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Deserto di Chihuahua: da vedere almeno una volta nella vita

Con la sua superficie di circa 362.000 chilometri quadrati e il titolo di “terzo deserto più esteso dell’emisfero occidentale”, il Deserto di Chihuahua è uno di quei posti che vale assolutamente la pena vedere almeno una volta nella vita. Il paesaggio che ci si ritrova davanti per molti non ha niente di famigliare, tanto che potrebbe venire facile pensare che possa addirittura far parte di un altro pianeta.

Dove si trova il Deserto di Chihuahua

Il Deserto di Chihuahua è piuttosto distante dal nostro Paese: occupa parte del Messico e degli Stati Uniti. Per la precisione, conquista grandi zone del Texas occidentale, parti di Nuovo Messico meridionale, dell’Arizona sud-orientale, nonché la zona centrale e settentrionale dell’altopiano messicano.

Ad ovest è incorniciato dalla vasta catena della Sierra Madre Occidentale, mentre ad est a svettare è il settore settentrionale della Sierra Madre Orientale.

Oltre a essere un deserto, è anche un’ecoregione definita dal WWF, vale a dire una “unità relativamente grande di terra o acqua contenente un assemblaggio distinto di specie e comunità naturali, con confini che approssimano l’estensione originale delle comunità naturali prima di importanti cambiamenti nell’uso della terra”.

Cosa aspettarsi dalla visita

Viste le sue pressoché infinite dimensioni, è chiaro che in un posto come questo è facile scovare più ambienti e completamente diversi tra loro. Come vi abbiamo accennato in precedenza, qui svettano enormi catene montuose che incantano con i loro profili. Ne sono degli esempi la Sierra Madre, la Sierra del Carmen, la Sierra de los Órganos e molto altro ancora.

Delle imponenti cime che riescono a dare vita a vere e proprie “isole” dove il clima è più fresco e più umido, tanto che vi si sviluppano aree boschive di conifere e di latifoglie, così come folte foreste lungo il corso dei fiumi.

Da queste parti è facile notare “mazzi” di creosote (Larrea tridentata), la specie vegetale predominante nelle aree caratterizzate da suolo ghiaioso, e occasionalmente sabbioso, delle vallate.

A farsi apprezzare sono anche l’Acacia neovernicosa e la Flourensia cernua che invece sono le regine del settore settentrionale dell’ecoregione, mentre lo Psorothamnus scoparius è la specie più facile da incontrare sui suoli sabbiosi occidentali. Non mancano specie appartenenti ai generi Yucca e Opuntia, in particolare sui margini delle colline pedemontane e nella parte centrale, così come i tipici cactus Echinocereus polyacanthus e Ferocactus pilosus in prossimità del confine tra Stati Uniti e Messico.

Un pullulare di vegetazione di tutti i tipi che non si limita di certo a quello di cui vi abbiamo parlato. Tra le piante più curiose, per esempio, c’è il peyote (Lophorra Williamsii), un cactus assai famoso per i suoi effetti allucinogeni, ma che non può assolutamente essere consumato nella stragrande maggioranza degli Stati.

In fatto di fauna, il Deserto di Chihuahua permette di scovare specie che si spostano su grandi distanze, come l’antilocapra (Antilocapra americana), il cervo mulo (Odocoileus hemionus), la volpe grigia (Urocyon cinereoargenteus), il giaguaro (Panthera onca) e molto altro ancora.

Mentre a volare nei cieli ci sono uccelli come il corridore della strada (Geococcyx californianus), il mimo beccocurvo (Toxostoma curvirostre), la quaglia squamata (Callipepla squamata), l’oriolo di Scott (Icterus parisorum) e tanto altro.

Non mancano lucertole endemiche, spaventosi serpenti e una grande varietà di insetti.

Informazioni utili

È possibile visitare una parte del Deserto di Chihuahua partecipando a dei tour organizzati. Il consiglio però è di portare un grande rispetto per il territorio che si sta attraversando: secondo il WWF, quello di Chihuahua è il deserto che presenta la maggiore biodiversità sia per ricchezza di specie che per endemismi.

Sfortunatamente la regione non è più quella di una volta a causa, soprattutto, del sovrapascolo e delle interferenze umane. Vi basti sapere che molte erbe e altre specie native sono state sostituite con specie di alto fusto, come il creosote e il mesquite. Per non parlare del lupo messicano, un tempo numeroso, che al giorno d’oggi è purtroppo scomparso del tutto da questo angolo di mondo.

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Barbie non c’è, ma puoi pernottare nella sua villa: ad accoglierti c’è Ken

Lo sappiamo tutti: in questo momento Barbie è estremamente impegnata. La bambola più amata al mondo sta vivendo un momento frenetico e vola da un punto all’altro del mondo per promuovere il suo film. E Ken? Se ve lo immaginate povero, triste e sconsolato ad aspettare la sua biondissima amata, vi sbagliate di grosso: lui, infatti, ha ufficialmente ricevuto le chiavi della più iconica Villa di Barbie, quella di Malibù, e ha deciso di diventare un host su Airbnb.

Sorpresi? Non dovreste esserlo: la DreamHouse di Malibù, in realtà, è già stata più di una volta aperta ai turisti e agli appassionati della life in plastic di Barbie. La differenza è che stavolta il suo aspetto non sarà quello di sempre, perché non solo Ken è diventato l’host della proprietà, ma ha anche deciso di personalizzarla e di trasformarla (un po’) a sua immagine e somiglianza e di ribattezzarla… Kendom.

La Dreamhouse dal punto di vista di Ken

Chi conosce già la DreamHouse di Malibu sa che esistono diverse aree – d’altronde la Villa di Barbie è davvero grandissima – e, com’è logico che sia visto il grande amore tra Barbie e Ken, esiste anche una specifica area tutta dedicata a lui. Tuttavia, finora, i soggiorni si svolgevano solo nelle stanze di Barbie. Adesso, però, è il momento di Ken: «Benvenuti nella mia Kendom – si legge nell’annuncio su Airbnb – Barbie è via e mi ha consegnato le chiavi della sua casa da sogno a Malibu. Così, quest’estate la mia stanza potrebbe essere tua!»

Casa di Barbie e Ken

Fonte: Airbnb/Mattel-Wbi23

La camera da letto di Ken, dove pernotteranno gli ospiti

La camera dove si dormirà, dunque, sarà proprio quella di Ken. E il suo tocco personale è evidente: nonostante il rosa dominante, è impossibile non notare l’ispirazione da cowboy, con tappeti e decorazioni a tema e, chiaramente, con richiami agli animali preferiti del compagno di Barbie: i cavalli. «Finora – si legge ancora su Airbnb – sono stato Just Ken [solo Ken ndr]. Adesso però voglio portarvi con me, nel mio mondo. Tutti abbiamo dei sogni e Barbie è abbastanza fortunata da averne una casa piena, ma ora tocca a me e non vedo l’ora di accogliere gli ospiti all’interno dei miei spazi».

La Kenergy nella Villa di Barbie

Le pennellate da cowboy, però, non sono l’unico tocco personale di Ken. «Ho voluto condividere con voi la mia Kenergy», scrive infatti l’host, e l’ha fatto in grande: diverse zone sono state rivisitate per permettere agli ospiti di fare una vera e propria esperienza immersiva. Per cominciare, sarà possibile usufruire del guardaroba di Ken, provando i suoi outfit più iconici.

Casa di Barbie e Ken

Fonte: Airbnb/Mattel-Wbi23

La dancefloor di Ken

Poi, sarà possibile andare in giro con i rollerblade perché, come scrive Ken su Airbnb, lui non va «letteralmente da nessuna parte senza di loro». E attenzione, perché i rollerblade (modello impala, color giallo e rosa) sono un omaggio che chi pernotterà potrà anche portare a casa. Infine, sarà possibile usare la dancefloor per imparare dei balletti creati da Ken o seguire le indicazioni di questo speciale host per “trovare il proprio cowboy interiore“.

Come si prenota?

Siamo sicuri che a questo punto vi stiate chiedendo come prenotare questa villa così fortemente iconica, per altro in una situazione più unica che rara: quando Barbie tornerà, infatti, il “povero” Ken dovrà non solo riconsegnarle le chiavi, ma anche restituirle il dominio incontrastato. In realtà, aggiudicarsi un posto in questa villa non sarà facilissimo, ma se state pianificando un viaggio in California potete provare ad aggiudicarvi questa esperienza esclusiva cliccando sull’apposita pagina di Airbnb a partire dal 17 luglio.

Casa di Barbie e Ken

Fonte: Airbnb/Mattel-Wbi23

L’angolo bar dove Ken ha apposto il suo logo

Da questa data, infatti, si apriranno le prenotazioni per due soggiorni di una notte per un massimo di due ospiti il 21 luglio e il 22 luglio 2023, proprio in occasione dell’uscita del film di Barbie. Parte del ricavato di questi soggiorni, che comprendono anche i pasti e un servizio di concierge dedicato e no-stop per tutta la durata della vacanza, sarà devoluto a Save the Children e ai suoi progetti per assicurare a bambini e famiglie di tutto il mondo un’adeguata istruzione e occasioni di successo.

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Anche Israele ha il suo Pantheon. A crearlo è stata Madre Natura

Sappiamo benissimo che gli esseri umani hanno creato, nel corso della loro storia, moltissime suggestive strutture d’incredibile bellezza. Ancora oggi rimaniamo incantati dalle misteriose piramidi, dalla magnificenza del Taj Mahal e dall’imponenza della Muraglia Cinese. Ma se vi dicessimo che i monumenti più belli sono, invece, quelli a opera di Madre Natura? Se non ci credete, pensate al Parco Nazionale di Beit Guvrin-Maresha, dove è possibile rimanere a bocca aperta di fronte a un Pantheon totalmente naturale.

Non è un caso che questo sito, che si trova in Israele,  sia stato riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità: comprende, infatti, una fitta di rete di grotte, per lo più a forma di campana, che sembrano anche essere tutte collegate tra loro per mezzo di svariati cunicoli sotterranei.

La storia di Beit Guvrin

Per capire meglio la storia di questo luogo incantevole, bisogna fare un piccolo passo indietro. Beit Guvrin, come abbiamo detto, si trova in Israele, precisamente a 13 chilometri da Kiryat Gat. Il parco nazionale è di immensa importanza perché comprende anche i resti di due città antiche, ossia Maresha e Bayt Jibrin, la prima risalente al X secolo a.C. e la seconda all’epoca romana. Le due città non sono strettamente legate alle grotte, ma la loro presenza ha portato sul luogo diversi archeologi che le hanno scoperte.

Le grotte di Bet Guvrin

Si è così potuto scoprire che le grotte, che si trovano precisamente nella parte est del parco, si sono formate per una naturale erosione sin dagli inizi della preistoria. Proprio alla preistoria, per altro, risalgono le prime tracce di abitazioni e insediamenti. Con la nascita delle città, le grotte sono state usate come siti funerari. Ciò è evidente da alcuni dipinti presenti all’ingresso di una delle grotte più grandi, proprio quella che è stata paragonata al nostro Pantheon Romano: Cerbero, che custodisce l’ingresso agli inferi, e una fenice, che simboleggia la rinascita.

Il Pantheon naturale e le altre grotte

In generale, l’enorme grotta paragonata al Pantheon e molte altre grotte che si trovano all’interno del parco sono opera di Madre Natura. Alcune, però, sono state a lungo utilizzate come vere e proprie abitazioni rupestri e al loro interno è possibile notare l’impronta umana, con scavi più o meno abbozzati che servivano a rendere più comodi gli ambienti. Molto più interessanti e chiaramente antropici sono invece i cunicoli, che sono stati realizzati per collegare le grotte e non solo.

Le grotte di Bet Guvrin

Sono state realizzate delle scale (molto primitive, ovviamente) che scendono in profondità, che conducono a delle specie di magazzini e dei pozzi dove, probabilmente, venivano conservati cibi e dove si estraeva l’acqua. Nei secoli a venire, altre grotte sono state modificate dagli esseri umani. Come mai? Perché molti blocchi di pietra venivano estratti per lavori di costruzione. Le grotte sono infatti costituite da pietre calcaree, per altro morbide e di colore beige, che erano perfette per edificare.

Visitare Beit Guvrin

Oggi, tutte le grotte sono facilmente accessibili e anche le città antiche sono facilmente visitabili. Ammirare sia le caverne che i resti degli insediamenti umani è davvero un’esperienza unica e caldamente raccomandata. Com’è intuibile dal nostro racconto, in particolare le grotte hanno un fascino incantevole: sono pacifiche, silenziose e, in qualche modo, anche fortemente spirituali.

Bet Guvrin, interno delle grotte

Per accedervi basta seguire tutte le indicazioni presenti all’ingresso del Parco Nazionale e, nei mesi estivi, è anche possibile usufruire di alcune navette che accorciano i tempi di percorrenza del parco. Non serve nemmeno prenotare: basta semplicemente andare sul posto per accedere alla vasta aerea, che non è mai particolarmente affollata.

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È italiano il miglior aeroporto d’Europa per il 2023

Mentre si avvicina l’esodo estivo e tantissimi italiani si preparano a partire per le vacanze, arriva la classifica dei migliori aeroporti d’Europa per il 2023. A stilarla è l’associazione Airports Council International (ACI), che ha tra i suoi membri ben 575 scali in tutto il mondo. E al primo posto, nella categoria tra i 5 e i 10 milioni di passeggeri, troviamo un’eccellenza tutta italiana, già pluripremiata per i suoi servizi di qualità.

L’aeroporto di Linate è il migliore d’Europa

Per l’ACI non c’è alcun dubbio: nel 2023, il miglior aeroporto europeo è quello di Linate. Lo scalo milanese, che in sinergia con quello di Malpensa garantisce un servizio davvero completo con migliaia di destinazioni raggiunte in tutto il mondo, è un’eccellenza del nostro Paese. E questa non è che l’ennesima conferma, un vanto non solo per la Lombardia, bensì per tutto il sistema aeroportuale italiano, che negli ultimi anni spicca sul panorama europeo (basti pensare all’aeroporto di Fiumicino, premiato ai Best Airport Awards e poi selezionato tra gli scali a 5 stelle da Skytrax).

La nuova classifica di Airports Council International arriva dunque in un periodo di grandi successi per gli aeroporti italiani. Linate si aggiudica il premio come miglior scalo d’Europa, tra quelli che muovono annualmente tra i 5 e i 10 milioni di passeggeri. La giuria internazionale dell’ACI ha riconosciuto all’aeroporto intitolato ad Enrico Forlanini il raggiungimento di numerosi obiettivi, sia nell’offrire servizi di qualità ai passeggeri che sul tema della sicurezza, senza dimenticare l’impegno nel ridurre l’impatto ambientale generato dai voli e dallo scalo stesso.

I motivi dietro il successo di Linate

Una delle principali ragioni del trionfo di Linate è la realizzazione della nuova linea della metropolitana milanese, la M4: verrà inaugurata il prossimo 4 luglio e permetterà di collegare l’aeroporto con il centro città in appena 14 minuti. Al momento, saranno attive solamente le fermate di Linate Aeroporto, Repetti, Forlanini, Argonne, Susa, Dateo, Tricolore e San Babila, ma è già in programma l’ampliamento della rete che andrà a costituire la linea blu. Entro il 2024, verranno aperte anche le stazioni di forza Policlinico, Santa Sofia, Vetra, De Amicis, Sant’Ambrogio, Coni Zugna, California, Bolivar, Tolstoj, Frattini, Gelsomini, Segneri e San Cristoforo.

Ma il premio, per Linate, arriva anche per il suo impegno contro le emissioni di CO2: lo scalo ha conseguito il livello 4+ dell’Airport Carbon Accreditation, obiettivo raggiunto attraverso strategie come l’adozione di carburanti alternativi (SAF e idrogeno) e l’investimento sulla urban air mobility. Inoltre è in corsa per il conseguimento del Net Zero Emission nel 2030, un traguardo al quale ha intenzione di giungere con ben vent’anni di anticipo rispetto alla scadenza prefissata dal sistema aeroportuale europeo.

Infine, in tema di sicurezza, Linate ha messo in campo le migliori tecnologie, per offrire ai passeggeri un servizio d’eccellenza. Come ad esempio il sistema FaceBoarding, che sfrutta l’impronta biometrica del volto per accelerare il transito dal check-in sino al momento dell’imbarco, evitando ai passeggeri di dover avere sempre in mano i propri documenti. Mentre l’adozione delle macchine EDS-CB per il controllo bagagli ha permesso allo scalo di essere uno tra i primi al mondo ad eliminare il limite dei 100 ml per i liquidi nel bagaglio a mano – nonché la necessità di rimuovere gli apparecchi elettronici prima della scannerizzazione.

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Napoli sotterranea: le meraviglie nascoste della città partenopea

Dagli splendidi monumenti del centro storico ai locali migliori dove assaporare una buona pizza: Napoli è una città piena di sorprese, un patrimonio immenso di arte, cultura e tradizioni tutto da scoprire. Adagiato all’ombra del Vesuvio e con una vista mozzafiato sulle acque del mar Tirreno, il capoluogo campano è una delle principali mete turistiche del sud Italia, un luogo ancora in grado di regalare emozioni a chiunque passeggi per i suoi vicoli e ammiri i suoi antichi edifici storici. Ma c’è molto di più: una bellezza invisibile che si svela solo agli occhi dei più coraggiosi.

Napoli sotterranea è diventata a tutti gli effetti una delle principali attrazioni della città partenopea, ma di che cosa si tratta? Il sottosuolo di Napoli è vastissimo ed è composto da numerosi cunicoli, gallerie e acquedotti che testimoniano le grandi capacità dell’ingegno umano. Oggi tutto questo patrimonio del sottosuolo è visitabile ed è diventato un’enorme zona archeologica, il cui ingresso è situato in pieno centro storico. Migliaia di turisti si accalcano per entrare in questo mondo parallelo, ma come visitare Napoli sotterranea? E, soprattutto, quali sono le sue tantissime meraviglie che ci lasceranno a bocca aperta?

Napoli sotterranea: perché visitarla

Da oltre 30 anni, si può fare un viaggio nella storia lungo più di due millenni, passando dall’epoca greca a quella romana, sino ad arrivare quasi ai giorni nostri. Fare questo viaggio nel tempo è in realtà molto semplice: ci basterà scendere fino a 40 metri di profondità, in quella che è chiamata la Napoli sotterranea. Potremo ammirare i resti dell’acquedotto greco-romano, ma non solo, anche i rifugi antiaerei della Seconda Guerra Mondiale, il Teatro greco-romano e tanti altri monumenti che hanno reso Napoli una delle città più belle del mondo. Ma perché la città partenopea ha una rete così vasta di cunicoli sotterranei?

I cunicoli dell'antico acquedotto greco-romano

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I cunicoli dell’antico acquedotto greco-romano

Si tratta di un mondo sepolto che raccoglie preziosissime testimonianze di tutte le principali fasi vissute dagli insediamenti che sorgevano proprio in questo territorio. La sua storia inizia 5.000 anni fa, epoca a cui risalgono i primi manufatti rinvenuti nei sotterranei. Prosegue poi nell’età greca, quando cominciarono gli scavi per ottenere dei blocchi di tufo per le costruzioni, unitamente alla realizzazione di ipogei funerari. Il reticolo di vie sotterranee però diventa più corposo durante l’epoca romana, con una complessa rete di acquedotti che attraversava tutta la città. Questi stessi viadotti poi sono stati utilizzati durante la Seconda Guerra Mondiale, come rifugi antiaerei.

Quello che oggi si può ammirare è l’incredibile complessità di queste opere di idraulica, ma anche tante testimonianze a livello di graffiti preistorici e, più vicini a noi a livello temporale, di oggetti appartenuti a tutte le persone che hanno vissuto momenti di paura durante il conflitto, e che in questi cunicoli hanno cercato riparo. Visitare Napoli sotterranea significa conoscere l’altro volto di Napoli, fatto non solo di cielo azzurro, sole e aria mediterranea, ma anche di grandi costruzioni idrauliche e di un passato che si trova dritto nel cuore della città.

Cosa vedere nella Napoli sotterranea

Il percorso che ci porta alla scoperta del volto segreto della città partenopea è ricco di sorprese. Una delle tappe più affascinanti che incontriamo sul nostro cammino è l’acquedotto greco-romano, di cui si conservano preziosissimi resti architettonici. È una complessa opera d’ingegneria costituita da vasche per la raccolta dell’acqua piovana, cisterne gigantesche e cunicoli sotterranei, sviluppata dapprima dai greci e in seguito ampliata dai romani per il rifornimento idrico di numerose città, tra cui Napoli, Pompei, Ercolano, Stabiae e Bacoli.

L'acquedotto greco-romano nella Napoli sotterranea

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L’acquedotto greco-romano nella Napoli sotterranea

Viaggiando verso tempi molto più recenti, ecco il rifugio antiaereo di Sant’Anna di Palazzo, che è formata da diversi cunicoli e da svariate cisterne, proprio quelle che in passato venivano utilizzate per l’acquedotto cittadino. Il rifugio non è altro che un’ampia cavità sotterranea in grado di ospitare circa 4.000 persone, allestita con bagni di fortuna e un impianto elettrico funzionante. Le pareti sono ancora oggi ricoperte di incisioni, che raccontano drammatici aneddoti di coloro che hanno lasciato le loro case per cercare riparo sotto terra, ma anche divertenti storielle nate per passare il tempo.

Possiamo poi arrivare ai giorni nostri, visitando gli orti ipogei che sono stati realizzati per l’Expo 2015: sono piccole aree verdi situate a 35 metri di profondità, dove vengono coltivate piante ben protette da smog, piogge acide e polveri sottili. Si tratta di un vero e proprio esperimento botanico, che consente di verificare in che modo le piante possano svilupparsi in condizioni decisamente diverse da quelle all’aperto. Il microclima è costantemente monitorato, e speciali lampade garantiscono alla vegetazione una corretta fotosintesi clorofilliana: è forse nel passato di una città così antica che si cela il segreto del nostro futuro.

La visita alla Napoli sotterranea termina con l’accesso al Teatro greco-romano e al Museo della Guerra. Il primo, conosciuto anche come Teatro di Nerone, risale al I secolo a.C. e i suoi resti sono in parte custoditi all’interno di alcune abitazioni, mentre altri si sviluppano sotto il livello del suolo. Il Museo della Guerra, invece, è un viaggio attraverso quella che è stata una delle più drammatiche pagine della storia moderna. Al suo interno possiamo vedere materiali, oggetti e documenti relativi al periodo compreso tra il 1940 e il 1943, un’esposizione che suscita emozioni forti.

Orti ipogei

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Gli orti ipogei nella Napoli sotterranea

Come visitare Napoli sotterranea

L’ingresso di Napoli sotterranea è situato in pieno centro storico, in via del Tribunale, a pochi passi dal Cristo Velato e dal Duomo, dove ogni giorno transitano migliaia di turisti. L’Associazione Napoli Sotterranea si occupa di gestire il sito archeologico e di regolamentarne gli accessi, realizzando anche tour organizzati per ogni esigenza. Non si può accedere al sottosuolo in autonomia, senza cioè aver prenotato una escursione. Il tour dura in genere 90 minuti, includendo anche la visita al Teatro greco-romano e al Museo della Guerra.

Consigli per la visita di Napoli sotterranea

Siete pronti ad andare alla scoperta di questo mondo segreto? Si scende fino a 40 metri sottoterra e la pavimentazione non è sempre perfetta, quindi è importante seguire alcuni consigli prima di prepararsi alla visita di Napoli sotterranea. Come prima cosa è importante indossare scarpe comode, possibilmente da ginnastica, che vi permettano di essere agili e di poter affrontare anche un terreno a tratti sconnesso. In secondo luogo, non dimenticate di portare una felpa anche durante la stagione estiva, perché scendendo nel sottosuolo la temperatura diminuisce molto. Gli spazi interni sono ampi, c’è solo un cunicolo stretto la cui percorrenza è facoltativa, pertanto è un percorso idoneo anche per chi soffre di claustrofobia.

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Cala Ghjlgolu, tra i posti più affascinanti della Gallura

Chiudete gli occhi e immaginatevi il posto più bello del mondo. Siamo abbastanza certi che in molti di voi avranno pensato a un mare cristallino, a rocce dalle forme particolari abilmente scolpite dalla natura, cielo azzurro, sole che splende e il verde smeraldo della vegetazione. La buona notizia è che un luogo simile esiste per davvero e si trova nel nostro Paese e, anzi, è un angolo assai speciale perché il suo nome, pur essendo al singolare e quindi sembrare quello di un’unica spiaggia, in realtà le indica diverse, e una più bella dell’altra: benvenuti a Cala Ghjlgolu.

Dove si trova Cala Ghjlgolu

Cala Ghjlgolu non è una spiaggia, ma un vero e proprio comprensorio di spiagge. È situata nella zona nord-orientale della Sardegna e più precisamente in quella favolosa area geografica che prende il nome di Gallura.

Chiamata anche Cala Girgolu, si distingue per essere una sorta di palcoscenico della natura che nel corso dei secoli ha scolpito in maniera magistrale il granito. La località esatta in cui sorge è denominata Vaccilleddi e prende vita alla base del promontorio di Monte Petrosu, nel territorio di Loiri Porto San Paolo in provincia di Sassari. In sostanza, ci vogliono circa 15 minuti di auto per raggiungerla partendo dal centro di Porto San Paolo, un’altra località sarda che vale la pena scoprire.

Cosa aspettarsi

Cala Ghjlgolu si presenta al viaggiatore come uno spettacolo emozionante. Chi si dirige da queste parti trova al suo cospetto un susseguirsi di sorprendenti calette che sono collegate tra loro grazie a dei sentieri immersi nel verde e nei profumi della macchia mediterranea. Altri, invece, si sviluppano tra le rocce che sembrano ricordare animali e altre curiose forme.

Cala Girgolu, Sardegna

Fonte: iStock

Una angolo di Cala Girgolu

Non sorprende perciò sapere che le spiagge di Cala Girgolu fanno parte, per molti, della lista delle spiagge più belle della Sardegna, anche perché seppur unite tra loro sono quasi completamente diverse l’una dall’altra. Si passa infatti da minuti lidi di sabbia, alcuni con arenile dorato e altri in cui sembra di camminare sulle nuvole, per poi giungere a piccole baie puntellate di sassolini levigati e incastonate in basse scogliere di roccia granitica, che assumono anche sfumature di rosa.

Un bagno di bellezza e di colori da qualsiasi angolazione le si guardi, mentre gli occhi spaziano sul maestoso panorama circostante sull’ Isola di Tavolara e sulle più che limpide acque dell’area marina protetta di Punta Coda Cavallo.

Le spiagge da non perdere

Come vi abbiamo accennato, Cala Ghjlgolu è un susseguirsi di spiagge paradisiache. Elencarle tutte non ci è possibile, ma quel che è certo è che ognuna di esse risplende di un mare dalle mille tonalità di turchese che lambisce scogliere di granito modellate in forme bizzarre e affascinanti.

Tra le varie presenti non possiamo non nominare la vera e propria Spiaggia di Cala Girgolu, la più grande. Si tratta di un arenile che mette a disposizione dei suoi ospiti tutti i servizi di cui si ha bisogno, tra cui un parcheggio, noleggio ombrelloni e lettini, chiosco e così via. Ideale per le famiglie con i bambini, è spesso molto affollata anche perché piuttosto facile da raggiungere. Alle sue spalle, ecco spuntare un altro curioso punto di interesse: uno stagno popolato da diversi uccelli acquatici.

Molto interessante è anche Spiaggia delle Vacche, da molti chiamata anche Cala Squadrone che, seppur piccina, è un’esplosione di mare turchese. Non è facile accedervi, ma una volta attraccati si scopre un minuto angolo di paradiso in cui si fa spazio il maestoso granito e un’area di macchia mediterranea praticamente incontaminata.

Cala Squadrone, Sardegna

Fonte: iStock

Cala Squadrone, detta anche Spiaggia delle Vacche

Chi ama le rocce deve invece dirigersi verso la spiaggia rocciosa dei Sassi Piatti, che si rivela lo spot ideale per chi è in cerca di tuffi e fondali per praticare snorkelling. Un po’ più difficile da raggiungere rispetto alla altre, nella maggior parte dei casi è la più tranquilla, un vero e proprio Eden per lasciarsi andare alla bellezza e al benessere.

La roccia e la Spiaggia della Tartaruga

L’abbiamo tenuta per ultima perché probabilmente è l’attrazione che più attira i visitatori a Cala Ghjlgolu: la Spiaggia della Tartaruga, con il suo omonimo scoglio. Si tratta di un minuscolo fazzoletto di sabbia bianca mista a sassolini levigati protetto da maestose rocce granitiche che, grazie ai raggi del sole, sono in grado di mostrare colori spettacolari.

Il mare, manco a dirlo, è di un azzurro chiaro limpidissimo quasi da sembrar volere accecare. Ma a rendere questo angolo di paradiso particolarmente noto è la presenza di questa roccia che ha le sembianze di una delicata tartaruga che, nel corso del tempo, ha ottenuto il titolo di scoglio più fotografato di tutta la Gallura – o probabilmente della Sardegna intera.

Frutto dell’erosione millenaria degli agenti atmosferici, è stata per ben due volte – e purtroppo – oggetto di attacchi vandalici da parte dei turisti: è una tartaruga senza testa, ma pur sempre uno spettacolo della natura che arriva dritto al cuore.

Cosa vedere nelle vicinanze

Cala Ghjlgolu è anche un ideale punto di partenza per andare a scoprire altri angoli incantati della Sardegna. A pochissima distanza, per esempio, c’è San Teodoro con La Cinta, un vero e proprio arco naturale di circa cinque chilometri puntellato di dune di sabbia bianca e sottile accarezzate da un mare azzurro e limpido. Un posto magico anche perché invaso dal profumo di ginepro, giglio marino ed elicriso.

Poi ancora Cala Brandinchi, da molti considerata la “perla più luminosa di San Teodoro”. Non è un caso che il suo secondo nome sia “la piccola Tahiti”: sfoggia una bellezza esotica, un vero e proprio paradiso terrestre.

Altrettanto splendida è s’Isuledda, un angolo di Gallura impreziosito da sabbia bianca e setosa. Le acque da cui è lambita riescono ad assumere sfumature che vanno dal turchese allo smeraldino, mentre si viene coccolati dagli inconfondibili profumi della macchia mediterranea.

Infine – ma come è possibile immaginare le meraviglie della Sardegna sono pressoché infinite -, la Spiaggia dell’Aldia Bianca che sfoggia un arenile di sabbia fine di colore chiaro e un mare che dall’azzurro passa al verde smeraldo.

Sassi Piatti, Sardegna

Fonte: Getty Images – Ph: REDA&CO

La spiaggia rocciosa dei Sassi Piatti
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Riapre una villa italiana particolarmente misteriosa

A seguito di un lungo lavoro di restauro, nel nostro Paese ha riaperto una villa eccezionale e alquanto misteriosa. Sono passati più di vent’anni dall’ultima volta in cui è stato possibile farvi accesso, e ora che sono stati ultimati gli articolati lavori di restauro e musealizzazione da parte dell’Umst Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Provincia autonoma di Trento, una vera e propria meraviglia è stata restituita alla fruizione da parte del pubblico.

Riapre la Villa di Orfeo

Il posto in questione è la Villa di Orfeo, una ricca abitazione situata all’esterno della cinta muraria della splendida città di Trento. Il nucleo più antico di questo vero e proprio tesoro italiano risale al I secolo d.C., ed è un magnifico esempio di residenza signorile edificata ben duemila anni fa.

Venne costruita al di fuori di quella che era la cinta urbica di Tridentum, quando lo splendidum municipium, come fu definito dall’imperatore Claudio nel 46 d.C., conobbe la sua fase più fruttuosa.

Una favolosa struttura che si articola in due parti separate da uno spazio aperto e che deve il suo nome a un eccezionale ed esteso mosaico policromo che si ammira nel vano di rappresentanza. Parliamo di qualcosa di veramente straordinario in quanto è un grande tappeto musivo di ben 56 metri quadrati.

Ma non solo: al centro di questa vera e propria meraviglia del passato è possibile scorgere la figura di Orfeo seduto una roccia mentre suona la sua lira, con lo scopo di incantare gli animali attraverso le melodie da lui prodotte.

Colui che era considerato l’artista per eccellenza, che dell’arte incarnava i valori eterni, in questo mosaico è circondato da sei esagoni, ognuno dei quali dedicato ad un animale: una pantera, un cervo, un cane, un cavallo, un felino e un orso. Lo stile e il tipo di decorazione permettono di datare questa preziosa opera tra il 90 e il 180 d.C.

Dopo venticinque lunghi anni, la raffinata città di Trento si riappropria di un luogo fondamentale per la comprensione e la ricostruzione della sua storia più antica. E ad arricchire la visita dopo tutto questo tempo c’è un nuovo e suggestivo allestimento che va a impreziosire l’itinerario di “Tridentum la città sotterranea”, del quale fanno già parte lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas e le aree archeologiche di Porta Veronensis in piazza Duomo e di Palazzo Lodron nell’omonima piazza.

Come si sviluppa la visita

Oltre a quanto vi abbiamo appena raccontato, è bene sapere che il percorso di visita prevede diversi pannelli informativi in tre lingue (italiano, inglese e tedesco), insieme a una vetrina ricca di reperti, alcuni dei quali testimoniano che l’area era già frequentata in età preromana.

Un esempio di tutto ciò è una spilla in bronzo a forma di cavallino, databile tra il VI e il IV sec. a.C, che si sostiene appartenesse a una donna dell’aristocrazia locale. Ci sono poi raffinati manufatti, bicchieri e coppe per bere in vetro e ceramica finemente decorati.

Non mancano i frammenti di anfore che raccontano dell’importazione di prodotti alimentari, olio e vini, dall’area padano-alto adriatica e dalle isole del Mediterraneo orientale.

L’allestimento prevede anche degli affreschi con immagini che rievocano sia lo skyline della città romana vista dalla villa con il muro di cinta e le torri, sia il giardino e gli spazi verdi che abbellivano questa prestigiosa abitazione.

Completa il percorso un video immersivo che aiuta a capire dove fosse localizzata la villa nel contesto di Tridentum e che propone la ricostruzione virtuale della città romana e dell’edificio. Una serie di fotogrammi che catapultano gli ospiti indietro nel tempo anche grazie alle rare e originali musiche eseguite al cospetto del mosaico di Orfeo con un antico strumento a corda finemente ricostruito.

La Villa di Orfeo è aperta al pubblico dal martedì alla domenica con orario 9.30-13/14-18. Il biglietto d’ingresso, che comprende anche la possibilità di accedere al S.A.S.S. Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas in piazza Cesare Battisti, ha il costo di 5 euro. I bambini fino ai 14 anni e le scuole entrano invece gratuitamente.

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La spiaggia iconica che ti farà vivere la Dolce Vita in vacanza

Sulla sua sabbia bianca hanno passeggiato alcune delle dive più amate di sempre e, se a questo ci si aggiunge che è davvero una location stupenda, allora possiamo capire come mai sia considerata la spiaggia più iconica. Incastrata tra cielo e mare, diventa il set perfetto per sentirsi un vip per qualche giorno, proprio come in un film. E perché non la Dolce Vita?

Lungo la celebre Costa Azzurra, a soli cinque chilometri da Saint-Tropez, si trova la spiaggia di Pampelonne, che si estende nel golfo nel comune di Ramatuelle.

La spiaggia di Pampelonne, iconica e che ti fa vivere la Dolce Vita

La Costa Azzurra è una delle mete predilette delle vacanze: ricca di servizi, scenografie da sogno, locali e con quell’allure francese che fa correre subito la mente a eleganza e classe.

Lungo questo tratto di riviera francese, in cui terra e mare si incontrano, ci sono tantissime località deliziose, ma tra le più amate si devono per forza citare Saint-Tropez e  la spiaggia di Pampelonne, che si trova a soli cinque chilometri di distanza.

Un luogo amato dalle star di tutto il mondo, che ha fatto da scenografia anche a film e scatti mitici. Basti pensare al poster ufficiale della 76esima edizione del Festival di Cannes dove si vede una giovanissima Catherine Deneuve sulla spiaggia di Pampelonne, durante le riprese di La Chamade di Alain Cavalier. Oppure a Brigitte Bardot che, anche qui, ha girato E Dio creò la donna, pellicola che non solo ha avuto il pregio di lanciare la carriera della diva ma anche di rendere questi luoghi iconici. Nel tempo sono stati tantissimi i vip che hanno affondato i piedi sulla sabbia di questa spiaggia bellissima, basti pensare che pare sia stata meta delle vacanze di Paris Hilton, Naomi Campbell e tanti altri.

Un luogo perfetto, dunque, dove vivere ancora oggi la Dolce Vita, in chiave francese.

La spiaggia di Pampelonne, un paradiso dal fascino intramontabile

Ci sono luoghi dal fascino intramontabile, grazie non solo alla loro stupefacente bellezza, ma anche al fatto che sono le mete privilegiate dai vip. Una di queste località è, senza dubbio, la spiaggia di Pampelonne, che si estende per circa sei chilometri, lungo i quali si trovano servizi adatti a tutte le esigenze, inseriti alla perfezione nell’ambiente.

Ovviamente non c’è nulla di più bello del paesaggio: un vero e proprio luogo da cartolina, in cui il gioco dei contrasti è vivace e suggestivo. La sabbia bianca, il mare azzurro e trasparente e, alle sue spalle, si estende rigogliosa la macchia mediterranea: una straordinaria immersione nei colori tipici e più belli della costa francese.

Vicinissima a Saint-Tropez la stupenda spiaggia di Pampelonne

Fonte: iStockPhoto

A pochi cholometri da Saint-Tropez si trova l’iconica spiaggia di Pampelonne

Ci sono tantissimi servizi, adatti a tutti per poter godere di ogni confort e vivere un’esperienza al cento per cento da sogno. Per chi ama, invece, un’esperienza più low cost, si trovano anche spiagge libere.

Ovviamente non mancano i locali cool, del resto la spiaggia di Pampelonne si trova su uno dei tratti di costa più celebri al mondo. Tra quelli che vale la pena visitare si possono citare, ad esempio, Le Club 55, nato proprio nel 1955, è un luogo esclusivo e storico, dotato anche di un negozio con oggetti e capi di abbigliamento che si possono trovare solo lì. Leggendaria anche Tahiti Beach, frequentata da clientela raffinata, la struttura dispone – tra le altre cose – di un ristorante gourmet e di un hotel con 20 camere.

La spiaggia di Pampelonne è suddivisa in cinque settori Moulins, Tamaris, Patch, Barraques e Bonne Terrasse, è dotata di parcheggi in cui è possibile lasciare l’automobile, per poi dirigersi sulla spiaggia, che è molto ampia e pulita.

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Zampilli, scale e visioni mozzafiato: è questa la cascata più bella del mondo

La natura regala le scenografie più belle, gli scorci più emozionanti e gli spettacoli più straordinari. Ci sono alcuni luoghi la cui visione è davvero mozzafiato, in cui la potenza degli elementi si percepisce in tutto il suo incanto. Come nella cascata più bella del mondo, dove i visitatori possono immergersi in un’esperienza che lascia senza fiato: zampilli, scale e poi il rumore dell’acqua che compie un tuffo altissimo. Siamo in Ecuador e, più precisamente a Baños una località che è ricca di cose da vedere e di esperienze da vivere. Tra queste c’è la cascata Pailón del Diablo, maestosa e che colma gli occhi di meraviglia, come quando ci si ritrova proiettati  dentro un’ambientazione da sogno che sembra uscita dalla nostra fantasia.

La cascata di Pailón del Diablo, la più bella del mondo

Contrasti di colori, di suoni e a contatto con la natura selvaggia in un’atmosfera che lascia senza fiato: visitare Pailón del Diablo è un’esperienza da fare, perché è una delle cascate più belle e affascinanti al mondo.

Si trova lungo la Ruta de las Cascadas a Baños in Ecuador ed è una visione mozzafiato, non solo perché la potenza dell’acqua che si lancia dalle rocce è sempre magica, ma perché ci fa immergere in una location da sogno. E visitarla è a tutti gli effetti un’esperienza adrenalinica come solo il contatto con la natura selvaggia può essere.

Il costo per l’ingresso a persona ammonta a circa due dollari, che vale la pena spendere per lasciarsi stupire dall’incanto di un luogo simile. Ovviamente lungo le scale che costeggiano la cascata è praticamente impossibile non bagnarsi, ma questo non fa che accrescerne il fascino. I visitatori possono anche transitare su un ponte sospeso da dove godere di una vista straordinaria e immersiva tra acqua, rocce e il verde degli arbusti che si arrampicano tra le gole e gli zampilli.

La cascata è alta 80 metri e ci sono due sentieri che permettono di raggiungerla, vivendo un’esperienza profondamente emozionante e che mette a contatto con la natura più vera, selvaggia e straordinaria.

Perché si chiama Pailón del Diablo

Ma perché questa cascata si chiama Pailón del Diablo. Sembrerebbe che il nome sia stato scelto per la particolare forma di una roccia che, vista da un punto ben preciso, pare ricordare il volto del Diavolo. Se questo non dovesse bastare, poi, l’acqua quando cade sembra precipitare in una grande padella.

Tutto quello che si può fare a Baños

Baños de Agua Santa in Ecuador è un vero e proprio gioiello, un’area ricca di esperienze da vivere e di luoghi da visitare. Proprio come la cascata Pailón del Diablo che – però – non è l’unica. Lungo la Ruta de las Cascadas ce ne sono tantissime da visitare, tra queste vale la pena citare il Manto de la Novia e la cascata di Agoyán.

La città è nota anche come “porta dell’Amazzonia”, perché l’ultimo grande centro prima di immergersi nella giungla. Inoltre si trova alle pendici del vulcano Tungurahua, che dà il nome all’omonima provincia.

Nota come centro termale, gli abitanti dicono che la sua acqua sia miracolosa, offre anche la possibilità di praticare diverse attività sportive come rafting e giri in bicicletta. Per godere di un’altra vista mozzafiato, poi, basta raggiungere la Casa del Arbol e dondolarsi su una delle spettacolari altalene sospese nel vuoto.

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Lissa, l’isola della Croazia che è un piccolo capolavoro

La Croazia ha la fortuna di essere un Paese costellato di piccoli villaggi da fiaba, lambito da un mare cristallino e pieno di spiagge e calette che sono una più graziosa dell’altra. Tutto ciò potrebbe tradursi in difficoltà quando si tratta di scegliere una precisa destinazione locale in cui trascorrere le proprie vacanze. Per questo motivo abbiamo pensato di raccontarvi di Lissa, un’isoletta così speciale che pare un piccolo capolavoro.

Dove si trova Lissa

Lissa è una deliziosa isola croata che si fa spazio tra le limpide acque del Mar Adriatico. Situata al largo di Spalato, insieme alle “sorelle” Busi (Biševo), Pomo (Jabuka) e Sant’Andrea in Pelago (Svetac), dà vita a un minuto arcipelago che ondeggia a circa 50 chilometri dalla costa dalmata.

Con una superficie di 89,72 chilometri quadrati, è un armonico susseguirsi di coste frastagliate in cui si fanno spazio stupende insenature. Puntellata anche di una lussureggiante vegetazione mediterranea, è culla di produzione di gustosi vini, come il bianco Vugava e il rosso Plavac.

Cosa aspettarsi “dall’ultimo paradiso naturalistico del Mediterraneo orientale”

Lissa, conosciuta anche come Vis, è un luogo che di distingue da tante altre località croate per una condizione davvero particolare: molto spesso qui a dominare è il silenzio. Tutto ciò è dovuto certamente alla sua posizione remota, ma anche perché per molti anni è stata vittima di una chiusura militare.

Vis, isola della Croazia

Fonte: iStock

Lissa, veduta panoramica

Possiamo quindi affermare che Lissa è una delle isole più misteriose e affascinanti delle oltre 1000 che conta la Croazia, una meta ancora abbastanza incontaminata che si può tranquillamente trasformare nella destinazione ideale per chi è a caccia di un’esperienza semplice, ma ricca di natura e tranquillità.

Non molti turisti infatti approdano sulle sue rive, complice la lontananza dalla costa in quanto si impiegano più di due ore di traghetto per attraccarvi. Eppure, tutto ciò le consente di mantenere un fascino davvero unico nel suo genere, tanto da essere stata definita persino “l’ultimo paradiso naturalistico del Mediterraneo orientale” dal WWF.

E no, non è affatto poco, soprattutto se si pensa che è una meta di viaggio ottimale anche per coloro che sono in cerca della buona cucina e del buon vino. Non è un caso che le antiche konoba, ovvero delle ex cantine, siano oggi state mutate in taverne tipiche dove assaporare prelibati piatti di pesce fresco e vini pregiati.

Cosa vedere

Quel che è certo è che Vis è una meta che, prima che sia troppo tardi e che quindi venga invasa dal turismo più di quanto già lo sia, vale la pena conoscere.

La buona notizia è che sull’isola ci sono molti punti di interesse come la stessa città di Lissa, suo porto principale. La piccola “Capitale” è formata da due centri: il Kut, la zona più antica e pittoresca che sembra un intricato labirinto di vicoli lastricati, e Luka, ovvero il porto e la marina.

A unire le due zone cittadine c’è una lunga e suggestiva strada costiera in cui lasciarsi andare a una rigenerante passeggiata che permette di puntare i propri occhi su un panorama che pare incantato. A colpire sono anche le minute casette di pescatori costruite in pietra bianca e sormontate da tetti composti di tegole rosse.

Una località genuina e dove la vita procede a ritmi lenti, senza fretta alcuna. Palazzi seicenteschi dal fascino decadente accompagnano il viaggiatore verso il molo dove sono visibili i resti di una necropoli greca e di terme romane. Voltando lo sguardo sulle colline circostanti, invece, si può notare che spuntano diverse fortezze. Poi ancora il Museo Archeologico di Vis con un’interessante collezione di reperti antichi.

Bellissimo è anche Komiza, un piccolo villaggio di pescatori collegato alla città di Lissa grazie a due strade, una delle quali è particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico.

Komiza, Croazia

Fonte: iStock

Veduta di Komiza

Chiamata Comisa in italiano, è la seconda località turistica dell’isola e prende vita su una baia che si trova ai piedi di un monte. Il posto migliore in cui lasciarsi avvolgere da un’atmosfera che sembra superare lo spazio e il tempo anche grazie a ripide viuzze abbracciate da tipiche case in pietra.

Le spiagge da non perdere

Non si può di certo parlare di Lissa e non pensare alle sue spiagge che ben poco hanno da invidiare a quelle dei tropici. Nella zona di Rukavac, sulla costa meridionale dell’isola, ce ne sono diverse e sono una più emozionante dell’altra. Basti pensare alla Spiaggia Stori Rukovac che è raggiungibile tramite un sentiero che parte dalla strada principale. Si tratta di una baia ricca di grossi ciottoli e in cui è possibile trovare un po’ di ombra naturale sotto una palma.

Interessante è anche la Spiaggia di Srbrena che è forse la più famosa di tutta questa spettacolare isola. Un posticino da non perdere in quanto è una graziosa spiaggia di ciottoli bagnata da un mare azzurrissimo e circondata da un’area verde protetta.

La Baia di Stiniva con i suoi ciottoli non è affatto da meno, anche perché è protetta da imponenti scogliere che si affacciano sulle meraviglie del mare. Poi ancora le Spiagge di Milna e Zaglav, questa volta di sabbia, e situate a non molta distanza l’una dall’altra.

Milna è invece un’altra spiaggia che regala anche uno splendido panorama sulle isole e sugli isolotti che impreziosiscono la zona. Compiendo una suggestiva camminata si può raggiungere la meno affollata Spiaggia di Zaglav, più lontana ma comunque speciale.

Chi predilige la sabbia non deve di certo perdersi la Spiaggia di Grandovac, adatta anche famiglie con bambini piccoli. Infine la Spiaggia di Mala Travna, una minuta insenatura a sud dell’isola che pare uscita da un libro di fiabe.

L’esperienza più emozionante

C’è un’esperienza su tutte che vale assolutamente la pena fare presso Lissa: un’escursione in barca lungo la costa per andare alla scoperta della Grotta Azzurra, situata sull’Isola di Bisevo.

Un’attività da non perdere in quanto si tratta di una delle meraviglie naturali più famose e visitate di tutta la Croazia. E c’è un motivo ben preciso: la caverna sfoggia un’apertura sottomarina attraverso cui, tra le undici e mezzogiorno, passano i raggi del sole che danno vita a degli emozionanti riflessi di luce azzurra.

Le spiagge più belle di Lissa

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Un angolo incantato di Lissa