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Nel deserto californiano è nato un nuovo Paese: lo ha fondato un dj

Chi non ha mai sognato di vivere in un paese creato su misura per sé, dove le leggi e le tradizioni si adattano perfettamente alle proprie esigenze? Un luogo magico in cui i semafori sono sempre verdi, la pizza non fa ingrassare e i vicini di casa non danno mai fastidio. Beh, sognare è bello, ma è difficile trasformare i sogni in realtà.

Tuttavia, c’è qualcuno che ha deciso di sfidare lo status quo e creare un paese ad hoc: il DJ radiofonico Randy Williams e la sua Repubblica di Slowjamastan.

Lo aveva annunciato già da tempo, ma nessuno lo aveva preso sul serio. Invece, Randy ha acquistato ben 4,47 ettari di terreno, appena fuori dalla California State Route 78, e ha fondato una nazione completamente nuova, che prende il nome dal suo programma radiofonico.

Randy Williams, da Dj a sultano di Slowjamastan

Ma chi è Randy Williams, chiederete? È l’audace visionario che ha deciso che il deserto della California avesse bisogno di un suo personalissimo tocco.

Dopo essersi auto-insediato come Sultano di una nazione nel deserto, conta di dichiarare l’indipendenza dagli Stati Uniti.

Attualmente, sul sito web ufficiale, si contano già circa 500 cittadini registrati, mentre altri 4.500 sono “in attesa di passaporto”. Se stai pensando anche tu di chiedere la cittadinanza a Slowjamastan, è importante che tu conosca alcune delle regole particolari che caratterizzano questo Paese.

Tra le più singolari c’è il divieto assoluto di indossare le Crocs, l’obbligo di astenersi dall’ascoltare o produrre musica rap e non è permesso mettere i piedi sul cruscotto della macchina.

Inoltre, la sua riserva aurea è composta interamente da biscotti al cioccolato, un dettaglio che conferma la stravaganza di quest’iniziativa.

I Progetti Futuri di Slowjamastan

Il Sultano Randy Williams ha in mente una serie di progetti per migliorare la vita dei suoi cittadini. Perché accontentarsi della normalità quando si può puntare all’eccezionale?

Primo fra tutti un corso d’acqua ispirato ai parchi acquatici per portare allegria e refrigerio in quelle calde giornate nel deserto. Inoltre, Randy ha pensato che un allevamento di armadilli potrebbe essere un’ottima aggiunta al panorama di Slowjamastan, che contribuirebbero ad arricchire la biodiversità del Paese. E ammettiamolo, chi non vorrebbe avere un armadillo come vicino di casa?

Infine, il Sultano vorrebbe erigere una statua gigante del “Grande Leader”, ovvero di sé stesso come simbolo del fondatore di Slowjamastan e del suo ruolo nella creazione e nello sviluppo di questa nazione unica e originale.

Nel frattempo, sta cercando di creare relazioni diplomatiche con altri Stati in quanto la Convenzione di Montevideo del 1933, stabilisce alcuni criteri fondamentali affinché un Paese possa essere dichiarato come nazione ufficiale. Secondo questo trattato, un Paese deve soddisfare quattro requisiti: una popolazione permanente, un territorio definito, un governo e la capacità di negoziare e collaborare con altre nazioni su questioni di interesse comune.

Randy Williams è convinto che tutti gli aspetti siano fattibili. Tuttavia, l’ostacolo principale rimane l’ottenimento del territorio dal governo statunitense.

Al momento, però, tutti i tentativi di contattare il Presidente Biden per discutere la questione non hanno ricevuto alcuna risposta.

Dopo aver proclamato l’indipendenza di Slowjamastan e stabilito il suo ufficio principale nella sontuosa Dubai, possiamo solo immaginare quali altre sorprese ci riserverà il Sultano Randy nel futuro.

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Laghi di Avigliana, incanto del Piemonte

Immergersi nella natura più autentica senza allontanarsi troppo dalla grande città non è un sogno se stiamo parlando di Torino: a una mezz’oretta d’auto, infatti, si apre l’incantevole scenario del Parco dei Laghi di Avigliana, nato nel 1980, dove i due specchi d’acqua dolce si estendono ai piedi della suggestiva città medievale vegliati dal Castello.

Un’oasi perfetta per una gita fuori porta, dove staccare dalla routine e compiere piacevoli passeggiate in un contesto paesaggistico superlativo.

Al cospetto del Lago Grande e del Lago Piccolo

I Laghi di Avigliana vantano un’origine davvero antica: hanno, infatti, visto la luce durante le due ultime glaciazioni avvenute nella Preistoria e oggi sono il fulcro del Parco, scrigno di biodiversità e meta ambita per il birdwatching.

Suddivisi da un istmo, sono il Lago Grande e il Lago Piccolo sulla base della loro estensione: il Lago Grande ha una superficie che supera i 90 ettari ed è uno dei sette laghi balneabili del Piemonte dove poter praticare tutti gli sport acquatici, noleggiare pedalò, kayak e piccole imbarcazioni mentre il Lago Piccolo, che è situato più in alto, ha una profondità di 12 metri ed è abbracciato da canneti, boschi, prati e zone paludose, proprio com’era in origine.

Incantano in ogni stagione ma la primavera è il periodo migliore per godersi qualche ora di sole o un picnic sulle spiagge: in particolare, al Lago Grande troviamo la spiaggia libera Baia Grande, con tavoli in legno, bagni e fontanella mentre al Lago Piccolo la raccolta spiaggia di fronte al locale La Zanzara.

Non mancano poi locali nei dintorni dove pranzare con una vista invidiabile.

Lo splendido Giro dei Due Laghi

lago grande avigliana

Fonte: iStock

Lago Grande Avigliana

Oltre a rilassarsi sulle sponde e fare il pieno di natura, non potete perdere il Giro dei Due Laghi, adatto a tutti, con panorami da favola tutto l’anno nel cuore della natura incontaminata: basti pensare che da qui si riesce ad ammirare anche la Sacra di San Michele, affascinante complesso religioso sulla cima del Monte Pirchiriano.

Si tratta di una piacevole e rigenerante camminata che si può iniziare da ogni angolo del parco e che porta alla scoperta di svariati e interessanti ambienti naturali, tra cui prati, boschi e paludi, dove dimorano numerose specie di uccelli acquatici come germani reali, aironi e svassi.

Inoltre, le acque pullulano di lucci, pesci gatti, cavedani, carpe, trote, tinche e altri esemplari lacustri.

Potete scegliere se percorrere soltanto uno dei due laghi oppure unire gli itinerari in uno solo per un totale di 8 chilometri.

Il giro del Lago Grande parte dai campi sportivi, entra nel Parco e fiancheggia la sponda ovest fino ad attraversare una strada carrozzabile per poi arrivare alla sponda est dove si trovano alcune passerelle in legno che galleggiano a filo d’acqua.

Il Lago Piccolo, invece, seppur non balneabile è quello che riserva il paesaggio naturale più autentico, ottimo da esplorare a piedi, a cavallo o in mountain bike per scorgere la fauna e la flora selvatiche.

Ma non soltanto: è la casa dei germani, delle folaghe, dei cormorani, degli aironi cinerini e dello svasso maggiore.

Come arrivare al Parco dei Laghi

Il parco si può raggiungere comodamente con il treno, scendendo alla stazione di Avigliana e camminando per un chilometro e mezzo fino ad arrivare al Lago Grande.

Chi si sposta in auto, in mezz’ora può arrivare sia via autostrada sia seguendo le strade statali: il parcheggio per il Lago Grande si trova presso il centro sportivo mentre per il Lago Piccolo all’incrocio con Strada San Bartolomeo.

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Maremma Toscana: a cavallo alla scoperta di un angolo incantevole d’Italia

La Maremma Toscana, ovvero quella spettacolare zona del nostro Paese che si estende tra le province di Livorno e Grosseto, è un’area geografica assolutamente unica: mare, collina e montagna si fondono armoniosamente creando paesaggi dalle mille sfumature. No, non stiamo scherzando perché da queste parti l’azzurro del mare cristallino dell’Argentario, si mescola al nero degli scogli di Talamone, al giallo delle immense spiagge di Castiglione della Pescaia, al verde delle colline di Massa Marittima e al marrone del Monte Amiata, che in base alla stagione può diventare anche bianco.

In sostanza parliamo di un territorio dove la regina è esclusivamente una: la natura, in moltissime delle sue più affascinanti forme e in quasi tutte le sue incredibili sfumature. Per questo motivo, tale territorio si presta in maniera ottimale per essere scoperto in uno dei modi più romantici e speciali di sempre: facendo delle escursioni a cavallo. Sono diversi, infatti, i maneggi che offrono questa possibilità, comprensivi anche dell’accompagnamento di una guida ambientale equestre esperta. Scopriamo insieme alcuni degli itinerari più incantevoli della Maremma Toscana da fare a cavallo.

In Maremma a cavallo

Come si è potuto intuire dalle righe precedenti, la Maremma è una zona ottimale per coloro che desiderano fare una passeggiata a cavallo. Sono tantissimi gli itinerari presenti in tutto il territorio, anche se spesso quelli più battuti sono quelli che si trovano all’interno del Parco Regionale della Maremma, un’area naturale protetta della provincia di Grosseto che custodisce gelosamente delle vere e proprie gemme, come aree di costa che sono fra le più belle e intatte del litorale maremmano.

Sono proprio alcuni di questi, infatti, gli itinerari di cui vi vogliamo parlare e attraverso cui venire a contatto con un territorio meraviglioso, pregno di boschi di macchia mediterranea, di mitiche spiagge, di animali selvatici, torri storiche difensive e molto altro ancora.

Cavalli in Maremma

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Bellissimi cavalli nel paesaggio della Maremma Toscana

Le Macchiozze: tra aree umide e gli uccelli acquatici

Tramite il sito ufficiale del Parco Regionale della Maremma è possibile prenotare numerose escursioni da fare a cavallo in zona. Una di queste riguarda Le Macchiozze, l’unica area priva di pineta a sud dell’Ombrone, uno dei fiumi più lunghi di tutta la Toscana.

Della durata di circa 2 ore e con una difficoltà bassa – quindi adatto a tutti -, è un itinerario completamente pianeggiante di 10,5 chilometri che parte dalla Località “Spergolaia”, o in alternativa località “Rombino”.

Questo tour da fare in sella a un elegante cavallo è qualcosa di praticamente magico: si sviluppa lungo le golene coltivate del fiume e arrivare all’altezza di Torre della Trappola, un’antica fortificazione di epoca medievale che possiede una struttura a scarpa in laterizio a forma di piramide tronca.

Tutto ciò lo si fa attraversando un’area umida in cui è possibile avvistare, a seconda del periodo, differenti specie di uccelli acquatici e altri animali selvatici del Parco, come caprioli e cinghiali.

In Spiaggia al Talamone a cavallo

L’organizzazione equestre Vacanze Cavallo Toscana permette anche di scoprire il limpido mare maremmano, sempre stando a cavallo. In particolare, tramite le loro guide è possibile cavalcare la meravigliosa Spiaggia di Talamone, una piccola baia collocata a sud del Parco della Maremma.

Famosa tra gli amanti degli sport d’acqua come il kite surf e il wind surf, regala un panorama così eccezionale che è veramente difficile da descrivere: permette di posare lo sguardo sull’imponente e verdissimo Monte Argentario e il peculiare tombolo della Giannella. Nelle giornate limpide, inoltre, si arriva persino ad avvistare la placida Laguna di Orbetello e la Feniglia, un’area naturale protetta che è una vera e propria lingua di sabbia che attraversa il mare.

Ma non ci raccontiamo bugie: l’emozione più forte si vive quando si approda nella piccola spiaggia dove, sempre in compagnia della guida esperta, si può persino entrare in acqua con il cavallo per cavalcare fra le onde del mare mentre si ammira il bellissimo borgo di pescatori dominato da un’antica rocca, Talamone, e l’affascinate profilo dell’Isola del Giglio.

Un itinerario adatto a tutti e che richiede circa 2 ore da trascorrere su un terreno meraviglioso e pianeggiante.

Spiaggia di Talamone a cavallo

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Un incantevole angolo di Talamone, Maremma Toscana

A cavallo nella storia

Il sito dell’ente Parco Regionale della Maremma mette a disposizione anche itinerari un po’ più complessi, e quindi adatti ai cavalieri esperti. È il caso del tour che parte sempre dalla Località “Spergolaia” e che dura circa 6 ore: attraversa infatti oltre 20 chilometri.

Si tratta di un percorso eccezionale e che conduce alla scoperta di vari ambienti del Parco: pianure alluvionali, oliveti, boschi di macchia mediterranea e pascoli arborati di particolare bellezza. Passo dopo passo – o meglio, zoccolo dopo zoccolo – è possibile osservare varie specie di animali selvatici che abitano nella vegetazione che si sviluppa lungo vecchie piste forestali.

Anche in questo caso si arriva presso una magica spiaggia, quella di Collelungo, che si caratterizza per essere meravigliosa, ampia e selvaggia. Circondata da dune di sabbia, durante alcune giornate è semi-deserta anche in piena estate, mentre è costantemente lambita da un’acqua particolarmente trasparente.

Da qui si prosegue via mare (ad esclusione dei mesi estivi) fino a Marina di Alberese, una zona incontaminata e con una spiaggia composta da sabbia fine e riparata da una fitta macchia mediterranea. Si attraversa poi la Pineta Granducale che invita ad ammirare un paesaggio meraviglioso. Oltre a tutto ciò, durante il percorso vengono avvistante anche alcune torri storiche difensive come quelle di di Castelmarino e Collelungo (XVI secolo).

Escursioni a cavallo: informazioni utili

Quelle di cui vi abbiamo parlato sono solo alcune delle tante avventure a cavallo che si possono intraprendere tra le numerose meraviglie della Maremma Toscana. Come vi accennavamo in precedenza, infatti, il parco offre diversi itinerari che sono uno più emozionante dell’altro.

Se si decide di intraprendere questa avventura, è però fondamentale tenere a mente che il servizio di guida equestre è obbligatoria, e che quindi bisogna per forza rivolgersi ad enti, organizzazioni e maneggi che sono specializzati proprio in questo.

Pur da esperti, è essenziale affidarsi alla professionalità e alle capacità delle guide abilitate dalla Regione Toscana. Solo facendo così sarà davvero possibile vivere un’esperienza indimenticabile, sempre a contatto con la natura e pregne di pure emozioni che la Toscana e i cavalli garantiscono a 360 gradi.

Marina di Alberese a cavallo

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L’incanto di Marina di Alberese, Maremma Toscana
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Cosa vedere ad Arenzano, dalla spiaggia al centro cittadino

Arenzano è una splendida cittadina incastonata tra il mare e l’Appennino, ad appena una ventina di chilometri da Genova e altrettanti da Savona, a un passo dalla magnifica area naturale del Parco del Beigua, porta della Riviera Ligure di Levante.

Non è la classica “destinazione balneare”, è molto di più: vanta un centro storico unico nel suo genere, con le vie e le case che si arrampicano dal lungomare alla collina, un parco polmone verde che è un’autentica oasi di relax e di refrigerio durante l’estate, un Santuario polo di fede e pellegrinaggio, eleganti ville e palazzi tipici liguri, testimoni di un fulgido passato, e un esotico e variopinto simbolo, i pavoni in libertà, “cittadini” a tutti gli effetti.

Scopriamo le mete più interessanti e le attrazioni da non perdere ad Arenzano,  dall suggestivo centro storico fino alla spiaggia.

Il Parco e la Villa Negrotto Cambiaso

Villa Negrotto Cambiaso Arenzano

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Villa Negrotto Cambiaso

Il primo incontro con Arenzano, a breve distanza dalla stazione ferroviaria, è il Parco di Villa Negrotto Cambiaso, oasi verdeggiante dove incontrare i pavoni e ammirarli in tutta la loro bellezza: abituati all’incontro con le persone, sono ormai parte integrante della cittadina e rimangono tranquilli a farsi fotografare.

Il parco apre alla scoperta di Arenzano, punto privilegiato per fare piacevoli passeggiate tra prati, agrumeto e immensi alberi che assomigliano alle sequoie americane, sostare all’ombra, praticare sport all’aria aperta e assistere a mostre ed eventi che vengono organizzati durante l’anno.

Fulcro del parco è Villa Negrotto Cambiaso, oggi sede del Municipio, risalente al 1558 a opera del marchese Tobia Pallavicino. Nel 1880, la marchesa Luisa Pallavicino rinnovò la struttura dell’elegante dimora e, oltre a conferirle l’aspetto di una fortezza, decise di dare vita a un parco all’inglese con serra di vetro in stile liberty e svariate terrazze panoramiche che ricordano le mura di difesa medievali.

Non mancano due laghetti dove nuotano pesci, tartarughe, anatre e oche: insomma, un’autentica meraviglia.

Il centro storico del borgo marinaro

Il cuore di Arenzano è il suo centro storico, l’antico borgo marinaro, che si inerpica verso il Beigua e si contraddistingue per la peculiarità di essere, appunto, “in salita”.

Si estende da Via Bocca, area pedonale aggiunta negli anni Sessanta laddove sorgeva la vecchia ferrovia, fino al pittoresco pozzo di Piazza Colombo ed è un intricato labirinto di stradine lastricate, piazzette, caruggi liguri animati su cui si affacciano focaccerie, negozi di lusso, ristoranti, gelaterie e i caratteristici palazzi dalle facciate color pastello impreziositi da meridiane, edicole, stemmi nobiliari, mascheroni di terracotta, eco di Genova e di un passato fiorente.

Angoli che rimangono impressi sono, oltre a Piazza Colombo con il suo pozzo, Piazza Chiossone (o Nastrè), la zona degli antichi lavatoi, e Piazza XXV Aprile su cui svetta il Palazzo Sant’Antonio, antico oratorio del XIII secolo, oggi sede della Biblioteca.

Il lungomare e la spiaggia

Arenzano è anche lungomare e porticciolo turistico: appena usciti dal parco (o dal centro storico) ecco la veduta del mare e della spiaggia centrale, che lasciano già intravedere il capoluogo ligure.

È una piacevole camminata ombreggiata, suddivisa in

  • Lungomare Olanda, tratto di arenili dai ciottoli grigi, sassolini e sabbia con una porzione di spiaggia libera in prossimità del Circolo Velico che volta le spalle al Parco di Villa Figoli des Geneys, in vero stile genovese, che ispirò a Carducci la lirica “In una villa”.
    La villa e il suo parco plasmato da favolosi viali con magnolie, sempreverdi e palme sono il fulcro degli eventi estivi di Arenzano.
  • Lungomare Stati Uniti, ultimo tratto di spiaggia vicino al Porto, ad accesso libero con le barche che ondeggiano attorno alla banchina.

Di sicuro impatto anche il tratto di costa più selvaggio, al di sotto della Ciclabile e Passeggiata Pedonale del Lungomare De Andrè, dove si susseguono raccolte spiagge libere e calette che permettono di godere di un’atmosfera tranquilla e di vedute che rigenerano.

Il Santuario del Bambino Gesù di Praga

Santuario Gesù Bambino di Praga Arenzano

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Santuario Gesù Bambino di Praga

Altro simbolo di Arenzano, che rende la cittadina ligure meta di fede e pellegrinaggio, è il Santuario del Bambino Gesù di Praga, testimone di un forte sentimento devozionale al Bambino di Praga, uno dei luoghi religiosi più frequentati della regione, preceduto da un’ampia scalinata e piazzale da cui si può ammirare uno scorcio invidiabile che arriva fino al mare.

Il Santuario risale al 1904 ma la storia di devozione inizia nel 1628 quando i Carmelitani Scalzi di Arenzano ricevettero in dono dalla principessa Polissena Lobkowitz di Praga una piccola statua in cera di Gesù Bambino di Praga.

Oltre alla ricchezza dell’interno, la chiesa custodisce anche un meraviglioso Presepe in Ceramica perenne, aperto tutto l’anno, frutto di tre anni di lavoro di Eliseo Salino di Albisola, con oltre 300 statue che trovano posto nell’emozionante cornice di una grotta ricostruita con stalattiti e stalagmiti in gesso e juta con la rievocazione di significative scene bibliche: una voce narrante accompagna i visitatori nel percorso e il tipico paesaggio ligure con l’Appennino dona un tocca unico al tutto.

Alle spalle del Santuario, uno sguardo anche alla Torre dei Saraceni, edificata nel XVI secolo a protezione delle incursioni saracene dopo quella avvenuta nel 1559, capeggiata da Amoret Rais.

La Chiesa dei Santi Nazario e Celso

Chiesa di spicco in città è la Parrocchiale intitolata ai Santi Nazario e Celso, eretta sui resti di un antico monastero dedicato al monaco irlandese San Colombano e ricostruita dopo un grave crollo nel Settecento, un magnifico esempio di architettura barocca in Liguria.

Da vedere, al suo interno, l’affresco della cupola, capolavoro di Ernesto Massiglio che seppe replicare al meglio l’opera andata perduta nel ’44 di Francesco Semino.

Il Parco del Beigua

Appena fuori dal centro, gli amanti della natura troveranno ad attenderli la meravigliosa cornice naturalistica del Parco del Beigua, notevole area protetta dove l’ecosistema dei boschi appenninici si sviluppa in completa autonomia e sicurezza.

Sono numerosi i percorsi per trekking ed escursioni tra gli alberi secolari e la natura incontaminata di questo angolo di Liguria e non mancano i percorsi dedicati per un’avventura in mountain bike.

Tappa da non perdere sono poi i Centri visita dedicati all’educazione ambientale e all’ornitologia che permettono di conoscere nei dettagli la flora e la fauna del territorio, con una particolare attenzione alla didattica per i più piccoli.

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Presentata la città futuristica e galleggiante che combatte il cambiamento climatico

In un’epoca in cui l’umanità si trova ad affrontare sfide ambientali senza precedenti, la tecnologia e l’innovazione emergono come strumenti potenti per immaginare un futuro ecosostenibile e salvare il nostro amato pianeta.

Attraverso lo sviluppo e l’adozione di nuove tecnologie, possiamo iniziare a ripensare al nostro modo di vivere e di interagire con il mondo, riducendo l’impatto ambientale e promuovendo un modello di sviluppo che sia in armonia con le risorse naturali e gli ecosistemi terrestri.

Il Giappone, da sempre all’avanguardia nel campo dell’innovazione, ha recentemente confermato il suo impegno nella tutela dell’ecosostenibilità attraverso la presentazione di un progetto rivoluzionario: una città galleggiante futuristica in grado di ospitare più di 40.000 persone.

Questa iniziativa visionaria, guidata dalla start-up giapponese N-Ark, rappresenta un esempio tangibile di come sia possibile coniugare sviluppo urbano e rispetto per l’ambiente, affrontando al contempo problemi quali la sovrappopolazione, la scarsità di spazio abitativo e la necessità di ridurre le emissioni di gas serra.

Tecnologie eco-friendly per rendere la città più sostenibile

Progetto Dogen City

Fonte: IPA

Dogen City, il progetto per una città ecosostenibile

Il progetto Dogen City prevede la realizzazione di diverse isole artificiali collegate tra loro, formando un insieme di strutture abitative, commerciali e produttive pensate per garantire un’elevata qualità della vita e un basso impatto ambientale.

Il piano prevede che ogni isola possa ospitare fino a 10.000 abitanti e sarà realizzato utilizzando materiali e tecnologie all’avanguardia in grado di garantire resistenza, leggerezza e flessibilità. Inoltre, le infrastrutture della città avranno la capacità di massimizzare l’efficienza energetica e ridurre al minimo il consumo di risorse naturali.

Tra gli elementi più innovativi del progetto, spiccano l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, come il solare e l’eolico, e l’adozione di sistemi di raccolta e riciclo delle acque piovane.

Queste unità saranno dotate di materiali e tecnologie all’avanguardia, come finestre intelligenti, sistemi di isolamento termico e impianti di ventilazione naturale, che contribuiranno a creare un ambiente confortevole e salubre per gli abitanti.

Anche la mobilità urbana sarà caratterizzata da soluzioni eco-compatibili che prevedono l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblici a basse emissioni e l’implementazione di piste ciclabile e pedonali.

Inoltre, la città sarà dotata di ampie aree verdi, parchi e giardini pensati per favorire il benessere psicofisico dei residenti e garantire la biodiversità.

Una visione condivisa per un futuro migliore

Il governo giapponese sta attualmente valutando la fattibilità del progetto e lavorando per reperire i fondi necessari alla sua realizzazione. Se tutto andrà secondo i piani, Dogen City potrebbe diventare una realtà entro il 2040, offrendo una soluzione innovativa e sostenibile ai problemi di sovraffollamento e mancanza di spazio del Giappone.

Il progetto non è l’unico esempio di città galleggiante nel panorama internazionale. Altre iniziative simili, come la Seasteading Institute negli Stati Uniti e il progetto Floating City in Cina, testimoniano l’interesse crescente verso queste soluzioni innovative e la volontà di sperimentare nuovi modelli di sviluppo urbano ecosostenibile.

Va detto che la realizzazione di queste città del futuro comporta anche numerose sfide, sia dal punto di vista tecnico, sia sociale e politico. Tra le difficoltà principali, si annoverano la necessità di garantire la sicurezza e la stabilità delle strutture galleggianti, l’accesso a risorse idriche ed energetiche e la gestione degli impatti ambientali derivanti dalla costruzione e dall’utilizzo delle isole artificiali.

Tuttavia, progetti come questi rappresentano una fonte di speranza e un’opportunità che potrebbe non solo contribuire a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, ma anche offrire nuove prospettive per lo sviluppo economico e sociale delle comunità locali e globali.

Dogen City è l’esempio emblematico di come l’innovazione e la creatività possano unirsi per dare vita a soluzioni visionarie in grado di affrontare alcune delle sfide più urgenti del nostro tempo.

Il rapido sviluppo della tecnologia, unito all’ingegno umano e alla crescente consapevolezza delle sfide ambientali, sta rendendo possibili soluzioni un tempo ritenute puramente utopiche, dimostrando che la nostra capacità di immaginare e creare scenari innovativi per il futuro non appartiene solo all’immaginazione, ma può effettivamente prendere forma e diventare una realtà concreta, aprendo nuove prospettive per la salvaguardia del nostro pianeta e per il benessere delle generazioni future.

Il progetto Dogen City

Fonte: IPA

Il progetto Dogen City, la città galleggiante ecosostenibile
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Estate nei rifugi di montagna più belli d’Italia

C’è chi in estate preferisce la montagna al mare. Se siete tra questi e sognate escursioni che vi emozionino a ogni scorcio, il Garda Trentino potrebbe essere proprio la meta che state cercando. Qui, dove la freschezza alpina incontra il tepore mediterraneo, il verde dei monti si specchia nel blu del lago e l’esperienza outdoor si intreccia al piacere del relax, ci si imbatte in rifugi panoramici posizionati su incantevoli percorsi, che regalano esperienze incredibili, di gusto, scoperte e meraviglia. Alcuni sono aperti tutto l’anno, ma è consigliabile informarsi sempre in anticipo. Intanto, scopriamoli.

I rifugi panoramici del Garda Trentino

Sorto in una zona storicamente utilizzata per il pascolo, a pochi chilometri da Riva del Garda e dalla frazione di Campi, il Rifugio Capanna Grassi si può raggiungere anche in auto, ma le emozioni maggiori si proveranno a piedi o su due ruote. Ad esempio lungo il sentiero “del Berghem” – ancora poco noto, ma spettacolare – che risale la valle del torrente Gamella, ricca di cascate. Adatto a camminatori esperti, il percorso conduce al sito archeologico di San Martino, uno dei più interessanti della zona, e prosegue fino a Capanna Grassi, molto frequentata dagli estimatori della cucina tradizionale trentina.

Sempre da Riva del Garda, così come dalla Valle di Ledro, si può arrivare al Rifugio Bocca di Trat “Nino Pernici”, antica caserma austriaca, sul crinale che divide la zona del Garda dalla valle, raggiungibile da entrambi i versanti. È meta di escursionisti e biker, attratti dai paesaggi ma anche dall’ottima cucina: qui si può assaggiare la polenta di patate, piatto forte della tradizione culinaria del posto e ammirare uno splendido panorama sulla valle, allargando lo sguardo sino al Lago di Garda e di Tenno.

A poca distanza da Riva del Garda, Arco, Torbole e Tenno, il Rifugio Monte Calino “San Pietro” è amato da residenti e ospiti del Garda Trentino per la facilità di accesso, l’ottima cucina e la spettacolare vista sul Lago di Garda. La struttura è stata ricavata dal romitorio dell’adiacente antica chiesa medioevale, ancora ben conservata, ed è punto di arrivo o di partenza per numerose escursioni. Come l’itinerario dedicato al Monte Calino, vicino a Tenno, un tragitto immerso nella vegetazione che, inizialmente, attraversa i ripidi campi coltivati e poi si immerge nel bosco, sempre diverso all’aumentare di quota. Oppure lo spettacolare bike tour attorno al Monte Misone, da Fiavè al Passo del Ballino e poi ancora, attraverso boschi ombrosi fin sopra il Lago di Tenno, meta imperdibile. Un ultimo tratto in salita conduce lungo le pendici sud-occidentali del monte, soleggiate e calde nel periodo estivo, e alla Sella di Calino.

È raggiungibile solo a piedi, invece, il Rifugio Prospero Marchetti, in prossimità della vetta del Monte Stivo, che domina il Garda Trentino. La fatica sarà ripagata: all’arrivo si aprirà uno dei panorami più sorprendenti, non solo sul Garda ma anche sulla cosiddetta “Busa”, la zona pianeggiante tra Riva del Garda, Arco e Torbole. Nei pressi del rifugio, inoltre, è installato un osservatorio con l’indicazione di tutte le cime circostanti: il Monte Baldo a sud, le Alpi di Ledro a sud-ovest, i ghiacciai dell’Adamello, del Carè Alto e della Presanella a nord-ovest, le Dolomiti di Brenta a nord, le piccole Dolomiti, la catena del Lagorai e Pasubio a est.

Da non perdere il rifugio Damiano Chiesa che dalla sommità del Monte Altissimo sovrasta tutta la parte settentrionale del lago di Garda, con una vista mozzafiato a 360 gradi. Gli escursionisti, infatti, incontreranno ad ogni passo splendidi scorci sul lago, ma anche preziose testimonianze storiche.

Infine, non può mancare una sosta al Rifugio XII Apostoli, vicino a Comano Terme, porta d’ingresso occidentale alle Dolomiti di Brenta. Edificato dalla Società Alpinisti Tridentini (SAT) nel 1908 nella conca di Pratofiorito, nei pressi delle vedrette di Pratofiorito e d’Agola, deve il suo nome alle dodici piccole conformazioni rocciose, simili a delle figure in preghiera, situate sul limitrofo passo omonimo. Il contesto ambientale è di rara bellezza così come l’orizzonte panoramico, ma il percorso di accesso risulta piuttosto aspro.

Garda Trentino Experience

Fino a ottobre, scoprire i rifugi del Garda Trentino e la vita che li caratterizza è ancora più entusiasmante grazie alle “Garda Trentino Experience”, iniziative differenti per tipologia, ambito e durata, pensate appositamente per assecondare le esigenze di tutti. Numerose le esperienze confermate anche per il 2023 che si svolgono in montagna – nei rifugi e non solo -, a cominciare dalle passeggiate al tramonto con cena tipica al rifugio o le visite nel “mondo dell’alpeggio” per tutta la famiglia.

A queste, si aggiungono curiose e coinvolgenti novità. Le immersioni nella natura assumono diverse declinazioni con un’esperienza in Val d’Algone, alle pendici delle Dolomiti di Brenta, alla scoperta della geologia della valle e dei suoi alberi monumentali, e non mancano le escursioni family friendly, per contemplare il sorgere del sole al rifugio San Pietro e deliziarsi con una ricca colazione.

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C’è un Paese dove le persone “combattono”. Ma si tratta di una tradizione antica

Le tradizioni popolari sono l’anima pulsante di una cultura, il legame invisibile che unisce il passato al presente e che ci regala un senso di appartenenza e identità. Ogni festa, ogni cerimonia, ogni gesto tramandato di generazione in generazione è un tesoro prezioso che ci lega indissolubilmente alla nostra storia e alla nostra terra.

Ed è proprio di tradizione che vogliamo parlarvi oggi, in particolare della Lotta Svizzera, un’affascinante e antica forma di combattimento che affonda le sue radici nel cuore delle montagne elvetiche. Questo sport, conosciuto localmente come “Schwingen“, rappresenta non solo una manifestazione di forza e abilità, ma anche un simbolo di orgoglio nazionale e unità tra il popolo svizzero.

La passione per questa disciplina è radicata nella cultura alpina, dove la forza fisica, l’abilità e l’ingegno sono considerate virtù essenziali. È uno sport che insegna l’importanza dell’umiltà, del rigore e del rispetto per gli avversari, valori che sono profondamente radicati tra la popolazione elvetica.

Lotta Svizzera, storia e tradizione di un’arte antica

Le origini della lotta svizzera risalgono almeno al XIII secolo, quando le prime testimonianze storiche fanno riferimento a questa pratica nelle regioni alpine della Svizzera. Si ritiene che i contadini abbiano iniziato a praticare questo sport per sfogare le tensioni e risolvere le dispute tra di loro. Col passare del tempo, la lotta si è evoluta in un’arte marziale organizzata, con regole e tecniche ben definite.

Nel corso dei secoli, questa disciplina è diventata una parte integrante della cultura popolare svizzera, celebrata nei festival e nelle competizioni in tutto il Paese. Oggi gli eventi dedicati a quest’antica tradizione attirano migliaia di spettatori e sono considerati un’importante manifestazione culturale e sociale.

Le competizioni di lotta svizzera si svolgono su vari livelli, dai tornei locali ai campionati nazionali. L’evento più prestigioso è la Festa Federale di Lotta Svizzera, che si tiene ogni tre anni e attrae i migliori lottatori nazionali. La competizione è feroce e l’onore di vincere il titolo di “Re della Lotta Svizzera” è considerato il massimo riconoscimento nello sport.

Oltre al prestigio, i vincitori delle competizioni ricevono premi simbolici come corone di querce o rami di albero, che rappresentano forza e resistenza. Questi premi sono orgogliosamente esposti nelle case dei lottatori (o delle lottatrici) a testimonianza della loro dedizione e passione per questo sport.

Lotta Svizzera 2023, le date da non perdere

Quest’anno, nel fine settimana del 24 e 25 giugno 2023, la città di Tramelan ospiterà il Festival Cantonale Bernese di Lotta che sarà teatro di questo speciale evento. Un momento cruciale per tutti gli appassionati, che offre un’opportunità unica per immergersi nella cultura e nelle tradizioni di questo particolare sport.

Nei giorni che precedono il Festival, al quale sono attesi circa 8.000 visitatori, è prevista una settimana di celebrazioni con la partecipazione dei regnanti del Cantone e del Governo. Per maggiori informazioni, vi suggeriamo di visitare il sito ufficiale nel quale troverete tutti i dettagli relativi all’evento.

La lotta svizzera è molto più di una semplice competizione sportiva; è una celebrazione della cultura svizzera e delle sue tradizioni. Infatti, oltre agli emozionanti incontri di lotta, il festival offre una serie di eventi collaterali che mettono in risalto la musica, la danza e la gastronomia locali.

Inoltre, gli spettatori potranno assistere a esibizioni di gruppi folkloristici che suonano melodie tradizionali con strumenti come il corno delle Alpi e l’arpa, o ammirare le esibizioni di gruppi di danza in costume tipico. Non mancano le occasioni per assaggiare le specialità culinarie locali, come la fonduta o gli Älplermagronen (la pasta alpina con patate e formaggio).

Senza dubbio l’evento promette di essere un’esperienza indimenticabile, ricca di emozioni, cultura e divertimento per tutti.

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Bloomsday, da Dublino a Trieste sulle orme di Joyce

Il 16 giugno è una data speciale in Irlanda, perché si celebra il Bloomsday, la festa nazionale in onore dello scrittore James Joyce. Chi non avrà la possibilità di vivere a Dublino la festività che rievoca gli eventi dell’”Ulisse” il romanzo più celebre dello scrittore, potrà godersi la speciale atmosfera di questa giornata e un pizzico di Irlanda in occasione del Bloomsday a Trieste. Ecco gli appuntamenti imperdibili del fitto calendario di iniziative nella città in cui l’autore irlandese visse quasi ininterrottamente dal 1904 fino al 1920, con Nora Barnacle, che sarebbe diventata sua moglie, e dove nacquero i loro figli Giorgio e Lucia Anna.

Bloomsday nell’anno di Zeno a Trieste

Le celebrazioni del Bloomsday in terra giuliana avranno inizio venerdì 16 giugno, giorno in cui, nel 1904, si svolgono tutte le vicende narrate nel romanzo, e andranno avanti fino a domenica 18 giugno. Nell’edizione del 2023, ci sarà un po’ d’Irlanda in più, grazie a Turismo Irlandese che quest’anno ha voluto unirsi ufficialmente alla festa, ospitando due eventi interessanti e originali, in occasione del centesimo compleanno de “La coscienza di Zeno” dell’autore triestino Italo Svevo, grande amico e sostenitore di Joyce, che segue a un anno di distanza quello dell’”Ulysses”.

L’incontro tra Joyce e Svevo risale al 1907, quando il primo divenne insegnante d’inglese suo e di sua moglie. Svevo è considerato uno dei modelli di Leopold Bloom, protagonista dell’”Ulisse”, soprattutto negli aspetti più propriamente ebraici.

Bloomsday a Trieste: gli appuntamenti imperdibili

Bloomsday Trieste approfondirà anche in questa edizione un singolo episodio del capolavoro di Joyce, indagando le modalità, il significato, il senso attuale e le diverse suggestioni di “Circe”, quartultimo capitolo del romanzo, ultimo della sezione centrale denominata “Odissea”, l’episodio più lungo di tutto il libro, ricchissimo e visionario.

Ecco alcuni degli appuntamenti da non perdere in occasione del Bloomsday nel capoluogo del Friuli-Venezia Giulia.

Calipso. La colazione “immersiva”

Alle ore 9.00 dei giorni 16, 17 e 18 giugno, all’Adriaco Yacht Club (Molo Sartorio 1) – il più antico e prestigioso yacht club triestino – avrà luogo Calipso. La colazione “immersiva”, formula lanciata nel 2022 con grande successo in occasione dei 100 anni del romanzo di Joyce. Il menu sarà una combinazione tra lo stile continentale e quello tipicamente irlandese, con l’immancabile rognone descritto nel capitolo “Calipso”, e la messa in scena delle pagine della celebre colazione con frattaglia, da parte della compagnia teatrale “L’Armonia”.

Trieste chiama Dublino

Il 16 giugno, alle ore 17.00, si svolgerà il secondo evento che vede il coinvolgimento di Turismo Irlandese in collaborazione con Boscolo Viaggi: Trieste chiama Dublino. Itinerario a piedi, curato dall’ente del turismo dell’isola di Smeraldo.

Nel corso di una passeggiata di joyciana memoria, in compagnia di una guida, i partecipanti vivranno un intrigante parallelismo tra luoghi chiave triestini e dublinesi, facendo un viaggio nel capoluogo giuliano che rievoca una simile esperienza in quello irlandese e che unisce le due città fonte di ispirazione per lo scrittore: il porto di partenza irlandese, luogo dell’anima in cui sono ambientate quasi tutte le sue opere, e il porto adriatico, luogo di sosta, di maturazione e di creatività, dove parte delle opere sono state concepite e scritte. Il punto di ritrovo è Piazza Ponterosso, vicino alla statua di James Joyce, e la partecipazione è gratuita, con prenotazione fino a esaurimento posti.

Itinerario a piedi sulle orme di Svevo

Per celebrare il centenario de “La Coscienza di Zeno”, Riccardo Cepach, curatore dei musei Svevo e Joyce guiderà i visitatori lungo una piacevole passeggiata nel centro di Trieste, alla scoperta dei luoghi specialmente legati alla vita e all’opera di Italo Svevo. L’appuntamento è in piazza Hortis alle ore 11 di sabato 17 giugno, davanti alla statua dello scrittore e drammaturgo triestino (In caso di maltempo, il tour verrà ripreso domenica 18, con partenza dal medesimo luogo e orario).

Tour a piedi nella città di Joyce

Domenica 18 giugno, è invece la volta del tour guidato da Laura Pelaschiar con la partecipazione di Paolo Quazzolo (Università degli Studi di Trieste – Dipartimento di Studi Umanistici). Un’occasione per scoprire la “bella Trieste” di Joyce, la città delle sue lezioni di inglese, delle amate chiese e delle non meno amate osterie, la Trieste dei bordelli, dei teatri, della Berlitz School, patria dei cripto-triestini Leopold e Molly Bloom.

Bloomsday Festival a Dublino

A Dublino le celebrazioni del Bloomsday non sono di certo da meno. Anche quest’anno, fino al 18 giugno, le occasioni per divertirsi o approfondire alcuni aspetti della scrittura joyciana sono davvero numerose. Tra spettacoli di strada, conferenze, teatro, musica, letture, laboratori, tour a piedi ed eventi gastronomici, il festival farà rivivere ancora una volta i personaggi e i luoghi resi famosi dal celebre romanzo.

La festività prende il nome da Leopold Bloom, uno dei protagonisti del romanzo (l’altro è Stephen Dedalus, alter ego letterario di Joyce). L’opera segue la vita e i pensieri di Bloom – così come quelli di Stephen e di una serie di altri personaggi, reali e immaginari – dalle 8 del mattino fino alle prime ore del mattino successivo. La data del 16 giugno 1904 venne scelta dallo scrittore irlandese perché fu il giorno del primo appuntamento tra James Joyce e Nora Barnacle, sua futura sposa.

Anche nel capoluogo irlandese si comincia con la colazione molto ricca in ricordo di quella che Leopold prepara nel romanzo per la moglie Molly. Luogo scelto per l’appuntamento è Sandycove, a sud di Dublino, dove si trova il Joyce Museum. Dopo la colazione hanno inizio le peregrinazioni letterarie.

Dublino fa da sfondo a quasi tutte le opere di Joyce. Le tappe del tour guidato includono l’alma mater di Joyce, il Belvedere College; North Hardwicke Street, l’ambientazione del racconto “The Boarding House”; il Gresham Hotel, l’ambientazione della scena finale e più memorabile del racconto “The Dead”; la statua di James Joyce in North Earl Street. L’itinerario include anche una visita al numero 7 di Eccles Street e ripercorre i passi del celebre viaggio di Leopold Bloom per acquistare un rognone nel quarto episodio dell’”Ulysses”.

Una delle peculiarità delle celebrazioni del Bloomsday è imbattersi nelle persone vestite come i personaggi in stile edoardiano. Tra i capi di abbigliamento caratteristici che si vedono per le strade del capoluogo irlandese quel giorno c’è la paglietta, un cappello estivo alla moda e iconico indossato da molti all’epoca, tra cui lo stesso Joyce.

Tanti gli eventi organizzati per il Bloomsday Festival al James Joyce Centre, che ospita la manifestazione dal 1994, collaborando con diversi teatri, musei, biblioteche, mostre d’arte, collettivi e altre istituzioni di Dublino per far rivivere l’eterna opera di Joyce.

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Lago di Landro, dalle acque verdi e turchesi

Chi lo ha detto che durante l’estate si deve per forza andare solo al mare? Un’ottima alternativa per chi è in cerca di fresco sono le montagne, meravigliose formazioni rocciose che sembrano voler toccare il cielo. E molto spesso, tra le imponenti cime, si nascondo bacini d’acqua che sono un sogno a occhi aperti, come l’eccezionale Lago di Landro.

Dov’è il Lago di Landro

Il Lago di Landro è una vera e propria meraviglia dolomitica: sorge in fondo alla Val di Landro, in Alto Adige, nel comune di Dobbiaco.

Ciò vuol dire che non è molto distante dal ben più famoso Lago di Dobbiaco, lungo la strada che porta a Cortina d’Ampezzo. In sostanza, ci troviamo nel cuore di un luogo da sogno: quello del Parco Naturale Tre Cime che confina con il Parco Fanes-Senes-Braies.

Posizionato a oltre 1.400 metri sul livello del mare, è meta e punto di partenza di numerose escursioni estive, anche se grazie alla pista di sci di fondo Dobbiaco – Cortina che passa direttamente davanti al lago, è destinazione particolarmente amata anche d’inverno.

Cosa vedere al Lago di Landro

È pressoché impossibile arrivare al cospetto del Lago di Landro e non rimanere incantati: le sue incredibili acque verdi e turchesi invitano chiunque decida di visitarlo a fare una sosta e rilassarsi lungo le sue rive. E nei mesi più caldi, volendo, si può persino fare qualche indimenticabile tuffo.

Circondato da cime dolomitiche che fanno innamorare, come il Gruppo del Cristallo nelle Dolomiti Ampezzane, a poca distanza dal suo letto offre uno spettacolare punto panoramico, quello di cui si possono ammirare le Tre Cime di Lavaredo.

Tra le varie escursioni da fare ci sono quelle sul Monte Piano nelle Dolomiti di Sesto, oppure al Rifugio Antonio Locatelli che è situato ai piedi del Monte Paterno. Da qui, tra le altre cose, si può prendere anche il sentiero n. 6a che conduce all’affascinante palestra di roccia “Valle della Rienza”, che dalla cima permette di ammirare un panorama emozionante sul Lago di Landro e sulla valle omonima. Presenta anche una suggestiva spiaggia di ghiaia presso la riva nord.

Infine, sulle sponde del lago è ancora conservato un cippo con una ruota che è stato posto a ricordo della teleferica che dal lago portava rifornimenti alle postazioni sul Monte Piana durante la Prima Guerra Mondiale.

Come raggiungere questo incantevole lago

È possibile raggiungere il Lago di Landro sia con i mezzi pubblici che con quelli propri. Situato a circa 8 chilometri a sud del Lago di Dobbiaco, vi si può facilmente arrivare partendo da quest’ultimo o da Cortina d’Ampezzo.

Chi viaggia in automobile, da Dobbiaco deve proseguire in direzione Cortina. Dopo aver percorso approssimativamente 12 chilometri, il maestoso Lago di Landro appare sulla sinistra. È bene sapere, inoltre, che sono presenti parcheggi direttamente accanto a questo incantato bacino d’acqua dolce. Venendo da Cortina è necessario compiere circa 20 chilometri per attraccare sulle sue belle sponde.

Chi invece preferisce usare i mezzi pubblici, che in Alto Adige sono ben funzionanti, può farlo sia da Dobbiaco che da Cortina: bisogna prendere la linea di autobus 445 (Dobbiaco-Cortina) che prevede una fermata proprio nei pressi dello splendido Lago di Landro.

Non resta che correre a scoprire questa magica perla dolomitica.

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Puoi immergerti nelle terme degli antichi romani in questa città inglese

Ci sono luoghi straordinari perché offrono a chi li visita esperienze di ogni tipo: dalla suggestione di scorci meravigliosi, alla storia che si mescola con la leggenda, fino al benessere. Uno di questi posti è Bath, una città unica nel suo genere che offre la possibilità di immergersi nelle acque che hanno dato vita alle terme degli antichi romani.

Dove siamo? Nel sud ovest della Gran Bretagna, nella regione del Somerset. Un luogo speciale, perché lì si trova l’unica sorgente termale naturale di tutto il Regno Unito. Il nome, non può sfuggire, non è stato scelto a caso infatti Bath, significa bagno e la cittadina non è interessante solo per questo ma anche per la splendida architettura: il centro storico attuale risale a XVIII secolo ed è in perfetto stile georgiano. Inoltre, è stata dichiarata patrimonio dell’Umanità UNESCO nelle città termali d‘Europa.

Bath, le terme degli antichi romani da non perdere

Per risalire alla realizzazione delle terme romane di Bath si deve andare indietro nel tempo, e più precisamente al 75 d.C. quando furono costruite durante l’impero di Vespasiano. Ma in realtà il luogo era già ben conosciuto. Infatti, pare che in precedenza siano stati i Celti a utilizzare quelle acque calde, che oggi sgorgano a una temperatura di 46 gradi.  Da loro è stato realizzato un santuario in onore della dea Sulis, nome mantenuto anche dai romani che chiamarono la città Aquae Sulis e dedicarono questo luogo alla loro dea Minerva.

Le terme all’epoca erano famose in tutta Europa ed erano un luogo dedicato al benessere. In seguito, quando è decaduto il dominio da parte dei romani, furono abbandonate e rimasero inutilizzate fino alla metà del Settecento quando divennero un luogo di incontro per l’aristocrazia. E a quanto pare suscitarono l’interesse della stessa Famiglia Reale.

Oggi si trovano nei pressi della cattedrale cittadina di Bath, in Gran Bretagna, e sono visitabili. È presente anche un museo in cui sono stati conservati manufatti risalenti all’epoca romana. Tra questi, vale la pena sottolineare, la presenza di circa 12mila monete e di una testa di una statua dedicata a Minerva in bronzo dorato. Interessanti dal punto di vista architettonico, questi luoghi sono il posto perfetto per vivere un’esperienza rigenerante in ogni senso. Nel tempo le terme sono state raggiunte e utilizzate da personaggi di spicco (come la celebre scrittrice Jane Austen) e sono state meta per i soldati feriti durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo furono nuovamente abbandonate e dai primi anni 2000 sono state aperte le Thermae Bath SPA che, tra le varie proposte, hanno una suggestiva piscina sul tetto. Lì ci si può immergere nelle acque che hanno dato vita alle antiche terme romane.

Una veduta di Bath in Gran Bretagna

Fonte: iStockPhoto

Bath, uno scorcio della città che si trova in Gran Bretagna

La leggenda della nascita delle terme di Bath

Come ogni luogo dal sapore antico, storia e leggenda si mescolano per restituire a chi visita le città di Bath, e le sue terme, un’esperienza ancora più intrigante. Pare infatti che a far nascere questo centro abitato sia stato Bladud un re celta sovrano della Britannia che, dopo aver contratto la lebbra all’estero, riuscì a guarire grazie all’immersione nelle acque termali. Per questa ragione diede vita alla città di Bath.

Miti, leggende e storia si intrecciano in questo luogo dal sapore magico in Gran Bretagna, in cui visitare non solo le terme degli antichi romani e quelle attuali, ma in cui scoprire le altre affascinanti architetture e immergersi nella cultura locale, anche grazie alle diverse specialità gastronomiche che vengono proposte. La città è attraversata dal fiume Avon.