’Europa, Guernsey, Alderney, Sark, Herm, Jethou, Brecqhou e Lihou. Esiste, inoltre, la piccola isola abitata di Chausey, a sud di Jersey, che appartiene alla Francia ed è ancora meno conosciuta.

Si può ripercorrere la storia dell’isola di Alderney, terza per dimensioni tra le Isole del Canale, presso l’interessante Alderney Museum. Costruito nel 1790, questo bellissimo edificio antico, un tempo scuola dell’isola, è ricco di storia e fascino locale. Il museo, vincitore di numerosi premi, illustra la storia dell’isola, dall’età del ferro ai giorni nostri, e ospita conferenze e mostre affascinanti, tra cui un’ampia esposizione del relitto elisabettiano di Alderney e la recente scoperta di resti Romani.

Alderney è anche uno dei luoghi ideali delle Channel Islands per gli amanti della fauna selvatica. I suoi diversi habitat spaziano dalle praterie costiere alle foreste di alghe kelp subtidali, attirando uccelli marini, delfini, pipistrelli e il raro esemplare di riccio ‘biondo’. Visitatela in primavera e in estate per vedere le colonie di pulcinella di mare e di sule che prosperano in queste stagioni.

Le incantevoli spiagge di Alderney

Le spiagge dorate di Alderney sono l’ideale per una giornata di relax, bagni in mare o sport acquatici. La più popolare dell’isola è Braye Beach, a pochi minuti dalla città di St Anne e dal porto. Le acque limpide e calme, riparate dal frangiflutti, sono sicure per remare o nuotare. I numerosi servizi disponibili a pochi passi la rendono un’ottima scelta anche per le famiglie. Ci sono, poi, i ristoranti su Braye Road, accessibili dal lato della spiaggia appena oltre le dune di sabbia, per godersi un lungo pranzo con una vista mozzafiato. Questa spiaggia è, inoltre, sede di molti eventi durante l’estate, tra cui la popolare e molto competitiva gara di castelli di sabbia e la gara di zattere che si tiene ogni agosto.

Arch è, invece, la spiaggia più piccola, riparata, appartata e tranquilla dell’isola. Da qui si può godere di una vista spettacolare su due fortezze vittoriane, Château â L’Etoc a sinistra e Fort Corblets a destra, e sul fantastico faro. Con la bassa marea, si può raggiungere la baia di Corblets, camminando attraverso le rocce fino al litorale adiacente.

La spiaggia di Saye, accanto al campeggio sulla costa nord-orientale di Alderney, attrae persone di tutte le età con le sue splendide dune di sabbia bianca, riparate da promontori rocciosi ai lati, che scendono dolcemente nelle acque azzurre e cristalline, perfette per nuotare. Anche in piena estate è spesso possibile godere di un’intera spiaggia tutta per sé, o al massimo condividerla con i cacciatori di ostriche o con la foca grigia.

Sulla costa sud-orientale dell’isola, la spiaggia di Longis è la più accessibile di tutte, e vanta la più lunga striscia di sabbia di Alderney. La baia ha una pendenza dolce, che la rende ideale per godersi un bagno in acque limpidissime, o fare kayak. Con la bassa marea è davvero impressionante, perché si può camminare per chilometri ed esplorare le piscine rocciose.

Vi conquisterà, infine, la baia di Clonque, che si affaccia a ovest verso l’area designata sito Ramsar, poiché comprende una serie di ecosistemi marini diversi, e verso l’isola di Burhou. Costituita da un’ampia zona rocciosa che si estende verso il mare e alcune aree sabbiose durante la bassa marea, è uno dei luoghi preferiti dagli isolani per godersi il tramonto. È dominata dall’imponente Fort Clonque, dove oggi si può vivere l’esperienza di soggiornare in un’antica fortezza.

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Il Lago Maggiore fiorisce di splendide camelie

Non è un fiore italiano. Fu importato dal lontano Giappone nel XVII secolo. Da allora, la camelia fiorisce a primavera anche in alcune zone del nostro Paese, colorando tutto di bianco, rosa o rosso e profumando l’aria.

La fioritura della camelia nelle ville e nei giardini è uno spettacolo che merita di essere ammirato in tutta la sua bellezza. E c’è un posto in Italia dove le camelie sono particolarmente concentrate che è già meraviglioso di per sé, ma che con l’arrivo della bella stagione si trasforma in pura poesia.

Si tratta del Lago Maggiore, lungo le sponde del quale le camelie hanno trovato il loro habitat naturale. Qui, i floricoltori locali portano avanti una tradizione di 150 anni, riconosciuta a livello internazionale.

Lungo tutta la litoranea che porta fino alla Svizzera, s’incontrano diverse località turistiche impreziosite da storiche ville e da giardini affascinanti. Queste dimore, prevalentemente costruite tra la seconda metà del XIX secolo e gli inizi del XX secolo, ben si armonizzano con questo meraviglioso paesaggio naturale.

Ed è proprio qui, in questi luoghi ricchi di fascino, che è possibile ammirare la fioritura delle camelie. Da Villa Taranto, a Verbania, all’Isola Madre, la più grande delle Borromee, da Villa Maioni, una splendida dimora neo-barocca che oggi ospita la biblioteca, a Villa Giuseppina e Villa Anelli a Oggebbio, ma anche in alcuni vivai, come La Roncola di Vignone e Compagnia del Lago Maggiore di Premosello Chiovenda, che ospita la pregiata Camellia sinesis, dalle cui foglie si ottiene un aromatico tè.

E con la fioritura delle camelie prende il via anche la stagione delle visite alla splendida Villa Taranto, che ospita uno dei giardini più belli d’Italia, e all’Isola Madre, la più grande delle Isole Borromee, famosa per i suoi rigogliosi giardini e per il maestoso palazzo Borromeo.

Il giardino di Villa Taranto

Secondo i critici internazionali, il giardino di Villa Taranto sarebbe più bello persino dei giardini di Versailles. Fu uno scozzese, il Capitano Neil Mc Eacharn, che nel 1931 decise di acquistare la proprietà dalla Marchesa di Sant’Elia per trasformarla in un esemplare giardino all’inglese, ubicato in un lembo d‘Italia che, pur con maggior morbidezza e ricchezza di toni, poteva ricordargli la nativa Scozia. Quest’opera doveva conciliare due esigenze fondamentali: estetiche e botaniche. Esigenze botaniche, in quanto le varie vegetazioni dovevano trovare condizioni di terreno e di clima il più possibile ideali. Le tappe della creazione dei nuovi giardini videro diverse fasi lavorative, fino alla loro ultimazione nel 1940.

Oggi si possono ammirare piante autoctone, ma anche specie esotiche, tropicali e provenienti dalla foresta amazzonica. Sono presenti oltre 20.000 varietà di fiori, alberi, arbusti e piante acquatiche.

I giardini dell’Isola Madre

L’Isola Madre sul Lago Maggiore custodisce uno dei giardini più apprezzati al mondo, abbellito da glicini, magnolie, alberi di limoni e cedri, ma anche da fiori esotici e di altre provenienze, che circondano il sontuoso palazzo del Cinquecento, Palazzo Borromeo.

Voluto come residenza privata dalla famiglia Borromeo (a cui appartiene ancora), oggi è aperta al pubblico per mostrarsi in tutta la sua bellezza. Tra sfarzi, antichi arazzi, preziosi arredi, dipinti, chi visita questa antica dimora riesce a immergersi subito in un’epoca passata.

E il parco che la circonda è a dir poco favoloso. Otto ettari di piante e fiori, curati nei minimi dettagli, in cui ci si può perdere tra specie botaniche rare, provenienti da ogni parte del mondo e dalla forte impronta esotica.

Realizzata a inizio Ottocento, quest’area verde vanta anche presenze importanti e di tutto rispetto, come una palma Jubaeae Spectabilis, che ha quasi 130 anni, e il bicentenario cipresso del Kashmir, arrivato qui dall’Himalaya nel 1862. Si tratta del più grande e il più vecchio esemplare in Europa, ormai in via d’estinzione persino nel suo Paese d’origine. E, mentre si è rapiti dalla bellezza di alberi e fiori, ammirando il panorama dai cannocchiali che si trovano passeggiando lungo i viali ombreggiati, non di rado passano indisturbati uccelli variopinti, che vivono in libertà nel parco. A loro si aggiungono fagiani e regali pavoni bianchi che rendono così magica la permanenza su questa fantastica isola immersa nel Lago Maggiore.

I giardini di Villa Maioni

Villa Maioni è una splendida dimora neobarocca immersa in 30mila metri quadri di parco attraversato da tanti viali dove si passeggia volentieri. Sono le camelie le protagoniste di questo splendido giardino un po’ meno conosciuto rispetto a quelli di Villa Taranto e dell’Isola Madre, ma assolutamente unico. Tanto che proprio quest’anno viene inaugurata la “Biblioteca della Camelia Piero Hillebrand”, un campo – catalogo realizzato dalla Società Italiana della Camelia e dal Comune di Verbania con ben 300 varietà diverse di camelia, con la possibilità di ammirare le fioriture in tutti i mesi dell’anno e non soltanto a primavera. Il parco-museo porta il nome del verbanese Piero Hillebrand, florovivaista e botanico che dedicò la vita alla ricerca e alla catalogazione delle antiche varietà di camelia.

Le altre ville e i giardini del Lago Maggiore

Villa Giulia a Verbania Pallanza, sulle sponde del Lago Maggiore, ospita la Mostra della Camelia che quest’anno festeggia 55 anni. Oltre 200 varietà di camelie, tra cui alcuni splendidi esemplari custoditi nei parchi, nei giardini storici privati e nei vivai del territorio del Lago Maggiore, saranno esposte i giorni 25 e 26 marzo 2023.

Il giardino di Villa Anelli è nato prima della casa stessa. Sfruttando le naturali pendenze, si sviluppa su diversi piani attraversati da vialetti che nascondono alcune sorprese e scorci panoramici meravigliosi. Le camelie qui sono state piantate fin dall’Ottocento, importate non soltanto dal Giappone ma anche dalla Nuova Zelanda, dall’Inghilterra, Australia, Stati Uniti e Cina e ora sono enormi, tantissime (almeno 500 piante) e bellissime.

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Sembra un quadro, ma il paesaggio è stato dipinto da Madre Natura

Esistono dei luoghi che sono così belli da non sembrare reali. Posti che si aprono davanti allo sguardo incredulo degli avventurieri che osano spingersi fino ai confini del mondo e che incantano per la loro immensa bellezza, che non si possono descrivere, ma solo vivere.

E oggi è proprio di un posto così che vogliamo parlarvi, di un capolavoro naturalistico che non conosce uguali. Di un paesaggio che sembra un quadro, ma che in realtà è stato dipinto da Madre Natura. Benvenuti a Landmannalaugar.

Landmannalaugar, il paradiso naturale dei colori

Il nostro viaggio di oggi ci conduce al cospetto di un territorio incontaminato e sconfinato che da sempre popola le travel wish list di tutti gli avventurieri del mondo. Stiamo parlando dell’Islanda, quell’isola caratterizzata da paesaggi che lasciano senza fiato, che inebriano la vista e stordiscono i sensi. Vulcani, geyser, terme e campi di lava si alternano a parchi nazionali e imponenti ghiacciai creando visioni di immensa bellezza.

Ed è proprio dentro una visione, surreale e mozzafiato, che oggi vogliamo portarvi. Un territorio montuoso situato nel sud dell’isola, e nei pressi del vulcano Hekla, caratterizzato da formazioni geologiche uniche che per forme, lineamenti e colori restituiscono la sensazione di trovarti davanti a un capolavoro d’arte.

Ci troviamo a Landmannalaugar, all’interno della Fjallabak Nature Reserve, la riserva dei meravigliosi altopiani islandesi che è diventata meta imprescindibile di tutti i viaggiatori che arrivano nel Paese, e il motivo è facilmente intuibile. Qui, infatti, su ampie distese di lava che si alternano a sorgenti di acqua calda, si snodano tutta una serie di montagne di riolite multicolor che creano uno scenario davvero unico al mondo. Sembra di trovarsi davanti a un quadro, ma in realtà questo paesaggio è stato dipinto da Madre Natura, ed è bellissimo.

Landmannalaugar, paradiso terrestre e colorato in Islanda

Fonte: 123rf

Landmannalaugar, paradiso terrestre e colorato in Islanda

Il quadro islandese dipinto da Madre Natura

Partendo da Hella, la cittadina islandese celebre per gli avvistamenti dell’aurora boreale, è possibile raggiungere Landmannalaugar in automobile, percorrendo la pista F26, o in autobus. Arrivati qui i viaggiatori possono ammirare quello che è uno dei più grandi e spettacolari capolavori visivi della natura.

Le montagne di riolite che si snodano sull’altopiano lavico di Laugahraun, infatti, sono caratterizzate da tinte e sfumature incredibili che brillano al sole e si infiammano al tramonto. Sono rosse e arancioni, azzurre, verdi e gialle, sono spettacolari e creano un paesaggio multicolor che sembra essere stato creato dalle pennellate di un pittore.

Nel Landmannalaugar è presente un centro assistenza, aperto solo durante il periodo estivo, e un rifugio che può ospitare fino a un massimo di 78 persone, e che si configura come il punto di partenza perfetto per andare alla scoperta di tutte i paesaggi sconfinati e incantati che si snodano nelle Highlands islandesi.

Una volta arrivati fin qui il consiglio è quello di immergersi in questo quadro e di esplorarlo seguendo uno dei numerosi itinerari escursionistici che conducono alla scoperta degli altopiani dell’Islanda. Fermatevi a osservare il paesaggio e tutti i suoi scorci: da qui la vista è mozzafiato.

Landmannalaugar, il paesaggio dipinto da Madre Natura

Fonte: iStock

Landmannalaugar, il paesaggio dipinto da Madre Natura

 

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Portobuffolè, il borgo medievale immerso nelle campagne trevigiane

Un gioiello medievale spicca nella campagna trevigiana, sulla linea di confine tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Portobuffolè è il più piccolo comune della provincia di Treviso, in termini di popolazione e di superficie: parliamo di circa 751 abitanti su 5,08 km quadrati. Forse anche per questo è riuscito a mantenere intatte le sue peculiarità, premiate dal Club de I Borghi più Belli d’Italia e insignite della Bandiera Arancione. Riconoscimenti che fanno presagire, a chi lo visita, un’esperienza indimenticabile.

Origine del nome e storia antica

Benché oggi sia il comune più piccolo del Trevigiano, Portobuffolè fu un importante centro strategico della Repubblica di Venezia in Friuli, sulla sponda sinistra del fiume Livenza, ed ebbe una cinta fortificata, oggi pressoché scomparsa. Al tempo dei Romani era Septimum de Liquentia, villaggio di pescatori e agricoltori. ‘Septimum’ perché situato a sette miglia da Oderzo (Opitergium); de Liquentia, perché adagiato sulla sponda del fiume Livenza. Intorno all’anno Mille è comparso il nome Portus Buvoledi o Bufoledi, dal latino medievale ‘bova’, che significa ‘canale’. Secondo alcuni, però, il nome deriverebbe da ‘bufalo’ e l’origine andrebbe cercata nelle ‘bufaline’, le barche che venivano utilizzate per il trasporto delle merci attraverso il fiume.

Il borgo conobbe il periodo di maggior splendore e ricchezza durante il dominio veneziano, quando diventò un importante scalo fluviale. La Serenissima concesse a Portobuffolè il titolo di Città, lo stemma gentilizio e un podestà, che rimaneva in carica solo 16 mesi, con mansioni politico-amministrative. La cittadina perse le torri medievali del castello, eccetto la Torre Civica, che venne utilizzata come prigione.

Nel 1911, il corso del fiume venne deviato, e la fisionomia della città mutò radicalmente, benché nel XX secolo il Livenza aveva perso la sua funzione di via d’acqua che alimentava i commerci del porto (dal quale deriva il nome del borgo). La deviazione del Livenza provocò lo spopolamento del centro abitato, che si è conservato intatto nelle sue forme e atmosfere cinquecentesche.

Passeggiata tra le bellezze di Portobuffolè

Il borgo di Portobuffolè si lascia visitare facilmente in mezza giornata. La sua anima medievale accoglie i visitatori, stregandone lo sguardo a ogni angolo. Entrando nel centro storico dalla Porta Trevisana, distrutta nel 1918, ci si imbatte subito nella piccola e graziosa Piazza Beccaro, circondata da palazzi con eleganti facciate, alcune delle quali adornate da affreschi. Spicca quella di Cà Soler, un tempo rivolta verso il canale, ora interrato.

Da qui si giunge alla splendida dimora duecentesca di Gaia da Camino, figura storica citata da Dante nella Divina Commedia, nel XVI° canto del Purgatorio. Gli ambienti dell’antica casa-torre, ingentilita da bifore, interamente affrescata e sviluppata su quattro livelli, ospitano periodicamente mostre di arte contemporanea, nonché il Museo del Ciclismo Alto Livenza, dedicato a Giovanni Michieletto e Duilio Chiaradia, ad oggi considerato uno dei più importanti musei italiani sul ciclismo.

Dal Ponte Friuli, che attraversa l’alveo oggi erboso del fiume, si possono cogliere gli elementi salienti dell’antica fortificazione, come la Porta Friuli (detta il “torresin” perché ricavata da una torre difensiva, rimaneggiata tra il XVI e il XVIII secolo) e la Torre Civica in laterizio. Nella centrale piazza Vittorio Emanuele II, si affacciano la Loggia Comunale, il Monte di Pietà, il Fontego del Sale e il Duomo, sorto dove una volta c’era la sinagoga ebraica. Consacrato nel 1559 e restaurato più volte, custodisce un crocefisso ligneo del ’400 di scuola tedesca, un pregiato altare opera di un artista locale e un organo della casa Callido di Venezia, con 472 canne di zinco e stagno.

A pochi passi dal centro storico, sorge la Villa Giustinian, esempio tardo di villa veneta che aveva due accessi, uno via terra e uno fluviale, costruita nel 1695 dalla nobile famiglia Cellini e poi passata ai Giustinian. Fuori dal borgo, sono da vedere anche la chiesa di San Rocco con la Madonna della Seggiola, una scultura lignea del 1524,  l’oratorio di Santa Teresa, impreziosito da stucchi e affreschi, e la chiesa dei Servi, consacrata nel 1505.

Alla scoperta delle tradizioni di Portobuffolè

Portobuffolè vanta una grande tradizione artigianale ed enogastronomica. Tanti gli eventi che si susseguono nel borgo durante l’anno. Da non perdere:

  • il Mercatino dell’Antiquariato e del Collezionismo, che si svolge ogni seconda domenica del mese (escluso agosto), sotto i portici e lungo le vie del centro
  • “Portobuffolè, XIII secolo”, manifestazione che si svolge ogni due anni verso la fine di giugno. Si tratta di una rievocazione storica medievale, in occasione della quale le vie del centro si riempiono di tavolate di piatti dell’epoca, figuranti e sbandieratori in costume
  • Fiera di Santa Rosa, a fine agosto, durante la quale è possibile gustare le famose “Trippe di Santa Rosa” accompagnate dai vini locali

Cos’altro fare nei dintorni del borgo

Tra le attrattive appena fuori del borgo di Portobuffolè, ci sono i percorsi ciclabili lungo i Prà dei Gai, splendida golena naturale, vasta area di prati stabili, la cui fertilità è legata alle frequenti esondazioni del Livenza, che creano un ecosistema unico nel suo genere. Proprio per la loro importanza naturalistica e faunistica, sono stati dichiarati dalla Comunità Europea area protetta e inquadrati nel progetto di sviluppo territoriale del GAL 5 (Gruppo di Azione Locale). Fino a qualche decennio fa, i terreni dei Prà erano comunali e in primavera, con un’asta pubblica, i contadini del luogo se ne aggiudicavano piccoli appezzamenti per il pascolo e la raccolta del fieno. Dal latte delle pecore e delle capre che nei decenni scorsi vi pascolavano, si otteneva un pregiato formaggio chiamato “Gai”. Oggi è il luogo ideale anche per una gita nella natura. In particolare, il 25 aprile, in occasione della festa di San Marco, patrono di Portobuffolè, vi si riversano le famiglie del posto per la tradizionale scampagnata con pic-nic.

Dal borgo medievale, si possono inoltre raggiungere i luoghi più interessanti della Marca Trevigiana, tra i fiumi Piave e Livenza, come Oderzo e Motta di Livenza, cogliendo le tante occasioni gastronomiche che si presentano durante il percorso. Il fiume Livenza è, inoltre, la meta ideale per gli amanti della pesca e per chi desidera avventurarsi tra le sue acque in canoa, per rivivere da vicino l’antica via di collegamento con Venezia. A quel punto il viaggio nel tempo, tra passato e presente, può dirsi davvero compiuto.

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Dormire tra le onde dell’oceano nell’hotel più piccolo del mondo

Le esperienze di viaggio, quelle uniche, straordinarie e indelebili, passano anche per gli alloggi. Stanze, strutture ricettive e case da affittare, infatti, non sono più soltanto i luoghi del riposo e del ristoro, ma veri e propri elementi caratterizzanti dell’intera avventura.

Lo abbiamo imparato alloggiando nelle case sugli alberi, nei glamping di lusso e nelle baite immerse nella natura. E poi, ancora, in tutte quelle strutture ricettive stravaganti, bizzarre e spettacolari. E oggi è proprio in uno di questi luoghi che vogliamo portarvi, una struttura solitaria e selvaggia che permette di dormire tra le onde dell’oceano e che è entrata nel Guinness World Records come l’hotel più piccolo del mondo. Pronti a vivere un’esperienza mozzafiato?

Dormire alle Canarie, nell’hotel più piccolo del mondo

Per vivere questa avventura al di fuori dall’ordinario dobbiamo recarci in uno dei posti più suggestivi e affascinanti del mondo. Stiamo parlando di El Hierro, la piccola e selvaggia isola delle Canarie. Organizzare un viaggio qui, in qualsiasi periodo dell’anno e in ogni stagione, è sempre un’ottima idea. Ad attendere i viaggiatori, infatti, ci sono paesaggi di una bellezza indescrivibile.

Scogliere frastagliate a strapiombo sul mare, paesaggi vulcanici e boschi di pini, piscine naturali e spiagge dorate bagnate dalle acque turchesi e cristalline dell’oceano, un patrimonio naturalistico immenso, quello che appartiene a quest’isola, che fa di El Hierro un vero e proprio paradiso terrestre tutto da scoprire.

E se tutto questo non dovesse bastarvi, sappiate che potete rendere ancora più straordinario il vostro viaggio a El Hierro alloggiando in un hotel davvero speciale. Non uno qualunque, ma quello entrato nel Guinness World Record come l’hotel più piccolo del mondo. Una struttura ricettiva solitaria e selvaggia posta in una posizione privilegiata che permette di dormire tra le onde dell’oceano. Trascorrere la notte qui, questo è chiaro, è un’esperienza da vivere almeno una volta nella vita.

Dormire tra le onde dell’oceano

Ci troviamo al cospetto dell’Hotel Puntagrande, una struttura ricettiva adagiata su una lingua di roccia che si fonde con l’oceano selvaggio. L’edificio, dichiarato dal Governo dell’arcipelago spagnolo come bene di interesse culturale, ha una storia antichissima e affascinante.

Situata a La Frontera, nell’isola di El Hierro, la struttura è stata costruita nel 1830. Si trattava di una casa di circa 40 metri quadri, la prima e l’unica in questa zona dell’isola, che poi è stata ampliata e trasformata in un hotel a due piani, una delle strutture ricettive più esclusive e suggestive delle Isole Canarie e del mondo intero.

L’hotel in questi anni ha catturato l’attenzione di migliaia di viaggiatori, non solo per essere entrato nel Guinnes dei primati come l’hotel più piccolo del mondo nel 1989, ma anche per la sua posizione privilegiata e completamente immersa in uno dei paesaggi più spettacoli dell’isola.

L’hotel più piccolo del mondo è dotato di 5 stanze, 3 camere e una suite, costruite in pietra lavica e tutte affacciate direttamente sull’Oceano Atlantico, lontano da ogni insediamento urbano e industriale. Alloggiare qui, e risvegliarsi con il suono delle onde dell’oceano è un’esperienza unica, fatta di natura, bellezza e libertà.

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Marina di Miramare, un castello nell’area protetta

Miramare è un elegante quartiere del comune di Trieste che prende il nome da un sontuoso Castello che proprio qui è localizzato. Attorno ad esso si estende l’omonima riserva naturale marina che è davvero particolare e la cui bellezza, da qualsiasi angolo venga ammirata, non può che far innamorare chiunque.

La riserva marina di Miramare a Trieste

La meravigliosa riserva marina di Miramare a Trieste, oggi Area Marina Protetta, è stato il primo parco marino istituito in Italia nell’orami lontano 1986. Si tratta di una zona di protezione integrale che è formata da roccia calcarea tipica del Carso, territorio di cui il promontorio di Miramare rappresenta una piccola estensione del litorale.

Gestita da WWF Italia su delega del Ministero dell’Ambiente, vanta microambienti specifici che si possono suddividere in quattro zone differenti:

  • ambiente di marea;
  • ambiente detritico e di scogliera;
  • fondali sabbiosi e fangosi;
  • dominio pelagico.

È perciò un angolo del nostro Paese che rappresenta a tutti gli effetti un affascinante concentrato di biodiversità di habitat e di specie particolari.

riserva marina di Miramare

Fonte: iStock

Un angolo della riserva marina di Miramare

Per capire di cosa stiamo parlando, a disposizione del viaggiatore c’è il Museo Immersivo dell’Area Marina Protetta di Miramare (BioMa) che con i suoi due piani unisce uno spazio espositivo con un ampio laboratorio didattico pensato per i visitatori più piccoli.

Un luogo che riesce a far vivere un’esperienza immersiva negli ambienti che caratterizzano la costa, grazie a realistiche rappresentazioni e riproduzioni di numerose specie marine a grandezza naturale.

Ma senza ombra di dubbio il modo più indicato per conoscere a fondo la riserva marina di Miramare di Trieste è il seawatching: ogni anno, durante i mesi estivi, è possibile organizzare con lo staff del WWF delle immersioni nell’Area Marina Protetta in modo da osservare al meglio le centinaia di specie animali e vegetali che popolano queste limpide acque italiane.

Il Castello di Miramare

All’interno di questa spettacolare riserva svetta, in tutto il suo inquantificabile splendore, il Castello di Miramare. Affacciato sulle placide e cristalline acque del Mar Adriatico, si erge maestoso e circondato da un rigoglioso parco. La sua edificazione risale alla metà dell’Ottocento e per molti è in assoluto uno dei manieri più belli di tutto il nostro Paese.

Dal colore bianco-avorio, era la dimora dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo, fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe, e della sua sposa, Carlotta di Sassonia Coburgo-Gotha, principessa del Belgio, mentre oggigiorno è una sintesi perfetta tra natura e arte, grazie anche alla presenza del mare.

Al suo interno prede vita un museo che conta più di ventidue sale tra cui le stanze di Massimiliano d’Asbugo e consorte, le camere per gli ospiti con gli arredi originali risalenti alla metà del XIX secolo e la sala del trono recentemente restaurata.

Castello di Miramare trieste

Fonte: iStock – Ph: 8020

Il bellissimo Castello di Miramare

Ma a livello generale quello che possiamo dire è che il piano terra presenta un carattere intimo e familiare, mentre il primo si contraddistingue per la sua tappezzeria di colore rosso con i simboli imperiali. All’esterno, invece, è possibile passeggiare su un balcone panoramico che permette di godere di una spettacolare vista su tutto il Golfo di Trieste.

La leggende del Castello

Anche questo Castello dai profili altamente romantici vanta alcune leggende che lo rendono ancora più interessante. Una di queste narra che lo spirito di Massimiliano d’Asburgo non abbia in realtà mai lasciato Trieste e che per questo il suo fantasma si aggiri ogni notte nel grande parco che abbraccia il maniero. Una storia che trova giustificazione nel fatto che l’arciduca non ne ha potuto godere in vita, ed ecco perché ancora oggi sentirebbe il bisogno di stare a contatto con le infinite specie di piante che si trovano qui e che sono state importate da ogni parte del mondo.

Una situazione che sembrerebbe abbastanza chiara per alcuni abitanti della città: ancora adesso cercano di evitare di aggirarsi di notte nei pressi di questa costruzione e, soprattutto, nessuno osa dormire una notte al suo interno per via di un’altra leggenda ben più nota.

La seconda leggenda è legata a una presunta maledizione lanciata da Carlotta di Sassonia Coburgo-Gotha. Stando alla tradizione, la principessa del Belgio voleva rivolgerla a tutte le teste coronate e ai capi militari sposati che in futuro vi avessero dimorato. E quanto pare i fatti accaduti nel corso del tempo danno credito a questo racconto: quasi tutti i personaggi illustri che hanno vissuto o soggiornato nel castello sembrano esser stati perseguitati da un terribile destino morendo prematuramente in tragiche circostanze e lontano dagli affetti familiari.

Per fare degli esempi, l’Arciduca d’Austria e Principe ereditario d’Austria, Ungheria e Boemia Rodolfo d’Asburgo-Lorena fu trovato morto suicida assieme alla giovane amante, la Baronessa Maria Vetsera. Stessa tragica fine per Giovanni Orth, cugino del Principe Rodolfo, che nel marzo del 1890 mentre era diretto in Cile, scomparve con la sua barca nei pressi di Capo Horn. Di lui, della moglie e di tutto l’equipaggio non si seppe più nulla e l’imbarcazione non fu mai ritrovata.

Il legame con la principessa Sissi

Certamente più nota a tutti è la principessa Sissi, il cui vero nome era Elisabetta Eugenia Amalia di Wittelsbach. La reale amava il Castello di Miramare così tanto che era solita alloggiarvi, ospitata dal cognato Massimiliano. Non a caso fu proprio la raffinata città di Trieste il luogo in cui Sissi vide per la prima volta le infinite bellezze del mare.

trieste mare

Fonte: iStock

Veduta aerea di Trieste

Tuttavia, anche la sua tragica sorte può essere ricondotta alla maledizione di Carlotta: l’Imperatrice d’Austria venne brutalmente assassinata sul Lago di Ginevra per mano di un anarchico. Una donna che era in cerca di pace e serenità, ma che purtroppo non ha mai trovato.

Il parco del Castello di Miramare

Oltre alle leggende, il Castello di Miramare è impreziosito da un parco che da solo vale il viaggio. Di circa 22 ettari, si caratterizza per la presenza di una vasta varietà di piante scelte dallo stesso arciduca durante i suoi viaggi attorno al mondo.

È opera di Carl Junker e del giardiniere boemo Anton Jelinek, e ancora oggi permette di respirare un’atmosfera unica, intrisa di significati strettamente legati al rapporto fra uomo e natura. Tra la vegetazione vi sono anche alcuni edifici destinati ad assolvere diverse funzioni: piccole strutture che ospitavano il personale in servizio; il Castelletto, residenza saltuaria di Massimiliano e Carlotta durante l’edificazione del Castello di Miramare; le Serre per attività di sperimentazione in campo botanico; l’edificio adibito a Kaffeehaus e le Scuderie, oggi sede per esposizioni temporanee.

La riserva marina di Miramare, con il possente Castello che si affaccia sulle acque dell’Adriatico e il suo rigoglioso parco, è un profondo e immenso capolavoro del nostro Paese.

Parco del Castello di Miramare trieste

Fonte: iStock – Ph: Baloncici

Il parco del Castello di Miramare
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L’isola della Grecia candidata all’Oscar

È candidato agli Oscar 2023 il film di Ruben Östlund “Triangle of Sadness” che vede tra i protagonisti anche l’attore Woody Harrelson. Ha ottenuto due nomination come “Miglior film” e “Migliore sceneggiatura originale, dopo aver vinto la Palma d’oro al 75º Festival di Cannes.

Senza spoilerare chi non l’ha visto, racconta di una coppia di influencer che viene invitata a una crociera di lusso su un super yacht per ricchi. Il viaggio inizia nel migliore dei modi, ma finisce male quando una violenta tempesta si abbatte sull’imbarcazione e lascia i sopravvissuti bloccati su un’isola deserta in lotta per la sopravvivenza.

La location del film

L’isola, inutile dirlo, è un paradiso, se si lascia da parte la disavventura dei protagonisti del film. Un luogo dove viene voglia di andare subito in vacanza, insomma.

L’isola dove è stato girato “Triangle of Sadness” è Evia (o Eubea), al largo della costa orientale della Grecia, la seconda isola più grande dopo Creta. È famosa per le splendide spiagge di sabbia bianca, per le imponenti montagne e le acque cristalline.

Scarsamente conosciuta e frequentata dai turisti stranieri, l’isola è una delle principali destinazioni turistiche per i greci, in particolare gli ateniesi che vi trascorrono il fine settimana o le vacanze estive. Ha ancora prezzi assolutamente convenienti rispetto alle altre isole greche.

Evia è collegata alla terraferma da un ponte stradale sullo Stretto di Euripo, che unisce la città di Calcide, capoluogo dell’isola, una città moderna punteggiata da bar, ristoranti e negozi, con le coste orientali della Grecia. Ma Calcide è anche una città con 3000 anni di storia. Qui si trova un interessante museo archeologico con diversi reperti provenienti da tutta l’isola, e le rovine di alcuni templi antichi, tra cui l’antica fortezza di Karababa, costruita dai Turchi nel XV secolo per proteggere la città dai veneziani.

A pochi minuti di auto si raggiunge Limni, una deliziosa cittadina che si affaccia su un porto naturale che collega Eubea alle restanti isole greche, contraddistinta da un centro urbano con le tipiche case bianche dai tetti rossi poste sul lungomare insieme a tante taverne e caffè caratteristici.

Eubea ha anche delle meravigliose spiagge, alcune delle quali con meravigliose distese di sabbia, mentre altre sono più piccole e appartate. Tra queste, Heliadou, tra le più selvagge e incontaminate, con molte taverne tradizionali e ristoranti di pesce fronte mare oppure Agia Anna nella parte settentrionale dell’isola, una spiaggia piuttosto ampia le cui acque blu attirano centinaia di turisti durante l’estate.  Molto bella è anche Rovies, scelta ideale per chiunque cerchi la tranquillità. Una delle poche distese di sabbia è Chiladou, ai piedi del Monte Dirfi, una strepitosa spiaggia di sabbia e ciottoli.

Il mega yacht del film

Un’altra curiosità riguarda lo yacht che p stato usato per le riprese, che non è uno qualunque. Si tratta infatti del famoso Christina O, appartenuto ad Aristotele Onassis, su cui hanno viaggiato anche i due grandi amori della sua vita, Maria Callas e Jacqueline Kennedy, e che oggi chiunque, con un budget da sei zeri, può noleggiare per una crociera privata.

Non è uno yacht moderno di quelli che si vedono attraccati nei porti più prestigiosi del mondo, bensì un’imbarcazione che ha una lunga storia da raccontare e per questo è unico.

Prima di appartenere al celebre armatore greco, era nato, nel 1943, come fregata per la Marina del Canada e si chiamava HMCS Stormont. Partecipò persino al D-Day e alla battaglia dell’Atlantico durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1954 fu acquistato da Onassis per la cifra di 34mila dollari, per essere trasformato in yacht di lusso e ribattezzato Christina in onore della figlia. Per ammodernarlo, arredarlo e aggiungere la strumentazione più tecnologica dell’epoca spese circa quattro milioni di dollari rendendolo così lo yacht privato più elegante e più tecnologico del mondo.

Quanto a lusso, Onassis non si era fatto mancare nulla. Il mega panfilo aveva bagni con rubinetti d’oro e maniglie d’avorio, un caminetto tempestato di pietre preziose, lavandini in lapislazzulo e il bagno dell’armatore ha una vasca ispirata a quella del mitico Minosse, re di Creta. Era arredato con mobili stile Luigi XIV e quadri da museo, tra cui un Rubens, un El Greco, un Renoir. Gli sgabelli del bar davanti alla vetrata panoramica, dove il magnate amava offrire l’aperitivo ai suoi ospiti, sono rivestiti in pelle di balena.

La sala da pranzo può ospitare fino a 40 persone e ha tavoli rifiniti a mano e il pavimento di marmo. Sul ponte c’è una piscina con il pavimento di mosaico che, premendo un pulsante, si trasforma in pista da ballo, mentre un altro ha la piattaforma per l’elicottero.

Quando morì Onassis, la figlia lo donò al governo greco perché diventasse uno yacht di rappresentanza, ma di fatto non venne mai utilizzato, così fu venduto all’armatore greco John Paul Papanicolaou. Oggi noleggiare il Christina O costa tra i 45.000 e i 65.000 euro al giorno. Le 18 cabine portano tutte i nomi delle isole greche.

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Come dormire nella casa più pazza del mondo

Ci mettiamo in viaggio per tantissimi motivi e anche se sono diversi gli uni dagli altri, e cambiano in base alle esigenze e alle preferenze personali, hanno tutti in comune il medesimo obiettivo, quello di vivere esperienze incredibili e straordinarie.

E se è un’avventura unica che volete vivere, allora, abbiamo il posto che fa per voi. Si tratta di un edificio che, per forme, lineamenti e colori, non ha nulla a che vedere con tutto ciò che avete incontrato sul vostro cammino fino a questo momento. Una casa pazza, nel vero senso del termine, che ricorda l’architettura sinuosa di Gaudì, il surrealismo vorticoso di Dalì e quel pizzico di magia che da sempre caratterizza i castelli delle fiabe firmate Walt Disney.

Stiamo parlando della Crazy House di Da Lat, un capolavoro visivo firmato dall’architetta vietnamita Dang Viet Nga. Un tripudio di fantasia, creatività e follia che permette di vivere quella che è l’esperienza più incredibile e inspiegabile di sempre. La casa pazza non è solo visitabile, ma funziona anche da hotel e noi non abbiamo dubbi: è questo l’alloggio più folle del mondo.

Benvenuti nella Crazy House di Da Lat

Le fotografie che richiamano le forme sinuose e vorticose della Crazy House, precedono la fama di questa opera visiva e grandiosa, all’interno della quale si nascondono ambienti segreti tutti da scoprire e da comprendere. La casa più pazza del mondo si trova a Da Lat, capoluogo di Lam Dong nel Sud del Vietnam, ed è probabilmente l’attrazione più celebre della città e dei suoi dintorni.

L’edificio, realizzato dall’architetta visionaria Dang Viet Nga, stordisce a prima vista e invita gli ospiti a perdersi e immergersi in una rivisitazione strabiliante del mondo che abitiamo. L’intera struttura, infatti, è un omaggio al pianeta e a tutti gli esseri viventi che lo popolano.

Quando lo sguardo si posa sulla casa pazza, l’impressione è quella di trovarsi davanti a un gigantesco albero che sembra sfiorare il cielo. Avvicinandosi, però, è possibile scorgere nuovi e inediti dettagli che rendono la visione d’insieme ancora più straordinaria. Numerose sculture, infatti, si integrano con l’architettura arricchendola e definendola attraverso elementi che richiamano diversi esemplari di flora e di fauna mondiale. Sembra così di trovarsi davanti a una struttura organica che può prendere vita da un momento all’altro.

Sorprendente è anche il design degli interni, pensato minuziosamente e nei minimi dettagli. Il dialogo con la natura iniziato negli esterni continua qui con tutta una serie di raffigurazioni e metafore che simboleggiano la vita in ogni sua forma. Visitando gli ambienti della casa si ha come l’impressione di attraversare mondi paralleli e surreali: foreste, boschi, grotte e scenari marini invitano gli ospiti ad abbandonare la razionalità e a lasciarsi guidare solo dalla fantasia.

Crazy House, dicevamo, è probabilmente una delle attrazioni più celebri e frequentate di tutta Da Lat. Oltre a visitare i suoi interni, però, potete anche scegliere di dormire all’interno di una delle sue meravigliose stanze.

Dormire nella Crazy House di Da Lat

Fonte: 123rf

Dormire nella Crazy House di Da Lat

Dormire nella casa più pazza del mondo

Una sola visita potrebbe non bastare per comprendere l’universo variegato e strabiliante della Crazy House. Per questo motivo una parte dell’edificio è stato adibito ad hotel che oggi ospita ben 10 camere.

Gli alloggi riflettono in tutto e per tutto lo stile del folle edificio. Le stanze, infatti, sono ispirate agli animali e ai loro habitat, e sono arredate con mobili completamente fatti a mano. Tutto è pensato nei minimi dettagli per restituire la sensazione di trovarsi immersi in una natura in costante movimento.

Dormire nella casa più pazza del mondo, questo è chiaro, è un’esperienza che tutti dovremmo fare almeno una volta nella vita, e costa anche pochissimo. Con circa 30 euro a notte, infatti, potrete alloggiare qui e e vivere un’avventura mozzafiato.

Crazy House, dormire nella casa pazza di Da Lat

Fonte: 123rf

Crazy House, dormire nella casa pazza di Da Lat
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Tafraoute: il villaggio magico che svela il volto inedito del Marocco

Il mondo che abitiamo non smette mai di sorprenderci, perché infinite sono le bellezze che gli appartengono. Lo sanno bene tutte quelle persone che hanno scelto di trasformare il viaggio in una vera e propria missione di vita per esplorare il globo, per indagare i patrimoni artistici, storici e naturalistici e per toccare con mano le usanze e le culture di popoli lontani.

E oggi è proprio in una destinazione lontana che vogliamo recarci insieme a voi, per conoscere un luogo ancora distante dai radar del turismo di massa, ma non per questo meno sorprendente. Per scoprirlo dobbiamo recarci in Marocco, tra le montagne dell’Anti Atlante nel sud del Paese.

È qui che, incastonato nella splendida valle di Ameln, esiste un villaggio magico che appare agli occhi dei visitatori come un miraggio e che svela il volto inedito e autentico del Marocco. Pronti a partire?

Benvenuti a Tafraoute, tra le montagne dell’Anti Atlante

È un viaggio diverso dai soliti, quello che facciamo oggi, e che ci porta alla scoperta di una piccola e sorprendente oasi nel Marocco che si apre davanti allo sguardo di tutti gli avventurieri che osano spingersi fin qua giù.

Ci troviamo nella valle di Ameln, in quel territorio costellato da tanti piccoli villaggi berberi che si snodano tra le montagne dell’Anti Atlante che infiammano il paesaggio. Percorrendo chilometri di strade tortuose è possibile scorgere un agglomerato di case che si snodano sotto una roccia dalla forma insolita. Si tratta di un piccolo e inaspettato villaggio ancora sconosciuto alla maggior parte dei turisti.

Il suo nome è Tafraoute, ed è un luogo magico incastonato tra le maestose montagne di granito rosso che al tramonto si tingono di rosa e che regalano spettacoli unici e mozzafiato. Un luogo idilliaco dove la vita scorre lenta e dove, a ogni ora del giorno e della notte, è possibile ammirare scorci mozzafiato su tutto il territorio circostante.

Tafraoute è situato a 1200 metri di altezza e il paesaggio in cui è immerso lo fa somigliare a un’oasi nel deserto. Lo scenario aspro e selvaggio, infatti, ospita filari di palme che si estendono all’orizzonte e mandorli che nella stagione primaverile esplodono in tutta la loro bellezza tingendo l’intero territorio. Tutto intorno, invece, montagne di granito rosso e rocce dipinte incorniciano il paesaggio rendendolo straordinario.

Il villaggio è il perfetto punto di partenza per andare a visitare le Paint Rocks che si sono trasformate nelle protagoniste assolute delle istantanee di viaggio di chi giunge fin qui. Si tratta di rocce dipinte negli anni ’90, di blu, di rosso e di verde, che fanno da contrasto ai colori della terra creando scenari davvero mozzafiato.

Il villaggio di Tafraoute

Fonte: iStock

Il villaggio di Tafraoute

Un villaggio-oasi nel sud del Marocco

È possibile raggiungere Tafraoute da Agadir, percorrendo circa 160 chilometri in auto. Le strade sono tortuose e polverose e circondate da paesaggi aridi e incontaminati. Ma è alla fine del percorso che, come per magia, appare davanti agli occhi dei viaggiatori questo villaggio-oasi incastonato tra le montagne dell’Anti Atlante.

Da qui è possibile scoprire i dintorni in bicicletta, per ammirare le bellezze della valle e per raggiungere i vicini villaggi berberi. Imperdibili sono le rocce dipinte che si snodano appena fuori dal villaggio e che creano uno scenario unico e sorprendente. Fermatevi ad ammirare il territorio: la vista da qui è meravigliosa.

Le rocce dipinte nei pressi del villaggio di Tafraoute

Fonte: iStock

Le rocce dipinte nei pressi del villaggio di Tafraoute
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È stata scoperta una sfinge che sorride

L’Egitto, terra di antiche testimonianze di una civiltà lontanissima da noi, continua a regalarci sorprese: nelle ultime settimane, gli archeologi hanno portato alla luce una struttura d’epoca romana che conteneva qualcosa di unico. All’interno di una vasca, infatti, è stata ritrovata una sfinge che sorride. Di che cosa si tratta?

La nuova scoperta in Egitto

Nei giorni scorsi si è parlato moltissimo del tunnel segreto individuato all’interno della Piramide di Cheope, una scoperta che potrebbe finalmente condurci verso la tanto cercata (e finora mai trovata) tomba del faraone. Ma questo non distoglie l’attenzione da altri siti archeologici, dove continuano ad emergere reperti davvero curiosi e interessanti. È il caso del recente ritrovamento avvenuto nei pressi di Dendera, un’antica città egiziana famosa per il suo tempio d’epoca greco-romana dedicato alla dea Hathor.

Proprio nell’area a est del tempio, una missione guidata dall’ex Ministro delle Antichità Egiziano Mamdouh El Damaty ha portato alla luce una struttura romana realizzata su due livelli, utilizzando pietra calcarea e malta. Le prime ipotesi sulla presenza di qualcosa ancora nascosto sotto terra erano state formulate all’inizio dell’anno, quando gli archeologi hanno effettuato delle scansioni radar e delle scansioni magnetiche nei pressi del tempio. Gli scavi hanno quindi permesso di scoprire di che cosa si trattava.

Se i resti della struttura hanno subito affascinato gli esperti, ad attirare l’attenzione è stata soprattutto la vasca trovata nel livello inferiore: doveva essere un bacino di stoccaggio dell’acqua, realizzato con mattoni rossi ricoperti di ardesia e dotato di una scala per accedervi più facilmente. Secondo le prime analisi, sarebbe risalente al periodo bizantino. La vera sorpresa, però, è un’altra. Durante le operazioni di pulizia, all’interno della vasca è riemersa una sfinge che sorride: è un reperto preziosissimo.

Trovata una sfinge che sorride

La statua, costruita in pietra calcarea, rappresenta una sfinge davvero particolare. I tratti del volto appartengono probabilmente a Claudio, il quarto imperatore romano che ha regnato fino al 54 d.C. A sorprendere maggiormente sono i dettagli: la sfinge è stata raffigurata con indosso il Nemes, ovvero il tipico copricapo egiziano indossato dai faraoni a simboleggiare il loro potere. Sulla fronte della statua, inoltre, spicca un Uraeus, una decorazione a forma di serpente, anch’essa simbolo di sovranità. La particolarità più affascinante? Il lieve sorriso che compare sul volto della sfinge.

La scoperta è stata minuziosamente descritta sui profili social del Ministero delle Antichità Egiziano: “L’ispezione preliminare del volto della sfinge suggerisce che quest’ultima rappresenti l’imperatore romano Claudio. La statua è davvero bella, il viso presenta elementi realistici raffigurati in modo molto preciso. L’imperatore è rappresentato con il sorriso e due fossette laterali“. Inoltre, sul volto sono state trovate tracce di colorante giallo e rosso, mentre al di sotto della statua è stato rinvenuto un dipinto romano con geroglifici.

Perché la sfinge è stata trovata sul fondo della vasca? Gli archeologi ipotizzano che la statua sia stata originariamente situata sull’edificio d’epoca romana, come omaggio al grande imperatore. In seguito, durante l’età cristiana, sarebbe poi stata gettata in acqua e ricoperta poi di terra, una volta che il bacino è caduto in disuso. Ora gli esperti continueranno a cercare nei dintorni della struttura, nella speranza di trovare nuove testimonianze risalenti allo stesso periodo.