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5 tradizioni di Natale, dal mondo, che lo renderanno incantato

Il countdown è ormai agli sgoccioli, e questo vuol dire che è giunto il momento di ultimare i preparativi per la notte più magica dell’anno. Le cose da fare sono ancora tantissime, lo sappiamo, sopratutto in Italia dove a mantenere salde le tradizioni ci pensano i capi famiglia

Alberi e presepi sono già stati montati, dentro e fuori casa, per illuminare di magia e d’incanto tutti i giorni dell’Avvento. Insieme a loro anche tutta una serie di usanze e tradizioni che vengono tramandate da generazione in generazione nel BelPaese e non solo.

Anche nel resto del mondo, infatti, ci sono tutta una serie di rituali di incredibile meraviglia che le persone si apprestano a vivere e a condividere. I festeggiamenti del Natale sono tanti, e tutti diversi tra loro, perché si adattano alle storie, alle origini e alle tradizioni delle diverse popolazioni. Noi abbiamo individuato 5 tradizioni di Natale, che provengono da ogni parte del mondo, che possiamo fare nostre, per rendere questo momento ancora più magico.

Tradizioni di Natale dal mondo: le più belle

I krampus, la banda dei 13 babbi Natale, l’usanza di regalare libri e poi, ancora, la capra di Gävle. Sono tante, anzi tantissime, le tradizioni natalizie che provengono dal mondo e da territori più o meno lontani. Alcune di queste sono magiche, altre più bizzarre e stravaganti, ma tutte hanno in comune il medesimo obiettivo: quello di trascorrere un Natale indimenticabile.

Elencare tutte le usanze provenienti dal mondo, e che affondano le origini in secoli lontani o in tempi più recenti, è quasi una missione impossibile. Per questo abbiamo deciso di parlarvi di quelle che secondo noi sono le tradizioni di Natale più belle di sempre, le stesse delle quali possiamo appropriarci per celebrare il periodo più magico dell’anno.

Nascondiamo le scope

Arriva dalla Norvegia una delle tradizioni di Natale più bizzarre del mondo, quella di nascondere le scope la sera del 24 dicembre. Secondo le antiche credenze territoriali, infatti, streghe cattive e fattucchiere uscirebbero dai loro nascondigli proprio durante la notte della Vigilia muovendosi a cavallo di una scopa. Un trucco per proteggersi da queste, e dalle loro malefatte, però c’è: nascondere le scope nei posti più improbabili così da impedirgli di spostarsi da una parte all’altra del Paese.

Le ragnatele sull’albero

Un’altra tradizione molto bizzarra che possiamo fare nostra arriva direttamente dall’Ucraina. Qui, infatti, grandi e bambini sono soliti decorare gli alberi di Natale con delle ragnatele finte come simbolo di buon auspicio. L’usanza affonda le sue origini in una leggenda antichissima che parla di una donna che, vivendo in povertà, non potè addobbare l’albero per i suoi bambini. A farlo, però, ci pensarono dei ragni, che vedendo i bambini tristi, scelsero di tessere eleganti ragnatele e di porle sull’albero.

Il cetriolo di Natale

Dallo spirito natalizio che appartiene ai territori tedeschi, lo sappiamo, non possiamo che prendere ispirazione. È proprio da qui, infatti, che provengono le più incantate tradizioni di Natale, ma anche le più bizzarre. Sapevate che tra gli addobbi dell’albero, in Germania, spesso compare anche un cetriolo? Il bambino che lo trova per primo avrà diritto a un regalo in più.

Regalare un libro a Natale

È una delle tradizioni di Natale più belle di sempre e proviene direttamente dall’Islanda. Si tratta dello Jólabókaflód, che tradotto letteralmente vuol dire inondazione di libri. L’usanza vuole che i cittadini si scambino libri durante la notte della Vigilia per poi trascorrere il Natale leggendo.

Il pollo fritto

È un’usanza culinaria davvero insolita, quella che arriva dal Giappone, e che si ripete ogni anno durante la cena della vigilia di Natale. Niente menù elaborati, panettoni o pandori per i giapponesi, ma solo ed esclusivamente pollo fritto. L’idea è nata negli anni ’70 dalla catena KFC, celebre catena di fast food, ed è stata accolta con molto entusiasmo dai cittadini, tanto che ogni anno quasi 4 milioni di giapponesi scelgono di mangiare il pollo fritto e nient’altro.

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Jólasveinar: la banda dei Babbi Natale ha iniziato il suo viaggio

Il viaggio più magico dell’anno sta per cominciare e non ci resta che metterci comodi e seguirlo a distanza. Sì perché a differenza delle altre volte non siamo noi i protagonisti di questa avventura incantata, ma è il papà più generoso del mondo, che a bordo della sua slitta trainata dalle renne si prepara a questo giro del globo per consegnare i doni a tutti i bambini durante la notte di Natale.

Possiamo comunque seguire e inseguire le tracce di Babbo Natale grazie a tutta una serie di strumenti digital come Santatracker, uno strumento messo a disposizione da Google LLC che consente agli utenti di monitorare l’itinerario di Babbo Natale, oppure Santatelevision, una speciale Web tv che trasmette in diretta streaming le immagini del villaggio di Santa Claus a Rovaniemi, e tutte le attività che vengono svolte durante il giorno, compresi i preparativi della grande avventura.

Ma c’è un altro viaggio che potete seguire idealmente quest’anno, un’avventura che non riguarda Santa Claus, ma una banda dei Babbi Natale composta da 13 creature. Si tratta degli jólasveinar, e il loro viaggio è già cominciato.

Il viaggio degli jólasveinar

Il loro nome è jólasveinar e a meno che non abbiate vissuto in Islanda probabilmente non ne avete mai sentito parlare. Ed è un peccato perché queste buffe creature sanno essere molto generose, a patto che siate stati buoni durante l’anno, s’intende.

Gli jólasveinar sono i ragazzi del Natale, 13 fratelli provenienti direttamente dal folklore natalizio islandese che da sempre fanno compagnia agli adulti e ai bambini durante il periodo dell’Avvento. Durante l’anno vivono in montagna, tranne da dicembre a gennaio quando, ogni giorno, uno di loro scende in pianura per consegnare i regali ai bambini.

Il loro aspetto non è sempre rassicurante, gli jólasveinar infatti sono rappresentati come piccoli folletti o orchi, e sono semore abbigliati da contadini. Il loro viaggio non si svolge solo nella notte di Natale, come quello di Santa Claus. A partire dal 12 dicembre uno alla volta scendono dalle montagne dove vivono per raggiungere la popolazione.

Hanno un carattere molto particolare e sono dispettosi, quindi prima della consegna dei doni preferiscono combinare qualche scherzo per lasciare le loro tracce. L’ultimo degli jólasveinar scende dalle montagne il 6 gennaio, concludendo ufficialmente le feste natalizie.

Le origini di questa bizzarra banda dei Babbi Natale sono antiche, e non sempre confortanti. Prima, infatti, si credeva che gli jólasveinar fossero cattivi e che giungessero in città solo ed esclusivamente per spaventare i bambini. Ma sarà che a Natale si diventa più buoni, e con il tempo più saggi, che alla fine gli jólasveinar si sono addolciti. Sono sempre dispettosi, intendiamoci, però sono buoni, al punto tale che nella tradizione islandese queste creature hanno preso il posto di Babbo Natale.

Come incontrare la banda dei Babbi Natale islandesi

Incontrare gli jólasveinar non è così semplice. Proprio come Babbo Natale, infatti, questi folletti vestiti da contadini non amano farsi vedere dagli altri. Arrivano di notte per rubare il cibo (meglio quindi fargli trovare un piatto pronto), per fare questo scherzo e infine per lasciare anche un regalo ai più piccoli.

La tradizione che prevede di collocare vicino alla finestra una scarpa, meglio ancora se di grandi dimensioni. Se si è stati buoni, in quella calzatura, troverete il giorno dopo un dono consegnato direttamente da uno degli jólasveinar. In caso contrario, invece, troverete al suo posto una patata cruda.

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Capodanno in piazza: gli eventi più belli d’Italia

Cosa fai a Capodanno“? Una domanda che ci siamo sentiti rivolgere tutti (e pure troppe volte nella vita) alla quale però, spesso, non siamo riusciti a dare risposta. Quest’anno, però, c’è una buona notizia: dopo due anni di fermo a causa nelle restrizioni dettate dal Covid ritornano gli eventi nelle piazze italiane che, nei fatti, sono perfetti soprattutto per chi non sa cosa fare o chi vuole decidere all’ultimo momento. Allo stesso modo, però, sono anche appuntamenti che invitano a fare un viaggio festivo in determinate località.

Complice la normalità che stiamo vivendo dopo un biennio da dimenticare, quest’anno il Capodanno in piazza ci sarà un po’ ovunque in tutta Italia. Per questo motivo, abbiamo deciso di selezionare gli eventi più belli dello Stivale, isole comprese.

Capodanno in piazza nel Nord Italia: cosa fare

Bologna, vero e proprio spettacolo dell’Emilia-Romagna, torna a festeggiare l’arrivo del nuovo anno con un’antica tradizione: il Rogo del Vecchione, un enorme fantoccio riempito di petardi.

Ciò vuol dire che il 31 dicembre, a partire dalle ore 22:00, inizierà la festa dell’ultimo dell’anno sul Crescentone con il tradizionale Rogo del Vecchione ma accompagnati da Udendo (discorso per sola voce sospesa a sorpresa) di Alessandro Bergonzoni in un progetto artistico inedito appositamente composto, che si alternerà alla musica di Laura Gramuglia e PopPen djs in consolle.

A mezzanotte spaccata, invece, si potrà assistere al vero e proprio rogo del Vecchione d’artista ‘Vecchio come una torre’ del collettivo Parasite 2.0 che si presenterà come una scenografia teatrale che fa eco al contesto urbano di Piazza Maggiore. Inoltre, rappresenta in un unico manufatto due vere e proprie icone bolognesi: il Vecchione e la torre.

Capodanno 2023 bologna

Fonte: iStock – Ph: Teferi Kassa

Il capodanno di Bologna

Un altro Capodanno in piazza da non perdere è quello di Brescia, città che quest’anno si fa in quattro: in Piazza Loggia suoneranno Paolo Belli & The Big Band, in Piazza Tebaldo Brusato saliranno sul palco Leonardo Manera e gli Inadatti Band, all’Auditorium San Barnaba ci sarà invece il Quartetto The Euphoria mentre al Teatro Sociale si esibirà Oylem Goylem con Moni Ovadia. Insomma, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Un’altra ottima idea per festeggiare l’arrivo del 2023 è raggiungere Torino. In questa magica città del Piemonte, infatti, il Capodanno si festeggerà nella travolgente cornice di Piazza Castello con musica dal vivo di artisti che mantengono un forte legame con il capoluogo.

Ciò vuol dire che ci saranno i Subsonica, band ormai molto nota per lo stile che va dall’underground all’alternetive rock; Willie Peyote; gli Eugenio in via di Gioia, Beba, Ginevra, Cantafinoadieci. A condurre la serata sarà Sara D’Amario.

Capodanno in piazza in Centro Italia: gli eventi più belli

Anche chi deciderà di passare il Capodanno in Centro Italia avrà tanti eventi a cui partecipare. La prima città che vi consigliamo di visitare è Roma, dove quest’anno la location sarà d’eccezione: Via dei Fori Imperiali. Qui saliranno sul palco diversi artisti italiani come Elodie, Franco 126, Madame e Sangiovanni.

Rds 100% Grandi Successi sarà la radio ufficiale che accompagnerà il pubblico verso il 2023 a partire dalle 21:30. A condurre la serata saranno Francesca Romana D’Andrea e Filippo Ferraro.

Non da meno i festeggiamenti di Firenze dove le piazze in cui attendere il nuovo anno sono più di una. Nel dettaglio: un imperdibile concerto gospel in Pizza del Duomo, un concerto di musica classica in Piazza Santa Maria Novella e il concertone con Baby K e Francesco Renga – ed altri altri artisti – in Piazzale Michelangelo.

Possibilità anche per chi desidera ballare in strada: il concerto di musica elettronica, di danza aerea e acrobazie in Piazza della Signoria.

firenze capodanno 2023

Fonte: iStock

Il Capodanno a Firenze

Infine, un altro luogo del Centro Italia perfetta per celebrare l’anno nuovo è Piazza alla rotonda Giorgini di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. A partire dalle 22:00 sarete intrattenuti dalla Family Show live band e dai Capitolo Zerø.

Subito dopo sarà il momento di avere alla console di un ospite di eccezione: Dj Fargetta. Il programma musicale proseguirà il primo dell’anno sempre in Piazza Giorgini a partire dalle 16:30.

Capodanno in piazza nel Sud Italia: dove andare

Torna il Capodanno nella meravigliosa Piazza del Plebiscito di Napoli, dove sono previsti 3 giorni di eventi condotti da Belen e Stefano De Martino. A salire sul palco il 31 ci saranno artisti come Clementino, Biagio Izzo, Gianni Simioli, Lina Sastri, Andrea Sannino, Rosario Miraggio e Gianluca Capozzi. Dopo la mezzanotte, la festa continuerà con il dj set di Daniele Decibel Bellini, il concerto del rapper Lucariello e il live di Franco Ricciardi.

Poi ancora Bari, in Puglia, dove organizzare in concertone sarà Radio Norba e lo farà in Piazza Libertà. Si partirà alle 21:30 e si arriverà fino a notte inoltrata. È sicura la partecipazione del giovane cantante milanese Rkomi, dei Rappresentanti di Lista e del gruppo salentino i Boomdabash. Ma altri cantanti potrebbero aggiungersi.

E dopo la mezzanotte sarà il momento dei Dj di Radio Norba e di Radio 105 che intratterranno e faranno ballare il pubblico.

Poi ancora Piazza Castello di Matera dove dalle 23:00 all’1:30, salirà sul palco Gigi d’Alessio con le canzoni più belle del suo repertorio. Non è escluso, inoltre, che il cantautore napoletano proporrà alcune cover di celebri artisti come Claudio Baglioni.

La serata proseguirà poi con l’animazione di Radio Norba e dei DJ.

Matera capodanno 2023

Fonte: iStock

Matera a Capodanno

Capodanno nelle Isole maggiori d’Italia: cosa fare

Tanti eventi anche nelle nostro Isole maggiori e a partire da Alghero, in provincia di Sassari, dove il nuovo anno verrà accolto in piazza in compagnia di Lazza e Max Pezzali. Il concerto di Lazza, tra i nomi più noti della scena rap contemporanea, andrà in scena in Riviera del Corallo venerdì 30 dicembre, anticipando così lo show di Max Pezzali che salirà sul palco il 31 in quella che sarà la notte più lunga dell’anno.

Poi ancora Agrigento, in Sicilia, che vedrà sul palco di Piazza Marconi Achille Lauro, con uno speciale Dj Set. Ma tanti altri numerosi eventi prenderanno vinta nell’intera fascia costiera che va da Selinunte a Gela.

Infine, vi consigliamo di fare un salto Palermo dove saranno Francesco Gabbani, la Sicily Pop Orchestra, con la partecipazione di Mario Incudine e Alessio Bondì e gli Shakalab, a farci sentire la loro musica il 31 dicembre 2022 a Piazza Politeama. In apertura anche le esibizioni delle artiste e artisti siciliani Esdra, Bruna e Kid Gamma.

palermo capodanno 2023

Fonte: iStock

Palermo durante le festività
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Cosa visitare nei dintorni della città di Torino

Riscoperta negli ultimi anni come meta turistica, Torino ha davvero un fascino speciale. I suoi palazzi eleganti in stile Liberty, i larghi viali, i portici e l’atmosfera chic ricordano un po’ lo stile parigino. D’altronde, la città piemontese è stata anche capitale d’Italia, dal 1861 al 1865, e quell’allure regale si respira ancora oggi. Un’aria chic che si ritrova pure nei caffè e nella ricchezza dei musei, come il celeberrimo Museo Egizio e Palazzo Reale che sorge in Piazza Castello.

E poi ci sono lo spettacolo delle Alpi, che la racchiudono come a proteggerla, e del Po, che scorre lento e maestoso proprio nel centro. Insomma, la città è una destinazione perfetta per una piccola vacanza, in tutte le stagioni dell’anno. Ma è anche la base ideale per una gita fuori porta da Torino.

Cosa visitare nei dintorni della città di Torino  

È facile organizzare una gita fuori porta a Torino, dato che le bellezze – e le bontà – a breve distanza dal capoluogo non mancano di certo. Nell’arco di pochi chilometri di viaggio si trovano famose testimonianze storiche e culturali, come la Sacra di San Michele, e territori legati a doppio filo con la migliore enogastronomia italiana. È un peccato mortale non concedersi un tour nelle Langhe, alla scoperta dei vitigni del Barolo e del Barbaresco, così come privarsi di un assaggio del pregiato tartufo. Alba, Monforte d’Alba, la regione del Canavese sono solo alcuni dei luoghi da visitare nel corso di escursioni giornaliere o addirittura da declinare in un weekend fuori porta Torino.

Idee per una gita fuori porta Torino

Cultura o gola? Sacro o profano? Per una gita fuori porta a Torino non c’è davvero che l’imbarazzo della scelta. Certo, a brevissima distanza dal centro città ci sono tesori incredibili come la Venaria Reale, l’immenso complesso di palazzi e giardini dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1997 o il Parco del Valentino, polmone verde di Torino e primo parco pubblico d’Italia, con il romanticissimo Castello del Valentino.

Ma è spostandosi un po’ di più che ci si può immergere nel cuore del Piemonte, quando le colline non sono ancora montagne e regalano bellissimi panorami, ottimi vini e testimonianze risalenti al Medioevo. Le distanze sono relativamente contenute e tanto si può fare e vedere anche in poco tempo. Con un minimo di organizzazione, un tour enogastronomico nelle Langhe o una salita alla Sacra di San Michele diventano un bellissimo tema per una gita fuori porta a Torino.

La Sacra di San Michele, nel mondo de Il Nome della Rosa

Chi non ha letto – o almeno visto il film con Sean Connery – de Il Nome della Rosa, il capolavoro di Umberto Eco? Ecco, la Sacra di San Michele è l’abbazia che ha ispirato l’intera ambientazione, e già per questo merita la visita. Al di là delle passioni di bibliofili o cinofili, questo monastero situato a una quarantina di chilometri da Torino è un autentico spettacolo. Considerata uno dei più fulgidi esempi di architettura romanica in Europa, la Sacra di San Michele sorge sulla vetta del Monte Pirchiriano e domina la vallata della Val di Susa con panorami mozzafiato sulle Alpi.

La sua costruzione ebbe inizio a partire dal 983 e nel corso dei secoli ha accolto le tombe di diversi membri di casa Savoia. Come la sua omologa a Monte Sant’Angelo, sul Gargano, è consacrata all’arcangelo Michele. Pare che facesse parte di un lungo pellegrinaggio dedicato all’arcangelo che dalla Puglia toccava appunto il Piemonte per poi concludersi dopo 2.000 chilometri a Mont Saint Michel, in Francia.

Per circa duecento anni, e sino alla fine del XIV secolo, la Sacra ha ospitato un monastero benedettino. Il primo impatto con l’abbazia è davvero mozzafiato: vuoi per la posizione – sopraelevata ad abbracciare l’intera valle, con la Dora Riparia che la attraversa fra boschi e foreste – vuoi per la maestosità dell’edificio.

Una delle principali particolarità della costruzione è la Porta dello Zodiaco, un portale in marmo del XII secolo riccamente decorato con immagini di putti. Per raggiungere la porta, però, occorre superare i 243 gradini della cosiddetta Scala dei Morti. Deve il suo nome al fatto che è bordata da nicchie e tombe nelle quali un tempo erano conservati i corpi dei monaci benedettini defunti. Comunque sia, l’esperienza merita sicuramente una gita fuori porta da Torino. Per non perdersi nella valle, è interessante l’opzione dei tour guidati che partono direttamente dal capoluogo piemontese. Niente stress, solo belle scoperte!

Monforte d’Alba, a caccia di tartufi 

Le Langhe sono un’autentica fucina di bontà. Questo territorio, che di dipana tra le colline comprese tra le province di Cuneo, Asti e Alessandria, regala tesori come i tartufi e i celebri vini piemontesi. Merita almeno una gita fuori porta da Torino, o ancora meglio un weekend, per scoprirlo e “degustarlo”.

Per chi ha poco tempo, l’indicazione migliore è quella di prenotare un’escursione da Monforte d’Alba che abbini sia l’esperienza della caccia al tartufo con esperti “cacciatori” locali a una degustazione di Barolo. In poche ore sarà possibile concedersi il meglio: imparare a scovare e a recuperare i tartufi seguendo i segreti dei professionisti, con gli immancabili cani addestrati, per poi ascoltare dalle loro parole tutti i misteri su questo prezioso frutto della terra.

I cacciatori, durante l’esplorazione nel bosco, spiegano come, dove e perché crescono i tartufi in questa zona del Basso Piemonte e quali sono le differenze fra tartufo nero e bianco. Dopo questa lunga passeggiata, sarà piacevolissimo concedersi una pausa rigenerante in una tipica azienda vitivinicola, dove partecipare a una visita dei vigneti con un enologo. Per finire in bellezza, niente di meglio che una degustazione in cantina per assaggiare i più famosi vini locali, compreso l’immancabile Barolo.

Nelle terre del Barolo e del Barbaresco

Un classico dei classici: la gita fuori porta da Torino che conduce fra i vigneti del Barolo e del Barbaresco, per una full immersion in questi pregiati “rossi”. Basta meno di un’ora di viaggio dal capoluogo per immergersi nei bellissimi centri delle Langhe dove vengono prodotti questi due celebri vini. Che, nonostante provengano dallo stesso vitigno – il Nebbiolo – e da due aree geografiche contigue, sono però diversi per gusto, struttura, profumo e “carattere”.

Il Barolo, infatti, viene prodotto esclusivamente sulle colline di 11 comuni delle Langhe occidentali: Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi. Il Barbaresco, invece, nasce in un territorio piccolissimo, quello compreso tra tre comuni – Barbaresco, Treiso, Neive e San Rocco frazione di Alba.

La differenza fra i due è data appunto dalla composizione del terreno: vale la pena assaggiarli a casa loro, nelle cantine dove vengono prodotti e fatti invecchiare in enormi botti. Una degustazione dei vini piemontesi è un’ottima idea per una gita fuori porta da Torino, anche per scoprire i bellissimi centri medievali della zona, quasi tutti punteggiati da antiche torri. Dovunque si decida di fermarsi per una sosta golosa, c’è una certezza: si mangerà e si berrà benissimo!

Nel Canavese, castelli e buona tavola

Castelli, fortezze, la collina che diventa montagna e una cucina tradizionale che sa accontentare tutti: è quello che promette, e mantiene, il Canavese. Ancora poco battuto dal grande turismo, il Canavese è una regione storico-geografica che si sviluppa fra Torino e la Valle d’Aosta e, verso est, il Biellese e il Vercellese. In una giornata è possibile effettuare una gita fuori porta da Torino: la zona è molto interessante sotto il profilo geografico e paesaggistico, perché è ricca di laghi, colline, boschi e castelli. Inoltre, vanta una storia antichissima, dato che è stata un crocevia per gli eserciti, i mercanti e i pellegrini lungo la Via Salaria e la Via Francigena attraverso la valle del Monte Bianco e delle Alpi Graie per raggiungere Torino.

Una delle meraviglie della regione è la Serra Morenica di Ivrea, una delle più grandi colline moreniche del mondo, dove prosperano i vitigni che danno origine ai vini Carema Nebbiolo e Caluso Erbaluce. Anche la città di Ivrea merita una sosta: il borgo storico, di impianto medievale su una collina, è perfettamente conservato ed è patrimonio dell’Unesco. Il monumento simbolo è sicuramente il Castello Sabaudo o Castello delle Tre Torri, celebrato anche dal Carducci.

Ma l’intera zona è punteggiata di fortezze e manieri, come il Castello Ducale di Agliè o il Castello di Masino. Dopo il bello, ci si merita anche il buono: i tour privati alla scoperta del Canavese prevedono soste golose in cantine e ristoranti tipici per assaggiare le specialità tradizionali. Nel menù non possono mancare salumi e formaggi di pascolo alpino, gli involtini “Caponet” di verza con carne, cipolle ripiene con amaretto, la zuppa di erbe selvatiche “ajucche” servita con pane e la “bagna càuda”, la rinomata salsa a base di acciughe utilizzata come intingolo per le verdure fresche. Altrettanto immancabili gli assaggi di vino, con degustazioni guidate da enologi esperti: quando si dice viaggiare per piacere!

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Strenne di Natale per gli amanti dei viaggi

Se c’è un periodo dell’anno in cui abbiamo tempo per leggere un buon libro questo è Natale. E quale migliore occasione per regalare o farsi regalare un libro. Se siete appassionati di viaggi e volete farvi ispirare per organizzare la prossima partenza, ecco alcuni libri che fanno al caso vostro.

“I viaggi della vita. Le 225 mete più emozionanti del mondo”

Dalle montagne più imponenti agli spettacolari panorami oceanici, dalle foreste pluviali ai monoliti preistorici, gli esperti di viaggio e i fotografi del National Geographic presentano un tour tra le meraviglie del mondo.

Sono oltre 200 le località, famose e sconosciute, naturali oppure opere dell’uomo, descritte nel volume illustrato “I viaggi della vita. Le 225 mete più emozionanti del mondo”. Pagina dopo pagina, scopriamo luoghi leggendari, spettacolari o importanti realizzazioni umane. Come l’eccezionale cascata Hi’ilawe alle Hawaii, alta come un grattacielo di 120 piani e raggiungibile con la strada più ripida del mondo oppure l’isola norvegese di Spitsbergen, nel cui paesaggio alieno la NASA simula le future missioni su Marte.

Grazie anche alle esaurienti informazioni pratiche fornite per ogni località, questo volume è di ispirazione sia per chi ama scoprire il mondo dalla propria poltrona sia per i viaggiatori più intrepidi e avventurosi.

“EVERYCOUNTRY: Viaggio in tutte le 193 nazioni del mondo, dall’Afghanistan allo Zimbabwe”

Un’avventura lunga nove anni, senza comodità, con il solo bagaglio a mano, passando dai -58°C della Jacuzia – il posto più freddo del mondo – al Sahara Occidentale, da una “maratona segreta” in Afghanistan sotto agli occhi dei Talebani per sostenere le donne, fino a imbarcarsi su una nave container per Kuala Lumpur.

L’autore di “EVERYCOUNTRY: Viaggio in tutte le 193 nazioni del mondo, dall’Afghanistan allo Zimbabwe”, Flavio Ferrari Zumbini, è stato derubato, picchiato, ha contratto la malaria, si è dovuto fingere missionario e consulente petrolifero.

Un diario di viaggio lontano dagli stereotipi, per farsi un’idea dell’altro 95% del mondo, cioè quello delle persone che non vivono nelle grandi città dell’Occidente.

Un libro per chi vuole partire – da zero -, riflettere liberamente, trovare stimoli e vincere la paura del viaggio, scoprire nazioni di cui talvolta non si conosce neppure il nome.

“Breve atlante dei fari in capo al mondo”

Uno straordinario viaggio geografico – e letterario – alla scoperta dei fari più remoti del mondo. Sentinelle che si tengono ben salde ai loro scogli, i fari sono veri e propri monumenti ai segreti del mare e del tempo. Difficile non rimanere affascinati da queste silenziose vedette.

L’autore, González Macías, ha voluto inseguire il loro richiamo luminoso fino in capo al mondo, per raccogliere le storie di 34 tra i fari più remoti. In questo insolito atlante popolato da eroici guardiani si fanno continuamente incontri eccezionali: con Edgar Allan Poe alle prese con il suo ultimo manoscritto su un faro misterioso, con Nelson Mandela intento a ritrarre il faro di Robben Island, l’isola dove ha vissuto da detenuto per quasi vent’anni, o ancora con Virginia Woolf, che da bambina ammira il faro di Godrevy, luogo che avrebbe ispirato uno dei più grandi romanzi del Novecento.

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Castiglion Fiorentino, un borgo di origini antichissime

Immerso nella Valdichiana Aretina, in Toscana, sorge uno dei borghi medievali più affascinanti della zona, Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo. Un luogo dalle origini antichissime, pieno di fascino e di testimonianze di un’epoca passata ma mai dimenticata.

Un borgo abitato fin dai tempi degli Etruschi, tanto che proprio la valle in cui è sito, venne sfruttata ampiamente da questo popolo, fino a essere definita il “granaio dell’Etruria”. E che, in seguito, venne abitato da altre popolazioni risalenti all’epoca romana, le cui tracce sono state rinvenute grazie ai tanti scavi archeologici compiuti tra queste terre cariche di storia e di bellezza.

Le tracce di un maestoso passato

Testimonianze che mostrano un passato antico ma fiorente, tra cui spicca la cinta muraria medievale del borgo di Castiglion Fiorentino, che ancora oggi si conserva quasi in modo intatto, affascinando chiunque la osservi e donando a questo luogo delle atmosfere cariche di suggestione e ferme nel tempo.

Un luogo che, proprio per la sua storia e per le sue antichissime origini, merita di essere scoperto e visitato in ogni sua parte. Magari partendo dalla Porta Fiorentina, l’antico accesso nord sito al centro del borgo e della sua parte storica. Un ingresso da cui immergersi totalmente tra le meraviglie architettoniche di questa piccola perla medievale tutta da scoprire. Una volta entrati nel paese, infatti, si arriva alla piazza del borgo e alla Chiesa di San Francesco, una costruzione di origine romanica che presenta alcuni dettagli in stile gotico, assolutamente da vedere e che vi saprà sorprendere e conquistare subito.

Ma non solo. Un altro edificio religioso da ammirare e scoprire è la Chiesa di Sant’Angelo. Un’opera architettonica di grande valore, al cui interno è possibile osservare alcuni oggetti di oreficeria risalenti al XIII secolo oltre a una grande quantità di dipinti di artisti come Taddeo Gaddi, Bartolomeo della Gatta, Margarito e Giorgio Vasari.

Arte e sapori

Altro edificio storico che vale la pena di visitare passeggiando tra le antiche strade di Castiglion Fiorentino, è il caratteristico loggiato cinquecentesco del Vasari. Un’opera datata al 1513, sita esattamente di fronte al Palazzo Comunale del borgo e da cui è possibile godere di un meraviglioso panorama che comprende la vastità paesaggistica della Val di Chio, tra la Valtiberina e la Valdichiana.

E poi ancora musei, vicoli sospesi nel tempo, edifici dalle tracce storiche ancora ben visibili e la bellezza unica del Teatro Comunale. Un struttura assolutamente da visitare, costruita a tre ordini di palchi e che dona la possibilità di ammirare alcune decorazioni di origine ottocentesca e in cui spiccano dei preziosi e raffinati stucchi dorati e l’estrema eleganza dei marmi.

Una vera perla di Castiglion Fiorentino che, unita alle tante testimonianze storiche di varie epoche e popoli che vi hanno abitato, rende questo borgo un vero scrigno di tesori da scoprire e da cui farsi conquistare passo dopo passo. Per un viaggio in Toscana nella storia che vi lascerà senza parole ma pieni di stupore. E in cui poter godere anche delle tante eccellenze gastronomiche legate alla tradizione del luogo, tra vini rossi, bianchi e rosati e i tanti sapori del passato, magistralmente portati ed esaltati nel presente di questo borgo dal fascino unico.

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Scambiarsi i regali davanti a un albero di Natale all’uncinetto: succede in Italia

È arrivato il momento di organizzare gli ultimi e straordinari viaggi dell’anno, gli stessi che ci conducono nelle città di tutto il mondo che in occasione del Natale si sono trasformate in cartoline di immensa bellezza.

Le cose da fare e da vedere durante le feste sono tantissime, e tutte sono destinate a incantarci. Mercatini iconici, alberi maestosi e scintillanti, decorazioni sontuose e poi passeggiate tra luci sfavillanti che illuminano i parchi urbani e i percorsi cittadini: il miracolo di Natale è ovunque. Ma per diventare i protagonisti di un racconto incantato, questo è certo, non abbiamo bisogno di andare poi così lontano, perché anche il BelPaese ospita atmosfere davvero straordinarie.

E se è un Natale al di fuori dell’ordinario che volete vivere quest’anno, allora vi consigliamo di organizzare al più presto un viaggio in Friuli-Venezia Giulia, perché è qui che è possibile scambiarsi i regali con le persone a noi care davanti a un albero meraviglioso, realizzato completamente all’uncinetto.

Un Natale all’uncinetto

È un Natale inedito, originale e sorprendente quello che si può trascorrere nella città di Gemona quest’anno. Nel comune italiano situato alle pendici delle Prealpi Giulie, nel cuore della regione Friuli-Venezia Giulia, è stato allestito uno scenario di immensa bellezza che invita cittadini e viaggiatori di tutto il mondo a trascorrere le feste in maniera straordinaria, immersi in una cornice incantata.

Il 18 dicembre, infatti, è stata inaugurata l’edizione 2022 del Natale all’uncinetto che, come il nome stesso suggerisce, ha portato in scena questo dicembre una delle più affascinanti tradizioni territoriali riempiendo di magia il Natale in città. Protagonisti assoluti della scena urbana sono un albero di Natale e una grande palla, alta quasi quattro metri, completamente realizzati con le classiche granny square, mattonelle della nonna create con la tecnica dell’uncinetto.

Il risultato, come si evince dalle foto, è estremamente affascinante e noi non abbiamo dubbi a riguardo: è questo lo sfondo più suggestivo per scattare le più belle cartoline di questo Natale.

Natale all'uncinetto, Gemona

Fonte: Renzo Castellani

Natale all’uncinetto, Gemona

Natale a Gemona, tra alberi e decorazioni straordinarie

Per vivere tutta la magia del Natale all’uncinetto, occorre raggiungere palazzo Botòn, uno dei più celebri esempi di architettura veneta in città. È proprio qui che sotto la loggia sono stati accesi l’albero di Natale e una grande palla completamente realizzati all’uncinetto con l’impiego di migliaia di granny square.

Il progetto, lanciato dal Comitato Borgate del Centro Storico di Gemona, ha proposto anche per quest’anno tutta una serie di elementi scenografici che trasformano la città in un magico racconto di Natale. Tra le vie del centro storico, infatti, ci sono trenta alberi di Natale, di diverse dimensioni, decorati con piccole mattonelle, palline, alberelli, angioletti, stelline e ninnoli vari, realizzati rigorosamente all’uncinetto.

Tutti gli allestimenti natalizi che oggi rendono Gemona più magica che mai, sono stati realizzanti con oltre diecimila mattonelle arrivate da tutta Italia e anche dall’estero per supportare e celebrare il Natale all’uncinetto. Imperdibili, come abbiamo anticipato, sono l’albero e la grande palla che campeggiano nella loggia del palazzo Botòn.

Fermatevi qui per scattare selfie originali e inediti, e prendetevi del tempo per entrare dentro la grande palla di Natale e scambiarvi i regali con le persone che amate.

Natale all'uncinetto, Gemona

Fonte: Renzo Castellani

Natale all’uncinetto, Gemona
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È stata appena scoperta una città perduta

Sotto terra si celano ancora tantissime sorprese che possono aiutarci a ricostruire, tassello dopo tassello, le più antiche civiltà del passato. E a volte queste testimonianze sono davvero incredibili: di recente, gli archeologi hanno scoperto delle rovine che potrebbero finalmente provare l’esistenza di una città fino ad oggi considerata leggendaria.

Turchia, scoperta la città di Zippalanda

È avvenuta una nuova scoperta che porta la firma italiana, dopo quella dei giorni scorsi in Iraq: un team internazionale di archeologi, guidato dai ricercatori dell’Università di Pisa, ha trovato qualcosa di sensazionale. Presso il sito di Usakli Höyük, che fu un’importante città ittita situata nell’odierna Turchia, sono emerse le rovine di una misteriosa costruzione a forma di cerchio databile al II millennio a.C. “L’interpretazione di questa struttura circolare è molto difficile al momento e sarà necessaria un’estensione dei lavori per farsi un’idea di cosa ci sia attorno ad essa” – ha spiegato il professor Anacleto D’Agostino, direttore degli scavi – “La sua collocazione a nord di quello che, probabilmente, è il principale tempio della città ci fa però propendere per una interpretazione in chiave rituale di questo ritrovamento”.

Questa scoperta, assieme ad altre effettuate in passato sempre presso il sito turco, potrebbe essere la prova mancante che gli esperti stavano cercando. Già da tempo si pensa infatti che Usakli Höyük possa essere, in realtà, la leggendaria città scomparsa di Zippalanda, un importante “centro di culto di un potente Dio della Tempesta, sede di un santuario e di una residenza reale e menzionata in diverse feste cui prendeva parte il re”, secondo le parole di D’Agostino. La squadra responsabile di questo ritrovamento sta lavorando al sito archeologico ormai da molto tempo, e sono diverse le testimonianze del passato già riemerse.

Di recente sono stati portati alla luce i resti di una grande cinta muraria a gradoni, che circondava una cittadella dell’età del ferro e alcune tombe risalenti all’età tardoantica. Ancora prima, invece, gli archeologi avevano trovato resti di edifici monumentali e frammenti di tavolette recanti iscrizioni cuneiformi. Tutto questo materiale ha contribuito, nel corso degli anni, ad una ricostruzione sempre più attenta e fedele di quello che fu uno dei periodi più importanti del popolo ittita, regnante sul Vicino Oriente e sul bacino orientale del Mediterraneo.

Cosa sappiamo sulla leggendaria Zippalanda

Il nome della città scomparsa è comparso in alcune iscrizioni, ma nessuno sapeva se fosse davvero esistita: Zippalanda è rimasta a lungo uno dei più grandi misteri riguardanti l’epoca ittita. Secondo quanto riportato, sarebbe stato un grande centro amministrativo e religioso, dove probabilmente si tenevano feste alle quali partecipava persino il re. Alcune tavolette ci hanno rivelato che in questa città vi era un tempio dedicato al Dio della Tempesta e un palazzo (o residenza) reale, dandoci qualche informazione in più su quella che doveva essere la vita quotidiana e religiosa a Zippalanda.

Tuttavia, per tantissimi anni non si è saputo collocare con precisione questa misteriosa città. Pian piano, grazie alle scoperte archeologiche effettuate in Turchia, gli esperti hanno supposto che potesse trovarsi nella provincia di Yozgat, vicino al Monte Daha (che attualmente dovrebbe essere il Monte Kerkenes). Per molto tempo il titolo di Zippalanda se lo sono contesi due siti archeologici, ma ora sembrano esserci pochi dubbi: è davvero plausibile che l’antico centro ittita sia identificabile con Usakli Höyük.

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I luoghi dove è stato ambientato il film “Filumena Marturano”

“Qui nacque e visse Filumena Marturano, resa celebre in tutto il mondo da Eduardo De Filippo”. È la targa apposta su un palazzo di Vico San Liborio a Napoli, poco distante da piazzetta Montesanto e dall’affollatissima via Toledo.

E un murale ritrae l’attrice Sophia Loren, che con la sua interpretazione nel film “Matrimonio all’italiana” di Vittorio De Sica ha reso celebre in tutto il mondo il personaggio di Filumena Marturano, protagonista di uno dei più straordinari testi del teatro di Eduardo De Filippo del 1946.

Filumena Marturano, interpretata nel ’64 dalla Loren e ora anche dall’attrice Vanessa Scalera (protagonista della fiction Tv “Imma Tataranni – Sostituto procuratore“), è veramente esistita e abitava proprio qui. Ed è proprio a Napoli che è stata ambientato anche il film di Francesco Amati trasmesso dalla RAI.

La trama di “Filumena Marturano”

Ambientato negli Anni ’50, racconta di una donna con un passato da prostituta che si accasa con un ricco pasticcere napoletano su cliente, don Mimì, interpretato da Massimiliano Gallo, noto per la fiction “Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso“.

Per farsi sposare, Filumena si finge in punto di morte, ma l’uomo scopre l’inganno. Ed è solo l’inizio di una nuova rivelazione.

Le location di “Filumena Marturano”

Il film è stato girato nel centro storico del Capoluogo partenopeo. La casa della protagonista però non è quella vera in cui viveva Filumena, bensì è stata ricreata in piazza del Gesù, proprio in omaggio al film di De Sica, in quanto è considerato il luogo più simbolico del suo capolavoro cinematografico.

Si tratta, infatti, della piazza in cui Sophia Loren corre inseguita dalla sarta per raggiungere il futuro sposo. La piazza prende il nome dall’omonima chiesa e si trova lungo il Decumano inferiore

La scena del matrimonio tra Filumena e don Mimì è stata invece ambientata nella Chiesa dei Santi Severino e Sossio che si trova in via Bartolomeo Capasso, anch’essa presso il Decumano inferiore, una delle più belle di Napoli.

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Fonte: IPA

Una scena del film “Filumena Marturano” con Vanessa Scalera