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Strabiliante scoperta in Egitto: ecco cosa è stato ritrovato

Il mondo dell’archeologia non smette mai di riservare entusiasmanti novità e sorprese che affascinano e consentono di avere una visione sempre più chiara di epoche remote.

Ed è questo anche il caso dell’eccezionale scoperta avvenuta ad Abido, una delle più antiche città dell’Alto Egitto, sulla riva sinistra del Nilo a 530 chilometri circa a sud del Cairo, sede di una necropoli collegata con This, la capitale delle prime due dinastie, e custode delle monumentali tombe dei primi faraoni, di ampi cimiteri di privati e funzionari con innumerevoli stele, e di due palazzi fortificati risalenti all’età protodinastica.

La strabiliante scoperta avvenuta presso l’area del tempio di Ramses II

La missione archeologica della New York University (che sta portando avanti da anni molteplici progetti di ricerca segnati da scoperte di notevole importanza) in corso presso l’area archeologica egiziana ha riportato alla luce, nell’area del tempio di Ramses II, oltre 2000 teste di ariete mummificate che risalgono al Periodo Tolemaico (che durò circa tre secoli fino alla conquista romana nel 30 a.C.), nonché un imponente edificio della VI dinastia.

L’annuncio della nuova e strabiliante scoperta è arrivato dal Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, il Dott. Mostafa Waziri, che ha sottolineato come questa sia una delle scoperte più significative degli ultimi anni in quanto consente di comprendere meglio come si svolgeva la vita in questa zona.

I preziosi reperti riportati alla luce

Come accennato, durante gli scavi gli archeologi hanno rinvenuto oltre 2000 teste mummificate di ariete ma non è tutto: oltre a esse, hanno ritrovato anche un gruppo di pecore, capre selvatiche, mucche, cani, manguste e cervi, tutti collocati presso uno dei magazzini della zona nord del tempio di Ramses.

Secondo il capo della missione, il Dott. Sameh Iskandar, tali resti mummificati potrebbero aver avuto la funzione di offerte votive donate al culto del dio ariete Khnum, ben presente ad Abido durante il Periodo Tolemaico.
Inoltre, sarebbero la conferma che Ramses II veniva ancora venerato mille anni dopo la sua morte.

E se già un tale ritrovamento ha un che di sensazionale, non è tutto.

Infatti, il team di ricerca ha riportato alla luce anche un edificio risalente alla VI dinastia (ovvero intorno al 2300 a.C.) contraddistinto da un disegno architettonico singolare dalle spesse ed enormi mura, larghe all’incirca 5 metri.

Una costruzione che si rivela molto importante per gli studiosi poiché permette loro di riflettere sull’architettura e sulle attività in essere ad Abido durante l’Antico Regno, cioè mille anni prima che Ramses II realizzasse il proprio tempio.

In più, oltre alle teste mummificate di animali e al grande edificio, sono stati scoperti anche papiri, vestiti e scarpe in cuoio, statue, e una porzione del muro di cinta settentrionale.

Sulla base dei sorprendenti ritrovamenti, ora la missione archeologica della New York University proseguirà con la documentazione e lo studio di quanto emerso in questa stagione di scavo per gettare nuova luce sui vari reperti rinvenuti, sul loro significato e sulle informazioni che possono apportare per accrescere il bagaglio di conoscenze sull’Antico Egitto.

Una scoperta che, al pari delle altre, apre le porte a ulteriori conoscenze.

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Argentina Notizie Sud America tradizioni Viaggi

A luglio questo Paese diventa il più dolce del mondo

Viaggiare significa anche e soprattutto scoprire le tradizioni gastronomiche. Non c’è niente di meglio di un dolce per identificare un paese: l’Austria è famosa per la sua Sacher Torte, mentre la Francia fa subito venire in mente i macaron e quando ci si reca negli Stati Uniti non si vede l’ora di gustare i pancake allo sciroppo d’acero. L’Argentina è invece apprezzata dai più golosi per i suoi alfajores, soffici dolcetti farciti col dulce de leche che sono tra i protagonisti della Semana de la Dulzura. Di cosa si tratta? È un’intera settimana della dolcezza che si svolge nella nazione sudamericana nella prima settimana di luglio: in particolare, quest’anno si svolgerà dal 1° al 7 luglio prossimi. Una tradizione recente, che in pochi anni ha conquistato tutta la popolazione argentina proprio per la sua dolcezza.

L’origine della Semana de la Dulzura

Uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di dolciumi è stato celebrato per la prima volta nel 1989 per far fronte alla crisi economica. In quegli anni l’inflazione era alle stelle e molte fabbriche rischiavano di chiudere. Allora per sostenere l’industria dolciaria l’Associazione Distributori di Caramelle, Biscotti e Affini, presieduta in quel periodo dallo stesso fondatore Arcor Fulvio Pagani decise di incentivare le vendite di caramelle e cioccolatini promuovendo la Semana de la Dulzura. L’iniziativa ebbe un ampio seguito, tanto che le vendite aumentarono del 20%. Tra i dolci più venduti ci furono il “pico dulce”, una sorte di lecca lecca, i “Bon o bon” dei cioccolatini con ripieno alla crema di arachidi, i cioccolatini “Milka”, le merendine “Cabsha” e tutti i tipi di alfajores.

Coppia si scambia dolci

Fonte: iStock

Durante la Semana de la Dulzura si donano dolci ai propri cari

Da quel momento si è deciso di continuare a celebrare l’evento anche se la situazione economica era migliorata. Con il passare del tempo, la Settimana della dolcezza, ha assunto un valore non solo economico e commerciale ma è diventato un vero proprio rito per dimostrare il proprio affetto alle persone care.

Una tradizione che non passa mai di moda

Come ogni tradizione che si rispetti lo scambio dei dolciumi deve essere accompagnato da una frase tipica. Se ad Halloween impazza “dolcetto o scherzetto”, durante la Semana de la Dulzura la frase più ripetuta è “una golosina por un beso”, che tradotta letteralmente vuol dire “una caramella per un bacio”. In cambio del cioccolatino o della caramella si dà appunto un bacio, un modo per saldare ancora di più il legame con amici, parenti o con il proprio partner.

L'alfajores è un dolce tipico argentino

Fonte: iStock

L’alfajores è tra i dolci più donati durante la Semana de la Dulzura

A 33 anni di distanza, la settimana della dolcezza non passa ancora di moda, anzi si è radicata talmente tanto che si è deciso negli ultimi anni di prolungarla per l’intero mese di luglio. Il periodo che in Argentina coincide con l’inverno e le temperature più basse è l’ideale per consumare dolci. I prodotti più acquistati e donati sono appunto gli alfajores, una vera e propria passione per gli argentini perché sono disponibili in differenti gusti, sono facili da mangiare anche mentre si passeggia e poi sono davvero buoni!

L’amore per questo dolce ha spinto la popolazione a celebrarlo e a dedicargli persino un’intera settimana di festeggiamenti durante il mese di maggio. Non c’è dubbio, l’Argentina è il luogo ideale da visitare non solo per le bellezze del suo territorio, ma anche per le golosità a cui è difficile rinunciare.

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Mete da visitare almeno una volta nella vita: il Glacier National Park

Esistono mete che dovrebbero davvero essere visitate almeno una volta nella vita, inconfondibili e uniche per la loro maestosa bellezza.

Una di queste è, senza alcun dubbio, il Glacier National Park del Montana, un luogo a dir poco magico dove la natura ha dato il meglio di sé, chiamato anche la “Corona del Continente” per via delle innumerevoli meraviglie naturali.

Alla scoperta di uno dei parchi più favolosi degli Stati Uniti

Al confine con il Canada, plasmato da incredibili laghi, 26 ghiacciai, vette imponenti, chilometri e chilometri di fiumi, fragorose cascate e due catene montuose, il Glacier National Park, con una superficie di 4102 chilometri quadrati, è uno dei parchi più affascinanti degli USA, Patrimonio UNESCO, un’esperienza da “una volta nella vita” per gli escursionisti, gli alpinisti e per chi ama i paesaggi di montagna.

Lo attraversa la Going-to-the-Sun Road, ottanta chilometri di strada tra i più panoramici d’America, la più gettonata per un “viaggio on the road” e per scattare fotografie uniche e ammirare vedute che rimarranno per sempre indelebili.

Percorrendola, costeggerete lo sfavillante e trasparente Lago McDonald a 916 metri di altezza, ammirerete le cascate McDonald Falls, passerete accanto all’incantevole distesa fiorita del Garden Wall e vi troverete al cospetto del “muro piangente”, il Weeping Wall, tratto di parete rocciosa su cui l’acqua, scorrendo dal bordo delle rocce, finisce direttamente sulla strada.

Ancora, vi sorprenderanno la svolta chiamata Paradise Meadow (o Big Bend) da cui il tramonto è eccezionale, il Jackson Glacier Overlook da cui si gode di una visuale privilegiata sul settimo ghiacciaio più grande del parco, e il Wild Goose Island Lookout, suggestivo panorama sull’omonima isola.

Ma il Glacier National Park, come accennato, è un paradiso per il trekking e le escursioni in montagna: sono molti i sentieri con inizio dalla Going-to-the-Sun Road, da quelli brevi e adatti a tutti come il Trail of the Cedars (1,6 chilometri immersi in una foresta di maestosi cedri, alcuni dei quali di oltre 500 anni) che può essere anche allungato per raggiungere l’Avalanche Lake, ai più impegnativi come l’Highline Trail, per escursionisti esperti, che segue il Continental Divide e regala uno scenario mozzafiato disegnato da valli glaciali, prati alpini e la famosa Garden Wall.

Altri sentieri molto frequentati sono il St. Mary and Virginia Falls Trail che porta alle cascate Virginia e Saint Mary e l’Hidden Lake trail che porta al lago celato tra splendide vette montane.

E non è tutto.

Oltre al viaggio on the road e alle escursioni in un paesaggio difficile da descrivere a parole, il parco tra i più belli degli USA offre la possibilità di gite in barca sul Lake Medicine o sul Lake McDonald, gite a cavallo, rafting e pesca.

Informazioni pratiche

Il parco è visitabile tutto l’anno 24 ore su 24 ma uno dei periodi migliori per scoprirlo va da giugno a ottobre quando la Going-to-the-Sun Road e le altre strade rimangono solitamente aperte.

Considerata la notevole estensione e le infinite attrattive da esplorare nel dettaglio, è consigliabile dedicare almeno 3 giorni al Glacier National Park con 1 giorno per zona (Going to the Sun Road, Two Medicine Valley e Many Glacier).

Per quanto riguarda il pernottamento, si tratta di uno dei pochi parchi degli USA con varie strutture ricettive al suo interno, comode e vicine ai principali punti di interesse e immerse in paesaggi da favola.

Infine, segnaliamo la presenza di un servizio navetta che consente di ammirare una buona parte del parco tra i centri visitatori di Apgar e St. Mary lungo la Going-to-the-Sun Road con corse, generalmente, ogni 15 minuti senza necessità di prenotazione.

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Idee di Viaggio Viaggi

Questa piccola città è la capitale dell’aurora boreale

Se c’è un’esperienza che gli appassionati di viaggi e non, devono provare almeno una volta nella vita è quella di assistere all’aurora boreale. Le luci pronte a colorare i cieli notturni con i loro movimenti molto simili a una danza hanno in sé qualcosa di magico, difficile da dimenticare.

Se sei pronto a rimanere incantato da questo fenomeno, devi sapere che ci sono molti posti in cui poterlo osservare. Oltre al circolo Polare Artico, Alaska e paesi del nord Europa come Svezia, Norvegia, Finlandia, puoi scovarla anche in Canada e in particolare nella città di Yellowknife. Situata sulla sponda settentrionale del Great Slave Lake, il lago più profondo del Nord America, la cittadina può essere considerata un piccolo paese delle meraviglie in cui il tempo si è fermato perché sono tutti con il naso all’insù ad osservare l’aurora boreale.

Yellowknife, la capitale americana dell’aurora boreale

Posizionata nel Nord del Canada, quando arrivi a Yellowknife hai davanti a te un territorio estremo in cui la fauna e la natura selvatica fanno da sfondo al fenomeno dell’aurora boreale. Il momento migliore per osservarla è proprio l’inverno, stagione in cui le le temperature possono arrivare fino a -40°, un sacrificio che ne vale assolutamente la pena. In cambio avrai il privilegio di assistere al fenomeno naturale di luci e colori anche più sere di seguito.

Yellowknife e la meraviglia dell'aurora boreale

Fonte: iStock

Giochi di luci e colori durante l’aurora boreale a Yellowknife

Yellowknife, proprio per la sua posizione è il luogo ideale perché è possibile ammirare l’aurora boreale per circa 240 notti l’anno. Ma c’è un momento specifico per assistere a questo spettacolo della natura? L’orario non è sempre lo stesso, può variare: in genere le prime luci colorate appaiono la sera e terminano nelle prime ore del mattino, in questo caso sarà piacevole passare la notte in bianco.

Una città incantevole tutto l’anno

Anche se viene considerata la capitale del Nord America dell’aurora boreale, Yellowknife è un luogo affascinante tutto l’anno. In inverno oltre ad osservare questo fenomeno naturale puoi vivere l’esperienza di pescare su un lago ghiacciato, oppure organizzare delle escursioni a bordo di una motoslitta o di una slitta trainata da cani.

L’estate, invece, è il momento dell’anno in cui è possibile ammirare la natura al meglio. In questo periodo le temperature gelide cedono il passo a un clima un po’ più mite che ti permette di trascorrere le giornate svolgendo diverse attività all’aperto e assistere allo spettacolo del sole di mezzanotte. La pesca rimane una delle attività preferite della zona da fare in riva al lago, o a bordo di una barca. Se invece ami passeggiare nella natura non puoi rinunciare a una piacevole escursione sfruttando in pieno le ore di luce fino alla mezzanotte.

Yellowknife si tinge di colori con l'aurora boreale

Fonte: iStock

L’aurora boreale illumina la notte a Yellowknife

Yellowknife non è solo fauna e flora, ci sono anche numerosi luoghi da visitare durante tutto l’anno direttamente nella cittadina. Ad esempio si può scoprire il Prince of Wales Northern Heritage Centre, un archivio museale ricco di testimonianze storiche della città, ma anche il Bush Pilots Monument il monumento dedicato ai piloti che sorge nel belvedere della cittadina. C’è infine l’Assemblea legislativa dei Territori del Nordovest, la sede del governo Canadese in questo territorio. Yellowknife è una piccola città dove si può stare realmente a contatto con la natura, ma che stupisce anche per la sua storia.

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Barcellona Europa Notizie Spagna Viaggi

Perché è l’anno giusto per visitare Barcellona

Barcellona è una di quelle città che è sempre una buona idea visitare. Bellissima, baciata dal mare, con mille cose da vedere e attività da fare e con un cibo in grado di rendere tutti decisamente appagati. Ogni giorno c’è sempre un ottimo motivo per raggiungerla, ma in questo 2023 ce n’è uno in più: ricorre il 50° anniversario della morte di uno dei più importanti artisti spagnoli e universali di tutti i tempi, Pablo Ruiz Picasso, genio nato a Malaga all’inizio del XX secolo, ma che nella Capitale della Catalogna ha lasciato il segno. E per questo in città sono previste tantissime iniziative, proprio in suo onore.

I luoghi di Picasso a Barcellona

Prima di scoprire le varie iniziative a cui è possibile partecipare, facciamo insieme un viaggio a Barcellona sulle orme di Picasso. Questa magica città ha avuto una grande importanza nella vita personale e artistica del pitrore. L’artista vi arrivò nel 1895, realizzando la sua formazione alla Scuola delle Belle Arti di Barcellona, dove scoprì il modernismo.

Passò, tra le altre cose, la gioventù proprio da queste parti e una volta trasferitosi in Francia non smise di tornare a visitare la città per vedere la sua famiglia e gli amici, prima che la Guerra Civile Spagnola e la Dittatura di Franco lo separasse per sempre dalla Capitale catalana.

Els Quatre Gats

Tra i luoghi di Picasso a Barcellona c’è il bar-ristorante “Els 4 Gats“, situato tra le intricate meraviglie del Barrio Gotico. Si tratta di un ristorante modernista, fondato nel 1897, che in quegli anni funpunto di ritrovo di intellettuali e artisti di fine XIX secolo.

Situato in Carrer Montsió numero 3, si trova al piano terra di Casa Martí e regala una facciata in stile gotico europeo ma con decorazioni che tolgono il fiato: una porta realizzata con vetri colorati e ferro forgiato che ricorda lo stile modernista catalano.

Els Quatre Gats barcellona

Fonte: iStock – Ph: Manuel Milan

Els 4 Gats, Barcellona

Il pittore disegnò i menù di questo ristorante e vi organizzò persino un’esposizione in cui mise a disposizione dei visitatori i suoi disegni, e per la prima volta in vita sua.

Plaza Nova

Sempre nel Barrio Gotico, un  altro luogo di Picasso a Barcellona è Plaza Nova, dove sorge l’imponente cattedrale della città. Si tratta di uno spazio ricco di elementi che parlano della storia e dell’arte di Barcellona e gli amanti dell’artista qui possono ammirare un’opera a cielo aperto che spicca sulla parte del Collegio degli Architetti.

Sono tre fregi che lo scultore e fotografo norvegese Carl Nesjar ha realizzato su questo edificio basandosi su disegni di Picasso.

Museo Picasso

Spostandosi invece al Born, altro meraviglioso quartiere antico di Barcellona, e raggiungendo Calle Moncada si ha modo di visitare il Museo Picasso, inaugurato nel 1963 per volere del pittore stesso. Inutile dire che qui si possono scoprire numerossime opere dell’artista, i quadri e le collezioni di un Picasso giovane, i dipinti del periodo blu e la famosa serie di “Las Meninas”.

Casa Llotja del Mar

Da non perdere è anche Casa Llotja del Mar, un tesoro dell’architettura civile in stile gotico, dove il padre di Picasso insegnava e in cui lui stesso studiò.

La casa di Picasso

Tra gli edifici di els Porxos d’en Xifré spicca, a piano terra, la residenza della famiglia Ruiz-Picasso. E per gli amanti dell’artista è bene sapere che sono del periodo in cui visse qui i quadri che raffigurano paesaggi urbani barcellonesi: il giovane pittore amava salire spesso sul tetto del palazzo per dipingere.

I luoghi che lo hanno ispirato

Barcellona è anche pregna di luoghi che hanno ispirato la produzione dell’artista. Passeggiando lungo La Rambla ci si imbatte nel Parc de la Ciutadella per poi arrivare alla spiaggia della Barceloneta, posti che hanno fatto breccia nel cuore dell’artista.

Poi ancora la Chiesa di Sant Pau del Camp, nel quartiere del Raval, dove scoprì l’arte romanica. Durante uno dei suoi successivi brevi soggiorni a Barcellona, ​​lavorò ai costumi e alla scenografia per il balletto Parade, che debuttò al teatro dell’opera della città, il Gran Teatre del Liceu, nel 1917.

Chiesa di Sant Pau del Camp barcellona

Fonte: iStock

La Chiesa di Sant Pau del Camp

Gli eventi del 2023

Ma oltre a fare un itinerario sulle orme di Picasso, il 2023 è l’anno perfetto per partecipare ad alcuni eventi in suo onore. Tanti appuntamenti prenderanno vita in tutta la Spagna (così come nel resto del mondo). E in particolare a Malaga, sua città natale, Madrid, città in cui ricevette gli insegnamenti classici e poi ancora Bilbao e La Coruña.

A Barcellona, oltre a visitare il Museo Picasso che costituisce una chiara testimonianza del legame che unì questo artista universale alla città, è possibile partecipare, dal 22 giugno al 17 settembre, a The will of Picasso. The ceramics that inspired the artist, una mostra presso il Museu del Disseny de Barcelona che racconta un interessante spaccato di vita dell’artista.

Nel 1957 Picasso visitò la mostra sulla ceramica spagnola organizzata dal Palais Miramar di Cannes. Secondo la stampa dell’epoca, quando vide le opere in mostra, disse: “Ma è possibile che l’abbiano fatto prima di me?” Fu così che decise di donare 16 opere in ceramica da lui stesso create ai Musei d’Arte di Barcellona, ​​oggi nelle collezioni del Museu del Disseny.

La mostra si concentra su questa storia, i fatti correlati, le persone coinvolte e, soprattutto, la volontà espressa da Picasso di mostrare le sue ceramiche accanto a quelle della collezione del Museo, una rappresentazione dei pezzi più importanti della storia della ceramica spagnola.

Dal 19 ottobre 2023 al 25 febbraio 2024, invece, è possibile partecipare a MIRÓ – PICASSO (II) presso la Fundació Joan Miró di Barcellona. Si tratta di una coproduzione, e per la prima volta queste due strutture organizzano, producono e ospitano insieme una mostra nelle rispettive sedi. In poche parole è un’unica mostra in due istituzioni che vuole essere il simbolo ed esteso rapporto che Miró e Picasso intrattenevano con la città di Barcellona.

Il filo conduttore dell’esposizione si basa su due concetti essenziali: l’amicizia di una vita tra Joan Miró e Pablo Picasso, un rapporto che si riflette in numerosi documenti e che rimanda ai loro incontri e differenze in campo artistico; e il loro apprezzamento per Barcellona, ​​il cui ultimo risultato è stato l’eredità che entrambi hanno lasciato alla città sotto forma dei due musei monografici che portano i loro nomi.

Museu del Disseny barcellona

Fonte: iStock – Ph: fotoVoyager

Il Museu del Disseny a Barcellona
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California Destinazioni Europa Nord America Viaggi

In Europa esiste un’altra California: è spettacolare

Uno spettacolo fulgido e dorato. Il poeta americano Walt Whitman descriveva con queste parole ricercate la California, una delle mete più ambite quando si viaggia verso gli Stati Uniti. Spesso però ci si fa scoraggiare dal raggiungere questi luoghi per la distanza enorme che li separa dall’Europa, ben 10mila chilometri. In realtà la California è molto più vicina di quello che si possa credere o per lo meno quella che viene considerata “l’altra California”. 300 giorni su 365 di sole e una serie sconfinata di bellezze naturali: è questa la definizione che calza più a pennello per l’Algarve, la regione più a Sud in assoluto di tutto il Portogallo. È un posto unico al mondo per tantissimi motivi.

Le coste incredibili della “California d’Europa”

I 150 chilometri di coste sono il tratto distintivo di quella che è nota anche come “California d’Europa”. L’Oceano Atlantico incornicia il tutto, senza dimenticare che l’Algarve è il mix perfetto tra spettacoli naturali e patrimonio culturale. Visitare questa regione significa soprattutto essere letteralmente baciati dal sole. Il clima è sempre splendido e ammirare questi paesaggi con una luce tanto intensa e calda rende l’esperienza speciale. Ogni zona dell’Algarve ha un dettaglio che la rende spettacolare. Nell’entroterra, ad esempio, è come se il tempo si fosse fermato, specialmente nei pressi delle colline di Monchique.

Il villaggio di Ferragudo

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Il pittoresco villaggio di Ferragudo nella regione dell’Algarve

In poche parole è come fare un tuffo nel passato e apprezzare quello che un tempo era l’antico Portogallo. Qui i villaggi sono pittoreschi e le giornate vengono scandite lentamente dalle piccole e sane abitudini degli abitanti, come la piacevole pausa caffè oppure la grigliata delle sardine. La zona costiera è invece più turistica e caratterizzata dalla movida. Piccoli centri di pescatori e villaggi turistici si alternano senza soluzione di continuità. In alcuni tratti, inoltre, le scogliere sono davvero mozzafiato e rappresentano il paesaggio giusto per chi vuole fare una vacanza a stretto contatto con la natura.

Le spiagge da non farsi sfuggire

Il surf la fa da padrone, a conferma del nomignolo che accosta questa regione portoghese alla California. Non c’è che l’imbarazzo della scelta in quanto a spiagge, sono ben 150 tra baie, calette, insenature e altri luoghi incantevoli in cui rilassarsi. Una delle più gettonate è senza dubbio la Praia de Albandeira, uno scorcio paradisiaco con le rocce che offrono riparo dal vento e dal sole troppo cocente: le acque cristalline sono una tentazione irresistibile per chiunque ami questi scenari. Non è da meno la Praia do Barril: è una spiaggia che fa parte del Parco Naturale di Ria Formosa, la tappa immancabile per chi vuole praticare la vela o il windsurf.

L'arco naturale di Albandeira nella regione di Algarve

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Il bellissimo arco naturale sulla spiaggia di Albandeira nella regione di Algarve

Oltre al sole e al mare, poi, qui è possibile gustare i migliori piatti locali, con pietanze a base del pesce appena pescato. E che dire della Praia Dona Ana? Sabbia dorata, acque incontaminate, scogliere di granito: non manca proprio nulla per una tappa all’insegna del relax assoluto! L’Algarve non è una semplice “versione europea” della California, ma una regione da non farsi sfuggire per godersi una meritata vacanza in cui il cielo, come cantava Rino Gaetano, sembra essere sempre più blu.

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Trekking ai laghi di San Giuliano, un’esperienza indimenticabile

Se amate il trekking e le escursioni al cospetto di una natura spettacolare, dovete assolutamente mettere in lista l’itinerario che conduce ai laghi di San Giuliano, nella favolosa cornice della Val Rendena.

Un angolo di paradiso tra le montagne trentine con vista unica sulle vette della Presanella, a circa 1940 metri di altitudine, raggiungibile salendo da Caderzone Terme.

I magnifici specchi d’acqua, intervallati dal rifugio di San Giuliano, sono due: a 1938 metri ecco il lago di San Giuliano, il più piccolo, e poco lontano il lago di Garzoné a 1942 metri.

Lo splendido itinerario in quota

L’escursione per raggiungere i laghi non è impegnativa, con un primo tratto in leggera salita e un pò’ più di dislivello nella seconda parte.

Il sentiero dona vedute panoramiche davvero uniche, con uno sguardo alla Val di Genova e al gruppo della Presanella su cui si staglia l’imponente Cima Presanella.

Si parte in auto da Caderzone Terme risalendo per circa 7 chilometri il versante della montagna e seguendo le indicazioni per il rifugio San Giuliano/Malga Campo: la strada, seppur asfaltata nella prima parte, non è molto larga per cui occorre prestare attenzione a eventuali auto nel senso opposto.
Con alcuni tornanti, si arriva al bivio per Malga Diana e si prosegue verso sinistra come da indicazioni per il rifugio.

L’ultimo tratto prima del parcheggio Poc dali Fafc a 1680 metri è sterrato per circa un chilometro e mezzo: in caso di auto non adatte, conviene fermarsi al termine della strada asfaltata e proseguire a piedi.

Il punto di partenza per la splendida escursione è il parcheggio: da qui, si cammina lungo la strada sterrata fino a Malga Campo (1780 metri di altezza). Già dopo pochi minuti nel bosco, si apre un panorama mozzafiato sulla Presanella e sui verdi pascoli della malga.

È il momento di imboccare il sentiero segnalato 230 che ritorna nel bosco e prosegue per 2 chilometri in piano, con qualche lieve saliscendi.

Nella seconda parte del percorso per i laghi di San Giuliano, occorre superare un dislivello di circa 250 metri: il sentiero inizia a salire con piccoli tornanti e, in breve, si arriva in quota mentre il bosco lascia spazio ai prati di Malga San Giuliano a 1968 metri.

Siamo al punto più elevato dell’itinerario da cui si raggiunge, in pochi minuti, il lago di San Giuliano con l’omonima chiesetta sulla riva e, poco dopo, il rifugio: uno scenario da cartolina!

Il sentiero diventa 211 e porta a costeggiare anche il lago di Garzoné: tra prati, boschi e rara bellezza, potete concedervi un piacevole picnic oppure un delizioso pranzo in rifugio.

Il giro ad anello sulla via del rientro

Anche se è possibile rientrare seguendo lo stesso percorso dell’andata, chi ha ancora energie da spendere dovrebbe cimentarsi  nel giro ad anello che prosegue lungo il sentiero 211, affianca il lago di Garzoné e comincia a salire per arrivare ai 2184 metri della Bocchetta dell’Acqua Fredda: dal rifugio San Giuliano sono 225 metri in salita per poco meno di 2 chilometri.

Il panorama è difficile da descrivere a parole con la vista sulle Dolomiti del Brenta e sui ghiacciai perenni del Carè Alto.

Seguendo ancora il sentiero 211, la discesa conduce al lago di Vacarsa e poi alla Malga Capostrill: chi ha lasciato l’auto al parcheggio Poc dali Fafc deve imboccare il sentiero 1 sulla sinistra mentre chi avesse parcheggiato alla fine della strada asfaltata deve proseguire in discesa sulla sterrata (sentiero 211), e poi svoltare a sinistra sempre lungo il sentiero che, in discesa, riporta al punto di partenza.

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Christchurch, come scoprire la città a bordo di un tram

“Città giardino”, ma anche la “città più bella della Nuova Zelanda”: Christchurch si è meritata nel tempo questi due nomignoli che fanno capire molto bene quanto sia affascinante quella che viene considerata la località più inglese di questa nazione. È la tappa perfetta per chi è in cerca di qualcosa di nuovo da esplorare, un luogo vivace e in fermento in cui il verde domina in lungo e in largo. Il paesaggio è infatti dominato da natura selvaggia e giardini botanici, senza dimenticare la bellezza mozzafiato dell’oceano e le principali attrattive che vanno dai mercatini agli edifici più pittoreschi. Il modo ideale per ammirare e scoprire tutte queste meraviglie è viaggiare in tram.

Le bellezze da ammirare in tram

Quando si tratta di visitare una città, il tram è forse l’ultimo mezzo di trasporto che viene in mente. In realtà a Christchurch la rete tranviaria è ben sviluppata e può vantare la bellezza di 2,5 chilometri di percorsi. È un’esperienza unica che permette al visitatore di imbattersi sia nelle zone antiche della città che in quelle più moderne. Ecco perché quando si arriva in questa parte della Nuova Zelanda è davvero impossibile rinunciare a una corsa a bordo dei tram storici, magnificamente restaurati e diventati ormai tra le attrazioni più amate. Di sicuro è un viaggio che vale la pena fare almeno una volta nella vita.

Il tour a bordo del tram di Christchurch

Fonte: 123RF

Una delle tappe del tour a bordo del tram di Christchurch

Il tour col tram in giro per Christchurch comincia dalla Cathedral Junction, la stazione ferroviaria, e prosegue lungo la Cathedral Square, il vero e proprio cuore della città. È qui che svetta la splendida cattedrale anglicana, messa a dura prova dal terremoto del 2011 ma che ancora mantiene intatto tutto il suo fascino. Le tappe successive permettono di apprezzare Christchurch a tutto tondo. I giardini botanici possono essere considerati un’autentica bomboniera, ricca di piante rare e curate con grande amore.

Svago, cultura e molto altro ancora

Il tram attraversa poi altri luoghi imperdibili della città neozelandese. Non può mancare una fermata presso il Canterbury Museum, uno dei principali luoghi storici di Christchurch e impreziosito da un numero svariato di collezioni di storia naturale che aiutano a comprendere meglio il passato, il presente e il futuro della città stessa. Ma il tour in tram non è certo finito qui! I binari della lunga rete viaria si snodano fino al Margaret Mahy Playground, il parco giochi di Christchurch. Forse il termine “parco giochi” è però limitativo: è un posto magico, senza età, in cui è possibile cimentarsi con gli scivoli giganti, domare la volpe volante, azionare dei canali d’acqua e persino costruire il castello di sabbia più grande che si possa immaginare.

Giro di Christchurch a bordo del tram storico

Fonte: 123RF

Il tram storico entra al centro di Christchurch

E perché non approfittare del tram per immergersi nella cultura di Christchurch? Un’altra tappa raggiungibile tramite questi binari è Tūranga, la biblioteca principale della città e anche la terza più grande di tutta la Nuova Zelanda. Si tratta di ben 6mila metri quadrati e quattro piani da sfruttare per approfondire l’eredità letteraria del paese. I ritmi rilassati del tram sono perfetti per approfittare del relax che si respira in ogni angolo di Christchurch, un mezzo spesso bollato con troppa fretta come “antico” e che invece rende indimenticabile questo viaggio nella lontana e intrigante Oceania.

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Curiosità Viaggi

Presto si potrà camminare su questo pavimento preziosissimo

Tra poche settimane, Londra accoglierà uno degli eventi più importanti del secolo: l’incoronazione di Re Carlo III, che succede a sua madre, la longeva Regina Elisabetta II. A fare da sfondo a questo appuntamento che richiamerà milioni di turisti da ogni angolo del mondo è l’Abbazia di Westminster. La cerimonia si terrà in un luogo davvero speciale, dove si trova un pavimento preziosissimo, che non viene calpestato da decine di anni (se non in occasioni eccezionali, e non certo da parte del pubblico). Presto, tuttavia, qualche fortunato avrà la possibilità di camminarvi sopra, un’emozionante “passeggiata” su un pezzo di storia.

Il “Cosmati Pavement”, un’opera incredibile

Per capire di che cosa si sta parlando, occorre fare un salto indietro nel tempo. In epoca romana, la famiglia Cosmati aveva assunto grande prestigio per via dell’incredibile talento dei suoi membri nella lavorazione del marmo e nella creazione di mosaici preziosissimi. Oltre a numerose committenze da parte del Papato (alcune delle loro opere più importanti si possono ammirare ancora oggi presso le basiliche romane), i Cosmati avevano ricevuto incarichi anche al di fuori del nostro Paese. È proprio il caso dell’Abbazia di Westminster, dove si trova un esempio della loro immensa abilità nella realizzazione di pavimenti a mosaico.

Davanti all’altare maggiore dell’Abbazia londinese, è possibile ammirare questo capolavoro conosciuto come il “Cosmati Pavement”, ovvero il pavimento cosmatesco. Voluto dall’allora abate Richard di Ware su commissione di Enrico III, venne realizzato nel 1268 da Odorico e dalla sua squadra di artigiani, giunti appositamente da Roma. Il pavimento è caratterizzato da un cerchio centrale di onice screziato, circondato da decine di disegni geometrici: il tutto è composto da piccole tessere di mosaico differenti l’una dall’altra, perché tagliate in maniera non uniforme. Il materiale di costruzione è il porfido, che pare sia stato estratto addirittura in Egitto e portato in Italia, prima di giungere a Londra.

Per tantissimi anni, il pavimento cosmatesco dell’Abbazia di Westminster è rimasto nascosto agli occhi del pubblico, coperto da una pavimentazione lignea e da grandi tappeti, per proteggerlo dall’usura. Nessuno lo aveva dunque notato durante l’incoronazione della Regina Elisabetta II, così come già avvenuto in precedenza per suo padre Giorgio VI. Ma ora questo gioiello è tornato al suo antico splendore: nel 2010, dopo due anni di restauro, si è finalmente mostrato in tutta la sua bellezza – giusto in tempo per il matrimonio del Principe William e di Kate Middleton.

Come camminare sul pavimento cosmatesco

Dunque, il prossimo 6 maggio 2023 sarà proprio il pavimento cosmatesco a fare da sfondo all’incoronazione di Re Carlo III, che come da tradizione si terrà all’interno dell’Abbazia di Westminster. Ma c’è di più: nei giorni successivi alla cerimonia, verranno organizzate delle vere e proprie visite guidate che avranno come tappa l’altare maggiore e il “Cosmati Pavement”. Sarà così possibile non solo ammirare da vicino, ma persino calpestare questa opera così preziosa, purché naturalmente ci si tolga prima le scarpe e si rimanga in calzini, per evitare di danneggiare il mosaico.

Dal 15 maggio al 29 luglio, alcuni fortunati parteciperanno a questa “visitor experience” che, come annuncia il responsabile Scott Craddock, “darà alle persone l’opportunità di provare l’emozione di trovarsi al centro dell’incoronazione”. Si prevede una grandissima richiesta, quindi l’esperienza dovrà essere prenotata con largo anticipo: l’accesso al pavimento sarà consentito solo a piccoli gruppi, come parte di una visita guidata dal costo di 15 £ (poco più di 17 euro).

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Italia, un Paese sempre più di camminatori

Sempre più cammini e sempre più camminatori. L’Italia si riscopre il Paese di chi ama andare alla scoperta di itinerari all’aria aperta. I numeri sono stati annunciati in occasione della sesta edizione di “Italia, Paese di Cammini”, il dossier di Terre di mezzo Editore che raccoglie i dati di associazioni ed enti che rilasciano le Credenziali e i Testimonium, cioè i documenti di partenza e di arrivo con cui viene “certificato” che il camminatore ha concluso un cammino, e i risultati di un questionario a cui hanno risposto oltre 3.000 camminatori e camminatrici.

I numeri

Solo lo scorso sono, sono stati 33.014 coloro che si sono cimentati negli itinerari a piedi, ma si stima che abbiano intrapreso un cammino almeno 123mila persone. Un netto incremento rispetto al 2021 quando erano stati soltanto 10.821. Merito anche dell’incremento di cammini in Italia: oggi sono 47 i cammini che rilasciano il Testimonium, rispetto ai 19 del 2021 (nel 2017 erano solo tre e nel 2023 se ne aggiungeranno altri 12).

Il 72% di chi ha risposto al sondaggio è un camminatore particolarmente “appassionato”: tra questi, il 37% dichiara di non poter più fare a meno dei Cammini. Solo il 15% ha dedicato al camminare meno di 20 giorni nel corso del 2022, mentre il 16% dichiara di avere speso dai 51 ai cento giorni camminando e il 12% più di tre mesi.

Ma le sorprese non sono finite. Sono sempre di più le donne a mettersi in cammino. Dal questionario di quest’anno emerge che le donne sono state il 54,6%, mentre l’anno scorso erano il 50,4%. Per quanto riguarda l’età, una persona su tre che si mette in cammino ha tra i 51 e i 60 anni. Inoltre, il 46% è un lavoratore dipendente mentre il 17% un libero professionista: i Cammini non sono quindi appannaggio di chi ha molto tempo libero, ma sono alla portata anche di chi deve conciliare questa passione con il lavoro o con gli impegni famigliari.

Un vantaggio per il territorio

A beneficiarne, oltre alla salute di chi cammina, sono anche i territori attraversati da questi itinerari. In base allo studio condotto, è stato calcolato che solo nel 2022 ci sono stati almeno un milione di pernottamenti documentati. Un cammino apporta dunque un contributo tangibile ed economico. Il 70% degli italiani interpellati lo ha fatto perché era alla ricerca di un “benessere mentale ed emotivo”, il 59% per stare in mezzo alla natura, il 54% per conoscere i borghi e il territorio.

Se l’incremento di Credenziali e Testimonium è dovuto soprattutto alla nascita di nuovi cammini, una nota a favore la merita anche il miglioramento dei servizi offerti dalla segnaletica alle strutture per l’ospitalità. Il camminatore, insomma, muove l’economia, soprattutto quella di zone e borghi spesso ai margini del turismo di massa.

Dal sondaggio è emerso che la spesa media di un camminatore è di circa 40 euro al giorno. Il 38% (e sono in crescita rispetto all’anno precedente) ha scelto di pernottare nei bed & breakfast, mentre il 24% in un ostello. Se a pranzo quasi tutti si accontentano di un pasto veloce al sacco, per la cena si cerca di recuperare le energie in un ristorante o in una pizzeria.

I Cammini preferiti dagli italiani

Nell’immaginario degli italiani, il Cammino per eccellenza resta sempre il Cammino di Santiago de Compostela. Tuttavia, ce ne sono diversi proprio in Italia che sono i più amati e più frequentati. A partire dalla mitica Via Francigena che, sul nostro territorio nazionale, inizia al Colle del Gran San Bernardo per concludersi in Puglia – da dove un tempo ci si imbarcava per raggiungere la Terra Santa.

Una strada percorsa per secoli, a piedi, da pellegrini, Santi e commercianti e oggi divenuto uno degli itinerari turistici più famosi del mondo. Se un tempo metteva in collegamento luoghi di culto, pievi e abbazie, ora attorno a questi luoghi si sono sviluppati borghi e comunità, attività e servizi: tutto ciò che oggi chiamiamo “turismo”.

Tra i Cammini preferiti c’è anche la Via degli Dei che collega Bologna e Firenze, passando attraverso l’Appennino tosco-emiliano, un itinerario non religioso ma che nasce dallo spirito di un gruppo di camminatori bolognesi del CAI che hanno voluto ripercorrere un tracciato storico che gli Etruschi e i Romani percorsero per sviluppare i loro traffici e che mercanti e viandanti intrapresero durante il Medioevo. Oggi, questa via divenuta turistica, ha fatto rinascere i piccoli paesi dell’Appennino che altrimenti avrebbero subìto l’abbandono dei loro abitanti.

Il periodo preferito per mettersi in viaggio

Primavera ed estate sono le due stagioni preferite per mettersi in cammino. Anche se con notevoli differenze tra i mesi. E così, il luglio 2022 è risultato meno gradito rispetto a maggio-giugno o anche rispetto ad agosto e settembre.

Quasi il 40% dedica più di una settimana al Cammino scelto, ma crescono le persone che camminano da un giorno a una settimana (dal 55% al 63%). Il 28% cammina da solo, il 34% in coppia. In crescita anche il dato di coloro che decidono di partire in gruppo.

Dove trovare le info

La guida cartacea resta intramontabile per queto tipo di viaggiatore: viene utilizzata dal 60% dei camminatori. Il 41% utilizza anche le tracce Gps sul cellulare e il 34% ha consultato una app. Il passaparola conta ancora più di ogni altro mezzo di conoscenza. È stato fondamentale per il 34% di chi si messo in cammino, mentre il 24% si è informato navigando in Internet (qui i Cammini raccontati su SiViaggia) e il 15% sui social.