Nel cuore dell’Appennino umbro-marchigiano, là dove le montagne si rincorrono sfiorando il cielo, si apre uno dei paesaggi più affascinanti d’Italia: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Quarto massiccio montuoso per altezza dopo il Gran Sasso, la Maiella e il Velino-Sirente, regno di vette e vallate, si estende tra le province di Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Perugia, lungo lo spartiacque primario dell’Appennino centrale.
Dal 1993, il territorio dei Sibillini è protetto come Parco Nazionale, uno scrigno che custodisce panorami e itinerari da sogno, borghi d’altri tempi e storie che intrecciano il reale al fantastico. Un luogo da vivere in ogni stagione, tra escursioni, trekking, arrampicate, pedalate in mountain bike, giornate sugli sci o semplici passeggiate immersi in un silenzio che rigenera.
Gli itinerari da non perdere
Per gli amanti del trekking e delle escursioni, il Parco dei Monti Sibillini è un autentico paradiso, dove i sentieri invitano a scoprire paesaggi che cambiano passo dopo passo, vedute che sorprendono, storie antiche che sembrano riaffiorare dal vento e dai sussurri dei boschi. Che siate esperti trekker o semplici appassionati, troverete percorsi capaci di emozionare e stupire.
Gole dell’Infernaccio
Le Gole dell’Infernaccio custodiscono il respiro antico delle montagne. Il fiume Tenna ha scavato nel corso dei secoli un paesaggio che unisce il verde dei boschi al rigore delle pareti rocciose, e crea un ambiente di rara suggestione.
Camminare tra simile gole significa immergersi in un mondo sospeso, dove le “Pisciarelle” (piccole cascate che danzano tra le rocce) regalano scenari da cartolina. La faggeta di San Leonardo accoglie chi passa con frescura e un silenzio avvolgente, mentre il sentiero si snoda verso l’eremo omonimo, oggi chiuso ma ancora custode di spiritualità.
La luce che filtra tra i rami, il fragore dell’acqua, il mutare dei colori rendono l’escursione un’esperienza intima e irripetibile.
Lame Rosse

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Partire dalla diga del lago di Fiastra significa intraprendere un viaggio che alterna la frescura dei boschi di leccio ai paesaggi aperti sulla valle omonima. Il sentiero si inerpica con dolcezza, svelando il Fosso della Regina e conducendo allo spettacolo naturale delle Lame Rosse: qui, pinnacoli di roccia modellati dal tempo si stagliano verso il cielo, canyon dalle forme fantastiche si aprono sotto le scarpe, mentre la luce del sole colora le pietre di sfumature calde e vibranti.
Il terreno, misto di sassi e ghiaia, richiede passo sicuro e un po’ di abitudine ai dislivelli, soprattutto nell’ultimo tratto, dove un ghiaione di circa 200 metri mette alla prova l’equilibrio. Ma tutta la fatica viene ripagata dalla meraviglia che si prova dinanzi all’anfiteatro naturale.
Lago di Pilato da Foce
Il Lago di Pilato è uno di quei luoghi da vedere una volta nella vita. Partendo dalla piccola frazione di Foce, il sentiero risale e attraversa il piano della Gardosa per poi inoltrarsi in una valle dove il silenzio è sovrano.
Ad accogliere l’escursionista è il Lago di Pilato, incastonato tra le rocce come una gemma antica, sorvegliato dalla maestosa presenza del Gran Gendarme. Il paesaggio si carica di magia mentre natura e leggenda si fondono ed evocano storie di negromanti, antiche sibille e misteri mai svelati.
Il lago, unico specchio naturale delle Marche, porta ancora le tracce della sua origine glaciale, e l’acqua, a seconda della luce, sembra tingersi di riflessi rossastri.
Monte Vettore
Salire sul Monte Vettore è un’impresa che regala forti emozioni forti. La partenza da Forca di Presta mostra subito scenari che incantano: a sud si scorgono i Monti Gemelli e i Monti della Laga, mentre salendo lo sguardo si allarga sulla piana di Castelluccio, che da lassù assomiglia a un tappeto ricamato.
Il percorso alterna tratti dolci a salite più decise, e a ogni svolta il paesaggio cambia, svelando cime e vallate, fino a raggiungere i 2.476 metri della vetta. Da qui, lo sguardo spazia libero dall’Appennino fino all’Adriatico, in un colpo d’occhio che toglie il fiato.
La discesa, seguendo lo stesso sentiero, permette di imprimere nella memoria i dettagli di uno straordinario viaggio al di sopra delle nuvole.
Tutto il fascino di Castelluccio di Norcia e di una fioritura incredibile

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Castelluccio di Norcia, incastonato come una perla tra le montagne, è molto più di un semplice borgo: è una meta dove la natura si esprime in tutta la sua forza e poesia.
Le strette stradine, che si arrampicano tra le case addossate l’una all’altra, raccontano di una vita dura, segnata dal freddo e dalla necessità di protezione. Sui muri, un tempo, piccole immagini sacre in ceramica vegliavano sugli abitanti, testimoni di una fede semplice ma radicata.
Da decenni, Castelluccio è la patria degli sport outdoor: dagli escursionisti agli sciatori, dai ciclisti agli appassionati di parapendio, gli amanti dell’avventura trovano uno spazio ideale. Negli ultimi anni, nuove discipline come lo snowshoeing, il bird-watching, il surviving e il trekking con i muli hanno arricchito ancora di più l’offerta di attività disponibili.
E poi c’è la Fioritura. Tra fine maggio e metà luglio, il Pian Grande e il Pian Perduto si trasformano in un’esplosione di colori che sfida ogni immaginazione. Papaveri, genzianelle, narcisi, violette e ranuncoli disegnano geometrie naturali, in un tripudio che cambia ogni giorno.
Flora, fauna e leggende
Il Parco dei Monti Sibillini è un regno dove la natura si esprime ancora libera e selvaggia.
Grazie alle opere di reinserimento, oggi è possibile incontrare il lupo, il gatto selvatico e il camoscio appenninico. I boschi risuonano dei passi furtivi del tasso, della volpe e dell’istrice, mentre il cielo è sorvolato dall’aquila reale, dalla poiana e dal gheppio.
E proprio al Lago di Pilato vive uno degli abitanti più straordinari del Parco: il Chirocefalo del Marchesoni, un minuscolo crostaceo che, con la sua presenza, dona alle acque riflessi rosseggianti e alimenta ancora di più il fascino leggendario dello specchio lacustre.
Tra le praterie e i boschi, una flora preziosa veste il paesaggio: orchidee rare, anemoni alpini, stelle alpine, castagni, faggi e carpini disegnano scenari mutevoli e incantevoli e offrono rifugio e frescura nelle calde e assolate giornate estive.
E poi ci sono le leggende, come quella della Sibilla Appenninica, che avrebbe trovato rifugio nella grotta che porta il suo nome, o quella del Lago di Pilato, dove si narra che il corpo del procuratore romano abbia trovato l’ultima dimora, tingendo per sempre le acque di rosso.