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Savogno, il borgo fantasma tra le cascate

Incorniciato da paesaggi straordinari, a 932 metri di altezza, il piccolo borgo fantasma di Savogno si aggrappa alla montagna testimoniando la bellezza della antica vita rurale. Questo gioiello medievale alpino si può raggiungere esclusivamente a piedi, attraverso una splendida mulattiera, e si ripopola solo in estate. Il suo fascino fuori dal tempo l’ha reso una meta irresistibile delle Alpi, per visitatori ed escursionisti: scopriamolo.

Alla scoperta di Savogno, borgo fantasma della Lombardia

Antico villaggio in provincia di Sondrio, nel comune di Piuro, Savogno è arroccato su un terrazzo naturale dove si sviluppa gran parte dell’abitato, appena sopra le Cascate dell’Acquafraggia, in Valchiavenna, gioiello verde da scoprire, circondato da boschi e vicino alla località che, nel gergo dei paesani, prende il nome di Alpigia.

Il borgo ha origini medievali e conserva ancora le interessanti caratteristiche di un’architettura rurale spontanea, con mura in pietra e loggiati in legno. In passato, era diventato un punto di transito obbligato per chi si recava a Coira, capitale delle Tre Leghe Grigie, in Svizzera. Qui si può ammirare l’antica chiesa parrocchiale dedicata ai santi Bernardino da Siena e Antonio Abate, consacrata nel 1465, che presenta interessanti affreschi del periodo ed è impreziosita da un campanile dalle forme rinascimentali, uno dei pochi della Val Bregaglia a conservare immutati nei secoli i suoi tratti architettonici caratteristici. Nella parte alta del paese ci si imbatte, invece, in una seicentesca fontana pubblica, risalente ai tempi delle prime cure igieniche contro la peste manzoniana.

Savogno venne definitivamente abbandonato a partire dal 1968, a seguito di un progressivo spopolamento del villaggio da parte degli abitanti che avevano l’esigenza di trasferirsi nei paesi più a valle, facilmente accessibili. In estate, però, alcuni dei vecchi residenti tornano a ripopolarlo. Ma Savogno è anche una meta molto amata dai turisti, che nei mesi estivi possono soggiornare in rifugio di recente costruzione, godendo appieno di un luogo dalla bellezza indescrivibile.

Come raggiungere Savogno

Altrettanto suggestiva è la strada che conduce al borgo fantasma di Savogno. Per raggiungerlo, infatti, dovete lasciae la macchina e avventurarvi per la bellissima mulattiera in pietra che ha inizio presso la località Sarlone a Borgonuovo di Piuro. In tutto sono 2886 gradini che si inoltrano nel bosco, inerpicandosi sul fianco della montagna, ma il paesaggio che si rivela alla vista e il villaggio che aspetta i visitatori in cima ripagano della fatica.

Prima di intraprendere la salita si possono ammirare le incantevoli Cascate dell’Acquafraggia, che offrono percorsi trekking unici in Valtellina,  che per secoli hanno costituito il filone d’acqua necessario per lo sviluppo del borgo. Il loro maestoso spettacolo impressionò anche Leonardo da Vinci, il quale le descrisse nel “Codice Atlantico” con queste parole: “Su per detto fiume (la Mera) si truova chadute di acqua di 400 braccia le quale fanno belvedere…”. Tutt’attorno lo sguardo si ritrova ad abbracciare gli antichi terrazzamenti, un tempo coltivati a vigneto.

Arrivati a 590 metri, in località “Stalle dei ronchi”, si incontra una caratteristica fontana costituita da tre vasche in pietra, datata 1869. Qui si può effettuare una breve deviazione che permette di raggiungere un edificio interamente in pietra dove è situato un gigantesco torchio da vino, datato 1706.

Lungo il sentiero principale, ci si imbatte in un altro punto di notevole interesse, nei pressi di una cappella, situata in una zona panoramica da cui si può osservare dall’alto l’area dove un tempo sorgeva l’antico borgo di Piuro, cancellato dopo la frana del 4 settembre 1618. Da qui restano ancora 200 metri di dislivello per raggiungere Savogno, dove, una volta arrivati, si può godere di un panorama della vallata strabiliante, da uno dei più suggestivi terrazzi naturali della zona.

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Lo sapevi che New York ha le sue caverne segrete?

Raggiungere New York è molto più di un’esperienza da vivere e da condividere. È un viaggio da fare almeno una volta nella vita, è il sogno americano che si avvera. Le cose da fare e da vedere nella metropoli che non dorme mai sono tantissime, e tutte sono destinate a lasciare senza fiato.

Tra le tappe imperdibili per chi giunge in città c’è sicuramente il Central Park, il grande parco urbano che dà spettacolo in ogni stagione. A questo si aggiungono il teatro di Broadway, le ipnotiche luci a neon di Time Square, la Statua della Libertà e il Rockefeller Center. Un discorso a parte, poi, merita lo skyline della città, uno dei più suggestivi del mondo intero.

All’ombra dei maestosi grattacieli, e dei luoghi più iconici della metropoli però, esistono numerosi luoghi segreti che ancora in pochi conoscono. Basta una gita fuori porta, di appena due ore di auto, per scoprire infatti un mondo sotterraneo davvero straordinario perché sì, anche New York ha le sue caverne, e sono bellissime.

Le caverne sotterranee a pochi passi da New York

Visitare New York è un’esperienza che rapisce, cattura e stordisce i sensi, a ogni ora del giorno e della notte. Le cose da fare e da vedere qui, come abbiamo anticipato, sono così tante che non basterà un viaggio solo a farvi scoprire tutte le sfaccettature che appartengono a questo luogo. Tuttavia, anche i dintorni della Grande Mela meritano una visita.

Se avete in mente di organizzare una gita fuori porta, infatti, non potete non inserire anche una fermata a Howes Cave, una frazione della contea di Schoharie raggiungibile in appena due ore di auto. Il nome di questo villaggio, in realtà, anticipa da solo l’esperienza che si può vivere una volta giunti sul posto perché fa riferimento alle Howe Caverns, caverne sotterranee scoperte nel 1842 e situate 48 metri sotto il terreno, che si snodano per ben 4 chilometri.

E non sono le uniche perché, ad appena 4 chilometri da questa attrazione turistica, troviamo anche le Secret Caverns scoperte invece dagli esploratori nel 1928.

Il mondo sotterraneo a pochi passi da New York

Fonte: 123rf

Howe Caverns, Il mondo sotterraneo a pochi passi da New York

L’esperienza sotterranea tra grotte e caverne segrete

Allontanarsi da New York per un giorno, e raggiungere Howes Cave può essere davvero un’esperienza entusiasmante e inedita, da vivere e da condividere con gli amici o con tutta la famiglia. Come abbiamo anticipato, sono i due i lugohi che meritano la vostra attenzione una volta giunti nella contea di Schoharie.

La prima attrazione, che è anche una delle più celebri per i cittadini del posto, è quella delle Howe Caverns. Si tratta di un dedalo di corridoi calcarei, caverne e grandi massi che conducono nel letto di un fiume sotterraneo scavato nel corso di millenni. Passeggiando tra stalattiti e formazioni rocciose evocative, si scende nelle viscere della terra dove si trova un lago sotterraneo che si può attraversare in barca.

Anche se sconosciute a molti turisti, le Howe Caverns sono considerate un’attrazione naturale molto popolare, soprattutto tra i cittadini dello stato di New York.

Nelle immediate vicinanze di queste caverne, troviamo poi un’altra imperdibile attrazione. Si tratta delle Secret Caverns, grotte sotterranee scoperte nel secolo scorso, che consentono ai visitatori di attraversare un paesaggio antichissimo e primordiale plasmato da Madre Natura. Stalattiti, stalagmiti e percorsi pietrificati, sono la cornice suggestiva di un percorso che conduce a 30 metri in profondità e che culmina con una straordinaria cascata sotterranea.

Howe Caverns, il percorso sotterraneo

Fonte: 123rf

Howe Caverns, il percorso sotterraneo
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L’incantesimo che colpisce la contea irlandese quando le luci si spengono

C’è qualcosa di magico che accade intorno a noi, e sopra di noi, quando tutto ciò che ci circonda sprofonda nel buio più totale. Accade quando il sole lascia spazio al crepuscolo, e poi alla notte più nera, permettendo agli astri e alle stelle di illuminare di meraviglia ogni cosa.

È lo spettacolo del cielo stellato, quello che da secoli affascina, incanta e ispira scrittori, poeti e artisti di tutto il mondo. Restare immuni alla bellezza di questo show è impossibile, e a confermarlo è proprio la nascita del turismo astronomico, quello che invita i viaggiatori a mettersi in cammino per andare alla scoperta dei cieli più belli del mondo.

Sono tanti, diversi e strabilianti, i luoghi che di notte si trasformano nel palcoscenico di spettacoli che lasciano senza fiato. Ma ce n’è uno, neanche molto lontano da noi, che mostra il suo volto più bello proprio quando le luci si spengono. Si tratta di una contea irlandese che sembra essere stata colpita da un incantesimo. Pronti a partire?

Benvenuti nella Contea di Kerry

Organizzare un viaggio in Irlanda, lo sappiamo, è sempre un’ottima idea. L’Isola di Smeraldo, che deve il suo soprannome alle infinite sfumature di verde che caratterizzano i paesaggi mozzafiato, è un concentrato di meraviglie tutte da scoprire. Laghi splendenti, coste frastagliate e campagne sterminate: queste sono solo alcune delle bellezze che compongono il patrimonio naturalistico del Paese.

Le cose da fare e da vedere in Irlanda sono tantissime. Tra queste, immancabile, è una visita alla contea di Kerry, un luogo che incarna alla perfezione lo spirito di questa terra. Qui colline verdi e laghi cristallini si alternano a pascoli verdeggianti e a scogliere a strapiombo, che ogni tanto lasciano il posto anche a spiagge sabbiose, creando così un paesaggio straordinario dove la natura, selvaggia e autentica, è assoluta protagonista.

Ed è proprio qui, nella contea di Kerry, che è possibile vivere una delle esperienze visive più suggestive di una vita intera. Lungo il Wild Atlantic Way, la strada panoramica più affascinante del Paese, si snoda infatti una riserva naturale, si tratta della  Kerry International Dark-Sky Reserve, uno dei posti più sensazionali del mondo dal quale ammirare le stelle.

Quando il sole tramonta, e la luce lascia spazio al buio più nero, la contea irlandese sembra come colpita da un incantesimo. È in quel momento che centinaia di stelle, accompagnate dalla danza dei pianeti e dalla candida Luna, iniziano a illuminare di magia l’intero territorio.

Il cielo stellato più bello del mondo è in Irlanda

La riserva situata nel cuore della Contea di Kerry, e accessibile gratuitamente a ogni ora del giorno e della sera, fa parte del circuito dei Dark Sky Place, un progetto che comprende tutta una serie di luoghi, che si snodano nel mondo, dove l’inquinamento luminoso è assente o ridotto al minimo. In questi posti, infatti, il buio della notte e gli astri del cielo sono considerati un vero e proprio bene prezioso, da proteggere e valorizzare.

Così succede anche nella Kerry International Dark-Sky Reserve, che oltre a mostrare un cielo particolarmente affascinante, gode anche di un paesaggio mozzafiato che rende l’osservazione davvero magica. Da una parte, infatti, c’è l’oceano sterminato e infinito, le cui onde in movimento creano la colonna sonora di un’esperienza indimenticabile. Tutto intorno, invece, si estendnoo paesaggi lussureggianti plasmati sapientemente da Madre Natura.

Ma è alzando gli occhi al cielo, quando le luci si spengono, che è possibile ammirare lo show più incredibile di sempre. Quello portato in scena dai pianeti che danzano tra centinaia di stelle che brillano e sfavillano.

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I luoghi di Lucio Dalla a Sorrento

Dal 14 aprile all’8 maggio, Sorrento rende omaggio a Lucio Dalla, suo cittadino onorario, a 80 anni dalla nascita e lo fa con la seconda edizione de “I colori di Lucio“, una rassegna multidisciplinare tra cultura e tradizione per esaltare “anima e cuore” dell’artista bolognese che qui amava trascorrere piacevoli ore in barca con amici di vecchia data e passeggiare nella bellezza della cittadina affacciata sulla baia di Napoli.

Un legame forte, una lunga storia d’amore e d’amicizia, e quella “terrazza” che è diventata uno degli incipit più famosi della musica italiana: così Sorrento festeggia e ricordare il poeta, il cantante, l’artista e l’amico.

La terrazza che ammaliò Lucio Dalla

L’incontro di Lucio con la terrazza che lo stregò e lo ispirò al punto da fargli incidere uno dei brani più appassionati e struggenti del panorama musicale italiano, celebre in tutto il mondo, avvenne per caso, per un imprevisto.

Nel 1986 il cantautore, infatti, stava navigando con la sua barca quando, un’avaria, lo costrinse a fermarsi a Sorrento in attesa che l’imbarcazione fosse riparata. Si trovò a soggiornare presso il Grand Hotel Excelsior Vittoria, il più prestigioso della città fondato a metà Ottocento dalla famiglia Fiorentino, e gli venne assegnata la suite Caruso, dove il grande tenore trascorse l’ultimo periodo della sua vita, minato dalla malattia, impartendo lezioni di canto a una giovane di cui era innamorato.

Dalla, ascoltata la malinconica storia dai proprietari dell’hotel, ne rimase assai colpito e la stanza, rimasta esattamente come la lasciò Caruso nel 1921 con i tappeti, i broccati, il lampadario a gocce, i velluti, gli arredi pastello, il pianoforte e la spettacolare terrazza sul Golfo di Sorrento lo portò a comporre, di getto, il capolavoro “Caruso“.

Infatti, quella che è una delle canzoni più note dell’artista bolognese nonché uno dei simboli della musica italiana a livello internazionale, nasce proprio dallo stesso pianoforte che il tenore suonava per dare lezioni di canto alla ragazza amata e include in sé la tradizione della canzone napoletana e del melodramma italiano sia nel testo che nella musica.

Un luogo unico, “dove il mare luccica e tira forte il vento“, con la terrazza intrisa della brezza marina dove Caruso una sera cantò a viva voce le più significative arie d’opera, la suite Caruso è assoluto simbolo della relazione infinita tra Dalla e Sorrento, un “piccolo museo” dove è possibile alloggiare, una delle stanze più richieste della lussuosa struttura storica adornata da affreschi negli interni e da statue in marmo di epoca romana negli spazi esterni.

Sorrento, un angolo di paradiso

Il pittoresco centro storico di Sorrento, dove Lucio amava passeggiare, è un piccolo angolo di paradiso al pari dell’emozionante panorama sul blu del mare.

Lungo il dedalo di stradine, ci si imbatte in tipici negozietti che sono un trionfo di colori e di sapori, nelle botteghe artigiane, in deliziosi ristorantini, antichi edifici, suggestive chiese e imperdibili scorci che si aprono all’improvviso sul magico Golfo.

Cuore pulsante della città è Piazza Torquato Tasso, dove spicca la statua dello scrittore, si affaccia il raffinato Grand Hotel Vittoria, e inizia Corso Italia, la vivace via dello shopping.

A pochi passi, il Complesso Conventuale di San Francesco dall’interno di stile barocco e la magnifica Villa Comunale, a picco sul mare nell’abbraccio di alberi secolari, uno dei punti panoramici per eccellenza di Sorrento sul Golfo e sul Vesuvio: da qui, parte anche la stradina panoramica che raggiunge Marina Piccola e il porto di Sorrento dove il molo è stato intitolato proprio a Dalla.

Ecco poi la Cattedrale, dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, la Chiesa di Sant’Antonino Abate, la più frequentata intitolata al Patrono, e le favolose spiagge dove rilassarsi al sole: la Spiaggia di San Francesco, la Spiaggia di Puolo, i rinomati Bagni della Regina Giovanna e la Baia La Solara.

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Viaggio nella città più colorata della Scozia

L’Isola di Skye, la più grande delle Ebridi Interne collegata alla Scozia con un ponte, è la più romantica e suggestiva, disegnata da maestose montagne, valli selvagge, coste frastagliate, castelli medievali e iconici villaggi di pescatori.

Punto di partenza ideale per visitarla è Portree, la sua città più grande, situata nell’estremità sud, il cui nome in gaelico significa “porto del re” con probabile riferimento al sovrano Giacomo V di Scozia che venne qui in visita agli inizi del XVI secolo.

Gioviale e colorata, la cittadina scozzese accoglie i visitatori in un clima spensierato e amichevole, con negozi e pub sul porto, alloggi per i turisti e il “Visit Scotland Information Centre” dove raccogliere mappe per escursioni e preziosi consigli per vivere al meglio l’isola.

Il centro principale dell’isola di Skye

Raccolto e pittoresco villaggio in riva al mare nell’abbraccio di alture e scogliere, familiare e tranquillo, Portree conquista grazie al suo porto e alle casette variopinte che si specchiano in acqua: qui si concentra la maggior parte dei turisti, lungo la stradina panoramica su cui si affacciano i ristoranti ed è possibile ammirare le barche dei pescatori locali e le imbarcazioni da diporto.

L’attrazione principale è proprio questo scorcio da cartolina, da immortalare in scatti unici: i colori delle case trasmettono allegria e contrastano con la classica idea, misteriosa e “cupa”, che di solito si ha della Scozia.

Oltre alle case, lo sguardo si perde a osservare le isole Rona e Raasay all’orizzonte.

Altre esperienze da non perdere nella città più turistica di Skye sono una cena al pub (ve ne sono alcuni intorno alla piazza centrale), crociere in barca, trekking a cavallo e gli spettacoli teatrali, i concerti e le proiezioni di film organizzati dal pluripremiato Aros Centre, che rende la città un vivace centro culturale.

Inoltre, non manca un’ampia scelta di alloggi che vanno dagli ostelli, ai B&B, alle strutture con angolo cottura fino al campeggio e agli hotel di lusso.

Una passeggiata nei dintorni di Portree

Dopo aver apprezzato l’atmosfera portuale di Portree, a pochi chilometri vi attende il solitario pinnacolo, alto cinquanta metri, dell’Old Man of Storr, uno dei simboli dell’isola, parte del complesso montuoso “The Storr”, punto più elevato dai suoi 719 metri.

Dalla città, si può raggiungere sia in auto seguendo lo “Scorrybreac Trail”, il sentiero che inizia dopo il porto, oppure con la lineA 57A degli autobus Stagecoach che partono da Somerled Square.

L’escursione per arrivare al cospetto del “vecchietto di Storr”, adatta a tutti, ha una lunghezza di due chilometri e una durata, all’incirca, di un’ora e un quarto.

Ma non è tutto.

Durante una visita al principale centro di Skye, dovete mettere in lista anche un’escursione alla scogliera a picco sul mare di Kilt Rock, a soli dieci minuti d’auto dall’Old Man of Storr.

Il paesaggio è uno dei più sorprendenti dell’isola: oltre alle colonne di basalto lungo la parete di roccia che assomigliano al costume tradizionale scozzese, incantano le cascate Mealt Walls con il loro salto di 55 metri che giunge direttamente in mare.

Infine, a diciannove chilometri, si apre la verde valle da fiaba “Fairy Glen” dove leggenda vuole che siano stati avvistati gnomi e fate.

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Tour tra le panchine giganti, un itinerario mozzafiato

Il 28 e il 29 aprile a Dogliani (Cuneo) si terrà il primo Festival dedicato alle panchine giganti, le curiose e celebri Big Bench ideate dal designer statunitense Chris Bangle, residente con la moglie a Clavesana dal 2009.

Sarà un’occasione per valorizzare il territorio e promuoverlo dal punto di vista storico e culturale, una grande festa organizzata dalla Fondazione no profit Big Bench Community Project Ets, aperta a tutti gli appassionati con intrattenimento musicale, cena, asta benefica e il convegno riservato ai promotori delle 286 panchine giganti già installate e delle numerose in fase di realizzazione.

Le panchine giganti: un forte impatto emozionale

Sono centinaia ormai le suggestive panchine giganti sparse in tutta Italia, in luoghi poco frequentati e spesso isolati ma di grande bellezza, dove ammirare panorami superlativi seduti a due metri da terra tornando anche un po’ bambini.

Tutto nasce dall’inventiva di Chris Bangle che, nella Borgata a Clavesana (Cuneo) dove si trovano la sua residenza e lo studio di design, realizza la prima panchina gigante nel 2010 come un’installazione panoramica accessibile ai visitatori.

È un progetto che ha preso il via tra “amici e vicini di casa”, un’iniziativa senza scopo di lucro per incoraggiare le persone a sorprendersi ammirando il paesaggio con occhi nuovi, un’esperienza collettiva e immersiva che tutti possono sperimentare e condividere, anche sui social come Facebook dove è nato un apposito gruppo dedicato ai “cacciatori di panchine giganti”.

Le colorate installazioni artistiche, che riproducono la classica panchina da giardino ma in formato gigante, hanno l’obiettivo di donare un forte impatto visivo ma soprattutto, emozionale: sedersi su una di esse abbracciati dallo scenario naturale delle colline piemontesi, in gran parte punteggiate da vigneti, è una sensazione impagabile, un modo eccezionale per staccare dalla frenetica vita quotidiana e ritagliarsi un momento tutto per sé, come in una favola.

Per i più affezionati, inoltre, Big Bench Project ha ideato il “Passaporto delle Panchine Giganti” da far timbrare in ogni luogo visitato a testimonianza di questa esperienza unica nel suo genere.

Dove ammirarle in Piemonte

Il Piemonte è la terra natia delle panchine giganti, il punto di partenza ideale per conoscerle da vicino e godere della loro meraviglia.

Nel corso degli anni, il progetto si è ampliato senza sosta e tuttora è in continuo aggiornamento, suddiviso tra le province di Cuneo, Asti, Alessandria, Torino, Novara, Biella, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli.

Tuttavia, un itinerario perfetto per intraprendere l’avventura al cospetto delle originali installazioni può iniziare proprio dallo splendido territorio in cui hanno visto la luce, le Langhe, i cui vigneti sono riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Cominciamo dalla “Capitale del Tartufo“, Alba, e dai suo dintorni: qui si possono ammirare la panchina gigante di Alba n. 14, in località Scaparone, quella di Diano d’Alba, n. 65, di Neive, n. 23, di Montelupo Albese, n. 100, di Coazzolo, n. 26, di Monchiero, n. 22, di Sinio, n. 63, di Monforte d’Alba, n. 12 (quella viola) e n. 6 (quella rosa), e di Dogliani, n. 13.

Partendo, invece, dalla prima panchina pensata da Chris Bangle a Clavesana, la n.1 rossa “ufficiale”, nello stesso paese spiccano anche la n. 3 gialla in Borgata Palazzetto e la n. 4 blu in Frazione Lo Sbaranzo.

Vi sono poi le panchine giganti di Carrù, la grande panchina n. 7 e le piccole nella piazza principale (Small Big Bench), quella di Farigliano, n. 2, di Piozzo, n. 8 e di Cigliè, n. 43.

Proseguendo lungo l’incantevole territorio dell’Alta Langa, le panchine sono disseminate a Niella Belbo (n. 16), San Benedetto Belbo (n. 85), Paroldo (n. 44), Ceva (n. 28), e Arguello (n. 11).

Infine, nella zona del Roero, parte nord-orientale del Cuneese, da vedere le panchine di Canale (n. 47), Montà (n. 167), Vezza d’Alba (n. 5) e Castellinaldo (n. 157).

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Questa è la tappa più suggestiva del Giro D’Italia

Il mondo che abitiamo è un posto meraviglioso, e i viaggi che ci spingono ad esplorarlo in lungo e in largo non fanno che confermarlo. Eppure non c’è bisogno di volare così lontano da casa per lasciarsi incantare dalle bellezze naturalistiche e dai capolavori architettonici e artistici che appartengono al pianeta, perché molti di questi si trovano nel BelPaese.

Sì, la nostra Italia è davvero bellissima. Lo è per le sue spiagge, per il sole e per il mare azzurro e cristallino. Lo è per i parchi e le riserve, per i boschi e le foreste e per tutti quei capolavori che fanno parte del nostro patrimonio naturalistico. Ma lo è anche per i borghi, custodi secolari di usanze e tradizioni, e per tutti quei paesaggi da cartolina che popolano le travel wish list dei turisti che ogni giorno arrivano qui da ogni parte del globo.

Ed è proprio in uno di questi paesaggi, forse uno dei più belli dello stivale, che vogliamo portarvi oggi. Di quella che è, con tutta probabilità, la tappa più suggestiva del Giro d’Italia. Stiamo parlando della Costiera Amalfitana che, dopo dieci anni, tornerà ad ospitare una delle manifestazioni più importanti del BelPaese.

Bentornati in Costiera

La Costiera amalfitana non ha bisogno di presentazioni. Quel tratto di costa che si snoda nella provincia di Salerno, e che prende il nome dalla città di Amalfi, è considerata da sempre uno dei luoghi più affascinanti d’Italia e forse del mondo intero. Basta guardare le foto che la ritraggono per comprenderne i motivi.

Riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1996, la costiera è conosciuta e celebrata in tutto il mondo per la sua bellezza naturalistica, per quel paesaggio mozzafiato fatto di scogliere a strapiombo sul mare e di borghi sospesi.

Organizzare un viaggio qui, questo è chiaro, è sempre un’ottima idea. Ma c’è un motivo in più per farlo questa primavera, ed è dato dal fatto che questo tratto di costa ospiterà, di nuovo, uno degli eventi sportivi più celebri del BelPaese: il Giro d’Italia.

La tappa più suggestiva del Giro d’Italia

L’appuntamento è previsto per giovedì 11 maggio, una data importante e da segnare in calendario, che vedrà di nuovo il Giro d’Italia, dopo dieci anni, attraversare la Costiera.

La manifestazione, giunta alla sua 106esima edizione, inaugurerà la sua tappa campana in provincia di Napoli, per proseguire per il Valico di Chiunzi e per il comune di Tramonti. I ciclisti attraverseranno su due ruote la pittoresca Ravello e Atrani, per poi proseguire per Amalfi, Conca dei Marini, Furore, Praiano e Positano.

Sarà questa l’occasione perfetta per sostenere i ciclisti nella loro impresa, quella di attraversare, pedalata dopo pedalata, un delirio di curve, tornanti, salite e discese. Ma anche per riscoprire i profumi e i colori di questo tratto di costa che si fanno più intensi che mai in primavera, e per ammirare tutti quei paesaggi mozzafiato che da sempre incantano tutti i cittadini del mondo.

Il Giro d’Italia, poi, proseguirà per Sorrento, attraversando Castellammare di Stabia, Torre Annunziata, Torre del Greco, Portici e di nuovo Napoli. E voi avete già scelto quale tappa raggiungere?

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arcobaleni cascate Curiosità Hawaii isole Nord America Posti incredibili Viaggi

Su quest’isola esistono cascate che hanno rubato i colori all’arcobaleno

Esiste un luogo, dall’altra parte del pianeta, in cui Madre Natura ha scelto di conservare i suoi capolavori più grandi e straordinari. Un posto che lei stessa ha trasformato nel palcoscenico di uno spettacolo immenso che è destinato a incantare la vista e a stordire i sensi. Questo luogo si chiama isola di Hawaii, conosciuta anche come Big Island.

Si tratta della più grande isola dell’arcipelago delle Hawaii, quella che ospita alcuni dei paesaggi più surreali del mondo intero. Le spiagge dai mille colori che brillano al sole, come quella verde di Papakolea, si alternano alle lussureggianti foreste pluviali mentre, tutto intorno, si snodano vulcani ancora attivi, parchi e riserve straordinarie che ospitano numerosi esemplari di flora e di fauna.

Ed è proprio a Big Island che oggi vogliamo restare, per portarvi alla scoperta di uno dei paesaggi più surreali e magici del mondo intero, quello delle Raimbow Falls, le cascate che hanno rubato i colori dell’arcobaleno.

La cascata prismatica che ha rubato i colori all’arcobaleno

Per ammirare quello che è uno degli spettacoli più incredibili mai creati da Madre Natura dobbiamo recarci a Hilo, la più vivace e popolata città dell’isola di Hawaii. Partendo dal nucleo urbano, infatti, è possibile raggiungere Raimbow Falls, un complesso di cascate straordinarie che creano un paesaggio sublime e mozzafiato.

Veri e propri muri d’acqua che occupano una superficie verticale di 24 metri e che scorrono velocemente dall’alto verso il basso fino a fondersi con la piscina naturale sottostante. Le cascate, che fanno parte degli Hawai’i State Parks, sono accessibili liberamente e gratuitamente, e sono generate dal fiume Wailuku.

È proprio questo corso d’acqua, che si è guadagnato il primato per lunghezza in tutto l’arcipelago, a regalarci uno spettacolo così suggestivo e incantato. Una volta terminato il suo percorso, infatti, il fiume si getta a capofitto nella grande piscina situata proprio ai piedi di una grotta lavica.

Ma non solo le sue dimensioni a meravigliare, né tanto meno tutta la potenza della natura a suggestionare, ma sono quelle caratteristiche sfumature colorate, che assomigliano a un arcobaleno, a incantare. Le stesse che è possibile notare in determinati momenti della giornata e che hanno dato alle cascate il nome di Rainbow Falls.

La magia della natura dà spettacolo a Big Island

Le Rainbow Fall, chiamate anche Waianuenue (che in lingua locale significa “acqua arcobaleno“) sono un vero e proprio spettacolo per la vista, un luogo da raggiungere e da contemplare almeno una volta nella vita. Grazie a dei ponti artificiali costruiti all’interno del parco statale, è possibile raggiungere diversi punti panoramici che permettono di assistere allo show.

Da una parte, infatti, c’è il fiume Wailuku che conclude fiero e indomito il suo percorso, tutto intorno, invece, si snoda la rigogliosa foresta pluviale che si specchia nella piscina naturale caratterizzata da mille sfumature di azzurro.

La bellezza delle cascate, e la suggestione che queste restituiscono, a fatto nascere e diffondere diverse credenze. Gli abitanti del posto, infatti, sono fermamente convinti che la parete rocciosa sulla quale l’acqua cade nasconda in realtà la casa di Hina, la divinità della Luna.

A rendere tutto ancora più affascinante, poi, è quell’incantesimo lanciato da Madre Natura che tinge tutto di meraviglia. Quando il sole splende alto nel cielo, soprattutto durante il mattino, un gioco di luce e riflessi rivela il volto più bello di questo luogo e le cascate si trasformano in un arcobaleno in movimento.

Non si tratta di stregoneria, ma semplicemente di quel fenomeno ottico atmosferico che si crea quando la luce del Sole attraversa le gocce d’acqua. Questo, però, non rende meno straordinaria la visione che resta comunque mozzafiato.

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Dordrecht, la meta olandese tutta da scoprire

Adagiata alla confluenza dei tre fiumi Merwede, Noord e Hollands Diep, città più antica dei Paesi Bassi (si fregia del titolo di “Città” dal 1120), Dordrecht è dove si respira l’Olanda più autentica, in uno scenario unico dove l’acqua è assoluta protagonista.

Dichiarata Monumento Nazionale Protetto, l’elegante città olandese incastonata sull’omonima isola e solcata da canali che racchiudono svariati porticcioli, grazie alla sua posizione strategica durante il Medioevo divenne un importante centro fluviale commerciale che la arricchì di botteghe e di un patrimonio architettonico che sorprende ancora oggi.

E a ragione: i fiumi rendono l’atmosfera ancora più scenografica con qualsiasi condizione meteo, specchio dei caratteristici palazzi, l’arte e la cultura la fanno da padrone lungo il centro, nei teatri e durante i numerosi festival, mentre le terrazze sull’acqua e il via vai delle imbarcazioni dal molo donano la sensazione di passeggiare lungo un vivace porto di mare.

Dordrecht è una vera sorpresa, una meta da inserire nella lista delle “cose da vedere” durante una vacanza in Olanda che offre ai visitatori un centro storico ben conservato dove lasciarsi incantare da numerose chiese ed edifici di pregio, musei, gallerie d’arte, negozietti d’antiquariato nonché escursioni in barca e una scenografica bellezza del paesaggio.

Non dimentichiamo, poi, i festival, i mercati e le molte attività all’aperto durante il periodo estivo.

Le tappe salienti da ammirare passeggiando per Dordrecht

Uno dei luoghi più frequentati e vivi della città è il molo, Groothoofdspoort, antico punto d’ingresso della città cui si approda arrivando in battello da Rotterdam.

Qui, tra ristoranti e artisti di strada, si viene subito avvolti da un’atmosfera quasi surreale, con i pittoreschi edifici e la luce che si riflettono in acqua.

A sud del molo, ecco l’antica e graziosa strada che costeggia il Wolwevershaven, tra i canali più antichi del centro, dove svettano edifici risalenti al Seicento e riposano al sole pittoresche imbarcazioni a vapore.

Superato il ponte levatoio, si raggiunge il porticciolo NieuweHaven che ospita moderne barche a vela e il Museum 1940-1945 con una vasta collezione di oggetti della Seconda Guerra Mondiale.

Non lontano, ecco poi il Museum Simon Van Gijn, dove conoscere la vita di un aristocratico del Settecento grazie a tappezzerie, mobili e oggetti d’epoca all’interno della casa del rinomato collezionista.

Dopo aver ammirato la seicentesca Beverschaep con l’immagine del castoro e della pecora raffigurati nello stemma araldico sulla porta e il Blauwpoort, seicentesco ingresso commerciale tra i più notevoli per quanto riguarda l’architettura, oltrepassando il Municipio lo sguardo viene catturato dalla chiesa più grande della città, la Grote Kerk, realizzata tra il XIV e il XV secolo, con l’imponente campanile la cui cima si raggiunge salendo 275 gradini per godere di una vista impagabile sulla città.

Da qui, è il momento di immergersi tra i vicoletti per poi sbucare nella Scheffersplein, la piazza principale, dove si staglia la statua del pittore fiammingo Ary Scheffer.

E, a proposito di arte e delle opere dei pittori che hanno immortalato Dordrecht  e il suo territorio, tappa imperdibile è il Dordrecht Museum dove ammirare capolavori olandesi dal XVII a oggi tra cui opere di Albert Cuyp e Jan van Goye.

Ma non soltanto. La suggestiva città olandese è famosa anche per l’Arca di Noè, museo interattivo ospitato all’interno di una gigantesca riproduzione della celeberrima arca biblica di 300 metri dove conoscere meglio la storia di Noè e del Diluvio Universale.

Ancora, in periferia si estende il Parco Nazionale De Biesbosch, zona d’acqua dolce perfetta per gite fuori porta all’insegna di passeggiate lungo i sentieri, i percorsi navigabili e le attività ricreative.

Gli eventi top

Dordrecht è anche una delle città olandesi più ricche di eventi.

Tra gli eventi maggiori che si ripetono ogni anno troviamo il Dordt in Stoom, “Dordrecht a vapore” dall’1 al 3 giugno, il più significativo evento in Europa dedicato ai mezzi a vapore sulla terraferma, l’Open Monumentendagen Dordrecht, la “Giornata dei Monumenti Aperti” dall’8 al 9 settembre con la visita gratuita di circa 60 tra musei e monumenti, il Festival di Bach dal 14 al 23 settembre dove deliziarsi con le opere di Johann Sebastian Bach e, infine, il Mercatino natalizio il 14, 15 e 16 dicembre con il centro storico vestito a festa.

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Una nave sotterranea che racconta la storia del mare

Organizzare un viaggio in Danimarca, in ogni periodo dell’anno e in tutte le stagioni, è sempre un’ottima idea. Il Paese scandinavo, infatti, è un concentrato di meraviglie tutte da scoprire. A partire da Odense, la città natale dello scrittore Hans Christian Andersen, passando naturalmente per Copenhagen, la meravigliosa capitale caratterizzata da palazzi reali, da un porto colorato e dal celebre parco divertimenti Tivoli.

È proprio partendo dalla capitale che è possibile andare alla scoperta dei suoi suggestivi dintorni. A poco più di 40 chilometri dalla città, infatti, si può raggiungere Helsingør, la città nella regione di Hovedstaden che ospita il Castello di Kronborg, il Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 2020 che ha fatto da sfondo alla tragedia shakespeariana dell’Amleto, un vero e proprio punto di riferimento per tutte le persone che visitano questa parte del Paese.

Quello che non tutti sanno, però, è che in città esiste un altro luogo incredibile che è indissolubilmente legato alla storia del territorio. Si tratta di un museo, che ha la forma di una nave sotterranea, e che racconta la storia del mare. Curiosi di scoprirlo?

Benvenuti al Danish National Maritime Museum

Correva l’anno 2013 quando, a Helsingør, veniva inaugurato il Danish National Maritime Museum, il museo dedicato alla storia del mare e al suo antico legame con la Danimarca. Realizzato dagli architetti del gruppo BIG, l’edificio è stato ricavato all’interno di vecchie banchine d’approdo, poi prosciugate, e ripensato per evocare gli scenari che appartengono al mondo marino.

Visto da fuori, infatti, il museo sembra una grande nave di vetro sotterrata. L’impatto visivo è davvero straordinario al punto tale che, sin dalla sua inaugurazione, il Danish National Maritime Museum è stato proclamato come uno dei musei più belli e interessanti del mondo sia dalla BBC che dal National Geographic.

Oltre al design esterno, che merita da solo una visita, il museo ospita tutta una serie di locali e gallerie che conservano e valorizzano la storia del mare. All’interno dell’edificio, infatti, sono conservati secoli di storia del commercio marittimo del Paese, raccontati attraverso dipinti, foto, oggetti e fari. Non mancano neanche proiezioni sui muri e, modelli e ricostruzioni che popolano sale e locali ricavati dall’ex bacino di carenaggio.

La storia del mare ospitata da una nave sotterranea

Il museo, che si snoda su una superficie sotterranea di oltre 6.000 metri quadrati, è situato proprio nei pressi del Castello di Kronborg, che è visibile anche in lontananza. Lavorando su un vecchio sito, risalente al secolo scorso, gli architetti sono riusciti a costruire un gioiello di architettura contemporanea che impatta minimamente sull’ambiente.

Le gallerie che ospitano la storia del mare, infatti, sono situate tutte sotto terra e collegate con la superficie da passerelle che permettono ai visitatori di mettersi al centro di un percorso straordinario che attraversa presente e passato.

Molto più di un museo, il Danish National Maritime Museum è una vera e propria esperienza immersiva che tutti gli appassionati del mare dovrebbero vivere e condividere, anche in famiglia. Sono diversi, infatti, i giochi interattivi che coinvolgono grandi e bambini, tra i i quali anche quello che offre la possibilità di navigare, virtualmente, il mare attraversando diverse epoche.