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In una città italiana è avvenuta una scoperta che “cambierà la storia”

Nel 2019, lungo le mura di una meravigliosa e antica città italiana, è stato scoperto un sontuoso e prezioso santuario. Nel corso degli anni i lavori di ricerca sono continuati, e in questi gironi hanno riportato alla luce tesori di vero pregio.

Nuove scoperte nel tempietto di Paestum

Ci troviamo a Paestum, un’antica città della Magna Grecia in provincia di Salerno dove, grazie ai lavori messi in atto per riportare alle luce un santuario scoperto nel 2019, stanno emergendo incredibili sorprese.

In questi giorni, grazie al al lavoro di una squadra di archeologi coordinata da Francesco Mele, sono stati fatti molti ritrovamenti preziosi come un basamento in pietra con tanto di gradini d’accesso e la delimitazione della cella che ospitava la divinità. Poi ancora le decorazioni in terracotta colorata del tetto che presentano persino dei gocciolatoi a forma di leone.

Tantissimi sono anche gli ex voto che sono ritornati in superficie, ma a colpire più di altri è stato senza dubbio un eros a cavallo di un delfino, un’immagine che potrebbe rimandare al mitico Poseidone, il dio del mare che ha dato il nome a questa antica e magnifica città.

Ma non è finita qui, perché gli scavi hanno reso possibile il ritrovamento anche di una gorgone, di un’Afrodite e ben sette teste di toro. Se vi state chiedendo perché dal 2019 tutti questi tesori sono emersi solo oggi la risposta è molto semplice: questi lavori furono in realtà avvitati nel 2020, per poi essere bloccati dalla pandemia e quindi ripresi solo da qualche mese.

Le dichiarazioni degli addetti ai lavori

Tiziana D’Angelo, direttrice del Parco Archeologico di Paestum e Velia, ha dichiarato all’ANSA che questo è uno scavo che promette di “cambiare la storia conosciuta dell’antica Poseidonia”.

Una scoperta davvero unica e che “accende una luce molto interessante sulla vita religiosa antica”, come ha dichiaro dg musei Massimo Osanna ricordando che le ricerche archeologiche fatte a Paestum negli anni ’50 intorno ai templi maggiori non furono scientificamente documentate.

Mentre D’Angelo, sempre all’agenzia ANSA, ha sottolineato che: “Quello che oggi ci troviamo davanti è il momento in cui il santuario, per motivi ancora tutti da chiarire, viene abbandonato, tra la fine del II e l’inizio del I sec. a C”.

Cosa dimostrano le analisi

Le analisi condotte fino a questo momento hanno dimostrato che le decorazioni risalgono al primo quarto del V secolo a C., quando nella colonia greca erano già stati costruiti alcuni dei più importanti edifici come il tempio di Hera e quello di Atena.

In riferimento al tempietto, Gabriel Zuchtriegel, ex direttore di Paestum e oggi alla guida di Pompei, ha invece fatto sapere che: “È il più piccolo tempio periptero dorico che conosciamo prima dell’età ellenistica, il primo edificio che a Paestum esprime pienamente il canone dorico. Quasi un modello in piccolo del grande tempio di Nettuno“.

Assolutamente eccezionale però è anche la distesa di oggetti da poco rinvenuta: sono dei piccoli ma preziosi capolavori di artigianato. Insomma, come ha dichiarato la direttrice del parco sempre all’ANSA, Paestum è :”Ogni giorno una sorpresa”.

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Nel cuore del Salento esiste un borgo fantasma: lo conosci?

Dimenticato, surreale e spettrale, ma anche affascinante a suo modo. C’è una piccola frazione nel Salento che ha una storia incredibile e che rappresenta una meta imperdibile per chiunque voglia scoprire questa zona della Puglia a tutto tondo. Monteruga è nota anche come “borgo fantasma”, un vecchio villaggio rurale abbandonato e che oggi dà come l’impressione di trovarsi al centro di una tipica località del West americano. In realtà la frazione sorge in provincia di Lecce, a pochi chilometri dagli incantevoli luoghi della costa come Porto Cesareo e Torre Squillace. Ma cos’è che rende unica una visita nel borgo salentino?

La storia curiosa di Monteruga

La storia di Monteruga può essere fatta risalire al periodo fascista. La frazione venne infatti costituita nel 1928, l’esempio tipico di un villaggio rurale dell’epoca. Negli anni Cinquanta, poi, la SEBI (Società Elettrica per Bonifiche e Irrigazioni) acquistò i terreni e fece lavorare in zona moltissime persone. Negli anni Ottanta i terreni furono spartiti dopo la privatizzazione dell’azienda e non si è più riusciti a rivalutare il borgo, nonostante la volontà di creare uno stabilimento turistico, progetto mai andato in porto. Ancora oggi si possono ammirare i resti di vita vissuta di un passato che non è poi così lontano dai giorni nostri.

Gli alloggi sono ben riconoscibili, come anche la scuola rurale, la piazza, la chiesa in cui si festeggiava Sant’Antonio Abate ogni 17 gennaio con una spettacolare processione, la caserma e persino il campo per giocare a bocce. Pittoresca, poi, è la scritta che si legge sulle pareti del vecchio stabilimento vinicolo: “Chi beve vino campa più a lungo del medico che glielo proibisce”. I turisti che si avventurano in questa parte del Salento sono soprattutto curiosi di capire se si tratti di una leggenda oppure di qualcosa di reale. Purtroppo nel tempo si sono fatti spazio il degrado e l’incuria, facendo progressivamente dimenticare tutte quelle realtà che un tempo animavano il posto.

Gran parte degli edifici è in stato fatiscente, ma comunque ogni dettaglio di Monteruga potrebbe essere apprezzato meglio addentratosi negli interni: purtroppo non c’è alcun tipo di controllo e bisogna anche ricordare che negli anni non sono state effettuate attività di manutenzione. I rischi non mancano dunque e il consiglio è quello di limitarsi a una passeggiata per le vie ormai deserte. Ci si può fermare nella piazza centrale, immaginando come doveva essere una normale giornata in questa parte del Salento oppure una domenica di festa. Eppure il suo passato non può essere dimenticato così facilmente.

Gli anni d’oro del borgo fantasma

Nel suo momento di massimo splendore, Monteruga arrivò a contare 800 abitanti, tutti impegnati a lavorare nei campi o negli stabilimenti. Proprio queste attività erano particolarmente apprezzate e riconosciute in tutto il Salento: quando ci si doveva affidare al meglio della produzione di vino e tabacco per quel che riguarda questa zona della Puglia non si poteva non pensare all’attuale borgo fantasma. Di sicuro è un’esperienza fuori dal comune: quando si viaggia in territorio salentino si cercano magari altre località, ma Monteruga merita almeno di essere conosciuta per quello che è stato e quello che poteva diventare.

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Mangiare in una bolla vista mare: l’esperienza suggestiva

Chi l’ha detto che per andare a scoprire le bellezze della Thailandia bisogna percorrere tantissimi chilometri? Il viaggio può essere più breve del previsto se si decide di sperimentare un’esperienza unica, quella del Thai Boat. Il nome è quello di un ristorante che non sorge nel paese asiatico, ma a una distanza interessante da noi. È un locale unico nel suo genere e si trova in Svezia, per la precisione nella capitale Stoccolma. L’impressione è proprio quella di trovarsi in territorio thailandese, ma in realtà si tratta della Scandinavia. Pranzare o cenare in questo ristorante significa provare emozioni incredibili, da “gustare” almeno una volta nella vita.

Le graziose bolle-igloo del ristorante

Il Thai Boat si trova nel distretto-isola di Sodermalm e una delle sue caratteristiche principali è quella di vere e proprie bolle con vista mare in cui consumare i pasti in tutta tranquillità. È una sorta di magia: i clienti del ristorante hanno la possibilità di entrare all’interno di igloo riscaldati posizionati su un molo accanto alla struttura principale del locale. Quest’ultimo, infatti, non è altro che una nave caratteristica, con tanto di sabbia e palme per riprodurre in maniera perfetta l’atmosfera di un lido thailandese.

Ristorante Thai Boat Stoccarda

Fonte: Getty Images

Thai Boat a Stoccarda

Le temperature rigide della Svezia non sono affatto un problema. Nelle bolle-igloo, infatti, l’ambiente è piacevolmente riscaldato e si può rimanere all’interno per circa due e ore e mezza: il tempo vola di sicuro in un ambiente così spettacolare e l’esperienza è a dir poco emozionante. Il periodo che va da settembre ad aprile è l’ideale per provare gli igloo del Thai Boat che poi vengono smontati nel corso dell’estate. Ce ne sono davvero di ogni tipo, pensati per coppie, ma anche per gruppi più numerosi. Come già anticipato, sono i colori e le luci a fare la differenza, soprattutto quando si cena in strutture così particolari. La sensazione è quella di far parte di un piccolo mondo a sé stante, lontani dai rumori della città.

Ma non ci sono soltanto le bolle-igloo a rendere speciale l’esperienza. Da maggio ad agosto è possibile approfittare del ponte che è stato costruito per dare l’idea di essere su un molo autentico. Ci si può sedere all’aperto, al riparo dal sole grazie a grandi ombrelloni e soprattutto protetti dal vento. Nello stesso periodo è accessibile persino una piccola spiaggia artificiale per degustare drink e rilassarsi: il canale di questa zona di Stoccolma dà l’idea del mare e, seduti sul lettino, si ammira un panorama davvero piacevole.

Alla scoperta dell’isola di Sodermalm

La location di Thai Boat non è stata scelta a caso. Sodermalm è infatti la più grande isola in assoluto di tutta Stoccolma, una tappa imperdibile se si vuole apprezzare appieno la capitale svedese. È un luogo dal “carattere” vivace e alternativo, pieno di locali e di punti panoramici che rendono la visita ancora più suggestiva, a prescindere dalla stagione. La cena nella bolla-igloo è quindi la degna conclusione di una giornata dedicata alla scoperta di questa splendida isoletta, di sicuro uno dei momenti più indimenticabili dell’intero viaggio a Stoccolma.

Il caratteristico ristorante Thai Boat

Fonte: Getty Images

Il caratteristico ristorante Thai Boat a Stoccolma
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Tra mare e rocce, un paradiso italiano: la Grotta di Nettuno

È una meraviglia del creato, un paradiso terrestre fiore all’occhiello della città di Alghero e di tutto il Mediterraneo: la Grotta di Nettuno, “ricamata” dalla natura, rifugio da sempre del dio del mare, è un luogo da ammirare con i propri occhi almeno una volta nella vita.

Tra le falesie a strapiombo sul blu del promontorio di Capo Caccia, a 24 chilometri dalla città, la Grotta risale a ben 2 milioni di anni fa e si presenta come una delle cavità marine più grandi d’Italia, disegnata da incredibili formazioni carsiche, una candida spiaggia e un maestoso lago sotterraneo, con uno sviluppo orizzontale di quattro chilometri allo stesso livello del mare.

Scoperta probabilmente da un pescatore algherese alla fine del Settecento, è oggi un gioiello che attrae, ogni anno, più di 150.000 visitatori provenienti da tutto il mondo (e non è difficile immaginare il perché).

Tutto il fascino dello splendido itinerario turistico

L’entusiasmante itinerario turistico al cospetto della magnifica Grotta di Nettuno è di circa un chilometro percorrendo il sentiero appositamente ricavato lungo il costone laterale.

Dall’ingresso, drappeggiato da stalattiti e stalagmiti, la prima tappa mozzafiato è il Lago La Marmora, trasparente lago salato annoverato tra i più grandi d’Europa, con la bellissima spiaggia sabbiosa, un tempo ricoperta da piccoli ciottoli e, per questo, chiamata “Spiaggia dei Ciottolini”.

Al centro, svetta l’Acquasantiera, monumentale stalagmite di due metri nata dallo stillicidio eterno come la Grotta: sulla sua sommità, ecco alcune piccole vaschette dove si raccoglie l’acqua dolce, preziosa fonte per gli uccelli che nidificano nell’area marina protetta di Capo Caccia – Isola Piana nel cuore del Parco di Porto Conte.

Percorrendo una leggera discesa, si raggiunge la “Sala delle Rovine“, ornata da imponenti stalattiti, e subito dopo la “Sala della Reggia” dove è impossibile non rimanere estasiati: uno spettacolo magico, reso ancora più emozionante dalle cristalline acque del lago che fanno da specchio a colossali colonne che si ergono fino al soffitto per nove metri, quasi lo sorreggessero.

Tra intarsi, lavori a traforo, mosaici e un lusso armonico e simmetrico, si erge un’immensa colonna di 18 metri mentre, sul fondo del lago, tra festoni calcitici e grandi colate, spicca la forma stalagmitica “Albero di Natale”.

Proseguendo, si incontra la Sala Smith con la colonna più imponente della Grotta, il Grande Organo, le cui colate assomigliano, appunto, alle canne di un organo, e poi la Cupola, formazione dalle pareti lisce unite al soffitto con una colonna che ricorda la cupola di una Cattedrale.

Dopo averne ammirato la maestosità, è il momento della Sala delle Trine e dei Merletti, adornata da frange, merletti, delicati intarsi e, infine, della Tribuna della Musica, balcone dalla vista panoramica unica dall’alto sulla Grotta di Nettuno.

Come raggiungere la Grotta di Nettuno

Tappa imperdibile durante un soggiorno ad Alghero, la Grotta di Nettuno è raggiungibile con due itinerari, uno via terra e uno via mare.

Via terra, sono circa trenta minuti di auto da Alghero seguendo la SS127bis e poi la Strada Provinciale 55 per arrivare al punto più estremo del promontorio di Capo Caccia dove si trova l’ingresso alla Escala del Cabirol (Scala del Capriolo) con i suoi 654 scalini ricavati nella roccia.

È possibile anche servirsi dei mezzi pubblici con un autobus extraurbano giornaliero che parte dal terminal principale di via Catalogna ad Alghero (durata del viaggio 50 minuti).

Via mare, le imbarcazioni partono ogni giorno dal molo di Cala Dragunara a Porto Conte o dal porto turistico di Alghero con un viaggio di 40 minuti che consente di ammirare la costa, i promontori rocciosi di Punta Giglio e Capo Galera, e la magnifica Riviera del Corallo tra la natura selvaggia e incontaminata.

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Tuvalu, il paradiso terrestre che rischia di scomparire

Uno dei Paesi più affascinanti del mondo è anche uno dei meno visitati e la maggior parte di noi potrebbe non riuscire mai ad ammirarlo prima che scompaia.

Si tratta di Tuvalu, Stato insulare dell’Oceano Pacifico centro-occidentale, a metà strada tra l’Australia e le Hawaii, al di sopra di una barriera corallina a forma di anello che abbraccia una laguna, con isolette lungo il bordo: un’oasi straordinaria che, tuttavia, sta rischiando di svanire dalla faccia della Terra a causa dell’innalzamento del livello dei mari.

Tuvalu, il paradiso terrestre che non ci sarà

È sicuramente un viaggio da “una volta”, prima che sia troppo tardi, quello che porta all’arcipelago delle Tuvalu (in passato Isole Ellice), le nove isole che comprendono sei piccoli atolli poco abitati e tre isole coralline con spiagge ornate da palme: con una superficie di appena 26 chilometri quadrati, è la quarta nazione più piccola al mondo.

Ma non soltanto: per via dell’erosione del territorio provocata dal cambiamento climatico, è anche il secondo Paese meno popolato poiché molti abitanti hanno dovuto trasferirsi altrove.

Un autentico paradiso terrestre che, quindi, sembra destinato a scomparire. La sua conformazione di atollo corallino con un’altezza massima di appena 4 metri sul livello del mare lo sta mettendo in serio pericolo: l’aumento del livello del mare, infatti, è oggi stimato di 1-2 millimetri l’anno.

Se tale ritmo venisse confermato, Tuvalu potrebbe essere sommerso entro 50-100 anni: il governo, per provare a strappare la terra al mare, ha varato un progetto di sviluppo sostenibile per ridurre la dipendenza dal petrolio e lanciato appelli alle nazioni industrializzate affinché diminuiscano le emissioni di gas serra.

Tuttavia, se il peggio dovesse accadere, è pronto un piano di evacuazione per trasferire i residenti in Nuova Zelanda e nelle isole vicine, previ accordi con i rispettivi governi.

Una distesa di colori e di bellezza

Gli atolli di Funafuti, Nui, Nanumea, Nukulaelae, Nukufetau e le isole di Nanumanga, Niutao, Vaitupu e Niulakita appaiono come una distesa mozzafiato di colori che spaziano dal verde intenso al turchese, abbracciate dalla barriera corallina e da una moltitudine di piccole isolette che sembrano navigare nell’oceano.

L’isola principale dell’atollo di Funafuti è Fongafele, capitale dell’arcipelago, su cui si trova l’aeroporto internazionale dove atterrano i voli provenienti dalle Isole Fiji, unico modo per arrivare a Tuvalu.

Nelle vicinanze, cattura lo sguardo uno splendido e caratteristico “maneapa“, il luogo di ritrovo degli abitanti spesso utilizzato per riunioni della comunità, giochi, spettacoli di danza e canto.

Di sicuro interesse anche il Library and National Archive che ospita una raccolta di volumi su Tuvalu nonché una notevole collezione di giornali, riviste e libri dedicati al Pacifico, e il Philatelic con gli ambiti e rari francobolli dell’arcipelago, apprezzati in tutto il mondo per i loro colori e grafiche.

La bellezza dell’isola maggiore si regala anche alla Laguna di Funafuti, dai colori accesi e acque limpidissime.

E non è tutto: la fragile meraviglia di Tuvalu si concentra nella Funafuti Conservation Area, riserva naturale protetta di appena 33 metri quadri raggiungibile solamente in barca rivolgendosi al Funafuti Town Council.

L’incantevole territorio è distribuito lungo cinque isolette disabitate dove è vietato praticare la caccia, la pesca e raccogliere piante o fiori.

Plasmate da boschi di palme, sabbia d’argento e mare turchese, sono l’habitat privilegiato per numerose specie di uccelli, paradiso per il birdwatching, mentre la barriera corallina è punteggiata da una miriade di pesci coloratissimi, ideale per lo snorkeling.

Ancora, da non perdere un’escursione sull’isoletta di Funafala, perfetta per immergersi nella vita gioviale dei tulaviani e assaporare la loro ospitalità, e all’isola di Tepuka dalle spiagge abbaglianti su cui rilassarsi al sole.

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Il viaggio più bello che si possa fare è in barca: i migliori itinerari

Con le giornate che si allungano e i primi caldi che fanno capolino nella vita di tutti noi, la mente va subito all’organizzazione di una vacanza da passare al mare. Sapete qual è la miglior soluzione in questo bellissimo periodo dell’anno? Un’esperienza in barca che, per fortuna, si può fare anche senza patente nautica.

Come fare una vacanza in barca

Se non sapete niente, o avete poche informazioni sui viaggi in barca, niente paura! Esistono diverse realtà nate per supportare i viaggiatori a districarsi nella scelta della tipologia di imbarcazione ideale per le proprie esigenze. Tra queste, SamBoat, che conta più di 50.000 imbarcazioni, con o senza skipper, in più di 1.400 destinazioni e in 76 Paesi in tutto il mondo.

Tramite una piattaforma semplice, sicura e trasparente, potrete valutare tutte le opzioni disponibili, ognuna delle quali garantisce affidabilità e sicurezza. Questa azienda offre anche assicurazione on-demand e un servizio assistenza attivo 7 giorni su 7.

E no, non è strettamente necessario essere in possesso di patente nautica perché mette a disposizione, per chi lo desidera ma anche per chi ne ha bisogno, il servizio skipper: un professionista che può vantare un’esperienza consolidata nel comando e nella conduzione di barche. In sostanza è una figura professionale che è perfettamente abile nel gestire l’imbarcazione in qualsiasi condizione atmosferica.

Con tutti i ponti primaverili in arrivo, ma anche per la prossima estate, ecco a voi una serie di itinerari da fare in barca proposti dalla stessa azienda di noleggio imbarcazioni.

Ponza: la meta perfetta per il relax

Se il vostro obiettivo è rilassarvi il più possibile tra le infinite meraviglie del mare, la meta migliore in cui farlo è l‘isola di Ponza, dove, grazie a una barca è davvero facile godere di tutti benefici offerti dal contatto con la natura. Del resto, Ponza si distingue per essere un piccolo paradiso che può vantare degli abissi ricchi di pesci che si aggirano nei pressi di meravigliose grotte sul mare scavate nella roccia.

Le spiagge più suggestive e le calette più emozionanti sono accessibili solo via mare, per questo il noleggio di una barca è la soluzione più indicata per vivere una vacanza da sogno. Tra quelle da non perdere vanno segnalate Chiaia di Luna e Cala del Core: la prima è così chiamata perché vanta la forma dell’unico satellite naturale della Terra, mentre la seconda è una delle più romantiche poiché la natura, sulla sua parete rocciosa, ha creato una sorta di graffito che assomiglia a un cuore.

Su uno yacht di lusso in Campania: il top del romanticismo e divertimento

La primavera è quella spettacolare stagione in cui sbocciano i fiori d’arancio, e allora perché non regalare un addio al celibato o al nubilato a cinque stelle? Per farlo potreste pensare di affittare uno yacht di lusso e fare rotta verso luoghi ricchi di storia, natura mozzafiato e ottimo cibo come quelli che offre la Campania.

Tra le tappe da non perdere non si possono non citare Napoli, Salerno e la famosa Costiera Amalfitana in cui scorgere i faraglioni di Capri, perdersi tra i vicoli della romantica Positano e lasciarsi andare alle delizie della cucina regionale in riva al mare di Amalfi. Qualunque sarà la vostra scelta, sarete in una zona che il modo intero ci invidia.

Tra windsurf e snorkeling in Salento

Se siete amanti degli sport acquatici non potete non pensare al Salento, un territorio d’Italia che è perfettamente in grado di regalare una vacanza attiva e adrenalinica ma senza dimenticare, ovviamente, le sue acque cristalline e le sue spiagge paradisiache sabbiose.

Una delle mete ideali, per esempio, è Porto Cesareo e in particolare tra le spiagge di Torre Chianca e del Bacino Grande: le zone in cui dedicarsi al windsurf e al kitesurf grazie ai venti che baciano questo tratto di costa pugliese.

Da queste parti, inoltre, noleggiando una barca a motore è anche possibile scoprire alcuni tesori sommersi praticando snorkeling, un’attività che permette di ammirare da vicino i fondali mozzafiato dell’area marina protetta.

Sicilia in catamarano per scoprire una cucina gustosissima

Spazio anche ai viaggiatori che amano scoprire un territorio perdendosi tra le chicche storico-artistiche e i sapori della tavola. Sapete qual è la meta più indicata per questo? La nostra spettacolare isola maggiore: la Sicilia, una terra ricca di contrasti e bellezze.

Una tappa da fare, per esempio, è Castellammare del Golfo che si distingue per essere un piccolo gioiello grazie al suo castello arabo-normanno che si specchia sul mare e i tradizionali bagli (le dimore fortificate di origine araba). Qui si possono provare ricette eccezionali come il cous cous di pesce alla trapanese e le sarde a beccafico.

Salendo a bordo di un catamarano potrete scoprire chicche uniche che caratterizzano la costa di questa regione e, contemporaneamente, vivere il mare senza rinunciare al comfort: potrete anche prendere il sole e rilassarvi persino sotto le meraviglie di un cielo stellato.

In gommone tra le coste della Sardegna: il meglio per un viaggio in famiglia

La Sardegna è una regione che può rispondere alle esigenze di tutti, quindi una meta perfetta per un viaggio in famiglia. Degli esempi per chi è in cerca di una vacanza di questo tipo sono le acque cristalline di San Teodoro, le spiagge a misura di bambino di Palau, i locali dedicati alla movida di Villasimius, le aree naturali protette dell’arcipelago della Maddalena e i fondali da sogno di Cala Gonone.

Nonostante tutte queste magnifiche possibilità, alcune delle più belle spiagge e delle calette più incredibili sono esclusivamente raggiungibili via mare: l’ideale è perciò noleggiare un gommone, una soluzione economica che si rivela anche un’attività divertente per i più piccoli.

Per i più romantici: i canali francesi della Borgogna in houseboat

A tutto romanticismo in Borgogna, una regione francese nota per le sue pregiate bottiglie, per le distese di vitigni, le varie eccellenze gastronomiche e i borghi dalle atmosfere di tempi ormai lontani. Da questa parti da Digione a Nevers è possibile perdersi tra castelli, cattedrali e storiche cantine.

Ma per far il pieno di romanticismo basta noleggiare le houseboat con cui navigare lungo i numerosi fiumi che lambiscono la regione, mentre ci si lascia ammaliare dal tramonto. Il tutto sorseggiando e brindando con dell’ottimo vino locale.

In barca a vela lungo le coste della Croazia, viaggio d’avventura

Per molti il mare è sinonimo di avventura, e in questo senso non si può rinunciare a una vacanza itinerante ricca di attività ed esperienze adrenaliniche. Il meglio del meglio lo potrete trovare lungo le coste della Croazia: a largo dell’Isola di Pag ci si può immergere tra relitti e reperti di epoca romana; sull’Isola di Biševo si può entrare nell’affascinante Grotta Blu; a Spalato ci si può dedicare al windsurf, al kitesurf, allo jet ski e al parasailing.

E indovinate qual è la soluzione migliore per vivere il mare a ogni ora del giorno e per provare davvero un’esperienza completa? Senza ombra di dubbio la barca a vela.

Contenuto offerto da SamBoat.

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Tüchersfeld, il villaggio tra le rocce che sembra uscire da una fiaba

Nella cosiddetta Svizzera Francone, il territorio compreso tra le città di Bamberga, Bayreuth e Norimberga, nel corso dei millenni si sono venute a creare delle singolarissime formazioni rocciose, come quelle che si possono notare nella vallata di Püttlach. Proprio qui sorge il caratteristico villaggio di Tüchersfeld, incastonato tra impressionanti giganti pietrificati.

Il villaggio di Tüchersfeld, tra fiaba e realtà

Situato a circa un’ora di auto da Bamberga e Norimberga (meta ideale per un weekend alternativo), Tüchersfeld è dominato da rocce vertiginose che gli conferiscono una connotazione fiabesca, con le case a graticcio e le fattorie addossate a questi silenziosi giganti, resti di una scogliera formatasi dal mare primordiale del periodo Giurassico. Oggi questi capolavori della natura si innalzano liberamente nel paesaggio, fondendosi in modo pittoresco con lo scenario che circonda questo grazioso villaggio della Svizzera Francone. Le bizzarre formazioni rocciose, insieme alle grotte e alle valli della regione, sono un’attrazione unica e costituiscono un vero e proprio parco giochi per gli amanti delle escursioni e delle arrampicate.

Per la sua particolarità, Tüchersfeld è diventato un simbolo della Svizzera Francone, tanto da essere immortalato sui francobolli della Deutsche Post. Fino alla guerra dei trent’anni qui c’erano due castelli: il Castello Superiore e il Castello Inferiore. Quest’ultimo è stato registrato nel 1269 come una fortezza che esisteva già da molto tempo prima. Il 1° gennaio 1972 il comune di Tüchersfeld è stato sciolto e il suo territorio è stato incorporato nei comuni di Pottenstein e Gößweinstein (le frazioni di Hühnerloh e Kohlenstein).

Il maggior luogo di interesse del villaggio è il Franconian Switzerland Museum, situato nel cosiddetto Judenhof (“corte degli ebrei”), un gruppo di edifici del XVII e XVIII secolo costruiti sul terreno del Castello Inferiore e abitati fino al 1860 da 18 famiglie ebree, per poi essere restaurati tra il 1978 e il 1982. Di particolare rilievo è la sinagoga della seconda metà del XVIII secolo, con i suoi stucchi tardo-barocchi sul soffitto. I vari edifici fanno da cornice al cortile del museo, che viene utilizzato anche per gli eventi organizzati durante l’anno. Grazie alla sua particolare posizione, sotto due imponenti torri rocciose, il museo è considerato un punto di riferimento della Svizzera Francone ben oltre i suoi confini.

Tra grotte incredibili ed escursioni

La Svizzera Francone, tra le zone più suggestive della Franconia, regione storica storica della Germania centro-meridionale, è una sorta di Eldorado per gli amanti della natura, con i romantici paesaggi di bassa montagna caratterizzati da rocce calcaree, valli profondamente scolpite, castelli e grotte suggestive. Tra queste spicca il monumento naturale Teufelshöhle (Grotta del Diavolo). Con i suoi 1.500 metri di lunghezza è la grotta più lunga della Germania e la più grande della Svizzera Francone. Situata nel distretto di Bayreuth, piccola città dell’Alta Franconia da vedere, fa parte del Jura Cave Adventure World ed è decorata da stalattiti e stalagmiti sbalorditive. L’enorme portale della grotta – la “porta del mondo sotterraneo” – si trova a circa 400 metri sul livello del mare, a circa due chilometri a sud di Pottenstein, nella stretta valle del torrente Weihersbach.

La primavera è la stagione ideale per visitare questi luoghi, poiché tutta la regione si accende dei colori dei fiori di ciliegio. Qui, infatti, si trova una delle più grandi aree di coltivazione di ciliegie della Germania, Paese che offre almeno 10 motivi per una visita. Questa regione è anche il regno degli escursionisti, attratti dalle bizzarre formazioni rocciose e da una natura che sembra aver preso in mano gli strumenti da scultore per creare opere che lasciano davvero a bocca aperta.

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Firenze è in fiore: è più bella che mai

Organizzare un viaggio a Firenze è sempre un’ottima idea. Il capoluogo della Toscana, conosciuto anche come la Culla del Rinascimento, ospita alcuni dei più grandi e importanti capolavori artistici e architettonici che ogni giorno attirano migliaia di visitatori provenienti da ogni parte del mondo.

Le cose da fare e da vedere in città sono tantissime, e tutte sono destinate a incantare. Tra i luoghi imperdibili troviamo il il celebre Duomo, con la cupola progettata da Brunelleschi, la Galleria dell’Accademia che ospita la scultura del David di Michelangelo e l’iconica Galleria degli Uffizi, uno dei più importanti musei d’Italia e del mondo.

Raggiungere il capoluogo toscano, dicevamo, è sempre un’ottima idea. Ma farlo in primavera vuol dire conoscere il suo volto più bello, quello dipinto, plasmato e ricoperto dai suggestivi colori della natura e dai suoi inebrianti profumi. I giardini storici e gli scorci panoramici di Firenze sono adesso in fiore, e la città è bella come non lo è stata mai. Pronti a partire? Lo show è già iniziato.

Perché visitare Firenze in primavera è un’ottima idea

Tra i mesi di marzo e giugno Firenze sfoggia il suo abito più bello, quello cucito da Madre Natura. La città, infatti, si trasforma in un tripudio di colori e profumi che incantano la vista e inebriano i sensi. Basta una semplice passeggiata tra le iconiche strade del territorio per ammirare le bellezze del centro storico incorniciate tra fioriture cangianti e suggestive.

Durante la primavera, infatti, fioriscono le strade e le vie del, i parchi e anche gli splendidi e pittoreschi giardini che si nascondono tra i palazzi nobiliari alla stregua di tesori preziosi.

Se avete in mente di organizzare un viaggio a Firenze in primavera, dunque, non dimenticate di ritagliarvi del tempo anche per ammirare le fioriture cittadine: vi lasceranno senza fiato. Scopriamo insieme quelle più iconiche e imperdibili.

Dove ammirare le fioriture di Firenze

Il nostro itinerario alla scoperta della città fiorita comincia dal Giardino dei Semplici, l’Orto Botanico della città che si annovera tra i più antichi del mondo. Inaugurato nella metà del XVI secolo, oggi questo suggestivo giardino ospita oltre 9000 esemplari di piante, alcuni dei quali stanno dando spettacolo proprio adesso.

Altro punto d’interesse imperdibile, per chi visita la città in primavera, è il Giardino di Palazzo Corsini al Prato, un giardino rinascimentale che ospita anche un labirinto di siepi e una limonaia.

Se è un’esperienza romantica e suggestiva che volete vivere, allora il consiglio è quello di raggiungere Villa Bardini, conosciuta anche con il nome di Villa Belvedere. Situata in una posizione strategica, la dimora consente di ammirare uno dei panorami più incredibili della città. Proprio qui, tra diversi esemplari floristici che compongono la collezione avviata da Stefano Bardini, esiste un pergolato completamente ricoperto di glicini che consente alle persone attraversare un viale fiorito e caratterizzato da infinite sfumature di viola.

Al al piazzale Michelangelo, invece, è possibile passeggiare nel Giardino dell’Iris, un paradiso naturalistico che, come il nome stesso suggerisce, è completamente e interamente dedicato al fiore in questione. Tra aprile e maggio è possibile ammirare oltre 1500 esemplari di iris che provengono da ogni parte del mondo.

Ultimo, ma non per importanza s’intende, è il Giardino di Boboli, uno dei simboli di Firenze e dell’Italia intera. Questo parco, uno dei più celebri d’Italia, è uno scrigno di infinite meraviglie che si snodano su  un terreno di 45 ettari e che sono incorniciate da numerosi esemplari floristici. Il periodo migliore per visitarlo è tra aprile e maggio, quando fioriscono i glicini e tingono l’interno giardino mille sfumature di viola e di rosa.

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In Danimarca c’è una città fatta apposta per i bambini

C’era una volta un giovane che viveva in un paesino sull’isola di Fiona, in Danimarca. Quel ragazzo si dilettava scrivendo fiabe e ritagliando figurine di carta. Una volta grande, divenne famoso in tutto il mondo per le sue favole. Il paese era Odense e lui si chiamava Hans Christian Andersen.

Oggi, Odense non è più un paesino, ma una città fatta di quartieri molto moderni; tuttavia, conserva ancora un centro storico antico non molto diverso da come appariva agli occhi di Andersen.

Odense è la città delle fiabe ed è la meta perfetta per una vacanza con i bambini. Oltre ai luoghi legati al celebre autore di alcune delle fiabe più raccontate al mondo, è una città a misura di bimbi.
Molti sono i luoghi e gli itinerari legati ad Andersen che si possono fare a Odense. Alcuni sono luoghi al chiuso, come la sua casa natale, quella dove trascorse l’infanzia, l’Acciarino – una casa della cultura per bambini – e il nuovissimo museo H.C. Andersen Hus, mentre altri sono itinerari all’aperto tra gli antichi quartieri, seguendo le orme – nel vero senso della parola, visto che basta seguire le impronte rosse delle sue scarpe misura 47 in giro per la città – dello scrittore o cercando le sculture dedicate alle sue fiabe più famose: La sirenetta, Il brutto anatroccolo, La regina delle nevi, Il soldatino di stagno, La principessa sul pisello, La piccola fiammiferaia e tante altre ancora (ne scrisse 156) sono sparse per tutta la città.

Il tour sulle orme di Hans Christian Andersen comprende nove tappe tra luoghi della sua infanzia, piazze, statue, persino murales, e altri edifici a lui legati. La app gratuita Useeum consente di visitare tutti questi luoghi in completa autonomia.

I luoghi di H.C. Andersen: le tappe

La casa natale

La pittoresca casa d’angolo gialla dove nacque Andersen, all’inizio dell’Ottocento sorgeva nella zona più povera di Odense, e la gran parte degli abitanti del quartiere apparteneva alle classi meno abbienti della società. Nella sua casa natale abitavano a quei tempi fino a cinque famiglie. Vi si accede dal nuovo H.C. Andersen Hus.

La piazza

A Sortebrødre Torv sorgeva l’unico teatro permanente fuori da Copenhagen. Il mondo di fantasia e narrazione del teatro incantava H.C. Andersen. Essendo povero, non aveva la possibilità di assistere a molte rappresentazioni, ma raccoglieva le locandine e i programmi del teatro, sui quali fantasticava. Riuscì a entrare nel teatro come comparsa in una sola rappresentazione. La sua unica battuta alimentò il sogno di notorietà e di una vita sul palcoscenico, e poco tempo dopo, a 14 anni, se ne andò per il mondo in cerca di avventura, e di fortuna.

L’Ospizio dei poveri

Al primo piano dell’Ospizio dei poveri c’era la scuola che Andersen frequentò gratuitamente durante gli ultimi anni a Odense. L’insegnamento era carente e i libri erano pochi, il giovane Andersen passava la maggior parte del tempo a inventare nuove storie sulla base degli affreschi biblici che ornavano l’aula della scuola dei poveri. Andando a scuola, Andersen passava davanti alla tomba di suo padre, accanto alla cattedrale e al ginnasio, che sognava di poter frequentare.

Il lavatoio

Il lavatoio dove lavorava la madre di Andersen come lavandaia non esiste più, ma se ne può vedere uno tale nel centro di Odense. La madre morì nel 1833.

La statua

La grande statua di bronzo di H.C. Andersen si può ammirare nei giardini del castello di Rosenborg, Kongens Have, nei pressi del fiume di Odense. Ancora oggi Andersen scruta il punto più profondo del fiume, dove ai suoi tempi si credeva abitasse lo spirito del fiume. Quando qualcuno annegava in queste acque, si diceva che lo spirito pretendesse delle vittime affinché l’acqua non rompesse gli argini provocando gravi danni alla città. Quel luogo ispirò H.C. Andersen per la fiaba “Il gorgo della campana”.

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Fonte: 123rf

La statua di bronzo di H.C. Andersen nei giardini del castello di Rosenborg

La prigione

Quando la nonna di Andersen si sposò per la prima volta nel 1783, fu con un uomo che era stato nella prigione di Odense per aver sparato al cacciatore di un proprietario terriero. Anche Andersen vi entrò, ma solo come visitatore. I suoi genitori conoscevano il portiere e, in occasione di una ricorrenza di famiglia, la prigione di Odense rappresentò la cornice per i festeggiamenti. Ma il giovane Andersen aveva paura dei detenuti che facevano da camerieri alla festa e descrisse questo atroce istituto nel romanzo “O.T.”.

La casa dell’infanzia

Dall’età di due anni e fino ai 14 H.C. Andersen abitò nella casa di Munkemøllestræde. Oggi, insieme agli appartamenti adiacenti, è stata trasformata in un piccolo museo. Era una casa angusta e povera, ma Andersen le era molto affezionata.

La cattedrale

La cattedrale di Odense, la chiesa di S. Knud, rappresenta la cornice di tre avvenimenti nella vita di H.C. Andersen. Qui si sposarono i suoi genitori, solo tre mesi prima della sua nascita nel 1805. Lo spazio che oggi circonda la chiesa rappresentava allora il cimitero, e fu qui che il padre di Andersen fu sepolto a 33 anni, nel 1816. Tre anni dopo fu ancora qui che Andersen fu cresimato. Per il grande avvenimento aveva avuto in dono un paio di stivali di cuoio. L’emozione di questo dono venne raccontato nella fiaba “Le scarpe rosse”.

Il municipio

Nei sotterranei del municipio, la nonna di Andersen era stata rinchiusa a pane e acqua per aver avuto tre figli fuori dal matrimonio. Dalla finestra del primo piano di questo edificio Andersen il 6 dicembre 1867 ricevette l’omaggio della popolazione e la cittadinanza onoraria.

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Fonte: 123rf

Il centro storico di odense

Seguire le orme di Andersen

Non è soltanto un modo di dire. Davvero a Odense si possono seguire le orme di H.C. Andersen, basta guardare per terra e cercare le impronte rosse della misura 47 che segnano un itinerario lungo poco più di 3 km tra i luoghi legati allo scrittore di fiabe più famoso del mondo.

I luoghi sono 13 e naturalmente molti coincidono con il tour già citato. Ma ce ne sono anche altri: come Sortebrødre Torv (piazza dei Frati Neri) dove dal XII secolo a oggi si tiene il mercato due volte alla settimana, c’è la scultura di Andersen seduto su una panchina – con il quale scattarsi un selfie – nella piazza Claus Bergsgade, quella del soldatino di stagno all’incrocio di Overgade, la barchetta di carta del Soldatino di stagno nel parco, quella di I vestiti nuovi dell’imperatore a Vestegade e della Pastorella e lo spazzacamino a Kongensgade.

Il museo H.C. Andersen Hus

Inaugurato nel 2021, il nuovo museo dedicato ad Andersen è una delle tappe imperdibili per seguire le orme dello scrittore. L’edificio dal design moderno e realizzato con i maggiori criteri di sostenibilità dallo studio di architettura giapponese Kengo Kuma, ha pareti di vetro e legno e in parte si sviluppa sottoterra. tutt’intorno è circondato da un delizioso giardino aperto a tutti.

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Fonte: @R. Hjortshoj

Il nuovo museo dedicato ad Andersen a Odense

Si tratta di un museo adatto a grandi e a piccini e nei suoi 5.600 metri quadrati di spazi ospita installazioni interattive, effetti sonori e luminosi, ma anche scritti originali e figurine di carta intagliate dallo stesso Andersen per raccontare ai visitatori la sua vita e le sue opere ed entrare nel mondo fiabesco di H.C. Andersen.

Per i bambini, la fiaba non finisce qui. Un’ampia zona del museo ospita il magico mondo dei bambini, Ville Vau, dove tutto prende ispirazione dalle fiabe di Andersen. Ci sono costumi (di tutte le taglie) da indossare, per entrare davvero nei panni dei protagonisti delle favole, casette e negozi di legno a misura di bimbi dove ogni oggetto è fatto a mano all’uncinetto, ci sono strumenti per dipingere e un palcoscenico dove esibirsi o assistere a spettacoli e storytelling improvvisati.

Una città a misura di bimbi

Per chi viene con i bambini, Odense è una città perfetta, anche solo per trascorrervi un ponte o un long weekend. Sono moltissime le iniziative dedicate proprio ai più piccoli. Il museo di Andersen, per esempio, ha un grande spazio dedicato ai bimbi dove ciascuno può indossare i panni del personaggio preferito e giocare con oggetti di stoffa che replicano cibo e utensili di uso quotidiano o improvvisarsi attore protagonista di una fiaba salendo su un palco.

Ma ogni luogo qui tiene conto dei bambini. Anche i locali e i ristoranti. Poco lontano dal centro, per esempio, lo Storms Pakhus è un luogo d’incontro per adulti dove gustare dell’ottimo street food e bere una birra dopo aver lasciato i figli nell’area a loro dedicata dove alcuni animatori se ne prendono cura. E poi, con la bella stagione, Odense offre più di 120 parchi e 250 aree gioco oltre al famoso zoo, aperto nel lontano 1930 e considerato uno dei più belli d’Europa.

Gli eventi imperdibili a Odense

La maggior parte degli eventi e dei festival si svolgono durante la calda estate, ma imperdibili sono le festività natalizie a Odense quando tutta la città diventa una fiaba a cielo aperto.

Ogni anno, dal 2013, ad agosto si tiene l’Hans Christian Andersen Festival (nel 2023 si svolge dal 17 al 27), uno dei festival culturali più grandi della Danimarca, con circa 500 eventi in tutta la città, la maggior parte dei quali gratuiti. Si tengono spettacoli, concerti, illuminazioni, mostre d’arte, storytelling per le strade, nei parchi e negli edifici. Il claim di questo evento è “Tutto può succedere”.

Da più di trent’anni, ogni estate si tiene anche la Hans Christian Andersen Parade durante la quale 24 attori in costume raccontano 24 fiabe di Andersen in 24 minuti. Alcuni spettacoli sono in lingua inglese.

Da metà luglio a inizio agosto, invece, si svolge H.C. Andersen Plays con rappresentazioni teatrali delle fiabe di Andersen.

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Fonte: @24Copenhagen

Il centro storico di Odense
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Cascata dell’Eden, wild swimming e paradiso del canyoning

Un piccolo paradiso terrestre o almeno così è apparso a me, e non in sogno 😉

Si tratta della Cascata del torrente Palvico, sulla strada che collega il Lago di Ledro (e più a ovest quello di Garda) al Lago di Idro.

Un gioiello prezioso, accessibile attraverso un semplice itinerario di pochi minuti, prima su comoda strada e poi attraverso un sentiero attrezzato con una staccionata in legno (vedi Info Pratiche). 

Il sentiero per la Cascata dell'Eden
Il sentiero per la Cascata dell’Eden

Costeggiando il torrente Palvico, il percorso mi svela a poco a poco i suoi segreti, fino ad aprire le porte di un eden nascosto.

Qui una meravigliosa cascata, nota anche con il nome di Cascata di Pozza Malmerio, sgorga per 55 metri dalla parte finale di una spettacolare fenditura nella roccia che prosegue verso l’alto per altri 30 metri almeno. Una forra circonda quasi completamente questo angolo di paradiso. 

La fenditura è un vero e proprio canyon alto e strettissimo, creato dal millenario lavorio del torrente, cosa che ci fa presumere che il salto della cascata in passato raggiungesse i 90 metri di altezza.

Il torrente Palvico crea la Cascata dell'Eden
Il torrente Palvico crea la Cascata dell’Eden

L’acqua si accumula verde e cristallina in una meravigliosa piscina naturale con forma irregolare di ca 40 x 30 metri. Sotto la cascata il torrente ha scavato in profondità con almeno 2,5 metri di fondo.

I ragazzi più audaci si arrampicano nei pressi della cascata per cimentarsi in tuffi mozzafiato da 10-15 metri: attenzione, si tratta di una arrampicata in senso quasi letterale, la parete è sostanzialmente verticale.

In sinistra orografica una spiaggetta di ghiaia comoda completa un posto davvero mozzafiato!

La spiaggetta di ghiaia
La spiaggetta di ghiaia

Nuoto in questo paradiso, e l’incessante sound della cascata che buca la pozza Malmerio, è improvvisamente rotto da grida giubilanti. Ma non c’è assolutamente nessuno intorno a me: i gridolini hanno il sapore di un’avventura adrenalinica e, incredibilmente, arrivano dall’alto, dalla fenditura o comunque dalla forra che avvolge il torrente. 

Solo dopo scoprirò che si tratta di appassionati di canyoning, in procinto di approcciare l’ultimo, incredibile passaggio, ovvero proprio il salto del Palvico sopra di me (vedi Info Pratiche).

Info Pratiche

🚗 Provenendo da sud, al km 59,6 della SS237 prendiamo il bivio a destra per Riva del Garda (TN), indicazioni che seguiamo anche sulla SS240 mentre attraversiamo il paese di Storo (TN). Alla fine dell’abitato giriamo a sinistra seguendo per il Parco Comunale Alle Piane su Via Emilio Miglio, dove parcheggiamo dopo 200 metri nei pressi di uno stabilimento industriale (45.843089, 10.586613).

👣 Proseguiamo a piedi su Via Miglio, superando una sbarra e le vasche di un allevamento ittico. La strada gira a sinistra e poco dopo vi troverete una prima pozza che si accumula dopo un grazioso salto dell’acqua creato da un ponte in mattoni.

Il ponte di mattoni
Il ponte di mattoni

La strada termina con un sentiero in salita, attrezzato con una staccionata in legno e abbastanza semplice: prendetelo per arrivare rapidamente nei pressi del piccolo grande eden (45.843050, 10.593487), ci vogliono meno di 10 minuti dal parcheggio (Dislivello: 20 metri).

🚵‍♀️ I ciclisti possono percorrere senza problemi la quasi totalità del percorso, ovvero fino all’inizio del sentiero.

Alcuni operatori locali organizzano i canyoning sul Torrente Palvico, dove l’escursione culmina con la spettacolare discesa della Cascata di Pozza Malmerio. Il canyoning o torrentismo è un’attività meravigliosa da fare solo se accompagnati da guide professionali e con la necessaria attrezzatura.